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Rime (Cavalcanti)/La genealogia dei manoscritti

La genealogia dei manoscritti

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Guido Cavalcanti - Rime (XIII secolo)
La genealogia dei manoscritti
Le Rime originali ed apocrife Le Rime di Guido Cavalcanti

[p. 34 modifica]LA GENEALOGIA DEI MANOSCRITTI LE CANZONI. La canzone filosofica d'amore, ritenuta per lungo tempo come l'opera più perfetta di Guido Cavalcanti, fu riprodotta in un numero larghissimo di codici, i quali esamineremo primi fra i non pochi manoscritti oggi rimastici, che portano rime di Guido. Questa canzone è data completamente da quarantasette codici ('), due dei quali la riproducono due volte ( 2 ) : più due codici ( 3 ) che non conservano che l'esposizione di Egidio Colonna. La larga fama della canzone e la sua diffi- coltà d' interpetrazione furono causa di molti commenti (M che vi si fecero, dei quali noi terremo conto soltanto per quello ch'essi poterono modificare del testo originale per facilitare l' interpetrazione: massimamente quindi dei commenti del Colonna, di Dino del Garbo e del Vereno, poiché tutti i commenti posteriori si servirono più o meno delle riduzioni dei commentatori primi ( 5 ). Il verso 44 della canzone distingue i codici in una prima grande divisione : che, essendo il verso diffìcile ad intendere, si produssero profonde varianti: delle quali due principali : (i) La, Lb, Le, Ld, Le, Lh, Lk, Lm, Ln, Lp, Ma, Mb, Me, Mf, Mg: MA, Mk, MI, Mm, Mtt. Mg, Kb, Rf, Rh, Rg, Ri, RI, Rm, M'a, M'b, M'e, M'f, Ca, Cb, Cd, Ce, Pa, Pb, Pd, Capi, Capi, p ar \, Par', Ba, Ve, C, Mari. (2) Lb, Ma, che noi chiameremo Lb*, Ma'. (3) Mo, Mp. (il Ne fece un largo studio comparativo il PaaqnaligO {Alighieri, Ann. Ili) negando (ini argomenti molto discutibili l'esistenza dei primi commenti di Egidio Colonna e di Dino del ( ìarbo. Egli assume una lezione repugnante a qualsiasi profon.la indagine critica dei mss. più puri. (5) Si vede chiaramente da la tavola comparativa del I asqualigo : op. cit. - 35 [p. 35 modifica]Capi, Mq, Mn, MI, Mk, Mh, Mg, M'a, Mb, Lk, Lp, Ve, danno fuor di natura di misura torna tutti gli altri, salvo leggiere varianti, danno: ch'oltre misura di natura torna. Dal primo gruppo si possono staccare i codici che portano il nome del Ve- rino secondo ('), Mn, MI, Mk, ai quali dobbiamo aggiungere Lp, che non serba il nome del commentatore, ma si unisce al gruppo per le sue varianti in modo assoluto. Si dovrebbe ritenere fra questi mss. come testimone più sicuro dell'o- pera del Verino l'autografo (Mn), ma esso nel primo verso del commiato si stacca da gli altri tre ( 8 ), i quali danno una lezione identica a la lezione data da tutti gli altri codici di questo primo gruppo, formato su la variante del v. 44. Mn è tutto pieno di note e correzioni ed attesta il lavoro preparatorio del com- mentatore, mentre gli altri, specialmente MI, ci sono testimoni della lezione che il Verino adottò definitivamente nella sua lezione del 15 settembre 1566: onde si può credere che il commentatore, avendo a mano codici di lezione diversa da quella del gruppo a cui si attenne, dubitasse fra le due lezioni ed in fine sce- gliesse quella del gruppo che più gli era servito di guida. Ma per istabilire quale fu l'opera dell' interpetre dobbiamo ricercare quale fu il codice, su cui Francesco Vieri intraprese l'opera sua. Certo fu uno dei codici che abbiamo raccolto nel primo gruppo, dei quali si hanno gruppi minori, onde : Mg sta con Mh, contenendo ambedue la canzone ed il sonetto: « Io ridi li occhi dove amor si mise » - e portando lezioni speciali : Mq sta con Lk ( 3 ) per questa canzone e per l'attribuzione al Cavalcanti della canzone in lode dell' imperatore : « Virtù che '1 ciel movesti a sì bel punto ». — Nessuno però di questi gruppi minori fu origine del Verino, (1) In Mn, che è mss. autografo, si ha: « Le chiose di ms. Frane. Verini nipote ord.° acca- demico fiorentino da leggersi piacendo a Dio questo anno 1566 di settembre al consolato di ms. Leonardo Salviati ». — Si può quindi ritenere che Mn rappresenti il lavoro preparatorio e sia antecedente al 1566. MI invece, che è una raccolta esclusiva di opere del Verino, appare poste- riore : « .... si espone la canzone di Guido Cavalcanti, letta publicamente nell'Accademia di Firenze questo dì XV di settembre 1566 nel consolato di ms. Leonardo Salviati ». (2) Tu puoi sicuramente gir, canzone. — Mn con il gruppo avverso. Canzon mia, tu puoi gir sicuramente. - MI, Mk, Lp con il gruppo simigliante. (3) Lk altrove si stacca da Mq portando la ballata : « Poi che di doglia etc. » e la canzone : « Io non pensava che lo cor già mai » che non sono in Mq : ma, essendo Lk facilmente dimo- strabile discendente di Mq, la differenza non ha valore se non in quanto rappresenta una aggiunta fatta più tardi dal raccoglitore di Lk. - 36 [p. 36 modifica]perchè, pur essendo tutti ad esso anteriori per. l'età, ne differiscono per alcune lezioni importantissime ( 1 ) e nelle differenze la forma assunta dal Verino appare più pura, perchè controllata da codici del gruppo avverso per la divisione del verso 44. Resterebbero M'a, M'b, Ve ( 2 ), Cap 1 , dei quali dobbiamo escludere i due primi per la variante del v. 5 ( s ) del tutto arbitraria, pur essendo Ma del maggio 1509 e quindi anteriore ad Mn. L'esame delle varianti di Ve porta a conclusioni simili. Questo codice, unico nel gruppo, porta al v. 65 : ben aude in forma, - mentre gli altri danno : ben aude forma - e serba continue traccie di correzioni, nelle quali è palese lo studio di ridurre la lezione arbitraria originale più simile a la lezione data dalla maggioranza dei codici (*), tranne in un unico luogo, ove anzi è modificata ( 5 ). Si potrebbe credere che queste correzioni fos- sero opera del Colocci stesso e dovremmo quindi ammettere che il codice fosse completo, come oggi lo abbiamo, prima del 1537 od al massimo prima del 1549, anno in cui morì il Colocci: nel qual caso non si saprebbe come spiegare una revisione del Verino su questo codice, che con ogni probabilità non si mosse da Roma prima di entrare nella Vaticana e dopo essere uscito da le mani del suo ordinatore. Se poi si ammette che le correzioni, e forse anche la prima tra- scrizione della canzone, sieno state fatte dopo la morte del Colocci e sieno opera di ignoti, a minor ragione si potrà credere che prima del 1566 il Verino potesse averle sott'occhio, onde servirsene per la sua interpetrazione, non poten- (1) Esempi: v. 12 - l'essenza poi e ciascun movimento. — Ver. l'essenza poi e ciascun suo movimento. — Mg, MA. v. 34 - discerné male in cui è vizio amico. — Ver. discende male in cui è vizio amico. — Mg. LA. (2) Rappresenta una copia del Vat. 3793 fatta fare dal Colocci, la cui biblioteca andò di spersa durante il sacco di Roma nel 1537 (cfr. De Nolhac - La biblioieque de F. Orsini). — Affermò il prof. Ercole che la canzone del Cavalcanti vi si trova nella seconda parte. Essa in- vece è a f. 2 ed il nome del nostro non appare negli indici. Parrebbe quindi ch'essa fosse stata aggiunta più tardi, non essendo nemmeno compresa fra le rime del Vat. 3793. Il codice appare compilato da due mani : ma ciò non ha grande valore per noi , perchè la prima mano riappare fra le ultime carte e, ciò ch^ più vale, la seconda mano si trova in un in- dice che è in principio. Le due mani furono dunque contemporanee e, se pur si deve ammettere che le prime carte, aventi traccia di una numeratura antica fino ad 80, sieno un fascicolo aggiunto a parte alla copia del Vat. 3793, è certo che esso entrò ben presto a far parte dell' organismo attuale del codice. (3) ed al presente conoscente chero. — Ver. ed al presente chi no '1 sente chero. — M'a, M'b. (4) v. 1 - pur ch'io — correzione interlineare - cui — corretto in margine - perchio. » 8 - sanza - corretto interlinearmente - senza. » 12 - a ciascun - » » - e ciascun. » 16 - /ormato - » » - fermato. » 34 - discende - » » - discerne. » 42 - et simil - » » - a simil. » 55 - trovarmi - » » - trovarvi. (5) Al v. 9 - provare - corretto in margine in - mostrare. - 37 [p. 37 modifica]dosi anche spiegare come egli abbia tenuto conto delle correzioni soltanto e mai della prima lezione, la quale egli, come erudito, doveva stimare al suo giusto valore. Resterebbe quindi ultimo Cap 1 , il quale è il più antico di questo gruppo. Non grandi differenze esistono fra Ve e Cap 1 ; ma Ve si avvicina a Cap 1 più che tutto nelle correzioni, le quali hanno un valore molto relativo, rappresen- tanti cioè di una mano erudita del sec. XVI : onde Ve resta nella sua origine a rappresentare già una inquinazione della lezione più pura e più genuina data da Cap 1 . Confrontando quindi a parte le lezioni di Ver e Cap 1 si vedrà che in Ver si manifesta una correzione continua, ora legittima, ora arbitraria: il che non verrà a provare che precisamente su Cap 1 sia stata condotta la lezione di Ver ; ma soltanto che Cap 1 è per noi il rappresentante più prossimo di un cod. x originario di Ver. Le correzioni infatti di Ver o sono mutazioni che attestano vin'epoca più erudita di classicismo (*) fra la formazione sua e quella di Cap 1 , o sono abbandoni di scritture più antiche volgari ( 2 ) e di forme glottologiche primitive ( 3 ), o finalmente correzioni dei luoghi dove il significato più difficil- mente si desumeva ( 4 ). Queste ultime in parte sono suggerite da l'uso comune degli altri cdd., in parte sono opera dell' interpetre stesso ( 5 ) là dove frappare diverso da tutti gli altri mss., in parte sono rammende di errori evidenti (°) di Cap 1 , onde anche su tal guida si può stabilire in quali luoghi Cap 1 sia difettoso. Escludendo quindi definitivamente Ve ( 7 ), noi abbiamo fino ad ora potuto stabilire che Cap 1 rappresenta (salvo i suoi errori evidenti) il più antico e più puro esemplare di questo gruppo, che il Verino si servì di un esemplare simile (i) huom per om, l'uso dell'A nelle forme del presente indicativo del verbo avere, il man- tenimento dell'/* tonica in sua per soa, l'uso del ph per f: ed anche: obscuritate per oscuritate, potentia per potenza, sapere per savere, coperto per coverto, etc. Vedi a tale proposito : N. Caix - Le origini della lingua italiana. (2) Cosi lo scioglimento ai alcuni raddoppiamenti : e sì per etti, e se per ette. Queste forme raddoppiate sono usatissime nei 61 sonetti del Vat. 3/93. (3) Il dittongamento di e, o toniche : per es.: - niega, viene, mantiene, huom, muove - mentre in Cap 1 : - nega, vene, mantene, hom, etc. - Così pure per le forme arcaiche : conoscente, cono- scenza - l'uso di conoscente , conoscenza : e l'ammissione dell'iato regolarmente evitato nelle prime età, per es. : possibile intelletto per possibilentelletto, la intenzione per lantenzione, fusse impedita per fossinpedita, che in per chen. Vedi pure: Caix - op. cit. (4) Esempi : v. 5 - ed al presente per - ed a presente » 25 - perchè la qualitate » perchè da qualitate » 28 - si chei non puote » si che non puote » 53 - om che no '1 prova » om che lo prova » 60 - non già selvagge le beltà » non già selvagge la beltà » 66 - dunque egli è meno » dunquelli meno » 69 - dice degno in fede » dico degno in fede etc. (5) I già citati versi : 25, 53, 69. (6) Esempi : v. io - Cap 1 : possa - Ver : posa » 38 - » oppila - » opposita » 40 - » non pò dire hom eh 'agia vita - » per sorte non pub dire huom eh' aggia vita. (7) Anche per il v. 24, ove Mn mantiene l'evidentemente originale : pesanza di Cap 1 , e Ve porta il possanza, facile rammendamento accolto da quasi tutti i codici di ambedue i gruppi, non esclusi MI, Mk mss. secondari del Verino. Il possanza era di ben più facile interpetrazione. - 38 [p. 38 modifica]a CaJ> 1 più che agli altri codici tutti e che inoltre il Verino in qualche luogo corresse arbitrariamente, come appare evidentemente al verso 53. Mq ed Lk portano varianti specialissime ed arbitrarie ( 1 ), che li fanno secon- dari a Cap 1 ed a Ve, il quale però si avvicina ad essi nella lezione del citato v. 34. Mq è senza dubbio l'origine di Lk, oltre che per la già esposta conte- nenza, per il confronto del v. 49 ( 2 ). Lk discese da Mq, il quale aveva ag- giunto errori suoi a la lezione primitiva rappresentata da Ve, i quali errori si ripercossero poi in Lk. Così pure facilmente si dimostra come è malamente inquinata la lezione di Mg, Mh ( 3 ) e l'esame degli errori porta ad ammettere che Mg discende da Mh, il quale ebbe varie origini e di cui non possiamo stabilire il codice originale. Alcuni errori provengono certo dal copista (•*), altra volta ( 5 ) la lezione s'avvi- cina a quella del commento di Egidio Colonna, la quale generalmente s'unisce a l'altro gruppo maggiore, altrove le lezioni sono pari a quelle di altri mss. total- mente dissimili da questo gruppo ( 6 ). Mg ed Mh rappresentano quindi contami- nazioni di origine diversa. Ma, M'b restano pure a parte. La lezione del primo verso sembrerebbe esser guida ad una relazione fra M'b e Ve ( 7 ): ma tutto il resto della lezione (1) Esempi : v. 9 - non talento. » io - la dove e chi la afare. » 20 - d'almo costume. » 39 - da ben perfetto. » 46 - muove cantando. » 65 - ben auda. (2) Mg : chui lo valor .... lo valore lo più si trova. Lk : chui lo valor lo più si trova. Gli altri tutti : che 'n gente di valor lo più si trova. (3) Esempi : v. 3 - onde al presente. » 9 - di voler mostrare. » io - la dove nascie. la dove nassa - Mg. » 11 - e quale è sua potenza. e quanta è sua potenza - Mg. » 12 - ciascun suo sentimento. » 19 - creato da sensato nome. » 31 - ma che senta dico. » 38 - non però che oposito naturai sia. » 46 - collo riso in pianto. » 52 - destando sera. » 53 - huom che '1 prova.

  • 55 - P er trovarvi locho.

per trovarvi giocho - Mh. » 62 - chom segue merto » 66 - dunque lo mena, etc. (4) Versi : 11, 46. 62. (5) Verso 3. (6) Versi : 9, io. (7) M'b - Ve : perchui voglio dire, corretto interlinearmente: chio - Lezione di .1//, l.k : M'a - per chio. - 39 [p. 39 modifica]esclude questa ipotesi, rimanendo Ve soltanto come testimonio di una lettura più remota di quella di M'b. Alcuni errori evidenti ( l ) riuniscono Jlf'a ad AFò e li staccano da tutti gli altri : però non si può ammettere nessuna discendenza diletta di Afa da Afb o viceversa, perchè trovansi in M'b errori che non si ritrovano in Afa ed in Afa errori che non si ripercotono in M'b ( 2 ) : inoltre la composizione dei due codici e la differenza evidente del citato primo verso por- tano a concludere ch'essi ebbero una unica fonte originale parallela a Cap 1 , ma meno corretta. L'ultimo ostacolo verrebbe da un' apparente uguaglianza di Lp con Ve nel v. 9 ( 3 ), la quale le altre varianti ( 4 ) dimostrano del tutto casuale. Lp è non solo cronologicamente posteriore a la formazione del Verino, ma s'avvicina anche per le varianti più ad MI, Mk che ad Mn, ossia a lievi modificazioni del testo più che al testo stesso: esso quindi rappresenta un discendente, non un ascen- dente di Ver. Dato il più originale Cap 1 il gruppo sarà così disposto : X I /i / i Mn i r MI Mh Mh | i i Mg Lp Cap 1 x I ! I I I I , Ve I M'a M'b , Mq i i Lk chiamando x un ipotetico autografo od apografo : x 1 , x z i due codici ipotetici non lontani da Cap 1 , ma meno corretti, da cui scesero i due gruppi secondari, e (i) Vedi il citato v. 5 e v. 16 - sì fornito come. » 27 - non ha diletto m'ha consideranza. (2) Errori di M'a: v. 12 - poi sa ciascun suo. » 36 - si forse la virtù. » 69 - dico degno in sede. » 71 - ne puoi gir sicuramente. Errori di M'b : » 4 - poss'al ver sentire. » 55 - e non si tiri. » 61 - per tenere experto. » 68 - asciso messo oscuro. (3) Lp porta « mostrare » corretto in « provare » e Ve porta in margine « mostrare ». Si pensi però con quanta facilità potevasi sostituire l'un vocabolo a l'altro pur s^nza la guida d'alcun codice. (4) Lp si unisce invece a Ver nel v. 25 « la qualilale » e nei citati tv. 53, 60, 66, 69. D'altra parte Lp non può essere originale diretto d' alcun co li« per la sua variante assoluta- mente unica al v. 47 « e la paura con paura storna » per « t in figura con paura . . . etc. » — 40 [p. 40 modifica]» ponendo Mg, Mh, che danno lezione contaminata, fra questo gruppo ed un altro, che ora devesi ricercare. Passiamo quindi a la ricerca di altri raggruppamenti movendo da lo stesso v. 44, che raccoglie insieme tutti gli altri codici. Le varianti di Mg ed Mh nei versi 9 e IO trovano una eguaglianza in Rg, Ri, Ld, Mb, Ba, i quali verrebbero a formare un gruppo ben distinto da gli altri e di cui risentì l'influenza il gruppo Mg, Mh. Il confronto delle varianti di questi cinque mss. porta a stabilire che Ba presenta una lezione evidentemente più arcaica (*) che gli altri, sebbene anche Rg conservi alcune forme, che attestano una sua origine ben remota ( 2 ). Ma Rg non può aver dato origine ad altri codici del suo gruppo, perchè ha varianti specialissime (*), che non discesero in altri codici di questa famiglia. Uguale resultato si ottiene esaminando la lezione di Ri ( J ), mentre invece Ld non presenta alcuna sua variante speciale. Mb in tutta la lezione, salvo un caso particolare ( 5 ), dimostra d'essere una remota interpetrazione di una fonte paral- lela a Ba e per il verso 52 ( G ) dichiara nettamente la sua relazione con Ri e, poi che Mb non presenta le stranezze date da Ri nei versi citati, riterremo Mb rappresentante più puro delle origini di Ri. Non però origine diretta, che la scrittura per disteso di Ri attesta una sua maggiore antichità di origini che non sia in Mb, quantunque Mb nella lezione abbia cura d'essere più fedele a l'originale. Distesa è pure la scrittura di Ba; ma, pur potendo ammettere un passaggio di- retto da Ba a gli altri tre mss. scritti per disteso (Rg, Ri, Ld), per la loro com- posizione dobbiamo ritenere che la fonte primiera fu soltanto parallela a Ba. La discendenza diretta di Ri da Mb è anche negata da alcune varianti (~). Né pure si deve ammettere che Ld rappresenti l'origine di Rg, perchè nel v. 12 Rg presenta la sigla paleografica, un P tagliato da uu angolo sull'asta, rappresentante di quel - per - che si trova in Ba, mentre. Ld legge: poi. Naturalmente invece Ri (1) In generale ciò appare per quelle stesse leggi che abbiam visto atte a stabilire una maggiore purezza in Cap 1 che negli altri codici del suo gruppo. Queste forme saranno più innanzi partita- mente esaminate. (2) Forme più che tutto di raddoppiamento, iisempi : v. 2 - chessovente è fero. » 3 - sicché chil nega. » 31 - ma chcssi sente, etc. (3) Esempi : v. 18 - a far dimora. » 19 - in sensato nome. » 20 - dal mal costume. » 52 - destandose rato. » 54 - perch'altrui. » 62 - spirito ch'è giunto. » 70 - fuor da costui, etc. (4) Esempi : v. 23 - loco e dimorante. » 45 - poi non s'alorna di rìso mai. » 47 - con paura strema. » 65 - ben anlde. (5) Verso 46 : Mb - cangiando cholriso — gli altri - cholor riso. (6) Mb : destandosi la gal — Ri; destandose la guai — gli altri : destandose ira la qua/... (7) Esempi : v. yj - atta la contraria via. » 62 - lom segue merto... ed il citato v. 36 — 41 [p. 41 modifica]sciolse in poi la sigla paleografica, un P tagliato a metà dell'asta, di Mb. D'altra parte Ld per il v. 34 ha strette relazioni con l'originale di Mb, di cui sciolse la sigla paleografica (*) : mentre lo stesso Ld appare, per tutte le sue varianti, un riam- modernamento ( 2 ) del suo esemplare, che esso però trasmise con maggior rispetto, che non abbiano avuto Ri, Mb per il loro ( s ). Questi esemplari, che furono origine dei codici in esame, furono molto vicini ; forse fu un unico codice, meglio rappresentato da Ld che da Mb, Ri: il quale Ld fu probabilmente opera di persona dotta del sec. XV, che sciolse i raddoppiamenti e tolse altre forme arcaiche, cercando però di rispettare il significato, a differenza di Mb, che ap- pare menato da un copista diligente nella trascrizione materiale (*), incurante di comprendere quanto scriveva, il quale in un sol luogo corresse, mutando (v. 2b) in « risponde » il « risprende » dato da Rg, Ri, Ld, che non è che una facile mutazione del « respiende » di Ba. Pur avendo queste differenze fra loro, Rg, Ri, Ld, Mb, sono uniti per alcune lezioni, da cui resta escluso Ba ( 5 ) : ma queste varianti non sono che manifesti inquinamenti della lezione più pura, che è in Ba. Onde porremo : I I I I Ba L I I I I I x 3 I I R? t 1 1 Ld Mb 1 Ri (1) Mb : disve, in cui l'i è paleograficamente attraversata da un'asta obliqua. — Ld: diserve — Ri: diserne. (2) Sarebbero i soliti scioglimenti di rad loppiamenti, le mancate evitazioni dell'iato e simili. (3) Infatti si è già visto che Ld non presenta alcuna di quelle varianti specialissime, che sono errori evidenti, e che abbiamo già viste numerose in Mb ed Ri. (4) Contrariamente ad Ld mantiene i raddoppiamenti, evita 1' iato etc. (5) Esempi : v. 4 - sì che chi V nega. » 17 - d'una scuri/ade. » 26 - risprende in se. » 31 - ma che si sente dico. » 3/ - aita la contraria via - Ba : - è ita a la... » 40 - per forte non può dir. » 55 - e non s'aggiri. » 58 - lo piacer più certo. i> óo - le biltà son dardi. « 62 - huon segue merto. » 72 - t'ho sì ornata. - 42 [p. 42 modifica]- ove x 3 rappresenta quell'unione maggiore (') di Ld, Mb, Ri in confronto di Rg, pur rimanendo essi dipendenti da una prima fonte comune. Questo confronto serve anche a stabilire quali sieno evidenti errori ( 2 ) di Ba ed a formare con ciò la più pura tradizione, da cui venne l'intero gruppo. La contenenza generale dei mss. Ca, Cap 2 , Le, Là, Lo, Ma, Pa, Par 1 , porta ad unirli tutti in un solo gruppo. Di Ma, Pa, Par 1 , ci si sbriga presto, perchè Ma non è che una copia tarda di Lb, di cui ha soltanto invertito l'ordine, omet- tendo la spiegazione di questa canzone fatta da Jacopo Mini : Pa e Par 1 non sono che copie ( 3 ) della raccolta aragonese, meglio conservataci da Le : e poi che il Magnifico la raccolse, noi potremo facilmente stabilire che, essendo Le uguale nel numero delle lime del nostro e nell'ordine a Ca ('), l'opera del Medici si limitò per il Cavalcanti a trarre tutte le rime unite da un codice che, se non era Ca, a questo era parallelo, esercitando in minima parte la sua critica di selezione. L'esame poi delle varianti trae a stabilire quanto provenga da la mano rammendatrice del raccoglitore. La ha contenenza uguale ad Le meno due sonetti e due ballate ^ 5 ). Lb sarebbe uguale ad La, ma per avere i due sonetti mancanti in La, si avvicina più ad Le e, pur mantenendo l'ordine interno nei gruppi delle rime, inverte l'ordine esterno dei gruppi ( G ) e, per una profonda variante nel primo verso di un sonetto ( 7 ), si unisce ad La e non ad Le. Cap 2 , che si unisce ad Lb in questa variante, ha l'ordine di La ed il con- tenuto di Lb : si deve quindi ritenere che Cap 2 ed Lb provengano da quella fonte istessa, da cui discese La, fonte parallela a quella da cui venne Le: ma Lb invertì P ordine dell' esemplare ed La omise i due sonetti. Cap 2 sarebbe il testimonio più puro di questo codice originale parallelo ad Le. Questa maggior purezza di (i) Esempi : ». 5 - orni al presente — Rg : ondio al — Ba : undio al. » 14 - lo pub mostrare — Rg : il pub mostrare. » 34 - diserve male — Rg : dicierue — Ba : discerné, etc. (2) Esempi : v. 3 - e sì altiero. » 4 - possia il ver. » 65 - chi ben aode. » 66 - pere he l mena de chi da lui procede. » 68 - mezzo scuro lucitade. » 73 - eh a sai lodata. (3) Pa ommette una ballata ed un sonetto. Quanto a Pari, giustamente osserva il Renier nella recensione della citata opera dell'Ercole (Gl'or, stor. della lett. il.. Voi. VI, pag. 402) che esso non è una vera copia di Le, ma è in fine mutato d'ordine. Vedi anche : T. Casini : Antiche rime bolognesi, p. XIV. (4) Meno il sonetto 'a Guittone : - « Da più a uno face un sol legismo » - e la corrispondenza con Guido di Lapo Uberti, Nuccio Sanese, Gianni Alfani e Cino da Pistoia. (5) I sonetti : « Amore e monna Lagia e Guido ed io » — « Se vedi amorì a^sai ti prego, Dante » - e le ballate da l'Ercole ritenute apocrife : - « Io vidi donne con la donna mia » - « Sol per pietà ti prego, giovinezza ». (6) La, Lb, Cap 2 danno : « Chi potrebbe mai credere, Nerone... » — gli altri tutti : « No- vella ti so dire, odi, Nerone... ». (7) Mette cioè prima i sonetti, poi le ballate e poi le canzoni, mentre gli altri hanno prima le ballate e fra queste le due canzoni e poi i sonetti. - 43 — [p. 43 modifica]Cap* è anche provata da la sua grafia generale e da alcune varianti ( 1 ), per le quali esso si unisce più ad La, Lb che ad Le, segnandone . in parte anche la trasfor- mazione ( 2 ). Le ha anche relazioni con M'f", Pb e C ( 3 ), dei quali sono fra loro in intima (i) Esempi: v. 5 - ed al presente — Le - et dal preterite. » 53 - che no'l pruova — » - che lo prova. » 65 - in forma non si vede — » - forma non si vede. » 72 - t'ho sì ornata — » - t'ho si adornata etc. (2) Si desume per es. dal : v. 42 - Le - et simil — Cap 2 - essimi/ — La, Lb - a simil. •» 48 - » - di lui - correzione interlineare : lei — » - di lei — » » - di lei. (3) L'esame più superficiale di questi tre cdd. (vedi : descrizione) porta ad unirli in un solo gruppo : ma la lezione, che è costantemente eguale per le ballate, differenzia nei sonetti. La canzone presente sta fra le ballate. Raccolta più ampia è C, nel quale le rime, che precedono le rime di Guido, portano il nome del Guinicelli, il che ha riscontro in Pb, che è un fascicoletto che contiene quasi esclusivamente rime del nostro. M'f invece appare una raccolta condotta con regolarità ed avente forse varie origini, poi che essa contiene la Vita Nova che manca in Pb e C. In esso le rime di Guido seguono quelle di Dante. Per questo la relazione sembra più stretta fra Pb e C che non con M'f: ma M'f ha la ballata « Ero in penser d'amor quand'i' trovai » dopo la canzone « Io non pensava che lo cor giamai » ed il contrario è in C, mentre Pb ha : ballata, canzone e ballata, interrotta quest'ultima dopo pjchi versi. Non si può quindi ammettere che Af'f prendesse la ballata dopo la canzone da Pb, perchè ivi è interrotta, ma piuttosto che l'originale di tutti i tre codici portasse due volte la detta ballata, la quale C copiò nel primo pósto ed M'f nel secondo. Nega però questa ipotesi il fatto che la seconda copia della ballata in Pb differisce per la lezione da la prima e da C, M'f (esempi : diceva per cantava, foco per gioco') onde si deve soltanto ammettere che M'f avente uguali origini con la prima copia di Pb e con C, mutò l'ordine e Pb ne ebbe da altre origini la copia seconda. M'f porta, invece delle rubriche copiose di Pb, C, il solo nome : Guido, in fianco a le rime : sembrerebbe quindi uà ms. dettato per un conoscitore dell'antica lirica italiana. Dopo i pochi versi della ballata Pb si chiude : gli altri due continuano con alcuni sonetti in quest'ordine : M'f- 1, 2, 3, 4, 5, 6 C - 4. 3. 5. ó. 1. 2 con evidente rassomiglianza. E possiamo dividere i sonetti così : 1 e 2 uguali perfettamente nei due cdd.: 5 e 6 differenti, i quali poi che rimangono così uniti a due a due rivelerebbero origini diverse. Degli altri due il 4 differisce, il 3 è uguale. Non si può ammettere che questa formazione d'or- dine sia casuale, tanto più se si osserva che le differenze pur nei sonetti 5 e 6 non sono gravi. Nel 5 vi è una costante uguaglianza ortografica : nel verso io C dà - per mezzo gli occhi - ed M'f - dentro da gli occhi - ove si può facilmente credere ad una correzione da parte del copista di C per evitare la ripetizione di M'f - « dentro da gli occhi passò dentro al core ». Nel 6 pure l'ostacolo è minimo : alegranza in C. alegrezza in M'f, mentre tutti gli altri hanno / raddoppiato. Ma nel 4 le difficoltà sembrano insormontabili. Abbiamo : v. 4 - M'f: en altro modo — Ci ch'en altra guisa. » 8 - » l'anima mia dolente — » l'anima trista per voler. » 9 - » e poi sostenne — » ma poi ristette. » 11 - » che porta dentro — » che porse dentro. » 13 - » che volean morire — » che credean morire. Nel primo e quarto caso M'f è solo, onde possiamo ammettere una cattiva trascrizione del cod. originale. Negli altri casi l'eccezione è data da C, simile in queste varianti a Cb, (vedi : de- scrizione). Esaminando la seconda parte di Cb si ha : sonetti : a, b, 4, 5, 2 - tratti da un antico libro a mano posseduto da Francesco Sadoleto. Degli ultimi tre sonetti (b è dato da C prima e manca in M'f) due differiscono da M'f a rassomigliano a C (4-5). Nella terza delle varianti esposte - 44 [p. 44 modifica]relazione Pb e C come appare da le varianti (*), dovendosi però escludere che Pb sia copia di C (*). Parrebbe- piuttosto che C derivasse da Pb ( 3 ), quantunque Pb sia meno ricco di C. Pb è codice interrotto, che forse rappresenta un antico codice mutilo, ma che certamente non è mutilo per sé stesso, perchè termina con due pagine bianche e si dimostra perciò con ogni probabilità mutilo volontariamente. Esso ci dà quella parte che è comune ed identica in M'f e Ce, e quindi sarebbe il rappresentante incompleto dell'originale completo, da cui discese C, poco differente, sebbene un po' più corrotto, dell'originale di M'f (*). Questo confronto porterà così a stabilire tanto gli errori di Pb e C quanto gli errori di APf ( 5 ), rimanendo fra loro una notevolissima parte comune ( 6 ). Abbiamo detto che con questi tre codici ha relazione (J) Le più che non ab- biano La, Lb, Cap 2 ; noi distinguiamo però in Le quella parte che è evidentemente


C non ha riscontro che in Cb. Il Pelaez (op. cit.) afferma che il copista di C è molto diligente, ma si trovò forse a ricopiare un testo talvolta inintelligibile : inoltre C ha traccie dello stemma mediceo : quindi con molta probabilità potè essere a mano del compilatore di Cb, il senese Cittadini. Per ciò si verrebbe a concludere che per le rime di Guido M'f derivò da un ms. parallelo a l'origi- nale di C, non da lo stesso originale : che la precisione della scrittura nella sua fonte permise al menante di M'f di rimanere più fedele che non il menante di C, il quale in parte, cosi com'è, rappresenterebbe la tradizione del Sadoleto. Si vedrà anche nell' esame generale come M'f sia più fedele al suo gruppo. (i) Esempi: v. 17 - diaphan lume - e la mancanza in ambedue i cdd. C, Pb del v. 25. (2) Per il v. 69 ove si trova: C - fuor d'ogni dice degno in fede. Pb - fuor d'ogni fraudo dice degno in fede, non potendosi ammettere che Pb copiando C correggesse precisamente secondo la lezione più accettata. (3) Osservando il v. 48 si vede che C addotta la lezione di Pb come è corretto, contraria- mente a la prima lezione che pur trova riscontro in M'f M'f - ancor di lui vedrai. Pb - ancor di lui vedrai - corretto in margine - di lei. C - ancor di lei vedrai. Ammettendo quindi un originale comune si deve credere che Pb ricopiasse fedelmente errore e correzione e C la sola correzione. La lezione originale era certo - lui - come appare in M'f. (4) Vedi il citato verso 17: M'f : diaphan da lume — Pb, C - diaphan lume. (5) Gli errori dei primi si son visti già. Per M'f si veggano : v. 27 - non da diletto. » 37 - la qual aiuta la contraria via. » 49 - con gente di valor. » 55 - per trovarmi gioco. » 69 - cioè degno in fede. (6) Esempi : v. 3 - che si chiama amore. » 5 - et dal principio. » 12 - el naturai suo movimento. » 29 - ma ben da quella viene. » 49 - che 'n gente da valor spesso si trova, etc. (7) Esempi : v. 42 - et simil può valer. » 48 - di lui — correzione interlineare - lei — Le (vedi gli altri : nota 3). » 53 - huora che lo prova. » 64 - compreso bianco. » 72 - eh' io t'ho si adorna [p. 45 modifica]ta. — 45 — opera critica del suo grande raccoglitore (*). E poiché la contenenza dei tre Lau- renziani e del Capitolare è molto simile a Ca sarà dal confronto di tutti questi codici, che verrà una guida per una relativa classificazione. Le appare tosto più conservatore ( 2 ) relativamente a l'antico Ca ed è seguito in ciò da M'f, rappresen- tante più autorevole del suo gruppo: e talvolta è più fedele M'f( 3 ), talvolta Le (*). Le differenze presentate da M'f si dimostrano non errori arbitrari, ma frutti di una continua opera dilucidativa ( 5 ), onde si deve ammettere che il menante dell'origi- nale del gruppo fosse persona colta, che modificava il senso ove lo credeva inquinato e manteneva del resto quanto più poteva dell'antica lezione. Le non fu invece così modificato e rimane più vicino a Ca serbando però traccia di un generatore comune ( 6 ) con La, Lb, Cap 2 . Questo ipotetico generatore delle due lezioni corresse in qualche parte quello che era guasto in Ca ( 7 ), ma guastò anche altrove ( 8 ) e modificò ( 9 ). E poi che vi è una già vista unione di Le con il gruppo di M'f nel senso che M'f aggiunge altre varianti sue a quello che è in Le, noi riterremo che il gruppo di Mf discenda da un originale ( 10 ) poco diverso da Le e quindi in relazione con La, Lb, Cap 2 . Rimane ancora da spiegare il riscontro che è nel v. 17 fra: La - dyaphan — e Le - dua fan, riscontro che non può essere casuale. L'unione già mostrata fra La ed Lb trova conferma in un riscontro simile ( a ) : noi dobbiamo quindi ammettere una copia scrupolosa in La di questa forma - y - originaria del codice - origine dei tre Laurenziani, la quale y uscì in u erroneamente due volte, una in Lb e l'altra in Le. Non si può ammettere infatti né che Lb sia origine di La, né che Le discenda da La per la sua maggior fedeltà a le lezioni più antiche : questa (1) v. 28 - costome per la rima interna ed al v. 24 - pesanza — ritornando a la purezza originale, mentre gli altri hanno tutti - possanza. (2) Esempi : v. 26 - Ca, Le, M'f : resplende — La, Lb, Cap 2 : risplende (vedi : Caix, op. cit.) v. 48 - Ca, M'f: di lui — Le: di lui - corr. interi. - lei — La, Lb, Cdp' 1 : di lei. » 53 - Ca, Le, M'f: che lo prova — » » » che noi prova. » 64 - » » » compriso (:viso) — » » » compreso. » 72 - » » » sì adornata — » » » sì ornata (a danno del verso). (3) v. 49 - Ca, M'f: che gente — Le, La, Lb, Cap 2 : che 'n gente. (4) v. 24 - Ca, Le: pesanza — La, Lb, Cap, M'f: possanza. (5) Basti osservare gli esempi già arrecati della lezione speciale di questo gruppo per con- vincersi dell'asserto. (6) Esempi : v. 28 - Le, La, Lb, Cap-, M'f: puote là gir — Ca : po' la gire. » 38 - » » » » » naturale opposto — » opposta naturai. » 60 - » » » » » selvaggio la biltà suo — » selvagge le beltà son. » 66 - » » » » » da quel li mena che da lui — » da queli meno che dallui. (7) v - 59 " Ca: non po' coverto stare sì giunto — gli altri: non può coverto star quand'è sì giunto. — Così si esclude anche la provenienza diretta di questi cdd. da Ca. Vedi anche il citato v. 66. (8) Basta esaminare ad esempio il citato v. 60. (9) Si vegga il citato v. 28. (io) Si viene così ad imaginare un codice perduto che fu parallelo a Ca ed un po' più cor- rotto (x*) il quale diede origine a due gruppi — (La, Lb, Cap 2 ) — (Le, x B J, in cui x" è l'ori- ginale di M'f, Pb, C. (11) E al verso 59 ove per il - sy giunto — di La, Lb trascrive - su giunto. — 46 — [p. 46 modifica]y quindi fu certamente in quella fonte comune, che è meglio rappresentata da Le e Cap 2 . Riducendo ora queste conclusioni graficamente si ottiene: I Ce La Lb Ma Cap' Le i Pa Par M'f Pb Arrivati a tali conclusioni cerchiamone una conferma in un altro verso pro- fondamente mutato nei vari codici: il verso 66. Del quale si hanno tre lezioni principali, salvo gli arbìtri dei mss. speciali: perchè lo mena chi da lui procede data da: Ba, Rg, Mb, Ri, Ld, Min, Ce, Lb 2 , Ma 2 , Lh, Rh, M'e, Mf, Rb, Rf, Le, Pd, Ln, Cd, Mari, Rm, Par 2 . da quel li mena che da lui procede data da: Ca, La, Lb, Le, Cap 2 , Pa, Par 1 , Ma, M'f, Pb, C, RI, Lm, Me. dunquelli e meno che da lui procede data da: Cap 1 , Mn, MI, Mk, Mh, Mg, Lp, M'a, M'b, Ve, Mq, Li-, Cb. Dal primo gruppo abbiamo già distinto i seguaci di Ba, (Rg, Mb, Ri, Ld) : dal secondo i seguaci di Ca (La, Lb, Le, Cap 2 , Pa, PaA, Ma, M'f, Pb, C) e dal terzo i seguaci di Cap 1 , che compongono tutto il gruppo eccettuato Cb. E poi che si attendeva al gruppo di Ca prendiamo in esame quei codici che, pur essendo con questo, non furono ancora classificati, cioè RI, Lm, Me, dei quali - 47 [p. 47 modifica]- finora sappiamo che si uniscono a Ca nel verso 66 e sono i soli che gli si uniscono: -ciò dimostra quindi una già notevole uguaglianza. Lm presenta alcune lezioni (') che lo fanno escludere dalla paternità dei codici a noi noti, lezioni che si dimo- strano o come tentativi di correzione per ricavare un significato più facile là dove il menante non sapeva comprendere il suo esemplare o talvolta come correzioni metriche ( 2 ). Esso presenta una unione più stretta ( 3 ) con Me che con RI, il quale ultimo neppure può aver dato origine adjalcun altro codice ( 4 ). Me rappresenta senza alcun dubbio l'origine di Lm, poi che esso riporta l'originale da cui vennero alcune cattive lezioni ( 5 ) in Lm : rappresenta, ma non è l'origine diretta ( G ). Questa origine si deve riconoscere in Ca come appare da la conservata mutilazione del v. 59 ( 7 ), in cui Afe è più fedele, mentre RI, Lm tentano di correggere il verso mancante e per significato e per misura. Questi codici sono più uniti a Ca ( 8 ), che non gli altri (1) L'ommissione del verso 52 e le seguenti varianti : v. 5 - conoscente ch'io ero. » 6 - no spero eh' un di basso core. » 26 - perpetuo effetto. » 28 - non può là gir sua simiglianza. » 30 - perchè perfezion si poti tale. » 35 - di sua possanza segue. » 39 - da buon prof etto. » 44 - co/itra misura. » 51 - con formato loco. » 5/ - professione et sguardo. » 59 - coverto mai star si gunto. » 67 - debbe esser diviso. {2) Vedi il citato v. 28 ed i vv. 33 - per ragion poi vale. 58 - che fa parere lo piacer suo certo. ■(3) Esempi : v. 1 - che io deggia dire. » 2 - et di presente. » io - dovei posa. » 12 - l'essenza poi et ciascun movimento. » 2,1 - eujta la contraria via - Me — e vita alla... - Lm. » 45 - s'addoma di riposo. (4) Esempi : v. 5 - 'n dal presente. » 13 - al piacimento. » 16 - si fermato come. » 38 - naturale opposta. » 54 - perch'a lui li ritiri. » 62 - con se con merto. -e la mancanza dei vv. 48 e 49. (5) Vedi il citato v. yj ed il v. 55 - Me: ' Igioco — Lm: loco. (6) Vedi i vv. 9 - Me: dover provare — Lm: voler provare. » 42 - » s'oblia — » l'oblia. » 69 - » dico degno — » dice degno. Non si può infatti ammettere che occasionalmente Lm, ricopiando Me, ritornasse a le lezioni più accreditate. (7) Ca: choverto star sì giunto — Me: choverto star sì gunto. RI: sì star coverto giunto — Lm: coverto mai star si gunto. (8) Vedi il v. 60 - Ca, Lm, Afe, RI: selvagge le beltà son dardo. gli altri : selvaggio la beltà suo dardo. - 48 [p. 48 modifica]già esaminati e pure in relazione con Ca: né vale contro questa affermazione il fatta che RI in una variante si avvicina al gruppo : La, Lb, etc. (') più che a Ca. Strana è l'unione dei tre codici nel v. 7 e notevole ( 2 ), perchè doveva dar origine ad una differente interpetrazione, discendendo la scrittura originale male divisa nei tre discen- denti. Onde si deve ammettere un primo discendente da Ca, che portasse la scrit- tura « raggione » discesa poi con errata divisione da una parte nel generatore di RI con l'aggiunta di altre varianti, e da l'altra nel generatore di Me, Lm, rappre- sentatoci nella sua quasi assoluta purezza da Me. Questo ultimo generatore aveva modificato il primo verso sopra un' altra tradizione. Quindi completeremo grafica- mente le relazioni di Ca così: Ca 1 1 1 1 1 RI Me 1 Lm La tradizione, a cui nel primo verso s'unisce il gruppo Lm, Me, è accettata nel commento di Dino del Garbo, rappresentato dai codici: Ce, Mm, Lh, Lo 2 , Mei 1 , Rh ( 3 ). Notiamo subito che precisamente in questo primo verso ( 4 ) Rh si stacca dal gruppo, ma come eccezione, perchè non pochi luoghi comuni stringono tutti questi (1) Ca, Me, Lm : opposta naturai — RI: naturale opposta — La, Lb, etc. : naturai opposto. Ri quindi rappresenterebbe la prima mutazione di Ca, da cui vennero le altre modificazioni. (2) « a tal raggio ne » invece che « a tal ragione ». (3) Come si è già detto Lo 2 , Ma 2 indicano la seconda copia della canzone nei mss. Lb, Afa. Mentre Ce, Lb 2 , Ma 2 , Mm. portano il nome dell'opera di D. del Garbo nel volgarizzamento di Ja- copo Mangiatroia, Lh dà il nome di Egidio Colonna. Esso però differisce nella lezione da tutti gli altri commenti del Colonna e porta nella rubrica (vedi : descrizione) le stesse parole che servono di prefazione ai commenti di D. del Garbo volgarizzato dal Mangiatroia : si deve quindi ritenere arbitraria l'attribuzione del commento a frate Egidio. Anche le varianti parziali lo uniscono ai commenti di D. del Garbo (vedi più sotto la nota). (4) La differenza sta in questo. Questi codici leggono : « che io deggia dire » - mentre tutti gli altri danno : « perch'io voglio dire » - Ce porta : « perchè io deggia dire ». Il trovare quieta variante in Me. Lm di origine parallela a Ca e quindi probabilmnnte del sec. XIV, quando sap- piamo che Dino del Garbo mori nel 1327 (Villani : Cronica, X, cap. 41) ed anche il Mangiatroia visse in quel secolo (A. Zeno: Note alla Eloquenza italiana del Fon lanini, voi. 2 , p. 4, Parma, 1804) e l'osservare che poi i codici del commento si staccano da Me, Lm, ci traggono al dubbio che questi due codici rappresentino la prima formazione del deggia nel primo verso, mutazione accettata dal commentatore, sebbene egli si servisse per la massima parte di una lezione origi- nariamente lontana da Me, Lm. Si noti poi anche che in Mm, Ce, Lh, abbiamo le strofe sparse nel commento, mentre in Lb 2 , Ma 2 , sono raccolte prima che cominci l' interpetrazione, il che (essendo Lb 2 , Ma 2 , raccolte esclusive di rime di Guido) dimostrerà che in Mm, Ce, Lh, è l'o- rigine di questa parte di Lb 2 , Ma 2 , parte aggiunta a quella che i due cdd. tolsero dal gruppo dj Ca. Se si osservi poi che Ce porta: « perch'io deggia dire » e non: « che io deggia dire » degli altri commenti, più simile in ciò a la prima lezione, si dovrà vedere in Ce il primo passo nella lezione di D. del Garbo, perchè data la prima mutazione « deggia », era naturalo mettere : - 49 [p. 49 modifica]- codici e li rendono differenti da gli altri gruppi ('). È palese che Lb* discende da Mm ( 2 ) e si può quindi escluderlo da la discussione per la ricerca del codice più no- tevole e con lui Me?, suo fedele seguace. Rh, che ha relazioni più che tutto con Lh ( 3 ), non può essere né discendente né ascendente diretto ( 4 ) di alcun altro, né Lh può essere generatore di Rh ( 5 ). Se poi si esamina il testo ( c ) del commento di D. del Garbo, si vede che esso ci è rappresentato, più che da gli altri, da Mm e Ce ( 7 ) e come Ce dimostri la discendenza graduale a le lezioni speciali del commentatore ( 8 ): ma non possa essere l'originale del commento stesso ( 9 ). Rh non ha nome di com- « che io » quando il «perch'io » aveva significato causale, come appare dal più chiaro « per cui-» dato da altri mss. Ciò quindi esclude la prima ipotesi che in Me, Lm si debba cercare l'origine di questo mutamento, portando essi : « che io aleggia ». (i) Esempi: v. 34 - cui è vinto amico. » 39 - da buon proposto. » 58 - lo piacere incerto. » 62 - non segue merto. » 64 - complesso bianco. » 69 - dice degna in fede. (2) Vedi le varianti : v. io - la ove si posa. » 34 - di cui è vinto amico. » 42 - a questo può valer. » 51 - non fermato loco. » 52 - destandosi ella. » 68 - luce raude. » 09 - Mm: degna fede — risolto da. Là 2 : degna fede, mentre gli altri danno: degna 'n fede. (3) Vedi i w. io - la ove possa. » 3/ - la quale aita. » 51 - Rh : in infermato — Lh : in un fermato. » 52 - destanti/' ira etc. (4) La discendenza è esclusa dal mantenere Rh il « voglia » per il 33 - ragion si vale. » 54 - e non si trova. » 58 - il bel piacer incerto. » 60 - selvaggi in la beltà suoi. » 67 - di fuor del suo color esser diviso. » 69 - dice al tutto in fede. » J3 - assai laldata. (5) Esempi: il citato v. 1 e vv. 53 - huom che noi prova. » 68 - luce rande » 69 - dice dengna in fede. » 74 - sì adornata — Rh : sì ornata. (6) Vedi : Pasqualigo, op. cit. (7) Esempi: v. 52 - destandosi ella — v. 51 - Mm : non fermato loco. (8) Esempi: v. 1 citato e discusso e: v. io - Ce : la ove posa — Mm : la ove si posa — Lh : la dove possa. » 14 - » il po' mostrare — » il può mostrare, con gli altri. » 51 - » non infermato — » non formato » 60 - » selvaggie la beltà suo dardo — Mm : selvaggio la beltà etc. -(9) Vedi v. 5 - ed al principio. - 50 [p. 50 modifica]mentatore ed il suo affine Lh lo sbaglia, serbando però le parole della rubrica ganuina; onde, con l'aiuto della cronologia dei due codici ( 1 ), si può stabilire con ogni pro- babilità che Rh rappresenta una correzione posteriore di Lh, anche perchè Lh è qualche volta più unito ad Min ('-), ed Lh non è che una contaminazione con il commento del Colonna ( 3 ). Ce rappresenta allora le prime formazioni del testo, il quale servì poi al commentatore che aggiunse qualche cosa di suo nel commentare. Questa parte arbitraria rimase quando la lezione fu conformata al commento (Min) : quindi a la forma pura succedettero le contaminazioni di Rh ed Lh. Ossia si avrà graficamente : Garb I Ce I [\Cm i i lì* ', ^ > i i Ma 2 I ' Lh i kh Siamo con ciò arrivati ad esaminare codici che si univano per il v. 66 con il gruppo di Ba, ma che se ne staccano per il v. 28 ( 4 ) per unirsi invece al gruppo Cap 1 : con essi stanno altri codici non ancora esaminati : Rf, Le, Par 2 , Rm, Ln, Cd, Mf, Mart, mentre due ultimi codici: Me, Pd ( 5 ) per lo stesso v. 28 rimangono con il gruppo di Ba. (1) Lh porta la data: 28 dicembre 1433 — ed Rh invece la data del 1460 (vedi: descrizione). (2) Vedi v. 60 - Mm, Lh: selvaggio la beltà suo dardo — Rh : selvaggi in la beltà suoi..* » 68 - » luce rande — Lh : luce rande — » luce rade. (3) Oltre che dal citato v. 52 si vede dal v. 51 : comm. Colonna: in un formato — comm. Garb.: non fermato. Lh ha la via, di mezzo : in un fermato. (4) Di cui abbiamo tre lezioni : si che non pò là gir simigliamo, data dal gruppo intero di Ca. si che non puote largir simigliamo, data dal gruppo di Cap 1 — gruppo di Garb. e : Rf, Le, Par 2 , Rm, Ln, Cd, Mf, Mart . perchè non potè là ir simigliamo, data dal gruppo di Ba più : M'e, Pd. (5) Vedi: descrizione dei codici. — Pd non è che una copia di M'e. - 51 [p. 51 modifica]- L'unione di Rf, Le, Rm, Par 2 è data senz'altro da la contenenza quasi identica nei quattro codici ('). Di ciò troviamo una conferma nelle varianti ( 2 ). Così pure Cd sembra unirsi ad Ln ( 3 ), ma la grafia evidentemente arcaica di Cd ci fa credere ch'esso sia testimonio di un cattivo codice più che tutto quasi indecifrabile, da cui riammodernando venne anche Ln, il quale, più curante del significato che non sia Cd, rimette a quando versi assolutamente arbitrari ('), comprendendo però in un luogo ( 5 ) il suo originale meglio che non faccia Cd. Gli errori palesi di Cd ( 6 ) lo escludono da la paternità di Ln. Tutto questo gruppo, ottenuto con la guida del v. 28, sembrerebbe un gruppo (1) Vedi : descrizione dei mss. Pur essendo la contenenza quasi del tutto uguale, l'ordine invece è mutato. Rm porta la canzone, adespota ed anepigrafa, prima nella sua raccolta : gli altri invece la danno tutti al Cavalcanti. La contenenza di Rm corrisponde a quella parte che in Rf va da e. 115Ì a e. i49<5, parte trascritta da la seconda delle tre mani che compilarono il codice. Rf raccoglie insieme le rime di Dante sparse in Rm e mette in fine rubricata la canzone di Guido che è prima in Rm. Par 2 , Le, pur contenendo circa le stesse cose dei due primi, sono in maggior relazione tra loro e per l'ordine delle opere e per l'aggiunta del libro di Gualtieri che manca negli altri due. Par- poi aggiunge anche il libro di Cato. Credo inutile al nostro scopo ricercare una discendenza fra questi codici: basta l'averli insieme riuniti, perchè essi tengono un posto ben poco importante per la ricostruzione del testo della canzone. Le opere ad essi comuni sono : Can- zoni di Bindo Bollichi, la canzone di Guido, le allegorie con le Metamorfosi di Giovanni del Vergilio, epistole di Luigi Marsili, di Cola di Rienzi, di Morbosiano. — Sono poi comuni ad Rf, Rm, Le, le rime di Dante, di Lapo Gianni, Ventura Monaci, Forese Donati, Stoppa de' Bostichi, Giovanni di Lambertuccio Frescobaldi. Par- sembra più che tutto una raccolta d'opere filosofiche ed ascetiche. (Vedi anche le opere cit.: - S. Morpurgo : / mmss. riccardiani. — Cataloghi della Nazionale di Parigi del Marsand e del Mazzatinti). (2) Esempi : v. 5 - ond'io al presente. » 18 - da -marte viene e fa dismora. » 19 - ed assensalo nome. » 34 - discernere male in cui. » 60 - le biltà suo tardo. e la mancanza dei vv. 68, 69. (3) Esempi : v. 7 - di tal ragione. » 11 - e quale è sua virtute. » 19 - Cd: elle creato de sensato — Ln :. egli è creato da sensato. » 20 - reprende in se. » 31 - Cd', ma che sentente — Ln: ma che s'intende. » 51 - non in fé?' maio loco. » 58 - parere luotn piacere » 65 - Cd: e chi bene ha di forma — Ln: e chi a ben di forma. (4) Esempi : v. 52 - invescando desiri guai mandali foco. » 55 - ne seguir per trovar letitia o gioco. » 68 - a si somiso obschuro luce rade. (5) v. 69 - Cd: fuor d'ogni strade dicean — Ln -fuor d'ogni f rande dicen. (6) Esempi : v. 1/ - dna fan de lume una oscuritate. » 18 - da morte viene e fa d' una hora. » 45 - non s'adorna dire peso mai. » 51 - corner mo non infermato. » 52 - destando sita la qual. » 54 - ne se noma perchè a lui. » 68 - asciso ?nezo et sarò luce rade. - 52 [p. 52 modifica]di contaminati, partecipando esso ai grappi già stabiliti e diversi fra loro. E ad esso si deve unire anche M'e, perchè la sua variante uguale a Ba nel v. 28 perde di importanza di fronte al rimanente della lezione, che lo raggruppa con codici ( l ) del grappo ora in esame. Da qualsiasi paternità dobbiamo escludere il gruppo Rf, Le, Rm, Par 2 per la mancanza dei vv. 68, 69 ed Rb ( 2 ) per le sue varianti arbi- trarie, non riprodotte in alcun altro codice, così come dobbiamo escludere Ln ( 3 ). Abbiamo quindi come più intatti Mari, Mf, M'e: ma, mancando Mf dei vv. 8, 9, rimangono Mari, M'e ed il codice rappresentato malamente da Cd, come più ori- ginali almeno in apparenza. Nel primo verso nessuno di questi porta quel « deggia » che è caratteristico di Garb. e nessuno ha nel v. 4 quel « sicché chil » che è di Rg, Ri, Ld, Mb, discendenti diretti di Ba : ma con Ba si uniscono al v. 5 nel- 1' « undio » contro Garb (« ed al ») unito ad Mf. Certo una ipotetica forma originale « et al presente » poteva facilmente mutarsi in « ond al » che è la lezione assunta dal Colonna : ma relativamente a ciò noi riscontriamo alcune uguaglianze e diffe- renze che hanno un significato speciale. Si ha : Mari Rb, Ln, Cd Ri, Ld, Mb Ba, M'e, Le, Rf, Rm, Par} Rg ond a onde al ond al ondio al in cui « ond al » dei tre cdd. seguaci di Ba appare come una semplificazione di di quell' « ond io al » conservato da Rg, Ba, che poteva sembrare troppo turgido per l'armonia metrica. Relativamente poi a gli altri si vede come da una forma più semplice nel più antico Mart. si scenda per i secondi cronologicamente (Rb, etc.) ad una forma più composta, fino ad una forma pienissima (M'e Le, etc.) in codici che appartengono ai secoli XV e XVI, mentre Mf che è della prima metà del Sec. XV esce in quel « et al » che non può esssere modificazione dell' « undio al » di Ba ( 4 ). (1) Con : Le, Rf, Rm, Par- per i vv. 5, 17, 19, 31, 37, 39, 51, 60 — con : Ln, Cd, per i vv. n, 27, 34. Questi codici tutti si riuniscono poi con Rb contro Ba nei w. 9, io, 35, i quali versi stabiliscono fra loro un nesso più ristretto che non fra tutti gli altri. (2) Mancano i vv. 62, 63: vedi i vv. 9 - già un talento. » 18 - d'amor ci viene. » 28 - non puote le gier simiglianza. » 34 - dicievi male. » 38 - non perchè sia opposta naturale. » 39 - che d'alcune perfetto torte. » 40 - uom ch'aggia vota. ■» 41 - che stabilita nanra signoria. » 61 - che tal volere nocrre per lo suo spcrto. » 69 - fuori del core, etc. (3) Basta esaminare le varianti già citate. (4) Non deve m 3 ra vigliare questo vario metodo critico per i vari codici, perchè i copisti, che troppe volte volevano lasciar traccia dell'opera loro, ora semplificavano ed ora inturgidivano la lezione esemplare. - 53 [p. 53 modifica]Con ciò noi saremmo venuti a fissare qualche discendenza : cioè Mart sarebbe a capo, in secondo posto verrebbe Rb con la fonte di Ln, Cd ed in fine, con relazioni più o meno prossime, le fonti di M'e, Le, Rf, Rm, Par 2 . Al v. 9 Ba ed il suo gruppo danno : « mostrare » mentre Garb, Rb, Mart, M'e, Le, Rf, Rm, Par-, Ln, Cd ( l ) sono concordi nel darci un : « proz'are » per cui si uni- scono ai gruppi di Ca e Cap x . Questa unione dimostra che : « ed al » del v. 4 in Garb, Mf ha origine diversa da 1' « et dal » dei discendenti di Ca, ossia sa- rebbe una corruzione di quel « ond a. » che sta in Mart, e fu malamente inter- petrato : la qual forma rivela origine comune con 1' « undio al » di Ba, a cui s'arrivò a traverso l'« ond al» dato da alcuni codici. Questi, che sembrano conta- minati, vengono a formare così una squadra vera separata da le altre, divisa in gradi diversi di uguaglianza e di differenza e la contaminazione (se tale è vera- mente) deve essere opera di eruditi, perchè mai un copista semplice riunisce le- zioni di diversa origine nella sua copia : onde il trovare tra questi cdd. il nome di un commentatore, Dino del Garbo, può far dubitare che la contaminazione venga da lui. Ma la variante del primo verso dei commenti non ha riscontro, come si vide, negli altri codici, onde quello che appare di primo strato in Mart non può essere opera di Dino. E si tratta veramente di contaminazione o questa tradizione nuova è più genuina delle altre, come quella che partecipa di esse e ne rivela le mende ? La risposta verrà da l'esame completo delle varianti. Nel v. io abbiamo tre lezioni generali, ( 2 ) che non danno però risultati de- finitivi, perchè si è già dimostrato che Lh, Rh rappresentano una contaminazione di Garb, rappresentato meglio da Mm, mentre Ce rappresenta la prima forma, su cui il commento si svolse. Ammettendo una lezione originale « la ove posa » che poteva essere evitata per l' iato, facilmente si spiegano le correzioni : « là dove » — « là dove si ». Ma nel v. 1 1 le divisioni si fanno più nette : Mart, Garb, Cd, Ln, Rb, Me portano : « qual è » : Mf, Rf, Le, Rm, Par, 2 unendosi ai gruppi Ca e Cap 1 , danno : « qual sia ». Ciò dimostra la tendenza di questi ultimi ad avvicinarsi ad altri gruppi e come, da una base comune, Ba con i suoi si staccasse per il v. io e come Garb si unisca veramente a Mart, Rb, M'e. Se il v. 12 li fonde tutti insieme ( 3 ), il v. 19 muta un poco le relazioni unendo Garb, M'e, a Mf, Le, Rf, etc. ; ma è una variante ben lieve, facilmente corretta o sbagliata, che si riduce al semplice mutamento da : da a ed a. Stringe le rela- zioni fra Mart ed M'e il v. 24 per l'uso caratteristico in ambedue di «posanza» per «possanza». Così unendosi e dividendosi questi codici continuano per tutta la canzone : onde sintetizzando noi possiamo stabilire una prima uguaglianza (v. 66) di tutti questi mss. con Ba : poi altre uguaglianze più ristrette, che raggruppano in- (1) Il verso manca in Mf. 1 (2) la dove posa - gruppi di Ca e Cap^ : rj, Mf, Rb, M'e, Cd, Le, Ln, Rm, Rh, Lh, Par*. la dove nasce - Ba e seguaci. la ove si posa - Mart, Mm. la ove posa - Ce. (3) L'esenza e poi ciascun. - 54 [p. 54 modifica]sieme i gruppi già formati : Garb - Le, Rf, Mf (*), Rm, Par" 1 — Cd, Ln, — con Rb, M'e, Mari. Dei quali Rb attesterebbe una lontana origine oscurissima comune con Cd, Ln, ( a ) in costante relazione con Mart, al quale fanno capo anche gli altri gruppi. Ed M'e è pure unito fortemente a A±art, anzi talvolta ( s ) sembra segnare il passaggio da Mart a Garb, Le, Mf, Rf, Rm, Par 2 , mentre in molti altri luoghi già visti concorda con Mart. A quest'ultimo, di lezione evidentemente più primitiva (*), s'avvicina anche Mf, (•') attestando una fonte più pura anche se vicina a quella di Le, Rf, Rm, Par 2 . Riunendo ora i primi risultati con questi ultimi, porremo uno specchio generale ( c ) dei cdd., in cui ogni codice è più che tutto rappresentante di una tendenza particolare nelle lezioni : (i) Per l'unione dei w. n - e guai sia sua virtute. » 38 - non che opposito naturai sia. » 39 - da ben perfetto. » 52 - destandosi ella. » 54 - e non si mova perdi' ali ni. » 66 - perche lo meno chi dallei, etc. (2) Più che altro per il v. 52 - Cd: destando sita — Rb: destando sitto. (3) Vedi v. 60 - Mart: selvaggio le beltà sun — M'e: selvaggio la beltà sito — gli altri: selvaggia la beltà suo, (4) Si vegga più innanzi il confronto di Mart con i codici primitivi e la guida al testo critico. (5) Si osservino i vv. 51 - en nnu fermato. » 53 - Marti noi fin lotti che noi - Mj : noi pò chonch noi. (6) Manca Cb il quale io credo aver dimostrato copia pedissequa della edizione Giuntina e che non ha alcuna importanza critica, essendo opera del Cittadini su la lezione di una stampa già modificata ai criteri di una età già tarda. (3 [p. 55 modifica]

O >■** OH o 9) O c o N C O (3 (3 C c 4-» c o o o > (3 h -J / r— M - -i i— sae -» — ^ o _ \ 7~ OS 3 ' «  ■ <a 1 ~3 r si L. -$ >> H V Vi Vi «  H! —a. - 5 [p. 56 modifica]6 - Abbiamo così fissati i quattro codici che più schiettamente rappresentano quattro tradizioni remote del sec. XIV nella lettura della canzone ; ma essi non hanno un valore assoluto dovendo essere purificati di tutta quella parte che è o arbitrio o costume individuale : arbitrio nel significato, costume nell' ortografia. Saranno criticamente accettabili quelle lezioni che abbiano a loro garanzia almeno tre di questi codici : pur anche da le varie lezioni si potrebbe venire ad una più stretta risultanza critica fra i quattro cdd. maggiori. Osservando i versi di più profonda mutazione, si hanno queste relazioni : v. 5 - Ca, Cap 1 Mart, Ba » 1 1 - » » » » » 19 - » » » » » 24 - Ca simile a Mart Ba, Cap 1 » 28 - Ca simile a Ba Mart, Cap 1 » 37 - Ca, Cap 1 Mar, Ba » 53 - » » » » » 66 - » » » » Ad una regola generale di uguaglianza, Ca uguale Cap 1 , Mart uguale a Ba, non si oppongono che due casi nei vv. 24 e 28. Per il v. 24 la differenza è : Ca - pesanza — Mart - posanza — Ba, Cap 1 - possanza. Cominciava già nel sec. XIV a decadere la forma «pesanza*, onde può essere venuta occasionalmente in Ba e Cap 1 la correzione : « possanza » tanto più che essi presentano larghe traccie (*) di influenze correttive. Per il v. 28 la cosa è più grave. Abbiamo : Ca - si che non pò la gire simiglianza Mart • si che non puote largir semelianza Cap 1 - si che non puote largir amiglianza Ba - perchè non potè la ire simiglianza (1) Si riscontrano in quei luoghi, in cui si vede la ricerca di una maggiore chiarezza, la quale dà lezioni opposte a gli altri tre codici. Per Cap 1 i versi : 44 - fuor di natura di misura torna. 59 - non può coverto star quand'è sorgiunto. 66 - dunquelli meno che da lei procede. 71 - Canzon mia tu puoi gir sicuramente. e per Ba i vv. 9 - di voler mostrare. » io - la ove nassce. » 38 - non che opposito naturai sia. » 39 - ma quanto che da ben perfetto torto è. » 51 - e voi chom miri in un /ormato luoco. - 57 [p. 57 modifica]Ca, Mari, Cap 1 sono concordi nel « si che » contro il « perchè » di Ba, Fatta 1' ipotesi che un codice unico generatore di A/art e Ba fosse uguale in questo verso a Ca, salvo la mutazione di pò in pttote, potè, era naturale che il menante di Ba trovasse più giusta la lezione « perchè » la quale veniva a spie- gare l'asserto del verso precedente : non è diletto, ma consideranza, esiste cioè già una variante d' interpetrazione fra Ca e Ba. Questo stesso verso veniva racconciato con un « largir » facile sostituzione di « la gir » come appare da l'essersi questa sostituzione compiuta anche in Cap 1 , il quale non può averlo desunto da Alari, essendo uguale per altre sei varianti profonde a Ca. Nei due gruppi apparirà più puro quello che avrà garantita la propria lezione dal gruppo avverso e, poiché abbia"mo veduto Ba dividersi nei versi citati da tutti gli altri, dobbiamo crederlo maggiormente inquinato che non sia Alari, il quale, risolto il v. 28, non presenta alcun altro profondo mutamento, ma soltanto modalità individuali (}) che tutt' al più serviranno a rifiutare la discendenza di- retta. Ba invece mostra di essere disceso da un codice simile a Atart, aggiun- gendo le sue modificazioni. ( 2 ) Ca sta a Cap 1 come Alart sta a Ba : anzi Ca è più poderosamente intatto di fronte ad un fratello più degenere. ( 3 ) Si avrà quindi : * aut. Cap 1 1 Ca Mari Ba (1) Tali i vv. io - la ove si posa. » 1 1 - sua posenca. » 23 - loco e ditnostranza. » 46 - color riposo e pianto. » 52 - la qual mena foco. » 59 - quando se gionto. » 68 - asciso ntozo et scuro. « 72 - la vi te piace. (2) Vv. 5 - A/art: ond a » 1 1 - » e qual e » 1/ - » da lume » 37 - » ita a la » 38 - » non perchè oposto » 40 - » caggia » 5 1 - » en non fermato » 54 - » ne mova già però ka » 6ó - » perchè li mena che da lui Ha: ond' io al « e quale e » dal lume » cita a la » non che oposito » eh abbia » in un formato (contro tutti gli altri) » e non se mova per eh' a » perche l mena de chi da lui. (3) Vedi i vv. già citati e la ricostruzione del testo. - 58 [p. 58 modifica]- io credo si debba tener conto anche dei due codici inferiori per ottenere una lezione quanto più pura, appoggiandola su Ca e Mari, mentre Cap 1 e Ba servono di ragguaglio a completare la purezza delle origini. E non credo invece opportuno il ricercare più oltre quale sia il dominante fra Ca e A/ari con un metodo sperimentale, cercando cioè quale dei due codici maggiormente concilia le tradizioni avverse : si verrebbe ad un risultato forzato, ni n potendosi ammet- tere che alcun codice sia così assolutamente puro da imporsi a tutti gli altri. Si dovranno piuttosto discutere a mano a mano le varie lezioni nel confronto più importante di Mari, Ca e nel confronto secondario di Ba, Cap 1 . Noi dovremmo anche stabilire la specialità ortografica di questi codici per poter dubitare di tutto ciò, che si dimostra uso puramente ortografico ed indivi- duale, tenendo conto massimamente di ciucila ortografia della fine del dugento che il Vat. 3793 usa nell i trascrizione del « trattato di ben servire » ; la quale, pur non accettando interamente le ardite conclosioni del Salvador! ( J ), deve essere considerata di altissimo valore, com2 ben disse il prof. Raina ( 2 ), come quella che ci attesta una mano colta della seconda metà del Sec. XIII ( 3 ). Fin d'ora possiamo stabilire in Ba, come in quello che più chiaramente le dimostra, alcune specialità glottologiche che lo rendono meno puro : tale la ten- denza a sciogliere e tonica in ie, tendenza molto rara negli altri (') : a sciogliere « tonica in no (•"'), mentre Ca è quasi completamente estraneo a simili uscite. Il che dimostra chiaramente la minore originalrtà di Ba. ( u ). (i) Op. cit. (2) « De vulgati eloquentia » testo critico. Edito da la Società Dantesca Italiana. (3) Terremo a guida costante il lavoro bellissimo del compianto prof. N. Caix su le origini della lingua italiana. (4) Mart, Cap 1 , Ca: prega — Ba : priega. fero — fiero, altero — altiero, nega — niega. vene — Ba, Cap 1 : viene, ven — Ba, Mart: vien. mantene — mantiene, gente — gienti. segue — sieguc. e per la stessa tendenza : trage — traggie. possa — possia. mezo — meggio. resplende — respiende. selvage — selvaggie. (5) Mart, Cap 1 , Ca: cor, for, move, trova, nova, loco, foco, prova. Ba: cuor, fuor, muove, truova, nuova, luoco, fuoco, pruova. Ba conserva Vii originale qualche volta : Mart: ond — Ba : un.l e per uguaglianza : Ca, Cip*, Mart: coverto — Ba : cuverto mentre ci dà : soa, so, toa - pei : sua, suo, tua - e por simigliali/a : perprtoalr, aoiie. (6) N. Caix: op. cit. - 59 [p. 59 modifica]Nella seconda canzone ( l ) abbiamo ancora alcuni gruppi ch'erano dati da la prima, ma anche abbiamo un codice non ancora classificato : Me. Il gruppo di Ca si mantiene intatto e ad esso si unisce Lk che non è accompagnato da Mq come nella prima canzone, ma dimostra di essere proveniente da due origini perchè questa canzone trovasi con una ballata molte carte dopo la prima. Il nuovo codice Me mostra una discendenza diretta da AVa, il quale con M'b rimane fedele a Cap x . Rb è sempre unito a Mart e sempre meno puro, ma anche è in relazione con Cap x , perchè com'esso manca di un verso ( 2 ). J/Y sembra abbandonare del tutto il suo gruppo per unirsi a Ca : ma ciò non ha grande valore, dato che le varianti fra Mart e Ca non sono assolutamente profonde. J/Y quindi ed Rb presentano origini di contaminazione. Rimangono primari ancora Ca e Mart, dovendosi perù notare che Ca appare meno anziano e meno fedele di Mart per la lezione e per l'ortografia. Di questo troveremo qualche prova maggiore nelle ballate. Lk, che ne porta una ( 3 ), non si allontana né pur per essa molto dal gruppo di Ca che conserva anche la unione con i suoi gruppi tranne con x 5 il quale ha relazioni evidenti con UBa, che per altre rime è unito a Va. Da la ballata « Fresca rosa novella » si vede come UBa non possa provenire direttamente da Va, essendo in qualche luogo più fedele a Pe, codice antichissimo, che e per la giusta attri- buzione della ballata a Guido e per la purezza della lezione acquista una massima autorità. Esiste però fra questi due codici Va, UBa una relazione in- tima, che si manifesta in una tendenza riammodernatrice. Si deve tosto notare che Ca ( 4 ) resta, per tutte le rime contenute da Va, testimone di una tradizione un po' diversa da questo, onde spesso si completano a vicenda. Ca ha nelle ballate un ordine notevole se lo si confronta con 1' ordine che esse hanno nella tavola del libro Reale, dataci dal Colocci : Libro Reale - i, 2, 3, 4, 5, 6, - Canz. Canz. 7, 8, 9. Ca - 6, 4, 5, - Canz. Canz. 7, 8, 9, 2, 3, 1 il quale ordine non è in Va, mancante di varie di queste ballate, onde si deve ritenere 1' origine di Ca anche remotamente diversa da quella di Va. (1) Data dai edd, : Ca, La, Lo, Le, Ma, Pa, M'f, Pò, C, Ci, Capi, Capa, M'a, M'b, Lk, Mart, Me, Kb, M'e. — Seconda nell'edizione dell' Ercole, da cui traggo la numeratura d'ordine. È la canzone : Io non sperava che lo cor giamai. (2) Il verso 52. (3) Ballata: « Poi che di doglia cor conven ch'io porti ». (4) Il Caix (op. cit.) provò che nella generalità Ca proviene in parte da fonte comune a Pe, che Pe risente di una tradizione lucchese, che Va discende pure in parte da Pe, il copista del quale sembrerebbe pistoiese. A questi si dovrebbero quindi riportare alcune specialità come : presto, aitsellì. Sembranza è forma più letteraria su sembianza popolare per avversione a bl : però: biasmato per blasmato in Ca. Mirabol di Ca è forma più tarda di mirabil di Pe, Va, UBa. - 60 [p. 60 modifica]Fra le ballate acquista una grande importanza critica la ball. Era in pensier d'amor quando trovai In essa Cap 1 , Mari portano la strofa che è terza in Ca come quinta e questa strofa manca in Rb, ed osservando il contenuto ed il senso della ballata, si deve ritenere primitivo l'ordine di Mari e Cap 1 contrariamente a quanto fece il prof. Ercole. Nella seconda strofa è detto infatti (*) : disse l'una che rise : guarda come conquise forza d'amor costui. Perchè nella strofa seguente il Poeta avrebbe scritto : Molto cortesemente mi rispose quella che di me prima aveva riso. — ? A che rispondeva la foresétta ? forse a le prime parole della prima strofa ? No, perchè qi; avevano soltanto fatto sì che le foresette si volgessero e Putta dicesse le prime parole. D'altra parte perchè il poeta l'avrebbe precisata: quella che di me prima aveva riso s e era quella precisamente che aveva allora finito di parlare? Né può essere l'altra, poi che essa è detta : l'altra pietosa, piena di mercede. fatta di gioco in figura d'amore, parole che hanno una perfetta corrispondenza con il principio : l'una cantava : e' piove gioco d'amore in noi. (i) Si osservi il testo dell'intera ballata. - 61 [p. 61 modifica]Bene invece la strofa viene riportata come quinta: perchè già l'altra «fatta di gioco in figura d'amore » ha chiesto al poeta se egli ricorda gli occhi che lo erirono : cui il poeta risponde che si innamorò di Mandetta in Tolosa. Allora l'urta, che di lui prima aveva riso, lo consiglia di raccomandarsi ad Amore, il che il poeta fa nel commiato, che a questa strofa viene così a seguire immediatamente. Mari quindi, che per la prima canzone s'è mostrato più integro di Cap 1 , prende una notevole importanza, sebbene la sua lezione, precisamente per il confronto di Cap 1 , si dimostri malamente trattata dal copista. Un codice non ancora esaminato, Pc, in questa ballata sta fra Ca e Cap 1 , come secondario e simile ad Mb. Per la ballata : Perch' io no spero di tornar giamai le autorità notevoli di Va, Cap 1 , Ca, si schierano ciascuna per sé per lievi diffe- renze, modificazioni della lezione più arcaica che è in Mari. Fra i secondari UBa sta con il gruppo M'f, Pb, C, come appare anche da l'ordine delle ballate, e con essi si schiera in una delle discendenze di Ca. Le ballate del resto non servono che a confermare le relazioni fissate con la guida della prima canzone. Alcuni altri codici non caddero ancora in esame. Fra questi Md che contiene un solo sonetto e presenta una lezione troppo diversa da tutti gli altri per poter, con sì breve materia, assegnargli un posto preciso : Mi pure con un solo sonetto in relazione a Cap 1 : Mr codice che acquista una certa autorità per la sua indipendenza, perchè, contenendo tre sonetti, per uno si uguaglia a. Ca e per gli altri due s' avvicina e pur si stacca da Va dimostrandosi esso pure di lezione notevolmente originale. Codice pure di grande importanza per gli undici sonetti che contiene è Ms che, pur presentando lezioni diverse e chiaramente in- quinate quando è in relazione con A, rimanendone però sempre più puro, altra volta si dimostra di una purezza incontestabile. Per esempio nel sonetto: Beltà di donne di piagente core mantiene unico una variante data da Li, quel codice Laurenziano-Rediano che deve essere ritenuto come guida unica a la pura ricostruzione del sonetto; e nel sonetto : Perchè non furo a me li occhi dispenti con A dà nell'ultimo verso l'unica lezione sensata ; e nel sonetto : O donna mia non vedestu colui sta contro tutti i secondari con i mss. autorevoli Mr, Va, Cap 1 , Ms. Esso quindi non è codice secondario e, spogliato delle varianti individuali arbitrarie, è testimonianza - 62 [p. 62 modifica]notevole di lezioni primitive. Abbiam visto in relazione con questo il ms. A che è anche in relazione per vari sonetti con il nodo Ma, M'b i quali si raggruppano con Cap 1 : ma A presenta varianti stranissime dovute più che tutto ad una evidente cattiva lettura dell' esemplare. Certo è che A, per le rime contenute anche in Ms, devesi riconoscere discendente da un codice simile a questo, se non come una cattiva copia diretta di alcune rime dello stesso Afs: a ciò s'opporrebbe però l'avere i due codici contenenza diversa. Pf, Pg, Ph sono codici contenenti ciascuno un solo sonetto. Del primo si è già parlato trattando del sonetto: Morte gentil remedio dei cattivi. Il secondo si unisce al gruppo già fissato di ,ÀPf t che è gruppo secondario : il terzo si fonde con il gruppo Mg, Mh e si unisce più ad Mh, che è meno puro di Mg: è quindi pur esso di autorità molto scarsa. Anche Re si raggruppa gene- ralmente al nesso di M'f fuor che per il sonetto : L' anima mia vilmente è sbigotita ove ha relazione con quel gruppo M'a, M'b, che è in costante discendenza da Cap 1 : pur essendo di varia origine così partecipa sempre di lezioni derivate. Rd posteriore al 1479 si fonde ne' suoi due sonetti con quella parte di UBa che abbiam visto in relazione con Ce, i quali insieme sono dipendenti da le discendenze di Ca (*•*). Ai gruppi secondari di Ca si unisce pure Lf nel solo sonetto eh' esso con- tiene e Vb per un frammento di ballata e tre sonetti e Bb per un suo unico sonetto. Re, che pure ha un solo sonetto, appartenendo al sec. XIV acquista una notevole importanza rappresentando una tradizione diversa da l'autorevolissimo Va. UBc invece non è che codice secondario che ha quest' ordine di rime di facile ragguaglio : UBc - 1, 2, 3, 4, 5, 6. M*f - 5, 6, 1, 2, 3, 4. C - 2, 1, 3, 4, 5, 6. e l'esame delle varianti non fa che confermare la relazione della contenenza : sta quindi con M'f fra i seguaci secondari di Ca. Non restano così che due questioni : quella del cod. Cb. e quella della tradizione Bartoliniana, rappresentata da UBb, M'c, Berg, Nap, Cors, a la quale non può essere estraneo Ra, che com' essa ricorda il nome del Brevio e del Bembo. Cb è diviso in due parti. La prima parte corrisponde a l'ed. Ginn [p. 63 modifica]Giuntina del 1527 e ne è una copia: la seconda è in relazione quasi totale con i discendenti di Ca meno correzioni parziali, che non si devon ritenere che frutto degli studi comparativi del suo colto compilatore, il Cittadini: ricostruendo quindi con l'appoggio di Cb la Giuntina nelle sue origini, si trova che essa per le ballate dipende da una fonte simile ad Lc e a questi gruppi secondari a Ca s'unisce pure in molti dei sonetti; ma per il gruppo dei primi sette sonetti sta con le tradizioni di M'a, M'b. Della questione Bartoliniana i risultati mi sono comunicati dalla cortesia squisita del prof. Michele Barbi 1 che ne fece uno studio profondo. Egli potè provare che UBb ed i simili a lui non sono copie complete della raccolta Bartoliniana di rime antiche e che il ms. Bartolini, il codice Rezzi ed il cod. Alessandri sono uno stesso codice oggi smarrito 2. Da la raccolta Bartolini deriva per la massima parte anche il cod. Ash. 479, che nulla contiene di Guido, e da questo, ed in parte direttamente dal Bartoliniano, quasi tutte le aggiunte che il Borghini aveva fatto ad un esemplare dell'edizione Giuntina, esemplare smarrito da cui perù derivarono l' Ash. 763 ed Ra. Per noi quindi non avrebbe valore critico che quel primo codice smarrito, il quale non contiene una sola delle rime stampate nella prima Giuntina e serba traccia di uno spirito critico, che sceglie fra le rime inedite quelle sole che sono confermate da l'autorità di codici primari. Sappiamo per testimonianza del Fiacchi (Scelta di rime antiche) che il codice Alessandri conteneva venticinque componimenti di Guido, tra cui quel sonetto


Una figura della donna mia


che non è dato che da Va ed UBa. Se noi però uniamo insieme i componimenti di Ra e Ubb, discendenti parziali, non ne abbiamo che un numero di venti. Si sa che il Bembo 3 conobbe i due codici Va e Ca che si completano a vicenda ed a completare il numero, secondo l'unione di questi due codici, mancano cinque sonetti ed una ballata. La ballata fu esclusa perchè di attribuzione incerta: sarebbero quindi quei cinque sonetti il completamento del codice Alessandri. Io non getto con ciò che una ipotesi, non avendo bastanti ragioni critiche per affermarlo definitivamente 4. Restano quindi per le varie rime manoscritti di autorità primaria : Mart, Ca, Va, Cap1 , Ms, Li, Re, Pe, Pf. [p. 64 modifica]

Delle stampe posteriori a la Giuntina compilò un buon specchietto il prof. Ercole: onde io mi limiterò a parlare di quelle sole, in cui credo il precedente editore abbia lasciato qualche lacuna di osservazione e che contengono rime inedite.

La Bella mano di Giusto de’ Conti Romano Senatore - Patisson, Parigi 1515, nell’appendice contiene «rime antiche di diversi» raccolte dal Corbinelli.

Vi sono stampati sei sonetti prima inediti. Bene osservarono l'Arnone e l’Ercole che essi sono nell’ordine dato da Cc, ma non s’accorsero che è anche l’ordine di quell’ultima parte di UBa che abbiamo visto unirsi a Cc. L’Ercole però credette che il Corbinelli li togliesse da Par1, copia, com’egli disse, della raccolta Aragonese: ed ammise anzi che da Pa li traesse Cc. Sostenne il Casini5 che Cc è scritto da varie mani del sec. XVI. Il codice infatti è composto di vari fascicoli, onde esso sarebbe miscellaneo. Ma per le varianti questa edizione è più che tutto fedele a Rd che abbiamo visto rappresentare una delle origini del gruppo UBa, Cc: onde si dovrebbe credere che il Corbinelli traesse i suoi sonetti da una fonte più originale che non sieno UBa e Cc. L’uguaglianza che trasse in errore l’Ercole sta soltanto nell’essere questo gruppo non lontano da la tradizione medicea nella discendenza da Ca.

Quale fu dunque il codice da cui il Corbinelli trasse le rime? Ernesto Lamma6 affermò che UBa appartenne a l’Amadei e che a lui si riferisce una nota che ne stabilirebbe l’origine da un libro antichissimo appartenente a Gian Giorgio Trissino. Dato ciò e poi che il Raina 7 stabilì le relazioni continue fra il Trissino ed il Corbinelli si può credere che da quell'antico esemplare il Corbinelli traesse i sonetti. UBa bensì consiste di vari fascicoli di varie mani e la nota dell’Amadei non può riferirsi che al fascicoletto che la porta e ne assegna la data al 1600; ma pure le rime di UBa parallele a Cc appartengono al sec. XVII.

Il Serassi nella publicazione delle sue rime antiche8 precisò di averle tratte da un codice ch’era copia mista di tre codici preziosi posseduti uno dal Bembo, l’altro dal Brevio, il terzo da Carlo di Tommaso Strozzi. Sarebbe quindi probabilmente quello stesso codice Bartolini o Alessandri o Rezzi perchè le varianti corrispondono in parte ad U Bb, in parte ad Ra.

Il Cicciaporci ricorda un codice Lucchesini da cui trasse il sonetto:


Beltà di donna di piagente core


che doveva essere un estratto del Laurenziano-Rediano 9. (Li).

Questo però non si trova certo fra i codici esaminati da me, perchè esso, come appare da l’edizione del Cicciaporci, portava in quel sonetto la variante «plagente» [p. 65 modifica]per «saccente» che unicamente è data da lo stesso Li. Avrebbe per noi poca importanza perchè copia di un codice che ha di Guido un solo sonetto. Giustamente affermò l’Ercole che l’Allacci trasse da Ba il sonetto:


O donna mia non vedestu colui


ma errò nel dire che lo stesso editore trasse invece da Va il sonetto:


Veder poteste quando vi scontrai


il quale pure fu tratto da Ba: chè la lezione è perennemente uguale, tranne alcune correzioni di forme ortografiche specialissime del codice e qualche lettura imperfetta, che si verifica pure nel primo sonetto come: «arzieri» per «arcieri» — «fuzendo» per «fugiendo» e quindi per la rima: «plazendo».




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LE RIME DI GUIDO CAVALCANTI



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  1. Vedi l'opera recentemente pubblicata in proposito: I codici Bartoliniani — Bologna - Zanichelli.
  2. Oggi da poco scoperto. Vedi: A. F. Massera - «Di un importante ms. di rime antiche volgari» - Rivista delle Biblioteche e degli Archivi, XI, 4-6.
  3. Cian: op. cit.
  4. Tutta questa questione è risoluta da la scoperta del Massera. — Pur troppo sono nella impossibilità di esaminare questo nuovo codice, alla vigilia della publicazione di questa mia opera, perchè condannato dal Ministero dell'Istruzione gratuitamente all'esilio da ogni centro di studi e di erudizione. Sono però convinto che questo codice non deve avere per le rime di Guido importanza originale. Ad ogni modo sarò pronto a publicare un supplemento a questa mia opera quando lo trovi necessario per la retta lezione delle rime. (Lovere - Febbraio, 1902).
  5. Op. cit. Le rime Bolognesi.
  6. Giorn. Stor., XX, 154 - Vedi anche: Giorn. Stor., XXIV. 200-1.
  7. Op. cit.
  8. Poesie di alcuni antichi toscani - Roma, Benedetto Francesi, 1774. — Il raccoglitore dà notizie del codice, da cui trae le rime, nella lettera dedicatoria all’ab. Baldassare de’ Martini in data di: Roma 16 giugno 1774.