Scola della Patienza/Parte seconda/Capitolo V

PARTE SECONDA CAPITOLO V

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
PARTE SECONDA CAPITOLO V
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CAP. V.

Come l’afflittione è utilissima in molti modi, e come molte volte le cose, che nuocono ci sono di grande ammaestramento.


H
Avendo il Real Profeta David ricevuto infiniti beneficij da Dio, ne volendone morir ingrato esclamò dicendo: Bonum mihi, Domine, quia humiliasti me. a Mi giovò assai, Signore, l’havermi voi humiliato. Mà perche di gratia, si [p. 449 modifica]scorda de i beneficij più grandi? perche non lo ringratia, d’haver cambiato il bastone pastorale con lo scettro, il cappello di paglia in una corona reale; d’esser passato dalle pecore a un trono, e di povero pastore divenuto un Rè potente? Questi sì che sariano stati degnissimi di un grandissimo ringratiamento. E certamente, che’l Rè David non s’era scordato di questi beneficij, anzi li teneva per singolari, e grandi, massime che Dio di pastore l’havesse fatto Rè, mà tenne per molto maggiore quest’altro, che di Rè l’havesse fatto mendico, come fù veramente, quando fuggiva da Absalone suo figliuolo. Questo gli parve il maggior benefico di quanti n’haveva ricevuti, e di questo ringratiandonelo quanto poteva, gli diceva queste parole; Bonum mihi, Domine, quia humiliasti me. Dica pur quanto si voglia Gio[p. 450 modifica]seppe al suo Faraone: Bonum mihi, quia exaltasti me: Dica Ruth al suo Booz: Bonum mihi, quia ditasti me. Dica Ester ad Assuero suo marito: Bonum mihi, quia coronasti me. Dica pur Mardocheo al medesimo: Bonum mihi, quia honorasti me. Dica Tobia all’Angelo: Bonum mihi, quia illuminasti me. Dica Naaman ad Eliseo: Bonum mihi, quia mundasti me. Dica quel zoppo a Pietro: Bonum mihi, quia sanasti me. Dica pur a sua posta Lazzaro a Christo: Bonum mihi, quia ad vitam revocasti me. Che il nostro David, Stimando questo per il maggior beneficio dirà sempre: Bonum mihi Domine quia humiliasti me. Bonissima cosa per me, Signore, fù l’havermi humiliato. Poiche questo m’è stato di più giovamento, e però ancor più caro, che se havessi da voi ricevuto monti d’oro. [p. 451 modifica]Ma perche di gratia, fù questo così buono per il Rè? Il perche egli stesso lo dice; Ut discam iustificationes tuas.1 Per imparare la vostra santa legge, e il modo, che voi tenete in far giusti, e santi gl’huomini. Fin’ora, diceva egli, non hò inteso bene lo stile della vostra celeste Corte; ne meno sapevo il vostro modo di procedere, ma hora ne son fatto Dottore nello studio, e nella Scuola della Patienza. Dove niuno è dotto, che non sia humiliato. E però. Bonum mihi Domine quia humiliasti me. E meritatamente David ringratia tanto Dio, non tanto per haverlo tanto essaltato, come fece, quanto per haverlo humiliato. Poiche l’humiliatione è una cosa utile più di qualsivoglia altra all’huomo, perche, come habbiamo fin’ora mostrato, gli insegna esattissimamente. la fortezza, e la fedeltà: la compassione, e l’Asti[p. 452 modifica]nenza: l’oratione, e la mortification: la Prudenza, e la Modestia.

Hora diciamo di piu, che l’afflittione è utilissima in diversi modi all’huomo, che non sia troppo impatiente; di maniera che è vero quel detto: Quae nocent, docent. Spesse volte le cose, che sono di nocumento, ce son di documento. Di, che ce ne fa ampia fede Creso appresso Herodoto quando dice, Mei casus, fuerint quidem ingrati licet, mihi tamen extitere disciplina. Le mie cadute, e le mie disgrazie, benche mi siano state ingrate, cioè benche mi siano dispiaciute, e l’habbia sentite assai, nondimeno mi sono state di grande ammaestramento. Quae nocent, docent. E come breve ed elegantemente dicono i Greci: παθήματα; μαθήματα. Con le bastonate s’impara. E questo è quello [p. 453 modifica]che hora un poco più diffusamente andaremo provando.

Note

  1. [p. 477 modifica]Ps. 118.71.

§ Paragrafi