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parte seconda 419

generale, non di tutti i seguaci del Confucianesimo, ma de’ maestri) non ha, in altra lìngua, parola che gli si attagli, e il vocabolo «letterati», che più comunemente si usa, meno anche che «filosofo». Infatti per esser un perfetto osservatore delle dottrine di Confucio non basta esser valente, e istruito, e conoscitore profondo delle discipline letterarie; fa d’uopo anche possedere appieno quelle due grandi virtù, che sono il fondamento della morale cinese, la carità e la giustizia. Ma lasciamo che i Cinesi dicano essi stessi quel che intendono con quel loro monosillabo . Il Dizionario imperiale Khan-hsi Tse-tien dice, che tale è l’appellativo di coloro che si danno allo studio; e anzi si chiama così specialmente colui, il quale è arrivato a sapere tutto quel che concerne il Cielo, la Terra e l’Uomo. Un’opera cinese, che abbiamo avuto tante volte occasione di citare, c’insegna, che è degno di siffatto nome «colui che aiuta il sovrano a farsi propugnatore di civiltà, conformandosi sempre alle leggi della natura; che mena il suo pensiero traverso l’insegnamento dei Sei King,1 e arresta il suo cuore nella pratica della giustizia e dell’amore; e che cammina sulle vie tracciate da Yao, Shun, Wén-wang, Wu-wang, onorando come maestro Confucio. Gl’insegnamenti dei santi uomini dell’antichità, continua il nostro testo, non essendo alla portata di tutti, nè soggetto de’ comuni parlari, è necessario che vi siano questi perfetti seguaci della Dottrina, i quali proclamino gl’immortali precetti del Maestro, e gli facciano risplendere dovunque». Il Li-ki, uno dei cinque libri canonici, di


  1. Cioè a dire lo Yi-king, lo Shu-king, lo Shi-king, il Li-ki il Lo-king «Libro della Musica» e il Chun-thsiu. Il Lo-kìng è oggi perduto.