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Le più antiche carte delle pievi di Bono e di Condino nel Trentino (1000-1350)

Giuseppe Papaleoni

1891 L Indice:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu Archivio storico italiano 1891 Le più antiche carte delle pievi di Bono e di Condino nel Trentino
(1000-1350) Intestazione 15 ottobre 2017 75% Storia

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891)


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LE PIÙ ANTICHE CARTE


DELLE PIEVI DI BONO E DI CONDINO NEL TRENTINO


(1000-1350)





Delle sette Pievi1 che compongono le Giudicarie,2 due sole, quella di Bono e quella di Condino, sono poste nel bacino del Chiese, e costituiscono ora il territorio di diciotto comuni, undici dei quali appartengono alla prima, 3 sette alla seconda4.

La Pieve di Bono si estendeva, nei primi secoli del millennio, dal luogo ove ora sorge Pradibondo fino a mezzogiorno di Cologna; di lì cominciava la Pieve di Condino che occupava anche parte della odierna provincia di Brescia, comprendendo Bagolino e un piccolo tratto della Val Sabbia5. La Pieve di Bono, che nei più antichi tempi doveva naturalmente costituire un sol corpo, si trova, all’epoca alla quale appartengono le nostre carte, già divisa in due gruppi di ville, separate dal Reveglér, affluente dell’Adanà, che sbocca alla sua volta nel Chiese; di cui il settentrionale, detto Concilium a Reveglero superius, o anche Concilium de Torra (Tohera, Toira), comprendeva le ville di Tagné, Roncone, Anglone, Ponte, Banalo, Valero, Fontanedo, Monte e Lardaro. Questa [p. 2 modifica]ultima fece poi comunità a parte, e Montè scomparve presto dalle carte, ed ora è distrutta6.

Molto più numeroso era il gruppo meridionale, detto Concilium a Reveglero inferius, formato dalle comunità di Agrone con Frugone e forse anche con Polsè, di Strada, di Creto con Cusone, Levi, Bersene, Formino, Prezzo, Prasandone e Cologna, di Por con Saviè, di Praso con Sevror e Merlino e di Daone7. Nella Pieve di Condino, almeno nella parte ora trentina, erano le comunità di Castello, di Cimego, di Condino, unione di varie ville, con Brione, di Storo, di Bondone e di Lodrone, cui appartenevano fors’anche Villo e altre terricciole del Pian di Oneda. Darzo probabilmente a quel tempo non esisteva8. [p. 3 modifica] I castelli di cui è provata allora l’esistenza sono: nella Pieve di Bono, Castel Romano9 presso Por e Castel Merlino10 ora, come l’omonima villa, distrutto; nella Pieve di Condino, il castello di Caramala11, presso Condino, pure distrutto, e quello di Lodrone12, ora detto volgarmente di S. Barbara. Il documento (II) del 1086 ricorda un castrum de summo lacu, che non possiamo precisare se fosse questo di Lodrone quello detto di S. Giovanni ancora esistente sopra una rupe che guarda il lago, o qualche altro, ora scomparso.

Il numero degli abitanti delle due Pievi non apparisce dalle carte; certo era assai minore dell’odierno; ma si potrebbe approssimativamente calcolare dai fuochi d’estimo, (che, se non dopo, almeno in origine dovevano corrispondere alle famiglie), e dalle persone che prendevano parte alle publicae viciniae, dove rappresentavano almeno due terzi degli individui che avevano il diritto di intervenirvi. Noi ci accontentiamo di portare alcune cifre. Nel 1335, sotto il vescovo Enrico III, la Pieve di Bono faceva fuochi 250, quella di Condino 15013; da un registro, che probabilmente appartiene pure ai tempi di cui trattiamo, apparisce che i fuochi della Pieve di Bono erano solo 200, quelli di Condino 131 1/314. Un [p. 4 modifica]altro documento registra per Condino fuochi 124 1/4. Ma queste differenze non indicano naturalmente il variare del numero degli abitanti, ma piuttosto il variare delle imposizioni, ragguagliate a un tanto per fuoco, mentre altre volte l’imposta fissa si scompartiva proporzionalmente a seconda del numero dei fuochi15.

Ed ecco altri numeri relativi agli uomini delle vicinie. Alla pubblica adunanza del Concilio di Torra, senza Lardaro, erano presenti nel 1265 (doc. XIV) più di 100 persone, nel 1272 (doc. XVI) circa 80. Più di quaranta assistevano alle sessioni della comunità di Storo, più di 50 a Condino, circa 30 a Castello.

La raccolta di carte che pubblichiamo, non conta documenti di grandissima e generale importanza per la storia del Trentino, ma serve tuttavia nel suo complesso a trasportarci, per così dire, nella vita interna della Valle del Chiese in quel tempo, e ci presenta un quadro preciso e lumeggiato delle condizioni di quella società nei primordi del comune rurale; un quadro che, salvo varie differenze più formali che sostanziali, si assomiglia a quelli di tante altre regioni simili per conformazione di suolo e per costumi; così che, coordinando i vari sistemi di istituzioni fra di loro, e tenendo conto dei caratteri principali, si può giovare, oltre che alla storia propriamente detta, anche alla etnografia; giacché quelle istituzioni, spogliate di quel poco che il tempo vi portò di nuovo, hanno tale un aspetto da ritenerle come una continuazione non interrotta dei primitivi costumi.

D’altra parte non occorre che si dica che anche per la storia del Trentino queste carte possono essere di aiuto, sia per fissare qualche fatto, a mala pena accennato dagli scrittori, sia per portare la luce su qualche punto rimasto oscuro, sia, in una parola, per tutti quegli aspetti che sempre si presentano in un complesso di documenti.

[p. 5 modifica]Con la scorta dei quali, noi cercheremo di ricostruire, non veramente la storia degli avvenimenti ai quali andarono soggette le due Pievi, ma piuttosto le loro condizioni, il loro stato sociale, quale ci traspare dalle carte, per alcuni punti pur troppo deficienti, che abbiamo raccolto.

Uno sguardo anche superficiale ai nostri documenti ci mostra che le relazioni tra le due Pievi e l’autorità sovrana, rappresentata dai Vescovi Principi di Trento, non erano troppo strette e continue. Né può far meraviglia, che il Principato ebbe in que’ tempi vita agitatissima per le lotte tra i Vescovi, i Conti del Tirolo e, specialmente ne’ primi anni, gli Imperatori, che già nominavano speciali vicari pel Trentino e intervenivano troppo frequentemente nelle questioni tra i feudatari e il popolo, a scapito grandissimo dell’autorità vescovile. I Vescovi, come i Conti del Tirolo, avevano per le Giudicane dei capitani o vicari, che risiedevano o a Trento, o a Stenico, e talvolta investivano della giurisdizione di quelle Valli i principali feudatari, come i signori d’Arco. L’unico legame continuo che indicasse la diretta sudditanza, delle due Pievi specialmente, dal Vescovo erano le imposte, che avevano però uno spiccato carattere feudale, consistendo in gran parte in prestazioni in natura, o - venendo esatte in danaro - specialmente se si trattava di collette straordinarie, a un tanto per fuoco16.

[p. 6 modifica]In generale si può ritenere che le Giudicarie, e più che il resto forse la Valle del Chiese, tenessero di fronte alla autorità sovrana una attitudine quasi sempre passiva, accettando con la stessa indifferenza gli ufficiali del Vescovo e quelli del Conte del Tirolo, o rivolgendosi ai vicari imperiali quando questi tenevano il campo. Nè che altrimenti agissero si poteva aspettarsi da quei montanari, pei quali il vero interesse doveva consistere nella conservazione dei loro possessi e nella integrità dei loro diritti. Solo per questo dovevano essi muoversi a resistere al potere centrale, e fu questa molto probabilmente la ragione per la quale, unica volta forse in tutto il periodo di cui trattiamo17, verso il 1334 si sollevarono contro il Vescovo, ruppero le vie e i ponti, assaltarono i castelli, negarono per un anno il pagamento delle imposte, finchè, sopraffatti, furono condannati dal vicario Morlino di Caldaro18 [p. 7 modifica]ad una multa di dodici mila lire veronesi, dalla quale, la Pieve di Bono, almeno fu assolta dal Vescovo Enrico III, il 26 aprile 1335 (doc. LXIV)19.

D’altra parte più che timore dei governi, la cui lontananza, messa specialmente di fronte alla povertà propria, era quasi di per sè stessa una garanzia, conveniva alle Comunità delle due Pievi di tutelarsi contro la feudalità, allora appunto più prepotente per l’affievolimento della potestà sovrana. Pur tuttavia pare che la feudalità non mettesse troppo profonde radici nella Valle del Chiese, o che, per dir meglio, anche sussistendo, non colpisse l’indipendenza dei Comuni.

Le Case che avevano feudi nelle nostre Pievi erano quella di Storo e quella di Lodrone, che vi risiedevano, e poi quelle di Stenico, di Campo e di Arco, con gli affini di quest’ultimi, i Mettifoco, originari di Breno in Val Camonica. Ricordiamo, quanto alle prime, un’investitura concessa nel 1202 dal Capitolo di Trento ad Alberto di Bozzone di Stenico, rinnovata poi nel 1214 a Pellegrino figlio di lui, di vari beni, fra i quali anche [p. 8 modifica]di una decima nella Pieve di Condino, che doveva essere molto esigua se non se ne ricavavano che sex staria castanearum20. E, forse appunto per questo, non si hanno altre notizie dei possessi dei Signori di Stenico nelle due Pievi.

Di assai maggiore importanza erano i possessi dei Signori di Campo, cui appartenevano il Castello di Merlino e molti altri beni e diritti nella Pieve di Bono. Altrove abbiamo più particolarmente trattato dei feudi dei Da Campo nella Vallo del Chiese21; qui ci accontenteremo di ricordare che nel 1272 (doc. XVI), volendo gli uomini di Roncone e di Lardaro interdire a quelli di Bondo e di Breguzzo di lavorare nel territorio di Pradibondo, interposero l’autorità del Vescovo e quella suorum dominorum de Campo; che nel 1322 (doc. LIV) nello stesso Concilio di Roncone si fece l’inventario di una lunga serie di terre che pagavano le decime ai Nobili di Campo, e che finalmente ci è rimasta memoria di un altro inventario generale, fatto nel 1336, di tutti i beni di Graziadeo di Campo nella Pieve di Bono22. Gli atti poi del 1344 e 1350 (doc. LXXIV e LXXVIII) non sono che i primi di una raccolta di documenti, appartenenti all’Archivio comunale di Daone, che contengono le investiture concesse dai Da Campo a famiglie di Daone delle loro possessioni in Daone, Bersene e Formino23.

Non parleremo dei possessi dei Signori d’Arco, di quelli di Storo, presto scomparsi, e di quelli di Lodrone, giacche sarebbe rifare la storia degli avvenimenti successi nella Valle del Chiese in que’ secoli; d’altra parte avremo occasione di trattarne fra breve, e per ora non ricordiamo che una carta del 1268 (doc. XV) per la quale il Comune di Lardaro riscatta da Enrico Soga d’Arco un affitto cui esso era tenuto pel possesso d’una montagna.

E, giacchè siamo a trattare dei feudatari delle due Pievi, conviene che si faccia parola anche d’un illustre Convento24, [p. 9 modifica]quello di S. Giulia in Brescia, il quale aveva certamente dei diritti nella Pieve di Condino. Si cita una investitura di Desiderio, l’ultimo re longobardo, della quale ora non ci resta che la memoria; ma le nostre carte ci presentano una investitura fatta nel 1197 (doc. V) dalla abbadessa di quel Monastero al Comune di Condino del monte Sirol; e carte di epoca assai posteriore ci accertano delle proprietà che teneva il convento nella Valle Lorina, su quel di Storo25.

Quanto alla condizione delle persone, pare che, oltre ai Nobili che abbiamo citati di sopra, esistessero nelle Pievi anche delle Aamiglie, che benchè non potessero competere con quelli, avevano tuttavia possessi feudali. Il 21 giugno 1259 Ulrico di Beltramo di Cimego e suo figlio Martino cedettero per undici lire a Benvenuto, notaio di Condino, decimam de Condino et vassalilicum quod habuerant ab Episcopo Tridentino sive a domino Otolino de Tenno26; e pochi anni dopo, il 7 giugno 1262, lo stesso ser Benvenuto Calcagnino investì Giovanni di Oliviero

[p. 10 modifica]e suo fratello Ribaldo di Condino di una decima che il fu Aidrico aveva venduto ad Oliviero e a’ suoi eredi27. Potenti uomini di condizione superiore alla ordinaria dovettero essere Bartolomeo di Acerbo d’Anglone e Ugolino, chierico di Bono, che nel 1278 (doc. XVIII) presero diretta parte, intervenendo a nome de’ loro fratelli ed amici, all’accordo fatto tra i signori di Arco, di Lodrone e di Campo e le Pievi di Bono e di Condino; Paolino figlio di Bartolomeo godeva di molte decime nel territorio di Roncone, come ne godevano, oltre ai Signori di Campo, di cui abbiamo già detto, Giovannino di Girardino d’Anglone e Giovannino e Bartolomeo di ser Paolo di Fontanedo (doc. LIV e LV). A Condino la famiglia Balbi tenne per vario tempo dal Vescovo di Trento certe deciuie di Bondone, che poi cedette nel 1312 (doc. XLVII-L)28. A Daone, dove, per quanto si può giudicare dai nostri documenti, furono uomini ricchi ed autorevoli assai, dovettero pure godere d’un certo potere anche quelle famiglie che venivano investite dei loro feudi dai Signori di Campo senza interruzione, trasmettendosi di padre in figlio i possessi. Conviene però notare che questi individui non si possono tuttavia identificare con quella classe di nobili rurali, ohe più tardi ottennero dai vescovi o dagli altri principi dei privilegi, pei quali, essendo esentati dal pagare le imposte con le altre persone della Comunità, erano pure esclusi dal goderne i vantaggi, così che dovettero, spesso dopo molte liti, rinunciare ai loro diritti e rientrare nella legge comune; nelle due Pievi questo genere di nobiltà non comparve, comparve in ogni caso assai tardi; e le famiglie di cui abbiamo ora parlato, presero anzi viva e continua parte agli affari comunali, nè godettero di fronte ai loro compaesani [p. 11 modifica]di alcun vantaggio, se non forse quello che poteva venire loro dalla autorevolezza e dalla agiatezza.

Abbiamo detto che la feudalità non offese nelle nostre Valli l’indipendenza dei Comuni; tuttavia non si esclude con questo che nelle stesse Comunità, composte in grandissima maggioranza di uomini liberi, non vi fossero dei vassalli dei signori feudali. Il potere di questi però non dovette valere che sotto l’aspetto giuridico e politico, restando ai vassalli stessi piena libertà di esercitare i loro diritti cittadini nell’amministrazione interna delle cose del Comune. Così, quando nel 1273 gli uomini di Condino elessero a loro procuratore Odorico Pancera d’Arco per trattare di certe differenze col Comune di Brescia (doc. XVII), che aveva portato le armi contro la Pieve di Condino, la deliberazione fu presa a unanimità nel consiglio del Comune, ma vi si astennero espressamente i vassalli dei Signori di Lodrone, sia perchè Odorico in quel tempo non era forse in troppo accordo coi Lodroni, sia anche, e più, perchè per le vertenze politiche di quei vassalli dovevano provvedere i loro signori. E nel 1279 (doc. XIX) lo stesso Odorico, benchè avesse conchiuso la pace con le Pievi di Condino e di Bono e da ambe le parti vi fosse stata remis sione dei danni e delle offese, sentenziò e condannò vari uomini di Storo che avevano maltrattato alcuni suoi vassalli di Condino e di Castello, lasciando ragionevolmente credere che quegli Storesi fossero pure suoi vassalli e quindi esclusi dalla convenzione fatta Una investitura feudale abbiamo poi nell’anno 1257 (doc. XII), nella quale Riprando d’Arco concesse dei vassalli di Storo a Silvestro di Lodrone.

Il vassallaggio però non dovette durare troppo a lungo nelle due Pievi, trasformandosi, specialmente nella Pieve di Bono e nella parte di quella di Condino che non fu poi soggetta alla Contea di Lodrone, in una specie di contratti d’affittanza, con qualche vestigio e qualche parvenza di vincolo feudale. Lo studio di questo ci condurrebbe fuori dei limiti che ci siamo prefissi, giacchè si dovrebbe trattare specialmente di epoche posteriori a quelle di cui ci occupiamo; diremo qui solo che delle liberazioni che certamente in quelle Valli, come altrove, avvennero in quel tempo, non ci rimase il ricordo che di una sola, del 28 febbraio 1334, con la quale Guglielmo di Castel [p. 12 modifica]Campo emancipò, secundum usum Civitatis Romane, per venti lire di piccoli, Comonzabeno e i suol figli di Formino29.

Per la storia delle famiglie nobili che ebbero relazione con lo due Pievi giovano alcune delle nostre carte, a cominciare dai due documenti del 1189 (III e IV), il primo de’ quali inedito, edito e già noto il secondo, dove compaiono i Signori di Storo, nel momento forse della loro maggiore potenza, quando si accordano pel possesso dei beni del defunto Calapino di Lodrone e quando no ottengono dal vescovo di Trento la solenne investitura. In quale condizione si trovasse allora la Casa di Lodrone, poco prima potente, la quale, come si dice espressamente nelle stesse carte, si era divisa con gli Storesi il castello e il feudo di Lodrone, e pochi anni dopo portò, nelle sue lotte coi Nobili d’Arco, le armi fino al lontano castello di Spine, non si può ricavare dei nostri documenti; così come rimane oscura la sorte toccata ai Nobili di Storo, d’un tratto privati d’ogni importanza e poi scomparsi dalla storia30.

Per gli altri atti della nostra raccolta, ai quali prendono parte i feudatari delle Giudicarie, si può subito fare una osservazione; sulle prime gli interessi dei Nobili stanno in diretta opposizione con quelli delle Comunità e in generale del popolo; poi a poco a poco questo partecipa alle lotte di quelli, non come soggetto nè come strumento nelle mani dei più potenti, ma da sè, con personalità propria, schierandosi con l’uno con l’altro partito. La qual cosa, non occorre che si noti, prova il progressivo consolidarsi delle istituzioni comunali; sulle prime è la lotta per sottrarsi alle usurpazioni o anche solo alla autorità dei feudatari, poi è la tutela dei diritti vecchi nuovamente acquistati. Nei secoli posteriori le Comunità non intervengono più direttamente nelle questioni fra i Nobili; ne subiscono talvolta i danni, ma non hanno più a temere, come prima avveniva, per la loro esistenza; mentre, per fare riscontro a questo, altre si sottomettono ai feudatari e si [p. 13 modifica]costituiscono così le Signorie. Nella Pieve di Condino avemmo a questo modo, in epoca però posteriore a quella di cui trattiamo, la Contea di Lodrone.

Il momento più alto delle lotte tra i feudatari e il popolo delle Giudicarie ci è presentato dal documento del 1239 (X), allo studio del quale conviene premettere alcune notizie, conservateci dal Gnesotti31, circa ai fatti che lo precedettero. Era naturale che per lo scadimento della autorità vescovile, i Nobili, irrequieti sempre e fra loro spesso in opposizione, aggravassero la mano sulle Comunità, non ancora sciolte interamente dai vincoli feudali, nò abbastanza forti per resistere alla pretese, spesso ingiuste, dei Signori. Le Giudicarie, cosi come le Valli di Non e di Sole, si sollevarono, finchè, essendo le due parti ricorse all’imperatore Federico II, che allora transitava per il Trentino, questi stabilì che terminassero lo questioni32, che i popolani restituissero ai Nobili i loro castelli, possessioni, affitti e rendite, e che questi alla lor volta non aggravassero o pignorassero i popolani. Le lotte però non dovettero ristare a lungo, e ce ne è prova la sentenza che noi pubblichiamo, fatta sui primi d’aprile del 1239, nella quale si parla espressamente della pace conchiusa dall’Imperatore e poi rotta dalle parti. Compaiono da un lato i rappresentanti dei Nobili delle Giudicano, Alberto d’Arco, Cognovuto di Campo e Nicolò Mettifoco, dall’altro Giovanni Benni, sindaco della Pieve di Condino; e le decisioni dei giudici imperiali Pier della Vigna e Teobaldo Francena, vicario nella Marca e nel Vescovato di Trento, corrispondono presso a poco a quelle della prima sentenza; i popolani paghino tutti i fitti e le ragioni ai Militi e prestino loro i dovuti servigi; i Militi non imprigionino i loro vassalli e dieno mano forte al Podestà di Trento per l’imperatore; i castelli nuovamente edificati e occupati nelle Valli di Non e di Sole e nelle Giudicarie si consegnino allo stesso Podestà al quale incomba pure di provvedere [p. 14 modifica]all’esecuzione di questi ordini e al mantenimento della pace; pena ai contravventori, se militi, la perdita dei loro diritti sui popolani; se popolani, la soggezione come servi ai militi33.

Dopo queste non sono a nostra cognizione altre lotte tra i Nobili e il Popolo, ma tra quelli le liti non cessarono così tosto, specialmente per l’antica rivalità delle due case di Lodrone e di Arco, che si contendevano, sopra tutto nelle due Pievi, i possessi. Odorico Pancera d’Arco, una delle più caratteristiche figure del Medioevo trentino, ebbe una parte importante nelle vicende della Valle del Chiese. Compare in tre dei nostri documenti; nel 1273 (doc. XVII) come procuratore di Condino di fronte al Comune di Brescia, esempio di un libero atto di una Comunità rispetto ad un Nobile, il che prova quanto si fosse già lontani dalle quistioni del 1239; nel 1279 (doc. XIX) pure a Condino, a giudicare di certi suoi vassalli storesi; e nel 1278 (doc. XVIII) in un importante atto, col quale si stabilisce un accordo e una tregua tra lui, i signori di Campo e la Pieve di Bono da una parte e Niccolò di Lodrone co’ suoi alleati dall’altra. Qui non è più parola di servizi e di diritti feudali, ma i Comuni e i popolani intervengono nell’atto a fianco dei feudatari, coi quali, parte cogli uni, parte cogli altri, avevano combattuto. È bensì vero che i patti della tregua riflettono solo i Nobili, mentre agli altri non era concessa che la cessazione delle ostilità e la remissione vicendevole delle offese34; ma quello che, senza essere scritto, traspariva da quell’atto e si avvalorava sempre più per una serie di circostanze, era la convalidazione e il riconoscimento della libertà dei Comuni, i quali intanto venivano svincolandosi dai legami di ogni genere che li tenevano stretti ai Nobili. Cosi il comune di Lardaro si riscatta nel 1268 (doc. XV) da un affitto che doveva pagare ai Signori d’Arco pel possesso d’un monte; così i Bondonesi (doc, XLVII-L) nel 1312 assumono le decime del loro paese che erano prima tenute dai Balbi di Condino35. E non è privo d’una certa [p. 15 modifica]importanza sotto questo aspetto anche un documento del 1304 (doc. XXXVIII), che contiene una elezione dì arbitri per decidere d’una lite di possessi tra il Comune di Storo da una parte e quello di Lodrone col Nobile Pietrozoto di Lodrone dall’altra, dove questi compare come comproprietario di quei beni comunali, senza però alcuna apparenza di superiorità.

Ma più che alla storia delle famiglie nobili giudicariesi o allo studio delle condizioni personali nel Trentino, possono le nostre carte, per la natura loro, portare un importante contributo alla conoscenza delle istituzioni comunali. E appunto per ciò, se fin qui accennammo ai Comuni per le relazioni esterne che essi ebbero, dobbiamo ora entrare nella loro vita interna, ricercarne il formarsi e lo svilupparsi, considerare su quali fondamenti si basava la loro esistenza.

[p. 16 modifica]Bensì ci conviene tosto osservare che la maggior parte dei nostri documenti appartiene a un’epoca, nella quale la società comunale era già formata, per cui se ci è possibile di riscontrare ancora alcuna delle caratteristiche di quel movimento, non possiamo certamente sorprendere il passaggio dalle vecchie alle nuove istituzioni, sul quale non ci è concesso che di lare delle ipotesi, deducendole all’indole stessa delle condizioni storiche e topografiche di quelle popolazioni.

Non è certamente questo il luogo di esporre le molte e svariate teorie che furono emesse e, con maggiore o minore fortuna, sostenute sulla origine dei Comuni italiani; d’altra parte dobbiamo notare che con criteri assai differenti si deve studiare quel fatto nelle città, formate di tanti e così diversi elementi, e nelle campagne e specialmente nelle montagne, dove l’unica occupazione, come l’unico mezzo di sostentamento, era la pastorizia, accompagnata poi in assai minor grado dalla agricoltura. La popolazione delle montagne non si può radunare in un gran centro; conviene che si distribuisca su un territorio ampio, perchè l’uso dei pascoli si renda agevole e per fruire maggiormente dei pochi terreni coltivati. Si può ritenere quindi che anticamente anche nelle due Pievi la gente fosse sparpagliata nella Valle e formasse dei piccoli gruppi di casolari, abitati da una o più famiglie dello stesso ceppo. Ce ne sono prova le numerose ville di cui erano costituiti i Comuni, i nomi delle quali ora, specialmente in alcuni paesi, appena si ricordano. Ma la comunanza d’interessi e l’usufruire degli stessi territori dovette produrre i primi germi di una associazione, alla quale riusci certamente di fortissima spinta in seguito l’organizzazione religiosa. La Pieve, per la quale in dati giorni si raccoglievano presso la stessa chiesa le popolazioni delle ville circonvicine, è una delle prime forme di un aggregamento che fa sentire vicino il Comune; anzi si può dire senza tenia di errare che la prima circoscrizione comunale nelle nostre montagne è rappresentata dalla Pieve.

Già nei cenni topografici che abbiamo premessi a questa introduzione, abbiamo rilevato come si distribuissero le Comunità; qui ricorderemo in generale che coli’ aumentare degli abitanti, le Pievi si smembrarono; alcuni gruppi di ville fecero parte da sé, prendendo la denominazione di concilium, di universitas, di comunitas e dando a questa il nome della principale [p. 17 modifica]delle ville (es. Roncone) o un nome speciale (es. Torra); come più tardi, alcune ville si staccavano dalle altre e formavano un nuovo comune (Lardaro). La Pieve va così a perdere di importanza, sia dal lato religioso, per l’istituirsi di nuove chiese nei villaggi più lontani, sia dal lato politico e amministrativo. Sotto questo aspetto però, non tanto quanto si potrebbe credere: giacchè nei rapporti colla autorità sovrana assai raramente appaiono i Comuni; le imposte si fissavano per le Pievi, lasciando poi agli ufficiali di queste di farne la distribuzione per le ville, e negli Statuti Giudicariesi del 1290 (doc. XXXIII) in mezzo a una grande confusione nelle denominazioni topografiche, si capisce che le Comunità non erano quasi affatto considerate, che tra lo Pieve e la Villa non era alcun istituto intermedio, e che infine tutte le attribuzioni del Comune si ascrivevano alla Pieve. Infatti vi si parla della Comunitas Plebis, designazione che si trova del resto altre volte, fra le quali noteremo quella che ci è data da una carta del 1221 (doc. Vili), dove è ricordato un Maiavacca di Paone, sindico Comunis Boni a Riveglero in zusum; l’altra del 1239 (doc. X) nella quale compare Giovanni Benni, procuratore Comunitatis Plebis de Condino; l’altra del 1278 (doc. XVIIl) che accenna a Benvenuto Conte, di Paone, rappresentante Comunitatis de Bono, e finalmente il documento, già citato, del 1335 (LXIV) nel quale si parla di Albertino Setillo, che tratta presso il Vescovo a nome degli uomini Comunitatis et Universitatis tolius Plebatus Boni. In generale nelle relazioni esterne la Pieve si sostituisce ai Comuni, anche in tempi assai più recenti di quelli di cui trattiamo, anche quando non sussistevano più le cause che potevano tenere unite le Comunità di una Pieve, cioè i possessi territoriali indivisi. Avremo occasione di occuparci di questi fra breve; ora osserveremo solo che per i vari interessi comuni a tutta la Pieve, continuavano ancora le assemblee generali delle Parrocchie, delle quali qualche esempio ci è rimasto anche nelle nostre carte; e continuava la carica del sindaco generale della Pieve, che aveva una autorità attribuitagli forse più dal potere sovrano che dal popolo. Egli era qualche cosa di intermedio tra il Vicario vescovile e il popolo, decideva di certe piccole questioni di possessi e di diritti fra i vicini, ratificava le convenzioni che intervenivano fra le Comunità, interponeva la sua autorità agli atti che interessavano [p. 18 modifica]tutta la Pieve e rappresentava infine questa nello vertenze col Vescovo e con le altre Pievi. Un accordo fissato tra Agrone e Lardaro nel 1295 (doc. XXXV) fu confermato dal Sindaco generale della Pieve; e una determinazione dei terreni comuni, fatta nel 1305 (doc. XL) fu pure l’anno seguente ratificata dallo stesso e dai consoli della Pieve. Riguardo a questi poi è importante di notare, che essi erano noi medesimo tempo i consoli delle singole Comunità in cui la Pieve era divisa, cosi che si potrebbe agevolmente ritenere, sebbene questo esempio non sia suffragato da altri simili, che al Sindaco generale fosse unito un consiglio, composto dai consoli dei Comuni, al quale spettasse la trattazione di alcuni affari, restando però quelli di maggiore entità di competenza dell’assemblee di tutti i parrocchiani36. E questo è tanto più ammissibile, in quanto che una simile organizzazione corrisponderebbe esattamente, come vedremo in seguito, a quella delle Comunità, dove l’amministrazione era divisa fra i consoli, i consiglieri e la vicinia. Aggiungeremo in fine che i già ricordati Statuti del 1290, pure lasciando ai Comuni libertà di azione, proibirono sia le adunanze delle singole Pievi, sia quelle di più Pievi insieme, senza la licenza del Vicario o del Capitano; la qual cosa ci prova di nuovo che le Pievi figuravano come circoscrizioni politiche, mentre le Comunità non avevano che un carattere economico.

E che infatti la costituzione dei Comuni di montagna non sia che la conseguenza delle condizioni economiche della regione, ci pare si renda evidente a chiunque. Tutti gli storici dei Comuni italiani, chi più chi meno, accennarono all’esistenza di certi territori intorno alle città, goduti da tutti i cittadini insieme; taluno poi volle in questo fatto trovare la prima e più notevole causa delle associazioni di uomini, tanto da sostenere che la nuova istituzione prendesse appunto il nome da quelle terre, dette, per la indole loro, comunia. La quale opinione, se non è forse i:iteramente accettabile per i Comuni cittadini, effetto [p. 19 modifica]del cozzo di elementi sociali svariatissimi, può ben valere per i Comuni di montagna, i quali, sorti per cagioni più semplici, accompagnarono, se forse piuttosto non precedettero assolutamente, lo sviluppo di quelli.

I boschi ed i pascoli erano già da antichissimi tempi comuni a tutti gli uomini di una regione; quella poca parte che faticosamente si era posta a coltivazione costituiva forse l’unico territorio diviso di proprietà privata, ma era di così piccola entità di fronte alla ricchezza delle selve e dei prati, che non era rappresentato forse se non dallo spazio che circondava lo abitazioni. Più tardi naturalmente le terre coltivate aumentarono a scapito delle altre, ma noi vedremo che anche su parte di queste il Comune esercitava il suo dominio diretto. Questo fatto doveva di necessità condurre ad un ordinamento, ancora prima che si costituisse la Pieve, la quale del resto è la più antica forma di circoscrizione che ancora appaia dai nostri documenti. Dalla Pieve al Comune, lo abbiamo già veduto, il passaggio è semplicissimo e dipende più che altro da ragioni statistiche e topografiche37. E se prima i terreni erano [p. 20 modifica]posseduti insieme dagli abitanti del plebato, convenne poi dividerli tra le nuove corporazioni sorte da quello, avendo riguardo, come è naturale a quel certo diritto di preferenza che sulle montagne limitrofe si erano, con l’uso, acquistate le ville. Però mentre la maggior parte dei beni passavano nel dominio delle Comunità, taluni, forse per la loro particolare posizione, continuavano a restare indivisi por tutti gli abitanti della Pieve. Chi consideri quanto fosse irregolare e mutabile la unione delle ville in quei primi tempi (e le carte nostre ce ne danno numerosi esempi) comprenderà subito che questo aggregarsi e disgregarsi continuo e l’impossibilità qualche volta di fare delle partizioni esatte conduceva alle più strane decisioni e a patti impossibili; si concedeva, per esempio, il diritto di usufruire degli stessi pascoli a due o più paesi insieme, o in certi mesi ad uno e in certi ad un altro, o, per non far torto ad alcuno, le terre passavano in dati periodi da uno ad un altro Comune. La confusione che ne seguiva era grande e maggiore ancora il pericolo di liti, che infatti succedevano frequentissime e talvolta portavano a deplorevoli animosità tra paese e paese. Cosi un documento (VI) dei primi anni del 1200, che pubblichiamo intero per l’originalità e l’antichità sua38, [p. 21 modifica]accenna ad una dimostrazione armata tra alcune ville della Pieve di Bono per questioni di possessi. Di solito però, per evitare le soverchie spese, le cause si risolvevano por arbitrati; ma era altrettanto facile che poi le questioni risorgessero sotto altra forma. Tra le tante cause di simil genere è notevole una del 1289 tra Condino e Castello, nella quale compaiono più di centoventi testimoni delle duo parti (doc. XXIII-XXIX). È degno pure di osservazione il fatto che già nel secolo decimoterzo i Comuni vendevano terre ad altri Comuni; ma questo doveva succedere assai di rado, e le nostre carte ce ne danno due soli esempi del 1258 (doc. XIII), e del 1321 (doc. LIII).

I territori dì un Concilio erano o comunia o divisa; e questa denominazione comprendeva non solo le proprietà private, ma anche, e così la parola si spiega meglio, quelle terre comunali che venivano spartite fra i vicini, giacchè, come le nostre carte ci provano, anche nella Valle del Chiese continuavano i sistemi germanici di divisione delle terre, ricordatici da Tacito39, sebbene non più precisamente come allora e nella proporzione che là si usava. Non sappiamo con quali criteri sì facessero le partizioni, e se qui, come altrove succedeva, si sorteggiassero le terre; notiamo tuttavia che, specie nel vecchio documento, già citato, dei primi del 1200, si trovano le espressioni pars vel sors montis, partire et sortire montem, le quali parrebbero accennare appunto a quell’uso; tuttavia il non averne altro accenno in tutte le altre carte ci fa piuttosto supporre che quel sistema, anticamente usato, sia stato abbandonato e non abbia lasciato che il nome alle divisioni dei terreni. Tuttavia, se non nelle piccole partizioni pei vicini, il sistema di sorteggiare le montagne e di scambiarsene le varie parti d’anno in anno fra diversi possessori, fu adoperato pei beni delle Pievi; e la sentenza di Matteo de’ Gardelli, vicario vescovile, pronunciata in questo senso nel 1327 (doc. LXIII), potè essere sì un’accorta maniera di accordare fra di loro le Comunità della Pieve di Bono, ma risente troppo delle antiche consuetudini per non credere che esse pure [p. 22 modifica]abbiano esercitato una certa influenza nella mente del giudice. Un chiaro esempio di divisione di boschi e di pascoli presentano le nostre carte nel 1347 a Storo (doc. LXXVIl); quando nell’assemblea generale dei vicini si eleggono otto uomini per dividere inter homines et personas della villa di Storo comuniter et pro rata il Monte Alp e porre i termini fra le dette parti, con questo che, fatte le divisioni e assegnata ad ogni persona la sua porzione, essa possa tenerla per venticinque anni se si tratterà di terreno non boschivo e per quaranta se si tratterà di terreno boschivo, e debba poi di nuovo rilasciarla alla Comunità. Nello stesso tempo si proibisce di vendere la propria parte o il fieno che se ne ricavasse ai forestieri. Nei secondi Statuti di Condino (doc. LXXII) abbiamo vari accenni alla partizione dei territori comunali. Vi si stabilisce che si divida comune circa prata de montibus, con la condizione che i pascoli sieno comuni per un dato periodo di ogni anno; che nessuno possa vendere de’ suoi beni privati o di quelli che gli toccassero nella divisione de’ beni comunali a chi non pagasse le collette vescovili; che l’acquisitore debba assumersi gli obblighi che gravassero sulla parte da lui nuovamente avuta, sotto pena al contravventore di una multa da pagarsi agli ufficiali del Vescovo e della perdita della terra a favore della Comunità. Questo principio di non lasciare approfittare dei vantaggi che il Comune offriva a chi non sottostasse agli obblighi e ai pesi relativi era tanto e così profondamente radicato in quelle istituzioni, che la Comunità era tenuta a comperare dai vicini le terre che questi volessero vendere e delle quali non trovassero il compratore; così come uno speciale articolo proibiva che fossero chiamati a godere delle divisioni dei beni comunali quelli che non avessero pagato i consueti salari al vescovo e le dovute fazioni al Comune. Simili prescrizioni hanno gli Statuti di Daone del 1307 (doc. XLI), i quali ordinarono anzi che il Comune, qualora non volesse comperare i terreni che gli venissero offerti in vendita dai vicini, dovesse pagare a questi una somma corrispondente alla multa che essi avessero sborsato per aver contravvenuto alle leggi. Il Comune quindi si chiudeva agli estranei, giacché l’aumentare dei cittadini riusciva a danno dei vecchi abitanti. Noi non abbiamo nelle nostre carte la prova che i forestieri che avessero voluto entrare a far parte dei Comuni, dovessero, come accadeva in altri luoghi, pagare una [p. 23 modifica]grave tassa come compenso al difetto di origine, ma tutte le disposizioni e le consuetudini delle Comunità sono redatte in questo senso, e gli Statuti dei secoli posteriori hanno tutti dei severi capitoli a questo riguardo; quanto ai terreni poi era tale il timore che gente di fuori potesse un po’ alla volta occupare dei beni comunali, che talvolta i Comuni stessi si sobbarcavano a delle spese, pure di garantire l’integrità dei propri diritti sulle campagne circostanti. Sono di un certo interesse, per convalidare quanto si è detto, alcune carte di Roncone relative a Pradibondo, dalle quali apparisce che il Comune non solo esercitava il suo dominio sui boschi e sui pascoli, ma, in circostanze determinate e con quelle differenze che la cosa esigeva, anche sui terreni coltivati. Nel 1221 (doc. VII) il Concilio di Roncone comperò da vari uomini i possessi che essi avevano a Pradibondo, e subito, raccoltasi l’assemblea generale, si stabilirono alcune norme, cioè che non vi dovesse più essere in quel luogo alcuna proprietà privata, nè quindi si potesse in alcun modo alienare e che ognuno stesse contento di quello che ei in partem evenerit e lo lavorasse, o, non volendolo, la sua porzione ricadesse al Comune. Nel 1265 poi (doc. XIV) si confermarono gli statuti suddetti, rinnovando la proibizione di cedere il proprio terreno anche solo per farlo da altri lavorare; ed aggiungendo questi nuovi capitoli, abbastanza caratteristici; che morendo uno dei possessori senza eredi maschi, la sua parte tornasse al Comune; e che se qualcheduno non avesse coltivata la sua terra per cinque anni, la perdesse e fosse lecito a chiunque di occuparla e di lavorarla. Ma queste convenzioni, sebbene solennemente giurate da tutti i vicini, e sebbene si fosso stabilito un sindaco por regolare e amministrare tutti gli affari di Pradibondo, pare che non si mantenessero troppo scrupolosamente. Ci resta infatti una carta del 1272 (doc. XVI), dalla quale si ricava che si elesse allora un procuratore per ricuperare le terre di Pradibondo che erano state, contro gli ordinamenti, alienate daiRonconesi agli uomini di Bendo e di Breguzzo. Per questo il Sindaco e i Consoli del Concilio di Roncone, portatisi a Breguzzo, intimarono a quei vicini e quelli di Bendo di rilasciare quanto avevano acquistato; e dopo questo troviamo un atto, col quale Floreto di Bondo vende al sindaco suddetto un tratto del territorio di Pradibondo, che apparteneva prima, come è espressamente indicato, a uno di Roncone.

[p. 24 modifica]Queste porzioni di terreno non dovevano però essere concesse gratuitamente alle famiglie della Comunità; nei documenti infatti si fa parola di alienazioni; e, d’altra parte, è giusto ammettere che i possessori dei terreni (pure restando sempre legati verso il Comune da quegli ordinamenti che avevano parvenza di vincoli feudali), ne pagassero una rendita in denaro o in natura, o un premio fisso all’atto dell’acquisto, perchè coloro che non potessero ottenere di quelle terre, ne avessero almeno quel vantaggio che loro spettava come membri della Universitas. In appendice ai secondi statuti di Condino troviamo un elenco di divisioni di una località comunale, concesse a varie persone del paese, alle quali segue un altro breve elenco di desene facte in pratibus, che non paiono altro che nuove divisioni. Che cosa significhino poi queste desene non apparisce troppo chiaramente dai nostri documenti; sappiamo tuttavia che nelle limitrofe valli del Bresciano le decanie erano vere partizioni territoriali, i cui abitanti erano tenuti a corrispondere al loro signore, il Vescovo di Brescia, delle prestazioni in generi o in denaro. Le nostre desene potevano ben essere delle terre concesse in feudo dalle Comunità ad una o più, forse a dieci, famiglie, con l’obbligo di compiere quei lavori che venivano stabiliti dall’assemblea generale e che consistevano specialmente nella costruzione e nella conservazione delle vie e degli argini comunali40. Alla esecuzione di queste opere erano però chiamati tutti i vicini; ce ne sono prova i primi Statuti dì Condino che condannano a una multa chiunque non venisset ad laborerium comunis; ma pare che i vicini fossero divisi in decene, alle quali spettasse sopra tutto il compimento delle imprese ordinate; infatti i secondi Statuti, dopo di avere [p. 25 modifica]stabilito che si facessero varie nuove vie, decretano una pena pro quolibet qui non iret ad omnes vias infrascriptas et tunc reddat operam, et dicta pignora (levati ai mancanti) expendantur per gaslaldiones dexene incontinenti cum sociis suis qui interessent. Il gastaldione, che non corrisponde certo al suo omonimo longobardo o franco (sebbene la continuità di questo nome ci ricordi quelle istituzioni, che pure ebbero tanta influenza e lasciarono tanta parte di loro nelle costumanze dei nostri Comuni rurali) il gastaldione, dico, pare non sia altro che quello che si chiamò in altri luoghi decano, e che non era se non l’amministratore di un dato numero di fondi, un ufficiale dipendente dal gastaldo dell’antica centena. A questo modo ci pare facile di accordare fra di loro le decene dei prati con quelle dei lavori comunali, le decanie feudali con prestazioni reali al Vescovo di Brescia con le decene con prestazioni personali alla Comunità41.

A garantire l’integrità dei possessi comunali di fronte all’ aumentare dei divisi, servivano le designationes bonorum, fatte di solito dai più anziani dello Comunità, e ordinate talvolta dai vicari vescovili, nelle quali si distinguevano le vie pubbliche dalle private, si ponevano dei confini dove era contestazione tra la vicinia e i singoli proprietari, si determinavano precisamente i beni comunali, si regolavano le acque che scorrevano nel Comune e si stabilivano in fine le pene per coloro che avessero contravvenuto alle disposizioni prese e specialmente che avessero fatta, come dicono i documenti, aliquam presam in comune42.

[p. 26 modifica]I vicini, oltre che godere, nella maniera che sopra sì è detta, dello terre comunali, avevano pure diritto a tutti gli introiti che venivano alla Comunità, dall’afiltto delle montagne dei pascoli, dal taglio dei boschi, e, quando accadeva, dalla vendita dei terreni. Omnes utililates totius Comunis et Comunitatis Castelli dividantur sicut actenus sunt divise, dice una sentenza del 1340 (doc. LXVII). Del resto il sistema di amministrazione finanziaria delle Comunità ora molto semplice; non era solamente l’entrata che si spartiva fra le famiglie dei vicini, ma anche, per ragione di compensazione, l’uscita; nè a questa si suppliva con imposte stabili e fisse; le collette vescovili, come le fazioni comunali per le spese alle quali il Comune era soggetto, si suddividevano subito nei vari fuochi, e i consoli non avevano altro a fare che riscuotere le entrate e destinarne il provento al pagamento dei debiti. Queste consuetudini vigevano anche nelle Valli Bergamasche, le cui istituzioni hanno molti punti dì contatto con quello dei nostri Comuni, e ci vengono confermato poi dal succitato documento del 1340, che contiene un arbitrato su certe liti sorte a Castello per la esazione di una nuova imposta, nel quale ci si danno anche delle notizie sui criteri con cui sì procedeva alla partizione degli oneri plebanarì e comunali; la collecta sive condemnatio recentemente fissata, decidono gli arbitri, si divida come era stata stabilita, cioè medietas per extimum et alia medietas per focos, (in questo caso non si tratta più evidentemente di fuochi d’estimo, termine, come abbiamo veduto, astratto e convenzionale, ma di fuochi effettivi, di famiglie); quanto alle altre condanne che venissero imposte, se fossero comuni a tutta la Pieve si dividano col sistema solito a tenersi in questa, se invece speciali di Castello si esigano solo a ragione dell’estimo e non dei fuochi43.

[p. 27 modifica]Da tutto questo appare chiaramente che tra i vicini di una Comunità stavano tanti interessi e tanti legami da [p. 28 modifica]formarne qualche cosa più che una associazione puramente amministrativa, quale potrebbe riscontrarsi nei Comuni in epoche posteriori; il carattere dominante delle Universitates è qnello di grandi famiglie, dove ognuno è responsabile per la sua parte delle azioni e dei demeriti dei singoli individui, criterio questo che ebbe una grandissima e varia esplicazione nel medioevo e che si sviluppò assai anche nelle nostre istituzioni comunali. Quindi anche nel governo della cosa pubblica non oligarchie nè poliarchie, ma uguali diritti e uguali doveri di tutti i cittadini. Gli affari di qualche importanza, quelli specialmente che si riferivano ai possessi comunali, erano trattati dall’assemblea generale alla quale intervenivano tutti gli uomini della Comunità atti al lavoro. Occorreva, per dar valore ad una decisione, la presenza di due terzi almeno degli aventi diritto al voto. Alla testa del potere esecutivo erano i consoli44, ai quali, perchè ne potessero richiedere il consenso e il parere per tutte quelle faccende che avessero un po’ ecceduto le loro più ordinarie e semplici attribuzioni, era aggiunto il consilium Comunis, un corpo di otto o dieci o dodici o anche più consiglieri giurati, detti nelle nostre carte consiliarii o, più spesso, boni homines, boni viri, antiani, antiquiores o jurati.

È, come è noto, questa dei consoli e dei primordi della loro esistenza una delle più importanti e discusse questioni che si rannodino a quella dell’origine dei Comuni. E le nostre carte, se nel loro complesso appartengono a un’epoca nella quale i consoli erano già ovunque generalmente stabiliti e tenevano il [p. 29 modifica]loro ufficio, essendo per la maggior parte del secolo XIII e della prima metà del XIV, comprendono però un documento (II) del 1086, nel quale compaiono i consoli delle Comunità nel pieno esercizio delle loro funzioni, un documento, che, già pubblicato per due volte, lasciò dubitare della sua autenticità, più che per altro forse per essere di pochi anni anteriore al celebre documento di Biandrate, che era ritenuto come il più antico nel quale si facesse parola dei consoli comunali. Ma il nostro documento, oltre che non essere dopo tutto il più vecchio che ricordi i consoli (citiamo, per esempio, la carta di Asola del 1057, sulla quale è strano che non si fissasse, più che sulla nostra, l’attenzione di chi pure le pubblicò ambedue) non ha poi in se stesso quei caratteri di falsità che debbono farcelo assolutamente rigettare; e i consoli, se nel 1093 compaiono a Biandrate, non è punto inammissibile che esistessero sette anni prima a Lodrone e nelle ville circonvicine45.

[p. 30 modifica] E in quanto questa data può avere relazione con la origine dei Comuni nel Trentino, diremo che questa è forse assai più antica [p. 31 modifica]di quanto generalmente non si creda, sebbene in alcune valli la costituzione delle associazioni di liberi proprietari abbia [p. 32 modifica]potuto essere ritardata dai vincoli feudali o dalla stretta dipendenza dall’autorità sovrana; e più antica ci apparirà certamente quando, guardando più alla sostanza che al nome, si voglia tenere il debito conto delle prime circoscrizioni con organizzazione comunale, rappresentate dallo Pievi46. Ma non è questo il luogo dove opportunamente si possa trattare di tale argomento, e converrà invece che, attenendoci alle notizie che si ricavano dalle nostre carte, si espongano le attribuzioni e gli uffici dei consoli delle Comunità, quali ci appariscono essere stati nel dugento e nel trecento, cioè nel pieno consolidamento delle istituzioni comunali nelle valli Giudicariesi.

Ogni Comune aveva un dato numero di consoli, che sullo prime pare sia stato di uno per ogni villa che componeva il Concilio, e poi si fissasse in due o tre; così due ne troviamo a Daone, a Castello e a Storo, tre a Roncone, a Lardare, a Praso, a Condino (due di Condino e uno di Brione). Ognuno che fosse appartenuto al Comune e che avesse con quello pagato le imposte, poteva essere eletto a quell’ufficio e vi restava per un anno, dopo il quale, secondo gli Statuti del 1290, non se ne poteva rinnovare, per un dato numero d’anni, l’elezione. Chi avesse rifiutato di accettare l’ufficio, doveva, secondo gli Statuti di Daone, pagare una grossa multa e tuttavia assumere la carica. In generale poteano i consoli fare tutto quello che loro fosse sembrato utile per l’amministrazione dei beni comunali, come si esprimono i primi Statuti di Condino; ma questa autorità era tutt’altro che illimitata, tanto che, per tutti gli affari che impegnavano il Comune con altri enti esterni, si eleggeva un procuratore o sindaco speciale, di fronte al quale i consoli non avevano altra attribuzione che quella di rappresentare gli altri vicini, di riceverne con questi e a loro nome il giuramento, di sindacarne l’operato, di assisterlo talvolta nelle sue operazioni, di approvare in fine le sentenze [p. 33 modifica]pronunciate dagli arbitri nelle questioni che insorgevano tra villaggio e villaggio. Maggiore e meglio definito era il loro potere nel governo interno della cosa pubblica. Spettava ai consoli di fare eseguire e rispettare le norme stabilite dall’assemblea comunale, di curare il mantenimento e la costruzione delle vie, dei ponti, degli argini, di tutti quei lavori insomma che venivano determinati dai vicini; dovevano provvedere alla igiene pubblica: e, quanto ai terreni, fissare ogni anno i gazi comunali, stimare con l’aiuto dei consiglieri le terre che venissero offerte in vendita alla Comunità, e, almeno a Daone, giudicare di tutte le liti che potessero sorgere per ragioni di possessi fondiari. Avevano ai loro ordini i campari e i saltari, che custodivano le campagne e levavano i pegni ai trasgressori delle regole comunali; un notaio per tenere i registri della Comunità e il precone o nunzio. Altro importante ufficio dei consoli era quello dello scomparto e della riscossione delle collette, delle quali dovevano rendere conto otto giorni dopo l’esazione: e allo stesso modo pervenivano alle loro mani tutte le multe che fossero state imposte al contravventori degli statuti, delle quali dovevano rendere ragione due volte l’anno, cioè a S. Giovanni e a Natale. A Daone poi i vicini, cum nimis stent a foro longe, concessero nel 1304 ai loro consoli l’autorità di giudicare di tutte le cause civili per un valore che non superasse i venti soldi veronesi. Perchè poi potessero esercitare il loro ufficio con maggiore dignità e indipendenza, già nel succitati Statuti del 1290 si stabilirono varie pene contro coloro che non avessero fatto ambasciate per loro ordine, che li avessero ingiuriati e che si fossero in fine opposti al pagamento delle imposte o delle multe. Gli Statuti di Daone ordinarono che quando qualche vicino non avesse voluto pagare il pegno e avesse obbligato i consoli ad andare a prenderselo personalmente, questo si raddoppiasse, mentre per l’opposizione al saltaro la multa non aumentava che d’un terzo. Erano pure puniti coloro che si fossero rifiutati di giurare i precetti dei consoli e di andare, per loro incarico, a fare qualche oppignoramento. Disposizioni simili si riscontrano nei vecchi Statuti di Condino, secondo i quali chi, dopo di avere negato il pegno ai guardiani e dopo che questo fosse stato raddoppiato, non avesse ancora soddisfatto al suo debito, poteva essere posto dai consoli al bando del Comune. L’ufficio consolare non era tuttavia gratuito; gli [p. 34 modifica]Statuti del 1290 dicono espressamente che il console abbia illud salarium quod deputalum est ei et constitutum per Comunitates; e noi possiamo ricavare dalle altre carte che a Storo ognuno era tenuto di dar loro un planelo per ogni lira d’estimo, e che a Condino ritenevano tutte le multe inferiori ad una data somma e percepivano inoltre un terzo delle multe dei forestieri, spettando gli altri due terzi al Comune e agli accusatori. Dovevano avere poi qualche altra entrata straordinaria, ed è, nella sua ingenua semplicità, interessante la deposizione di un testimonio condinese del 1289, il quale, dopo di avere detto che quelli di Castello si portavano a Condino per ottenere dai consoli licenza di usufruire di certe montagne, aggiunge: remunerabant etiam me quod eram sindicus et allios ut daremus eis verbum pubblicandi in dictis montibus.

La più alta espressione della vita comunale è rappresentata dagli Statuti. E naturale che quelle associazioni di uomini seguissero nella amministrazione delle cose loro delle norme fisse; ma queste tuttavia rimasero per lungo tempo nella tradizione orale, passando di generazione in generazione, senza che un atto pubblico le ratificasse e le confermasse, senza in una parola che la consuetudine diventasse legge scritta. Questo fatto successe assai tardi, specialmente nelle Comunità rurali del Trentino; così che, mentre nel territorio di Bergamo si possono trovare già alla metà del secolo XIII degli statuti notevoli per l’abbondanza dei capitoli e per la varietà delle cose cui si riferiscono, nel Trentino non abbiamo, per quanto ci è noto, degli Statuti rurali che sieno anteriori al secolo XIV. Anche nelle nostre carte non troviamo raccolte di ordinamenti comunali nel dugento; tuttavia meritano una speciale considerazione sotto questo aspetto gli atti, che abbiamo già ricordati, relativi a Pradibondo, quelli sopra tutto del 1165, nei quali ci appaiono i vicini congregati in generale adunanza che stabiliscono delle norme comuni per l’amministrazione e il possesso di quelle loro terre. Cosi risentono già dello statutario le designazioni dei beni comuni, alle quali si aggiunsero talvolta delle deliberazioni relative ai terreni; le convenzioni che intervenivano tra le Comunità per le vie e i pascoli da usarsi dai vicini di più ville, e infine le determinazioni dei confini e dei lavori da eseguirsi dagli uomini di vari Comuni, alcune delle quali contengono [p. 35 modifica]delle norme che hanno per il governo comunale grandissima importanza.

Ma per la prima metà del secolo XIV i nostri documenti ci presentano già tre corpi di Statuti comunali, che sono quindi fra i più antichi del Trentino; cioè quelli di Daone del 1307 (doc. XLI), i vecchi Statuti di Condino e di Brione del 1324 (doc. LVII) e quelli nuovi dello stesso paese, che furono compilati tra il 1340 e il 1343 (doc, LXXII). Sono questi gli unici che si sieno rinvenuti delle due Pievi in queir epoca, ma crediamo che allora altre Comunità non ne abbiano avuti. E ci raffermano in questa opinione due fatti; il primo è quello di trovare nelle nostre carte stesse dei documenti che mostrano che non esisteva ancora per alcuni Comuni una legge scritta, come sono la sentenza arbitrale del 1340 per Castello (doc. LXVII). la carta di elezione dei consoli e di divisione del monte Alp del 1347 per Storo (doc. LXXVII), e sopratutto poi la Carta di Regola47 di Roncone e Lardaro del 1345 (doc. LXXVI, nelle quali si decidono degli affari o si stabiliscono delle norme che avrebbero dovuto essere già contenute negli Statuti, se vi fossero stati, e dello quali specialmente l’ultima potrebbe dirsi un vero e proprio Statuto rurale, se non si restringesse, come era d’altra parte nella natura stessa dell’atto, alla determinazione degli ordinamenti che si riferivano alle terre. Il secondo fatto è quello che negli Statuti degli altri villaggi, posteriori al 1350, di cui taluno appartiene però ancora al secolo XIV, non si accenna a leggi scritte che li avessero preceduti.

Gli Statuti comunali erano una emanazione diretta o indiretta della intera vicinia; l’autorità sovrana non interveniva [p. 36 modifica]che per dare valore e approvazione ai capitoli nuovamente fissati. Cosi a Daone i dodici uomini che dovevano compilare gli Statuti furono eletti nella generale assemblea della Comunità, e tutto si ridusse a ricordare il nome del Vescovo ed alla dichiarazione che ogni cosa si faceva a onore di lui et aliorum bonorum hominum Episcopotus Trideni. Invece la vicinia laudavit, asseruit et affirmavit gli Statuti et sibi placere dixit. Con effettivo intervento dell’autorità vescovile furono però redatti gli Statuti di Condino; nel 1324 gli otto anziani del paese stabilirono gli ordinamenti comunali per commissiono del Vicario delle Giudicarie, Geremia di Sporo; e più solennemente ancora si compilarono i nuovi Statuti, dopo che gran parte dei vicini con giuramento ebbe promesso di attenersi a quanto avrebbero deciso gli eletti del Vicario, Matteo de’ Gardelli. Questi interpose poi la sua autorità, fece pubblicare i capitoli fissati, ordinando che fossero rispettati e mantenuti, e diede dieci giorni di tempo, perchè coloro che avessero avuto da fare qualche opposizione, si presentassero a esporre le loro ragioni. Il che pare non succedesse, perchè in quei giorni appunto prestarono il giuramento quei vicini che non l’avevano ancora prestato.

Questo per la parte esterna degli Statuti; quanto alla parte interna diremo che sono una serie confusa di ordinamenti, alcuni dei quali, specialmente a Daone, di carattere del tutto provvisorio e precario, come sono quelli che determinano l’esecuzione di lavori comunali, o le vie da tenersi dalle mandre nel passaggio da una ad un’altra montagna o nello scendere al piano. In generale trattano della difesa della proprietà pubblica e privata, stabilendo le pene contro i danneggiatori dei colti, dei pascoli, o dei boschi, contro i ladri campestri e contro gli adulteratori della pensa e della mensura comunale; fissano l’epoca delle divisioni dei terreni e dello smonteggiare, riannodandosi così alle carte di regola propriamente dette; determinano le norme pel trasporto dei legnami e per la coltivazione delle terre. Abbiamo già parlato dei capitoli riferentisi alle prestazioni personali dei vicini, delle leggi contro l’alienazione delle terre ai forestieri, degli statuti relativi ai consoli. Fra le altre disposizioni noteremo quella che punisce il vicino che ad sonum tabule non si fosse presentato all’adunanza delle Comunità, o il consigliere che non avesse [p. 37 modifica]ubbidito alla chiamata dei consoli (la multa in questo caso si divideva tra i suoi compagni che fossero intervenuti): quella che vieta il lavoro nei giorni festivi; quella che ordina il pagamento dei legati entro un anno dalla morte del testatore, quelle infine, relative all’igiene pubblica, che proibiscono di fare immondizie nelle vie del Comune o di gettarvi aliquod vituperium.

È unito alle altro carte e serve per completare lo studio delle condizioni delle Giudicarie in quel tempo un documento del 1290 (XXXIII),48 contenente gli Statuti compilati dal Vicario del Conte del Tirolo e dai Sindaci delle Valli, il più antico corpo di statuti giudicariesi che si conosca, giacché la serie regolare dei Privilegi vescovili non comincia che dal 1407. L’atto, per il tempo e per le circostanze in cui fu compito, ha un certo interesse anche per la storia generale del Principato, Nel 1290 era Vescovo di Trento Filippo de’ Bonaccolsi di Mantova, il terribile Inquisitore, il quale, sebbene eletto ancora l’anno avanti, non era per anco riuscito ad occupare la sua nuova signoria, perchè Mainardo II, conte del Tirolo, con continue tergiversazioni, ora mostrandosi propenso alla restituzione, ora negandola assolutamente, non si risolveva mai a lasciare libero il Vescovato. I nostri Statuti sono una prova di più per mostrare che egli cercava intanto di stringere a sé le popolazioni rurali con la concessione di privilegi e col ridurre a legge molte delle antiche e già vigenti consuetudini. Così nei trentuno capitoli della nostra pergamena, disposti senza alcun ordine logico, si riscontra chiaramente l’influenza esercitata dalle due parti che concorsero a quella compilazione. Dal lato di Mainardo è evidente la preoccupazione sulla fedeltà dei Giudicariesi, e il timore che non si macchinasse qualche sommossa contro di lui in favore del Vescovo, allora specialmente più terribile in quanto che sul Conte pesava la minaccia della scomunica e poi la scomunica stessa, un fatto che doveva grandemente impressionare l’animo dei sudditi. Ogni congiura era quindi punita colla morte di chi la tramava non solo, ma [p. 38 modifica]anche di colui che, eccitato ad entrare in quella e pur non entratovi, non avesse fra quattro giorni palesato quelle trattative al Vicario, e perfino di quelli che, venuti indirettamente a cognizione di qualche cosa di questo genero, non l’avessero nello stesso periodo di tempo manifestata. Più particolareggiato è poi un altro ordinamento, che, comminando le stesse gravissime pene, vieta a tutti di ricevere lettere o ambasciate da Pinamonto Bonaccolsi di Mantova, padre del vescovo Filippo, e da’ suoi figli e d’andare o mandare a Mantova. Per ovviare poi al pericolo che la gente non s’unisse con coloro che non avevano aderito al governo dal Conte, abbiamo negli Statuti delle severe disposizioni relative ai banditi. Le famiglie di questi dovevano essere espulse da tutta la giurisdizione di Mainardo; grosse multe erano minacciate a coloro che aiutassero un bandito o i suoi parenti, o avessero soltanto loro parlato, e uguali a quelli che, vedutili, non ne avvisassero i propri compaesani, e non facessero il possibile per imprigionarli. Soltanto la pena era molto minore quando il bando fosse stato conseguenza di leggieri delitti. A questi ordinamenti si possono collegare quelli relativi al porlo d" armi. Erano vietate le accette e le falci a coloro che non andavano in campagna; delle armi poi non erano permesse che la spada e il coltello, a meno che chi le portasse non uscisse dalla Pieve. Questo notevole statuto ci mostra quanto fosse diffuso l’uso delle armi in que’ tempi, ed a questo proposito non sarà inopportuno ricordare che, secondo un posteriore Statuto di Bagolino, si condannavano tutti quelli che non avessero posseduto almeno un coltello, una lancia e uno scudo. Era poi vietato di seguire con le armi ognuno che non fosse stato il Vicario o il Capitano, meno che nel caso che si fosse trattato di assalire i banditi. Una disposizione poi che mostra in quale stato di timori e di agitazioni si vivesse, è quella che punisce chiunque avesse spaventato un altro col dirgli che era compromesso presso i Signori, e che questi lo volevano imprigionare.

Abbiamo già ai luoghi opportuni ricordato i capitoli relativi alle Pievi e agli ufficiali delle Comunità; aggiungeremo solo che quelle dovevano distruggere le case e i beni dei banditi

questi denunziare al Vicario gli incendiari e i danneggiatori, sotto pena di risarcire i danni a chi li aveva avuti; le Ville infine dovevano arrestare i ladri e gli assassini e [p. 39 modifica]segnarli all’autorità. Spettava inoltre agli ufficiali del Comune di denunziare al Vicario entro quattro giorni tutti i malefici rimasti impuniti; e lo stesso doveva fare chiunque fosse rimasto vittima di qualche violenza; nel medesimo termine erano tenuti i saltari di annunziare tutti quei danni che venivano fatti nel loro territorio, e finalmente un capitolo speciale condanna coloro che avessero lasciato pascolare i loro cavalli nei luoghi dove il pascolo era vietato; specie di compendio delle leggi comunali contro i danneggiatori dei terreni e gli ingiusti occupatoli dei beni comuni.

Molte altre cose si potrebbero aggiungere sulle condizioni e l’organizzazione politica e amministrativa delle due Pievi, ma converrebbe uscire dai limiti di tempo che le nostre carte stesse prefiggono. Giovò a noi invece, sulla scorta di queste, di esporre le prime basi sulle quali più tardi si svolsero e si svilupparono quelle istituzioni comunali, che ebbero poi vigore fino ai primi anni del secolo nostro, e di cui le ultime vestigia appariscono ancora nelle consuetudini delle nostre popolazioni di montagna. Giacché è naturale che dove la vita trascorre sempre fra gli stessi bisogni, che il clima e le condizioni topografiche ed economiche rendono fissi e immutabili, anche la civiltà e le vicende politiche e sociali a grande stento possano vincere la resistenza degli animi e delle cose, ed esercitare efficacemente l’influenza loro, talvolta a primo aspetto non benefica, sui costumi e sulle idee. Così la conoscenza degli antichi usi e delle antiche istituzioni non soltanto serve a spiegarci gran parte della storia delle Valli nostre nel medio evo e ne’ tempi moderni, ma giova altresì a darci la ragione di tanti aspetti e di tante espressioni del carattere, degli intendimenti e delle azioni di quella gente, presso la quale tanta parte è rimasta della vita delle primitive società.

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DOCUMENTI




I. 1000 (?)


Pubblicato dall’Odorici (Storie Bresciane, vol. V, cod. dipl., VIII) con queste parole: «Registro qui l’unico brano che ho potuto rinvenire d’un invito degli uomini di Storo, Darzo, Lodrone, Bovile e Villa di Ponte fatto ai Padri Benedettini (forse quelli di S. Pietro in Monte presso Brescia) perché venissero a fondare un monastero sul Piano d’Oneda presso il lago d’Idro».

..... rogamus vos Domine Pater Abbas de Monte, ut veniatis in locus nostris de Casalis et ibi edificetis ecclesia et Monasterium in onore S. Iacopi Ap. maiori, et ibi permaneatis laborando in honore Dei et s. Iacopi orantes etiam pro animas nostri, damus et concedimus vos molendina nostra posita super nostra auctoritate .....

«Tanto dall’Istoria ms. di Bagolino di Alberto Panelli (1801), il quale asserisce di aver tolto quel brano da una lettera del Bonardelli scritta nel 20 marzo 1597 al Parroco Manzoni».


II. 1086 marzo 10.


Lodrone. - I vicini di Lodrone, Onesio (?) e Villo affittano a quelli di Anfo certi pascoli presso il Caffaro e il diritto di pesca nel lago d’Idro.
Si pubblica secondo una copia del secolo XVII del R. Archivio di Stato di Brescia, indicando con O le varianti dell’Odorici, Storie Bresciane, vol. V, doc. VII; con H quelle dell'Hormayr, Kritisch-diplomatische Beyträge zur Geschichte Tirols im Mittelalter, doc. XLIV.

«In nomine domini nostri lesa Christi, Amen. Anno Domini millesimo ducentesimo tertio decimo, die quinto intrante Madie [p. 41 modifica]indictione49 in Episcopali Pallatio Tridenti. Presentibus Tremino Bolle50 .....) Domino Petro de Malosco51 iudice, Domino Montenero de Succulo52, Domino Guliernero53 de Tridento et Domino Otto de Delpho54 et aliis testibus rogatis. Ibi Dominus Federieus Episcopus Tridenti precepit et dedit mihi notario infrascripto hanc locationem exemplare et in pnbblieam formam redducere55, cuius tenor talis est».

In nomine Dei eterni; anno ab incarnatione domini nostri Iesu Christi millesimo octuogesimo sexto die decimo intrante martio, indictione octava56, in Lodrono, ibi ubi dicitur Consilio in via publica, in presentia illorum quorum nomina inferius continentur, Nos Albertus Trabuyo57 et Ubaldus Rubens consules de Lodrono, et Petrus Uberti et Iovannes q. Philippi et Iacobus et Albertus Petrus q. Ubaldi germani et Tebaldus et Andreas q. Babei58 germani et Maria Vatha et Faustinellus et Obizzo59 q. Gerardi germani et Philippinus q. Adami et Rubeus et Mapheus et Iacomettus60 et Andriolus q. Thomasii et Ubertus61 q. Iohannis germani et Gualandellus et Gerianimus62 et Otonellus q. Ruffini germani et Ugo et Ubertinus63 q. Andrioli et Bertoldinus et Biasaldus et Amigettus q. Rabaldi64 germani et Ambrosius65 q. Martini et Iovaninus q. Petri et Albertus libertini et Azzo et Faustinus et Bagatta q. Raimundi66 germani et Oluradus et Obizzo q. Vanesi Teranni et Azzo et Zuchettus q. Pastorelli germani et Otobonus67 et Petrus et Bonacoga, et Buyardus q. [p. 42 modifica]Thomei68 germani omnes de Lodrono, et Petrus consul de Brusio69 et Jacobus q. Uberti70 et Martinus q. Petri et Zatiellus q. Zuchini71 et Homodeus et Pasinus q. Gandalphini et Vidinus q. Mazonis et Methelenus et Himdonus q. Paietti et Rinaldus q. Peterboni et Venturrinus72 et Iaphettus q. Riboldi73 germani et Gombertus q. Gemboni74, et Iacobus q. Arnoldi omnes de Druso75 et Iacobus q. Uberti consul de Villo76 et Gaphorinus q. Zanetti et Graziolus et Otonsellns q. Ramperti germani77 et Gualterius et Ubertinus q. Zuccardi et Ugozonus et Rivellus78 q. Uberti germani omnes de Villo; omnes suprascripti pro nobis79 et nostris Comunitatibus communiter et concorditer pro80 pretio octo librarum monete denariorum mediolanensium81 sicuti inter nos convenimus quos in parte sunt de isto retento annis transactis in nos82 dicimus et sumus83 contenti a nobis recepisse et bene numeratos facimus; inde datum et locationem confirmamus vobis84 Petro de Fosina Iacobo de Paulo85 et Lafranco de Cassa86 de super et Alberto de Clusura de Terra de Anpho87 et vestris partionavolis qui consueti88 fuistis tenere pascavolum de [p. 43 modifica]Castero89 a termino Clusarum de Rive peiono90 sicut currit rivus a summitate mentis ubi est rivus usque in lacum et a termino quod est in riva laci, ubi dicitur Vallis predosa, ubi sunt fratte sicut91 vadit Vallis usque ad cacumen mentis ubi est alius terminus sicut pendit mons versus lacum, ita quod deinceps illud pascavolum92 debeatis uti ex nostra93 plenissima largitate et absque nostra contradictione, salvo quod si volumus94 per aliquod tempus facere talbuerium95 ad bladum seminandum vel certam quantitatem gazare causa faciendi fenum, quod ibidem eam debeatis96 custodire et non aliquod damnum facere nec dare97, et hoc in nobis volumus retinere infrascriptis terminis98 et confinibus in lacum; similiter concedimus et damus piscationem99 a termino clusarum et a dosso Cornudoie100 supra per lacum101 usque ad terminum Vallis predose per totum, salvo quod non debeatis piscare in summitate lacus ubi intrant flumina, hoc est Clesum et Caffarum, in lacum absque nostra speciali licentia102 et vos esinde sicuti sumus concordes de hinc in antea debeatis103 nomine fleti104 pro eodem pasculo et piscatione annuatim quattuor soldos argenteos denariorum monete suprascripte, dando105 et consignando fictum eundem per vos vel per vestros nuntios consulibus106 de Lodrono vel suis nuntiis in feste sancti Michaelis vel dum ad107) octavam et insuper vos suprascripti de Anpho cum vestris pascionavolis108 sicut nobiscum concordes|CasteCastero109 a termino Clusarum de Rive peiono110 sicut currit rivus a summitate mentis ubi est rivus usque in lacum et a termino quod est in riva laci, ubi dicitur Vallis predosa, ubi sunt fratte sicut111 vadit Vallis usque ad cacumen mentis ubi est alius terminus sicut pendit mons versus lacum, ita quod deinceps illud pascavolum112 debeatis uti ex nostra113 plenissima largitate et absque nostra contradictione, salvo quod si volumus114 per aliquod tempus facere talbuerium115 ad bladum seminandum vel certam quantitatem gazare causa faciendi fenum, quod ibidem eam debeatis116 custodire et non aliquod damnum facere nec dare117, et hoc in nobis volumus retinere infrascriptis terminis118 et confinibus in lacum; similiter concedimus et damus piscationem119 a termino clusarum et a dosso Cornudoie120 supra per lacum121 usque ad terminum Vallis predose per totum, salvo quod non debeatis piscare in summitate lacus ubi intrant flumina, hoc est Clesum et Caffarum, in lacum absque nostra speciali licentia122 et vos esinde sicuti sumus concordes de hinc in antea debeatis123 nomine fleti124 pro eodem pasculo et piscatione annuatim quattuor soldos argenteos denariorum monete suprascripte, dando125 et consignando fictum eundem per vos vel per vestros nuntios consulibus126 de Lodrono vel suis nuntiis in feste sancti Michaelis vel dum ad127) octavam et insuper vos suprascripti de Anpho cum vestris pascionavolis128 sicut nobiscum concordes [p. 44 modifica]estis promittetis non dare nec129 facere aliqnod damnum aliquo modo de aliqna re ad castrum do summo lacii nec ad clusaram130 nec ad pactum131 nec ad claselas132 et si aliqua alla persona dare vel facere voluerit vos illis contrastabitis133 ad vestrum posse; si vero resistere non possitis134 per vos vel per vestrum nuntium citius cum poteritis suprascripta scire facietis. Item promittetis nobis et nos vobis invicem quod si aliqua persona de Idro vel de Anpho que non esset in ista locatione et pacto veniret pasculandum vel ad piscandum infrascripto135 pasculo vel piscatione, quod comuniter debeamus et teneamur illos pignorare et nostra damna refficere quemcunque nostrum vel vestrum illos inveniret136. Ad lioc verum tam suprascripti de Anpho quam de Lodrono steterunt taciti et contenti ad omnia suprascripta et promiserunt per stipulationem liabere ratha et Arma et posuerunt,... parti quam regerit et non observaverit centum soldos, iam dicta moneta soluta eaque in hoc breve continentur137 in suo rohore permaneant, feliciter138

†††††††††† 139 Signa manuum suprascriptorum quod140 in hoc datum et locationem facere.

Signa †††††††141 testium Petrus de Mizano, Albertus de Anzolo, Girardus de Sancto, fiustachius q. lacobi, Ubertus Grassus Cevilus q. lovannis q. Alberti et lacobus de Castiate (?)142 omnes do Condino, lacobus Petri, Contus de Tirano, Perottus et Mapheus [p. 45 modifica]q. Roberti omnes de Sotauro, Robertus Raffus et Guisardus de Laudro143 qui omnes fuere testes rogati.

Ego Albertus domini Enrici Regis notarius interfui et rogatus duo brevia uno tenore composui et scripsi et me subscripsi.

«In Christi nomine. Ego Olderinus144 sacri palatii notarius hoc autentium huius exempli vidi et legi et sicut in ilio contenebatur ita in isto scripto repperi, nil additum vel diminutum quod sensum mutet vel sententiam preter litteram vel sillabam fortasse, meum signum apposui et me subscripsi»145.

«In Christi nomine. Ego Carnelinus auctoritate imperiali notarius etc.».

«Ego Arnoldus S. Pallatii notarius hoc autenticum huius exempli vidi et legi sicut in ilio continebatur ita in isto ex visu suprascripti domini Episcopi scripsi nil addens vel diminuens preter litteram vel sillabam quod sensum mutet, meum signum apposui et me quoque subscripsi».


III. 1189 giugno 4.


Storo. - I rappresentanti di sette famiglie dei viri illustres di Storo conchiudono una convenzione relativa al castello di Lodrone e agli altri possessi di Calapino di Lodrone.
Archivio dei Conti d’Arco, n. 157; da una copia nei Mss. del notaio Segala nella Biblioteca comunale di Trento. V. Gnesotti, Memorie per servire alla storia della Giudicarie Trento, 1786, p. 91; e Papaleoni, Per la Genealogia degli antichi Signori di Storo e di Lodrone, Trento, 1889, pp. 5-7.

In Christi nomine; die martis quarto intrante mensis Iunii. Pactum societatis et comunionis contraerunt et fecerunt viri illustres de Setauro, et iuramento omnes corporaliter firmaverunt, silicet Adelardus Niger pro uno capite, Adelardus Albus pro secundo capite, Bonainsigna et Focolarius pro tertio, Ottobonus sine [p. 46 modifica]sacramento tamen, Gratiolus et Maifredus pro quarto, Montenarius et Eriprandus et Etuvardus pro quinto capite, Malastreva, Guielmus et Zeredus pro sexto, et Vitotinus pro septimo; quod tale fuit de omni lite quo nunc apparct vel alio tempore appareret et controversia Castri Lodroni alianimque possessionum vel quasi, mobilium, immobilium vel semoventium, actionum iuriumque quas vel qua Calapinus habebat et possidebat vel quasi possidebat in tota plebe Condini et Vestini et in toto Episcopatu Tridentino tam in feudo quam in alodio vel alio quocumque modo; prefati viri ad invicem se debent defendere et adiuvare in aquirendo in feudum ...... vel alio quocumque modo retinendo, possidendo, in expendendo, agendo, diffendendo, litigando, in verram faciendo et substinendo et in omnibus aliis modis sine fraude usque ad finem litium et... .....et ad pacem rebus aquisitis comuniter dividere debent secundum capita vel caput et partes sibi competentes vel partem. Item si quis vel si qui predictorum virorum haberet vel haberent aliquam verram Lodrone vel in monte vel in plano extra Castrum quod nunquam Calapino dedissent vel ...... permutassent, et potuerint probare rationabiljter ante pactum habebit, vel, si prefati viri voluerint concedere sine probatione, ceteras res que in carta fuerint date quondam ab aliquo vel ab aliquibus ...... vel aliorum, et omnes alias quas ipso possidebat in Castello debent dividere ut supra dictum est. Item si alius suprascriptorum virorum fecerit cambium cum ea et lis vel controversia moveatur de eo quod accepit ea ipse per se debet respondere rationabiliter et suis sumptibus si victus fuerit vel perdiderit, et prefati viri habent...... possident...... de eo quod dedit ea debent sibi restituere secundum pactum dampni vel lucri, et si haberet vel obtineret illud quod dedit ea pro cambio quidquid ab eo accepit cum predictis secundum pactum dividere debet, si utrumque vel alterum tantum per vim velit sibi auferri...... fideliter debeat eum adiuvare usque ad finem negotii. Item si alicui vel aliquibus etc.

Actum hoc anno domini M.C. octuagesimo nono Ind. XII146, in ecclesia Sancti Floriani.

Ego Vitalis sacri palatii notarius rogatus interfui et hoc breve recordationis scripsi.

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IV. 1189 agosto 24 e settembre 4.


Riva e Trento. - Il vescovo Corrado investe tredici uomini di Storo (v. doc. antecedente) del Castello e della Curia di Ladrone.
Edito dal Kink, Codex Wanghianus; e in parte dal Bonelli, Gnesotti ecc. Nell’Archivio comunale di Storo se ne conserva una copia autentica del sec. XIII, scritta dal notaio Delaido di Bono e vidimata pure dai notari Giovannino di Bono e Bonefacino de’ Guisselberti di Zipata.

(S. N.) In nomine domini; die iovis qui fuit VIIII kall. septembres, ind. VII; in presentia domini Pellegrini de Beseno et Ribaldi de Setauro. Ibique in eorum presentia dominus Corradus Dei gratia Tridentinus ellectus Episcopus investivit ad rectum feudum Adelardum domini Attonis de Setauro, et Adelardum Maynenti, et Montenarium, et Mayfredum, et Graciolum, et Otonembonum, et Bonainsegnam, et Foglarem, et Ceredum, et Malastrevam, et Wielmum, et Widotum, et Riprandum, omnes de Setauro, nominative de Castro de Lodrone, et de Curia de Lodrone cum omni et toto antiquo feudo, quod illi de domo de Lodrone cum illis de Setauro olim insimul acquisierunt et Inter se diviserunt quicquid sit et ubicunque sit in integrum, silicei de hominibus, decimationibus, vasalliciis et de omnibus pertinentiis pertinentibus eidem Castro et Curie de Lodrone, cum omni iure et honore sicut antiquo feudo pertinet in integrum, ut ipsi qui super prenominati sunt omnes de Setauro cum suis heredibus suprascriptum Castrum et Curiam de Lodrone cum toto antiquo feudo sicut superius legitur in integrum a modo in antea habere et detinere debeant in perpetuum, et facere exinde iure feudi sine contraditione quicquid voluerint, sine alienatione aliqua in aliquem Brixiensem sive in aliam aliquam extraneam personam, nisi tantum inter se, si necessitas incubuerit alienandi, dare debeant. Si vero aliquis eorum sine heredibus decesserit, proximiores sui in consanguinitate in suprascriptum Castrum et Curiam de Lodrone et antiquum feudum succedere debeant. Debet autem idem Castrum de Lodrone semper et omni tempore tam in pace quam in guera prememorato domino Episcopo et suis successoribus in Episcopatu et Casadei Sancti Vigilii esse apertum centra omnes homines et omnem liominem viventem, exceptis se ipsis. Et si Episcopus Tridentinus ad illas partes veniret et turris et superior dolon illius Castri ipsi Episcopo si ascendere voluerit apertum esse debet, et cum omni dominio quamdiu ibi steterit in suam potestatem habere debet; eo vero de Castro descendente ipsi qui supra de Setauro turim et dolon et Castrum totum cum omni dominio in suam potestatem [p. 48 modifica]habeant, sicut et prius habueraiit. Debent etiam siiprascripti omnes de Lodrone prememoratum dominum Episcopum et suos successores in Episcopatu de omnibus corum guerris centra omnes adiuvare exceptis se ipsis; debent autem suprascripti omnes de Setauro suprascriptum Castrum et Curiam de Lodrone tantum cum suis heredibus habere et tenere, sive sit antiquo feudo, sive novo.

Ibique predicti omnes de Setauro per beretam unam quam in suis manibus tenebant, obligaverunt in manu dicti domini Episcopi nomine et vice Casadei sancti Vigilii quicquid feudi ab Episcopo et a Casadei sancti Vigilii detinebant et omne eorum alodium et masnatam quod habebant in integrum, si suprascripti omnia sicut superius legitur integrum non attenderent rataque semper et incorrupta non conservarent in perpetuum, et hoc nomine pene refutando obligaverunt. Ex adverso autem premernoratus dominus Episcopus ellectus similliter nomine pene per se et suos successores obligavit suprascriptis de Setauro argenti ducentas marchas, si, sicut superius legitur, in integrum versus ipsos non attenderet, vel si eis exinde vim aliquam faceret. Quod si dominus Episcopus vel illi de Setauro in penam inciderent, penam persolvant, pena autem soluta pacto ut superius legitur in integrum permanente rato subnixa stipulatione. Preterea si predictus dominus Ellectus suprascriptum Castrum Lodroni sine expendio illorum de Setauro recuperaverit centum libr. imp. illi de Setauro domino Episcopo dare debent; et si illi de Setauro idem Castrum sine wera recuperaverint quinquaginta libr. imp. domino Episcopo dare debeant; sin autem illi de Setauro per gueram illud idem Castrum acquirerent et quinquaginta libr. imp. aut valens eorum expenderent nichil Episcopo dare debeant. Insuper predicti omnes de Setauro suprascripta omnia eorum sacramento corporali attendere iuraverunt inviolabilliterque Arma conservare in perpetuum.

Actum Ripe sacro pallatio episcopali.

Die autem lune qui fuit IIII° intrante eodem mense septembris, in presentia domini Gerardi iudicis, et Gisloldi canonici, et Odorici eius fratria, et Odorici Ottonis Richi, et Pesati, et Adelperonis de Castronovo, et Federici, et Guielmini de Civezano, sepedictus dominus Conradus Tridentine Sedis Ellectus eandem suprascriptam investituram Castri et Curie de Lodrone et totius antiqui feudi, sicut superius legitur, in integrum nomine recti feudi fecit in eosdem suprascriptos Adelardum Maynenti, Adelardum Attonis et Graciolum, Montenarium, Ceredum, Guidotum et Boninsignam de Setoro, sumentes per se et per alios qui non aderant suprascriptos et cum eorum heredibus ex inde in antea ad rectum feudum. in suprascriptum modum perpetualiter liabere debeant, et eandem suprascriptam refutationem et obligationem per se et per [p. 49 modifica]suprascriptos qui non aderant in suprascriptum tenorem fuerunt, et dedit Odoricum de Cavedeno qui mittat eos in tenutam.

Actum Tridenti supra domum canonicam.

Anno domini millesimo C.LXXXVIIII.

(S. N.) Ego Iohanes Pencius notarius domini F. imperatoris interfui et unius tenoris IIIIor brevia rogatus scripsi.


V. 1197 agosto.


Brescia. - Elena Brusati, abbadessa del Monastero di S. Giulia, investe il prete Pizolo di S. Andrea e Proteuto di Condino, rappresentanti del Comune di Condino, del monte Sirol.
Riportato in sunto dal Gnesotti (p. 93), che disse d’averlo veduto nell’Archivio comunale di Brione. Ora non vi si trova più; si pubblica secondo una copia fatta nel secolo scorso dal notaio Angelo Giuseppe Butterini e da lui erroneamente datata 1597, che si conserva nell’Archivio comunale di Condino.

In Christi nomine, amen. Die sabbathi intrante mense augusti, in civitate Bixie, in claustro Monasterii Sancte Iulie, per lignum quod in sua tenebat manu domina Helena Brusiada, Dei gratia predicti Monasterii Abbatissa, presentibus et consentientibus sororibus suis, videlicet domina Benintena, domina Helena domini Recharani, et domina Cecilia de Elio, et domina Brixiana de Pontecarali, et domina Richelda de Bassano et domina Cara de Elio, investivit presbiterum Pizolum Sancti Andree et Protheutum de Condino nomine Comunis de Condino, ad recipiendam istam cartam, nominative de quodam monte, qui dicitur mons Serolus, qui iacet in territorio Condini, cui coheret a mane Rive, meridie Sechable, sero Rumantera et a septentrione Palestratiche. Eo vero modo et ordine fecit hanc investituram ut Comune Condini seu homines illius terre qui nunc suat et pro tempore fuerint et eorum heredes seu successores vel cui dederint seu habere statuerint perpetuo illum montem habeant et teneant vendendo, donando, prò ipsa anima iudicando et quicquid voluerint faciendo, qui mons est iuris Monasterii, reddendo annuatim in festo sancte Marie de augusto vel ad octavam fictum unam libram cere; dato et consignato predicto fleto iam dicto Monasterio, alla super imposita Aeri non debet. Convenerunt inter se si Comune Condini seu homines iilius terre vel eorum heredes seu successores predictum montem vel ius quod in eo habent vendere voluerint, tunc primo debent appellare ipsam Abbatissam vel eius succeditricem, et ei pro quinque solidis imperialibus minus dare quam alii si emere voluerit, alioquin vendant cui voluerint, salvo ficto, excepto servo vel ecclesie, seu potenti [p. 50 modifica]homini, ita tamen quod domina Abbatissa habeat inde quinque solidos imperiales pro investitura pro quibus debet investire emptorem predicto tenore; penam vero inter se posuerunt, ut si quis eorum seu suorum heredum vel succeditricium omnia ut supra leguntur minus non attenderint, vel non observaverint, tunc componat pars parti fidem servanti fictum in duplum nomine pene et, pena probita, breve flrmum permaneat. Et insuper prefata Abbatissa extipulatu promisit per se et suas succeditrices prefato presbitero Pizolo et Protheuto nomine Comunis de Condiuo delTendere rationabiliter predictum montem sub pena dupli dampni quod Comune Condini pateretur. Denuo predicta Abbatissa confessa et manifesta fuit se accepisse pro iam dieta investitura prefati mentis Seroii triginta et novem libras imperiales.

Actum est hoc anno domini millesimo C. XC. VII indictione decima quinta; interfuere dominus Obizo de Calcaria et Obizo de Adro et Berettus secholar et Ambrosius de Alliano testes rogati.

(S. N.) Ego Albertus Sancti Andree imperatoris Fr. notarius interfui et rogatus duo brevia uno tenore scripsi.


VI. 1200 (?).


Esame di testimoni in una causa tra il Comune di Por e le ville del Concilio di Torra per pascoli.
Archivio comunale di Roncone. Il documento non ha data; il Rabensteiner, nel suo Urbario ms. delle carte di Roncone, lo ritiene anteriore al 1200; per varie ragioni lo crediamo piuttosto dei primi anni del secolo XIII. Chiudiamo tra () quelle parole, che, lette a’ suoi tempi dal R., ora sono scomparse dalla pergamena. Omettiamo, perchè senza importanza, le deposizioni di Remenzo, Giovanni cavaler, Giovanni di Otto, Bellotto di Banale, Milo dal Ponte, Enchezo, Delaito del Cofa e Siverna.

(Testes Lanfranchi sindici).


(Martinus Zava, iuratus) testis, dicit sub domino Benvenutto de Daono et sub aliis par(tibus quod vidit homines) de Roncone alpegantes per Lafrancum sindicum et per suam partem, et ideo ....... (cazabamus) Ziesam et per se non alpegavere quia nullam partem credimus eos habere in iis. (Interrogatus) si ipsemet fecit placitum de suprascriptis montibus vel pater suus (respondit non nec sit si pater) suus fecisset; item si sit quod pater suus vel pater aliorum testium ....... eos in montibus sicuti continetur in una carta facta ab Alberto notario in concordie, [respondit] nesit; item si vidit nos alpegantes et si interdixit, respondit quia per nostras alpes negabatur ut supra dixit.

Miletus dal Ponte, iuratus testis, dicit quod homo de Roncono [habet] alpegatum supra montes silicet in Avalena, et in [p. 51 modifica]Bovignocolo, et in Fraino, et in Rula per Lafrancum syndicum et [per] suam partem, et ideo quia cazabamus montem de Zuza, et per se non alpegabant quia nullam partem credimus eos habere in suprascriptis montibus; interrogatus respondit idem quod [suprascriptus Martinus].

Niger de Tangne, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Mlletus. Interrogatus si sit quod suprascriptus Martinus pater suus fecisset hunc placitum de montibus cum homine de Purro homo de Roncone, respondit nesit; [interrogatus] si vidit alpegantes homines de Roncono in bel concordie, sicuti continetur in una carta facta ab Albertono notarlo; respondit: non, nisi per Lanfrancum syndicum. et per suam partem.

Ribaldinus de Tangne [iuratus testis] dicit quod homines de Roncono dicent quod habent partem de suprascriptis montibus; respondit; nesit. Interrogatus si sit quod homo de Roncono habeat alpegatum in bel concordie cum homine da Tangne et da [Pon]te et da Bregno, respondit, nesit; interrogatus si sit vel audivit dici quod avus suus fecisset [concor]dium de montibus cum illis de Roncono, respondit quod audivit dici quod homines de Roncono dicunt.

Albertus de Tarello, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Miletus. Interrogatus suprascriptus Albertus si homines de Roncono habent alpegatum ad Avalena in concordie cum homine da Tangne et da Ponte et da [Bre]gno, respondit: sic per Lafrancum syndicum et per se non. Interrogatus, sit cum Lafrancus da Strata tunc vadat et albeget cum illis de sut da Riveglero, quia ante cambium solitus erat stare cum Concilio de Torra superius.

Martinus de Romagna, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Martinus. Interrogatus de domo de Lanfranco de Strata, si cum illis de sut da Riveglero alpeget, respondit: sic quia nullo tempore a sua recordantia, quod est xx annorum, non vidi eum alpegantem superius.

Starolus, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Miletus. Interrogatus si per cambium factum de’ montibus cum illis da sut da Riveglero si habet visum homo de Roncono secum ........ alpegantes supra montes; respondit: sic et non per se set por Lafrancum sindicum et per suam partem. Interrogatus de domo da Lafranco da Strata, dicit per auditum quod ante cambium alalpegabat superius [et post] cambium remansit de sut per nos et non per illos de Roncono.

Arlemboldus da Ponte, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Miletus. Interrogatus si sit, quod homines de Roncono habeant sortitum et partitura suprascriptos montes cum homine de Concilio post cambium, respondit: non per suam partem set per nos. Item interrogatus si homines de Roncono fuit ad arma in nostro [p. 52 modifica]servitio, respondit: sic. Interrogatus si domus de Lafranco da Strata alpegat de sut da Riveglero qae erat solita alpegare superius ante cambium, respondit: sic.

Lambardus da Strata, iuratus testis, dicit quod audivit Lafrancum de Banallo quod homo de Runcono ante cambium nullam partem habebat in suprascriptis montibus, set post cambium habet visum homo de Roncone alpegantes supra montes nobiscum per Lafrancum syndicum et per suam partem et non per se. Interrogatus de domo de Lafranco de Strata, si ante cambium alpegabat de supra da Riveglero et si post cambium remansit inferius, respondit: sic.

Martinus da la Funtana, iuratus testis, dicit quod homo de Roncone habet alpegatum supra montes, solert (cioè: sull’Ert), in Avalena et in Bovignocolo et in Fraine et in Ruia per Lafrancum syndicum et per suam partem, et ideo quia cazabamus unum nostrum montem qui vocatur Zuza; interrogatus, respondit idem quod suprascriptus Martinus Zava, preter quod dicit quod vidit homo de Roncone ad arma cum sua parte, respondit: sic, sed credo quod erat in nostro servitio sicuti nos in..... item interrogatus si credit quod homo de Roncone fnisset ad cambium cum sua parte, respondit: una carta est de ipso cambio; interrogatus si ipse testis est de parte, respondit: sic.

Lafrancus da Banallo, iuratus testis, dicit quod nullo tempore vidit..... homo da Monteo et da Bregno et da Tangne et dal Ponte parzantem montes cum illis de Roncone. Interrogatus si vidit homines de Roncone alpegantes in concordio cum suprascriptis hominibus a cambio facto huc, respondit quia nichil sit de ipso cambio de suo de alpegare; item interrogatus si est de parte, respondit: non.

Iohanes de Banallo non negat quod vidisset homines de Roncone alpegantes in Avalena nobiscum, set nescio quomodo, set credit quìa per vicinos alpegabant; interrogatus si vidit homo do Roncone ad arma cum vicinis causa recuperandi montes, respondit: sic; item si homo de Roncone fuit ad cambium et fecit et iuravit, respondit quod audiebat dici quod Ottus et Pregnus da Roncone faciebant cambium de suprascriptis montibus; item si est de parte; respondit: sic.

Denus Iohanes da Purro, iuratus testis, dicit quod homines da sut da Riveglero faciebant placitum, et ad arma fuimus a Pulse cum Concilio de Torra et iste Zanellus Cofa erat muitum fertis, et Amenzus da Purro et Stera dicebat: miramur quare iste Zanellus est tara fertis quia nichil nobiscum habet; interea fecerunt cencordium inter se et carta est Inter nos de ipso concordio. Item si credit quod suprascriptus Cofa fuisset ad ipsum cambium, [p. 53 modifica]respondit: sic, et ceteri homines fuisse de Roncono audivit set nesit per partem an non.

Omnebonus dal Ponto, iuratus testis dicit idem per omnia quod suprascriptus Martinus de la Fontana, Interrogatus si credit quod sit melioranientum de duplo de montibus, respondit nesit; item si credit quod sit melioramentum de aliquo de montibus, respondit: sic, et dicit quia nesit quod pater suus sit ad arma pro facto suprascriptorum montium.

Stephanus da Purro, iuratus testis, dicit quod vidit ante concordium factum de montibus inter Concilium de Terra et illud de Purro, quod homo de Roncono vetuebat ad nos inferius et accipiebant sortes in concordie de montibus nobiscum; itera postea venit homo de Torra et alpegabant a Pura a forza, unde fuimus ad arma nostrum Concilium de Purro cum ilio de Torra, et pre timore illorum venimus ad concordium, sicut dixit una carta facta ab Albertono notarlo et sententia fuit comissa ut Cofa a Roncono et Hanricus da Savige scrìbere facerent, unde dico quod ipsi de Torra sunt meliorati in duplum de cambio de montibus facto.

Albertus dal Ponto, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Martinus da la Fontana; interrogatus si sit quod homines de Concilio de Torra de cambio facto de montibus cum Concilio de Purro, si habeant de melioramento homines de Torra, respondit: sic, set nesit quantum.

Buulcus da Strata, iuratus testis, dicit quod ante quod fuisset factum cambium, quod non vidit ullo tempore quod homo de Roncone petentem partem neque ullam sortem de montibus cum Concilio de Purro et cum Lafranco syndico; a concordie facto huc nihil dicit se scire.

Albertonus Peza da Puro, iuratus testis, dicit idem quod suprascriptus Buulcus; interrogatus quomodo sit hoc esse verum; respondit per patrem suum Ladulfum, qui dicebat et quod homo de Roncono ullam partem habebat in montibus da sut da Riveglero ante cambium; interrogatus si vidit homo de Roncono ad arma cum Concilio de Purro, respondit: sic, et ipsemet testis fuit cum fratribus suis cum suo Concilio et sic fecimus concordium; interrogatus si illi de Torra habuere melioranientum de cambio de montibus, respondit: sic satis, set nesit quantitatem.

Interrogatus Martinus da Valero si homo da Roncono habebat partem de montibus solert (sull’Ert), de Avalena et de Bovignocolo et quartam partem de Rula et..... cum Concilio da Purro et cum homine da Tangne et dal Ponto et da Bregno ante cambium; respondit: nesit nisi quod audiebat dici quod homo de Roncono faciebat guerram cum Concilio de Purro et petebat quartam partem de montibus donec faceret concordium sicuti continetur in una carta [p. 54 modifica]facta inter nos; itera interrogatus quanto anni sint alpegati supra suprascriptam montes, respondit: sic, quando habebamus nostros annos a carta facta usque huc quia deccni anni liabemus nos, et illi de Merlino et de Creto alios X.

Interrogatus Ottus da Pisono si homo da Roncono ante cambium habebat partem cum montibus vel ullam sortem cum suo Concilio et (le Purro, respondit: non; item si sit quod aliquis syndicus fecisset aliquod datura homini de Roncono de suprascriptis montibus vel per ullam partem aliquam sententiam datam, respondit: non; itera si sit quanto anni homo de Roncono habeat alpegatum supra suprascriptis montes, respondit: non.

Interrogatus Pizolus si sit quod homo de Roncono ante cambium habebat partem in suprascriptis montibus suam sortem aliquam cum Concilio de Purro et cum homine da Tangne, et da Bregno, respondit: non; et ideo quia petebanius quartam partem de montibus fecimus guerram, donec fecimus concordium sicuti continetur in una carta facta inter nos insimul; item si sit quod aliquis syndicus fecisset aliquod datura homini de Roncono vel ullam sententiam ai datam per aliquam partem, respondit: non; item interrogatus quanto sint alpegati in suprascriptis montibus, respondit: XXII anni et plus in bel concordie sine aliqua molestatione.

Interrogatus Ubertus syndicus a Lafranco syndico si sit quod ipse habebat in omnibus raontibus de sut da Riveglero preter in montibus Abbatis et taliter quod horaines de Roncono non habebant partera ante cambiura factum inter nos et illos de Purro, respondit quod vidit partem......a Purro et partera habebara et petebara et ipsi de Purro mihi vetabant partem in suprascriptis montibus; item interrogatus si alpegavit Avalenam et Bovignocolum per concilium de Terra respondit ..... plazade et per partera ineam quara credo habere in suprascriptis montibus; item interrogatus si vidit homo de Roncono facientem placitum de suprascriptis montibus vel petentem quartam partem de montibus, respondit quia parvus erat et non recordabatur, set bene audiebat dici quod placitura fuit factura de suprascriptis montibus; item interrogatus si vidit homo de Roncono facientem placitum et vicisse, vel si haberet aliquam partem de suprascriptis montibus, respondit: nesit.


VII. 1221 aprile 25.


Pradibondo. - La Comunità di Roncone compra da vari individui dei terreni in Pradibondo. - Primi ordinamenti di Pradibondo.
Archivio Comunale di Roncone.


(S. N.) In Christi nomine, die sexto exeuntis aprilis, in Pradebondo, in presentia Zanelli Goffe, Peregrini eius filii, et Mili de [p. 55 modifica]Ponte, et Arlemboldi et Albrici de Valero et aliorum quam plurium. Ibiqiie in puplica vicinitate Roba de Rilucono confessus fuit se pretio finito accepisse a Martino de Fonte et ab Omnebono de Ponte et a Grasso de Roncone, consulibus Regale de Roncone sexdecim libr. donar, ver., unde nomine venditionis ad praetium investi vit eos consules nomine et vice Comunitatis que ad hoc pertinet videlicet de Runcono nominatim de toto ilio quod habebat et tenebat et erat visum habere in Pra de Bendo, videlicet terra arativa et prativa et racione et busco et averto quod in ea pertinentia habebat, et dedit Ser Otolinum de Runcono qui mittat eos in tenutam; taliter fecit dictani medietatem quod ipsa Comunitas de Runcono in perpetuum quicquid voluerit faciat et sui heredes sine omni contradictione suprascripti venditoris neque suorum heredum, quas dixit dictus venditor nulli alii esse impeditas nisi suprascripte Comunitati; et si plus valerent nomine donationis investivit eos consules nomine Comunitatis; insuper promisit dictus venditor per se et suos heredes ac successores semper et in omni tempore defendere et expedire ab omni persona cum ratione sub pena dupli suprascripte Comunitati et suis successoribus, sicuti pro tempore fuerint meliorate aut valuerint sub extimatione honorum horainum in consimilibus locis stipulatione subnixa, et si non potuerint investivit eos consules nomine Comunitatis de cerrenata illa quam habet in Lothino taliter quod ipsa Comunitas debeat habere eam cum toto ilio quod pertinet ei cerrenate, et si plus valuerit nomine donationis investivit eos consules nomine Comunitatis et iuravit sicut suprascriptum est atendere per omnia. Anno a nativitate domini millesimo ducentesimo XXI, iudictione nona.

Ego Lafrancus notarius sacri pallatii interfui rogatus et scripsi.


Lo stesso giorno, Giovanni di Bregno investe della metà de’ suoi possessi in Pradibondo Zavarisio di Bregno, console di detta villa, e dell’altra metà Zanello Goffa, Giovanni d’Anglone e consorti, e ne riceve lire 22; essendo presenti Corrado e Bellato di Roncone, Giovanni detto Fuserio di Banalo e Recaldo di Tagnè.
Lo stesso giorno, Zanello Goffa investe de illo diviso, che aveva in Pradibondo, i tre consoli sunnominati del Concilio di Roncone, e ne riceve lire 25; essendo presenti i fratelli Levrero e Giovanni di Bondo e Picegalo e Ottobono di Belenda di Lardaro.

(S. N.) In Christi nomine, amen; die sexto exeuntis aprilis, in Pradebondo; in presentia Levreri et Iohannis eius fratris de Bendo, et Otoboni de Belenda et Picegali de Lardero et aliorum quam plurium. Ibique in puplica vicinitate ad sommum campane coadunati Roba et Badilus et Arlemboldus et Rethaldus et Iohanes de Bregno et Iohanes de Valero, et Rospinellus et Albertonus de Monte, et [p. 56 modifica]Iohanes filius Albertini de Ponte, et Milus et Belotus e Graciolus et Narinns de Priora, et Benveiuitus de Salvagno et Bontempus de Lardero, et Martinus de Otone, et Iohanes de Lambario et Delaitus et Lafrancus et Martinus de Romagna, et Bonaverus et Delaitus de Greto, et Grotus de Lardero et Ubertus de Valero et Tethaldinus de Ato et Cavalerus et Aserbinus et Albertinus condam lohanis et Martinus de Labardo et Milettus et Iohanes de Ladenano, et Belotus et Conradns de Runcono et Martinus de Valero et Tethaltinus et Zavarisius et Iohanes condam Pizoli et Ribaldinus condam Nigri et Martinus de Capdagneli et Omnebonus faber et Pizolus et Tosus et fliius condam Pegignoli, Atolinus de Lambardo et Capa et Marinus et Pa...... de Runcono et Menabò et Walfredinus de Vita et Tethollinus de Anglono et Goto et Iohanes Fuserus et Steca de Runcono et Albrigus de Valero et Bonascus condam Bussa et Martinus de Mainardello et Literius de Tagne et Ubertus de Bo et Otolinus nepos Ubertini et Omobonus de Remenzo et Atolinus de Navilia et Ribaldus et Bovalchinus de Fontnnodo et Iohanes Mazola et Iohanes Bavota et Benvenutus condam Atolini de Anglono et Grassus de la Fontana et Iohanes de Griciolo et Delaitus et Pcregrinus de Goffa et Engezus et Zava de Banalo et Pasius et Benetus de Massara, omnes isti fecerunt firmam finem in manu Omneboni de Ponte consulis Concilii Runconi recipientis pro tota Comunitate Runconi, et ipse Omnebonus pro se in manu suprascripti Grassi recipientis pro tota Comunitate nominata, de toto ilio quod ipsi habent in Pradebondo et quod ipsis pertinet taliter quod nullus illorum nec suorum heredum habeant aliquam vim in dicto loco de Pradebondo in vendere neque in donare nec per animam indicare nec aliquo modo impedire, preter quod omnes debent laborare illam que eis in partem evenerit si voluerint, sin autem pro comuni debent eam partem dimittere, et si voluorit aliquis illorum pro gere alio nullam vim debeat habere in ea parte donec revertetur et quod nullum divisum debeat habere in eo loco de Pradebondo; quam finem et quam institutionem et quod concordium omnes suprascripti promiserunt et ad sancta Dei ewangelia iuraverunt per se et per suos heredes in perpetuum firmam habere et tenere et non contravenire aliquo modo; si vendere seu impedire voluerit aliquis illorum statim in comuni sit reversum, et sint tenuti per sacramentum quod debent facere et finem facere illis qui ibi non aderant de illa Comunitate. Anno a nativitate domini millesimo ducentesimo XXI, indictione nona.

Lo stesso giorno Grasso di Roncone investe di quanto possiede in Pradibondo gli altri due sunnominati consoli di Roncone e ne riceve lire 18; essendo presenti Zanella Goffa, Atlemboldo di Ponte, Giovanni Fuserio e Corrado di Roncone.

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VIII. 1221 settembre 5 e 14.


Creto e monte Clef. - Il sindaco di Condino, Brione e Cimego elegge dodici uomini per determinare certi confini sul monte Clef tra i possessi di Condino e quelli della Pieve di Bono inferiore. - Designazione dei detti confini.
Archivio comunale di Condino.
Nello stesso Archivio si trova, pure una copia di quest’atto fatta il 15 giugno 1386 dal notaio Bartolomeo q. ser Paolo notaio di Bono, a Stenico, ad istanza del Sindaco di Condino e col consenso di Enrico di Lichtenstein, vicario vescovile, e autenticata anche dai notai Antonio di Gaudento e Giovanni q. ser Crescenzo di Vezzano.


In Christi nomine; die V intrantis septembris; in portigalia Plebis Boni, in presentia domini Albertoni subdiaconi, domini Yygelmi et domini Walterii clericorum dicte Plebis, et Fabiani de Daono et Bonaenti de Merlino et Delaiti filii Alberti de Savallo et Petri calderarii et aliorum quam plurium testium rogatornm. Ibique Orlandus cui Badillus dicitur, sindicus hominum de Condino et de Briono et de Cimago, quoad litem mentis Clevi de loco Campi Griareci pertinet secundum quod in quadam breviatura de carta a Vitali notario confecta. continebatur, dedit defensionem duodecim hominibus de Plebatico Boni ad defendendum quantum eorum de Bono erat de Campo Griarezo, quos idem Badilus sindicus cernuit et per cuncta designavit eos xii homines, nomina quorum hec sunt: dominus Benveuutus et dominus Bonacursus de Daono et Pasius de Merlino, et Bonaldus et Yyzardus de Praso et Niger de Levite et Alturius de (Jusono et Magnus de Strata et Bonzuannus de Parrò et Altemannus et Albertus quondam Codebo de Savige et Zigalus conversus; et per stipulationem promisit ipse sindicus suprascriptus Maiavacce de Daono, sindico Comunis Boni a Riveglero in zusum, secundum quod contenebatur in quadam breviatura a me notario scripta et confecta, et sub pena centum librarum imper., et ipse Maiavacca sindicus per stipulationem promisit ei Badilo sub eadem pena, nomine et vice Comunium do quibus erant sindici, quod talia confinia et tales postas et tales terminos qualia et quales ili! qui sunt cernuti et quibus date sunt defensiones per sacramenta quam talia tenebunt et facient tenere suis Comunibus et eorum heredibus et successoribus illorum Comunium suprascriptorum, et quod non contravenient per se nec per suos heredes neque successores sub eadem pena centum librarum imper., et si contravenerit aliqua pars illorum vel unus seu plures, quod debet emendare pars parti cartam servanti dictam penam suprascriptam nomine pene; pena soluta carta Arma permanere debet, [p. 58 modifica]et dare fideiusores pro unaquaque parte sub eadem pena, et ita, ut dictum est, per omnia attendere iuraverunt.

Hoc facto, die XIIII intrantis septembris; in monte Clevi, in Campo Griarezo, prope antiquam crucem, in presentia domini Bonacursi et Benni et Vitalis et Martini Paparelli de Condino, et Iohanis filii quondam Mazu[che]lli de Creto, et Boninsegne filii quondam domini Coradi, et Federici filii domini Literii de Daono et Omneboni de Sivroro et aliorum quam plurium testium. Ibidem suprascriptus Maiavacca dedit fidem pro Comuni suprascripto Badilo sindico Otonellum de Strata et Nigrum de Levite et Yyzardum de Praso consules pro dicto Comuni de Bono, et Badillus dedit fidem Maiavacce dominum Bonacursum de Condino et Tomasum et Vertranum de Briono pro dicto Comuni de Condino quoad dictam litem pertinet.

Hoc facto, suprascripti XII homines de Bono qui sunt designati ad decernendum litem, videlicet dominus Benvenutus et dominus Bonacursus de Daono et Pasius et Bonaldus et Yyzardus et Niger et Alturius et Magnus et Zigalus et Boniohanes et Altemannus et Albertus, omnes isti iuraverunt ad sancta Dei evangelia quod sicut colmus Rimani et canaium quod descendit per eum usque ad antiquam crucem que est in lapide, et ipsa crux et una alia novella qua est in colmesella de Campo Griarezo, et alia tertia crux que est in alia lapide prope forcellam que est a meridie, et sicut senterus qui descendit per la vallesella usque ad terminum et ascendit postea sicut illa confinia trahunt et ille cruces versus Bonum tantummodo est de Plebatico Boni, quod nullo modo pertinet illis de Condino nec de Cimago nec de Briono, ei quod ille bestie de Plebatico Condino non debent pasculare neque alpegare nec in aliquo modo stare infra dieta confinia, et si hoc fecerint quod homines de Bono debent eos bestias pignorare, nisi tantum steterint pro hominibus de Bono de sub Riveglero vel pro concordio illorum.

Et hoc fuit in comuni parlamento de dictis Plebaticis coadunatis ad dictam litem concordandam. Anno a nativitate domini millesimo ducentesimo XXI, indictione nona.

Ego Lafrancus notarius sacri palatii interfui rogatus et scripsi.


IX. 1232 luglio 22.


Roncone (Bregno). - Il sindaco del Concilio di Torva concede alla villa di Fontanedo il diritto di usufruire del monte Zuza.
Archivio comunale di Roncone.


(S. N.) In Christi nomine, amen; anno domini millesimo CC.XXXV. indictione octava, die decimo exeuntis julii, in villa Bregni apud [p. 59 modifica]domum Cavarsii de Bregao, in presentia Lafranchi qui dicitur Soplainfoci de Lardero, Otolini de Cazabo, Zaneti condam de Lardero testium rogatorum. Ibique Jacobinus filius condam Arlemboudi de villa Pontis, sindicus Universitatis Concilii Toire excepta villa Larderi, consensu et voluntate prediate Universitatis ibi presentis, dedit concessitque Arlemboudo Alio condam Ribaldi de Fontaneto recipienti nomine et vice totius Universitatis ville Fontaneti et per eum Universitati de Fontaneto dicte perpetuum jus alpegandi atque segandi per se ac snos heredes in monte ..... illum montem a Zoze comuniter in alpegando et segando cum dieta Universitate Concilii Toire habere ac tenere quibus de Fontaneto, et eo uti tanquam aliquis de Universitate dicti Concilii, habere comuniter in gazando et de gazando, segando, alpegando, pignorando, in omnibus et per omnia faciendo pro comuni in ipso monte a Zoze, tamquam aliquis de Universitate dicti Concilii Toire per se facere posset; promisit vero dictus sindicus per se et nomine ac vice Universitatis, cuius sindicus est, ipsi Arlemboudo nomine Universitatis de Fontaneto et per eum diete Universitati, nunquam centra omnia que dieta sunt superius venire, nec dictam Universitatem de Fontaneto de diete monte a Zoze, secundum quod dictuni est in aliquo capitullo seu articullo impedire, molestare nec condepnare, veruntamen omnia predieta habere, tenere et non contravenire sub pena dupli totius dampni et omnium expensarum in quo..... venerit dieta Universitas de Fontaneto predieta omnia sibi corupta pena vero nichil minus predieta observentur inviolata; confessus fuit vero..... idem Jacobinus sindicus pro dieta cuius est sindicus Universitate predieta omnia facere ad...... firma et rata habere...... eximiam pro melioramento et statu dicte Comunitatis ut melius unanimi et concordes in perpetuum deberent esse.

«Ego Redolfus notarius sacri pallatii suprascriptam cartam breviatam per Widonem condam notarium autenticavi aucthoritate domini Sodegerii de Tito, potestatis Tridenti per dominum Dei gratia Fridericum Romanorum Imperatorem, et in publicam formam reduxi et me subscripsi».


X. 1239 aprile 8 e 9.


Padova. Pier della Vigna e Tebaldo Franciena, giudici imperiali, sentenziano in una causa tra i nobili e il Popolo delle Giudicarie. L'Imperatore Federico II ratifica la detta sentenza.
Archivio comunale di Condino. Edita in Papaleoni, Il Castello di Caramala, (Trento, 1887; p. 62 e segg.)


Anno domini millesimo ducentesimo XXXVllII, indictione XII, die veneris, octavo intrantis aprilis, in civitate Padue, in ecclesia [p. 60 modifica]sancti Daniellis, in presentia domini Henrici prepositi Aquensis, domini Jacobi de Moro potestatis Tervisii, domini Rofredi iudicis imperiulis curie, domini Sodegerii potestatis Tridenti, domini Ugonis de Tuvers (Taufers), domini Henrici de Piano, domini Henrici de.... ch..., Morcadenti de Tridento plurioriumque aliorum testium. Cum questiones quam plures diu coram domino Federico, Dei gratia Romanorura imperatore semper augusto, Ierusalem rege et Sicilie, et eius nunciis essent ventilate et agitate super factis, colectis et impositionibus, conditionibus ac rebus et aliis rationibus, et nominatim super questione pacis fracte per dominum Imperatorem facte inter milites Albertum de Arco et Cognovutum de Campo pro se et omnibus aliis militibus de Iudicaria, quorum procuratores sunt, et Nicolaum, filium Alberti Mitifoci de Arco, ex una parte, et Iohannem Benni, sindicum et procuratorem hominum et Comunitatis Plebis de Condino, pro se et procuratorio nomine hominum et Comunitatis dicte Plebis, ex altera; dominus Petrus de Vinea, index imperialis curie, et dominus Tibaldus Franciena, vicarius et legatus in tota Marchia et in Tridento et Episcopatu, ambo concorditer, de mandato et auctoritate domini Imperatoris, presentibus omnibus procuratoribus, per sententiam preceperunt dictis militibus prò se et illis, quorum sunt procuratores, et ipsis per ipsos suos procuratores, et dictis hominibus et Comunitati absentibus per eum suum sindicum et procuratorem, quod pacem factam inter ipsos per dictum dominum Imperatorem firmam in perpetuam habeant et teneant nec in aliquo contravenire presomant: et si milites in aliquo contravenirent omne jus et omnem rationem, quod vel quam in ipsum vel in ipsos centra quem vel quos fecerint haberent seu habere vìderentur, penitus amittant et ipso jure sit amissum. sine aliqua contraditione, et perpetuo sint liberi cum omnibus suis heredibus et bonis quocunque modo eidem militi subiaceant et cuiuscunque conditionis sint; et si predicti homines de populo seu Comunitas de predicto loco centra dictam pacem in aliquo venirent, quod ille vel illi qui contravenirent omne jus et omnem rationem, quod et quam haberent qui contravenirent amittant et servi efficiantur illorum militum quibus contrafacerent et eisdem perpetuo sicut servi subiacere debeant eum omnibus suis bonis et heredibus; salva etiam omni alia pena pecuniaria quam dominus Imperator utrique parti imponere et tollero vellet ad suum arbitrium et suam voluntatem. Item preceperunt per sententiam dicte sindico et procuratori presenti per ipsos, quod debeant solvere et prestare integre militibus et dominis suis omnia ficta et redditus et rationes suas, que vel quos eis debent, et lecita servitia eis prestare et facere, retinendo in se dominus Imperator omnes questiones colte, iniuriarum et dampnorum datorum inter ipsos; et quod homines [p. 61 modifica]non capiantur neque capi debeant per suos dominos; et retinendo in se omnem offensionem pacis predicte fracte, de qua fecit fieri inquisitio, quam proposuit determinare per se vel suum nuncium suo loco et tempore et quando Sue Maietati videbitur expedire. Item preceperunt per sententiam dictis militibus in pena omnium suorum bonorum, tam feudorum quam alodiorum, quod debeant prestare et dare pro suis viribus opem et auxilium et iuvamen potestati et rectori Tridenti et Episcopatus, qui ibidem fuerit pro domino Imperatore, ad mantenendum honorem et exaltationem Imperii et ad destruendum illam partem, que veniret centra dictain paceni, in omnibus et per omnia ad voluntatem et mandatum rectoris illius Civitatis et Episcopatus Tridenti in dieta pena; et ita per omnia iuraverunt dicti milites et sindici iam dicti pro se et omnibus illis quorum sunt procuratores et sindici dictam pacem flrmam habere et tenere, et omnia suprascripta attendere et observare et contra in aliquo non venire, et omnia alla precepta, que idem dominus Imperator per se et suum nuncium adhuc eis facere voluerit; et comes Egano et comes Odoricus de Ultimis iuraverunt dare auxilium et conscilium potestati Tridenti ad destruendum partem illam que contrafaceret.

Item ibidem preceperunt per sententiam tam illis de Iudicaria, quam illis de Anania, quod omnia castra de novo edificata et occupata in valle Ananie, Solis et Iudicarie restituantur et represententur et consignentur potestati et rectori Tridenti per dominum Imperatorem. Item preceperunt quod omnes baniti, qui sunt in partibus illis, capiantur et potestati et rectori consignentur et presententur in dieta pena personarum et bonorum; precipientes et comittentes dicte domino Sodegerio potestati Tridenti ex parte domini Imperatoris, quod ipse ab utraque parte, cum eisdem videbitur expedire, ydoneam recipiat securitatem de obsidibus tollendis et aliis securitatibus vel fidejussis, quod predicta omnia et totum illud integre facient quod dominus Imperator vel eius nuntius adhuc utrique parti precipere voluerit per se vel suum nuncium; item precipientes utrique parti quod de liis suprascriptis que in se retinuit neutra pars contravenire presumat, et illa pars, que contravenerit contra illuni contra quem venerit...... sit liber cum omnibus suis heredibus et bonis perpetuo cuiuscunque conditionis sit, et ipso jure sit amissum eius jus qui contrafecerit, et e converso popularis qui contrafecerit subiaceat tamquam servus cum suis liberis militi contra quem fecerit. Item comiserunt et iniunxerunt dicte domino Sodegerio, quod faciat iurare alios milites et populares dictam pacem ita firmam tenere, ut dictum est, de observandis preceptis dicti domini Imperatoris factis et faciendis, secundum quod alii superius iuraverunt vel per eius nuncium seu nuncios.

[p. 62 modifica]Postera die sabati, VIIII intrantis aprilis, in camera domini Imperatoris de sancta Iustina; in presentia domini Tibaldi Franciene, domini Sodegerii potestatis Tridenti, domini Ayguandi potestatis Brixine, domini Arponis de Cieso, domini Federici de Cast[rob]archo, Mercadenti de Tridente et aliorum, dominus excellentissimus Imperator Fridericus dicta omnia integre confirmavit, dicendo quod de eius voluntate et mandato licentia et auctoritate predicti iudices predicta omnia pronuntiarerant et preceperant atque dixerant, et quod hoc totum et omnia ea que super predictis dixerant et statuerant bene placebant sue Maiestati.

«(S. N.) Ego Martinus domini Chonradi Regis notarius hoc suprascriptum instrumentum ex inbreviaturis quondam domini Ubarti notarii, de mandato et auctoritate domini Maximiani iudicis et vicarii domini Henrici Dei gratia Episcopi Tridentini147, fideliter traxi et scripsi prout in eis inveni, signum meum apposui et me subscripsi».


XI. 1248 settembre 4.


Deposizioni di quattro testimoni di Lardalo in una causa per diritti di via tra Lardaro e Strada.
Archivio comunale di Lardaro.


XII. 1267 aprile 21.


Riva. - Riprando di Arco investe Silvestro q. Parisio dì Lodrone del fendo di alcuni vassalli di Storo
Archivio dei Conti di Arco, n. 151. Da una copia nei Mss. del notaio Segala nella Biblioteca comunale di Trento. V. Papaleoni, Per la Genealogia ecc. p. 11.

Anno domini millesimo ducentesimo quinquagesimo septimo, indictione quintadecima, die decimo exeuntis Aprilis in Ripa, in pallacio Episcopatus, in presentia domini ...... Mittifoci, domini...... filii domini Alberti de Stenico et Bevolchini de Vestine et aliorum. Ibique dominus Riprandus de Arco per se et suos heredes atque successores nomine recti et honorabilis feudi investivit dominum [p. 63 modifica]Silvestrura de Lodrono recìpientem pro se et suis heredibus nominative de suo certo feudo nominatim de feudo quod dominus Parisius pater diati domini Sai vostri habebat et tenebat in feudum a dicto domino Riprando quod feudum est vasalitium et jus vasalitii Lambardorum de Setauro scilicet de heredibus Bonefacini de Zirigallo et de heredibus Segaromi et de Raimondo et Ivetibono (?) de Setauro; qui dictus dominus Silvester iuravit fidelitatem dicto domino Riprando ut vassalus suo domino facere debet et facere.... illud quod in libello fidelitatis veluti continetur

Ego Bertoldus notarius sacri palatii interfui rogatus et scripsi.


XIII. 1258 ottobre 29.


Creto. - Il notaio Guarino, figlio di Guglielmo medico, sindaco della Comunità di Creto, compera dalla Comunità di Por e Saviedo, rappresentata dal sindaco Baita di Saviedo, la quarta parte del monte Arie per venti lire di denari piccoli ver., e dalla Comunità di Strada, rappresentata dal sindaco Albertino q. Giovanili Tasca, la dodicesima parte dello stesso monte per dieci lire della stessa moneta.
Archivio comunale di Prezzo.


XIV. 1265 giugno 3.


Roncone (Ponte). - Ordinamenti per Pradibondo. - Obblighi del sindaco di Terra per Pradibondo. - Nota dei fuochi del Concilio di Torra che posseggono divisi in Pradibondo.
Archivio comunale di Roncone.


(S. N.) Anno Domini millesimo CCLXV, indictione octava, die Mercurii tertio intrantis iunii, in loco Bevorchi de villa Pontis, penes domum Iacobini condam Arlemboldi, in presentia Pauli notarii de Levitibus de Bono, Omneboni condam Boninsigne de Lardero atque Abriani qui Sina dicitur de Blezo habitatoris Bregni testium et aliorum rogatorum. Ibique in dicto loco de villa Pontis de Concilio Tohere et in publica vicinia de dicto Concilio Tohere preter de Lardero more solito congregata (seguono i nomi di centosei uomini del Concilio). Omnes homines suprascripti de Concilio Tohere preter Lardero in predicto loco et in completa vicinia nulloque predictorum omnium contradicente sive contrariante, insimul coadunati super facta et negotia et melioramenta atque ordinamenta et statuta comunis de Pradebondo peragenda et confirmanda, tractanda et ordinanda prout olim a dieta Comunitate da Concilio Tohere fuerunt facta et ordinata et tractata et confirmata, et ibidem in [p. 64 modifica]dicta vicinia aperta et dicta et memorata et a dictis omnibus vicinis unanimiter ad unam vocem sine ullo contrariante confirmata et laudata atque per sacramentum attendere promissa.

In primis quod nemo de dicte Concilio Tohere et de dicta Comunitate suprascripta habens partem seu divisionem sive aliquam peciam terre in comune et teretorio et loro Pradebondi non debeat nec valleat ipsam aliquo modo vendere, donare et per animam indicare sive aliquo modo in aliquam personam aut eclesiam vel in aliquo Comune aut in aliquam Comunitatem Bondi et Breguccii nec de toto Plebatu Tioni nec alicui persone de toto mondo nec etiam in pignoro alicui persone ncque ad laborandum dare nisi hominibus et vicinis de Concilio et Comunitate Tohere; et si aliquis de dicta Comunitate contrafecerit taliter quod manifestum sit inter vicinos suprascriptos quod sua pars et divisio et sua pecia terre qua centra predicta aliquo modo alienaretur, in continenti sine aliqua defensione et ratione in eius adiutorio adiuvante cadere debeat in comune et pro comuni laborari debeat atque frugi et uti. Item si quis homo de dicto Concilio et de dicta Comunitate Tohere habens partem et divissum sive aliquam petiam terre in loco suprascripto et in comuni et teratorio Pradebondi sine Alio et herede masculo moriretur, quod sua pars et suum divisum et sua ratio in Pradebondo reverti debeat in comune et ad utilitatem et proficuum et melioramentum dicte Comunitatis et dictorum vicinorum possideri debeat atque uti donec venditionem et allienationem per sindicum de ipsa fieret alicui persone de dicta Comunitate secundum ordinamenta et statuta et secundum postas dicti loci et dicti comunis de Pradebondo prout poterit cum ratione sindicus diete Comunitatis suprascripte venditionem de ipsa confirmare; et iterum quod ordinaverunt predicti vicini et laudaverunt atque confirmaverunt quod si quis de dicta Comunitate dimisserit suam partem et suum divissum de comune Pradebondi quinque annos laborandi, silicet ipsam seminare vel..... bene segare, quod quilibet homo de dicta Comunitate Tohere volens ipsam laborare et seminare, quod quinque annos possit et valeat ipsam laborare segare atque uti sine contradictione alicuius persone totius Comunitatis, et ipsam quoque cum semine laborando intelligatur.

Et insuper predicti omnes homines suprascripti et unusquisque pro se et suis heredibus per stipulationem promiserunt et ad sancta Dei ewangelia iuraverunt in manibus lacobi qui Todosius dicitur de villa Angloni tanquam procuratoris et generalis sindici dictorum omnium suprascriptorum et diete Comunitatis recipientis pro se et nomine et vice totius Comunitatis predicte de Concilio Tohere predicto preter de Lardero predicta ordinamenta, statuta et predictas postas Pradebondi per dictos omnes homines suprascriptos et [p. 65 modifica]pro dicta Comunitate facta et ordinata semper firma habere et tenere et nunquam contravenire. Et iterum omnes homines suprascripti se ad invicem unus alteri promiserunt et corporaliter ad sanata Dei ewangelia iuraverunt se adiuvare et sustinere et manutenere cum homine et cuni personis specialiter de illa lite et contradversia et occasione que vertitur inter Comune Bondi et Bregucii et inter predictam Comunitatem de Concilio Tohere, specialiter in monte de Gaiola et loco Beci et in quocunque alio loco ubicunque inter dictas Comunitates lis sive eror apareret vel nasceretur pro Comuni ullo tempore, et hec omnia suprascripta in omnibus et per omnia ut superius continetur attendere et observare promisserunt, sub obbligatione omnium suorum bonorum et supeletilium dictorum omnium suprascriptorum, et unus prò altero et pro dicto sindico se posidere manifestaverunt, et penam decem librarum den. parv. inter se ad invicem posuerunt quod si quis ipsorum predicta omnia capitula et ordinamenta non attenderit dictam penam eidem Comunitati vel sindico aut consulibus pro Comuni debeat emendare et pena soluta postea atendere sub eadem obligatione pene et quod dicta semel et pluries possit comitti et cotiens comissa fuerit totiens peti et exigi possit et quotiens contrafactum fuerit pro quolibet capitulo non attendito et observato.

Ego Parisius sacri palatii notarius interfui rogatus et scripsi.

(S. N.) Anno Domini millesimo CCLXV. indictione octava, die tertio intrantis iunii, in loco Pontis, penes domum Iacobini condam Arlemboldi, in presentia Paoli notarii de Levitibus Plebis Boni et Omneboni condam Boninsigne de Lardero atque Abriani qui Sina dicitur de Blezo habitatoris Bregni testium et alliorum rogatorura. Ibique Iacobus qui Todosius dicitur de villa Angloni tamquam sindicus et procurator totius Comunis et Comunitatis de Concilio Tohere specialiter super factis et negociis et ordinamentis et causis de Comune Pradebondi ac etiam super litibus et controversiis quo aliquo modo aparerent sive aparuerint inter Comune predictum de Concilio Tohere et inter Comune Bondi et Bragucii ad melioramenta bona fide peragenda, fecit dictus Iacobus promissionem et per stipulationem convenit in manibus consulum Comunis et Comunitatis de dicto Concilio Tohere recipientium pro se et nomine et vice omnium vicinorum et dicte Comunitatis de Concilio Tohere quod bona fide sine aliqua mala fraude faciet et ducet et tractabit et aministrabit et salvabit omnes denarios et omnes fruges et omnes reditus que ad eius manus aliquo modo pervenerint, et omnia facta et negocia et ordinamenta et postas dicti loci et dicti comunis de Pradebundo et ad dictam sindicariam pertinentia bona [p. 66 modifica]fide exercebit, et quod in omnibus placitis et questionibus, litibus sive causis et etiam in pactis et concordiis de omnibus illis negotiis ad eius sindicariam pertinentibus bona fide operatus erit cum conscilio suprascriptorum consciliatorum qui ei a dicta Comunitate fuerint dati, et quod denarios et fruges et reditus de de dicto comuni Pradebundi dicto Comuni vel consulibus aut sindico alio predicti comunis ad eorum voluntatem dabit et disignabit, et hec omnia suprascripta attendere et observare promissit et ad sancta Dei ewangelia iuravit sub obbligatione omnium suorum honorum et supeletilium dicti Iacobi sindici et per eos consules et pro dictis omnibus vicinis et pro dicta Comunitate se posidere manifestavit. Et insuper dictus Iacobus sindicus dedit verbum et licentiam dictis consulibus recipientibus pro dicta Comunitate et pro omnibus vicinis de dicta Comunitate specialiter laborandi et utendi et frugendi et defungendi totas suas petias terre et sua divisa atque suas partes que et quas habeut in loco et teratorio et in comune Pradebondi bine ad tempus sue sindicarie, non autem in aliquo preiudicando ad postas et ad ordinamenta et ad statuta per dictam Comunitatem confirmata de loco et teratorio et de comune Pradebondi nec ad suam sindicariam aliquid perficiendo sive nocendo.

Ego Parisius etc.

Isti sunt focus (sic) de Concilio Tohere inventi et scripti et nominati in Comunitate de dicto Concilio de quibus sue partes et sua divisa de comune et teratorio Pradebondi pertinent et cadunt atque procedunt dicte Comunitati et vicinis de dicto Concilio.

Seguono i nomi dei capi di settanta fuochi.


[p. 225 modifica]

LE PIÙ ANTICHE CARTE

DELLE PIEVI DI BONO E DI CONDINO NEL TRENTINO

(1000-1350)




(Continuazione e fine: Ved. fasc. 1.° pag. 1).


DOCUMENTI.


XV. 1268 dicembre 21.


Riva. - Enrico Soga d’Arco libera il sindaco di Lardare da parte di un affitto che quella Comunità doveva pagargli pel possesso del monte Albis.
Archivio comunale di Lardaro. Nello stesso Archivio si trova pure una copia fatta l’anno 1336 dal notaio Paolo di Bono, per incarico avuto in Cusone il 23 settembre dal vicario vescovile Morle di Caldaro.


(S. N.) in Christi nomine, anno autem Domini millesimo CC.LXVIII, indictione XI, die XI exeuntis decembris, in Ripa, apud domum condam Iacobini de Frugero, in presentia dominorum Pelegrini et Yvani filiorum condam domini Gotfredi de Tridente et Barufaldi et Belini notariorum et aliorum rogatorum testium. Ibique Enricus Soga condam domini Federici de Arco per se atque per suos heredes et successores in perpetuum fecit datam et venditionem et finem ac remissionem in manibus Pregolini sindici hominum et Comunitatis de vila de Lardero recipientibus pro hominibus et Comunitate de Lardero et per suos heredes nominatim de duabus partibus unius potionis casei, quam homines de Lardero dare consueverant dominis de Arco pro monte de Albiso; que potio integra erat unus dies casei in feste sancti Vigilii; tali modo fecit dictam datam et venditionem, finem et remissionem quod de hinc in antea homines de Lardero et sui heredes dictas duas partes dicte portionis a dicto domino Enrico habeant ac teneant et quicquid velint facere faciant absque ulla dicti domini Enrici et eius [p. 226 modifica]dura et successorum contradictione et molestatione; promisit quoque dictus dominus Enricus per se et suos heredos et successores dicto sindico recipienti pro hominibus et Comunitate de Lardero et per suos heredes dictam datam et venditionem, finem et remissionem factam de dictis duabus partibus dicte potionis omni tempore ratam et firmam habere et tenere et non contravenire per aliquam causam, et illam omni tempore ab omni impedienti persona cum ratioiie defendere et expedire et warentare in pena dupli dampni et dispendii inde hominibus et Comunitati de Lardero contingenti sub obligatione omnium suorum bonorum presentium et futurorum. Pro quidem data et venditione, fine et remissione confessus dictus dominus Enricus accepisse et Imbuisse a dicto Pregnolino sindico solvente et dante pro hominibus et Comunitate de Lardero XV libr. den. ven. minus VII sol. et III den ..... promisit etiam dictus dominus Enricus quod facient dominus Pancera et dominus Adelperius fratres eius dictam datam et venditionem, finem et remissionem do predicta potione firmam et ratam habere et tenere et nunquam contravenire et illam confirmare et ratificare sine ullo alio pretio dare quando petitum fuerit a dicto sindico aut ab alio nuncio hominum de Lardero, et si aliquod instrumentum esset de dieta potione et aput ipsum dominum Enricum aut aput suos fratres aliquo tempore inveniretur sit semper casum et vanum.

Ego Rudolfus notarius sacri palatii interfui rogatus et scripsi.


XVI. 1272 aprile 10, 21 e 25 e 1273 aprile 23.

Roncone (.....) 1272 aprile 10. - Elezione del sindaco di Roncone. - Breguzzo; aprile 21. - Il sindaco e i consoli di Boncone intimano a quelli di Bondo e di Breguzzo di sgombrare da Pradibondo. - Pradibondo; aprile 25. - Floreto di Bando vende al sindaco di Roncone un pezzo di terra in Pradibondo. Conferma degli ordinamenti del 1265. Roncone (Bregno); 1273 aprile 23. - Rinnovazione della sindicaria.

Archivio comunale di Roncone. A tergo della pergamena sono scritti, ed ora quasi illeggibili, alcuni atti di compravendita del 1285.

(S. N.) Anno Domini millesimo CC.LXXII, indictione XV, die X intrantis aprilis in loco..... ni de Concilio Ronconi, penes domum in presentia Coradini et Salvagni de Lardero atque Catanii de..... [testium] rogatorum et alliorum. Ibique in comuni vicinia de Concilio Ronconi more solito coadunata per suuni saltarium, (seguono i nomi dei vicini) omnes suprascripti presentes et unusquisque pro se et pro dieta Comunitate de Conzilio Ronconi fecerunt et constituerunt atque ordinaverunt Iacobinum qui Todosius dicitur de Anglono presentem suum certum [sindicum et [p. 227 modifica]curatorem nominatim in intromittendo et negociando et in operando et in requirendo facta et negocia dicti comunis silicet in monte et in plano et specialiter super factis et negociis de Pradibondo [et in recuperando] omnes illas petias terre de comune de Pradibondo que ad dictum comunem pertinent et pertinere possunt, que alienatos fuissent in liomines de Bregucio et de Sondo per aliquera hominem de [Roncono contra] interdictum et contra ordinamentum et contra statutum de dicto comune Pradibondi, et generaliter in persequendo et in manutenendo offlcium et rationes et ordinamenta dicti comunis de Pradebondo ..... statutum et ordinamentum et postas per dictos vicinos et homines de dicto Comune et de dicto Conzilio comuniter et in concordia ordinatum et confirmatum..... in omnibus predictis et singulis et in omnibus suis placitis et questionibus, litibus sive causis que et quas ipsi homines predicti prò dieta Comunitate aliquo modo habero intendunt contra aliquam personam de dicto loco Bondi et Breguzii et contra aliquam aiiam personam volentem impedire vel molestare aut violare dictos homines suprascriptos et dictam Comunitatem de dicto loco Pradebondi et de quocunque alio loco..... persona vcl persone dictos homines suprascriptos et dictam Comunitatem in aliquo impedirentur vel molestarentur vel quod aliqua persona vel persone contra dictos homines suprascriptos et contra dictum comune et contra ordinamenta statata et confìrmata de dicto loco Pradebondi et de alliis suis comunibus impedirent et procederent aut molestarent et etiam in venditionibus et alienatioiiibus faciondis de quibusdam peciis terre de Pradebondo si oportuerit in expensis cum conscilio honorum hominum de dicto comune et in faciendo..... obligationes reales et personales, ntiles et directas do predictis omnibus etc. Et hoc sindicatum valeat et tenere debeat usque ad voluntatem dictoruni hominum.

Ego Parisius sacri palatii notarius interfui rogatus et scripsi.

(S. N.) Anno domini millesimo CC.LXXII, indictiono XV, die dominico exeuntis aprilis in loco de Breguzio, penes domum heredum condam Vencioli in loco Bevorclie, in presentia Wilielmi de Breguzio et Gati et ser Degewardi de Riprendo et Bevolchini de Anabono de eodem loco et Stevani de Roncono et Martini de Cavalerio testium rogatorum et alliorum. Ibique lacobus Todosius de Anglono de Concilio Ronconi, tamquam sindicus generalis hominum et Comunitatis de dicto Concilio, et Costantinus de Roncono et Ribaldinus de Fontaneto et Petrus Rubens de Anglono, tamquam consules de dieta Comunitate de Roncono interdixerunt Rute de ser Andrico et..... suo nepoti condam Bonacolse et Michaelo de Bregucio et Floreto de Bondo et Zordano et Bleze de eodem loco et [p. 228 modifica]Bovesino de ser Rivano nomino et vice omnium aliorum hominuni de Concillio Bref^uccii et Bondi laborantium et possidentium de teratorio comunis de Pradebondo pertlnentis ad Comunitatem et ad homines de Concilio Ronconi, et dicti lacobus sindicus et dicti consules nomine et vice sue Comunitatis de Roncono eisdem hominibus de Bregucio denuntiaverunt ex parte domini Enrici episcopi Tridentini et suorum dominorum de Campo quatenus de bine in antea de dieta terra de comune Pradebondi et de tera de Calceris ad dictam Comunitatem pertinente aliquo modo impeJire ncque laborare non debeant ; cum autem ad petitionera ipsorum liominum de Bregucio et Bendo ibi ad presens cartas et rationes publicas ibidem lectas et ostensas corani ipsis et coram suis vicinis qualiter dieta tera de Pradebondo et de Calceris diete Comunitati de Roncono pertinet et procedit; et ibidem a me notarlo eis lectas et ostensas et specialiter ille petie terre quas ipsi liomines quibus denuntiatio facta fuit laborant et posident, dicentes autem dicti lacobus sindicus et consules de Concilio Ronconi predicto quod parati erant dictas petias terre de Calceris cum ordine rationis estendere esse suas.

Ego Parisius etc.

(S. N.) Anno domini millesimo CC.LXXII, indictione XV, die lune VI exeuntis aprilis, in loco de Pradebondo, penes viam mezanam, in presentia Zuferoli de Bendo et Nicolai notarli, Oprandi notarli de eodem loco atque Stevani de Roncono et Lafranchi de Solacio testium rogatorum et aliorum. Ibique Floretus condam ser Moscardi de Bendo confessus et manifestus fuit se nomine certi et finiti precii accepisse et habuisse a lacobo de Anglono tamquam sindico hominum et Comunitatis Ronconi XVIII sol. ver. et renuntiavit exceptioni non eidem bene date et diete pecie non se bene liabere dixit ; prò quo quidera pretio idem Floretus nomine venditionis ad proprium prò libero et expedito alodio eundem lacobum sindicum investivit nominatim de una petia terre prative et boscive iacentis in loco et teratorio de Pradebondo penes viam mezanara, coheret ei ab uno latore via mezana et ab alio de supra habet comune una petia terre que fuit condam Baldoini de Tagne et a capite a mane comune et a sere habet Pascete de Castello de Bregucio, et que petia predicta iam fuit condam Catanii de Roncono, et in omnibus suis rationibus, ingressibus et egressibus superius et inferius ad dictam venditionem pertinentibus usque ad vias publicas etc.

Ego Parisius etc.

Il 25 aprile, in Pradibondo, i vicini del Concilio di Roncone confermano gli ordinamenti per Pradibondo del 1265, essendo presenti [p. 229 modifica]Bonaventura di Nobolo di Lardavo, Giacomino di Salcagnc, Marco, Delaito detto Drusio di Lardaro e Boninsegna q. ser Rivallo di Bondo.

Il 23 aprile 1273, nel luogo di Piazzala presso Bregno, i vicini de Concilio Ronconi et Tohere ratificano l’operato del sindaco Giacomo detto Todosio e gli confermano la sindicaria, essendo presenti Bovolchino ferraio di Condino, Alhiano di Tione, Boninsegna di Bondo e Percevallo di Daone.


XVII. 1273 ottobre 1.


Condino. - I vicini di Condino eleggono Odorico Pancera d’Arco loro procuratore per conchiudere la pace col Comune di Brescia.


Archivio dei Conti d’Arco n. 65. Da una copia nei Mss. del notaio Segala nella Biblioteca comunale di Trento. Ved. Papaleoni, Per la Genealogia, ec. pp. 12 e 18.

In Christi nomine; die dominico, primo intrantis octobris, in Condino, in platea Molle (ville?), presentibus Metincheta de Cimego, Salvadore ferario et Iohanne cui dicitur Forcha, Zambono quondam Zenarii ipsius loci de Cimego testibus rogatis. Ibique Iohannes et Antonius fratres et filii quondam domini Delaiti Balbi et Salvador cui dicitur Corezius, Petrus quondam Zambagnini, Boulchinus ferarius, Persivallus quondam Calcagnini, Iohannes Zuselus, Iohannes Federicins, Iohannes cui dicitur Monecus, Ambrosius quondam Rampe, Iohannes quondam Buteleri, Lorentius quondam Bodeni (?), Iacopus notarius, Ribaldus q. Oliverii, Petrus cui dicitur Zornus, Iohannes de Lasalvis et Iohannes cui dicitur Mannus, omnes de Condino, in plena vicinia comunali, ad sonum tabulle more solito, in qua vicinia erant quinquaginta homines et plus in comuni concordie, nomine contendente, preter illi qui sunt vasalli dominorum de Lodrono, pro se et tota Universitate, preter dicti vasalli dictorum dominorum de Lodrono, fecerunt constituerunt et ordinaverunt dominum Odoricum Panzieram de Arco absolutum suum nuncium, sindicum, actorem et procuratorem specialiter ad concordium faciendum cum Comune Brixie et cum hominibus Brixiane, qui haberent aggressum centra homines Episcopatus Tridenti et Plebatus Condini, tali modo quod dictus sindicus et procurator valeat et possit accipere unum arbitrum vel plures ad videndum super factum dictorum egressuum, satisfacere et recipere, pacem facere et fiduciam prolongare et terminum et termina colocare et..... promittere et spensare et rationem facere et recipere et omnia necessaria facere in predictis et circa predicta, tanquam ipsimet fecissent et presentes adessent, et promiserunt mihi notario infrascripto recipienti nomine et vice dicti sindici, se [p. 230 modifica]abiturum firmum et ratom quicquid dixerit, fecerit, concordaverit, et ad hoc totum obligaverunt omnia eorum bona et bona dicti Comunis preter vasallorum dictorum dominorura de Lodrono presentia et futura etc.

Anno domini millesimo CCLXXII, indictione prima.

Ego Albertus de Bagolino sacri palatii notarius interfui et rogatus scripsi.


XVIII. 1278 dicembre 19.


- Accordo tra Odorico Pancera d’Arco, Armano e Bernardo di Campo e la Pieve di Bono da una parte, e Nicolò di Ladrone e soci delle Pievi di Bono e Condino dall'altra, e patti relativi.


Archivio comunale di Condino. Edita in Papaleoni, Contributi alla Storia delle Giudicarie nel sec. XIII. (Trento, 1887). V. anche Festi, Genealogia ec. della nobil casa di Ladrone nel Trentino sino al secalo XV, (Pisa, 1889).

In nomine Christi, amen; die XIII [exeuntis decem]bris ...... Triden. presentibus dominis Hericheto archipresbitero de ...... [Ben]venuto archipresbitero de Condino, Nicolao quondam domini Burati de Saldo, B no quondam Pellacanis de Toscolano, Mafey qui dicitur Arcimb. de Gargnano, Gisliberto domini Nicolai Pisolpasi de Belucchino et Alberto Lanzone de Bagolino et multis aliis testibus rogatis. Ibique dominus Othericus Pancera de Arco, Ariranus et Bornardus de Campo et Benvenutus qui dicitur Comes de Dahono, tanquam sindicus et procurator Comunitatis et hominum integraliter de Bono et Plebatici eiusdem ad infrascripta fionda, [ut conti]netur in carta scripta manu Pauli notarii de Bono die veneris XVI intrantis decembris et milesimo infrascripto, omnes prò sese et suis amicis de plebaticis Boni et Condini ex una parte; et dominus Nicolaus quondam domini Salvestri de Lodrono, Bartolameus quondam Acerbi pro se et fratribus suis et Ugo[linus] clericus Plebis Boni pro se et fratribus et pro omnibus et singulis suis amicis de Plebaticis Boni et Condini et pro domino Alberto de Belamponte de Lavinone et filiis et nepotibus ex altera, inter sese ad invicem fecerunt finem, pacem, remisionem, pactum et perpetuam concordiam nomine transactionis de omnibus iniuriis:, rixis, maleficiis, incendiis, homicidiis, contumeliis, vulneribus, percutionibus (?) et omnibus et singulis dampnis datis, factis et habitis ex utraque parte secundum paeta inferius denotata et scripta. Quam pacem finem et omnimodam remissionem inter sese ad invicem una pars alteri (?) constipulantes promiserunt [p. 231 modifica]atendere et observare et semper firmam et ratam habere ..... ..... ...... ..... ..... ..... ..... ..... ..... cum omni dampno et dispendio, que pena tociens ..... ...... ..... ..... ..... ..... ..... contrafacienti vel contrafacientibus quociens contrafactum fuerit vel non servatum observandis, una pars alteri vicissim obligavit sese personaliter et omnia sua bona presentia et futura ..... ...... ..... ..... pignoris, et una pars pro altera manifesta.... ..... iuraverunt quoque corporaiiter tactis scripturis ad sanata Dei evangelia iam dicti domini Othericus, Armanus, Bernardus et dictus Benvenutus sindicus pro sese et suis amicis Boni et Condini, speciaiiter pro illis qui continentur in carta sindicarie ..... dictus dominus Nicolaus, Bartolameus et Ugolinus pro sese et fratribus et filiis et pro omnibus et singulis suis amicis de dictis Plebaticis Boni et Condini predictam pacem, finem ..... ...... ..... ..... singula infrascripta ..... ...... ..... ..... ..... ..... atendere et observare... ..... ...... malafide perpetualiter ..... ...... ..... contravenire aiiqua causa ..... ...... ..... ..... ..... ..... occasione amplius molestare obsculo pacis interveniente ..... ... quorum pactorum talis est: Ad honorem Dei et beate Virginis Marie et beati sancti Vigilii et domini Henrici Dei gratia Episcopi Tridentini, hec sunt pacta concorditer facta Inter dominum Othericum Panceram de Arco, dominos Armanum et Bernardum de Campo et Comune de Bono pro sese et suis amicis de Plebaticis Boni et Condini ex una parte ; nec non et inter dominum Nicolaum quondam domini Salvestri de Lodrono, Bartolameum Acerbi et Ugoliimm clericum pro sese et suis fratribus et amicis de Valle Boni et Condini ex altera. In primis quod Castrum Romanum debeat venire servatum (?) in manibus (?) dicti domini Otherici vel eius nuucii ad expensas et custum Comunitatis Boni, salvo omni iure dicti domini Nicolay et domine Athelasse filie quondam domini Parisii de Lodrono. Item quod dominus Nicolaus, Ugolinus clericus et fratres et Bartolameus et fratres habeant pacem et flnem pro sese et suis amicis et speciaiiter pro domino Alberto de Lavinone et flliis et nepotibus a dictis dominis Otherico, Armano et Bernardo et hominibus Boni et Condini pro sese et amicis eorum de omnibus ..... sionibus ..... culpis, depredationibus, vulneribus, incendiis, omicidiis factis inter eos usque ad hunc presentem diem ; e converso dicti domini Othericus, Armanus et Bernardus et Comune Boni pro sese et suis amicis habeant pacem et finem. Item quod dominus Aldrighettus de Lodrono, Scayola et Racius de Setoro habeant treguam per annum unum a domino Nicolao et ipse ab eis, habentes ipsi et quilibet eorum omnes suas [p. 232 modifica]rationes et iurisdictiones, et si aliqua esset questio inter eos vel oriretur de possessionibus et iurisdictionibus, quod duo amici debeant terminare, cognoscere et diffinire, et quod dieta tregua valeat et teneatur per totum Episcopatum Tridenti usque ad dictum terminum. Item quod Otliericus debeat investire dictum dominum Nicolaum de onini ilio feudo quod debet habere ab eo domino de iure, salvo quod si aliqua questio oriretur inter eos vel esset de aliquo feudo, quod duo amici comunales debeant diffinire inter eos. Item quod dominus Nicolaus non debeat impedire extra Castrum Lodroni a Fonte Sancta superius dictum dominum Othericum de tenuta et possessione quam habet in bonis et super bonis quondam domini Ottonis de Lodrono, salvo eo quod si eum impedire vellet illut faciat cum ratione, et si eum impediret cum ratione quod ipse dominus Othcricus valeat cum impedire cum ratione a Fonte Sancta inferius. Item quod dicti Bartolomeus et fratres et Ugolinus et fratres maneant in protectione et custodia predictorum dominorum et Comunis Boni et eorum Boni, ita quod non dimittant illi domini facere eis oblicum neque ...... posse, salvo quod si dictus dominus Nicolaus voluerit in pace manere, quod ipsi Bartolomeus et Ugolinus permaneant ut superius legitur.

Anno domini millesimo CCLXXVIII, indictione VI.

Ego Martinus de Verlis sacri palatii notarius liiis omnibus interfui et rogatus cum aliis notariis in eo tenore hanc cartam scripsi.


XIX. 1279 maggio 14.


Condino. - Odorico Pancera d’Arco pronuncia una sentenza contro alcuni uomini di Storo, che nella passata guerra avevano maltrattato certi suoi vassalli.


Archivio dei Conti d’Arco. Edito in Verci, Storia della Marca Trivigiana (Venezia, 1786-91, t. III, pag. 37 dei doc.) e in Papaleoni, Contributi ec.

In Christi nomine; die dominico, XIV intrantis madii, in platea Condini, presentibus Barufaldo notario et Hengelfredo notario de Arco, domino Bonvescino de Pranzio et Iohanne Guecello de Condino testibus et aliis. Ibique Nos Odoricus Pancera de Arco pro eo quod Iohannes q. Segatoris de Setauro et sui filii Parisius et Socujus, et Iohannes quondam Riprandi, et Petrus quondam Cagagi de Setauro steterunt rebelles nostri et omnium nostrorum amicorum tempore verre transacte, et associaverunt se et steterunt cum nostris inimicis et rebellibus et nostrorum amicorum, causa faciendi nobis et nostris amicis guerram et damnum, et pro eo quod fuerunt insidiati et ceperunt et captivaverunt nostros homines et vassallos silicet Beram de Condino et acceperunt ei XIV libras et dimidium parvorum et etiam torculaverunt eum fortiter in tormento, [p. 233 modifica]et pro eo quod dictus Iohannes quondam Segatoris torcolavit ita fortiter Busetum de Castello nostrum vassallum, quod ipse Busettus decessit pro ipso tormento; et quia pluries et per plures terminos fecimus ipsos citare, quod venirent coram nobis facturi suas defensiones, si quas facere volebant, et fuerunt contumaces et coram nobis cum aliqua defensione comparere voluerunt, mitigata pena per nostram jurisdictionem, predictos Iohannem q. Segatoris et suos filios Parisium et Socujum, ipso Parisio presente, condempnamus in ccccc libris veronensibus, quas teneantur nobis dare et solvere sub pena quanti bine ad decem dies proximos per sacramentum quod nobis fecerunt, et si non solverint ad dictum terminum, quod fldeiussores eorum solvant sub eadem pena. Item condempnamus Petrum fllium Cagagi ad dictum terminum in ducentis libris veronensibus dandis et solvendis nobis sub pena quanti, et si non solverit quod fldeiussores ipsins solvant sub eadem pena. Item mitigata pena condempnamus suprascriptum Iohannem quondam Riprandi in e libris veronensibus dandis et solvendis nobis ad suprascriptum terminum sub pena quanti, et si non solverit quod fldeiussores solvant sub eadem pena.

Anno Domini millesimo CC.LXXVIIII, inditione VII.

Ego Bertolameus quondam domini C.148 Episcopi Tridentini notarius interfui rogatus et scripsi.


XX. 1285.....


- Esami di testimoni per questioni di pascoli tra Cimego e Castello.
Archivio comunale di Castello.


XXI. 1286 giugno 30.


Roncone (Dosso Abelamo.) - I (3) consoli di Praso, quelli (3) di Bancone e quelli (3) di Lardaro eleggono due uomini di questa Comunità per la divisione della Regola di Bedoe tra Praso e Boncone; e questi poi stabiliscono i confini.
Archivio comunale di Lardaro.


XXII. 1288 ottobre 4.


Agrone (Frugone). - Designazione dei territori comuni e dei divisi nella Valle di Daone e delle vie ai monti comuni, alle quali hanno diritto gli uomini di Strada.
Archivio curaziale di Por.

In Dei nomine, amen. Anno eiusdem millesimo CC.LXXXVIII, indictione prima, dio quarto intrantis octubris, in Frugono, aput [p. 234 modifica]domum Armanini de Frugono, [presentibus] ipso Armanino et Romanino de Savicto et ... . tino quondam Rodolfi de Agrono et alliis testibus rogatis. Ibique Parisius qui dicitur Baffa et Segator de villa de Sivroro, Pelus, Oprandus quondam domini Iohannis et Dadeus quondam ser Ribaldi de Praxo, Iohannes qui dicitur Cagandina de Formino, Martinus qui dicitur Fuserus de Presandono, ser Zoananasius de Barxono, magister Gavornianus de Cuxono, ser Benevenutus qui dicitur Rubeus ...... de Iohannes sartor (?) iuraverunt ad sancta Dei evangelia ex precepto domini Oluradi iudicis de Prevoro, facientis rationem in Plebaticis Boni, Condini, Teyoni et Randene per dominum Odoricum de Corado capitanoum domini ac magnifici viri domini Maginardi ducis Karinthie et comitis Tyrolis et ecclesiarum Tridenti et Brixino advocati, designare ac dividere et discernere divisum a comune in valle Daoni et Nemessi et vias et itenera montium comunium de Bono in quibus habent jus homines de Strata et aliorum montium, ut continetur in carta comissionis scripta manu ser Oprandi notarli. Primo dixerunt qnod homines de Strata et a Riveglero inferius qui habent rationem in montibus comunibus silicet in monte de Miro et in aliis, in tempore quondam ser Fabiani, ser Luteri, ser Bonncorsi, ser Benvenuti de Daono at aliorum hominum antiquorum de Daono preteritorum, nunquam fuerunt pignorati in valle Daoni et Nemessi extra prata divisa buschezando et pasturando in aliquo tempore homines de Strata et de Bono habentes rationem in montibus comunibus, nec debent pignorari. Item dixerunt quod non cognosscunt illis hominibus de Daono aliquam regullam nec aliquod gazum extra prata divisa in valle Daoni plusquam aliis hominibus habentibus rationem in montibus comunibus a Cenala intus. Item aliquis de illis hominibus habentibus rationem in montibus comunibus non debet pignorari in tota via comuni eundo per totani vallem Daoni et Nemessi cum bestiis et sine bestiis, cum plaustris et sine plaustris, cum lignis et sine lignis, eundo, veniendo, buscezando a comunibus. Item quando malghe vadunt sive veniunt ad montes comunes seu venirent in montibus, debent ire convenienter cum minori dampno qum possunt; et si volunt requiescere debent tantum requiescere ultra rivum de Astiono, quod pastores possint prandere; et ita flebat antiquo tempore hominum preteritorum de Daono non contradicentium ulli. Item eundo ad montem Cleri debent ire per Bonopratum et per Riborum malghe de montibus comunibus. Item ad montes Miri et ad montem Anerve debent ire per vallem Daoni et de supra si volunt. Item ad Rulam et ad Nomblasonum de supra, set ad Rullam possunt homines ire de suptus tantum. Item ad Lavenegum iter per Riborum. Item malga de Pura non debet pignorari extra divisum Mayne et pasturare [p. 235 modifica]usque ad fines Lanzate et ire bibitum ad lacum de Roncone per comunia. Item quando malga vadit ad Puram et ad Reniam debet ire per viam Lazi convenienter plus quam possunt sine dampno. Et a tovo de pra Marcii in za et a via de Redondallis in zu versus prata non debent pasturare. Et a sentero qui vadit danim (de imo) le val Ladhe et da sumo el gazo de Carincarga in zu non debent pascere. Et a sentero Bovorche sicut vadit per pratum de silva da Nemeto in zu non debent pascere nisi capre. Et capre debent venire in planum a rio in la veniendo per comune, et a via Muredeli in za sicut vadit supra pratum de Praforolis inferius non debent venire. Item ista malga debet venire ad bibendum ad Frugonum per la crox da Campello pasturando in omni loco per comunia. Illi de Lardero in iunio, iulio et augusto non debent pascere a sentero de Crosiela in su sicut vadit ad Campellum de Perono. Et omnem regullam antiquam coniìrmamus in montibus comunibus et in Bovinonolo et in Nomblasono et in alliis si hic non essent memorata. Et hanc noticiam dicimus tam pro hominibus de Strata quam prò aliis a Riveglero inferius habentibus rationem in montibus comunibus et etiam in aliis montibus.

Ego Delaidus de Bono notarius per dominum Lodoycum comitem veronensem hiis affai rogatus et scripsi.

«(S. N.) Ego Iohannes qui dicor Viola de Bono notarius auctoritate imperiali autenticum huius exempli vidi et legi ac fideliter exemplavi etc.».

«(S. N.) Ego Paulus de Bono etc.»


XXIII-XXIX. 1289 maggio 17, giugno 22.


Condino. - Esami di centoventuno testimoni (di Condino, Brione, Cimego. Storo, Ledro ecc.) a favore di Condino nella causa tra Condino e Castello pel 2ossesso dei monti Caxingle e Leuten.
Archivio comunale di Condino.

«(S. N.) Anno Domini millesimo CCLXXXVIIIT, indictione secunda, die lune, in exeuntis augusti, in Teyono, apud domum filiorum condam Bonapacis, presentibus Cafone, Laurentio, Iohanne et Zilberto fratribus de Teyono testibus et alliis. Ibique dominns Nasimbenus notarius de Castello, delegatus domini Odorici de Corado, vicharii in Iudicaria domini M(ainardi) ducis Karinthie, comitis Tyrolis, advocati ecclesie Tridentine, dedit mihi infrascripto verbum et licentiam autenticandi et in publicam formam reducendi hos iiifrascriptos testes, tener quorum talis est:»

Testes de Condino dant ad effectum ad iurandum contra illos de Castello.

[p. 236 modifica](Essendo queste deposizioni presso a poco tutte dello stesso tenore, se ne pubblicano solo alcune)


Johannes quondam ser Delaiti Balbi de Condino, iuratus ut dictum est suporius, dixit: dico meo sacramento quod de mea recordatione que est xxx annorum et plus quod homines et Comunitas de Condino steterunt in tentione et possessione dictorum montium pasculantes, secantes et publicantes dictos montes quieto et pacifice sine molestatione alicuius persone, cessantes homines de Castello publicare dictos montes ; et dico quod bene sunt xxx anni et plus quod non fui in primo consul ; et quando eram consul tunc homines de Castello veniebant ad me et rogabant me pro Comune Condini quoat darem eis verbum publicandi dictos montes; et ipsi dabant milii aliquandum x sol. imp. et quandoque v sol. et iiii interdum et ipsi ibant in dictos montes ad publicandum; et quando non dabam [eis] licentiam eundi in dictos montes, si ipsi ibant nos accipiebamus eis pignera; et scio quod ipsi dederunt nobis hominibus de Condino v plaustra scandularum in ecclesia nostra de Condino in terra nostra ; et modo prohibuerunt pignora ofTicialibus Comunis Condini.

Vihelmus filius Laurentii de Budelis iuravit ut supra et dixit : de meo tempore Comunitas de Condino stetit in tentione et possessione dictorum montium Caxingle et Leuteni, publicantes et pasculantes sine contradictione alicuius persone ; et quando ipsi de Castello volebant habere aliquod de dictis montibus, ipsi accipiebant verbum ab hominibus de Condino et solvebant eis videlicet consulibus Comunis ; et quando ipsi de Castello inveniebantur in dictis montibus sine voluntate hominum de Condino pignerabantur per saltarios de Condino ; et consules de Condino dicebant saltariis de Condino : si illi de Castello vadunt in nostros montes et nolunt dare vobis pignus, nolite facere eis vim, set convocate eos quod ipsi sint coram nobis ; et bene veniebant coram dictis consulibus ad dicendum ius de dictis pignoribus vetitis.

Aldriginus de Zemigo, iuratus testis, dixit: ego recorder a lxx annis, et dico quod per totum tempus mee memorie vidi Comunitatem et homines de Condino in tentione et possessione montium Caxingle et Leuteni per x, xx, xxx, xl et l annos et ultra, et nunc posident exceptis hominibus et Comunitate de Zeraego qui habent ius in dicto monte Multaciens vidi camperios de Condino et de regula Condini pignerantes homines de Castello quando ibant in dictum montem sine eoruni licentia ; et ego qui pluribus annis redidi ius in plebe Condini pro condam domino Sodegerio, potestate Tridenti, exegi multos denarios ab illis de Castello, pro [p. 237 modifica]pena quod intrabant dictum montem sine licentia illorum de Condino et de regula Condini.

«Ego Daynesius domini Henrici episcopi Tridentini notarius iusu predicti delegati dictos testes autenticavi et de privata forma in publicam redegi meumque signum aposui et me subscripsi».


XXX. 1289 maggio 12, settembre 5 o 10.


Castello; maggio 12. - Un console e trenta uomini di Castello eleggono il sindaco per la causa del possesso dei monti Caxingle e Leuten. - Trento; settembre 5. - I sindaci di Castello e di Condino (ville di Condino, Sassolo e Brione) rinnovano il compromesso già fatto a Condino nei giudici Bonaggiunta e Adelpreto di Trento, di stare alla loro decisione nella causa suddetta. - Castello, settembre 10. I due consoli e gli uomini di Castello approvano l’operato del loro sindaco.
Archivio comunale di Condino. Copia fatta il 20 ottobre 1289 dal notaio Odorico de Marianis per incarico avuto in Trento da Giovanni di Cavedine, giudice e vicario del conte Mainardo di Gorizia.


XXXI. 1290 ottobre 22.


Roncone (Dosso Abeiamo). - Due consoli e alcuni uomini di Roncone e due consoli e alcuni uomini di Lardare eleggono sei uomini per determinare i confini e le vie sul monte Albis e sui monti circostanti tra i Concili di Roncone e di Lardare.
Archivio comunale di Roncone.


XXXII. 1290 ottobre ....


..... Gli uomini eletti (v. doc. prec.) determinano i confini tra i possessi dì Roncone e di Lardaro; poi gli arbitri insieme coi consoli e coi consiglieri dei due Comuni e col sindaco generale della Pieve, Paolo notaio di Levi, indicano la via al monte Albis per quelli di Lardaro e gli obblighi di questi per la conservazione di quella via.
Archivi comunali di Roncone e di Lardaro.


XXXIII. 1290.


...... - Statuti delle Giudicarie, fatti dal Vicario Odorico di Coredo e dai Sindaci delle Giudicarie.
Archivio comunale di Condino. Editi in Papaleoni, Contributi ec.

[Anno Domini millesimo] CC.LXXXX, indictione tertia.

[In] Christi nomine. Hec sunt statata condita per dominum Odoricum de Corado, capitaneum Tridenti [et] vicharium vice [p. 238 modifica]dominorum Capituli Tridenti et domini Mainardi ducis Karinthie, comitis Tyrolis, advocati [eccle]sie Tridenti, et per Sindicos Iudicarie.

1) In, primis quod nemo ferat per villas manarollos, nisi iret ad harandum vel ad montem, et qui [contra]fecerit solvat C solidos camere domini ducis.

2) Item quod nemo forat falcionem, et qui contrafecerit XXV libras solvat camere domini ducis.

3) Item quod nemo ferat aliquam alliam armam preter spatam et cultcllum, nisi exiret Plebera, et qui contrafecerit C sol. solvat camere domini ducis.

4) Item qui non faceret nuncium ex precepto sindici vel antiani XX sol. solvat.

5) Item qui vocaret sindicum vel antianum aut ’alios offlciales Comunis periurios ant eis fecerit vel dixerit dedecus puniatur arbitrio domini vicharii cum Consilio honorum hominum.

6) Item qui prohibuerit pignus sindicis ant antianis vel officialibus vich[arii vel Comunis tam de datiis quam [de] alliis rationibus Comunitatum vel dominorum LX sol. solvat, et solvat ex[pensas] que fierent illa occasione.

7) Item quod sindici, antiani et viatores teneantur manifestare vichario vel suo nuncio omnia maleficia impunita que ad eorum aures pervenerint infra quartam diem postquam sciverint vel audiverint; qui contrafecerit hoc modo puniatur: sindicus in XXV libris, antianus in X libris, viator sive preco in V libris.

8) Item quelibet persona cui factum fuerit dampnum vel iniuria aut violentia debeat illud manifestare sindico et vichario vel suis nunciis infra quartam diem postquam facta vel factum fuerit; qui contrafecerit X lib. solvat.

9) Item si oportuerit destrui demos vel bona bauitorum quod illa Plebs de qua sunt illi baniti teneatur ipsa bona et demos destruere, et de alliis Plebibus nemo teneatur ad hoc.

10) Item si furtive combureretur domus vel dampnum fleret furtive quod Comunitas illius Plebis in qua hec facta fuerunt teneatur designare vichario vel suo nuncio malefactorem illius maletìcii, alioquin resti’uat dampnum patienti arbitrio vicharii cum Consilio honorum hominum, et que Comunitas contrafecerit puniatur arbitrio vicharii.

11) Item quod nemo cedat iura et actiones alieni persone centra aliquem, nisi ille cui cessum fuerit ius et actio venerit in dampno fideiussorio nomine; et qui contrafecerit tam in dando, quam in accipiendo ius et actionem C sol. solvat et ius et actio sit casum et vana, nec ius audiatur.

12) Item quod aliquis homo vel persona non debeat facere nec temptare conspirationem vel coniurationem cum aliqua [p. 239 modifica]persona; et si aliquis temptaret vel faceret destruatur in persona et eius bona publicentur.

13) Item quod ille vel illi cum quo vel quibus temptata fuerit coniuratio vel conspiratio, teneatur hoc manifestare domino vichario vel suis nunciis infra quartam diem; qui contrafecerit puniatur sicut dictum est superius de temptatore et conspiratore.

14) Item quod aliquis sindicus vel antianus seu impositor daciarum vel exactor colectarum vel daciarum non debeat imponere nec exigere coltas vel dacias ultra debitum ordinem in Comunitatibus de XL sol. superius; et qui contrafecerit C libras solvat camere domini ducis.

15) Item quod quilibet sindicus vel exactor seu antianus colectarum teneatur reddere rationem Comuni de omnibus que exegerit infra VIII dies postquam exacta fuerit dacia vel de hiis que per ipsum exigerentur; qui contrafecerit solvat XXV libras.

16) Item quod aliquis non debeat allium sequi cum armis nisi dominum vicharinm seu capitaneos vel suos nuncios, nisi cureret ad rumores vel post banitos; qui contrafecerit solvat L (?) libras.

17) Item si aliquis equs invenivetur in bladis vel in pratis in quibus non debeat pasculare, LX sol. solvat et emendet dampnum patienti.

18) Item quod quilibet saltarius teneatur manifestare vichario vel suo nuncio omnia dampna que facta fuerint vel ad eius aures pervenerint subtus pena C sol.

19) Item quod aliqua persona que non solvit dacias cum Comunitatibus non debeat esse sindicus Comunitatum preter ad lites, et ita de alliis officialibus.

20) Item quod quilibet sindicus teneatur solvere coltas et dacias una cum Comunitatibus, habendo illud salarium quod deputatum est ei et constitutum per Comunitates nisi sit sindicus ad causas solo modo constitutus.

21) Item quod aliquis non debeat esse sindicus ultra annum nec possit confirmari, sed constituatur alter sindicus excepto ad causas.

22) Item quod aliqua persona non debeat recipere nuncios, literas vel ambaxatas a domino Pinamonte de Mantua, nec a tìliis eius vel ab alliis personis contra honorem domini ducis et vicedominorum seu capitaneorura vel offlcialium ipsorum; nec etiam ire vel mittere Mantuam; qui contrafecerit destruatur in rebus et persona.

23) Item quod si aliquis sciverit vel audiverit ab aliis aliquod tractatum seu ordinatum vel coniurationem vel temptationem contra honorem dominorum preJictorum, teneatur hoc manifestare [p. 240 modifica]domino vichario vel suis nunciis infra quartam diem postquam sciverit vel audiverit, et qui contrafecerit destruatur in rebus et persona.

24) Item quod aliqua persona non debeat allium timorare dicendo quod sit accusatus dominis, vel quod domini velint eum capere, vel contra eum procedere, et qui contrafecerit XXV libras solvat.

25) Item qnod omnes baniti pro maleficio capiantur ubi invenientur et presententur vichario, et hoc teneatur quilibet facere toto posse; qui contrafecerit sol[vat] plebs CC libras, villa L libras, singularis persona que non cur[eret] X libras.

26) Item quod omnes persone que ipsos banitos viderint teneantur clamare et notificare vicinis toto posse sub pena X librarum.

27) Item qui serviverit vel loqueretur banitis aut eis dedorit auxilium conscilium vel favorem ipsis banitis predicto modo puniatur; plebs in CC libris, singularis persona in X libris.

28) Item si aliquis erit banitus pro maleficio, quod in continenti tota eius familia depelatur extra iurisdictionem domini ducis, et si aliquis ei serviverit vel locutus fuerit vel si dederit auxilium vel favorem, puniatur sicut illi qui serviunt banitis ut dictum est superius.

29) Item qui serviverit vel loqueretur banitis qui esent in bano pro tenutis vetitis vel violatis vel pro depositis aut pro vili causa que non pertineat ad magnum maleflcium LX sol. solvat.

30) Item si vulneraretur aliquis vel derobaretur, quod illa villa in cuius districtu hoc fleret teneatur ipsos malefactores detinere et presentare vichario toto suo posse, bona fide, sine fraude, si sint presentes vel ad eorum aures pervenerint, et qui contrafecerit villa CC libras solvat, singularis persona X libras.

31) Item qnod aliqua plebs non debeat facere congregationem nec se ad invicem congregari sima licentia vicharii vel capitaneorum sub pena CC librarum.



XXXIV. 1292 settembre 29 e ottobre 5, e 1293 dicembre 7 e 8.


Lardaro; settembre 29. - Elezione del sindaco di Lardaro. - Roncone; ottobre 5. - Elezione del sindaco di Roncone. - Lardaro; 1293 dicembre 7. - Conferma della sindacaria. - Greto; dicembre 8. - Convenzione tra i due sindaci pel possesso del monte Albis.
Archivi comunali di Roncone e di Lardaro.


XXXV. 1295 ottobre 15 e 27.


Agrone; ottobre 15. - Elezione del sindaco di Agrone. - ......; ottobre 27. Convenzione tra i sindaci di Lardaro e di Agrone pel possesso di certi pascoli, e conferma del sindaco generale della Pieve.
Archivio comunale di Lardaro.

[p. 241 modifica]
XXXVI. 1296, settembre 2.


Condino. - Designazione dei beni comunali di Condino.
Archivio comunale di Condino.


(S. N.) In Christi nomine, die secundo intrantis setembris, in platea Condini, sub domo Comunis, presentibus Martino notario de Verlis diocesis Brixie, habitatore Condini, Petro clerico ecclesie Sancte Marie de Condino, Nascimbeno filio Baldessari de Salodo habitatore Condini, Ubertino Alio condam Beldo. . . . . de Zemaco, Cidono de Sabio episcopatus Brixie et Johanne cui Fatertinus dicitur de Setauro et alliis pluribus testibus rogatis.

Ibique Petrus condam Bruse, Ognabenus cui Magister dicitur de Condino de villa Brioni, Silvester eiusdem ville, Marfinus condam Delaidi condam Botini, Mayfredus condam Bodii de villa Sasolli, Petrus cui Zurnus dicitur de Aguiollo, Condinellus de Crono, Johannes condam Perii de Terzatorio, ser Johannes condam Delaidi condam Balbi, Petrus condam Garbagnini, Petrus condam Quarte, Salvator Corizius, omnes de Condino, antiquiores de terra ipsa, iuraverunt ad sancta Dei evangelia tactis scripturis, in conspectu totius convicinie Condini ibidem coadunate ex comissione domini Gualterii notarli de Tayo, facentis rationem in Iudicaria per nobilem virum dominum Odoricum Bathecam de Tridente, capitaneum illustris viri domini Ottonis ducis Karinthie et comitis tirollensis, nec non ecclesie Tridenti advocati in dieta Iudicaria . . . . . . . designare, terminare et adamplare omnes vias et possessiones quas olim recordabantur pertinere Comuni et Universitati villarum Condini, Sasolli et Brioni tam in monte quam in plano; qui in primis comuniter et concorditer designaverunt IIII vias per quas consuetum est ire Setauram etc. (Seguono le altre designazioni delle quali si pubblicano solo queste:) Item designaverunt duas vias quas in Caramalla nullus debet impedire; prima vadit et debet uti de subtus plateam Caramalle cum bestiis et personis iuxta caput ipsius platee et terram Petri Zorni de Aguiollo versus sere et vadit usque ad costas Caramalle et usque ad culturam Porini. Secundam viani designaverunt debere uti a parte et latere ipsius platee versus meridiem cum bestiis et personis sino alicuius impedimento. Item designaverunt esse comune runchum ser Delaidi Trepini in runchis Caramalle versus ecclesiam Sancti Laurentii secundum terminos ibi positos. Item designaverunt unam viam comunem in Mono per pratum Percevalli condam Calcagnini que dicitur via l’erta de le cavre. Item ser Johannes condam Gritioli, in quo suprascripti iuratores steterunt, qui bene recordabatur LXXX [p. 242 modifica]annis et plus, dixit quoti in Runco ser Antonii a Vitibus non est aliquid de comune set semper ipse et suus pater ipsum tenuit et possedit divisim, quod omnes iuratores dixerunt et sic de ceteris runchis a Vitibus. Item dixerunt quod aqua Colli debet conduci per Rane de subtus pratum et runcum ser Antonii insta montem usque ad Predam Granariam. Item statuerunt suprascripti iuratores de consensu totius Comunitatis quod si qua persona de dictis villis fecerit aliquam presam in comune, solvat X sol. imp. et dimittat ipsam presam et dampnum restituat.

Anno Domini millesimo CC. LXXXXVI.

Ego Johannes de Condino notarius condam domini Lodovici veronensis interfui et rogatus scripsi.


XXXVII. 1301 settembre 26.


Condino. - Quattro uomini di Storo e quattro di Bandone determinano e dividono i possessi delle due Comunità sul monte Alp, alla presenza e per mandato di Nicolò di Sporo, vicario di Odorico Badeca nelle Pievi di Bono e di Condino, e di Pietrozoto di Ladrone.
Archivio comunale di Storo.


XXXVIII. 1304, luglio 7.


Trento. - Il procuratore di Pietrozoto di Ladrone e della Comunità di Ladrone da una parte e il procuratore della Comunità di Storo dall’ altra compromettono in sei arbitri (fra cui Sulvcstrino figlio naturale del fu Nicolo di Ladrone) per la decisione di una causa che verteva fra loro pel possesso della Regola di Radollo.
Archivio comunale di Storo.


XXXIX. 1305, marzo 8 e settembre 13.


Greto, marzo 8. - I rappresentanti delle Comunità di Praso e di Agrone compromettono in due uomini per la decisione di ima causa che verteva fra loro pel possesso della Regola di Pozo. - Settembre 13. Sentenza dei due arbitri.
Archivio comunale di Agrone.


XL. 1305, settembre 22 e 1306, febbraio 1.


Greto 1305, sett. 22. - Otto uomini della Pieve di Bono determinano i possessi comuni della detta Pieve. - 1306, febbraio 1. - Il sindaco e i consoli della Pieve (rispettivamente consoli delle Comunità) ratificano la sentenza degli arbitri.
Archivio comunale di Lardaro. Due copie.

[p. 243 modifica]
XLI. 1307, maggio 6.


Daone. - Statuti della Comunità di Daone.
Archivio comunale di Daone.


(S. N.) In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, amen; die sexto intrantis madii, sub porticu sancti Bartolamei de Daono, ad sonum campane, more solito ibi coadunata Vicinia de Daono, ad honorem Dei et dompni [Bar[tolamei [divina] et appostolica gratia episcopi Tridenti et suorum amicorum; in presentia Bertolini filii condam ser Bartolamei de Armano, Francisci et. Armanini omnium de Merlino et Luterii filii condam ser Nicolai clerici de Daono qui habitat Sivrori testium et aliorum. Ibique homines de Daono, coadunati sicut dictum est supeiius, silicet ad aptandum regula et pascua Concilii sui, elligerunt comuniter ser Paganum Lunadusium filium condam ser Benvenuti Conti, Turisendum prenomine Regoium, Bartolameum filium condam ser Armerici, Raxoninum, Gualterolum condam Brazascuti, Grimoldum, Tomirinum filium condam Moresci, Boninsignam filium condam ser Benvenuti Lesezi, Delaidum de Dona Piovana, Martinum Zucam, Turisendum de Batta et Iohanem Rubeum ambo consules, omnes suprascripti de Daono, qui dixerunt se iurasse corporaliter ad sancta Dei evangelia suprascripta designare et terminos, postas et confines bona Ade, sine fraude designare secundum quod melius eis expedire videbitur ad proficuum et utilitatem suprascripti Concilii et ad honorem domini antedicti. Unanimiter sic dixerunt et statuerunt quod bestie heredum condam ser Armanini notarli de Daono que stant in capite pontis de Manono et sue et vicinorum que starent in domo illa nec in domibus Manoni de super, nec homines qui stant a l’Ert nec in prato de Girlo, nec in insula que fuit ser Oti et nunc est Turisendi Regogi et ser Pagani, nec in insula condam Fasce de Strata et in Praspu, ita quod omnes bestie que habitarent in suprascriptis locis si volunt transire flumen Cleusis, transeant per pontem de Manono, et ire super valones de Nemesso et ire per scalas de l’Ert et ire a l’Ert per Cent Canove et Maxonum, et venire de Livesger de subter cinglis foras et ire per Ponz Fogis supra et infra. Item bestie que stant et in insula Regogi et ser Pagani pasent sive transeant ad pontem de Motexele et vadant super lo Foe et vadant ad scalas de Mir, et pascant de super et non de subter cum omnibus bestiis; item quod transeant ad pontem de Re Mir unde transeunt le malge quando vadunt ad Mir, et veniant usque in Ri Caf de subter cinglis intus et extra et non in pratis et habeant viam aput cinglos eundo et reddeundo. Item [p. 244 modifica]bestie que habitant in insula que fuit Veronesii de Astiono et nunc est Albertini condam ser Odorici de Bevardo habitent ibi quantum volunt, et si volunt transire transeant per lo Fae et pascant tantum a cinglis supra. Item quod aliqua malga nec de Daono nec de liis terris que staret in monte de Mir non pertranseat aliquem pontem a ponte Manoni citra. Item qui irent in Praspu pascant a fonte in la cum intraverit madium versus silvara, et in insula que fuit Tasce pascant a terminibus supra, et omnia prata usque in dos Mundum et a Ganda intus non pasturent nisi boves supra viam et a Venxela in foras. Item versus Gandam et a ponte Manoni in foras et a scalis Miri in iosum non pasturent in aliquo prato secaturo cum intraverit madium. Item bestie que stant a Ganda Astioni in foras non pasturent a cinglis in iosum et nec a Ganda in intus. Item quod illi qui habitant in Scorzatis non transeant ab ortis de Plazo in intus nisi irent de prope cinglis. Item quod aliqui forenses non stent in nostra Regala de Daono nisi nostro verbo. Item quod in pratis de Tiven et de Zenala pasculet la gre usque ad sanctum Iohannem de iunio a terminis usque comune. Item quod la gre que stat ad vilam Daoni non vadat vel transeat ad Scaiclas postquam transit dictum madium. Item quod la gre vadat ad illam partem qua fuit scavatura sablonem in intus versus pontem in Persablu et a via in iosum et pascant a Cembrugis in supra. Item quod aliqua bestia non vadat per Lorzium de Lesacis nec de Cornalonga set pasent et non pasturent de la Laf in za non pasent. Item quod la gre vadat et veniat a Greta insuper et vadant et pascant in regula nostra de Daono a Cembrugis in supra. Item pasculent Vedez usque ad sanctum Iohannem de iunio a ri Fornu usque in vila. Item quod illi qui habent campos non eiiciant lapides in viam, et si eicerent trahant foras pena quinque sol. ver. Item quod si quis velet vendere de suis bonis silicet de pratis qui sunt in vale Daoni non vendat de ipsis nisi vicinis suis de Daono vel Comuni eorundem in dicto extimatorum consulum et honorum hominum de Daono, et hoc in pena xxv libr. ver. et pena soluta postea atendere sub eodem ordinatione pene, ita quod pena tociens peti et exigi possit quotiens contrafactum fuerit pro quolibet capitulo non atenso. Item et e converso si Comune non vellet emere sicut dictum est superius emendet penam suprascriptam illi vel illis hominibus quibus talia vendere veleat. Item si qui homines vel homo veniret a montibus a batum cum bestiis super vel per eorum regulam de Daono pignerentur de decem sol. ver. Et si quis ex hominibus de Daono non pigneraret eos taliter venientes si videret ipsos solvat x sol. ver. Item quod nemo de Daono nec precio nec amore det folla aliquibus foras de sua regula ex qua fit lectum bestiis a vila in intus pena xx sol. ver. Item quod si [p. 245 modifica]quis forensis feret de suprascriptis foliis in regula eorum solvat iii sol. ver. Item quod semper omni anno videant consules qui tunc extabunt super gazos et faciant aptare vias omni anno per duos dies. Item quod omnis questio que oriretur in suprascripta regala in terminibus suis et aliis talibus expediantur et determinentur per consules et bonos homines de Daono bona fide. Item quod non fiat lotamen in via publica vile Daoni nec impediatur cum ligna nec aliquibus impedimentis. Item quod via canagi semper sit aperta, et quod prata que sunt ibi prope elaudantur per illos quorum sunt, et si qui irent fraudolenter per illa prata solvant pignus. Item quod via a Creta semper sit aperta. Item quod nemo vadat per pradanega cum plaustro nec cum bobus nisi ad Ravinale nec per Nard. Item quod via a Cembrugis Frugoni sit semper aperta. Item quod pignus pratorum qui habent gazum ad intrantem madium de vale Daoni sit de xx sol, ver. Item pignus de pratis qui pascuntur usque ad exeuntem madium de xx sol. ver. Item omnia prata a Ganda Astieni in foras et a flumine Cleusis in bue, et per Sablu et Morandinum solvant pignus regula vile in sol. ver. Item quod nemo forensis faciat venceios in dieta regula, pena et pignus xx sol. ver. Item quod qui non erit ad sonum tabule solvat un ver. Item qui vetat pignus saltarlo solvat tertium et si consules irent petere induplet pignus. Item quod si qui eligerentur consules per dictam viciniam negarent esse solvant e sol. ver. et sit adhuc consul in pena suprascripta quocienscunque negaret. Item omnes qui nolent iurare precepta consulum solvant x sol. ver. et iurent in ea pena. Item si quibus commissum fuerit per consules ire pignorare et negaret, solvat x sol. ver. et postea vadat et vicini semper teneantur auxiliari illis qui irent ad pignorandum. Item si qui coligerent vel furati essent alienas uvas vel alios fructus in die solvat v sol. ver., in nocte x sol. ver. et mendet dampnum. Item quod quilibet solvat saltarlo tempore imposito pena x sol. ver. Item si quis pro anima sua iudicaret salem vel aliquid aliud solvatur ab eo cui commissum fuerit in capite anni in pena dupli et postea solvat in dieta pena. Item si que malge irent in intrante madie per valem Daoni, vadant competenter sine dampno, et si contrafecerint solvant x sol. ver. Item quod vada aquarum semper sint aperta in regula sua. Item quod semper fiat ratio in villa et regula Daoni usque ad summam xx sol. ver. per consules diete ville vel per aliquem alium bonum virum interpositum ipsos vicinos cum nimis stent a foro longe. Et quod suprascripti homines qui talia dixerunt supervideant hiuc ad unum annum in amplificando et minuendo illud quod sit honor et status regule sue et domini antedicti et aliorum bonorum hominum episcopatus Tridenti. Que omnia suprascripta dieta vicinia cohadunata, sicut dictum est [p. 246 modifica]superius, laudavit, asseruii et afiìrmavit omnia suprascripta et sibi piacere dixit.

Anno Domini millesimo CCC.VII, indictione V.

Ego Albertinus de Cret imperiali auctoritate notarius afui rogatus et scripsi.


XLII-XLV. 1310, febbraio 20.


Condino. - Tisone di Spor, vicario e giudice delle Pievi di Jìono, Condino, Ecndcna ecc. per i capitani delle Giudicarie Enrico, magistro curie, Ulrico de Ragonia e Ulrico di Corredo, fa autenticare dal notaio Pellegrino gli esami di ventinove testimoni nella, causa tra Condino e Castello pel possesso del monte di Bosso; essendo presenti i Signori Pietrozoto di Ladrone, Parisio di Madruzzo, Parisio di Storo e Arnoldo di Spor.
Archivio comunale di Condino.


XLVI. 1311, giugno 21 e luglio 10 e 26.


Cimego (Quartinago); giugno 21. - I procuratori delle Comunità di Condino e di Castello compromettono in sei uomini della Pieve di Bono per la decisione di una causa che verteva fra loro pel possesso dei monti Bosso, Leuteno e Casinolle. - Trento (palazzo di città); luglio 10. - Ratifica dell’antecedente compromesso. — Creto (presso la chiesa di S. Giustina); luglio 26. - Sentenza degli arbitri; fra i testimoni è anche Bonifacio arciprete di Bono.
Archivio comunale di Condino. Copia fatta dal notaio Martino de’ Pilippari di Cimego, in Castel Romano, nel 1352, per incarico avuto da Albrigino q. Pietrozoto di Lodrone, nominato arbitro in una causa tra Cimego e Condino. Nello stesso Archivio è pure un’altra copia della sentenza, fatta dal notaio Paolo di Bono, per incarico datogli da Geremia di Spor, vicario delle Giudicarie pel vescovo Enrico.


XLVII. 1312, aprile 16.


Bondone (presso la chiesa di S. Maria). - Giovannino del fu ser Giovanni Balbi di Condino vende a Bartolomeo del fu Alessandrino e ad altre ventitre persone (partionavoli) di Bondone, per lire 75 di moneta trentine, la decima che egli e il padre suo avevano in Bondone, in monte et in plano, in terris aratoriis, prativis, in blavis, nascentiis, vasallis, in postis, in fictis et omnibus juribus, honoribus etc. e Franceschino, suo fratello, promette di non accampare in seguito alcuna pretesa. Assistono, fra gli altri, Benvenuto, arciprete di Condino e Tonino, figlio di ser Antonio Balbi e chierico di Rendena.
Archivio comunale di Bondone.

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XLVIII. 1312, aprile 16.


Bondone. - Giovannino Balbi promette di restituire al Vescovo di Trento la sua decima di Bondone e di pregarlo di investirne Bartolomeo di Alessandrino e i suoi compagni; elegge poi Bartolomeo a suo procuratore in questo affare insieme coll’Arciprete di Condino; stessi testimoni del doc. ant.
Archivio comunale di Bondone.


XLIX. 1312, ottobre 1.


Storo. - Giovannino Balbi dichiara di avere ricevuto il denaro per la vendita fatta della decim,a di Bondone; fra i testim,oni, oltre a Benvenuto e a Tonino, è Antonio di Sabbio, arciprete di Concesio.
Archivio comunale di Bondone.


L. 1314, giugno 26.


Trento (Castello del Buon Consiglio). - Terlago notaio di Trento, procuratore di Giovannino Balbi, refuta nelle mani del vescovo Enrico la decima di Bondone, e questi ne investe Alberto del fu Mar-tino Franca di Bondone, procuratore di Bartolomeo del fu Alessandrino e di altri undici uomini di Bondone, ricevendone il giuramento di fedeltà e di vassallaggio; assistono come testimoni Bonincontro di Mez e Agostino Bozani, conventuali, Simone de Metis, cisterciense, cappellano del Vescovo, Guglielmo de’ Bellenzani, giurisperito, e Guarnerio e Enechino, donzelli del Vescovo.
Archivio comunale di Bondone. Copia del notaio Rolandino di Pietro Bonandrea di Bologna, dai protocolli del notaio Bongiovanni Bonandrea, defunto.


LI. 1316, giugno 22.


Castello. - Otto uomini di Castello, per ordine di Guallengo di Mantova, pievano di Marniga, giudice e vicario del vescovo Enrico, designano i possessi della chiesa di S. Giorgio (ecclesia sancti Jeorii) di Castello: indicano anche un pezzo di terra appartenente alla chiesa di S. Maria di Condino.
Archivio comunale di Castello.


LII. 1318, novembre 6.


Prezzo. - Bonasco del fu ser Zano di Prezzo vende a Francesco del fu ser Andrico pure di Prezzo tre pezze di terra per 25 libre ver.
Archivio comunale di Prezzo.

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LIII. 1321, febbraio 15.


Idro. - Quattro uomini di Idro dichiarano di aver ricevuto da Viviano Mazuchi di Bandone, agente a nome del suo Comune, lire 4 ½ imp. per un pezzo di terra a quello venduto sul monte Texano.
Archivio comunale di Bondone.


LIV e LV. 1322, maggio 22 e 24.


Roncone (Bregno). - Tre uomini del Concilio di Roncone, per incarico del vicario Guallengo di Mantova, indicano le terre che pagano decima ad Alberto del fu Graziadeo di Campo, a Paolino del fu Bartolomeo di Anglone, a Giovannino del fu Girardino pure di Anglone e a Giovannino e Bartolornfo del fu ser Paolo di Funtanedo.
Archivio comunale di Roncone.


LVI. 1323, dicembre 5.


Roncone (Bregno). - Vari uomini del Concilio di Roncone, per incarico di Geremia di Spor, vicario delle Giudicarie pel vescovo Enrico, determinano i terreni divisi e i comuni del Concilio e stabiliscono delle norme per le vie e le acque comunali.
Archivio comunale di Roncone. Copia fatta dal notaio Paolo di Bono dall'originale del notaio Delaido di Bono.


LVII. 1324.


Condino. - Statuti di Condino.
Archivio comunale di Condino.

In Cristi nomine, amen. Anno domini millesimo [CCC.X] X.IIII, [in]dictione VII.

Hec sunt Statuta et Ordinamenta Comunis Condini facta, laudata et confirmata per Paulum quondam Rubei de Bodiis et Iohannem dictum Bussarolum quondam Fantoni et per Parisium dictum Lodranum de Sassolo et per Martinum quondam Bonfati Gafori et per Francescum quondam ser Iohannis Balbi et per me Alesium notarium de Condino et per Petrum filium Bevolchini quondam Zoncati de Briono, qui suprascripti homines iuraverunt ad sancta Dei evangelia tactis scripturis in conspectu totius vicinie Condini ibidem coadunate, et ex comissione domini leremie de Sporo vicarii et facientis rationem in Iudicaria per nobillem virum dominum fratrem Henricum Dei gratia episcopum Tridenti etc. dessignare, facere, laudare et confirmare omnia statuta et ordinamenta que ipsi credunt esse utilia et necessaria hominibus [p. 249 modifica]et Universitati Condini, bona fide, sine fraude, et inutilia vero per fraudem non facientes.

1) In primis in comuni concordio statuerunt et ordinaverunt quod aliqua persona parva nec magna non debeat incidere nec accipere de aliqua castanea verda nec sicha in comune nec in diviso, pena v sol. imp. pro qualibet persona et qualibet vice et restituat dampnum cui dederit.

2) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat pascholare in pratis de monte nec de plano, nec frangere regullam nec regullas, pena xii sol. imp. pro quolibet et qualibet vice, et si plures pastores essent sìmul et frangissent regullam similiter solvant xii imper. pro quolibet ut supra et restituant dampnum cui fecerint.

3) Itera si boves frangissent regullam in pratis de monte vel de plano vel alliam regullam, solvant pro quolibet bove vi imp. et restituant dampnum cui dederint pro qualibet vice.

4) Item statuerunt et ordinaverunt quod si aliquid ecum frangisset regullam, solvat pro quolibet eco vi imp. et si essent in biado vel in pratis solvat xii imp., et de nocte solvat v sol. imp. pro quolibet equo et qualibet vice.

5) Item statuerunt et ordinaverunt quod non debeant ire extra . . . . . postquam erunt gazati, pena iii sol. imp. pro quolibet, de nocte solvat duos sol. imp., et si morati fuerint non videatur ratio videlicet de nocte et restituant dampnum.

6) Item statuerunt et ordinaverunt quod usque ad sex pecoras frangissent regulam solvat pro qualibet vini imp. pro qualibet vice.

7) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat conducere vel menare aliqua lignamina per prata postquam erunt gazati, sed conducat per tovos usualles, et quotiens contrafecerint, solvat ii sol. imp. et restituat dampnum.

8) Item statuerunt et ordinaverunt quod usque ad dimidium mensem madii omnes persone possint et valeant menare et conducere de qualibet generatione de legnaminis per tota prata de montibus si vellent aptare et hedificare suos cezias si[ne] aliqua pena.

9) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat accipere de ortigis nec de azebigis in pratis de monte nec de plano, in suis nec in alliis postquam erunt gazati, pena xri sol. pro quolibet et pro qualibet vice.

10) Item statuerunt et ordinaverunt quod si aliqua persona fecisset aliquod furtum tam de fructis quam de alliis rebus, solvat in die xii imp. et de nocte xx sol. imp. pro quolibet et qualibet vice et restituat dampnum in duplum de rebus oblatis.

[p. 250 modifica]11) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat laborare in diebus dominicis pena xii imp. et in continenti sint ..... nisi esset granum ad solem.

12) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat facere lotam in viis de Comune nec si essent vie alicuius persone pena xii imp. pro quolibet et qualibet vice.

13) Item statuerunt et ordinaverunt quod aliqua persona que haberet pontilum supra viam aliquam quod non debeat facere iossum in via aliquod vitiperium, pena xii imp. pro qualibet vice.

14) Item statuerunt et ordinaverunt quod si aliquis homo non venisset ad consilium seu ad regullam solvat in imp.

15) Item statuerunt quod si aliqua persona que non venisset ad laborerium Comunis solvat xii imp. et restituat operam.

16) Itera statuerunt et ordinaverunt quod si aliqua malga aut rocium de malga frangisset regullam solvat iii sol. imp, prò qualibet vice, et malga de vachis similiter iii sol. imp. et malga de capris solvat ii sol. imp. et restituant dampnum si fecerint.

17) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat facere pargum (?) nec cassinam in monte de Sirola nec in aliquo loco pertinente ad dictum montem, nec albergare in eo cum malga de ovibus nec de vachis nec de capris, pena x sol. imp. prò qualibet malga et quolibet die.

18) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat ire per senteros que non sunt nisi pena iii imp. pro qualibet vice.

19) Item statuerunt quod nulla persona non debeat scarezare terram alicuius persone, pena xii sol. imp. pro qualibet vice.

20) Item statuerunt quod nulla persona non debeat segare aut arare ultra terminos, pena xii et restituat dampnum.

21) Item statuerunt quod si aliqua persona haberet carayram per cavedagna alicuius persone et deberet esse a scaudellis sic habeat letatum ad dictum mensem martii et si esset ad milium ad dictum mensem iunii pena xii imp.

22) Item statuerunt et ordinaverunt quod nulla persona non debeat facere adunanzam de ligna que menaverit vel veniret per acquam Clessis vel de Zolisio vel Sorino, pena v sol. imp. pro qualibet vice, nisi erit supra suum divisum, et si dicte aque menarent aliquam lignam supra divissum alicuius persone, quod nulla persona non debeat eis accipere nec impedire, pena v sol. imp.

23) Item statuerunt quod nulla persona non debeat facere adunanzam de folla de gazis Comunis Condini pena v sol. imp. et si esset de nocte, pena x sol. imp. et amittere foleam, quod qualibet vice et quod aliqua persona possit et valeat accipere sine pena.

[p. 251 modifica]24) Item statuerunt quod si aliqua persona fraudasset pensam vel mensuram solvat Comuni v sol. imp. salva ratione dominorum.

25) Item statuerunt quod petatur pignus per caprarios Comunis Condini ad maiorem domum, et si vetatur induplet, et si ipse vetaverit quod consules possint ad eos dare bampnum Comunis, et si aliquis steterint in bampno ultra tres dies quod consules et consilium debeant ire ad accipiendum eis pignus.

26) Item statuerunt et ordinaverunt quod consules Comunis Condini qui sunt et qui erunt habeant plenam licentiam et auctoritatem facere illut quod eis videatur plus utilis et melius de dicto Comune et quod possint ordinare et facere precipere camparum Comunis usque ad tantum quod bene valeat.... solvat.....

27) Item statuerunt et ordinaverunt quod si aliqua persona passeret ovem in plano vel in monte, in diviso vel in comune, quod dampnaret comunem seu divisum, solvat v sol. imp. quolibet et qualibet vice et restituat dampnum cui dederit.


LVIII. 1325, aprile 23.


Condino. - Gli otto uomini giurati, che avevano compilato gli Statuti di Condino (v. doc. prec). per ordine della Comunità e per incarico del vicario vescovile, Geremia di Spor, determinano i possessi divisi e comuni e le vie di Condino.
Archivio comunale di Condino.


LIX. 1327, giugno 21.


Storo. - Il console e gli uomini di Storo eleggono due procuratori per una causa che verteva colla Comunità di Ledro.
Archivio comunale di Storo.


LX. 1327, giugno 24.


Tiarno superiore, - I consoli (2) e gli uomini di Tiarno superiore (Val di Ledro) eleggono un procuratore per tma causa che verteva colla Comunità di Storo.
Archivio comunale di Storo. Copia fatta l’11 agosto dello stesso anno a Stenico, per ordine di Matteo de’ GarJelli, giudice e vicario vescovile delle Giudicarie e della Val di Ledro, dal notaio Pietro di Tremosine su originale proprio.


LXI. 1327, luglio 6.


Stenico. - I procuratori di Tiarno superiore, Tiarno inferiore e Storo eleggono Matteo de’ Gardelli arbitro nella causa che verteva tra quelle [p. 252 modifica]Comunità per il possesso della Valle d’Ampola e dei monti circostanti; fra i testimoni è Pietrozoto di Ladrone.
Archivio comunale di Storo.


LXII. 1327, luglio 6 settembre 10.


Stenico; luglio. - I procuratori di Condino e di Cimego eleggono Matteo arbitro nella causa che verteva tra le due Comunità pel possesso dei monti Leuten, Berodalo, Bosco, Casindola e Vallaperta. - Settembre 10. Sentenza dell’arbitro, che concede a Condino l’assoluto possesso del monte Leuten e lascia agli uomini di Cimego, di Brione e di Garzole l’uso degli altri quattro monti, uno per anno.
Archivio comunale di Condino.


LXIII. 1327, giugno 27, settembre 30 e ottobre 25.


Stenico; giugno 27. - I procuratori delle Comunità di Baone, di Strada, di Praso (con Sevror e Merlino), di Por (con Saviedo), di Creto (con Cusone, Cologna, Prezzo, Formino, Presandone, Persone e Levi) e di Agrone (con Frugone e Polsè) compromettono in Matteo de’ Gardelli nella causa pel possesso dei monti della Pieve di Bono inferiore. - Settembre 30. - Sentenza dell’arbitro, per la quale si stabilisce che i monti si dividano in tre parti, da scambiarsi ogni anno fra Baone, Strada e Por per la prima sezione, Creto per la seconda e Praso e Agrone per la terza. - Ottobre 25. - I sindaci delle Comunità accettano la sentenza, dividono le montagne e estraggono a sorte le parti.
Archivio parrocchiale di Creto. Vedi Merlo, Indice delle carte di Agrone e di Creto, ms. (pag. 41).


LXIV. 1335, aprile 26.


Trento (castello del Buon Consiglio). - Il sindaco della Pieve di Bono implora e ottiene dal vescovo Enrico la remissione di una multa alla quale le Giudicarie erano state condannate dal vicario Morlino di Caldaico per una insurrezione.
Archivio comunale di Preore.

(S. N.) In Christi nomine amen. Anno eiusdem nativitatis Domini millesimo trecentesimo tricesimo quinto, indictione tertia, die vigessimo sexto mensis aprilis, in civitate Tridenti in episcopali Castro Boninconsilii, presentibus nobilibus vìris dominis Aliprando de Furmiano et Ancio de la Porta de Bolzano Tridentine diocesis, discreto et sapienti viro domino Adelperio indice cive tridentino, Francisco Alio domini Bonolini de Belenzanis et Francisco quondam Palanchi notarli, civibus tridentinis tcstibus et aliis quam pluribus [p. 253 modifica]rogatis et vocatis ad hec. Ibique cum hoc esset quod universe et singule persone et homines Comunitatum, Universitatum et Plebatuum Banali, Blezii, Tyoni, Boni, Condini et Randene, ac ipsorum hominum et Comunitatum Sindici, Consules et officiales nomine eorundem, propter ipsorum hominum Comunitatum et Universitatum predictorum inobedientias et contemptus per discretura virum dominum Morlinum de Caldario vicarium et jus reddentem in Iudicaria in causis temporalibus pro venerabili in Christo patre et domino domino fratre Henrico Dei et apostolico sedis gratia episcopo tridentino, condampnati fuissent in certa pecunie quantitate silicet in duodecim millibus libr. ver. parv. dandis et solvendis Camere seu Massario prefati domini Episcopi pro ut de ipsa condempnatione plenius liquet in actis Curio prefati domini vicarii; et cum predicti universi et singuli homines et persone Comunitatum et Universitatum predictarum multa inormia maleficia multasque prodiciones conspirationes et incurias dolosse et pensate contra Deum et iusticiam et sine insta causa comississent et perpetrassent ac prefato domino Episcopo eiusque officialibus intullissent contra honorem et statum ipsius domini Episcopi eiusque officialium ac tocius Episcopatus Tridenti et in grave dampnum, obprobrium vilipensionem et iniuriam prelibati domini Episcopi et Ecclesie Tridentine, tractatus et conspirationes faciendo, se ad invicera congregando, stratas itinera et vias publicas et pontes destruendo, in grave dampnum et preiudicium ipsius domini Episcopi suorumque officiallium ac totius Episcopatus, ac etiam gentes eorum ausu temerario circa castra ipsius domini Episcopi congregando contra voluntatem eiusdem et ipsius officiallium, et etiam cum collectas prefato domino Episcopo debitas solvere recusassent, ab uno anno citra et preter hec multa allia et infinita maleficia et enormia delicta comitendo contra honorem et statum predicti domini Episcopi eiusque officiallium et totius Episcopatus et Ecclesie Tridentine, prout hec et allia in actis curie predicte piene liquent et manifeste apparent, coram prelibato domino Episcopo constituto Albertino dicto Setillo, filio ser Parisii de Levi Plebis Boni taraquam sindico hominum Comunitatis et Universitatis totius Plebatus Boni et sindicario nomino pro eis nomine et vice dictorum hominum ac Comunitatis et Universitatis totius Plebis predicte de Bono misericorditer et cum instantia postulante ab ipso domino Episcopo, quatenus ipse de gratia et misericordia speciali dignaretur premissis delictis et ofTensis per homines diete Comunitatis et Universitatis Plebis predicte de Bono comissis et perpetratis contra ipsius domini Episcopi et Ecclesie Tridentine honorem et statum intuitu pietatis eiusdem misereri...... eorundam et eidem Albertino sindicario nomine quo supra predicta comissa remittere sua [p. 254 modifica]benignitate et gratia speciali; asserente dicto sindico homines et personas Comunitatis et Universitatis predicte Plebis de Bono quorum est sindicus contra ipsum dominum Episcopum eiusque officialles et contra iustitiam errasse, super premissis non iustitiam sed solum misericordiam postulante; prefatus dominus Episcopus non attendens iudicium sed misericordiam, considerans etiam predictos homines Comunitatis et Universitatis predicte Plebis Boni errasse et predicta comississe errore et simplicitate, et quod penitentibus est venia concedenda, volens gregem sibi comissum in quantum potest conservare, de benignitate, misericordia et gratia speciali liberavit et absolvit in quantum cum Deo et iusticia potest predictum Albertinum tamquam sindicum et sindicario nomine quo supra ac etiam predictos homines Comunitatis et Universitatis predicte Plebis Boni, ab omnibus et singulis maleficiis delictis, iniuriis et offensis per dictos homines et Comunitatem Plebis predicte de Bono comuniter ac vice ac nomine diete Comunitatis comissis ac perpetratis ac etiam a predictis collectis per annum non solutis et retentis ut superius dictum est. Ita quod de cetero de predictis delictis et maleficiis per dictos homines et Comunitatem predictam comuniter et vice et nomine dicte Comunitatis comisis contra ipsos homines et Comunitatem predictam vel ipsius Comunitatis singularem personam de premissis vel aliquo premissorum de cetero per aliquem ipsius domini Episcopi vicarium vel officiallem non possit nec debeat inquiri vel procedi per modum inquisitionis accusationis denunciationis vel ex officio vel alilo etiam quocumque modo, volens et mandans prelibatus dominus Episcopus predictam absolucionera, liberacionem et graciam specialem perpetuo firmam et ratam manere et habere robur perpetue firmitatis et per nullum eius officiallem aliqualiter infringi debere. Quam absolutionem et libera tionem fecit prelibatus dominus Episcopus de benignitate, gratia et misericordia speciali, sperans predictos homines Comunitatis predicte de Bono a predictis et alliis maleficiis et delictis se corrigere et penitus precavere.

Ego Vitalianus de Cugreo notarius per dominum Henricum Comitem de Lomello una cum infrascriptis Francisco notario filio condam domini Contrini de Ripa et Henrico de Landesperch notario et prefati domini Episcopi scriba predictis absolutioni, liberationi, misericordie et gratie speciali, et omnibus et singulis suprascriptis interfui et predicta omnia de mandato et licentia prefati domini Episcopi rogatus publice scripsi meisque signo et nomine solitis roboravi.

(S. N.) Ego Henricus de Landesperch etc.

(Manca la firma del notaio Francesco).

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LXV. 1337, febbraio 4.


Stenico. - Avendo, nel settembre dell’anno antecedente, alcuni uomini di Cinego condotta via una vacca e feriti alcuni uomini di Castello che pascolavano nelle pertinenze del monte Masoza, Matteo de Gardelli, vicario delle Giudicarie pel duca Giovanni del Tirolo e pel Capitolo di Trento (essendo vacante la sede vescovile), pronuncia la relativa sentenza.
Archivio comunale di Castello.


LXVI. 1337, febbraio 4.


Stenico. - Matteo de’ Gardelli, in seguito alla sentenza da lui pronunciata (v. (loc. prec), ordina la restituzione della vacca rapita ai proprietari.
Archivio comunale di Castello.


LXVII. 1340, gennaio 25.


Castello. - Gli uomini di Castello eleggono tre arbitri per decidere in certe liti che vertevano fra di loro sulla esazione delle imposte, sulla divisione dei proventi della Comunità e sull’elezione dei consoli. Sentenza degli arbitri.
Archivio comunale di Castello. La prima metà della pergamena è quasi del tutto illeggibile.


.... quod non poterant concordare de daciis seu collectis exigendis Item de divisione utilitatum omnium Comunis...... .... ...... .... et de consulibus eligendis ...... ...... ...... ...... ...... sub pena x libr. ver ...... ...... ...... ...... ...... ...... [elegerunt] Bonefacium archipresbiterum de Condino, Dominicum notarium et Bersanum quondam Faseti ambo de dicto loco Condini...... ...... in arbitros, arbitratores et amicabiles compositores dispensatores et bonos viros de lite et questione que vertebatur et erat inter...... videlicet que tal...... quedam collecta sive condempnatio imposi vilam Castelli ....... ....... .............. ...... ...... ......

(S. N.) In Christi nomine, amen. Nos Bonefacius Archipresbiter de Condino, Dominicus notarius et Bersanus quondam Faseti de Condino arbitri, arbitratores et amicabiles compositores electi et ...... ...... ...... hominibus de Castello prout continetur in carta compromisi scripta manu mei Chemini notarii infrascripti, dicimus pronuntiamus, arbitramur, mandamus et sententiamus quod colecta sive condempnatio nuperrime imposita sicut divisa erat sic solvatur ...... medietas per extimum et alia medietas per [p. 256 modifica]focos et omnes alie colecte sive condempnationes comuniter imponende per vilam Castelli solvantur et dividantur sicut dividentur per totum Plebatum Condini, ita solvantur et exigi debeant per vilam Castelli; et si aliqua condempnatio imponeretur divissa solum in dicta vila Castelli, dieta condempnatio solvatur tantum per ex.timnm et non per focos. Item quod consules diete vile Castelli qui pro tempore fuerint exigant et exigere faciant omnia salaria et omnes condempnationes in posterum imponendas et imponenda. Item quod omnes utilitates totius Comunis et Comunitatis Castelli tam f...... quam aliarum rerum dividantur sicut actenus sunt divise. Et eligimus consules Salvestrinum de Rio et Iacobum dictum Marazium. Et hec omnia suprascripta dicimus, sententiamus, laudamus, arbitramur et mandamus inviolabiliter observari a dictis h[ominibus] sive partibus in pena et sub pena in compromise contenta, que tociens exigatur quocienscumque per aliquam partem contrafactum fuerit dicte parti atendenti aplicanda, presentibus dictis partibus et suprascriptam sententiam laudantibus et firmantibus et in nullo discrepantibus.

Lata et pronuntiata fuit suprascripta sententia per dictos arbitros predictis partibus presentibus et eam afirmantibus; sub anno Domini millesimo trecentesimo quadragesimo, indictione octava, die septimo exeuntis Ianuarii, in dicta vila Castelli, in loco ubi sunt soliti facere consilii sive regule, presentibus Petro dicto Bespa de Condino, Martino condam Nasimbeni et Bertello condam Andreoli ambobus de Briono et Stefano filio magistri Bonfati de dicto loco Condini.

Ego Cheminus notarius de Cemego hiis omnibus interfui rogatus et scripsi.


LXVIII. 1341, giugno 26.


Greto (presso la chiesa di S. Giustina). - Gli uomini della Pieve di Bono inferiore (di Praso 41, di Daone 26, di Por 25, di Strada 19, di Formino 14, di Creta 12, di Levi 10, di Agrone 10, di Sevror 9, dì Prezzo 9, di Saviedo 9, di Persone 8, di Cusone 7, di Merlino 6, di Prasandone 5, di Cotogna 4, di Polsè 2) eleggono tre procuratori per tutte le cause della Pieve, e specialmente contro gli uomini di Roncone.
Archivio comunale di Roncone. Copia del notaio Francesco di Cambio di Trento di su l’originale del notaio Paolo del fu Delaido di Bono.

LXIX. 1341, agosto 26.


Roncone (Bregno). - Gli uomini del Concilio di Roncone eleggono un procuratore per le cause contro la Pieve di Bono inferiore.
Archivio comunale di Roncone.

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LXX. 1341, ottobre 11.


Creto (Levi). - I procuratori di Roncone, di Lardaro e della Pieve di Bono inferiore compro flettono in Matteo de’ Gardelli per la decisione delle cause che vertevano fra loro pel possesso dei monti Bovinunculo, Varassone, Rolla, Valbona, Ospedale, "Valcomedra, A verna, Nudole, Bocazollo, Leno, Lavanego. Clef, Renia, Pura, Avalina. Fraina, Azoza, Magassone, Albis e Pradibondo.
Archivio comunale di Roncone.


LXXI. 1342, marzo 20.


Trento. - Sentenza arbitrale pronunciata da Matteo de’ Gardelli nella anzidetta causa (v. doe. ant.).
Archivio comunale di Roncone.


LXXII. 134...., 5 giugno e 22 luglio.149


Condino. - Nuovi Statuti di Condino con le ratifiche dei vicini. - Divisioni e desene fatte nei terreni del Comune.
Archivio comunale di Condino. La prima parte della pergamena è quasi affatto illeggibile.

In Christi nomine, amen; anno nativitatis eiusdem millesimo trecente[simo] quadr]agesimo] .................. ............... ............... ............... ............... ............... ............... sub domo Comunis Condini, presentibus Mayono Quadr ............... ............... ............... ............... et Iohanne quondam Bartholomei Piliparii de Peluco de Rand[ena] ............... ............... ............... ............... ordinati per infrascriptos homines videlicet Tebaldinum notarium et Zam[bonum] ............... ............... ............... ............... canum et Dominicum notarios, Luterium, Delaidum de Balbis, Petrum dictum ............... ............... ............... ............... num condam Martini Botini, Petrum condam Botini, Guellum, Antonium Martini Alegre ............... ............... ............... et Zaninuum condam Benevenuti de Briono, qui omnes in presentia mei notarii infrascripti et [totius Comunitatis] Condini, [p. 258 modifica]iuraverunt de mandato et comissione sapientis viri domini Mathei de G[ardeilis de Tridento iudicis et vica[rii Iudicarie venerabilis in Christo patris et domini domini Nicolai Del et apostolice sedis gratia Ep[iscopl Tridentini facere omnia] utilia predicti Comunis Condini et Brioni, et inutilia dimittere prout de co[missione] et mandato ...............no et nomine Libanorii notarii de Randena et quicquid ipsi facient et [ordi]nabunt infrascripti predicti Comunis Condini et Brioni In presentia dictorum testium et mei notarii infrascripti............... habere firmum et ratum, primo (seguono i nomi di circa settanta uomini di Condino e Brione).

Item die suprascripta in presentia suprascriptorum hominum et testium, Iacobus dictus Bozus viator Tridentinus talem mihi notario infrascripto retulit ambaxatam quod Ipse hodie preceperat predictis Tebaldino............... ac Ottobono dicto Passalaqua personaliter inventis quatenus sub pena xxvi llbr. ver. parv. debeant iurare predicta utilia dicti Comunis facere et inutilia pretermittere prout in dicta comissione et mandato continetur.

Hec est prima ordinatio et posta, primo videlicet quod alique castanee sive arbores castanearum in territorio dicti Comunis Condini et Brioni per aliquos dicti Comunis non incidantur nisi essent siche et tunc incidantur de consensu consulum et dominorum bonorum dicti Comunis, et quod pro quolibet focho plantentur duo pedes hinc ad festum Omnium Sanctorum pena xx sol. parv. pro quolibet pede qui incideretur et pro quolibet focho qui non plantaret ut dictum est.

Item quod omnia pignora veniant in Comuni sicut continetur in Statutis antiquis Comunis Condini, et consules de dictis pignoribus reddant rationem bis in anno, silicet ad festum Sancti Iohannis Baptiste et in Nativitate Domini Nostri Iesu Christi, excepto quod omnia pignora sex imperalium et Infra sint predictorum consulum150.

Item quod quicunque predicti Comunis laboraret In dominicis et diebus festivis, pro quolibet laboratore solvat xii Imp.

Item quod pignora forensium dividantur in tribus partibus, prima pars sit Comunis Condini, secunda sit accusatoris, tertia sit consulum predicti Comunis.

Item quod fiat via Zollsii vel pro Comuni pena xii Imp. pro quolibet qui non iret ad omnes vias infrascriptas et tunc reddant operam et dicta pignora expendantur per gastaldiones dexene in continenti cum sociis suis qui interessent.

[p. 259 modifica]Item quod fiat via sancti Laurentii usque in Fraynls. Item quod fiat una via de Valmora usque ad dosum Plagnolorum.

Item quod predicti homines debeant terminare circa vasum Ciexis et comune in culturis dividere ut eis videbitur expedire.

Item quod quilibet iuratus veniat quando vocatur per consules, pena xii imp. qui expendantur incontinenti per socios qui interessent, die tertia madii.

Item quod quicunque inciderit ligna in buschis Ranchi, quod trahat dicta ligna de dictis buschis infra tres dies, et non incidatur in dictis buschis nisi quod illa die extra trahatur pena v sol. imp. aut quod illa ligna que inciduntur extrahantur ad tertiam diem.

Item quod quicumque inciderint ligna in Sorinis debeant predicta ligna de dicta silva expedire hinc ad pasca madii; et quod nullus incidat hinc antea nisi unum lignum magnum sive arborem donec illud expedient extra silvam, pena x sol. imp. et similiter in omnibus aliis silvis Comunis Condini.

Item quod boves non pascant nisi in campis non imbiavatis, aut in viis ubi vadunt cari et ubi terminatum est comune a diviso, et non in aliquibus borzis, pena xii imp.

Item quod quilibet debeat trahere ledamina sua sive aliena in pratis de Foziis in quibus fenum dictorum pratorum comeditur in dictis pratis per alia prata ad minus dampnum ubi non potest via comoda haberi, et si fleret dampnum extimetur in extimatione duorum honorum hominum, pena v sol. imp.

Item quod omnes ordinationes sive poste scripte in Condino sint etiam in Briono, salvis suis regulis.

Item quod aqua Zolisii non conducatur extra vassum suum nec aqua Rivi de Crono, pena tres sol. imp. pro quolibet et quolibet die.

Item quod alique bestie nisi boves et vache a iugo aut tauri aliquo tempore non debeant pascere in Frontignano, in Fascis, in Navazis, in Purola, in Yscla, in Bargis, in Ronchis de sub Albastono, usque ad ronchum Contrini, a via publica infra, pena iii sol. imp. pro quolibet homine qui contrafaceret et pro qualibet die.

Item quod nullus debeat segare stabula malgarum in montibus per unam balestratam prope cassinas, pena x sol. imp.

Item quod omnes bestie quando sunt in montibus, videlicet quando malge facte sunt non pascant a Crosta del Valfinal infra versus Arestum usque ad Ridum de Scrollo sicut vadit, pena x sol. imp. pro qualibet hora et pro qualibet die.

Item quod nullus homo sive mulier faciat herbam in campis imblavatis vel in ronchis eorum postquam eis denuntiatura fuerit per salterios in omnibus predictis culturis pena xii imp.

[p. 260 modifica]Item quod fiat una via ab Albastono usque in Val Canina per consules. Item quod fiat una via incipiendo ad pontem Caramale per Cronellas et per Dalgonum usque in Zovo. Item quod liat una alia via per alios consules incipiendo que vadat in Coidono usque ad Romenteram. Item (juod dividatur comune circa prata de montibus cum ista conditione quod sint comunia pascolia post nativitate beate Marie Virginis usque ............... 151 et quod omnes malge fiant ad medium mensem iunii in una die, pena x sol. imp. Item quod flet una via que vadat in Brionum per Planexolum.

Item quod aliciuis predicti Comunis non possit vendere de eo quod dividitur in Comuni nec de aliquibus aliis suis propriis bonis aliquibus personis qui non solvant collectas et honorantias Ecclesie Tridentine et domini Episcopi Tridentini et suorum officialium, et quod quicumque emerit solvet et teneatur solvere predictis fationes sicut tenetur quilibet dicti Comunis, pena xxv libr. den. ver. parv., et quicunque contrafecerit, possessio cadat in Comuni et pena in dictum dominum Episcopum et suos officiales; et si aliquis vellet vendere et non inveniret ementes, quod Comune Condini teneatur emere in extimatione duorum vel trium bonorum hominum dicti Comunis per sacramentum, et quod quicumque vendiderit vendat cum hac conditione quod ille qui emerit solvat omnes collectas et salaria domini Episcopi et suorum officialium et factiones Comunis Condini de eo quod tangit illi venditori et hoc contineatur in instromento venditionis.

Item quod quicunque qui non solverint collectas et salaria suprascripta non recipiant partem de hiis que dividentur in comuni nec eis dentur.

Item quod aliqui de dicto Comuni non debeant vendere aliquibus forensibus aliquas castaneas arboreas, pena x sol. imp.

Item suprascriptis millesimo, indictione, die quinta iunii, in Condino, in domo heredum quondam Garbagnini, presentibus Anxelino quondam Preti de Plebe Clexii, Tricio quondam Oselli de Stenicho, Iohane quondam Albertini de Plebe Lomasi et Odorico quondam Adelpreti de Blezio testibus et aliis, lecte et examinate fuerunt suprascripte ordinationes et poste coram domino Matheo vicario, quibus ipso dominus vicarius suam interposuit auctoritatem et discretum, eas affirmans et approbans ut melius potuit et iure debuit.

Item suprascriptis millesimo et indictione, die xxii iulii in domo Comunis Condini, presentibus Martino dicto Cyriquino [p. 261 modifica]dam ............... 152 de Sethoro, magistro Johanne de Crono, Martino quondam Quarte, Zanino dicto Malscudero, Parissino quondam Martini et Dominico quondam Bonandi de Condino testibus et aliis. Ibique dictus Iacobus dictus Rozus viator curie talem mihi notario infrascripto retulit ambaxatam quod ipse die decima predicti mensis de mandato et precepto predicti domini Mathei proclamavit et cridavit in pluribus locis ville Condini et Brioni, quod omnes suprascripte ordinationes et poste teneantur sicut scriptum est in ipsis sub pena in eis contenta, et si qui vellent contradicere, quod compareant coram ipso domino Vicario ad x dies contradicturi quicquid volunt etc.

(S. N.) Ego Faciolus quondam Odorici de Romalo Tridentine diocesis imperiali auctoritate notarius predictis omnibus interfui et de mandato predicti domini vicarii et rogatu predictorum hominum scripsi etc.

Infrascripti iuraverunt et diversis diebus qui non sunt scripti in istrumento soprascripto. (Seguono i nomi di cinquanta sette uomini di Condino e Brione).

Hec sunt divisiones facte in Purola et alibi. Prima divisio est Bersani Laudici in f..... Purola; secunda forensium ibidem etc. (Seguono altre quindici divisioni).

Infrascripte sunt Desene facte in pratibus per suprascriptos xiiii homines iuratos. Prima forensium in Planezo sub prato Bellazene cura uno modico in Marmorono apud Petrura condam Martini Boti at........ laci intra usque........ pratorum Marmaroni. (Seguono altre sei desene).


LXXIII. 1343, dicembre 14.


Creto (presso la chiesa di S. Giustina). - Tre uomini ad istanza dei Sindaci di Roncone, di Lardaro e della Pieve di Bono inferiore, e per ordine di Nicolò notaio del fu ser Ribaldo di Riva, vicario e giudice vescovile in Stenico, determinano i gazi della Pieve e stabiliscono alcune norme relative al monteggiare.
Archivio parrocchiale di Greto. Altra copia del 1504.


LXXIV. 1343, dicembre 14.


Creto (c. s.). - Convenzione fatta tra i procuratori di Roncone e di Lardaro circa all’uso dei monti comuni, fatta per ordine e alla presenza del vicario Nicolò di Riva.
Archivio comunale di Lardaro. Due copie del notaio Giovanni di Bono di sull’originale del notaio Paolo di Bono, fatte per ordine di Albrigino di Lodrone, vicario delle Giudicarie pel marchese Lodovico di Brandenburgo, conte del Tirolo (1343-1362).

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LXXV. 1344, agosto 27.


Arco. - Federico del fu Armano di Campo investe a titolo di feudo nobile Bertone del fu scr Dclaito detto Nuvolo di Daone e Bonasemla sua madre, a nome dei fiyli minorenni, del feudo che i loro antecessori avevano tenuto.
Archivio comunale di Daone. Ved. Papaleoni, Varietà Giudicariesi (Trento, 1886).


LXXVI. 1344, dicembre 13 e 1345, aprile 20.


Roncone (Bregno). - Gli uomini della Pieve di Bono superiore promettono di attenersi alle norme che sarebbero state fissate da alcuni uoonini delle ville per ordine del vicario Nicolò di Riva. - Lardaro. - Vari uomini di Roncone e di Lardaro stabiliscono la Regola pei terreni e pei lavori comuni delle due Comunità.
Archivio comunale di Lardaro.


..... Item sub anno Domini millesimo CCC.° XLV°, indictione tredecima, die vigeximo exeuntis aprilis, in vila Larderi suprascripta aput domum Boniprandi quondam Thomasini de Lardero, presentibus Beluto Alio suprascripti Consolati syndico predicti Plebatus Boni, Martino quondam Iohanini Groti de Lardero predicto et Martino Compagnoni de Agrono et aliis testibus rogatis et vocatis. Ibique suprascripti Consolatus et Caldagnelus de Anglono, Rubeus de Fontaneto, Bonus quondam Malcoti dicti loci de Fontaneto, Martinus et Fenarolus fratres quondam Otolini, Martinus quondam ser Benvenuti de Roncono, Delaydinus de Tagneto, Iohanninus Botexella, Iacobinus Sandrini et Omnebonus Lincinus de Lardero, volentes mandatum eis fretum per suprascriptum dominum Nicolaum Vicarium exequi reverenter atque sacramentum per eos factum bona fide et legaliter observare, fecerunt, statuerunt et ordinaverunt concorditer et unanimiter Regulam infrascriptam in suprascriptis vilis Plebatus Boni a Riveglero superius. Primo ut aliqua Closura amodo non fìat per aliquam personam suprascriptarum vilarum in regula eorundem vilarum et closure facte non dant aliquod jus nec accipiunt. Item quod closure aratorie habeant talem regulam qualem habent culture et loca in quibus erunt ipse culture que arantur. Item quod omnes culture suprascriptarum vilarum in quibus arantur milea semper sint gazate et regalate ad festum sancti Georgii Martiris. Item quod omnia prata antiqua que sunt facta in regula suprascriptarum vilarum habeant talem regulam qualem habent culture et loca in quibus sunt ipsa prata. Item quod prata d’Aste, Pretazuti, prata [p. 263 modifica]a Casella, Prapuri et Paludis habeant et habere debeant regulam antiquara. Item quod omnia prata facta super comune suprascriptarum vilarum habeant regulam quam habent prata de montibus. Item quod omnis regula hactenus observata in pasturis comunibus Ronconi et Larderi amodo observetur et manuteneatur. Et quod ubicunque pasculant homines Ronchoni possint pasculare homines Larderi, et converso quod ubicunque pasculant illi homines Larderi possint pasculare homines Ronconi. Item statuerunt et ordinaverunt quod si aliquod dampnum fleret alicui persone vilarum Ronchoni in amplificando canayum per quem lacus Ronchoni extrahitur, emendetur illi cui foret factum ipsum dampnum, in dicto suprascriptorum hominum de Ronchono. Item quod si aliquis de Ronchono reciperet aliquod comodum pro amplificatione suprascripti canay quod illud comodum extimetur per suprascriptos homines juratos et talis extimatio per eosdem homines juratos facta solvatur et solvi debeat per homines habentes illud tale comodum hominibus et Comunitati Ronchoni. Item quod omnis regula et terminatio facta in pertinentiis suprascriptarum vilarum a Riveglero supra per infrascriptos homines juratos observetur et firma habeatur ac manuteneatur per homines suprascriptarum vilarum a Riveglero supra ut superius est expressum.

Ego Paulus q. Delaydi de Bono imperiali auctoritate notarius rogatus fui et scripsi.


LXXVII. 1347, febbraio 11.


...... - Elezione dei consoli di Storo. - Storo. - Il sindaco, i consoli e gli uomini di Storo eleggono i delegati per la divisione del monte Alp fra le persone del Comune e stabiliscono alcune norme relative al non alienare terre ai forestieri.
Archivio comunale di Storo. Metà del primo istromento è illeggibile.

...... notario et testibus suprascriptis afirmaverunt et dixerunt quod Stephaninus condam Ziliani et Costantinus condam Lazarini de dieta villa Setori sunt consules electi et confirmati a dicta Comunitate de Setoro, et pro consulibus esse debent a primo die ianuarii anni suprascripti hinc ad unum annum completum et in dicto tempore dicti Stephaninus et Costantinus consules dicte Comunitatis sunt usi et uti debent modo officium consulatus pro dicta Comunitate de Setoro ac etiani unanimiter per homines dicte Comunitatis constituti fuerunt a dicto primo die ianuarii usque ad terminum suprascriptum. Item quod ipsi consules debeant exigere omnes datias per dictam villam Setori sub suo consulatu domini Episcopi et suorum officialium; et quilibet de dieta vila Setori [p. 264 modifica]solvat dictis consulibus pro labore suo unum planetum ut consuetum est (?) in dicta terra pro qualibet libra extimi. Et ceteri consules qui erunt in tempore fucturo debeant exercere officium consulatus ut suprascripti Stephaninus et Costantinus consules.

Ego Martinus qui dicor Philippus natus Jacobini Bianchi de Cemego imp. auct. not. affui rogatns et scripsi.

(S. N.) In nomini Christi; anno Domini millesimo trecentesimo XLVII, indictione XV, die xi februarii, in platea ville Setori, presentibus Tomarino Pilipario de Strata, Dominico condam Zanini Randegi de Bagolino habitatoribus in dicta vila Setori, et Iohane condam Pegoloti de dicta vila Setori testibus rogatis. Ibique Bonominus condam Bonomi de dicta vila Setori pro se et tanquam sindicus et procurator hominum et Universitatis dicte ville de Setoro, ut patet in carta sindicatus scripta sub signo et nomine mei Martini notarii infrascripti, Stephaninus condam Ziliani et Costantinus condam Lazarini consules dicte Comunitatis et Zaninus condam Orlandini camperius eiusdem Comunitatis et (seguono i nomi di nove consiliarii e di quarantadue uomini del Comune) omnes et singuli suprascripti pro se ipsis et tota Comunitate et Universitate dicte ville Setori pure, libere atque sponte eligerunt Segatorem condam Albertini Cafdenoti, Zaninum condam Campedelli, Frugetura condam Cafdolle, Benevenutum condam Baxini, Cominotum condam Iacobini, Parixinum condam Boti, Martinum condam Venturini et Zaninum condam Ponzoni omnes de dicta vila Setori specialiter ad dividendum et divisionem facendum inter homines et personas dicte vile Setori comuniter et pro rata de quodam monte posilo et iacente in pertinentiis dicte vile Setori qui mons apelatur Alpus; et ad terminos ponendum et plantandum Inter partes factas et assignatas super dicto monte, ita et eo modo quod factis partibus de dicto monte et assignata parte unicuique personarum dicte vile Setori pro rata sibi contingente quod quilibet de dicta vila Setori possit et debeat obtinere partem sibi contingentem et designatam per dictos terminatores hinc ad xxv annos proximos, videlicet illud quod est apertum et non huschivum, et illud quod est buschivum et non apertum similiter possidere possint et debeant hinc ad XL annos proximos. Post liec dicte partes remaneant in Comunitate predicte ville Setori, aliquem dicte vile Setori non vendendo partem sibi asignatam per dictos terminatores in dicto monte nec fenum partis sibi spectantis alicui forensi; et qui contrafaceret premissis solvat dicte Comunitati Setori vel consulibus eius xx sol. imp. pro qualibet vice qua contrafecerit, et nihilominus talis venditio sit nullius roboris atque valoris. Insuper dicti sindicus, consules, consciliarii et vicini statuerunt et ordinaverunt quod aliqua [p. 265 modifica]persona de Setoro non debeat vendere fenum partis sibi spectantis super montem Monsolum alieni forensi, et qui contrafecerit solvat dicte Comunitati Setori vel consuiibus eius xx sol. iinp. pro qualibet vice qua contrafecerit, et nihilominus talis venditio sit nullius valoris atque valoris.

Ego Martinus etc.


LXXVIII. 1350, novembre 5.


Mon. di S. Tomaso presso Riva. - Nicolò del fu Federigo e Aldrighelto del fu Guglieliuo di Castel Campo investono Bono detto Cavalleria del fu ser Senino di Daone del feudo che aveva da loro Bertone del fu, Belaito, consistente in una decima che si raccoglie nelle pertinenze di Daone, Bersone e Formino, dalla quale si ricavano annualmente tre gaiette di ogni grano.
Archivio comunale di Daone. Ved. doc. LXXIV.




NOTA.


Quando si pensa alla dispersione e allo sperpero al quale furono soggetti archivi di città o di terre importanti, non ci si può lamentare se nei villaggi delle Pievi di Bono e di Condino non si conservarono, come si sarebbe dovuto, le vecchie carte comunali. È notorio del resto che nei paesi di montagna la cura per gli antichi documenti, sui quali si basavano i diritti di proprietà dei vicini, che costituivano il più forte vincolo di unione fra loro e avevano quindi una vera importanza per l’essenza stessa del comune, fu assai maggiore che nei paesi di pianura, dove il comune aveva differente carattere; a questa ragione dobbiamo forse sopra tutto l’aver potuto da quasi tutti i villaggi delle due Pievi raccogliere delle pergamene, che, tenuto conto dei luoghi e specialmente dello stato in cui si trovano gli archivi anche più importanti del Trentino, hanno una età veramente ragguardevole.

Certo quello che ora è rimasto non dovette essere che una parto, forse esigua, di quello che in fatto esisteva. Molte furono le cagioni dell’assottigliarsi degli archivi giudicariesi, e, a prescindere da quelle più materiali degli incendi, non rari, e degli altri disastri che in vari luoghi distrussero le carte dei comuni, a prescindere anche dalla incuria e dall’ignoranza delle persone destinate ad averne cura, basterà ricordare le molteplici liti pei possessi delle montagne, e il passaggio di queste dall’uno all’altro comune, e gli smembramenti dei paesi, cose tutte per le quali, rendendosi praticamente inutili, quasi, le vecchie decisioni e i vecchi accordi di fronte ai nuovi, non si aveva più tanta cura di conservare gli strumenti di quelli; basterà ricordare la mancanza in molti comuni di un luogo dove si raccogliessero i documenti pubblici, giacché dobbiamo ritenere che solo assai lardi, specialmente per molti paesi, si stabilisse una casa comunale, e i [p. 266 modifica]documenti quindi passassero dai consoli d’un anno a quelli dell’altro, con quale pericolo per la loro conservazione ognuno può capire. E non pare che per sola negligenza o per sola ignoranza si perdessero le carte dei comuni; se nel 1735 i sindaci delle Giudicarie dovettero rivolgere alla autorità vescovile le loro lagnanze contro quelli che trattenevano ingiustamente le scritture delle Pievi, e se il Vicario generale di Trento, Francesco Martini, pubblicò quell'anno stesso una circolare, colla quale minacciava la scomunica a tutti quegli iniquitatis filii che immediatamente non avessero restituito le carte da loro illegalmente ritenute. Ma più forse che negli antichi tempi, lo sperpero dei documenti fu maggiore nei più vicini: il Gnesotti, che visitò quegli archivi nella seconda metà del secolo scorso, ricorda non solo singole carte, che ora non si trovano più, ma persino raccolte, che ora sono ridotte a proporzioni molto esigue. Dobbiamo però ricordare che dell’archivio comunale di Roncone fecero un inventario, ancora nel 1712, due preti del luogo, don Giacomo Bertoni e don Pietro Antonio Bazzoli; e che alla metà del secolo nostro quell’infaticabile e paziente lavoratore che fu Giuseppe Rabensteiner, utilizzando in parte l’indice dei due sacerdoti, rivide tutte le carte di Roncone, le copiò e le tradusse, formando della sua opera un bel volume in folio di più che settecento pagine, che ora si conserva presso quel municipio. Il Rabensteiner lesse pure le pergamene di Lardaro e ordinò quelle di Storo, il cui ricco archivio, ora in gran parte perduto, ebbe a soffrire nuovi danni recentemente quando si trasportarono in nuovi locali gli uffici del comune. Un tentativo di ordinamento, abbastanza buono, fu pure fatto nell’archivio comunale di Condino, il più ricco e il più interessante delle due Pievi, e qualche accenno a una certa disposizione si ha pure nell’archivio comunale di Daone.

Poco è da dire degli archivi ecclesiastici. Le antiche carte della Pieve di Condino sono unite a quelle del comune; della Pieve di Bono sono rimaste poche carte, fra le quali alcuna che dovrebbe invece trovar posto in un archivio civile; il che ci prova che spesso si depositavano presso la parrocchia i documenti che avevano importanza per tutti i comuni della Pieve.

Aggiungo a queste brevi notizie anche quella che certo don Giovanni Merlo, che fu parroco di Greto dal 1843 al 48, ci lasciò un «Indice delle carte degli archivi comunale di Agrone e parrocchiale di Greto» o, meglio che un Indice, una raccolta di notizie estratte da quelle carte e risguardanti in ispecie gli affari della Chiesa. Ma il più antico documento che egli cita non è che del 1327. Degli archivi curaziali poi non occorre qui di trattare, che le curazie si staccarono dalle Pievi, generalmente, in tempi posteriori a quelli che prendemmo per limite del nostro lavoro.

Gli archivi delle due Pievi quindi nei quali rinvenimmo le pergamene che qui si pubblicano sono i comunali di Agrone, Rondone, Castello, Condino. Daone. Lardaro, Prezzo, Roncone e Storo, il parrocchiale di Greto e quello curaziale-comunale di Por; altre poche provengono da vari fondi, che si indicano a loro luogo.



Note

  1. Bleggio, Banale, Lomaso, Tione, Rendena, Bono e Condino.
  2. È così chiamata la parte occidentale meridionale del Trentino.
  3. Roncone, Lardaro, Agrone, Strada, Greto, Cologna, Por, Praso, Daone, Borsone e Prezzo.
  4. Castello, Cimego, Condino, Brione, Storo, Darzo con Lodrone, e Bondone.
  5. A questa parte non abbiamo esteso le nostre ricerche.
  6. Monte sorgeva a settentrione di Lardaro, nel luogo che ne conserva ancora il nome.
  7. Polsè era situato presso Agrone, Prasandone presso Praso, Savie tra Por e Castel Romano, Merlino tra Praso e Daone. Furono distrutte dalla peste; Merlino nel 1348 (Ved. Papaleoni, Merlino in Giudicarie; Trento, 1888). forse nella stessa epoca Polsé e Prasandone, Saviè più tardi. Francesco Michelotti di Arco negli Appunti per servire ad una storia del Trentino, mss. nella Mazzettiana di Trento, o il P. Cipriano Gresotti nelle Memorie per servire alla storia delle Giudicarie (Trento, 1786, p. 106, nota) ricordano una villa di Maso, che avrebbe dovuto essere posta tra Lardare e Agrone; i nostri documenti non ne fanno alcun accenno.
  8. Le due prime carte della nostra raccolta ricordano varie ville della bassa Pieve di Condino. La prima nomina Storo, Darzo, Lodrone, Bovile e Villa di Ponte; la seconda Lodrone, Villo ed un’altra che, a seconda delle differenti lezioni del documento, varia tra Onesio, Brusio, Druso, Darvo e Darzo. Noteremo che il primo documento, che noi riportammo dall’Odorici, ha così poco carattere di autenticità che non certamente da questo potremmo ritenere provata l’esistenza di Darzo nei primi secoli del millennio nostro. Quanto al trovarlo ricordato anche nel documento del 1086, sul quale dovremo ancora tornare, abbiamo già veduto dopo quali trasformazioni si presenti quel nome; chi d’altra parte legge il documento capisce che a suo posto si aspetterebbe invece il primitivo nome di Onesio, villa che potè esistere a settentrione del Lago d’Idro e che prese, se piuttosto non diede, il nome al territorio circostante, detto Pian d’Oneda. Cosi Onesio, per inesperienza di copisti, avrebbe dato origine a Drusio, che per quanto sappiamo non è altrove citato (perchè non ci pare che si possa identificarla con la contrata Druide de Casellis, che lo Suardolini nel suo lavoro su Le escrescenze del lago d’Idro e gli straripamenti del fiume Caffaro sul Pian d’Oneda, ricorda essere citata in documenti del 1358 e 1359) e poi a Darzo, sulla cui origine ci riserviamo di trattare in altro luogo. Né certo garantisce l’esistenza di Bovile l’essere ricordato solo nella carta del 1000, per la ragione suesposta. Lo stesso si potrebbe dire della Villa del Ponte, se essa forse non si potesse identificare con Villo, ora anch’esso distrutto, ma che dovette essere situato tra Storo e Darzo, vicino al così detto Ponte di Storo. Ci conviene finalmente ricordare che per la malaria che infieriva presso il Lago d’Idro, per l’abbassamento del livello di questo, molti gruppi di case e molte ville, fra cui Onesio e forse, se esistettero, le altre sunnominate, dovettero essere abbandonate dagli abitanti.
  9. Castel Romano è nominato per la prima volta nel doc. (XVIII) del 19 dicembre 1278. (Ved. Papaleoni, Castel Romano, Trento, 1890).
  10. Il castello di Merlino è ricordato per l’ultima volta in un documento del 1454. Vedi la nota 2 della pag. antecedente.
  11. Il castello di Caramala fu abbattuto probabilmente nel 1439. (Ved. Papaleoni, Il castello di Caramala, Trento, 1887).
  12. Il castello di Lodrone è ricordato per la prima volta nei doc. (III e IV) del 1189.
  13. Delle altre Pievi quella di Tione aveva fuochi 350, quella di Rendena 500, quella del Bleggio 200, quella del Lomaso 300 e quella del Banale 200.
  14. Lo riporta il Tovazzi Archivio Lomasino, ms. del 1797 nella Mazzettiana di Trento) sotto il titolo: Exemplum extractum ab antiquissimo registro Castri Stenici de numero focorum estimi ludicariarum etc. La Pieve di Tione faceva allora fuochi 310, quella di Rendena 400, quella del Bleggio 179 2/3, quella del Lomaso 233 1/3 e quella del Banale 156,
  15. Nel privilegio concesso nel 1451 dal vescovo Giorgio II alle Giudicarie ulteriori (Tiene, Rendena, Bono e Condino) si ridusse il numero dei fuochi d’estimo da 1060 a 1000. (Ved. Papaleoni, Gli Statuti delle Giudicarie, Trento, 1889).
  16. Le due Pievi dovevano, sotto questo aspetto, essere unite con la Valle di Ledro e con Tignalo, nella stessa Castaldia. Ce ne sono prova alcuni documenti del Codice Vanghiano, in uno de’ quali (284), dove è fissata la quantità di cera che i Gastaldioni dovevano dare per la festa della Purificazione, si stabilisce che quello di Bono, Ledro e Tignale ne dia quindici libbre. Più importante è un altro (285) dove sono stabilite le prestazioni di quelli di Bono, sotto la quale designazione si devono intendere compresi anche quelli della Pieve di Condino, se non forse anche quelli di altre Pievi Giudicariesi. Ecco quanto si riferisce a loro: Apud Bonum illi de Bono (devono dare): XLV libras veronenses ad unum snprascriptorutn mercatorum (di S. Andrea e de’ Sette Fratelli), et XLV libras eiusdem monete ad aliud mercatuni Ripe, scilicet ad mercatxim Septem Fratrum unam vaccam et X multones, ad mercatum sancte Andree unam vaccam et unum porcum et XV multones, et in carnisprivium et in pascam XII agnellos et XII hedos. E quando il Castaldo dat septimanam al Vescovo deve avere da quelli di Bono XX libras ver. et agnellos et hedos omnes, et decimam partem carnium, et hoc post datam decimam judici et vicedomino. Delle quali settimane in Ledro il Castaldo doveva darne, come apparisce dalla Scriptura de dandis septimanis dello stesso Codice Vanghiano, una in quaresima, più il giorno di pasqua e le prestazioni pel giorno di S. Vigilio. Nel 1303 il vescovo Filippo impose una colletta straordinaria di quaranta soldi e mezzo per fuoco; l’ordinaria tassa che pagavano le Giudicarie a’ tempi del vescovo Enrico III (1310-36) era di troni quattro per fuoco d’estimo. Ricordiamo in fine che nel 1224 raccoglitori delle collette vescovili per le Giudicarie erano Armano e Olderico di Campo (Alberti, Miscellanea, ms. T. VI, fol. 180 retro); che due anni dopo il vescovo Gerardo impegnò a Riprando di Nago gli affìtti che si pagavano al Vescovo nelle Gastaldie di Rendena, Ledro e Bono fino alla somma di quattrocento libbre veronesi; e che nel 1278 11 vescovo Enrico II ordinò che si riducessero in forma pubblica gli obblighi degli uomini di Bono verso la camera vescovile, registrati nel libro delle ragioni di S. Vigilio (Alberti, Annali del Principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540; Trento, 1860, p. 176-7).
  17. Un’altra sollevazione ci ricordano gli storici, successa nel 1318, a capo della quale stavano Guglielmo, chierico della chiesa di Tione, Simoncino di Stenico e due suol nipoti, Mainardo Spezzapietra, Alberto dei Gentili, Orfanino di Arco, Nicolò Sacchetti e altri, i quali occuparono a mano armata il castello di Stenico e fecero prigionieri il capitano e i suoi stipendiari, ma furono dopo qualche mese costretti a ritirarsi. Non pare però che a questa ribellione prendessero parte direttamente le due Pievi (Alberti, Annali, p. 222).
  18. Ecco i nomi, parte noti, parte ignoti, dei vicari e ufficiali delle Giudicarle, che compaiono nelle nostre carte: Aldrigino di Cimego, giudice della Pieve di Condino per Sodegerio di Tito; nel 1288, 1289 e 1290 Odorico di Corredo, capitano pel duca Mainardo e poi anche pel Capitolo di Trento (doc. XXII-XXIX e XXXIII); suoi delegati sono Olurado di Preore, giudice per le quattro Pievi interiori, e Nascimbene di Castello notaio; nel 1296 (doc. XXXVI) Gualtiero di Taio, notaro, giudice nelle Giudicarie per Odorico Badeca di Trento, capitano delle Giudicarie pel duca Ottone; nel 1301 (doc. XXXVII) Nicolò di Spor, vicario nelle Pievi di Bono e di Condino per lo stesso Odorico; nel 1310 (doc. XLII-XLV) Tisone di Spor, vicario e giudice per i capitani delle Giudicarie Enrico magister curiae, Ulrico di Ragonia e Ulrico di Corredo; nel 1315 (doc. LI) e 1322 (doc. LIV e LV) Guallengo di Mantova, piovano di Marniga, vicario del Vescovo Enrico III; nel 1323 (doc. LVI), 1324 (doc. LVII) e 1325 (doc. LVIII) Geremia di Spor, vicario dello stesso Vescovo; nel 1327 (doc. LX-LXIl) Matteo de’ Gardelli di Trento, che si trova di nuovo nel 1337 (doc. LXV e LXYI, e nel 1341 e 1342 (doc. LXX e LXXI); nel 13.34 (doc. LXII) e nel 1336 (doc. XV) Morla o Morlino di Caldaro, e finalmente nel 1343 (doc. LXXII LXXII) il notaio Nicolò del fu ser Ribaldo di Riva.
  19. L’unico storico che ricordi questa sollevazione è, strano a dirsi, l’Anonimo Trentino, (Storia ms.) che scrive (libro III): «L’anno però 1335 ovviò (il Vescovo) per quanto potè alli popoli delle Giudicarie, quali sotto pretesto d’alcune difensioni, tentarono di sottrarsi dall’obbedienza, ma tali moti seppe ben presto acquietarli con la sua prudenza, perchè in breve svanirono questi suoi ribaldi pensieri ritornando al dovuto ossequio».
  20. Alberti, Miscellanea, T. V, fol. 132.
  21. Merlino nelle Giudicarie e Varietà Giudicariesi II.
  22. Atto fatto a Crete il 12 dicembre. Repertorio ms. dell’Archivio Vescovile di Trento, 68, 133.
  23. Ved. sopra la nota 2.
  24. In questo tempo aveva pure molti beni nelle due Pievi il Convento di Campiglio, ma erano doni o legati dei fedeli, non concessioni feudali. Si ricorda a questo riguardo una intimazione (14 maggio 1304) fatta da Ottonello, giudice pei Capitani dei Conti del Tirolo, a Nicolò di Daniele di Daone perchè adducesse lo ragioni per cui tratteneva un affitto dovuto al Convento (Alberti, Annali, p. 211, e Miscellanea, T. VI, fol. 216). Ed altri beni aveva il Convento di S. Giacomo presso il Lago d’Idro, antico certamente, ma non forse quanto il doc. I, della cui autenticità v’è troppo luogo a dubitare, lascia credere.
  25. Il Ms. 1265 della Mazzettiana di Trento contiene un voluminoso processo dei primi anni del 1600, tra il Monastero di S. Giulia e la Comunità di Storo per il possesso di Val Lorina. 11 Monastero si basava sulla investitura di Desiderio; il giureconsulto bolognese G. B. Gavazzi, patrocinatore di Storo, metteva in dubbio l’autorità di quell’atto, essendo stato quel re oppressore del Papa. Una donna di Storo, testimone, asserisce che il torrente Palvico esce dalla Valle a’ danni della campagna di Storo come punizione divina pel peccato della occupazione indebita per parte della Comunità. La tensione fra le due parti era tale che gli Storesi tentarono di ammazzare le genti delle Monache. Si riferisce al Monastero di S. Giulia anche una tradizione condinese, ancora viva e riportata già dal Gnesotti (Memorie ecc. p. 250 e 251), secondo la quale le monache di un convento, che avrebbe dovuto sussistere presso Condino, spaventate da una alluvione del torrente Giulis, abbandonarono il luogo e si unirono alle loro compagne di S. Giulia a Brescia. E ci è rimasta anche notizia di una causa che il Comune di Condino dovette sostenere, nel 1525, collo stesso Monastero; non se ne conoscono però nè la ragione nè le conseguenze.
  26. Rep. Arch. Vesc. 62, 17.
  27. Rep. Arch. Vesc. 62, 20.
  28. Ecco una piccola tavola genealogica di questa famiglia, i cui membri furono sempre fra i primi del paese, ricavata dalle nostre carte:
    Balbo
    |
    Delaito
    ser Giovanni   ser Antonio
    Francesco Giovanni          Giovanni Antonio chierico Delaito
  29. Rep. Arch. Vesc. 68, 116.
  30. Ved. Papaleoni, Per la genealogia degli antichi Signori di Storo e di Lodrone; Trento, 1889.
  31. Op. cit. pag. 101 e 102.
  32. Erano, dice il Gnesotti; homatii, vasalitii, subiectionis, juris patronatus, reddituum factionis. Rappresentanti dei Nobili Militi alla sentenza erano Federico e Riprando d’Arco, Alberto e Iacopo Mettifoco, Cognovuto e Armano di Campo.
  33. Ved. Papaleoni, Il Castello di Caramala; Trento, 1887.
  34. Ved. Papaleoni, Contributi alla Storia delle Giudicarie nel secolo XIII, I; Trento, 1887.
  35. Esce dai limiti di tempo che ci siamo prefissi, ma è importante per le relazioni tra i feudatari e i Comuni, un documento dell’Archivio curaziale di Por, del 1354, che contiene una convenzione tra i nobili Giovanni q. Gerardo e Nicolò q. Odorico d’Arco e i rappresentanti di Roncone, Por, Strada e Daone, relativa agii obblighi di queste Comunità verso la Casa d’Arco. Vi si dice che già nel 1344 le prestazioni annue dovute da quelle e consistenti in quindici montoni, cinque agnelli, un’orna di vino colato, tre gaiette di frumento, venti soldi, quattordici fittaroli di cacio, due galline, due sol lati di ova, tre soldi di cacio e una quarta di nona, erano state ridotte ad un canone pure annuo di sedici lire e mezzo di piccoli, e che più tardi un altro fitto di due montoni, tre focaccie, tre spalle di carni, mezzo staio di vino e mezza gaietta di nona, che Roncone doveva dare agli stessi Signori, era stato pure ridotto a un altro canone di quaranta soldi. Ora le dette Comunità si sciolsero anche dalla corresponsione di questi affitti col pagamento di dugento cinquanta ducati d’oro e per questo i Signori d’Arco le liberarono ab omnibus et singulis quibuslibet servitutibus realibus et personalibus condicionibus focis mortuis fictis drictis et ab omnibus alliis factionibus et functionibus realibus et personalibus quocumque nomine censeantur, così che quei vicini senza bisogno del loro consenso potessero in comuni et divisini vendere alienare donare et pro anima judicare pro libito suo bona sua comunia et divisa sicuti et quemadmodum liberi homines et sui juris facere possent. Restò tuttavia il diritto che Giovanni e Nicolò avevano in quam pluribus hominibus et personis dei detti luoghi reddendi jus et rationem, cioè la giurisdizione feudale, e restò pure l’altro diritto dei detti Signori che gli uomini di quelle Comunità dovessero un giorno ogni anno comparire avanti a loro ad reddendum et audiendum jus super antiquis ipsorum rationibus viarum terminorum cesarum et aliarum rerum hiis similium secundum eorum antiquam consuetudinem.
  36. Anche nel doc. VIII del 1221 il Sindaco della Pieve di Bono presenta come garanti della designazione di confini che si stava per fare di fronte alla Pieve di Condino tre consoli, uno di Strada, uno di Levi e uno di Praso, ma non è detto se essi fossero consoli della Pieve o dei rispettivi villaggi.
  37. Diciamo in generale Comune, ma dobbiamo osservare che, come già abbiamo notato di sopra, le denominazioni che appariscono nei documenti sono: Comunitas, Universitas, Concilium; riguardo alle quali si potrebbe notare che Concilium aveva, sulle prime, un senso forse più esteso, indicando l’unione di varie ville, Universitas piuttosto significava l’unione delle persone, Comunitas, che poi rimase, partecipava dell’uno e dell’altro. In seguito però non è difficile di trovare l’una forma usata per l’altra indifferentemente, o più insieme. Un’altra parola che in altre parti del Trentino fu assai divulgata, ma che nella Valle del Chiese ebbe poca diffusione, è Regula, che nelle nostre carte, nel senso di Comune, appare solo al doc. VII del 122, sebbene anche qui si possa dubitare se invece non voglia significare i terreni comunali. Conviene che si noti anche che in generale mentre l’associazione dei cittadini si chiamava Comunitas, il territorio appartenente a quelli si diceva invece Comune, anche in senso assoluto e come sostantivo; ricordiamo il Comune di Pradibondo, che allora non era, come ora, una villa, ma una distesa di campagne coltivate; negli attiche si riferiscono appunto a Pradibondo troviamo anche che i consoli del Concilio di Torra si dicono consules Comunis et Comunitatis de Concilio Tohere. Questo potrebbe essere un argomento a favore di coloro che sostengono, come abbiamo già rile’alo, il nome di Comune essere venuto dai possessi comuni. Aggiungeremo anche, a questo proposito, per comprovare lo stretto legame esistente tra le denominazioni dei beni comunali e quelle delle unioni dei cittadini, che Concilio restò e rimane anche ora per indicare terreni posseduti da più Comuni insieme, e che Regola si usò per significare, oltre che Comunità, anche le adunanze di queste, le norme che si stabilivano per i territori comuni e i territori stessi, e che con questo ultimo significato si conserva ancora.
  38. Le deposizioni dei testimoni, che vi sono raccolto, sono state scritte, come per molle circostanze è manifesto, all’atto stesso dell’esame ed erano appunti del cancelliere che dovevano poi essere rimessi in forma grammaticale più corretta all’atto della autenticazione. Ma appunto per questo sono atti maggiormente a presentarci il giro della frase e l’espressione, prettamente italiana, quale usciva dalla bocca di quei montanari. Noteremo qui r uso delle preposizioni da o del (homo da Roncono, Delaidus dei Cofa), le frasi da sut de Riveglero, solert per indicare sull’Ert (monte), a forza, in bel concordio, sic (affermazione). D’altra parte anche gli altri documenti tradiscono, sotto il latino assai trasparente dei notari, il volgare italiano. In una carta di Condino del 1296 si legge: via que dicitur Verta de le carre; fra i nomi o sopranomi personali ne troviamo di quelli che sono perfettamente dialettali, come Picaincosta, Sofiainfoco, Magnapan, Codebò, Cogarabia. Comenzabenus, Pelafili, Malixia, Rotesella, Inzignerius ed altri. E inutile poi che si accenni al grande aiuto che la quantità di nomi locali, che le carte nostre presentano, può portare alla toponomastica.
  39. Germania, 26: «Agri pro numero cultorum ab universis per vices occupantur, quos mox inter se secundum dignationem partiuntur; facilitatem partiendi camporura spatia praestaiit; arva per annos mutant, et superest ager.»
  40. Alcune delle divisiones e delle desene succitate sono dette forensium, il che pare strano, conoscendoci gli statuti che proibivano che gli estranei godessero dei beni comunali. Questo del resto si può spiegare coll’ammettere che il Comune affittasse parte de’ suoi pascoli ai forestieri, come si riscontra essere successo infatti sempre nei secoli posteriori; d’altra parte questi non acquistavano alcun diritto sulla terra da loro interinalmente occupata, per usufruire della quale soddisfacevano agli obblighi di prestare la mano d’opera, effettivamente o con una somma corrispettiva, ai lavori comunali.
  41. Più tardi successe anche che i terreni comunali si dividessero fra i vicini in modo che la proprietà assoluta di essi passasse dal Comune ai privati. Citiamo, per esempio, una deliberazione della Comunità di Bondone, del 2 luglio 1456 (doc. ined. dell’Archivio com. di Bondone) per la quale si decise di dividere infra ipsos (gli uomini del Comune) certa prata buschiva tam in monte quam in plano, che quelle terre sint liberae et franchae e che i nuovi possessori debbano chiuderle.
  42. Fra i beni del Comune dobbiamo annoverare anche le chiese, delle quali, oltre alle due plebane di S. Giustina di Bono e di S. Maria di Condino, altre già esistevano nelle singole ville; ci ricordano le nostre carte quelle di S. Bartolomeo di Daone (1307), di S. Lorenzo di Condino (129(3), di S. Giorgio di Castello (1315), di S, Floriano di Storo (1189), di S. Maria di Bondone (1312) e finalmente una chiesa a Brione (1296). Esse erano però già allora costituite in enti morali ed avevano possessi e rendite proprie; ce ne è prova il documento LI, del 1315, dove si designano i numerosi possessi della chiesa di S. Giorgio.
  43. Riassumiamo qui, sebbene sia di epoca posteriore a quella di cui ci occupiamo, un documento bondonese del 18 aprile 1498 (Arch. com. di Bondone), il quale servirà a illustrare meglio questa specie di operazioni finanziarie comunali. Dovendo i Bondonesi pagare di dadera ai Conti di Lodrone, loro signori, quaranta lire bresciane di pianeti (la valuta bresciana già nel secolo XV prese nella Valle del Chiese il sopravvento sulle altre, anche sulla trentina), radunatisi a Lodrone, decidono di vendere delle terre comunali per investirne poi il ricavato in immobili, che al 5 % rendano la somma richiesta; i compratori devano pagare il prezzo fissato entro nove anni dal giorno della vendita, corrispondendo nel frattempo l’interesse del 5 %; trascorso questo termine le terre restino gravate di un livello perpetuo del 5 %. Inoltre, essendosi fino allora pagati i dazi secondo l’estimo ed essendosi invece distribuite le terre secondo i fuochi, si stabilisce che coloro che avessero un estimo superiore alle tre lire, debbano, entro undici anni, pagare una somma corrispondente a lire cinque e mezza per ogni lira d’estimo in più delle tre. Se poi il ricavato della vendita delle terre e della nuova tassa suddetta superasse le quaranta lire della dadera, il di più si divida per fuochi, come al solito. Si pongono poi all’asta le selve.

    Ed è poi interessante per la conoscenza del modo con cui si scompartivano le imposte vescovili una carta del 1473 (Arch. com. di Condino), colla quale il notaio Giacomo Boldrini di Roncone e il Massaro vescovile delle Giudicarie, Nicolò di Bonadiman, decisero in certe liti vertenti fra i Comuni della Pieve di Condino. Eccone una parte: «Universis has litteras inspecturis notum sit quod foci totius Plebatus Condini sunt et reperiuntur ab antiquo centum viginti et unus quartus. Solvitur pro quoque focho grossi viginti septem mon. trid. et denarii sex mon. salariorum de quibus sex denarii ponuntur et vadunt viginti duo denarii ad grossum. Summa focorum predictorum totius Plebatus facit libras quadringentas viginti tres, solidos decem, denarios decem mon. trid. Quae summa dividitur super summa aestimorum totius dicti Plebatus Condini quae est librarum mille quadringentarum viginti duarum bagat. De dicta summa focorum predictorum tangit pro quoque libra aestimorum predictorum soldi quinque denarii undecim Condino. Summa Brioni sunt librae quinquaginta octo soldi quinque, ad rationem quinque pro libra aestimi soldorum et undecim denariorum Condino facit libras decem septem et denarium unum dandos et solvendos omni salario R.mo D. Episcopo seu Massario suo. Et Castelli sunt librae centum quinquaginta una ad rationem suprascriptam quinque soldorum et undecim denariorum Condino, facit libras quadraginta quattuor soldos octo Condino dandas etc. Et Cimegi sunt librae ducenium triginta novem, tangit ut supra pro quoque libra soldi quinque denarii undecim Condino, facit libras septuaginta unam soldos quattuor solvendos etc. Foci Brioni sunt secundum summam terrae Brioni quinque et nona pars alterius partis foci. Foci vero Castelli secundum summam dicte terre Castelli sunt tresdecim et unus quartus. Foci Cimegi etiam secundum aestimum dictae Villae reperiuntur et sunt viginti et quarti tres Condino et tantum minus quantum res etc. Super tota summa fochorum dividenda per focos amittuntur duo grossi per alios Plebatus, sed recuperantur si dicta summa dividetur et divisa fuerit per summam aestimi etc.» Nel documento, di cui non abbiamo che una copia del 1611, tratta dall’originale che esisteva allora a Castello, è aggiunto poi: «Foci Setauri sunt 45; foci Bondoni sunt 13».
  44. Era questo il nome dei capi dei villaggi nella Valle del Chiese, come in gran parte del Trentino. In alcune valli si usò tuttavia più spesso quello di sindaco o di regolano; pare anzi che in taluni luoghi queste due denominazioni si sostituissero alla più antica di console. E notevole che negli Statuti delle Giudicarie del 1290 (doc. XXXIII) si risenta l’influenza della patria del Vicario e compilatore che era Odorico di Corredo, anauniense, e quindi non si parli mai di consoli, ma di sindaci, distinguendo da questi i procuratori col nome di sindaci ad causas o ad lites.
  45. La carta contiene un alto col quale i consoli di Lodrone, Onesio e Villo affittano a vari uomini di Anfo e ai loro partionavoli certi pascoli presso il lago d’Idro e il diritto di pesca nello stesso lago. Il documento non è originale, ma una copia autentica fatta per ordine del vescovo Federigo Vanga di Trento (1207-1218). Fu pubblicato dall’Odorici, e dall’Hormayr, il quale però non diede la parte relativa alla copia, ma la disse semplicemente copia incertae fontis. Una copia dell’atto, del seicento, si trova nell’Archivio di Stato di Brescia; l’Odorici la pubblica invece di su un’altra che dovrebbe esistere nell’Archivio comunale di quella città. E strana la varietà deLe date che si attribuirono a quest’atto; l’Odorici, l’Hormayr e il codice dell’Archivio di Stato danno il 10 marzo 1086, ma l’indizione è pel primo la seconda, pel secondo l’undecima, pel terzo l’ottava; mentre in fatto poi al 1086 corrisponde l’indizione nona. E similmente della copia; l’Odorici la pone al maggio del 120.3 indizione prima, senza accorgersi che in quell’anno Federigo Vanga non era ancora vescovo di Trento, e che l’indizione non corrispondeva, mentre invece corrisponde al 1213 (maggio 5) che ci è dato dal codice bresciano. Ma non basta. Il Festi, nella Genealogia dei Ladroni, senza però dire donde tragga la sua notizia, pone l’atto all’11 marzo 1186, sebbene avverta che la copia autentica, esistente nell’Archivio di Stato di Brescia, abbia la data 10 marzo 1086 e sia stata fatta il 15 maggio 1217, inesattezza evidente questa, perchè il codice bresciano porta invece la data 5 maggio 1213, come sopra si è detto. D’altra parte il Festi non riporta esattamente neppure il nome del Vescovo, così che potremmo subito scartare la data da lui attribuita al documento, che contraddice a quella che ci è offerta da tutte le altre copie; s’aggiunga che, a giudicarne dai pochi nomi che ebbe occasione di citare, egli non dovette avere alle mani una copia troppo sicura dell’alto, come certamente poco esatta dovette essere anche quella dell’Odorici, se gli errori che si riscontrano nella sua non sono piuttosto l'effetto della sua incuria, già abbastanza conosciuta. Dal testo dell’atto, che noi diamo secondo il codice bresciano, notando però le varianti dell’Hormayr e dell’Odorici, ognuno può vedere quale incertezza vi sia stata e quante differenze appariscano specialmente nei nomi delle persone e dei luoghi, differenze che dovettero già in origine comparire nella prima copia del 1213, stesa da notar! che non avevano cognizione della topografia dei paesi ai quali l’atto si riferiva, e che si propagarono poi e crebbero nelle copie che da quella procedettero. Abbiamo già veduto che una cattiva lettura del documento fu cagione probabile che si credesse essere esistito un villaggio che forse non esistette mai, Drusio, che la copia dell’Odorici credette di correggere in Darvo, e quella dell’Hormayr corresse più francamente in Darzo, mentre con tutta probabilità si trattava dell’ora scomparsa villa di Onesio. Era naturale che con tutte queste incertezze il documento non fosse ritenuto con troppa sicurezza autentico. Ma chi la consideri per sè stesso non potrà a meno di non averlo per sincero; il fatto che ne è l’argomento non ha nessun carattere di falsità; le formule dell’atto corrispondono all’epoca in cui fu steso; notiamo anche che l’appellativo di partionavoli attribuito agli uomini di Anfo non si usava appunto, e ne abbiamo vari esempi, che nelle ville prossime al lago d’Idro (v. doc. XLVII). D’altra parte, per ammettere che il documento sia una falsificazione, converrebbe provare che esso abbia potuto giovare agli interessi di alcuno, e infatti il trovarlo, nel codice dell’Archivio di Brescia, unito a una serie di documenti allegati nelle questioni secolari tra i Conti di Lodrone e il Comune di Bagolino, potrebbe spingerci a ritenerlo una compilazione preparata a vantaggio di una delle parti. Ma perchè allora non inventare direttamente un originale, piuttosto che una copia posteriore al presente atto di cento e ventisette anni? Perchè allora, giacchè si trattava di sostenere i diritti di possesso dei Conti di Lodrone contro Bagolino, non inventare addirittura un documento al quale avessero partecipato Lodrone e Bagolino, piuttosto che Lodrone e Anfo non solo, ma anche Onesio e Villo, che erano già scomparsi? E giacchè si trattava di creare di pianta, perchè non dare addirittura dei nomi di luoghi, sicuri e non tali di cui la dubbiezza e l’incertezza doveva saltare agli occhi a quelli stessi che presentavano il documento? Per questo non ci pare di dover i-espingere questa carta, un testo esatto della quale non possiamo certamente dire di avere, giacchè fra le tre lezioni dell’Hormayr, dell’Odorici e del codice bresciano non ve n’è una che sia inappuntabile, ma che in complesso non è priva dei più essenziali caratteri di autenticità. — Avevamo già scritte queste parole, quando, per la cortesia del cav. Giovanni Livi, direttore del R. Archivio di Stato in Brescia, potemmo avere cognizione di una lettera, diretta dal Wüstenfeld all’Odorici (Lettere inedite di T. W. a F. O. tomo II. pag. 36), che si riferisce a questa carto. Scrive il W.: «Il documento trentino dei Consoli di Lodrone, ch’Ella ha inserito nel Cod. diplomatico è sbagliato nella data. È copia di copia fatta molto neglettamente. Già l’anno della copia è falso: deve essere MCCXIII ove era indizione ed era vescovo quel Federico de Wangen, che non lo fu già nel 1203. L’anno 1086 nell’originale era certamente scritto con numeri, non era l’indizione (sic); è da mutarsi il MLXXXVI in MCCXXXIV (sic), essendovi migliaia di tali esempi di trasandamenti di un L, X o C quando vi è più d’una cifra. La storia non fa mai un salto mortale; nel 1086 il Trentino (onde lo sviluppo seguitava giammai antecedeva quello dell’altra Italia, a cagione delle molte influenze germaniche) non era già avanzato talmente per avere dei Consoli. In Trento i più antichi documenti di Consoli sono del 1171, in Riva dl 1193, mentre abbiamo un numero grande di carte trentine ove vien deciso in affari degli uomini come università di Riva, Arco, Nago etc, avanti questo tempo senza che vi fosse il minimo segno di Consoli. - Quell’Albertus Domini Enrigi Regio (sic) notarius lo fu di Enrico figlio di Barbarossa reggente col padre, al quale, come è noto, fu rifiutata la coronazione come imperatore dai papi durante la vita del padre a cagione del maritaggio con Costanza di Sicilia». Consentiamo col W. quanto alla data della copia, tanto più che la sua rettifica ci è pure confermata dal codice bresciano; ma non ci paiono altrettanto giuste le osservazioni fatte riguardo alla data dell’atto. Come si sarebbe infatti potuto scrivere nel 1213 una copia di un atto steso nel 1234, e come questa si sarebbe potuta fare con l’autorità del vescovo Federigo Vanga, che mori nel 1218? E l’Alberto, notaio di Re Enrico, è molto più semplice ammettere che lo fosse di Enrico IV, fino al 1084 solo re di Germania, piuttosto che del figlio del Barbarossa, morto nel 1197, cioè trentasette anni prima che, secondo il W., si stendesse il documento di Lodrone, che aveva assunto la corona imperiale e quindi cessato di essere semplicemente re già nel 1191. Non sappiamo, d’altra parte, per quale ragione il W. abbia fissato precisamente il 1234, che, come abbiamo veduto, non può in alcun modo essere esatto. Ma, giacchè egli vuole ritardare di tanto l’epoca del documento di Lodrone, deducendola dalla circostanza che la coltura generale del Trentino in quel tempo era esposta alle influenze germaniche, noteremo che se fuvvi luogo nel Trentino dove non si risentirono affatto quelle influenze, questo fu appunto, come è noto, la Valle del Chiese; i nostri documenti. stessi ne fanno luminosa prova, come provano dall’altro lato la strettissima relazione di costumi che passava tra quella e i limitrofi paesi lombardi. Cosi, mentre a Trento i consoli non compaiono che nel 1171 e altrove più tardi, e in certe valli del Trentino, almeno con questo nome, non comparvero mai, nella Lombardia si ebbero i consoli assai prima, e, più presto forse che nelle città, nei villaggi; e Lodrone, situato a pochi passi dal confine bresciano, più vicino anzi a Brescia che a Trento, in una valle chiusa verso i paesi trentini e aperta verso i lombardi, potè bene avere i consoli prima di Trento, e averli, ripetiamo, nel 1086.
  46. Per la storia della costituzione dei Comuni rurali nel Trentino, e specialmente nella Val di Non, è notevole l’opuscolo di Desiderio Reich, Notizie storiche del Comune di Coredo (Trento, Monauni, 1886), dove sono raccolte molte notizie sulle prime vicinie e sui primi accenni alle Comunità trentine. Qualche notizia si può ricavare anche dalla Storia della Val di Sole di T. Bottea (Trento, Monauni, 1883).
  47. Nel Trentino, specialmente fuori delle Giudicarie ed anche in epoche molto posteriori a questa, si chiamarono Carte di Regola gli Statuti dei Comuni, giacchè per lo stretto vincolo che legava le associazioni di uomini con le terre, la maggior parte delle determinazioni contenute negli Statuti si riferiva alle proprietà del Comune. Questo fatto è evidente anche nei nostri Statuti, e se noi qui facemmo una distinzione tra questi e la Carta di Regola suddetta, è perchè in questa non si contengono che convenzioni relative alle terre, mentre quelli hanno campo più svariato e entrano anche nelle altre parti della amministrazione comunale.
  48. Ved. Papaleoni, Contributi alla Storia delle Giudicarie nel secolo XIII (Trento, 1887).
  49. O. Anno MCCIII intrante maggio indictione I.
  50. O. Henrico Bella.
  51. O. de Malotto.
  52. O. Montano Sacculo.
  53. O. Guilielmo.
  54. O. Cetto de Telpho.
  55. O. hoc exemplum ut in publicam formam reducerem.
  56. O. indictione II; H. indictione XI.
  57. O. Trabucco; H. Trabucus.
  58. O. e H. Rubei; l’H. ha qui una lacuna.
  59. O. Macosastra et Fratinellus et Obius.
  60. O. Iac...
  61. O. Ubertus Micarillus.
  62. O. Guatadellus et Girominus.
  63. O. Aligus et Albertinus.
  64. O. Bressaldus Aldrighettus q. Babaldi.
  65. O. Homobonus.
  66. O. Rainuardi.
  67. O. germani et Oleuardus et Obiro q. Uberti germani a Stio et Luttetus q. Parthinelli germani et Homobonus.
  68. O. Bonuceta et Begnudus q. Tome; H. Bonurneta et Begnudus q. Thomaei.
  69. O. e H. Onesto.
  70. L’H. di qui salta ad Iaphettus.
  71. O. Lichini.
  72. O. Homodeus Vespasianus q. Pandulphini et Federicus q. Maconis et Michelettus et Homodeus et Thibaldus q. Petri Boni, Venturinus
  73. O. Renaldi.
  74. O. e H. ommesso q. Gemboni.
  75. O. de Darco; H. de Darzo
  76. In H. lacuna fino a Omnes.
  77. O. Obectellus.
  78. O. Ubertinus et Garonus et Tricellus.
  79. O. not.
  80. H. Comunitatibus.... pro.
  81. O. e H. monetae mediolanensis.
  82. O. sunt de festo utendo annis.... in nos; H. sunt de festo retento annis Mensanis in nos.
  83. O. e H. sententiamus.
  84. H. nobis.
  85. O. e H. de Prato.
  86. O. de Cassa; H. de Casa.
  87. O. Alberto de Casera, et Arce de Amplio; H. Alberto de Clusera et Arce de Anpho.
  88. O. portionevolis velis quod consuetis; H. parcionevolis quod consueti.
  89. O. pasculum de Caffaro; H. pasculum de Rivo Caffaro.
  90. O. e H. Rivo Perono.
  91. O. et stagnedae sicut; H. et sicut frattae et stodegnedae sunt.
  92. O. pasculum.
  93. O. e H. mera.
  94. O. e H. vellemus.
  95. O. e H. laborerium.
  96. O. e H. ibidem debeatis.
  97. O. e H. destruere.
  98. O. e H. retinere in terminis.
  99. H. concedimus piscationem
  100. O. Corendoie.
  101. O. supra lacum.
  102. O. e H. nostra licentia.
  103. O. debebitis; H. exinde.... in antea debebitis.
  104. O. e H. affictus.
  105. O. monete ut supra dando.
  106. H. denariorum.... dando.... consulibus.
  107. O. e H. vel ad.
  108. O. vos de Anpho cum vestris portionevolis; H. vos de Anpho cum vestris Percitravolis.
  109. O. pasculum de Caffaro; H. pasculum de Rivo Caffaro.
  110. O. e H. Rivo Perono.
  111. O. et stagnedae sicut; H. et sicut frattae et stodegnedae sunt.
  112. O. pasculum.
  113. O. e H. mera.
  114. O. e H. vellemus.
  115. O. e H. laborerium.
  116. O. e H. ibidem debeatis.
  117. O. e H. destruere.
  118. O. e H. retinere in terminis.
  119. H. concedimus piscationem
  120. O. Corendoie.
  121. O. supra lacum.
  122. O. e H. nostra licentia.
  123. O. debebitis; H. exinde.... in antea debebitis.
  124. O. e H. affictus.
  125. O. monete ut supra dando.
  126. H. denariorum.... dando.... consulibus.
  127. O. e H. vel ad.
  128. O. vos de Anpho cum vestris portionevolis; H. vos de Anpho cum vestris Percitravolis.
  129. O. non donec.
  130. H. clusaram.
  131. O. e H. portum.
  132. O. e H. Casellas.
  133. O. e H. obstabitis
  134. O. e H. poteritis.
  135. O. e H. in dicto.
  136. O. pignorare pro prefazione domni cuiscunque nostum illos inveniat; H. pignorare pro reffectione damni, quicunque nostrum illos invenint.
  137. O. posuerunt poenam preceptam quod qui non observaverit solvat centum solidos iam, dicte monete poena soluta etiam quod omnia continent. H. posuerunt poenam precepti come O. fino a continentur
  138. H. qui finisce.
  139. O. †††
  140. O. qui.
  141. O. †††
  142. O. Petrus de Merano, Albertus di Brosella, Ghivardus de Zanetto, Justacus q. Iacobi, Ubertus Grosso, Cerillus q. Ioannis lacobus de castellis.
  143. O. Iacobus Petri Conzii, de Tiarno, Picotus et Mapheus q. Regoberti, omnes de Settauro, Rubertus Ruffas, et Ghirardus, Lendio.
  144. O. Oldericus.
  145. O. invece delle firme degli altri due notari ha: Concordat cum consimili, ita ex facta collatione attestor ego Laurentius Testi notarius publicus ex cancell. Iurisdictionem Lodronum Castellum a Castri Noci apposito in fidem.
  146. L’Indizione di quest’anno è la VII; si tratta certo di uno dei molti ed evidenti errori della copia.
  147. Massimiano fu vicario del vescovo Enrico II, che tenne la sede di Trento dal 1274-89; la copia è quindi di questo tempo.
  148. Qui deve esservi certamente errore di trascrizione, perchè Corrado II di Beseno, l’ultimo vescovo di Trento il cui nome avesse questa iniziale, era uscito di carica già nel 1205, cioè settantaquattro anni prima di quest’atto.
  149. Il documento non può essere posteriore al dicembre 1343, data della carta seguente, essendo in questa nominato come Vicario delle Giudicarie, Matteo de’ Gardelli, mentre in quella il Vicario è Niccolò di Riva.
  150. In margine: duorum sol. et infra sint predictorum consulum.
  151. Spazio bianco nella carta.
  152. Spazio bianco nella carta.