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420 parte seconda

cui abbiam parlato,1 dice che «un vive con gli uomini del suo tempo, ma segue la dottrina dell’antichità: è, nel suo secolo, modello de’ secoli che furono.... Egli guarda la morte con occhio tranquillo; e il timore di essa non lo fa prevaricare.... Un principe gli offrirebbe invano la metà de’ proprii tesori, che non lo indurrebbe mai a fare alcun che d’ingiusto e d’illecito.... Nella prospera come nell’avversa fortuna, tranquillo sempre e sereno, non s’inorgoglisce per l’una, nè si abbatte per l’altra. Il suo sapere è grande e reale, ma lo manifesta sol quando le circostanze lo richieggono in utile altrui». E ora, ciò non ostante, saremo costretti a chiamar, anche in appresso, questi cotali col nome di «Letterati»; primo perchè ì monosillabi cinesi, quando s’hanno a ripeter troppo spesso, suonano male all’orecchio; secondariamente perchè «Letterati» furono e sono chiamati tuttora, dalla più parte degli autori d’Occidente, i componenti la setta Jü-kiao: il lettore, da quanto abbiam detto, giudicherà se se lo meritano.

§ 4. — Tornando a ragionare delle dottrine filosofiche della «Setta de’ letterati», secondo le speculazioni de’ dotti del tempo de’ Sung, avvertimmo che ci saremmo fermati principalmente su alcuni punti notevoli: la materia che compone l’universo, la genesi delle sue trasformazioni, l’uomo e la natura di lui saranno i soggetti che prenderemo a trattare. E questo andrem noi facendo, col chiarir bene, se c’è possibile, il senso di alcune espressioni, dalla retta interpretazione delle quali dipende l’intelligenza di tutto il sistema filosofico: e massimamente ci fermeremo sulle voci Khi, Thai-ki, Li, Tao ecc.



  1. Vedi pag. 339 e seg.