Atto I

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Personaggi Atto II

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ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

Camera in casa di Ottavio.

Corallina e Florindo.

Corallina. Trattenetevi qui, che or ora parleremo con comodo.

Florindo. Dove andate così presto?

Corallina. Vado a portare la cioccolata al padrone.

Florindo. Voi gliela portate? Non ha servidori?

Corallina. Ha piacere che queste cose le faccia io. Niuno lo serve bene come la sua Corallina: io questo vecchio lo secondo e lo coltivo, perchè da lui posso sperare del bene.

Florindo. Sì, lo so; il vecchio vi vuol bene, anzi si diceva che vi sposava.

Corallina. Oh, questo poi no. Non lo sposerei per tutto l’oro [p. 482 modifica] del mondo. Quando mi abbia a maritare, voglio farlo con persona di genio, con persona che mi faccia un poco brillare. Voglio un giovane, e non voglio un vecchio. Sì, Florindo caro, sì, voglio un bel giovinotto.

Florindo. Bello, durerete fatica a trovarlo.

Corallina. L’ho trovato, l’ho trovato. Sì, caro, l’ho trovato. Eccolo lì, non potrei trovarlo ne più vago, ne più amabile.

Florindo. Ho da esser io quello?

Corallina. Lo mettereste in dubbio? Non me lo avete promesso? Vi siete forse mutato d’opinione? La sarebbe bella! Bada bene, non mi fare il bue, che ti ammazzo colle mie mani.

Florindo. Via, meno furia. Non dico... ma so io perchè parlo.

Corallina. Spiegatevi.

Florindo. Andate a portare la cioccolata al padrone.

Corallina. No, non vado se non vi spiegate.

Florindo. (Costei mi secca, e non so che dirle). (da sè)

Corallina. Parlate, o non parlate?

Florindo. (Mi attaccherò a questo). (da sè) Vi dirò: questo vostro padrone mi dà un poco di gelosia. Mi pare che tra voi e lui ci sia troppa confidenza.

Corallina. Ho piacere per una parte, che siate di me geloso. La gelosia è segno di amore; però di me potete viver sicuro. Non v’ingannerei, se credessi di diventar regina.

Florindo. Dunque ingannerete il signor Ottavio.

Corallina. Oh! burlare quel vecchio non mi par niente.

Florindo. Se burlate il vecchio, burlerete anche il giovine.

Corallina. No, caro, non vi è pericolo. E poi, se avete timore, se avete gelosia, sposatemi, e conducetemi a casa vostra.

Florindo. Vedete bene, cara Corallina, sposarvi così su due piedi...

Corallina. Non me lo avete promesso?

Florindo. Ho detto... ma c’è tempo.

Corallina. Che è questo ho detto?... Che vuol dire c’è tempo? Voi già mi farete entrare in bestia.

Florindo. Via, fatevi sentire. Se mi fate scorgere, in questa casa non ci vengo più. [p. 483 modifica]

Corallina. Zitto, zitto, non parlo più. Vado a dare la cioccolata al padrone. (mostra partire)

Florindo. Via, andate. (Non vedo l’ora che se ne vada). (da sè)

Corallina. Ehi, sentite: in confidenza; gli do pelate maledette. (mostra partire)

Florindo. (Oh che buona lana!) (da sè)

Corallina. Ehi, ehi. Ho messo da parte della roba. Vedrete. (come sopra)

Florindo. Bravissima.

Corallina. Zitto. Maneggio io: doppie, zecchini. Vedrete. (come sopra)

Florindo. (Povero vecchio, sta fresco!) (da sè)

Corallina. Caro Florindo, ce li goderemo. Ti darò denari, roba, tutto, tutto. (parte)

SCENA II.

Florindo solo.

Tienti la tua roba, i tuoi denari, e tutte le tue belle galanterie. Una serva presume che un giovane come me la voglia prender per moglie. È vero che le ho date delle belle parole, e anche qualche buona speranza, ma l’ho fatto col secondo fine. Mi preme la padrona, e non mi preme la serva. La signora Rosaura mi sta sul cuore, e per vederla, e per poterle qualche volta parlare, mi convien fingere con costei. Mi pare, se non m’inganno, che quella sia la signora Rosaura. Sì, certo è dessa. Vo’ tentar la mia sorte. Vo’ vedere se le posso dir due parole. Suo padre è una bestia: indiscreto, cattivo, non la vuol maritare; ma se la trovo disposta ad acconsentire, vo’ che si faccia la più bella scena del mondo. (parte) [p. 484 modifica]

SCENA III.

Camera di Ottavio.

Ottavio ed Arlecchino.

Ottavio. Ehi.

Arlecchino. Signor.

Ottavio. Corallina.

Arlecchino. (Vuol partire.)

Ottavio. Dove vai?

Arlecchino. Son qua.

Ottavio. Corallina.

Arlecchino. Mi no son Corallina.

Ottavio. Asino, bestia, voglio Corallina.

Arlecchino. Co la vol Corallina, no la me vol mi. (andando via)

Ottavio. Fermati.

Arlecchino. Me fermo.

Ottavio. Dov’è Corallina?

Arlecchino. No lo so, signor.

Ottavio. Chiamala.

Arlecchino. Coralli...

Ottavio. No, va vedere dov’è.

Arlecchino. Sior sì.

Ottavio. Voglio la cioccolata.

Arlecchino. La sarà servida. (Oh che omo rabbioso! Mi credo ch’el sia nato da un uovo d’un basilisco). (parte, poi torna)

Ottavio. Costei questa mattina non si vede. A poco, a poco, si anderà raffreddando. Farà anche lei come fanno le altre. Ma io sempre più mi riscaldo. Costei ha un non so che... basta... Nella mia età... Che età, che età? Che cosa mi lamento della mia età? Posso essere più robusto di quel che sono? Ho invidia io di un giovane di quarant’anni?

Arlecchino. La cioccolata, signor.

Ottavio. Chi ti ha detto che tu la porti? (irato)

Arlecchino. Vussioria me l’ha dito. [p. 485 modifica]

Ottavio. Sei un asino, non è vero. Ho detto Corallina.

Arlecchino. Corallina la vegnirà.

Ottavio. La cioccolata.

Arlecchino. Eccola qua.

Ottavio. Lei, lei mi ha da portare la cioccolata.

Arlecchino. E in mancanza de lei, lei, l’ho portata io, io.

Ottavio. Temerario! Ti bastonerò.

SCENA IV.

Corallina e detti.

Corallina. Zitto, zitto. Che cos’è questo strepito?

Ottavio. Voglio bastonare colui.

Corallina. Animo, non voglio che si gridi, (ad Ottavio, con autorità)

Ottavio. È un temerario.

Corallina. Volete tacere?

Ottavio. Briccone! (sottovoce)

Corallina. Dammi quella cioccolata. (ad Arlecchino)

Arlecchino. Tolì pur, siora.

Corallina. Va via di qua. Va a spazzare la sala.

Arlecchino. Stamattina ho spazzà abbastanza.

Corallina. Va a fare quel che ti ordino, o giuro al cielo, ti farò andar via di questa casa.

Arlecchino. Chi comanda, vu, o lu?

Corallina. In queste cose comando io. Non è vero, signor padrone?

Ottavio. Sì, comanda lei, obbedisci.

Arlecchino. Ben, ubbidirò. No l’è maraveggia, se un servitor ha da ubbidir la cameriera.

Ottavio. Perchè?

Arlecchino. Perchè el patron se lassa menar per el naso come i buffali. (parte) [p. 486 modifica]

SCENA V.

Ottavio e Corallina.

Ottavio. Disgraziato...

Corallina. No, signor padrone, non andate in collera, vi prego, mi preme troppo la vostra salute.

Ottavio. Ho da sopportare un briccone?

Corallina. Mandiamolo via; ma per amor del cielo, non vi alterate.

Ottavio. Cacciatelo via.

Corallina. Lo caccerò. Bevete la cioccolata.

Ottavio. Subito...

Corallina. Eccola.

Ottavio. No, colui subito via.

Corallina. Subito lo caccerò. Bevete la cioccolata, prima che si freddi.

Ottavio. Andatelo a cacciar via.

Corallina. Voglio che beviate la cioccolata. Non mi fate andar in collera, bevetela. (alterata)

Ottavio. Date qua. (placato)

Corallina. Caro signor padrone, per amor del cielo, moderatevi un poco: siete una bestia.

Ottavio. Una bestia? (irato)

Corallina. Via, non lo dico per male, lo dico così per una facezia.

Ottavio. Bricconcella! (sorridendo)

Corallina. È buona la cioccolata? Vi piace?

Ottavio. È poco frullata.

Corallina. Quell’asino l’ha presa lui senza dirmi niente.

Ottavio. Cacciatelo via.

Corallina. Lo caccerò.

Ottavio. Dove siete stata, che non siete venuta prima?

Corallina. Bella! sono stata a fare i fatti miei.

Ottavio. Che fatti? Che cosa avete fatto?

Corallina. Oh sì; vi dirò tutto quello ch’io faccio! [p. 487 modifica]

Ottavio. Lo voglio sapere. (irato)

Corallina. Eccolo qui. È una furia.

Ottavio. Ma se...

Corallina. Anderò via.

Ottavio. Venite qua.

Corallina. Sempre grida.

Ottavio. No, via, venite qua.

Corallina. Caro signor padrone, più che vi voglio bene, più mi mortificate.

Ottavio. Eh, se mi voleste bene!

Corallina. Lo mettete in dubbio?

Ottavio. Orsù, Corallina mia, finiamo questa faccenda.

Corallina. Qual faccenda?

Ottavio. Sì, facciamola una volta finita. Dica il mondo quel che vuol dire, quando avrà detto, avrà finito.

Corallina. Di che parlate, signore?

Ottavio. Volete voi maritarvi?

Corallina. Oh, sono lontanissima dal matrimonio.

Ottavio. Dunque voi non mi sposereste?

Corallina. Quando poi si trattasse del mio padrone, mi rassegnerei.

Ottavio. Corallina, facciamola?

Corallina. Facciamola... ma... (Oh, non lascio Florindo). (da sè)

Ottavio. Che vuol dir questo ma?

Corallina. Bisognerebbe prima, che maritaste la signora Rosaura. (Prenderò tempo). (da sè)

Ottavio. Sì, dici bene, la mariterò; ma intanto...

Corallina. Intanto vogliatemi bene.

Ottavio. Eh, bene bene! Non mi basta.

Corallina. Che cosa vorreste di più?

Ottavio. Non vorrei che tu...

Corallina. Che cosa, signore?

Ottavio. Lo dirò. Non vorrei che t’innamorassi di qualcheduno, e mi piantassi. [p. 488 modifica]

Corallina. Oh, non vi è pericolo. Il mio caro padrone non lo lascio per un principe, per un re.

Ottavio. Sono avanzato negli anni, ma non ho poi certi malanni addosso.

Corallina. Siete un fiore. Siete un gelsomino. Fate invidia alla gioventù: oh, non vi cambierei con un giovinetto.

Ottavio. Se potessi maritar mia figlia subito, lo farei pur volentieri.

Corallina. Volete ch’io procuri di collocarla?

Ottavio. Sì, mi farai piacere. Le darò di dote seimila ducati, e cento di senseria a chi mi trova il partito.

Corallina. (Questi cento voglio vedere di buscarli io). (da sè) Lasciate, signor padrone, che spero di far ogni cosa bene.

Ottavio. Sì, Corallina, facciamolo presto; e tosto che Rosaura sia sposa, ci sposeremo anche noi.

Corallina. Caro, non vedo l’ora.

Ottavio. Dici davvero?

Corallina. Sapete che bugie non ne so dire.

Ottavio. Mi vuoi bene?

Corallina. Sì, tutto.

Ottavio. Dammi la mano.

Corallina. Oh, signor no.

Ottavio. Perchè no?

Corallina. Perchè no.

Ottavio. Hai da esser mia.

Corallina. Quando sarò vostra, ve la darò.

Ottavio. Via, che non è niente: dammi la mano.

Corallina. Vi dico di no.

Ottavio. Ed io la voglio.

Corallina. Ed io non ve la voglio dare.

Ottavio. Giuro al cielo, non mi far dire... (in collera)

Corallina. Se andate in collera, non ve la do più.

Ottavio. Oh via; me la darai dunque a suo tempo. (parte) [p. 489 modifica]

SCENA VI.

Corallina sola.

Vecchio pazzo stomacoso, mi fa venire il vomito. Mi mancano ancora cinquecento ducati a farmi quella dote che mi son prefissa. Li metterò insieme; ed allora darò un calcio al vecchio, per consolarmi col mio Florindo. È vero ch’egli è figlio di mercante civile un po’ troppo per la mia condizione, ma l’amore ch’egli ha per me, la mia buona maniera, un poco di denari, e un poco di quell’arte, senza la quale non si fa niente, mi assicura ch’ei sarà mio. Vecchiaccio rabbioso, questo bocconcino non è per te. (parte)

SCENA VII.

Altra camera in casa d’Ottavio.

Rosaura e Florindo.

Rosaura. Se Corallina mi vede, povera me.

Florindo. Io pure non vorrei esser veduto; ma quando ella è col padrone, non si spiccia sì presto.

Rosaura. Se sapeste quante mortificazioni ho passate per causa di colei.

Florindo. Non le sapete dire l’animo vostro?

Rosaura. Non ardisco, perchè ho timor di mio padre. Se dico una parola, ella ne dice sei, e alza la voce, e mi fa tacere.

Florindo. Rosaura, convien risolvere. Se volete, vi offerisco io la maniera di liberarvi da una tal soggezione.

Rosaura. Bisogna dirlo a mio padre.

Florindo. Ho timore, se noi glielo diciamo, che non si farà niente. Egli è un uomo stravagantissimo. E poi la sua Corallina...

Rosaura. Corallina non è mia madre.

Florindo. Può essere che vi diventi matrigna.

Rosaura. Povera me, se ciò succedesse!

Florindo. Succederà senz’altro. Risolvete, finche v’è tempo. [p. 490 modifica]

Rosaura. Non ho coraggio.

Florindo. Il coraggio ve lo darò io.

Rosaura. Come?

Florindo. Sposiamoci, e quando la cosa è fatta, non si disfà.

Rosaura. Ma se potessimo farlo senza fracassi, non sarebbe meglio?

Florindo. Sarebbe meglio, l’accordo anch’io.

Rosaura. Procurate con bella maniera di farlo sapere a mio padre; può essere ch’ei l’accordi.

Florindo. E se poi dice di no?

Rosaura. Allora, quando dica di no... vi prometto...

Florindo. Via, che cosa mi promettete?

Rosaura. Basta... Se non vorrà mio padre...

Florindo. Via, cara, terminate di dire.

SCENA VIII.

Corallina sulla porta, e detti.

Rosaura. Caro Florindo, mi dovreste capire.

Florindo. Rosaura, mi amate voi?

Rosaura. Vi amo più di me stessa, ma provate a dirlo a mio padre.

Corallina. (Oh maledetti!) (da sè)

Florindo. Glielo dirò. E se non volesse?

Corallina. (Non posso più). (da sè)

Florindo. Se non volesse?

Rosaura. Via, non mi fate arrossire.

Corallina. Padroni, mi consolo. (avanzandosi)

Florindo. Oh Corallina, ben tornata.

Corallina. Ben trovato, signor Florindo.

Rosaura. (Povera me!) (da sè)

Florindo. (Ora sto bene). (da sè)

Corallina. Che vuol dire, signori miei? Al mio arrivo si sono turbati, si sono confusi?

Florindo. Stavamo qui discorrendo, passando il tempo.

Corallina. Discorrendo? passando il tempo? [p. 491 modifica]

Rosaura. Cara Corallina, per amor del cielo, non lo dite a mio padre.

Corallina. Capperi! quando ha paura del signor padre, voleva passar il tempo assai bene!

Florindo. Sa ch’è un uomo rigoroso; per altro si parlava del gatto.

Corallina. Del gatto? Poverini! del gatto? L’avete chiamato il gatto? (Indegno, me la pagherai). (da sè)

Rosaura. Finalmente poi egli non ha moglie, ed io son da marito.

Corallina. Sì, è vero, io non lo nego, e non dico che non potesse seguire un tal matrimonio.

Rosaura. Sentite, signor Florindo?

Florindo. Sono cose lontane. (Colei è una galeotta, la conosco). (da sè)

Corallina. In verità, parlo sul serio. Se avete dell’inclinazione l’un per l’altro, ditelo a me, confidatevi, che io forse vi potrò giovare.

Florindo. Orsù, mutiamo discorso.

Rosaura. Signor Florindo, voi adesso mostrate essere più vergognoso di me. Giacchè Corallina ci ha scoperti, perchè non le confidiamo la verità?

Florindo. (Ahimè, cade). (da sè) Che cosa possiamo dire? Niente, frascherie. Corallina, quel che v’ho detto, voi lo sapete meglio di tutti, e non occorr’altro.

Corallina. Sentite. Io vi voglio parlare col cuore in mano. Voglio confidare a voi altri gl’interessi miei, sperando che mi confiderete anche i vostri.

Rosaura. Assicuratevi ch’io vi dico la verità.

Florindo. (È fatta, non v’è più rimedio). (da sè)

Corallina. Sappiate che poco fa il signor Ottavio, il mio signor padrone, ha avuto la bontà di dirmi che mi vorrebbe per moglie; io, fra le altre difficoltà, ho detto che ciò non conviene ne a lui, nè a me, se prima non dà marito alla signora Rosaura. Il buon galantuomo ha intesa la ragione per il suo diritto, e ha protestato di volervi subito maritare. [p. 492 modifica]

Rosaura. Dite il vero, Corallina?

Corallina. È così senz’altro.

Florindo. Eh, non sarà poi così.

Corallina. Se non lo credete, domandatelo al signor Ottavio; egli non averà riguardo di dirlo, che sposando me, non isposa già una qualche villana. Servo, è vero, ma son nata bene. Mio padre si sa chi era.

Florindo. Un parrucchiere.

Corallina. Signor no, era un monsieur che negoziava di capelli,1 e stava in bottega per suo divertimento, e sono stata allevata come una dama, e chi non mi vuol, non mi merita. (irata)

Florindo. (Ho capito, parla con me). (da sè)

Rosaura. Cara Corallina, di che mai vi riscaldate? Io sono contentissima che il signor padre vi sposi; basta che voi facciate che dia marito anche a me.

Corallina. Volentieri. L’avete trovato il marito?

Rosaura. Eccolo lì, il signor Florindo.

Corallina. Davvero? Me ne rallegro.

Florindo. Eh, per l’appunto, ella dice così.

Rosaura. Come, signor Florindo? Non mi avete voi promesso?

Florindo. Non occorre che voi diciate...

Corallina. Lasciatela dire. Parlate, signora, se volete che operi per voi.

Rosaura. Il signor Florindo mi ha promesso di sposarmi.

Corallina. Bravissimo.

Florindo. (Non vi è più rimedio). (da sè)

Corallina. E se il signor padre non volesse?

Rosaura. Mi voleva sposare anche ch’egli non volesse.

Corallina. Di più ancora? (verso Florindo)

Florindo. (Non so che mi dire, sono confuso). (da sè)

Corallina. Signor Florindo, bisogna mantener la parola; se le avete promesso, dovete sposarla.

Florindo. Corallina, vi conosco. [p. 493 modifica]

Corallina. No, ancora non mi conoscete. Mi conoscerete meglio.

Florindo. Avete forse qualche intenzione?

Corallina. Ho intenzione di vedervi contento: di vedervi sposo della vostra cara signora Rosaura.

Rosaura. Corallina, voi mi consolate.

Florindo. (Ed io non me ne fido niente2). (da sè)

Rosaura. A voi mi raccomando. (in atto di partire)

Florindo. Partite voi? Partirò ancor io.

Corallina. Si fermi, signor Florindo; ho necessità di parlar con lei.

Florindo. Un’altra volta.

Corallina. Ho da parlarvi di questo vostro matrimonio colla signora Rosaura. Signora, fatelo restare.

Rosaura. Via, restate, signor Florindo.

Florindo. Che resti ella pure.

Corallina. Abbiamo a discorrere della dote. Ella non c’entra.

Rosaura. Oh, in materia d’interessi non me n’intendo. Fate voi, trattate voi; basta che quello che s’ha da fare, si faccia presto. (parte)

SCENA IX.

Florindo e Corallina.

Florindo. (Ci sono). (da sè; vuol partire)

Corallina. Si fermi, signore, si fermi; ha paura di me?

Florindo. Già so che cosa mi volete dire.

Corallina. Voi non lo sapete sicurissimamente.

Florindo. Me lo vo immaginando.

Corallina. Via dunque, indovinatelo.

Florindo. Mi vorrete dire infedele?

Corallina. Oibò.

Florindo. Ingrato?

Corallina. Nemmeno.

Florindo. Mancator di parola? [p. 494 modifica]

Corallina. Nè anche questo.

Florindo. Che cosa dunque volete dirmi?

Corallina. Voglio dirvi, che siete un asino.

Florindo. Obbligato della finezza.

Corallina. Potreste anche ringraziarmi, se la cosa finisse qui.

Florindo. V’ha da esser di peggio?

Corallina. Vi sarà quel peggio che vi meritate.

Florindo. Corallina, non so che dire. Avete ragione di dolervi di me; ma sappiate che fin da principio amavo teneramente Rosaura.

Corallina. E per vederla, e per amoreggiarla in casa liberamente, avete finto3 di essere innamorato di me.

Florindo. Via, non mi fate arrossire.

Corallina. Poverino! non lo fate vergognare.

Florindo. Non meritavate al certo...

Corallina. Voi non sapete che cosa meriti io, ma io so che cosa meritate voi.

Florindo. Che cosa merito?

Corallina. Di essere corrisposto da me con egual amore.

Florindo. Corallina, volete voi vendicarvi?

Corallina. Oh, non signore, guardimi il cielo.

Florindo. Avrete cuore di far del male al vostro caro Florindo?

Corallina. Anzi gli vorrei fare del bene; ma bene, bene.

Florindo. Non calcate tanto su questo bene. Via, vi sarò sempre buon amico.

Corallina. Anzi mio padrone di tutta stima. (con ironia)

Florindo. Tante cerimonie non mi piacciono punto.

Corallina. Faccio il mio debito.

Florindo. Corallina.

Corallina. Signore. (senza mirarlo)

Florindo. Voltatevi un poco in qua.

Corallina. Comandi. (come sopra)

Florindo. Guardatemi almeno. [p. 495 modifica]

Corallina. Parli, che ci sento. (come sopra)

Florindo. Guardatemi, vi prego.

Corallina. (Si volta e lo mira) Che tu sia maledetto. (parte)

SCENA X.

Florindo, poi Ottavio.

Florindo. Questa non si accomoda più; ma di accomodarla con lei poco importa. Non vorrei ch’ella mi precipitasse con Rosaura. Costei può assai col padrone, e ci può far del bene, e del male; e le donne, quando sono in collera, sono indiavolate, non badano a precipitare. Ecco il signor Ottavio. Che cosa dirà? Ma niente; giacchè l’occasione mi è favorevole, vo’ tentar la mia sorte.

Ottavio. (Corallina parlava con costui). (da sè)

Florindo. Servitore di lei, mio signore.

Ottavio. Schiavo suo.

Florindo. Scusi.

Ottavio. Che cosa volete qui?

Florindo. Nulla, signore.

Ottavio. Se non voleste niente, non ci sareste venuto.

Florindo. Mi conosce vossignoria?

Ottavio. Vi conosco. Chi domandate?

Florindo. Per appunto domandavo di lei.

Ottavio. Questa non è la mia camera. Che cosa volete?

Florindo. Perdoni, non ho la pratica...

Ottavio. Ma che cosa volete? (alterato)

Florindo. Ella non si alteri, di grazia. Sono un galantuomo, e non voglio rubar niente, signore.

Ottavio. Vi domando che cosa volete.

Florindo. Ve lo dirò, se mi darete tempo.

Ottavio. Tempo, tempo! Si perde il tempo.

Florindo. (Oh che animale!) (da sè) Veramente quello che vi voglio dir io, era più conveniente che lo facessi dire da un altro. [p. 496 modifica]

Ottavio. Ma ditelo, e spicciatevi. (coi denti stretti)

Florindo. Trattandosi veramente di una ricerca di matrimonio...

Ottavio. Matrimonio? Matrimonio? (alterato)

Florindo. Vi dirò...

Ottavio. Matrimonio?

Florindo. (Non faremo niente). (da sè)

Ottavio. (Che fosse innamorato di Corallina?) (da sè)

Florindo. Se mi lascerete finire...

Ottavio. Non voglio sentir altro; basta così: andate via.

Florindo. Non la volete voi maritare?

Ottavio. Signor no.

Florindo. Pazienza, perdonate l’incomodo.

Ottavio. E in questa casa non ci venite più.

Florindo. Non ci verrò più; ma con galantuomini non si tratta così.

Ottavio. Se foste un uomo onesto, non verreste a tentare le serve dei galantuomini.

Florindo. Le serve?

Ottavio. Sì, non lo sapete che Corallina è la mia cameriera?

Florindo. Signore, noi non c’intendiamo. Non vi domando la serva, vi domando la figlia.

Ottavio. La figlia?

Florindo. Sì, signore, chiedo la signora Rosaura.

Ottavio. Ella ha di dote seimila scudi.

Florindo. Benissimo.

Ottavio. La vorreste?

Florindo. Ve la domando.

Ottavio. Ve la darò.

Florindo. Voi mi recate una consolazione.

Ottavio. Ve la darò.

Florindo. Credetemi, signor Ottavio...

Ottavio. Non mi seccate altro, ve la darò. (parte)

Florindo. È il più stravgante uomo di questo mondo. Ve la darò, ve la darò, ma non dice ne come, ne quando. Non mi seccate, ve la darò. Vorrei sapere qualche cosa di più; ma se torno a parlargli, ho paura che vada in bestia: se vado dalla [p. 497 modifica] fanciulla, temo che non4 la sgridi. Non so che fare. Non vorrei dar tempo a Corallina, non vorrei che il signor Ottavio si pentisse. Farò così: anderò a ritrovare un parente o un amico, con un notaro. Tornerò avanti sera, e si concluderà prestamente. Ve la darò, ve la darò, è tempo futuro. In materia di matrimonio, ci vuole il tempo presente; il futuro non conclude, ed il preterito non può servire. (parte)

SCENA XI.

Corallina, poi Ottavio.

Corallina. Florindo mi ha ingannata, Florindo mi ha tradita; ma se crede sposar Rosaura, s’inganna assolutamente. No, non l’averà, non l’averà, se credessi di dover io precipitarmi per tutto il tempo di mia vita.

Ottavio. Vi cerco, vi cerco, e non vi trovo mai.

Corallina. Son qui, signor padrone, sono a’ suoi comandi.

Ottavio. La sapete la nuova?

Corallina. Che nuova, signore?

Ottavio. Ho maritato Rosaura.

Corallina. Quando?

Ottavio. Poco fa.

Corallina. Con chi?

Ottavio. Con un tale Florindo degli Aretusi.

Corallina. Signore, voi mi dite una cosa ch’io non la posso credere.

Ottavio. Egli stesso è venuto a domandarmela.

Corallina. Non sarà così.

Ottavio. Come, non sarà così? Quando lo dico io, non mi si dice non sarà così.

Corallina. V’ha domandato la figlia?

Ottavio. Signora sì.

Corallina. Oh che briccone! [p. 498 modifica]

Ottavio. Perchè briccone?

Corallina. Sentite, e maravigliate. Colui, sono quattro o cinque mesi che mi perseguita, che mi vien dietro per tutto; sapete che fa5 meco...

Ottavio. L’amore?

Corallina. Signor sì.

Ottavio. Briccone!

Corallina. Io l’ho sempre fuggito, l’ho sempre scacciato, e oggi si è introdotto sfacciatamente in casa per dirmi...

Ottavio. Che vi vuol bene?

Corallina. Signor sì.

Ottavio. Briccone!

Corallina. L’ho strapazzato, l’ho minacciato, e quando attendevate che vi portassi la cioccolata, ero dietro...

Ottavio. Strapazzandolo.

Corallina. Sì, signore.

Ottavio. Brava... e così?

Corallina. E così son partita con i rossori sul viso.

Ottavio. Vi ha detto qualche brutta parola?

Corallina. Oh, signor sì!

Ottavio. Oh, se lo avessi qui!

Corallina. Come mai è venuto quest’indegno a parlarvi della signora Rosaura?

Ottavio. Ora qui; son venuto... Me n’era accorto io, che mi voleva parlar di voi; e il briccone ha voltato il discorso.

Corallina. E per iscusarsi, e per nascondersi, vi ha domandato la figliuola.

Ottavio. Corpo del diavolo! Se lo trovo!

Corallina. Se gliela date, è precipitata.

Ottavio. Dargliela, dargliela? Un maglio sulla testa.

Corallina. Se voleste maritarla, io avrei la buona occasione.

Ottavio. Con chi?

Corallina. Conoscete il signor Lelio Taglioni? [p. 499 modifica]

Ottavio. Sì, lo conosco: è un uomo troppo caldo, troppo collerico.

Corallina. In questo caso somiglierebbe voi.

Ottavio. Io non vado in collera senza ragione.

Corallina. E lo stesso farà anche lui.

Ottavio. Abbiamo taroccato insieme più di trenta volte.

Corallina. Fate a modo mio: dategliela a lui, che il partito è buono.

Ottavio. Ci ho le mie difficoltà.

Corallina. Orsù, questa volta avete da fare a modo mio, gliel’ avete a dare. Lo dico io, ed è finita.

Ottavio. Ma se vi dico io...

Corallina. Già vi ho capito. Tutti i partiti anderanno a monte, perchè se non si marita la figlia, non si marita il padre; ed io intanto perdo il tempo, perdo delle buone occasioni, ed il signor padrone se la passa ridendo.

Ottavio. Corallina, tu pensi male.

Corallina. Era quasi meglio che io ascoltassi il signor Florindo.

Ottavio. Parli da pazza; parli da bestia; mi vuoi far dire degli spropositi.

Corallina. Meno furie: o sposatemi, o me ne vado.

Ottavio. Eccoti la mano.

Corallina. Signor no; maritate prima la signora Rosaura.

Ottavio. Sì, la mariterò.

Corallina. Datela al signor Lelio.

Ottavio. Gliela darò.

Corallina. Gliela darete?

Ottavio. Sì, gliela darò.

Corallina. Vedo uno: aspettate un poco.

Ottavio. Chi è?

Corallina. Un servitore.

Ottavio. Che cosa vuole?

Corallina. Adesso lo saprò.

Ottavio. Voglio sentire ancor io.

Corallina. Oh, questa è bella! Chi son io? Una pettegola? Non vi fidate di me? Non posso parlar con nessuno? Sia maledetto. [p. 500 modifica]

Ottavio. (Costei mi fa ingoiare di gran bocconi amari; ma le voglio bene, e ho paura di disgustarla. Chi diavolo è colui? Or ora vado e parlo. Non posso più). (da sè)

Corallina. Via, eccomi qui. Venitemi dietro, per paura che non mi rubino.

Ottavio. Chi è colui?

Corallina. Il servitore del signor Lelio.

Ottavio. Che cosa vuole?

Corallina. Il suo padrone vorrebbe parlarvi.

Ottavio. Vorrà parlarmi per Rosaura.

Corallina. Sicuramente.

Ottavio. Ed io l’ho da dare così a dirittura a uno che mi piace poco?

Corallina. Non la volevate dare a Florindo?

Ottavio. Con quello non ci aveva antipatia.

Corallina. E con questo non ci avete genio, perchè ve lo propongo io.

Ottavio. Non è vero, gliela darò.

Corallina. Se non gliela date!...

Ottavio. Cospetto!... gliela darò.

SCENA XII.

Lelio e detti.

Lelio. Buon giorno a vossignoria. (ad Ottavio, sostenuto)

Ottavio. Saluto vossignoria.

Lelio. M’ha detto il mio servitore...

Ottavio. Ve la darò.

Lelio. Che cosa?

Ottavio. Non volete mia figlia? Ve la darò.

Lelio. Ma aspettate, sentite...

Ottavio. Con seimila scudi, ve la darò.

Lelio. Ma voi parlate come un pazzo.

Ottavio. Ecco qui, si riscalda subito.

Corallina. Signori miei, voi siete tutti due di temperamento caldo. [p. 501 modifica] Smorzate il vostro fuoco, parlate con pace, da galantuomini, da buoni amici.

Ottavio. Ma io...

Corallina. Zitto lì con quella vociaccia.

Ottavio. Via, via, non dico altro. (placato)

Lelio. (Ride) Brava, così: sta lì sotto. (burlandosi d’Ottavio)

Ottavio. Giuro al cielo... (alterato)

Corallina. Via. (forte ad Ottavio)

Ottavio. (Mi crepa la vescica del fiele). (da sè)

Corallina. Il signor Lelio domanda la signora Rosaura per consorte: non è vero? (a Lelio)

Lelio. Questo è quel che volevo dire, e non ho potuto dirlo.

Ottavio. Vi ho inteso, e ve la darò.

Corallina. Sentite? Egli ve la promette. (a Lelio)

Lelio. E la dote sarà di seimila scudi.

Corallina. Sì, signore.

Ottavio. Ma la dote bisognerà assicurarla.

Lelio. Come? Io assicurar la dote?

Ottavio. Oh! chi siete voi?

Lelio. Son uno che ha tanti beni da comprare i vostri.

Ottavio. Non so altro. Voglio così.

Lelio. Ed io non voglio.

Corallina. Zitto. Vergognatevi. Non si contratta così; parete due cani arrabbiati.

Ottavio. Egli è quello... (alterato)

Corallina. Zitto, vi dico. (Ottavio tace)

Lelio. Brava, è lui il pazzo., (ridendo)

Ottavio. Io? (alterato)

Corallina. Ma zitto. Via, accomodiamo questa faccenda. Signor Lelio, non perchè si diffidi di lei, ma per il buon ordine, si compiaccia di accennare il luogo, dove vuole assicurare la dote.

Lelio. Mi maraviglio; io non voglio far queste scene...

Ottavio. E se voi non volete... (alterato)

Corallina. Tacete, signore. (ad Ottavio) Il signor Lelio è ricco, e la dote non può perire. (Se non faccio così, si guastano). (da sè) [p. 502 modifica]

Ottavio. Dunque?

Corallina. Dunque gli darete la signora Rosaura, e se non gliela darete, sarà segno, se mi capite...

Ottavio. Gliela darò.

Corallina. Sentite? Ve la darà. (a Lelio)

Lelio. La dote sarà in denari?

Ottavio. O in denari, o in roba...

Lelio. Roba? Non voglio roba. Voglio denari.

Ottavio. Denari e roba.

Lelio. Signor no.

Ottavio. Signor sì.

Corallina. Zitto.

Ottavio. Zitto un corno! non posso più. (parte)

Lelio. È una bestia; non si può trattare. (parte)

Corallina. Maledetti tutti due. Orsi, diavoli dell’inferno, (parte)

Fine dell’Atto Primo.


Note

  1. Così l’ed. Zatta; nelle edd. Paperini, Pasquali ecc. leggesi cappelli.
  2. Pap.: per niente.
  3. Così anche l’ed. Zatta. Le edd. Paperini, Pasquali ecc. stampano finito.
  4. Pasq.: lui.
  5. Pap., Zatta ecc.: per tutto; che fa ecc.