Apri il menu principale

Rime (Cavalcanti)/I manoscritti delle Rime

I manoscritti delle Rime

../Prefazione ../Le Rime originali ed apocrife IncludiIntestazione 8 dicembre 2015 75% Da definire

Guido Cavalcanti - Rime (XIII secolo)
I manoscritti delle Rime
Prefazione Le Rime originali ed apocrife
[p. 1 modifica]

I MANOSCRITTI DELLE RIME




Va Vaticano: 3214 codice notissimo1. Fu studiato dal Cittadini, dall’Ubaldini, dall’Allacci e dal Betti2.
Vb Vaticano: 32133.
Vc Vaticano: 4823. Attraverso l’unica segnatura di 477 carte si scorge che le primissime hanno traccia di numeri intorno ad 80, i quali dimostrano come questo fosse un primo fascicolo staccato. La canzone filosofica di Guido è in questo fascicolo a c. 2.
Vd Vaticano: 3793.
[p. 2 modifica]
Ca Chigiano: L. VIII 305 - in antico 5744.
Cb Chigiano L. IV, 122.
Cc Chigiano: L. IV; 131. Il Casini (op. cit. pag. XXI) lo dice scritto da più mani del sec. XVI.
Cd Chigiano: L. IV. 110. L'Ercole affermò che della ballata «Perch'io no spero di tornar giammai» non vi è che un frammento; invece è intera.
Ce Chigiano: L. V, 1765.
C Casanatense: d. V, 56.
Ba Barberiniano: XLV, 477.
Bb Barberiniano; XLV, 130.
Ma Magliabechiano — VII, 9-1108 giá Strozziano 765.
Mb Magliabechiano: VII, 1010 già Strozziano 640 - II. II. 40 della naz. di Firenze.
Mc Magliabechiano: VII, 12088.
Md Magliabechiano: VII, 991 - Naz. di Firenze, II. IV. 114.
Me Magliabechiano: VII, 1187.
Mf Magliabechiano: VII, 1100.
Mg Magliabechiano: VII, 1009 - Naz. di Firenze, II. IV. 250.
Mh Magliabechiano: XXI, 85 - è eguale nelle rime di Guido ad Mg.
Mi Magliabechiano: VII, 1041.
Mk Magliabechiano: VII, 379.
Ml Magliabechiano: VII, 1207 - eguale ad Mk.
Mm Magliabechiano: VII, 1076.
Mn Magliabechiano: VII, 1098 - eguale ad Mk.
Mo Magliabechiano: II. IV, 251.
Mp Magliabechiano: VIII, 36 - come Mo ha il solo commento della I Canz.
Mq Magliabechiano: XXXIV, 6. 1. Non noto ai precedenti editori. È ms. cartaceo del sec. XV con legatura in pelle del tempo con fregi, mm. 208X140: scrittura in colonna di mm. 150. Ha per titolo «Compendio Theologi». Su la porta: «Conti Bonomei 1521... Compendio [p. 3 modifica]di Teologia». Poi: «comprato dal Bargello nei 10 sett. 1721; con altri due manoscritti era dei Conti Bonomei.» Ha un’unica segnatura contemporanea di c. 168 comprese 3 bianche in fine, la quale comincia dopo l’indice susseguente a la porta. La scrittura è piccola e regolare con rubriche in rosso. La maggior parte del ms. è occupata dal compendio teologico e da rime sacre e morali. A c. 151 «Amore fuggitivo, di Mosso, poeta greco tradotto in latino per messer Agnolo Poliziano e dal latino in lingua fiorentina per Girolamo Benivieni». A c. 152: «Proemio di Leonardo d’Arezzo ad una traduzione di Basilio di Coluccio Salutati». Molte orazioni di Luca degli Albizzi, di Stefano Porcari, di Cicerone etc., sonetti delle virtù e canzoni del Petrarca. A c. 133 la canzone I. di Guido; a c. 134 attribuita a Guido la canzone «Virtù che ’l ciel mosti a si bel punto».
Mr Magliabechiano: VII, 10409.
Ms Magliabechiano: VII, 10, 1060 - Strozziano 63. Sfuggì anche questo ai precedenti editori10. È di 27 fogli e sembra un avanzo di un codice più vasto. Dei primi del sec. XV; forse di mano di quel Jacopo di Michele Bartoli che segnò il suo nome su l'alto del f. 15. Appartenne anche ad Antonio di Domenico d'Amorrato come appare scritto sul primo foglio. Di Guido Cavalcanti:


f. 1 - Vedeste al mio parere ogni valore
» 3 - I’ vegnio il giorno a te infinite volte.
» 6 - Io temo che la mia disaventura
» 6b - Dante un sospiro mi fugie dal core
» » - Io mi senti svegliar dentro dal core
» 7 -anon- Voi che per li occhi mi passaste il core — (6 versi soli)
» 9 - Amore Monna Lagia e Guido e io
» » - Se vedi amore assai ti prego Dante
» 9b - Una giovane donna di Tolosa
» » - Perchè non furo a me li occhi dispenti
» 11a - Donna mia non vedestu colui
» 12b -ades- Biltà di donne di sacente core.


Ra Riccardiano: 2846 11
Rb Riccardiano: 1050.
Rc Riccardiano: 1118.12
[p. 4 modifica]
Rd Riccardiano: 1328. 13
Re Riccardiano: 1088.
Rf Riccardiano: 1094.
Rg Riccardiano: 1100.
Rh Riccardiano: 1091.
Ri Riccardiano: 2735.
Rl Riccardiano: 1142.
Rm Riccardiano: 1093. Non noto a gli altri editori. Cartaceo del sec. XV di mm. 290 X 220, di carte 56. Ha in principio un indice di mano del Metus: è mutilo in fine e manca di una carta dopo la 15.a; corroso nel margine con danno del testo nelle prime 7 carte. Gli scritti sono tutti di seguito con iniziali di rubrica. Legato in pergamena. A c. I. trovasi adespota anepigrafa la I. canzone di Guido. Seguono canzoni di Dante, le allegorie su le Metamorfosi di Giovanni del Virgilio, epistole di Luigi Marsili, Morbosiano e Cola di Rienzi.

Rime varie del Boccaccio, Ventura Monaci, Stoppa de' Bostichi, Giovanni di Lambertuccio Frescobaldi, Lapo Gianni, Bindo Bonichi, Dante e Forese Donati. Una epistola di Cicerone. Si unisce a Par.2 ed a Rf. il quale raccoglie insieme tutte le rime di Dante sparse in Rm e mette in fine la canzone dandole il nome di Guido.

Pa Palatino: 204 14 - È uguale ad Lc.
Pb Palatino: 203.
Pc Palatino: 180.
Pd Palatino: 202 - È una copia di M'e.
Pe Palatino 418 15.
Pf Palatino: 183. - Cartaceo del sec. XIV ha per titolo «Petrarca: rime». S'apre con tre fogli bianchi e sull'ultimo è scritto: «Poesie di diversi». Porta traccia di tre numerature: un'antica disordinata, una più recente da 1 a 75 comprese tre carte bianche finali, una terza ancor più recente che comincia a c. 33 (qui sono tre fogli bianchi) fino a c. 72. È scritto in carattere grande chiaro rotondo con iniziali colorate e rubriche molto più recenti di carattere corsivo su i margini. Le iniziali colorate hanno fregi e figure anche a penna. Da c. 29 a c. 32 la scrittura si fa più piccola, ma è della stessa mano. La c. 45 è bianca e da c. 40 a questa la scrittura muta; mi sembra una mano diversa. La prima parte è occupata quasi interamente da rime di Dante, la seconda
[p. 5 modifica]
da rime del Petrarca, adespote in origine, ma date dal postillatore più recente. Fra queste ultime a c. 36b trovasi il sonetto «Morte gentil rimedio de cattivi» con la rubrica recente «È di Guido Cavalcanti».
Pg Palatino: 288. — Cartaceo del sec. XVI. È composto di fogli riuniti in una copertina: una numeratura moderna di f. 30. Su la copertina porta queste indicazioni: «E. B. 5.1.25. Poesie varie del Cod. CCLXXXVIII illustrato dal Palermo» Qui una nota del prof. Gentile che il ms. apparteneva al Varchi (Vedi per il resto: Gentile op. cit.). A c. 16 si dà a Guido il sonetto: «Per gli occhi fere uno spirto sottile«.
Ph Palatino: 359. - Cartaceo del sec. XV, mm. 290X219. Legato in tavola con chiusure di cuoio e ferro: ha una porta in pergamena. Di carte 128: antica numeratura fino a c. 113. Le carte seguenti, eccettuata la 114ª che ha quattro sole linee scritte, sono bianche. È a due colonne, salvo sei pagine in due diverse parti alla fine del codice, con titoli di rubrica. Le iniziali hanno piccoli segni rossi. Nella guardia membranacea una mano del sec. XV scriveva una nota poi raschiata: si legge ancora «Questo libro è di Lorenzo (Moregli?) chiamato un zibaldone perchè tratta di più cose diferenziate.» Comincia con le epistole di Ovidio rubricate in rosso con rubriche dilucidatorie. Una antica segnatura, ma più tarda al codice è scomparsa in parte nello smarginamento. Una mano moderna numerò le 128 carte, Fra c. 107b e c. 108a si trova «Giovanni Chavalchanti - I vidi gli occhi dove amor si mise - ».
Questi tre ultimi codici non furono esaminati da gli altri editori.
La Laurenziano: 34 pl. 4116.
Lb Laurenziano: 20 pl. 41 - È uguale ad Ma.
Lc Laurenziano: pl. 90 inf. 3717.
Ld Laurenziano: 46 pl. 40.
Le Laurenziano: 49 pl. 40. - Simile a Rf. Rm. Par.2
Lf Laurenziano: 44 pl. 40.
Lg Laurenziano: pl. 90 inf. 15. - Attribuisce a Guido una frottola apocrifa.
Lh Laurenziano: pl. 90 sup. 35; - Come Lg. per la frottola. L’Ercole non
[p. 6 modifica]
vide che in mezzo al commento di Egidio Romano c’è anche sparsa a strofe la I. canzone.
Ll Laurenziano-rediano: 918.
Lk Laurenziano: fondo. Conv. Sopp. S. Annunziata 122.
Lm Laurenziano-strozziano: 170. Membranaceo del sec. XVI, mm. 224×143. Legatura recente: titolo dorsale: «Canzoni di Dante e di altri» È scritto in colonna unica. S’apre con le canzoni di Dante e con un bellissimo fregio avvolgente la pagina; così i fregi si ripetono in tutto il codice ed il titolo delle rime e le iniziali sono in oro e tinte di verde o di rosso. Le iniziali dei versi in azzurro ed oro. Una segnatura non recente di f. 110. A le rime di Dante seguono adespote:

f. 57 - Donna mi prega ch’io deggia dire
» 59 - Vedete ch’io son un che vo piangendo a
» »» - Poi che di doglia cor convien ch’io porti
» 60 - Per gli occhi fere un spirito sottile

In fine ha la data di Lione 1526. È simile molto ad Me.

Ln Laurenziano-mediceo-palatino: 118. - Cartaceo di varie età: mm. 283×205. Legatura moderna; titolo dorsale: «Epitaffi e rime» che è ripetuto nell’interno. È miscellaneo: lo si vede dalla carta diversa e dai resti di varie segnature. Le prime otto carte contengono epitaffi: seguono due carte bianche. Da f. 11 a 17 un secondo fascicolo del sec. XV contenente in rima i libri di Catone e rime diverse di varia mano. Il f. 20 è bianco: al 21° un lamento amoroso in versi: a f. 22 un carme del Petrarca. Da f. 29 a 33 rime di Cino rubricate. Il 28° e 36° bianchi. A f. 37 un altro fascicolo acefalo con canzoni di Dante rubricate in rosso, con rime del Petrarca, Antonio da Ferrara, Bartolomeo del Castel dela Pieve, Sinibaldo da Perugia, Simone da Siena, frate Stoppa, Bosone d’Agubbio, Boccaccio. Un altro fascicolo da f. 75 a f. 103 con i trionfi del Petrarca ed un sonetto di Veronica Gambara. A f. 47 la canzone filosofica di Guido con rubrica: questa parte sembra del principio del sec. XV.
Lp Laurenziano: Conv. Sopp. 440. - Cartaceo: mm. 200×140 del sec. XVII. Scritto da varie mani. Ha una legatura vecchia con il titolo dorsale: «Poesie moderne latine e volgari», ed una numeratura pur vecchia di c. 526 comprese le bianche ed eccettuate le prime otto. È miscellaneo: una unione di fascicoli è chiarissima a f. 79. Varie pagine bianche qua e là. Contiene molte cose sacre: di Pietro Bembo, di Matteo Palmieri, Antenio Alamanni, del Sannazzaro, del Petrarca, del Benivieni e e di altri molti. A f. 341 vi è rubricata con il nome di Guido la prima
[p. 7 modifica]
canzone. Pure questi tre ultimi codici furono dimenticati da gli editori precedenti.
M’a Marciano Cl.: IX cod. CXCI19.
M’b Marciano Cl. IX cod CCCLXIV20.
M’c Marciano Cl. IX cod. CCXCII. - Rappresenta con UBb. Berg. Nap. Cors. il manoscritto Bartoliniano.
M’d Marciano Cl. IX cod. CCIII.
M’e Marciano fondo Zanetti LXIII.
M’f Marciano Cl. IX cod. CDXCI. - Non visto da l’Ercole. Cartaceo del sec. XVI. Contiene di Dante la «Vita Nuova» e rime sparse fino a f. 67. Qui in fianco il nome di Guido seguito da le rime. È in tutto di f. 86 più 4 non numerati. Ha la numerazione moderna: le iniziali sono colorate fino a f. 62: poi c’è il posto vuoto: un breve spazio sta fra i vari componimenti. Ha uno sbaglio di numerazione in causa della legatura fra f. 32 e 37. Diviso in sette fascicoli letterati dimostra somma cura di trascrizione: sul finire dei fascicoli c’è il richiamo con il mezzo verso iniziale del fascicolo seguente:

f. 67 - Donna mi prega perch’io voglia dire
» 69 - Se m’hai del tutto obliato mercede
» »» - La forte e nova mia disaventura
» 69b - Veggio ne gli occhi della donna mia
» »» - Poi che di doglia cor convien ch’io porti
» 70 - Quando di morte mi convien trar vita
» 71 - I ’ prego voi che di dolor parlate
» 71b- Gli occhi di quella gentil forosetta
» 72b - Io non pensava che lo cor giamai
» 73b - Era in penser d’amor quando trovai
» 74b - Per gli occhi fiere un spirito sottile
» 75 - Morte gentil remedio dei cattivi
» »» - Poi che pegli occhi mi passaste il core

[p. 8 modifica]

» 75b - Veder poteste quando vi scontrai
» 76 - Un amoroso sguardo spiritale
» »» - Se mercè fusse amica a mei disiri.

UBa Universitario bolognese 128921.
UBb Universitario bolognese 2448 - È una copia del Bartoliniano.
UBc Universitario bolognese 261822 - di più mani del sec. XVI, non noto a l’Ercole.
Cap1 Capitolare veronese CCCCXLV23.
Cap2 Capitolare veronese 82424. Non noto a gli editori precedenti.
A Ambrosiano O. 63. di questo codice l’Ercole non vide oltre a gli altri anche i sonetti:

I ’ vidi li occhi dove amor si mise
Se vedi amore assai ti prego, Dante

di cui il secondo adespoto, come è adespoto anche il sonetto:

Beltà di donna e di sacente core

che l’Ercole disse attribuito a Guido.

Mart Martelliano bass. I. n. 1225.
S Comunale di Siena I. IX 18.
[p. 9 modifica]
Par¹ Nazionale di Parigi 554 (7767)26 - Copia non totale della raccolta aragonese.
Par² Nazionale di Parigi 777827 - del sec. XIV. - Cartaceo in foglio. Appartenne a Tommaso Alderotti «cittadino fiorentino ghonfalone» ed ha circa la stessa contenenza di Rm ed Le.
Nap Nazionale di Napoli XIV. D. 16 Bracket right 3.png    28
Cors Corsiniano, fondo Rossi n. 94
Berg Comunale di Bergamo D. V. 35

L'esame delle stampe, fatto dal prof. Ercole, si può dire completo. Noi terremo, più che tutto, conto di quelle edizioni, in cui apparvero rime inedite, facendone uno studio nella discussione critica: le edizioni cioè: Giuntina, del Corbinelli, del Biscioni, del Serassi, del Cicciaporci e dell’Allacci.




Note

  1. Io non darò la tavola e la descrizione minuta di questi codici se non quando essa sarà difettosa nell’ed. dell’Ercole o il codice non sarà stato a lui noto. Per Va si vegga: Manzoni: «Un canzoniere vaticano - Rivista di Filol. Rom. I. 71 e segg.» - Casini «Le rime dei poeti bolognesi del sec. XIII. Bologna, Romagnoli 1881, pag. XIV» De Nolhach «La biblioteque de Fulvio Orsini» - Bibl. de l’Ecole de Ha. Etu. - Paris, 1887 di pag. 492. Questo codice corrisponde al 10 del Cat. Orsini: il quale l’ebbe da Torquato Bembo nel 1582; fu studiato dal Bembo nel 1523 e servì all’edizione 1525 del Novellino. Casini «Giorn. Stor. vol. III pp. 181». Vedi Cian, per i lavori d’Ancona, Bartoli, Manzoni, Biagi. «Un decennio della vita di T. Bembo» Monaci. - «Di un ms. del Novellino» (Riv. Filol. Rom. I pag. 272.) Casini «Giorn. Stor. vol. II 334.» - Torraca «Fatti e scritti di Ugolino Buzzuola» per nozze Casini-d’Ancona, 1893.
  2. Vedi Pelaez - Rime antiche italiane secondo la lezione del cod. vat. 3214 e del cod. Casanatense D. V. 5, collez. Romagnoli, Bologna, 1895.
  3. Corrisponde a. n. 11 del Cat. Orsini. Se ne servì il Carducci «Rime di Matteo di Dino Frescobaldi - Pistoia 1866, pag. 7» Fanfani «pref. a le rime di Cino - Pistoia, Niccolai, 1878 p. LXXXXVII». Secondo una nota dietro il volgarizzamento dei trattati morali di Albertano giudice di Brescia, da Soffredi del Grazia notaro pistoiese fatto innanzi al 1274 - Firenze, Allegrini e Mazzoni 1832 pag. 150, Il vat. 3213 è stato descritto dal Ciampi in una lettera a Gaetano Poggiali, Pisa 1809. Il Casini non seppe trovarla (Vedi op. cit.) Il De Nolhach (op. cit.) nega sia copia del Bembo e ammette al massimo sia della gioventù. Vedi Renier «Liriche edite ed inedite di Fazio degli Uberti, pag. CCCLIX»; afferma che si. Casini «Giorn. Stor. III 162» lo fa provenire in gran parte da uno dei codici medicei.
  4. Descritto dal Bartsch «Beiträge zu den romanischen literaturen in Lemcke Iahrbuch für rom. und englis. literatur» - Leipzig, Brockhaus 1870 vol. XI pag. 127 - Publicazione diplomatica di E. Monaci ed E. Molteni «Il canz. chigiano L. VIII, 305.» Bologna - Fava e Garagnani 1877, di pag. 270, Edizione di 62 esemplari estratti dal Propugnatore 1877 - I. II.
  5. A. Pakscher «Giorn. stor. vol. III. pag. 364 e seg.» Il Corbinelli lo raccolse e lo postillò: fu comperato a Parigi da l'Ubaldini che morendo lo legò a papa Alessandro VII. - Vedi Narducci, «Catalogo dei codici petrarcheschi» - Loescher - Torino 1874, pag. 19 e 20.
  6. Vedi M. Pelaez «Rime antiche italiane secondo la lezione del cod. vat. 3214 e del cod. Casanatense d. V. 5 - Collez. Romagnoli, Bologna 1895». Casini: op. cit.: Chiappelli: «Vita ed opere giuridiche di Cino - Pistoia, Bracati 1881». Mazzatinti «Studi di Filologia Romanza I. 330». Monaci: «Rime e lettere di Ser Ventura Monaci - Bologna, Zanichelli 1879». Casini «Giorn. Stor. III. 161 - IV 116». Zenatti: «Nozze Levi-Ascoli - Ferrara 1813» Mazzoni: «Nozze Carducci-Gnaccarini - Roma, tip. Metastasio 1888.»
  7. Descritto da G. Navone: «Le rime di Folgore da S. Gemignano e di Cene della Chitarra d’Arezzo» - Bologna, Romagnoli 1800, pag. XLXV.
  8. Casini: «Giorn. Stor. IV, 116 e seg.»
  9. Casini «Giorn. Stor. III, 339»; ne diede la tavola. Se ne servì il Ferrari. «Biblioteca di Lettura Popolare, vol. I. - Firenze 1882 pag. 67 e seg.». B. Wiese: «Giorn. Stor. II, 115 e seg.» - Shickney. «Romania VIII pag. 73 e seg.»
  10. Casini «Giorn. Stor. IV, 119 e seg.»
  11. Casini «op. cit. XIX - Giorn. stor. III, 161 e seg., ne diede la tavola. Crede ne sia l'origine l'Ashb. 479; poi ammise invece si tratti del codice Pucciano come sua origine.
  12. Casini: «Giorn. stor. III. 187» ne diede la tavola.
  13. Casini «op. cit. Rime Bolognesi, pag. XXVII» Lo dice della fine del sec. XV. Per tutti questi codici riccardiani si vegga la descrizione in; S. Morpurgo «I manoscritti riccardiani».
  14. Vedi, Palermo: «I mss. palatini I. 363 e seg.» Gentile: «I mss. palatini». Questo codice appartenne al Foscarini e poi alla biblioteca imperiale di Vienna: donde venne a Firenze nel 1800 per servire a l'edizione delle opere del Magnifico. (Vedi: Opere di Lorenzo il Magnifico - Firenze - Molini 1825 vol. I. pag. XXVI-XXVIII).
  15. Tavola in Caix: «Le origini della lingua italiana». Male descritto dal Palermo: op. cit; pubblicato dal Casini e Bartoli in Propugnatore, vol. XIV e seg.
  16. Di questi codici e specie per Lc si ha notizia in: Bandini «Catalogus codicum mmss bibl. mediceae laurentianae» Florentiae 1778 t. V, pag. 435 e seg. Per Lc vedi anche: Casini, op. cit. pag. XXVI.
  17. Questi tre manoscritti contengono tutti circa le stesse rime e si uniscono a Ma, Pa, Cap.2 Ca. Sono uguali in numero a Ca. Ma non è che una copia di Lb, di cui ha invertito l’ordine, omettendo la spiegazione della I. canzone di Jacopo Mini. Pa è uguale ad Lc meno una ballata ed un sonetto: ed è più tardo. Lc è uguale nell’ordine delle rime e nel numero a Ca meno le corrispondenze di Lapo degli Uberti, Nucci Senese, Gianni Alfani, Cino da Pistoia ed il sonetto a Guittone. La è uguale ad Lc nell’ordine, ma manca di due sonetti e di due ballate: ha in più la corrispondenza di Nuccio Senese. La è uguale quasi sempre ad Lb; ma per avere i due sonetti si unisce ad Lc: mantiene lo stesso ordine interno nei gruppi, ma inverte l’ordine esterno mettendo prima i sonetti, poi le ballate, poi le canzoni. Relativamente a Ca quindi La ne mantiene l’ordine, ma manca pure dei due sonetti e delle due ballate. Cap.2 ha l’ordine di La ed il contenuto di Lb. Hanno una relazione nell’ordine delle ballate con il Libro Reale, di cui ci diede la tavola il Colocci.
  18. Descritto dal Caix - op. cit. Publicato dal Casini «Scelta di curiosità letterarie» Disp. CXCVII, vol. II.
  19. Casini, op. cit. XXVII.
  20. Cosi è il numero vero del codice, non CCCIV come disse l’Ercole. Il codice M’a di Antonio Mezzabarba (1509 di Maggio) presenta uguaglianze con M’b; ma non è vero ciò che l’Ercole affermò, che la stessa mano lo scrivesse. M’b anzi è di varie mani e miscellaneo ed omette le cinque canzoni che M’a porta dopo le due prime e sono evidentemente apocrife, ed omette i due ultimi sonetti. I sonetti, più certamente autentici, sono accettati in M’b tranne due che sono in M’a confusi con gli ultimi spuri. Certo i due codici mostrano nella lezione una provenienza unica, ma nel primo verso della prima canzone essi differenziano. M’a non deve aver ricopiato da M’b, perchè ciò sarebbe in contraddizione con la dichiarazione del Mezzabarba che parla di «antiquissimi libri» a cui attinse ed M’b è per la grafia con ogni probabilità posteriore ad M’a. Si dovrà quindi ammettere che M’b rappresenti una delle origini di M’a, origine molto più sana per le rime del nostro che non le altre cui attinse M’a, poiché da M’b sono escluse tutte le rime apocrife, e che da questo originale comune, parziale per M’a, totale per M’b, il primo traesse soltanto la lezione corretta ed il secondo riproducesse errore e correzione. A ciò non contraddicono le parole del Mezzabarba, che dice di aver trascritto «nulla mutando».
  21. È composto di vari fascicoli come appare da le varie antiche numerazioni oltre che dal mutamento delle scritture. Da f. 1 a 48 un primo fascicolo con rime di Guido: fra queste due gruppi di sonetti in relazione con Va: il secondo anche per l’ordine:

    UBa - 1. 2, 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.
    Va - 2. 1. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

    Seguono due fascicoli che nulla contengono del Cavalcanti. Poi da f. 135 a 139 un altro fascicolo con rime di relazione con Va: ma variamente ordinato. Quindi le ballate in gruppo a parte, di cui la prima è pure in relazione con Va, avendosi però questo schema:

    UBa - 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
    Mf - 3. 4. 5. 1. 2. 6. 7.
    Pb - 3. 4. 5. 2. 1. 6. 7.

    Un intervallo per rime del nostro ed infine l’ultimo gruppo di sonetti in questa relazione:

    UBa - 1. 2. 3. 4. 5. 6.
    Ce - 1. 2. 3. 4. 5. 6.

  22. Lamma: «Propugnatore, N. S. vol. VI» R. Renier: «sonetti del Pistoia - Biblioteca di testi inediti o rari N. 2».
  23. Casini «Giorn. stor. IV, 123 e seg.». Il Giuliari ne fece la descrizione nel «Borghini» giornale filologico di Firenze.
  24. Marchesini - Di un cod. poco noto di antiche rime italiano - Zeitschrift für roman. phil. vol. X.
  25. P. Papa: Conti dei Cavalieri antichi - Torino, Bocca 1884 (Estratto dal Giorn. Stor. III. 8). Ringrazio publicamente e di tutto cuore la cortesia squisita dei sigg. Conti Martelli che mi facilitarono in ogni modo l’esame di questo ms. che tanta importanza acquista da la discussione critica per questa edizione.
  26. Vedi i cataloghi della Nazionale di Parigi del Marsand e del Mazzatinti. - Vedi anche Renier: «Giorn. stor. vol. VI, pag. 402».
  27. Cataloghi Marsand e Mazzatinti, cit.
  28. Non hanno importanza critica, non essendo che copie di quella raccolta Bartoliniana che è pure rappresentata da UBb ed M'c.