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PARTE SECONDA CAPITOLO II

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Come l’afflizzione insegna la compassione e l’astinenza

Essendo morto uno dei suoi primi amici al Re Artaserse, il Re mandò Iona a Democrito, acciò da parte sua gli dicesse che se poteva fare qualcosa con l’arte sua, gli resuscitasse quel suo amico, o pure se vi fosse qualche altro rimedio di ridurre al pristino stato quel suo vecchio amico, lo volesse ad ogni modo tentare. Democrito rispose che gli si domandava una cosa ch’era molto grave e difficile, ma che però, se il Re volesse o potesse fargli havere le cose che egli gli domanderebbe, egli l’avrebbe servito. Gli fu promssa ogni cosa che avesse chiesta liberalissimamente. Allora disse dunque Democrito, fate così: andate e attaccate al tumulo del defunto una iscrizione nella quale siano scolpiti i nomi di trenta persone che sino ai venti anni dell’età loro non abbiano sentito mai alcuna sorte di dolore. Furono con ogni diligenza cercati questi benedetti nomi, ne si poterono trovare in luogo veruno, nè mai come si crede, si ritroveranno. E chi è quello, di grazia, fra gli huomini che, non dico in venti anni, ma anche in venti giorni non senta qualche cosa contraria? Tutta la nostra vita è pienissima di calamità e miserie. E Dio benedetto con la sua Provvidenza n’assegnò a ciascuno con giustissima bilancia la sua parte. A tutti si dà a bere dell’assenzio, ma a questo un bicchiere, a quello un boccale, a quell’altro un cucchiaio, come meglio pare a Dio. E ciò si fa ancora per questa cagione , acciocchè un huomo fosse toccato dal consenso e dalla compassione di un altro e s’imparasse ancora Temperanza. In che modo adunque l’afflizzione insegni così la Compassione, come l’Astinenza, l’andaremo noi adesso brevemente in questo capitolo dichiarando.

§ Paragrafi