La figlia di Iorio/Atto primo

Atto primo

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Le persone della tragedia Atto secondo
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ATTO PRIMO
ATTO PRIMO


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SS
i vedrà una stanza di terreno in una casa rustica. La porta grande sarà aperta su l’aia assolata; e vi sarà tesa una banda di lana scarlatta per traverso, a impedimento del passo, e alla banda saranno poggiati un bidente e una conocchia; e presso un degli stipiti penderà una croce di cera, contro i malefizii. Un uscio chiuso, con l’architrave adornato di mortella, sarà nella parete a man dritta; e lungh’essa la parete saranno tre arche di legname. A manca, nella grossezza del muro, sarà un camino con la sua cappa molto prominente; e, poco più in là, un usciuolo; e, quivi presso, un telaio. E vi saranno nella stanza varii utensili e suppellettili, ai loro luoghi, come stipi, scancìe, trespoli, aspi, fusi, matasse di canapa e di lana appese a una cordella tirata fra due chiodi, mortai, boccali, scodelle, alberelli e fiasche fatti di zucche votate e secche. E vi sarà una madia vecchissima che porterà scolpita l’imagine di Nostra Donna; e vi sarà l’orcio dell’acqua, e il [p. 12 modifica]

desco. Al soffitto sarà sospesa con funi una lunga tavola carica di caci. Due finestrette inferriate, alte dal terreno quattro o cinque braccia, faranno lume ai lati della porta grande; e ciascuna avrà la sua spiga di meliga rossa, contro i malefizii.


SCENA PRIMA.

Splendore, Favetta e Ornella, le tre sorelle, saranno in ginocchio davanti alle tre arche del corredo nuziale, chine a scegliere le vestimenta per la sposa. La loro fresca parlatura sarà quasi gara di canzoni a mattutino.

Splendore
Che vuoi tu, Vienda nostra?
Favetta
Che vuoi tu, cognata cara?
Splendore
Vuoi la veste tua di lana?
o vuoi tu quella di seta
a fioretti rossi e gialli?
Ornella, cantando
TT
utta di verde mi voglio vestire,
tutta di verde per Santo Giovanni,
ché in mezzo al verde mi venne a fedire...
Oilì, oilì, oilà!
Splendore
Ecco il busto dei belli ricami
con la sua pettorina d’argento, [p. 13 modifica]
la gonnella di dodici téli,
la collana di cento coralli
che ti diede la madre tua nova.
Ornella (cantando)
Tutta di verde la camera e i panni.
Oilì, oilì, oilà!
Favetta
Che vuoi tu, Vienda nostra?
Splendore
Che vuoi tu, cognata cara?
Ornella
I pendenti e la collana
e il nastrino chermisì.
Ora suona la campana,
la campana di mezzodì.
Splendore
Ora viene il parentado
a portarti le canestre,
le canestre di grano trimestre;
e tu, ecco, non sei pronta!
Ornella
TT
onta e pitonta,
la pecora pel monte
il lupo per la piana
va cercando l’avellana,
l’avellana pistacchina:
questa sposa è mattutina, [p. 14 modifica]
mattutina come la talpa
che si leva all’alba all’alba,
come il ghiro e il tasso cane.
Senti senti la campana!

Ella dirà la cantilena rapidamente; poi romperà in un gran riso e le altre rideranno con lei.

Le tre sorelle
Oh Aligi, Aligi, e tu?
Splendore
Di velluto ti vestirai?
Favetta
Vuoi dormir settecent’anni
con la bella sonnacchiosa?
Splendore
Il tuo padre è a mietitura,
fratel caro; e la stella diana
s’è mirata nella falce,
nella falce che non riposa.
Favetta
E la tua madre ha messo la sapa
nel vino, e l’ànace nell’acqua,
e il garofalo nella carne,
e nel cacio il timo trito.
Splendore
E una pecora abbiamo uccisa,
una pecora grassa d’un anno [p. 15 modifica]
che avea capo pezzato di nero,
per la moglie e pel marito.
Favetta
E la scapola mancina
per Ustorgio l’abbiamo serbata,
per il vecchio della Fara
che ci fa la profezia.
Ornella
EE
domani è San Giovanni,
fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo’ gire,
per vedere il capo mozzo
dentro il sole, all’apparire,
per veder nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.
Favetta
Su, Vienda! Su, capo d’oro!
Guardatura di vinca pervinca!
Or si falcia alla campagna
quella spiga che ti somiglia.
Splendore
La madre ci disse:Andate.
Tre olive avevo con meco.
Or m’ho anche una susina.
Ho tre figlie ed una figlia.
Ornella
Su, Vienda, chiara susina! [p. 16 modifica]
Che t’indugi? Scrivi al sole
una lettera turchina
perché oggi non si colchi?

Riderà, e le sue sorelle con lei rideranno.


SCENA SECONDA

Dall’usciuolo entrerà la madre loro, Candia della Leonessa.

Candia della Leonessa
AA
h cicale, mie cicale,
una a furia di cantare
è scoppiata in cima al pioppo.
Or non cantano più i galli
a destar chi dorme troppo.
Ora cantan le cicale,
tre cicale di mezzogiorno,
che m’han preso un uscio chiuso
per un albero di fronda!
Ma la nuora non ascolta.
Oh Aligi, Aligi figlio!

L’uscio si aprirà. E apparirà lo sposo imberbe; che darà il suo saluto con voce grave ed occhi fissi, religiosamente.

Aligi
LL
audato Gesù e Maria!
E voi, madre che mi déste
questa carne battezzata,
benedetta siate, madre. [p. 17 modifica]
Benedette voi, sorelle,
fiore del sangue mio.
Per voi, per me, la croce mi faccio
in mezzo al viso dove non passi
il falso nemico né morto né vivo,
né fuoco né fiamma,
né veleno né fattura;
né malo sudore lo bagni né pianto.
Padre, Figliuolo e Spirito Santo!

Le sorelle si segneranno e passeranno la soglia recando le vestimenta. Aligi si appresserà alla madre, come trasognato.

Candia
CC
arne mia viva, ti tocco la fronte
con questo pane di pura farina
intriso nella madia che ha cent’anni
nata prima di te, prima di me
spianato sopra l’asse che ha cent’anni
da queste mani che t’hanno tenuto.
Io ti tocco la fronte che sia chiara,
ti tocco il petto che sia senz’affanni,
e questa spalla ti tocco e quest’altra
che ti reggan le braccia alla fatica
e la tua donna vi posi la gota.
E che Cristo ti parli e che tu l’oda!

Con un panello la madre farà il segno della croce sul figlio che sarà caduto in ginocchio dinanzi a lei. [p. 18 modifica]

Aligi
II
o mi colcai e Cristo mi sognai.
Cristo mi disse:“Non aver paura„.
San Giovanni mi disse:“Sta sicuro.
Senza candela tu non morirai„.
Disse:“Non morirai di mala morte„.
E voi data m’avete la mia sorte,
madre; la sposa voi l’avete scelta
pel vostro figlio nella vostra casa.
Madre, voi me l’avete accompagnata
perché dorma con me sopra il guanciale,
perché mangi con me nella scodella.
Io pascevo la mandra alla montagna,
alla montagna debbo ritornare.

La madre gli toccherà la fronte con la palma, come per cacciarne un’ombra funesta.

Candia
Àlzati, figlio. Come strano parli!
La tua parola cangia di colore,
come quando l’ulivo è sotto il vento.

Il figlio s’alzerà, smarrito.

Aligi
E il mio padre dov’è, che non lo veggo?
Candia
A mietitura con la compagnia,
a far mannelle, in grazia del Signore. [p. 19 modifica]
Aligi
Io ho mietuto all’ombra del suo corpo
prima ch’io fossi cresimato in fronte,
quando il mio capo al fianco gli giungeva.
La prima volta mi tagliai la vena
qui dov’è il segno. Con le foglie trite
fu ristagnato il sangue che colava.
“Figlio Aligi„ mi disse “figlio Aligi,
lascia la falce e prenditi la mazza;
fatti pastore e va su la montagna„.
E fu guardato il suo comandamento.
Candia
FF
iglio, qual è la pena che t’accora?
Il sogno incubo forse ti fu sopra?
La tua parola è come quando annotta
e sul ciglio del fosso uno si siede
e non segue la via perché conosce
che arrivare non può dov’è il suo cuore,
quando annotta e l’avemaria non s’ode.
Aligi
Alla montagna debbo ritornare.
Madre, dov’è la mazza del pastore,
che giorno e notte sa le vie dell’erba?
Io l’abbia, quando viene il parentado,
che la veda com’io la lavorai.

La madre andrà a prendere la mazza poggiata in un canto, presso il focolare. [p. 20 modifica]

Candia
Eccola, figlio. Guarda. Le sorelle
per San Giovanni te l’hanno fiorita
di garofali rossi e spicanardi.
Aligi mostrando l’intaglio
II
o nel legno del sànguine le ho meco
sempre, e per mano, le mie tre sorelle,
che m’accompagnan su le vie dell’erba.
Guardate, madre, son tre verginelle,
e tre angeli volano su loro,
e tre stelle comete e tre colombe,
e per ciascuna ho fatto anche un fioretto,
e questo è il sole con la mezzaluna,
questo è il pianeta, e questo è il Sacramento,
e questo è il campanile di San Biagio,
e questo è il fiume e questa è la mia casa.
Ma chi è questa che sta su la porta?
Candia
Aligi, Aligi, perché vuoi ch’io pianga?
Aligi
E quaggiù, verso il ferro ch’entra in terra,
e quaggiù son le pecore e il pastore,
le pecore il pastore e la montagna.
E alla montagna debbo ritornare,
anche se piangi, anche se piango, madre.

Egli si appoggerà alla mazza con ambe le mani, e chinerà il capo assorto. [p. 21 modifica]

Candia
Ma la Speranza dove l’hai tu messa?
Aligi
La faccia sua non la potei ’mparare
per lavorarla, madre, in verità.

Si udrà lontano un clamore selvaggio.

Madre, e chi è che grida così forte?
Candia
I mietitori fanno l’incanata.
Dalla pazzia del sole Iddio li scampi,
figlio, e dal sangue li guardi il Battista!
Aligi
E chi mai tese quella fascia rossa
a traverso la porta della casa
e vi pose il bidente e la conocchia?
Perché non entri la cosa malvagia,
ah, ponete l’aratro e il carro e i buoi
contro la soglia, e le pietre e le zolle,
e la calce di tutte le fornaci,
il macigno con l’orma di Sansone,
la Maiella con tutta la sua neve!
Candia
FF
iglio, che nasce nell’anima tua?
Cristo ti disse:“Non aver paura„.
Sei desto? Guarda la croce di cera:
fu benedetta il giorno dell’Ascensa.
Su i càrdini fu sparsa l’acqua santa. [p. 22 modifica]
La cosa trista qui non entrerà.
Le tue sorelle han tesa la cintura,
quella cintura che da te fu vinta
prima che tu pastore ti facessi,
vinta alla gara del solco diritto;
te ne ricordi, figlio? Tesa l’hanno
pel parentado che deve passare,
che per passare doni a piacimento.
Perché domandi, se tu sai l’usanza?
Aligi
Madre, madre, dormii settecent’anni,
settecent’anni; e vengo di lontano.
Non mi ricordo più della mia culla.
Candia
FF
iglio, che hai? Tu parli per farnetico?
Vin negro ti versò la sposa tua
forse, e a digiuno te lo tracannasti,
sicché tratto tu sei di sentimento?
O Vergine Maria, datemi grazia!
La voce di Ornella, dalla camera nuziale
Tutta di verde mi voglio vestire,
tutta di verde per Santo Giovanni,
ché in mezzo al verde mi venne a fedire...
Oilì, oilì, oilà!


SCENA TERZA

La sposa apparirà su la soglia, vestita di verde, sospinta dalle tre cognate. [p. 23 modifica]

Splendore
Ecco la sposa. L’abbiamo vestita
con l’allegrezze della primavera.
Favetta
L’oro e l’argento nella pettorina,
ma nel resto color d’erba serena.
Ornella
Voi prendetela nelle vostre braccia,
o cara madre, e voi la consolate!
Splendore
Su la proda del letto a lacrimare
noi la trovammo, a piangere di pianto
pel pensiere di quella che è deserta.
Ornella
Pel vaso di garofali che soffre
sul davanzale ov’ella non s’affaccia.
Voi prendetela nelle vostre braccia!
Candia
NN
uora, nuora, segnai con questo pane
il sangue mio; ed ecco, ora lo spezzo,
lo spezzo sul tuo capo rilucente.
Fa crescere la casa d’abondanza,
come il lièvito buono che ogni volta
fa traboccar la pasta dalla madia.
Portami pace e non portarmi guerra.
Le tre sorelle
Così sia, madre. Baciamo la terra. [p. 24 modifica]

Si chineranno, toccheranno la terra con la destra, e questa recheranno alle labbra. Aligi sarà prostrato come chi prega, in disparte.

Candia
O nuora mia, per la tua casa nova
sii come per il fuso il fusaiuolo,
come per la matassa l’arcolaio,
come per il telaio la navicella.
Le tre sorelle
Così sia, madre. Baciamo la terra.
Candia
NN
uora Vienda, per l’anima tua,
ecco, io ti metto in mezzo al pane mondo.
Le mura della casa, i quattro canti
— là il sole in Dio si leva e là si colca,
quello è bacio e quello è solatìo -,
il colmigno e la gronda col suo nido,
gli alari e le catene del camino
chiamo, e il mortaio che pesta il sale bianco
e l’alberello che lo custodisce,
o nuora, chiamo a testimonianza:
come t’ho messa in mezzo al pane mondo
così ti metto in mezzo al core mio,
per questa vita e per la vita eterna.
Le tre sorelle
Così sia, madre. Baciamo la terra.

La nuora chinerà il volto lacrimoso sul petto della [p. 25 modifica] suocera che la cingerà con ambe le braccia tenendo tuttavia nell’una mano e nell’altra le due parti del pane. Si udranno le grida dei mietitori. Aligi trasalterà, e andrà verso la porta. Le sorelle accorreranno.

Favetta
I mietitori il gran sole gli impazza,
e come cani abbaiano a chi passa.
Splendore
I mietitori fanno l’incanata.
Nel vino rosso mai non metton acqua.
Ornella
E per ogni mannella una sorsata,
e il piede della bica è la caraffa.
Favetta
Gesù Signore, che vampa d’inferno!
Comare Serpe si morde la coda.
Ornella
Ahi mercé, spiga spiga, paglia paglia,
la falce pria v’abbrucia e poi vi taglia.
Splendore
Ahi mercé, padre, per le braccia tue
che son piene di vene alla bisogna.
Ornella
O Aligi, Aligi, annuvolato sposo,
il sonno nelle nari t’è rimaso. [p. 26 modifica]
Favetta
Tu la sai bene la canzon rovescia.
Il tuo pan tu l’hai messo nella fiasca
ed il tuo vino dentro la bisaccia.
Splendore
EE
cco le donne! Ecco le donne! Vengono.
Su, su, Vienda. Asciùgati le lacrime.
Madre, che fate? Vengono. Scioglietela.
Su, capo d’oro. Asciùgati le lacrime,
ché troppo hai pianto e i belli occhi ti soffrono.

Vienda s’asciugherà il volto col grembiale. Poi nel grembiale, preso per le cocche, riceverà dalla suocera il pane spezzato.

Candia
II
n sangue e latte me lo devi rendere!
Ora, su, vieni. Siediti sul trespolo.
Oh Aligi, e tu anche. Vieni. Svégliati.
L’una di qua, l’altro di là. Sedetevi
qui, figli, all’uscio della vostra camera,
che bene aperto sia, ché s’ha da scorgere
il letto grande, grande che per empiere
il sacco, dico, io ebbi a manomettere
tutto un pagliaio e ci rimase l’anima,
lo stollo nudo con in vetta il péntolo.

Ella e Splendore porranno due trespoletti contro gli stipiti, e sópravi faranno sedere gli sposi, che composti e immobili si guarderanno. Ornella e [p. 27 modifica] Favetta spieranno dalla soglia della porta esterna, al sole ardente.

Favetta
Ecco, vengono su per la viottola,
tutte in fila:Teòdula di Cinzio,
la Cinerella, Mònica, Felàvia,
la Catalana delle Tre Bisacce,
Anna di Bova, Maria Cora... E l’ultima?
Candia
Vieni, Splendore, aiutami a distendere
meglio la coltre; che di seta doppia
io te l’ho fatta, nuora cara, e vérzica
come un pratello d’erba vetturina
dove tu sei la pecchia mattutina.

Entrerà con Splendore nella camera nuziale.

Ornella
NN
on t’apponi, Vienda? Chi è l’ultima?
Nella canestra ha oro di calbigia,
oro che brilla. Chi può esser mai?
Sotto la spara la sua tempia è grigia
come le piume che fa la vitalba.
Favetta
La tua vecchia, Vienda, la tua vecchia!

Vienda si leverà, tratta dal balzo del cuore, come per correre in contro; ma nel movimento si lascerà sfuggire dal grembiale il pane spezzato. S’arresterà, [p. 28 modifica] sbigottita. Si udranno, di dentro, i colpi dati con la mano aperta a sprimacciare le materasse.

Ornella con la voce soffocata.
Ah! Libera nos, Domine! Raccatta,
raccatta e bacia, che mamma non veda.

Vienda, come impietrita dal terrore superstizioso, non si chinerà a raccogliere ma guaterà con occhi sgomenti i due pezzi del pane caduti a terra. Aligi, levatosi, occuperà il vano dell’uscio come per impedire la vista alla madre.

Favetta
Raccatta e bacia, ché l’Angelo piange.
Fa un vóto muto, il più grande che puoi.
Chiama San Sisto, se vedi la morte.

S’udranno i colpi delle sprimacciate. Verranno sul vento, di men lungi, le grida dei mietitori.

Ornella
SS
an Sisto, San Sisto,
lo spirito tristo
e la mala morte,
di giorno e di notte,
tu caccia da questa
tu caccia da noi;
tu strappa e calpesta
ogni occhio che nuoce.
Qui faccio la croce.

Mormorando lo scongiuro, ella raccatterà [p. 29 modifica] rapidamente i due pezzi del pane, li premerà l’un dopo l’altro su la bocca della cognata, poi li riporrà nel grembiale, col pollice vi farà il segno. E trarrà gli sposi a risedére, mentre la prima delle donne con l’offerta frumentaria apparirà nel vano della porta soffermandosi dinanzi alla cintura tesa.


SCENA QUARTA

Le donne porteranno sul capo una canestra di grano adorna di nastri variati e sul grano un pane e fitto nel pane un fiore. Ornella e Favetta prenderanno le estremità della banda vermiglia, cui rimarran poggiati il bidente forbito e la conocchia col pennecchio; e le terranno in pugno a precludere il passo.

Teòdula di Cinzio
Ohé, chi guarda il ponte? [p. 30 modifica]
Favetta e Ornella
Amore e Ciecamore.
Teodula
Io passare lo voglio.
Favetta
Voler non è valore.
Teodula
Ho pur passato il monte,
ho pur passato il piano.
Ornella
La piena ha rotto il ponte,
il fiume va lontano.
Teodula
Passami con la barca.
Favetta
La barca mi fa acqua.
Teodula
Ti do io stoppa e pece.
Ornella
La barca ha sette falle.
Teodula
Ti do sette tornesi.
Passami con le spalle.
Favetta
No, no, non mi conviene. [p. 31 modifica]
E dell’acqua ho pavento.
Teodula
Passami con le schiene.
Ti do un tarì d’argento.
Ornella
È poco:otto baiocchi.
Non basta pel ristoro.
Teodula
Su, nùdati i ginocchi.
Ti do un ducato d’oro.

La donna darà una moneta a Ornella, che la riceverà nella palma sinistra, mentre le altre portatrici di canestre sopraggiunte si aduneranno sul limitare. I due sposi resteranno seduti su i trespoli aspettando in silenzio. Candia e Splendore esciranno dalla stanza nuziale.

Ornella E FAVETTA
Passate, Signoria,
con vostra compagnia.

Ornella riporrà in seno il tributo e toglierà la conocchia. Favetta toglierà il bidente, poggiando contro gli stipiti i due emblemi rurali. Ornella trarrà verso di sé la cintura che, agitata, serpeggerà nell’aria come un vessilletto. Le donatrici entreranno l’una dopo l’altra, in fila, con le canestre sul capo. [p. 32 modifica]

Teodula di Cinzio
Pace a te, Candia della Leonessa.
Pace al figlio di Lazaro di Roio.
Pace alla sposa che gli ha dato Cristo.

Ella deporrà la sua canestra ai piedi della sposa; prenderà un pugno di grano e lo spargerà sul capo di lei; ne prenderà un altro pugno e lo spargerà sul capo del giovine.

QQ
uesta è la pace che vi manda il Cielo.
E che i capegli vi si faccian bianchi
su l’istesso guanciale, in gran vecchiezza!
E che tra voi non sia colpa e vendetta,
non sia menzogna, né cruccio né guasto,
dì per dì, sino all’ora del trapasso!

La seguente ripeterà la cerimonia; le altre resteranno in fila aspettando la lor volta, con le canestre sul capo. L’ultima, la madre della sposa, starà ancóra presso la soglia, soffermata; e col lembo del grembiale si asciugherà le gocce del sudore e del pianto. Crescerà la sciarra dei mietitori e sembrerà avvicinarsi. Vi si mescerà, or sì or no, il suono delle campane.

La Cinerella
Questa è la pace e questa è l’abondanza.

Scoppieranno d’improvviso grida di donna nell’aia riarsa. [p. 33 modifica]

La voce della sconosciuta
Aiuto, per Gesù Nostro Signore!
Gente di Dio, gente di Dio, salvatemi!


SCENA QUINTA

In corsa, ansante di fatica e di spavento, coperta di polvere e di pruni, simile alla preda di caccia inseguita dalla muta, una donna col volto tutto nascosto dall’ammantatura entrerà per la porta aperta e si ritrarrà in un canto, dalla parte avversa a quella degli sposi, presso il focolare inviolato.

La sconosciuta
GG
ente di Dio, salvatemi voi!
La porta! Chiudete la porta!
Mettete le spranghe! Son molti,
hanno tutti la falce. Son pazzi,
son pazzi di sole e di vino,
di mala brama e di vituperio.
Mi vogliono prendere, me
creatura di Cristo, me
sventurata che male non feci.
Passavo. Ero sola per via.
Allora le grida, gli insulti,
le zolle scagliate, la corsa...
Ah, son come cani furenti.
Mi vogliono prendere. Strazio
faranno di me sventurata.
Mi cercano. Gente di Dio, [p. 34 modifica]
salvatemi! La porta, chiudete
la porta! Son pazzi. Entreranno.
Di qui mi strapperanno, dal vostro
focolare Dio non perdona,
dal focolare benedetto
Dio tutto perdona e non questo.
Sono un’anima battezzata.
Aiuto, per Santo Giovanni,
per Maria dei Sette Dolori,
per l’anima mia, per l’anima vostra!

Ella starà sola presso il focolare. Tutte le altre donne saranno adunate dalla parte avversa. Vienda sarà stretta al fianco della sua madre, e da presso avrà la sua matrina Teòdula di Cinzio. Aligi sarà in piedi, fuori dello stuolo donnesco; e guaterà senza batter ciglio, poggiato alla sua mazza. Subitamente Ornella si precipiterà alla porta, chiuderà le imposte, metterà la spranga. Un mormorio inimichevole correrà nel parentado.

AA
h, dimmi come ti chiami,
ch’io possa lodare il tuo nome
quando me n’andrò per la terra,
tu che alla pietà fosti la prima,
tu che sei la più giovanetta!

Affranta ella si lascerà cadere su la pietra del focolare; e, tutta curva in sé medesima, con il viso quasi tra le ginocchia, romperà in singhiozzi. Ma le donne resteranno adunate, in guisa di greggia, [p. 35 modifica] diffidenti. Soltanto Ornella farà un passo verso la sconosciuta.

Anna di Bova a bassa voce.
Chi è costei, santa Vergine?
Maria Cora
Or s’entra così nelle case
della gente di Dio timorata?
Mònica della Cogna
E tu, e tu, Candia, che dici?
La Cinerella
Or lascerai chiusa la porta?
Anna di Bova
All’ultima di tua figliuolanza
or passata è la signoria?
La Catalana delle Tre Bisacce
Ti reca la mala ventura
la cagna randagia, per certo.
Felàvia Sèsara
Hai tu visto? Entrata è nel punto
che la Cinerella spargeva
su Vienda il pugno di grano,
né Aligi avuto ha la sua parte.

Ornella farà un altro passo verso la dolente. Favetta escirà dallo stuolo e la seguirà.

Mònica
E noi? come siam noi qui rimase
con in capo le nostre canestre? [p. 36 modifica]
Maria Cora
Gran malaugurio sarebbe
se ora ce le volessimo tôrre
del capo senza fare l’offerta.
Maria di Giave, stringendo la sposa.
FF
igliuola mia, San Luca ti guardi
e San Matteo con Sant’Antonino!
Cércati lo scapolare in seno,
digli tre ave e tiènilo forte.

Anche Splendore escirà dallo stuolo e seguirà le sue sorelle. Le tre giovanette staranno in piedi davanti alla sconosciuta che resterà curva nell’ambascia.

Ornella
AA
ffannata sei, creatura.
Sei piena di polvere, e tremi.
Non piangere più, ché sei salva.
Di sete ardi e bevi il tuo pianto!
Vuoi un sorso d’acqua e di vino?
Ti vuoi rinfrescare la faccia?

Ella prenderà un boccaletto, attingerà l’acqua dall’orcio, verserà il vino dalla fiasca, mescendoli.

Favetta
SS
ei di questo paese? o di dove?
Venivi di molto lontano?
E dove andavi, creatura,
tu sola così, per la terra? [p. 37 modifica]
Splendore
FF
orse hai qualche male, meschina!
Hai fatto un vóto di dolore.
Andavi forse all’Incoronata,
o a Santa Maria della Potenza?
La Vergine ti faccia la grazia!

La donna solleverà a poco a poco la faccia nascosta ancóra dall’ammantatura.

Ornella, offrendole il ristoro
Bevi, creatura di Cristo.



S’udrà venire dall’aia uno scalpiccìo di piedi scalzi, e un vocìo confuso. La straniera, ripresa dal terrore, non berrà ma poserà il boccaletto su la pietra del focolare. Balzerà in piedi, e si rifugerà di nuovo nel canto, con gran tremito. [p. 38 modifica]

La sconosciuta
EE
ccoli! Eccoli! Vengono. M’hanno
cercata. Mi vogliono prendere.
Non parlate, non rispondete,
per misericordia! Crederanno
la casa deserta, e se n’andranno
senza far male. Ma se odono
parlare, se voi rispondete,
se sanno per certo ch’entrata
sono, forzeranno la porta.
Son pazzi di sole e di vino,
cani furenti. E qui c’è un uomo;
ed essi son molti, e hanno tutti
la falce... Per misericordia!
Per queste giovanette innocenti!
Per voi, serve di Dio, donne sante!
Il coro dei mietitori davanti la porta.
— La casa di Lazaro! Certo
che qui è entrata la femmina.
— Hanno chiusa la porta, hanno chiusa.
— Cercate per questi pagliai.
— Cerca là nel fenile, Gonzelvo.
— Ah! Ah! Nella casa di Lazaro,
nella gola del lupo! Ah! Ah! Ah!
— O Candia della Leonessa!
— Cristiani, ohé, siete morti?

Batteranno alla porta.

— O Candia della Leonessa, [p. 39 modifica]
ricetto tu dài a bagasce?
— Or ti sei data a fornire
di mala carne tu stessa
il tuo uomo che se ne sazia?
— Se c’è la femmina, aprite,
cristiani, e datela a noi
che la mettiam su la bica.
— Menatela fuori, menatela,
ché la vogliamo conoscere.
— Alla bica! Alla bica! Alla bica!

Batteranno e schiamazzeranno. Aligi si moverà, e andrà verso la porta.

La sconosciuta, implorando sommessa
GG
iovine, giovine, abbi pietà!
Abbi pietà! Non aprire!
Non per me, non per me, ma per tutte,
ché non prenderanno me sola.
Imbestiati sono. Li senti
alle voci? Il demonio li tiene,
il demonio di mezzodì,
la contagione dell’afa.
E, se entrano, tu che farai?

Un gran furore agiterà le donne del parentado, ma elle si ratterranno.

La Catalana
Or vedi a che siamo ridotte
noi gente di pace, per una [p. 40 modifica]
che si nasconde la faccia!
Anna di Bova
AA
pri, Aligi, apri la porta
per quanto ci passi costei.
Afferrala e cacciala fuori.
Poi richiudi e spranga. E laudato
sia Gesù Nostro Signore.
E sabato sia, per le streghe.

Il pastore si volgerà all’ammantata, irresoluto. Ornella si frapporrà e l’arresterà; farà il segno del silenzio, andrà alla porta.

Ornella
Chi è che batte alla porta?
Il coro dei mietitori
- Silenzio! Silenzio! Silenzio!.
— Di dentro qualcuno risponde.
— O Candia della Leonessa,
sei tu che rispondi? Apri! Apri!
— Siamo i mietitori di Norca,
la compagnia di Cataldo.
Ornella
Non sono Candia. Candia ha faccenda.
Uscita è per tempo stamane.
Una voce
E tu? tu allora chi sei?
Ornella
Io sono di Lazaro, Ornella. [p. 41 modifica]
Il mio padre è Lazaro di Roio.
Ma voi perché siete venuti?
Una voce
Apri, ché vogliamo vedere.
Ornella
AA
prire non posso. La mia madre
m’ha chiusa, e col parentado
uscita se n’è; ché abbiamo
le sposalizie. Il mio fratello
Aligi, il pastore, ha tolto moglie,
ha tolto Vienda di Giave.
Una voce
Non hai tu aperto a una femmina,
or è poco, che aveva paura?
Ornella
A una femmina? Andate con pace,
mietitori di Norca. Cercate
altrove. Io mi torno al telaio,
ché ogni mandata di spola
perduta non più si racquista.
Dio vi guardi dal fare peccato,
mietitori di Norca; e a voi doni
la forza di mietere il campo
innanzi sera infino alla proda,
a me poverella di trarre
la penerata dai licci.

D’improvviso, in alto, alla finestra inferriata, si [p. 42 modifica] vedranno due mani villose afferrare le sbarre e la faccia bestiale di un mietitore apparire.

Il mietitore, urlando.
CC
apoccio, la femmina c’è!
È dentro, è dentro! La zita
ci volea gabbare, la zita.
La femmina c’è. Ecco, è là,
là nel canto. La vedo, la vedo.
E ci sono gli sposi, ci sono,
e il parentado c’è con le dònora,
c’è la raunanza del grano.
Uh, capoccio, quante pollanche!
Il coro dei mietitori
- Se c’è la femmina, aprite,
ché vi fa vergogna tenerla.
— Menatela fuori, menatela,
ché le daremo la sapa.
— Aprite, aprite, su, e a noi datela.
— Dàtecela ché la vogliamo.
— Alla bica! Alla bica! Alla bica!

Picchieranno e schiamazzeranno. Dentro, le donne si agiteranno sbigottite. La sconosciuta resterà laggiù nell’ombra, sembrerà che si sforzi di seppellirsi nel muro.

Il coro delle parenti
— Aiutaci, Vergine santa!
— Ci dài tu questa vigilia, [p. 43 modifica]
o Santo Giovanni Battista!
— Questo danno ci dài, questo scorno
ci dài, Decollato, oggi in punto!
— Candia, t’è fuggita la mente?
— O Candia, che fai, che aspetti?
— Divenuta sei fuori di senno,
Ornella, e le tue suore con teco?
— Già fu sempre mezzo pazziccia.
— Ma datela dunque, ma datela
a questa mala razza incanita!
Il mietitore, aggrappato alle sbarre
PP
ecoraio, pecoraio Aligi,
ti piace alle tue sposalizie
tenerti la pecora marcia,
la pecoraccia scabbiosa?
Bada non t’infetti il tuo branco
e a móglieta non dia contagione.
O Candia della Leonessa,
sai tu chi ricetti in tua casa
con la tua nuora novella?
La figlia di Iorio, la figlia
del mago di Codra alle Farne,
bagascia di fratta e di bosco,
putta di fenile e di stabbio,
Mila, intendi?, Mila di Codra,
la svergognata che fece
da bandiera a tutte le biche.
Ogni compagnia la conosce. [p. 44 modifica]
Or è venuta la volta
dei mietitori di Norca.
Menatela fuori, menatela,
ché la vogliamo conoscere.

Aligi pallidissimo si avanzerà verso la misera che starà rannicchiata nell’ombra; e le strapperà di dosso l’ammantatura scoprendole il volto.

Mila di Codra
NN
o, no, non è vero. Menzogna!
Menzogna! Non gli credete,
non gli credete a quel cane.
È il maledetto suo vino
che gli fa regurgito in bocca.
Se Dio l’ha udito, in sangue
nero glie lo converta e l’affoghi!
No, non è vero. È menzogna.

Le tre sorelle si copriranno gli orecchi con ambe le palme quando il mietitore riprenderà a dir vitupèro.

Il mietitore
O svergognata, ti sanno
ti sanno le prode dei fossi.
Sotto di te mille volte
è bruciata la stoppia, magalda.
Gli uomini t’hanno giocata
a colpi di falce e di forca.
Aspetta, aspetta, Candia, il tuo uomo: [p. 45 modifica]
e vedrai. Bendato ei ti torna,
certo. Stamane, nel campo
di Mispa, Lazaro ha fatto lite
con Rainero dell’Orno,
per chi? per la figlia di Iorio.
Or tiènitela tu nella casa,
fa che qui se la trovi il tuo uomo,
mettila a giacitura con lui.
Aligi, Vienda di Giave,
datele, datele il vostro letto.
E voi del parentado, comari,
versatele il grano in sul capo.
E noi torneremo co’ suoni,
più tardi, tornerem per la fiasca.

Il mietitore lascerà le sbarre e scomparirà, saltando a terra, tra lo schiamazzo della compagnia.

Il coro dei mietitori
- Dateci la fiasca! È l’usanza.
— La fiasca, la fiasca e la femmina!

Aligi starà con gli occhi fissi a terra, ancor tenendo pel lembo l’ammantatura ch’ei tolse.

Mila
II
nnocenza, innocenza di queste
giovanette, tu udito non hai,
l’iniquità udito non hai.
Ah dimmi che udito non hai,
almeno tu, Ornella, almeno [p. 46 modifica]
tu che volevi salvarmi!
Anna di Bova
Non t’accostare, Ornella! Ti vuoi
tu perdere? È figlia di mago,
fa nocimento a chiunque.
Mila
S’accosta perché dietro me
vede piangere l’Angelo muto,
il custode dell’anima mia.

Aligi si volgerà subitamente verso di lei e la guarderà fiso.

Maria Cora
Ah sacrilegio, sacrilegio!
La Cinerella
Ha biastemato, ha biastemato
contro l’Angelo del Paradiso!
Felàvia
Ti sconsacra il tuo focolare,
Candia, se tu non la cacci.
Anna di Bova
Fuori, fuori! È tempo. O Aligi,
afferrala e gettala ai cani.
La Catalana
Ti conosco, Mila di Codra.
Alle Farne t’han per flagello.
Io ben ti conosco. Sei tu, [p. 47 modifica]
sei tu che facesti morire
Giovanna Camètra e il figliuolo
di Panfilo delle Marane,
e Afuso togliesti di senno,
e désti il mal male a Tillùra.
E di te morì anco il tuo padre,
che è in dannazione e ti danna!
Mila
CC
he Dio abbia l’anima sua!
Che la raccolga Dio nella pace!
Ah, tu ora hai fatto biastema
contro l’anima del trapassato.
Che la tua parola ricada
sopra di te, davanti alla morte!

Candia sarà seduta su una delle arche nuziali, taciturna in gran tristezza. Si alzerà, passerà per mezzo allo stuolo iracondo, e s’avanzerà verso la perseguitata, lentamente, senza ira.

Il coro dei mietitori
- Ohé! Ohé! Quanto s’aspetta?
Avete voi fatto consiglio?
— O pecoraio, pecoraio,
dunque te la vuoi tenere?
— Candia, e se Lazaro torna?
— Uscire non vuole? Aprite,
aprite, che vi diamo una mano.
— Dateci intanto la fiasca.
— La fiasca, la fiasca! È l’usanza. [p. 48 modifica]

Un altro mietitore s’aggrapperà all’inferriata e mostrerà la faccia tra le sbarre.

Il mietitore
MM
ila di Codra, escire t’è meglio,
ché oggi scampare non puoi.
Or ci mettiam qui sotto la querce
a giocarti con gli aliossi,
che ciascun giochi la sua volta.
Per te non faremo noi lite
come Lazaro con Rainero.
Non ti darem sangue ma caglio.
Però, quando l’ultimo cui tocca
giocato abbia, se uscita non sei,
e noi sforzeremo la porta;
poi faremo le cose alla grande.
Or tieniti per avvisata,
Candia della Leonessa.

Si ritrarrà, saltando a terra. Lo schiamazzo si placherà alquanto. S’udrà, nei silenzii intermessi, lo scampanio lontano delle pievi.

Candia
CC
reatura, io sono la madre
di queste tre giovanette
e di questo giovane sposo.
Nella nostra casa eravamo
in pace, con la grazia di Dio,
a santificare le nozze.
Vedi le canestre del grano [p. 49 modifica]
e il fiore nel pan benedetto!
Entrata tu sei d’improvviso
a darci travaglio e corruccio.
La visita del parentado
tu l’hai rotta, e un tristo presagio
hai messo nel cuore di tutti;
e mi piangon le viscere mie,
e mi piange l’anima dentro.
Pula è fatto il buono frumento!
E di venire a peggio si teme.
Or è necessità che tu vada,
che tu vada con Dio, che per certo
ti aiuterà se tu ti confidi.
Creatura, ogni male ha cagione.
Volontà ci fu di salvarti.
Or vattene co’ piedi tuoi lesti,
perché di noi niuno ti tocchi.
Il figliuol mio t’apre la porta.

La vittima ascolterà con umiltà, a capo chino, tutta tremante e sbiancata. Aligi andrà verso la porta a origliare. Pel volto gli si manifesterà la grande ambascia.

Mila
MM
adre cristiana, la terra
io bacerò sotto il tuo passo.
E perdóno ti chiedo, perdóno,
con l’anima mia nella palma
della mia mano, per questa [p. 50 modifica]
pena che ti reco io sciagurata!
Ma non io la tua casa cercai.
Cieca, cieca io era di spavento.
Su la via dello scampo condotta
fui dal Signore che vede,
perché presso il tuo focolare
io perseguitata trovassi
la pietà che santifica il giorno.
Abbi pietà, madre cristiana,
abbi pietà; e per ogni granello
del frumento che è in quelle canestre
Dio te ne renderà più di mille.
La Catalana, a bassa voce.
NN
on l’ascoltare! Chi l’ascolta
si perde. È la falsa nemica.
Io so che il suo padre, per farle
dolce la voce, le dava
la ràdica della sterlóndia.
Anna di Bova
Non vedi come Aligi la guata?
Maria Cora
Bada! Bada che non gli s’appicchi
la mala febbre, Dio liberi!
Felàvia
Udito non hai il mietitore,
quel che diceva di Lazaro?
Mònica
Resteremo noi fino a vespro [p. 51 modifica]
con queste canestre sul capo?
Ora getto in terra la mia.

Candia starà intenta al suo figliuolo. Subitamente paura e sdegno l’assaliranno. Ed ella griderà forte.

Candia
Vattene, vattene, figlia
di mago. Vattene ai cani.
Nella mia casa io non ti voglio.
Aligi, Aligi, apri la porta!
Mila
MM
adre di Ornella, madre d’amore,
Dio tutto perdona, e non questo.
Se mi calpesti, Dio ti perdona.
Se mi strappi gli occhi e la lingua,
se le mani mi tagli, che credi
malvage, Dio ti perdona.
Se mi sòffochi, Dio ti perdona.
Se mi stronchi, e Dio ti perdona.
Ma se ora ascolta, ascolta
la campana che suona per Santo
Giovanni se ora tu prendi
questa povera carne di doglia
che fu battezzata in Gesù,
la prendi e la getti su l’aia,
sotto gli occhi delle tue figlie
immacolate, la prendi
e la getti su l’aia allo strazio,
alla mala brama degli uomini [p. 52 modifica]
la dài, all’immondizia e alla rabbia,
o madre di Ornella, madre
d’innocenza, se tu questo fai,
se fai questo, Dio ti condanna.
La Catalana
No, non ha avuto il battesimo.
Il suo padre non fu seppellito
in campo santo; ma sotto
un mucchio di selci. L’attesto.
Mila
Il demonio è dietro di te, donna,
e hai la bocca nera di frode.
La Catalana
O Candia, la senti, la senti?
Anche c’ingiuria! Fra poco
ti caccerà dalla casa,
e t’accadrà senza fallo
quel che il mietitore ti disse.
Anna di Bova
Su, Aligi, trascinala fuori!
Maria Cora
Non vedi Vienda, non vedi
la tua sposa che par che si muoia?
La Cinerella
Che uomo sei tu? T’è fuggita
dalle tue ossa la forza,
e nella tua bocca la lingua [p. 53 modifica]
seccata s’è, che non fiati?
Felàvia
Svanito tu sembri. Smarristi
su la montagna il tuo sentimento,
e il tuo senno giù pel tratturo?
Mònica
Non vedi che ancóra non lascia
il fazzuolo, da poi che l’ha tolto?
Appiccato gli s’è alle dita.
La Catalana
Divenuto ti è mentecatto
il tuo figlio, Candia, Dio t’aiuti!
Candia
Aligi, Aligi, non odi?
Che fai? Dove sei? Fuor di mente?
Che nasce nell’anima tua?

Ella gli toglierà dalla mano il panno e lo getterà a terra, verso la sbandita.

AA
prirò io la porta; e tu fa
ch’ella esca, tu spingila fuori...
Aligi, a te parlo, m’intendi?
Ah, dormito tu hai veramente
settecent’anni, settecent’anni;
e non hai conoscenza di noi!
Donne, piace a Dio di disfarmi.
Io mi credea che in questi due giorni [p. 54 modifica]
piacesse a Dio darmi una posa,
tanto che inghiottir mi potessi
meno amara almen la saliva.
Figlie, prendetemi nell’arca
la mantelletta mia nera
e copritemi il capo, ch’io faccia
lamento nell’anima mia.

Il figlio scoterà il capo. Un misto di demenza e di sgomento gli sconvolgerà la faccia rigata dal sudore. Parlerà come chi delira.

Aligi
OO
r che volete da me, madre?
Io pur dissi:“Ponete
contra la soglia l’aratro,
il carro, i buoi, le pietre, le zolle,
la montagna con tutta la neve..„.
Io che vi dissi? voi che diceste?
Ecco, sì, la croce di cera
benedetta il dì dell’Ascensa,
l’acqua santa nei càrdini. Madre,
che volete ch’io faccia? Era notte,
era prima dell’alba, era notte
quando per venire si mosse.
Profondo, profondo era il sonno,
o madre. Però non m’avevate
voi messo papavero nel vino.
E fallito è quel sogno di Cristo.
Io so questa cosa onde viene; [p. 55 modifica]
ma ratterrò la mia bocca.
Femmine, che volete da me?
ch’io l’afferri per i capegli?
ch’io la trascini su l’aia?
ch’io la getti ai cani affamati?
Bene, sì, lo farò. Farò questo.

Quando egli si avanzerà verso Mila di Codra, ella si rifugerà presso il focolare.

Mila
NN
on mi toccare! Peccato fai
contro la legge del focolare,
tu fai peccato grande mortale
contro il tuo sangue, contro la legge
della tua gente, de’ vecchi tuoi.
Io su la pietra del focolare
il vino verso che mi fu dato
da una sorella della tua carne.
Se tu mi tocchi, se tu m’offendi,
tutti i tuoi morti nella tua terra,
quelli degli anni dimenticati,
i più lontani, i più lontani,
settanta braccia sotto la zolla
avranno orrore di te in eterno.

Preso il boccale, ella verserà il vino su la pietra inviolabile. Le donne allora getteranno alte strida.

Il coro delle parenti
- Ahi, che ha magato il camino! [p. 56 modifica]
— Ha messo mistura nel vino
l’ho vista, l’ho vista, in un lampo.
— Prendila, prendila, Aligi,
e toglila di su la pietra.
— Acciuffala per i capegli.
— Aligi, non avere paura
ché l’iscongiuramento non vale.
— Di là toglila e spezza il boccale,
tu spezzalo contro un alare.
— Spicca la catena e méttigliela
al collo e girala tre volte.
— Ha magato, ha magato il camino!
— Ahi, ahi, che la casa dà crollo!
Ahi, quanto pianto qui sarà pianto!
Il coro dei mietitori
- Oh, oh, attaccate riotta?
— Noi siam qui, siam qui che s’aspetta.
— L’abbiamo giocata e siam pronti.
— Pecoraio, ménala fuori!
— Su, su, che sfondiamo la porta.

Picchieranno e schiamazzeranno.

Anna di Bova
Ecco, ecco, prendete pazienza
anche un poco, buoni uomini. Aligi
la tira. Mo mo voi l’avete.

Forsennato il pastore prenderà per un de’ polsi la vittima che si divincolerà gridando. [p. 57 modifica]

Mila
NN
o, no, no! Ti danni, ti danni.
Piuttosto tu schiacciami il capo,
tu battimi il capo alla spranga,
poi gettami morta di fuori.
No, no! Su te il castigo di Dio!
Ti nasceranno le serpi
dal ventre della tua donna.
Non dormirai, non dormirai
più mai; non avrai più riposo;
i cigli ti sanguineranno.
Ornella, Ornella, difendimi
tu, aiutami tu! Abbi ancóra
pietà! Sorelle in Cristo, aiutatemi!

Ella si svincolerà dalla stretta, e fuggirà verso le tre sorelle che le faranno riparo. Cieco di furore e d’orrore, Aligi leverà la sua mazza sul capo di lei per colpirla. Subitamente le giovanette romperanno in gran pianto. Egli s’arresterà, al suono del pianto; lascerà cadere a terra la mazza; si gitterà ginocchioni, a braccia aperte.

Aligi
MM
ercé di Dio! Fatemi perdonanza!
L’Angelo muto ho visto, che piangeva;
che lacrimava come voi, sorelle,
che lacrimava e mi guardava fiso.
Lo vedrò fino all’ora del trapasso
e ancóra lo vedrò nell’altra vita. [p. 58 modifica]
Io ho peccato contro il focolare,
contro i miei morti e contro la mia terra
che più non mi vorrà tenere seco,
che non vorrà sepolto il corpo mio.
Sorelle, per lavarmi del peccato,
nella cenere sette e sette giorni
tante croci farò con la mia lingua
quante sono le lacrime versate
dagli occhi vostri, e l’Angelo le conti
e il novero mi metta nel mio cuore.
Voglio così pigliare perdonanza
davanti a Dio, sorelle; e voi pregate,
pregate per Aligi fratel vostro
che alla montagna deve ritornare.
E quella che patì l’onta e l’ambascia
consolerà voi. Datele a bere,
toglietele la polvere, con l’acqua
e con l’aceto i suoi poveri piedi
confortate, che forse le dorranno.
Io non volea recarle onta, ma tratto
fui dalle voci; e chi mi trasse al male
gran dolore n’avrà per i suoi giorni.
Mila di Codra, mia sorella in Cristo,
donami perdonanza dell’offesa.
Questi fioretti di Santo Giovanni
io tolgo dalla mazza del pastore
e te li metto qui davanti ai piedi.
Io non ti guardo, ché me ne vergogno.
Dietro di te sta l’Angelo dolente. [p. 59 modifica]
Ma questa mano trista che t’offese,
col tizzo brucerò questa mia mano.

Trascinandosi su i ginocchi andrà verso il focolare e, stando carpone, cercherà un tizzo ancóra acceso, lo prenderà con la manca, ne porrà la punta nel cavo della destra mano.

Mila
T’è perdonato! No, non ti bruciare!
Da me t’è perdonato, e Dio riceva
il pentimento. Lèvati dal fuoco!
Uno solo è il Signore del castigo;
è quello che ti diede la tua mano
per guidar le tue pecore nei paschi.
E come pascerai tu la tua mandra
se la tua mano ti s’inferma, Aligi?
Da me t’è perdonato in umiltà.
E del tuo nome io mi ricorderò
a mezzodì, ma pure mane e sera
quando pasturerai su la montagna.
Il coro dei mietitori
- Ehi là, ehi là, che è questo?
— Così ci volete gabbare?
— E noi vi sfondiamo la porta.
— Su, su, pigliamo la trave!
— Su, su, quel timone d’aratro!
— Pecoraio, tu non ci gabbi.
— Su, su, quel pezzo di màcina
rotta e gettiamola a sfascio! [p. 60 modifica]
— O pecoraio Aligi, rispondi!
Una due tre volte, e poi giù!

S’udrà il grido roco ond’essi accompagneranno lo sforzo dell’alzare il peso.

Aligi
Per te, per me, per tutta la mia gente
io mi faccio la croce. E così sia.

Si alzerà, andrà verso la porta, e chiamerà.

Mietitori di Norca, apro la porta.

Risponderanno gli uomini con un clamore concorde. Il suono delle campane continuerà sul vento. Aligi toglierà la spranga; si segnerà in silenzio; poi spiccherà dal muro la croce di cera, la bacerà.

Serve di Dio, segnatevi e pregate.

Tutte le donne si segneranno e s’inginocchieranno, mormorando la litania.

Il coro delle parenti
KK
yrie eleison.
Christe eleison.
Kyrie eleison.
Christe audi nos.
Christe exaudi nos...

Il pastore deporrà la croce di cera su la soglia, tra la conocchia e il bidente; poi spalancherà la [p. 61 modifica] porta. Si vedrà nel vano divampare il sole terribile su i mietitori vestiti di lino.

CC
ligi
Cristiani di Dio, questa è la croce
benedetta nel giorno dell’Ascensa.
Posta l’ho su la soglia della porta
perché vi guardi dal fare peccato
contro la poverella di Gesù
ch’ebbe rifugio in questo focolare.

I mietitori ammutoliti si scopriranno il capo.

II
o ho veduto dietro le sue spalle
l’Angelo muto che la custodisce.
Con questi occhi che debbono morire,
piangere io l’ho veduto, in ferma fede,
cristiani di Dio. Perciò l’attesto.
Tornate al campo a mietere il frumento. [p. 62 modifica]
Non fate male a chi non fece male.
E che il falso nemico non v’inganni
con i suoi beveraggi un’altra volta!
Mietitori di Norca, il Ciel v’aiuti
e vi cresca alla mano le mannelle.
E San Giovan Battista Decollato
vi mostri il capo suo nel sol levante,
se questa notte andate su la Plaia.
E non vogliate male a me pastore,
a me Aligi povero di Cristo.

Le donne sempre inginocchiate seguiranno sommessamente la litania. Candia dirà la invocazione, l’altre risponderanno.

Candia e il coro delle parenti
Mater purissima, ora pro nobis.
Mater castissima, ora pro nobis.
Mater inviolata, ora pro nobis...

I mietitori si chineranno, allungheranno la mano a toccare la croce, porteranno la mano alle labbra; e s’allontaneranno silenziosi per la campagna ardente. Poggiato allo stipite, prono, il pastore li seguirà con lo sguardo. Nel silenzio s’udranno voci giungere dal sentiero.

Una voce
O Lazaro di Roio, torna indietro!
Un’altra voce
Lazaro, non andare, non andare! [p. 63 modifica]

Il pastore sussulterà. Sollevandosi, facendosi schermo delle mani, guaterà per la luce del mezzodì.

Candia e il coro delle parenti
Virgo veneranda, ora pro nobis.
Virgo praedicanda, ora pro nobis.
Virgo potens, ora pro nobis...
Aligi
Padre, padre, che hai? Perché bendato
sei? Tu sanguini, padre. Su, parlate,
o uomini di Dio! Chi lo ferì?

Lazaro di Roio si presenterà davanti alla porta, col capo bendato, sostenuto alle ascelle da due uomini vestiti di lino come i mietitori. Candia interromperà la litania con un grido e balzerà in piedi, guatando.

Padre, aspetta. La croce è su la soglia.
Non puoi passare senza inginocchiarti.
Se il sangue è ingiusto, tu non puoi passare.

I due uomini sosterranno il ferito barcollante, che piegherà i ginocchi.

Candia
O figlie, figlie, era vero, era vero!
Piangiamo, figlie. Il lutto è sopra noi.

Le figlie abbracceranno la madre. Le donne del parentado poseranno a terra le canestre, prima di rialzarsi. Mila di Codra raccoglierà il suo panno; [p. 64 modifica] e, stando ancóra prostrata, se l’avvolgerà intorno al capo per nascondersi la faccia. Poi quasi strisciando sul terreno, andrà verso la porta, presso lo stipite opposto a quello ove sarà il pastore. Muta e rapida si drizzerà in piedi addossandosi al muro. Quivi, immobile e coperta, aspetterà il momento per dileguarsi.