Nuovo vocabolario siciliano-italiano/ZA

ZA

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Z ZE

[p. 1111 modifica] Za. fem. di zu V. || Per cca. Più vicino al Fr. ça. A Nicosia (Verdone). || Voce onomatopeica che esprime il suono del ferro che tagli. || za za, il rumore delle armi che si cozzino: sgrìgiolo, sgrìglio.

Zaagnati, Zaagni. s. f. Rimproveri. || E anche busse.

Zaaredda. V. zagaredda.

Zabbachïari. V. bazzicari.

Zabbara. s. f. T. bot. Pianta a foglie cauline, dentate, amplessicauli, guainanti, diritte, carnose, armate di punte; i fiori a mazzetto. Dalle foglie si traggono certe forti filamenta per vari usi: àloe, aloè. Aloe perfoliata L. || Agave. Agone americano L. (Vinci dice dallo Sp. acebar, o dall’Ar. cebar).

Zabbaredda, dim. di zabbara.

Zabbarinu. s. m. Tessuto con fili di zabbara.

Zabbaruni. accr. di zabbara. || Si dice ad uomo corpulento e minchione.

Zabbina. s. f. Ciò che si schiuma quando bolle la ricotta. || Per polenta, poltiglia.

Zabbòbbia. s. f. Vivanda liquida, materia non soda, vile o stomacosa: bobba, bobbia.

Zabbòfia. s. f. Vivanda liquida molto abbondante: bazzòffia, basòffia.

Zabbuluni. s. m. Rena o terra arenosa: sabbione.

Zacalia. V. sciatri e matri.

Zacariari, Zacatiari. V. cataminari. || V. sguazzariari.

Zacatiata. s. f. Dimenìo, scotimento.

Zaccagneddu. V. zaccaneddu.

Zaccagninu. s. m. Sorta di maschera a vario colore: arlecchino. || abbitu di zaccagninu, a più colori.

Zàccana. V. ziddara. Vicino all’ italiano zàcchera.

Zaccanamentu. V. azzaccanamentu.

Zaccanari. V. azzaccannari.

Zàccanu. s. m. Luogo dove si ricoverano le bestie: gagno. E specialmente delle pecore quando debbon esser munte. V. vadili. || Schizzo di fango: zàcchera. || Terra fatta liquida dall’ [p. 1112 modifica] l'acqua: mota. || Per zoddaru (Vinci dall’Ebr. tsanac: vingolo).

Zaccariari. V. pistari.

Zaccarruni. V. zancarruni.

Zaccaru. add. Sporco: sudicio.

Zaccaruni. accr. di zaccaru.

Zàcchia. s. f. Spazio di terreno cavato per lungo: per ricevere e fare scorrer l’acqua: fossa, zana. || – di mulinu: gora.

Zàcchiti. Voce albanese, che vale anco fra noi: soprassello.

Zaccuneddu, dim. di zaccuni.

Zaccuni. s. m. Legnetto a forca che impedisca al vitello di poppare (Forse corruzione di saccuni).

Zaccurafa. s. f. Ago lungo e grosso molto per lavori grossi: aguglione, quadrello, agucchiotto, ago da saccone, o da materassa. || Per magghietta (Presso Meursio si trova σακκο ραφιν per lèsina, quasi dire cuce sacchi).

Zaccurafari. v. a. Cucire o pungere coll’ago da saccone.

Zafagghiuni. V. ciafagghiuni.

Zaddacca. s. f. Pavimento di battuto impenetrabile che si fa sui tetti.

Zafali. V. pasturi (Sp. zagar: pastorello).

Zàfara. s. f. Malattia che proceda da spargimento di fiele: itterizia (Dallo zafferano che ha il colore simile a quel che dà alla pelle la itterizia).

Zafarana. s. f. T. bot. Pianta di radice membranosa, compressa, originata da un bulbo che perisce nel darle alimento; foglie radicali, strette, lineari; fiori violetti carnicini: zafferano, croco. Crocus sativus L. || Filetti di color rosso, che si trovano nel croco in numero di tre: zafferano. || a culuri di zafarana, che è a color di zafferano: zafferanato. || Prov. tuttu zafarana e nenti tinci, quando alla vista pare ad un modo che poi non l’è.

Zafaranatu. add. Fatto con infusione di zafferano, che è di color di zafferano: zafferanato.

Zafaranuni. V. cartamu.

Zafattiari. V. scarafuniari (Dice Vinci dallo Eb. zefet: pece. E a me pare debba avere la medesima origine dell’ital. inzavardare: intridere. Quasi chi sgraffigna si ugne le mani della roba altrui).

Zaffi. Voce esclamativa dinotante l’atto di chi carpisce: zaffe (z dolce).

Zaffiari. v. intr. Pestare nel molle, in una pozza.

Zaffina. V. zaffiru. || Riempimento che si fa in certi affossamenti ne’ poderi.

Zaffinata. V. zaffina al § 2.

Zaffiru. s. m. Gemma turchina, o porporina, spesso trasparente: zaffiro (z dolce ). A. V. ital. Zafino.

Zàfira. V. itterizia. (Macaluso-Storaci).

Zagagghia. s. f. Sorta di arme in asta: zagaglia (z dolce).

Zagagghiata. s. f. Colpo di zagaglia: zagagliata.

Zagalinu. V. zagualinu.

Zàgara. s. f. Fiore d’arancio, e alle volte di altra pianta (Sp. azahar: fior d’arancio). || Quella d’olivo: mìgnola. || Sorta di acqua nanfa.

Zagaredda. dim. di zagara. || Tessuto di cotone, di filo o anco di seta, stretto e lungo: nastro, fettuccia. Quelle falde che leva la pialla dal legname: truccolo. || attaccari zagaredda, attaccar baruffa.

Zagariari. V. azzagariari.

Zagariddaru. s. m. Tessitore o venditore di nastri: nastrajo. E in generale: merciajuolo.

Zagariddina, Zagaridduzza. dim. di zagaredda: nastrino.

Zagataru. s. m. Chi vende salumi, cacio, grasce e simili: pizzicàgnolo. || Chi fa monopolii, incettatore.

Zagatu. s. m. Bottega da pizzicagnolo: pizzicherìa. || Diritto o privilegio di vendere una cosa, concesso mercè pagamento o altro: monopolio. || Per tabaccherìa (Mal.). Forse perchè allora vi era la privativa pe’ tabacchi. || E per estensione anco per mercerìa. || fari zagatu, fare incetto, incettare.

Zagra. Accorciativo di zàgara V.

Zaguali, Zagualinu. add. Uomo vile e dappoco: cionno.

Zaguariari, Zaguazzari. V. sguazzariari.

Zagurdazzu. pegg. di zagurdu.

Zagurditati. V. ruzzizza.

Zagurdu. add. Rustico, incivile: zòtico. || Per sudicio. || V. ngurdu.

Zàinu. s. m. Sacco di pelle che portan dietro i soldati: zàino. || Sorta di concio che si dà al tabacco per dargli grato odore. || add. Cavallo bajo scuro o morello senza macchia alcuna: zàino.

Zàjira. V. zàgara.

Zalamina. V. lucerta.

Zalora. V. azzalora.

Zamarratu. V. inciuciunatu.

Zamarru. V. zimarra.

Zambù. V. zammù.

Zammàra. V. zabbàra.

Zàmmara. s. f. Sasso.

Zammatarìa. s. f. Luogo dove si tengono e si pasturano le vacche, pecore ecc., e dove si fa o si tiene il cacio: cascina, caciaja (Pasq. Da zammatò V.). || V. zammatò al § 2.

Zammataru. s. m. Custode della cascina: cascinajo. || Fabbricatore del cacio: caciajuolo.

Zammatiari. V. sguazzari. || Operare confusamente e senza buon esito: abborracciare || Imbrogliare, mischiare cose diverse: intrugliare.

Zammatò. s. m. Pane cotto in acqua: pappa. ||Poltiglia, e anco fanghiglia. || fig. Miscuglio di cose diverse o mal accozzate: guazzabuglio, intruglio. || fari a zammatò. || V, zammatiari. || (Ar. tzamam: coagulare, restrignere.).

Zàmmatu. V. zammatò al § 2.

Zammù. s. m. Spirito di vino con essenza di cimino, che si infonde in poca quantità nell’acqua da bere, per darle gusto: anice, fumetto. (Da zambuco per sambuco, forse prima estraevasi dalla zambuco).

Zammucaru. V. acquavitaru.

Zampa. V. ciampa.

Zampagghiuni, Zampalèu. V. zappagghiuni.

Zamparru, Zamparruni. s. m. Nodo che è nel tronco degli alberi: groppo. || V. zapparruni.

Zampazza. V. ciampazza.

Zampazzunazzu. pegg. di zampazzuni: gambonaccio. [p. 1113 modifica]

Zampazzuni. V. zamparruni (Da zampa, poichè i montanari portano grosse scarpe).

Zampillu. s. m. Sottil filo d’acqua che spicca da checchessia: zampillo.

Zampirru. V. scampirru.

Zampugna. V. sampugna (D. B.).

Zampuni. accr. di zampa: zampone.

Zanca. s. f. Gamba storta o non naturale (Zanche diconsi in ital. i trampoli, e anco le chele o bocche del granchio).

Zancarrunazzu. pegg. di zancarruni.

Zancarruneddu. dim. di zancarruni.

Zancarruni. add. Goffo, disadatto: dappoco. || fig. Uomo di grossa pasta: tànghero, zoticone. (Sp. zancarron: ignorantaccio).

Zancuni. s. m. Bastone su cui si appoggiano gli zoppi: grùccia. || jittari li zancuni, pigliar vigore, diventar agile e sano da debole infermiccio (Da zanca V.).

Zangreu. V. zancarruni.

Zanguni. s. m.pl. T. mar. Tutti i madieri di angolo acuto, quali sono quelli situati dal madiere del dente sino alla ruota: zangoni (Zan. Voc. Met.).

Zannaria. s. f. Atto di zanni: zanneria, ciarlataneria.

Zannata. s. f. Cosa frivola, da zanni: zannata, ciarlatanata.

Zanni. s. m. Cantambanco, saltimbanco: cerretano, ciarlatano. || Si dice pure di que’ cavadenti che vanno attorno girando come ciarlatani. || fari lu zanni, far il buffone: far il fraccuradi. || fari lu matrimoniu di lu zanni, far il conto senza l’oste, come suol dirsi. In ital. vi è zanni (z dolce) che Fanf. dice essere voce bergamasca, anzi accorciativo di Giovanni, e vale personaggio ridicolo di commedia ecc., precisamente nel senso nostro, onde io credo che questa voce siciliana, bergamasca o italiana possa derivare, dal Lat. Sannio –onis: buffone).

Zanniari. v. intr. Far il buffone: buffoneggiare.

Zanniscu. add. Goffo, buffonesco: zannesco.

Zannu. V. zanni.

Zannuru, Zanurru. s. m. Spiga del cardo, d’ond’esce il carciofo (Spat.).

Zanzara. V. zappagghiuni. Simile all’ital. zanzara.

Zapau. Idiotismo di S. Fratello per zappa V.

Zappa. s. f. Strumento ad uso di lavorare la terra: zappa. || Misura di acqua la quale poi si divide in quattro darbi, un darbu in quattro aquili o tarì, un tarì in quattro dinari, un dinaru in quattro pinni. Una penna che è la 256ª parte della zappa, empie due litri in un minuto. || Lo zappare, e il tempo in cui si zappa: zappatura. || – di quacina o di ’mpastari, strumento che adoperano i manovali a intridere la calce colla rena: marra. || Prov. darisi la zappa ’nta li pedi, operare a proprio svantaggio: darsi sull’unghie col martello, darsi alle gambe, darsi la scure in sul piè; e Gioberti sferzando la setta Gesuitica dice loro che: si dan dell’accetta in sui piedi. || affunna beni la zappa a la vigna, e scippa la malerva e la gramigna, bisogna zappare a fondo e ripulire la vigna. || zappa a munzeddi, zappatura che si fa formando mucchietti di terra. || – all’erva, l’ultima coltura che si fa in giugno al terreno messo a vigne, per mondarlo dall’erba.

Zappagghiata. s. f. Lo sdrucciolare che fanno gli animali co’ piedi dinanzi, senza però cascare.

Zappagghiunazzu. pegg. di zappagghiuni.

Zappagghiuneddu. dim. Zanzerella, zanzaretta, zanzerina.

Zappagghiunera. s. f. Cortina che si mette per difendersi la notte dalle zanzare: zanzariere, zanzeriere (m.).

Zappagghiuni. s. m. T. zool. Insetto che molesta la notte col suo ronzare attorno per pugnere e succhiar sangue: zanzara, zenzara (z dolce). Culex pipiens L. || – di vinu, picciolo volatile che sta intorno le botti: moscerino, moscione. || – d’oriu: gorgone.

Zappamentu. s. m. Lo zappare: zappamento.

Zappari. v. a. Lavorar colla zappa: zappare. || Per sim. percuoter la terra colla zappa: zappare. || Suonar male uno strumento come cembalo, spinetta ecc. strimpellare: zappare. || zappari all’acqua e siminari a lu ventu, far lavoro inutile, affaticarsi invano: zappar in rena o in acqua. || cu’ zappa la so vigna, bona la zappa, bona la vigna, chi fa le cose per sè cerca di farle bene: chi fa per sè fa per tre. || cu ’zappari sapi, zappassi la so’ vigna, chi sa fare faccia le cose sue. || zappa davanti e jetta ’nn arreri, insegna come zappare. || cu’ zappa tirrenu funnu, trova sustanza e beni tra lu munnu, bisogna zappare a fondo: rivoltami che mi vedrai, dice la terra; o il curioso raccoglie il frutto. || cu’ zappa surdu vivi francu, chi zappa senza stancarsi, guadagna bene. || janni zappa e petru suda, uno fatiga e l’altro si lagna.

Zapparruni. s. m. Rustico, rozzo: zòtico, gambone, buzzurro (Quasi uomo da zappa e non da altro).

Zappata. s. f. Colpo di zappa: zappata. || Lo zappare: zappamento.

Zappatu. add. Da zappare: zappata. || nesciri fora lu zappatu, uscir di via o di proposito: uscir di carreggiata. || lu zappatu è di terra lu siminatu di lu patruni, lo zappare è della terra il seminare è del padrone.

Zappatura. s. f. Lo zappare e il tempo in cui si zappa: zappatura.

Zappatureddu, dim. di zappaturi: zappatorello.

Zappaturi. verb. m. Colui che zappa: zappatore || fig. Rozzo: villano. || T. mil. Soldato addetto ai lavori di fortificazione: zappatore.

Zappeddu. V. saracinisca (Rocca).

Zappiari. Per taffiari V. (Mal.).

Zappiatina. s. f. Ghiottornìa.

Zappicedda. V. zappitedda.

Zappinu. s. m. Spezie di pino selvatico: zampino, pino d’Aleppo.

Zappitedda. dim. di zappa: zappetta, zappella.

Zappu. add. Allegro, faceto, piacevolone (Spat.).

Zappudda. dim. di zappa: zappetta, zappettina. || Quella per uso di sarchiare: sarchio. || Il sarchiare e il tempo in cui si sarchia: sarchiatura. || secunna zappudda: risarchiatura. || Prov. la zappudda di jinnaru inchi lu granaru, in gennaio bisogna sarchiare.

Zappudduni. s. m. Vanga grossa e lunga con cui si cavan i fossi; e quella che usan anco i cavaiuoli di zolfo.

Zappuliamentu. s. m. Il sarchiare: sarchiamento. [p. 1114 modifica]

Zappuliari. v. a. Ripulire il campo dell’erbe selvatiche col sarchio: sarchiare, zappettare. P. pass. zappuliatu: sarchiato.

Zappuliata. s. f. ll sarchiare: sarchiatura.

Zappuliatedda. s. f. Leggiera sarchiatura: sarchiellata.

Zappuliaturi. verb. m. Colui che zappetta, sarchia: sarchiatore.

Zappunaru. add. Di certo ferro atto a farne zappe.

Zappunata. s. f. Colpo di zappone.

Zappunazzu. pegg. di zappuni.

Zappuneddu. dim. Zapponcello. || Sorta di aratura.

Zappuni. s. m. Sorta di zappa stretta e lunga: zappone.

Zappuniari. v. a. Lavorar di zappone: zapponare.

Zappuzza. V. zappitedda.

Zara. s. f. Giuoco che si fa con tre dadi: zara. || zara a cu’ tocca, a chi tocca suo danno: zara a chi tocca.

Zarànnula. s. f. Cosa frivola e di poco conto: bazzècola, cianciafruscola.

Zarba. V. sipala (Ar., zarbo: siepe.). || Recinto.

Zarbata. V. zarba. || Quanto cape un zarbu V.

Zarbatana. s. f. Cannello o bocciuolo per ischizzar noccioli o pallottoline (Spat.).

Zarbata. s. m. Luogo chiuso intorno: recinto. || V. firriatu.

Zarbetta, dim. di zarba.

Zarbinata. s. f. V. zabbina. Siero e ricotta che si mangia nella mandra.

Zarbu. V. zarba. || V. darbu. || Nel trappeto è un serbatoio di ulive: canto (e per lo più in pl. canti), canali.

Zarcu. add. Di color pallido e livido: smorto, squallido. (Ar., zarko: pallido).

Zarchiari. V. ammazzari (zz dolci), per maturare. || Impallidire, allibire.

Zarchiceddu. dim. di zarcu.

Zarchizza. s. f. Pallidezza, lividezza.

Zarcuni. s. m. T. bot. Specie di salcio. Salix pedicellata Desf.

Zaredda. V. zagaredda.

Zarfinu. s. m. Imbroglione, ingannatore.

Zarganari V. sarvari (An. M.).

Zarganu. V. zarbu al § 3.

Zargaru. V. vilenu (Sp. zaraza: veleno pei topi).

Zarrabbuitu. V. zappaturi. || Zotico. In Egitto sarabaitae son detti certi romiti.

Zarrautu. s. m. Pruno selvatico.

Zarvata. V. zarbata.

Zarzanata. s. f. Piccola porzione di checchessia: zinzino. Onde ’na zarzanata: un zinzino.

Zasa. s. f. T. bot. Quella pianta da cui raccogliesi un seme medicinale detto grano gnidio: timelea, linaria, camelea, lauro gnidio. Daphegnidium L.

Zaurdu, Zaurru. V. zagurdu.

Zaurruni. accr. di zaurru.

Zavatta. s. f. (Scob.) Scarpa vecchia: ciabatta.

Zavatteri. s. m. Quegli che racconcia ciabatte: ciabattino.

Zavu. V. jocu. In S. Fratello.

Zavurdu. V. zagurdu.

Zazza. V. zasa. || V. ramurazza.

Zazzamina, Zazzamita. V. schirpiuni.

Zàzzara. s. f. Capellatura degli uomini tenuta lunga quasi fino alle spalle: zàzzera. || – spinnata, per ispregio, molto rada: zazzera spiovuta.

Zazzaredda. dim. di zazzara: zazzeretta, zazzerina, zazzerino.

Zazzaruna, Zazzaruni. accr. di zazzara.

Zazzarutu. add. Che ha zazzera: zazzeruto.

Zàzzira. V. zàzzara.

Supplemento

[p. 1158 modifica] Zuccaruni. Sorta di scarpone rozzo.

Zanatali (A lu. Sorta di gioco per cui si benda uno che vien detto zanatali, questi dopo una formalità di domande e risposte, cerca di chiappare un altro, e chi vien chiappato vien bendato (In Licata).

Zanfarusu, V. zitu (In Catania).

Zappari. || – a munzeddu, lavorare le fosse per piantarvi le viti o altro, ammucchiando la terra a ciglione, da un lato fuori della fossa: soggrottare.

Zappunaru. Colui che va dietro l’aratro, e aggiusta la terra per lasciare scoperta la sementa.

Zarbata. Una specie di solajo informe per mettervi il fieno.

Zarca. V. gira (In Licata).

Zarcuni. Uomo da nulla. || Piccolo bastone con una forcola alla estremità superiore, serve per allontanare il vitello quando si mugne la vacca.

Zariddaru. s. m. Merciajo di nastri o simile: grossiere (Caglià). V. zagariddaru. [p. 1159 modifica]