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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/511


CoFL\LLlNA. Parli, che ci sento. (come sopra)

Florindo. Guardatemi, vi prego.

Corallina. (Sì volta e lo mira) Che tu sia maledetto. (parte

SCENA X.

Florinex), poi Ottavio.

Florindo. Questa non si accomoda più ; ma di accomodarla con lei poco importa. Non vorrei ch’ ella mi precipitasse con Ro- saura. Costei può assai col padrone, e ci può far del bene, e del male; e le donne, quando sono in collera, sono india- volate, non badano a precipitare. Ecco il signor Ottavio. Che cosa dirà ? Ma niente ; giacche l’ occasione mi è favorevole, vo’ tentar la mia sorte.

Ottavio. (Corallina parlava con costui). (da sé)

Florindo. Servitore di lei, mio signore.

Ottavio. Schiavo suo.

Florindo. Scusi.

Ottavio. Che cosa volete qui ?

Florindo. Nulla, signore.

Ottavio. Se non voleste niente, non ci sareste venuto.

Florindo. Mi conosce vossignoria ?

Ottavio. Vi conosco. Chi domandate ?

Florindo. Per appunto domandavo di lei.

Ottavio. Questa non è la mia camera. Che cosa volete?

Florindo. Perdoni, non ho la pratica ... OTTyWIO. Ma che cosa volete ? (alterato)

Florindo. Ella non si alteri, di grazia. Sono un galantuomo, e non voglio rubar niente, signore.

Ottavio. Vi domando che cosa volete.

Florindo. Ve lo dirò, se mi darete tempo.

Ottavio. Tempo, tempo ! Si perde il tempo.

Florindo. (Oh che animale!) (da se) Veramente quello che vi voglio dir io, era più conveniente che lo facessi dire da un altro.