Vita nuova/IV - Classificazione dei testi

Cap. IV - Classificazione dei testi

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Capitolo IV

CLASSIFICAZIONE DEI TESTI





I Codici della Vita Nuova vengono a distinguersi in due grandi famiglie, che diremo α e β. Ciascuna di esse dà origine a due gruppi principali: indichiamo quelli di α con le lettere b, k; quelli di β con le lettere x, s.


1) IL GRUPPO b (Boccaccio)


Il fatto, su cui abbiamo richiamato l’attenzione del lettore sin da principio, che Giovanni Boccaccio trascrivesse la Vita Nuova portando le divisioni nei margini e modificando in più luoghi la lezione (cfr. pp. XIV-XVI), ci dà modo di separar subito dalla gran massa un buon numero di codici. Ed anzitutto ne trarremo quelli che hanno appunto le divisioni nei margini coll’avvertenza dello stesso Boccaccio «Maraviglierannosi ecc.», cioè

n° 2 Chig. L, V, 176 (K2)
8 Laur. XC sup. 136
16 Magl. VII 1103
19 Panc. 9.

Accanto porremo loro il Pal. 204 (n° 17), che sebbene sia mancante dell’avvertenza «Mararaviglierannosi ecc.» reca le divisioni nei margini colle alterazioni di quei primi quattro, e i codici

n° 9 XC sup. 137
20 Panc. 10
31 Marc. ital. X 26
37 Oxf. Can. ital. 114,

che son privi dell’avvertenza «Maraviglierannosi ecc.» ed hanno le divisioni nel contesto della Vita Nuova, ma sempre dopo le poesie e colle alterazioni boccaccesche. Appresso potremo sceverare quelli che delle divisioni portate in margine dal Boccaccio sono mancanti sia [p. cxx modifica]nel contesto sia fuor del contesto, ma conservano le parti che d’esse divisioni furono dallo stesso Boccaccio mantenute al loro posto (cfr. p. xv), e presentano nella lezione le solite alterazioni; cioè

n°    6  Laur. XL 31
  7  Laur. XL 42
10 Ash. 679
15 Magl. VI 187
18 Pal. 561
21 B.ca Nazionale di Firenze, Conv. B, 2, 1267
22 Ricc. 1050
23 Ricc. 1118
26 Braidense AG, XI, 5
28 Trivulz. 1050
32 Marc. ital. IX 191
33 Marc. ital. IX 491
34 Nap. XIII, C, 9

Simile in tutto a questi ultimi è anche il n° 38, cioè il Ms. d’Ithaca D, 51, se non che ha aggiunto nei margini d’altra mano le divisioni, pur queste perè nella lesione boccaccesca. E anche quella breve porzione della Vita Nuova che ci è conservata nel Ricc. 1054 (n° 24) è senza le divisioni, come nei codici sin qui ricordati.

Molti di questi codici presentano indizi d’affinità nella loro stessa composizione, poiché alcuni (ni 2, 16, 18, 19) contengono, oltre la Vita Nuova, la Vita di Dante scritta dal Boccaccio, e quindici canzoni pur di Dante, con identiche intitolazioni; altri (n* 21 e 22) la sola Vita di Dante; altri (n1 7, 8, 26, 28, 33, 34, 38) le sole quindici canzoni, talvolta con le medesime rubriche. Tutti quanti poi concordano in una serie di lezioni non genuine o di lacune, loro particolari, e che perciè possono dirsi le varianti caratteristiche del gruppo (v’includo a lor posto anche lo alterazioni dovute al tramutamento delle divisioni; e quanto a quest’ultimo, s’intende che la notazione delle varianti vale soltanto per i codici che ne sono forniti):

(Tav. 1)

b k β
I libro libello
II 2 mio mio nono
3 Et Aparuemi Aparue
4 me ueniens me qui ueniens
5 nostra uestra
9 nobile nobilissima
III 15 sonetto sogno
manifesto manifestissimo
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VI 2 nono noue
VII 2 proposi adunque propuosi
3 dolore tormento
VIII 7 a tre parti si diuide in tre parti
IX 1 andare ire
XI 2 proximana propinqua
XII 5 parlargli
che parli
parlare
che mi parli
11 om. il v. 'Sì com'io credo, è ver di me adirata
16 om. intendere
XIII 1 quactro mingombrauano β: quatro mi pareva che ingombrassero; k: quatro che ingombrassero
2 rio uili
XIV 4 distendersi sidisubito distendersi di subito
7 onde lamico di buona fede k: onde di ciò accorgendosi lamico mio di b. f.; β: onde lo ingannato amico di b. f.
8 o tenuti tenni
12 quando amor caccia amor quando pinge
13 per la sua ragione per la sua ragionata cagione
XV 1 continuamente era meco continuamente mi riprendea ed era di cotale ragionamento meco
2 om. s'io non perdessi le mie virtudi e fossi libero tanto che le potessi rispondere
7 non mattento dandare non mi tengo di gire
8 nella prima pieta cioe che nella prima pieta e cioe
XVI 8 si subitamente che la mia uita Subitanamente (M S: subitamente; wp: si subitamente) si che la uita
XVII 1 quasi narratori di tutto il mio narratori di quasi tutto lo mio
XVIII 3 riguardauano guardauano
5 parue parea (k: pare)
7 tu mi dicessi
con altra intentione 1
tu ne dicessi con altro intendimento
XIX 1 conuenia e non chio parlassi conuenia ched io facesse sed io non parlasse
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XIX 2 e disse allora una cançone la quale comincia Donne e disse Donne
3 che si uedra appresso che si uedra di sotto se la sua diuisione
15 lo tractato intento lo intento tractato
16 che mi pare quale mi pare
18 om. effectiue
19 om. tutta la persona ne la seconda dico dalquante bellezze che sono secondo2
20 che sono li quali sono
XXI 8 adoperi adopera
XXII 1 appresso questo appresso cio (k: appresso)
2 di buono padre β: da buon padre a buon figliolo e da buon foigliolo a buon padre; k semplicemente: da buono padre
3 om. sadunino a cotale tristizia molte donne ritornare
tornare ritornare
6 ne ueniuano alte che ueniuano dicendo passaro altre (k: altre donne) che ueniuano dicendo3
Vedresti che non pare (e quindi anche vedesti e vedestu) Vedi questi (-o) che non pare
7 udito auea inteso auea
10 che che sia qual che sia
14 de perche e perche
16 caduta morta piangendo morta
XXIII 1 per molti di per noue di
2 uenne giunse
5 per la uia per uia
7 ζ pareami A me parea
10 bella bellissima (w: beatissima)
13 e riscotendomi quando riscotendomi
16 om. ordinata sicome manifesta la infrascripta divisione
30 cognitione conditione
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XXIV 4 uoglio uoli (uogli, uolli)
tanto e adire quanto tanto e quanto a dire (8w: adire)
5 pare (Laur. XC s. 136: parea parue
10 de le quali e de le quali dice
XXV 4 guardare cercare
5 om. che dissero
9 quasi medio del k: quasi remo. Lo modo del;β: quasi recitando lo modo del (W p: quasi recitando le parole del; Wm C: retinendo lo modo del)
XXVI 1 uenia nel cuore giugnea nel cuore
4 procedeano da lei mirabilmente e uirtuosamente procedeano uirtuosamnete
ζ allora allora
8 Questo sonecto non si diuide pero che per se medesimo e assai chiaroMagl. 4 Questo sonetto e si piano ad intendere per quello che narrato e dinanzi, che non abisogna dalcuna diuisione, e pero lassando lui io dico che
14 che tra gente tra che gente (k: tra gente)
15 cio che operaua in loro non solamente nelle donne operaua ma quello che operaua in loro non solamente nelle donne ma
XXVII 2 questa canzone una canzone la quale comincia
XXVIII 2 guardare il proemio guardare nel proemio
3 auesse molto5 auesse molto luogo
XXIX 1 om. primo dopo tismin
2 om.perchè in questo numero fosse tanto amico
3 pensando secondo pensando e secondo
per se medesimo e factore del noue e fattore per se medesimo del nome
XXX 1 Poi che la gentilissima donna fu partita Poi che fue partita
2 Se alcuno E se alcuno
XXXI 1 che io non potea sfogare che non potevano disfogare
XXXII 3 q.s. Venite ad intendere ζc. Venite questo sonecto a due pensando e secondo
5 sfogarei sfogasser
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XXXIII 2 in cio accio
4 Quantunque volte ζc. Nella prima stampa Quantunque volte e a due parti nell'una cioè nell prima stantia
seruidore seruo
8 ζ grande grande
XXXIV 1 delle cittadine de li cittadini
3 parole per rima parole
per annouale di lei per annouale
lo quale a due cominciamenti. l'uno e era venuta ζc. Questo sonecto a due cominciamenti ζ pero si diuidera lo quale a due cominciamenti e pero lo diuidero
5 ma questi6 ma quegli
2 uidi che una gentile donna da una finestra mi guardaua uidi una gentile donna giovane e bella molto la quale da una finestra mi guardaua
4 in q. ragione ζcomincia il sonetto. Videro ζc. Videro gli occhi ζc.Questo sonetto e chiaro percio non si diuide. in q. ragione ζ pero che per qesta ragione e assai manifesto si no lo divideuero. Lo sonetto comincia uidero li occhi miei
6 sicome giunse si che mi giunse
XXXVI 3 ζ dissi questo sonecto. Color damore. Color damore ζc. Questo sonecto e chiaro pero non si diuide E dissi questo sonetto lo quale comincia color damore, ζ e piano sanza diuiderlo.
XXXVII 2 ζ piu uolte onde piu uolte
esser ristate auere restate
3 q.s. lamaro ζc. Lamaro ζc. q.s. lo quale comincia lamaro
Questo sonecto a due parti lagrimar ed ae due parti
XXXVIII 1 ricouerai adunque k s: ricontai; x: recomi
5 ζ fo in questo sonecto due parti in questo sonetto fo due parti
erano in due diuisi erano diuisi
dice a laltro dice colaltro
XXXIX 2 ricordandomene ricordandomi di lei
sera lasciato sauea lasciato
3 lonore lo nome
7 (in marg.) Lasso ζc. Questo sonetto non si diuide... Questo sonetto non diuide
10 dentro al cor ne lo cor
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XL 8 (in marg.) De peregrini ζc. Questo sonecto non si diuide Questo sonetto non diuide
XLI 1 pregandomi pregando
6 la uede cioe in tale q. locchio nostro debole la uede tale cioe in tale q. locchio debole
7 possa uedere possa intendere
quelle coloro

Naturalmente fra i singoli codici di questa numerosa famiglia corrono più o meno strette relazioni, che occorre indagare.

Il Rajna avvertì già l’affinità fra Ricc. 1050 e Magl. VI 187, tutti e due senza le divisioni; e concordano infatti in un buon numero di varianti e di lacune loro proprie (indicheremo il loro aggruppamento con b1):


(Tav. 2)

b1 Gli altri Mss. del gruppo b
II 9 Ricc: micostaua; Magl: michostaua meco staua
III 3 om. un soave sonno nel quale m'apparve una meravigliosa
intesi queste intendea queste
IV 3 distrutto amore distrutto questo amore
VI 1 om. ricordare
IX 3 lodo laltissimo lo dolcissimo
XII 3 om. alquanto
11 ti farie (Magl: fare) leggiermente leggieramente ti faria
14 E di acque E di a colui
huomo seruo
XIII 1 Ricc: riposo Magl: in riposo il riposo
5 di suo del suo
XVI 4 credo credendo
XIX 1 seguiua sen giua
3
col detto cominciamento
Ricc: come segue Magl: come qui di sotto e scritto
con questo cominciamento ordinata nel modo che si uedra aprresso
XXI 4 tante nouo si e nouo
XXII 2 di molto da molti
8 lo mio auessero lo mi auessero
[p. cxxvi modifica]
XXII 10 tornare uenir
14 mutar celar
XXIII 3 ne diceua dicea
5 piangessero con grandissimi terremoti piangessero e grandissimi terremoti
11 singhiozzo singulto
13
Ricc: si cotta dal singhiozzo
Magl: sicchorotta per lo
si rotta dal singulto
misuelglassi mi verghognai misuegliassi miuergognassi (oppure: mi suegliassi e mi uergognassi)
XXIV 1 aduenne vno miracolo di che sedendo aduenne uno di che sedendo
6 om. pareano da tacere
9
Ricc: poile luomo
Magl: poche
parla luomo
XXVI 2 che benedetto el signore che benedecto sia il signore
4 il seguente sonetto questo sonetto
XXVIII 3 dico diro
XXIX 1 nouero numero
XXXI 12
Ricc: ce tolta
Magl: cie
ne tolta
14 pieta pena
XXXIII 4 nella seconda stanza nella seconda mi lamento che nell'altra stança
XXXVIII 6 e non pare e cio pare
10 Ei risponde Ei le risponde
XXXIX 1 appareua apparue
XL 2 daltre cose li (Magl: le) quali daltre cose che di queste qui, che essi forse pensano de loro amici lontani li quali
9 per lo mezzo della citta per lo suo meço la citta

Il Ricc. 1050 nou può derivare dal Magl. VI 187 per ragione d’età; ma neppure il caso inverso sembra ammissibile, perché il Magl., conserva alcune volte la lezione genuina, o almeno una lezione assai vicina ad essa, dove l’altro codice ha varianti certamente secondarie: XVIII 7 Magl: chettummai dette, Ricc: chettu ai dette; XXII 13 Magl: nepare, Ricc: ci par; XXXVII 1 Magl: adilettare, Ricc: addinettare; XLI 12 Magl.: il mi ridice, Ricc: il mio ridire.


Varianti secondarie in comune e identiche omissioni hanno Panc. 9 e Magl. VII 1103, onde possiamo formare di loro il sottogruppo b2: [p. cxxvii modifica](Tav. 3)

b2 Gli altri manoscritti di b
V 4 credere credente
X 2 minfiammasse minfamasse
XXII 6 costoro ueniuano dicendo costoro uenivano altre che ueniuano dicendo
8 chome elle hauessero come lo mi auessero (b1: lo mi auessero)
XXXI 10 uedea questa uedea chesta
XXXV 1
Poi che
Panc: alquanto
Magl: p alquanto
Poi per alquanto
XXXVII 2 la ui rimembro (Panc.: rimbenbro) la ui rimembrebro (b3 ramentero)
XXXVIII 7 cioe lappetito cioe alappetito

Sono poche varianti, ma sufficienti al bisogno. Che se qualcuna si ritrova anche in altri codici fuori del gruppo b (m’infiamasse anche in A P Co, vedea questa anche in C), non c’è ragione di pensare ad affinità di Panc. 9 e Magl. VII 1103 con ossi codici, oppure a mischianza di tradizioni, poiché così ovvii mutamenti poterono esser fatti da più copisti indipendentemente. Nel caso nostro però un qualche valore probativo hanno anche varianti siffatte, perchè si trovano in Mss. del medesimo gruppo, e in tali Mss. che altre varianti più sicure ci dimostrano essere strettamente affini fra loro 7. Ognuno dei due Mss. ha varianti proprie, ond'è chiaro che l’uno non dipende dall’altro, ma derivano ambedue da un Ms. smarrito. [p. cxxviii modifica]Giova riferir qui almeno le principali varianti caratteristiche di ciascuno:

(Tav. 4)

Panc. 9 8

Il 2 del mio nono (sebbene il nono sia fra le linee e d’altro inchiostro, è però della stessa mano, e si può credere aggiunto rivedendo la copia; Magl. VII 1103: del mio), 10 sopraffare (sopra stare), oue naschono (unde nascono); III 1 erano passati (erano compiuti), parte donde (parte doue), 2 Allora che (Lora che), 9 sonetto li quali (sonecto nelquale), 10 E nel cospetto (Nelcui conspecto), 11 e riluciente (nelucente), 13 acchedea (achee sidee); IV 2 Io acchergendomi (& io accorgendomi), 3 om. questo amore; V2 uisipose (uifu posto), lineo chemouea (linea recta chomouea), 8 scherno (schermo), om. feci, 4 lascio (lascerò); VII 1 me medesimo (io; gli altri del gruppo b: io medesimo), 7 ptransitis (qui transitis), sofferisser (sofferino); VIIIv12 om. nella prima parte; IX 5 diciesse (dicessimi), lungha tua difesa (tua lunga difesa), 6 om. non, 12 et Io non so (& non macorsi), 13 scriuere (schoprire); X 2 per questa (cioe diquesta); XII 3 filiy mei (fili mi), pecier mittantur (pretermictantur), 4 paue (pauemi), parecchi parole (queste parole), simili mìo (simili modo), 5 si sia (ti sia; il ti però è aggiunto fra le linee con inchiostro diverso, ma dalla stessa mano), 6 om. delli sospiri, 7 parole nelle quali prima tu comprendo (parole per rima nellequali tu comprehenda), 13 ferma (fermata), 16 om. cui, 17 chella mia ballata (che laballata), libro imparte più (libello anchora imparte piu); XIII 1 sopradetto (soprascripta), ma gia (mauea), ingonbrarono (ingombrauano), 5 chosi. E come (cosi moue cheme; b: così non e come), 6 om. molto, 8 ualere (uoler), 9 racchontanza (accordanza), 10 la terza comincia ζ sol sacchordano la quarta chomincia omdio nonso (la 3a quiuj & sol saccordano la iiij quiui Vnde io nonso); XIV 1 gentilissima donna uenne (gentilissima uenne), 3 om. secondo, nel mangiare (nellamagione), 4 tremare (tremore), nella sinistra (dallasinistra), questa magione circhundaua (circundaua questa magione), mirando vidi tralle donne (mirando le donne viddi traloro; però il traloro è aggiunto fra le linee, di inchiostro diverso, ma della stessa mano), 5 ueggiendo tanto in propinquita (veggondosi in tanta propinquita), 8 uenuti (riuenuti), 10 dire queste parole (dire parole), trasfigurare (trasfiguramento), 11 guardate (pensate), 13 non si.... per aprire (nonsifa senone per aprire), 14 oue son manifesta (oue simauifesta); XV 1 scorneuole (sperneuole; gli altri Mss. di b: discheniouole), sua uertu (tua uirtnu), 2 nella memoria mia (ne la mia memoria), 3 omesso chotali (mosso dacotali), schusando (scusandomi), 6 Pecchato fu (Peccato fa), Laqnal (Loqual), 8 questa in due [p. cxxix modifica]parti in cinque (questa seconda parte incinque), altrui che per lo (altrui per); XVI 1 uolta (uolonta), 11 om. questo sonetto; XVII 1 fatto (stato); XVIII 1 lo sonetto delmio chore pero che (losecreto delmio core certe donne lequali adunate serano dilectandosi luna nellacompagnia dellaltra sapeuano bene ilmio core poche), 2 era di molto (era donna di molto), 7 tua parte chon altro intendimento (tu operato con altra intentione), 8 quelle parole (inquelle parole), 8-9 alto parlare elmio stato Epropuosi (altro parlare e stato ilmio pero presi; gli altri Mss. di b è stato il mio. ζ pero propuosi); XIX 1 io passando (passando; gli altri Mss. di b: passando io), sene gia ario (seguiua - b: sengiua - uno riuo), 3 per primo (per mio), chessi uedra (chosiuedra appresso), 5 prendessi (perdessi), 7 chiamo di diuino (chiaman diuino), 8 disciende (difende), 9 farlo auedere (starla auedere), 14 alley (allui), 15 intero (intento), 16 intendo (intenda), 20 chefine (la quale efine), 21 chanzone Jo soggiungo (Cançone io so aggiungo), 22 che state sono (chefacte so); XX 1 per ley udite (per ludite), 2 Onde cheio (Onde io), questo sonetto che comincia chosi. Almore elchor gientil ζc. (questo sonecto; b: questo sonecto lo quale comincia Amore el cor gentile ζc.), 5 talora chostui (talora incostui), 6 parti la prima (parti nella prima), impotenzia siriducice (di poteutia siriduce); XXI 1 om. uennemi volontà, dissi chosi questo souetto che chomincia uegliocchi porta lamia donna amore ζo. (dissi questo sonecto:), 3 Quella par (Quel chella par), 5 auna (e una), 6 chome innatto (chome riducie in acto), 8 dolciezza diquello (dolceça dico quello), uiso (riso); XXII 2 nulla sua intima (nulla si intima; b: nulla sia si intima), 3 checchi (che quale), 4 attendeua audire dir ley (attendea udire anche dilei), 5 om. passaron, 6 altre diciendo di poi dime uedesti (altro dipoi diceauo dime uedresti), 7 om. poi, 11 gli priegho (le priego), 17 la distinguo (le distinguo); XXIII 3 si muoua (simuoia), 4 dopo queste donne paruono (dopo questo donne mapparuero), 5 andar donne (donne andare), 8 auedere io sono (io sono auedere), 9 enonosser (e non messer), 10 a dire ediciendo io queste parole conuera bocie O anima bella (adire conuera boce. O anima bella), 12 cherauo per lachamera (cheperla chamera erano), om. congiunto, 13 poteano (poterono), 16 parea amorosa (parea chefusse amorosa), 19 Era sirotta (et rocta si), 22 manellati (smagati), 24 maparue (apporue), 26 dicieuano amor (diceua amor), 28 om. voi, 30 dicho che cierte (dico quello checerte), chongiunzioue (cognitione); XXXV 2 vinse (giunse), om. sua, 3 om. molto, saluo per (saluo che per), 4 om. Queste donne andarono presso di me cosi luna appresso laltra, 6 om. ancora, 10 quali cheme (quali e chome), usato nelmio chuore (usato nelcore), quale apparea (quale miparea); XXV 1 om. intelligentia masichome fusse substantia, 2 pare che io ponga luy (appare che io ponga lui), 3 om. damore iulingua uulgare auyi erano dicitori damore), nou uolgatori (non uulgari), 5 sapere e (saper dire et), primi a lingua (primi in lingua), 6 altra che amorosa (altra materia cheamore; b: altra materia che amorosa), col modo (cotalmodo), 7 e questi dettatori, e in margine, pare della stessa mano, ouero dicitori (questi dicitori), altri che (altro ohe), 9 Jfuno (Juno), .... [manca una carta, v. p. xxxvi]; XXVI 15 proua inloro (operaua inloro), XXVII 2 rimare (narrare), chominciai allora adire q. (allora cominciai q.), 4 per darmi saluto (perdarmi più salute); XXVIII 1 [p. cxxx modifica]donna (domina), sopradetta (soprascripta), 2 alproemio (elprohemio), atrattare lamia lingua (lamia lingua atractar); XXIX 1 om. nobilissima, 2 nono (sieno), nobili (mobili), 3 diche(dicio), altro chuno (altro alchuno); XXX 2 quelle parole (qui leparole), om. rii scriuere, 3 otti, a cui; XXXI 2 lo soriua (lascriua), 4 la prima (nella prima), 5 laragione (la chagione), sipianse colla (si piagne della), 10 om. che luce dellasua humilitate Passo gli celi contanta uirtute, 13 locore correttto in locolŏ (lo color), 17 vscite (usate); XXXI11 1 discreta (strecta; b: distrecta), 2 sottilmente mira (sottilmente lemira), 4 discreto (distrecto), 7 allor siuolson (Allei siuolser); XXXIV 1 chessi (uelquale), verso me (lungo me), 3 facciendo io (faccendo cio), per rinnouale (per annouale), sidiuide (sidiuidera), 8-9 prima è tutto il sonetto col 2° cominciamento, poi segue il 1° cominciamento, che però vien detto «Il secondo cominciamento», XXXV 1 Poi che alquanto (Poi che per alquanto); XXXVI 1 douunque (la douunque), 3 edissi così (& dissi questo sonetto), 4 Vedeui (Vedeteui); XXXVII 4 parti prima (parti nellaprima), rimuoue (rimuouo); XXXVIII 1 Sichome persona (sichome dipersona), 2 diche (De che), om. quasi, 3 tussie fatto (settustato), ti se mostrata (cise mostrata), 4 uinciea (uinceano), che chomincia (ilqual comincia), 5 laltro chiamo lanima (laltra chiamo anima); XXXIX 2 sera siuilmente lasciato (b: si uilmeute sera lasciato, Magl. VII 1103: sera lassato siuilmente), 3 om. di lei, quasi dicieano tutti (quasi tutti diceano), 4 solennato (b: sollenato, Magl. VII 1103: solleuato), del pianto chelpianto chentorno (del pianto dintorno); XL 1 quasi inmezzo (quasi meço) 2 om. mi, pensano forse (forse pensano), 9 chessi pensosi (chepensosi); XLI I conesso (conesse), 2 elsonetto chio feci comincia (6: il sonetto il quale io feci allora c.; Magl. VII 1103: il sonecto feci allora c.), 7 chessieno donne (chesono donne), 10 passa i sospiri chescon (passa ilsospiro chesce), mette pur su - corretto suso - (mette inlui pursu), 12 allor (Aleor); XL11 3 chui est (qui est).


(Tav. 5)


Magl. VII 1103


II 1 alla propria (alla sua propia), 2 era già in questa uita (era inquesta uita gia), 3 si oonfucea (si conuenia), 4 dimoraua (dimora), 5 om. iam, 7 conuenne (conuenia), 9 om. mecho staua; III 2 corsi (ricorsi), 9 scripsi allora (scrissi alloro), & cominciai allora questo sonecto lo quale cominciai chosi (echominciay allora questo sonetto lo quale chomincia a ciaschunalma presa ζc.), 15 di questo sonecto (del detto sonetto); IV 1 gentilissima dea, ma dea è aggiunto fra le linee (gentilissima), om. poi, complexione (condizione); V 1 aggiunto fra le linee mia dopo gentilissima, dime & dilei (di ley e di me), 4 in rima (prima, corr. in per rima); VI 1 aggiunto fra le linee donna dopo gentilissima, con molti (di molti), col nome (del nome), 2 xl (sessanta), per quello dire (per dire quello); VII 1 om. medesimo, 2 che comincia chosi (che comincia o uoi che), 4 senti (sentia), 7 lo donde (la oue), & altro (con altro); VIII 2 aggiunto fra le linee donna dopo gentilissima, 3 sonetti cioè (sonetti de quali comincia il primo. piangete amanti . e il secondo . morte villana ζ dipiata nemicha), 6 riguarda (riguardaua; in Magl. VII 1103 il ua è aggiunto posteriormente fra le linee), 9 perche fralla gente [p. cxxxi modifica](perche alla giente), 12 la pma poi chai data et la ija et la 3a et sio di gratia la quarta chi non merta (la seconda comincia poichadata ζc. la terza comincia esse di grazia la quarta comincia chi nonmerta salute ζc.); IX 1 chemera stata difesa (ehera stata mia difesa), 4 salvo che mi parea che talotta gli suoi occhi (saluo che tale otta gli suoi occhi mi parea che), bello concorrente (bello echorrente), 5 che sara (la quale sara), 9 nel meço (in mezzo); XI 3 allora tutto (tutto allora), 4 uolte pensandoci passaua, e il pensandoci è sostituito a una parola del tutto cancellata (uolte passaua); XII 3om.alquanto, 12 altrui (altra), 14om.gli perdona; XIII 1 dello mia uita (della uita), 2-3 om.pero chetrae lontendimento del su fedele da tutte le rie cose, Laltrera questo. Nonne buona la singnoria damore, 5 moue chome (e come, e gli altri Mss. di b: non e come), 7 dissi (dissine), comincia chosi (comincia), 8 miporta (maporta), 9om.nel testo e agg. in marg. 2a m. madonna la pietà che mi difenda, 10 sieno damore (sondamore), dico che (dicho inche); XIV 3 quiui adunate erano (adunate quiui erano), 4 discendersi (distendersi), 10 & comincia chosi (lo quale comincia Collaltre donne ζc.), 13 non diuide (non diuido), per la ragione (per la sua ragione), 14 manifestano (scriuono), om. che vi sono, chiarire a me (amme dichiarare), parlare non sia superchio pero lasso (parlare dichiarando sarebbe indarno ouero di soperchio); XV 1 sperneuole: cfr. tav. 4, che rispondere (da rispondere), 4 selpartire (sei perir), 5 tramortisce (tramortendo), 6 fa chi tal’allor, ma il tal è stato aggiunto poi (fu chi allor), 7 mattendo (matento); XVI 1 questo sonetto di sopra (questo sonetto), manifeste (manifestate), 2 dolea non poco pur quando, ma le tre parole di mezzo sono state sovrapposte poi ad altre cassate (dolca quando), 10 e 11 sio pur leuo (se ileuo), 11 disopra ragionate (disopra narrate), Vnde dico (e dicho); XVII 1 assai manifestato hauere (assay auere manifestato); XVIII 3 gliochi suaui (gli occhi suoy), 6 ei dichi (ne dichi), 9 presi (propuosi), om. et così dimorai alquanti di con disiderio didire e con paura di cominciare; XIX 1 seguiua (sene gia), 2 e disse allora una cançona che comincia Donne (e disse allora una chanzone la quale chomincia Donne, 6 di suo stato (del suo stato), 10 trouo (truoua), 12 doue (La u), 13 tammunischo chio to (tamunischo perchetto), 15 delle precedenti. La (delle precciedenti parole. La), 16 diuide (si diuide), accui io uoglio dire (acchui dir uoglio), 17 che si comprehende in terra (chedi lei si comprende in terra), 18 quanto la nobiltà del suo corpo (quanto della nobiltà del suo chorpo), 19 determinata forma & parte quiui (determinato porte della prima - altri Mss. di b: della persona - qui), 20 delle sue operationi della bocca fa fino (delle operazioni della boccha suo fu fine), 21 quello che in questa (quello che di questa), 22 se aduiene (segliauenisse); XX 1 che chesa e amore (che e amore), 2 alquanto tractare (trattare alquanto), 7 in essere (insieme), 8 acto primo si riduce inhomo poi indonna (atto ζ prima chome si riducie innuomo poscia chome si riducie in donna); XXI 1 anche dire (dire anche), 2 ognun per lei (ognuom verley), 5 bocca, ma sembra corretto in bontà (bontà), 6 posa (passa), 8 Luno dice del suo (luno dei quali o il suo), non dice (non dicho), non puo ritenere le sue operationi ne lui (non puo ritenere luy ne sua operazione); XXII 2 a colui (di cholui), 3 secondo Insania (secondo che lusança), utili diloro dire diparole (udi dir loro parole), 5 donne anchora (donne anche), 7 di me & di lei (di lei e di [p. cxxxii modifica]me), conchiusi cio che haueuo udito dire (conchiudessi tutto cio che udito aveo da queste donne), 8 mi uenne (mi giunse), e comincia el primo cosi (e comincia il primo voi che portate ζc. ellaltro settu coluy ζc.), 10 A quel che sia (Ecche chessia),om.9 ueggioui uenir si sfigurate, 11 om.parti, 11-12 la seconda comincia il primo chosi (la due chomincia esse venite ζc.), 13 chatracto sisouente (chatrattato souente), 14 morte (mente); XXIII 3 pensando ritornai (ritornay pensando), 1 trauagliare & fare chome (trauagliare chome), 7 tornassero gloriosamente (chantassero gloriosamente), 8 andare a uedere (andare per uedere), coprissono lo suo testa (la coprissero cioe la sua testa), 9 cuore (colore), 12 chome io piangea (che io piangiea), affinita (sanguinita), 13 che io mi uergognassi (cheio mi svegliassi miuergognassi), 14 mi pare (par), 18 che furono accorto (chessi furo accorte), ti disconforto (si ti sconforti), 27 richiede (ti chiede), 30 uera (uernencie), 31 dissi chome (dicho chome), om.questa parte; XXIV 1 simiuenne (uenne, b: aduenne), om. pensoso, 8 lera primauera (loro nome primauera), 4 e chiamata (e nominata), 11 la ija dice (Nella sechonda dicho), e in fine, dopo disse, aggiunge: & qui basti alle predecti porti perche per se manifesto e chiaro; XXV 3 litterali (lecterati). il secondo poeta (sicchome poeta), om. pero, malageuole potere intendere (malogieuolo intendere), e contrario & contro a coloro (echontro acholoro), che amore (che amoroso), 7 om.alli poeti e conceduto, 8. & non solamente uere (o non solamente cose uere), 9 cuilibet (cinilibus), musarum uirum (musa uis; b: muso uirum); XXVI 1 di questi molti (in Panc. 9 manca una carta; b: di questo molti), 3 in lui (b: in loro), non le sapeano (b: no lo sapeano), 4 per lo parole ne possono fare (b: per le parole ne posso), 8 assai e manifesto (b: e assai chiaro), 9 ueggio (6: ueggendo), 14 che uirtuosamente operaua (le quali operaua), XXVII 5 si humile chosa e (sì e chosa humil); XXVIII 1 anchora nel pro ponimento (nel proponimento anchora),om.nelle parole, 2 di tractar qui (di trattarne qui), 3 Tuttauolta (tutta uia), aconuenirsi (chonnerriensi; b: conuerriesi); XXIX 1 con 1 usanza (secondo 1 usanza), nome (numero), 3 e radice (ella radice),om.la cui radice cioè del miracolo; XXX 1 mia (nuoua), 2 se none discriuere per unlgare (h: di scriuere altro che per uolgare; Panc. 9 om. di scriuere), 3om.cio; XXXI 4 om.nella ij. dico a cui uoglio dire, 5 ci fu (ne fu), 7 donne uado (donne se ne uada), 11 mentre ne ragiona (quando ne ragiona), 14 Et quando immaginar (E quando lonmaginar); XXXII 3 amico che amicho accio che), dissi chosi (dissi allora questo sonetto che chomincia chosi Venite antendere gli sospiri miey ζc., I miseria (misero condizione); XXXIII 1 strecta (b: distracta, Panc. 9: discreta), 2 om.ueracemente, bene uede (vede bone), 4 om. cioè nellaltra stanga che comincia E si raccoglie ζc., 5 Dando dolore (tonto dolor), 6 qualunque (chiunque); XXXIV 3 ritornatomi (ritornato), a due cominciamenti (a due cominciamenti luno sia), 6 nellaltro chiaro appare (nellalt.ro Cc.), 8 chel suo gran ualore (che il suo valore), 9 siportia (sen partia); XXXV 1 sia chosa (fosse cosa), 2 mi guardauia (mi riguardaua), raccolta (raccholta), 3 chosi chome di se stessi (quasi come di se stessi), 4 chiudessi (conchiudessi), in questa ragione «&. cominciai chosi (in questa ragione comincia Videro ζc.); XXXVI 1-2 om. da chedi simile fino a pietosa donna, 3 om.parlando a lei; [p. cxxxiii modifica]XXXVII 2 esser ciessate (essere ristate), 3 q. haueuo decto agliochi miei fra me medesimo (q. così uncini dette framme medesimo agli miei occhi), & cominciai chosi (e dissi questo sonetto che dicie lamaro lagrimar ζc.), 5 dispositioni (diuisioni), manifesto assai ζc. (manifesto per la prociedente ragione), 6 consi lunga (cosi lungha), 7 Membrandomi (Membrandoui), 8 spauentomi (spauentami), mi mira (ui mira); XXXVTII 3 si rileua (si rileuaua), tu che uedi che (tu nedi che), checi recha (chenne rechan); XXXIX 2 ricordarmene (richerdandomene), sera lassato si uilmente (b: si uilmente sera lasciato; Panc. 9: sera siuilmente lasciato), alla mia gentilissima (alla loro gientilissima), 3 nello uscire loro (nelloro vscire), 4 solleuato (b: sollenato; Panc. 9: solennato), 7 non si diuido perche assai e chiaro (non si diuide perdo cheassai il manifesta la sua ragione); 9 corone (chorona); XL 4 chefarebber (le quali farebbon), 6 di sua patria (della sua patria), Iacopo o simili (iachopo o riede), 7 di dio (dellaltissimo), donde (la onde), di sua patria (dalla sua patria), questi cheuanno (in quanto vanno); XLI 1 nuoua chio mandassi (nuoua la quale io mandassi), che narra (il quale narra), 3 doue uà (la oue va), 1 cotanto andare (cosi andare), 5om.accio chespiritualmente ua lassu ossicchome peregrino, 7 intendere questo cioe che tutto o il cure in tal pensare (intendo questo cioe chetutto il cotale pensare), 9 potrebbesi anchora più sottilmente diuidere ma puossi con questa passare & pero non mi trametto più (potrebesi più sottilmente anchora diuidere eppiu sottilmente fare intenderlo, ma puossi passare con questa diuisione e pero non mi trametto di più diuiderlo); XLII 3 secula seculorum (secula benedictus).


Queste due serie di varianti, oltre a mostrarci che Panc. 9 non dipende da Magl. VII 1103, nè viceversa, ma derivano ambedue da un capostipite comune, ci danno modo di ricongiungere all’uno e all’altro codice altri Mss.: al Panc, il Marc. it. IX 352 (n.°52), al Magl. i tre codici: Vat. lat. 3198, Ricc. 1117, Marc. it. IX 333 (n.1 48-50).

Dell’affinità del codice Marc. it. IX 352 col Panc. 9 non restano, a dire il vero, molte prove, perchè il testo delle poesie è stato in quello sottoposto, prima della trascrizione, a un vero rifacimento, come appare da questi esempi: VII 3 prego sel creder me soffriate (prego sol ch'audir mi sofferiate), 4 per la mia gran bontate (per mia poca bontate), XII 11 hara piacere desser imitata (sostituito al verso mancante nel gruppo b: '1 sì com’io credo, è ver di me adirata')» XIX 7 dice padre (dice: sire), XXIII 21 L’anima mia allor si fu smarrita (perchè l’anima mia fu sì smarrita), 24 el qual mi disse non sai tu novella (dicendomi: che fai? non sai novella?), XXXI 8 Ma isfogar mi conuiene il gran dolore (ora s’ i’ voglio sfogar lo dolore), 10 In quel regno che gli angeli hanno pace (nel reame ove gli angeli hanno pace) 9. [p. cxxxiv modifica]Ma è sicuro anzitutto che anche Marc, appartiene al gruppo b, perchè conserva le lezioni caratteristiche di quel gruppo; ed ha di b2 l’unica lezione caratteristica che cade in poesia, uedea questa (XXXI 10): della sua speciale affinità con Panc. 9 poi è prova l'accordo nelle lezioni e relucente (III 11), prendesse (XIX 5), lo core (XXXI 13); e si può aggiungere come conferma, anche se per sè paiano riscontri di dubbio valore, che Panc., legge occhi mie uiltate e Marc, occhi miei viltate, laddove il Magl. con b legge occhi mia uiltate (XXXV 6), e che tutti e due hanno la non comune forma fosser in XXXII 5, dove Magl. ha fusser e b fosser. Che Panc., non sia derivato da Marc, è fuor di questione, mancando in questo tutta la parte prosastica; ma poiché anche Panc., ha notevoli lezioni arbitrarie e una lacuna (XXXI 10) che non si riscontrano nell’altro, bisogna concludere che ambedue derivino da un capostipite comune perduto.

Prove più abbondanti e sicure abbiamo per dimostrare la parentela di Vat. lat. 3198, Ricc. 1117 e Marc. it. IX 333 con Magl. VII 1103. Che quei tre Mss. formino un gruppo con caratteri proprii mostra la loro composizione (cfr. p. lxiv e seg.) e specialmente il fatto che contengono tutte le rime della Vita Nuova, meno il primo sonetto, e confermano lezioni speciali che hanno a comune, come XIX 7 a ciaschun (e ciascun), XXII 13 cui risomigli (tu risomigli), XXIII 20 consolici costui (deconsoliam costui), XXXVIII 8 Vat. che parlar, Marc, aggiunge nell’interlinea a fra che e parlar, Ricc. che appartare (che parla), XLI 13 che parlar (che parla) 10. Or tutti e tre presentano appunto parecchie delle lezioni che abbiam viste esser speciali di Magl. VII 1103 di fronte al suo affine Panc. 9, e precisamente (cfr. tav. 5, p. CXXX): VII 4 senti, VIII 9 fra la gente 11, XIII 8 mi porta, XV 4 sel partir,

[p. cxxxv modifica]6 tramortiscie12, XVI 10 sio pur leuo, XIX 6 di suo stato, 10 trouo, 12 doue, 18 tamunisco chio to, XXI 2 per lei, XXII 10 et quel che sia, 13 cha tracto si sovente, XXIII 18 che furo accorte, ti disconforte, XXVII 5 ζ si humil cosa e, XXXI 11 mentre ne ragiona, 14 et quanto immaginar, XXXIII 6 qualunque, XXXIV 8 chel suo gran ualore, XXXVII 6 consi lunga, 8 spauentomi, XXXIX 9 corone. Ma Magl. VII 1103 lui anche lezioni secondarie e lacune che non si riscontrano nei tre codici (XII 14, XXII 10, XXIII 27, XXXIII 5, XXXIV 9, XXXVII 7 e 8 - mi mira -): c’è dunque affinità, ma non derivazione di questi da quello.

Un sottogruppo ben più numeroso (b3) vengono a comporre i Mss. Chig. L, V, 176 (K2), Palat. 561, Ash. 679, Panc. 10, Palai. 204 (Pai), Napol. XIII C 9 (N), Trivulz. 1050, Marc. IX it. 191, D 51 della Cornell University di Ithaca, Ricc. 1118, Braid. AG XI 5, Marc. IX it. 491, Marc. X it. 26 (Mc), Bodleiano d’Oxford Can. it. 114, Laur. XL 81 (e con esso il frammento dell’Archivio di Stato fiorentino), Laur. XL 42, Laur. XC s. 137, Naz. di Firenze Conv. B, 2, 1267. Essi hanno a comune le seguenti varianti caratteristiche [si ricordi che in Panc. 10 mancano le poesie e che le divisioni si hanno soltanto in Chig. L, V, 176 (K2), Panc. 10, Laur. XC s. 137, Marc. X it. 26 (Me), Bodleiano d’Oxford Can. it. 114, e in parte 13 anche in Palat 204 (Pal)]: [p. cxxxvi modifica](Tav. 7)

b3 Gli altri Mss. di b
III 11 e nel licente nelucente
13 nella prima che nella prima
V 4 alcuna alcuna cosa
XII 8 fiate uolte
XIII 10 si puo diuidere in quattro parti in quattro parti si può diuidere
propongo(o prepongo) soppongo
XV 3 passione riprensione
7 auiene diuene
XVIII 2 tra esse con esse
3 gli occhi uerso gli ochi suoi uerso
XIX 8 a malnati o malnati
11 om. il v. ell’è quanto di ben può far natura14
20 chi legge chi ci legge
era operazione era delle operazioni
XXI 5 alla parte dinanzi a la precedente parte
8 ne sue operationi ne sua operatione15
XXII 2 del buon padre di buono padre
4 intendeua attendea
giua giuano
6 uedemmo (o uedemo) anemo
9 pietra16 pieta
17 tramettero trametto
distinguero distinguo
XXIII|4 mi paruero certi maparuero certi17
18 Et laltre e altre
20 confortiam consoliam
XXIV 5 considerare sottilmente sottilmente considerare
[p. cxxxvii modifica]
XXIV 9 questa e primauera quella e primavera
10 nella seconda dico la seconda dice
la seconda dice quiui dicendo (Mc Oxf:la seconda dice dicendo)18 la seconda parte comincia quiui dicendo
XXVI 15 per alcuni per altrui
XXVII 1 paruemi pareami
XXVIII 2 di tractar qui19 di tractarne qui
XXIX 1 ytalia arabia
2 comunione astrologa (Conv. B,2,1267: comune astrologia comune oppinione astrologa
3 e lo factore de miracoli per se medesimo e lo factore per se medesimo de miracoli
XXX 1 sola sedet sedet sola
XXXI 4 chemmi muoue addire perche mi muouo a dire
6 la mia della mia
8 conuiemmi di parlar conuenemi di parlar
XXXIII 1 intendea di mandare (Laur. XL 31: uolea mandare intendea dare
4 si ramarican si lamentano
XXXV 2 raccolta20 accolta
XXXVII 1 gli occhi miei li occhi miei
2 in quanto che le ramentero molto in quanto le rimembrero molto spesso
3 agli occhi miei a li miei occhi
XXXVIII 2 om. quasi
XXXIX 10 si dolorosi li dolorosi
XL 1 bellissima sua sua bellissima
XXLI 5 sua patria giusta sua patria uista (o vi sta)

Questi Mss. non derivano già tutti direttamente da b3, e quindi, per aver lume a ricostruire la lezione del capostipite quando tra essi ci siano varietà, e anche per metterci in grado di misurare il valore di certe varianti rese famose dalle edizioni, occorre ricercare quali relazioni intercedano fra gli uni e gli altri. Un gruppo solo formano i primi quattordici, che diremo k2-mc, perchè si suddivide in due sottogruppi; al primo dei quali appartengono Chig. L, V, 176 (K2), Palat. 561, Ash. 679, Panc. 10, Palat. 204 (Pal), Napol. XIII, C, 9 (N), Trivulz. 1050, Marc. IX it. 191, Univorsitario d’Ithaca, Ricc. 1118, [p. cxxxviii modifica]Braidense, Marc. IX it. 491; al secondo appartengono Marc. X it. 26 (Mc) e il codice d’Oxford.

Le varianti caratteristiche di k2-mc sono:

(Tav. 8)

k2-mc b2
VI 2 ponendola componendola
VIII 6 riguarda21 riguardaua
IX 3 per uirtu per la uirtu
19 dispone22 disparue
XI 2 tremore tremare
XII 4 om. cui
XII 16 sicura andare sicuramente andare
XIII 3 fede piu fede
XIV 1 grandissimo grande
2 aueua condocto condocto aueua
6 sicome cosi come
9 tornai ritornai
12 chel (e chel) solo che solo
XV 8 apieta mostra pieta
XIX 10 cosa23 offesa
XXI 1 il fa uenire opeando operando lo fa uenire
XXII 4 agli occhi miei agli miei occhi
11 la seconda parte comincia la seconda comincia
XXIII 3 conuiene che la g, b, alcuna uolta conuien chessi muoia24 conuiene che la g. b. alcuna volta si muoia
19 uoce vergognosa25 uista uergognosa
30 la seconda parte si diuide la prima parte si diuide
XXI i il fa uenire operando operando lo fa uenire
XXII 4 agli occhi miei agli miei occhi
XXIV 10 come parue che amore mi dicesse come parue che amore dicesse
XXV 4 cento per cento
[p. cxxxix modifica]
XXVI 6 Umilemente donesta uestuta26 Benignamente dumilta uestuta
XXVIII 2 penna lingua
conuiensi conuerriesi
XXXIII 4 mio amico caro mio caro
8 si spande27 spande
XXXV 3 allotta allora
XXXVIII 2 ζ aduenga aduenga
XLI 7 spesso il suo nome il suo nome spesso
XLII 2 per alquanti anni perseueri duri per alquanti anni

Fermiamoci per ora su k2: poi vedremo le varianti caratteristiche di mc, e le relazioni fra Mc e il codice d’Oxford, e compiuto così lo studio di k2-mc, verremo a studiare gli altri Mss. di b3.


I codici che formano il sottogruppo di k2 hanno tutti:

XII 4 ad centrum invece di centrum
XXII 4 col porre » con porre


E può aggiungersi, poiché in questo paragrafo anche Palat. 204 ha le divisioni, pur questa prova, che in XXIV 10 a dice (cfr. tav. 7) è stato sostituito comincia per evitare l’incontro di dice con dicendo, come è in b3.

Anche in questi codici che provengono da k2 si possono distinguere due gruppi: appartengono al primo K2, Palat. 561, Ash. 679 e Panc. 10; al secondo Palat. 204 (Pal), Napol. XIII, C, 9 (N), Trivulz. 1050, Marc. IX it. 191, Univ. d’Ithaca, Ricc. 1118, Braidense, Marc. IX it. 491.

Una stretta affinità fra i primi quattro codici è indicata dalla stessa loro composizione e dall’identità delle speciali rubriche premesse alle singole scritture che contengono, come appare nella descrizione che ne abbiamo fatto nel cap. Il (nn. 2, 10, 18, 20). Disgraziatamente, per due codici (Palat. 561 e Ash. 679) mancano le divisioni, e per Panc. 10 mancano le poesie, sicché le prove interne a favore dell'affinità si riducono a queste duo sole lezioni, comuni a tutti: [p. cxl modifica]

III 9 già per me veduto per me medesimo larte28 invece di gia ueduto per me medesimo larte
XXVIII 2 ad tractar di cio » tractar come si conuerebbe di cio.


Si può tuttavia aggiungere per K2 e Palat. 561 l’omissione di fa in XVI 10 29, e dedurre altre conferme da uno studio comparativo più minuto dei quattro manoscritti. Palat. 561 e Ash. 679 formano un gruppo a sè, e pare che il secondo derivi dal primo; di contro a loro sta con varianti proprie Panc. 10; e tutti e tre richiedono un capostipite comune, che non è precisamente K2, ma è probabile sia invece un suo derivato, oggi smarrito. Vediamo come stanno precisamente le cose.


Che fra Palat. 561 e Ash. 679 (tutti e due privi delle divisioni) sia una particolare affinità lo mostra il loro accordo in queste lacune e lezioni secondarie:

(Tav.9) II 7 om.e tanta signoria, III 3om.mi davanti a sopragiunse, VI 1 Dico adunque che(Dico che), VI 2 seruentesse le quali (k2: seruentese la quale; Panc. seruente la quale), VII 2 Palat: checomincio, Ash: che cominciò (che comincia), VIII 2 non poi sosteuere (non potei sostenere), XII 6 Palat: fummi negata, Ash: fumi negata (mi fu negata), 7 non quello (son quello), 8 in mezo (un meço), et la mandare (ζ non le mandare), XIV 6 oi sfogorasse (K2: ci sfolgorasse, Panc. ci folgorasse), XV 1 Palat: auresti da, Ath: ha uresti da (K2: aurestu da, Panc. hauerestu da), XVII 1 Palat: aduegne, Anh: aduenne (K2: aduegua, Panc. auegua), XVIII 1 om. mie, om. tua, 9 gentilissima donna (gentilissima), XXI 1 sopradecta (soprascripta), XXII 2 et mista (amista), 4 pormi (porre), XXIII 3 om.alquanto di lei, ζ io ritornai pensando, [p. cxli modifica]7 canto mi pareano udire (canto mi pareua udire), altro mi parea (altro non mi parea), XXIV 5 anche pari* (anche mi pare), 6 facendomi (taceudomi), io ancora (io che, ancora), XXV l'om. persona, 2 ancheparlami (ancheche parlaua), 3 in lingua latina uolgare (in lingua uolgare), 4 dire prima (dire prima), 7 Palat: poeti in uolgari, Ash: poeti iu uulgare (poeti uolgari),8 animata (inanimate)» 10 grossa diche, o come ha Ash: grossa di che (grossa dico che), om.primo, XXVI 9 credea (uedea), XXVIII 2 questo [in Ash. è stato poi corretto in posto] che fosse (posto che fosse), XXIX l'om. nobilissima, XXXIII 2 o 3 sopra detto (soprascripto), XXXIX 1 in prima (in cheprima), 3 om. si ragionaua cioè lonore, XL 8 gloriosa citta (dolorosa citta).


Queste lezioni appartengono tutte alla parte prosastica della Vita Nuova. Qualche variante caratteristica in comune presentano Palat. 561 e Ash. 679 anche nelle poesie (ad es., VII 6 allegrezza, dove la rima richiede allegranza); ed è anche notevole che mentre Palat. ha in VIII 10 una lezione che non dà senso (ingnia invece di in gaia), Ash. ha una correzione capricciosa, In mia: ma delle poesie è da far poco conto, perchè Ash., o un suo ascendente smarrito, ha rifatto il loro testo sulla Giuntina, come appare dai seguenti luoghi dove Ash. concorda con quella stampa in lezioni estranee al gruppo che stiamo studiando (talune anzi, e son quelle segnate con asterisco, non hanno riscontro nei Mss. di rime conosciuti e son caratteristiche della Giuntina stessa):


(Tav. 10)

III 11* e più lucente (Palat. K2: e nel lucente), VIII 5 fuora (suora), 9* alle genti (alla gente), IX 9 nel mezo (in meço), XXI 11 S’è com io credo, in uer di me adirata (om. in Palat. K2), XIII 9 in l’amorosa (Palat: in amora, K2: in amorosa), XV 5 * ch’è tramortendo (che tramortendo), XVI 8 subitanamente | si chela vita (si subitamente | che lamia uita), XIX 10 addiuien cio chegli da (addiuien cio cheglidona), offesa (cosa)» 11 si adorna e pura (siadorna ζ sipura), non è om.il v. Ella è quanto di ben può far natura come in K2 e Palat., XX 4 *pregiare (per sire), breue (poca), XXIII 18 qual dice (qual dicea), E qual dice (Palat.om. dicea, K2: E qual dicea), 19 e dal pianto (del pianto), vista (uoce), 24 huom m’apparue (homo apparue), XXIV 7 En ciaschuna (ζ ciascuna), XXVI 6 Benignamente d’honesta (Palat. K2: humilemente donesta; la Giuntina: Benignamente d’humilta), 7 soaue et pien (soaue pien), XXXI 10 *di qual giuso (diquagiuso), 15 a chi ’l uedesse (a chi mudisse), 16 perch’io nolesse (pur ch'io uolesse), ben dicer (dir ben), XXXII 5 *Ch'affogherieno (chisfogherei), ecc. Notevole che in VIII8-9 Ash., o il suo ascendente, non si sia accorto che nella Giuntina l'E davanti al v. 'Di te biasmar la lingua s’affatica’ c'è per uno spostamento materiale di quella lettera, che appartiene al verso seguente, e abbia quindi trascritto E di te blasmar e fatto cominciare il verso appresso col se!


Pare, abbiam detto, che Ash. 679 derivi da Palat. 561. Anzitutto, le varianti secondarie di Palat. sono tutte comuni all’altro codice, [p. cxlii modifica]meno dove questo ha corretto col sussidio della Giuntina: or sarebbe difficile ammettere, se derivassero tutti da un codice comune che Palat. avesse accolto tutti gli errori dell’originale (cioè le varianti comuni a Palat. e Ash.) e per suo conto non avesse inciampato mai: non avviene così per Ash., che anzi aggiunge alle comuni buon numero di varianti proprie. Ci sono poi alcune lezioni di Ash., la cui origine è spiegata da scrizioni particolari di Palat. Ad es., nel passo «in quello punto dico veramente che lo spirito della vita» (II 4) Ash. reca la lezione veramte et che, e l’et è probabile sia un frantendimento di due piccoli tratti che l’amanuense ha posti in Palat. per compiere la riga appunto dopo ueramente, perchè son fatti in modo da potere esser benissimo presi per un c. Così in XXV 3 Palat. dopo aver scritto in fine di riga secondo c, accorgendosi che tutto un che non c'entrava, cancellò l’iniziale già scritta e continuò da capo che e buono; ma il c col frego apposto per cancellarlo venne a rassomigliare un e, ed Ash. ha appunto secondo è che è buono. Vero è che sotto il c fu messo anche un segno d’espunzione, il quale è più un tratto di linea sottilissimo e brevissimo che un punto; ma esso o non fu avvertito, perchè è in realtà poco appariscente, o fu creduto il segno per indicare l'e accentata. Comunque sia, se Ash. deriva da Palat., non si tratta però d’una derivazione immediata: alcuni luoghi mostrano che c’è per lo meno un codice di mezzo. In XXV 4 Ash. presenta una lacuna (tempo.... Anni) dove Palat. dà chiaro il cl. In XXVIII 1 Ash. legge quando e Palat. ha per disteso, e limpidissimo, quomodo. Al § XII 3 Palat. dà pret’ | mictantur, e il t ultimo è bene distinto dall’enne precedente:* è possibile che, mentre poche parole latine fra tante volgari richiamano sopra di sè l'attenzione del copista, quella terza plurale fosse resa con un pretermitamur, come se il t e l’n venissero quasi a formare un m? Anche per le poesie deve aver ricorso alla Giuntina, non proprio Ash., ma un suo ascendente, poiché Ash. ha errori pur nelle lezioni derivate da quella stampa: XII 13 Ch’a voi seguir gl'hà pronto (Giunt.: Ch’à noi seruir gli ha pronto; Palat. K2: Chauoi sentir la pronto), XXXII 5 affogherieno il Ciel (Giunt.: (Ch’affogherieno il cor; Palat. K2: chisfogherei il cor), XXXV 7 eran sommerse (Giunt.: eran sommosse; Palat. K2: era sommosso). È difficile ammettere che errasse così chi copiava dallo stampato, tanto più che sfornito di cultura non doveva essore, se teneva a riscontro più testi.

Contro le varianti caratteristiche di Palat. 561 e del suo discendente Ash. 679 30 Panc. 10 presenta le sue proprie, in maggior [p. cxliii modifica]numero (mancano in Panc., le poesie, e trascuro le divisioni per esserne sforniti gli altri due codici):


(Tav. 12)

I tutto (tutte), II 2om. l’una, 5 quel primo (quel puncto), III 2 pero se condo ohe quella (pero che quella), 7 amantissimo (amarissimo), angustia (angoscia), 8 om. sì che appare manifestamente ch’ella fu la prima ora delle nove ultime ore della notte, 14 om. lo principio, 15 om. per alcuno, IV 1 om. già, V 1 di lei a me (di lei ζ di me), 4 et pero lascerò (ζ pero le lasci ero), VI 2 trai nome (tra nomi), VII 1 fatto tempo (tanto tempo), VIII 2 d’udire (di dire), IX lom.' 'die, 5 difesa lunga (lunga difesa),om. bene, X 1 pensaua (pesaua), 2 cioé per q.a (cioè di questa), XII 3 passanndo (pensando), pretermictamus (pretermictantur, Ash: pretermictamur), 5 chegli auessi (chegli manesse), 17 dico con q.° dubbio (dico che questo dubbio; Palat: diche questo dubbio), XIII 1 visione soprascritta (soprascripta visione), 5 spinge (stringe), 6 facea fare (facea stare), XIV 8 uita dalla qual (uita di la dalla quale), XV 1 fosse presso (tu se presso), 2 mangio (ymagino), riuedcrla (diue-derla), XVIII 3 si intendeano tra loro (si ridean tralloro), non intendete (uoi intendete), 5 om. uscire, 7 om. mi dananti a padana, 8 om. quasi, 9om. e cosi dimorai sino ala fine del paragrafo, XIX 2 parlo sì come (parlo quasi come), 3 et ordinata (ordinata), si dira (si uedra), XX 2 io non pensando (io pensando), scriuere (sentire), XXII 2om.di bontà,om.buono, XXIV 3 om. la mirabile, 6 mi pareano (pareano), XXV 2 nobile (mobile), 4 Et segue (ζ segno), 6 uolcua (uolle), 7 che alli poche agli poeti (cho alli poeti), 8 sono 1 uedemo (se noi uedemo), accidenti parlano et come (accidenti parlano come), 9 parlato et detto (parlato come decto), otti, tibi, meglio (medio), 10 om. cosa, XXVI 1 om. molti, 2 onorata (coronata), XXVIII 1om.Beatrice, XXXVI 1om.questa, XXXVIII 1 per la uolonta (per uolonta), 3 et mosse (ζ mosse), XXXIX 1 om. in me, XL 2 om. e non credo che anche udisser parlare di questa donna, XLII 1 quanto più posso (quantio posso).


Avendo tanto Panc. 10 quanto Palat. 561 (e per conseguenza anche Ash. 679) lezioni secondarie proprie, in modo che nè quelle dell’uno sono passate nell'altro, nè quelle dell’altro nell’uno, la loro indipendenza reciproca è provata. Che tutti e due poi derivino da un capostipite oggi smarrito, è dimostrato dall'avere a comune alcune varianti che s’allontanano dalla buona tradizione mantenutasi sino in K2:


[p. cxliv modifica](Tav. 13)

Palat.561 e Panc. 10 K2
III 14 Palat: della mixta, Panc: della mistà della mista31
VI 2 xl lx
XXIV 1 essendo sedendo
XXXIII 1 discreta distrecta


Ma, se non direttamente, K2 può però esser considerato, attraverso a un codice smarrito, come capostipite del gruppo. Intanto esso non ha lezioni secondarie in proprio che non siano passate in Palat. 561 Panc. 10, e sarebbe strano che il suo amanuense, anche se fu il Boccaccio32, trascrivendo da un esemplare che venisse ad essere insieme il capostipite di Palat.-Panc., riuscisse a fare una copia senza la minima alterazione od omissione 33 Inoltre ora Palat. ora Panc. danno indissi della provenienza da K2, perchè certe lezioni di quei due codici hanno la loro spiegazione nel modo particolare come esse lezioni si presentano in K2 stesso. Ad es., in VIII 10 Palat. legge ingnia invece di in gaia (in Panc. mancano, si ricordi, tutte le poesie), e K2 potè veramente dar luogo nel capostipite di Palat.-Panc. a quel frantendimento, perchè ha l'a aperta in fondo e formata con due tratti convergenti in alto, e l’un tratto colla legatura che è fra il g e Va viene a rassomigliare alla prima gamba di un n. In XXIII 21 Palat. ha fermata in luogo di formata e in K2, essendo a questo punto la pergameua ruvida e le lettere non bene formate, l'o appar tale da non far maraviglia che fosse preso per e. Cosi dicasi per l’Allor di Palat. in XXXIII 7: K2 allei, ma l'e può parere un o non ben chiuso e l'i un l nella forma adoperata dopo le lettere panciute. Anche [p. cxlv modifica]la variante puniti (XXXI 8), in cambio di per uinti, sembra nata in Palat., perchè K2 ha il p coll’abbreviatura e unito al resto, e il taglio del p essendo all’estremità e sottilissimo, potè esser preso come uno di quei piccoli tratti o fregi che l'amanuense usava anche in alto delle aste d’altre lettere (l ed h): trascurata l’abbreviatura, puinti facilmente si prestava in quel carattere a esser letto puniti. Simili casi presenta anche Panc. Nel § XIX 22 esso legge se la mi lascio; K2 non intendeva forse scriver cosi, ma la pergamena era ruvida, e le lettere non riuscivano ben formate, e riuscivano anche diversamente da come egli voleva: certo è che chi copiava da K2 qui doveva leggere lascio, e non lancia. In XXV 8 K2 ha veramente se noi uedemo, ma l'e di se è fatta in modo di potersi prendere per un o, e sovra l'i va a cadere la coda di un h che sta nella linea precedente, la qual coda è così staccata dalla lettera h da non capirsi subito che appartiene ad essa, e può piuttosto parere un segno abbreviativo por la nasale sopra l’i nostro; e così deve avere inteso chi trascrisse da K2, perchè in Panc., leggiamo dunque sono i uedemo: che Palat. abbia regolarmente se noi uedemo, non fa difficoltà, perché l’errore era manifesto, e facile la correzione. Così in XXXII 1 Palat. ha questa gloriosa, ma Panc. conserva l’errore materiale di K2 questo glorio. Ciascuno di questi fatti, preso a sè, può forse lasciar dubbiosi; ma tutti insieme a me paiono sufficienti a provare che K2 è il capostipite del gruppo.

Lezioni caratteristiche del 2° gruppo di K2 - a cui appartengono, come abbiam detto, Pal. 204 (Pal), Napol. XIII, C, 9 (N), Trivulz. 1050, Marc. IX it. 191, Univ. d’Ithaca, Ricc. 1118, Braidense, Marc. IX it. 491, e che può indicarsi perciò con la sigla Pal-N&c. - sono:


(Tav. 14)

Pal- N&c b3
III 6 con suo per suo
V 2 dietro uedi come questa cotale appresso uedi come cotale
VI 2 in modo sotto forma
VII 1 om. quasi
VIII 5 soura (Pal: suoura) suora
XII 4 con lui con esso
XIII 8 Et se saccordan e sol saccordan
XIV 3 che faceua alla mensa alla mensa che facea
XVIII 3 questa donna tua questa tua donna
XXII 2 rimangono che sono rimangono e sono
om. pietosamente
8 mi uenne mi giunse
[p. cxlvi modifica]
XXIII 8 andare a uedere34 andare per uedere
10 uina uoce35 uera uoce
18 in mezzo piangia36 meco piangia
XXV 3 dico avenga ancora si come in gretia non volgari dico auegna forse che tra altra gente adiuenisse e adiuegna ancora sicome in grecia, non nolgari
XXXIV 10 dolenti dogliose
XXXV 55 la mia uilta di uita la mia uile uita
gentil donna37 gentile
XXXVIII 2 così uilmente e in così uil modo in così uil modo
3 leuaua rileuaua
XXXIX 2 questo maluagio questo cotale maluagio

In questo secondo gruppo di k2 si distingue un sottogruppo, che possiamo dire N&c, formato da tutti i codici 38, escluso Pal.

Pal. ha in proprio le seguenti varianti ed omissioni:


(Tav. 15)

II 8 domandaua (comandaua), 10 nella mente (ne la mia memoria); III 3 mi giunse (mi sopragiunse), 14 om. che io era; V 2 om.distrugge; XVIII 5 om. udire, 6 contento (cotanto), 9 gentilissima donna (gentilissima); XIX 6 dir con altrui (da parlarne altrui), 7 spazio bianco invece di sire, 8 spazio bianco invece di Dio, 11 Dice sei amor (dice di lei amor); XXIII 12 uedeuano questa fare (uedeano fare a questa), 13 om.benedetta! sia tu e già detto avea o Beatrice, 27 dolce tegno (dolce ti tegno); XXIV 6 menasse (mirasse), 8 la uisiera (la ouio era); XXV 4 om. d’oco e, 9 om. tuus; XXVI 8 om. e laudata, lodate & honorate (onorate e laudate); XXXI 10 per ch’io uedesse (pur chio uolesse); XXXVII 2 om. che vi; XXXIX 10 dentro al corpo (dentro al cor); XL 7 a roma uanno (uanno a Roma), 9 me dimostrate (ne dimostrate) 39. [p. cxlvii modifica]N&c presenta invece queste altre caratteristiche:

(Tav. 16)

N&c k2-mc
II 2 in questo mondo in questa uita
7 om. a prendere
9 om. cose 40
III 1 soprascritto gentilissima msoprascripto di questa gentilissima
3 mirabile merauigliosa
la figura una figura
8 om. sì cheappare manifestamente che ella fu la prima ora delle nove ultime ore della notte
IV 2 volonta il quale uolonta damore il quale
V 4 che sia che pare che sia
VI 1 dire ricordare
2 belle belle donne
VII 2 preso pouer
VIII 1 ne la sopradetta in questa sopradetta
5 del su honore delonore
9 nemica mendica41
10 le sue proprietà sono conosciute per le proprietà sue conosciute
IX 1 om. alquanti dì
5 om. bene
6 a questaltra ad altri
7 disparue. questa mia imaginazione tutto subitamente mi commosse per disparue. Questa mia imaginazione tutta subitamente per
XI 1 per speranza per la sperança
XII 4 altre fiate assai fiate
pietosamente et attendesse pietosamente e parea che attendesse
11 Hauer douresti douresti auere
17 alcuno luomo
XIV 2 della persona nella (Pal.: in la) persona
3 in casa nella magione
4 om. simulatamente42

[p. cxlviii modifica]

XIV 3 mirando tra le donne vidi mirando le donne uidi tra loro
5 veggiendomi ueggendosi
gentil donna gentilissima donna
om. da che non ne rimasero in vita sino a per vedere la mirabile donna43
6 fanno (Ith. somno) stanno
8 gli spiriti morti li morti spiriti miei
ire con ire piu per
XVI 1 mi mosse anche uolonta di dire altre parole mi mosse una uolonta di dire anche parole
mi dolea spesse volte (Ith. fiate) molte uolte io mi dolea
5 mi disconfigea disconfiggea
XVIII 1 om. e non dire più
om. sempre
XVIII 1 per la ueduta della uista mia per la uista mia menato
8 gli spiriti morti li morti spiriti miei
guidato menato
2 gentilissima gentilissima donna
4 et il fine44 del fine
5 om. cadere45
9 om. per
9 om. molto
XIX 1 quelle (om. in Ith.) colore
XIX 4 speri46 creda
XX 2 conoscendo pensando
XXII 4 mestitia tristizia
XXIII 5 doue piu (Braid. pin douio) fossi47 (d)oue io mi fossi
XIX 8 sono il principio sono ad uedere il principio
[p. cxlix modifica]
XXIII 13 om. benedetta 48
XXIV 4 come laltra49 appresso laltra
9 quell'altra e quella
XXV 1 persona da dichiarargli (o dichiarirgli) persona degna da dichiarargli
una cosa corporale sustantia corporale
2 che io di lui dico chioluidi che io dico di lui. Dico che io il uidi
uenire sia moto uenire dica moto
e che parlaua 50 e anche che parlaua
4 om. passati
il nostro tempo il presente tempo
7 conceduta maggiore licentia conceduta maggiore licentia
che di parlare che
8 substantie sustantie et uomini
9 in (Ith: di) questo mio libello in alcuna parte di questo mio libello
10 om. primo
conoscemo sapemo
XXVI 1 ne potrebbero mi potrebbero
2 ma uno anzi e uno
5 mirare51 guardare
XXVII 1 al presente al presente tempo
4 il suo ualore si il ualore
XXVIII 2 il presente libello questo libello
auerrebbe me essere conuerrebbe essere me
3 pare che cotale (Braid. Ith:questo) numero cotale numero pare che
restituito luogo omesso in b.
pero conuiensi dire quiui conuiensi di dire quindi
XXIX 1 om. nobilissima
3 e fattor del nono 52 e factor del uone
XXX 1 soprascritta sopradetta
3 om. da o simile sino a volgare
[p. cl modifica]
XXXI 10 humanitate53 humilitate
15 sommo cielo54 secol nouo
XXXIII 5 patirai porterai
XXXIV 3 di costoro a costoro
XXXV 4 in questo ragionamento in questa ragione
7 commosso sommosso
XXXVI 2 E certo molte non potendo lagrimar ne disfogar (Braid., Ricc., Marc. IX it. 491 accomodano il testo, per ristabilire il senso, così: Et certo non possendo con molte lagrime disfogar; Marc. IX it. 191 aggiunge volte in margine) certo molte uolte non potendo lagrimare ne disfogare
3 parole di lei parole parlando a lei (Pal: parole parlando di lei, che ci dà ragione dell'omissione nei suoi affini, ne questa era la lesione del capostipite comune)
XXXVIII 3 un altro spiramento e uno spiramento
XXXIX 4 una cosa due cose
XL 3-4 om. da io so che so questi sino a fra me medesimo
proprio propriamente
XLI 7 narra parte del mio stato narra del mio stato

Anche in N&c i codici si raggruppano variamente. La descrizione minuta che abbiamo fatta di essi mostra già che il Napoletano e il Trivulziano hanno particolari concordanze fra loro rispetto all’Universitario d’Ithaca, al Braidense e al Marc. IX it. 49155, e che di questi tre ultimi un maggiore accordo è fra il Braidense e il Marciano56. L’esame della lezione conferma la cosa, facendo risultare i seguenti raggruppamenti: [p. cli modifica]

(Tav. 17)

N Triv. Gli altri Mss. di N&c
II 1 om. da molti
VI 1 gentilissima donna gentilissima
XXIV 5 om. dopo
XXXI 11 et andossi et issi (Marc. IX it. 191 o si, ma in marg. essi i. andossi)
XXXIII 4 om. cioè ne l’altro stanzia che comincia: E si raccoglie ne li miei
XLI 13 Scio io So io57
[p. clii modifica](Tav. 18)
Ith., Braid., Ricc. 1118, Marc. IX it. 491 Gli altri codici di N&c
II 10 per pare (Marc.IX it. 191: pur)
XII 5 con parole in parole
11 Se tu di lui non fossi accompagnata Se tu da lui non fossi accompagnata
Et del suo dolce son nova ballata
Leggeramente ti faria disnore Leggeramente ti faria disnore
XIV 8 Ith. Br: susitati; Ricc: suscitati; Marc.: sucita resurexiti
XX 3 Ith: sol una; Br. Ricc. Marc: sol è una58 sono una

[p. cliii modifica](Tav. 21)

Marc. IX it. 191 Gli altri Mss. di N&c
XVIII 1 della compagnia ne la compagnia
3 l'una una
XXII 7 parlar di lei parole di lei
XXIII 9 esser fatta gentile59 esser gentile
XXIV 1 questa mia imaginatione questa uana imaginatione
4 om. da lo di che Beatrice sino a quanto prima uerra
XXVI 2 vera merauiglia una maraviglia
XXXVIII 1-2 om. ciò che è nel suo ragionare
e quando io avea consentito

Non molto sicuro riesce stabilire le relazioni fra questi tre minori gruppi, per l’incertezza e la scarsezza dei dati offerti dalle poesie, a causa di Marc. IX it. 191 che ha in esse così complicatamente con fuso le varie tradizioni: tenendosi alla prosa, Marc. IX it. 191 verrebbe a formare, di fronte a N, una sola famiglia col gruppo costituito da Ith., Braid., Ricc. e Marc. IX it. 491, perchè mentre N legge, senza scostarsi dalla buona tradizione, in XXII 5 nui che hauemo, Marc.

[p. cliv modifica]IX it. 191 reca nui poi che hauemo e gli altri quattro codici nui perche hauemo.60

Veniamo ora a me, che, come abbiamo detto sopra a p. CXXXVII, forma insieme con K2 il gruppo principale di b3. Appartengono a me due soli codici completi, il Marc. X it. 26 (Mc) e il codice d’Oxford.


(Tav. 22)

Mc Oxf Gli altri Mss. di b3
II 2 del grado dun grado
1 appena (Mc in marg. della stessa mano al'appariua) appariua
III 1 om. parte (in Mc agg. 2a m.)
9 concio fosse e concio fosse
IV 2 auggendomi accorgendomi
3 disfatto amore distructo questo amore
VIII 6 poi riguarda riguardami (k: riguarda; Pal N&c: risguardaua; cfr.tar. 8)
IX 1 om. lontano
8 signoreggia signoreggiaua
XI 3 om. allora
XII 3 dicessemi diceami
8 in mezzo un meço
9 anzi e ançi
13 al seruitore ben (bon) seruitore
14 colei colui
17 qui chi uolesse qui chi più dubita chi qui uolesse
XIII 10 pigliar materia pigli materia
XIV 2 fussino (Mc corr. 2a m. in sieno) sieno
3
Bracket left 6.png
Mc: che le faceano nella magione
Oxf: che facieano nella magione
Marciano ital. IX, 333
che facea nella magione
4 om. simulatamente
8 om. alquanto
XV 1 mia nuoua
[p. clv modifica]
XV 2 om. e dicea
8 diuise diuerse
dico (Mc in marg. 1a mano al’manifesto) manifesto
occhi giugne occhi mi (K2: mici) giugne
om. trae
9 lultima (Oxf: lultimo) la quinta
XVI 3 della mia di questa
4 questo quello
5 mi non mi
XVII 1 di questa a questa
om. tacesse
XVIII 2 auea parlato auea chiamato
3 om. da Le donne eran molte sino a si rideano tra loro
pero chel fine che certo il fine
essere che sia
5 om. cadere
9 presa impresa
XIX 15 tractato in tutto (Me corr,. in intento) tractato intento
18 quanto dalla parte della nobiltà del suo corpo quanto dalla nobiltà del suo corpo
19 dove gli ochi Degli occhi
21 nella qual dico (Mc corr. in dico)
brieue liene
XX 1 di pregarmi ad pregarmi
2 alcuna cosa alquanto
per le quali (Mc sovrappone n al p tagliato) nelle quali
1 uennemi uoglia uennemi uolonta
5 secondo chela (Oxf: chella) nobilissima (Mc agg. 2a m. parte) della secondo la nobilissima parte della
6 induce riduce
adopera uirtuosamente aopera
induce riduce
XXII 4 spesso le mani le mani spesso
XXIII 4 uisi di donne diuersi uisi diuersi
6 mia piangea (Mc: mia) ma piangea
27 fermata, (in Mc sovrapposto, un o ad e) formata
29 leuato una nana (Mc agg. posteriore un i fra leuato e una) leuato duna uana
XXIV 10 la seconda dice Dicendo la seconda dice (k2: comincia; cfr. tav. 7) quiui dicendo
[p. clvi modifica]
XXV 8 om. alcuna
9 come medio quasi medio
XXVI 1 detto ragionato
2 om. d’umiltà
uno Bracket left 3.png
Mc: dellissimi
Oxf: delli|esimi
uno de bellissimi
4 om. da lei
12 per se per lei
XXVII 1 om.a pensare
4 uita (Mc in marg. la mano al’anima) anima
gli spiriti andar (agg. 2° m. miei in Mc e in Oxf)
XXVIII 2 sia del presente fosse del presente
3 om. tuttavia
XXIX 1 del nouo mese (Mc aveva cominciato n, poi sovrappose il d) nel nono mese
om. decimo
XXXI 1 om.però
XXXII 1 gloria gloriosa
et simulaua suo parole accio che paresse che dicesse dunaltra laquale era morta certamente et simulaua suo parole accio che paresse Onde io (in Mc le parole ripetute sono ora espunte) et simulaua suo parole accio che paresse che dicesse dunaltra laquale morta era certamente onde io
6 lei lor
XXXIII 3 om.che per lui solo
7 un sono di pieta che ua chiamando|la morte tutta uia un sono di pietate|che ua chiamandola morte tutta uia
8 che la suo biltate (Oxf: nobiltate, ma no è cancellato) della sua biltade
sine siue
XXXIV 1 fare di fare
XXXV 3 nobilissima pietosa
XXXVII chonmuouo rimuouo
cosi dico (Mc corr posteriorm. fra le linee o in e) così dice
5 bene questa parte ancora bene ancora
XXXVIII 6 pero che pero dico che
XXXIX 3 lamore lonore
XL 6 in largo e in istretto in uno largo e in uno strecto
7 om.propriamente
XLI 9 tractero tramettero (K2: trametto)
[p. clvii modifica]In che relazioni stanno Me e Oxf? Vediamo.


(Tav. 23)

Oxf Mc
III 6 chessi suegliasse che disuegliasse
11 atterrato atterzate
15 giudicio di detto giudicio del decto
IV 1 e amolti pieni et molti pieni
V 2 mi fu vi fu
3 chominciato comunicato
scherno schermo
4 prima prima
VI 2 e composine una pistola et composi una pistola
IX 7 sparue disparue
XII 1 dalla gente dalle genti
4 om. (agg. in marg. 2a m.) simili modo se habent circuniferentie partes tu autem
5 om. (agg. in marg. 2a m.) di parlargli
XIV 2 fidandomi nella sua persona fidandomi nella persona
4 tremore leuai tremare leuai
10 stando propuosi dire stando proposi didire
XV 8 in cinque diuise narrationi in V. secondo V. diuine narrationi
XVI 1 dire ancheaparole dire anche parole
XIX 1 conuenia cheio parlassi conuenia se non che io parlassi
8 laoue un laoue alcuno
9 saghiaccia aghiaccia
14 se puoi esser se puoi desser
XXI 7 inuenzione intenzione
XXII 1 di cotanta marauiglia ditanta marauiglia
2 fosse huomo fosse buono
6 altre poi dicieuano altre dipoi diceuano
9 suo dipinto suo dipianto
14 tanto punto
XXIII 8 giace morta morta giace
9 enonessere uillana etnon essere uillana
18 chenmezzo che meço
28 lieta bella
31 loro questa|imaginazione loro questa mia imaginazione
XXIV 11 nella prima dicho quello che io udi Nella seconda comincia. Amor mi disse nella prima dico quello che io uidi nella secunda dico quello cheio udi. Laseconda comincia, amor midisse.
XXV 9 uno iuno
[p. clviii modifica]
XXVII 4 om. Però quando mi tolle
sì il valore
darui più salute darmi più salute
XXXIII 2 la mira le mira
XXXIV 1 om. donna
5 dichoalquanti dico che alquanti
XXXVII 7 chi nonuer disturbassi chinonuen disturbassi
XXXIX 6 Onde io uedendo chotal Onde io uolendo che cotal
XL 1 andaua ua (e in marg. andaua)
5 fare il sonetto fare un sonetto
XLI 1 di quelle mie parole di queste mie parole
6 nostro e debole nostro debole
7 di questa ultima parte di questa, v. parte
10 elsospiro edescie elsospiro chesce 61

Questa tavola mostra essere impossibile che Mc derivi da Oxf, perché data quella derivazione, la maggior parte almeno, se non tutte le lezioni di Oxf dovremmo ritrovarle nell’altro. D’altra parte, parrebbe da non ammettere la derivazione di Oxf da Mc per alcune lezioni secondarie che sono in quest’ultimo e non nel primo.

Mc Oxf
VIII 11 speri mai auer speri mai dauer
XIV 4 distendersi si disubito distendersi disubito
XIX 3 citta et pensando citta pensando
9 disiata inlaltro cielo disiata in sommo cielo
XXII 3 che secondo che è usanza che sechondo lusanza62
XLI 6 non la pesse intendere non pesse intendere
[p. clix modifica]Ma per questo secondo caso non abbiamo la stessa sicurezza che pel primo. La variante del § VIII 11 è poco conclusiva, perchè così l’aggiunta come l'omissione della preposizione in tali costrutti è un fatto troppo ovvio (cfr. anche nella tavola delle varianti caratteristiche di Oxf XIV 10 e XIX 14). Pel § XIX 9, è da ricordare il fatto che l’amanuense di Oxf ebbe presente anche un Ms. di rime diverse di Dante, che trascrisse di seguito alla Vita Nuova, e che mancano in Mc: orbene, non è soltanto per la lezione sommo cielo ma anche, come abbiam visto (tav. 23), per la lezione la oue e un che Oxf s’allontana da Mc nel testo della canz. Donne che avete, e tutte e due le lezioni si hanno appunto nella sezione di rime dantesche che abbiam ricordato; e può esser quindi che il copista d’Oxf, poiché l'altro cielo non dava senso, abbia riscontrato l’altro suo testo di rime e preferito la lezione quivi rinvenuta. Le altre quattro lezioni poi sono secondarie rispetto al testo genuino di Dante, ma non rispetto al capostipite di Mc, perchè b ha appunto quelle quattro lezioni; e chi devia dalla tradizione degli ascendenti immediati non è Mc ma Oxf, sebbene questo, per caso, vada a riaccostarsi alla più comune e miglior tradizione: le quattro lezioni per conseguenza aumentano il numero

delle prove contro la derivazione di Mc da Oxf, ma non valgono pel caso contrario.

A queste osservazioni, che eliminano l’apparente impossibilità che Oxf derivi da Mc, possiamo aggiungere prove positive di derivazione.

Al § VIII 6 Oxf legge giouan invece di gaia. Come mai? Ne abbiamo la spiegazione osservando Mc, dove gaia è scritto in modo da potersi prender per goua; e così mi lesse persona molto esperta di di cose paleografiche, messogli il codice sottocchio, a prima vista.

Al § IX 2 Oxf ha nonpo tano, e corretto di 2a m. poteano, aggiunta un’e fra le linee. Mc legge poteuano, ma l’e è fatta e congiunta col t in tal modo da parere che si debba leggere poteuano; onde possono spiegarsi quelle lettere senza senso in Oxf.

Al § IX 6 in luogo di ne dicessi Oxf legge le ne diciessi: ora Mc ha le diressi con una n sovrapposta alla prima e, e Oxf (non essendo il segno d'espunzione sotto la l, nè la n sopra la l medesima) dovè credere che invece d’una sostituzione della n alla l si trattasse dell’aggiunta di un ne dopo le. E così in XII 7 Oxf ha prima da un prima di Mc, trascurato il segno d’abbreviazione.

Ma più persuasivo è il caso offerto dal § XXV 3, al punto ove è detto che «anticamente non erano dicitori d’amore in lingua volgare, anzi erano dicitori d’amore certi poeti in lingua latina, tra noi dico, avegna forse che tra altra gente ecc.». L’amanuense di Mc trascorse dal primo dicitori d’amore a scrivere certi poeti in lingua latina tra noi dico; ma essendosi accorto subito dell’errore commesso, [p. clx modifica]e volendo rimediarvi coll’espungere le parole fuori di luogo, per riprendere poi regolarmente la copia del testo, espunge soltanto latina tra noi dico e poi seguitò a scriver volgare anzi erano ecc., tralasciando di espungere, come doveva, anche certi poeti. Il copista di Oxf trascurò, naturalmente, quel che era espunto, e ne trasse la lezione dicitori damore cierti poeti inlingua uolgare, che non dà senso, e della quale mal si saprebbe spiegare l’origine, se non si avesse davanti l'imbroglio fatto da Mc.

Anche il § XXXVIII 3 offre un altro caso notevole. Oxf legge asse mostrata dove Mc reca cise mostrata; se non che il c è congiunto in tal modo coll’i da sembrare nell’insieme un a, e così dovè parere all’amanuense di Oxf. Nè è da trascurare un’ultima prova in XLI 7, là dove Oxf legge spesso el mio nome nel pensiero mio. La lezione di Mc era originalmente, per uno scambio dei possessivi, spesso elmio nome nel suo pensiero, invece di spesso el suo nome nel mio pensiero. Lo stesso amanuense espunse il suo e sostituì in margine mio e altra mano, sembra, compì la correzione espungendo mio e sovrapponendo su; e s'ebbe il passo così ridotto:

    su
spesso elmio nome nel suo pensieroEt |    mio

Se il su è, come pare, di 2a mano e posteriore alla copiatura di Oxf, la prova a favore della derivazione di questo codice da Mc è evidente (anche la posposizione di mio dopo pensiero doveva avvenire più facilmente con quella disposizione di parole); ma data anche la presistenza della correzione su, Oxf può ben essersi imbrogliato in qualche cosa a trascriver quell’imbroglio: e comunque siano da spiegare i particolari, la derivazione della lezione di Oxf da quella di Mc rimane nel complesso probabilissima.

Resta a chiedersi se Oxf sia copia diretta di Mc, oppure se sia necessario supporre qualche anello intermedio; giacché i fatti sin qui esaminati ci attestano solamente che chi copiò da Mc introdusse nel testo le lezioni che troviamo in Oxf, ma non che sia appunto Oxf la sua copia. Non potrebbe esser copia di copia? E in questa supposizione ci confermerebbe l’osservare che Oxf ha svarioni dove pure Mc ha lezione chiarissima (I in pacie - corr. 1a m. in marg. -, in luogo di incipit; III 11 allor subitamente corr. 1a in. in marg. amor -, in luogo di amor subitamente) V 4 acciertar di quella - corr. 1a in. in marg. adtractar-, dove Mc ha atractar; XXI 4 tener amante - corr. 2a m. sovrapponendo e alla 2a invece di tenere amente, richiesto anche dalla rima). Ma taluno di questi casi, e l’esempio di II 8 dove invece di cercassi il copista aveva trascorso a scriver chiedessi (del che accortosi subito, cancellò e seguitò colla lezione vera), o le tante varianti proprie di Oxf registrate nella tav. 23 e nella nota ad essa apposta, ci [p. clxi modifica]fanno parere non solo possibile, ma anche probabile, che Oxf spropositasse pur dove era chiaro l’originale. D’altra parte, la differenza nell'età dei due Mss. non è tale da render probabile che ci siano di mezzo molte copie: tanto son vicini, che alcuno potrebbe tenere più antico Oxf.

Comunque sia, questa questione della derivazione mediata o immediata è di poco momento: quel che importa è che Mc sia il capostipite, e su questo non cade dubbio.

A me vanno ricongiunti i codici che contengono quelle che abbiamo dette ‘rime scelte ’ (cfr. p. LXI e LXX-LXXIV). Che essi derivino tutti da una stessa fonte sono indizi sufficienti l’identità dell, scelta fatta, così per il numero come per l’ordine, delle rime della Vita Nuova; l’esser queste accompagnate, in tutti i codici, dalle quindici canzoni solite a trovarsi nella tradizione boccaccesca, dalla ballata Io mi son pargoletta e dal discordo Ai fals ris; e per alcuni Mss., anche altre corrispondenze più precise, sia nella composizione del volume, sia nelle intitolazioni e negli explicit delle singole scritture. Questi indizi esteriori ricevono poi conferma dalla lezione di siffatte rime, quantunque ci siano per questo rispetto non poche incertezze, dovute a mischianza di testi.

Abbiamo distinto nella descrizione dei Mss., per la loro diversa composizione (p. LXXIII), due grappi) all’uno dei quali appartengono i nn. 21, 35, 37, 53, 54 e 57-72 (Rsc1), all’altro i nn. 73-75 (Rsc2); e ciascuno ha varianti proprie caratteristiche (1). Il primo gruppo si mantiene più fedele alla tradizione per l’ordine esterno delle rime, il secondo per il testo. Fondamentalmente hanno tutti e due la lezione di b3 (cfr. XIX 8 e 11, XXIII 18 e 20, XXXI 8), anzi di K2-mc

fanno parere non solo possibile, ma anche probabile, che Oxf spropositasse pur dove era chiaro l’originale. D’altra parte, la differenza nell'età dei due Mss. non è tale da render probabile che ci siano di mezzo molte copie: tanto son vicini, che alcuno potrebbe tenere più antico Oxf.

Comunque sia, questa questione della derivazione mediata o immediata è di poco momento: quel che importa è che Mc sia il capostipite, e su questo non cade dubbio.

A me vanno ricongiunti i codici che contengono quelle che abbiamo dette ‘rime scelte ’ (cfr. p. LXI e LXX-LXXIV). Che essi derivino tutti da una stessa fonte sono indizi sufficienti l’identità dell, scelta fatta, cosi per il numero come per l’ordine, delle rime della Vita Nuova; l’esser queste accompagnate, in tutti i codici, dalle quindici canzoni solite a trovarsi nella tradizione boccaccesca, dalla ballata Io mi son pargoletta e dal discordo Ai fals ris; e per alcuni Mss., anche altre corrispondenze più precise, sia nella composizione del volume, sia nelle intitolazioni e negli explicit delle singole scritture. Questi indizi esteriori ricevono poi conferma dalla lezione di siffatte rime, quantunque ci siano per questo rispetto non poche incertezze, dovute a mischianza di testi.

Abbiamo distinto nella descrizione dei Mss., per la loro diversa composizione (p. LXXIII), due grappi) all’uno dei quali appartengono i nn. 21, 35, 37, 53, 54 e 57-72 (Rsc1), all’altro i nn. 73-75 (Rsc2); e ciascuno ha varianti proprie caratteristiche 63. Il primo gruppo si mantiene più fedele alla tradizione per l’ordine esterno delle rime, il secondo per il testo. Fondamentalmente hanno tutti e due la lezione di b3 (cfr. XIX 8 e 11, XXIII 18 e 20, XXXI 8), anzi di K2-mc [p. clxii modifica](cfr. XIX 10, XXIII 19), ma Rsc1 talvolta ripara alle omissioni e corregge gli errori che quella lezione presenta, e alcuni suoi codici conservano, accanto all’erronea, la variante vera, l’una nel testo, l’altra nei margini, segno manifesto di collazioni con altri codici, che han turbato la tradizione di b3.


(Tav. 25)

XIX 8 a malnati 21, 53, 54, 57-62, 63-66, 68-75
a mal dannati 63
o mal nati (in marg., d’altro inchiostro, ma 1a m. a mal) 67
e malnati 37
i malnati 35
10 cosa 35, 73-75
cosa, e in marg. offesa, 37, 65
offesa gli altri
11 om. il v. ell'è quanto di ben può far natura 73-75
(Gli altri riparano dall'omissione)
XXIII 18 e laltre 65, 73-75
e altre i rimanenti
19 uoce uergognosa 37, 73-75
uista vergognosa gli altri
20 confortiam 21, 37, 53, 54, 57-60, 62-75
consoliam 35, 61
XXXI 8 conuiemmi di parlar 21, 35, 37, 53, 51, 57, 59, 60, 62-66, 68-75
conuien di parlar 58
Convienimi riparlar 67
conuiemi parlar 61

Che poi i codici in questione si riaccostino più particolarmente a me che non agli altri gruppi di b3, è dimostrato dal legger tutti in XII 13 al seruitore, e dall’avere generalmente (poco valgono le singole deviazioni) con uomin cortese in XIX 1464 e sine gentile in XXXIII 8 65.

Abbiamo così studiato il gruppo principale di b3; ma a b3 appartengono anche, e servono di riscontro al gruppo principale, i codici [p. clxiii modifica]Laur. XL 31 e XL 42, il frammento dell’Archivio di Stato fiorentino, il Conv. B, 2, 1267 della Nazionale di Firenze e il Laur. XC s. 137. Questi due ultimi codici risultano strettamente affini tra loro:


(Tav. 26)

Conv. e Laur. XC s. 137 Gli altri Mss. di b3
VI 1 donna schermo donna era schermo
2 lx delle piu lx lo piu
VII 1 om. in paese
XI 2 fuori spiriti deboletti fuori li deboletti
XII 3 del mio dormire nel mezo nel meço del mio dormire
6 per lui da lui
XIII 3 dolorosi et graui graui e dolorosi
4 era si dolce e si dolce
XIV 3 ad una compagnia alla compagnia
XV 1 peruenisti perueni
XVI 1 quattro parole quattro cose
XXV 7 om. largita
10 Laur.: cose; Conv.: così cosa
XXVI 2 similmente si mirabilmente
XXIX 1 Laur.: curitismin; Conv.: ciuitisimy e iui tismin
XXXIX 1 in sulhora nellora
XL 4 qualunque chiunque


Laur. XC sup. 137 non può esser derivato da Conv., perchè questo non ha le divisioni nè tutte le rime, e il primo si. Ma che neppure Conv. dipenda da Laur. n’è, se non certo, probabile indizio il fatto stesso della mancanza in quello delle divisioni, perchè essendo in Laur. rimesse nel testo, non vi era l’occasione di tralasciarle, come trascrivendo dai codici che le avessero nei margini a guisa di commento. E ce ne assicurano le lezioni particolari di Laur.66, che, [p. clxiv modifica]tranne quelle che appartengono alle divisioni e qualche svarione facilmente avvertibile - il copista di Conv. è però un materialone 67 -, avrebbero dovuto passare nell’altro codice, e invece mancano.

Al codice Conv. B, 2, 1267 della Nazionale di Firenze va ricongiunto un gruppo di Mss. che contengono le sole rime della Vita Nuova, descritti sotto i nn. 12-47, cioè il II ii 40 deolla Biblioteca Nazionale di Firenze, il Magl. VII 1076, il Ricc. 1108, il Roveretano, e i Parigini Ital. 545 e 548. Che essi abbiano fra loro strettissima parentela appare per gli ultimi cinque anche dalla composizione del volume e dalle rubriche iniziali e finali di ciascuna scrittura, ed è provato per tutti da alcune lezioni sociali loro comuni: XIII 8 [p. clxv modifica]ucritate(uarietate), XXI 2 fuggendo innanzi (fugge dinanzi), XXI 19 uolto (uiso), XXIV 8 uenna (nanna)68. E anche che appartengano a b, anzi, a b3, non c’è alcun dubbio, per ricorrere in tutti le lezioni caratteristiche di quegli aggruppamenti69: che poi, fra i Mss. di b3, abbiano più stretta affinità con Conv. B, 2, 1267, è dimostrato dalle seguenti lezioni che hanno a comune con esso: XXII 9 diuentato (diuenuto), XXVI 7 che apgli e Naz. II n 40 ua per gli (che da per gli), XXXII 5 lascio lo pianger (lasso di pianger), 6 lo chiamar (lor chiamar).

Al codice Laur. XL 31 si mostra particolarmente affine il frammento dell’Archivio di Stato fiorentino, leggendosi in ambedue al XVIII 3 sofferire in luogo di sostenere, come danno gli altri Mss. della famiglia b e le altre tradizioni. Ma che l’uno non derivi dall’altro mostrano lo varianti particolari di ciascuno dei due codici: Laur. XVTI 2 di questa nuova (de la nuoua), XVIII 1 a più (a molto), 3 erano (uene auea), volgendosi uerso me e parlandomi (volgendo glicchi uerso me echiamandomi per nome), 5 belle nevi (bella noue), e tralascio XVIII 1 il mio segreto del mio quore (il segreto del mio cuore) che poteva facilmente venir corretta nella trascrizione; - Framm. XVIII 2 la mia gentilissima (la mia gentilissima donna), le salutai che piacesse a esse (le salutai e dimandai chepiacesse loro), 4 om. loro, 5 om. mi .70 [p. clxvi modifica]Tutto a sè resta il Laur. XL 42, poiché nè egli ha le lezioni caratteristiche degli altri, nè agli altri sono passate le sue 71. E neppure hanno questi cinque codici che restano fuori del gruppo principale di b3, lezioni a comune da far supporre che costituiscano un gruppo speciale di frónte a k2-mc72: il loro aiuto per la ricostituzione critica di b3 è quindi più efficace. Abbiamo così potuto ordinare in tre gruppi quasi tutti i Mss. che appartengono a b: non rimangono a studiare che il Laur. XC s. 136,

[p. clxvii modifica]il Toledano (To) e il frammento contenuto nel Ricc. 1054. Ciascuno ha lezioni sue speciali, e sta quindi a sè: appena tre o quattro nel Toledano, in buon numero negli altri due.


(Tav. 31)

To Gli altri Mss. di b
XV 3 questo sonetto. Cio questo sonetto il quale comincia. Ciò che (o Ciò che mincontra)
XVIII 8 mi pari mi parti
XXVI 9 uolendo manifestare73 uolendo manifestare
XXXVII 3 nōrimanesse nōsaputa74 non rimanesse saputa


(Tav. 32)

Laur. XC s. 136 Gli altri Mss. di b
II 2 om. il 1° quasi
8 landai molte uolte molte uolte landai
9 om. fedele
III 2 le parole sue le sue parole
14 che comincia lo quale comincia
VIII 1 fu gratiosa molto fu assai gratiosa
IX 5 di lei da lei
13 per modo nel modo
XII 1 partendomi partitomi
3 dormia giacea
5 Et che e cio Che e cio
XIV 2 ad che io mi fossi ad che io fossi
4 om. tra loro
6 om. forte
XV 1 om. tua
XVIII 3 uenorano ue ne auea
tutte quante laltre tutte lealtre
XIX 8 duna donna di madonna
dica allonferno dira nellonferno
XXII 5 om. tra loro
8 om. che nel primo domando
17 assai manifestamente mostrati non mi trauaglio assai manifesti non mi trametto (b3: tramettero)
XXIII 5 andar donne donne andare
12 con meco meco
30 ζ comincia quiui questa parte Quiui. comincia questa parte quiui
[p. clxviii modifica]
XXIII 31 dico ad che dicendo ad che
XXIV 4 uera uerace
6 mirasse questa primauera mirasse la bilta di questa primauera
XXV 3 altre genti altra gente
9 iura iussa
10 baldanza alcuna alcuna baldanza
XXVI 1 di colui di quello
XXXI 3 la seconda ragiono75 nella seconda ragiono
XXXIII 1 doueua intendeua
2 dissi per costui due dissi due
per lui per costui
om. persone
XXXIV 1 giorno chellanno sicompieua giorno nel quale si compieua lanno
parte doue parte nella quale
huomini lungome lungo me huomini
2 om. giù
3 operatione del disegnare opera cioè del disegnare
XXXVIII 3 Poi si riuolgea uno altro poi si rileuaua uno altro
XXXIX 3 om. cio
molte aduenia molte uolte aduenia
XL 4 glintendesse lentendesse
XLI 6 posso comprendere posso intendere


(Tav. 33)

Ricc. 1054 Gli altri Mss. di b
II 1 inprima prima
7 chemmi signoreggio amore(corretto con freghi e richiami in modo da leggere: che amore signoreggio) che amore signoreggio
III 1 passati apunto tanti passati tanti
6 chella faccea che le facea
9 salutai salutassi
VII 1 chon chui con la quale
di cheio perche io
3 pensate passate
5 da mio da moroso

Ognuno avrà notato quanto poche siano le varianti secondarie di To, rispetto ai suoi affini. La prima è una semplificazione voluta dal [p. clxix modifica]trascrittore per far entrare nella riga, di cui rimaneva poco spazio, la fine della ragione; onde, invece di copiar tutte le parole dell’originale questo sonetto il quale comincia. Cio che mincontra, abbreviò così: questo sonetto. Cio. La seconda è nata dall’omissione materiale, involontaria, di un t nell’atto di trascrivere parti, onde risultò un pari che non dà senso, allo stesso modo che in XXIV 5 abbiamo nello stesso codice e negli affini un pare invece di parue. L’aggiunta del pronome l(o) in XXVI 9 potè parer necessaria, o almeno opportuna, per dar maggior chiarezza al passo: onde io ueggendo ciò ζ uolendo manifestare adchi cio non uedea; ma può anch'essere che quel pronome fosse già nell’esemplare di To76, e che il trascrittore di To, accortosi d’averlo omesso nella sua copia, ve lo aggiungesse per scrupolo d’esattezza; onde non sarebbe, almeno in questo gruppo, lezione secondaria. L’unica lezione secondaria di qualche entità sarebbe la quarta (non rimanesse non saputa pur dal misero), ma anche essa dovè essere introdotta per mero caso ed eliminata subito dal trascrittore con un tratto di penna.

Altre varietà fra To e gli altri codici di b77 ci sono, ma non è To che in questi casi si allontana dalla buona tradizione: [p. clxx modifica](Tav. 34)

b1 b2 b3 Laur. XC s. 136 To
VIII 12 ad infinita ad indiffinità
XVI 11 disopra narrate disopra ragionate
e dico onde dico
XX 7 insieme in essere
XXII 3 piangea piange
XXVI 14 le quali operaua che uirtuosamonteo operaua
XXXV 4 e cominciai. Videro ζc. e comincia il sonetto. Videro
XXXIX 6 per força ζc. dissi lasso per força ζc. ζ dissi lasso
XL 4 io pure gli farei io gli pure farei


L’accordo in tali varianti da parte di b1 b2 b3 e Laur. XC s. 136 viene a provare che questi codici formano, di fronte a To, un gruppo a sè, che possiamo indicare con b* 78. E si presenta allora il problema: To e b* sono essi due manoscritti indipendenti, oppure l’uno deriva dall’altro? Che To non possa esser derivato da b* è dimostrato dal fatto che nessuna delle varianti secondarie del secondo sia passata nel primo. Se fossero tutto errori manifesti, si potrebbe credere che To, vista la necessità di correggere, abbia indovinata, o ricercata altrove, la lezione genuina; ma in XVI 11, XXII 3, XXVI 14, XXXV 4, XXXIX 6 anche la lezione di b* dà un senso sodisfacente, tanto da non mettere l’amanuense nella necessità di riscontri o di congetture. Si noti anche il caso di XL 4: è naturale che un copista mantenga una forma antiquata come io gli pure farei, se la trova nel suo originale; ma non si capirebbe come To, trovando nell'esemplare la forma più usuale (io pure gli farei), sostituisse quella che è meno comune. Più ammissibile è il caso opposto, cioè che b* derivi da To. Le varianti proprie di quest'ultimo (tav. 31) sono così poche e di tal natura, da non far maraviglia che un copista le abbia corrette, sia pel ricordo di certe espressioni che si ripetono periodicamente nel testo, sia per suggerimento del buon senso 79: [p. clxxi modifica]quanto al pronome enclitico l in XXVI 9, essendo breve e sottile asticciuola posta nell’interlinea, potè passare inavvertito, o esser creduto giunta non necessaria, e potrebbe anche (chi può escludere il caso?) essere stato aggiunto posteriormente da qualche possessore. E vi sono indizi che proprio fan credere che b* derivi da To. Abbiamo notata in b l’omissione di luogo al # XXVIII 3 in un passo ov’essa parola, oltre che necessaria al senso, è posta in rilievo dalla sua stessa posizione nel periodo, sicché difficilmente poteva venir fatto di lasciarla fuori: ammettendo che fosse To a lasciarla, si avrebbe una ragione speciale dell'omissione nel fatto che l’amanuense doveva voltare il foglio proprio nel momento di scrivere le due parole molto luogo, venendo molto a cadere proprio in fine della c. 41a. Così in XXIII 13, al punto ove Dante si riscuote dalla dolorosa visione della morte di Beatrice, avvenne a To di scrivere misuegliassi invece di miuergognassi; e accortosi subito del trascorso, sottolineò, per espungerlo, misuegliassi e continuò poi a copiare miuergognassi molto tutta uia ecc.: ora, b* non dovè fare attenzione alla sottolineatura di misuegliassi e gli attribuì altro valore che d’espunzione 80, e trascrisse misuegliassi miuergognassi molto, poiché i suoi derivati recano:

b1: misuelglassi, mi uerghognai molto
b2, ossia Panc. 9 (perchè Magl. VII 1103 anche qui corregge: che io mi uergognassi): mi suegliassi miuergogniassi molto
b3: misuegliassi ζ mi vergognassi molto
Laur. XC s. 136: mi suegliassi ζ mi vergognassi molto81.


Ma la migliore conferma della derivazione di b* da To l’abbiamo nell’essere quest’ultimo di mano del Boccaccio. Fortunatamente, dopo le ricerche dell’Hauvette e principalmente dell’Hecker lo scetticismo che regnava fra gli studiosi a proposito di autografi boccacceschi è scomparso, o s'è almeno di molto attenuato; e nessuno che abbia studiato con serietà la questione dubita più dell’autografia dello Zibaldone laurenziano (XXIX e va con esso il Laur. XXXIII 31 -; cfr. Hecker, [p. clxxii modifica]tavv. V o XV); dei famosi codici di Terenzio (Laur. XXXVIII 17; cfr. Hecker, tav. III e VI) e d’Apuleio (Laur. LIV 32; cfr. Hecker tav. IX e XIV), di alcune carte dello Stazio contenuto nel Laur. XXXVIII 6 (cfr. Hecker, tav. VIII), del Commento ad Aristotile dell dell'Ambrosiana ( A 204, inf.;cfr. Hecker, tav. X, XIII, XIX, XX, XXII). Lo studio comparativo di tanti autograti ci ha rivelato non soltanto il tipo costante della scrittura boccaccesca, ma anche le varietà introdottesi in essa col volgere degli anni, poiché abbiamo codici che, come il Laur. XXIX 8 e il Terenzio, rimontano al 1348 o a quel torno, e altri che, come il Buccolicum carmen e il Genealogia, ci conservano, nei vari rimaneggiamenti, il carattere dell'ultimo decennio della vita del Boccaccio. Sono varietà notevoli, che alla prima potrebbero faranche dubitare dell’identità della scrittura; ma poichè s’avvicendano progressivamente fra altri elementi costanti, e non mancano codici che presentano insieme le line e le altre forme, così tutto si spiega, e le varie forme sono anzi indizio approssimativo dell’età dei codici. Così la y colla coda curvata a sinistra, la la r seguito a lettere pauciute che non abbia l’asta assai prolungata sotto la linea, l’a costantemente fatta a modo della nostra minuscola corsiva (a) e col secondo tratto un po’ smussato nella parte superiore, un maggior distacco della h dell'11 apice e della codetta «felle parti essenziali della lettera, e se la h è congiunta con Po, una compenetrazione assoluta della curva di quest’ultima lettera nella curva della h con distacco notevole dell'occhietto dell’e, l‘u maiuscolo rappresentato con U e con la seconda asta che si prolunga sotto la linea, l’a maiuscola senza nessun apice, indicano che la scrittura appartiene agli ultimi anni della vita del Boccaccio; la y invece colla coda curvata a destra o diritta, la r colla codetta esagerata, la presenza dell’a uncinata come nella stampa, e se si usa l'a corsiva, col secondo tratto franco e tutto d’un pezzo in linea piuttosto obliqua e in modo da fare in alto un angolo acuto, la forma V per l’u maiuscolo, e l’a maiuscola coll’apice in alto a sinistra, sono indizi che la scrittura appartiene a più antico periodo. To a chi lo confronti, anche nella riproduzione che diamo d’una pagina della Vita Nuova, coi più sicuri autografi boccacceschi, e specialmente coi più antichi, come lo Zibaldone laurenziano, l’Apuleio 82 ed il Terenzio, [p. clxxiii modifica]non lascia dubbi sulla sua autografia, tanto è perfetta la corrispondenza non solo nel tipo ma anche nei più minuti particolari della scrittura83. Nè affidano di meno la costanza e regolarità dell'ortografia, l’esattezza dell’interpunzione, la cura posta nel puntuare le vocali atone da non pronunziarsi nel verso (2), le stesse correzioni fatte durante la trascrizione; cose tutto che rivelano esser questa veramente la copia di un trascrittore letterato, e che si riscontrano precisamente in altri testi volgari nei quali il Vandelli ha testè ravvisato la mano medesima del Boccaccio, cioè la Divina Commedia e le canzoni di Dante del cod. Riccardiano 1035, la Divina Commedia del Chigiano L, vi, 213, e anche nei testi contenuti in K2.

Tutto ben considerato, io non ho dubbio alcuno che To sia il capostipite della famiglia boccaccesca. Tuttavia se vogliamo spingere la diffidenza a tal segno da non credere alla coincidenza di tante prove quante abbiamo addotte, e preferiamo, nei pochi casi di discrepanza, tener d’occhio anche b*, gioverà a ben ricostruire la sua lezione studiare le relazioni dei suoi derivati. Essi presentano queste differenze:


(Tav. 35)

II 7 disposata: b2, [Ricc. 1054, To]
disposta: b1, b2, Laur. XC s. 136
XII 4 sonni: b2, Laur. XC s. 136, [To]
sospiri: b1, b2
XVIII 4 la sua merce: b1, b3 [Magl. VII 1103. To]
la sua mente: Panc. 9, Laur. XC 8. 136
6 rispondendole: b1, b3, [Magl. VII 1103, To]
-Panc. 9, Laur. XC s. 136
XIX 19 parte della persona: b3, [To]
parte della prima: Panc. 9, Laur. XC a. 136
forma a parte: Magl. VII 1103
(manca la divisione in b1)
XXIII 2 intollerabilmente: b2, Laur. XC s. 136, [To]
intollerabile: b1,b3
15 il maluagio: b1, b3, [Magl. VII 1103, To]
[p. clxxiv modifica]
XXIII 15 il falso: Panc. 9, Laur. XC 8. 136
XXVIII 2 non e il mio intendimento: b2, Laur. XC 8. 136, [To]
non e mio intendimento: b1, b3


Ecco dunque: b1 e b2 hanno a comune le varianti secondarie sospiri, intollerabili, non e mio intendimento; b2, o almeno Panc. 9, che è lo stesso, e Laur. XC s. 136 concordano invece in errori grossolani come la sua mente e parte della prima, nella lezione falso, che è forse correzione congetturale di malvagio data da To (invece di fallace), e nell'omissione di le dopo rispondendo 84: si hanno quindi due gruppi così disposti:

b*
*
*
b1 b3 b2 Laur. XC s. 136

Impossibile è determinare se Ricc. 1054 sia da ricongiungersi con b*, o direttamente con To, poiché nei primi sette paragrafi a cui quel codice frammentario si estende, non si hanno varianti che diano lume. Ci è dato invece di provare che le divisioni aggiunte nei margini del codice di Ithaca derivano da To, non per mezzo di b*, ma direttamente:


(Tav. 36)

To Ith2 b*
XIV 14 si scriuono trouano85
XVI 11 onde dico e dico
XX 7 in esser86 insieme
XXVI 14 che uirtuosamente operaua le quali operaua

Resta a determinare se K2 possa esser di mano del Boccaccio. Abbiamo visto (p. XXI e seg.) le incertezze dei critici, causate più che da argomenti paleografici, da ragioni o convinzioni varie. Ma son convinzioni e ragioni che non hanno un vero valore negativo. [p. clxxv modifica]L’argomento fatto valere dal Macrì-Leone (p. CXLIX) che il codice contenga un rifacimento apocrifo d'un rifacimento apocrifo della Vita di Dante» non vale più oramai: oggi l’autenticità del Compendio è generalmente, e giustamente, ammessa. Quello che ancora si può discutere è se sia una prima stesura del trattatello, oppure un rifacimento; e io sto risolutamente per questa seconda opinione. Non è propriamente un compendio, ma una scrittura più ordinata, più sobria, più temperata; è sfrondata di tante considerazioni, digressioni, invettive, vane od eccessive, ma accresciuta di fatti e di particolari che compiono la vita o migliorano la scrittura; e anche i più piccoli ritocchi rivelano il ritorno dell’autore sull’opera già composta per renderla più armonica e più perfetta. Nè è il caso di parlare di un secondo rifacimento per quelle differenze che rispetto al Compendio sono in K2 (ed. Rostagno, p. VI-VII): sono accorciamenti che possono esser consigliati da ragioni varie, o anche da necessità di spazio o di tempo, all’autore stesso che ricopì l’opera sua. E neppure deve far maraviglia questo ricopiare che fa il Boccaccio il suo trattato, come non deve far maraviglia che trascriva più volte la Vita Nuova: ogni giorno più si conferma la credenza, fondata su testimonianze del tempo o di poco posteriori, ch’egli trascrivesse gran numero di codici; e il suo culto pel divino poeta, le molte reminiscenze dantesche onde ha infiorato i suoi scritti 87, il potersi attribuire alla sua mano ben quattro codici di cose dantesche88, il rimanerci, oltre alle due diverse redazioni della Vita di Dante, un epitome in terzine da premettersi a ciascuna cantica del poema 89, e argomenti in prosa da preporsi ai singoli canti90, provano, s’io non tu’ inganno, ch’egli copiò le opere di Dante, che dovevano esser molto ricercate, non soltanto per averne [p. clxxvi modifica]un esemplare nella sua Libreria, ma anche per richiesta o per farne un presente altrui, e quindi non una volta sola, ma più volte. Il codice di Toledo nella sua composizione stessa ci attesta il pensiero e le cure di un vero editore, che raccoglie e ordina il meglio del suo autore, e vi premette, come introduzione letteraria, il trattato in lode di lui, e in testa alle varie scritture o alle singole parti di esse appone quelle esposizioni o indicazioni che servano a dare una notizia sommaria del loro contenuto.

Ma - si oppone - le scritture di K2 riboccano di errori, e non soltanto le rime del Petrarca, la Vita nuova e le canzoni di Dante, ma anche l'opera stessa del Boccaccio, cioè la Vita di Dante: non può quindi ammettersi che il codice sia di sua mano. Di tali errori indica buon numero il Cesareo per le rime del Petrarca91, e alcuni il Macrì-Leone per il trattatello boccaccesco. Ma di quest’ultimi ha fatto giustizia l'Hecker (p. 1(5); gli altri si riducono a lezioni secondarie od omissioni, che al più possono provare che l’esemplare adoperato dal Boccaccio già si scostava dalla tradizione genuina con varianti che non sono errori manifesti e che quindi anche un copista intelligente poteva accettare senza difficoltà92, o che anche il certaldese ebbe talvolta le distrazioni che son comuni ai copisti 93: prendendo pure in esame [p. clxxvii modifica]In Vita Nuova e le canzoni di Dante, si hanno le stesse omissioni e varianti secondarie, e come in K2 così anche in To. Il fatto stesso che K2 riproduce un testo così lontano dal capostipite della tradizione boccaccesca, non prova nulla contro la sua -autografìa: vuol dire che quando il Boccaccio si pose a copiarlo, non aveva o non potè trovare altro esemplare. Il quale, del resto, potè essere anche un’altra sua copia; perchè l’esistenza, fra la Vita intera che si ha nel codice di Toledo e il secondo Compendio che si ha in K2, d’un primo Compendio fa credere che fra To e Ka ci sia stato di mezzo un altro codice di opere dantesche trascritto dal Boccaccio, pel quale a quel primo Compendio fu appunto dato opera. Le prove paleografiche conservano quindi tutto il loro valore. Già il Rostagno e l’Hecker hanno notata la straordinaria somiglianza della scrittura di K2 con quella degli altri autografi boccacceschi, particolarmente colla Genealogia; e risoluto sostenitore dell’autografia di quel codice è divenuto - mi sia lecito annunziarlo - il Vandelli dopo uno studio accurato che ha dovuto fare di esso in relazione con gli altri Mss. della Commedia nei quali ha riconosciuto la mano del Boccaccio. La convinzione mia è che, se teniam conto dei soli argomenti calligrafici, Ka sia autografo più sicuro dello stesso codice di Toledo, perchè mentre questo, per essere più accurato, rivela meno i tratti personali, in quello la scrittura ha preso quella maggior trascuratezza e quella naturale defigurazione che è conseguenza dell’abitudine e forse anche della minor sicurezza della mano e dell’occhio: e il vedere che una copia che per argomenti interni risulti assai tarda, come quella che ha il secondo Compendio e un testo della Vita Nuova molto lontano da To, ha precisamente le stesse defigurazioni e le stesse preferenze fra varie forme di lettore, che si riscontrano nei più tardi autografi del Boccaccio 94, è per me la dimostrazione più sicura che anche quella copia è della mano di lui; perchè non è ammissibile che un tipo di scrittura calligrafica modificandosi naturalmente per due diversi copisti risulti sempre più somigliante noi minimi tratti e più uniforme, quanto più si proceda nelle alterazioni e nelle sostituzioni. L'Hecker vorrebbe, per risolversi a dichiarare autografo K2, qualcuna di quelle prove che postumo dirsi di redazione; ma poiché si

[p. clxxviii modifica]tratta di trascrizione d’opere altrui, e anche per il Compendio, d’una copia di divulgazione, e non dell'esemplare per uso proprio, la mancanza di quelle prove nou deve generare sospetti. Certo sarebbe bene che vi fossero, per la più sicura risoluzione della questione; ma poiché bisogna contentarsi di quello che c’è, a me pare doversi ammettere che se sono autografi il De Genealogia e i brani aggiunti o rifatti del Buccolicum Carmen (e di ciò\ nessuno dubita), sia di mano del Boccaccio anche Ka. Del resto, por noi la questione è di poca importanza, avendo giù ritrovato il capostipite nella tradizione boccaccesca in To.


2) Il gruppo k (Chigiano)


Separata dalla turba dei codici la squadra numerosa capitanata da To, resterà assai più facile ordmare i rimanenti. Il Chigiano L, VIII, 305 (K) mostra nella sua stessa composizione relazione d’affinità col Trivulziano 1058 (T). Oltre la Vita Nuova, ambedue contengono una silloge di rime varie, e quantunque il trascrittore di T abbia fatto la sua copia a più riprese e con criteri personali, aggiungendo rime anche da altre fonti, e sia veuuto così a turbare l’ordine delle rime comprese nel Ms. donde trasse la Vita Nuova, tuttavia rimangono prove sufficienti di uguale disposizione e attribuzione nelle rime comuni a K e a T:

T 1 2 3 4 5 6 7 8 9 .... 20
K 24 25 26 27 28 29 30 31 32 108
T 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31
K 110 112 113 114 115 116 117 118 119 132 133
T 32 33 34 85 36 37 38 39 40 41 42
K 134 135 212 213 214 215 216 217 493 494 495
T 43 44 45 46 47 48 49 50 51 .... 180
T 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191
K 38 39 40 33 34 36 76 77 78 79
T .... 217 218 219 220 221 222 223 224 225 ....
K 4 42 43 44 45 46 47 49 50
T 232 333 234 235 236 237 238 239 240 241
K 62 63 64 65 66 67 67bis 73 74 75

Hanno inoltre a comune una serie di lezioni secondarie e di errori

e in questui serie concorda anche un terzo codice, l’Ambrosiano

R 95 sup. (Am): [p. clxxix modifica](Tav. 37)

K T Am b β
I sotto la qual sotto la quale rubrica
dasemplarle dasemplare
II 1 fu da molti chiamata fu chiamata da molti
4 del mio cuore del cuore
6 nostrale naturale
7 fu a lui si tosto fu si tosto a lui (te: sittosto fu allui)
9 staua incollo meco staua
neunora nulla uolta
10 per esemplo de lesempio
questo e uero questo uerro
pelagrafi (T: pelagraffi) paragrafi
III 5 delle sue mani de le mani
8 la quarta della notte stata stata la quarta dela nocte
IV 2 per uolonta per la uolontade (-11 ta)
poria potea
V 1 chera stata nelmeçço delaritta (T: dritta) linea la qual in mezzo (M: chemezo; b:che meza) era stata ne la linea retta che
3 che al (Am:ch'i al) mio segreto fu che il mio segreto fu
4 scriuerle scriuere
VI 2 modo forma
IX 7 pensoso pensoso molto
X 1 uolte fiate
XI 1 alcuna parte parte alcuna
XII 9 della decta chamera di questa camera
proposto imposto
XIII 1 imposte didire imposte a dire
K: quanto che ingombrassero; T: quanto che ingronbassono; Am: quatro quatro ch'ingrombrassero Quattro mi parea che ingrombrassero(b:quactro mingombrauano
10 si diuide si può diuidere 95
parlano damore sono damore
XIV 1 gentili donne erano raunate donne gentili erano adunate
2 rìspuose disse
3 selusanza secondo lusanza
4 paruemi mi parue
temendo chealtre (-1) non temendo non altri
[p. clxxx modifica]
XIV 7 onde dicio accorgendosi lamico mio dibuona fede β: onde lo ingannato amico di buona fede; b: onde l'amico di b. f.
8 si potre si puote (puo) ire
9 me medesimo me stesso
XV 3 ponessi anche didire di quello ponessi anche di quello
8 Anche sidiuide Et anche si diuide
XVI 4 apropinquare per apropinquare
XVIII 2 dimolto gentile parlare leggiadro di molto leggiadro
3 om. una
4 loro queste parole queste parole loro
6 che tucci (Am.: che ci) dichi che tu ne diche
8 poi chiebbi (Am.: poi ebbi) poi che e
XIX 25 principio delamore principio d'amore
XX 1 per le parole udite per l'udite parole
XXI 6

fue gentile tutto ciò chefece ||fa gentile tutto ciò che vede

XXII 1 Appresso b: Appresso questo; β:presso cio
chiera stato tenitore che era stato genitore
questa gentilissima beatrice questa Beatrice
4 lequali che
6 diceano poi di poi diceano
11 tornauano tornano
XXIII 3 alquanto pensato pensato alquanto
debile b: debolecta;β: debilitata
10 tornare uerso, guardare verso
12 era ame (Am: era me) era meco
da dire ζ da udire da udire
uisione diuisione
30 pensava la mia frale(T: fallace) uita uita
XXIV 1 come io fossi come se io fosse
6 gentile dissi gentile e dissi
XXV 4 uolemo
7 dengno e, ζ ragioneuole degno e ragioneuole e
8 possibile ad aprire possibile d'aprire
9 Dardanie (Am:dardeme) Dardanide
remo. Lo modo del β: recitando lo modo del (Wp: recitando le parole del; Wm C: retinendo lo modo del); b: medio del
XXVI 4 om. quello
14 tragente β: tra che gente; b: che tra gente
15 lasua presençia ne la sua presentia
[p. clxxxi modifica]
XXIX 2 samano saueano
3 ilfactore demiracoli lo fattore per se medesimo de li miracoli
XXX 3 solamente inuolgare96 solamente uolgare
XXXI 1 alquanto lagrimato un tempo delamia anima per alquanto tempo lagrimato delanima mia
XXXIII 3 lo diedi β: li diedi; b: gli diedi
4 e questa e la cançone che comincia (niente)
XXXIV 1 edisegnaua uno disegnaua (b: io disegnaua) uno
3 ritornai β: ritornaimi; b: ritornatomi (omettendo poi e)
disengnare (Am: designare) deli angeli disegnare figure dangeli (b: disegnare, e omette il resto)
XXXV 3 diloro medesimo anuendo pietade inloro se stessi (-o) auendo pietade (om. in loro)
XXXVI 3 ζ questo e, desso (Am: o questo dissi) (niente)
XXXVII 2 condiçione dolorosa dolorosa conditione
5 Equesto elsonetto che comincia

mincia ||(niente)

XXXVIII 7 Et questo elsonotto che comincia qui (T: quiui) A: et così eomincia el sonetto.di lauolgi (Gli altri codici niente)
XXXIX 1 nelaquale io primieramente in quale (b: a quella in che) prima
4 sonnelato (T: sondellato) solleuato (solleuato, solennato)
5 potessero trarre (T: potessero tirare) potesse trarre
6 chiunque ua chi ua
XLI 6 Equesto elsonetto che comincia qui (T Am: quiui) (niente)

È incerto se risalga al capostipite del gruppo la lezione uideo parantur (XXV 9, in luogo di video bella parantur), nella quale concordano K T, perché Am fa a questo punto un salto di più linee. Si deve credere invece che vi risalgano per disdengno modo (XIII 10), stringnere o stringere (XVI 11), questa gloria (XXXIX 1), nonostante che T, essendo manifesto l’errore e facile la correzione, abbia ristabilito la vera lezione (per disdegnioso modo, distinguere, questa gloriosa). Altre varianti caratteristiche del gruppo possono essere fra [p. clxxxii modifica]queste che seguono, comuni a K e T, ma per le quali la testimoianza di Am ci manca, avendo il suo copista omessa la trascrizione delle poesie:

(Tav. 38)

K T b β
XII 12 mutol colore97 muto il core
XVI 10 guardar nel core | emisi comincia un terremoto | che lanima dalipolsi fa guardare | nel cor mi si comincia un terremuoto | che fa da polsi lanima
XIX 11 auere adonna a donna auer
12 Lei ( T: a ley, per ristabilir la misura del verso98) Voi le
XXI 3 ed ongne pensero ogne pensero
XXII 13 pur lui ben lui
XXIII 20 aueder lomio a ueder mio
23 donne dubitose cose dubitose
K: quando lauedea schorta uedea; T: quando scorta uedea quando lauea scorta uedea
XXIV 9 Ecosì chome Et sicome
XXXI 9 Perche E perche
XXXVI 5 distrecti distructi
XXXVIII 10 uolere (in K è stato poi corretto in ualore) ualore

K e T mostrano tra loro, rispetto a Am, una speciale affinità. Hanno intanto ambedue la traduzione dei passi latini della Vita Nuova, fatta colle stesse parole (K nei margini e T nel testo congiunta ai passi latini con un cioè); e se non vogliamo dar importanza a questo fatto per la possibilità che il copista di Am, o meglio un suo ascendente (chè l’amanuense di Am trascrive pur in parole notabili che il suo originale gli dava segnate nei margini), abbia trascurato quelle traduzioni marginali, i medesimi K e T ci presentano una serie di errori loro speciali là dove Am si mantiene fedele, o almeno più vicino, alla buona tradizione:

(Tav. 39)

K T Am
III 13 chessi a chi si
IV 2 impero che chi impero ch’i
[p. clxxxiii modifica]
IX 7 disse diesse
X 1 pensaua pesaua
2 distruggitore distruggitrice
XIV 3 disposta disposata
XVI 4 discolorato discolorito
XIX 16 intendea intenda
XXII 3 raunarono a cotale rauinano a cotale
XXIII 1 ciò che per ciò per
XXV 2 lo dica (T: dica lo) moto locale dica moto locale
9 -quitottes, T- quotiens quit optes
XXXVI 1 duna uista pietosa eduna uista (om. la ripetizione: edanavista)
XXXIX 6 intentione tentatione

Anche in XIII 1 la lezione di Am (quatro quatro ch’ingombrassero) è più vicma che quella di K (quanto che igombrassero) e di T (quanto che ingronbassono) alla genuina quattro mi parea che ingombrassero. Pensare che gli errori suindicati siano stati corretti dall’amanuense di Am non si può, tanto era egli materialone, e tanti sono gli spropositi che lascia correre nella sua copia 99! E neppure è da sup[p. clxxxiv modifica]porre un’attenta correzione in un ascendente, ora perduto, di Am; perchè essa avrebbe rimediato in qualche modo anche agli altri errori, grossolani e facili a correggere, che Am ha in comune con K e T (cfr. tav. 36 a II 10, V 3, XIII 10 disdengno, XIV 3, XVI 11, XXV 9, XXVI 14 e 15, XXIX 2 samano, XXXIX 1). E ad ogni modo sarebbe sempre strano che correggendo o mutando le lezioni della tav. 38 senza riscontro di altro codice (chè traccia di collazione d’altri testi non rimane) fra tanti modi possibili di ristabilire un senso qualsiasi ne azzeccasse sempre uno che rispondeva o si avvicinava al testo genuino, e che mutasse (indovinando la retta lezione) anche dove il senso era buono pur colla variante e non esigeva quindi mutazione (XVI 4 discolorato, XXXIX 6 intentione). Anche la lezione quatro quatro ch’ingombrassero non può essere considerata di fronte a quanto m’ingombrassero di K e T come una lezione ricorretta - chi avesse avuto tale intenzione avrebbe corretto tanto da restituire il senso-: il testo era già corrotto nel capostipite, e mentre ad Am è venuto tal quale, in K T ha sofferto un'ulteriore alterazione.

Quanto al rapporto di K e T, è da escludere che il secondo derivi, sia immediatamente, sia per mezzo di qualche altro codice, dal primo: non immediatamente, perchè, oltre all’inverosimiglianza che un Ms.

[p. clxxxv modifica]così chiaro come K. copiato da una persona intelligente come il trascrittore di T, dia occasione a tante varianti quante T ne presenta rispetto a K100, si danno casi che la derivazione immediata [p. clxxxvi modifica]escludono in modo assoluto (in XXXI 12 dove K legge per esteso lanima T ha la mia;} non per mezzo di altro Ms., perché K ha lezioni secondarie o errori dove T, d’accordo in ciò con Am, è fedele alla buona tradizione (XXIII 4-K cominciamy, T cominciay; XXIII 13 K amouimento, T amonimto; XXIV 4 K clamans, T clamantis, XXXI 13 K lo core nel uiso, T lo color nel uiso); e bisognerebbe aver le prove che siano tutte felici correzioni di questo intermediario o di T per escludere la più semplice spiegazione che derivino dal capostipite, dove certo eran quelle buone lezioni, come mostra (meno che per l'ultima, mancaudo l’intera canzone) il riscontro di Am. L’indipendenza di T da K è inoltre comprovata dalle parti che i codici hanno a comune fuor della Vita Nuova: perchè nelle didascalie delle rime l’ha in più certi particolari, che da sè probabilmente non era in grado, e che ad ogni modo non c'era ragione, di aggiungere (per es., ai n. 34, 38, 188-191 ha Dino di meser lambertino freschobaldi o Dino di meser lambertino di frescobaldi, mentre K 212, 216, 76-79 porta semplicemente Dino di frescobaldi o Dino frescobaldi); e dove K ha lezioni secondarie, ma tali da dar buon senso e da non far quindi sentire il bisogno di cambiare, l’ha la lezione originale (ad es., in ‘ Tre donne’ v. 11 K tanta gente, T tuta gente).

Ai tre codici, di cui abbiamo sin qui discorso, vanno ricongiunti altri due, che contengono della Vita Nuova solo alcune poesie: il Magl. VII 722 (cc. 41b-47a) e il Laur. Strozz. 170 (cc. 46a-53a).

Che questi due Mss. abbiano fra loro stretta affinità è dimostrato anzitutto dalla identica loro composizione. In entrambi difatti alle

[p. clxxxvii modifica]cosiddette ‘ rime scelte ’ della Vita Nuova, accompagnate dalle solite quindici canzoni e dalla ballata Io mi son pargoletta 101, s’aggiungono prima i sonetti Negli occhi porta e Tutti li miei pensier e quindi, nell’ordine originale, tutte le altre rime non ancora trascritte della medesima Vita Nuova; seguono appresso, nello stesso ordine, altre nove poesie attribuite a Dante (Nelle man vostre.... Chi guarderà.... Degli occhi de la mia.... Parole mie.... Voi che sapete.... E’non è legno.... Ben dico certo.... Io non sì vago.... O dolci rime), e quindi d’altri autori le medesime rime, anche qui nel medesimo ordine, (Donna mi prega.... Vedete ch’io son un.... Poi che di doglia.... Per gli occhi fere.... Al cor gentil.... Amor che hai messo). E ciò che resulta dalla composizione dei due codici è confermato luminosamente da una serie di lezioni caratteristiche loro comuni: III 10 lor paruente (suo parvente), che e amore (cioè Amore), III 11 nel tempo (del tempo), VIII 4 ueggendo (udendo), 6 lafatto (le fece), 10 partita leggiadria (partita cortesia), XIV 12 libertade (sicurtate), XV 5 timore (tremore), XXVI 10 uirtute (salute), XXXV 6 negli occhi (cogli occhi), XXXVI 4 di morte (d’amore), uedeui (vedetevi), 5 del pianger (di pianger), XXXIX 10 si dolorosi (li dolorosi). Nessuno però dei due codici deriva dall’altro. Certo il Magl. non proviene dallo Stroz., sia per la notata mancanza in questo di Ai fals ris e della seconda trascrizione di Ballata i’voi, sia perchè dove lo stesso Strozziano ha un lacuna, indicata con puntolini, al § XXVII 4 e uno spazietto bianco al § VIII 8 il Magl. legge regolarmente chiamando e te, sia infine perchè le varianti individuali dell’uno non son passate nell’altro 102. E neppure lo Stroz. proviene dal Magl.: perchè quest’ultimo ha quandio a uederui (XV 4) e di pietà simile (XXII 9) là dove il primo legge quando uegno auederui [p. clxxxviii modifica]di pietra simile; perché mentre il Magl. ha tutte le rime adespote, lo Stroz. pone in principio Canzoni di Dante, e sa poi dire attamente dove finiscono le canzoni di Dante; e soprattutto perchè leggendo il Magl. limpidamente chiamando e te non avrebbero spiegazione alcuna le lacune corrispondenti dello Stroz., indicate coi puntolini o col lasciar bianco un certo spazio del rigo. Tutt'e due i Mss. derivano dunque da un Ms. perduto, al quale possiamo far risalire quanto essi hanno a comune. Diremo λ questo Ms., per la sezione di rime che ora c’interessa.

Ora, che λ sia affine al gruppo di K T e Am e derivi quindi anch'esso dal loro capostipite, cioè da k, ne abbiamo indizi sufficienti, quantunque, mancando in X le poesie dei §§ XII (Ballata i’ voi), XVI (Spesse fiate), XIX (Donne che avete), XXIII (Donna pietosa) e XXXI (Gli occhi dolenti), venga a perdersi il riscontro delle varianti più caratteristiche del gruppo. Tengon testa quelle di XXII 13, XXIV 9 e XXXVI 5, poiché tanto il Magl. quanto lo Stroz. leggono, nei primi due passi, pur lui e Cosi come (omettendo e appunto perchè il così introdotto da k, invece di si, rompeva la misura del verso) e, nel terzo passo, se lo Stroz. ha corretto, consigliato dalla rima, in distructi, il Magl. conserva distrecti come danno K e T. E alle tre varianti caratteristiche del gruppo danno aiuto quelle che vedremo esser comuni a b e a k: se b e k formano (e lo dimostreremo) una famiglia distinta con varianti proprie, e λ ha queste varianti dappertutto dove sono da attendere (XXXV 5 apparita, XXXVII 6 marauigliar), il fatto dell’appartenere alla famiglia di b e k avvalora anche le prove speciali deill'appartenenza a k 103. [p. clxxxix modifica]In che rapporto stia λ con gli altri codici del gruppo k, è impossibile determinare precisamente. Da K e T sembra però indipendente, perchè Magl. e Stroz. leggono regolarmente riscriuan (III 10) dove K ha riscriua in e T rescriua il, e ualore (XXXVIII 10) dove K e T hanno uolere (vero è che la rima richiede valore, e potrebbe esser avvenuta una correzione): anche in VIII 5 λ doveva legger fuora, mentre T ha soura. e così è probabile leggesse anche K prima della rasura e della correzione che presenta a questo punto. Con Am poi ogni raffronto di λ è impossibile, mancando in quel codice tutte le poesie.

La conclusione delle nostre ricerche circa questi codici si è che la lezione di K-T può esser verificata col sussidio di Am per la prosa e di λ per una parte delle poesie. Provengano λ e Am da k per via indipendente o sino a un certo punto comune, poiché manca all'uno quello che l’altro ci conserva, è praticamente indifferente rappresentarli derivati in un modo o nell’altro: indicheremo tuttavia con linee spezzate il punto dubbio.


3) b E k FORMANO UNA SOLA FAMIGLIA (α)


Giova a questo punto notare che k e b hanno in comune, di fronte a tutti gli altri Mss., tali varianti secondarie ed omissioni, da non lasciar dubbio che siano derivati da una medesima tradizione (la diremo α):

(Tav. 42)

k b Le altre tradizioni
XII 6 om. allora
16 de la sua fortuna de la fortuna
XIII 6 questa era questa era uia (M: questa uia era)
XVIII 2 ζ quella che mauea La donna chemauea
4 la beatitudine del fine la beatitudine chera fine
XXI 5 bontà bocca
XXII 2 om. a buon figliuolo e da buon figliuolo a buon padre
XXV 10 parlano104 parlammo
XXVIII 2 La prima che La prima e che
XXXVII 2 om. pur
6 marauilgliare lacrimar

[p. cxc modifica]Anche certe lezioni di b, raffrontate con quelle di k, fanno supporre un identico errore nell’originale comune: da k esso venne riprodotto fedelmente; il Boccaccio invece si provò a correggerlo per congettura, ma non essendo riuscito a indovinare la lezione genuina,

la stessa correzione ci è prova che la lezione del suo esemplare era identica a quella di k. Bastano pochi esempi. Al § XIII 1 il capostipite di k e b doveva avere omesso parea nella frase quattro parea che m'ingombrassero: k riprodusse quello che α gli dava (K: quanto che ingombrassero, T: quanto che ingrombassono, Am: quatro quatro ch’ingombrassero); ma b, essendosi accorto che la sintassi non correva, rimediò col mutare il testo in questa forma: quatro mingombrauano. Al § XIX 18 dove k ha in luogo di effectiue un effāue, b non sapendo da simile forma levare alcun senso adatto al contesto, la trascurò del tutto e trascrisse: narrando alquante delle sue uirtuti che della sua anima procedeano. in XXII 3 b ha un’omissione, la quale ben si spiega ammettendo che anche il suo esemplare avesse la lezione che troviamo in k: ζ concio sia cosa che seconda l'usança della sopradecta cittade, donne con donne ed uomini conhuomini si raunano (K T: siraunarono) acotale tristizia molte donne siraunaro cola.L'omissione di b è: a cotale tristiçia molte donne siraunaro, e bisogna credere che sia stata causata dal ripetersi a così breve distanza della stessa parola raunano o raunarono, raunaro; chè se il capostipite di b avesse avuto nel primo caso la vera lezione radunino, l’omissione sarebbe stata assai più difficile. Al § XXV 9 b si scosta da ogni altra tradizione leggendo quasi medio del buoono homero, invece di quasi recitando lo modo del buono homero; ma anche qui k ci prova che α aveva una lezione che non dava senso (quasi remo, lo modo), onde la necessità di correggere per congettura. Scrupolo di riprodurre fedelmente il suo testo il Boccaccio non lo dimostra in nessuna parte della sua copia, a cominciare dalla separazione violenta delle divisioni dal resto dell’opera, per finire alle sistematiche mutazioni nelle forme e nei suoni, o, come suol dirsi con una sola parola, nell'ortografia: ma poiché senza ragione certo non mutava, così se talune alterazioni o lessicali o sintattiche riesciamo a spiegarle colla lezione che presenta k, possiamo bene addurle con fiducia a conferma delle prove raccolte nella tav. 42 per la derivazione di k e b da un capostipite comune 105. [p. cxci modifica]

4) Il gruppo x


Dei codici che rimangono a classificare, i più (M W C P Co Mgl A) appartengono a un gruppo che diciamo x; il quale ha per sue varianti caratteristiche le seguenti lezioni:

(Tav. 43)

x α S
XIII 10 non so da quale non so da qual parte
XXXIV 2 om. pare pensava
XXXV 2 molto pietosamentequanto a la uista siche106 uista che
XXXVIII 1 recomi ricontai (b: ricouerai adunque)
XXXIX 2 sanza la constanzia107 contra la costançia

Per altri luoghi la variante, essendo un errore manifesto, non si è mantenuta in tutti i codici; tuttavia quando si sarà dimostrato che x dà luogo a due sottogruppi (y = M W C; z=P Co Mgl A), e che esemplari così dell'uno come dell’altro sottogruppo mantengono quegli errori, potranno anch'essi essere addotti a conferma dell’aggruppamento x. Ad es., in XLI 10 invece di piangendo M (del sottogruppo y) ha pungendo e A (del sottogruppo z) pongendo, e invece di mette o mecte M legge mento e A Co Mgl (tutti del sottogruppo z) danno mente. In XXXVIII 1 M ha questa donna e una donna, in luogo di questa è una donna, e la medesima ridondanza si mantiene in p. Così essendo sicuri che x appartiene a famiglia diversa da quella di b, l’accordo di tutti i codici di x nelle lezioni di pianger uoglia, tristitia e doglia in XXXI 11-12 è un’altra prova che può essere addotta a favore dell’aggruppamento in questione.

In x vengono, come abbiamo accennato, a distinguersi due sottogruppi: y, a cui appartengono M W C; z, a cui appartengono P Co Mgl A. Nel primo sottogruppo sono particolarmente affini W e C, nel secondo P Co Mgl (═p). Le lezioni caratteristiche di y e z sono lo seguenti:

(Tav. 44)

y z s α
I om. poco
VIII 5 amore duol108
XI 2 sentiui sensitiui
[p. cxcii modifica]
XII 4 circumferentes circumferentie
XIX 10 cosa109 offesa
XXII 2 da figliuolo buono da buon figliuolo
XXIII 6 ne la mia imaginatione nela imaginatione
XXV 1 secondo uerita secondo la uerita


(Tav. 45)

z y s α
V 2 uedi come la cotale uedi come cotale (w: uedi la cotal)
XI 4 nella sua salute nelle sue salute
XII 3 P Co Mgl: parea; A: pareua parue
14 rimanti qui riman tu qui
XIII 6 faccano om. quasi facca
XIV 14 om. dichiarando
XVIII 5 uedere udire
XXI 1
P Co Mgl: sopra detta rima
Magl: come qui di sotto e scritto
soprascritta rima
XXIII 12 consanguinita sanguinita
XXVI 2 et ella coronata ella coronata
9 questo sonecto lo quale narra questo altro sonecto che comincia Vede perfectamente (ogni salute)lo quale narra; b: questo sonetto Vede perfectamente (e con questa parola termina la prosa)
XXX 1 om. quasi
XXXI 15 mi stringe mi strugge110
XXXII 1 era amico e amico
XL 4 parole che parole le quali

Numerose sono nella lezione di W e di C le prove d’una speciale affinità, quantunque, essendo stato il testo di W ricomposto col sussidio di tradizioni diverse, occorra talvolta rintracciare la lezione comune a C nei margini del codice (indicheremo con Wm e con Wint le lezioni marginali e interlineari di esso).

(Tav. 46)

W C M z s α
I 1 sono intendimento e mio intendimento
II 1 quasi appresso appresso
[p. cxciii modifica]
II 3 duno bellissimo di nobilissimo (p: d’uno nobilissimo)111
4 forte che appena fortemente che apparia
5 petizioni perceçioni
6 qui f. impeditus sum quia f. impeditus ero deinceps
7 nella mia anima la mia anima (lanima mia)
om. e cominciò a prendere
9 om. meco
uita uirtu
10 om. scritto
III 1 mirabilissimo bianchissimo
angieli gentili
uolsero uolse
uedere allora allora uedere
2 di quella di questa
3 om. (in W agg. in marg.) un soave sonno ne lo quale m'apparve
colore fuoco112 colore di fuoco
lo guardasse la guardasse
om. (W agg. in marg.) poche tra le quali intendea
4 delle salute dela salute
7 chenel mio che lo mio
8 la quarta parte della notte la quarta dela notte
W: prima hora della nocte prima ora dele noue ultime
ultime ore della nocte 113; ore dela notte
C: prima ora della notte
9 scriuessi (Wm: al’scrìssi) scrissi
chomincia chosi comincia
10 riscriua su p. (Wm: al’riscriuan (?) suo p.) riscriuan suo p.
11 errore orrore
13 om. parte
per molti da molti
14 dissi disse
V 1 la gloria della mia beatitudine la mia beatitudine
[p. cxciv modifica]
V 2 vedi la cotal uedi come cotale(z:uedi come la cotale)
3 impercio chelo secreto non che lo mio segreto non
fare questa fare di questa
om. (W agg. in marg.) che l mio secreto
dalla più gente ( Wm: a lei più persone) da le piu persone
VI 1 om. volere
2 lo quale la quale
VI 1 La donna colla quale io aueua questa donna La donna colla quale io aueua
isbigottito isbigottito (sbigottito)
uoluto ( Wm: al' creduto) creduto
2 allora e allora
4 per me ponga ( Wm: al’per mia poca) per mia poca
Io mi (Wm: al'chio) chio mi
6 om. ( W agg. in marg.) di for mostro allegranza
intende intendo
VIII 1
sopradetta
C: dello

W: de lo
chui
sopradetta città lo cui
5 suo crudele il suo crudele
soura (W int: suora, Wm: al' sora) sora(suora;fora)
6 disi gran (Wm: disighaia) di si gaia
7 di cio chel signiore loro piange e di cio e dico cje lo signore loro (k: del signore loro che) piange e dico
8 uada uado
9 fallar torto dongni t.t. (Wm:al' tuo fallar dogni t.t. fallar d'ogni T.T.
10 (Wm: che per lo propieta suo c.) che per le proprieta sue c.
IX 1 Apresso alla Appresso la
2 angosce angoscia
mallungaua mi dilungaua
4 e parea Elli mi parea
occhi parea occhi mi parea
5 om. ti
6 le dicessi dillo in modo (Wm: ne dicessi dilei nel modo) ne dicesse dille nel modo
che ti e che ti
7 quasi e quasi
[p. cxcv modifica]
IX 11 C: valore; W: volere, ma l'o e la prima e sono correzioni) uolere
X 1 toruata ritornata
oltre alli (W: espunto poi a) oltre li
2 pare parea
e questa gientilissima quella gentilissima
XII 4 om. già
5 dicea diceali
6 da tre (Wm: al’ da certe) persone da certe persone
chio la quale io
7 sopra lei (Wm: al' sopra te per lei) sopra te per lei
io sono quegli che uolentieri io che sono quelli uolentieri
per questo e per questo
8 medesimamente (Wm: al' mediatamente immediatamente
9 r. di questa uisione che mera apparita mapparue nella nona (Wm: al' trouai che questa uisione mera apparita nella nona) r. trouai che questa uisione mera apparita nela nona
11 -uuoi laudar ( Wm- andar) uuoli andar
12 -arai esta (Wm- al' chiesta) auerai chesta
17 (tutte e due le volte) apporre opporre
XIII 5 distringe ti stringe
8 C: di patir; W: di paura; Wm: al’dipatir di paura
9 chonuenesi conuenemi
10 C: espongho;W:et spongho e soppongo
XIV 13 percio che pero che
per sua per la sua
XV 1 uieni peruiueni
libertade in ciascuna libera ciascuna
in quanto che tu in quanto tu
5 dican gridin
6 si doglia li doglia
aucide (W è però corr. in ancide) ancide
8 om. (W agg. in marg.) secondo cinque
la quale e uista pietosa et distructa la quale pietosa uista e ditrutta
alla sua a sua
[p. cxcvi modifica]
XVI 4 quando questa donna battaglia che quando questa battaglia
q. per apropiquare q. che per apropinquare
5 W: sichome; C: siccome si e come
XVIII 1 om. gentili
3 om. ( W agg. in marg.) Altre v’erano sino a dovessi dire
ver di me uerso me
4 lo salute lo saluto (M: la salute)
che e fine che era fine (α: del fine)
8 tra quelle in quelle
9 materia lo mio114 materia de lo mio
ardia a cominciare ardi di cominciare
XIX 1 C: putte femmine; W: pure femine; Wm: al’puete pure femmine
2 om. (W agg. in marg.) Donne che avete intelletto d’amore
3 io pure ripuosi io ripuosi
innanzi detta sopradecta
8 nostra spene nostra speme
9 quando che quando
chori humani (Wm: al’uillani) cor uillani
C: ouer morria; W: et si morria; Wm: al’ ouer morria o si morria
10 cheproua quei proua
12 a qual loro aguatati (Wm: al’aquale allor li guati) a qual che allor la guati (M: aqualemilaguata; b: a qual che allor li guati)
nel qual non la oue (z: oue, b: la u) non
14 et chon o con
15 cose dinanzi cose di sopra
16 la seconda nela seconda
mi pare pure mi pare auere
la terza ne la terça
17 in due parti in due
18 effezioni (Wm: effectiue hoc est in alio) effectiue
20 om. dico dopo seconda
22 om. usare (W int fare)
credo (Wm: al’temo) auere temo dauere
XX 1 forse auendo auendo forse
2 era di trattare era tractare
4 C: chagione; W: ragione magione
[p. cxcvii modifica]
XX 4 dentro dal qual dentro la (alla, al) qual
7 C: ad essere chome; W: in essere come; Wm: al’ad
XXII 1 beatissima nobilissima
2 si ultima si intima
fu in si altissimo fosse in altissimo
3 innanzi detta sopradecta
che chi che quale
4 C: vdire si lei anche; W: di lei udire anche anche audire di lei(α: udire anche di lei
6 se egli se
7 siccome io come sio
et semmauessero ed elle mauessero
10 chon mecho qui meco (A: meco qui)
13 assomigli risomigli
17 miui intramettero mi trameeto
XXIII 1 che me ne chonuenne che mi conuenia
possono se si possono
3 era leggiero leggero era
4 diceano ( Wm: al' mi diceano) mi diceano
6 pauentai (W fu poi corretto in pauentado) o panuentando
8 uocie chemorta e giae (Wm: nero e che morta giace) uero e che morta giace
10 beatissima (Wm: al’bellissima) bellissima (b: bella)
24 rocho fioco
27 nel chor (Wm. al’ neldolor) nel dolor (O: deldolore)
XXIV 1 questa mia donna questa donna
3 om. molto (Wm: et fugiae molto)
apresso di lei e appresso lei
4 mostra mostrera (mosterra)
7 euciascuna e ciascuna
8 oue (Wm: al’ onde) onde
10 disuegliare suegliare
om. mi parea che
XXV 2 moto lo quale moto locale
la filosofia (Wm: al’ lophilosopho sia) solamente lo filosofo sia solamente
appare sechondo chedio pongo appare che io ponga
anche e anche
4 apropiazione proportione
di noi di si noi
7 dengnia eragioneuole cosa e degno e ragioneuole e (k: dengno e, ζ ragioneuole; p: e degno & ragioneuole)
[p. cxcviii modifica]
XXV 8 accidenti parlauano accidenti parlano
poeta parla chosa poeta parla la cosa
eneida dicie quiui Eneida quiui
C: ritenendo lo modo; W: recitando le parole; Wm:al’ retinendo lo modo. recitando lo modo (p: recitando le parole; b: medio; k: remo, lo modo
uirtum115 virum
libro channome ouidio del rimedio damore
libro
ca nomelibro
ca nome di
rimedio
damore
dello rimedio della uita et arte delli amanti
10 om. bene
XXVI 1 giungiea in me me ne giugnea
3 alloro in loro
5 ghustare guardare
8 chenarrato dinanzi che narrato e dinançi
10 et quelle quelle
14 sua la sua
15 om. dico come
XXVII 1 om. ciò ( W agg. le linee)
difettibilemente ( Wm: al’defeetiuamente) defectiuamente
non potendo credere cio non credendo potere cio (b: cio potere)
4 alma anima
XXIX 1 Thisir (C: tchisir) in primo Tisirin (o Tisirim) primo
posta ella posta e ella
Dopo terzo decimo cientinaio è ripetuto: nel quale in questo mondo fu (W: ella fue) posta
2 quello numero questo numero
adoperano adoperino
3 ineffabile infallibile
per se medesimo multiplicandolo fanno none (Wm: al’ por ho medesimo fa noue sicchome uedemo manifestamente che tre vie tre fanno noue); C: per se medesimo fanno noue per se medesimo fa noue, sicome uedemo manifestamente che tre uia tre fa (M p: fanno) noue (Anche A salta da none a noue; Co Mgl om.uedemo; P: siccome è manifesto che ecc.)
XXX 3 in simile e simile
XXXI 4 ciò chio uoglio (Wm: al’ dichui uoglio) di cui uoglio
[p. cxcix modifica]
XXXI 5 inprima prima (s: nella prima)
7 alquante donne ( Wm: al' aquali) a quali donne
14 C: letto; W: lamento; Wm: al’ lecto lamento
XXXII 1 questa mia chanzone questa cançone
5 voi chor Oi cor (M: orcori)
sfogasse sfogasser (b p: sfogherei)
XXXIII 4 e discreto (Wm: al’ et distrecto) e distrecto
XXXIV 2 om. anzi ( W agg. fra le linee)
didifetti (Wm: al’ degli effecti) degli effecti (A: dalli eletti)
7 om. primo cominciamento
XXXV 3 ueggiendo ueggiono
om. non davanti a mostrare
5 chio fatti (al' chio faccio) chio faccio
XXXVI 1 om. pietosa
2 om. le
XXXVII 1 Poi (Wm: al'. io) uenni Io uenni
2
onde io ne bestemmiaua
biasimaua (al' piu volte bestemiaua)
onde piu volte bestemmiaua
7 stagione (Wm: al' cagione) cagione
XXXVIII 1 siccome persona si come di persona
6 predetto (Wm: al' precedente) precedente
nonintendo (al' intendo) intendo
8 siuiene sen uene
XXXIX 2 om. (W aggiunge fra le linee) cotale
3 sicche in tutto (Wm: al’ si contucto)
5 torre (Wm: al' trarre) trarre
6 euna (In W fu poi agg. fra u e n) e uana
XL 3 per mezzo per lo meçço
om. (W agg. in marg.) in largo in quanto sino a in modo stretto
Iacopo di galizia Iacopo
7 palma appiccicata al bordone loro la palma
[p. cc modifica]
XL 9 come la uista116 come a la uista
XLI 1 dissi loro (Wm: al’ allora) dissi allora
8 om. parte
XLII 1 questa beatrice benedetta questa benedetta
2 duri pure (Wm: al’ per) duri per
3 secula seculorum benedittus secula benedictus 117

Dalle varianti marginali e interlineari che pur dalla tavola precedente appaiono frequenti in W, ognuno avrà dedotto che questo codice non ci conserva unica e pura una data tradizione, ma che si vale d’altra fonte per correggere e integrare il suo testo, sia nell’atto della trascrizione 118, sia appresso rivedendo e ricollazionando la sua copia119. Parecchie lezioni ci avvicmano a P Co Mgl (cfr. la tav. 46 a XXV 9; la tav. 47 a XII 16, XIII 3, XIV 5, ecc.; la tav. 54 a XIX 19, XX 7, XXI 4, XXII 13, XXIII 4, 20, 22, 28, XXXIII 8, XXXVII 4, XXXVIII 6), ma molte altre rimangono che non hanno riscontro in nessuno di quei tre codici120; ciò che fa sup[p. cci modifica]porre o che si tratti d'un codice affino sì a P Co Mgl, ma da loro distinto e con buon numero di lezioni sue proprie; o che i codici che vennero a turbare la tradizione originale di W, tra prima e poi, siano più d’uno 121. Quest’ultima è la supposizione più probabile, anche perchè certo varianti di P Co Mgl (═p) sono passate tanto in W (quanto in C 122; onde bisogna ammettere che nel capostipite del gruppo fossero già lezioni marginali tratte da p, e che C se ne sia servito solo in casi speciali introducendole nel testo, W più largamente ora occogliendole nel testo ora riportandole nei margini, dopo di che W con altro codice avrà continuato l’opera sua di correzione e integrazione. Comunque sia, poiché la maggior parte di quelle lezioni marginali non hanno riscontro neppure nei testi delle altro tradizioni, e sono errori grossolani, non metto conto fermarsi più a lungo su questo particolare. Possiamo invece addurre prove certe che nè W deriva da C nè C da W, perchè ciascuno dei due codici ha un proprio buon numero di varianti secondarie che altrimenti sarebbero passate nell’altro (in W, s’intende, se non nel testo, nei margini):

[p. ccii modifica](Tav. 47)

Lezioni di W (e fra parentesi di C)


II 1 om. quanto, 4 del chor mio (del chuore), 7 le uirtu (In virtude), 8 trouauola (uedeuala); III 2 uolsero per (mossero per), 6 om. era; VI 1 om. una; VII1 om. ne; VIII 1 donna gentile (gientildonna), 4 fa lui (lui fa); IX 3 Et per lo d.) [al* et per lo d. (Et pero lo d.), 8om.di ciò: X 2 gentilissima donna (gentilissima); XI 2 sospiri (spirti); XII 3 om.quanto [al* molto quando, 13om.mi, I 4 cholci (cholui), chel donnei (chesdonnei), 16 dolce mouimento (così anche p; C e gli altri solo mouimento); XIII 1 om. a dire, 3 pianti (così anche p; C e gli altri: punti), 4 om., com. anche in p, ma in W agg. in marg. dalla stessa mano: a udire che impossibile mi pare che sino ad altro che dolce (e invece di a udire in marg. di W si legge addire), 6 oue si (onde sene), 10 pare tutti saccordino (tutti pare che saccordino), seconda (socouda parte); XIV 1 donne et gentili (C: donne gientilissime; gli altri: donne gentili), 5 nobilissima (gientilissima), laltra mirabile (p: la tramirabile; ma C con gli altri: la mirabile), 10 e se fusse (et che se fosse), 12 lasua (lusata), 14 si rimangono (rimangono); XV 8 la quarta quiui (così anche b; C e gli altri: la quarta), la quinta quiui (così anche b e V; C e gli altri: la quinta); XVI 3 sispesse (ispesse), lo quale (che); XVII 1 tacessi poi (poi taciesse); XVIII 5 quelle donne (queste donne); XIX 3 ritornando (ritornato), 8 pdir (pder), diran nell inferno i malnati (dira nellonferno malnati), 9 di starlo ad uedere (distrarla uedere), 11 puon far (può far), 15 seconda lo intento (seconda ellointento), 16 la quarta quiui (la quarta), 22 fatte ne sono (fatte sono; XX 7 om.nella seconda dico sicome questo soggetto e questa potenzia; XXII 3 loro dicere (così anche p; C e gli altri: dir loro), 4 spesso le mani (le mani spesso), 15 Or lascia pianger noi (così anche p; C e gli altri: Lascia pianger a noi); XXIII 2 intollerabile (cosi anchep ; ma C e altre tradizioni: intollerabilmente), I facea (fecie; p però concorda con V), 13 uerso loro (alloro), 22 conoscenze (conoscenza), 24 stelle.... elle (stella.... ella), 29 nona (uana; ma in C e Panche questa parola è omessa), 31 chiamaro et le (così anche Co e Mgl, e in P forse l’et non apparisce per difetto della stampa; C e gli altri codici: chiamaro le; XXIV 1 essendo (sedendo; p: essendo); 4 chosi appresso dime (presso di me cosi), 6 pensando (ripensando), 10 stato alquanto (alquanto stato); XXV 2 come fosse corpo (come seffosse corpo), lui apponga (lui ponga), 4 uoleuo (volemo), in lingua di noi (C: in quella dinoi; p b: in lingua di si noi; gli altri: in quella di si noi), presente tempo chesiamo nellandizione del 1300 o podio nefalla che da CXL anni in la susassono (C: presente tempo di C° e L anni; gli altri: presente tempo percento e cinquanta anni), 7 che li prosaici doctori [al’che ali pefaci dicitori (prosaici dicitori), 8 in rima (per rima), 9 adedalo (adeolo), multimi (quiui multum); XXVI 1 allenare (di leuare); XXVIII 1 quella insegna (la insegna); XXIX 1 quello anno (in quello anno); XXX 1 om. in più di fronte a C: profeta (così anche b); XXXI 13 meneuiene (uienemi), 16 perchio (pur chio); XXXII 2 che morta era (la quale morta era); XXXIII 1 chostui (questi); XXXIV 11 chenuscien for (chusciuan); XXXV 3 questo pietosa (quella pietosa); XXXVIII 3 turbazione [p. cciii modifica](tribulazione), om. li davanti a desiri; XL 1 om. e davanti a vivetti; XLI 2 feci loro (feci allora), 7 penso (sento); XLII 1 le quali (che) 123.

(Tav. 49)

Lezioni di C (e fra parentesi di W)

II 2 nono apparlare (nono apparue), 5 om. sensitivi; III 1 anelino cioè apparue amme (apparue adme), pralinga (più lungha), 6 e tutto (et tanto), 8 diuisione (uisione), 10 aspetto (conspetto), 12 laneuedea (nolo(?) uedea), 13 om. ne la seconda significo a chi si deue rispondere, 14 o diuerse (e di diuerse); IV 1 deboli condizioni (debile conditione), molti mia amici (molti amici), pensaua (pesaua), 2 ricorrere (richourire); V 2 ondeche (onde), cheapparendomi (chepartedomi), 4 a quanti (alquanti); IX 2 disforzare (sfoghare); X 3 addiuedere (adintendere); XII 2 fedele poi maddormentai (fedele maddormentai), 4 om. lo in riguardandolo, 7 bene ragionero (lene ragionero), 11 quegli (quella), Ettu (sectu), farai (faria), 12 pensate uoi (pensateluoi), 13 scriuere lonpronta (scruire lanpronto [al' lo pronta), 14 ragione (ragiona), abbai (inbel), 15 om. in, 16 periglo (pericholo), di gire (delgiro), 17 apporre amne (apporre contro ad me); XIII 4 dolore (dolce), 5 om.non è, 7 om. dimorando, 8 altro mi (chaltro mi), 10 om. e so la voglio pigliare da tutti; XIV 1 molte donne gientilissime (molte donne et gentili), 2 allora disse (allora quelli mi disse), 3 om.' 'gentile, innanzi detta (sopradecta), in lorprimo (in lo primo), 1 beatissima (gentilissima), 5 viso ancora (uiso et ancora), 6 stauano (stanno), 7 et ragionatisi ghabbauano (e ragionando sighabbauano), lo mio amico (lo inghannato amico), 8 uenuti (riuennti), om. dissi ad questo mio amico q. p. Io tenni; XV 5 om.può, 6 lo qual (la quale): XVI 3 senonpensiero (se none uno pensiero), 5 om.la davanti a quarta, 8 om. vivo, 11 di distringniere (didistinghuere); XVII 1 dime assai manifesto (di me assai auere manifestato); XVIII 3 trallo idtre (tra loro altre), donna tua (tua donna), 5 laqcqua mischiata chadere (chadere lacqua mischiata), 6 la tua (questa tua), eccio rispondemo le (W: [p. cciv modifica]rispondendole; gli altri: Ed io rispondendo lei); XIX 8 prendere (prenderle), 5 uenisse di (diuenissi per), donzelle vn gionio (donzelle amorose 7 124 il diuino (indiuino), 11 fralle stello giura (fra se stesso giura), 13 chon donne (adonne), 14 soldonne et chonoumeni (solo con donne et con huomo), 16 dicho altro (dicheo alloro), 19 la sua persona tutta (tucta la persona), om. de la persona quivi: De gli occhi suoi. Questa seconda parto, 22 questa diuisione (queste diuiaioni); XX 1 diuochato (diuulghatua), om. li, 2 pensando chelchammino (pensando che lamico), 3 e una (sonuna), il suo dettato (in suo dictato), 5 om. in davanti a costui, 6 om. è in potenzia; ne la seconda dico di lui in quanto, 7 penduti (produtti), luomo (luno); 125 XXII 2 e de uero effosse (et nero e fusse), 3 sadunauano a c. t. (sadunano a c. t.), 4 baugniaua talora (talora bagnaua), 6 oltre dipoi (altre dipoi), 7 om. pensando, 9 banguiare iluiso (bangnar neluiso), 14 sicchortamente (sicchoralmente), 17 om. assai; XXIII 3 muoua (muoia), 4 miuinse (mi giunse), om. e davanti a comincia(m)i, 5 auedere (e uedere), om. andare, 7om.da loro, nebulata (nebulecta), 8 om. che 'l cuore, 9 nonessere (non messere), 10 om. mestieri, susauano (susano), 11 alle mie (et le mie), 12 mecho a (mecho di), et diciendomi (et dlceanmi), 19 del mio (nel mio), 20 fatta (facca), 24 donna sua (donna tua), 25 bangnianti pianto (bangnati in pianti), 27 ueggiendole (uoggendo inlei), mi tenguo (ti tengno), 29 om. vana o come W legge noua, 30 effe cierto (et fecero), 31 immaginazione, da diciendo (ymaginatione nella seconda dicendo); XXIV 4 om.cioè prima verrà (W: coe primauera), 7 dentrallamente (dentro alchore), 9 amor simiglia (amor simisoglia), 10 om. dicendo; XXV 1 E non molto (et non e molto), 8 fattale (fattole), sefossimo stanzie e (se fussero sustantie et), om. di faro (W om. solamente di), om. ma dopo alcuna, 9 detta (W: idea; gli altri: dea), pero ouidio parla ad Amore (per ouidio parlia amore), spazio bianco in luogo di michi; XXVI 2 om. s’andava, 9 om. ne le davanti a quali, 11 pietate (biltate), 14 q. d. e piu mirabile (q. d. più mirabile parea), 15 qui e neglialtri (quiui et e negliacti); XXVII 4om.me; XXVLLI 2 om. partita, libro (libello); XXIX 2 chellomeo (tholomeo), 3 om. del nove e lo fattore per se medesimo, figlio (figliuolo); XXX 1 om. civitas, 2 seloscriuessi (sellescriuessi), 3 lo scriuesso (li scriuessi); XXXI 1 farne (fare), 6 sechonda dichedimolla (seconda dicho chi la), chanzone (condizione), manca (mauen), 10 tutta salute (tanta salute), essella denguia giu (et fella di quagiuso), 11 di p. uoglia di sospirare (di p. uoglia ma uien tristitia et doglia di sospirare), 13 li spirti forte (li sospiri forte), uienemi (meneuiene), 15 fatta (stata); XXXII 1 senuenne (siuenne), nulla (nullo); XXXIII 2 om. anzi, chelluno (che luna), altra chessi (altra si), 5 misenbra (massembra); XXXIV 2 erighuardando (et righuardauano), [p. ccv modifica]3 om.quasi, 8 om.seeondo cominciamento, n ghuardar quello (a righuardar quel), 9 si partia (sempartia); XXXV 2126 sippietosamonte (molto pietosamente), 5 tanta pietate (quanta pietate), 8 feciandar (face andar); XXXVI 1 mi faciea si uedea (miuedea si facean), pigliando (palido), 5 ghardin (riguardin); XXXVII 2 om. ui mira che, 7 uoi obliereste (uoi loblioreste), 8 diciealmie (dicelmie); XXXVLII 8 om. ci s’hae, 9 dicie anchor (dice alcor), 10 di nostri (denostri); XXXIX 1 mapparue (mi parue), 3 vsare (uscire), 8 souenti (son uinti), ghuardar (righuardar), 10 intramortisce sillidole (uitramortisce siglendole); XL 5 om. o davanti ad acciò, 6 riedeno (riede), 7 casa di grazia (chasa di ghalizia), 8 In questo s. nouuidico (questo s. non diuido), lamanifestato (lomanifesta), 9 chessi pensosi (chepensosi), nel dimostrate (ne dimostrate); XLI 1 con esso (chonesse), 4 ua lassa (ua lassu), 5 quello cioè none lassu (quello che uide coe una donna honorata lassu), 8 pella (parla), 10 passa lo spiro (passa ilsospiro); XLII 3 chui (qui).


Al gruppo W-C, e più particolarmente a C, va ricongiunto il codice Laur. XL 44, avendo le varianti caratteristiche del gruppo e la maggior parte di quelle di C (contrassegno quest’ultime con un asterisco)127:

(Tav. 50) III 10 *aspetto, riscriua suparuente, 11 errore, 12 *laneuedea; VII 4 per me ponga, Io mi (invece di ch'io mi), 6 om. Di for mostro allegranza; VIII 5 amor duol (risale a y), miso fu crudele, soura, 6 di si gram (corr. in allta), 8 uada, 9 fallar torto dogni torto tortoso, 10 che propieta disue sian c.; IX 11 ualore; XII 11 uuo lauldare, *quegli, *et tu, *farai, 12 auete questa, *pensate uoi, 13 *scriuere lonpronta, 14 *ragione, *abbel, 15 * om. in; XIII 8 *om. ch’davanti ad altro, patir (invece di paura), 9 conuenesi; XV 5 om, può, dican, 6 si doglia, om. aucide, *lo qual; XVI 8 *om. vivo; XIX 5 *uenisse di, *donzelle un giorno, 7 *il diuino, 8 nostra spene, 9 om. che davanti a quando, chori humani, ouer morria, 10 cheproua, dogni cosa (corretto in cogni offesa: la lezione cosa risale a y), 11 *fralle stelle giura (corr. poi in frasse stesso g.), 12 a qual loro aguatati, nel qual (corr. in La u), 13 *chon donue, 14 *sol donue et chonuomini (corr. in solo ohon donne et chonuomini); XX 3 *e una, *il suo dettato, 4 cagiono, dentro dal qual; XXII 9 *bagnare il uiso, 10 chon meoho, 13 assomigli, 14 *sicchortamente; XXIII 19 *del mio, 20 * fatta (corr. poi in facea), 24 rocho, "donna sua (corr. poi in donna tua), 25 *bangnianti pianto (corr. poi in bangniati in pianto), 27 nel chor, *ueggiendole (corr. in ueggiendo ī le), *mitengnio (corr. in ti tengnio); XXIV 7 *dentrallamente, enciaschuna, 8 [p. ccvi modifica]oue, 9 *amor simiglia; XXVI 5 ghuatare, 10 equelle, 11 ‘pietate; XXVII 4 alma, *om. me; XXXI 10 *tutta salute, *essella degna giu, 11 "di p. uoglia di sospirare (agg. posteriormente: ma uien tristitia edoglia), 13 *li spirti forte, *uienmi. 14 letto (invece di lamento), 15 *fatta; XXXIII 5 *misembra; XXXIV 8 *a guardar quello, 9 si partia; XXXV 5 "tanta pietate, chio fatti, 8 *feciandar; XXXVI 5 *ghardin; XXXVII 7 "noi obliereste, stagione (in vece di cagione); 8 *diciealmie; XXXVIII 8 siuiene, *dicie auchor, 10 *di nostri; XXXIX 8 *souenti, *ghuardar, *intramortisce sillidole; XL 9 "chessi pensosi, come uoi lauista, *neldimostrate; XLI 10 *passa lo spiro 128.


Anche il cod. Laur. Rediano 184 si accosta a W-C. Esso ha infatti di quel gruppo le lezioni caratteristiche seguenti: VII 4 Amor già per me non pongha, VIII 5 soura, XX 4 ragione (C e Laur. XL 44: chngionc, W: ragione, le altre tradizioni: magione), XXXVII 7 stagione; ed ha inoltre di C e Laur. XL 44 (in luoghi dove W deve avere corretto o integrato il suo testo coll’aiuto della sua seconda fonte): XV 5 om. può, XXII 9 bagnia il viso, XXIII 19 del mio, XXXI 11 om. ma vien tristitia e doglia, 18 li spiriti forte, XXXIV 9 si partia, XXXV 8 fecie andar, XXXVII 7 uoi obriereste 129. 11 codice Rediano però si conserva fedele, o almeno più vicino, alla buona tradizione in non pochi casi ove il gruppo W-C-Laur. XL 44 se ne discosta assai: appar quindi collaterale a questo gruppo e derivato per via indipendente dal capostipite comune, che diciamo w.


(Tav. 51)

Lezioni del codice Rediano (e fra parentesi del gruppo W-O-Laur. XL 44)


VII 4 chemmi (Jo mi: Wm: al’ chio), 6 non omesso il v. di for mostro allegranza omesso da C e da XL 44, e aggiunto in marg, da W); VIII 5 il suo crudele (suo crudele), 6 di si gaia (disi gran, Wm: disighaia), 8 vado (vada), 9 lo tuo fallar dogni torto tortoso (lo tuo fallar torto dogni torto tortoso, Wm: 9 lo tuo fallar dogni t. t.), 10 che per le propietà sue chonosciute (cheproprietadi sue sian c., Wm: che per le proprietà suo c.); IX 11 uolere (valore), XIII 8 di paura (C, XL 44: di patir, W: di paura [al’ di patir), [p. ccvii modifica]9 chonuiemi (chonuenesi); XV 5 gridin (dican), 6 le doglia (si doglia); XX 1 dentro alla (dentro dal); XXI 2 e ogni suo (W: e chome su, C omette il sonetto, XL 44 l’ha fuori di serie), 3 laudato (W: beato; (C, XL 44: c. s.); XXII 10 qui meco (chon mecho); XXIII 24 fioco (rocho), 27 nel dolor (nel chor, Wm: al’ nel dolor); XXIV 7 e ciaschuna (enciascuna), 8 onde (oue, Wm: al’onde); XXVI 5 guardare (ghuatare), 10 quelle (et quelle); XXXI 14 bimento (C, XL 44: lotto, W: lamento, Wm: al’ lecto); XXXII 5 o cor (voi chor), sfogasser (sfogasse); XXXV 5 chi faccio (chio fatti, Wm: al’chio faccio); XXXVIII 8 son viene (siuiene, Wm: al’ senuenne); XL 9 chome alla vista (come la uista).

Allato a w, e con buon numero di varianti proprie, sta nel gruppo y, il codice M.

(Tav. 52)

M Le altre tradizioni
III 6 parea pareami
14 acui io chiamo cui io chiamo
V 4 facessero facesse
VII 6 sua manchanza lor mancanza
VIII 6 face foco
ludi l uidi
12 fu difinita sia diffinita
IX 2 om. però ch’io mi dilungava de la mia beatitudine
5 nominolami e nominollami
6 cheteco ragionate chio to ragionate
XI 3 era allora tutto era tutto allora
XII 3 simulata simulacra
5 lesue parole ale sue parole
6 laquale salute la quale
12 liaurai auerai
pensate lui pensatel uoi
13 ampronto lanpronto (C: lonpronta; Wm: al. Io pronta; A: la pronta; b: lapronto)
14 chedonni pietà echiaue chedonni pieta ohiaue
chelasappia che le sapra
XIII 6 questa uia era questa era uia (α: questa era)
8 fosse folle
XIV 5 di fuori fuori
9 ritrouai ritornai
10 perlauentura per auentura
11 quandio quando
14 dico amore dico che amore
coloro uisono coloro che ui sono
XV 8 diuerse cinque narrationi cinque diuerse narrationi
[p. ccviii modifica]
XVI 2 la seconda la prima
8 cche e que
11 parlare narrate
XVII 1 auero dime assai detto di me assai auer manifestato (k: dime auer assai m.)
XVIII 3 deloquali luna de lo quali una
7 quella questa (A: questa donna)
auresti operate tu auresti tu operate
XIX 1 om. lungo lo quale sen gia un rivo
6 da dir con altrui da parlarne altrui (s: da p. con altrui)
8 chedimanda intenda che di madonna intende
quando quanto
alcuno peruederlci alcuno che perder lei
9 uillandamore uillani amore
10 Seli auen cheli auen
11 essere possa esser può
12 aqualemilaguata a qual cheallor la guati
15 ζ pero ne foe e pero prima ne fo
la terça quasi la terça e quasi
19 tutte e due le volte: dico alquante dico dalquante
20 lo saluato lo saluto
21 più minuti diuisione di più diuisioui
22 ζ dico bene dico bene
XX 7 om. sia questa potenzia; ne la seconda dico sicome questo suggetto
8 om. quivi: E simil face in donna
XXI 6 om. in atto
8 ricenere ritenere
XXII 2 intima si intima
6 e quiui e qui
10 liuostri occhi li occhi uostri
15 nonne conforta ne conforta
XXIII 2 dolore dolore
7 non mi udire non mi parea udire
9 om. E dicea dolcissima morte
13 uolse uolea
O Beatrice beatrice benedecta O Beatrice benedetta
non poteromi non mi potero
14 dicendo se io auesse di che io auesse
22 uertu uerita
dunqua pur morraite pur morrati morrati
[p. ccix modifica]
XXIII 23 andare donne donne andar
24 ζ uno ed om.
27 fede in fede
29 aindiffinitiua a indifinita
ζ com.nciai e com.ncia
ζ com.nciai e com.ncia
XXIV 1 sedendom.o sedendo io (S W p: essendo io)
4 miparlasse ζ dicesse nel cuore mi parlasse nel cuore e dicesse
XXV 9 uno Juno
libro dirimedio damore
libro
ca nom. libro di
ca nom.
ca nom. Ouidio
del
dello rimedio della uita et arte delli amanti
rimedio damore
10 chelipoete parlauano cusinonsanza che ne li poete parlauano (α: parlano) così sança
XXVI 1 om.E quando ella fosse presso d’alcuno tantaonestade giungea
6 Et la siua ella si ua
8 ornata onorata
15 nelodisun presentia ne la sua presentia (k om. ne)
XXVII 3 era mera
5 chelimiei sospiri sento gire chefa li miei sospiri (k A:
li miei spiriti; Pint. Mgl Co b: li spirti miei)

1 sedend’o 4

appare 8 9 uno libro dirimedio clamore Juno 1 ca nom. libro di j rimei ca nom. l’dio libro< ca nom. Ouidio \ damof del / re dello rimedio della ulta et arto delli amanti 10 cliolipooto parla nano cusinonsanza cheno li poeto parlammo (a: parlano) così sanpa XXVI 1 om. E quando olla fosso presso d'olcuno tanta onestado ginngea 6 Et la siua ella si ua 8 ornata onorata 15 nolodiBun | presoti tia no la sua presontia (kom.no) XXVII 3 era mera 5 chelimioi «aspiri sento giro chefa li miei sospiri (k A:

om. e si ì> cosa unni che noi si credo li mioi spiriti; Pini. Mgl Co h: li spirti mioi) XXVIII 3 qni didiro porcio tauto di diro quindi (p b:om.di; 0: qui indi) accio co tauto XXXI 9 amor meo [inter/. cor] dolente amor meco dolente 10 pace ano chela mirauigliar anno pace che fo marauigliar 12 nuiuea tristitia ma non tristitia XXXII 2 pregoe mi prego XXXV 3 do non uoloro mostrare di non mostrare 4 manifestamente manifesto XXXVI 4 donne donna XXXVII 2 elieuoi noli iute olio migliate scuoti poco dopo se non dopo 14 [p. ccx modifica]ccx introduzioni: XXXVII 3 fraine medesimo oosi anca cosi anoa detto fra me mede¬ w" a detto sima 5 la precedente p$r la precedente xxxvm 3 tisac ci sae (h : ei se ; A P : ti se) 6 del altro alaltro XXXIX 2 apontere dolorosamente dolorosamente a pentere 3 Z molte auonia e molte uolte auonia 4 alieni» per lo auonia ohe per lo riceuea rieena (A : rioouo) 5 per la loro dela loro 9 Z di martiri di martiri XL e partita patria 10 ella eperduta ella perduta XLI 6 qualitade diedi costei qualita di costei om. dice 7 om. mio caro a dare ad in- tendere che «uno donne Anche M*, cioè le poche rime della Vita Nuova che si trovano tr&- scritte a parte nel 2° quinterno del medesimo codice, derivano dallo stesso esemplare di M, ledendo: VII 6 ma mancrnaa, Vili 6face, ludi, XII 12 li aurai, pensate Ini, 18 impronto, 14 che donni pietà eehiane, sajrpia, XIII 8 fosse. Si vede che il trascrittore copiò prima alcune rime della Vito Nuova} e poi volle copiar tutta l’opera. Affine a M è il codice Vat. Barb. 403(5, già Barb. XLV 130 (Barb), concordando con esso nelle seguenti lezioni (cfr. tav. 52) : Vili 6 face, ludij, XIII 8 forse (M : fosse, invece di folle), XXII 10 glie vo- siroehie, XXVI 6 e In si ua, XXVII 3 erat 5 che i me» spiriti sento gir parlando ; e leggendo piant/endome tra lui là dove (XLI 10) M ha pungendo mento in lui, Co Mgl piangendo mente in lui e Wm men¬ tre (1). È sicuro che Barb non deriva da M, poiché alcune varianti se¬ condarie di quest’ultimo e l’omissione in XXVII 5 del v. e iti è cosa nmil che noi si crede non si ritrovano nel primo: onde anche Barb, per quanto sia assai scorretto (2), può servire di riscontro a M. (1) Che non appartenga al hi famiglia a, ma u 0, è, s’intendo, corte ; e anche questo giova, noll/i scarsezza dolio provo (il codice contiene sola¬ mente i nonetti della Vita Nuova), a persuaderci della particolare asinità con M. Qualche variante ci avvicinerebbe a S (XIII 8 gran veritate% XXII 9 di pianto damore), od anche a S o V, olio vedremo particolarmente attlni (XIV 12 rimango), ma sono mutamenti ovvii e indipendenti: anche w lui rimango. (2) Lezioni particolari di Barb: (Tav. 53) ITI 10 prona ingientil (pronta f gentile), ini rlstauA (ino risol i un no), 12 Alogro mi Holmn- binuft (Alegro mLwnnbmtm): VII 5 Ore peniti t» (Oro perdati), 0 Mi» pur dentro dal cor [p. ccxi modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXJ E veniamo a z. In questo sottogruppo P Co Mgl presentano fra loro strettissime relazioni, tanto (la costituire una speciale tradi¬ zione (p) : lui .«torcilo (7 dentro dalocor tnistniggo); VU1 5 Amor sento (Amore •«•nte), U «no gidUle adoperare (lsuocnulole adoperare), fl ortanza (ltorranzri), uuidonte (annuente). 8 diche biusmnro (dite blaamaro), 0 loro fallace doni tuoto tortone (lotao fallar donni torto tortoso), IO uoglio schoprir (uoi deacouriro); IX 9 penso (pensoso), 10 Et inscultiti u<;a (Nolasenibiatifca); XIII 8 aospir (pensieri), veritate (uariotute), elio (clieo), 9 uuol fare (uoi lare), conuionmi riohiuiuar (couucneini chiamar), por pietà (In piota); XXV 12 Teter (tener), ohiutm la proua (lanate proua), intanto (?■ tanta), e /farro (eludere), che quale veide (? quale ancide), rimango (ri¬ mano); XV 4 gol por ira 0 noia (Selporiro tettoia), 6 dime «dando (dimostrando); XVI 7 mi manda (mi dona), 9 per uulermi (ohcmiuoglo), 10 e (piando letto (Et aoio letto). Ialina do- partire (laniiua partire): XX 4 reposa (si riposa); XXII 0 Bagnar nel viso eli pianto da¬ merò (bagnar noi ni*o atto dipianto amore), diteme (ditoimi), 10 E quel che (io (oqnolc oh caia), uedenii (nedomo), 13 Tu tl aolmllglle (tu risomigli), mi par (nopare), 15 Do laacia pianger noi (Lascia piangere anoi), elio fa (7 fa), 10 alaoorta (slscorta), veduta (uoliita); XXIV 9 0 ai con mente lo cor mi radice (Et siootno lamento iniridico), E quello nomo (7 quella nomo); XXVI 10 tra le altre (tra lodouno), 12 partir (parere); XXVII 4 innio amor (juuor inino); XXXII 5 occhio tney snrebbono (occhi udaareblioao), 0 nodorete (udirito); XXXIV 11 Verme dicendo (uenian dicendo); XXXV 7 sedendo che gl montar (soutendo cheai moueau). choran un mosse (elioni som osso); XXXVI 4 qualora (qualora), vedenti (iti- doti ni); XXXVli 0 con ai (cohì), 7 monbrandotni (membnuidoui), 8 no mira (ui mira); XXXIX 10 intraniortiaol talol dolore (ultraiuorUascio ailiendole), molti colore (molto parole); XL 0 ohe m1 pensosi (elio pensosi), none (nonno), queste persone (quello persone), 10 n me verestf (nuscireate), eliolite a uoi perdiro (corno dilei po diro), pianger uoi (pianger altrui); XLI 10 largo (larga). (1) Fin (|ui ci siamo «erviti per P della stampa di Pesaro, 0 abbiam po¬ tuto far ciò con fiducia e senza pericolo, trattandosi di lezioni per le quali l’accordo di Co e di Mgl e degli altri codici della famiglia p bastava ad esclu¬ dere il sospetto d’arbitrio da parte degli editori. A cominciare da questo punto teniamo invece presente il Ms. ohe servì di fondamento a quella stampa, ritrovato recentemente a Cento tra i libri del comni. Antonio Malocchi. Parlerò in lino di questo capitolo (p. ocl) dell’identificazione del codice Pesarese col codice Maiocchi, e mostrerò la poca fedeltà della stampa rispetto al manoscritto : qui occorre eli’ io dica che esso non fu già copiato « sull* incominciare del secolo xv *, come affermarono i suoi editori, ma nella prima metà del see. xvi ; cho la copia conserva nei margini e fra lo linee, con precisi richiami e sottolineature, supplementi, correzioni e varianti, cho paiono apposte dallo stesso copista dopo il compimento della trascrizione; c che una seconda mano, posteriore di qualche decennio, ha notato poche altre varianti con inchiostro rosso: ool quale inchiostro sono stato anche «ottolineate le divisioni ; e siccome non tutte nè interamente, ma soltanto quelle che nei manoscritti boccacceschi sono portate in margine (cfr. p. xv), (Tav. 54) I II P (1) Co Mgl molte coso ot lo parole 2 del mio anno nono 3 d’ uno nobilissimo Le altre tradizioni lo parole del mio nono (b: del mio) di nobilissimo (ir: dono bel¬ lissimo) [p. ccxii modifica]CCXIl INTRODUZIONE II 7. Da indi inanzi Dallora innanzi compiutamente tutti i suoi piaceri tutti li suoi pi&ceri compiu¬ tamente* 8 fatta (Pm: figliuola) figliuola III 1 ne laltro secolo (Pm : gran) nel grande secolo 3 nella quale dentro ala quale 5 chelli dicesse elicmi dicesse 7 non mi poteo (Mgl: potea) non poteo 8 l’hora che m’ern lora nela qnalc mera 9 noi mio sonno hauca ueduto auea nel mio sonno ueduto 14 che ciò hauca mandato f P: seguo; Pm: sonetto cho li auea ciò mandato 15 ] Co : sonotto f Mgl: sonetto segno om. più sogno (b: sonetto) IV 1 om. già 3 om. li f VI 2 signore sire VII 2 scrino P: questo sonetto, Pm: o nero Ballata ; Co Mgl: que¬ sto sonotto o uor ballata scrinerò questo sonotto 5 • iu guisa che dire (in Co è aggiunto di 21' mano di da¬ vanti a diro; Mgl: Inguisa si elio dir) in guisa ohe ili dir 7 softer isserò om. o dico (2) om. Amor non già (3) soficriuo (1) vm 7 prima parto tutti i fedeli om. cho lo signore loro pian¬ prima li fedeli / • ge e dico om. narro la cagione nella terza i ir 12 sonetto cho comincia morte uillana si diuide mi muouo a parlare sonetto fé diuide mi uolgo a parlare IX 1 cosa che oosa per la quale così si deve erodere cho fossero sottolineate per ricordo cbe in altri testi esse figurano staccate dal resto della Fifa Nuova. Il Ms. Malocchi ò mutilo, e termina colle parole fu più di lungi dalla sua patria del $ XL 7. Indico con Ptn e Pini le lezioni marginali e interlineari del codice. (X) V solo, ma per genesi indipendente da p, Hofcrieono. (2) In P fu aggiunto posterionnento dalla 2* mano. (3) La stessa 2* mano supplì anche qui in P le parole mancanti. [p. ccxiii modifica]CLASSIFICAZIONE 1>KI TESTI COXllI a compagnia hello corrente a<l altrui ueggio cioè per questa per alcune parti alquanto fu cosi nel sonno cominciai a parlare con osso circuinferentio prò textu au- tem molto oscuro et poi cominciai comprenderai dalla sua pucritia quasi in mezzo san za me oue potessero es¬ sere intese sanza me dallei om. che no sa il uero in tal punto suo dolce mouimento (Co Mgl: monimento) dire &. oppone contro me ot diciero 66to dubbio ma imposto mincominciaro (Mgl: inooudnciaro, P: rin- comiuciaro; oioè omettendo mi) aueniro molti e diuersi pensamenti a combattere om. quasi quatro mi ponsaua che in¬ gombrassero pianti om. a udirò elio impossibile mi pare che la sua ope¬ razione sia no le piti cose altro che dolce ciascuno P : qual uia pigli (e in marg. il suo camino) Co Mgl : qual uia pigli il suo camino ola compagnia bello o corr onte ad altri uegno cioè di qnesta per alcuna parte alquanto mi fu oominciai a parlare cosi con esso circumfereutie partes tu au¬ tom molto oscuramente o po cominciai comprendi da la tua pneritia (a: della pueritia tua) quasi un me^o sanya ino, oue potessero es¬ sere intese da lei in quol punto suo mouimento (fP come P, ma cfr. p. co) opporre contro mo o (licere questo dubbio mauea imposto a (k : di) dire mi eominciaro molti e di¬ uersi pensamenti a combat¬ tere quattro mi parea che ingom¬ brassero (k: quatro che in¬ gombrassero ; b : quatro mingombrounno) punti (W come p, ma cfr. p. cc) o ciascuno per qual uia pigli il suo carn mino [p. ccxiv modifica]ccxrv INTRODUZIONE Xffl 10 XIV 1 2 3 5 6 9 10 12 13 14 t XV 1 2 3 4 5 6 om. e aoppongo in sua diuersitade di dinere! oue fossi menato affidandomi om. a lui questi om. quivi non mi rimase la tramirabile chen prima partito piangendo uergognandomi P : nello quali allei signifi- \ cassi propuosi che par¬ lando allei significasse al- I lei la cagione \ Co Mgl: nello quali propuosi j che parlando allei signifi- | casse allei (Mgl omette que¬ sto necondo allei) la cagione , quali ancide e quui le son lentie cotale dichiararono dubita¬ tane indarno o di soperchio sa¬ rebbe uederla ot a questo et fossero libere P: cotal roprhensione (in \ marg. passione) l Co: cotal passione repren- J sione \ Mgl: ootal passione ) partir li (P: le) poi sappoia P: a uedo (cancellato, e cor- ] retto in marg. uccide) l Co : uedo (marg. 1. uccido) f Mgl: uccido (ma tre versi in- l nanzi: ni' uccide, marg. j vide) J < Pi digerire teguo ■ Co : digoiro > presto ( Mgl: di (licere la loro diuersitade , de (li) diuersi a che (io) fossi menato e fidandomi quelli (quo, quegli) mi non (ne) rimasero la mirabile (JF: lai tra mira¬ bile; ma cfr. p. cc) oho prima partitomi piangendo e uorgognandomi nello quali parlando a lei si gnificosso la cagiono e quale ancide o (piai la sententia cotale dubitatione è saroblie indarno onoro di so¬ perchio uedere lei o a costui e fossi Ubero cotale riprensione (b": pas¬ siono) perir te po (o può) sappohi ancide (b: uccido) teguo di gire presso [p. ccxv modifica]CLASSIFICAZIONE I>EI TEttTI CCXV XV XVI XVII XVIII XIX 3 5 11 1 9 oh© diuiene quando non son (Mgl, per ovvia correzione: ui son) in cinque diuerse uariationi eli© mi diuiene (o diuenno) quando ui son in cinque secondo cinque di* uerse (M: diuerse cinque; w omette oocondo oinque) narrationi (1) om. acciò che mi sarebbe al¬ cuno conforto; no P ulti¬ ma dico perchè altri deve¬ rebbe avere pietà, e ciò la qual uista mi giugno e non pare ciò «lirebbero di subito spessamente solamente non la qual nista pietosa e distrut¬ ta cioè (*: ma ciò) non paro uederebbero apesso uolte di subito non solamente non sono in esse ragionate di sopra sono di sopra ragionate 07/1. c non dire più om. avere pensando menato fui fui chiamato con loro uerano guardauauuni che io passando menato fui chiamato con esse uerano che mi guardammo aspet¬ tando cho io P: sostenere Insù» presenza dogli occhi (i« marg. di- loci) che corto Co Mgl: sostenere la sua presenza del li oochi di lei ohe ciorto i mei boni desiderii prima m’hauca ot ella rispose dicendo quasi fra me mede¬ simo om. pero per (Co: di) prendere a ciò molto correa un rio molto chiaro onde giunse a me ritornai sostenere la sua presenta <111- loci, che certo li miei desiderii mnuca prima (A om. prima) Allora mi rispuosc questa (A: questa donnu) cho mi par¬ lami dicendo fra me medesimo di prendere molto a ciò son già un riuo chiaro molto, a me giunse ritornato ( JP: ritornando) (1) W aggiunge Htcondo oinque in margino, e nota pure: al7 ua ria t ioni. Ma cfr. p. CCr o quanto all* omissione di Moondo cinque, facile era anche a piò copisti indipendentemente per il ripetersi della parola cinque così vicino. [p. ccxvi modifica]INTRODUZIONE P: la ni diro Co : la nidiro (e aranti la u ò agg. di) Mgl : la diuidiro lo intento tratto paro a me stesso nella quarta dico ridicendo ancora a cui intendo di dire dico la (Mgl omette questo secondo dico) la seconda comincia quiui io non uo parlare la ter/a donne o donzelle.

dico che di lei a compren¬ dere nella prima da parte secondo tutta la gloria seconda ili co che sono om. questa seconda parto si divido iu due, cho nel- i'una dico dogli occhi om. No la seconda dico de la bocca la qualo è fine d’amore de suoi desideri come una ancella gli mosse dioiesso om. appresso om. allora senza lun laltro esser quando era amorosa e a potentia e nella in quanto in potentia (Co omette quanto in) dico iu quanto di potontia in ohe sugetto % la diuidero lo intento trattato (b : lo tractato intento) pare auere a me stesso (w: paro pure ammeetesso; A: pare aincstesso hauoro) nella quarta ridicendo aucho a cui ne intenda dire dico la la seconda comincia quiui. io dicho . laterya quiui. Eio non uo parlare. laquarta . donne edon$elle . dico che di lei si comprende che nela prima dala parte che sono secondo tucta la persona ( W in marg. al* la gloria, ma cfr. p. co) seconda dico dalquante bel¬ lone che sono « i, deli miei desideri come ancella lo mosse doucs8c diro esser lnu sanya laltro quando o amorosa o in potentia nela in quanto di potentia dico in che suggetto ( IV agg. in marg. fra elio c suggello le parole: in quanto in po¬ tenzia : cfr. p. ve) [p. ccxvii modifica]CLASSIFICAZIONE 1>EI TESTI OCX VII t XX XXI XXII 7 I» forma 1 ai sneglia por lei 2, 5, 7 aitatemi uoi donne 4 beato 5 om. od a la sequcntc 6 ot nnlla prima om. tutto (1) 6-7 no lor onori & oui «aiuta poscia quando poscia (Mgl ometto questo 2° poscia) dico 8 sicomo a donna (Mgl: di donna) 1 so ne gio alla gloria eternalo 2 et ninna sia cosi 3 duramente et piatosamente 4 quello donne pormi lo mane si spesso uolte (P : si sposso uolte le mani) agli occhi Co Mgl: nascoso incontinente porcho Pi nascoso (agg. in marg.

  • incontancnto) perche

5 andauano ragionando didea¬ no queste parole 6 cho qui e 7 udiua dotto ho degnamente hautn cagiono inteso haucsso 8 risposta il secondo 9 si humile IO chio uoggio 13 oi par 15 Or biscia Pi ludiran (Pini udimmo), Coi ludinunno, Mgl: lu- dino 16 uoluto parlare (Pm i mirare) 17 om. in loro forma per lei si sueglia aiutatemi donne laudato (W come p, ma cfr. p. cc) che nela prima ne loro cuori. La seconda comincia quiui. onci la pas¬ sa. Later$a quiui. echui saluta. Poscia (k i poi) quando dico sicome adopera ala gloria eternalo sono gio e nulla sia si pietosamente questo donne porro le mani sposso ali miei occhi nascoso incontancnto cho andauano ragionando tra loro questo parole che e qui (che qui) udi (udio) docto o degnameli tu hauca cagiono intoso (b: udito) auea risponsione e laltro simile io ueggio no par (Wm: al* ci par) Lascia (W come p, ma cfr. P■ oc) ludimo uoluto mirare (1) Anohe s ha la stessa omissione, ma indipendentemente. [p. ccxviii modifica]1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 INTRODUZIONE di sopra sono di uariare In sentcntia lo a parti pero pochi di om. eoutinminiente giuntemi om. perniando lacca mappamoro om. e pareaiui clic li uccelli volando per l'aria cades¬ sero om. or non sai gratiosamcnte ohe diceano errante le coprissero la testa e tu uedi cliio porto a corpi morti pianto lai tre cherano per la cameni om. di me et chiamandomi 4P: dire questi pare morto ( [<J in marg. et addire fra loro proemiamo di con¬ fortarlo onde molte parole mi diceano da confortar- I mi] et talloni mi doman- I dauauo ohe io || Mgl : dire quasi par morto & F al’hora mi domandauano l oh’io Co: dire questi par morto ot a «lire fra loro procu¬ riamo [c pigiato ih un rigo lanciato bianco : di rieon- fortallo onde molte parole mi dicemmo da riconfor¬ tarmi] Et. talli ora mi di¬ mandammo chio sono di sopra di narrare la, sontentia dele parti e pero per pochi di (s : per poco tempo ouero pochi di) a me giunse (A;: ante uinse; b: a me uenne) foce ( W come p, ma cfr. p. eri) apparucro a me gloriosamente del loro cauto erronea la courissero cioè la sua te¬ sta (A : lo coprissino si do la sua testa) e tu lo uedi che io porto già a le corpora (alli corpi) do (li) morti piangere i altre ( IVm : al’ laltre) che p£i* la camera erano e parlandomi dire questi pare morto Z a dire tra loro proccuriamo di confortarlo, onde molte pa¬ role mi diceano da confor- tarmi Z talora mi doiuan- dauano di che io [p. ccxix modifica]XXIII i 1 * XXIV CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCX1X 15 on. cominciai om. dissi loro ciò olle quello (.4: questo) che 16 si no e pero no 18 farsi (Mgl: farli) farmi E qual dioca non qual dicea non 20 ot era egli era dicica luna alai tra progaua luna lai tra (Wm: al’ dieeua luna ad laltra) 22 ot oran si smagati e fuoron si smagati ( Wm : al' ot oran sismaghati) 24 augelli li augelli maparuo apparile 28 ini parti mi partia (Wm: al’ mi parti) 30 uera om. questa parti» uerace 31 P: dico per ordine dico (agg. fra le line# di) questa Co: dico per ordine dico di 1 ■ M MT 1 questa j Mgl : per ordino dico di ' questa > dico per ordine questa 1 om. vana (8 w invece di vana leggono mia. 0 Wpcrò ha in marg : al. unii a) in alouno luogo in alcuna parte 2 mi parea ohe non fosso me non parca che fosso (b: non mi parea che fosse) 3 gentilissima gentile molte uolto molto donna (io om. molto; A: molto tempo) mio amico primo primo mio amico (J/ ir b: pri¬ mo amico mio ; V: mio pri¬ mo amico) 4 om. donne om. nel cuore chiamata om. cosi nominata 5 om. dopo 6 primo mio amico mio primo amico paiono pareano 10 om. da lunga parte. La se¬ conda dico come me parea che amore mi dicesse nel mio cuore li- in due parti om. no la seconda dico quello in due olio io udio [p. ccxx modifica]ccxx XXJV . 11 XXV 2 3 4 5 « 7 8 9 XXVI 8 9 14 XX Vili 1 2 XXIX 1 INTRODUZIONE et comincia di lui (Mgl: da lungi) nenirò am. ed anche cho parlava om. secondo in uolgare erano corti troueremo dire ot (P aggiunge in marg. cho quasi) furono li primi olio om. lo suo parolo cho alii prosaici dicitori o degno & ragionouole ohe delle cose senza cagiono ale ima om. dea nella Eneida dobet rociteudo le parole nel libro ora om, allora la seconda comincia lo aignoro di questa genti¬ lissima ciò è lo signore della giustizia chiamo que¬ sta nobile beata beatrice porche trattando mi conuer- rebbe essere lodatore seonueneuole et biasiinouole Co: ei uity siriiu Mgl : . ......... ($fo) P: ò ini sirim (in marg. al.* tismin) ditione la sooonda oomincia uenire in lingua uolgare erano dicitori damoro certi trouiamo dire e cho quasi furono li primi che che a li prosaici dictatori ( W: doctori, e in marg. che ali pelaci dicitori; A: prose- stici) degno e ragioneuolo e (k : don- gnoe, l ragioneuolo; w: den- gnia eragionouolo cosa e) alo coso san$a ragione alcuna nel primo dolo Eneida dobos recitando lo modo (C Wm: retinendo lo modo ; W: re¬ citando le parole, ma cfr. p. cc ; k : remo . lo modo ; b: medio) nel principio dellibro ella om la seconda parte comincia lo signore do la giodtitia chia¬ mo© questa gentilissima beatrice l>eata per quello che traotando con- ucrrebbo essere me lauda¬ tore biasimeuole (Wm : soonuene- uole et) o ini tisirim (b: tismin) inditione [p. ccxxi modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXX1 XXIX 2 XXX XXXI 10 fosse lauto amico di lei secondo li cristiani ncritade o, none sonno (Mgl: se¬ condo la cristiana ueritade e nuoui souno) la loro ’habiladine in ciolo 11 nobili cieli numero dellaltre om. uedemo om. a dare ad intendere eh1 ella era nn novo (om. eioò del miracolo) so¬ lamente è forse anchora per più so ti le ragioni ciò ò om. quasi om. primo e ciò la lor tristitia pensai disfogarla 2 e pensai Accio rimanga uia più ucdona dopo il suo (ine XXXII XXXIII 3, 5, 10 ita so no 4 La prima om. E perché mi ricorda; la ter/a quivi 5 comincia quiui questa par¬ tita 6 om. nella seconda dico chi la piange 10 languisce 2 quella comandami •i om. seconda narro de la 1 pensando 3 om. so proscritto 1 duo parti nella prima si la¬ menta luno fosse intanto amico di lei secondo la cristiana ueritadc noue siano secondo la loro abitudine in¬ sieme li mobili cieli (*: li o. mobili) numero del tre cioè del miracolo o solamente forse ancora per più sottile persona si udirebbe più sot ¬ tile ragione in ciò (oppure : in ciò pin sottile ragione) la mia tristitia pensai di uolere disfogarla (k: uolere sfogarla; b: uolerla sfogare; #: uolerla disfoga¬ re; A: p. douorla disfogarla) e pero propuosi Et accio paia rimanere più uedotia dopo losuo fine (A : uedoua de po la sua line rimanga) ita ne La prima parte comincia questa parte quiui la giunse questa doruandaua pensandomi duo parti nelluua cioè nella prima stantia 8Ì lamenta luna de le quali [p. ccxxii modifica]CO XXII INTRODUZIONE XXXIII 8 pero oheloiolo si nen gentile XXXIV 1 om. lo e lungo me 2 secondo quello elio erano stati innanzi chio m'ac¬ corgessi 3 nonne in penserò Et poi lo diuidoro om. secondo davanti a l’altro 1 om. Amor che ; la terza quivi 5 uscir parlando .ACo Mgl: altro) ,, nellt > dico come fP: altra ) 6 mento XXXV 1 om. pensoso e tale ohe terribili sbigottimenti 2 & nidi guardami 3 come so di se stessi burnis¬ sero li miei occhi uolere inco¬ minciare a piangere viltà om. poi om. pietosa 4 Co Mgl: e propuosi P: Et proponsi corretto m. in proponessi, e in marg. è notata doliti ttesaa 2n m. la variante conchiudessi) om. tutto di questa ragione 6 nista XXXVI l mi si mostrami 4 uedete XXXVII 2 a chi uedea rimembro 3 et li sospiri mi assaliano grandissimi sospiri (Mgl tralascia questo 210 sospiri) et angosciosi om. non 4 lo mio core medesimo ini mouo ad alcuna dubita- ohe per lo cielo ( Wm: albero chclclelo) siuo gentile secondo che orano stati già alquanto anyi chio me no accorgesse ucnue un pensiero Et pero lo diuidero usciuano parlando nela seconda dico cho memoria tanto che terribile sbigottimento allora nidi riguardami coinè di se stessi (k : di loro medesimo) aucndo cominciare li miei occhi a uolere piangere uile uita e concilimi esso in questa ragione uita (soltanto 3: nista) si mostraua tuttauiu uedeteui (A: uedetene; Win marg: uedetemi) chi uedea rimembrerò e li sospiri massaliuano gran¬ dissimi Z angosciosi lo mio core in me medesimo rimuouo alcuna (W agg. in [p. ccxxiii modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXXIII tiono manifestando chi o marg. ad aranti ad alcuna) olio cosa parla. Comincia dnbitatione manifestando • ohi e che cosi parla. E co¬ mincia 5 om. bone 8 spanentomi spauentaini (3/ £ : spanen- tarmi) 1 om. di lei cosi o bolla o gioitane bolla giouane 2 in mo fra mo mi nolo consolare uuole consolare mo 3 dieoa or tu so fatto in tanto o dicea a mo . or tu so stato tribulamonto damoro om. degli occhi in tanta tribù lati oue 4 om. medesimo a gentil di gentile 5 sia manifesto et aperto assai o manifesto 6 di questo di quello (Wm: al* di questo) chel eore intendo cho ini lo cuore anche intendo 7 la secondi! la seconda parte 1 di nona de la nona con lo con quelle 2 om. dolorosamente questo mal penserò ot disi- questo cotale malua^io desi¬ dorio derio 8 E d'allora P: si uergogn osamente (cor- ) rvìto, pare, nell’ atto iIella J E dico che dallora i copia in si con uorgognoso [ cuore | Co Mgl : si con uergognoso ' onore con tatto lo uergognoso 1 4 sparire suolo suole apparire 5 da indi dallora li potesse loro potesse (k: potessero) 6 nari a mina paressero distrutti om. così paresse distrutto 9 di mostriindo loro di mostrar doloro si son dolo siliendole 1 iu mezo 0 meflflo 2 parlare questa (Mgl: a que¬ sta) donna parlare di questa donna 3 in fra me so questi fossero fra me medesimo io so cho so olii (essi, o) fossero 4 Indisse la intendesse 6 et in laltro stretto o in uno stretto [p. ccxxiv modifica]OCXXIV INTRODUZIONE XL 7 om. propriamente nel scruigio di dio palmieri quando ohe om. Iu sepoltura di Ba’Iaeopo più di lungi al seruigio debitissimo • palmieri iu quanto* laonde più lontana Più intimamente affini sono fra loro Co e Mgl, tanto da dover supporre per essi un originale a comune (1) : (Tav. 55) XXVII 4 om. il v. Ed escon fuor chia¬ mando, e Mgl anche il pre¬ cedente (2) Ma difficile riesce determinare le relazioni di Co-Mgl con P. Da certi passi della tav. 54, come ili 15, VII 2 e XV 8, parrebbe do¬ versi dedurre (poiché nel codice Maiocchi i supplementi e le varianti marginali e interlineari sembrano api>o8tc dopo il compimento della copia, sebbene dallo stesso copista) che l’originale di Co e Mgl de¬ rivasse da P. Ma altri passi, come XXII 10, dove la correzione di P, pur essendo necessaria, non è accolta, e XXIX 1, dove la lezione originale di Co, quantunque mal disposta, è migliore ili quella di P, e della variante marginale di quest’ultimo codice negli altri non si ticn conto, ci fanno apparire quella deduzione poco probabile. E la medesima incertezza si ha allargando la ricerca fuori dello lezioni speciali del gruppo ; perchè da una parte abbiamo lezioni caratteri¬ stiche della famiglia ? corrette in P, posteriormente alla copia, Re¬ fi) Cho l’uno non deriva dall’altro resulta sicuro dal loro confronto. (2) Si può anche addnrrc a conferma della maggiore affinità tra Co e Mgl l’avere tutti e due mouimento là dove (XII 16) in I* si legge ben chiaro mouimento. Inoltre, mentre P al $ XTV 10 ha, oggiunto in margine, per auentura, pur in modo perspicuo, in Mgl si lm nel testo, invece di quello due pai-ole, uno spazio bianco ; o uno spazio bianco dovè esser pure lasciato iu Co, ma poi dallo stesso copista ci fu pigiato un per ossatura: segno cho ambedue i codici provengono da un manoscritto che aveva a quel punto una lezione indecifrabile o che non dava senso. Co Mgl. V 3 segreto fu saputo P e le altre tradizioni segreto (agg. in marg, con ri- XXTV 2 lo cuore hauere XXV 9 Poetica XII 7 gli dica chiamo fu creduto) sapere glie le dica Vuoi li vedete amor pinto hauero lo core [p. ccxxv modifica]secondo il testo del Boccaccio (1), e tali correzioni figurano già eseguite in Co e Mgl; e d’altra parte non si trovano riprodotti in questi due codici altri supplementi che in P appaiono fatti contemporaneamente allo correzioni accolte, ben visibili fra le linee o indicati con vistosi richiami (2). La derivazione dell’originale di Co e Mgl da P parrebbe esclusa anche dalla lezione degli stessi supplementi di quest'ultimo codice, poichè, mentre in Pm a XIV 3 vien omesso del suo nouelio sposo, nel testo di Co e Mgl c’ è, e mentre in Pm si ha stare al seuitio, in Co ai ha fare al seruitio (corretto poi in stare) e in M fare il seruitio. C’e di più. Si trovano nel testo di P parecchie lezioni secondarie ed omissioni che non hanno nessun ri¬ scontro negli altri due codici : (Tav. 56) P Co Mgl VII j Co: hostalo chiauo 3 ostello chiauo ( Mgl: u9, sta le chiauo 6 la mancanza. lor mancanza IX 1 ad me couuenno de In a me conuenno partire dalla xn 7 che sa cho ’l sa XIII 1 rincolli i noi aro t Co : incominoiaro ; Mgl. min- co minciaro XIV 13 poura gionta (con un ra in¬ teri. davanti a gionta) manifestato soura ragionata manifesto XV 8 campi champami XVIII 5 om. uscirò XIX 22 om. di questa canzone XX 4 si posa si riposa XXI 1 om. dire XXV 9 optes etc. optes esplorare labor mielii illusa capessero fns est (1) Eooo le più notevoli: aparuc (II 3) corretta in aparuemi; assai fiate marna (XII *1) e in parte (XII 8) ridotto, con aggiunto margiunli, ad ansai fiate urlìi miei sospiri mauoa o in putte alcuna; Et unirà bene ubidir seruitore (XII 13) trasformata in Et uedrassi ubidir buon seruitore. (2) III 2 P mi (agg. in marg. mossi et) parti (agg. fra le lineo m») da le, Co Mgl mi parti dalle; V 3 P segreto (agg. in marg. fu creduto) sapere, Co Mgl segreto fu saputo, che sarà una correzione a senso di segreto sapere ; XV 5 P Et lebbriata (agg. fra VEt o il resto p), Co o Mgl Et l’ebrietà; XIX 3 P disse (agg. fra le linee allora una canzone) Donne che auete, Co Mgl Et disse Donne eh* aneto: e cfr. anche XXIII li alla tav. 54, dove se Co ha ora il testo in¬ tero, non ò da credere che ci abbia merito V aggiunta marginale di P, perchò in tal caso non sarebbe stato necessario a Co lasciare il rigo bianco, nò si dovrebbe avero in Mgl la lacuna che è originariamente in P. 15 [p. ccxxvi modifica]CCXXVl rNTIlODUZIONK XXVIII 2 piacerebbe alquanto trottare piacerebbe al presente trat¬ al presente tare alquanto * o/m. fosse del presente pro¬ • posito nino a posto che 9 i XXIX 2 sopeano insieme saueano insieme XXXI 3 pietosamente mia canzone pietoso mia canzono XXXIII 6 afflitto astioso È l>en vero che alcune lezioni potrebbero essere state corrette per suggerimento del contesto dall’originale di Co e Mgl, che qualche lacuna potrebbe essere stata colmata col sussidio di altri codici ; ina vi son anche luoghi dove la necessità di correggere non appare (per es. iu VII 3), e quindi, se Co e Mgl derivassero da P, qual¬ cuna almeno delle lezioni speciali di quest’ ultimo codice dovrebbe esser passata negli altri due. D’altra parte è da scartarsi senza esitazione l’ipotesi opposta, che P derivi dall’originale di Co e Mgl: nessuna intatti delle lezioni spe¬ ciali di questi dne Mss. è passata in P; e dove essi hanno nel testo, senza aggiunta di varianti marginali, una lezione boccaccesca, P ha invece (cfr. p. CCXXV, n. 1) nel testo la lezione della famiglia a cui fondamentalmente appartiene, e sostituita posteriormente, fra le linee o noi margini, la lezione derivata dal testo del Boccaccio. Fortunatamente, per la critica del testo una sicura e precisa de¬ terminazione dei rapporti fra i codici del gruppo p non occorre : basta sapere, come è provato csaurieutemente dalla tav. 54, che essi rappresentano una medesima tradizione, e che, comunque sin nata, c’ò una mi schianta di lezioni con b. Raccolgo qui i luoghi dove me¬ glio appare tale contaminazione : (Tav. 57) III 15 b: nonetto; P: negno, e in marg. nonetto; Mgl: nonetto, negno, di seguito noi testo; Co: nonetto, semplicemente. XII *1 ba: fiate nelli miei nonpiH mauea già chiamato; Co Mgl: fiate mi hauea già chiamato ne mei nonpiìi; P: fiate (e nel!’ inter¬ linea con richiamo, nelli miei nonpiri) manea già chiamato, 13 Mss. vari di Ir: ubùlir bon ncruidore; P bene ubidir #., cor¬ rotto in ubidir buon 8. ; Co Mgl : ubidir bon n. XIV 14 b8: si trouano [cfr. p. ci.xx, n. 1], e cosi P Co Mgl. XV 3 b3: pusnionr ; P: rcprhennione, e in marg. passione; Co: jnmnioiui reprennione, di seguito nel' testo ; Mgl : pannione, soltanto. XIX 8 b3: dira nellonfemo amalnati; Co Mgl: diran nell*inferno i malnati; ma P: dirà nell1 inferno a malnati. XXII 16 b: caduta morta; P Co: piangerlo morta, ma P ha in marg. caduta ; Mgl: caduto morta. XXIII 3 b: debolecta; e cosi anche P Co Mgl e (da p) Wm. [p. ccxxvii modifica]CLASSIFICAZIONE !>KI TESTI CCXXVII xxvn xxix XXIII 13 b: necondo che io credo; e così anche Co Mgl; in P tali pa¬ role nono aggiunte in margine, b: auegna chio mi tmeglianri mi uergognansi molto; Co: auegna chio mi mugliarne molto; Mgl: auegna ch’io no uigliavse molto; P: auegna ch’io vergognaste molto e iu marg., con richiamo fra ch’io e vergognante, fc aggiunto mi ttuegliasse <f\ 4 b: li npirti miei andar; c oosl Co Mgl; P: li miei sospiri gir, ma l’altra lezione è aggiunta fra le linee. 1 b1: ytalia; Co Mgl: Italia; P: Arabia, ma nell* interlinea al.* Italia. h: e ini tinmin (om. primo); P: ririm primo, e in marg. al,* /inmin ; Co : ei uity ririm primo ; Mgl : primo. XXXII 5 b: Rogherei] e così P Co Mgl. XXXIV 3 b: parole per rima; e così P Co Mgl. XXXIX 1 b: «7i ni m ile età ad quella in che ; P: in rimile ctade a quella ohe', Co Mgl: t7i rimile ctade quella in che ( 1). Nessuna delle varianti speciali di p ò passata in A: questo, dun¬ que, pur facendo parte, come abbiain detto, del sottogruppo z per le varianti registrate nella tav. 45, non deriva dagli altri Mss. del sot¬ togruppo; e poiché anche p non ha alcuua delle lezioni particolari di A, e non nT è quindi derivato, così servono ambedue ad accertare la lezione del capostipite comune. Le varianti particolari di A sono : (Tav. 58) I II III VI VII scientia 8 om. per vedere credo qnenie parole 1 OM. cran om. vedere 2 allora con dolcissimo 3 om. una figura di 7 donnina 8 incontenente 9 adeaduto 1 era allora 3 per la mia 1 om. di volere 2 stata se non in sulle noue tra queste d. 2 om. più tosto et pero proposi tante p e le altre tradizioni sententi a corto quella parola lora chel suo dolcissimo dimorami inmantenente o mantenente apparuto o apparito era per mia stare se non in sul none tra (li) nomi di queste d. propuosi certe (1) In XXXVIII 1 P ha in marg. Itieouerai adunque (da b), ma fc della 2° mano, ohe pur ebbe davanti un Ms. boccaccesco (cfr. p. OGXi, n. 1). [p. ccxxviii modifica]INTRODUZIONE vn 5 povero moro pouor dimoro vin 1 rnoltò piangevano assai pia- piangeuaUo assai pietosa¬ tosamente mente 3 l’altro , il secondo 5 cho’n donna è da lodare chalmondo o da laudare 6 om. già 7-8 agg. laltro sonecto dice chosi 12 om. quivi: E 8* io di grazia; la quarta quivi IX 7 om. tutta XI 2 propinqua alquanto alquanto propinqua (appro¬ pinquata, proximana) XII 1 proposito mio proposito 3 me ebbe mauea 4 om. queste parole 5 ce sia ti sia 7 sopra di te sopra te 8 et a falle ornato ma fallo adornare 9 om. trouai 10 pena scusa 11 Doue resti in tuo te parte ar¬ douresti in tutte parti auere dire (o auero in tutte p.) ardire 13 scriuere soruire (anche C: scriuere) ot solla sed ella ohe sol perdonar li fussi lo perdonare so lo fosso 1C noi giro del gire quando uuole 17 persona obo persona poro ohe iutenda cbincho dubitare uo- intenda| qui chi più lobi qui lossi opporre \ dubita o fuolesso i ohi qui du- l oppor- \ bita o ] re XIII 4 om. a udirò 6 di piota dola pietà 8 piacer pianger 10 in chi ot ohi tutti in olio tutti pigli per ma torà pigli matoro disdegniosamente parlando por disdegnoso modo di par¬ lare XIV 3 quel giorno lo giorno cosa magione in sua • noia sua 4 “poggia* simulatamelito la poggiai la mia persona si¬ mia persona mulatamente casa magione nobilissima gentilissima (C: beatissima) 5 ueggendomi uoggendosi fin ohe li più oho li [p. ccxxix modifica]XIV XV XVI XVII XVIII CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXX1X 6 questo non ci folgorammo altri de nostri pari 7 thraendomi de ftiori 8 et risuscitato y alla chamera delle lachrime piangendo 10 dissi 12 amor sapresso quando auoi 14 uiaibili 2 so io perdessi om. mirabile om. si tosto 3 posi 4 Io che miro oontra 5 che tramortiscile ouuncli© poi sapoia paion oh© gridin (1) 7 mi temo di giro dauanti a 8 parte seconda peccato fa clii non monstra lmuer piata di mo poro eh© la ter/a peccato face. 1 fussino stato manifestato per me anehora 2 om. memoria 2-3 om. mi facea. La seconda si è che amore 4 la siconda om. la sua veduta 5 la ter«a 6 comincia cosi 1 narratori quasi di tucto om. ©rodendomi «ino a ma¬ nifestato 2 om. quanto potrò 2 aueua parlato 3 la responsione questi non oi infolgorasso (6: sfolgorasse) li altri nostri pari trnendomi fuori © resurrexiti nela camera dele lacrime nella quale piangendo dicessi amor quando si presso (6: quando umor si presso) uisiui (P uisi) se io non perdesse ponessi ciò che miucontra che tramortendo ouunque può (p: poi) sappoia par ohe gridin non mi tengo di gire (P: di¬ gerire, Co: digeire, Mgì: di dicere; b: mattento dan- dare) presso (p: presto) di seconda parte pecca quelli cho non mostra piota di me accio eh© la torga quiui. © per l’ebrietà. la quarta. peccato face . la quinta. per la pietà fossore manifestate ancora per mo la tcr$a la quarta comincia, spesso flato narratori di tutto quasi (6: quasi narratori di tutto) auea chiamato la mia responsione (1) Il che ò ora raschiato. [p. ccxxx modifica]ccxxx xvm XIX XX XXI INTRODUZIONE 4 dimora che piacque 5 uedemo talora mescolata « 6 oro. prima tu diehi 7 questa donna 8 om. e venia 9 gentilissima beatrice om. e così dimorai tino a co¬ minciare 2 quasi che 3 om. pensando di prender¬ le nino a cittade 7 chiama mercede 10 a ueder 11 Et poi lasguarda 12 come quella 15 meglio sia intesa om. o però prima ne fo tre parti 15-16 io so canzona. In prima dico 16 amestesso hauorc 18 prima porte seconda dico allei 19 dico de lei dalquanto bellcze le determinate parte 20 om. ne la seconda dico de la bocca la quale ò fine d' amore 1 cho cosa amore e 2 alquanto trattare om. di dire 6 om. di potentia si riduce 7 in dua parte om. nella seconda «ino a po¬ tenzia 8 om. potenzia 1 mi uenno uolonta do diro, o, di uoler de dire suegliaua om. dissi oominohia cosi dimornua ohe le piacque talora uedemo mischiata tu ne (le: ci) dichi questa gentilissima quasi cerne grida mercede di uoder poi In riguarda come elicila sia meglio intesa canzono io so. la prima parto si diuide in quattro . nela prima dico auere a mo stesso (w : puro ad me stesso; p om. avere) prima seconda dico di lei dico dalquanto bellcs^e determinata parte che e amore tractare alquanto in due uennomi uolonta di uoler dire sueglia comincia (o comincia. Negli occhi porta) « [p. ccxxxi modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXXXJ XXI XXJ1 8 10 11 15 17 XX1U 3 4 nella seconda la seconda delle tre parti disopra dette so diuide in tre parti nello priuia nello chore dico se quello adopera el chore de uita eterna sonando ne¬ ramente oonohio fusai cosa che tale sieno oro. di boutade nino a grado conchiofussi cosa che senneandauano om. cbelelagrimo mancano assalito anchora passami no eh ostili qui passando queste parole di lei et di me diceano nel % modo maucssino detto risponden¬ dolo et comincia cosi 6 meco qui scolorate om. sonetto domando et chiamo che dieano che fa disopra assai si manifesta non mi tramuto disegnio frames tesso diceno uno si forte smarrimento mi giunse om. andare om. giudicare om. e che fossero grandis- siud terremuoti et non solo colla mente pian- geuo ma collocehi nella tcrya la prima si diuide in tro olio nella prima nelli cuori dioo quello ado)>era ne loro onori ettemale se ne gio uerace- mente concio sia così» che cotale sono conoio sia cosa ohe se no giano anche passare questi cho e qui passando queste donno udio parole di lei e di me in questo modo * lo mi auessero deoto rispon¬ dendo, e comincia lo primo. Voi cho portate la seni bianca umile, o l’altro. So tu co¬ lui oheai tractato souente. qui meco sfigurate chiamo e domando ohe mi dicano c fa sono di sopra assai (p: di¬ sopra sono assai ; IF sono assai di sopra) manifesti, non mi tranietto distinguo dioea fra me medesimo mi giunse uno si forte smar¬ rimento e non solamente nela imagi- imtione, ma piangea con li occhi [p. ccxxxii modifica]9 10 11 13 14 15 16 20 26 27 28 29 31 1 2 3 4 5 INTRODUZIONE om, questi nostra donna et por questo modo lo ooprissino si de la sna tanto dumi Ita di uedere 8 usa e beato una giouano donna ot gen¬ tile om. vidi diriconfortallo quella sanato poi di quella cosa umorosa canzona ordinata secondo che dimostra la infrascripta di- uisione oomiuchia cosi chome dicerollo lebbi scorta dissi consumando adinfinito persone quiui pensano om. ed intorno a ciò nino a questa imaginazione nella seconda a olio ora le ringrazio succhi usa mente fusai presente uodcro ueniro pensando el giorno mio chore per la nuoua sna molto tempo donna uiddi guardando ueniro là mia beatrice om. solo per questa sino a tan¬ to ò dire quanto primavera questa cho amore noi mio chore allegro Nella terza dico cho la seconda cominohia dicendo pensa la nostra donna e per qdesto • la eourissero cioo la sna tanta umilitado por uedere susano come e beato una donna giouane e gentile di confortarlo questa poi sanato di questa amorosa cosa cannono. Donna pietosa e di nouclla ciato ordinata si comò manifesta la infra¬ scritta diuisionc (6: can¬ zone. Donna pietosa.) donne dicerollo lauca (k : la uedea) scorta dicea consumato a indiilnita (o infinita) per¬ sona quiui. Mentrio pensaua noia seconda dicendo a cho ora mi ohiamaro lo ringra¬ zio chiusamente fosso stato presento nederlo nenire pensa lo di io mio cuore per la sua nuoua molto donna guardando nidi ueniro la mi¬ rabile beatrice quella che a meco allogro nel mio cuore La ter$a dice come la seconda parto comincia dicendo. Or pensa [p. ccxxxiii modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXXX1I1 XXV 1 snstantin ot intelligentia ma si corno sustantia fusai cor¬ porale 2 et io dico nenia diche molto la cosa om. di lui che ridea e anche 3 sichome so in grcoia 4 8onsa alcuna 6 bI mosso a uolere a donne alle quale ucrsi contra quelli 7 contradetto alli rimatori 8 sostanze humano 9 Eneidos ohosi Eolo alle cliose non animate por 1 achosa animata alla oho- sa inanimata parla lucano libro dello rimedio della uita et arte dolli amanti XXVI 1 corrcano allei 2 et altri dicoano questa non e fcrnina anzi o una ma- • rauiglia om. sì 4 pensando uoglio accio ropi- gliare 8 om. ad intendere om. lui molto ohe con lei andanano 10 Cho uan per uia con lei ot son tenuto 15 om. no lo donno ma in tutto le persone e non solamente XXVII 1 sopra accio udendo 2 comi neh ini una canzona cho dice cosi 4 mi par XXVIII 1 om. domina om. ancora prima stanca libro snstantin intelligentia, ma si come fosse sustantia cor¬ porale e cho io dica ueniro dica moto locale Bicorne in grecia secondo alcuna si mosse pero che uollo a donna ala quale li uerei contra coloro conceduto ali rimatori suetantie l uomini Eneida. colo alo cose animate per lucano parla la cosa ani¬ mata ala cosa inanimata ca nome libro di ca nome di ca nome Ouidio del corre ano per ueder lei e altri diceano. Questa o una marauiglia pensando a ciò uogliondo ri¬ pigliare molte Quelle olio uanuo con lei son tenuto sopra quello ueggondo cominciai allora una cannone la quid comincia si lun- giamento (b: cominciai al¬ lora questa cannone:) par soprascritta stantia [p. ccxxxiv modifica]INTRODUZIONE XXVXD 1 2 3 XXIX 1 2 3 XXX 1 2 XXXI 1 2 3 4 5 7 8 13 nella benedet 1 a uirgo ma¬ ria reina apcrsona non, e, di traetare qui lo mio intendiménto per ciò che non, e, trattandolo molte fìnte el numero delle noue ore dolio anno domini il cui per¬ fetto concilio fusai ohe perfectamente om. sicome uedemo nino a fa noue solo iltro om. la mirabile Poi cho questa fu pigliando per comi nei amento el detto di ieromia mo uolcssi riprendere lo mio intendimento con ciò fusai poterono pensai douerla disfogarla parolo dolorose nello quali di lei ragionassi uedoua de po la sua fine ri¬ manga la seconda ragiona sintende in tre parti intorno a questa sono dna parte om. la cagione disegniola con elle da lachrimar conuien di soapir si forte chellamor a (liuiso quella reina benedetta uirgo maria (a C om. virgo)1 aprcscnte non o lo mio intendimento di trattare (-ne) qui che ciò non e trattando molte uolte lo numero del noue deli anni domini in oni lo perfeoto con ciò sia cosa cho perfectiss imamente se lo tre Poi che fu {b: Poi elio la gentilissima donna fu) pigliando quello comincia- meuto di ieremia nolesso me riprenderò lo intendimento mio concio sia poteano | di uolere disfogarla di uolerla disfogare (o sfogare) di sfogarla parolo doloroso, o pero pro- puoai di fare una cannono nella qualo ragionassi di loi paia rimanere più uedoua dopo lo suo fine nella seconda ragiono si diuide in tre intorno a ciò foe due parti parlo a questa cannone desi¬ gnandole con loro di lacrimar conuienmi di s«»spiri forte che mal cor diuiso [p. ccxxxv modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI XXXI xxx n XXXIII XXXIV XXXV XXXVI XXXVII 4 uergogniare mi pare del mio 6 qual se sia 1 consanguinita 2 le sua parole 3 pensando questo che oominchia 1 ot el scruigio nudo achosi latta persona et discreta 2 dua persona 3 om. solo 1 nella prima dico ad questo di lei nelaltra mi lomento io che comincia 1 In questo giorno lo quale so compia 2 riguardando 3 lo quale ehosi comincili» era uenuta nella mente min 4 già meoo nella mi iacea poro delli eletti 6 iter questo modo si diuide secondo corninoli lamento 1 fu lanno 1 conciosia 2 gentil giouaua donna et bella 2-3 occulta : che 3 quella gentile 4 che per questa 7 sommesso 3 ancho parlando parole cominchia cosi per la sun piana ragione procedente 4 quale era 1 om. a tauto om. mo no 2 biasimauo 3 aueuo detto cosi dal misero chore che uergogua mi parte nel inio qual ehio sia sanguini tade suo parole pensando a ciò questo sonetto che comincio lo Beruigio e nudo a cosi di¬ strae ta persona diuerse persone nella prima stantia si lamenta questo di lei nella seconda mi la¬ mento io cioè nclaltxa stan¬ tia che comincia In quello giorno nel quale si compiea e riguardammo lo quale comincia era uenuta già nella pero mi faceti deli effetti per questo medesimo modo si diuide secondo laltro co- mineiamento la lanno concio fosse una gentile donna giouane e bella molto (b : una gentile donna, soltanto) accolta. Onde concio sia cosa che questa gentile che per questa ragione sommosso anche parole, parlando a lei comincia. Color damore por la sua precedente ragione qualora bestemmiano cosi auea detto dal misero che [p. ccxxxvi modifica]CQXXXVI INTRODUZIONE XXXVII 3 om. e di comprenderò tino a . sonetto 4 dico 5 manifesto e • « 6 feoion che giù noi uodesti (e in marg. non da inserire, come mostra apposito richiamo, fra uoi 0 uedesti) XXXVIII 1 mi pesami nista 3 uoi tu frate 4 combattuto cosi più uolte ne uolgi diro ancora parolo comincia oosi 5 in questo sono duo parte chiama chiama lanima 6-7 om. non ò contrario a l’al¬ tro questo sonetto 7 ot cohì cominchin el sonetto. di In uolgi [a non è in Jinc di pagina] XXXIX 1 parea etate iu quella prima 2 simllcmento om. malvagio 4 intendimento ri ceno 5 poteano 6 de fare uno sonotto proposi una aontentia allora cosi lasso 10 certe parole XL 1 om. in quel tempo bella 2 pensando allora dal tra cosa cho di questa cho qui forse 4 cui le intendessi parlo e manifesto laccali come uoi uodeste ne pensaua ulta uuoli tu ritrarre te cosi più uolte combattuto ancor* no uolli diro alquante parole comincia. Gentile penserò In questo sonetto fo due parti (b: et fo in q. s. duo parti) chiamo chiamo anima k : E questo el sonotto cho co¬ mincia qui. Gli altri oodd niente. porne I in quale (in la quale) Ì prima no la quale io priinio- ramante a quella ohe (in cho) prima si uilmento raccendimcnto ri coiui potero propuosi di fare un sonotto la sontentia allora. lasso molte parole bellissima pensando a loro dal tre cose ohe di queste qui che forse chiunque le intendesse [p. ccxxxvii modifica]CLASSI PICAZIONE DEI TESTI CCXXXVII XL 5 ueduto decto oro. come et «linai cosi e dissi questo sonetto lo quale comincia 6 larga la larga o torna o riede XLI 1 mondassi con esse mandassi a loro con esse e de mio stato narra del mio stato 2 che io allora feci comincia cosi lo quale io feci allora oomincia 5 uede uide 6 a quella benedetta anima u quello benedette anime nella metaphisica $ nel seoondo de la metapliisica 7 parte quinta quinta parte 9 ancora più sottilmente più sottilmente ancora XLII 1 degniamente più degnamente 2 muoiono uiuono non fu mai mai non fu 3 piacchia cho sire piaccio a colui ohe o sire Anche A, conio p, presenta noi suo tosto alcune lezioni proprie della tradizione boccaccesca: (Tav. 59)

0s\ ni 15 manifesto | ^ VII 3 dolore j XII 13 al seruitore = mo. 16 sicura andare = kl-mo XIV 12 cocchia = b XVI 8 si subitamente che la mia uita = b XVIII 3 tignar da unno = b. xxm 7 E pareami = b. 20 confortiam = b3. XXVI 6 di onesta = k'-'-mc. XXXIII 8 et grande = b. XXXV 5 apparita = b (e anche k) XL 1 andana = me (cfr. tav. 23) Il fatto che tanto le lezioni introdotte in p quanto quelle intro¬ dotte in A provengono da b8 potrebbe far supporre che certo lezioni boccaccesche risalissero fino a z. Ma poiché ben poche sono quelle comuni a p e ad A (IX 13 per la tenui chauca di non scourire, XI 2 tremore, XV 1 Hchcrnexiole, XIX 8 a malnati - Co Mgl i malnati -, XX 3 dectato), e quelle di A derivano più propriamente da me, e quelle di p da altri Mss. di b3 (cfr. le tav. 57 e 59 a XII 13), è da credersi che tutti e due abbiano attinto alla tradizione del Boc¬ caccio per proprio conto. [p. ccxxxviii modifica]CCXX XV IU INTRODUZIONE . 5) Il gruppo s (Strozziamo) • % Al codice Magi.-strozziano VI 143 (S) è senza dubbio strettamente affine il n.° 445 della Capitolare di Verona (V): (Tav. 60) S V Gli altri Mss. II 3 ohessi couucnia ala Bua gio- nanissima eludo che a la Bua giouanissimo otade bì conucnia 5 Et iuquel In quel 9 ymaginatione imagine IU 3 soaue sopno t dolcissimo soa ue sonno V

  • 2

mio suo VI 2 om. componendola VII 2 «isarebbono accorte fare sarebliono ocoortc farne 5 questa tutta IX 1 ma tuttuuia aprosso Appresso 5 eo so e bo 13 8: pare ame; F: parea a me om. quando mi uido ; la ter¬ za quivi mi porco XI 2 om. fori XII 1 leuato ot Holleuato Bollenato (xv p A : solleuoto) 3 guardano riguardano 4 con esso et dissi piangi tusi coralmente con esso piangi tu 6 questa (8: questo) nostra udio dito (S: date, corr. in dote) dacerte persone ra¬ gionando quella nostra udio do certe (to : da tro) per¬ sone di te (C Wm p A : diro) rogionondo 7 della pueritia tua ohe bene Iosa da lo tuo (p: sua) puerizia che lo sa 8 in alcuno parte ( k M w PA: in porte (om. alcuna) ( b Pini. Co Mgl in parte alcuna 13 obcsalouero l a to : sed egli e nero | M A: ohe ne sai uero 15 om. gentil mia pur quando (in 8 il pur d agg. la in. fra le lineo) mia quando XIII 6 laonde Benuuda onde se ne i onde (doue, oue) si ) XIV 3 sposo nouello nouello sposo 4 nello (V: nelle) fine nel fine 7 om. fuori 8 gli spiriti miei morti li morti spiriti miei [p. ccxxxix modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TKSTl CCXXXIX XIV 13 di nido io diuido XV 8 ma ciò non pare . questa piota (8 : piotosa) scorta cioè uon pare questa pietà XVI 1 om. ancora 7 uienelli auiene clli XVII 1 conuicno conuenne { nai o mai che tu j , 1 ai XVIII 7 cho ai XIX 3 parole io lo repnosi (8: prò- puosi) parole io ripuosi (tc: p. io pur ripuosi) 6 parlare conai trai pariamo altrui (P: parlare altrui; M: dir con altrui) 12 ucscono escono 13 poi cheo quandMo (ò A: quando) 14 ìania (8 agg. in marg. ac¬ canto a lo, con cui co¬ mincia la linea, p) per la uia 18 dola sua uobiltate dollamma de la nobiltà dela sua anima 20 laqualc ero lo quale era XXI 1 feci dissi xxn 2 om. si crede 3 come comello 0 Et apresso aucnio noi Appresso noi ouemo 7 inquello modo in questo modo 9 elniso basso con li occhi bassi 11 V: ohe nella prima; Si cioè che nello prima parte no la prima 13 17 traeto (8 corr. 2a m. in trac- tato) om. di parlare troototO XXIII 1 3 per poco tempo onero po¬ chi di om. era om. forte per pochi di 4 dela mia cho fece ( Wp : foceo) lamia 8 nero e certo chelladonna no¬ stra morta giaco beatissimo bianchissimo uelo uero e ( W : uocie) che morta giace la ( A : om. la) noBtra donna beota bianco uelo 9 ornai gentile gentile 12 uorso di me uorso (3/: inuerso) me 15 auuto Z ueduto ueduto 16 diuisione ohaucte (V: aure te) apresso (8: appreso) diuisione [p. ccxl modifica]I * XI/ INTRODUZIONE XXIII 23 S : nodo (corr. in uedea) ; V: vedea XXIV 4 Iobuo nomo primo e quello di giouanni 5 queste parolo dipoi 6 io ancora chello suo XXV 2 8: apartire; Vi apparire 6 disse et comincio adire 7 maggioro licentia sia con¬ ceduta poeti uolgari l parladori per uolgare 9 ouilibet 10 conpono XXVI 1 mene giugnea (F: vognio) alcore 2 quel signore 3 mirare allei 15 dico cho XX Vili 3 diconuenirsi XXIX 1 om. nobilissima 2 licieli mobili • 3 alcuno altro XXX 1 8 : porochaltri ; V : perciò eh al tri 2 scriuo qui onde concio sia cosa chele parole cho se¬ guitano a quelle ohe sono allegate siano tutte latine sarebbe fori dello mio in¬ tendimento selle seriuessi, Excusomenc poro olio lon- tendimento mio non fuo dolpriucipio disoriucre al¬ tro oho per uolgare XXXI 1 di uolerla disfogare ueder • lo primo nome su» e da quello Giouanni dopo queste porole (p om. dopo ; b : dopo q. p. altro cose) io che ancora lo suo apparo comincio a dire sia conceduta maggiore li- oentia parlatori uolgori ciuilibus rimasse ine ne giugnea 10 seguore mirare loi dico come conuenirsi 11 mobili cieli altro alcuno accio che altri scriuo qui lo parole che se¬ guitiino a quello allogate, scusomene poro cho lo in¬ tendimento mio ( A : lo mio iutendiinento) non fuo dal principio di scriuere altro cho per uolgare, ondo con ciò aia (A : fossi) cosa oho le parolo elle seguitano a quello che sono allegate siano tutte lutino sarebbe fuori del mio intendimento so lo scriuessi di uolere disfogarla (k: diuo- lere sfogarla ; b : di uolerla sfogare; p: di sfogarla; A: douerla disfogarla) 3 om. il tre porti 5 nello prima dico 10 gli giunse prima dico lo [p. ccxli modifica]giunse 4 _ CLASSIFICAZIONE DEI TESTI XL XLI XLII Che S possa derivare da V è escluso dall’età dei codici (2); ma neppure il caso inverso è possibile, non ritrovandosi in V le lacune, gli errori e le lezioni secondarie di S (3). È necessario ammettere (1) Anche P, stando alla stampa di Pesaro, ha la stessa omissione, ma non i suoi attlni Co o Mgl e gli altri codici di x. (2) V ha, inoltro, una serio di variauti particolari che non sono pas¬ sate in 8 (come mostra la lezione in parentesi che ò appunto di quest’ul¬ timo codice) : (Tav. 61) I nomi vita (ulta nona); TI 8 eroderla (uecLeula); III 14 om. E queato tuo tino a man¬ dato;.... V 4-VI 1 di lei od altro cho In quo«to (di lei .dico cho in «meato): VII 7 «ofori- houo («otturino); VTII 12 difflnlta ola (ala difinlta); XI 2 adornare (adonoraro); XII 4 Et in guardandolo (et riguardandolo), 6 forni noia (foaao noiosa), 13 fo Millanto (ne «magato); XI.TI 0 queato ora una molto (quento ora idu molto); XIV 4 uidoro (nidi); XV 2 bollosa mirabelle (inirnbllo bollosa); XVI 11 al comincia (comincia); XVTII 2 la «aiutai (le *alntai), 3 om. Altre v’erano tino a parlottano tra loro, 0 tu me dico (tu ne dlchl); XIX 7 chenai quaai riapelde (cho Un qtuuni rl«prende), 8 ila beati (do beati), 17 om. che di lei ai com¬ prendo in cielo riolla seconda diro, 18 om. de I© atte vertudi effettive sino a mirriindo al¬ quanto; XXII 2 om. o qneata donna fino a o lo ano padre, 0 donna noatra (noatra donna), 17 mintrometto (mi intrometto); XXIII 2 lo nouo (nello nono), 8 om. uno, 22 mi pamer (tuapparucr), 27 dolco ritegno (dolce tl tengo): XXIV 3 mio primo amico (primo mio amico), 7 aoa parola ^nroln ano); XXV 4 olle aparlto (cho apparlron), D niaa (Inami); XXIX 3 uuo donna (uno queata demna); XXX i ao marnulgllno (al maraolgli).... XL.6 aecondo che la larga (aecondo la larga), 0 per lo meyo de la cita (per lo ano me^o la ritta); XLI 0 lo pili- loaoplio o noi (Iopli> loaolo noi), 13 queata (quella). (3) Indico in parentesi la lezione di V, supplendo in parentesi quadre ie lettere illeggibili : (Tav. 62) 1 aitruouu uno robrica la qual dice, Incipit ulta noua, dinanzi ala quale poco al potrobo legere (daunfnti] alaqualo poco ae potrobo leggero al] troua vna rubrica laqualo dico. Incipit noua Vita); 11 1 tinte aprcoao il loro (fiate ya apreaao lomio), om. quauto, om. da molti, aqnolla gulaa (alagulaa), 4 laqnal (Impuliti), 8 figlia (figlinola); HI 1 om. paaaatl, oran paa- aofci (orano compiuti), gontiliaaima donna (yontilliseiinn), 3 om. una marnviglloaa nlalonc tino a dol tutto colare <11 TV 1 : V 2 et lui tanto uifn (e in tanto ui lue), 4 cnn. lo prima di loacoro, parrà (pare); VI 2 «criuo (acritiero), inaulonome (In aul nono); VII 8 om. nloun, 4 om. poca, mipro«e (mi pone), dininitato (dignitate), 7 dico (o dico); VILI 3 om. io primo, 7 la aeconda comincia (la aecondo parte comincia), a far me (fame); IX 3 anime apporne 10 2 pensando altro •i tenere meco 5 paresse più 4 om. cosi 5 om. acciò che spiritualmente va lassuso e Bicorne pere grino S: onestae; V: oue sta© 7 accio alia 9 om. ancora (1) 3 cunota pensando a loro tenere più paresse uistae cioè ala omnia [p. ccxlii modifica]CCXLII INTRODUZIONE che derivino da un capostipite comune, 8 (1). : . « (oparao); X 1 om. segnore ohe tn'avea nominata nel cammino (le 11 sospiri, e acciò; XI 1 bene dimandato (dimandato), 2 apnipinquata (propinqua), 3 pcllosonarehio (por souerchio): XII 2 cominciando misericordia chiamai (chiamando misericordia), 4 allora mi ponto (aloni mi pare), 5 cosi obsctiramento (con tanta osonritade), 0 sidisparne (doparne), 14 donna (nota), 1C nella prima parte si dice come dico come dico (nello prima dico), 17 parole sole cheio (parole che io); XIXL 1 pjn riposo (piti lo riposo), 4 seguitano tutto lo (seguitino lo), fl pigli suo (pigli lo suo), 8 ueritndo (varietale), IO nella prima parto (nella prima): XIV 3 om. elio facea, 5 questa mirando (questi rlmasoro), 8 om. più, 14 le d ubi ose e pero (deio d ahi tose parole o pero); XV 1 auresti risi Misto (ottrestu da rispondere), 2 costui (costei), 4 amore (mote); XVI 1 manifeste (manifestate), 4 tutto discolorito (discolorilo tuto), 7 1 oscura (le oscure): XVIII 2 chomln (ohe la mia), om. non, 3 nolgondo soano mouto llsttol (volgendo 11 sol), degUoelil (dlllool), 0 citello | dapno mio - ijrptmlo il p, «i sovrapposta n all' o di mio- (che lodano la mia donua), 9 (Indire (de dire); XIX 4 sue laude (sua laude), 5 fulessl (perdessi), 8 idio dimadonna (dio che di madonna), 14 gire (andare), IO om. in tjue, 20 om. ogni vi¬ zioso pensiero nino a saluto di ; XX 1 om. canzone, 2 era bello Ocello ora), 1 om. dentro la qual donnendo si riposa, 5 om. che place agli occhi sì cho dentro al core, 0 prima parte (prima); XXI 0 intre parti (in tre); XXII 2 om. a buon figliuolo, 3 tra lo quali udì (tra lo quali panilo udì), 4 porre mano spesso (pone sposso le moni), do lo donne (di quelle donno), inmantanente (In con tenente), fi anche donne (donne anche), 7 om. parolo doj>o quali, 8 edotto rispondendo (lo manessoro detto rispondendo), 0 bagnata nelttlso di pianto damore (bagnar nel viso fitto di pianto amore), 17 pero distingo (peni lo dUtingo); XXILI ti pimentandomi (pimentando), 0 amo che molto tidoslde.ro 7 tu lo uedi ? nonmessere (a me e non messore), 13 poteano (potcro), 15 rispuosl allora (rispuosl u loro), om. avuto allora cominciandomi dal principio lutino a la fine • dissi loro quello cho avea, 23 saottoron (sagitanan), 24 an¬ goli (angeli), 27 doloroso (desideroso)) XXIV 1 mia (vana), essendo (sedendo), 2 cho in me noli (che me uon), 4 om. così duranti a l'uno, t et cosi anoom nolli (E se ancor voli), fi per molto sembianze (per molte somigliando). 0 om. gentile, comincia qui (continola.)» XXV ! da dichiarare (da dighiararle), 2 dica allui (dica di lui), molto localo (moto localo), secondo corpo (essere corpo), essere propio delluomo (essere homo), 3 om. ndivenluso, 1 pn>- positione (proporcione), 5 ragione (carinoe), 8 om. oioo, che pallino Et edotto (che parlano o detto), fan* somigliante (fare Io somigliante), 0 Ione corretto in Inno, slgnon* rlupuoso (sognore lei respttose), Romani (toma): XXVI 1 attederò (por uedere). 2 om. uno de li bel¬ lissimi tino a questa e, 4 parole possono (parole ue possono). 8 uoncubisogno (non obeso* gna), 0 om. di lei, adopera (adoperano), 15 intre parti (011 tn>), opera (operana), om. nelle donno cioè imo a quello che operana, mirabil monte opom (tnirahelmente operano), XXVII 2 om. pero, 4 tolse (tolte); XXVili 1 sola sedet (sedei sola), maina (nattea), 3 non sia sanità (sla non senyo), contienimi (conticnesi), patria (partita); XXIX 1 che primo (che lo primo), 2 questo modo fosse (questo numero fosse), 3 om. manifestamente ; XXXI fi cominciai (co¬ mincia), 8 si uoglono sfogar («1 voglio sfogar), 10 inalto (in loJto), dala sua (della atta)....; XL I piangere assai chiunque (pianger chiunque), rt Et tlissi doperogrinl (0 dissi peregrini), 7 om. oltremaro Mino a peregrini inquanto vanno, 0 cho si pensosi (cho pensosi), uoi di¬ mostrate (voi ne dimostmte): XLI 7 nella line (nel tino), 0 om. fan*, 10 po su (pur sn), 11 che losuo (ohe i»er lo suo). (1) Qualche altra variante caratteristica «li s, oltre quelle delia tav. 60, può essere fra quelle lezioni secondarie di 8 e di V che si hanno in quei tratti ove, por lacune o perdita di fogli, manca la testimonianza d’uno dei due codici, onde non ò possibile accertare se siano varianti peculiari del codice che le contiene o se risalissero al eapostipite del gruppo. Tali va¬ rianti in 8 sono: XXXI 12 ora. fu e oom’ella, 13 om. tanto, 14 z P°i infin¬ gendo, 15 lanima Binando, lata peste, 16 dalei aver mercedej XXXII l inmediate dopo, 3 anUóO che paresse, 6 udirete locar chiamar; XXXIII 2 non guardaste Battìi mente ma chi Battile mente rimira, 5 ladonna mia ondi, che tu patirai; XXXIV 4 la seconda comincia qui ni piangendo aurino fuori Lati-rea umo [p. ccxliii modifica]r che,

  1. * I

CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXUII 6) X E S FORMANO UNA SOLA FAMIGLIA (j3) PARALLELA AD a i »v« Anche x c s, conio già b c k, Inumo a cornane tali varianti ed omissioni, da dover ammettere clic provengano da una medesima tradizione, parallela a quella di a: (Tav. 63) x b b k XXI 8 dico di quel medesimo dico quello inedosimo XXIII 13 om. secondo il mio parere, come legge k, oppure se¬ condo chio credo, corno porta b. XXIX 1 che più mi piace o che io chio no ueggio e che più mi ne ueggio (1) pince Per altri passi, l’errore comune a x e ad h non si è mantenuto se non in pochi dei codici da loro provenienti ; ma poiché la correzione era ovvia, e nei più recenti mss. del grappo x è avvenuto, come abbiavi visto, una notevole mischianza ili tradizioni, basta il fatto che un medesimo orrore si trovi in esemplari così dell’ uno come dell’altro gruppo di (3, e non abbia riscontro in nessuno di quelli di a, a confermare l’affinità speciale di x e s. I passi che servono a tale conferma sono cinque: (Tav. 64) . ( M 8 V: ri rimanenno , . Al 2 l . si runauea P Co Mgl : hi rimanero 5 usciuan fuori parlando, 7 perche suo untore fu posto \ XXXV 5 uenuta alla nostra, 6 ninfa oscura, 8 tirila mia trista ; XXXVI 1 che questa donna ouonque ella miuedea, ohe simile, 2 tirasse fuori ld agri tue degli miei ochi per sua, 3 sansa diuidere, 4 odam orosi pianti; XXXVII 1 troppo adilet tare, 2 orso uoi solatia te, che nonui mira, 3 anca detto agli miei ochi frame medesimo, dUoriuer uno so¬ netto, 4 manifestando chio parlaua ? cominciai, 7 pare ìobliereste, 8 ladonna nostra; XXXVIII 1 om. di persona, sauùt che apjHirita, ohellauita mia, 3 Or se iu, 4 dissi allora questo, ragiona, 5 nell una parie, nellaltro eh tatuo lanima, 6 tit poi dico, om. V anima dire ta tersa quivi, 9 risponde anima; XXXIX 1 sanguigne in simile etade in la quale prima agliochi miei e parcami giouanc in quella.etade ehio prima corretto 2* ni. sanguigne cole quale aparue prima.... gioitane in simile etade in la quale, 3 nel loro usdmento, di questa gentilissima, 4 raconla mento di sospiri, 5 appare che dalla loro nativi tate, 6 chetale desiderio. Assai meno som» quelle di V : III 1 la quale lo giorno dittatici degnato manca di salutare, 11 rimembrar midaun, 15 alora ueduto. (1) Soltanto w, del gruppo x, ha l'ordine di b k. [p. ccxliv modifica]CCXLIV INTUODUZIONK XIV 14 XXVI 4 XXVIII 2 XXXII fi xxxra 5 M S. V P Co Mgl : e questo è impossibile a solnere questo dubio ( M V P Co Mgl : ,» coloro ( 8 : accoloro M 8 V Co : fosse dnl presente proposito M 8 (1): dispregeria (p: di¬ spregili) M8WC: mi fa pensoso e questo dubio e impossibile a soluerc coloro fosse del presente proposito dispregiar mi fon pensoso Un’altra conforma, anche più sicura, che i codici da noi assegnati a ? e quelli già ascritti ad x formano due distinte tradizioni, ci è data da buon numero di passi dove riesce impossibile dire con tutta sicurezza quale sia la variante genuina e quale la secondaria; ma poiché il deviamento dalla retta tradizione sarà or da una parte or dall’ altra, così nel complesso la lista serve a provare che tanto b k quanto x 8 richiedono un proprio capostipite. (Tav. 65) X 8 b k Il 2 era giù in questa uita stata - W» era in questo uita già stata 8 fiate uolte III 2 o ricorso a lo solingo luogo duna mia camera puosimi e ricorsi al solingo luogo duna mia cornerà e puosimi V 1 guardare sguardare IX 1 non tanto lontano fosse non tanto fosse lontano XII 4 pareami (p: mi pareo) parue ini 6 degno di salutare «legno salutare 11 in tutte parti auere auere in tutte parti 13 l «: oho sa lo nero ) x: che no sai uoro (2) sed egli e uero 17 chi qui dubita qui chi più dubita XVIII 2 dinanzi o loro dinaupi da loro 6 mi disse anche oue sta anohe mi disse doue e XIX 20 de la sua bocca dela bocca suo XXI 5 in acto questa potentia questa potentia in acto XXIII 3 sana sano 15 cominciandomi .... dissi cominciai .... Z dissi (1) Per questo e per il passo che segue, nimica la testimonianza di V per mutilazione del codice. (2) Anche w: ned egli e eero (in p si ha un’omissione); ma basta l’ac¬ cordo di M con A a provaro cho x avevo la lezione ohe ue nal vero, corri¬ spondente a quella di s. [p. ccxlv modifica]CLA88IFICAZIONE DEI TESTI CCXLV XXIV 5 por molte simiglinnzo per molta simigliane XXVI 4 quello che le parole ue pos¬ quello ebe por le parolo uo sono posso XXVIII 2 trae ture qui .tractarue qui XXIX 1 noue uolte era compiuto era compiuto noue uolte XXXII 2 cortamente (1) certamente XXXV 5 uenuta (2) apparita XXXVI 5 molte fiate spesso fiate XXXVIII 3 dice» u me di coami XXXIX 4 dintorno loro dintorno alloro 7) Codici ni filiazione incerta Restano da esaminare alcuni codici, che, o per lo stato frammen¬ tario nel quale ci sono arrivati, o per mischianza di tradizioni varie in loro avvenuta, non danno elementi sufficienti o sicuri per deter¬ minare la loro filiazione. Primo per antichità e importanza è il frammento che fu dal libraio Olschkl donato alla Laurenziana (0). Non è dubbio veramente a quale delle due famiglie che abbiamo distinte nei codici della Vita Nuova osso appartenga, perchè in tutti i casi dove P discorda da a (cfr. tav. 42, 63, 64, 65), 0 presenta la lezione della prima fami¬ glia (3): XXV 8 senso z ragione, 10 parìanano; - XXIII 13 om. se- vondo il mio parere (o seconda chio credo) ; - XXVI 4 al colore (è in¬ certo se in fine della parola si abbia un’ e ridotta ad o oppure un o ridotto ad e; ma poiché sulla prima l è un taglietto, forse per cancel¬ larla, par più probabile che un originario àleolore si sia voluto ridurre a coloro : ma alcolore o alcoloro che si leggesse, siamo sempre a una lezione cho si può essere facilmente sviluppata da quella di p, non così da quella di a), XXVTII 2 fosse dal presente proposito, XXX11 6 dispregeria, XXXIII 5 mi fa pensoso ; - XXVI 4 quello clte le parole ne jHìssanOy XXVIII 2 tractare qui, XXIX 1 noue uolte era compiuto, XXXII 2 cortamente. Resta però incerto se 0 appartenga all’uno o all’altro gruppo di P, oppure provenga ila P per via indipendente da x e da s. Con s non concorda in nessuna delle varianti caratte- (1) Solo A dei codici dell» famiglia p ha certamente, e facile era lo scambio. (2) Anche qui A ha apparita, ma olr. p. ccxxxvu. (3) O ha in XXXIII 29 darla, come KT (Am ha qui una lacuna); in XXVI 7 mostrarti, come K (T: mostraci, Am manca delle poesie, X: mo¬ strasi); in XXVI 10 tra Ialite donne, come KT (X: tra le donne); ma sono coincidenze casuuii. CCXLV1 INTR [p. ccxlvi modifica]ODUZIONE natiche «li quel gruppo (tav. 60), e dove V è man caute, per la per¬ dita di alcune carte, in nessuna dello lezioni proprie di S (cfr. p. ccxiil n. 1). D’altra parte le varianti caratteristiche che abbiamo notate per x (tav. 43) non cadono in luoghi contenuti nel frammento che stiamo studiando. Vero è che 0 legge in XXIII 13 entro quello come x, e non entro in quello come b; ma è così facile l’omissione di una tale particella per atto spontaneo e indipendente di vari copisti (l’omet¬ tono anche b T), che non possiamo trarne nessuna sicura conclusione. E io stesso dicasi per non ti cèto (XXIII 26) che 0 ha comune con x (ma anche con b), in luogo di noltì celo dato da 8 (non però da V) c «la k; e anche per lo quale a noi e ottobre (XXIX 1) che lo stesso 0 ha in comune con M p (ma non con w A) e, si noti, con b, invece di lo quale e a noi ottobre come portano 8 w A k. Certo più verisi- mile è che 0 s’accosti ad x che a s (1), ma prudenza vuole che te¬ niamo la cosa come incerta: ci basti aver potuto determinare che appartiene alla famiglia ? (2). Un caso più complicato presenta il codice Casanatense d, V, 5. Esso ha lezioni di b (VII 8 dolore, XXII 10 che che sia, 16 caduta morta. XXXII 5 sfogherei, XXXV 6 Si come giunse), ma non manca, come b, del versò *9t com’io credo, è ver di mo adirata (XII 11); offre varianti speciali di b* (XTX 8 a malnati, XXII 9 petra, XXIII 18 Et Valtre), ma si discosta da lui in III 11 (nf è lucente), XIX 1J (non omette il verso eWò quanto di ben ecc.), XXIII 20 (consoliam), XXIV 9 (Quella è primanera), XXXI 8 (Oonucmmcne parlar), XXXIX 10 (gli dolorosi), e per altri passi dà la lezione di b1 (XXI 4 TanVè (1) Con h parrebbe legato per In lozione nel principio de lo libro ohanome libro (Urimedio danwre. ma poiché essa ò da crederai la lesiono genuina, o ad ogni modo doveva essere anche nell'originale di M, porchò senza il ri¬ piglerai a breve distanza della parola libro non si spiegherebbe il «alto di M stesso (nolo princìpio deio libro dirimedio damoré), così quella lezione non prova più a favore di s che «li x. In XXXI 15 O ts? accorda con z in mi stringe il core, invece «li mi strugge il core, ma ò variante facile a introdursi; e in XXVI 2 (cfr. tavola 45) O sta con y s oc. (2) Varianti peculiari di O: (Tav. 66) XXIII 13 om. benedetta aie tu © giA dotte» uvea o Ueatrice, 19 1 un taci tu (la nista), 24 per lalru volumi** (notando per larv), 27 ilei doloro (noi dolor), dealderoto desiderio nejjno (do* KidoroHo uo£ito); XXV 8 om. c dotto oho molti accidenti parlano (così anche .i, gallando da un parlano ad un altro), 0 sono lo parole (nono piirolo); XXV] 2 belli (bolliturimi), elienl cboinirnbllraonte (olio h1 mirabilmente), 3 om* ora, 3 om. olla, 14 om. quelle che ranno la t«*rza qnivi: XXVIII 2 la quale comi ulpoatutto (la qual cosa c al poatutto), la la (lo fa). Il qui indi (quindi); XXXI 10 fdmnluta (al inuilita), dulia (f) muryodo (da lei mercede)! XXX11 5 Hate puoi elio io (flato più cbio); XXXIII 2 7 nido (uedo) ; XXXIV 1 comploa (ai comploa). [p. ccxlvii modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI OCXLVII nouo, XXII 10 tornar) j ha alcuno varianti caratteristiche <li k^-rnc (XIV 12 eh’e solo, XIX 10 cosa, XXVI 6 IJumilemente d’honesta, XXXIII 8 si spande), anzi di N&c (VIII 10 Che le sue proprietà son conosciute, XXIV 9 quell’altra ha nome, XXXIII 5 patirai), e iu- sicme offre varianti elio ci richiamano a nn altro sottogruppo di b3, cioè a quello costituito dai codici II n 40 della Nazionale di Firenze, Magi. VII 1076, lticc. 1108, Parigini Ital. 545 © 548, Rovo re tono, o più particolarmente dai primi cinque (XXII 9 par diuentato, XXXVI 4 amorosi). Siamo dunque davanti a un codice che raccoglie varianti da diverse tradizioni di b, e pare anche da altra tradizione distinta dalla boccaccesca, poiché s’integra il testo là dove questa è difettosa. Qual fosse il testo fondamentale e quali gli aggiunti, come si facesse la misohianza iu Casanatense o in un codice anteriore oggi smarrito, rimane oscuro: il contributo maggiore viene però da N&c. Tener conto del codice Laur. XLI 20 che contiene solo il primo sonetto, e del frammento del $ VIII conservatoci in vari Mss. indi¬ cati a p. lx sotto il n.° 40, può parere, se la loro filiazione è in¬ certa, superfluo, avendo noi tanta abbondanza di codici per determi¬ nare il testo delle due tradizioni a e p. Ma quanto al frammento del $ VIII, non può esser trascurata la sua testimonianza a favore di sora, a causa della grande incertezza che regna in ambedue le tra¬ dizioni a questo punto ; e il Ms. laurenziano ò uno dei pochissimi codici che dà la lezione accio preferita dalle edizioni, in luogo di in ciò al $ III 10. Ora i Mss. del frammento non offrono nessuna variante che dia modo di raccostarlo ad altra qualsiasi tradizione: per il codice laurenziano, 1’ unica lezione che dia qualche orienta¬ mento è lauesfjliaua desto (III 12, in vece di la suegliana e desto), cioè l'omissione dell* e, che ò propria di k. Ci sarebbe anche riscritta elètto in III 10, che si trova, non in K (reseriua in su) nò in ). (ri- scriuan W), ma iu T (rescriva il suo); ma anche w legge presso a poco allo stesso modo (riscritta su), e il passo si prestava facilmente a mutazioni. Invece la corrispondenza, quanto al numero e all’or¬ dine, clic per le rime del Cavalcanti si riscontra fra K e il codice lau¬ renziano (cfr. Le rime di Guido Cavalcanti, ed. Anione, Firenze 1881, p. xxxvn) può essere una conferma che il codice in questione sia veramente da ravvicinare a k. Promettemmo (p. cxvn) di ritornare, determinate le varie tradi¬ zioni manoscritte, sulla questione del testo della Giuntina. Il fon¬ damento par dato da un codice di b8, perchè lui tutte le varianti caratteristiche di quel gruppo, tranne in due luoghi (III 11 e XXXIX 3), nei quali, lasciando il testo di b8 a desiderare, l’editore fu pro¬ babilmente indotto a preferire ultra lezione: nel primo caso però la lezione di ba fu registrata fra le varianti. Altre lezioni, sia del testo [p. ccxlviii modifica]CCXLVIII INTRODUZIONE sia del 1* appendice, porterebbero a quel sottogruppo di ba cbe ab¬ biamo chiamato* N&c, e più precisamente a More. it. IX 191», ma data la mischianza di tradizioni che è avvenuto nel codice Marciano, può ben darai che l’editore della Giuntina aia ricorso a quello stesso codice - o a un suo affine - al quale ricorse il Mezza barba per cor¬ reggere la tradizione di b, perchè perfetta corrispondenza, anche nelle lezioni simili, fra il codice Marciano e Vedizione non c’è, e i codici veduti da chi curò la Giuntina furono parecchi (1). Che egli abbia riscontrato, per correggere il testo fondamentale, anche Mss. di famiglia diversa da b, e anche da a, risulta in modo sicuro, tro¬ vandosi riempite le lacune di 1) e registrata fra le varianti la lezione faceva lag rimar, che è di P, in XXXVII 6; e qualche altra lezione ci porta anche al gruppo w (2). Ma non tutte le lezioni, sia del testo sia fra le varianti, hanno riscontro nei codici della Vita Nuova, o in quelli da essa derivati o di rime varie, che ci son noti: equi si ripresenta il sospetto se non s’abbiano nel testo della Giuntina mutamenti arbitrarli dell’editore. Per quattro casi abbiamo qualche elemento di discussione. Le lezioni a chi ’l vedesse (XXXI 15) e Ch'io facia (XXXV 5) hanno riscontro nel codice Marc, IX it. 191, e può esser quindi che siano state accolte nella Giuntina su qnel fonda¬ mento. TI trovar notato fra lo varianti di questa stampa Amor per sire e 7 cor per sua mar/ione fa credere che l’editore non abbia creato per congettura Amor pregiare il cor per sua magione (XX 4), essendo quella prima lezione limpida e sodisfacente. Quanto al quarto caso, a favore di di'affoghericno il cor (XXXII 5) il Toitì e, dietro lui, il Witte adducono la testimonianza del codice Rediano, che appar¬ tiene appunto a w, del qual gruppo qualche lezione si riscontra, come ahhiam detto, fra le varianti della Giuntina ; ma è uno dei tanti errori elei Torri, poiché Rediano legge che sfogasser lor; nè altro codice, eh’ io sappia, dà conforto ad affoghcrieno. Così nessun fon¬ damento, per quello ch’io ho potuto vedere, riman nella tradizione manoscritta a più lucente (III 11), alle genti (VITI 9), in l'amorosa er¬ ranza (XIII 9), bricue (XX 4, in luogo di poca), ne gli occhi (XXXV 6), locare ne'sospiri (XL 10; cfr. Giuntina, c. 147b). Certo sarebbe ar¬ dito affermare sicuramente che siano tutti arbitrii dell’editore; ma al dubbio prudente dà ragione anche questo fatto: cbe dopo avere l'editore posto nel testo, a c. 12*, Certo lo core de’sosj>ir mi dice, cioè la lezione di tutti i Mss. noti, a c. 147b affermi che il de' è un errore dello stampatore invece di ne', e così consigli di correg- (1) Cfr. p. lxxvii. (2) VITI 8 vaila (cfr. tav, 46), XII 13 lo pronta (C: lonpronta, Wm: lo pronta), XXIV 7 En ciascuna (ofr. tav. 46). [p. ccxlix modifica]CLASSIFICAZIONE DEI TESTI CCXLIX gore: tale correzione fa ragionevolmente credere ch’egli rileggendo i fogli stampati, non si sia saputo render ragione di quel de\ e abbia quindi corretto a capriccio, imputando (è uso vecchio!) il supposto errore allo stampatore. E come ha corretto arbitrariamente in un luogo, può allo stesso modo aver corretto in qualche altro. Ma siano lezioni congetturali dell’editore, siano lezioni di testi perduti, la cosa varia eli poco: il confronto delle diverso tradizioni manoscritte e la natura di quelle varianti mostrano cbe mutamenti arbitrari! furono ad ogni modo, nè cresce loro valore se invece che da stampatori fu¬ rono fatti da copisti. 8) Le due tradizioni a h jì non derivano direttamente dall’autografo di Dante Arrivati a questo punto delle nostre indagini, un'altra domanda abbiamo da farci: se si può credere cbe «o P derivino direttamente dall’ autografo dantesco, oppure convenga ammettere uno o più anelli intermedi a comune tra esso e le due tradizioni. Sono degni di nota a questo proposito alcuni passi. Al $ XXV 1 si legge in tutti i gruppi così di s come di ? : e dubitare potrebbe di do chio dico da- more come se fosso una cosa per se e non solamente sustantia intelli¬ gentia (A : sustantia et intelligentia) ma sicome fosse sustantia corpo¬ rale. Questo 8ustantia corporale mostra cbe il termine correlativo iustantia intelligentia doveva essere in origine sustantia intellectuale, o meglio, per scostarsi quanto meno è possibile dalla lezione dei codici, intelligente. In XXVII 6 abbiamo secondo tutte e due le tra¬ dizioni una sconcordanza che non può risalire a Dante: l’amaro lagrimar.... facean (A: foeion, ma sempre il plurale invece del sin¬ golare). Anche in XXXVIII 1 Ricontai è lezione tanto di a quanto di P (ricoucrai è correzione «li b, recomi di x), e non dà alcun senso. Siffatti errori non potevano essere nell’autografo : par quindi neces¬ sario supporre un codice da lui derivato che li introducesse nel testo e li trasmettesse alle due tradizioni. COL INTRODUZIONK

Note

  1. Solo Pane. 9 ha con altro intendimento, e deve credersi che sia una sua variazione.
  2. La stessa lacuna ha anche S, ma indipendentemente da b, essendo ovvio saltare da una ad altra parola simile.
  3. b2 (cfr. tav. 3) omette le parole tra l’uno e l’altro ueniuano; segno che l’originale suo aveva la lezione degli altri Mss. di b, e non quella delle altre tradizioni.
  4. VII 1103 ha assai e manifesto, e ignoriamo in lezione del suo affine. Panc. 9, perchè manca a questo punto una carta.
  5. Cfr. tav. 16 a questo passo.
  6. Veramente anche Panc. 9 legge ma quegli, ma è solo contro tutti i Mss. di b, e contro anche il suo più stretto congiunto Mgl. VII 1103.
  7. Fra le varianti caratteristiche di b2 si potrebbe metter forse anche ineffabile, por infallibile (XXIX 3), perché Magl. VII 1103 ha difatti ineffabile e Panc. 9 avendo scritto infallibile, ebbe l’intenzione di correggerlo in ineffabile, come mostra un e aggiunta di prima mano fra l'n e l'f. Forse volle così ristabilire la lezione del suo originale da cui s’era discostato involontariamente. Anche in XIX 21, invece di quello che di questa [mia canzone desidero], Panc. 9 legge quello che questa e Magl. VII 1103 quello che in questa, che è lieve mutamento rispetto alla lezione dell’altro codice, e forse correzione congetturale. L’avere ciascuno dei due codici gran numero di lezioni peculiari (tavv.. 4 e 5) non toglie valore alle concordanze della tav. 3: si noti che Panc. 9 è copia di amanuense trascurato e ignorantissimo, e che il testo di Magl. VII 1103 èb stato collazionato, come vedremo, con altri testi e corretto d’arbitrio e per congettura (v. tav. 5 a IV 1, V 1, VI 1, VIII 2, 9 - per ristabilire la misura del verso -, XI 4, XV 6, XVI 2, 10 - aggiunto pur per ridare al verso la giusta misura -, XXIV 11 ecc., e cfr. p. clxix, n. 2); nè sappiamo quante copie siano intercedute fra il capostipite comune e ciascuno dei due codici.
  8. Omette di regola, nelle divisioni, il quivi nello espressioni 'la prima comincia quivi, la seconda comincia quiv', ecc.; e legge per lo più la due, la tre in luogo di la seconda, la terza (l’originale aveva evidentemente: la ij, la iij). Do la lezione originale, trascurando le correzioni di più tarda ninno. La lozione in parentesi è di Magl. VII 1103 o in genere del gruppo b.
  9. L’alterazione del testo continuò anche dopo la trascrizione, tanto che vediamo corretto in VIII 5 Amor sente a pietà dogni chiamare mostrando in sente pietad'ognun chiamare et mostra; e correzioni non meno ardite fece poi una seconda mano: ormai s'era sulla mala via! Ma almeno queste correzioni lasciano vedere la lezione primitiva.
  10. Maggiore affinità hanno fra loro Ricc. e Marc.: XXIII 24 Marc. scolorito in foco (corretto più tardi in scolorito fioco), Ricc. iscolorito infocho, Vat. «colorito ? fioco ; 25 Marc, portauon suso, Ricc. portauan suno, Vat. tornauan suso; Marco, e Ricc. omettono il v. E s'altro avesser detto a voi direlo, ma non così Vat. (in Marc., è stato aggiunto posteriormente in margine); XXXIII Marc, chuore e di pietra, Ricc. quore e di pietra, Vat. cuore adipietra; XXXIV 8 Marc, quellanima gentile, Ricc. quella anima gentil, Vat. quella donna gentil; XXXV 8 Marc, e Ricc. nella mente trista, Vat. nellanima trista. S’aggiunga pure che in XII 13 dove Vat. ha regolarmente perdonare Ricc. ha penare e in Marc., rdo di perdonare fu scritto posteriormente in spazio lasciato bianco.
  11. Anche in VIII 6 Vat. legge riguarda come Magl. VII 1103: il riguardava di Ricc. e Marc, può essere una correzione suggerita dal contesto.
  12. In XV 6 Vat. Ricc. e Marc, leggono si era invece di si cria; è notevole che in Magl. VII 1103 si cria sia rifatto su di una lezione che poteva ben essere si era.
  13. Palat. 204, oltre alla divisione del § XXXIII, non trasportata dal nel margine, conserva quelle dei § III, VII, VIII, IX, XII, XXIV, XXXII, XXXVI e XXXVII. Non teniamo conto delle divisioni dol codice di Ithaca (Ith2), aggiunte posteriormente alla trascrizione del resto, perché la lezione di esse mostra che non furono derivate da un codice del gruppo particolare a cui, come vedremo, Ith. appartiene (k2-mc), e neppure da b3: (Tav. 6)
    Ith2
    III 13 che nella prima b3: nela prima
    XII 16 securamente andare k2-mc: secura andare
    XIII 10 Et oppongo b2: propongo o prepongo
    XV 7 diviene b2: auiene
    XXI 5 alla precedente parte b2: alla parte dinanzi
    XXVI 15 per altrui b2: per alcuni
    XXXI 4 perche mi muovo a dire b2: chemmi muoue addire
    6 della mia b2: la mia
  14. Il v. non manca nel Ricc. 1118, nel Braidense o nel Marc. IX it. 491, ma che esso sia stato supplito nel loro capostipite mostra il riscontro dogli altri codici che appartengono, come vedremo, al medesimo gruppo, nei quali il verso è omesso. Che il verso si trovi anchein Ash. 679 non fa maraviglia, essendo in esso il testo delle poesie rifatto sulla Giuntina (cfr. p. CXLl). Manca la testimonianza per Marc. IX it. 191 (cfr. p. LI).
  15. Mgl. VII 1103 ha (cfr. tav. 6): non può ritenere le sue operationi ne lui, ma è mutamento più ampio e indipendente; difatti Panc. 9 ci prova che b2 non s’allontanava dalla lezione tradizionale.
  16. Quantunque il Man. X it. 26, il Canoniciano e Bice. 1118 siano tornati alla lezione pieta (Laur. XL 42 ha segnato in margine al. dipieta).
  17. Panc. 9 ha semplicemente paruono, ma il suo affine di b2, cioè Mgl. VII 1103, leggo come gli altri Mss. di b che non appartengono a b3 mapparuero.
  18. Nonostante che k2 (cfr. p. cxxxix) abbia corretto dice in comincia per evitare il dice dicendo.
  19. Anche qui Magl. VII 1103 ha di tractar qui, ma Panc. 9 ha la lezione di b. L'omissione del ne è pure, como vedremo (tav. 65), della famiglia β.
  20. Anche Magl. VII 1103 raccolta, ma Panc. 9, con b, accolta.
  21. Questa variante può parere non molto sicura come lezione caratteristica di k2-mc, perché Mc e Oxf. hanno poi riguarda e il gruppo formato dai codici Pal-N&c risguardua; ma questa varietà è dovuta alla necessità di ristabilire la misura del verso, e l'essere riguarda comune a K2 e a me basta, per quel che diremo delle relazioni fra K2 e Pal-N&c e fra k2 e mc, a convincere che riguarda risale al capostipite k2-mc.
  22. Corretto (era correzione ovvia) in Ash. 679.
  23. Ash. 679 adotta la lezione della Giuntina.
  24. Il secondo conviene come evidentemente ingombrante è stato omesso in Pal-N&c; ma, per quel che diremo delle relazioni fra K2 e Pal-N&c, basta l’accordo di K? con me per renderci sicuri che la ripetizione di conviene risale al capostipite k2-mc.
  25. Anche qui Ash. 679 adotta la lezione della Giuntina
  26. Marc. IX it. 191 dà il testo di questo sonetto secondo altra fonte (cfr. p. li); nè registra questa lezione come variante, ma può essergli sfuggita o essergli parsa non degna di nota. Ash. 679 adotta dalla Giuntina il benignamente in luogo di humilmente, ma mantiene il donesta.
  27. Nonostante che il solito Magl. VII 1103 legga sispande, allontanandosi così da Panc. 9, che ha ispande, o dalla lezione originale di b.
  28. Veramente una tale ridondanza é così evidente, che potrebbe anche pensarsi che in mc e Pal-N&c fosse elimitata dai copisti (allo stesso modo chein Pal-N&c è stata eliminata la ripetizione dei conuiene in XXIII 3: cfr. tav. 8), o che la variante risalisse a k2-mc; ad ogni modo, l'esser man tenuta nei quattro che altre prove mostrano particolarmente affini, non è senza valore.
  29. Appare difatti aggiunto posteriormente tanto in K2 quanto in Palat. 561. In Panc. 10 mancano le poesie; Ash. 679 si giova, per il resto delle poesie, della Giuntina. - K2 e Panc. 10 sono anche concordi in leggere occhi miei giugne in XV 8 (invece di occhi mi giugne, che è la lezione genuina, mantenutasi anche in b3, come prova Laur. XC s. 137); ma poiché in Pal mancano a questo paragrafo le divisioni e me omette così il mi come il miei, non possiamo accertare se la lezione occhi miei sia propria del capostipite immediato di K2, Palat. 561, Ash. 679 o Panc. 10, oppure risalisse a k2, od anche a k?mc.
  30. Altre lezioni caratteristiche di Palat., non passate in Ash., perchè questo ha preferito la lezione della Giuntina, sono: (Tav. 11)

    VIII 9 tu uuol far (K2: ti uuoi far), XIX 6 amore (amorose), XXI 4 nõ li pno dicer (non si puo dicer), XXIII 18 qual perche (qual dicea purché), 27 fermata (formata), XXVI 12 et fa sola (e non fa sola), XXXI 8 puniti (puinti), 11 et pol non (e po nõ), 13 alla mente (alla morte). 17 Piccola (Pjetosa), XXXVII om. persone.
  31. Anche in XXII 2 Palat. e Ash. leggono et mista (ma qui Panc. amista), e poiché K? in eutrambi i casi legge chiaramente e tutto unito amista, bisogna supporre un codice in cui la parola fosse scritta in modo da dar luogo a simili frantendimenti.
  32. Il fatto che K2 appartenga a un sottogruppo della tradizione boccaccesca e non sia quindi il capostipite di essa, non esclude che possa essere di mano del Certaldese
  33. Si potrebbe citare contro questa mia asserzione il caso di IX 13, dove Pano, legge giustamente disparue e K2 disponi’ (in Palat.-Ash. mancano le divisioni); ma la lezione di Pano, è correzione ovvia suggerita dal v. Ch’elli disparve, che precede di poco (IX 12), la qual correzione, se non si può creder fatta dall’amanuense di Panc., che appar piuttosto ignorante (cfr. tav. 12), potè essere introdotta in qualche immediato ascendente dal copista o da un lettore: che sia correzione è certo, perché la variante dispone risale più su di K2, a k2-mc.
  34. Ith. ha a questo punto una lacuna.
  35. Continua la lacuna di Ith.
  36. Il compilatore di Marc. IX it. 191 non trascrive qui la canzone, avendola già copiata prima, nè quivi (a c. 24a) dà nei margini la variante in mezzo: ma può essere che non l’abbia avvertita o che l’abbia trascurato.
  37. Gentil donna legge anche Oxf, ma donna fu espunto probabilmente dallo stesso amanuense in una revisione della sua copia, e ad ogni modo nel suo originale (Mc) donna manca, come manca negli altri Mss. di b3.
  38. Alcuni di questi codici (Braid., Trivulz., Napol., Marc. IX it. 491, Univ. d’Ithaca) rassomigliano molto anche per la loro composizione e per le rubriche (cfr. Manoscritti, nn. 20, 28, 33, 34, 38).
  39. Ho trascurato tre varianti che cadono nello divisioni [III 13 a che risponder si dee (a che si dee rispondere); XXIV 11 la quarta parte (la terza parte); XXXVII 5 om. bene], perchè, avendo gli altri lasciato di scriver esse divisioni, non è possibile stabilire se tali lezioni siano peculiari di Pal. o se già si trovassero nel capostipite del gruppo.
  40. Marc. IX it. 191 lo aggiunge in margine.
  41. Anche un sottogruppo di codici appartenenti a un altro gruppo di b3 hanno nemica, ma per mutamento indipendente da N&c (cfr. p. CLXV, n. 1).
  42. La stessa omissione si ha in Mc-Oxf, ma è indipendente, perché se
  43. In Ith. il passo è supplito di 2a mano, cioè da chi aggiunse le divisioni in margine.
  44. Manca per questo o per il passo seguente la testimonianza di Ricc. a causa d’una lacuna che ha a questo punto, ma basta anche per esso la testimonianza dei suoi più stretti affini, Braidense e Marc. IX it. 491.
  45. La stessa omissione si ha ui Mc-Oxf, ma è caso indipendente da questo, poiché essa non si riscontra in Pal. nè in k2.
  46. Il Mezzabarba, avendola copiata prima, non trascrivo qui la canzone, nè dà nei margini della prima copia la variante speri, ma sarà una semplice omissione.
  47. Manca per questo e per i due passi seguenti la testimonianza d’ith. a causa d’una lacuna.
  48. È da avvertire che qui Pal ha una più ampia lacuna; onde l’omissione di benedetta invece di essere peculiare di questo gruppo, potrebbe anche risalire al caspostipite comune di Pal. e del gruppo.
  49. Manca qui la testimonianza di Ricc. a causa d'un’altra lacuna; ma fan garanzia per esso Braid. o Marc. IX it. 491.
  50. Braid. Ricc. o Marc. IX it. 491 si scostano anche più dalla tradizione genuina: cfr. tav. 19.
  51. Marc. IX it. 191 legge sguardare o non dà varianti; ma per le poesie il Mezzabarba si vale anche d'altri testi, nè dà compiutamente le varie lezioni.
  52. Braid. eccezionalmente, per ovvia correzione, nove; Ricc. è qui la cunoso.
  53. In Marc. IX it. 191 è segnata in marg. come variante
  54. In Marc. IX it. 191 questa lezione non comparo neppure in margine, ma cfr. la n. 4 della pagina precedente.
  55. Napol. e Trivulz. hanno in più, nella serie delle canzoni di Dante, Le dolci rime; pospongono le rime del Cavalcanti a quello di Cino; o introducono in esso la distinzione, mediante rubriche speciali, delle canzoni dai sonetti.
  56. Braid. o Marc, hanno infatti, fra le canzoni di Cino, La bella stella che manca tanto ad Ith. quanto a Napol. e Trivulz.; danno Amor è uno spirito come primo dei sonetti di Cino, mentre è quarto negli altri tre codici; o presentano confusa fra i sonetti la ballata Madonna la pietà.
  57. Altre lezioni mostrano, più che l’affinità dei due codici, la derivazione di Triv. da N. La variante sofferire In VIII 2 fu un trascorso di N; e si vede che egli volle correggersi subito e rimettere la lezione sostenire, ma la correzione riuscì fatta in modo che alla prima si legga più facilmente sofferire; or bene, Triv. ha appunto quest’ultima lezione. Al § XII 9, dove gli altri Mss. del gruppo hanno ricordando, N ha ricordandomi, col mi cancellato mediante una ditata mentre era ancor fresco, ma non in modo chenon si riconosca, anzi rimanendo tale che può sembrare una sbavatura casuale; e Triv. ha ricordandomi. In XIX 1 N trascrisse Auene poi che passando poi, e volendo togliere uno dei poi, cancellò il primo invece del secondo, come avrebbe dovuto; e Triv. legge auene che pannando poi. In XLI 10 Triv. ha spera che più si larga, o ciò, sembra, perchè in N fra che e si è una piccola astiociuola, e sopra ad essa e al si è aggiunto un più di 1a m., onde potè parere che quell’asticciuola fosse appunto un segno di richiamo, anzi d’intromissione, per il più, e che questo si dovesse quindi inserire fra il che o il si. Anche altre piccole giunte o correzioni fatte in N di mano del copista (§ II e XV, e va notata particolarmente in XXXIII 3 alcuna, a cui sono stato cancellate con un frego le tre prime lettere) si trovano in Triv. riprodotte a posto od eseguite puntualmente. Lo stesso è da pensare che sia avvenuto per una nota alla canz. Io sento sì d'amor, che io credo fatta appunto dal copista di N, perchè si mostra, a parecchi indizi, persona colta: avendo egli trovato nel congedo 'Canzone a'tre men rei' la lezione Digli che buon co i buon non fa battaglia, dopo aver notata in margine la variante uel fan guerra, osservò: «se di sop.a si leggie fa battaglia a mio giudicio qui mancha un verso ante penultimo la cui rima secondo l’ordine de la canzone si dee accordar con battaglia». Triv. riproduce la variante e la nota. - Ci sono altre aggiunte e correzioni in N, come l’aggiunta della 2a o 5a stanza della canz. di Cino La dolce vista e la correzione in XXXI 12 di vien (tristitia) in ha gran, che non sono passate in Triv., ma sono di quella mano che abbiamo detta «diversa e di poco posteriore» (p. LIII): ora la copia del Triv. di su N dovè esser fatta presto, e certamente prima del tempo nel quale l'altro mano che ho detto «seconda (p. LII e LIV) aggiunse il son. Io che trassi e ciò che seguita sino a c. 50b. E ben vero che il son. Io che trassi si trova anche in Triv., ma esso e l’altre rime aggiunte ivi in fine della sezione dantesca o ciniana furono tratte da altra fonte, come anche appare dal fatto notato a p. XLIV, che prima di quelle Aggiunte Triv. aveva scritto Finite le canzoni de m. Cino là dove appunto in N si ha lo stesso explicit e le canzoni finiscono davvero. Che quest'altra fonte sia affine al Casan. d. v. 5 mostrano e l’ordine delle poesie e certe speciali rubriche, come Essendo a Prato ribelle di Pisa, Essendo alla Sambuca sopra il monumento della Vaga sua (cfr. Casan. n.° 103, 108); e in Casan. si trova appunto anche il son. Io che trassi.
  58. Le due seguenti tavole di varianti mostrano che Braid., Ricc. e Marc. IX it. 491 formano un gruppo distinto da Ith.: (Tav. 19)
    Braid. Ricc. Marc. Gli altri Mss. di N&c
    II 4 fortior super me fortior me
    IV 2 per la loro uolonta il quale per la uolonta il quale
    V 4 om. e mesi
    VI 1 uolta nolonta
    XII 3 apparue parue
    XV 1 ogni tua ciascuna tua
    XIX 11 supplito il v. Ell’è quanto di ben ecc.
    12 pensan passan
    XX 2 et allora dissi questo nonetto pensando che lo amico era da servire, il quale comincia e pensando che lo amico era da seruire proposi di dir parole ne le quali io tractassi d’amore, e allora dissi questo sonetto lo qual comincia
    XXII 6 e costoro ueniuano dicendo costoro ueniuano altre che ueniuan dicendo
    come habbiam veduta noi come noi uedemmo
    XXV 2 dico anco di lui che egli dicea e ridea dico anco di lui che egli dicea e che parlaua
    9 tibi pater tibi
    om. armis
    XXVI 8 Dico che non solamente questa mia donna venne in tanta gratia che lei fusse come habbiam veduta noi Dico che questa mia donna uenne in tanta gratia che non solamente ella era
    XXVII 2 non potendo ciò poter non credendo ciò potere
    XXIX 1 Thismin cioè ottobre Tismin che e a noi ottobre (Ith: Thyamin qui e a noi octobre)
    XXXI 10 bella cosa gentil cosa
    XXXII 5 pianger questa donna pianger sì la donna
    XXXIV 1 del cielo di uita eterna
    XXXVI 2 Et certo non possendo con molte lagrime disfogar cfr. la tav. 16, a questo passo.
    con la sua uista per la sua uista
    XXXIX 2 ricordarmene ricordandomene
    XL 7 vanno ala casa di san Iacopo in Galitia pero che e piu lontana uanno a la casa di galitia pero che la sepoltura di san Iacopo fu piu lontana


    (Tav. 20)

    Ithaca Gli altri Mss. di N&c
    VI 2 da questi nomi de donne da nomi di queste donne (in Ricc. 1118 è omesso de nomi)
    XIV 6 sommo fanno
    XVI 2 fiate uolte
    XIX 1 om. coloro
    XXVII 2 om. potere
  59. Qui per Ith., e nel luogo seguente per Ricc. 1118, manchiamo della lezione loro a causa di una lacuna; ma l’accordo perfetto degli affini ci dà sufficiente garanzia anche per essi.
  60. (1) Cfr. anche tav. 18 a II 10. Una delle prove meno incerte a favore della medesima conclusione che possono trarsi dalle poesie è questa: in XXXI 12 N ha la lezione genuina qual ella fu e come ella; Ith. Braid. Ricc. e Marc. IX it. 191 qual ella fue et qual ella; e anche Marc. IX it. 191 qui dove è più sicuro (cfr. p. LI) che la variante marginale rappresenta la lezione del codice della Vita nuova, ha in margine qual ella fue et qual.
  61. Vi sarebbero da registrare altre lezioni proprio di Oxf; ma essendo esse espunte, nè essendo possibile determinare il tempo dell'espunzione, non servono alla questione delle relazioni fra Oxf e Mc:
    VII 1 e andassene in paese (Mc: andasse in paese)
    6 la lor manchanza (Mc: lor mancanza)
    IX 5 nominollami per nome (Mc: nominollami)
    X 1 pensaua (Mc: mi pesaua)
    XV 8 auere pieta di me (Mc: auer pieta)
    XXIX 4 piu sotilmente ragione (Mc: piu sottile ragione)
    XXXV 3 di questa gentile donna (di questa gentile).

    Probabilmente furono espunte dallo stesso amanuense in una revisione fatta della sua copia coll’originale. - Ho anche tralasciato, come dubbie, alcune lezioni corrotte non sappiamo bene, trattandosi di una lettera o due, se di 1a o di 2a mano.

  62. In Oxf abbiamo veramente che secondo due volte, di seguito.
  63. (1) Ecco le più notevoli (premetto alla variante caratteristica un asterisco): (Tav. 24)
    XXIII 19 * uerso lei 21, 53, 54, 57-72
    uerso lor 35, 37, 73-75
    20 *ai colore 21, 53, 54, 57-60, 62-64, 66-72
    ai ualore 35, 37, 61, 65, 73-75
    28 *lieta 65, 73-75
    bella gli altri
    *patirai 73-75 (È varianto anche di N&c, ma era ovvio il mutamento e può quindi trovarsi anche in gruppi Indipendenti)
    porterai gli altri
    XL 9 *nelente. 53, 57, 58, 62, 63, 66, 69, 70, 72
    *ne lente 21, 60, 68, 71
    *nellente 59
    *nonlente 64
    *nonlente 65
    niente oltre 73-75
    niente oltre 73-76, è da credersi per correzione ovvia, 35, 37, 54, 61, 67.
  64. I ni 35, 37, 65 e 73-75 leggono, per ovvia correzione, chon huom(o) cortese; il n° 61, con huon bene cortese; i n° 60, 64, 70, con huomini cortesi;il n° 21 con huomini o con donne cortese. Anche Laur. XL 31, Laur. XL 44 e C hanno con homin cortese: era infatti facile dopo donne mutar homo in homin, per la stretta coordinazione che c’è fra lo due parole. Ma il trovarsi homin in mc e in quasi tutti i Mss. delle “Rime scelte” ha il suo valorespeciale, perchè per altre prove siamo già sicuri che appartengono a b3, anzi a k2-mc.
  65. Il n.° 70 legge siue; i n.i 61 o 67, si e; i n.i 53 o 54, tante: ma sono anche questi mutamenti ovvi.
  66. Lezioni caratteristiche di Laur. XC sup. 137: (Tav. 27) II 5 conceptioni (percepttoni); III 2 mouessino (mossero), 9 prima (por rima), 11 honore (horrore), 12 paurosa (pauentosa); V2 rimirare (mirare), 4 prima (per rima): VII 4 intacta (in uita),VIII 1 molto digentile aspecto (di gentile aspecto molto), 7 dico udendo (dico chel signore loro piange e dico udendo)), IX 13 prima (prima parte), secondo quello che egli mi scripse (seconda dico quello che egli mi disse), scriuere (scourire), terza come (terza dico come); XIV 1 tante (tante donne), 14 le dubbiose & perciò (le dubbiose parole e per ciò): XV 8 certe (diuerse), XVI 11 trasmetterò (transmetto); XXX 4 sforzar (isfogar), 16 tractato intentino (tractato intento), 16 fo (dirci), terza come (terça dico come), 17 seconda che (seconda dico che), 19 della quiui (della persona quivi), 22 conuerria (conuerrebbe - donde in qualche codice ’conuerria', lascia (lascia stare); XXI li atti (due atti); XXII 4 tristitia tritia che (tristitia che): XXII| 24 parlar«(plaere). 30 prima ho decto (prima dico), fecero & dissero (dissero o fecero); XXXI 8 proprietà (per pietà), 10 gratia benignitate (gran benignitate); XXXIV 5 nella prima dice (in due nelluna dico), 6 secondo si diuide lautro (si diuide secondo laltro): XXXVI 5 lor si uolontate (si lor uolontate); XXXVIII 1 Ricoverai la uista adunque (Ricouerai adunque lu uista); XL 7 patria dalcuno (patria chedalcuno); XLI 3 nominando (nominandol).
  67. (1)Svarioni o lacune di Conv.: (Tav. 28) II 4 nelli meno veniens (nelli menomi polsi orribilmente, e tremando dinne queste parole, ecce deus fortior me veniens), 6 om. naturale il qual dimora in quella parte ove si ministra il nutrimento nostro, 9 forse (sofferse); III 1 om. tanti, 3 distenerneua (discerneua), 10 pronto (presente -; ed è, s’avverta, in rima), 14 parlare (parere), comandato (ciò mandato), V 1 nominaua (mi miraua),om. del mio sguardare sino a costui VIII 5 uilla moto (uillana morte), 10 Magia giouintute (In gaia giouentute); IX 7 om. parte; X 2 in meçço (mi nego): XVIII 9 om. del mio parlare sempre mai sino ad alta matera; XIX 1 pensai ad cominciar lo modo (cominciai a pensar lo modo); XXII 1 om. sicome, 3 udi dir diloro di questa (udi dire loro parole di questa), 4 ζ o mi saria scuso immantenente (lo mi sarei nascoso incontanente); XXXII 4 fernita (farnetica), 12 allei (elle), 13 om. che io chiamassi sino a ed avegna; XXIV 4 così luna come laltra (così luna appresso laltra), 7 allegro che (allegro si può): XXV 4 proposizione (proportione), 6 rimane (rimano). 9 animis (armis); XXVI 7 cheapre (che da per): XXVIII 3 ζ per questo numero (per chequesto numero); XXIX 2 non ne sieno, corretto in noue ne sieuo (noue siano), 3 Conumero (Lo numero, del nome addare (del noue a dare); XXXIII 1 per el servigio nudo (il servigio e nudo); XXXIII 4 nellaltra mi lamento io nella prima cioè nellaltra stança (nella seconda mi lamento io cioè nell'altra stança): XXXV 1 miraccomandaua (mi ricordaua); XXXVI 4 Dolor (Color); XXXVII 8 om. non; XXXVIII 4 pongieuano (uinceano). Oltre a questi svarioni o lacune, si possono, nella conoscenza attuale dei testi, tenere per varianti caratteristiche di Conv. anche lo seguenti lezioni: II 8 landai acerchare (laudai cercando); III 3 nebbia (nebula), 7 ζ appresso (appresso), in amoroso pianto (in amarissimo pianto); IV 1 pieni molti (molti pieni), uoleua tucto (uoluna del tucto); VI 1 questa gentilissima donna (questa gentil donna): VIII 3 chio dissi (chio ne dissi); IX 2 dileguava (dilungaua); XI 3 si volgeva (si moueva); XII 1 Ballata inonuo (Rollata ino); XIV fa molto piu mi dolea (molto mi dolea); XXII 9 diuentato (diuenuto); XXIII 2 deboleçça (debolecta uita), 4 /aceua (lece): XXIV 3 donna molto (molto donna); XXV 4 dire in rima per uolgare (dire per rima in volgare), 10 in se (in loro), e non domandato (e domandato), sapeuamo (supemo); XXVI 1 nelle letiçie del cuor (nel cuore), 2 uno bellectissimo angolo di dio (uno dei bellissimi angeli di cielo), 4 eccellentissime (excellenti), 13 di dolceçça (in dolceçça); XXXII 6 lascio lo piagner (lasso di pianger), lo chiamar (lor chiamar); XXXIII 3 lauea facto (fatto lauea); XXXIV 1 della cipta di delle cittadine di; XXXV 2 mudisse (mi uedesse); XXXVII 8 per morte (che morta); XXXIX 4 il sollenato lacrimare (il sospirato lacrimare); XL 2 udisser parola (udissero parlare).
  68. Tutti i codici, meno il Roveretano, concordano anche in queste altre lezioni: VIII 9 nemica (mendica), XXXI 15 potesse (sapesse), XXXIV 8 om. che l suo ualore, XXXVI 4 amorosi (dolorosi).
  69. È però rintegrato il testo in XIX 11.
  70. Ecco qui in ordine tutte le principali lezioni caratteristiche di Laur. XL 31: (Tav. 29) III 1 om. anni, nobil donna (gentilissima), 3 di tanta (con tanta), ardea (ardesse), 6 stato un poco (stato alquanto), 14 da me alui (tra me e lui): V 5 cantare (tractare); VI 1 om. di quella gentilissima, 2 Il nome (li nomi); VII 1 perchio isbigottito (perchio quasi sbigottito); VIII 1 giacere morto (giacere sança anima), 3 dico taccio alcuna | nellultima, (di cio toccai alcuna cosa nellultima), fa lui (lui fa), 5 mente (morte); 6 dicessemi (dicesse), 9 altero per un (laltrier per un): X 2 il suo dolcissimo salutar mi nego (mi nego il suo dolcissimo salutare); XI 1 sare suta amore (sarebbe stata solamente amore); XII 2 alla mia donna (alla donna), 4 mi parea (paruemi), 7 alquante parole (certe parole), dalla puerizia (dalla tua pueritia); XIII 1 della mente, e fra le linee al’uita (della uita), 4 laltro e (altro era), 5 om.. Lo quarto era questo: XIV 2 non sapendo quasi (quasi non sapendo), 4 tralle donne uidi la (le donne uidi tra loro la), 5 gentil donna (gentilissima donna), pur mi dolcea (molto più dolcea),om. forte, 10 presenza (audionça), 12 più trame (piu contra me); XVII 2 di questa nuoua (della nuoua); XVIII 1 il mio segreto del mio quore (il segreto dei mio cuore), a piu (a molte), 3 erano certe (uene auea), uolgendosi uerso me e parlandomi (uolgendo gli occhi suoi uerso me e chiamandomi per nome), 9 aueua ardire (ardia); XIX 11-12 omessa la stanza Dice di lei amor ecc.; XX 1 che cosa e (che e),om. attendo forse sino a degna; XX 1 citerà stata questa (citerà questi), 4om.talora; XXIII 3 ritornai alquanto pensando (ritornai sando), 4 mormori (morrai), 5 io sapeua (io non sapeua), 8 corpo doue (corpo nello quale), ermonia (erronea), 14 procurian modo di (procuriamo di), 24 morta era (morta e), 25 Lauaua (Leuaua); XXIV 1 undi sedendo (un di che sedendo), 2-3 sua condizione, a poco (sua nuoua conditione, e poco), 5 molte somiglianze (molta somigliança): XXV 7 presenti dictatori (prosaici dictatori), 9 alla cosa che non a anima (alla cosa inanimata), 10 niuna baldanza niuna persona (alcuna baldança persona)} XXVI 8 om. e lodate, 9 achi nol (achi cio non), parole in che (parole nellequali); XXVII 1 ad quello (sopra quello); XXVIII 1 della regina (di quella regina)» 2 di ciò per cio che (di cio per quello che): XXX 2 ad queste che sono alleghato (a quelle che sono allegate); XXXI 1 afannati (affaticati), faro mia canzone (fare una canzone); XXX11I 2 decta per una persona (per una persona decta), 7 martìri, e fra le linee al’ sospiri (sospiri); XXXIV 1 giorno che compiei! (giorno nel quale si compiea), cittadina (delle cittadine), 9 osospiri (a sospiri); XXXV 2 uil uedea (mi uedesse), tanto pietosamente (si pietosamente), 6 miei pietate (mia viltate), con questa (con quella), fece (face); XXXVI 2 traesse (tirasse), 3 uoglia (uolonta), 4 mischianti (mi schianti), 5 crescendo (crescete); XXXVII 8 sonetto lamaro pianto jc. (sonetto lamaro lagrimar), 8 temo morte (temo forte); XXXVIII 1 che molto mi (ohe troppo mi), 2 da me (fra me), 5 laltra parto (laltra), 6 pero iui anche dico che il quore (pero dico che lui lo cuore anche); XXXIX 2 som lasciato si uilmente (si uilmente sera lasciato), 3 lonome, e fra le linee al honore (lonore); XL 1 om. in quello tempo, nella qual nacque (ove nacque), 3 di propinqui paesi (di propinquo paese), 6 patria sua (sua patria), 7 propriamente si chiamano propriamente le genti (si chiamano propriamente le genti), dinessuno altro (dalcuno altro), 9 sua gran uirtute (sua grauitate); XLI 1 cose rimate (parole rimate), mandai (mandassi); XLII 3 il quale sir (che e sire).
  71. Sono lezioni caratteristiche di Laur. XL 42: (Tav. 30) III 2 ti uolsero (si mossero); V 4 credere (erodente); VIII 1-2 om. assai pietosamente sino a lagrime; IX 12 si gran pianto (si gran parte); XII 7 fortezza (força), 13 chon si ferma (con si fermata); XVI 1 om. venne; XXII 1 om. sire; XXIII 12 erano di me che io piangea per lo pianto (erano saccorsero di me che io piangea per lo pianto); XXVII 2 om. come mi parea esser disposto alla sua operazione e; XXIX 3 ineffabile (infallibile); XXXII 3 Onde accio pensando (onde poi pensando a ciò); XXXIII 5 mi sembra (ma sembra); XXXVIII 5 fo in questo sonetto parti (fo in questo sonetto due parti); XXXIX 3 om. di lei.
  72. Qualche concordanza, che potrebbe far pensare a particolare affinità, si nota fra Laur. XL 31 e Conv. B, 2, 1267 (XVI 1 fossino ancora manifestate, per fossero manifestate ancora; XXII 1 questa gentilissima beatrice, per questa nobilissima beatrice); ma sono varianti isolate e di poco conto: anche per la seconda, facile può credersi il cambiamento di nobilissima in gentilissima in copisti diversi per essere gentilissima quasi l’epiteto costante di Beatrice.
  73. Ho riprodotto l in corsivo, perché è aggiunto, con tratto sottilissimo, fra le linee, pare dalla stessa mano.
  74. Il secondo nō è però cancellato con un tratto che taglia orizzontalmente le due lettere.
  75. Dopo prohemio aveva, saltando, continuato a scrivere: la seconda comincia quiuj ita nebeatrice; accortosi del trascorso, cancellò tutte queste parole eccetto la seconda, a cui fece seguire ragiono di lei ecc.
  76. La lezione uolendolo si trova anche in K e Am, e poiché il capostipite del gruppo a cui appartengono quei due codici forma, come vedremo, con b una sola famiglia, così quella lezione è probabile che risalga sino al capostipite di essa famiglia: poco vale il fatto che T (cfr. p. clxxxii legge uolendo manifestare, perchè può benissimo trattarsi di un’omissione del trascrittore di quest’ultimo codice.
  77. Non teniamo conto delle divisioni aggiunte nei margini del codice d’Ithaca, che derivano, come vedremo, da To; e dobbiamo non far caso di Ricc. 1054, perchè disgraziatamente non arriva sino a quei paragrafi ove si hanno lo varietà che distinguono To dagli altri codici di b. Magl. VII 1103 concorda in questi passi quasi sempre con To; difatti se a VIII 12 reca ad infinita (corretto ad infinite) e a XL 4 io pure gli farei, legge d’altra parte: XVI 11 disopra ragionate, Vnde dico, XX 7 inessere, XXII 3 piange, XXVI 14 che uirtuosamente operaua, XXXV & chomincia chosì (in XXXIX 6 dopo lasso per força ζ c. omette il resto). Ma se Mal. VII 1103 è affine a Panc. 9, e questo concorda con b1 b5 e Laur. XC s. 136, bisogna ammettere che in Magl., o in un suo ascendente, alcuni luoghi fossero corretti col riscontro di To, o di un manoscritto di famiglia diversa, non essendo le suindicate lezioni peculiari di To e del gruppo boccaccesco, ma comuni a tutte le tradizioni. Che originariamente Magl. VIII 103 derivasse non da To, ma da b* (vedi p. clxx), se n’ha una riprova in XIX 19 dove (cfr. tav. 35) se esso, invece di parte della prima come hanno Panc. 9 e Laur. XC 8. 136, avesse avuto la lezione di To, non ci sarebbe .stata ragione di correggere così alla brava in forma e parte.
  78. <Si potrebbe aggiungere come variante caratteristica di b* si trouano (XIV 14), data da b3 o da Laur. XC s. 136 (mancano le divisioni in b1), nonostante che Panc. 9 legga, come To, si scriuono; perchè allontanandosi in questo luogo Magl. VII 1103 dalla lezione tanto di To quauto degli altri codici di b (ha infatti simanifestano), è da supporre che b2 avesse a questo punto un errore manifesto, di modo che Panc. ristabilisse la lezione genuina, sia ricorrendo ad altra tradizione, sia per congettura.
  79. In XV 3, riuscendo manifesto che To ha tirato ad abbreviare per non occupare un’altra linea colle ultime parole della ragione, b* può ben aver rimesso nel testo il consueto il quale comincia. In XVIII 8 e in XXXVII 3 la correzione era ovvia, e pel secondo caso già fatta, pare, dal trascrittore stesso di To.
  80. Altre volte, o prima e dopo, si trovano in To parole espunte, e b* non lo riproduce, ma il senso, meglio che nel nostro caso, avvertiva che erano errori: qui, a non ripensarci bene, il misuegliassi paro a suo posto.
  81. In dubbio lascia al § XXVI 11 la lezione giosa di To, di fronte a gioiosa di b* e a gratiosa delle altre tradizioni: giosa da gioiosa si spiegherebbe facilmente per la ripetizione che si ha in gioiosa di io; invece non é così facile ammettere che a scriver giosa si riduca uno che ha in animo di scriver gratiosa. Pure chi ha scritto pari per parti (e in XXIV 5 pare invece di parve e in XIX 9 audere invece di auedere), può anche dall’iniziale di gratiosa, sorvolando su rat, come se lo avesse già scritto, venire a iosa: b* poi davanti a giosa avrebbe pensato a integrar gio[io]sa.
  82. Nell'Apuleio il compendio di con è rotondo come un c rovesciato, ma si prolunga sotto la linea o quasi si ripiega a destra: e lo stesso avviene nel Commento ad Aristotele dell’Ambrosiana. In tutti gli altri autografi però si ha la forma di To.
  83. Ho già notato lo forme caratteristiche per certe lettere come a, y, r, U, h, he; saranno anche da prendere in particolare esame il g, In f, la sv(mediana e finale), i gruppi st, de. Nota alla linea 13 della pagina di To da noi riprodotta in fotografia la n colla seconda gamba prolungata, e cfr. Hecker, tav. VIII, 1. 11 e anche tav. IV, 1. 19 o 55 in fine.
  84. In II 7 s’accordano nel legger disposta b2, Laur. XC s. 136 e anche b1, ma in quest’ultimo codice il mutamento di fu si tosto allui disposata in fu si tosto allui disposta, come ovvio, potè essere indipendente: anche in K, ad es., troviamo mutato, al § XIV 3, disposata in disposta, nonostante che qui il senso contrasti a tale mutamento. Può anch'essere che disposata sia in b3 una correzione del suo trascrittore (non è impossibile, come vedremo, che fosse lo stesso Boccaccio), e che disposta risalga a b*. Le altre varianti su cui fondiamo raggruppamento di b1 con b3 o di b2 con Laur. XC s. 136 sono ben più sicure.
  85. Cfr. p. CLXX, n. 1.
  86. Ith2 veramente: in esesser.
  87. Notarono già i Deputati alla correzione del Decamerone sin dal 1572 che «per tutto si vede pieno di parole e motti danteschi» (Annotaz. XXXI, e cfr. anchela XC).
  88. Oltre il codice di Toledo e K2 abbiamo già ricordato il Ricc. 1035 contenente la Commedia o le canzoni, e il Chigiano L, vi, 213 contenente la sola Commedia.
  89. È tanto in To quanto nel Ricc. 1035 e nel Chig. L, vi, 213 senza nome d’autore, come anche per la Vita di Dante avviene in questi codici che attribuiamo al Boccaccio; ma l’epitome va col suo nome in altri codici.
  90. Anche queste rubriche sono attribuite, come il Vandelli m’avverte, al Boccaccio dal codice già Barber. 2191 ed ora Vat. Barber. lat. 4071, dove sono scritte in alcune pagine di seguito in rosso, con la dichiarazione finale, che ne ricorda altre autentiche del Boccaccio, Johannes Bocchaccj De Certaldo Fiorentinus opus fecit. Amen. Il codice, descrìtto dal De Batines sotto il n.° 362 è della fine del XIV sec. xiv, e probabilmente non della fine estrema.
  91. Su le “poesie volgari„ del Petrarca, p. 296.
  92. Così in Voi che ascoltate giovenile amore, per g. errore; in * “Quel che infinita„ tanto gli piacque per sempre gli p.) in ‘Nel dolce tempo’ mi face per mi fece (tanto più che seguo ad un altro verbo al presente), in ‘Spirto gentil‚ error per erranti (lo stesso amanuense nota in margine al'erranti). Nè fa maraviglia cheil Boccaccio abbia lasciato correre, per la misura, versi come questi

    Quando inuoi adulen che gli occhi giri
    ove non spira folgor ne indegno
    col suono iuicin dintorno assorda
    per dimandar mercie allor tistai
    della tenera eta euecchi stanchi;

    o cheabbia ammesso uedren per uedrem, o che abbia scritto, secondo le abitudini del tempo, per intero le parole che nel verso vanno pronunziate tronche. I due versi del carme del Boccaccio al Petrarca che si trovano, in K2, ripetuti a c. 79a e mal combinati a questo modo

    Italie iam certus honos cui tempora lauro
    Dantis opus doctis uulgo mirabile nullis,

    non sono, a guardar bene, della mano di chi trascrisse le rime del Petrarca e le altre parti del codice, ma aggiunti posteriormente da una mano che cercò di imitare la scrittura del codice: non impugnano quindi (cfr. Cesareo, ibid., p. 289 e 296) l'attribuzione di esso alla mano del Boccaccio.

  93. Cosi si può spiegare perchè in ‘Sono animali‚ si legga occhi tenebrosi, trovandosi la stessa parola nel verso precedente: e può anche essere che tenebrosi fosse in tutti o due i luoghi già nell’esemplare adoperato dal Boccaccio, e che a questo punto non avvertisse la ripetizione o non sapesse come mutare. Omissioni come ne, temo, che, o come quella del v. Chagion sarà che innanzi tempo muoia, nei luoghi indicati dal Cesareo, non sono rare anche nei codici della D. C. attribuiti al Boccaccio, nè sono per sè cose dadar pensiero.
  94. Cfr. p. CLXXII.
  95. (1) Anche un gruppo di β, cioè s, ha si diuide, ma l’accordo degli altri Mss. della stessa famiglia con b nella più complicata lezione si può diuidere,fa creder questa la lezione originale, e si diuide una semplificazione avvenuta indipendentemente in k e in s.
  96. Così, per via indipendente, venne pure a leggero k2-me, scostandoci non solo da b, ma anche da b3
  97. T omette anche il non procedente, per ristabilire la misura del verso.
  98. Cfr. la nota precedente, e s’aggiunga a dimostrare che la variante è dovuta a desiderio di ridare al verso la giusta misura, che anche sette versi prima per la stessa ragione non for misura è stato cambiato in per misura.
  99. Ecco le varianti individuali di Am (aggiungo fra parentesi la lezione corrispondente di K): (Tav. 40) Il 7 anchora (amore), 9 tal (cotal); III 3 om.(dentro, ma aggiunto in marg. dal correttore, 4 le salute (lasalute); IV 1 pensava (pensaua)» -om.chemmi faccano per uolonta damore loqual michomandaua; VI 1om.dolnome; VIII 2 questa (quella), 7 uedendo (udendo), s’acconcino può (sacchoncino più), 12om.Laterça quiui: X 2 om.fue; XI 1 om. mi davanti a giugnea, 2om.nel testo c agg. dal correttori in marg., forse rivedendo la copia coll’originale, sensitiui piangea fori li deboletti spiriti, 3 adumbrare, ridotto dal corr. ad obumbrare; XII 4 parue (paruemi), 5om. cio, 6 domandandolo (domandalo), dire (di te); XIII 3 non buona era (non buona e), 6 sia per (sa per): XIV 1om.mi, 2 feminato (mollato), 3 credendo (credendomi), 6 ingolgorasse (infolgorasse), 13 l’ha mestiero (a mestiere), 14 solverlo (soluere); XV 2 giunse (giungne), 3 diuenne (illulene), 7 (diuenne (diuiene), 8 om. siccome ogni sicurtà miuieno mono. Nella quarta dico? XVI 1om. mi mosse una uolonta,2-3 om. mi facea. La seconda sie chamore, 6 om. il, 11 narante (narrate); XVIII 4 questo dimoraua (quello dimoraua), 8 poi ebbi (poi chiebbi); XIX 3 alquanto di cominciare (alquanti di, cominciai), 15 lontano (lontento), 16 mare (pare), 20 chi si (chicci), 22 cominciato, emendato dal correttore in comunicato come ha K; XX 6 om. il 1° di lui, 8 om. in acto prima ζ prima come si riduce; XXI 8 ch’atti (due atti); XXII 1 ch’in questa (chera questa), 3 tornare (ritornare), alli occhi miei (ai miei occhi), non sarei (men sorci), fi botta (lieta), 0 om. Altre diceano dipoi fino a tale edinonuto, 7 di loro canto (delloro canto), pausando, corr. dal recitar in pensando (poi ponsando), 8 in qual modo (inquel modo), riprensione (responsiono), comincio (comincia); 17 om. lasola; XXIII 2 sentendomi dolori (sentendo me dolore), 30 om.di lei, 5 oscurato (obscurare), tormenti (torremuoti), 0 a piangere cominciai (cominciai apiangero), 7 (li loro canto (dolloro canto), 8 «aro (sono), 29 fantasia nana (uana fantasia), om. promisi fino a dico c Horne, 30 om.? fecero, 31 ordine questa ζ aimaginatione (ordino questa imaginazione)! XXIV 2 onde (oue), 2 certo mi parerà (certo me parea), 10 unito (usato), lungo parti. In seconda (lunga parte. La seconda), Et pensa (orpensa) XXV 2om.dica davanti a lui, o dico che lo (dichochelo), essere humano (essere huomo), 3 cotale cose (cotale con»), 9 Et di questo signore (Et cheqnesto sengnore), culpa (lussa), 9 om. quiui bella sino a mio libello, 10 mi pigli (ne pilgli), parlano cose (parlano cosi); XXVI 4 pigliare (ripilgliare), poetano (poteano), 8 ha bisogno (abisongna), laudate et honorate (onorate ζ laudat4), 14 om. Laseconda parte sino a cheuanno, 15 om. le donno ma in tutte lepersone e nonsolamente; XXVII 2 unnitade (breuitade); XXVIII 2 aduenga (ζ auegnn), di questo libello (questo libello), a me conuenevole (conuenevole ad me): XXIX 1 chela nostra (de lanostra), 2 beatitudine (abitudine), 3 ua tre fan (uia tre fa), tre ad uno (tre eduno); XXX 1 i uene (uiene), 2 qnelle (qui le), om. le davanti a scriuessi, 3 om. cio; XXXI 3 om. itane beatrice. Laterça quiui. 4om. Nellaterça dico dichui io uolglio dire, 5 me beatrice (ne beatrice), om. lacagione perche tolta nefue appresso dico, queste parole (questa parte), 6 manca (mauene), doglia (uolgla): XXXII 1 nello (nullo), 2 di questo (chequesti), 3 om. ζ dissi allora questo sonetto. Venite antendere li sospiri miei, 4 intendano (mintendano); XXXIII 2 la mira (lemira); XXXIV l de le cittadi (delli cittadini), 3 in pensiero (miuenne un pensiero), 6 fantasia (memoria); XXXV 1 alquanto (peralquanto), 3 in altrui (altrui): XXXVI 1 e d’un colore (edun colore), 3 om.parlando, pieno (piano); XXXVII 2 om. cheenon mira noi sino a quanto potete fate, 4 rinneono (rimuoeo); XXXVIII 3 altro (un altro), vedi questo (uedi chequesto), 6 rihauessi (nauessi); XXXIX 3 cose (uolte), lhonore (lonome); XL 1 nobilissima (bellissima), 2 om. andauano secondo sino a questi peregrini, 5 a coloro (alloro); 6 a peregrino (e peregrino), 7 e pero da (opero e, da); XLI l piangendo (pregando), 2 om. io feci sino a laspera lo quale, 3 ando (ua lo), 6 un grado del (in grado chel), 8 om. parte.

    Am non deriva direttamente dal capostipite del gruppo, perché anche dove la lezione di esso era buona e limpida, tanto da passare senza errore od incertezze in K e T, in Am si hanno spazi bianchi in cambio di parole non intese (II 10 pare, X 2 m'infamasse, XIX 21 ancella), o lezioni che presuppongono già un testo corrotto (XIV 10 di si de modo per disiderando, XXV 10 in giusio per in guisa, XXIX 2 rauouono per muouono; XXXVI 3 e questo dissi per e questo è detto).
  100. La lezione fuori di parentesi è quella di T; in parentesi, di K:

    (Tav. 41)

    I Io intendo (è mio intendimento), lo loro sentencie (la loro sententia); II 3 di sanguigno (sanguigno), 5 percogioni (perceçioni), 10 arti (atti), parra (pare), atrouare (trarre); III 1 dame (donne), uedere alora (allora uedere), 2 del giorno (diquel giorno), dela prima (la prima), mi mosseno amey orechly (simossero peruenire amiei orecchi), 9 fare per rima un sonetto (fare unsonotto), 10 saluto il suo (salute illor); | (da qui innanzi siamo nella parte del codice scritta dal Benzoni); IV 1 e a molti (cheamolti), 2 di raione (delaragione), 3 si ridendo (sorridendo); V1 se daua (sedea), 2 partendomi da questo (partendomi diquesto, 8 cominciato (chomunicato), 4 questa gentilissima (quella gentilissima); VII 8 om. sol; 4 asay fiate (spesse fiate), quanti leggiadro (leggiadro questi), 7 respicite attendite, ma il respicite, sebbene poi rinfrescato, par che fosse stato in origine cancellato(attendite); VIII 6 gli fece ornanza (lefece orrança), 7 Videte (Vdite), 8 pensando (pensoso), 9 chonuienchissi (chonuienesi chio), che la gente (chalagente), 10 la propieta (lo propietà); LX 4 per questo (questo), 6 me dicessi (nedicessi), dimostrato (mostrato), 13 prima parte si comintia e dico (prima parte dico); XI 2 plangea (pingea), e honorate (ahonorare),3 ella (elli), XII 4 parea (paruemi), mi attendesse (attendesse), 8 nole degno (none dengno), 11 ben (bon), 12 o quel (equi), il feci (lifece), muto (non muto), 13 Di ley (Dille), bon (ben), 14 sapia (sapra), qui tu (tu qui), 17 se no queste (che queste); XIII 1 sopraditta (soprascritta), 3 om.e dopo non buona, 1 daudire (audire), 7 diuerse (scriuere), 9 di agg. davanti a chiamare; XIV 1 credendo (credendosi), 2 affidandomi (efidandomi), 4 la mia magione (questa magione), 5 se no (più che), sentimento (strumenti), ninfolgorasse (ei infolgorasse), 9 lanaurebe (leneuerrebbe), 10 di pietà (chepieta); XV 1 om. ed era, 3 cotale pensamento (cotali pensamenti), divenne (diuiene), 4 uedemi (ueder uoi), 8 sue simile operutioni (sua simile operaçione); XVI 2 om. lo; XVIII 2 coloro (conesse), 7 tu me dicessi (thunne dicessi), mai (nai), 8 donna mia (mia donna); XIX 1 vinisse tanta (uinse tanta), 3 disposi (rispuosi), 10 amor (ancor), 11 cosa e pura (essi pura), e quasi (aquasi), aver a donna per avere adonna nonfor), 12 pensa (passan), A ley (lei, invece di Voi lei), 14 toscana (tostana), 16om.io davanti a dicer e a penso, 10 tutta la soa persona (tutta la persona), 20 releui (lieui); XX 2 parole vtille (parole), 4 transire (per sire), 5 in simil (e simiil), 7 om. questo, in questa (ζ questa): XXI 1 mi mostrassi (mostrassi), suegliana (suelgia; tutte e due le volte), 6 om. in potenzia la oue none. Nella seconda dico como reduce in atto amore; XXII 1 seguio (sengio), 2 che sono (ζ sono), 7 pensando poi (poi pensando), fosso fatta (fosse stata), 8 che tratto ay (chetractato ai), 11 diceano (dicano), 16 luy (lei); XXIII 1 om. auenne, 3 pensato alquanto (alquanto pensato), ritornai pensando alquanto (ritornai pensando), mona (moia), 4-5 om. orribili auedere, liquali midiceano tu, se morto. cosi cominciando ad errare lamia fantasia, 11 om. laquale, 13 amonimento (aiuonimento), 16 cosa amorosa (amorosa cosa), 17 om. i vv. 4 e 5 della canz., 18 ti si (sitti), 19 la nome (lonome), 20 dicolo (dicerollo), 22 humilmente (uilmente), 23 in loco (pula), 24 parer (apparir), 26 quando scorta (quando lauedea schorta), 29 falace (frale), 30 o che (ζ che); XXIV I essendo (sedendo), 3 mio primo (primo mio), 4 tanta quanto e (tanto e quanto), clamantis (clamans), 6 dissi allora (dissi), 7 om. dentro a, 10 pare (parue), mi paresse (mapparisse), allegro nel core (allegro nelmio cuore); XXV 1 dubitanza (dubitazione), 2 la philosophia (lofilosofo), 3 bona (buono apresente), fosse (forse), 4 centocinquanta (cento ζ cinquanta), 8 fatte le parole (fattele parlare), che (lequali), sustantia o (sustançie e), 9 parole (parloe), quotiens (quittotes), 10 non pigli (nonno pilgli, proprio amico cioe (primo amicho ζ io); XXVI 8 potessero (potesse), 4 studio (stilo), di lei che per le parole ne possono (di lei che per le parole ne posso), 8 li (lui), 10 souente (son tenute), 13 humile (gentile): XXVII 1 om. duo, scambiato l’ordine delle parole defecti uamente auere, 4 suo (sil), scambiato l’ordine alle parole miei spiriti, 5 non (nol): XXVIII 1 non avea compiuta (compiuta nauea), om. soprascritta, 2 om. forse, tractare quiui (tractarne qui), oposto (posto), 3 dicho (diro); XXIX 8 per tre (che tre); XXX 1 quasi tutta (tutta), disconsolalta (desolata), sola civitas (sola), mia (nona); XXXI 1 uolere sfogare (nolere sfogarla), 2 la sua (lo suo), 5 me fue (ne fue), 8 premesso sofferta a di lagrimare, 9 premesso meco ad amor; 10 su ne lalto (enalto), 12 la mia (lanima), 13 Vyen un disio amo (niellimene umlisio), colore (core), 14 or dico (ζ diche), 10 sil (ilsi); XXXII 1 discreto (distrecto), 2 similaua le sue (simulaua sue), era morta (morta era), XXXIII 1 discreta (distrecta), 2 sopraditto (soprascritto), posposto paia a luna ζ laltra, guardasse (guarda), la mira (le mira), 1 discreto (distretto). 8 spirito e (spirital), alto e (alto); XXXIV 1 mentre chio (mentre io), 2 che a me fu (chemme fu), pensando (pensaua),7 om. Primo cominciamento. Era uenuta nelamente mia lagentil donna, 9 si partìa (sen partia); XXXV 1 duna (una), 8 in la mia mente (nellanima trista): XXXVI 1 Avegnia (Auenne), 3 parlare (parole), 4 presi (preser): XXXVII 2 pur pare (pare): XXVIII 4 volio (uolli), 5 om. dime, la prima (luna), chiamo l’anima (chiamo anima), 6 quiui (che lui), 7 questa (aquesta), la risponde (le risponde), 8 uenne (uene), 10 Ed el (Edele): XXXIX 2 similmente (siuilmente), 9 piango (piangon): XL 1 andaua (ua), 2 premesso molto pensosi a secondo chemmi parue, quiui (qui), pensammo (pensano), 3 om. che, fosse (fossero), 4 li farei pur (lipur farei), ne le quali (le quali), 5 aggiunto may davanti a decto, 7 aggiunto no davanti a la sepultura: XLI 1 pregandomi (pregando), 3 per nomo (plonome), 5 aggiunto quasi fra si é come, 6 non posso (nolposso), 8 Son io (So io), 9 aggiunto ancora dopo potrebbesi, 13 Son io (So io): XLII 2 tra alquanti (per alquanti), 3 mia donna (mia anima).
  101. Il Magl. VII 722 lui dopo lu ballata Io mi son pargoletta anche il discordo Ai fals ris, e appresso, prima dei due sonetti Negli occhi porta e Tutti li miei pensier, anche la ballata Ballata i'voi. Ma piuttosto che d’un’aggiunta di Magl. VII 722 si tratta d’un’omissione di Laur. Stroz. 170, giustificata dal fatto che il discordo mancava di tutti i versi provenzali o francesi che siano, tanto da non dar più senso, e Ballata i’voi era già compresa nelle ‘rime scelte’.
  102. Ecco le principali varianti dello Stroz. che avrebbero dovuto passare nel Magl., se questo derivasse da quello, e Magl. ha invece la lezione comune: III 12 la ne uedea, VIII 6 doue donna gentil gia, IX 9 per un giardino, XIV 12 si troua, XV 5 ouumque poi sappoia, XXII 9 Donne uenite, XXVII 4 Lanima mia per darmi, XXXV 7 nella uostra uista, XXXVI 4 Dolor (Color). Un'altra prova notevole dell’indipendenza del Magl. dallo Stroz. ci è data anche dalle ‘rime scelte’ avendo il primo Ms. tutti e due i cominciamenti del son. Era venuta, e lo Stroz. soltanto il secondo cominciamento.
  103. Anche certo ordine nella successione delle rime che seguono nel Magl. e nello Stroz. a quelle tratte dalla Vita Nuova, corrispondente a quello che le medesime rime hanno in K e T, può essere indizio d’affìnità di λ con k: cfr. Nelle man vostre, Chi guarderà, Degli occhi della mia, Parole mie e K 116, 117, 118, 119, T 26, 27, 28, 29; E’ non è legno, Ben dico certo e K 299, 300. La ballata Voi che sapete si ha pure in K e T; ed essendo la sola delle canzoni o ballate di Dante comuni a quei due codici che non si trovasse trascritta nella prima parte dei codici Magl. e Stroz., si può spiegare perché essa sola comparisca a questo punto di Magl. e Stroz. delle tante canzoni e ballate che di Danto doveva aver k. Il comparire in Mgl. e Stroz. a questo medesimo punto un sonetto in più (Io son sì vago) e l'esser attribuiti a Dante i sonetti E’ non è legno e Ben dico certo, che in K sono adespoti, non fa difficoltà, perchè k e λ potevano bene esser più ricchi e in qualche particolare differenti da K e T. Varianti caratteristiche di altri grappi di famiglia diversa Magl. e Stroz. non contengono, se non si dolorosi per li dolorosi in XXXIX 10 data anche da b3: ma è un mutamento ovvio in quella costruzione in cui li dolorosi viene a trovarsi, e potè venir fatto a più copisti indipendentemente l’uno dall’altro. Si noti: dove cadono altre varianti caratteristiche di b3 i codici Magl. e Stroz. hanno la lezione di k e non già di quel sottogruppo di b.
  104. Anche in XXV 8 b K T o ragione; Am e ragione, ma può essere un suo mutamento.
  105. Cfr. anche a p. ccxliv la tav. 65. E nota pure che in XVIII 5 k ha pare, che può ben stare per parea, e b parue; le altre tradizioni parca: è da credere che α leggesse pare (= parea), e che b mutasse in parue, perohè prese quel verbo come presente, e il contesto richiedeva il passato.
  106. Anche C legge, per eccezione, come α s.
  107. C W hanno corretto in contro: W in margino reca la variante sanza, che forse gli proviene da p.
  108. In M è stato corretto amore in amaro.
  109. Questa stessa variante si trova in un sottogruppo di b (cfr. tav. 8), ma, naturalmente, per genesi indipendente.
  110. Anche O legge stringe, ma vedi p. ccxlvi.
  111. Anche V, per quanto lascia vedere un foro che è nella carta a questo punto, leggeva dunobellissimo, ma è lezione che per sè si doveva svolgere facilmente da di nobilissimo, usando V per questo superlativo la forma nobelissimo, 8, che, come vedremo, strettamente affine a V, non si discosta dalla tradizione genuina; segno che duno bellissimi non risale a s.
  112. In W il di è stato aggiunto dopo.
  113. Contro il primo della nocte si ha in margine di mano diversa delle noue.
  114. W corretto poi materia delo mio.
  115. In W il t è aggiunto fra le linee, e poi cancellato.
  116. In W corretto poi come alla uista.
  117. W ha nel § XXI, mancante in C, qualche dipendenza da p, o piuttosto da Co, avendo: 3 beato come p, invece di laudato; 7 uo doune, come p, invece di donne; 8 adonna, come Co, invece di adopera. Ma questa dipendenza per alcune lezioni è un fatto comune di tutti i paragrafi. Oltre queste ha W altre lezioni singolari, alcune delle quali, se non tutte, possono essergli derivate dal capostipite comune con C: 2 chome su, invece di d’ogni suo; dicere in, invece di dicer ne; 5 sidiuide in, invece di si à;om. nel testo (ma agg. in marg.) e comincia quiui, e om. quivi davanti ad Ogni dolcezza; 6 La seconda, invece di ne la seconda; om. ov’ella passa, la terza quivi; 7 e dicto invece di dico; da parlare invece di di parlare; 8 uiso invece di riso. Ed è anche da notare al comma 5 che W originariamente legge alle due parti, invece di alle precedenti parti come ha p e come anche in W vien sostituito fra le linee.
  118. Cfr. tav. 46 a XIII 8, XIX 1 e 9 (ouer morria), XX 7, XXXI 11, XXXVII 2.
  119. Cfr. ibid. a IX 11, XV 6 (aucide), XVIII 9 (materia lo mio), XXIII 6, ed anche a XVIII 3, XIX 2 c 18, XXVII 1, XXXIV 2, XXXIX 2 e 6, XL 6.
  120. III 12 madonna, al' una donna; l’ dalla più gente, e in marg. a lei piu persone; VII 3 sol chudir, al’ lor chaudir; VIII 4 fa lui plorare, al' lui fa parlare; 9 tiuo far, al’ tiuuolfar; 11 merta, al' morra; IX 3 Et poi lo (così W invece di e pero lo), al' et per lo; 6 dillo in modo, al di lei nel mondo; 7 desse, al’ dicesse; XII 3 uno giouane uestito, al’ una giovane uestita; 4 circumferentes, al’ hunc circunferentie, 7 sentira, al’ sentito; 8 medesimamente (così W invece di ' immediatamente'), al’ mediatamente. XIV 13 sia manifesta, al' manifestata; 14 e li uisini, al’ et liuiui; XXXIII, 1 continuamente, al’ grandemente; stare, fare; 9 gia, al 'ora; 12 e non ti, al' et nonci; XXIV 1 cominciare uno, al’ cominciare in alchuna parte uno; 2 nel chuor, al' lo chor; 4 vox, al' uos (ma fu poi cancellata con un frego); XXXI 15 al' Piangho di doglia et cospirando anghoscia; XXXIII 8 luce, al’ lunge; XXXV 5 gli acti, al' gli altri; XXXVI 4 uedetemi, al' uedetemi; XXXVII 1 che cosi, al' ochi chosi; 7 membrandoni, al' membrandomi; 8 ui mira, al' ui mira; XXXVIII 8 siuiene, al' senuenne; XXXIX 2 appentere, al' pensare; XLI 6 in grado, al' ingrato, 10 nona, al’ nome ual.
  121. In VIII 5 al hanno tre varianti: soura nel testo (come C), suora fra le lince, al’ sora in margine. In XXIV 3 si ha cancellata la variante marginale al' et fugiae molto | ndi donna, e corretta in et fugiae molto. Menzione esplicita di un codice usato direttamente dal trascrittore pare aversi in XIX 18, ove, a proposito della lezione uirtudi effezioni si lege in margine: effectiue, hoc est in alio, e in XIV 18, dove pure si ha in margine: al’manifestata, et in quello oue chosi dice seguita poi none mestieri etc,
  122. Sono comuni ai due gruppi (W, p) le seguenti lezioni: XVIII 3 detto questo (decte queste parole); XIX 18 procedono (procedeano); XXIII 7 W: mi parea che fossero queste [al' mi pareano udire, C: mi pareano che fossero queste, p: mi parea che fossero queste (mi parea udire che fossero); XXVI 14 tra che genti (tra che gente); XXXI 7 a questa mia chanzone (a questa cançone); XXXV 4 che questa ragione è assai manifesta (che per questa ragione e assai manifesto); XXXV 6 occhi miei uiltate (occhi mia uiltate); XXXVI 3 uetnne anche uolontade di dire (uenne uolonta di dire anche); XXXVIII 2 mi pensaua (mi ripensaua). Alcune di queste lezioni potrebbero esser nate nei due gruppi anche per genesi indipendente, ma non mi sembra che possano credersi tutte originate così.
  123. Ho lasciato di notare in questa lista le varianti peculiari di W quando esso porta in margine altra lezione nella quale C s’accorda. Le note qui: (Tav. 48) III 9 auessi preueduto [al’ gia ueduto (auesse gia ueduto); V 2 om. nel testo, ma agg. in marg. appresso di me, 8 che di cio e in marg. di me (che di me); VII 7 del segreto [al' del sonecto (del sonetto): XII 12 loro [al’core (lechore); XIII 8nellorcore e in marg. nelcore (nel core); XIX 6 leggiadra mente, sovrapposto leggieramente (leggeramente), 8 sella (al' sola (sola); XXIII: 3 om. nel testo e agg. in marg. alcuna uolta, 23 mi parue [al' mi parea (mi parea), 25 et uidi [al' uedea (e vedea); XXIV 3 parole lo chuore [al' chelo cuore (parole chello cuore),om. nel testo, ma in marg. al’ cosi era chiamata: XXX 2 uolesse alleghare (cancellata poi questa parola) parole che seguitano a quelle alleghare (al’ me riprendere dicio che non scriuo qui le parole che seguitano a quelle allegate), sodamente (al' solamente(solamente); XXXI 9 souente (al’dolente (dolente): XXXIII 5 uissi [al' uo si (vo si): XXXVI 2 om. nel testo, ma agg. in marg. non potendo, 3 pensando [al’ parlando (parlando); XXXVII 3 om.nel testo e agg. fra le line meco, 6 cancellato nel testo molto e posto in marg. laltre; XXXIX 6 intenzione [al’ tentazione (tentazione); XLI 8 non ual [al' noua (noua).
  124. Anche se la lezione originale di questo passo fosse il divino, e non in divino, ad ogni modo rispetto al capostipite del gruppo x secondaria resulta il diuino: C scostandosi dal suo gruppo si sarebbe avvicinato, a caso, alla lezione originale.
  125. Ci sarebbe da ricordare l’omissione in C di tutto il § XXI; ma poiché W ricorre anche ad altri Mss., potrebbe aver colmato la lacuna col sussidio di essi. Cfr. p. cc, n. 2.
  126. Questa variante, se non in sè, appar secondaria rispetto al capostipite x.
  127. A riprova della maggior affinità di Laur. XL 44 con C si noti pure che, come in quest’ultimo codice manca il § XXI, così in Laur. il son. di quel paragrafo, cioè Negli occhi porta, non è nella serie delle rime tratte dalla Vita Nuova da c. 4a a 17b, ma è fuori di posto a c. 1a insieme con altre rime dantesche.
  128. Varianti peculiari di Laur. XL 44 sono: VIII 5 om. il verso Piangete amanti poi che piange Amore, ma un correttore del codice ve l’ha aggiunto; ibid. Tal cagione, invece di Udendo qual cagion; XV 6 om. aucide; XIX 7 acto che si uede, corretto in che procede; XXIII 17 om. ch’era, e fu poi aggiunto dal correttore (C: solamente Era); XL 9 come uoi la uista.
  129. Alcune lezioni del Rediano s’accordano con Wm (cfr. p. cc, n. 5): VIII 4 parlare, 9 ti vuol, XXXVI 1 uedetemi, XXXVII 7 membrandomi. Ciò può esser conferma che il capostipite del gruppo avesse varianti marginali (cfr. p. CCI), a meno che il codice a cui W sembra esser dirottamente ricorso, non fosse del gruppo medesimo, e se non appunto il Rediano che per l’età non par possibile, un suo stretto affine.