Il Buddha, Confucio e Lao-Tse/Parte Seconda/Capitolo VII

VII - Metafisica Confuciana

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Capitolo VII.


Metafisica Confuciana.


Lo Yi-king. — Sistema categorico delle cognizioni umane. — Della Materia. — Dell’uomo e dell’umana natura.


§ 1. — Prima di esporre le idee, ch’ebbero su alcuni punti della metafìsica i filosofi del tempo de’ Sung, c’è mestieri dir qualcosa di più intorno allo Yi-king, che è il fondamento di questa scuola. Nel capitolo iv abbiam detto quanto bastava riguardo alla sua compilazione, qui riferiremo del contenuto e della natura del libro. Fu-hsi, il mitologico fondatore della civiltà cinese, è il supposto autore dell’opera. Egli ci vien rappresentato come un profondo osservatore della natura: gli astri del firmamento, le produzioni della terra, e piante e animali e [p. 406 modifica]pietre e l’uomo stesso, sono per lui curioso oggetto di meditazione. II suo primo pensiero fu di trovar modo d’esprimere per simboli gli elementi principali di quel gran tutto, e dar loro ordinamento. Ora, mentre egli stava in quel proposito, vide uscir fuor dalle acque del fiume Ho un animale mostruoso, mezzo cavallo e mezzo drago, che aveva la pelle del dorso maculata in guisa singolare. Fu-hsi credè d’aver trovato quel che cercava; e pensando a quelle macchie strane, compose certe figure, che furono i famosi «Otto Kua»; co’ quali, dice pomposamente il testo, egli si propose di spiegare i misteri della Natura, e di classificare tutte le cose esistenti, secondo le loro qualità.1

Questi Kua, come abbiam già detto altrove, sono otto gruppi di tre linee rette, combinate diversamente. E gli elementi dei gruppi sono due, cioè una linea retta intera è continua, e un’altra retta spezzata nel mezzo. Col tempo vi ebbero tre sistemi d’interpretazione, e altrettanti modi d’accozzare insieme a due a due gli otto trigrammi fondamentali, per formare in tal guisa una serie di sessantaquattro figure, composte di sei linee ciascuna. Questi tre sistemi furono detti San-yi, ossia i «Tre yi»; e furono in uso successivamente durante le tre dinastie de’ Hsia, de’ Shang e de’ Ceu. Il primo si conobbe col nome di Lien-shan, che a dir d’alcuni è un epiteto dell’imperatore Shén-nung, e a dir d’altri, di Fu-hsi; il secondo si chiamò Kuei-thsang, che è forse un appellativo di Huang-ti; il terzo finalmente chiamossi Ceu-yi,2 ed è il solo de’ tre che sia giunto fino a’ nostri tempi, non conoscendosi oramai gli altri che di nome.

[p. 407 modifica]L’Yi-king si esprime nel seguente modo, in quanto alla generazione di questi simboli, detti gli «Otto kua». Il Thai-ki, che è il «Principio massimo», produsse i «Due principii secondari» o Liang-i; questi produssero le «Quattro forme», o Sse-siang; e le «Quattro forme», gli «Otto kua».3 Tutti i fenomeni, pe’ quali si fa manifesto il mondo, dipendono da una eterna, incessante rivoluzione degli Otto kua, che son gli elementi dell’Universo. L’ordine, in cui furono generati i detti simboli, e la maniera, con la quale son essi disegnati, si potranno veder qui appresso, dove a ogni figura abbiamo apposto il significato, che vennele attribuito.

[p. 408 modifica]I significati riferiti di sopra sono i primi e i principali, esprimendo la essenza di que’ simboli, come elementi cosmici. Ma ogni ordine di fatti trovando il suo luogo in alcuna di quelle figure, secondo che si reputa che la natura del fatto o della cosa abbia un certo legame con la natura del simbolo, ne viene che i significati, i quali si attaccano a ciascuna di esse immagini, sono in grandissimo numero: cosicchè se si dovesse recarli tutti, sarebbe quasi lo stesso che esporre tutti i concetti, che formavano il pensiero di quel tempo. Per esempio, le «Quattro immagini», Sse-siang, significano: 1. il perfetto, 2. il meno imperfetto, 3. il meno perfetto, 4. l’imperfetto; poi, come sì è detto, 1. il Sole, 2. la Luna, 3. le Stelle, 4. i Pianeti; quindi 1. il caldo, 2. il freddo, 3. la luce, 4. le tenebre; inoltre 1. la natura o l’istinto, 2. le passioni o i sentimenti, 3. la forma de’ corpi, 4. la sostanza de’ corpi. E, per abbreviare, significano anche le quattro forme di governo; come a dire, 1, la più eccellente, il cui capo merita il titolo di Huang «Augusto», titolo che avevano i primi sovrani che iniziarono la civiltà cinese; 2. il governo, il cui capo può chiamarsi Ti «Imperatore», appellativo di chi è innalzato a reggitore della nazione solo in virtù del proprio valore e della propria saviezza; 3. il governo, il cui capo, giusto e integro, merita il titolo di Wang, ossia «Re», ma l’autorità del quale si trasmette da membro a membro d’una famiglia medesima; 4. finalmente è il governo che ha a capo un «Usurpatore», Pa, che regna con la forza, e sol per essa si mantiene sul trono. Gli «Otto kua» hanno diversi ordini di significati, o meglio stanno ad esprimere diversi ordini d’idee, come nel seguente esempio si potrà osservare; avvertendo tuttavia che se si volesse recare tutti i concetti disposti in tal guisa e con tal [p. 409 modifica]metodo, si dovrebbe moltiplicare all’infinito le liste di vocaboli, che per brevità abbiam ridotte a cinque solamente.

Per aumentare il numero delle immagini, e non adunare copia di significati sur un istesso simbolo, si accompagnarono in diverse maniere gli otto diagrammi a due a due, componendo così sessantaquattro figure di sei linee ciascuna, ossia sessantaquattro coppie di Kua; le quali, come a suo luogo dicemmo,4 formano il testo primitivo dello Yi-king, che venne interpretato e illustrato da Wén-wang e da Ceu-kung.

Tornando agli Otto kua, dobbiamo ancora dire di certa loro disposizione, che si suppone avessero in origine. L’ordine naturale e normale di tali simboli è raffigurato a foggia d’ottagono, a ogni lato del quale è allogato un trigramma. La collocazione dei kua in figura d’ottagono ha due modi. Il primo venne immaginato da Chén-Thuan, intorno al 990 d. C. e fu chiamato Sien-thien; il secondo, immaginato da Shao-Yung (1011-1077) fu chiamato Heu-tien: l’uno pretendeva di esporre l’ordinamento secondo il concetto di Fu-hsi; l’altro, secondo [p. 410 modifica]quello di Wèn-wang. Gli Otto kua corrispondevano pertanto a uno de’ punti cardinali e intermedii della Bussola; sicchè, ne’ due sistemi sopra menzionati, venivano ad allogarsi come segue:

La genesi, che esponemmo brevemente quando trattammo, nel primo capitolo, dell’antica religione de’ Cinesi, si rileva medesimamente dallo Yi-king. Nello Shu-king, come nel testo di cui ora parliamo, il Cielo e la Terra produssero i «Cinque elementi», e questi produssero tutte le cose. Nondimeno, mentre gli altri libri canonici si trattengono appena su tale argomento, lo Yi-king invece vi si ferma a lungo e spesse volte; lo svolge, e spinge arditamente le sue conclusioni fin dove gli altri testi sacri non arrivano. Così, per esempio, nel seguente passo, dalla costituzione del mondo s’arriva diviato alla costituzione della società umana. «Appena si separarono dal gran tutto il Cielo e la Terra, cominciarono a prodursi tutte le cose esistenti. Essendosi queste prodotte, v’ebbe la distinzione di ciò che è maschio e ciò che è femmina. Dopo questo v’ebbe il marito e la moglie, v’ebbe il padre e il figliuolo, ed essendovi il padre e il figliuolo, v’ebbe il principe e il suddito; ed essendovi il principe e il suddito, v’ebbe il superiore e l’inferiore; ed essendovi [p. 411 modifica]il superiore e l’inferiore, nacquero quelle virtù che devon governare le relazioni tra gli uomini».5

I brani e i capitoli dell’Yi-king, che riguardano in qualche modo la generazione del mondo e di tutte le cose, formano la sostanza dell’opera: nè io li posso riferire qui, che in fondo ripetono i concetti medesimi, i quali hanno altre volte formata la nostra attenzione, e che tra poco dovremo di nuovo chiarire, trattando delle speculazioni filosofiche della scuola de’ Sung. Giova però osservare che, mentre nell’altre scritture canoniche, brevemente, ma lucidamente si parla di siffatto argomento con acconce parole; lo Yi-king ama trattar per simboli, sostituendo a’ nomi che hanno significato preciso e definito, voci che possano esprimere più concetti diversi. Inoltre, nello Yi-king stesso, anche i numeri hanno molta parte alla manifestazione del pensiero dell’autore; cosicchè le idee principali sulla generazione dell’universo, oltre al venire dichiarate con lo stesso linguaggio degli altri King, e ripetute coll’espressione de’ simboli, sono anche esposte per via di numeri. E la genesi immaginata dal nostro testo, la quale riferimmo poco innanzi, si può in fine ridurre alla seguente progressione arimmetica: 1 + 1 = 2 + 2 = 4 + 4 = 8 (X 8 = 64).6 I primi cinque numeri (1, 2, 3, 4, 5) per mezzo di metamorfosi produssero la materia dei cinque elementi acqua, fuoco, legno, metallo e terra; gli altri cinque (6, 7, 8, 9, 10) li perfezionarono e finirono, dando a ciascuno le lor proprie [p. 412 modifica]qualità.7 Oltre a ciò, l’1 e il 2 significano lo Yin e lo Yang, e i due numeri insieme, il Cielo; il 3 e il 4 significano l’uno la Debolezza, l’altro la Forza, e insieme la Terra; il 5 e il 6 significano l’Amore e la Giustizia, e tutti e due vogliono esprimere l’Uomo.8 Questi sei numeri sono rappresentati dalle sei linee, che compongono ciascuno dei sessantaquattro simboli: ogni coppia delle quali linee vuol dire una delle tre potenze dell’universo Cielo, Terra e Uomo.

§ 2. — Abbiamo detto che Fu-hsi trasse i suoi diagrammi dall’Ho-thu o «Tavola del Fiume Ho»;9 ora anche l’imperatore , dopo cinque secoli e mezzo, ebbe una rivelazione simile. Mentre egli, come s’è narrato a suo luogo,10 attendeva a liberare il paese dalle acque che lo avevano inondato, vide uscir fuori dal fiume Loh, influente del Fiume Giallo, una tartaruga di specie singolare, sul guscio della quale si vedevano disegnati que’ tali simboli, che Fu-hsi aveva osservati sul dorso del Caval dragone. Quelle figure vennero insieme chiamate Loh-shu «Scrittura del fiume Loh», come le altre di Fu-hsi, indicaronsi Ho-thu, «Tavola del fiume Giallo». Le due tavole non differiscono fra loro se non nelle combinazioni de’ segni che le compongono. Secondo l’opinione di Liu-Hsin, che abbiamo avuto occasione di nominare,11 questi segni erano sessantacinque; ma comunemente si tiene che arrivassero a quarantacinque e non più, e che consistessero in punti bianchi e punti neri. An-kuo, che [p. 413 modifica]anche lui menzionammo,12 non sa dire invece nè quanti nè come fossero i sopraddetti segni, ma crede fermamente che la loro disposizione in gruppi si debba all’imperatore , Comunque stia il fatto, lo Shu-king13 ci ha serbata l’interpretazione di quelle figure, e la distribuzione e l’ordinamento loro, che è quel che a noi importa: un intero capitolo é dedicato alla spiegazione della «Tavola del Fiume Loh», la quale v’è anche chiamata «Tavola delle nove categorie».

L’imperatore Wu-wang, dice dunque il nostro testo, nel tredicesimo anno del suo regno (1109 av. C), volle un giorno confabular con Ki-tse. Era costui uno de’ grandi della corte, uomo integro, che per tutta la vita s’era adoperato a ricondurre la monarchia sulla strada della virtù, da molto tempo abbandonata; il quale per ciò, come intrigante importuno, cacciato in prigione, vi stette fino a che Wu-wang, impossessatosi del trono, lo fece libero; ma Ki-tse, che aveva quel sovrano per usurpatore, non tardò a lasciar lui e la patria sua, e rifuggirsi nel paese, che oggi porta il nome di Corea. Ora, mentre questo leale ministro era tuttavia in corte, il sovrano, che aveva abbattuta la dinastia de’ Shang, perchè s’era dipartita affatto dalle leggi degli antichi savii, e queste egli aveva in animo di rimettere in onore, volendo essere in ciò istrutto da Ki-tse, lo domandò dicendo: — L’arcana provvidenza celeste istituendo la società degli uomini stabili eziandio una vicendevole armonia nelle condizioni e negli stati loro; ma la ragione di queste eterne leggi sociali e dell’ordinato proceder degl’avvenimenti mi è ignota. — Al che quel savio uomo rispose: — Al tempo del diluvio, [p. 414 modifica]essendo stati grandissimi i danni arrecati dalle acque, l’imperatore ordinò a Kuén di mettervi riparo, per quanto fosse possibile a uomo. E Kuén cominciò a costruire argini, chiuse, terrapieni, interrompendo così i corsi d’acqua, e impedendo che si distendessero per le pianure. Ma l’acqua è uno de’ Cinque elementi; e i Cinque elementi furon prodotti dal Cielo; forzar dunque la natura dell’uno è lo stesso che mettere il disordine in tutti e cinque. Per la qual cosa lo Shang-ti fu grandemente turbato, e negò di rivelare la «Tavola della Legge delle nove Categorie», per la quale all’uomo è possibile il governo del mondo; cosicchè rimasero ignote le relazioni tra la natura e gli esseri, e degli esseri fra loro. Morto Kuén, ebbe l’incarico di bonificar la contrada. Egli non innalza dighe, nè ripari, nè argini, nè terrapieni; ma scava rigagnoli e fossi e canali, per modo che l’acqua secondo la sua natura e a piacer suo si condusse a fiumi e al mare; e la terra rimase asciutta. Il Cielo fu contento di ciò, che non turbavasi la natura degli elementi, nè le leggi loro; e rivelò la «Tavola delle nove categorie» nel modo che abbiam detto. E , conoscendo che l’ordinamento delle relazioni universali stava nell’ordinamento di quella tavola, prese a costituire le nove categorie nella maniera che si mostra nel seguente quadro; il quale io non dubito trascrivere, come un curioso documento della scienza e della dottrina de’ Cinesi duemila e duegento anni avanti l’èra nostra.

La tavola di , dicemmo, rappresentava la serie de’ numeri fino a nove, per via di tanti punti quant’è il valore del numero che vi si indica: ciò vuol dire, che un punto indica l’uno, due punti il due, tre punti il tre e così di seguito; per modo che tutti i punti uniti insieme sommano a quarantacinque. I numeri impari 1, 3, [p. 415 modifica]5, 7, 9, chiamati numeri celesti o Yang, vi sono rappresentati da un cerchietto o da gruppi di cerchietti vuoti; i numeri pari 2, 4, 6, 8, detti terrestri o Yin, da gruppi ai cerchietti pieni, o da punti neri. Questi nove numeri pertanto stavano a rappresentare, secondo , nove categorie, sotto cui si doveano disporre i fatti d’ogni specie, i quali costituiscono il mondo fisico e il morale; e ho creduto importante riferirle intere, perchè ci conservarono lo stato delle umane cognizioni in quel tempo remoto, e ci fan conoscere un singoiar metodo di classificare i concetti e le idee, che formavano il tesoro intellettuale d’allora. Accanto alle cifre arabe che enumerano le categorie, ho accennato il modo, con cui si suppone fossero espressi i numeri sul dorso della tartaruga veduta da .

SISTEMA DELLE NOVE CATEGORIE.


1. Wu-hsing, I Cinque Elementi, Fisica.

1. Acqua. Umida e Discendente.14 Salato.15

2. Fuoco. Caldo e Ascendente. Amaro.

3. Legno. Torto e Diritto. Aspro.

4. Metallo. Malleabile e Polimorfo. Acido.

5. Terra. Feconda e Ubertosa. Dolce.


2. Wu-shih, I Cinque fatti, Antropologia.

1. Aspetto. Composto.16 Onorando.16

2. Loquela. Persuasiva. Abile.

3. Visione. Chiara. Intuitivo.

4. Ascoltazione. Intelligente. Cogitativo.

5. Pensiero. Sapiente. Sauto.

[p. 416 modifica]3. Pa-cèng, Le otto faccende del Governo, Economia politica.

1. Annona.17

2. Commercio.

3. Culto.

4. Lavori pubblici.

5. Istruzione pubblica.

6. Distribuzione della Giustizia.

7. Ospitalità.

8. Esercito.


4. Wu-ki, Le cinque convenzioni astronomiche, Astronomia.


1. Anno, 2. Mese, 3. Giorno, 4. Costellazioni, 5. Computo.


5. — Questo numero non era nella Tavola rivelata a Fu-hsi. Vi fu aggiunto più tardi per esprimere le perfezioni del capo dello Stato, quasi personificando in un tipo solo le eccellenti qualità dei «Cinque augusti sovrani» dell’antichità.18

6. San-tè, Le tre autorità, Governo.

1. Rettitudine e Giustizia (in tempo di) Pace.

2. Vigoria e severità ( » ) Disordini e violenza.

3. Dolcezza ( » ) Ordine.

[p. 417 modifica]7. I-ci, Esame delle sorti ne’ casi dubbii. Arte divinatoria.


Indizii che si rilevano dall’esame de’ segni che veggonsi sul guscio della tartaruga a mano a mano che esso si scalda al fuoco19


indizii meteorologi

indizii di relazioni sociali


Per la pioggia.

Pel bel tempo.

Per le nubi.


Mancanza d’attenenza.

Relazioni e legami.



Indizii che si rilevano dall’erba Shi20


indizii individuali


Coscienza tranquilla.

Coscienza turbata.


8. Shu-cèng, Verificazioni de’ tempi, Climatologia.


Pioggia.

Bel tempo.

Caldo.

Freddo.

Vento.


Onorando.21

Industrioso.

Intuitivo.

Cogitativo.

Meditabondo.


Rozzo.21

Lussurioso.

Indolente.

Frettoloso.

Stupido.


9 Wu-Fu e Lu-Ki, Stati e condizioni dell’umana vita.


Le Cinque felicità.


1. Longevità, 2. Agiatezza, 3. Tranquillità, 4. Amore alla virtù. 5. Vita terminata con buon successo.

Le Sei disgrazie.


1. Sfortuna, 2. Malattie, 3. Dispiaceri, 4. Povertà, 5. Malvagità, 6. Debolezza.

[p. 418 modifica]§ 3. — Quanto alla filosofia professata dalla scuola, o setta come altri voglion chiamarla, de’ Letterati, verremo ad alcune particolarità delle più degne d’osservazione, non potendo estenderci a parlare di tutto l’intero sistema. Ma in prima è di mestieri fermarci un poco al nome, che in Europa si dà a questa dottrina e agli osservanti d’essa. La lingua cinese non ha un espressione che equivalga alla nostra parola Religione. Il vocabolo Kiao, che i Cinesi adoprano a ciò, vuol dire «quel che ne’ grandi è degno d’essere imitato, e che la comune degli uomini deve prendere a modello», vuol dire «precetto, legge, dottrina, istruzione, istruire». Le tre religioni, di Confucio, del Buddha e di Lao-tse, sono indicate indistintamente con lo stesso nome di Kiao; e con esso chiamansi anche le religioni straniere, che han seguaci in Cina, come l’Islamismo e il Cristianesimo. Il nome proprio dato al Confucianesimo è Jü-Kiao, che vien tradotto «Dottrina de’ letterati» o «Dottrina de’ filosofi »: la qual cosa farebbe pensare più a un’accademia di dotti, che a una comunione di fedeli. Ma così è, i veri sacerdoti del confucianesimo puro sono gli uomini di lettere; il volgo si conforma per quanto egli può agl’insegnamenti morali di quella dottrina, mischiandovi quel che delle religioni del Buddha e del Tao più si adatta a’ suoi abiti e alla sua intelligenza, senza disdire a’ precetti di Confucio. Inoltre le parole «letterato e filosofo», con le quali rendiamo la parola cinese (che è l’epiteto

[p. 419 modifica]generale, non di tutti i seguaci del Confucianesimo, ma de’ maestri) non ha, in altra lìngua, parola che gli si attagli, e il vocabolo «letterati», che più comunemente si usa, meno anche che «filosofo». Infatti per esser un perfetto osservatore delle dottrine di Confucio non basta esser valente, e istruito, e conoscitore profondo delle discipline letterarie; fa d’uopo anche possedere appieno quelle due grandi virtù, che sono il fondamento della morale cinese, la carità e la giustizia. Ma lasciamo che i Cinesi dicano essi stessi quel che intendono con quel loro monosillabo . Il Dizionario imperiale Khan-hsi Tse-tien dice, che tale è l’appellativo di coloro che si danno allo studio; e anzi si chiama così specialmente colui, il quale è arrivato a sapere tutto quel che concerne il Cielo, la Terra e l’Uomo. Un’opera cinese, che abbiamo avuto tante volte occasione di citare, c’insegna, che è degno di siffatto nome «colui che aiuta il sovrano a farsi propugnatore di civiltà, conformandosi sempre alle leggi della natura; che mena il suo pensiero traverso l’insegnamento dei Sei King,22 e arresta il suo cuore nella pratica della giustizia e dell’amore; e che cammina sulle vie tracciate da Yao, Shun, Wén-wang, Wu-wang, onorando come maestro Confucio. Gl’insegnamenti dei santi uomini dell’antichità, continua il nostro testo, non essendo alla portata di tutti, nè soggetto de’ comuni parlari, è necessario che vi siano questi perfetti seguaci della Dottrina, i quali proclamino gl’immortali precetti del Maestro, e gli facciano risplendere dovunque». Il Li-ki, uno dei cinque libri canonici, di [p. 420 modifica]cui abbiam parlato,23 dice che «un vive con gli uomini del suo tempo, ma segue la dottrina dell’antichità: è, nel suo secolo, modello de’ secoli che furono.... Egli guarda la morte con occhio tranquillo; e il timore di essa non lo fa prevaricare.... Un principe gli offrirebbe invano la metà de’ proprii tesori, che non lo indurrebbe mai a fare alcun che d’ingiusto e d’illecito.... Nella prospera come nell’avversa fortuna, tranquillo sempre e sereno, non s’inorgoglisce per l’una, nè si abbatte per l’altra. Il suo sapere è grande e reale, ma lo manifesta sol quando le circostanze lo richieggono in utile altrui». E ora, ciò non ostante, saremo costretti a chiamar, anche in appresso, questi cotali col nome di «Letterati»; primo perchè ì monosillabi cinesi, quando s’hanno a ripeter troppo spesso, suonano male all’orecchio; secondariamente perchè «Letterati» furono e sono chiamati tuttora, dalla più parte degli autori d’Occidente, i componenti la setta Jü-kiao: il lettore, da quanto abbiam detto, giudicherà se se lo meritano.

§ 4. — Tornando a ragionare delle dottrine filosofiche della «Setta de’ letterati», secondo le speculazioni de’ dotti del tempo de’ Sung, avvertimmo che ci saremmo fermati principalmente su alcuni punti notevoli: la materia che compone l’universo, la genesi delle sue trasformazioni, l’uomo e la natura di lui saranno i soggetti che prenderemo a trattare. E questo andrem noi facendo, col chiarir bene, se c’è possibile, il senso di alcune espressioni, dalla retta interpretazione delle quali dipende l’intelligenza di tutto il sistema filosofico: e massimamente ci fermeremo sulle voci Khi, Thai-ki, Li, Tao ecc.

[p. 421 modifica]Se si apre un dizionario della lingua cinese, fatto per uso degli Europei, le parole che, secondo i varii casi si fanno corrispondere al monosillabo Khi, sono molte e del valore più diverso. Il vocabolo Khi vien tradotto: soffio, alito, spirito, anima, etere, aria, vapori, materia prima, sostanza delle cose animate e inanimate; e inoltre significa anche fluido, nel senso della vecchia fisica, quando dicevasi fluido magnetico, fluido elettrico, fluido nerveo. C’è proprio in quella parola tutto il bisognevole per comporre un intero universo. Infatti un autore cinese dice, che il Khi è quel che il Cielo adopra per dare esistenza e vita a ogni cosa.

Secondo l’idee di Cu-tse, questa voce significa propriamente «l’essenza de’ cinque elementi dello Yin-Yang, che trovasi negli spazii»; volendo intendere la materia prima, nel suo stato originale: ossia una specie d’etere capace di congelarsi e condensarsi in sostanze aeree, liquide e solide. La materia veramente, quella che si manifesta per via di fenomeni meccanici, fisici, biologici, è chiamata Khi-cih: espressione che indica le due forme di quella. La prima, Khi, è la forma sottile, invisibile, eterea: la forma che la materia aveva in origine, e che in parte conserva ancora negli spazii celesti; la seconda, Cih, è la forma grossa, palpabile, condensata in corpi e sostanze d’ogni natura.

Unito al Khi v’è quel che i Cinesi chiamano Li, che alcuni traducono «Principio immateriale». Il Li è ciò che rende il Khi capace di tutte le operazioni, a cui è destinato, e gli dà tutte le qualità, per le quali esso Khi manifestasi nel mondo fenomenico. Il Li non abbandona mai il Khi nella evoluzione perenne, a cui l’ultimo soggiace. Questo Li noi chiameremo «Forza», nel significato più largo e generale della parola; e chiameremo [p. 422 modifica]il Khi «Materia»; perchè, quantunque originale, primitiva, sottile essa sia, pure è materia e non altro. Nel sistema di Cu-tse non c’è Materia (Khi) senza Forza (Li), nè Forza senza Materia. Entrambe esistono ab eterno, e non ebbero cominciamento. Ebbero bensì cominciamento i fenomeni; e all’evoluzione della Materia l’impulso venne dal Li. Il quale si manifestò primo; e per esso si fece manifesto il Khi, la materia originale, dalla coesione delle cui particelle si formò il Cih, la materia de’ corpi. La Materia e la Forza unite in un tutto nello stato di quiete, prima cioè che si manifestasse la vita cosmica, formano quel che è chiamato Thai-Ki, e del quale parleremo in breve. Il moto cominciò, e con esso si produsse lo Yang: tornò la quiete, vi fu riposo, e si produsse lo Yin. D’allora in poi il moto e la quiete continuarono con vicenda perenne; e lo Yin e lo Yang diventarono gli agenti, che governano l’evoluzione della materia. Ma lo Yin e lo Yang sono anch’essi materia e forza, laonde furono chiamati i due Khi. Essi nel loro primo apparire erano due forme diverse del Thai-ki, o della Materia e della Forza riunite in un tutto; come abbiam visto essere due forme della sola Materia il Khi e il Cih. Col graduale formarsi dell’Universo, col moltiplicarsi de’ fenomeni, coll’apparire della vita delle piante, degli animali e dell’uomo, non per questo si moltiplicarono le cause. E non ostante l’infinito numero di fenomeni, pe’ quali si manifesta la materia, i fattori universali rimasero gli stessi. «Il Principio trasformatore (Yi) non opera che per via dello Yin e dello Yang. La luce e le tenebre, la vita e la morte, gli Dei e i Demoni non sono che forme e modalità dello Yin e dello Yang».24 Tutto [p. 423 modifica]quel che c’è di concreto, di corporeo, non è che «Materia» nelle due forme di Khi e di Cih; tutto quel che c’è d’astratto non è che «Forza» (Li) nelle due forme di Yin e di Yang «positiva» e «negativa». Ma si noti però, che quando si dice Li, o Yin-Yang, non s’intende sempre la forza astrattamente considerata in sè stessa, nelle due suddette forme, ma la materia agente sotto l’influsso di quelle forze, ossia la materia nello stato di Yin di Yang: a quel modo che un fisico direbbe corpo nello stato elettrico, per indicare un corpo, che ha acquistate certe speciali qualità, che si fan conoscere per certi effetti speciali.

Ora dunque dal Thai-kih si separarono dapprima i due Principii sopraddetti, chiamati il Principio attivo e il passivo, o il positivo e il negativo, o il mascolino e il femminino: o meglio si separarono due essenze o materie prime (due Khi), l’una nello stato di Yin, l’altra nello stato di Yang. Queste due essenze per via di una serie infinita di congiungimenti e di trasformazioni riuscirono a formare i «Cinque elementi» costituenti la sostanza delle cose, i quali sono: terra, metallo, acqua, fuoco e legno. Laonde il Thai-ki-tu-shuo dice: «I Cinque elementi riuniti formano lo Yin e lo Yang; lo Yin e lo Yang riuniti formano il Thai-ki». Anche a rischio di ripetere quel che abbiamo detto, sarà bene esporre la Genesi del Mondo secondo quella scrittura.

«— Il moto e la quiete erano nel Thai-ki. Quando incominciò il moto, si produsse lo Yang; quando tornò la quiete, si produsse lo Yin. La grande unità si separò in que’ due Principii supremi; e l’alternarsi del moto e della quiete continuandosi, l’eterna vicenda dello Yin e dello Yang formò la vita dell’Universo. — Il moto è l’energia efficace del Chéng, «Perfezione», che è origine di tutte [p. 424 modifica]le cose; la quiete è la «Ristorazione» del Chêng, e per essa le creature rettificano la propria natura. Il Chêng, «Perfezione», è il principio e la fine delle cose esistenti, è la via, per cui procede il destino, è il fondamento dell’idealità umana.

«La forza trasformatrice propria dello Yang, e la forza coesiva propria dello Yin produssero i Cinque elementi, acqua, fuoco, legno, metallo e terra; i quali formarono la materia del mondo. La parte grossa della materia (Cih) costituì la Terra; la parte sottile (Khi), il Cielo. I Cinque elementi insieme confusi formano lo Yin e lo Yang; come questi due principii collegati in uno formano il Thai-ki. Il Thai-ki è infinito e indefinibile; i cinque elementi hanno ciascuno una propria e distinta natura.

«L’uomo soltanto, fra tutti gli esseri che popolano la Terra, ebbe la più squisita parte della materia cosmica costituente l’universo, e riuscì egli perciò la più intelligente delle creature. Poichè ebbe ricevuto dallo Yin la Forma, lo Yang lo dotò di Spirito: e in forza delle Cinque virtù, che compongono le sue naturali disposizioni, divenne energia efficace; fu abile a conoscere il bene e il male, e capace di produrre un mondo morale. Perciò il «Santo» unisce la propria virtù a quella del Cielo e della Terra, e con essi si fa cooperatore della creazione». —

Prima dunque che apparissero i fenomeni e le forme che costituiscono l’universo, era il Thai-ki. Che cosa è egli questo primo principio delle cose? È un ente da sè, uno spirito, un’intelligenza, una materia sottile, uno stato della materia originale? Secondo la comune definizione il Thai-ki è la materia del Cielo e della Terra confusa in un tutto. «— Il Cielo e la Terra non per anche [p. 425 modifica]divisi e distinti son Thai-ki». — Esso è la materia una (Khi) nello stato di Caos, detta anche Yüan-khi, materia prima. «— È il nome d’ogni cosa avanti che pigliasse forma determinata, ma avente in sè la facoltà di divenire».25 — Un letterato per nome Kuan-yung, che viveva nel iv secolo d. C, cosi si esprime: «Il Thai-ki è il tempo del Caos e delle tenebre continue; quando il sole e la luna nascondevano il loro splendore, e gli Otto kua si celavano nel lor mistero; quando il Cielo e la Terra erano confusi nella lor propria sostanza, e l’ideale della virtù era ascoso nella materia de’ corpi».26 — In quanto al significato volgare del vocabolo Thai-ki, alla lettera vuol dire «Grand’estremo»; quasi si volesse intendere lo stato del Mondo a quell’epoca remotissima, oltre la quale non si può spingere il pensiero: l’ultimo limite, a cui può arrivare il nostro concetto intorno allo stato dell’universo.

Il Thai-ki, piuttosto che il Caos propriamente, significa lo stato o il primitivo modo d’essere dello Yin-Yang e de’ «Cinque elementi», ossia della Forza e della Materia; significa la condizione originale di tutto quel che più tardi formò l’universo mondo; condizione necessaria, senza la quale l’ulteriore manifestarsi delle forme e dei fenomeni sarebbe stato impossibile. La quiete assoluta fu la sua principale e prima qualità, e per essa si mantenne tale; il moto fu la qualità che lo trasformò in creatore. Il moto, sotto tutte le molteplici forme, fisiche e filologiche, alternato col riposo, convertì l’inerzia originale del Thai-ki in vita perenne, continua e universale. Il Thai-ki, riguardato come la sostanza, da cui [p. 426 modifica]il mondo è uscito fuori, è detto Yüan-khi «Materia prima»; riguardato come forza produttrice e regolatrice a un tempo, è detto Li e Tao «Ragione»; guardando poi il fine, a cui esso indirizzò tutte le cose che uscirono da lui, e parimente come principio de’ fenomeni morali, è detto Chéng «Perfezione». In altri termini dunque, la materia cosmica nel suo stato originale (Khi o Yüan-khi), la quale conteneva i germi della vita universale, si chiamò Thai-ki fino a che essa rimase nello stato di perfetta quiete. Cominciata la vita dell’Universo, la Forza (Li), la Legge (Tao), la Perfezione (Chéng), che erano in quel gran tutto come ascose e impotenti, dettero opera di conserva alla lavorazione del Mondo. Il Thai-ki cessò d’esser tale appena si svolsero, si separarono e si distinsero i diversi elementi che lo componevano; e, considerata la sapiente armonia che regolò la evoluzione di quella congerie, per dar nascimento alle cose esistenti, e che regge ora l’economia dell’universo, il Thai-ki divenne Shang-ti «Supremo regolatore». Ma la maggior parte di quella perfezione che si vede nella Natura, essendo su per gli spazii del Firmamento, dove al primo separarsi degli elementi s’innalzarono le particelle più pure della materia cosmica; lo Shang-ti fu anche chiamato Thien, Cielo, aggiungendo cosi all’idea agtratta che esprimeva la sapienza delle leggi della Natura, qualcosa di concreto, che per la sua eccellenza ne potesse esser quasi immagine visibile. Tale è il significato, che la scuola filosofica del tempo de’ Sung ha attribuito alle espressioni Thai-ki, Shang-ti, Thien e altre, le quali abbiam a suo luogo prese in esame: significato, che a parer mio non si allontana da quel che si può rilevare intorno a ciò da’ testi sacri; essendo io lungi dal credere, che i filosofi di quel tempo abbiamo portato nel Confucianesimo [p. 427 modifica]quel sostanziale mutamento, che altri pretende, specialmente per quel che concerne l’idea di Dio e dello spirito.

§ 5. — L’uomo ha ricevuto dal Thien un insieme di doti, di facoltà, di tendenze, il quale forma quel che si chiama «Umana natura (Sing). Questa, venendo, come s’è detto, dal Cielo (Thien), ha anche nome Thien-ming. Con tal vocabolo non solo s’è voluto indicare la natura dell’uomo in sè, ma anche il fine, a cui essa è indirizzata per voler celeste; imperocchè la umana natura è composta appunto di quelle capacità, che la rendono atta a conseguirlo. Queste capacità e potenze dell’animo, unite in una potenza sola, sono eziandio chiamate Ming-té «Luminosa ragione»; affine d’indicare che sono efficaci a illuminare la via, che l’uomo ha da percorrere, per arrivare alla meta prestabilita dal destino. — Quel che si chiama Sing è dunque la natura umana riguardata in sè stessa; quel che si chiama Thien-ming, la natura riguardo al fine, a cui tende; e quel che vien detto Ming-té, è la natura riguardata come mezzo capace a conseguire quel fine.

Conformarsi in tutte le azioni della vita alla propria natura è dovere supremo dell’uomo; procurando però che essa si conservi costantemente nello stato di primitiva purezza. Laonde fa d’uopo, ch’essa splenda sempre senza macchia alcuna, ch’essa non sia mai offuscata dal non armonico manifestarsi de’ sentimenti dell’animo. Il fine dà tutta la scienza è d’impedire con ogni mezzo che si eccitino in cuore passioni disordinate, che l’eccesso d’un sentimento non impiccolisca gli altri, o gli uccida anche; che insomma si mantengano inalterati quell’equilibrio e quell’armonia tanto avuti in pregio dal Cung-yung, e tanto salutevoli. Per far ciò s’imposero all’uomo doveri inverso sè e inverso gli altri; e questi doveri si [p. 428 modifica]dedussero dalla sua propria natura riguardato come un essere intelligente e socievole, e si messero a base della morale. E siccome non c’è società senza governo, non c’è governo senza dipendenza, non c’è dipendenza senza autorità; questa venne stabilita per nascita e per merito. Alla nascita la conferisce soltanto la differenza d’età. Così il padre e la madre hanno naturalmente potestà sopra i figliuoli; e i fratelli maggiori sopra i minori. Il merito conferisce autorità a coloro, che devono soprastare ad altri, a cui non sian legati per vincoli di sangue.

I doveri universalmente necessarii al viver civile sono cinque; e l’uomo possiede in sè stesso tre qualità naturali per adempierli. I cinque doveri provengono dalle cinque relazioni o attinenze che necessariamente si hanno di fronte alla società: le relazioni cioè tra principe e suddito, tra genitori e figliuoli, tra marito e moglie, tra fratello maggiore e fratel minore, tra amico e amico. Scienza, amore e fortezza sono le tre virtù cardinali per praticare i sopraddetti doveri. La prima virtù serve per conoscerli, la seconda per ridurli in atto, la terza, per mantenervisi. Queste tre virtù sono nondimeno comprese in una soia potenza morale che piglia nome di Chéng:27 vocabolo che vuol dire insieme «perfezione» e «perfettibilità»; o in altri termini, significa la via, per cui procede il Cielo, e quella, per cui deve proceder l’uomo.28

La natura umana, con tutte le sue facoltà e virtù, nel prodursi e nel formarsi, ha avuto una stessa origine [p. 429 modifica]e un medesimo svolgimento della produzione e della formazione di tutte le cose e di tutti i fenomeni naturali. Il mondo fisico e il mondo morale procedono per una medesima via; l’uno e l’altro non possono esser risguardatì che come una cosa sola sotto due aspetti diversi: sono due serie distinte di fenomeni, ma che hanno comuni le origini e le leggi.

Le virtù costituenti l’umana natura, le quali fanno l’uomo atto al civile consorzio, sono Amore, Giustizia, Urbanità e Conoscenza. Esse s’indicano anche co’ nomi Yuan, Héng, Li e Céng, che nell’Yi-king voglion dire «Uno, Due, Tre e Quattro». Ora ecco come nacquero queste virtù. Appena che il Thai-ki si commosse, il «Principio del moto» o Yang, che andò a prodursi, nell’ordine morale divenne Yüan-Héng, «Uno-Due»; e ciò fu la «Perfezione» (Chéng). Il moto cessò, e diede luogo alla quiete, la quale produsse lo Yin o il «Principio del riposo», che nell’ordine morale divenne Li-céng «Tre-Quattro»; ciò fu la «Ristorazione» (Fuh). La «Perfezione», entrando a comporre l’umana natura, prese forma di Amore e Giustizia; la «Ristorazione», di Urbanità e Conoscenza. L’Yüan-Héng e il Li-Céng, queste due potenze di doppia efficacia, sono chiamate «Virtù celesti»; l’Amore, la Giustizia, l’Urbanità e la Conoscenza sono dette «Virtù umane»; le une e le altre insieme formano la «Forza universale», Li, che ha in sè la ragion d’essere di tutto quel che esiste. Il Li, questa forza universale, questa ragion d’essere di tutte le cose, si trova da per tutto inerente alla Materia prima, e la segue nelle innumerevoli sue metamorfosi. Se non che il Li conserva in generale un tal nome riguardato come la forza che agita la materia; mentre prende quello di Sing, se nell’organismo umano, di Ming, fato o destino, se nel Cielo.

[p. 430 modifica]Benchè l’uomo non sia pe’ filosofi confuciani che un prodotto della Natura, una manifestazione dello Yin-Yang, un composto de’ «Cinque elementi», al pari di tutte le altre cose esistenti; benchè egli altro non sia che un figliuolo del Cielo e della Terra, i quali lo procrearono alla stessa guisa d’ogni creatura, laonde può dirsi fratello a tutti gli esseri; nondimeno ebbe in eredità tanta parte di quella potenza creatrice della Natura, che non solo riuscì l’opera più perfetta e più nobile, ma egli divenne eziandio il terzo termine di quella triade, che simboleggia l’Universo. Le due potenze Cielo e Terra bastarono da sè sole a dare assetto al mondo come sede selvaggia d’ogni animale; apparso l’Uomo, trovatosi a disagio in quella rozza natura, e sentendosi forte e capace di tramutarla, egli si pose all’opera associandosi al lavoro della creazione, per dare assetto al mondo come sede di società civili. La personificazione di questa terza potenza della natura è quel che i Cinesi chiamano Shéng-jén «Il santo»,29 essere sovranamente perfetto e omnisciente.

L’Yi-king e i filosofi della scuola de’ Sung, parlando della Triade Cielo, Terra e Uomo, così si esprimono: Il principio per cui procede il «Cielo» è costituito dalle due forze Yin e Yang; quello, per cui precede la «Terra», da ciò che è forte e ciò che è debole (volendo intendere con questo una forza vigorosa attiva, e una tendenza a patir docilmente l’efficacia di quella); il principio, per cui procede l’«Uomo» è costituito dall’amore e dalla giustizia. Lo Yin e lo Yang divenuti Forma (la quale si disse Essenza o Materia prima, Khi), costituì il fondamento del Cielo: il «forte e il debole» (o l’attivo e il [p. 431 modifica]passivo) divenuti Sostanza (o Materia de’ corpi, Cih), costituì il fondamento della Terra; l’Amore e la Giustizia divenuti Energia (chiamata anche Ragione, Li), costituì il fondamento dell’Uomo.30 [p. 432 modifica]


Note

  1. Yi-king, Hsi-tse, ii, 2.
  2. Vedi a pag. 342.
  3. Yi-king, Hsi-tse, i, 11
  4. Vedi pag. 341-342.
  5. Yi-king, Hsü-kua-cuan, i.
  6. Cioè il Thai-ki produsse i Due principi (1 + 1 = 2); i Due principii produssero le Quattro figure (2 + 2 = 4); le Quattro figure produssero gli Otto kua (4 + 4 = 8). Gli otto kua moltiplicati per sè stessi diedero le sessantaquattro immagini.
  7. Yi-king, Shuo-kua-cuan, 2.
  8. Yi-king, Hsi-tse, i, 9 in nota.
  9. O Fiume Giallo, Huang-ho.
  10. Vedi pag. 261-262.
  11. Vedi pag. 397, n. 1.
  12. Vedi pag. 332.
  13. Shu-king, v, iv, (iii).
  14. Qualità che sono o possono essere inerenti a quel che è nominato nella prima colonna.
  15. Effetti che resultano, quando ciò che è nominato nella prima colonna possiede le qualità espresse nella seconda.
  16. 16,0 16,1 Quel che s’è detto nella nota 1 e 2 alla Categoria 1a, vale anche per questa seconda.
  17. A ciascuna di queste otto faccende del Governo era deputato un magistrato o ministro.
  18. I Cinque augusti sovrani sono Fu-hsi, Shén-nung, Huang-ti, Shao-hao e Cuan-hsü; secondo altri sono invece Shao-hao, Cuan-hsü, Ti-kuh, Yao e Shun; vedi pag. 294-295, e n. 1.
  19. Vedi pag. 278, n. 4.
  20. Il guscio della tartaruga e l’erba Shi erano le due cose che si adopravano dagli antichi Cinesi per trar le sorti. Vedi p. 278, n. 4.
  21. 21,0 21,1 In questa colonna s’indicano le qualità degli individui, che vivono sotto un clima, dove la pioggia, il bel tempo, il caldo, il freddo, il vento, durano moderatamente. Si vuole per esempio che sotto un clima moderatamente piovoso gli uomini in generale siano onorevoli, in clima moderatamente sereno, industriosi e così via. Nell’altra colonna si indicano le qualità degli individui che vivono sotto climi, dove la pioggia, il bel tempo, il caldo, ecc. sono costanti ed eccessivi.
  22. Cioè a dire lo Yi-king, lo Shu-king, lo Shi-king, il Li-ki il Lo-king «Libro della Musica» e il Chun-thsiu. Il Lo-kìng è oggi perduto.
  23. Vedi pag. 339 e seg.
  24. Yi-king, Hsi-tse, i, 4, nota.
  25. Huai-ku-lu, fol. 7.
  26. Confronta p. 290, n. 2.
  27. Cung-yung, xx, 7, e Commento.
  28. Cung-yung, xx, 17. — La parola Chéng è diversamente tradotta. Primamente vuol dire «verità, sincerità, realtà»; il Legge la traduce «Sincerity»; e altra volta «self-completion»; il Rémusat «perfection morale»; l’Intorcetta «vera solidaque perfectio».
  29. Confronta Cung-yung, xxii e xxxi.
  30. Yi-king, Shuo-kua-cuan, ii. Credo utile, per compire le notizie sul Confucianesimo, esporre brevemente il culto officiale della Cina, in cui consiste la Religione dello Stato. Tolgo queste notizie dal Chinese Repository, vol. iii. Canton, 1834. Dapprima parleremo degli oggetti del culto, o delle cose, a cui si offrono i sacrificii. La Religione dello Stato ha tre specie di sacrificii, i grandi, i medii e i piccoli. Nella seguente lista s’indicano gli oggetti, a cui si sagrifica. sacrificii massimi. 1. Thien, Cielo. 2. Ti, Terra. 3. Thai-miao, Gran tempio degli antenati, dove sono le tavolette dedicate ai mani de’ morti imperatori della presente dinastia. 4. Shé-ci, Gli Dei dell’agricoltura, che sono anche i patroni speciali di ogni dinastia regnante. sacrificii medii. 5. Jih, Sole, detto anche Ta-ming, Massimo luminare. 6. Yüeh, Luna, detta anche Yeh-ming, Luce della notte. 7. Sien-ta-ti-wang, i Mani degl’imperatori delle prime età. 8. Sien-shi Khun-tse, Confucio. 9. Sien-nung, Patrono dell’agricoltura. 10. Sien-tsan, Patrono della coltivazione de’ bachi da seta. 11. Thien-shén, Dei celesti. 12. Ti-khi, Dei terreni. 13. Thai-sui, Dio delle annate. sacrificii inferiori. 14. Sien-i, il Patrono della medicina, insieme con Cu-jen-kuei-ci-tse, o le ombre di tutti i benefattori, filantropi, dotti, martiri delle proprie virtù ecc. 15. Sing-shén, Stelle; qualche volta poste subito dopo il Sole e la Luna. 16. Yün, le nubi. 17. , la pioggia. 18. Fèng, il vento. 19. Lei, il tuono. 20. Wu-yo, le cinque più alte montagne della Cina: cioè il Thai-shan in Shan-tung, l’Hang-shan in Hu-nan, l’Hoa-shan in Shén-si, l’Héng-shan in Chih-li, e il Sung-shan in Ho-nan. 21. Sse-hai, i Quattro mari, cioè tutte le acque dell’Oceano. 22. Sse-tuh, i Quattro grandi fiumi, cioè l’Yan-tse-kiang, l’Hui, l’Huang-ho, il Tsi. 23. Ming-shan, le montagne più famose. 24. Ta-cuan, i grandi corsi d’acqua in generale. 25. Ki-tuh, le insegne e le bandiere militari. 26. Tao-lu-ci-shén, il Dio della strada, per la quale i soldati devono passare. 27. Ho-pao-ci-shén, il Dio delle armi da fuoco. 28. Mén-shén, il Dio delle porte. 29. Heu-tu-ci-shén, la Dea delle terre. 30. Pe-ki, il Polo settentrionale ecc. ecc. Il massimo sacerdote, o colui che funziona come tale, quando sacrifica al Cielo, veste d’azzurro; quando sacrifica alla terra, veste di giallo; quando sacrifica al sole, di rosso; quando sacrifica alla luna, di color chiaro. L’altare pe’ sacrificii offerti al cielo è tondo, quello dedicato alla terra è quadrato. Le preghiere, quando sono indirizzate al Cielo, sono scritte di vermiglio su fondo azzurro; quando sono indirizzate alla terra, di nero su fondo giallo; quando sono indirizzate agli antenati, pure di nero, ma su fondo bianco. I sacerdoti della Religione dello Stato sono l’imperatore stesso, che è pontefice massimo nelle cerimonie del culto, e tutti i cortigiani, secondo il lor grado. Sacerdotesse non ve n’ha. Solamente quando si compie il sacrificio alla Dea protettrice del filugello e della seta, vi prendon parte l’imperatrice, varie concubine dell’imperatore, le principesse ecc. Coloro che sono incaricati d’un sacrificio, vi si preparano nel seguente modo. Devono digiunare per tre giorni, fare abluzioni, abitar una camera nettissima, e astenersi: 1° da giudicar delinquenti; 2° da andare a festini; 3° da ascoltar musica; 4° da coabitar colla moglie o con la concubina; 5° da curar malattie; 6° dal lutto per la morte d’alcuno; 7° dal vino; 8° dal mangiar cipolle, porri ed agli. Le vittime sacrificate e le cose offerte sono vitelli, buoi, pecore, porci, stoffe di seta. In occasione dei gran sacrificii le vittime devono esser purificate per novanta giorni; pe’ sacrificii mezzani, trenta; per gl’inferiori, dieci. I sacrificii al Cielo sì fanno nel giorno del solstizio d’inverno; quegli alla Terra, nel solstizio di estate; e gli altri sono in certi determinati tempi, che qui non è luogo da riferire.