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28 gennaioModifica

     Leonardo da Vinci    di Carlo De Blasis (1872)

Leonardo, uomo straordinario, al quale conviene il titolo di Genio, quasi sostanza affatto spirituale, o men d’ogni altro carico di nostra umanità, nacque in Vinci, piccol castello posto in Valdarno, non lungi dal lago di Fucecchio, presso ai confini del Pistoiese, nel 1452. Figlio naturale di un certo ser Piero di nobile stirpe, fu poi da questi legittimato. Leonardo da Vinci fu di quelli esseri potentemente privilegiati dalla natura, i quali, forniti di tutti i mezzi possibili, riescono in tutto ciò che intraprendono. La sola Italia produce tali individualità, e difatti, i Leonardo, i Michelangelo, i Benvenuto Cellini e non pochi altri rimangono senza confronto in altre nazioni. Noi li chiamiamo: Conquistatori delle Arti tutte. (Veggasi Dante, Macchiavelli, Vasari, Verocchio, Orgagna, Raffaello, Agostino Caracci, Lorenzo Lippi, Salvatore Rosa, ecc.)

4 febbraioModifica

     Pensieri    di Iginio Ugo Tarchetti (1869)

  1. L’amore è Dio, Dio è l’universo, e l’universo è amore.
  2. I giovani che non si sono trovati per gran tempo al contatto della società, a cui lo studio e il ritiro hanno conservato qualche cosa di vergine nella loro natura, concepiscono raramente degli affetti colpevoli. Il loro primo amore è sempre un amore purissimo, talora tutto ideale, sdegnoso di un pensiero che lo contamini, e spinto al puritanismo più rigoroso; oltre a ciò l’amore non sembra proprio che dell’età dell’innocenza — epoca in cui si ama tutto e non si odia nulla — e coloro che non amarono in quell’età, amarono difficilmente nel resto della vita. Vediamo non meno come gli stessi uomini corrotti non si astengano mai dal rendere un omaggio all’amor puro e costante, e tutta l’umanità operi, e parli, e scriva di esso o per esso dacchè è sulla terra, e lo consideri come la religione più nobile e più sublime dell’anima umana. Da tutto ciò parmi poter dedurre una cosa, la natura celeste di questo sentimento.

11 febbraioModifica

     Ordini e istruzioni per gli esposti del R. Spedale di S. Maria degl'Innocenti di Firenze  

Chiunque riceve in consegna le nostre Creature è obbligato ad assisterle come se fossero proprie, ed in conseguenza deve iniziarle fino dalla Puerizia nei doveri di Religione, e dirigerle ad un qualche mestiere.

Tanto i Maschi che le Femmine si vuole che siano istruiti nell’Agricoltura, come l’arte più adatta a procurar loro col tempo una sussistenza permanente, e solo si permette che attendano ad un Esercizio meno laborioso qualora fossero di gracile costituzione.

Desiderando inoltre che i nostri Gettatelli vengano educati cristianamente, e non languiscano nell’ozio si pregano i Signori Parrochi a farli intervenire tutti alla Dottrina Cristiana, ed alle sacre Funzioni, ad invigilare che frequentino, subito che ne siano capaci, i SSmi. Sacramenti, e si raccomanda egualmente alla loro carità di osservare che non vadano vagando per le pubbliche strade, ed in special modo alla questua, e trovando che i Tenutari manchino a questi sacri doveri, ne daranno pronto avviso allo Spedale.

11 marzoModifica

     La coscienza di Zeno    di Italo Svevo (1930)

Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che il paziente mi dedica.

Di psico-analisi non parlerò perchè qui dentro se ne parla già a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il naso a tanta novità. Ma egli era vecchio ed io sperai che in tale rievocazione il suo passato si rinverdisse, che l'autobiografia fosse un buon preludio alla psico-analisi. Oggi ancora la mia idea mi pare buona perchè mi ha dato dei risultati insperati, che sarebbero stati maggiori se il malato sul più bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi del frutto della mia lunga paziente analisi di queste memorie.

18 marzoModifica

     Storie incredibili    di Edgar Allan Poe (1840), traduzione dall'inglese di Baccio Emanuele Maineri (1869)

Con molto pregievol giudizio è stato detto d’un libro tedesco: — Es laesst sich nicht lesen, non si lascia leggere.

Vi sono segreti che non si debbono dire.

Vi ha degli uomini che muoiono alla notte nei loro letti, storcendo le mani degli spettri cui si confessano, e intensamente covandoseli con occhio di pietà profonda; — degli uomini che muoiono con la disperazione nel cuore e le convulsioni alla gola in causa dell’orrore dei misteri che non vogliono punto essere disvelati. Ohimè, ohimè! non di rado la umana coscienza sopporta tale fardello di sì penoso orrore, che non le riesce alleggerirsene se non sotto le mute zolle della tomba. E così l’essenza del delitto perdura mistero inesplicabile e profondo.

25 marzoModifica

     Eros    di Giovanni Verga (1884)

Verso le quattro di una fra le ultime notti del carnevale, la marchesa Alberti, seduta dinanzi allo specchio, e alquanto pallida, stava guardandosi con occhi stanchi e distratti, mentre la cameriera le acconciava i capelli per la notte.

— Che rumore è cotesto? domandò dopo un lungo silenzio.

— La carrozza del signor marchese.

— Così presto! mormorò essa soffocando uno sbadiglio. La cameriera era per chiudere l’uscio del salottino che metteva nelle stanze del marchese, allorchè entrò bruscamente un uomo in abito da maschera, col passo malfermo, e la fronte altera.

— Cecilia dorme? domandò senza fermarsi.

— L’ho lasciata or ora, signor marchese: rispose la cameriera mal dissimulando la sorpresa.

— Domandatele se può accordarmi cinque minuti.

1 aprileModifica

     Considerazioni sui diritti delle donne    di Isabella Gabardi-Brocchi (1878)

La parola è la rivelazione umana della mente pensante. L’idea è simile all’effusione di un raggio di luce, il quale traversi un diamante faccettato. Nel trapasso, si frange in moltiplicità di colori, i quali si spendono con infinita gradazione di tinte, più o meno conservanti le tipiche, che dardeggiando fuori dell’incandescente fonte del centro solare, si raccolgono rilesse nell’arco meraviglioso dell’Iride.

La parola dunque ha infinite varietà di modificazioni, appunto come la luce, ed esse valgono ad esprimere il significato dell’Idea, la quale dalla sua prima, unità si divide e ammodella in molteplici particolarità.

Osserva bene, amica mia! per esempio: Emancipazione non è abilitazionerivendicazione; e abilitazione non implica diritto, perchè è una concessione; soggezione non è schiavitùservitù, come, mi converrai, istruire non è educare.

29 aprileModifica

     Sulle antiche miniere di Bergamo    di Giovanni Maria Finazzi (1860)

Un giorno della passata estate, all’occasione che ebbi ad accennarvi di una mia gita in valle di Scalve, caduto il discorso sulle miniere di ferro; che fanno il principale prodotto di quella Valle, voi mi chiedeste se e dove si troverebbe negli scrittori delle cose nostre accurata notizia sulle origini e le vicende di questo ramo d’industria, onde avere i dati di utili confronti e deduzioni sulle condizioni in cui attualmente si trova, e sui miglioramenti al quali potrebbe essere avviato. Vi dissi che, se non molte, alcune buone notizie poteansi rinvenire, cosi riferibili ai tempi dei Romani come e anche più a quelli del medio evo; ma trovarsi esse sparse, e doversi racimolare con apposito studia; per poterne cavare un qualche costrutto. Vi soggiunsi trovarsene più particolarmente alcuni saggi in una Memoria orografico-mineralogica delle valli di Scalve e di Bondione del nostro professor Maironi, inserita nel tomo IV della Società italiana, e più tardi averne fatto uno special Commentario il signor Gabriele Rosa, pubblicato già nel Politecnico, sull’antichità dell’escavazione del ferro in Lombardia. Nè vi tacqui averne io medesimo ne’ miei scartabelli alcune memorie, che avrei potuto presentarvi quando che fosse, ove aveste creduto potervi tornare di qualche utilità per così fatte ricerche. Ed ora eccomi a soddisfarvi in qualche modo, se non posso bene come vorrei, dicendovi famigliarmente in una lettera ciò che starebbe meglio trattato in una dotta dissertazione.

6 maggioModifica

     Il vero nella matematica    di Giuseppe Veronese (1906)

Signore e Signori,

In quest’aula, che religiosamente custodisce le glorie secolari della università nostra, donde intorno a noi si libra lo spirito del Galilei, che fondò la filosofia della Natura sull’osservazione e sull’esperienza, cercando nelle discipline matematiche il principale strumento delle sue ricerche; in quest’aula, ove per costante tradizione di anno in anno uno dei colleghi è chiamato a rendere omaggio alla scienza, che d’ora in ora accresce la comune dottrina, eleva lo spirito e contribuisce allo svolgimento ordinato e al benessere dell’umanità; io cultore di una scienza, che ebbe qui insigni maestri, mi sento trepidante dinanzi alla maestà della storia di questa nobile scuola nel parlare a Voi intorno al vero nella matematica, alla certezza che è in esso e al suo valore nella scienza pura e nella scienza applicata. Se le mie argomentazioni non possono far vibrare in quest’ora solenne le corde del sentimento e del consenso delle anime vostre, tuttavia compiendo un dovere, oso sperare, signore e signori, nella vostra benevola cortesia.

13 maggioModifica

     Voci di campanili    di Sofia Bisi Albini (1896)

In una calda e serena mattina del giugno passato, nelle strette vie intorno al Corso, davanti alle finestre spalancate di dove sbattevano tappeti e strofinacci, passarono lentamente, trattenute giù dall’aria pesante, nuvole di denso fumo; passavano come neri uccelli a cui avessero tarpate le ali.

Molte teste si sporsero a guardarle, sorprese. Di dove venivano? scendevano dai camini della casa? no, pareva venissero più di lontano, e, trovata la loro via incanalata fra i tetti delle alte case, se ne andassero così a portare per la città, gravi e solenni, la notizia di una sventura già compiuta.

10 giugnoModifica

     Fior di Sardegna    di Grazia Deledda (1917)

Siamo in Sardegna, nella parte montuosa della Sardegna, in una piccola città che ci contenteremo di chiamare solo X***, benchè nella carta sia segnata con un nome assai sonoro e lungo. X*** possiede la sua brava passeggiata, le sue piazze, esenti ancora di fontane di marmo, e di statue, i suoi caffè splendidissimi, il suo «club», e qualche volta anche, a intervalli di due o tre anni, si permette il lusso del teatro: tutto ciò però non impedisce che vi si tragga la vita più noiosa di questo mondo, sicchè la più piccola novità basta per mettere in fermento gli abitanti pacifici e poco interessati nelle gravi questioni d’oltre monti e d’oltre mari. Ai primi dell’anno 1881, la novità più saliente, la novità che più dava di che pensare e di che dire nei crocchi, nei caffè, nelle conversazioni private di X*** era una palazzina misteriosa che da circa due mesi stavasi fabbricando all’estremità nord della città, vicino alla casa di don Salvatore Mannu, ch’era l’ultima di X***, una palazzina bianca, elegante, dai balconi di ferro verniciati a rosso, circondata da uno spazio destinato a giardino. Gli studenti, che poco più o meno s’intendevano tutti di francese, dicevano che quella casina di uno stile mai più conosciuto in X***, le cui case erano tutte disadorne e ineleganti al di fuori — allora — era uno «chalet», e che probabilmente lo faceva costruire qualche ricco per venirsene in Sardegna nella bella stagione, — qualche inglese, ben sottinteso, molto eccentrico ed originale, dal punto che sceglieva la Sardegna per luogo di villeggiatura...

17 giugnoModifica

     La Veste d'Amianto    di Flavia Steno (1913)

Si separarono all’entrata del recinto.

Egli s’inchinò in un saluto correttissimo mentre il lampo degli occhi e la stretta della mano esortavano ancora e pregavano insieme:

— Coraggio!

Ella susurrò rapida:

— Che Dio ti assista, caro!

E dal suo sguardo intenso d’angoscia e di speranza parve sprigionarsi una carezza ardente e tenera che volesse avvolgere il diletto come un possesso e una protezione.

Subito furono staccati.

L’onda della folla travolse Eva fin oltre lo steccato, la spinse verso le tribune e la lasciò — diradandosi, sciogliendosi, sparendo — sola e sperduta all’angolo estremo del breve viale tagliato fra lo steccato di cinta all’aereodromo e le tribune.

24 giugnoModifica

     La polpetta del Re    di Ferdinando Fontana (1894)

SCENA I.

La Rosa e La Scianna.

La Rosa, portinara a San Caloss,
guardée ben cossa la gà in scoss.
La gà in scoss la soa scianna
cont el pel longh ona spanna;
on pel negher e inscì fin
che l’è mej che nè on guantin!
Che bella Scianna coi oeucc gris!...
La portinara la ghe dis:

«Scianna-sciannetta, — sta quietta.
Ona notizia te vuj dà
che dev mett sottsôra la cà!
Doma adess l’è andada via,
te vist anch’ti, la sura Lussìa...
Te set perchè l’è stada chì?
Perchè la voeur on gatt tò de ti!»

1 luglioModifica

     Beethoven 27%    di Roberto Barbolini (2008)

PERCHÉ I CINESI NON MUOIONO
Un giallo anagrafico

Non mi vergogno ad ammettere che ho smesso di mangiare nei ristoranti cinesi e che faccio volentieri a meno di mostrarmi in giro a Chinatown, a meno che non ci sia costretto.
D.Hammett, Cadaveri di donne gialle

Ho sempre odiato la cucina cinese. Trovo davvero insopportabile tutta quella mucillagine in salsa di soia, che annulla ogni forma e ogni sapore in una poltiglia agrodolce.

Però la Locanda della Sesta Felicità è proprio sotto casa, costa poco e non è troppo sporca, se si eccettua l’abitudine cinese di sputare per terra, molto praticata dai camerieri. Sempre meglio che farlo di nascosto come quelli italiani, direttamente nel piatto del cliente, se solo osa rimandare indietro la pasta scotta o si lamenta per i gamberetti mal scongelati. E poi a mia moglie quelle porcherie alla soia chiamate di volta in volta pollo alle mandorle oppure involtini primavera, ravioli al vapore o antipasto di orecchie di mare sono sempre piaciute. Per non parlare del gelato fritto o di quello alla grappa cinese, di cui è ghiotta mia figlia Daria.

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