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Corrado Ricci

1906 C Indice:Cento vedute di Firenze antica, 1789.djvu Storia/Firenze Cento vedute di Firenze antica Intestazione 28 novembre 2018 25% Da definire

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CENTO VEDUTE

DI

FIRENZE ANTICA

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CENTO VEDUTE

DI

FIRENZE ANTICA

RACCOLTE E ILLUSTRATE

DA

CORRADO RICCI

Cento vedute di Firenze antica, 1789 (page 9 crop).jpg

FIRENZE

FRATELLI ALINARI, EDITORI

1906

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PROPRIETÀ ARTISTICA E LETTERARIA RISERVATE

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FIRENZE, 743-1905-6. — Tipografia Barbèra - Alfani e Venturi proprietari.

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Cento vedute di Firenze antica, 1789 (page 11 crop).jpg

PREFAZIONE

«Cento vedute di Firenze antica» è un titolo breve, che dice in sostanza il contenuto del volume, ma non lo definisce con tutta precisione. Nel seicento, quando nei frontespizi dei libri si mettevano sino trenta o quaranta righe, e ad ogni nome di cosa o di persona si faceva seguire un superbo codazzo d’aggettivi e d’epiteti, questo volume sarebbe stato forse intitolato: «Prospettive, varie e dimostrative, di Firenze antica e vecchia, abbattuta, trasformata, alterata, in alcune sue parti imbellita, ma in troppe altre nobilissime malmenata e rovinata». Solo in questo modo il frontespizio avrebbe detta la verità intera, ma sarebbe riuscito troppo lungo e fuor d’ogni eleganza tipografica e dell’uso odierno.

Verità intera, nullostante tutte le scuse e le giustificazioni che si sogliono accampare in nome dell’igiene, del movimento e di tutte le altre cose terribili e più ostili all’arte, che si riassumono nelle quattro parole «esigenze della vita moderna». Perchè è chiaro che i fanatici dei più fulminei mezzi di transito, dalle brutte tranvie elettriche alle automobili assordanti e ammorbanti, per non trovare ostacoli alla loro furia deambulatoria abbatterebbero le più belle viuzze e i più bei monumenti del mondo. E poi tra le «esigenze della vita moderna» sono da mettere anche le speculazioni degl’intraprenditori, i quali pensano che, a fare soltanto, non si guadagna quanto a disfare e a rifare. A che scopo, infatti, demolire [p. 12 modifica] intera la grande e storica curva delle mura urbane dalla Torre della Zecca Vecchia sino a Porta al Prato, anzi sino alla pittoresca Porticciuola, di contro ai bagni della Vagaloggia, che gli artisti non si stancavano mai di riprodurre? Ho sott’occhi un giornale del tempo, che, fra le ragioni, metteva anche quella igienica di dar I: Palazzo dei Priori fra il 1342 e il 13441 maggiore ventilazione alla città, come se la conca dell’Arno non fosse un de’ più turbinosi veicoli di vento che si conoscano. E v’hanno quindi dei vecchi che ora rimbeccano che «al tempo delle mura, in città s’aveva meno tramontana e meno polvere». Ne, penso io, le torri e le porte, rispettate per un resto di pudore, dovevan parere allora cippi abbandonati in mezzo a un campo, così slegate dalla loro catena merlata. E come sono amene quelle porte, aperte laddove tutto è aperto e per tutto si passa: forche caudine per gli storici e gli esteti di facile contentatura!

Ogni città ha certo diritto di trasformarsi, ma deve saperlo fare con criteri bene equilibrati tra le vere e imperiose necessità nuove e il rispetto della storia e dell’arte. Il fare un piano regolatore, tirando una rete di linee diritte, sopra una pianta della città, senza tener conto di quel che si va ad incontrare e a rovinare, è opera altrettanto facile che biasimevole. Il piano regolatore, seriamente studiato, deve trovar modo di corrispondere ai sovraggiunti bisogni, conservando ciò che i secoli hanno più ammirato e celebrato. Non tutto, perciò, nelle demolizioni del centro doveva andare perduto. Di fronte alla Loggia del Pesce e a Piazza Sant’Andrea, per non dir altro, le costruzioni [p. 13 modifica] dovevano arrestarsi o adattarsi girando — come si dice — la difficoltà. Invece, si tirarono delle rette e si diede di cozzo in tutto, quasi che il criterio delle demolizioni II. - Piazza della Signoria nel 1485.2 fosse affidato a un gagliardo tiro d’artiglieria.

Quelli, che sfogleranno questo volume, vedranno solo una piccola parte di ciò che, in più volte, ma specialmente in tre recenti riprese, si è abbattuto. E giudicheranno.

Ho detto in tre riprese principali, perchè le prime demolizioni (dal 1842 al 1845) furono fatte per l’allargamento di via Calzaioli; perchè le seconde, dovute alla febbre transitoria della capitale, presero, tra l’altro, di mira la cinta merlata delle mura (1865-1870) e continuarono sino al 1873 pei Lungarni della Zecca e Serristori e pel Ponte alle Grazie; e le terze (1881-1891) infuriarono su Mercato Vecchio, sul Ghetto e sul pittoresco meandro dei chiassuoli ricchi a dovizia di deliziosi particolari, traversati da serie d’archi alti e bassi, e irti di torri. Chiesette, oratorii, tabernacoli, residenze d’arti e di mestieri.... tutto s’accasciò allora, senza eccezione (e qui fu il male) e senza remissione, sotto l’impeto del piccone e del martello. III. -Piazza della Signoria nel 14853 [p. 14 modifica]Quel che è sorto poi dalle rovine fumanti, tutti possono vedere; e possono anche vedere, per maggior rimpianto, quel poco che, del vecchio quartiere distrutto, rimane, confinato nel Museo nazionale di San Marco.

Nessun dubbio, ripetiamo, sulla necessità di demolire e di sventrare; ma il desiderio dello spazio e dell’igiene conculcò troppo i diritti dell’arte e della storia; e tutti ora lo riconoscono con tardiva querela. IV. - Cortile del Bargello prima del 18654

La città diventò più decorosa, ma meno artistica e, specialmente, meno pittoresca. Anzi (cosa addirittura incredibile) a renderla meno artistica e meno pittoresca, contribuirono anche alcuni cultori dell’arte, trascinando, per eccesso di spirito conservatore, nelle fredde penombre de’ musei il David di Michelangelo e il San Giorgio di Donatello, mentre, in loro vece, s’alzavano all’aperto monumenti moderni di molto malinconica apparenza, nonché la facciata di Santa Croce e tutta una folla di statue, tra il colonnato degli Uffizi, dove si scorge l’Orcagna che, col guardo, misura una loggia che non architettò mai, Nicola Pisano con ai piedi una scoltura che non eseguì mai, Donatello con un San Giovannino che operò un suo discepolo, Giotto con una pecorella che non grafì mai, Leon Battista Alberti col progetto d’un tempio che la critica gli contende, Leonardo con un disegno non suo, Michelanoelo con, a’ piedi, la testa d’un fauno che non è quella che scolpì, il Boccaccio con un libro coperto da una rilegatura del cinquecento! [p. 15 modifica]

★ ★ ★


Delle tavole che questo volume contiene non è il caso di parlar in prefazione, quando si dà un breve cenno di fronte a ciascuna. Solo amo dire che non ho creduto di pubblicare o ripubblicar vedute di Firenze trecentistiche, ricavate da miniature o da dipinti su tavola o su parete, perchè non riesco a considerarle come esatte riproduzioni del vero. Sono, in genere, vedute sommarie, probabilmente fatte di memoria, le quali, la maggior parte delle volte richiedono un attento
didascalia=5
esame per esser comprese, salvo che nei monumenti più conosciuti e caratteristici. Ho fatto eccezione pel Palazzo dei Priori col cassero elevato, di contro all’ingresso, dal Duca d’Atene, e pel panorama (anch’esso, del resto, in molte cose troppo affastellato, sintetico ed oscuro) che sta nel Bigallo, ai piedi d’una figura simbolica della Misericordia, e mostra S. Maria del Fiore e il suo campanile in costruzione. E più l’avrei fatta se avessi avuta la fortuna di rintracciare la pianta che Lapo da Castiglionchio descrive nell’Epistola o Ragionamento: «Vidi pochi anni sono passati una carta, nella quale Antonio di Messer Francesco da Barberino Iudice cittadino di Firenze, il quale fu giovine di nobile ingegno, ave’ figurato molto propriamente tutta la città di Firenze, cioè tutte le mura e la loro misura, tutte le porte e loro nomi, tutte le vie e piazze e loro nomi, tutte le case che orto avessero, sicché chiaramente si conosceano, et ancora scritto era di sua mano in su ogni via e luogo il nome». [p. 16 modifica] Ad ogni modo interesseranno assai l’elevazione panoramica disegnata fra il 1470 e il 1480, la veduta dipinta dal Vasari in Palazzo Vecchio, e la litografia della prima metà del secolo XIX, nelle quali si va sempre più esattamente delineando l’aspetto complessivo della città e quello particolare de’ più emergenti
VI: Facciata di S. Maria del Fiore prima del 15876

edifizi, prima dei radicali mutamenti e ampliamenti già indicati.

Vedute parziali di Firenze attendibili per accuratezza e importanti per arte s’hanno poi, per ogni secolo, dal XV al nostro, sempre progressivamente, com'è naturale, in maggiore quantità. Ne pubblico, pel quattrocento, alcune di Benedetto da Maiano, di Domenico Ghirlandaio e di fra Bartolomeo pel cinquecento, di Piero di Cosimo, di Baldassarre Peruzzi, di Francesco Granacci, di Giorgio Vasari, del Vasari giovine, di Bernardino Poccetti; pel seicento, di Stefano della Bella; pel settecento, di Bernardo Bellotto e di Giuseppe Zocchi; pel secolo da poco finito, d’Emilio Burci, d’Edoardo Borrani, di Giuseppe Gherardi, di Giuseppe e di Torello Moricci, di Salvadore Corradi, di Giovanni Silvestri, di Gaspero Bargioni, di Giovanni Signorini, del Vaschetti, del Magazzari ecc.

Alcune d’esse si trovano in istampe o disegni isolati, oppure in fondi di quadri o d’affreschi; ma, per la maggior parte, costituiscono vere e proprie e talora numerose raccolte o serie. Le quali, può dirsi, s’iniziano [p. 17 modifica]quantunque timidamente, nel secolo XIV e crescono sempre, ciò che si spiega benissimo, trattandosi d’una città così maravigliosa per bellezza di natura e d’arte. E forse le prime del genere, quantunque esigue, sono formate dalle miniature della cronaca di Domenico Lenzi biadaiolo, manoscritta nella Biblioteca Laurenziana, e dai disegni a penna del Decamerone, manoscritto nella Biblioteca Nazionale di Parigi, cui seguì, nel secolo XV, la raccolta delle Chiese fiorentine, disegnate nel codice di Marco di Bartolommeo Rustichi, che si conserva nel Seminario di Firenze.

VII. Loggia dell Misericoridia o del Bigallo nel 15157

Non è qui possibile «ridir di tutte appieno». Esse, col tempo, diventano moltissime anche come illustrazioni di libri, e posson essere argomento di uno studio speciale e vasto per chi si occupi in modo esclusivo di topografia fiorentina. Non volendo però tacere i nomi degli artisti che si sono dedicati, con ispecial gusto, amore ed abbondanza, a riprodurre le parti più belle o singolari di Firenze, ricorderò per primo Giuseppe Zocchi fiorentino, nato nel 1717. Di lui Luigi Lanzi produce «notizie ricevute dalla nob. casa Cerini, che, giovinetto, lo prese in protezione; e, dopo i primi studi -fatti in Firenze, lo mandò a Roma, in Bologna e per la Lombardia a trar profitto da ogni scuola» . Egli dipinse a preferenza prospettive, ritrasse feste, e morì nel 1767. Nel secolo XIX, col numero dei paesisti aumentò, di ragione, quello dei pittori che ritrassero Firenze. Si può anzi asserire che nessun pittore omise di far qualche piacevole bozzetto d’alcune sue parti, e in ispecie di quel Mercato Vecchio che, proprio il nostro tempo, lasciò interamente [p. 18 modifica]sopprimere, dopo averlo celebrato con descrizioni, dipinti, disegni e stampe, primissime, fra le quali, le acqueforti di Telemaco Signorini. Poi Giuseppe Gherardi (1790-1880) fece un buon numero d’incisioni e Fabio Borbottoni fiorentino (1820-1 901) più di cento quadri ad olio su tela, che non hanno certo la grazia e la nettezza degli schizzi d’Emilio Burci pistoiese (1811-1877) e d’Edoardo Borrani pisano (1834-1905), ai quali è data, in questo volume, la parte più larga.

VIII: Porta San Gallo fra il 1817 e 18668

Alcune delle vedute riprodotte si trovano nella collezione che un Tito Cappugi, modesto raccoglitore di stampe (1820-1901), lasciò a’ suoi eredi, e fu comprata nel 1902 dalla Biblioteca Nazionale di Firenze; altre derivano da diverse gallerie, musei o monumenti debitamente indicati alle singole tavole. Però il nucleo principale, o, meglio, sostanziale, è dovuto alla Raccolta topografica fiorentina degli Uffizi, cominciata appena nel decorso 1905, e della quale il comm. Vittorio Alinari festeggia, in certo modo, la nascita con questa magnifica serie di riproduzioni.

Corrado Ricci

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BIBLIOGRAFIA


Aggiungo una breve bibliografia delle opere che ritengo più utili per chi voglia aver nozioni, intorno ai luoghi riprodotti, maggiori de’ miei cenni. Ricordo pure che mi furono larghi d’aiuto e di notizie il dott. Giovanni Poggi, P. N. Ferri, Odoardo H. Giglioli e il dott. Pèleo Bacci, ispettori delle RR. Gallerie, Carlo Gherardelli, vice-segretario delle stesse e il dott. Salomone Morpurgo bibliotecario della Nazionale. Le date delle demolizioni recenti si attinsero direttamente all’Archivio del Comune di Firenze.
C. R.


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Federigo Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze. Firenze, 1843.
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R. Davidsohn, Geschichte von Florenz, voi. I. Berlin, 1896. Forschungen zur Geschichte voti Florenz, fascicoli 3.
Guido Biagi, The private life of the Renaissance fiorentine. Firenze, 1896.
L’Osservatore Fiorentino sugli edifizi della sua patria, terza edizione eseguita sopra quella del 1797, coli’aggiunta di varie annotazioni del prof. Giuseppe del Rosso. Firenze, 1821, tomi 3. La prima edizione è del 1776-1777, la seconda del 1787-1799, la quarta del [881.
F. Becchi, L’Illustratore Fiorentino, calendario per l’anno 1836. Firenze 1835, continuato lino al 1839 e ripreso da Guido Carocci per gli anni 1880, t88r, 1904, 1905, 1906. [p. 20 modifica]Il Fiorentino istruito nelle cose della sua patria, anno I (1844). Firenze, 1844, continuato fino al 1857 in 11 volumi.
Il Nuovo Ossei valore Fiorentino, periodico di critica storica artistica, redatto da Pietro Franceschini. Firenze, 18S5-1S86.
Miscellanea Fiorentina di erudizione e di storia pubbl. da I. del Badia, voi. 2. Firenze, 1886-1902.
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Emilio Burci, Guida artistica della città di Firenze, riveduta e annotata da Pietro Fanfani. Firenze, 1S65.
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Cesare Paoli, Della signoria di Gualtieri duca d’Atene in Firenze, estr. da Arch. slor’, ilal. Firenze, 1862.
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Carl Frev, Die Loggia dei Lanzi zu Florenz. Berlino, 1885.
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Elenco delle fotografie concernenti il centro di Firenze. Firenze, 1896.
Centro di Firenze. Studi storici e ricordi artistici pubblicati a cura della Commissione storico-artistica comunale, con 34 illustr. e 16 tav. fuori testo. Firenze, 1900.
Luigi del Moro, La facciata di S. Maria del Fiore. Firenze, 1887-1888.
Luca Beltrami, Storia della facciata di S. Maria del Fiore. Milano, 1900.
Marcel Reymond, L'antica facciata del Duomo di Firenze nell' Arte di Roma (1905).
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Giov. Boccaccio, Decameron, manoscr. del sec. XIV con disegni a penna nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Cfr. Mazzatinti, Inv. dei mss. ital. delle bibl. di Francia, I. Roma, 1S86, p. 99, mini. 4S2.
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Della Badia fiorentina. Firenze, 1858.
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P. Fraticelli, Delle antiche carceri di Firenze dette le Stinche. Firenze, 1834.
Fruttuoso Becchi, Sulle Stinche di Firenze e sui nuovi edifizi eretti in quel luogo. Firenze, 1839.
Guido Carocci, Le antiche arti fiorentine e le loro residenze in Arte e Storia di Firenze, 1901, mi. 20, 21, 22, 23.


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INDICE ALFABETICO


Arco delle Carrozze, xlv.
— della costa Scarpuccia, ciii.
— di Via dei Bardi, xcix.
Arno, x, xi, xn, xm, xxxi, xxxii, xxliii, xxxiv, xxxv, xxxvi, xxxix, xl, xlii, xliii, xliv, xlvi, l, li, lii, lui, liv, lv, lvi.
Arte dei Linaioli, lxxiv.
Badia, lxxxv, lxxxviii.
Battistero, lxiii.
Bigallo, vìi, lxiii, lxiv.
Calza, xv.
Canto dei Carnesecchi, xcii.
Case degli Strozzi, xc.
Centauro di Gian Bologna, xcn, xcix.
Cestello, liv.
Chiasso Altoviti, xciii.
Chiesa dell'Annunziata, lxxix.
— di S. Croce, lxxxii, lxxxiii, lxxxiv.
— di S. Maria del Fiore, vi.
— di S. Maria Novella, xci.
— di S. Romolo, lvii.
— di S. Spirito, cii.
Chiesino del Ponte alla Carraia, xlix.
Colonna della Dovizia, lxx, lxxi, lxxiii.
Corso degli Adimari (poi Via Calzaioli), lxiii, lxiv, lxv, lxvi, lxvii, lxviii, lxix.
David di Michelangelo, v.
Firenze — Piante e vedute generali, ix, x, xi, XII, XIII.
Fortezza da Basso, xxvi, xxvm.
Giardino dei Pazzi — Porta, lxxviii.
Lavatoi delle Torricelle, lxxxiv.
Loggetta del Cigoli, lxxxix.
Loggia dei Lanzi, il, lxi.
Loggia del Pesce, lxxi.
Lungarno della Borsa, xl.
— alle Grazie, xxxill.
— Torrigiani, lv.
— Vespucci, li, lii, lui.
Mercato Vecchio, lxx, lxxi, lxxii, lxxiii,
lxxiv, lxxv, lxxvi.
Mulina di S. Niccolò, xxxi, xxxii.
— della Vagaloggia, l, lii, lui.
Mura di Firenze, xviii, xxviii.
Palazzo Adami, lxii.
— Pretorio, del Podestà o del Bargello, iv, lxxxv, lxxxvi, lxxxvii.
— Corsi, lxxxix.
— de' Medici (poi Riccardi), lxxvii.
— Pitti, c, ci.
— Spini, xlviii, lxii.
— Strozzi, xc.
— dello Strozzino, xc.
— Torrigiani, xxxiv.
— Vecchio o della Signoria, i, xiv, lvii, lix.
Pescaia di S. Niccolò, xxxii, xxxiii.
— di S. Rosa, lui, liv.
Piazza di Mercato Vecchio, lxx, lxxi, lxxii.
— de' Peruzzi, lxxx.
— ■ di Santa Croce, lxxxi, lxxxii.
— di San Firenze, lxxxv.
— di Santa Trinità, lx, lxii.
[p. 24 modifica] Piazza della Signoria, i, ii, ili, lvii, lviii, lix, lxi.
Piena d’Arno del 1844, lv, lvi.
Ponte alla Carraia, xlix.
— alle Grazie o Rubaconte, xxxiv, xxxv, xxxvi, xxxvii, xxxviii, xxxix, xliii, lv.
— Santa Trinità, xlviii.
— Vecchio, xliv, xlvi, xlvii.
Porta alla Croce, xxii.
— del Giardino dei Pazzi, lxxviii.
— della Giustizia, xxi, xxii.
— a Pinti, xxiii, xxiv.
— al Prato, xxix, xcvii.
— San Frediano, xiv.
— San Gallo, vili.
— San Giorgio, xvi, xvii.
— San Miniato, xix.
— San Niccolò, xviii, xx, xxxii, xxxiii.
— San Pier Gattolino o Romana, xv.
Porticciuola d’Arno, xl, xlii, xliii.
— delle Mulina o de’ Renai, xli.
— al Prato, xxx.
Spedale degli Innocenti, lxxix.
Stinche, xxvii. Tettoia dei Pisani, lviii.
Tiratoi d’Arno, xxxiv, xxxv, xxxvii, xl, lv.
Torrino alle Cascine, xxix.
— del Maglio, xxv.
Torre degli Acciaiuoli, lxxx, xciv, xcv.
— degli Adimari, lxiii, lxiv, lxv.
— degli Amidei, xcvi.
— degli Amieri, lxxv.
— dei Baldovinetti, xciv.
— dei Consorti, xlvii.
— dei Gherardini, xciv.
— di Via Lambertesca, xciii.
— dei Mannelli, xcix.
Vagaloggia, l, lii, liii.
Via degli Archibusieri, xliv, xlv.
— Calzaioli, lxiii, lxiv, lxv, lxvi, lxvii, Lxviii, lxix.
— dei Cavalieri, lxxiii.
— dei Cerretani, xcii.
— Larga (poi Cavour), lxxvii.
— de’ Lontanmorti, lxxvii.
— dell’Orivolo, lxxviii.
— del Prato, xcvii.

Uffizi, v.
[p. 25 modifica]

VEDUTE

[p. - modifica] [p. 27 modifica]

IX.


Veduta di Firenze del 1352, frescata ai piedi di una figura simbolica della Misericordia nella sala del Commissario del Bigallo, ora del Consiglio. Oggi nell’iscrizione si legge la data 1342 ma per alterazione di qualche restauratore, poiché gli storici riferiscono d’accordo il 1352. È inutile dire che ci vediamo d’innanzi una veduta sommaria, nella quale sono riprodotti i principali edifici, e i vani, fra di loro, riempiti di poche e minori costruzioni che possono dare un’idea del tipo architettonico predominante, ma non di singole e speciali fabbriche. Anzi, nemmeno sull’ubicazione e sull’aspetto preciso degli edifici principali è da far conto, poiché, spesso, chi guarda è costretto a lavorar d’induzioni pel riconoscimento di quelli meno caratteristici. Ad ogni modo a noi è parso interessante riprodurla come saggio e su tutto perchè il Battistero e il Duomovi sono ritratti con relativa accuratezza, e il Duomo si mostra con parte della facciata in seguito demolita e col campanile rimasto all’altezza cui l’aveva condotto Andrea Pisano, morto nel 1348. Di questa veduta Vincenzo Borghini produce una copia in un ms. di sue Memorie e Notizie di Antichità (Bibl. Nazionale, classe XXV, 551 — già Strozziano, 828).

Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia dei Fratelli Alinari. [p. - modifica] [p. 29 modifica] [p. - modifica] [p. 31 modifica]

X.


Veduta di Firenze della seconda metà del secolo XV. La presenza della facciata di Santa Maria Novella e della palla della cupola di Santa Maria del Fiore dimostra che fu disegnata dopo il 1470; la mancanza della cupola di S. Spirito dimostra che fu disegnata prima del 1482. Altri fatti concordano più o meno a restringere in quelle date il lavoro di disegno; ma Paul Kristeller crede che la silografia sia stata eseguita da Lucantonio degli Uberti nel secolo XVI. L’induzione di uno studioso, il quale (per la catena che circonda la stampa e si congiunge in un lucchetto) pensò che fosse opera di Vincenzo Catena, non regge all’esame del disegno che si rileva fiorentino, massime nelle figure pollaiolesche di sinistra. Così altri potrebbe pensare che la catena si riferisca allo stemma degli Alberti. La rarissima incisione intera si trova nel Museo di Berlino; un frammento è posseduto dalla Società Colombaria di Firenze; nel Palazzo della Signoria se ne trova una copia ad olio su tela. A notare le cose mutatesi nella città in più di quattro secoli ci vorrebbero molte pagine. Indicheremo solo il giro completo delle mura con ogni sua torre e le porte munite di cassero; il palazzo Pitti nella sua prima forma limitata per larghezza a sette finestre, il quadrato fortificato di Porta S. Niccolò; i ponti con le cappelle, compreso il Chiesino alla Carraia, la Porticciuola del Prato, il castello d’Altafronte convertito poi in Palazzo dei Giudici di Ruota ecc.

Raccolta topografica degli Uffizi. Da un fac-simile della silografia conservata ne’ Musei di Merlino. [p. - modifica] [p. 33 modifica] [p. - modifica] [p. 35 modifica]

XI.


Pianta delle mura e dei ponti di Firenze. È interessante pel giro delle mura quasi totalmente distrutte, per l’indicazione dei singoli bastioni e l’ubicazione delle porte e dei mulini. A Porta S. Niccolò si vede il quadrato delle fortificazioni, del quale non rimane che un brevissimo tratto a sud, costituito dalle mura urbane. Dove queste — tra Porta S. Niccolò e Porta S. Miniato — formano una rientranza, si trova ancora all’interno un rudero del muro che piegava verso l’Arno — procedendo nella linea del muro di levante della odierna casa Signorini (via S. Niccolò, n. 35) e di quello a ponente dell’Istituto Demidoff (via Lungo Giardino Serristori, n. 2) — e s’apriva con una porta di contro a via S. Niccolò. Nella pianta si scorgono i casseri apposti a quasi tutte le porte e il luogo di Porta Faenza demolita nel 1534 quando si cominciò la Fortezza da basso.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna di Baldassarre Peruzzi (1481- 1536). [p. - modifica] [p. 37 modifica] [p. - modifica] [p. 39 modifica]

XII.


Veduta di Firenze durante l’assedio del 1530, frescata, in una parete della Sala di Clemente VII nel Palazzo della Signoria, da Giorgio Vasari, che ne scrive a lungo nel quarto de’ suoi Ragionamenti {Giornata seconda). Oltre che per l’aspetto di molti edifici, in seguito trasformati od abbattuti e sostituiti, la veduta è storicamente notevole per la disposizione delle milizie assedianti. Notiamo, per ciò che interessa questa raccolta, specialmente il gruppo del castello d’Altafronte, di S. Piero Scheraggio e delle case dove poi sorsero gli Uffizi.

Raccolta topografica degli Uffizi — Fotografia dei Fratelli Alinari. [p. - modifica] [p. 41 modifica] [p. 42 modifica] [p. 43 modifica]

XIII.


Veduta di Firenze della prima metà del sec. XIX. La mancanza del campanile di Santa Croce dimostra che la fine litografia fu eseguita nella prima metà del sec. XIX. Nella traduzione dal disegno alla stampa non tutto è stato bene interpretato: si è aggiunnta una bertesca a Porta S. Niccolò , si sono svisati alquanto la torre del Bargello, il Battistero, la cupola di S. Lorenzo. Neil’insieme però la veduta ritrae bene l’aspetto della città e l’amenità del suo fiume e de’ suoi colli.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Litografìa del Deroy. [p. 44 modifica] [p. 45 modifica] [p. 46 modifica] [p. 47 modifica]

XIV.


Porta San Frediano, edificata nel 1332 con disegno di Andrea Pisano. Quantunque privata del cassero esterno, che si vede in molte antiche stampe, rimane fra le più intatte. Nella tavola, presso l’arco, si vede pendere ancora una grossa catena, frammento delle catene del Porto Pisano levate dai Fiorentini nel 1362 ed esposte come trofeo di guerra. Altri pezzi rimasero appesi a Porta S. Gallo, a Porta al Prato e a Porta Romana sino al 1859, nel quale anno furono restituiti a Pisa che li collocò nel suo Camposanto monumentale, dove ora si vedono.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e a bistro d'E. Burri.


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XV.


Porta San Pier Gattolino o Romana, costrutta nel 1327, non certo su disegno di Iacopo Orcagna, probabilmente, in quell’anno, non ancor nato. S. Pier Gattolino era una chiesa demolita per far posto ad un bastione nel 1545. La lunetta interna fu frescata dal Franciabigio. Benché il luogo conservi nell’insieme le linee che si scorgono nel vecchio disegno, pure sono da notare mutamenti di particolari, in peggio. Al campanile di S.n Giovanni Battista della Calza è stato tolto il ballatoio sorretto da mensole e dalla chiesa il tetto sporgente. Tra questa e il portichetto si è collocato una pesante cancellata di ferro, ai casotti laterali alla porta si sono imposte due marquises in ferro, e si è levato il grande rastrello mobile ecc.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e bistro d’E. Burci.

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XVI e XVII.


Porta San Giorgio, costrutta intorno al 1320 e detta S. Giorgio dal titolo d’una chiesetta che le era vicina. All’esterno mostra un rilievo, esprimente quel santo a cavallo, che uccide il drago, energica opera del sec. XIV, con traccie di policromia. Nella lunetta interna si vede un affresco rappresentante la Madonna tra i santi san Leonardo e Giorgio, con una data in parte guasta, da alcuni letta 1330, da altri 1430. Lo stile fa ritenere più probabile il secondo anno, perchè l’affresco, già attribuito a Bernardo Daddi, è da riferirsi a maestro un po’ più tardo, forse a Bicci di Lorenzo (1373-1452). Questa porta, come quella di San Frediano, conserva ancora il suo aspetto antico, salvo in pochi particolari trascurabili.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Porta S. Giorgio dall’esterno.— Disegno a penna e bistro d’E. Burri.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Porta S. Giorgio dall’interno. — Disegno a penna e bistro d’E. Burri. [p. 56 modifica] [p. 57 modifica]
Porta S. Giorgio dall’esterno
Porta S. Giorgio dall’interno
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XVIII.

Mura da Porta San Giorgio a Porta San Niccolò, fatte costruire dai Ghibellini, viste dal podere Cocchi, prima che questo fosse chiuso da un muro di cinta. La prima torre a sinistra è un po’ abbassata, ma poi sono da notarsi le mura ai fianchi di Porta S. Niccolò, demolite nel 1870, e il profilo del monte alterato pei lavori dei viali e del Piazzale Michelangelo.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e a bistro d’E. Burci (1845). [p. 60 modifica] [p. 61 modifica] [p. 62 modifica] [p. 63 modifica]

XIX.

Porta San Miniato, costrutta intorno al 1320 e denominata dalla chiesa che corona il colle imminente. È la più alterata fra quelle rimaste, perchè privata dei modiglioni, degli archetti e della tettoia. La strada esterna presenta oggi le case rimodernate. Fra gli edifici che si veggono all’interno è da notare il palazzo Del Rosso prossimo a S. Niccolò, ancora con la terrazza che poi è stata convertita in un piano abitabile con finestre a sbarra.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e bistro d’E. Burci. [p. 64 modifica] [p. 65 modifica] [p. 66 modifica] [p. 67 modifica]

XX

Porta San Niccolò, costrutta a cominciare dal 1327. La lunetta interna si pretende frescata da Bernardo Daddi, ma certo dovette subire ridipinture nel secolo seguente e più tardi. Oggi si presenta senza le mura laterali e senza le imposte, levate nel 1870.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d’E. Burci (1844). [p. 68 modifica] [p. 69 modifica] [p. 70 modifica] [p. 71 modifica]

XXI

Porta della Giustizia, costrutta nel 1320 e detta della Giustizia perchè metteva a un prato dove si giustiziava. Nel panorama n. X vi si vede infatti un patibolo. Fu chiusa da Alessandro de’ Medici I Duca nel 1532 per costruirvi di contro un baluardo. Presentava qualche analogia col Torrino prossimo a Porta al Prato. Demolita nel 1868.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno al lapis di Torello Moricci (1840). [p. 72 modifica] [p. 73 modifica] [p. 74 modifica] [p. 75 modifica]

XXII

APorta alla Croce, fondata nel 1284 e detta alla Croce per la vicinanza d’una croce che si presumeva eretta sul posto dove san Miniato aveva sofferto il martirio. Fu abbassata e modificata per l’apposizione delle cannoniere da Antonio da Sangallo nel 1526, e la lunetta fu frescata da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. I due portici laterali, aggiunti dall’ architetto Paolo Veraci nel 18 17, furono demoliti con isolamento della porta nel 1868. In fondo, nell’illustrazione, si veggono la Porta della Giustizia, la torre «della Zecca» e S. Miniato al Monte.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Incisione di G. Gherardi (1826). [p. 76 modifica] [p. 77 modifica] [p. 78 modifica] [p. 79 modifica]

XXIII

Porta a Pinti, edificata nel 1284, detta (secondo alcuni) a Pinti per corruzione del nome dei Pentiti, abitatori d’un prossimo convento. Aveva nella lunetta interna un affresco ritenuto di Bernardo Daddi e sorgeva dove oggi è il Piazzale Donatello, presso il Cimitero inglese e di contro a via di Pinti. Fu demolita nel 1868.

Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Disegno a penna e bistro di G. Gherardi. [p. 80 modifica] [p. 81 modifica] [p. 82 modifica] [p. 83 modifica]

XXIV

. Porta a Pinti (vedi tav. XXIII). In fondo si vede il Torrino del Maglio (vedi tav. XXV).


Raccolta topografica degli Uffizi. — Incisione di Giuseppe Gherardi. [p. 84 modifica] [p. 85 modifica] [p. 86 modifica] [p. 87 modifica]

XXV

Torrino del Maglio, singolare per la sua forma piramidale, eretto nel 1634. Non era che uno sfiatatoio del condotto reale delle acque derivate da Pratolino, e sorgeva dove oggi è il viale Principe Amedeo proprio di fronte a via del Maglio oggi via Lamarmora. Fu raso al suolo nel 1868.

Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Acquerello, a colori, di D. Vaschetti. [p. 88 modifica] [p. 89 modifica] [p. 90 modifica] [p. 91 modifica]

XXVI

Fortezza da basso, fatta edificare, a cominciare dal 1534, da Alessandro de’ Medici I Duca. Dall’angolo del primo baluardo è stato levato lo scudo o stemma, scolpito da Raffaello da Montelupo; è stata aperta una grande porta nella cortina successiva e chiusa, all’incontro, la elegante loggetta del torrione bugnato e la cannoniera di quest’ultimo.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d" E. Burri.

XXVII


{{capolettera|L|e Stinche, carceri che la Repubblica fiorentina fece cominciare nel 1301 _ sopra un terreno degli Alberti esiliati. Presero quel nome dai loro primi ospiti, i quali furono gli abitanti del castello delle Stinche in Val di Greve, fatti prigionieri dai Fiorentini nel 1304. Occupavano l’area inclusa nelle vie del Diluvio (oggi Giuseppe Verdi), Ghibellina, del Mercatino e della Vigna Vecchia, dove oggi si trovano il Teatro Verdi già Pagliano, la Società Filarmonica ecc., e furono in parte distrutte, in parte trasformate fra il 1833 e il 1839. — La veduta è presa da via Ghibellina e guarda l’angolo formato appunto dalla continuazione d’essa e da via del Diluvio. In fondo al muro si vede di scorcio il tabernacolo del Mercatino e, poco avanti, l’antica porta corrispondente all’attuale della Società Filarmonica, di fronte alla quale, internamente, rimane l’affresco riprodotto in parte alla tav. I.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d’E. Burci. [p. 92 modifica] [p. 93 modifica]

Cento vedute di Firenze antica, 1789 (page 93 crop).jpg



Cento vedute di Firenze antica, 1789 (page 93 crop 2).jpg
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XXVIII

Mura da Porta al Prato alla Fortezza da basso, interamente demolite nel 1868. Il bastione di rinforzo, a destra, e la bertesca a modiglioni ed archetti corrispondevano circa al luogo ora fronteggiato dalle ville Barbèra e Grottanelli. Tranne, naturalmente, il profilo dei colli e quello della Fortezza, oggi tutto è mutato.

Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Litografia di Pietro Massai, del primo terzo del sec. XIX. [p. 96 modifica] [p. 97 modifica] [p. 98 modifica] [p. 99 modifica]

XXIX

Porta al Prato, cominciata a costruire nel 1284 e detta al Prato pel vasto campo, di fronte al quale sorgeva, e che si estendeva a sud sino alle mura che tenevano la linea dell'attuale via Montebello. Nel 1526 fu abbassata, munita di cannoniere e coperta di tettoia. La lunetta interna fu frescata da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. Nel 1869 fu isolata e furono levati i pilastri di mezzo che reggevano la tettoia nei lati lunghi. In fondo si vede il torrino che sorgeva nell'angolo formato dalle mura di ponente e da quelle di sud, torrino che sorge ancora di fronte a via Montebello.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Incisione di G. Gherardi. [p. 100 modifica] [p. 101 modifica] [p. 102 modifica] [p. 103 modifica]

XXX

Porticciuola al Prato, aperta nel sec. XIV per comodo delle mulina attigue, fatte costrurre dai Padri Umiliati. Sorgeva di contro alla via che oggi, trasformata, ha nome di via Curtatone, e fu demolita nel 1856. Così fu sacrificata la vicina Vagaloggia per far posto al prolungamento e alla sistemazione del Lungarno Vespucci. Era uno dei punti più pittoreschi delle mura di Firenze e prediletto dagli artisti. Se ne trovano infatti molte riproduzioni.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Acquerello di Giovanni Silvestri (1830) [p. 104 modifica]<r [p. 105 modifica] [p. 106 modifica] [p. 107 modifica]

XXXI

Mulina di San Niccolò, già esistenti nel sec. XIII e demolite nel 1870 per far posto all'Officina idraulica. Oltremodo pittoresche, si trovano riprodotte infinite volte. In fondo si vede il Ponte alle Grazie con le casette sui piloni.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna a" E. Burci. [p. 108 modifica] [p. 109 modifica] [p. 110 modifica] [p. 111 modifica]

XXII

La Pescaia, le Mulina e la Porta di San Niccolò. Esclusa la torre che sovrasta a Porta S. Niccolò e il tratto delle mura che sale verso Porta S. Giorgio, tutto il resto è cambiato. Il rudero a sinistra — ang-olo della Zecca — è stato abbattuto; le case opposte sono state sostituite dal Lungarno Cellini; le Mulina dall’Officina idraulica; le mura, laterali alla porta e a sprone sul fiume, demolite, e il profilo del colle, a manca, alterato dalle Rampe e dal Piazzale Michelangelo.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e bistro d’E. Burci. [p. 112 modifica] [p. 113 modifica] [p. 114 modifica] [p. 115 modifica]

XXXIII

LArno tra Porta San Niccolò e la Torre opposta che sorgeva dove oggi è il Lungarno della Zecca Vecchia e precisamente l'Hotel Paoli. A destra si vede Porta S. Niccolò ancora fra le sue mura, il muricciuolo lungo l’Arno con gli archi d’accesso al greto; poi le Mulina e la Pescaia. A sinistra è la torre indicata, con le case precedenti e il Lungarno sino alla voltata corrispondente a Piazza Cavalleggieri. La veduta è, perciò, oggi quasi totalmente mutata perchè, fra l’altro, il Burci per non toglier bellezza al paesaggio v’ha omesso il ponte di ferro costrutto sette anni prima (1836-37).

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e a bistro d’E. Burci (1843). [p. 116 modifica] [p. 117 modifica] [p. 118 modifica] [p. 119 modifica]

XXXIV

. Ponte Rubaconte o alle Grazie. A sinistra si vede, di profilo, il Tiratoio d’Arno o dei Castellani. Il parapetto del fiume resta interrotto dalla Porticciuola d’Arno che si scorge di fianco, poco prima del Ponte alle Grazie. A destra la veduta si chiude col Palazzo Torrigiani. In fondo sorgono il campanile di S. Niccolò, Porta S. Niccolò e il colle con S. Salvatore e San Miniato. — Il ponte, detto lungamente Rubaonte dal nome del Podestà che lo fece costruire tra il 1235 e il 1237, ebbe le sue singolari cappelle e casupole, edificate sui piloni, abbattute negli anni 1873-74 per l’allargamento del ponte stesso. A sinistra, venendo da via de’ Benci, sorgeva prima la Madonna delle Grazie costrutta dagli Alberti nel sec. XIV; sul pilone vicino, dallo stesso lato, la cappellina e il conventello dov’eran vissute dal 1390 al 1424 le monache dell’Annunziata dette le Murate; sul seguente, l’oratorio di S. Caterina e, in fondo, l’oratorio di S. Maria della Carità presso al quale vissero le Romite del Ponte. Dalla parte opposta* sul quarto pilone a destra, la Madonna del Soccorso. In seguito, parte di questi oratorii furono convertiti o sostituiti da semplici casette o botteghe. Nella veduta che pubblichiamo, il ponte, ora di sei archi, appare di sette, perchè la costruzione del Lungarno a sud condusse a chiuderne uno, mentre altri due erano stati chiusi anticamente e sottostanno a Piazza S. Gregorio ora dei Mozzi. E abbattute e trasformate furono le case che oggi costituiscono il Lungarno Serristori e mutato sino il profilo del colle pei lavori del Piazzale Michelangelo e delle Rampe.

Raccolta TOPOGRAFICA degli Uffizi. — Disegno a lapis d’E. Burci. [p. 120 modifica] [p. 121 modifica] [p. 122 modifica] [p. 123 modifica]

XXXV

. Ponte alle Grazie. Casetta sul primo pilone verso Piazza de' Mozzi dal lato di levante e scaletta per cui si scendeva nel greto del fiume. Al di là del fiume si vedono i Tiratoi e la Porticciuola d'Arno, demoliti.


Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Disegno a lapis di Giuseppe Moricci. [p. 124 modifica] [p. 125 modifica] [p. 126 modifica] [p. 127 modifica]

XXXIVI

. Ponte alle Grazie. Casetta sul primo pilone verso il Palazzo Torrigiani dal lato di ponente (vedi n. XXXVII) e scaletta per cui si scendeva nel greto del fiume. Sotto all’arco di destra si vede il bagno detto de’ Lemmi, presso le Mulina dei Renai, e, lontano, sotto l’arco di sinistra le torri della Zecca Vecchia e della Giustizia.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Acquerello d’E. Burci. [p. 128 modifica] [p. 129 modifica] [p. 130 modifica] [p. 131 modifica]

XXXVII

. PPonte alle Grazie. Principio del Ponte alle Grazie dalla parte di Piazza de’ Mozzi. A sinistra si vede l’angolo del Palazzo Torrigiani, poi il parapetto sovrapposto al primo arco, chiuso e coperto nel 1874 per prolungare il Lungarno Torrigiani-Serristori, poi la casupola del primo pilone con la porticciuola della scaletta per cui si scendeva nel greto dell’Arno. In fondo si scorgono i Tiratoi e la Porticciuola d’Arno, demoliti.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Litografia del Ballagny da disegno d’E, Burci. [p. 132 modifica] [p. 133 modifica] [p. 134 modifica] [p. 135 modifica]

XXXVIII

. Ponte alle Grazie, veduto dal mezzo volgendo le spalle a via dei Benci. Lateralmente si scorgono, di grande scorcio, le casette e le cappelle sovrapposte alle pile. A sinistra, sporge la piccola tettoia sovrapposta alla porta della chiesetta delle Grazie. Al di là del ponte sorgono il Palazzo Torrigiani, la torre merlata dei Mozzi e il colle.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno d' E. Borrani.


XXXIX

. ponte alle Grazie, veduto dagli archi del Ponte Vecchio (vedi tavola XXXIV).


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno di F. Francolini, inciso da A. Cappiardi. [p. 136 modifica] [p. 137 modifica]

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XL

. Lungarno ora della Borsa. La veduta è presa dall’estremità del Ponte alle Grazie verso il Palazzo Torrigiani, guardando a ponente. La gradinata e la rampa che «discendon giuso in Arno» esistono ancora, ma non più la sovrapposta Porticciuola, di contro a Piazza delle Travi (ora Mentana), né i vasti Tiratoi d’Arno dell’Arte della Lana (specialmente destinati ai tintori), di cui si trova ricordo sin dal 1367 e che furon demoliti nel 1859, per far posto all’edificio della Camera di Commercio ed Arti, dal frontone e dal colonnato classico!

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno acquerellato a bistro d’E. Burci. [p. 140 modifica] [p. 141 modifica] [p. 142 modifica] [p. 143 modifica]

XLI

. Porticciuola delle Mulina detta de’ Renai, costrutta nel sec. XV e demolita nel 1870. Sorgeva quasi di fronte alla casa, di via dei Renai, oggi num. 9, in luogo ora prossimo e a fianco del monumento Demidoff.


Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Acquerello a colori di Gaspero Bargioni.

XLII.

Porticciuola d’Arno. Sorgeva quasi di fronte a Piazza delle Travi, ora Piazza Mentana. Costrutta nel sec. XIV, si vede riprodotta nei più antichi panorami della città, precisamente dove oggi è l’apertura che mette alla gradinata e alla rampa per cui si discende al fiume. Fu demolita nel 1859.

Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Acquerello a colori di Gaspero Bargioni. [p. 144 modifica] [p. 145 modifica]

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XLIII

. Porticciuola d'Arno, vista da Piazza delle Travi, ora Piazza Mentana (vedi tav. XLII). In fondo, a sinistra, appare una delle casupole già esistenti sui piloni del Ponte alle Grazie.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d'E. Burci. [p. 148 modifica] [p. 149 modifica] [p. 150 modifica] [p. 151 modifica]

XLIV

. Via degli Archibusieri e Ponte Vecchio. Gli archi sottoposti al corridore del Vasari, che ricongiunge la Galleria degli Uffizi al Palazzo Pitti, si veggono nel disegno ancor chiusi e convertiti in botteghe con aggetto vario di costruzioni o casupole pensili, a tergo, sul fiume. Nel ponte invece le mutazioni o le aggiunte sono minime e tali da non essere avvertite se non da chi le ricerchi minutamente.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e bistro d’E. Burci (1851.) [p. 152 modifica] [p. 153 modifica] [p. 154 modifica] [p. 155 modifica]

XLV

. Via degli Archibusieri, assai cambiata da quella che oggi appare. A destra non si vede più la tettoia sporgente nella linea di Ponte Vecchio, né le botteghe, di fianco, ricavate dagli archi reggenti il corridore vasariano che ricongiunge gli Uffizi a Pitti. Questi archi furono riaperti nel 1885. Di fronte, a sinistra, all’Arco delle Carrozze, il Palazzo Bigatti, già Mori-Ubaldini-Alberti, d’ibrida architettura, ha oggi sostituito il vario e pittoresco succedersi di piccole costruzioni e l’inuguale salire dei tetti verso il fianco del Palazzo Molini poi Calvelli.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Acquerello d’E. Burci (1844).
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XLI

Ponte Vecchio, visto dal greto del fiume dalla parte di Borgo San Iacopo. E di poco mutato dall’aspetto odierno e solo in particolari di finestre o piccole aggiunte alle botteguccie pensili. Al di là del primo arco a destra si veggono ancora i Tiratoi, la Porticciuola d’Arno e le casette del Ponte alle Grazie.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d’E. Burci (1864). [p. 160 modifica] [p. 161 modifica] [p. 162 modifica] [p. 163 modifica]

XLVII

. Ponte Vecchio, il più antico di Firenze, di legno sino al 1080, poi di pietra. Rovinato per una fiumana nel 1177, fu ricostrutto, ma di nuovo travolto per la famosa inondazione del 1333, di cui restano memorie incise all’esterno di S. Niccolò e di una casa di via S. Remigio e nel ponte stesso. Nel 1345 lo riedificò Taddeo Gaddi. Le botteghe, che vi sono ai lati e gli danno un aspetto e un carattere specialissimi, dal 1422 al 1593 furono occupate da macellai, poi da orefici e gioiellieri. I tre archi a destra furono aggiunti da Giorgio Vasari quando fece in cinque mesi, nel 1565, il corridoio che congiunge il Palazzo Pitti alla R. Galleria degli Uffizi. Per fortuna questo magnifico e pittoresco ponte ha superato tutte le minaccie di alterazioni e distruzione per far posto sino a una galleria coperta di cristalli! Perciò il suo aspetto odierno è, salvo che in pochi e piccoli particolari, quello del disegno che riproduciamo. Solo a destra, di tra gli archi, si veggono alcune delle casette pensili che ostruivano le arcate di via degli Archibusieri. In fondo si vede la Torre dei Consorti.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna e bistro d’E. Rurci 11846). [p. 164 modifica] [p. 165 modifica] [p. 166 modifica] [p. 167 modifica]

XLVIII

. Ponte Santa Trinità, riedificato dall’Ammarinati negli anni 1566-69. Al di là si vede il Palazzo Spini non ancora restaurato e le contigue case, di proprietà della Cassa di Risparmio, non ancora rimodernate. Più tardi anche il palazzo del Casino dei Nobili, a sinistra, fu alzato d’un piano e le prossime casupole elevate in modo da nascondere gran parte del campanile di S. Trinità.


Disegno a penna, acquerello e biacca, d’E. Burci. [p. 168 modifica]' [p. 169 modifica] [p. 170 modifica] [p. 171 modifica]

XLIX

. Chiesino del Ponte alla Carraia, edificato nel sec. XV, come rivela l’architettura, donato nel 1517 da Tommaso Soderini a Paolo Minucci, e abbattuto nel 1867. Sorgeva in testa al Ponte alla Carraia dalla parte della chiesa di Cestello. Il muro a sinistra ha perduto completamente il suo singolare aspetto barocco, essendo stato allineato superiormente, e in parte distrutto per far posto alla palazzina oggi del pittore Burchi.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d’E. Burci.


L

. Mulina della Vagaloggia, fatte edificare dai Padri Umiliati nel sec. XIV, trasformate e ampliate ripetutamente, distrutte nel 1854 per far posto al prolungamento del Lungarno Amerigo Vespucci. «Vagaloggia » era il nome d’un giardino pubblico.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d’E. Burci. [p. 172 modifica] [p. 173 modifica]

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LI

. Riva destra d'Arno, dal Ponte alla Carraia al Ponte Sospeso delle Cascine, riprodotto in tre tavole (LI-LIII). Le due prime mostrano la parte posteriore delle case di Borgo Ognissanti, quasi totalmente abbattute per far posto al Lungarno Amerigo Vespucci (1854- 1860). Nella tav. LII, a destra, si vede X Hotel d’Italie, per l’innanzi abitazione di Carolina Bonaparte, vedova di Gioacchino Murat, che l’aveva ridotta a quell’aspetto nel 1835. In gran parte si è conservato, formando il nucleo principale del Grand Hotel de la Ville, e conservato, in qualche parte, si è pure l’edificio opposto convertito poi in Grand Hotel. Seguono le Mulina della Vagaloggia (vedi tav. L) totalmente distrutte. Nella terza tavola (n. LUI) si vede la Pescaia di S. Rosa e tutto un lungo tratto alberato, oggi coperto dai nuovi edifici che stanno fra il Lungarno Vespucci e il Corso Regina Elena. A sinistra la veduta si chiude con le case che sorgevano a capo della Pescaia, verso Cestello, a lor volta demolite sino al muragliene di sostegno.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a lapis d’E. Burci. Dal Ponte alla Carraia al Campanile d’Ognissanti. [p. 176 modifica] [p. 177 modifica]
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LII

. Riva destra d'Arno, dal Campanile d' Ognissanti alla Vagaloggia (continuazione della tav. LI).


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a lapis d'E. Burci (1849). [p. 180 modifica] [p. 181 modifica]
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LIII

. Riva destra d'Arno, dalla Vagaloggia alle Cascine (continuazione delle tavole LI e LII), con la Pescaia di S. Rosa e il Ponte Sospeso, di ferro, costrutto negli anni 1856-57.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a lapis d'E. Burci. [p. 184 modifica] [p. 185 modifica]

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LIV

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Cestello. A destra, la Pescaia di S. Rosa con le Mulina della Vagaloggia, in mezzo le casupole, demolite, di testata alla Pescaia stessa (vedi tav. LUI); a sinistra la chiesa di S. Frediano ricostrutta negli anni 1680-98. Il muro del Seminario arcivescovile è stato tutto rimodernato e la chiesa, per chi la guardi dal Ponte alla Carraia, o poco giù, coperta in parte da un edificio costrutto dal Seminario stesso nel 1906.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Acquerello d’E. Burci. [p. 188 modifica] [p. 189 modifica]
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LV.


L'Arno con la piena del 4 novembre 1844. La Gazzetta di Firenze del giorno dopo (n. 133) recava: « Dalle nove della mattina fino alle due pom. avendo continuato a crescere ed inondare le più basse vie della città l'acqua straripata dall'Arno ed avendo la caduta del Ponte di ferro sospeso, fuori di Porta la Croce, fatto temere più dolorose conseguenze, la popolazione fu immersa nella più crudele ansietà » . E nel numero seguente, del 7 novembre, aggiungeva che il Ponte di ferro, travolto, venne ad urtare nel Ponte alle Grazie. « Non valsero a contenere il fiume nel suo letto i parapetti sulle sponde che lo fiancheggiano, cosicché le acque di quello miste alle pioventi nella città ne inondarono varie parti.... Erano sott'acqua le strade dalla parte di ponente da via della Scala a Borgo Ognissanti e quelle alla sinistra verso la Porta a S. Frediano.... La inondazione giungeva alla soglia della chiesa S. Ambrogio, superava di tre braccia quella della Porta alla Croce, allagava la Piazza S. Croce solle- vandosi sul canto di via del Diluvio per altre due braccia e mezzo, ed era alta tre braccia nella via de' Leoni che ricorre dietro il Palazzo Vecchio » . La piena è veduta dal Lungarno, presso gli archi degli Uffizi. Umili case sorgono ancora dove poco dopo sarà il Lungarno Torrigiani, oltre alle quali si veggono il Palazzo Torrigiani, il Ponte alle Grazie con le sue casette e, a sinistra, la Porticciuola d'Arno e il Tiratoio.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Litografia del Ballagny, da disegno di Giovanni Signorini. [p. 192 modifica] [p. 193 modifica]
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LVI

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LArno con la piena del 4 novembre 1844 (vedi tavola LV) veduto dal Ponte alla Carraia.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno e litografia Muzzi e Borrani [p. 196 modifica] [p. 197 modifica]

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LVII.


Piazza della Signoria nel secolo XVIII, da un dipinto di Bernardo Bellotto veneziano (1720 -1780) conservato nella Galleria di Budapest. Nel palazzo si veggono ancora i quattro leoncini d’angolo, in alto, sui modiglioni, e in basso la ringhiera e il David. In fondo, le case del Tribunale della Mercanzia, trasformate poi e unificate, in ispecie nel recente restauro del 1905 destinato a prepararvi la sede del Comizio Agrario. Su tutto, però, interessa il lato sinistro della piazza, diverso dall’odierno, in ispecie dove vediamo la bella casetta d’angolo con la loggia in vetta, e la chiesa di S. Romolo soppressa nel 1769, la cui facciata, del sec. XVI, si reputava dell’Ammannati.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia Weinwurm di Budapest. [p. 200 modifica]


Indice

  1. Palazzo de’ Priori frescate nelle Stinche e rimasto nella Scala della Società Filarmonica in Via Ghibellina n. 83. E interessante perchè riproduce il palazzo con l’avancorpo o cassero che vi fece costruire il Duca d’Atene (1342-1343) e che fu demolito subito dopo la sua fuga. Fu in passato attribuito a Cennino Cennini perchè si credeva che questi fosse stato prigione nelle Stinche e vi avesse pur dettato il suo Libro dell’arie o trattato della pittura. L’argomento non era davvero molto solido; ad ogni modo anch’esso è caduto, perchè l’indicazione delle Stinche scritta in un codice di quel libro, con la data 1437, è da riferirsi ad un copiatore.
    (Raccolta topografica degli Uffìzi. — Fotografìa dei Fratelli Alinari).
  2. II. Piazza della Signoria nel 1485 riprodotta in fondo a un affresco di Domenico Ghirlandaio, che s’ammira nella Cappella Sassetti in S. Trinità, e rappresenta papa Onorio III che approva la regola di S. Francesco. La Loggia dei Lanzi appare senza statue. Nella ringhiera del Palazzo della Signoria, all’angolo smussato del parapetto, sta il vecchio Marzocco. Accennate appena sono le case, abbattute nel 1560 per far posto agli Uffizi, e ben definito l’edificio che sorgeva a destra della Loggia. (Raccolta topografica degli Uffìzi. — Fot. dei Fratelli Alinarij.
  3. III.- Piazza della Signoria fra il 1504 e il 1520, riprodotta nel fondo d’un quadro di Piero di Cosimo (1462-1521), ritraente un guerriero vestito di corazza e conservato nella Galleria Nazionale di Londra. A sinistra sorge il Palazzo della Signoria coi leoncini sui modiglioni d’angolo, il vecchio Marzocco e il David di Michelangelo sulla ringhiera. Seguono di scorcio S. Piero Scheraggio e le case sostituite dagli Uffizi (1560-1574J. Sotto l’arco sinistro della Loggia dei Lanzi non si vede ancora nessuna scoltura. (Raccolta topografica degli Uffizi.— Fotografia Hanfstaengl di Monaco).
  4. IV.- Cortile del Palazzo del Podestà o del Bargello (ora R. Museo Nazionale) prima dei ristauri compiuti fra il 1857 e il 1865, durante i quali si aprirono gli archi della doppia loggia di fronte, si variò la forma dei grandi finestroni, si mutò posto a molti stemmi e si demolì la grande tettoia sulla scala. (Raccolta topografica degli Uffizi.— Fotografia Alinari).
  5. 1 V. - Ingresso del Palazzo della Signoria e Uffizi. La piccola veduta è notevole perchè mostra l’effetto grandioso del David di Michelangelo (visto di profilo), levato da quel magnifico posto nel 1873 e confinato in una fredda nicchia alla Galleria Aulica e Moderna. ( Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia anonima).
  6. VI - Santa Maria del Fiore. Facciata cominciata nel sec. XIV, demolita nel 1587, riprodotta da Bernardino Poccetti (1542-1612Ì in un affresco del primo chiostro dell’ex-Monastero di S. Marco, rappresentante S. Antonino che prende possesso della chiesa fiorentina. A sinistra, in alto, su uno degli sproni della tribuna verso Via de’ Servi si vede il «gigante» in terracotta, opera forse di Donatello, che poi cadde e si spezzò. (Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia dei Fratelli Alinari).
  7. VII. - Loggia della Misericordia o del Bigallo nel 1515.’ 1 VII. - Loggia della Misericordia o del Bigallo nel 1515, dalla predella di Ridolfo del Ghirlandaio sottoposta all’ancona con le figure della Madonna, del Bambino e di due angioli scolpite da Alberto Arnoldi e che si veggono nell’oratorio dello stesso Bigallo. La piccola storietta basta a mostrare dove si trovavano gli affreschi di Niccolò di Piero e d’Ambrogio Baldese (1386), un frammento dei quali, staccato dal muro, si custodisce ora nella Sala detta del Consiglio del Bigallo. (Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia dei Fratelli Aliriari).
  8. VIII. - Porta San Gallo costruita a cominciare dal 1284 e detta di San Gallo per la vicinanza d’una chiesa d’ugual titolo. Fu abbassata, trasformata per le cannoniere e coperta di tettoia nel 1526. Internamente la lunetta fu frescata da Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. I portici laterali furono costrutti nel 1817 e demoliti nel 1866; le mensole esterne e i leoni, sotto baldacchino, rifatti. (Raccolta topografica degli Uffìzi. — Fotografia dei Fratelli Alinari).