Per lo spiritismo/XXVIII

XXVIII. Riassunto e conclusione

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XXVII Errata corrige


Ora riassumiamo e concludiamo, non più un capitolo, ma tutto il libro. E vediamo di andar con giudizio, perchè nessun problema al mondo è più importante di questo.

Io credo di obbedire alla logica più rigorosa, dicendo che il nostro problema dà luogo a quattro questioni, e quindi a quattro sole obbiezioni possibili contro la verità dello spiritismo:

1° Si può dubitare a priori se l’immortalità dell’anima sia possibile, e quindi se sia possibile il comunicare coi defunti.

2° Dato pure che l’anima sia immortale, o almeno possa esserlo, o almeno che non si possa dire a priori che è impossibile, - resta a vedere se i fatti, dai quali si vuole argomentare che i morti comunicano con noi, sono veri, ossia se sono fatti, e non imposture o allucinazioni.

3° Dato pure che i fenomeni medianici sieno reali, - prima di indurne che i morti comunicano con noi, bisogna vedere almeno se con quest’ipotesi si possono spiegare questi fatti.

4° Dato pure che coll’ipotesi di una comunicazione coi defunti si possano spiegare abbastanza bene i fatti medianici, - resta a vedere ancora se non ci sia un’altra ipotesi che li possa spiegare egualmente bene (nel qual caso la spiritica, non sarebbe che probabile), - o che li spieghi anche meglio, cioè che sia: 1° più soddisfacente, spiegandone un maggior numero; 2º più semplice, supponendo un minor numero di condizioni; 3° più naturale, supponendo condizioni più conformi a ciò che già sappiamo della natura, - (nel qual caso la spiritica diventerebbe sommamente improbabile).

Ora, quanto alla prima questione, credo che, interrogati sull’immortalità dell’anima, gli uomini incolti voterebbero in maggioranza per il sì; gli uomini colti si dividerebbero fra il sì ed il no; quanto ai filosofi ed agli scienziati, fra gli estremi di Ausonio Franchi, il quale assicura di si, e del Sergi che è certissimo del no, voterebbero a maggioranza, coi positivisti, che non si può saperne niente, perchè è un problema metafisico. Dunque, si possa o no saperne qualche cosa, tutto ciò prova che, per ora, sebbene a priori vi possano essere molte ragioni per opinare pel sì o pel no, quanto è a sapere, nessuno ne sa niente; perchè la prova del sapere è il potere, col tempo, convincer gli altri. Ora se l’immortalità dell’anima non si può dire impossibile, non si può dire impossibile nemeno la comunicazione coi morti.

Quanto al secondo punto: i fatti sono provati dalla testimonianza di migliaia di persone; e fra queste ve n’è forse un centinaio di autorevoli che ammette di averli veduti, una decina di uomini insigni che ne ha sostenuto a spada tratta la realtà. C’è poi un personaggio autorevolissimo per me, che sono io, il quale, sebbene non abbia ancora potuto verificar tutti i fenomeni spiritici, ha però verificato i più incredibili, e quindi non vuol avere la testardaggine di negare ancora gli altri, quando sono accettati da Crookes, Zöllner e Wallace.

Quanto al terzo punto, voglio sperare che gli avversarj leali concederanno almeno questo: che, se esaminiamo l’ipotesi spiritica secondo i tre criterj di cui dicemmo doversi tener conto nella scelta d’una buona ipotesi, possiamo concludere così: 1° l’ipotesi spiritica è molto semplice; 2° spiega benissimo la testimonianza unanime ed ostinata delle intelligenze occulte; spiega bene la maggior parte degli altri fatti; può bastar a spiegare anche la rarità delle buone comunicazioni, se teniamo conto della difficoltà di comunicare; e solo pare che non s’accordi colla troppa frequenza delle mistificazioni, che ci farebbe supporre troppo grande il numero degli spiriti sciocchi in confronto degli uomini sciocchi; 3º il difetto di questa teoria è di non esser naturale. Ma in primo luogo con questo non voglio concedere che, se fosse vera, sarebbe una cosa sopranaturale, una cosa contro e nemmeno fuori della natura. Voglio concedere soltanto che sarebbe una cosa diversa da ciò che già sappiamo della natura, una cosa nuova, una cosa strana; una cosa che, se fosse vera, sarebbe per ciò stesso naturale, ma che non potremmo ammettere per vera senza allargare il concetto che abbiamo della natura. Ed anzi, non voglio nemmeno ammettere che non è punto naturale, ma soltanto che è poco naturale; infatti non sarebbe una cosa completamente nuova e strana, una cosa senza analogia nell’esperienza umana; giacchè vi sono dei fenomeni naturali, dei fenomeni spontanei, dei fenomeni non provocati cogli esperimenti medianici, i quali suggerirebbero di per sè l’ipotesi spiritica, e sono le apparizioni spontanee dei morti; apparizioni di cui la tradizione ne racconta moltissime; apparizioni delle quali alcune, secondo gli studj recenti della Società londinese per le ricerche psichiche, furono reali ed autentiche. Egli è vero che queste apparizioni sono ancora o ignorate o negate dalla scienza (per la quale intendo qui la maggioranza degli scienziati), come tutti i fatti lo furono per qualche tempo (e molto giustamente); ma se queste apparizioni fossero ammesse anche dalla scienza, direi addirittura che l’ipotesi spiritica è naturalissima. Dunque l’ipotesi spiritica non è completamente nuova, ma solo nuova per la scienza; non fuori del naturale, ma solo poco naturale. La sua stranezza non è dunque tale che si debba respingere ad ogni costo, ma solo tale che si deve respingere se ne troviamo un’altra la quale, spiegando un numero eguale, o quasi eguale, di fatti medianici, e con una chiarezza eguale o quasi eguale, sia più naturale, cioè li spieghi con quelle cause che la scienza ammette di già; altrimenti la teoria spiritica si dovrà ammettere almeno come ipotesi direttrice degli esperimenti, fin che se ne trovi una migliore.

Veniamo al quarto punto: se un’ipotesi migliore della spiritica ci sia. Le ipotesi da passar in rassegna non sono molte. La prima che si presenta quasi di per sè, è che, siccome il medio è necessario, così egli sia anche sufficiente; che, siccome è la sua mano che scrive, sia il suo cervello che pensa. E siccome da una parte egli dice di non aver coscienza di pensare ciò che scrive, e dall’altra, per le molte ragioni già vedute, bisogna escludere l’impostura, così, se non vogliamo supporre alcun fattore fuori del medio, non possiamo fare che questa ipotesi: che l’intelligenza occulta sia l’intelligenza incosciente del medio.

Ora, se esaminiamo quest’ipotesi secondo i tre criterj che ci siamo proposti, noi osserviamo che:

Quanto a semplicità, bisogna convenire che quest’ipotesi è semplicissima, tanto semplice quanto la spiritica; la prova è che in una riga l’abbiamo scritta tutta.

Quanto a naturalezza, concederemo che questa la vince sulla spiritica. Ma intendiamoci bene: in primo luogo non convengo che essa sola sia naturale, bensì soltanto che è più naturale; perchè quella non ha altra analogia nell’esperienza dei fenomeni naturali, fuorchè le apparizioni spontanee dei morti, che la scienza non ammette ancora, mentre questa postula soltanto il pensiero incosciente, che, scoperto da Leibuitz, ora è accettato dalla fisiologia e dalla psicologia positiva. E in secondo luogo non convengo neppure che essa sia abbastanza naturale; perchè, se quest’ipotesi è vera, e se lo spiritismo è falso, ne viene di conseguenza che la testimonianza di tutte le intelligenze occulte in favore dello spiritismo, è falsa; e siccome ex hypothesi sono incoscienti, non si può dire che mentono, ma che si ingannano; egli è vero che degli errori universali ce ne sono, (per es. quello dell’immobilità della terra), e che questo errore delle intelligenze occulte si potrebbe spiegare colla tradizione; ma questa concordanza nell’errore sarebbe sempre meno naturale che la concordanza nella verità. Si aggiunge poi che questo porta per conseguenza che bisogna considerare come un tessuto di falsità tutta la voluminosa tradizione da cui deriva questo errore; e poi che bisogna considerare come allucinazioni puramente soggettive tutte le osservazioni odierne sulle apparizioni spontanee dei morti, raccolte da scrittori onesti e dalla Società londinese per le ricerche psichiche, e che confermerebbero la tradizione. E tutto questo è così poco verosimile, che a quest’ora non so più perchè io abbia voluto concedere che l’ipotesi dell’incosciente del medio è più naturale della spiritica.

Ma l’ipotesi dell’incosciente del medio, se è semplice come la spiritica, e un pò più naturale della spiritica, ha però questo piccolo difetto: che mentre l’ipotesi spiritica spiega bene quasi tutti i fatti, quella dell’incosciente del medio, (se noi attribuiamo all’incosciente soltanto ciò che per esperienza sappiamo che può fare), non ne spiega quasi nessuno. Dico che non ispiega, se spiegare significa far capire. E, domandando che mi facciano capire, non pretendo già che mi dicano come la causa assegnata produca l’effetto da spiegarsi; ma solo che assegnino una causa della quale si sappia non solo che in natura esiste, bensì ancora produce effetti simili a quelli che si vogliono spiegare; e che questa causa sia quantitativamente adeguata all’effetto che si vuoi spiegare. Per esempio non crederò che una casa sia caduta perchè vi è stato commesso un delitto, sebbene io sappia che anche i delitti sono in natura; crederò, se mi diranno che è stata schiacciata da un peso (sebbene io non sappia cos’è il peso del corpo che cade, o l’attrazione del corpo verso cui cade); e bisognerà parlarmi di un peso sufficiente, per es. della frana di un monte, o almeno di un metro di neve su un tetto marcio; giacchè non crederò mai che la casa sia caduta perchè un passero si è posato sul comignolo. Io ammetto benissimo che in natura ci sia anche il pensiero incosciente, sebbene sia una cosa tanto incomprensibile come l’attrazione dei corpi; ma non vedo che l’incosciente abbia mai prodotto naturalmente nessuno dei fenomeni che si ottengono cogli esperimenti medianici. Tutto ciò che si può ammettere è che possa contribuire ad alcuni dei fenomeni più elementari; ma sarebbe una causa troppo inadeguata per il complesso di questi fenomeni, specialmente pei più maravigliosi. La ipotesi dell’incosciente del medio non ispiega naturalmente che una cosa: perchè l’intelligenza occulta indovina il pensiero del medio. Certamente si può allargarla e stiracchiarla e tormentarla tanto, che finisce per spiegar tutto; ma allora perde i suoi due primi vantaggi. Infatti bisogna man mano puntellarla con tante ipotesi secondarie, che diventa molto più complicata dello spiritismo (e questo sarebbe il minor guajo, perché in natura ci sono anche delle combinazioni molto complicate); e queste ipotesi, tutte prese ad imprestito all’arsenale dell’occultismo, sono così maravigliose e nuove per la scienza, che l’ipotesi dell’incosciente diventa molto meno naturale di quella dello spirito; e attribuendo poi queste maraviglie ad un incosciente che si crede uno spirito, pur di non ammettere lo spirito, si fa un’ipotesi che è contraria non solo alle abitudini della scienza, ma alle regole della logica. Infatti:

A) L’incosciente non ci spiega nemmeno il fenomeno più elementare, la scrittura medianica. Per spiegarla coll’incosciente del medio bisogna supporre uno sdoppiamento del medio; il medio è un uomo sveglio che discorre con sè stesso addormentato. Siccome pensano nello stesso tempo, uno senza sapere dell’altro, bisogna bene che gli presti una metà del suo cervello. E non solo pensano separatamente, ma il medio è scettico e il suo interlocutore è spiritualista; il medio è un prosatore, e l’altro gli scrive delle terzine. Pensate un pò: non è un veder doppio, come quando con un dito spostiamo un occhio, in modo che l’immagine non cada sui punti omologhi delle due retine; è come se voi ci vedeste coll’occhio sinistro, e un X vi scrivesse colla vostra mano che cosa vede (senza averne coscienza) col vostro occhio destro, e vedesse un cammello dove voi vedete una giraffa. Sono fatti senza analogia nell’esperienza; nel libro di Janet sull’automatismo non vedo esempi che li giustifichino; e se pure i psichiatri ne hanno visto qualche esempio nei manicomj, sono certo più rari che le fotografie dei fantasmi.

B) Per spiegare coll’incosciente come l’intelligenza occulta dica delle cose ignote al medio, si ricorre alla suggestione mentale degli astanti sul medio, all’intelligenza collettiva. Ora la suggestione mentale io l’ammetto, avendola sperimentata per più mesi con suggestioni mentali (innocue, s’intende), su quasi tutti quelli che mi capitavano davanti, fino che ho avuto delle prove luminose. Ma è una cosa che la scienza non ammette ancora.

C) Ma la collaborazione degli astanti non basta. Per spiegare coll’incosciente i frequenti avvisi di morte di persone che il medio e gli astanti credono vivi, bisogna ammettere la suggestione mentale a distanza dei morenti sull’incosciente del medio o degli astanti cioè la telepatia incosciente. Ora la stessa telepatia cosciente è un fatto nuovo per la scienza, più nuovo ancora che la suggestione mentale; e quindi è, se prendiamo la scienza per giudice della natura, poco naturale. Inoltre la telepatia è sul limitare dello spiritismo; perchè, sebbene si possa spiegare fisicamente, come azione di un cervello su un altro, perchè il morente è ancor vivo, è più facile spiegarla spiritualmente, perché ha luogo appunto quando il cervello perde la forza di vivere.

D) Non basta neppure il ricorrere a tutti gli organismi viventi. Per spiegare coll’incosciente del medio in che modo l’intelligenza occulta ci dica talvolta dove si trovi una fede di battesimo, un testamento, una ricevuta, che nessun vivente sa dove siano, bisogna accordare a questo incosciente la chiaroveggenza Ora la chiaroveggenza non è ancora una cosa ammessa dalla scienza. E poi: è vero che la chiaroveggenza non ci obbliga ad ammettere lo spiritismo, perchè si verifica nei sonnambuli, che sono ancora vivi; ed anzi non è nemmeno una prova sufficiente dello spiritualismo, perchè, sebbene sia evidente che la chiaroveggenza dei sonnambuli fa senza degli occhi, non è evidente che faccia senza del cervello; perchè nel sonnambulo il cervello c’è ancora. Ma è vero che annulla ogni prova del materialismo; perchè quando è provato che senz’occhi ci si può vedere allo scuro, in distanza, attraverso alla materia, meglio che cogli occhi, diventa impossibile sostenere la necessità del cervello; sopratutto se la chiaroveggenza è più facile in un cervello indebolito dalla malattia e prossimo a morire.

E) Quando poi l’intelligenza occulta si manifesta non solo col nome, l’opinione, lo stile, la lingua di un defunto, ma anche colla scrittura, senza che il medio abbia mai visto questa scrittura, allora non basta supporre che l’incosciente del medio può colla chiaroveggenza ritrovare gli autografi, ma bisogna aggiungere che ha l'arte innata di imitar le scritture; o che l’incosciente di alcuno che ha visto quella scrittura, la imita per mezzo dell’incosciente del medio. Ora questa sarebbe una cosa nuova non soltanto per la scienza, ma per tutti, anche per la storia dei miracoli e della magia; sarebbe dunque molto meno naturale che la scrittura del defunto stesso.

F) Ora passiamo a quei fenomeni medianici nei quali l’aspetto fisico predomina sull’intellettuale. Scusi il lettore se qui, volendo esser breve, devo pregarlo di far attenzione ad ogni parola. Anzitutto suppongo, s’intende bene, che i fatti siano ammessi; che il lettore creda alla scrittura diretta, agli apporti, ai fantasmi. Ora lo prego di considerare che questi fatti non sono mai puramente fisici, ma sempre accompagnati dalla manifestazione di qualche intelligenza, la quale dichiara di darli come prove. Dunque l’energia fisica del medio, colla quale sono evidentemente prodotti, dev’essere: o adoperata da un’intelligenza cosciente esterna al medio, (ipotesi spiritica), o trasformazione di un pensiero incosciente del medio, (ipotesi della forza psichica del medio, della psichode, ecc.). Dunque se il lettore si rammenta quali sono questi fatti, che più sopra abbiamo passati in rassegna, ammetterà che, qualunque sia l’intelligenza occulta che li produce, anche se è l’intelligenza incosciente del medio, sarà pur sempre vero quanto segue:

1º il pensiero dell’intelligenza occulta può agire a distanza dell’organismo come una forza meccanica (per es, trasportando una sedia), e in generale come qualunque forza fisica (per es. producendo un’immagine sulla lastra fotografica); 2° il pensiero dell’intelligenza occulta può anzi produrre degli effetti che nessuna delle forze fisiche produce naturalmente, e che nessun uomo sa produrre artificialmente col suo pensiero cosciente, anzi razionale, anzi scientifico; può operare (per es. in un apporto di un oggetto da una camera chiusa in un’altra camera chiusa) come se la materia non fosse impenetrabile alla materia, o come se lo spazio avesse più di tre dimensioni; 3° il pensiero dell’intelligenza occulta può (per es. nella produzione di stoffe, o di fiori, o di una ciocca di capelli), produrre, senza materia visibile, dei corpi, anzi dei corpi organici. Queste tre cose deve ammettere chi ammette i fatti, sia spiritista o no. Ora, per spiegarli:

α) Tutti questi fatti sono, non solo poco naturali, cioè non ancora ammessi dalla scienza, ma sono sempre stati negati dalla scienza e dal senso comune perchè sopranaturali; sono miracoli e stregherie che non si trovano che nelle leggende dei santi e nelle storie della magia. Dunque una delle due: o ammettere il sopranaturale, e allora è inutile ricorrere all’incosciente per evitare le comunicazioni coi defunti, che sarebbero sopranaturali; o dite che la scienza è soltanto costretta ad ammettere come naturali delle cose che credeva sopranaturali, e allora dovete capire che la signora scienza e il signor senso comune possono sbagliarsi anche quando credono sopranaturali le comunicazioni coi defunti.

β) Più ancora della telepatia e della chiaroveggenza, questa onnipotenza del pensiero sarebbe, se non una prova sufficiente dello spiritismo e nemmeno dello spiritualismo, almeno una prova assoluta della mancanza di base del materialismo. Voi volete trarre il pensiero dell’intelligenza occulta dall’incosciente del medio, perchè il medio ha un cervello; ma questo pensiero, uscito fuori dal corpo del medio, produce o si trasforma in una mano vivente che vi offre un fiore o scrive colla matita; ora all’asserzione che il pensiero è proprietà dell’organismo non si può dare maggior risposta che quando un organismo è fatto dal pensiero.

γ) Il supporre che tutti questi fatti (dei quali nessuno, nemmeno fra i partigiani della forza psichica del medio, nega che siano prodotti dal pensiero), siano prodotti dal pensiero di un essere che non solo è ignorante (cioè non ha la scienza del come si possano fare queste cose, altrimenti il medio conterrebbe un vero mago), ma ancora è incosciente (cioè non sa nemmeno che è lui che li fa, altrimenti non li attribuirebbe ad un altro), ed anzi non ha nemmeno l’immagine incosciente della cosa da fare (necessaria a produrre il fantasma fotografabile di un defunto che il medio e gli astanti non hanno mai conosciuto), ma ha soltanto un vago desiderio che si realizzi una cosa di una certa specie, - il suppor tutto questo, per non ammettere le comunicazioni dei defunti, è un far questo ragionamento: «Questi fatti sono manifestamente prodotti da un’intelligenza; ma non possono essere prodotti dalla nostra intelligenza cosciente, perchè la superano, perchè sono incomprensibili per la nostra scienza; d’altra parte un'intelligenza cosciente non nostra non ci può essere, perchè sarebbe una cosa sopranaturale (a priori); dunque non si può attribuirli che alla nostra intelligenza incosciente ». E questo è un preferire l’irragionevole al soprasensibile, ossia l’antinaturale al sopranaturale.

δ)) Finalmente bisogna considerare che l’intelligenza occulta, la quale può sapere chi è, molto meglio che non possiamo saperlo noi, dice d’essere un defunto; e dice di esser lei a far queste cose, che vi sfida a fare, per provarvi che è uno spirito. Ora il sostenere contro di lei: 1° che essa è ignorante, e fa queste cose senza saper lei come si possano fare; 2° che anzi è incosciente, e le fa senza saper nemmeno che è lei che le fa; 3° che anzi è vittima di un errore incosciente, credendo d’esser morta mentre è viva, - mi pare che sia attribuire un effetto ad una causa che non solo è insufficiente, ma è in contraddizione flagrante coll’effetto stesso: attribuire il genio alla follia.

Dunque, concludendo, l’ipotesi spiritica è semplice, e spiega bene quasi tutti i fatti; ma è poco naturale; perchè non ha analogia con altri fatti naturali, che le apparizioni spontanee dei morti, le quali non sono ammesse dalla scienza; ed ha invece contro di sè l’opinione generale che il nostro spirito non possa sussistere senza un organismo come il nostro. Ma quelli che per evitarla ricorrono all’ipotesi di un’intelligenza incosciente del medio, fanno un’ipotesi che, sebbene semplice quanto la spiritica, e più naturale della spiritica, (perché i fenomeni psichici incoscienti sono ammessi dalla scienza), non serve poi a spiegar nulla, fuorchè questo: come l’intelligenza occulta indovini i pensieri del medio. Egli è vero che si può modificarla in modo da spiegar i fatti; ma allora: 1° Bisogna ammettere uno sdoppiamento psichico e cerebrale del medio; e questo individuo cerebrale, che pensa separatamente dal resto del cervello, è tanto ipotetico quanto lo spirito; infatti, sia l’uno che l’altro non li conosciamo che da ciò che dicono e fanno; l’incosciente non è più visibile dello spirito; 2° Bisogna concedere che questo individuo ci vede senza occhi, allo scuro, a distanza, a traverso alla materia, nel pensiero degli altri; e che il suo pensiero può agire fisicamente a distanza, e momentaneamente organizzar la materia a distanza; tutti fatti che tolgono ogni ragione d’essere al materialismo, e quindi ogni motivo di ripugnanza alla teoria spiritica; 3º Bisogna ad ogni modo ammettere la scrittura diretta, gli apporti, e i fantasmi, ossia tutto ciò che la gente chiama sopranaturale; quindi non c’è più ragione di evitar lo spiritismo per evitar il soprannaturale; e infatti il Crookes, il Cox, ora il Lombroso, e gli altri, che hanno ammesso la forza psichica del medio, sono passati o passano per tanto matti quanto gli spiritisti; 4º Questi effetti sopranaturali bisogna attribuirli ad un essere che agirebbe non solo senza scienza nè coscienza, ma anche senza l’immagine degli effetti da produrre; ossia ad una intelligenza troppo inferiore alla nostra per produrre effetti così superiori alla nostra; 5° Bisogna sostenere che noi conosciamo queste intelligenze occulte meglio di quello che si conoscano loro; che esse sono anzi in un errore continuo e universale; e che sono tratte in errore dalle storielle antiche e odierne di apparizioni di defunti, le quali sono tutte bugie od allucinazioni; ossia mettersi in contraddizione colla causa stessa dei fatti, non che colla tradizione più antica e colle osservazioni contemporanee più autentiche. Dunque avevo torto di dire che l’ipotesi dell’incosciente non serve a spiegar i fatti che cessando di essere semplice e naturale; si può renderla complicata, maravigliosa e contradittoria, e non spiega ancora nulla. Il fatto è questo: che si fanno degli sforzi eroici per negare i fatti; e quando si è costretti ad ammetterli, si fanno ancora dei tentativi disperati per negarne le conseguenze.

Se i fatti medianici non sono prodotti dall’incosciente del medio, nemmeno coll’aiuto degli astanti, (teoria dell’intelligenza collettiva), o degli assenti, - e se non si vuol ricorrere ad altri animali che non sieno gli uomini, - bisognerà ammettere che l’intelligenza occulta è quella di uno spirito; se non si vogliono ammettere spiriti dei defunti, bisognerà ammettere angeli o demoni. Ma gli angeli non ci ingannerebbero, dicendo di essere quello che non sono. Restano i demoni della Chiesa e gli elementali degli occultisti. Ma: 1º questi esseri sono più ipotetici dei defunti, perchè non li abbiamo mai visti vivi; 2º, sono tanto sopranaturali quanto le anime dei defunti; 3°, spiegano bene le bugie e le gherminelle, ma sono in contraddizione coi caratteri, tutti umani, delle manifestazioni spiritiche (vedi il passo di Wallace, citato più sopra), e sono poi in contraddizione coi consigli di pazienza e di carità che danno le intelligenze occulte, e colla loro raccomandazione di ricordarci che vi è giustizia inaspettata in un altro mondo; 4°, la Chiesa e gli occultisti ammettono anch’essi, sebbene per eccezione, le comunicazioni coi defunti; e d’altra parte noi non vogliamo negare che vi siano altri spiriti oltre quelli degli uomini.

Dunque fra tutte le ipotesi possibili, quella della comunicazione coi defunti è ancora la meno improbabile.

Insomma, in generale i fatti medianici sono fatti, non imposture nè allucinazioni1. E questi fatti parlano così: l’interrogare e il rispondere provano che la causa di questi fatti è intelligente; il vedere senza occhio toccar senza mani, rendono probabile che quest’intelligenza sia spirituale; l’incoscienza e la passività del medio provano che questo spirito può non essere quello del medio; il dir cose che il medio non può sapere e far cose che il medio non può fare, provano che non è lo spirito del medio; il dir cose che soltanto un dato defunto poteva sapere, e assumere l’aspetto vivente che aveva soltanto un dato defunto, provano che è lo spirito di un defunto. Se aggiungiamo che queste intelligenze dicono tutte di esser le anime dei defunti; che a priori non si può dir impossibile che abbiano ragione; che hanno per loro la tradizione, e l’apparizione dei viventi ormai constatata, e osservazioni odierne di apparizioni spontanee di defunti autentici; che ciò che dicono rende meno assurda la vita e più logica la morale; che non hanno contro di loro che la nostra abitudine inveterata di creder il contrario, e la nostra paura d’esser ingannati dalla paura di morire; che non si può smentir le prove che danno che con una sola ipotesi, quella d’una forza ignota ed incosciente del medio, della quale il minor difetto è quello di non spiegar nulla; se pensiamo a tutto questo simultaneamente, e se giudichiamo liberamente, come possiamo negare che le anime dei defunti sopravivano e che qualche volta si manifestino a noi?

Con ciò non voglio dire che i fenomeni medianici siano tutti e sempre spiritici; non nego che ve ne siano di quelli che si possono spiegare anche senza spiritismo, e perfino di quelli che collo spiritismo sono difficili a spiegare. Lo spiritismo è vero, ma può non esser tutta la verità, bensì un caso di una legge più generale che non possiamo ancora spiegare. Può darsi, come sostiene un mio amico, che noi facciamo come Colombo, il quale cercava la via per le Indie e scopriva l’America. Ma in ogni caso ci accorgeremo un’altra volta che il mondo, e il mondo sperimentale, è più vasto di quello che credevano e credono i dottori di Salamanca e d’altri siti.

Prima di dare il commiato al lettore e l’imprimatur al libro, io mi rivolgo indietro, e mi domando se esso non è in contraddizione colle mie opinioni passate, col mio insegnamento e col mio Manuale di psicologia, finito di scrivere nell’88, e stampato nell’89. Se dovessi contraddire le mie opinioni passate, ciò mi farebbe dubitare troppo delle mie opinioni presenti. L’Osservatore Cattolico e l’Uomo di Pietra si sono degnati di occuparsi del professore di filosofia nel liceo Manzoni per dire che era un materialista e che negava l’esistenza dell’anima; chi sentirà dire che oggi questo professore ammette anche le apparizioni dei morti, crederà, non ad una conversione a destra o a sinistra, ma addirittura a un front’indietro. Io invece, più ci penso, più credo di essere andato avanti. Se do uno sguardo al mio Manuale di psicologia, vedo ch’io sosteneva che la psicologia dev’essere aiutata dalla fisiologia del sistema nervoso (p. 9, ss.); e lo sosteneva perchè in questa vita, in questo mondo, il pensiero è funzione del cervello, ossia il cervello è una condizione del pensiero (p. 328); e tutto questo lo sostengo ancora. Io diceva pure che se, quanto all’esistenza ed all’immortalità dell’anima, la vecchia fisiologia non può provare il no, la vecchia psicologia non provare il si (p. 342); e questo lo sostengo ancora. E lo sostengo perchè, se ero positivista, lo sono ancora; cioè non ammetto che i ragionamenti fondati sui fatti, sull’esperienza; e la vecchia psicologia ragionava a priori, e dimostrava l’immortalità col ragionamento di Platone, cioè partendo dalla definizione dell’anima. E quanto ai fatti, io diceva che non avevo ancora assistito ad esperimenti spiritici che mi convincessero (p. 324), e che perciò, gli scienziati non essendo d’accordo (p. 325), io mi attenevo al vecchio consiglio: nihil nega, parum crede, nisi videas (p. 3 2 6). Ma dopo la pubblicazione del mio Manuale ho continuato a studiare, ed ho potuto assistere ad esperimenti i quali mi hanno convinto che i fatti spiritici più meravigliosi non sono imposture nè allucinazioni, ma proprio fatti; e ragionando sono giunto, non a scoprire lo spiritismo, ma a capire che l’Aksàkow ha ragione di dire che molti di questi fatti non si possono spiegare che mediante la comunicazione coi defunti. Dunque io ho aggiunto a ciò che sapevo, ma non ho mutato. Dunque sono in pace colla logica. E, al postutto, se avessi mutato qualche cosa, Voltaire ha detto che l’ostinazione è l’energia degli sciocchi. E colla coscienza poi sono in pace più che mai; perchè ciò che mi è parso vero, non l’ho tenuto per me; ma l’ho detto al lettore; e l’ho detto, senza interesse; e se l’ho fatto con piacere, non è colpa mia; e se l’ho ingannato, mi sono ingannato con lui. E adesso, lo saluto, e qui vult sapere, sapiat.

3 Aprile 1892.

2ª ediz. - 17 Ottobre 1892.


Note

  1. Vedi la nota che per la sua lunghezza rimando in fine del volume.


Nota della 2ª ediz. - In occasione delle sedute che si tennero nel settembre e si continuano a tenere nel presente ottobre col medio Eusapia Palladino a Milano, in casa Finzi, il signor Torelli-Viollier (in parecchi numeri del Corriere della sera, dal 25 settembre in poi) asserì che «nei miracoli dell’Eusapia non c’è nulla di sincero, assolutamente nulla, che tutti sono l’effetto d’una semplice ciurmeria». Pregato di rivelare al pubblico in che consisteva questa ciurmeria, disse che consisteva nella sostituzione delle mani, e la spiegò anche mediante figure. In principio della seduta, allo scuro, le due mani del medio sono tenute dai suoi due vicini; ma poi il medio, colle sue esigenze e colle sue manovre, fa in modo che essi, credendo di tenere due mani, non ne tengono in realtà che una sola, uno per il polso e l’altro per la punta delle dita; così una mano del medio resta libera, può toccare i vicini, fare degli apporti ecc. A questa gherminella fondamentale si aggiungono poi molti artificj per aiutarla e nasconderla, come l’analoga sostituzione dei piedi, l’ajuto di compari, ecc.

Siccome l’opinione del signor Torelli, per il modo ingegnoso in cui l’espose, e le molte inesattezze su cui l’appoggiò, e il tono di assoluta sicurezza con cui l’espresse, e la reputazione ch’egli ha di non esser uomo avventato e leggero, ha fatto una certa impressione su quella parte del pubblico che è incompetente, - e siccome la mia credenza nella realtà dei fenomeni medianici non si fonda soltanto sulla testimonianza di Zöllner, Crookes e Wallace e dei tanti uomini valenti che hanno sperimentato con altri medii, e sui fenomeni fisici della medianità analoghi a quelli prodotti dall’Eusapia, che ho constatato in presenza di medj privati, (come una bambina di tredici anni, della quale posso dare informazioni privatamente), ma anche e specialmente su quelli cui mi fece assistere, per una ventina di sedute, a Napoli ed a Milano, l’Eusapia Palladino, - così credo opportuna una breve risposta al signor Torelli.

Prima è prudente che io conceda il concedibile. Perciò, mentre il signor Torelli garantisce l’assoluta falsità di tutti i miracoli dell’Eusapia, io confesso che non oso garantire l’assoluta sincerità di tutti i fenomeni che essa produce, e specialmente devo confessare che qualche indizio mi ha fatto sospettare qualche volta di inganno, sebbene io non possa attribuirlo alla sua volontà cosciente. Ma il supporre che essa faccia tutto ciò che fa, con una mano abilmente sottratta alla nostra vigilanza, non è dire soltanto che essa è abile e che noi abbiamo osservato male, ma che essa è propriamente il diavolo dell’impostura e che noi siamo tutti completamente imbecilli. Infatti:

1º Una mano dell’Eusapia io l’ho tenuta per sei sere dal principio alla fine della seduta. Che le mani si possano sostituire, lo sapevo anch’io, come tutti gli spiritisti lo sanno da un pezzo. E per tre sere ho tenuto la mano, non nel modo che dice il signor Torelli, ma come mi ha insegnato l’amico Ciolfi, cioè lasciando libere le punta delle dita (cosa che anche una macchina può esigere), e accompagnando la mano nei suoi movimenti convulsi, (che spesso seguono la direzione in cui deve compiersi il fenomeno), ma tenendo il pollice di quella mano fra l’indice e il medio della mia, in modo da sapere che mano tenessi. E spesso le ho tenute ambe le mani. E la sostituzione delle mani non l’ho mai constatata. - Ma può darsi benissimo ch’io sia un cattivo osservatore, e quindi che questa ragione valga poco.

2° L’Eusapia l’abbiamo legata una sera del giugno 1891 in casa del dottor Barbieri, e una delle sere scorse in casa Finzi; e le sedie venivano sul tavolo egualmente. Egli è vero che qualche volta qualcuno la slega; ma essa è la prima ad avvertircene e domandare la luce.

3° Per prendere, nell’oscurità completa, dietro domanda, gli occhiali di uno degli astanti e darli ad un altro, senza andar a tastoni, nè romper vetri, nè mettere un dito in un occhio, - per mettere sul tavolo un catino pieno d’acqua, o un secchio di paraffina disciolta nell’acqua calda, senza offendere, anzi senza bagnare nè toccare alcuno, - e per altri simili atti bisogna vederci perfettamente. E infatti il signor Torelli ammette la nictalopia dell’Eusapia. Ma la nictalopia che intende lui non esiste. I nictalopi ci vedono meglio nel crepuscolo, ma nell’oscurità completa nessuno ci vede.

4° Per mettere sul tavolo un catino pieno di creta in cui avevamo domandato l’impronta di un volto, e poi anche la sedia che lo sosteneva e che pesa dieci chili, e questo senza muovere la persona, come se mettesse sul tavolo una scatola di zolfanelli, la mano libera dell’Eusapia deve aver una forza molto anormale.

5º Per toccare, non soltanto i vicini, come asserisce il signor Torelli, ma anche persone al terzo e al quarto posto, anche una signora che si era seduta su un sofà lontano dal tavolo, appunto per non essere toccata (come fece a Napoli), - per portare ed agitare un ventaglio sino al soffitto (come fece nel giugno 1891 in casa del dottor Barbieri), - per tirare in sù un tamburello, mentre un uomo abbastanza alto, posto a destra dell’Eusapia, colla mano destra alzata voleva tirarlo in giù, - bisogna che il braccio libero dell’Eusapia possa allungarsi di tre metri almeno.

6° Per tenere in aria un tamburello e picchiarvi su, per prendere un orologio e portarlo all’altezza di un metro almeno sopra il tavolo, montarlo, aprirlo, levarne il vetro rotto, richiuderlo, (tutte cose che si udivano benissimo), poi consegnare il vetro ad uno e l’orologio ad un altro, - non basta aver un braccio lungo e vederci bene; bisogna adoperar due mani.

7° Ho già detto che uno dei compagni del Lombroso a Napoli, credo l’Ascensi, accese di sorpresa uno zolfanello, e vide cadere il campanello che stava sonando per aria, ma non la mano dell’Eusapia. E lo stesso accadde a Finzi e Gerosa quando, sperimentando a Napoli, producevano istantaneamente la luce elettrica.

8º Poi vengono i fenomeni alla luce, che non si possono produrre colla sostituzione delle mani. E prima la levitazione del tavolo mediante solo contatto. Non è esatta l’osservazione del signor Torelli che il tavolo deve avere una forma determinata, che stando seduti intorno non ci si vede sotto, che si alza con poca luce, quando nessuno se l’aspetta più, facendo un piccolo salto, di qualche centimetro da terra, per una frazione di minuto secondo. Io invece ho veduto sollevarsi tavoli di diversi pesi e dimensioni; anche mentre il medio era seduto lateralmente; o mentre al medio si univa una persona sola, e le altre stavano attorno a guardar sopra e sotto il tavolo e a tenerle i piedi; e al momento promesso, e per più di sessanta centimetri; e star per aria, oscillando, per più di cinque secondi.

9º Poi vengono i movimenti a distanza. In casa Finzi con poca luce abbiamo visto e udito muoversi e battere ripetutamente il giogo di una bilancia che era almeno a un metro di distanza dietro il medio; e con piena luce abbiamo veduto avvicinarsi e battere contro il tavolo e alzarsi, su due piedi una sedia di dieci chili che, secondo me, sarà stata a trenta centimetri dal tavolo, mentre le mani del medio erano sul tavolo. E a Napoli Lombroso e i suoi compagni hanno veduto avvicinarsi a loro un grosso mobile assai più distante. Qui non servono più le mani; ci vogliono dei fili. E questi fili non possono esser preparati, quando si muove l’oggetto che domandiamo noi; come la sedia che abbiamo chiamato da quasi un metro di distanza il giugno 1891 in casa del dottor Barbieri, o il bastone che Finzi e Gerosa hanno fatto ballar a Napoli.

10º Quando si fa un esperimento nuovo, per esempio quello di farle perdere od acquistar peso su una bilancia a bascule, alla luce, in presenza di otto o dieci persone, bisognerebbe che l’Eusapia inventasse istantaneamente, coll’ingegno e la coltura che ha!, un nuova truc per ingannarci tutti, senza strumenti.

11° Poi vengono i fenomeni che nessuno può produrre nemmeno permettendogli l’uso delle mani e degli strumenti. Le fiammelle si potranno imitare col fosforo, ma non in modo da ingannare chi le ha vedute. Una croce attraverso a cinque pagine portate da me, colla mia matita capovolta, e alla luce, senza far parola od atto alcuno per distrarre la mia attenzione, sfido Bosco a tracciarla. Nè l’Eusapia può avere un truc per deporsi delicatamente sul tavolo insieme colla sedia su cui era seduta, come ha fatto due volte in nostra presenza.

12º Durante i fenomeni l’Eusapia passa per forme molto diverse di ipnosi, sonnambulismo, convulsioni epilettiche, contratture isteriche, ecc. Se Lombroso, che è un celebre alienista, Richet e du Prel, che hanno studiato tanto l’ipnotismo e il sonnambulismo, non capiscono che è tutta imitazione da parte di lei, (che non ha mai visto gli originali), cosa devo dire della neurofisiologia e della neuropatologia?

13° E l’Eusapia non ha compari. Ho assistito a due sedute dell’Eusapia a Milano nel giugno 91 in compagnia di persone oneste e onorate. Poi a Napoli con una compagnia affatto diversa, composta dell’amico Ciolfi, di un sostituto procuratore del Re e della mia padrona di casa. Poi a Milano in casa Finzi con un nuovo gruppo di persone; tutte già note per lavori scientifici; tre o quattro di fama europea. Il cav. Chiaia, per non dar pretesto ai sospetti, per lo meno infondati, del signor Torelli, mancò alla metà circa delle sedute. Dunque l’Eusapia dovrebbe aver almeno quattro compari. E una volta non avevo con me che mio fratello, che probabilmente non avrà voluto ingannarmi. E due volte fui solo coll’Eusapia, Ma forse per ingannar me solo non aveva bisogno di compare.

14º La sera del sei ottobre corrente in casa Finzi, per consiglio di Aksákow, si appese una tenda dietro le spalle del medio, affinchè dietro a lui vi fosse l’oscurità necessaria all’agente occulto; ma noi tenemmo sul tavolo una lampada (coi vetri rossi) per poterci vedere. Allora, mentre il medio era visibile e le sue mani erano tenute, una mano si mostrò al disopra della sua testa, all’apertura delle tenda; fuggiva rapidamente; ma si mostrava dalle dieci alle venti volte almeno; si vedeva benissimo, che era simile ad una mano umana; dava un piccolo colpo sul naso del medio, portava via una matita presentatale dal vicino di sinistra, tornava mostrando un fazzoletto, dava una graffiatina al vicino di destra, stringeva una mano ad un altro, ecc. Finalmente vedevamo la mano che ci aveva toccati e fatti degli apporti nell’oscurità. E questa non poteva esser la mano dell’Eusapia, a meno che l’Eusapia avesse un braccio come un serpente boa.

15º Tuttavia non eravamo abbastanza contenti, perchè le mani del medio non erano rimaste sul tavolo, visibili. Ma nella seduta del 15 ottobre, nelle stesse condizioni, salvo che le mani del medio erano sul tavolo, visibilissime, distanti fra loro, e tenute dai signori Richet e du Prel, ambedue furono toccati più volte, e attraverso la tenda, e sotto al tavolo. Poi, l’agente occulto avendo domandato l’oscurità coi cinque colpi convenzionali, il prof. Richet propose che, per distinguere le mani del medio anche nell’oscurità; gli si avvolgessero le dita della mano sinistra in un nastro di caoutchouc; e così si fece. Nell’oscurità il medio in trance domandava: «Siete sicuri delle mani del medio?» Il prof. Richet rispondeva: «Io tengo una mano sinistra, con caoutchouc.» E il dottor du Prel rispondeva: «Io tengo una mano destra, senza caoutchouc.» Noi, in catena, si stava per ridere, quando due formidabili colpi sul tavolo, dati colla palma di una mano, ci fecero trasalire; e il prof. Richet fu vivamente toccato. E così si continuò per qualche tempo, due denunciando ad ogni istante la posizione delle mani dell’Eusapia, e un terzo (chi?) toccando e picchiando. Creda, signor Torelli, che dietro la tenda non c’era il signor Chiaia. Abbia pazienza, se non vuol ammettere lo spiritismo, bisogna che ammetta la teoria dello sdoppiamento non solo mentale, ma corporeo; che le due mani dell’Eusapia possono diventare tre o quattro.

Credo che queste poche osservazioni possano bastare in risposta al signor Torelli. Del resto credo che gli spiritisti debbano rassegnarsi ancora per parecchi anni alle rivelazioni, agli smascheramenti, agli articoli canzonatorj. E debbono abituarsi ad argomenti come quello che ho letto stamane, e col quale chiuderò il libro, perchè è un gioiello. Il signor de Verdilhac (a p. 44 delle sue Superstitions modernes, nell’ultimo numero della Revue suisse), parlando dello Yung (Hypnotisme et spiritisme, conférences, Ginevra, 1890), dice: « Mr. Èmile Yung a cent fois raison (proprio così: cento volte) de dire que le consentement des hommes, aussi savants que loyaux, qui après avoir expérimenté les phénomènes du spiritisme d’une façon qu’ils avaient l’intention de rendre scientifique, se sont déclarés convaincus de leur rèalité, n’implique absolument rien (capite bene: assolutamente nulla) en faveur de cette réalité ».


FINE DEL VOLUME.



Milano, 20 Ottobre 1892.