Scola della Patienza/Parte terza/Capitolo IV

PARTE TERZA CAPITOLO IV

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Geremia Dressellio - Scola della Patienza (1634)
Traduzione dal latino di Lodovico Flori (1643)
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CAP. IV.

Come le Afflittioni s’hanno da sopportare con ringratiamento.

F
Idia, che fù uno de’ più nobili ed eccellenti scultori dell’età sua, fece d’ogni sorta di materia statue maravigliose, poiche ne fece di creta, di cera, di gesso, di marmo, di legno, di bronzo, d’avorio, d’argento, e d’oro; e d’ogni sorte di legno fece le statue di Mercurio. E Seneca dice che Fidia non solamente faceva statue d’avorio, mà le faceva ancora di bronzo; e se tù gl’havessi dato marmo, ò qualsivoglia altra più vil materia, n’haverebbe sempre fatto il meglio, che se ne [p. 679 modifica]havesse potuto fare. Che se quel legno rozzo, e non ancora lavorato havesse havuto voce, e havesse potuto parlare; haverebbe reso moltissime gratie a questo suo maestro, che per benefitio della sua erudita mano havesse potuto deporre l’antica sua bruttezza. Con le miserie, e con l’afflittioni vien talmente l’huomo ad essere lavorato da Dio sapientissimo artefice, che viene ad acquistare affatto una nuova dignità. Perciò conviene, che questo informe tronco renda prima le dovute gratie a questo suo Fidia, poiche non si sarebbe mai mutato in così bella statua, se non havesse perduto molto del suo con essersi mal trattato dall’ascia, e dagli scarpelli.

Habbiamo detto, che tutte le cose s’hanno da sopportare Patientemente, allegramente, costantemente. A questi aggiungiamo un’altro quarto modo, che è con [p. 680 modifica]ringratiamento overo gratamente. Ma per qual cagione s’habbia da ringratiare per le calamità, che sono ingratissimi beneficj, hora l’andaremo dichiarando.

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