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Le Rime originali ed apocrife

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Guido Cavalcanti - Rime (XIII secolo)
Le Rime originali ed apocrife
I manoscritti delle Rime La genealogia dei manoscritti
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LE RIME ORIGINALI ED APOCRIFE





Giustamente osservò nell’opera sua l’Ercole1, relativamente a molte rime attribuite al Cavalcanti, che esse devono essere ritenute come spurie, ricercando invece per altre o testimonianze esterne o ragioni intime che ne convalidassero l’autenticità. Onde io mi terrò soltanto a discutere quelle, su cui rimaneva alcun dubbio od a portare qualche nuovo argomento in aiuto a le sue asserzioni. Delle tre canzoni date da S non si può tenere alcun calcolo: di quelle date da M’e la canzone:


Virtù che ’l ciel movesti a si bel punto


si trova in Pd Lk Mq ed ha in questi due ultimi la rubrica: Chanzon morale fecie Ghuido Chavalchante da Firenze in lodando lo ’mperatore. - Osservò bene il Ronconi2 che l’invio appare posteriore di un secolo almeno.

Si deve anche tener conto che se M’a la porta insieme con la canzone; Alta virtù che si ritrasse al Cielo - nè l’una nè l’altra si riprodussero in M’b che con M’a ha tanta relazione. La canzone: Sempre a felice sua salute intende - sembra una imitazione pessima e tarda dei sentimenti del dolce stil nuovo; è di poeta che si diletta di ragionare e gode delle sue parole: questo mai fece Guido. Lo stesso Ronconi afferma riferirsi la canzone: Il moto il corso e l’opra di fortuna - a la battaglia di Monteveglio avvenuta il 15 novembre 1325 ed a la prigionia di messer Malatestino nel castello di messer Passerino, signore di Mantova3: e con lui pure io credo che il Malatesta, a cui è indirizzata la [p. 11 modifica]canz.: E s’el non fosse il poco meno e il presso — non sia, come l’Ercole stima, M. Malatesta figlio di Pandolfo, ma Ferrante di Malatesti d’Urbino che nel febbraio del 1324 condusse la taglia di Toscana contro gli aretini4: trattasi in ogni modo sempre di personaggio del secolo XIV. La canz.: L’ardente fiamma della fiera peste — è tutta un arzigogolo sopra due potenze nemiche che tolgono la deliziosa vita, ed una preghiera ad una dolce figura </noinclude> canz.: E s’el non fosse il poco meno e il presso — non sia, come l’Ercole stima, M. Malatesta figlio di Pandolfo, ma Ferrante di Malatesti d’Urbino che nel febbraio del 1324 condusse la taglia di Toscana contro gli aretini5: trattasi in ogni modo sempre di personaggio del secolo XIV. La canz.: L’ardente fiamma della fiera peste — è tutta un arzigogolo sopra due potenze nemiche che tolgono la deliziosa vita, ed una preghiera ad una dolce figura

che mossa da virtù mi sarà forte
d’umana vita o di compiuta morte.

Nella canz.: Cotanto è da pregiar ogni figura - si avrebbe la preoccupazione di un erroneo antropomorfismo d’amore, chè il poeta rimprovera «certa grossa gente» che

amor fa cieco andar per lo suo regno
narrando che ’l conduce vita umana.

Dante nella «Vita nova» ricorda il rimprovero delle «persone grosse» ai simboli e sostiene essere lecito ai poeti far parlare le cose inanimate e gli accidenti «come fossono sustantìe»; pur che poi il simbolo possa essere risolto. Alcuni non sanno far ciò e: - questo primo mio amico ed io ne sapemo ben di quegli che così rimano stoltamente. - Ora come Dante avrebbe citato il nome del Cavalcanti a questo proposito se questi avesse scritto:

Cotanto è da pregiar ogni figura
quant’ella mostra in forma ed anco in atti,
pura sembianza del suo naturale. -?

Veniamo quindi, escludendo tutta questa serie di canzoni necessariamente apocrife, a le due ballate:

Io vidi donne con la donna mia,....
Sol per pietà ti prego giovinezza.....

su cui l’Ercole aveva lasciato alcun dubbio, e prendiamo ad esaminare la seconda. Ad ambedue Ca dà la rubrica: - Guido Cavalcanti et Jacopo - e la seconda si trova pure in Ra, Ashb. 763, Bart. (M’c. UBb. Nap. Cors. Berg.) Cb. Le. Pa. L’esame di questi codici fa che si unisca Pa come dipendente da Le, il quale a sua volta discende da una fonte parallela a Ca, onde la sua attribuzione della ballata a Guido, dipendente forse da una eguale attribuzione della sua fonte o, più probabilmente, da l’opinione che ne ebbe il raccoglitore, Lorenzo il Magnifico. Cb contiene la ballata nella sua seconda parte, la quale mostra di discendere pure dal gruppo parallelo ad Lc, con il quale o si unisce [p. 12 modifica]completamente o rivela fonti affini, pure parallele a Ca. Ricordano il testo del Bembo o Brevio tanto Ra, di cui è parallelo Ashb. 763, quanto Bart, il quale ha la rubrica - dal testo del Brevio, che non è data da Ra. Basti precisare al nostro scopo che ambedue questi codici sono sempre in relazione con i gruppi discendenti da Ca, perchè questa ballata è contenuta da Ra in quella sua parte comune con Bart, che è sempre in relazione con Ca; e Bart6, appare sempre corretto su Ca da lezioni parallele al gruppo di Le e simili: il che avviene anche in questa ballata. Resta quindi autorità originaria Ca con il dubbio della sua rubrica doppia. L’Ercole lanciò l’ipotesi che il menante di Ca trovandosi dinanzi a rime di Jacopo fra le rime di Guido le ommettesse stimandole indegne: perchè allora le avrebbe trascritte in altro luogo del codice7? Esaminiamo invece queste rime del fratello di Guido e cerchiamo se vi sia relazione alcuna in esse con questa ballata8. Una relazione di rime è con il sonetto che sta a f.° 84b;

Ballata:

          cagla, battagla, tagla, vaghi, scagla, saghi,

Sonetto:

          valgla, chalgla, talgla

e ciò non è senza importanza, specialmente trattandosi di poeta non sovrano, al quale dovevano con ogni probabilità ricorrere a la mente le stesse rime con perennità monotona. Si noti ancora:

Ballata:

Tu vedi ben che l’aspra conditione
          ne i colpi di colei ch’à in odio vita
          mi stringe in parte ov’umiltà si spone.

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Sonetto:

...che ’n forza tutta se’ di crudeltate
e tua dolceza non credo che vi vaglia
ch’i’ veggio ch’è sbandita umiltà te.

Ben di raro nelle rime di Guido manca ogni speranza di mercede e la donna sua, pur essendo disdegnosa, mai è priva di quella umiltà dolcissima, che invece manca sempre nelle rime di Jacopo: la disperazione del disinganno e della crudeltà femminile pervadono la ballata come i tre sonetti riportati dal codice Chigiano.

L’altra ballata è nei codici Ca. Lc. Pa. Cb. e nella edizione Giuntina del 1527. Cb l’ha nella sua prima parte che è discendente da la Giuntina. Resta quindi a discutere l’origine di questa, la quale origine si ritrova in Lc o in un parallelo di Lc. Può sorgere un dubbio: - Perchè Giunt. diede al Cavalcanti questa ballata e non la precedente che pur trovavasi in Lc? e perchè essa non è data dai codici ricordanti il Bembo o Brevio? - Notiamo ch’essa si trovava nel Libro Reale9 secondo la tavola del Colocci dataci dal Monaci10 e vi si trovava con altre rime di Guido in questo ordine:

L. Reale - 1. 2. Io vidi. 3. 4. 5. 6. 7. 8 - Canzoni 9. 10. 11.
Cap2 - La 7. 8. 6 - Canzoni 9. 10. 11. 4. 5. 3. -. -. 2.
Lc - 7. 8. 6 - Canzoni 9. 10. 11. 4. 5. 3. -. Io vidi. Sol per pietà. - 2.
Ca - 7. 8. 6 - Canzoni 9. 10. 11. 4. 5. 3. -. Io vidi. Sol per pietà. -. 1. 2.

Si ha quindi una relazione continua. L’importanza che sempre fu data al L. Reale dimostra quanto esso fosse stimato e quanto diritto abbia a la nostra fiducia. Lo ebbe il Bembo11, che ebbe pure Va e fu forse dal confronto dei due codici che egli trasse l’esclusione della canzone filosofica. Forse dal L. Reale trasse la ballata anche la Giuntina. Quanto ai Bartoliniani, uniti ad un’origine simile a Ca, si può credere che anche Ca fosse noto al Bembo, onde la incertezza, per cui egli pensò di escludere ambedue le ballate; rimanendo invece in Bart. ed Ra la prima come proveniente dal Brevio: il che si desume da la rubrica di Bart. Resta ora a dilucidare la rubrica di Ca, dato che nella ballata12 nulla vi [p. 14 modifica]è, che non possa essere opera di Guido, nè essa ha alcuna relazione con le rime di Jacopo; anzi a me pare conservi quella vaghezza quasi imprecisa di amoroso sentire che è tutta propria dei migliori poeti dell’età. La prima strofa rappresenta quel concetto di sovranità eccellente, che Guido e Dante ebbero delle lor donne e corrisponde del tutto al:

Poi che di tutte sete la migliore

che il Cavalcanti scrive pure parlando delle donne circondanti la donna amata Questa diversità di carattere artistico fra le due ballate dovrebbe trarre a la supposizione che la confusione dei nomi fosse colpa del menante di Ca, come fece l’Ercole con una ipotesi ch’io credo insostenibile e fece l’Arnone che volle leggere o per et senza alcuna giustificazione ed il Monaci approvato dal Salvadori che ridusse l’et ad un a, totalmente smentito dal contenuto della ballata; il fratello non c’entra per niente. Io credo invece che in un codice primitivo, da cui Ca tolse le due ballate, la rubrica fosse in testa a le due composizioni riunite intendendosi che la prima era di Guido e la seconda di Jacopo; il menante di Ca per maggior diligenza poco intelligente ripetè la rubrica in principio di ognuna delle ballate. La prima quindi io ritengo di Guido e la seconda escludo come appartenente a Jacopo, tratto a questa conclusione, oltre che da l’esame estetico, da l’autorità del Libro Reale, confermata da la Giuntina che forse la prese da altra fonte, i quali due testimoni assicurano la autenticità della ballata:

Io vidi donne con la donna mia...

in confronto dell’altra, ch’essi non annoverano fra le rime di Guido

Nei due codd. M’a M’b trovasi una serie di quattordici sonetti13, tra i quali due da molti altri codici attribuiti a Guido, che seguono le rime portanti il nome del nostro. Il copista di M’b sembra aver fatto opera di selezione in confronto di M’a, poichè omise tutte le canzoni dimostrate apocrife e si riprese ai sonetti e continuò la serie degli adespoti fino a tutto il 7° oltre il frammento iniziale: poi troncò la trascrizione là dove M’a portava la rubrica: Guido Cavalcanti a Dante — I sonetti presentano una forma rammodernata, sotto la quale [p. 15 modifica]mal si nasconde un tipo arcaico di poesia, tale da doversi riportare piuttosto più indietro che dopo il Cavalcanti. Del solo sonetto:

Sonar bracchetti cazzatori izare


troviamo ricordo in Ca che lo attribuisce a Dante, presentandone una lezione che è prova degli svarioni della lezione di M’a14.

A Dante lo attribuisce anche il codice Bologna15. Un altro di questi sonetti pure adespoto fu scoperto dal prof. Flaminio Pellegrini tra i frammenti di un canzoniere ignoto del sec. XIV16. L’antichità quindi di alcuno fra questi sonetti è fuor di dubbio. Il sonetto scoperto dal Pellegrini appare tosto incompatibile con l’arte squisita del Cavalcanti: è l’ammonizione ad una gentil donna: — Voi mi amate ed io vi amo: perchè non ci mettiamo d’accordo?17 — Questa è l’unica idea diluita in quattordici versi. Il sonetto primo della serie è in aperta contraddizione18 con quel che Guido soavemente scriveva nel sonetto a Dante per il sogno:

sì va soave per sonni a la gente
che 'cor ne porta sanza far dolore.

[p. 16 modifica]ed ha tre volte la ripetizione, iniziale nei versi, di un: — così mi... — che è retorica ed insignificante ed un verso:

che ’n fra le braccia me’ vi posso avere

ruvida rivelazione amorosa poco adatta a la squisitezza di Guido quando pur anche canta il desiderio della sua umana sensualità. Alcuni quindi di questi sonetti sono evidentemente spurii e qui già sono adespoti, mentre nessun altro codice li attribuisce a Guido, ed abbondano tutti di imagini, in cui si stempera un unico concetto, ed il 9 ha tutte le rime ripetute19 ed il 2° parla dell’orgoglianza della donna non relativa a l’umiltà della donna di Guido e nel 12° l’imagine di una tigre ricorda la serie di sonetti di Chiaro Davanzati. Tutte queste incoerenze con l’arte di Guido, unendosi al fatto che pure il menante di M’a premise la rubrica soltanto ai due sonetti veramente autentici, vogliono che criticamente i sonetti sieno lasciati come apocrifi. Ne daremo però la copia in appendice per raddrizzare la errata lezione che ne trasse PArnone Il sonetto a Guittone d’Arezzo, attribuito al Cavalcanti da Ca e Bart, io credo si debba escludere, oltre che per le ragioni addotte da l’Ercole, anche per il fatto, ch’esso non si trova in Ra, che rappresenta la revisione del Borghini per le stampe di rime inedite derivanti da Ashb. 479 e da un codice x Bartoliniano20

Il sonetto — Poi ch’aggio udito dir dell’om selvaggio — dato da Ca a l’Orlandi e da Va, UBa a Guido Cavalcanti, pure sembra doversi attribuire al primo21. Si noti che più spesso abbiamo rubriche errate in Va che in Ca, il quale serve anzi a correggere gli errori di attribuzione di Va anche nella ballata:

Fresca rosa novella

e nei sonetti:

Voi che per gli occhi mi passaste al core....
I’ vegno il giorno a te infinite volte....
Certe mie rime a te mandar vogliendo....
Perchè non furo a me gli occhi dispenti....

nei quali due ultimi la lezione di Va concorda quasi del tutto con quella di Ca, onde sembrano non provenire da varia fonte. Tutti gli altri codici appoggiano la attribuzione di Ca. Il sonetto in questione ha, oltre ad una remissività pacifica non conforme a l’anima del Cavalcanti, le due prime quartine sostenute sopra [p. 17 modifica]un paragone, segno evidente di difficoltà di inspirazione poetica, segno che non lo slancio lirico, nascendo dal core e salendo al cervello del poeta, lo traeva a poetare il suo sentimento, ma che invece il rimatore meditava più che sentisse, cercava paragoni e li scioglieva e li manifestava ancor di nuovo ampliandoli.

Non così fa Guido: ogni sua rima s’apre quasi rudemente, esprimendo senza indugi la passione che lo move, onde tutte le cose sue hanno quella tinta assolutamente speciale e sono un po’ rozze forse, ma sincere: sono rime di necessità.

E la fine?22 La tempesta era troppa nell’anima di Guido sempre, perchè egli sperasse nella tranquillità. A qual porto mai potè egli ridursi nell’imperversare dell’uragano? come poteva sfuggire se l’uragano era tutto nella sua anima? Non credo di dover accettare il sonetto.

Così giungiamo a l’argomento più importante, che riguarda i sessanta uno sonetti dati dal Vat. 3793. L’Ercole se ne occupò in un’Appendice al suo volume, mossovi da la prima ipotesi lanciata da G. Salvadori in un articolo genialissimo23, e li escluse per ragioni ch’egli ricercò nel fatto d’esser tutti i sonetti adespoti e nel valore estetico delle rime. Confutò le sue ragioni il Salvadori istesso24, raffermando la sua opinione che i sonetti si dovessero attribuire al Cavalcanti. L’argomento maggiore ch’egli addusse fu quello che il sonetto:

Morte gentil rimedio de cattivi

contenuto fra questi è pure dato al Cavalcanti da tutti gli altri cdd. che lo portano e, formando i sonetti qui una serie unita e quasi un trattato, o si deve escludere anche quello o si devono accettare tutti. Ciò aveva avvertito e dimostrato anche il Casini25. Se infatti vi si possono internamente, da un sonetto a l’altro, notare alcuni sbalzi, questi sembrano essere stati voluti da l’intenzione del[p. 18 modifica]l'autore, dato che tali variazioni sono contenute come in una cornice tra l'ultimo sonetto : Però ch'i' ò temenza di fallare s'andasse più innanzi maggiormente E voglio umil pregar la cortesia di voi che m'abbia in ciò per iscusato ch'i' pur mostrato v'ò di mio savere... ed i primi, in cui l'autore si dispone a trattare e si scusa se vi si conterrà al- cuna cosa contra onore la qual per vizio sia del dicitore... Siamo dunque dinanzi a l'introduzione ed al commiato di una vera tratta- zione. La stessa mano trascrisse tutti questi sonetti con ogni cura ed il me- nante appare dotato di una diligenza, che dovrebbe essere esclusa assolutamente quando si ammettesse che il sonetto d' invocazione a la morte fosse stato inde- bitamente intercluso a far parte di questo trattato. Pur l'altra ipotesi, che il com- positore del trattato si appropriasse un sonetto del Cavalcanti per unirlo ai suoi, sarebbe ben strana, poi che egli mostra qualità veramente ottime di poeta anche in molti degli altri sonetti, e non verisimilmente sarebbe quindi andato a men- dicare un sonetto di altro autore a complemento dei suoi. Si potrebbe ammettere invece che l'attribuzione al Cavalcanti del sonetto, che fu disperso dal trattato, sia un errore degli altri codici, che lo contengono, cioè Pf. Ca. La. Lb. Le. M'f. UBb. M'c. Berg. Cors. Nap. Pa. Ra. Re. C. Cb. Ma. Di questi non hanno valore originale che i primi due, perchè Bar/, (.l/'c. UBb. Berg. Cors. Nap.) con Le. Pa. La. Lb. sono discendenti dal gruppo di Ca ; Bart ha relazioni di origine con Ra ; Ma discende da Lb ; Cb non ha valore di fonte e C. M'f. Re, più uniti fra di loro, pure hanno affinità con le discendenze degli altri gruppi e di Ca. Restano quindi in campo Pf. Ca. ed il Vat. 3~93 (Vd) che lo porta adesposto. Le condizioni di Pf ci attestano che questo sonetto andava sperduto qua e là, tanto che il menante di Pf lo mise fra altre rime adespote che furono rico- nosciute del Petrarca dal postillatore più recente, il quale pure specificò con la rubrica essere questo sonetto di Guido. Il trascrittore primo quindi merita poco la nostra fiducia per questo, oltre che per i mutamenti continui ed arbitrari nella lezione; che il sonetto non può riportarsi né al Petrarca né al tempo del Petrarca e per le ragioni estetiche che stanno nella sua essenza e per l'incompatibilità fra questa ipotesi ed il trovarsi esso in una raccolta non certo posteriore al 1300 o meglio ancora anteriore di qualche anno, (*) quale è Vd. (1) Ciò dimostra con uno studio preciso ed intelligente della grafìa il Salvadori (op. citata), al quale rimando il lettore anche per alcune parti della discussione, ch'egli trattò mirabilmente e che sarebbe noioso ed inutile ch'io ripetessi. Di questo codice s'occuparono : il Fantuzzi : N [p. 19 modifica]

L’altro codice importante, che dà il nome del Cavalcanti, Ca, è codice di grande autorità, né alcun dubbio venne mai ai ricopiatori posteriori, né al Bembo o Brevio ricordati nel Bartoliniano, né a Lorenzo de’ Medici, ammiratore così studioso dell’opera del Cavalcanti. Se non il Magnifico, certo il Bembo26 conobbe anche il codice vaticano, onde si dovrebbe credere che egli o non si accorse che i sessantuno sonetti formavano un tutto solo o non trovò necessario distinguere l’uno dagli altri. Pur volendo mettere in dubbio l’autorità non piccola di Ca, si dovrebbe cercare conferma al dubbio nel valore estetico ed artistico del componimento, il quale al contrario ne dà una completa smentita.

L’età di Guido va dal Guinicelli, che segna il passaggio da la prima forma toscana a la forma rinnovata dello stil novo, a Cino da Pistoia, anello di congiunzione fra la psicologia quasi esterna nell’ideale dei primi poeti nuovi e la psicologia intimamente realistica del Petrarca. Cino rappresenta già il drama intimo psicologico.

In questo sonetto, pur così tragico, il poeta non istudia veramente il suo dolore, ma lo osserva come riflesso in imo specchio: il suo sguardo non scruta nell’anima, non vi si sprofonda, ma inalza l’anima a l’altezza degli occhi per poterla ben vedere; onde viene la conseguenza che quest’anima dolorosa si mantiene nel contatto con tutte le cose esterne e non si racchiude, nel momento della commozione, in sé stessa. La realtà psicologica quindi non aveva ancora pervaso la poesia quando il sonetto fu scritto, sì che l’esame estetico non convalida che l’attestazione di Vd, che lo porta nelle sue rime, trascritte certo non oltre l’ultima produzione poetica di Guido. Più indietro d’altra parte non si può riportarlo, che, se pure il Guinicelli è maestro ai poeti novi per la teorica amorosa e per la ingenua semplicità dell’arte sua, né egli né i contemporanei suoi arrivarono mai ad una simile espressione tragica di vero dolore. Si può vedere anche che Ca27 non è veramente origine ai gruppi affini — Mf. C. Rc. — La. Lb. Ma. — Lc. Giunt. Cb. Pa, come non è origine a la tradizione Bart-Ra: ma ha origini non dissimili del tutto, sebbene le varianti che stringono insieme questi gruppi attestino dei generatori lievemente dissimili da Ca. E poiché Ca non è né pur molto diverso da Vd potremmo anche ammettere, nei vari generatori dei gruppi secondari, non discendenze dirette da Ca, ma da fonti esterne a Ca, parallele a Vd, che è senza alcun dubbio il più puro: onde si avrebbe anche in codici di relazione con Vd l’attribuzione del sonetto al Cavalcanti. Senza insistere più oltre mi pare si possa stabilire che criticamente non è possibile tizie degli scrittori bolognesi: t. II pag. 149 e Vili pag. 308 - Grion: Die Vaticanische Liederhandschrift N.r 3793 in Boehmer, Romanische Studien -Halle, 1871,1. pag. 61-113. Lo pubblicarono

D’Ancona e Comparetti: Bologna, Romagnoli - Collez. di op. ined. o rare da n. 43 a 47. Il Grion disse che il Bembo l’aveva avuto da suo padre, che nel 1478-80 veniva ambasciatore a Firenze nel tempo in cui si componeva Le ed in cui Angelo Colocci raccoglieva quanto si trova in Vat. 4818. Questa opinione non è stimata sicura da Vittorio Cian (op. cit.). Secondo il Grion (Propugnatore, Voi. IV, P. I. pp. 105 e sgg.) ne sarebbe una copia anche il Vat. 4640. Il Trucchi lo disse composto fra 1265-75. Il Visconte Colomb de Batines lo riportò a la fine del sec. XIII od a’ primissimi del XIV. [p. 20 modifica]togliere al Cavalcanti il sonetto : — Morte gentil remedio de' cattivi — il quale

in Vd fa parte di una serie di sonetti, che formano un tutto solo, il quale non può essere opera di scrittore mediocre per le sue non scarse qualità poetiche. Ammettiamo però ancora per un istante che il trattato non sia opera del Caval- canti : ossia che possa essere opera di altro poeta, che viva a Firenze (') fra l'arte del Guinicelli e quella di Cino ed abbia alte qualità poetiche. Dovendo escludere Dante, perchè questo trattato non può essere né contem- poraneo né antecedente né posteriore a la « Vita Nova », non restano che o l'Or- landi o PAlfani o Lapo Gianni. L'Orlandi ha una maniera tutta diversa di poe- tare e non si sarebbe rivolto al Cavalcanti chiedendo : Onde si move e donde nasce amore ? se egli stesso fosse stato autore di un trattato di ben servire. Come avrebbe egli, trattatista amoroso, detto al poeta più giovane : chi '1 serve dee saver di sua natura : io ne domando voi, Guido, di lui : odo che molto usate in la sua corte. nelle quali parole non è la minima ironia? ( 2 ) E Gianni Alfani pure : poi fa sì ch'entri nella mente a Guido perch'egli è sol colui che vede amore ( ;i ). Di Lapo Gianni non abbiamo alcun sonetto che porti il suo nome e, seb- bene piccole simiglianze sieno a suo favore ('), sembra strano eh' egli non (i) La forma fiorentina o almeno toscana è in tutto il trattato e nella grafia. (2) Parve a l'Ercole che così fosse: io non la veggo. (3) Ballatetta dolente... (4) L. Gianni : Dicendo che lo scoglio di doglienza have gittate come face il ceno (<t Novelle grazie alla novella gioia »). Vd - sonetto 4-3. come lo cervo non ti rinnuovi e in una ballata : « Ballata, poi che ti compose amore » non mi donar di gelosia errore. . . con il concetto portato dal Sonetto X di Vd. Infine nella canz. : Amor nuova ed antica vani- tate 1 Tuo convenente non vo' più difendere. . . il che potrebbe riferirsi al ritorno ostinato ad Amore, desiderato dal poeta del trattato fino 1 1 'it- egli, stanco dei dolori da amore apportati, lo caccia e lo sfida a mazza e scudo. In questa can- zone però amore è rappresentato con varie imagi ni sovrapponenti, ben contrarie a la maniera poetica del trattatista d'amore. — 21 — [p. 21 modifica]avesse altri sonetti, se non questa produzione molteplice ed isolata. Né si può dire che ciò provenne dal fatto ch'egli eccelleva per ballate e canzoni e queste sole vennero riprodotte nei codici, che così avrebbe dovuto avvenire pur del Caval- canti, il quale toccò il suo massimo valore nelle ballate per forza di poesia e nella canzone filosofica per potenza dialettica e del quale alcuni codici riportano bensì rime soltanto delle più stimate, ma molti altri anche le meno valorose, fra cui molti sonetti. Esaminiamo quindi, esclusi gli altri, le ragioni che possono essere in favore del Cavalcanti, del quale la tendenza a trattare questioni filosofiche d'amore è provata da varie ( l ) testimonianze oltre che da la celebre canzone e dai versi citati dell'Orlandi e dell'Alfani. Nella storia dello stil novo> vi è un lento passare da la prima e fredda con- venzione d'amore al sentimento potente e soave dei poeti rinnovati. Questo pas- saggio si forma attraverso una trattazione filosofica e scolastica del sentimento d'amore. I primi poeti avevano detto che cosa l'amore fosse : il Guinicelli aveva detto dove esso si manifestava ; Dante e Cino cantano invece il loro amore vigorosamente : il Cavalcanti, fra questi, lo trattò più freddamente prima e lo sentì fortemente, egli pure, più tardi, come appare da l'opera sua se si move da la canzone filosofica e si giunge a le ballate degli ultimi anni : in lui è un continuo mutare fra l'espressione filosofica e la espressione del sentimento veramente sen- tito. Ciò premesso, osserviamo i sonetti. Nel primo l'Ercole trova un confronto : I' prego quel nel cui cospetto vene con il dantesco nel cui cospetto vene il dir presente {Vita Nova, 111). e ne trae la conclusione che si tratti di un imitatore, che abbia rubacchiato qua e là versi ed espressioni di poeti famosi della scuola nuova. E' un argomento che non regge, poi che fra le imitazioni ve ne sarebbero alcune relative a versi dell'In- ferno dantesco ( 2 ) e ad un sonetto certo non giovanile del Cavalcanti ( 3 ) ; quindi (i) liberalium artium peritissimus et speculativus. Filippo Villani : Cron. Vili, 4-2. singolare filosofo . . . per que' tempi era sommamente erudito nelle arti liberali. Leonardo d'Arezzo : Vita di Dante. un de' migliori loici che avesse il mondo et ottimo filosofo naturale. Boccaccio : Dee. VII, 9, e Commento a la Commedia, Lez. XI. in ogni genere di speculazione esercitato, acutissimo dialettico, filosofo egregio e non poco esercitato nelle arti liberali. Landino : Comm. a la D. C. in rhetoricis studiis delectatus, eandem artem ad rythmorum vulgarium compositionem eleganter traduxit. Filippo Villani. (2) E qual è quei che volentieri acquista venuto il tempo che perder lo luce Vedi il Sonetto VII del trattato. (3) Novella ti so dire, odi, Nerone [p. 22 modifica]l'imitatore sarebbe dei tempi posteriori al principio del 1300, il che sarebbe incompatibile con l'età del codice vaticano. L'argomento anzi si ritorce, non potendosi credere che le imitazioni, che sarebbero quindi a carico di Dante e di Guido, sieno state tratte se non da un poeta che Dante molto apprezzasse come Guido era veramente, unico fra i poeti che lo precedettero. Sonetto II. Se unqua fu neun che di servire acconcio fosse ben lo suo volere a ciaschedun secondo '1 su' volere, sì son io un di que' che v'à '1 disire; e ch'amerei innanzi di morire che di no dir, faciendone spiacere di cosa, in ch'io potesse mantenere l'amico a me senza farlo partire. le quali parole appare tosto dover esser poste a confronto con quelle del Boc- caccio su Guido : » ... et a chiedere a lingua sapeva onorare chiunque nell'a- nimo capeva che il valesse ( 1 ) ». Sonetto III. Perfetto onore, quanto al mi parere, non puote avere chi non è soffrente. , che si può raffrontare con la stessa espressione del Cavalcanti ( 2 ) se la soffrenza lo servente aiuta può di leggier conoscer nostro stile... Qui parrebbe primieramente apparire questo sentimento della sofferenza amo- rosa propria del perfetto onore. Questo sonetto, che è a rime interne, diede oc- casione a l'Ercole di osservare che mai Guido portava simili metri nei sonetti. Né pure gli altri del suo tempo ne fecero uso mai ; un esempio isolato è in un sonetto del Guinicelli, che ha le rime interne nelle terzine ( 3 ); il che riporta quest'uso ai tempi antecedenti un poco ai giorni del fiorire completo della scuola dello stil nervo, ai tempi cioè della giovinezza di Guido Cavalcanti. Del resto se (1) Decamerone : VI, 9. (2) Sonetto a Dante. - « Se vedi amore etc. ». (3) Vedi: Salvadori, op. cit. pag. 78. È il sonetto: « Sì sono angoscioso e pien di doglia » — Casini: Poeti bolognesi e romagnoli - 1881, pag. 36. - 23 [p. 23 modifica]non ne usò il Cavalcanti nei sonetti riconosciuti per suoi, ne usò invece, a diffe- renza degli altri, nelle ballate e nelle canzoni e senza economia ('). Sonetto V. Da le testimonianze di tutti i biografi Guido è rappresentato come uomo inquieto, insofferente di indugi e ciò appare anche da le azioni tutte della sua vita. Si cfr.: ma tutta volta ci è men tormentato quei che si sape acconcio comportare, ciò che ne lo sperare altrui avene : non dich'io questo già cierto per mene, che 'n nessun tempo l'ò saputo fare e, s'or l'aprendo, l'ò car comperato. Sonetto VI. ma tegno amor che vai sovr'ogne cosa quel ch'ama il corpo e l'alma per iguale, il quale equilibrio amoroso di uomo sereno e forte, male interpetrato dai con- temporanei dialettici e freddi, forse ha qualche relazione con l'accusa lanciata da l'Orlandi al Cavalcanti : Io per lung'uso disusai lo primo amor carnale: non tangio nel limo. e faceva sì ch'egli cantasse a quando anche i suoi desideri meno puri e più umani come nella ballata : In un boschetto trovai pasturella. (i) Esempi: Canzone: Donna mi prega perch' io voglio dire d'un accidente eh' è sovente fero ed è si altero Ballate : — gaiamente cantando vostro fin pregio mando a la verdura — Se m'à del tutto obliato ìnercede già però fede il cor non abbandona ; anzi ragiona di servire a grato al dispietato core. — In un boschetto trovai pasturella più che la stella bella al mi' parere tutti con metri stabiliti; e come esempi vaghi: Gli occhi di quella gentil foresetta hanno distretta si la mente mia . . . che per virtute di nova pietate non disdegnate la mia pena udir [p. 24 modifica]e. - 24 - Sonetto XII. Bench'i' ne sia alquanto intralasciato .... Il poeta dunque non tenne sempre continua la sua opera, ma vi attendeva a sbalzi : ciò verrebbe a schiarire l'apparente mancanza di continuità che è fra al- cuni sonetti ed a provare maggiormente che l'esordio e la chiusa li racchiudono tutti insieme, anche se fra essi dura qualche distanza. Così qui in seguito a due sonetti di lode a la donna sua egli si rammenta : Sonetto XIV. I' sono alcuna volta domandato: risponder mi convene che è amore Questi sonetti vari e racchiusi in un tutto solo riescono così a dare l'impres- sione di un trattato non totalmente scolastico, ma intramezzato di esempi lirici, quasi fatto più vivo da un certo movimento dramatico. Ciò sarebbe in relazione con l'ipotesi che questa sia un'opera giovenile, scritta cioè da un poeta in quella età, in cui la mente fantastica non rimane stretta a la disciplina della discussione fredda, ma la auima spesso di sentimenti propri od osservati in altrui : spesso l'impeto lirico soverchia il lento andare filosofico e didattico. A la domanda : — che è amore ? — il trattatista risponde : Amore è un solicito penserò continuato sovra alcun piacere che l'occhio à rimirato volontero, si che imaginando quel vedere nasc'indi amor ched è signore altero nel cor ch'ò detto, ch'à gientil volere. Queste discussioni d'amore erano comunissime. Ne aveva trattato il Guini- celli, ancor prima di stabilire la gentilezza delle anime amorose ( l ) ed avevano contrastato Chiaro Davanzati e fra Pacino di ser Filippo per istabilire.se amore è dio ( 2 ). Fra Guittone pure ne aveva detto l'origine ( 3 ) e l'aveva definito con (i) Canzone : « Con gran disio pensando lungamente » (Casini - Poeti bolognesi etc., - Ro- magnoli, pag. 13). (2) Chiaro Davanzati : .... e' ven de lo vedere e d'udienza e di pensiero ed anco di sagiare : fermasi quando vene lo piaciere (Ca : CCCLI - ed. D'Ancona e Comparati cit. ). (3) Che de cosa piangete saven de viriti ch'è nato amore (Laur. Red. 9 - f. 61. a). - 25 [p. 25 modifica]precisione m.o Francesco (M. Il trattatista va più innanzi di tutti questi. Dice m.o Francesco : « L'amore è il pensiero continuo di una bella cosa veduta » : il trattatista dice : « L'amore è la riproduzione del pensiero della cosa veduta e desiata; ma esso poi scende da la mente al cuore che è gentile ». È questa la sintesi del pensiero della prima scuola toscana e del pensiero del Guinicelli, onde si viene a la scuola del dolce stil novo. Ma l' imitazione chiara da m.° Francesco e lo stile arcaico riportano questa definizione a le prime origini della scuola nuova, al tempo cioè della giovinezza di Guido. Si confronti ora con questo i brani della canzone filosofica del Cavalcanti : In quella parte dove sta memora prende suo stato Ven da veduta forma che s'intende, che prende nel possibile intelletto, come in subbietto, loco e dimoranza. e più innanzi: ed anche : Discerne male in cui è vizio amico. ancor di lui vedrai che 'n gente di valor lo più si trova il che va pur confrontato con il sonetto VI del trattato: non tegno amor già quel che fina male ; ma volontà villana ed innoiosa per sol seguire al vizio naturale. Sonetto XV. Gli otto comandamenti che vi si espongono ( 2 ) sono uguali a quelli dati da Guglielmo di Lorris ad esempio dei tredici di Andrea Cappellano, mancando (i) Cfr. Salvador! , op. cit., pag. 21, nota. Quand'om diven solicito e pensoso vegendo in bello viso e piacentero, à mantenente amore in se rinchioso : c'amore è un continovo penserò di quella cosa ond'omo è disioso. (2) Salvadori, op. cit., pag. 21. - 26 [p. 26 modifica]quelli riguardanti l'amore illegittimo e sensuale e con l'aggiunta di uno : « Sii ardito » e due sostituzioni: « Non amar donna altrui: osserva religione ->. Il ricordo di Andrea Cappellano richiama a la mente il mottetto di Guido: ed Andrea co' l'arco in mano co' gli strali e co' moschetti... che ci prova essere stato quel libro amoroso noto al nostro poeta. Nei sonetti XVI e XVII il trattatista dimentica di essere tale e, poiché è anche amoroso, invia due sonetti, il primo sconfortato, gioioso il secondo, a la sua donna che, pria divenuta pallida, aveva riacquistato il suo lieto colore (*). Il movimento dramatico così comincia. La donna risponde (son. XVIII) e questa mossa, dramatica non è certo contraria a la maniera poetica del Cavalcanti, il quale dava pure facilmente simili movimenti a le sue ballate. Vari esempi anche dianzi si erano avuti di tal genere: Guittone aveva in una serie di sonetti rac- contato una sua storia d'amore inframettendovi le tenzoni; ma qui si ha un pro- gresso d'arte, qui il contrasto è ben lontano da la rozza sensualità dei contrasti primitivi, è squisitamente psicologico e ben differente tanto dal contrasto feroce di fra Guittone, quanto da i contrasti artificiosi di Chiaro Davanzati. Il poeta non grida, non si lagna (son. XIX), quasi ragiona a la sua donna e, per l'opi- nione avversa di un frate (son. XX), fa che la donna chiami l'amore : « mala via di vanitate ( 2 ) ». Ma la donna è incerta e quasi proclive a l'amore ed egli ribatte per convincerla (son. XXI). Indi s'adira e la donna sconfortata (son. XXII) prega e si scusa (son. XXIII) : mentre per il disaccordo da ciò avvenuto, l'amante si rivolge ad altra donna (son. XXIV-XXV), perchè metta i suoi buoni uffici presso di lei per ottenere la pace. Tutto ciò ha una espressione calda di verità e mostra pregi ben superiori a quelli delle solite tenzoni convenzionali. Sonetto XXVII. Vi si può osservare la forma mirabile, con cui il ragionamento è espresso poeticamente : che chi ha colpa de' tutte fiate, secondo la ragion, pena portare di ciò che indi nasce (i) Non so quanto sicura sia qui l'osservazione del Salvadori che la pulzellctta di questo sonetto non può essere Giovanna, perchè ella doveva esser pallida : Non è la sua beltate conosciuta da gente vile, che lo suo colore chiama intelletto di troppo valore. Anche a me dà l' impressione vaga che non si tratti di Giovanna : ma non per una ragione cosi sofistica. Per le osservazioni dell'Ercole rispose già il Salvadori. (z) Perde quindi ogni valore l'argomento dell'Ercole che escludeva che il Cavalcanti potesse chiamare l'amore con quest [p. 27 modifica]o nome. - 27 - Sonetto XXVIII. Tutto questo sonetto dipinge interamente una lotta psicologica, espressa con rara forza e semplicità: « Quando io mi voglio ridurre a la ragione, frenando il desiderio e non seguendo quel talento che guida tutto a perdizione, penso che è meglio riposare e cercare via di salvezza che pensare d'aver cuore di leone : pure il vano pensiero mostra come amorose quelle cose contro ragione che non dovrebbero essere proprie del dritto cuore ». Questa stessa lotta intima appare nella tradizione, che dell'ingegno del Cavalcanti ci diedero i cronisti più vicini al suo tempo ( l ) e richiama l' imagine di Guido, che dettava le ballate dolcissime e scagliava il quadrello contro Corso Donati. Il poeta vuol tosto dare i suoi migliori consigli ad un amico imaginario, i quali involontariamente invece dirige a sé stesso : il soggettivismo vi trapela perennemente : ti piaccia ricever in grato in questa vita quanto ch'aportato ti fia o di sollazzo o di rancura e di te metter tutto alla ventura ben operando tuttor dal tu' lato. e più innanzi : quegli altri grandi, perdio, lascia gire, che sempre vedi li maggio talenti movere da superbia e d'arrigoglio. E questo in contraddizione con la superbia tradizionale di Guido? Egli stesso disse che lo vano pensiero lo più vii ne mostra che sia vago. E quindi la sproporzione nel poeta fra la vita e la morale teorica, che si perpetua anche nel sonetto seguente, pregno di una scienza di vita placida e vir- tuosa : sproporzione ch'era sempre tra i canti molli ed amorosi e la vita sanguigna ed agitata dell'età. In questi sonetti (XXIX-XXX-XXXI) l' indirizzo a l'amico parrebbe stabilire un dialogo di consigli amichevoli. Il trattatista comincia: Per questo, amico, ch'io t'agio mostrato etc. (i) . . . cortese et ardito, ma sdegnoso e solitario e intento a lo studio. D. Compagni, Cronica, I . . . vertudioso in molte cose, se non ch'egli era troppo tenero e stizzoso. Gio. Villani, Cronica, Vili, 41. [p. 28 modifica]e l'altro continuerebbe il consiglio : Noi semo in un cammino e doven gire in uno loco, amico, di ragione etc. ed il primo riprendendo: Grazie ti rendo, amico, a mio podere della tua saggia e dritta canoscenza etc. chiude il suo dire con un'allusione a l'amore. Ma il poeta (son. XXXII) vor- rebbe staccarsi da quest'amore che addolora e vi rimane soltanto sì come folle che vi sono usato. Il drama intimo s'accentua : il poeta chiama amore quasi il tormento interno che esce da la contraddizione perenne, ch'egli non sa vedere in sé stesso e di cui pure rappresenta con tanta forza i fenomeni. Ma la gente, che non sa, guarda a lui meditante e doloroso e sospetta (son. XXXIII) : Alcuna giente, part'io mi dimoro fra me medesmo lo giorno pensoso, si traggie in ver lo loco ov'i' mi poso, dicendo che mal fo che mi divoro. — De, be' signori - dich'io allor con loro — credete voi che lo star doloroso mi piaccia? Non ; ma ne lo core inchioso mi sento il male, ond' ie languendo moro. E ciò mi face amor sol perch' ie l'amo e stato sempre son su' servidore ; e voi vedete il merito ch'i' n'aggio. — Così diciendo fo mutar coraggio a ciaschedun ched è riprenditore de lo penser eh' i' fo co' stato gramo. Qui a mio vedere la figura di Guido risalta tutta mirabilmente nella sua vera luce: è la rievocazione, fatta dal giovane sincero e forte, della sua giovinezza pensierosa; il poeta fissa, con le sue parole, il sentimento che di lui avranno tutti i biografi che fecero parte anche di quella gente che lo guardava sospettosa, da Dino [p. 29 modifica]Compagni (') al Boccaccio ( s ), al Sacchetti ( 3 ), a Filippo Villani ( 4 ). Indi egli insiste nuovamente nello stesso concetto delle altrui accuse e della sua giustifi- cazione (son. XXXIV) ed afferma essere la sua pena un vero dolore amoroso: ed or mi veggio senza colpa dare villan commiato a mi' gran disinore. Anche la speranza, anche la buona fede che gli conservava lo sperare l' ha abbandonato: la tristezza della vita lo incalza e lo affatica ed egli detta il so- netto doloroso : Morte gentil, remedio de* cattivi.... che darebbe prova che l'invocazione mistica a la morte aveva origine nella tri- stezza stessa della vita di quel tempo, la quale dava ad ogni istante la sua crudele smentita a le pure teoriche della filosofia. Ma l'amante tanto doloroso aspetta ancóra di ritornare « di gioi' nel pa- lagio » (son. XXXVII) e non troverà pace ove non torni all'antica potenza ; intanto il desiderio insodisfatto lo strugge (son. XXXVIII). — Nulla è più doloroso che l'aspettare : meglio la tempesta del mare e la paura dei boschi : di lì l'uomo ha speranza di uscir presto : ma chi attende invece « morendo sba- diglia » (son. XXXIX). — Allora un vecchio l'ammonisce di abbandonare amore per non perdervi cuore ed avere; ma (son. XLI), come uomo che ha la testa (i) . . . solitario e sdegnoso ... - Luogo cit. (2) Il quale lo descrive fuggente da la sua casa in Orto S. Michele per il cimitero di San Giovanni e scrive anche : « Guido alcuna volta speculando molto astratto da gli uomini diveniva » (Decani. VII, 9). - « E per ciò che egli alquanto teneva della opinione degli epicurei si diceva tra la gente volgare che queste sue speculazioni eran solo in cercare se trovar si potesse che Iddio non fosse » (Decani. VI, 9). (3) Novella LXVIII. (4) Da questo atteggiamento e da le parole del Boccaccio venne a Guido l'accusa infondata di ateismo e la conseguente spiegazione del disdegno nel X dell'Inferno. Vedi su tale argomento : D'Ovidio: Saggi critici - Napoli - Marano, 1878, pp. 312-329 — N. Tommaseo: Lettera al Direttore del « Propugnatore », Anno III, disp 5-6, pp. 486-490 — D. Comparetti : Vergilio nel Medio Evo - Vigo - 1872, I, 2/6 — N. Arnone : Le rime di G. C. - Sansoni - Firenze — G. Scartazzini : Commento a la D. C. - Lipsia, 1874 — f- Casini : Commento a la D. C. — G. Finzi : Saggi danteschi- Torino - Loescher, 1888, pp. 60-92 — P. Ercole, op. cit. — Gaspary : St. della lett. - Torino - Loescher, 1887 — D'Ancona : N. Ani., i<> set. 1888 — F. Torraca: Al. A., i» die. 1888 — D. Mantovani : Propugnatore - N. Serie - genn.-febb. 1888 — G. A. Venturi in Rassegna emiliana di Storia, Letteratura ed Arte, fase, luglio 1888 — A. Bartolini : Studi Danteschi - Siena, 1889 — A. D'Ancona: Beatrice - Pisa - Nastri, 1889 — Isid. del Lungo: Dal secolo e dal poema di Dante - Bologna - Zanichelli, 1898. — Io non credo sia argomento fondato : se Filippo Villani scrisse - «... si opinionis patris Epicurum secuti parum modicum an- nuisset, homo fuisset omni dignus laude » (De florent. illusi, viris, pag. 61, ed. fiorent. 1826) - egli pure scrisse, come molti altri, dicendo cose onorevoli di Guido. Escludo anche quindi l'opi- nione dell' Ercole che vorrebbe rig3ttare questi sonetti come troppo tendenti a religione. - 30 [p. 30 modifica]leggiera, egli si rifiuta. E così la serie dei sonetti continua a forma di trattato o di dialogo, fra i rimproveri di Amore e le scuse del poeta, fra le distinzioni sottili della menzogna, con qualche sparsa simiglianza a le rime più accertate di Guido ('). Negli ultimi sonetti però pare vi sia un accenno ad un che di nuovo avvenuto nell'anima e nella vita del poeta. Egli ritorna a la gioia (son. LUI) e ringrazia per questo la « donna amorosa più d'altra gentile »; indi al son. LVII : .... ringrazio i vostr'atti cortesi che m'ànno tratto de lo rio penserò, nel quale i' dimorava in tale guisa ch'era di viver tutto risaziato. che è chiara allusione ai sonetti precedenti. Si tratta d'un amore novello? I vari nomi dati ( 2 ) a la donna dianzi cantata non sembrano corrispondenti a questo nome nuovo di « donna amorosa » ed anche si osserva, che il sonetto che lo contiene è seguito da un pensiero di vendetta dell' amore, quando non gli si rimane fedeli, e quindi tutti i sonetti sono dedicati ad amore. Il poeta attende e spera : poi d'un tratto il filo della narrazione si tronca ed abbiamo il sonetto di commiato. A me pare di sentire in quest'ultima parte l'eco di un fatto, più forte che tutti i precedenti, per cui amore tiene il poeta ; e noi potremmo credere che, se il trattato è di Guido, qui si accenni al primo nascere dell'a- more per Giovanna, dal quale scenderanno quindi tante rime nove e più perfette. I sonetti del trattato hanno quattro sistemi di rime : abba — abba -— cde — e d e. ab ab — abab — ede — dcd. abba — abba — ede — ed e. abab — abab — ede — ed e. in questa proporzione: 46 del primo, n del secondo, 3 del terzo ed uno del quarto. Confrontando l'ordine delle rime dato da i sonetti generalmente attribuiti al Cavalcanti, troviamo che ben dodici di essi hanno lo schema primo e stanno per la maggior parte tra le rime probabilmente non appartenenti a l'ultima età di Guido : mentre questa forma non si ritrova che in soli 7 sonetti della Vita Nova ed in un paio di sonetti staccati di Dante, in 6 di Cino, in uno di Onesto ed in uno di Dino Frescobaldi. (1) Per es.: . . . ma chi è quei che può far contr'amore ? (son. XLVIII). Ball ita : che solo amor mi sforza contro cui non vai forza ne misura. (2) Nobil pulzella (XTX) - Gentil mia donna, donna sovrana, madonna (XXI) - Pure: - gentil mia donna - è detta la donna intermediaria e « dolce donna mia » - Nobile pulzeletta (XXVI) . Gientil pulzella (XXVII). - 31 [p. 31 modifica]Ciò rivela quindi essere questo più che tutto un uso del Cavalcanti e mi pare argomento di non lieve importanza. Donde l'origine? Io credo dalle rime di Monte d'Andrea di Firenze e di ser Polo Zoppo di Bologna dirette al primo, le quali hanno questo sistema di rime più la chiave e la rima alternata nelle quartine : a b a b — a b a b — ab — e d e — e d e. La rima alternata ci rivela una maggiore antichità in questa forma, mentre Dante e Guido preferirono ( l ) la forma baciata. Il trattatista quindi avrebbe rinnovato l'antica forma di Monte, riducendo il sonetto a la forma più pura senza la chiave : sarebbe quindi ancora anello di congiunzione, per la parte formale, fra l'antica scuola e lo stil nuovo. Questo, più che ad altro poeta, conviene per l'età, in cui visse, a Guido Cavalcanti. Dante scrive nella Vita Nova: «... ond'io divenni in picciol tempo poi di sì frale e debole condizione che a molti amici pesava della mia vista: e molti, pieni a" invidia, già si procacciavano di saper di me quello eh' io voleva del tutto celare ad altri. Ed io accorgendomi del malvagio addomandare, che mi facevano, per la volontà d'Amore, il quale mi comandava secondo '1 consiglio della ragione, rispondeva loro che amore era quegli che m'avea così governato: diceva amore, perchè io portava nel viso tante delle sue insegne, che questo non si potea rico- prire. E quando mi domandavano: perchè t'ha così disfatto questo amore? - ed io sorridendo li guardava e nulla dicea loro » . Queste parole sono in relazione innegabile con il sonetto già citato interamente : « Alcuna gente part'io mi di- moro etc. » e dipingono uno stato d'animo molto simile. Più innanzi nella Vita Nova Dante è travagliato da vari pensieri : - « l'uno de' quali era questo: buona è la signoria d'amore perocché trae lo 'ntendimento del suo fedele da tutte le rie cose. L'altro era questo : non è buona la signoria d'amore perocché, quanto il suo fedele più fede gli porta, tanto più gravi e do- lorosi punti gli convien passare » - e questi pensieri e questa vana vicenda d'amore sono pure espressi dal poeta del trattato, e certo anche da Guido Cavalcanti nel sonetto a la morte che fu staccato dai suoi compagni e fu riportato da tanti codici : Amor, perchè fai mal pur sol a' tuoi? Dopo la canzone : « Donne che avete intelletto d'amore » Dante è interro- gato da alcuno amico di dire che è amore : « onde pensando .... che l'amico era da servire » disse: « Amor e '1 cor gentil sono una cosa ->. La relazione con il trattatista qui è ben palese e confrontando le due definizioni si vede chiaramente come il trattatista mova da m ° Francesco e Dante dal Guinicelli. Il movimento del ragionare non è uguale. Dante determina il soggetto, in cui sta la potenza, che è il cuore gentile : secondariamente stabilisce la contem- poraneità, onde il cuore gentile è tale per amore, ed amore vi posa, perchè il (i) Heinrich Welti : Geschichte des Sonettes der deuhchen Dichiung - Leipzig - Veit, if - & [p. 32 modifica]cuore è gentile: infine segna il passaggio da la potenza in atto: una bellezza veduta dà origine al desiderio, il quale, fatto continuo, risveglia l'amore. Il trattatista va contrariamente: determina l'atto senz'altro, indi stabilisce la qualità del soggetto: e parla soltanto di un pensiero, mentre Dante parla di un desio dentro al core che è gentile. Il primo sta quindi con m.° Francesco e vi aggiunge il portato filosofico del Guinicelli, l'altro move dal Guinicelli ossia da la nuova determinazione del subietto, mantenendo quella base di potenza continuata a formar l'atto, la quale pure il Guinicelli accettava nella canzone : <c Con gran disio pensando lungamente ». L'avvicendarsi della gioia e del dolore è perenne nella Vita Nova come in questo trattato e quando Dante malato ha la visione della morte di Beatrice, egli la chiama: « Dolcissima morte, vieni a me e non mi essere villana, perocché tu dei essere gentile, in tal parte se' stata: or vieni a me, che molto ti desidero e tu '1 vedi che io porto il tuo colore ». Una invocazione quindi a la morte pari a quella di Guido in questo trattato: Morte gentil, remedio de' cattivi. Riassumendo ora queste ultime osservazioni, noi abbiamo scoperto che nella Vita Nova vi è un ricordo di questo trattato e che questo trattato deve essere antecedente a quello, perchè la definizione d'amore vi è più vicina a gli antichi che ai poeti rinnovati ; che se anche un poeta inferiore avesse dato quella defi- nizione in tempi più tardi della Vita Nova, dopo la canzone di Dante « Amore e '1 cor gentil sono una cosa », senza dubbio sarebbesi servito di quest'ultima voce di scienza amorosa. Quale dei poeti precedenti a lui Dante sdegnoso potè prendere quasi a tenue guida se non Guido Cavalcanti ? E l'amicizia, che fu tra loro, non è quasi prova di questo formarsi della prima lirica dantesca su l'esempio dell'amico più vecchio e più amato e più apprezzato, anche se, per la forza in- tima del grande artista, pur ogni nota imitativa prendeva valore per sé e superava il poeta imitato? Un solo uomo Dante stimava degno « d'andar seco », pari a lui in « altezza d'ingegno » ('), ed è Guido, e le molte citazioni di lui e la stima e l'affetto, con cui sempre lo ricorda ( 2 ), potrebbero ben giustificare questa tenue imitazione di alcune sue rime nella prima giovinezza poetica. Dante poi si librò tosto a voli più alti depurando la sua forma artistica ( 3 ), mentre Guido più lentamente moveva, quasi ancor stretto a quella maniera d'arte, da cui era mosso e che l'aveva fatto primo iniziatore del movimento dello stil novo. Altre osser- vazioni piccole e minute si potrebbero addurre : l'uso, per esempio, comunissimo (i) Isidoro del Lungo, op. cit. (2) Oltre che nella Vita Nova Dante parla di Guido nel De Vulg. Eloq. I, XII', chia- mandolo con Lapo fra i conoscenti del volgare illustre : e pure : De Vulg. Eloq. II, VI, Xil. (3) Questa maggiore oscurità per una più densa velatura d'arcaismo bene si vede nella risposta di Guido al sonetto il Dante : Guido, vorrei che tu e Lapo ed io etc. - 33 [p. 33 modifica]nei sonetti [ l ), della forma «• al mi' parere » là dove il poeta insegna e non canta appassionatamente il suo amore. Questa tendenza del poeta rivela una sua cura di non gravare troppo la sua opinione, come invece faceva l'Orlandi, di cui la boria appare nettamente in tutte le corrispondenze con i poeti. (i) Sonetto I. » III. » V. » XIII. » XV. » XIX. » XXII. - in verità secondo il parer mio.... - perfetto onore quanto al mi' parere.... - ciascun ch'ai mondo viene al mi' parere. . - la più dolce fatica al mi' parare.... - or lo sesto è cortese al mi' parere.... - di voi cui amo tanto al mi' parere.... - la 'nde peccato face al mi' parere.. . XXXIX. - e quanto al mi' parer sì mal non ave LII. - mi par che sien secondo quel eh' intendo... LV. - non puote al mi' parer di se mostrare.... LIX. - secondo il mi' parer ma cosa iguale.... e Guido Vedesti al mi' parere ogni valore più che la stella — bella al mi' parere. Di Bonaggiunta a Guido una forma : « al meo parere » : una del Guinicelli : « al mio parvente ». [p. 34 modifica]LA GENEALOGIA DEI MANOSCRITTI LE CANZONI. La canzone filosofica d'amore, ritenuta per lungo tempo come l'opera più perfetta di Guido Cavalcanti, fu riprodotta in un numero larghissimo di codici, i quali esamineremo primi fra i non pochi manoscritti oggi rimastici, che portano rime di Guido. Questa canzone è data completamente da quarantasette codici ('), due dei quali la riproducono due volte ( 2 ) : più due codici ( 3 ) che non conservano che l'esposizione di Egidio Colonna. La larga fama della canzone e la sua diffi- coltà d' interpetrazione furono causa di molti commenti (M che vi si fecero, dei quali noi terremo conto soltanto per quello ch'essi poterono modificare del testo originale per facilitare l' interpetrazione: massimamente quindi dei commenti del Colonna, di Dino del Garbo e del Vereno, poiché tutti i commenti posteriori si servirono più o meno delle riduzioni dei commentatori primi ( 5 ). Il verso 44 della canzone distingue i codici in una prima grande divisione : che, essendo il verso diffìcile ad intendere, si produssero profonde varianti: delle quali due principali : (i) La, Lb, Le, Ld, Le, Lh, Lk, Lm, Ln, Lp, Ma, Mb, Me, Mf, Mg: MA, Mk, MI, Mm, Mtt. Mg, Kb, Rf, Rh, Rg, Ri, RI, Rm, M'a, M'b, M'e, M'f, Ca, Cb, Cd, Ce, Pa, Pb, Pd, Capi, Capi, p ar \, Par', Ba, Ve, C, Mari. (2) Lb, Ma, che noi chiameremo Lb*, Ma'. (3) Mo, Mp. (il Ne fece un largo studio comparativo il PaaqnaligO {Alighieri, Ann. Ili) negando (ini argomenti molto discutibili l'esistenza dei primi commenti di Egidio Colonna e di Dino del ( ìarbo. Egli assume una lezione repugnante a qualsiasi profon.la indagine critica dei mss. più puri. (5) Si vede chiaramente da la tavola comparativa del I asqualigo : op. cit. - 35 [p. 35 modifica]Capi, Mq, Mn, MI, Mk, Mh, Mg, M'a, Mb, Lk, Lp, Ve, danno fuor di natura di misura torna tutti gli altri, salvo leggiere varianti, danno: ch'oltre misura di natura torna. Dal primo gruppo si possono staccare i codici che portano il nome del Ve- rino secondo ('), Mn, MI, Mk, ai quali dobbiamo aggiungere Lp, che non serba il nome del commentatore, ma si unisce al gruppo per le sue varianti in modo assoluto. Si dovrebbe ritenere fra questi mss. come testimone più sicuro dell'o- pera del Verino l'autografo (Mn), ma esso nel primo verso del commiato si stacca da gli altri tre ( 8 ), i quali danno una lezione identica a la lezione data da tutti gli altri codici di questo primo gruppo, formato su la variante del v. 44. Mn è tutto pieno di note e correzioni ed attesta il lavoro preparatorio del com- mentatore, mentre gli altri, specialmente MI, ci sono testimoni della lezione che il Verino adottò definitivamente nella sua lezione del 15 settembre 1566: onde si può credere che il commentatore, avendo a mano codici di lezione diversa da quella del gruppo a cui si attenne, dubitasse fra le due lezioni ed in fine sce- gliesse quella del gruppo che più gli era servito di guida. Ma per istabilire quale fu l'opera dell' interpetre dobbiamo ricercare quale fu il codice, su cui Francesco Vieri intraprese l'opera sua. Certo fu uno dei codici che abbiamo raccolto nel primo gruppo, dei quali si hanno gruppi minori, onde : Mg sta con Mh, contenendo ambedue la canzone ed il sonetto: « Io ridi li occhi dove amor si mise » - e portando lezioni speciali : Mq sta con Lk ( 3 ) per questa canzone e per l'attribuzione al Cavalcanti della canzone in lode dell' imperatore : « Virtù che '1 ciel movesti a sì bel punto ». — Nessuno però di questi gruppi minori fu origine del Verino, (1) In Mn, che è mss. autografo, si ha: « Le chiose di ms. Frane. Verini nipote ord.° acca- demico fiorentino da leggersi piacendo a Dio questo anno 1566 di settembre al consolato di ms. Leonardo Salviati ». — Si può quindi ritenere che Mn rappresenti il lavoro preparatorio e sia antecedente al 1566. MI invece, che è una raccolta esclusiva di opere del Verino, appare poste- riore : « .... si espone la canzone di Guido Cavalcanti, letta publicamente nell'Accademia di Firenze questo dì XV di settembre 1566 nel consolato di ms. Leonardo Salviati ». (2) Tu puoi sicuramente gir, canzone. — Mn con il gruppo avverso. Canzon mia, tu puoi gir sicuramente. - MI, Mk, Lp con il gruppo simigliante. (3) Lk altrove si stacca da Mq portando la ballata : « Poi che di doglia etc. » e la canzone : « Io non pensava che lo cor già mai » che non sono in Mq : ma, essendo Lk facilmente dimo- strabile discendente di Mq, la differenza non ha valore se non in quanto rappresenta una aggiunta fatta più tardi dal raccoglitore di Lk. - 36 [p. 36 modifica]perchè, pur essendo tutti ad esso anteriori per. l'età, ne differiscono per alcune lezioni importantissime ( 1 ) e nelle differenze la forma assunta dal Verino appare più pura, perchè controllata da codici del gruppo avverso per la divisione del verso 44. Resterebbero M'a, M'b, Ve ( 2 ), Cap 1 , dei quali dobbiamo escludere i due primi per la variante del v. 5 ( s ) del tutto arbitraria, pur essendo Ma del maggio 1509 e quindi anteriore ad Mn. L'esame delle varianti di Ve porta a conclusioni simili. Questo codice, unico nel gruppo, porta al v. 65 : ben aude in forma, - mentre gli altri danno : ben aude forma - e serba continue traccie di correzioni, nelle quali è palese lo studio di ridurre la lezione arbitraria originale più simile a la lezione data dalla maggioranza dei codici (*), tranne in un unico luogo, ove anzi è modificata ( 5 ). Si potrebbe credere che queste correzioni fos- sero opera del Colocci stesso e dovremmo quindi ammettere che il codice fosse completo, come oggi lo abbiamo, prima del 1537 od al massimo prima del 1549, anno in cui morì il Colocci: nel qual caso non si saprebbe come spiegare una revisione del Verino su questo codice, che con ogni probabilità non si mosse da Roma prima di entrare nella Vaticana e dopo essere uscito da le mani del suo ordinatore. Se poi si ammette che le correzioni, e forse anche la prima tra- scrizione della canzone, sieno state fatte dopo la morte del Colocci e sieno opera di ignoti, a minor ragione si potrà credere che prima del 1566 il Verino potesse averle sott'occhio, onde servirsene per la sua interpetrazione, non poten- (1) Esempi: v. 12 - l'essenza poi e ciascun movimento. — Ver. l'essenza poi e ciascun suo movimento. — Mg, MA. v. 34 - discerné male in cui è vizio amico. — Ver. discende male in cui è vizio amico. — Mg. LA. (2) Rappresenta una copia del Vat. 3793 fatta fare dal Colocci, la cui biblioteca andò di spersa durante il sacco di Roma nel 1537 (cfr. De Nolhac - La biblioieque de F. Orsini). — Affermò il prof. Ercole che la canzone del Cavalcanti vi si trova nella seconda parte. Essa in- vece è a f. 2 ed il nome del nostro non appare negli indici. Parrebbe quindi ch'essa fosse stata aggiunta più tardi, non essendo nemmeno compresa fra le rime del Vat. 3793. Il codice appare compilato da due mani : ma ciò non ha grande valore per noi , perchè la prima mano riappare fra le ultime carte e, ciò ch^ più vale, la seconda mano si trova in un in- dice che è in principio. Le due mani furono dunque contemporanee e, se pur si deve ammettere che le prime carte, aventi traccia di una numeratura antica fino ad 80, sieno un fascicolo aggiunto a parte alla copia del Vat. 3793, è certo che esso entrò ben presto a far parte dell' organismo attuale del codice. (3) ed al presente conoscente chero. — Ver. ed al presente chi no '1 sente chero. — M'a, M'b. (4) v. 1 - pur ch'io — correzione interlineare - cui — corretto in margine - perchio. » 8 - sanza - corretto interlinearmente - senza. » 12 - a ciascun - » » - e ciascun. » 16 - /ormato - » » - fermato. » 34 - discende - » » - discerne. » 42 - et simil - » » - a simil. » 55 - trovarmi - » » - trovarvi. (5) Al v. 9 - provare - corretto in margine in - mostrare. - 37 [p. 37 modifica]dosi anche spiegare come egli abbia tenuto conto delle correzioni soltanto e mai della prima lezione, la quale egli, come erudito, doveva stimare al suo giusto valore. Resterebbe quindi ultimo Cap 1 , il quale è il più antico di questo gruppo. Non grandi differenze esistono fra Ve e Cap 1 ; ma Ve si avvicina a Cap 1 più che tutto nelle correzioni, le quali hanno un valore molto relativo, rappresen- tanti cioè di una mano erudita del sec. XVI : onde Ve resta nella sua origine a rappresentare già una inquinazione della lezione più pura e più genuina data da Cap 1 . Confrontando quindi a parte le lezioni di Ver e Cap 1 si vedrà che in Ver si manifesta una correzione continua, ora legittima, ora arbitraria: il che non verrà a provare che precisamente su Cap 1 sia stata condotta la lezione di Ver ; ma soltanto che Cap 1 è per noi il rappresentante più prossimo di un cod. x originario di Ver. Le correzioni infatti di Ver o sono mutazioni che attestano vin'epoca più erudita di classicismo (*) fra la formazione sua e quella di Cap 1 , o sono abbandoni di scritture più antiche volgari ( 2 ) e di forme glottologiche primitive ( 3 ), o finalmente correzioni dei luoghi dove il significato più difficil- mente si desumeva ( 4 ). Queste ultime in parte sono suggerite da l'uso comune degli altri cdd., in parte sono opera dell' interpetre stesso ( 5 ) là dove frappare diverso da tutti gli altri mss., in parte sono rammende di errori evidenti (°) di Cap 1 , onde anche su tal guida si può stabilire in quali luoghi Cap 1 sia difettoso. Escludendo quindi definitivamente Ve ( 7 ), noi abbiamo fino ad ora potuto stabilire che Cap 1 rappresenta (salvo i suoi errori evidenti) il più antico e più puro esemplare di questo gruppo, che il Verino si servì di un esemplare simile (i) huom per om, l'uso dell'A nelle forme del presente indicativo del verbo avere, il man- tenimento dell'/* tonica in sua per soa, l'uso del ph per f: ed anche: obscuritate per oscuritate, potentia per potenza, sapere per savere, coperto per coverto, etc. Vedi a tale proposito : N. Caix - Le origini della lingua italiana. (2) Cosi lo scioglimento ai alcuni raddoppiamenti : e sì per etti, e se per ette. Queste forme raddoppiate sono usatissime nei 61 sonetti del Vat. 3/93. (3) Il dittongamento di e, o toniche : per es.: - niega, viene, mantiene, huom, muove - mentre in Cap 1 : - nega, vene, mantene, hom, etc. - Così pure per le forme arcaiche : conoscente, cono- scenza - l'uso di conoscente , conoscenza : e l'ammissione dell'iato regolarmente evitato nelle prime età, per es. : possibile intelletto per possibilentelletto, la intenzione per lantenzione, fusse impedita per fossinpedita, che in per chen. Vedi pure: Caix - op. cit. (4) Esempi : v. 5 - ed al presente per - ed a presente » 25 - perchè la qualitate » perchè da qualitate » 28 - si chei non puote » si che non puote » 53 - om che no '1 prova » om che lo prova » 60 - non già selvagge le beltà » non già selvagge la beltà » 66 - dunque egli è meno » dunquelli meno » 69 - dice degno in fede » dico degno in fede etc. (5) I già citati versi : 25, 53, 69. (6) Esempi : v. io - Cap 1 : possa - Ver : posa » 38 - » oppila - » opposita » 40 - » non pò dire hom eh 'agia vita - » per sorte non pub dire huom eh' aggia vita. (7) Anche per il v. 24, ove Mn mantiene l'evidentemente originale : pesanza di Cap 1 , e Ve porta il possanza, facile rammendamento accolto da quasi tutti i codici di ambedue i gruppi, non esclusi MI, Mk mss. secondari del Verino. Il possanza era di ben più facile interpetrazione. - 38 [p. 38 modifica]a CaJ> 1 più che agli altri codici tutti e che inoltre il Verino in qualche luogo corresse arbitrariamente, come appare evidentemente al verso 53. Mq ed Lk portano varianti specialissime ed arbitrarie ( 1 ), che li fanno secon- dari a Cap 1 ed a Ve, il quale però si avvicina ad essi nella lezione del citato v. 34. Mq è senza dubbio l'origine di Lk, oltre che per la già esposta conte- nenza, per il confronto del v. 49 ( 2 ). Lk discese da Mq, il quale aveva ag- giunto errori suoi a la lezione primitiva rappresentata da Ve, i quali errori si ripercossero poi in Lk. Così pure facilmente si dimostra come è malamente inquinata la lezione di Mg, Mh ( 3 ) e l'esame degli errori porta ad ammettere che Mg discende da Mh, il quale ebbe varie origini e di cui non possiamo stabilire il codice originale. Alcuni errori provengono certo dal copista (•*), altra volta ( 5 ) la lezione s'avvi- cina a quella del commento di Egidio Colonna, la quale generalmente s'unisce a l'altro gruppo maggiore, altrove le lezioni sono pari a quelle di altri mss. total- mente dissimili da questo gruppo ( 6 ). Mg ed Mh rappresentano quindi contami- nazioni di origine diversa. Ma, M'b restano pure a parte. La lezione del primo verso sembrerebbe esser guida ad una relazione fra M'b e Ve ( 7 ): ma tutto il resto della lezione (1) Esempi : v. 9 - non talento. » io - la dove e chi la afare. » 20 - d'almo costume. » 39 - da ben perfetto. » 46 - muove cantando. » 65 - ben auda. (2) Mg : chui lo valor .... lo valore lo più si trova. Lk : chui lo valor lo più si trova. Gli altri tutti : che 'n gente di valor lo più si trova. (3) Esempi : v. 3 - onde al presente. » 9 - di voler mostrare. » io - la dove nascie. la dove nassa - Mg. » 11 - e quale è sua potenza. e quanta è sua potenza - Mg. » 12 - ciascun suo sentimento. » 19 - creato da sensato nome. » 31 - ma che senta dico. » 38 - non però che oposito naturai sia. » 46 - collo riso in pianto. » 52 - destando sera. » 53 - huom che '1 prova.

  • 55 - P er trovarvi locho.

per trovarvi giocho - Mh. » 62 - chom segue merto » 66 - dunque lo mena, etc. (4) Versi : 11, 46. 62. (5) Verso 3. (6) Versi : 9, io. (7) M'b - Ve : perchui voglio dire, corretto interlinearmente: chio - Lezione di .1//, l.k : M'a - per chio. - 39 [p. 39 modifica]esclude questa ipotesi, rimanendo Ve soltanto come testimonio di una lettura più remota di quella di M'b. Alcuni errori evidenti ( l ) riuniscono Jlf'a ad AFò e li staccano da tutti gli altri : però non si può ammettere nessuna discendenza diletta di Afa da Afb o viceversa, perchè trovansi in M'b errori che non si ritrovano in Afa ed in Afa errori che non si ripercotono in M'b ( 2 ) : inoltre la composizione dei due codici e la differenza evidente del citato primo verso por- tano a concludere ch'essi ebbero una unica fonte originale parallela a Cap 1 , ma meno corretta. L'ultimo ostacolo verrebbe da un' apparente uguaglianza di Lp con Ve nel v. 9 ( 3 ), la quale le altre varianti ( 4 ) dimostrano del tutto casuale. Lp è non solo cronologicamente posteriore a la formazione del Verino, ma s'avvicina anche per le varianti più ad MI, Mk che ad Mn, ossia a lievi modificazioni del testo più che al testo stesso: esso quindi rappresenta un discendente, non un ascen- dente di Ver. Dato il più originale Cap 1 il gruppo sarà così disposto : X I /i / i Mn i r MI Mh Mh | i i Mg Lp Cap 1 x I ! I I I I , Ve I M'a M'b , Mq i i Lk chiamando x un ipotetico autografo od apografo : x 1 , x z i due codici ipotetici non lontani da Cap 1 , ma meno corretti, da cui scesero i due gruppi secondari, e (i) Vedi il citato v. 5 e v. 16 - sì fornito come. » 27 - non ha diletto m'ha consideranza. (2) Errori di M'a: v. 12 - poi sa ciascun suo. » 36 - si forse la virtù. » 69 - dico degno in sede. » 71 - ne puoi gir sicuramente. Errori di M'b : » 4 - poss'al ver sentire. » 55 - e non si tiri. » 61 - per tenere experto. » 68 - asciso messo oscuro. (3) Lp porta « mostrare » corretto in « provare » e Ve porta in margine « mostrare ». Si pensi però con quanta facilità potevasi sostituire l'un vocabolo a l'altro pur s^nza la guida d'alcun codice. (4) Lp si unisce invece a Ver nel v. 25 « la qualilale » e nei citati tv. 53, 60, 66, 69. D'altra parte Lp non può essere originale diretto d' alcun co li« per la sua variante assoluta- mente unica al v. 47 « e la paura con paura storna » per « t in figura con paura . . . etc. » — 40 [p. 40 modifica]» ponendo Mg, Mh, che danno lezione contaminata, fra questo gruppo ed un altro, che ora devesi ricercare. Passiamo quindi a la ricerca di altri raggruppamenti movendo da lo stesso v. 44, che raccoglie insieme tutti gli altri codici. Le varianti di Mg ed Mh nei versi 9 e IO trovano una eguaglianza in Rg, Ri, Ld, Mb, Ba, i quali verrebbero a formare un gruppo ben distinto da gli altri e di cui risentì l'influenza il gruppo Mg, Mh. Il confronto delle varianti di questi cinque mss. porta a stabilire che Ba presenta una lezione evidentemente più arcaica (*) che gli altri, sebbene anche Rg conservi alcune forme, che attestano una sua origine ben remota ( 2 ). Ma Rg non può aver dato origine ad altri codici del suo gruppo, perchè ha varianti specialissime (*), che non discesero in altri codici di questa famiglia. Uguale resultato si ottiene esaminando la lezione di Ri ( J ), mentre invece Ld non presenta alcuna sua variante speciale. Mb in tutta la lezione, salvo un caso particolare ( 5 ), dimostra d'essere una remota interpetrazione di una fonte paral- lela a Ba e per il verso 52 ( G ) dichiara nettamente la sua relazione con Ri e, poi che Mb non presenta le stranezze date da Ri nei versi citati, riterremo Mb rappresentante più puro delle origini di Ri. Non però origine diretta, che la scrittura per disteso di Ri attesta una sua maggiore antichità di origini che non sia in Mb, quantunque Mb nella lezione abbia cura d'essere più fedele a l'originale. Distesa è pure la scrittura di Ba; ma, pur potendo ammettere un passaggio di- retto da Ba a gli altri tre mss. scritti per disteso (Rg, Ri, Ld), per la loro com- posizione dobbiamo ritenere che la fonte primiera fu soltanto parallela a Ba. La discendenza diretta di Ri da Mb è anche negata da alcune varianti (~). Né pure si deve ammettere che Ld rappresenti l'origine di Rg, perchè nel v. 12 Rg presenta la sigla paleografica, un P tagliato da uu angolo sull'asta, rappresentante di quel - per - che si trova in Ba, mentre. Ld legge: poi. Naturalmente invece Ri (1) In generale ciò appare per quelle stesse leggi che abbiam visto atte a stabilire una maggiore purezza in Cap 1 che negli altri codici del suo gruppo. Queste forme saranno più innanzi partita- mente esaminate. (2) Forme più che tutto di raddoppiamento, iisempi : v. 2 - chessovente è fero. » 3 - sicché chil nega. » 31 - ma chcssi sente, etc. (3) Esempi : v. 18 - a far dimora. » 19 - in sensato nome. » 20 - dal mal costume. » 52 - destandose rato. » 54 - perch'altrui. » 62 - spirito ch'è giunto. » 70 - fuor da costui, etc. (4) Esempi : v. 23 - loco e dimorante. » 45 - poi non s'alorna di rìso mai. » 47 - con paura strema. » 65 - ben anlde. (5) Verso 46 : Mb - cangiando cholriso — gli altri - cholor riso. (6) Mb : destandosi la gal — Ri; destandose la guai — gli altri : destandose ira la qua/... (7) Esempi : v. yj - atta la contraria via. » 62 - lom segue merto... ed il citato v. 36 — 41 [p. 41 modifica]sciolse in poi la sigla paleografica, un P tagliato a metà dell'asta, di Mb. D'altra parte Ld per il v. 34 ha strette relazioni con l'originale di Mb, di cui sciolse la sigla paleografica (*) : mentre lo stesso Ld appare, per tutte le sue varianti, un riam- modernamento ( 2 ) del suo esemplare, che esso però trasmise con maggior rispetto, che non abbiano avuto Ri, Mb per il loro ( s ). Questi esemplari, che furono origine dei codici in esame, furono molto vicini ; forse fu un unico codice, meglio rappresentato da Ld che da Mb, Ri: il quale Ld fu probabilmente opera di persona dotta del sec. XV, che sciolse i raddoppiamenti e tolse altre forme arcaiche, cercando però di rispettare il significato, a differenza di Mb, che ap- pare menato da un copista diligente nella trascrizione materiale (*), incurante di comprendere quanto scriveva, il quale in un sol luogo corresse, mutando (v. 2b) in « risponde » il « risprende » dato da Rg, Ri, Ld, che non è che una facile mutazione del « respiende » di Ba. Pur avendo queste differenze fra loro, Rg, Ri, Ld, Mb, sono uniti per alcune lezioni, da cui resta escluso Ba ( 5 ) : ma queste varianti non sono che manifesti inquinamenti della lezione più pura, che è in Ba. Onde porremo : I I I I Ba L I I I I I x 3 I I R? t 1 1 Ld Mb 1 Ri (1) Mb : disve, in cui l'i è paleograficamente attraversata da un'asta obliqua. — Ld: diserve — Ri: diserne. (2) Sarebbero i soliti scioglimenti di rad loppiamenti, le mancate evitazioni dell'iato e simili. (3) Infatti si è già visto che Ld non presenta alcuna di quelle varianti specialissime, che sono errori evidenti, e che abbiamo già viste numerose in Mb ed Ri. (4) Contrariamente ad Ld mantiene i raddoppiamenti, evita 1' iato etc. (5) Esempi : v. 4 - sì che chi V nega. » 17 - d'una scuri/ade. » 26 - risprende in se. » 31 - ma che si sente dico. » 3/ - aita la contraria via - Ba : - è ita a la... » 40 - per forte non può dir. » 55 - e non s'aggiri. » 58 - lo piacer più certo. i> óo - le biltà son dardi. « 62 - huon segue merto. » 72 - t'ho sì ornata. - 42 [p. 42 modifica]- ove x 3 rappresenta quell'unione maggiore (') di Ld, Mb, Ri in confronto di Rg, pur rimanendo essi dipendenti da una prima fonte comune. Questo confronto serve anche a stabilire quali sieno evidenti errori ( 2 ) di Ba ed a formare con ciò la più pura tradizione, da cui venne l'intero gruppo. La contenenza generale dei mss. Ca, Cap 2 , Le, Là, Lo, Ma, Pa, Par 1 , porta ad unirli tutti in un solo gruppo. Di Ma, Pa, Par 1 , ci si sbriga presto, perchè Ma non è che una copia tarda di Lb, di cui ha soltanto invertito l'ordine, omet- tendo la spiegazione di questa canzone fatta da Jacopo Mini : Pa e Par 1 non sono che copie ( 3 ) della raccolta aragonese, meglio conservataci da Le : e poi che il Magnifico la raccolse, noi potremo facilmente stabilire che, essendo Le uguale nel numero delle lime del nostro e nell'ordine a Ca ('), l'opera del Medici si limitò per il Cavalcanti a trarre tutte le rime unite da un codice che, se non era Ca, a questo era parallelo, esercitando in minima parte la sua critica di selezione. L'esame poi delle varianti trae a stabilire quanto provenga da la mano rammendatrice del raccoglitore. La ha contenenza uguale ad Le meno due sonetti e due ballate ^ 5 ). Lb sarebbe uguale ad La, ma per avere i due sonetti mancanti in La, si avvicina più ad Le e, pur mantenendo l'ordine interno nei gruppi delle rime, inverte l'ordine esterno dei gruppi ( G ) e, per una profonda variante nel primo verso di un sonetto ( 7 ), si unisce ad La e non ad Le. Cap 2 , che si unisce ad Lb in questa variante, ha l'ordine di La ed il con- tenuto di Lb : si deve quindi ritenere che Cap 2 ed Lb provengano da quella fonte istessa, da cui discese La, fonte parallela a quella da cui venne Le: ma Lb invertì P ordine dell' esemplare ed La omise i due sonetti. Cap 2 sarebbe il testimonio più puro di questo codice originale parallelo ad Le. Questa maggior purezza di (i) Esempi : ». 5 - orni al presente — Rg : ondio al — Ba : undio al. » 14 - lo pub mostrare — Rg : il pub mostrare. » 34 - diserve male — Rg : dicierue — Ba : discerné, etc. (2) Esempi : v. 3 - e sì altiero. » 4 - possia il ver. » 65 - chi ben aode. » 66 - pere he l mena de chi da lui procede. » 68 - mezzo scuro lucitade. » 73 - eh a sai lodata. (3) Pa ommette una ballata ed un sonetto. Quanto a Pari, giustamente osserva il Renier nella recensione della citata opera dell'Ercole (Gl'or, stor. della lett. il.. Voi. VI, pag. 402) che esso non è una vera copia di Le, ma è in fine mutato d'ordine. Vedi anche : T. Casini : Antiche rime bolognesi, p. XIV. (4) Meno il sonetto 'a Guittone : - « Da più a uno face un sol legismo » - e la corrispondenza con Guido di Lapo Uberti, Nuccio Sanese, Gianni Alfani e Cino da Pistoia. (5) I sonetti : « Amore e monna Lagia e Guido ed io » — « Se vedi amorì a^sai ti prego, Dante » - e le ballate da l'Ercole ritenute apocrife : - « Io vidi donne con la donna mia » - « Sol per pietà ti prego, giovinezza ». (6) La, Lb, Cap 2 danno : « Chi potrebbe mai credere, Nerone... » — gli altri tutti : « No- vella ti so dire, odi, Nerone... ». (7) Mette cioè prima i sonetti, poi le ballate e poi le canzoni, mentre gli altri hanno prima le ballate e fra queste le due canzoni e poi i sonetti. - 43 — [p. 43 modifica]Cap* è anche provata da la sua grafia generale e da alcune varianti ( 1 ), per le quali esso si unisce più ad La, Lb che ad Le, segnandone . in parte anche la trasfor- mazione ( 2 ). Le ha anche relazioni con M'f", Pb e C ( 3 ), dei quali sono fra loro in intima (i) Esempi: v. 5 - ed al presente — Le - et dal preterite. » 53 - che no'l pruova — » - che lo prova. » 65 - in forma non si vede — » - forma non si vede. » 72 - t'ho sì ornata — » - t'ho si adornata etc. (2) Si desume per es. dal : v. 42 - Le - et simil — Cap 2 - essimi/ — La, Lb - a simil. •» 48 - » - di lui - correzione interlineare : lei — » - di lei — » » - di lei. (3) L'esame più superficiale di questi tre cdd. (vedi : descrizione) porta ad unirli in un solo gruppo : ma la lezione, che è costantemente eguale per le ballate, differenzia nei sonetti. La canzone presente sta fra le ballate. Raccolta più ampia è C, nel quale le rime, che precedono le rime di Guido, portano il nome del Guinicelli, il che ha riscontro in Pb, che è un fascicoletto che contiene quasi esclusivamente rime del nostro. M'f invece appare una raccolta condotta con regolarità ed avente forse varie origini, poi che essa contiene la Vita Nova che manca in Pb e C. In esso le rime di Guido seguono quelle di Dante. Per questo la relazione sembra più stretta fra Pb e C che non con M'f: ma M'f ha la ballata « Ero in penser d'amor quand'i' trovai » dopo la canzone « Io non pensava che lo cor giamai » ed il contrario è in C, mentre Pb ha : ballata, canzone e ballata, interrotta quest'ultima dopo pjchi versi. Non si può quindi ammettere che Af'f prendesse la ballata dopo la canzone da Pb, perchè ivi è interrotta, ma piuttosto che l'originale di tutti i tre codici portasse due volte la detta ballata, la quale C copiò nel primo pósto ed M'f nel secondo. Nega però questa ipotesi il fatto che la seconda copia della ballata in Pb differisce per la lezione da la prima e da C, M'f (esempi : diceva per cantava, foco per gioco') onde si deve soltanto ammettere che M'f avente uguali origini con la prima copia di Pb e con C, mutò l'ordine e Pb ne ebbe da altre origini la copia seconda. M'f porta, invece delle rubriche copiose di Pb, C, il solo nome : Guido, in fianco a le rime : sembrerebbe quindi uà ms. dettato per un conoscitore dell'antica lirica italiana. Dopo i pochi versi della ballata Pb si chiude : gli altri due continuano con alcuni sonetti in quest'ordine : M'f- 1, 2, 3, 4, 5, 6 C - 4. 3. 5. ó. 1. 2 con evidente rassomiglianza. E possiamo dividere i sonetti così : 1 e 2 uguali perfettamente nei due cdd.: 5 e 6 differenti, i quali poi che rimangono così uniti a due a due rivelerebbero origini diverse. Degli altri due il 4 differisce, il 3 è uguale. Non si può ammettere che questa formazione d'or- dine sia casuale, tanto più se si osserva che le differenze pur nei sonetti 5 e 6 non sono gravi. Nel 5 vi è una costante uguaglianza ortografica : nel verso io C dà - per mezzo gli occhi - ed M'f - dentro da gli occhi - ove si può facilmente credere ad una correzione da parte del copista di C per evitare la ripetizione di M'f - « dentro da gli occhi passò dentro al core ». Nel 6 pure l'ostacolo è minimo : alegranza in C. alegrezza in M'f, mentre tutti gli altri hanno / raddoppiato. Ma nel 4 le difficoltà sembrano insormontabili. Abbiamo : v. 4 - M'f: en altro modo — Ci ch'en altra guisa. » 8 - » l'anima mia dolente — » l'anima trista per voler. » 9 - » e poi sostenne — » ma poi ristette. » 11 - » che porta dentro — » che porse dentro. » 13 - » che volean morire — » che credean morire. Nel primo e quarto caso M'f è solo, onde possiamo ammettere una cattiva trascrizione del cod. originale. Negli altri casi l'eccezione è data da C, simile in queste varianti a Cb, (vedi : de- scrizione). Esaminando la seconda parte di Cb si ha : sonetti : a, b, 4, 5, 2 - tratti da un antico libro a mano posseduto da Francesco Sadoleto. Degli ultimi tre sonetti (b è dato da C prima e manca in M'f) due differiscono da M'f a rassomigliano a C (4-5). Nella terza delle varianti esposte - 44 [p. 44 modifica]relazione Pb e C come appare da le varianti (*), dovendosi però escludere che Pb sia copia di C (*). Parrebbe- piuttosto che C derivasse da Pb ( 3 ), quantunque Pb sia meno ricco di C. Pb è codice interrotto, che forse rappresenta un antico codice mutilo, ma che certamente non è mutilo per sé stesso, perchè termina con due pagine bianche e si dimostra perciò con ogni probabilità mutilo volontariamente. Esso ci dà quella parte che è comune ed identica in M'f e Ce, e quindi sarebbe il rappresentante incompleto dell'originale completo, da cui discese C, poco differente, sebbene un po' più corrotto, dell'originale di M'f (*). Questo confronto porterà così a stabilire tanto gli errori di Pb e C quanto gli errori di APf ( 5 ), rimanendo fra loro una notevolissima parte comune ( 6 ). Abbiamo detto che con questi tre codici ha relazione (J) Le più che non ab- biano La, Lb, Cap 2 ; noi distinguiamo però in Le quella parte che è evidentemente


C non ha riscontro che in Cb. Il Pelaez (op. cit.) afferma che il copista di C è molto diligente, ma si trovò forse a ricopiare un testo talvolta inintelligibile : inoltre C ha traccie dello stemma mediceo : quindi con molta probabilità potè essere a mano del compilatore di Cb, il senese Cittadini. Per ciò si verrebbe a concludere che per le rime di Guido M'f derivò da un ms. parallelo a l'origi- nale di C, non da lo stesso originale : che la precisione della scrittura nella sua fonte permise al menante di M'f di rimanere più fedele che non il menante di C, il quale in parte, cosi com'è, rappresenterebbe la tradizione del Sadoleto. Si vedrà anche nell' esame generale come M'f sia più fedele al suo gruppo. (i) Esempi: v. 17 - diaphan lume - e la mancanza in ambedue i cdd. C, Pb del v. 25. (2) Per il v. 69 ove si trova: C - fuor d'ogni dice degno in fede. Pb - fuor d'ogni fraudo dice degno in fede, non potendosi ammettere che Pb copiando C correggesse precisamente secondo la lezione più accettata. (3) Osservando il v. 48 si vede che C addotta la lezione di Pb come è corretto, contraria- mente a la prima lezione che pur trova riscontro in M'f M'f - ancor di lui vedrai. Pb - ancor di lui vedrai - corretto in margine - di lei. C - ancor di lei vedrai. Ammettendo quindi un originale comune si deve credere che Pb ricopiasse fedelmente errore e correzione e C la sola correzione. La lezione originale era certo - lui - come appare in M'f. (4) Vedi il citato verso 17: M'f : diaphan da lume — Pb, C - diaphan lume. (5) Gli errori dei primi si son visti già. Per M'f si veggano : v. 27 - non da diletto. » 37 - la qual aiuta la contraria via. » 49 - con gente di valor. » 55 - per trovarmi gioco. » 69 - cioè degno in fede. (6) Esempi : v. 3 - che si chiama amore. » 5 - et dal principio. » 12 - el naturai suo movimento. » 29 - ma ben da quella viene. » 49 - che 'n gente da valor spesso si trova, etc. (7) Esempi : v. 42 - et simil può valer. » 48 - di lui — correzione interlineare - lei — Le (vedi gli altri : nota 3). » 53 - huora che lo prova. » 64 - compreso bianco. » 72 - eh' io t'ho si adorna [p. 45 modifica]ta. — 45 — opera critica del suo grande raccoglitore (*). E poiché la contenenza dei tre Lau- renziani e del Capitolare è molto simile a Ca sarà dal confronto di tutti questi codici, che verrà una guida per una relativa classificazione. Le appare tosto più conservatore ( 2 ) relativamente a l'antico Ca ed è seguito in ciò da M'f, rappresen- tante più autorevole del suo gruppo: e talvolta è più fedele M'f( 3 ), talvolta Le (*). Le differenze presentate da M'f si dimostrano non errori arbitrari, ma frutti di una continua opera dilucidativa ( 5 ), onde si deve ammettere che il menante dell'origi- nale del gruppo fosse persona colta, che modificava il senso ove lo credeva inquinato e manteneva del resto quanto più poteva dell'antica lezione. Le non fu invece così modificato e rimane più vicino a Ca serbando però traccia di un generatore comune ( 6 ) con La, Lb, Cap 2 . Questo ipotetico generatore delle due lezioni corresse in qualche parte quello che era guasto in Ca ( 7 ), ma guastò anche altrove ( 8 ) e modificò ( 9 ). E poi che vi è una già vista unione di Le con il gruppo di M'f nel senso che M'f aggiunge altre varianti sue a quello che è in Le, noi riterremo che il gruppo di Mf discenda da un originale ( 10 ) poco diverso da Le e quindi in relazione con La, Lb, Cap 2 . Rimane ancora da spiegare il riscontro che è nel v. 17 fra: La - dyaphan — e Le - dua fan, riscontro che non può essere casuale. L'unione già mostrata fra La ed Lb trova conferma in un riscontro simile ( a ) : noi dobbiamo quindi ammettere una copia scrupolosa in La di questa forma - y - originaria del codice - origine dei tre Laurenziani, la quale y uscì in u erroneamente due volte, una in Lb e l'altra in Le. Non si può ammettere infatti né che Lb sia origine di La, né che Le discenda da La per la sua maggior fedeltà a le lezioni più antiche : questa (1) v. 28 - costome per la rima interna ed al v. 24 - pesanza — ritornando a la purezza originale, mentre gli altri hanno tutti - possanza. (2) Esempi : v. 26 - Ca, Le, M'f : resplende — La, Lb, Cap 2 : risplende (vedi : Caix, op. cit.) v. 48 - Ca, M'f: di lui — Le: di lui - corr. interi. - lei — La, Lb, Cdp' 1 : di lei. » 53 - Ca, Le, M'f: che lo prova — » » » che noi prova. » 64 - » » » compriso (:viso) — » » » compreso. » 72 - » » » sì adornata — » » » sì ornata (a danno del verso). (3) v. 49 - Ca, M'f: che gente — Le, La, Lb, Cap 2 : che 'n gente. (4) v. 24 - Ca, Le: pesanza — La, Lb, Cap, M'f: possanza. (5) Basti osservare gli esempi già arrecati della lezione speciale di questo gruppo per con- vincersi dell'asserto. (6) Esempi : v. 28 - Le, La, Lb, Cap-, M'f: puote là gir — Ca : po' la gire. » 38 - » » » » » naturale opposto — » opposta naturai. » 60 - » » » » » selvaggio la biltà suo — » selvagge le beltà son. » 66 - » » » » » da quel li mena che da lui — » da queli meno che dallui. (7) v - 59 " Ca: non po' coverto stare sì giunto — gli altri: non può coverto star quand'è sì giunto. — Così si esclude anche la provenienza diretta di questi cdd. da Ca. Vedi anche il citato v. 66. (8) Basta esaminare ad esempio il citato v. 60. (9) Si vegga il citato v. 28. (io) Si viene così ad imaginare un codice perduto che fu parallelo a Ca ed un po' più cor- rotto (x*) il quale diede origine a due gruppi — (La, Lb, Cap 2 ) — (Le, x B J, in cui x" è l'ori- ginale di M'f, Pb, C. (11) E al verso 59 ove per il - sy giunto — di La, Lb trascrive - su giunto. — 46 — [p. 46 modifica]y quindi fu certamente in quella fonte comune, che è meglio rappresentata da Le e Cap 2 . Riducendo ora queste conclusioni graficamente si ottiene: I Ce La Lb Ma Cap' Le i Pa Par M'f Pb Arrivati a tali conclusioni cerchiamone una conferma in un altro verso pro- fondamente mutato nei vari codici: il verso 66. Del quale si hanno tre lezioni principali, salvo gli arbìtri dei mss. speciali: perchè lo mena chi da lui procede data da: Ba, Rg, Mb, Ri, Ld, Min, Ce, Lb 2 , Ma 2 , Lh, Rh, M'e, Mf, Rb, Rf, Le, Pd, Ln, Cd, Mari, Rm, Par 2 . da quel li mena che da lui procede data da: Ca, La, Lb, Le, Cap 2 , Pa, Par 1 , Ma, M'f, Pb, C, RI, Lm, Me. dunquelli e meno che da lui procede data da: Cap 1 , Mn, MI, Mk, Mh, Mg, Lp, M'a, M'b, Ve, Mq, Li-, Cb. Dal primo gruppo abbiamo già distinto i seguaci di Ba, (Rg, Mb, Ri, Ld) : dal secondo i seguaci di Ca (La, Lb, Le, Cap 2 , Pa, PaA, Ma, M'f, Pb, C) e dal terzo i seguaci di Cap 1 , che compongono tutto il gruppo eccettuato Cb. E poi che si attendeva al gruppo di Ca prendiamo in esame quei codici che, pur essendo con questo, non furono ancora classificati, cioè RI, Lm, Me, dei quali - 47 [p. 47 modifica]- finora sappiamo che si uniscono a Ca nel verso 66 e sono i soli che gli si uniscono: -ciò dimostra quindi una già notevole uguaglianza. Lm presenta alcune lezioni (') che lo fanno escludere dalla paternità dei codici a noi noti, lezioni che si dimo- strano o come tentativi di correzione per ricavare un significato più facile là dove il menante non sapeva comprendere il suo esemplare o talvolta come correzioni metriche ( 2 ). Esso presenta una unione più stretta ( 3 ) con Me che con RI, il quale ultimo neppure può aver dato origine adjalcun altro codice ( 4 ). Me rappresenta senza alcun dubbio l'origine di Lm, poi che esso riporta l'originale da cui vennero alcune cattive lezioni ( 5 ) in Lm : rappresenta, ma non è l'origine diretta ( G ). Questa origine si deve riconoscere in Ca come appare da la conservata mutilazione del v. 59 ( 7 ), in cui Afe è più fedele, mentre RI, Lm tentano di correggere il verso mancante e per significato e per misura. Questi codici sono più uniti a Ca ( 8 ), che non gli altri (1) L'ommissione del verso 52 e le seguenti varianti : v. 5 - conoscente ch'io ero. » 6 - no spero eh' un di basso core. » 26 - perpetuo effetto. » 28 - non può là gir sua simiglianza. » 30 - perchè perfezion si poti tale. » 35 - di sua possanza segue. » 39 - da buon prof etto. » 44 - co/itra misura. » 51 - con formato loco. » 5/ - professione et sguardo. » 59 - coverto mai star si gunto. » 67 - debbe esser diviso. {2) Vedi il citato v. 28 ed i vv. 33 - per ragion poi vale. 58 - che fa parere lo piacer suo certo. ■(3) Esempi : v. 1 - che io deggia dire. » 2 - et di presente. » io - dovei posa. » 12 - l'essenza poi et ciascun movimento. » 2,1 - eujta la contraria via - Me — e vita alla... - Lm. » 45 - s'addoma di riposo. (4) Esempi : v. 5 - 'n dal presente. » 13 - al piacimento. » 16 - si fermato come. » 38 - naturale opposta. » 54 - perch'a lui li ritiri. » 62 - con se con merto. -e la mancanza dei vv. 48 e 49. (5) Vedi il citato v. yj ed il v. 55 - Me: ' Igioco — Lm: loco. (6) Vedi i vv. 9 - Me: dover provare — Lm: voler provare. » 42 - » s'oblia — » l'oblia. » 69 - » dico degno — » dice degno. Non si può infatti ammettere che occasionalmente Lm, ricopiando Me, ritornasse a le lezioni più accreditate. (7) Ca: choverto star sì giunto — Me: choverto star sì gunto. RI: sì star coverto giunto — Lm: coverto mai star si gunto. (8) Vedi il v. 60 - Ca, Lm, Afe, RI: selvagge le beltà son dardo. gli altri : selvaggio la beltà suo dardo. - 48 [p. 48 modifica]già esaminati e pure in relazione con Ca: né vale contro questa affermazione il fatta che RI in una variante si avvicina al gruppo : La, Lb, etc. (') più che a Ca. Strana è l'unione dei tre codici nel v. 7 e notevole ( 2 ), perchè doveva dar origine ad una differente interpetrazione, discendendo la scrittura originale male divisa nei tre discen- denti. Onde si deve ammettere un primo discendente da Ca, che portasse la scrit- tura « raggione » discesa poi con errata divisione da una parte nel generatore di RI con l'aggiunta di altre varianti, e da l'altra nel generatore di Me, Lm, rappre- sentatoci nella sua quasi assoluta purezza da Me. Questo ultimo generatore aveva modificato il primo verso sopra un' altra tradizione. Quindi completeremo grafica- mente le relazioni di Ca così: Ca 1 1 1 1 1 RI Me 1 Lm La tradizione, a cui nel primo verso s'unisce il gruppo Lm, Me, è accettata nel commento di Dino del Garbo, rappresentato dai codici: Ce, Mm, Lh, Lo 2 , Mei 1 , Rh ( 3 ). Notiamo subito che precisamente in questo primo verso ( 4 ) Rh si stacca dal gruppo, ma come eccezione, perchè non pochi luoghi comuni stringono tutti questi (1) Ca, Me, Lm : opposta naturai — RI: naturale opposta — La, Lb, etc. : naturai opposto. Ri quindi rappresenterebbe la prima mutazione di Ca, da cui vennero le altre modificazioni. (2) « a tal raggio ne » invece che « a tal ragione ». (3) Come si è già detto Lo 2 , Ma 2 indicano la seconda copia della canzone nei mss. Lb, Afa. Mentre Ce, Lb 2 , Ma 2 , Mm. portano il nome dell'opera di D. del Garbo nel volgarizzamento di Ja- copo Mangiatroia, Lh dà il nome di Egidio Colonna. Esso però differisce nella lezione da tutti gli altri commenti del Colonna e porta nella rubrica (vedi : descrizione) le stesse parole che servono di prefazione ai commenti di D. del Garbo volgarizzato dal Mangiatroia : si deve quindi ritenere arbitraria l'attribuzione del commento a frate Egidio. Anche le varianti parziali lo uniscono ai commenti di D. del Garbo (vedi più sotto la nota). (4) La differenza sta in questo. Questi codici leggono : « che io deggia dire » - mentre tutti gli altri danno : « perch'io voglio dire » - Ce porta : « perchè io deggia dire ». Il trovare quieta variante in Me. Lm di origine parallela a Ca e quindi probabilmnnte del sec. XIV, quando sap- piamo che Dino del Garbo mori nel 1327 (Villani : Cronica, X, cap. 41) ed anche il Mangiatroia visse in quel secolo (A. Zeno: Note alla Eloquenza italiana del Fon lanini, voi. 2 , p. 4, Parma, 1804) e l'osservare che poi i codici del commento si staccano da Me, Lm, ci traggono al dubbio che questi due codici rappresentino la prima formazione del deggia nel primo verso, mutazione accettata dal commentatore, sebbene egli si servisse per la massima parte di una lezione origi- nariamente lontana da Me, Lm. Si noti poi anche che in Mm, Ce, Lh, abbiamo le strofe sparse nel commento, mentre in Lb 2 , Ma 2 , sono raccolte prima che cominci l' interpetrazione, il che (essendo Lb 2 , Ma 2 , raccolte esclusive di rime di Guido) dimostrerà che in Mm, Ce, Lh, è l'o- rigine di questa parte di Lb 2 , Ma 2 , parte aggiunta a quella che i due cdd. tolsero dal gruppo dj Ca. Se si osservi poi che Ce porta: « perch'io deggia dire » e non: « che io deggia dire » degli altri commenti, più simile in ciò a la prima lezione, si dovrà vedere in Ce il primo passo nella lezione di D. del Garbo, perchè data la prima mutazione « deggia », era naturalo mettere : - 49 [p. 49 modifica]- codici e li rendono differenti da gli altri gruppi ('). È palese che Lb* discende da Mm ( 2 ) e si può quindi escluderlo da la discussione per la ricerca del codice più no- tevole e con lui Me?, suo fedele seguace. Rh, che ha relazioni più che tutto con Lh ( 3 ), non può essere né discendente né ascendente diretto ( 4 ) di alcun altro, né Lh può essere generatore di Rh ( 5 ). Se poi si esamina il testo ( c ) del commento di D. del Garbo, si vede che esso ci è rappresentato, più che da gli altri, da Mm e Ce ( 7 ) e come Ce dimostri la discendenza graduale a le lezioni speciali del commentatore ( 8 ): ma non possa essere l'originale del commento stesso ( 9 ). Rh non ha nome di com- « che io » quando il «perch'io » aveva significato causale, come appare dal più chiaro « per cui-» dato da altri mss. Ciò quindi esclude la prima ipotesi che in Me, Lm si debba cercare l'origine di questo mutamento, portando essi : « che io aleggia ». (i) Esempi: v. 34 - cui è vinto amico. » 39 - da buon proposto. » 58 - lo piacere incerto. » 62 - non segue merto. » 64 - complesso bianco. » 69 - dice degna in fede. (2) Vedi le varianti : v. io - la ove si posa. » 34 - di cui è vinto amico. » 42 - a questo può valer. » 51 - non fermato loco. » 52 - destandosi ella. » 68 - luce raude. » 09 - Mm: degna fede — risolto da. Là 2 : degna fede, mentre gli altri danno: degna 'n fede. (3) Vedi i w. io - la ove possa. » 3/ - la quale aita. » 51 - Rh : in infermato — Lh : in un fermato. » 52 - destanti/' ira etc. (4) La discendenza è esclusa dal mantenere Rh il « voglia » per il 33 - ragion si vale. » 54 - e non si trova. » 58 - il bel piacer incerto. » 60 - selvaggi in la beltà suoi. » 67 - di fuor del suo color esser diviso. » 69 - dice al tutto in fede. » J3 - assai laldata. (5) Esempi: il citato v. 1 e vv. 53 - huom che noi prova. » 68 - luce rande » 69 - dice dengna in fede. » 74 - sì adornata — Rh : sì ornata. (6) Vedi : Pasqualigo, op. cit. (7) Esempi: v. 52 - destandosi ella — v. 51 - Mm : non fermato loco. (8) Esempi: v. 1 citato e discusso e: v. io - Ce : la ove posa — Mm : la ove si posa — Lh : la dove possa. » 14 - » il po' mostrare — » il può mostrare, con gli altri. » 51 - » non infermato — » non formato » 60 - » selvaggie la beltà suo dardo — Mm : selvaggio la beltà etc. -(9) Vedi v. 5 - ed al principio. - 50 [p. 50 modifica]mentatore ed il suo affine Lh lo sbaglia, serbando però le parole della rubrica ganuina; onde, con l'aiuto della cronologia dei due codici ( 1 ), si può stabilire con ogni pro- babilità che Rh rappresenta una correzione posteriore di Lh, anche perchè Lh è qualche volta più unito ad Min ('-), ed Lh non è che una contaminazione con il commento del Colonna ( 3 ). Ce rappresenta allora le prime formazioni del testo, il quale servì poi al commentatore che aggiunse qualche cosa di suo nel commentare. Questa parte arbitraria rimase quando la lezione fu conformata al commento (Min) : quindi a la forma pura succedettero le contaminazioni di Rh ed Lh. Ossia si avrà graficamente : Garb I Ce I [\Cm i i lì* ', ^ > i i Ma 2 I ' Lh i kh Siamo con ciò arrivati ad esaminare codici che si univano per il v. 66 con il gruppo di Ba, ma che se ne staccano per il v. 28 ( 4 ) per unirsi invece al gruppo Cap 1 : con essi stanno altri codici non ancora esaminati : Rf, Le, Par 2 , Rm, Ln, Cd, Mf, Mart, mentre due ultimi codici: Me, Pd ( 5 ) per lo stesso v. 28 rimangono con il gruppo di Ba. (1) Lh porta la data: 28 dicembre 1433 — ed Rh invece la data del 1460 (vedi: descrizione). (2) Vedi v. 60 - Mm, Lh: selvaggio la beltà suo dardo — Rh : selvaggi in la beltà suoi..* » 68 - » luce rande — Lh : luce rande — » luce rade. (3) Oltre che dal citato v. 52 si vede dal v. 51 : comm. Colonna: in un formato — comm. Garb.: non fermato. Lh ha la via, di mezzo : in un fermato. (4) Di cui abbiamo tre lezioni : si che non pò là gir simigliamo, data dal gruppo intero di Ca. si che non puote largir simigliamo, data dal gruppo di Cap 1 — gruppo di Garb. e : Rf, Le, Par 2 , Rm, Ln, Cd, Mf, Mart . perchè non potè là ir simigliamo, data dal gruppo di Ba più : M'e, Pd. (5) Vedi: descrizione dei codici. — Pd non è che una copia di M'e. - 51 [p. 51 modifica]- L'unione di Rf, Le, Rm, Par 2 è data senz'altro da la contenenza quasi identica nei quattro codici ('). Di ciò troviamo una conferma nelle varianti ( 2 ). Così pure Cd sembra unirsi ad Ln ( 3 ), ma la grafia evidentemente arcaica di Cd ci fa credere ch'esso sia testimonio di un cattivo codice più che tutto quasi indecifrabile, da cui riammodernando venne anche Ln, il quale, più curante del significato che non sia Cd, rimette a quando versi assolutamente arbitrari ('), comprendendo però in un luogo ( 5 ) il suo originale meglio che non faccia Cd. Gli errori palesi di Cd ( 6 ) lo escludono da la paternità di Ln. Tutto questo gruppo, ottenuto con la guida del v. 28, sembrerebbe un gruppo (1) Vedi : descrizione dei mss. Pur essendo la contenenza quasi del tutto uguale, l'ordine invece è mutato. Rm porta la canzone, adespota ed anepigrafa, prima nella sua raccolta : gli altri invece la danno tutti al Cavalcanti. La contenenza di Rm corrisponde a quella parte che in Rf va da e. 115Ì a e. i49<5, parte trascritta da la seconda delle tre mani che compilarono il codice. Rf raccoglie insieme le rime di Dante sparse in Rm e mette in fine rubricata la canzone di Guido che è prima in Rm. Par 2 , Le, pur contenendo circa le stesse cose dei due primi, sono in maggior relazione tra loro e per l'ordine delle opere e per l'aggiunta del libro di Gualtieri che manca negli altri due. Par- poi aggiunge anche il libro di Cato. Credo inutile al nostro scopo ricercare una discendenza fra questi codici: basta l'averli insieme riuniti, perchè essi tengono un posto ben poco importante per la ricostruzione del testo della canzone. Le opere ad essi comuni sono : Can- zoni di Bindo Bollichi, la canzone di Guido, le allegorie con le Metamorfosi di Giovanni del Vergilio, epistole di Luigi Marsili, di Cola di Rienzi, di Morbosiano. — Sono poi comuni ad Rf, Rm, Le, le rime di Dante, di Lapo Gianni, Ventura Monaci, Forese Donati, Stoppa de' Bostichi, Giovanni di Lambertuccio Frescobaldi. Par- sembra più che tutto una raccolta d'opere filosofiche ed ascetiche. (Vedi anche le opere cit.: - S. Morpurgo : / mmss. riccardiani. — Cataloghi della Nazionale di Parigi del Marsand e del Mazzatinti). (2) Esempi : v. 5 - ond'io al presente. » 18 - da -marte viene e fa dismora. » 19 - ed assensalo nome. » 34 - discernere male in cui. » 60 - le biltà suo tardo. e la mancanza dei vv. 68, 69. (3) Esempi : v. 7 - di tal ragione. » 11 - e quale è sua virtute. » 19 - Cd: elle creato de sensato — Ln :. egli è creato da sensato. » 20 - reprende in se. » 31 - Cd', ma che sentente — Ln: ma che s'intende. » 51 - non in fé?' maio loco. » 58 - parere luotn piacere » 65 - Cd: e chi bene ha di forma — Ln: e chi a ben di forma. (4) Esempi : v. 52 - invescando desiri guai mandali foco. » 55 - ne seguir per trovar letitia o gioco. » 68 - a si somiso obschuro luce rade. (5) v. 69 - Cd: fuor d'ogni strade dicean — Ln -fuor d'ogni f rande dicen. (6) Esempi : v. 1/ - dna fan de lume una oscuritate. » 18 - da morte viene e fa d' una hora. » 45 - non s'adorna dire peso mai. » 51 - corner mo non infermato. » 52 - destando sita la qual. » 54 - ne se noma perchè a lui. » 68 - asciso ?nezo et sarò luce rade. - 52 [p. 52 modifica]di contaminati, partecipando esso ai grappi già stabiliti e diversi fra loro. E ad esso si deve unire anche M'e, perchè la sua variante uguale a Ba nel v. 28 perde di importanza di fronte al rimanente della lezione, che lo raggruppa con codici ( l ) del grappo ora in esame. Da qualsiasi paternità dobbiamo escludere il gruppo Rf, Le, Rm, Par 2 per la mancanza dei vv. 68, 69 ed Rb ( 2 ) per le sue varianti arbi- trarie, non riprodotte in alcun altro codice, così come dobbiamo escludere Ln ( 3 ). Abbiamo quindi come più intatti Mari, Mf, M'e: ma, mancando Mf dei vv. 8, 9, rimangono Mari, M'e ed il codice rappresentato malamente da Cd, come più ori- ginali almeno in apparenza. Nel primo verso nessuno di questi porta quel « deggia » che è caratteristico di Garb. e nessuno ha nel v. 4 quel « sicché chil » che è di Rg, Ri, Ld, Mb, discendenti diretti di Ba : ma con Ba si uniscono al v. 5 nel- 1' « undio » contro Garb (« ed al ») unito ad Mf. Certo una ipotetica forma originale « et al presente » poteva facilmente mutarsi in « ond al » che è la lezione assunta dal Colonna : ma relativamente a ciò noi riscontriamo alcune uguaglianze e diffe- renze che hanno un significato speciale. Si ha : Mari Rb, Ln, Cd Ri, Ld, Mb Ba, M'e, Le, Rf, Rm, Par} Rg ond a onde al ond al ondio al in cui « ond al » dei tre cdd. seguaci di Ba appare come una semplificazione di di quell' « ond io al » conservato da Rg, Ba, che poteva sembrare troppo turgido per l'armonia metrica. Relativamente poi a gli altri si vede come da una forma più semplice nel più antico Mart. si scenda per i secondi cronologicamente (Rb, etc.) ad una forma più composta, fino ad una forma pienissima (M'e Le, etc.) in codici che appartengono ai secoli XV e XVI, mentre Mf che è della prima metà del Sec. XV esce in quel « et al » che non può esssere modificazione dell' « undio al » di Ba ( 4 ). (1) Con : Le, Rf, Rm, Par- per i vv. 5, 17, 19, 31, 37, 39, 51, 60 — con : Ln, Cd, per i vv. n, 27, 34. Questi codici tutti si riuniscono poi con Rb contro Ba nei w. 9, io, 35, i quali versi stabiliscono fra loro un nesso più ristretto che non fra tutti gli altri. (2) Mancano i vv. 62, 63: vedi i vv. 9 - già un talento. » 18 - d'amor ci viene. » 28 - non puote le gier simiglianza. » 34 - dicievi male. » 38 - non perchè sia opposta naturale. » 39 - che d'alcune perfetto torte. » 40 - uom ch'aggia vota. ■» 41 - che stabilita nanra signoria. » 61 - che tal volere nocrre per lo suo spcrto. » 69 - fuori del core, etc. (3) Basta esaminare le varianti già citate. (4) Non deve m 3 ra vigliare questo vario metodo critico per i vari codici, perchè i copisti, che troppe volte volevano lasciar traccia dell'opera loro, ora semplificavano ed ora inturgidivano la lezione esemplare. - 53 [p. 53 modifica]Con ciò noi saremmo venuti a fissare qualche discendenza : cioè Mart sarebbe a capo, in secondo posto verrebbe Rb con la fonte di Ln, Cd ed in fine, con relazioni più o meno prossime, le fonti di M'e, Le, Rf, Rm, Par 2 . Al v. 9 Ba ed il suo gruppo danno : « mostrare » mentre Garb, Rb, Mart, M'e, Le, Rf, Rm, Par-, Ln, Cd ( l ) sono concordi nel darci un : « proz'are » per cui si uni- scono ai gruppi di Ca e Cap x . Questa unione dimostra che : « ed al » del v. 4 in Garb, Mf ha origine diversa da 1' « et dal » dei discendenti di Ca, ossia sa- rebbe una corruzione di quel « ond a. » che sta in Mart, e fu malamente inter- petrato : la qual forma rivela origine comune con 1' « undio al » di Ba, a cui s'arrivò a traverso l'« ond al» dato da alcuni codici. Questi, che sembrano conta- minati, vengono a formare così una squadra vera separata da le altre, divisa in gradi diversi di uguaglianza e di differenza e la contaminazione (se tale è vera- mente) deve essere opera di eruditi, perchè mai un copista semplice riunisce le- zioni di diversa origine nella sua copia : onde il trovare tra questi cdd. il nome di un commentatore, Dino del Garbo, può far dubitare che la contaminazione venga da lui. Ma la variante del primo verso dei commenti non ha riscontro, come si vide, negli altri codici, onde quello che appare di primo strato in Mart non può essere opera di Dino. E si tratta veramente di contaminazione o questa tradizione nuova è più genuina delle altre, come quella che partecipa di esse e ne rivela le mende ? La risposta verrà da l'esame completo delle varianti. Nel v. io abbiamo tre lezioni generali, ( 2 ) che non danno però risultati de- finitivi, perchè si è già dimostrato che Lh, Rh rappresentano una contaminazione di Garb, rappresentato meglio da Mm, mentre Ce rappresenta la prima forma, su cui il commento si svolse. Ammettendo una lezione originale « la ove posa » che poteva essere evitata per l' iato, facilmente si spiegano le correzioni : « là dove » — « là dove si ». Ma nel v. 1 1 le divisioni si fanno più nette : Mart, Garb, Cd, Ln, Rb, Me portano : « qual è » : Mf, Rf, Le, Rm, Par, 2 unendosi ai gruppi Ca e Cap 1 , danno : « qual sia ». Ciò dimostra la tendenza di questi ultimi ad avvicinarsi ad altri gruppi e come, da una base comune, Ba con i suoi si staccasse per il v. io e come Garb si unisca veramente a Mart, Rb, M'e. Se il v. 12 li fonde tutti insieme ( 3 ), il v. 19 muta un poco le relazioni unendo Garb, M'e, a Mf, Le, Rf, etc. ; ma è una variante ben lieve, facilmente corretta o sbagliata, che si riduce al semplice mutamento da : da a ed a. Stringe le rela- zioni fra Mart ed M'e il v. 24 per l'uso caratteristico in ambedue di «posanza» per «possanza». Così unendosi e dividendosi questi codici continuano per tutta la canzone : onde sintetizzando noi possiamo stabilire una prima uguaglianza (v. 66) di tutti questi mss. con Ba : poi altre uguaglianze più ristrette, che raggruppano in- (1) Il verso manca in Mf. 1 (2) la dove posa - gruppi di Ca e Cap^ : rj, Mf, Rb, M'e, Cd, Le, Ln, Rm, Rh, Lh, Par*. la dove nasce - Ba e seguaci. la ove si posa - Mart, Mm. la ove posa - Ce. (3) L'esenza e poi ciascun. - 54 [p. 54 modifica]sieme i gruppi già formati : Garb - Le, Rf, Mf (*), Rm, Par" 1 — Cd, Ln, — con Rb, M'e, Mari. Dei quali Rb attesterebbe una lontana origine oscurissima comune con Cd, Ln, ( a ) in costante relazione con Mart, al quale fanno capo anche gli altri gruppi. Ed M'e è pure unito fortemente a A±art, anzi talvolta ( s ) sembra segnare il passaggio da Mart a Garb, Le, Mf, Rf, Rm, Par 2 , mentre in molti altri luoghi già visti concorda con Mart. A quest'ultimo, di lezione evidentemente più primitiva (*), s'avvicina anche Mf, (•') attestando una fonte più pura anche se vicina a quella di Le, Rf, Rm, Par 2 . Riunendo ora i primi risultati con questi ultimi, porremo uno specchio generale ( c ) dei cdd., in cui ogni codice è più che tutto rappresentante di una tendenza particolare nelle lezioni : (i) Per l'unione dei w. n - e guai sia sua virtute. » 38 - non che opposito naturai sia. » 39 - da ben perfetto. » 52 - destandosi ella. » 54 - e non si mova perdi' ali ni. » 66 - perche lo meno chi dallei, etc. (2) Più che altro per il v. 52 - Cd: destando sita — Rb: destando sitto. (3) Vedi v. 60 - Mart: selvaggio le beltà sun — M'e: selvaggio la beltà sito — gli altri: selvaggia la beltà suo, (4) Si vegga più innanzi il confronto di Mart con i codici primitivi e la guida al testo critico. (5) Si osservino i vv. 51 - en nnu fermato. » 53 - Marti noi fin lotti che noi - Mj : noi pò chonch noi. (6) Manca Cb il quale io credo aver dimostrato copia pedissequa della edizione Giuntina e che non ha alcuna importanza critica, essendo opera del Cittadini su la lezione di una stampa già modificata ai criteri di una età già tarda. (3 [p. 55 modifica]

O >■** OH o 9) O c o N C O (3 (3 C c 4-» c o o o > (3 h -J / r— M - -i i— sae -» — ^ o _ \ 7~ OS 3 ' «  ■ <a 1 ~3 r si L. -$ >> H V Vi Vi «  H! —a. - 5 [p. 56 modifica]6 - Abbiamo così fissati i quattro codici che più schiettamente rappresentano quattro tradizioni remote del sec. XIV nella lettura della canzone ; ma essi non hanno un valore assoluto dovendo essere purificati di tutta quella parte che è o arbitrio o costume individuale : arbitrio nel significato, costume nell' ortografia. Saranno criticamente accettabili quelle lezioni che abbiano a loro garanzia almeno tre di questi codici : pur anche da le varie lezioni si potrebbe venire ad una più stretta risultanza critica fra i quattro cdd. maggiori. Osservando i versi di più profonda mutazione, si hanno queste relazioni : v. 5 - Ca, Cap 1 Mart, Ba » 1 1 - » » » » » 19 - » » » » » 24 - Ca simile a Mart Ba, Cap 1 » 28 - Ca simile a Ba Mart, Cap 1 » 37 - Ca, Cap 1 Mar, Ba » 53 - » » » » » 66 - » » » » Ad una regola generale di uguaglianza, Ca uguale Cap 1 , Mart uguale a Ba, non si oppongono che due casi nei vv. 24 e 28. Per il v. 24 la differenza è : Ca - pesanza — Mart - posanza — Ba, Cap 1 - possanza. Cominciava già nel sec. XIV a decadere la forma «pesanza*, onde può essere venuta occasionalmente in Ba e Cap 1 la correzione : « possanza » tanto più che essi presentano larghe traccie (*) di influenze correttive. Per il v. 28 la cosa è più grave. Abbiamo : Ca - si che non pò la gire simiglianza Mart • si che non puote largir semelianza Cap 1 - si che non puote largir amiglianza Ba - perchè non potè la ire simiglianza (1) Si riscontrano in quei luoghi, in cui si vede la ricerca di una maggiore chiarezza, la quale dà lezioni opposte a gli altri tre codici. Per Cap 1 i versi : 44 - fuor di natura di misura torna. 59 - non può coverto star quand'è sorgiunto. 66 - dunquelli meno che da lei procede. 71 - Canzon mia tu puoi gir sicuramente. e per Ba i vv. 9 - di voler mostrare. » io - la ove nassce. » 38 - non che opposito naturai sia. » 39 - ma quanto che da ben perfetto torto è. » 51 - e voi chom miri in un /ormato luoco. - 57 [p. 57 modifica]Ca, Mari, Cap 1 sono concordi nel « si che » contro il « perchè » di Ba, Fatta 1' ipotesi che un codice unico generatore di A/art e Ba fosse uguale in questo verso a Ca, salvo la mutazione di pò in pttote, potè, era naturale che il menante di Ba trovasse più giusta la lezione « perchè » la quale veniva a spie- gare l'asserto del verso precedente : non è diletto, ma consideranza, esiste cioè già una variante d' interpetrazione fra Ca e Ba. Questo stesso verso veniva racconciato con un « largir » facile sostituzione di « la gir » come appare da l'essersi questa sostituzione compiuta anche in Cap 1 , il quale non può averlo desunto da Alari, essendo uguale per altre sei varianti profonde a Ca. Nei due gruppi apparirà più puro quello che avrà garantita la propria lezione dal gruppo avverso e, poiché abbia"mo veduto Ba dividersi nei versi citati da tutti gli altri, dobbiamo crederlo maggiormente inquinato che non sia Alari, il quale, risolto il v. 28, non presenta alcun altro profondo mutamento, ma soltanto modalità individuali (}) che tutt' al più serviranno a rifiutare la discendenza di- retta. Ba invece mostra di essere disceso da un codice simile a Atart, aggiun- gendo le sue modificazioni. ( 2 ) Ca sta a Cap 1 come Alart sta a Ba : anzi Ca è più poderosamente intatto di fronte ad un fratello più degenere. ( 3 ) Si avrà quindi : * aut. Cap 1 1 Ca Mari Ba (1) Tali i vv. io - la ove si posa. » 1 1 - sua posenca. » 23 - loco e ditnostranza. » 46 - color riposo e pianto. » 52 - la qual mena foco. » 59 - quando se gionto. » 68 - asciso ntozo et scuro. « 72 - la vi te piace. (2) Vv. 5 - A/art: ond a » 1 1 - » e qual e » 1/ - » da lume » 37 - » ita a la » 38 - » non perchè oposto » 40 - » caggia » 5 1 - » en non fermato » 54 - » ne mova già però ka » 6ó - » perchè li mena che da lui Ha: ond' io al « e quale e » dal lume » cita a la » non che oposito » eh abbia » in un formato (contro tutti gli altri) » e non se mova per eh' a » perche l mena de chi da lui. (3) Vedi i vv. già citati e la ricostruzione del testo. - 58 [p. 58 modifica]- io credo si debba tener conto anche dei due codici inferiori per ottenere una lezione quanto più pura, appoggiandola su Ca e Mari, mentre Cap 1 e Ba servono di ragguaglio a completare la purezza delle origini. E non credo invece opportuno il ricercare più oltre quale sia il dominante fra Ca e A/ari con un metodo sperimentale, cercando cioè quale dei due codici maggiormente concilia le tradizioni avverse : si verrebbe ad un risultato forzato, ni n potendosi ammet- tere che alcun codice sia così assolutamente puro da imporsi a tutti gli altri. Si dovranno piuttosto discutere a mano a mano le varie lezioni nel confronto più importante di Mari, Ca e nel confronto secondario di Ba, Cap 1 . Noi dovremmo anche stabilire la specialità ortografica di questi codici per poter dubitare di tutto ciò, che si dimostra uso puramente ortografico ed indivi- duale, tenendo conto massimamente di ciucila ortografia della fine del dugento che il Vat. 3793 usa nell i trascrizione del « trattato di ben servire » ; la quale, pur non accettando interamente le ardite conclosioni del Salvador! ( J ), deve essere considerata di altissimo valore, com2 ben disse il prof. Raina ( 2 ), come quella che ci attesta una mano colta della seconda metà del Sec. XIII ( 3 ). Fin d'ora possiamo stabilire in Ba, come in quello che più chiaramente le dimostra, alcune specialità glottologiche che lo rendono meno puro : tale la ten- denza a sciogliere e tonica in ie, tendenza molto rara negli altri (') : a sciogliere « tonica in no (•"'), mentre Ca è quasi completamente estraneo a simili uscite. Il che dimostra chiaramente la minore originalrtà di Ba. ( u ). (i) Op. cit. (2) « De vulgati eloquentia » testo critico. Edito da la Società Dantesca Italiana. (3) Terremo a guida costante il lavoro bellissimo del compianto prof. N. Caix su le origini della lingua italiana. (4) Mart, Cap 1 , Ca: prega — Ba : priega. fero — fiero, altero — altiero, nega — niega. vene — Ba, Cap 1 : viene, ven — Ba, Mart: vien. mantene — mantiene, gente — gienti. segue — sieguc. e per la stessa tendenza : trage — traggie. possa — possia. mezo — meggio. resplende — respiende. selvage — selvaggie. (5) Mart, Cap 1 , Ca: cor, for, move, trova, nova, loco, foco, prova. Ba: cuor, fuor, muove, truova, nuova, luoco, fuoco, pruova. Ba conserva Vii originale qualche volta : Mart: ond — Ba : un.l e per uguaglianza : Ca, Cip*, Mart: coverto — Ba : cuverto mentre ci dà : soa, so, toa - pei : sua, suo, tua - e por simigliali/a : perprtoalr, aoiie. (6) N. Caix: op. cit. - 59 [p. 59 modifica]Nella seconda canzone ( l ) abbiamo ancora alcuni gruppi ch'erano dati da la prima, ma anche abbiamo un codice non ancora classificato : Me. Il gruppo di Ca si mantiene intatto e ad esso si unisce Lk che non è accompagnato da Mq come nella prima canzone, ma dimostra di essere proveniente da due origini perchè questa canzone trovasi con una ballata molte carte dopo la prima. Il nuovo codice Me mostra una discendenza diretta da AVa, il quale con M'b rimane fedele a Cap x . Rb è sempre unito a Mart e sempre meno puro, ma anche è in relazione con Cap x , perchè com'esso manca di un verso ( 2 ). J/Y sembra abbandonare del tutto il suo gruppo per unirsi a Ca : ma ciò non ha grande valore, dato che le varianti fra Mart e Ca non sono assolutamente profonde. J/Y quindi ed Rb presentano origini di contaminazione. Rimangono primari ancora Ca e Mart, dovendosi perù notare che Ca appare meno anziano e meno fedele di Mart per la lezione e per l'ortografia. Di questo troveremo qualche prova maggiore nelle ballate. Lk, che ne porta una ( 3 ), non si allontana né pur per essa molto dal gruppo di Ca che conserva anche la unione con i suoi gruppi tranne con x 5 il quale ha relazioni evidenti con UBa, che per altre rime è unito a Va. Da la ballata « Fresca rosa novella » si vede come UBa non possa provenire direttamente da Va, essendo in qualche luogo più fedele a Pe, codice antichissimo, che e per la giusta attri- buzione della ballata a Guido e per la purezza della lezione acquista una massima autorità. Esiste però fra questi due codici Va, UBa una relazione in- tima, che si manifesta in una tendenza riammodernatrice. Si deve tosto notare che Ca ( 4 ) resta, per tutte le rime contenute da Va, testimone di una tradizione un po' diversa da questo, onde spesso si completano a vicenda. Ca ha nelle ballate un ordine notevole se lo si confronta con 1' ordine che esse hanno nella tavola del libro Reale, dataci dal Colocci : Libro Reale - i, 2, 3, 4, 5, 6, - Canz. Canz. 7, 8, 9. Ca - 6, 4, 5, - Canz. Canz. 7, 8, 9, 2, 3, 1 il quale ordine non è in Va, mancante di varie di queste ballate, onde si deve ritenere 1' origine di Ca anche remotamente diversa da quella di Va. (1) Data dai edd, : Ca, La, Lo, Le, Ma, Pa, M'f, Pò, C, Ci, Capi, Capa, M'a, M'b, Lk, Mart, Me, Kb, M'e. — Seconda nell'edizione dell' Ercole, da cui traggo la numeratura d'ordine. È la canzone : Io non sperava che lo cor giamai. (2) Il verso 52. (3) Ballata: « Poi che di doglia cor conven ch'io porti ». (4) Il Caix (op. cit.) provò che nella generalità Ca proviene in parte da fonte comune a Pe, che Pe risente di una tradizione lucchese, che Va discende pure in parte da Pe, il copista del quale sembrerebbe pistoiese. A questi si dovrebbero quindi riportare alcune specialità come : presto, aitsellì. Sembranza è forma più letteraria su sembianza popolare per avversione a bl : però: biasmato per blasmato in Ca. Mirabol di Ca è forma più tarda di mirabil di Pe, Va, UBa. - 60 [p. 60 modifica]Fra le ballate acquista una grande importanza critica la ball. Era in pensier d'amor quando trovai In essa Cap 1 , Mari portano la strofa che è terza in Ca come quinta e questa strofa manca in Rb, ed osservando il contenuto ed il senso della ballata, si deve ritenere primitivo l'ordine di Mari e Cap 1 contrariamente a quanto fece il prof. Ercole. Nella seconda strofa è detto infatti (*) : disse l'una che rise : guarda come conquise forza d'amor costui. Perchè nella strofa seguente il Poeta avrebbe scritto : Molto cortesemente mi rispose quella che di me prima aveva riso. — ? A che rispondeva la foresétta ? forse a le prime parole della prima strofa ? No, perchè qi; avevano soltanto fatto sì che le foresette si volgessero e Putta dicesse le prime parole. D'altra parte perchè il poeta l'avrebbe precisata: quella che di me prima aveva riso s e era quella precisamente che aveva allora finito di parlare? Né può essere l'altra, poi che essa è detta : l'altra pietosa, piena di mercede. fatta di gioco in figura d'amore, parole che hanno una perfetta corrispondenza con il principio : l'una cantava : e' piove gioco d'amore in noi. (i) Si osservi il testo dell'intera ballata. - 61 [p. 61 modifica]Bene invece la strofa viene riportata come quinta: perchè già l'altra «fatta di gioco in figura d'amore » ha chiesto al poeta se egli ricorda gli occhi che lo erirono : cui il poeta risponde che si innamorò di Mandetta in Tolosa. Allora l'urta, che di lui prima aveva riso, lo consiglia di raccomandarsi ad Amore, il che il poeta fa nel commiato, che a questa strofa viene così a seguire immediatamente. Mari quindi, che per la prima canzone s'è mostrato più integro di Cap 1 , prende una notevole importanza, sebbene la sua lezione, precisamente per il confronto di Cap 1 , si dimostri malamente trattata dal copista. Un codice non ancora esaminato, Pc, in questa ballata sta fra Ca e Cap 1 , come secondario e simile ad Mb. Per la ballata : Perch' io no spero di tornar giamai le autorità notevoli di Va, Cap 1 , Ca, si schierano ciascuna per sé per lievi diffe- renze, modificazioni della lezione più arcaica che è in Mari. Fra i secondari UBa sta con il gruppo M'f, Pb, C, come appare anche da l'ordine delle ballate, e con essi si schiera in una delle discendenze di Ca. Le ballate del resto non servono che a confermare le relazioni fissate con la guida della prima canzone. Alcuni altri codici non caddero ancora in esame. Fra questi Md che contiene un solo sonetto e presenta una lezione troppo diversa da tutti gli altri per poter, con sì breve materia, assegnargli un posto preciso : Mi pure con un solo sonetto in relazione a Cap 1 : Mr codice che acquista una certa autorità per la sua indipendenza, perchè, contenendo tre sonetti, per uno si uguaglia a. Ca e per gli altri due s' avvicina e pur si stacca da Va dimostrandosi esso pure di lezione notevolmente originale. Codice pure di grande importanza per gli undici sonetti che contiene è Ms che, pur presentando lezioni diverse e chiaramente in- quinate quando è in relazione con A, rimanendone però sempre più puro, altra volta si dimostra di una purezza incontestabile. Per esempio nel sonetto: Beltà di donne di piagente core mantiene unico una variante data da Li, quel codice Laurenziano-Rediano che deve essere ritenuto come guida unica a la pura ricostruzione del sonetto; e nel sonetto : Perchè non furo a me li occhi dispenti con A dà nell'ultimo verso l'unica lezione sensata ; e nel sonetto : O donna mia non vedestu colui sta contro tutti i secondari con i mss. autorevoli Mr, Va, Cap 1 , Ms. Esso quindi non è codice secondario e, spogliato delle varianti individuali arbitrarie, è testimonianza - 62 [p. 62 modifica]notevole di lezioni primitive. Abbiam visto in relazione con questo il ms. A che è anche in relazione per vari sonetti con il nodo Ma, M'b i quali si raggruppano con Cap 1 : ma A presenta varianti stranissime dovute più che tutto ad una evidente cattiva lettura dell' esemplare. Certo è che A, per le rime contenute anche in Ms, devesi riconoscere discendente da un codice simile a questo, se non come una cattiva copia diretta di alcune rime dello stesso Afs: a ciò s'opporrebbe però l'avere i due codici contenenza diversa. Pf, Pg, Ph sono codici contenenti ciascuno un solo sonetto. Del primo si è già parlato trattando del sonetto: Morte gentil remedio dei cattivi. Il secondo si unisce al gruppo già fissato di ,ÀPf t che è gruppo secondario : il terzo si fonde con il gruppo Mg, Mh e si unisce più ad Mh, che è meno puro di Mg: è quindi pur esso di autorità molto scarsa. Anche Re si raggruppa gene- ralmente al nesso di M'f fuor che per il sonetto : L' anima mia vilmente è sbigotita ove ha relazione con quel gruppo M'a, M'b, che è in costante discendenza da Cap 1 : pur essendo di varia origine così partecipa sempre di lezioni derivate. Rd posteriore al 1479 si fonde ne' suoi due sonetti con quella parte di UBa che abbiam visto in relazione con Ce, i quali insieme sono dipendenti da le discendenze di Ca (*•*). Ai gruppi secondari di Ca si unisce pure Lf nel solo sonetto eh' esso con- tiene e Vb per un frammento di ballata e tre sonetti e Bb per un suo unico sonetto. Re, che pure ha un solo sonetto, appartenendo al sec. XIV acquista una notevole importanza rappresentando una tradizione diversa da l'autorevolissimo Va. UBc invece non è che codice secondario che ha quest' ordine di rime di facile ragguaglio : UBc - 1, 2, 3, 4, 5, 6. M*f - 5, 6, 1, 2, 3, 4. C - 2, 1, 3, 4, 5, 6. e l'esame delle varianti non fa che confermare la relazione della contenenza : sta quindi con M'f fra i seguaci secondari di Ca. Non restano così che due questioni : quella del cod. Cb. e quella della tradizione Bartoliniana, rappresentata da UBb, M'c, Berg, Nap, Cors, a la quale non può essere estraneo Ra, che com' essa ricorda il nome del Brevio e del Bembo. Cb è diviso in due parti. La prima parte corrisponde a l'ed. Ginn [p. 63 modifica]Giuntina del 1527 e ne è una copia: la seconda è in relazione quasi totale con i discendenti di Ca meno correzioni parziali, che non si devon ritenere che frutto degli studi comparativi del suo colto compilatore, il Cittadini: ricostruendo quindi con l'appoggio di Cb la Giuntina nelle sue origini, si trova che essa per le ballate dipende da una fonte simile ad Lc e a questi gruppi secondari a Ca s'unisce pure in molti dei sonetti; ma per il gruppo dei primi sette sonetti sta con le tradizioni di M'a, M'b. Della questione Bartoliniana i risultati mi sono comunicati dalla cortesia squisita del prof. Michele Barbi 28 che ne fece uno studio profondo. Egli potè provare che UBb ed i simili a lui non sono copie complete della raccolta Bartoliniana di rime antiche e che il ms. Bartolini, il codice Rezzi ed il cod. Alessandri sono uno stesso codice oggi smarrito 29. Da la raccolta Bartolini deriva per la massima parte anche il cod. Ash. 479, che nulla contiene di Guido, e da questo, ed in parte direttamente dal Bartoliniano, quasi tutte le aggiunte che il Borghini aveva fatto ad un esemplare dell'edizione Giuntina, esemplare smarrito da cui perù derivarono l' Ash. 763 ed Ra. Per noi quindi non avrebbe valore critico che quel primo codice smarrito, il quale non contiene una sola delle rime stampate nella prima Giuntina e serba traccia di uno spirito critico, che sceglie fra le rime inedite quelle sole che sono confermate da l'autorità di codici primari. Sappiamo per testimonianza del Fiacchi (Scelta di rime antiche) che il codice Alessandri conteneva venticinque componimenti di Guido, tra cui quel sonetto


Una figura della donna mia


che non è dato che da Va ed UBa. Se noi però uniamo insieme i componimenti di Ra e Ubb, discendenti parziali, non ne abbiamo che un numero di venti. Si sa che il Bembo 30 conobbe i due codici Va e Ca che si completano a vicenda ed a completare il numero, secondo l'unione di questi due codici, mancano cinque sonetti ed una ballata. La ballata fu esclusa perchè di attribuzione incerta: sarebbero quindi quei cinque sonetti il completamento del codice Alessandri. Io non getto con ciò che una ipotesi, non avendo bastanti ragioni critiche per affermarlo definitivamente 31. Restano quindi per le varie rime manoscritti di autorità primaria : Mart, Ca, Va, Cap1 , Ms, Li, Re, Pe, Pf. [p. 64 modifica]

Delle stampe posteriori a la Giuntina compilò un buon specchietto il prof. Ercole: onde io mi limiterò a parlare di quelle sole, in cui credo il precedente editore abbia lasciato qualche lacuna di osservazione e che contengono rime inedite.

La Bella mano di Giusto de’ Conti Romano Senatore - Patisson, Parigi 1515, nell’appendice contiene «rime antiche di diversi» raccolte dal Corbinelli.

Vi sono stampati sei sonetti prima inediti. Bene osservarono l'Arnone e l’Ercole che essi sono nell’ordine dato da Cc, ma non s’accorsero che è anche l’ordine di quell’ultima parte di UBa che abbiamo visto unirsi a Cc. L’Ercole però credette che il Corbinelli li togliesse da Par1, copia, com’egli disse, della raccolta Aragonese: ed ammise anzi che da Pa li traesse Cc. Sostenne il Casini32 che Cc è scritto da varie mani del sec. XVI. Il codice infatti è composto di vari fascicoli, onde esso sarebbe miscellaneo. Ma per le varianti questa edizione è più che tutto fedele a Rd che abbiamo visto rappresentare una delle origini del gruppo UBa, Cc: onde si dovrebbe credere che il Corbinelli traesse i suoi sonetti da una fonte più originale che non sieno UBa e Cc. L’uguaglianza che trasse in errore l’Ercole sta soltanto nell’essere questo gruppo non lontano da la tradizione medicea nella discendenza da Ca.

Quale fu dunque il codice da cui il Corbinelli trasse le rime? Ernesto Lamma33 affermò che UBa appartenne a l’Amadei e che a lui si riferisce una nota che ne stabilirebbe l’origine da un libro antichissimo appartenente a Gian Giorgio Trissino. Dato ciò e poi che il Raina 34 stabilì le relazioni continue fra il Trissino ed il Corbinelli si può credere che da quell'antico esemplare il Corbinelli traesse i sonetti. UBa bensì consiste di vari fascicoli di varie mani e la nota dell’Amadei non può riferirsi che al fascicoletto che la porta e ne assegna la data al 1600; ma pure le rime di UBa parallele a Cc appartengono al sec. XVII.

Il Serassi nella publicazione delle sue rime antiche35 precisò di averle tratte da un codice ch’era copia mista di tre codici preziosi posseduti uno dal Bembo, l’altro dal Brevio, il terzo da Carlo di Tommaso Strozzi. Sarebbe quindi probabilmente quello stesso codice Bartolini o Alessandri o Rezzi perchè le varianti corrispondono in parte ad U Bb, in parte ad Ra.

Il Cicciaporci ricorda un codice Lucchesini da cui trasse il sonetto:


Beltà di donna di piagente core


che doveva essere un estratto del Laurenziano-Rediano 9. (Li).

Questo però non si trova certo fra i codici esaminati da me, perchè esso, come appare da l’edizione del Cicciaporci, portava in quel sonetto la variante «plagente» [p. 65 modifica]per «saccente» che unicamente è data da lo stesso Li. Avrebbe per noi poca importanza perchè copia di un codice che ha di Guido un solo sonetto. Giustamente affermò l’Ercole che l’Allacci trasse da Ba il sonetto:


O donna mia non vedestu colui


ma errò nel dire che lo stesso editore trasse invece da Va il sonetto:


Veder poteste quando vi scontrai


il quale pure fu tratto da Ba: chè la lezione è perennemente uguale, tranne alcune correzioni di forme ortografiche specialissime del codice e qualche lettura imperfetta, che si verifica pure nel primo sonetto come: «arzieri» per «arcieri» — «fuzendo» per «fugiendo» e quindi per la rima: «plazendo».




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  1. Le rime di Guido Cavalcanti - Giusti - Livorno, 1885, pag. 204 e segg.
  2. Prop. vol. XIV: Nota su Guido. - Dell’amore in Bernardo da Ventadorn ed in Guido Cavalcanti.
  3. G. Villani, IX, 226, Croniche.
  4. G. Villani: op. cit. IX 286.
  5. G. Villani: op. cit. IX 286.
  6. La ballata si trovava anche nel Pucciano ricordato dal Fiacchi nella libreria Ashburnam - Libri 479 (Vedi: Casini - Giorn. Stor. vol. III, pag. 161-91) - L’Ashburnam 479 è pure un discendente di Bart.
  7. Fogli 84.b 85.a
  8. Tale la lezione di Bart, fatta su gruppi simili ad Le corretto su Ca.

         Sol per pietà ti prego giovinezzaa
         che la dichiesta di merzè ti caglia
         poi che la morte ha mosso la battaglia.
         Questa dischiesta anima mia si truova
         sì sbigottita per lo spirto tortol’esperto
         che tu non curi anzi sei fatta pruova
         aet monstri bene sconoscenza scorto,
         sieTu sei nimico ond’hor prego colui
         ch’ogni durezza muove, vince et taglia
         che anzi la fin mia monstri che vaglia:
         tu vedi ben che l’aspra conditione
         ne i colpi di colei c’ha in odio vita
         mi stringe in parte, ov’humiltà si spone,
         si che veggendo l’anima ch’è in vitacon vita
         di dolenti sospir dicendo voltadi dolorosi spiriti dicendo
         ch’io veggio ben’com’il valor si scagliavolta ch’io veggio che ’l
         dhe prendine mercè sì ch’in te saglia.prendati

  9. Vedi: Casini - Giorn. Stor. vol. III, 161-91. - Sopra alcuni mss. di rime del Secolo XIII. Molteni - Giorn. Filol. Rom. I, pag. 50-2.
  10. Zeitschrift für rom. phil. I, 378.
  11. Cian: Un decennio della vita di P. Bembo - Loescher 1885.
  12. Lezione di Ca a f. 6.a.

    I’ vidi donne cho la donna mia
    non che neuna mi sembrasse donna
    ma son chessomigliavan la sua ombria
    già nolle lodo se non perch e 1 vero
    e non biasimo lei se m’intendete
    ma ragionando move un pensero
    a dir tosto mie spiriti morrete
    crude vegendo se me non piangete
    che stando nel penser gli occhi fan via
    allagrime del cor che nolla oblìa.

  13.    Così mi aviene donna mia valente....
       Lasso sovente la vostra amistate....
       Come all’infermo che giace m’aviene....
       Lo gran tormento che ’nseme patemo....
       Non posso più soffrir tanto martire....
       L’oscura morte voria che venisse....
      Al povero gentil e vergognoso....
    * Io vegno il giorno a te infinite volte....
       Sonar bracchetti cazzatori izzare....
       Tutto lo mio desio aggio en lo flore....
    * Se tu vedessi amor, ti prego, Dante....
       Hormai ben veggio che lo mio solaccio....
       Mio intendimento è posto tanto altero....
       Al mondo non è cosa ch’aggio in core....

  14. izare.- aiçare — escridar - isgridar — voler imboccare - volger e nbocchare — uom d’intendimenti - van d’intendimenti — ma fra - ed io — sto - esto.
  15. Il Casini (Giorn. Stor. II, 334 e segg.: Di una poesia attribuita a Dante) dà notizie di un mss. che fu già di un Avv. Scapucci, indi del comm. Bologna di Firenze e sarebbe di poco dopo la metà del sec. XIV. Fu studiato dal Witte (La Vita Nova di D. A. - Leipzig, Brockhaus, 1876. pag. XXX) e dal Fanfani (Le rime di Cino - Ed.: Bindi e Fanfani - Pistoia, Niccolai, 1878, pag. LXXXXVII). Il Bologna ne trasse alcuni sonetti per nozze Galli-Fanghi (Firenze: tipografia dell’Arte della Stampa, 1879). Il sonetto in questione ha il n. 29 nell’indice del Casini.
  16. Publicati dal Pellegrini (Franchini 1896) per nozze Biadego-Bernardinelli. Sono due listelli di pergamena che fanno parte d’una medesima pagina di codice scritto nella prima metà del trecento. Furono già applicati per rinforzo a la legatura d’un libro nell’Archivio di Stato dì Bologna. Sul recto la pagina porta sei strofe della canzone di Guittone d’Arezzo: - Vergogna ho, lasso, ed ho me stesso ad ira - ed il Pellegrini dimostra che il nuovo testo sarebbe riuscito prezioso perchè discorde dai 4 mss. già noti e, quantunque stretto da affinità singolare con Vat. 3793, si collega bene per il colorito linguistico con il Laur. Red. 9 ed il Ricc. 2533. Sul verso della prima pagina si leggono due sonetti interi e due frammentari: uno degli interi è il sonetto dato da M’a: — Li gran turmenti ch’insembla patemo.
  17. Lo gran tormento che ’nseme patemo
    gentil madonna, perchè n’adiviene?
    Io v’amo et voi m’amate e ’nseme semo
    d’uno volere e pur vivemo in pene.
    Lasso tapino me, perchè dolemo
    poi che siam d’un voler e d’una spene.... etc.

  18. Così m’aviene, Donna mia valente,
    come all’orbo che sogna vedere:
    mentre che sogna sta allegro et godente
    et poi si sveglia e tornagli martire.
    E questa pena avien a me sovente
    che ’n fra le braccia me ’vi posso havere
    poi mi risveglio e non trovo niente....

  19. Per le quartine: flore - posto: per le terzine: faccia, - gente, - danno.
  20. Ringrazio di cuore publicamente l’illustre prof. Michele Barbi, che volle comunicarmi i resultati degli studi suoi su i codici Bartoliniani. Ringrazio ancora l’amico mio carissimo professor Mario Grandi, che mi fu intermediario e rivide altre volte per me lezioni dei indici fiorentini
  21. Vedi: Ercole: op. citata
  22. Lezione di Ca:

    Poi ch’aggio udito dir dell’om selvaggio
    che rid e mena gio’ del turbato
    dall’aire fredda in suo choraggio
    pensa che torni in dilectoso stato

    per la bona speranza lo dannaggio
    li pare acquisto di ben ristorato
    sichome fosse bel tempo di maggio
    si truova d’allegrezza sormontato

    ed eo similemente mi conforto
    pensando spesso che lo mar tempesta
    e pò ritorna ’n gran tranquillitate

    Mentre che dura son ridotto al porto
    de la bona speranza fo mia festa
    e di freddura attendo bonitate.

  23. Domenica Letteraria 17 febb. 1884 - Prima della Vita Nova.
  24. LA POESIA GIOVANILE DI G. C. - ROMA, SOC. EDITRICE, 1895, pag. 83
  25. Annotazioni critiche sulle antiche rime volgari del cod. Vat. 3793, ordinate da T. C. Stanno in fine al vol. V. dell’edizione Borgognoni - Bologna, Regia Tip., 1888, pag. 185.
  26. Cian: op. citata.
  27. Vedi la classificazione dei mss.
  28. Vedi l'opera recentemente pubblicata in proposito: I codici Bartoliniani — Bologna - Zanichelli.
  29. Oggi da poco scoperto. Vedi: A. F. Massera - «Di un importante ms. di rime antiche volgari» - Rivista delle Biblioteche e degli Archivi, XI, 4-6.
  30. Cian: op. cit.
  31. Tutta questa questione è risoluta da la scoperta del Massera. — Pur troppo sono nella impossibilità di esaminare questo nuovo codice, alla vigilia della publicazione di questa mia opera, perchè condannato dal Ministero dell'Istruzione gratuitamente all'esilio da ogni centro di studi e di erudizione. Sono però convinto che questo codice non deve avere per le rime di Guido importanza originale. Ad ogni modo sarò pronto a publicare un supplemento a questa mia opera quando lo trovi necessario per la retta lezione delle rime. (Lovere - Febbraio, 1902).
  32. Op. cit. Le rime Bolognesi.
  33. Giorn. Stor., XX, 154 - Vedi anche: Giorn. Stor., XXIV. 200-1.
  34. Op. cit.
  35. Poesie di alcuni antichi toscani - Roma, Benedetto Francesi, 1774. — Il raccoglitore dà notizie del codice, da cui trae le rime, nella lettera dedicatoria all’ab. Baldassare de’ Martini in data di: Roma 16 giugno 1774.