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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/504


Corallina. Oh, non vi è pericolo. Il mio caro padrone non lo lascio per un principe, per un re.

Ottavio. Sono avanzato negli anni, ma non ho poi certi malanni addosso.

Corallina. Siete un fiore. Siete un gelsomino. Fate invidia alla gioventù : oh, non vi cambierei con un giovinetto.

Ottavio. Se potessi maritar mia figlia subito, lo farei pur volentieri.

Corallina. Volete ch’io procuri di collocarla?

Ottavio. Sì, mi farcù piacere. Le darò di dote seimila ducati, e cento di senseria a chi mi trova il partito.

Corallina. (Questi cento voglio vedere di buscarli io), (da sé) Lasciate, signor padrone, che spero di far ogni cosa bene.

Ottavio. Sì, Corallina, facciamolo presto; e tosto che Rosaura sia sposa, ci sposeremo anche noi.

Corallina. Caro, non vedo X ora.

Ottavio. Dici davvero?

Corallina. Sapete che bugie non ne so dire.

Ottavio. Mi vuoi bene?

Corallina. Sì, tutto.

Ottavio. Dammi la mano.

Corallina. Oh, signor no.

Ottavio. Perchè no?

Corallina. Perchè no.

Ottavio. Hai da esser mia.

Corallina. Quando sarò vostra, ve la darò.

Ottavio. Via, che non è niente: dammi la mano.

Corallina. Vi dico di no.

Ottavio. Ed io la voglio.

Corallina. Ed io non ve la voglio dare.

Ottavio. Giuro al cielo, non mi far dire ... (in collera)

Corallina. Se andate in collera, non ve la do più.

Ottavio. Oh via ; me la darai dunque a suo tempo. (parte