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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/512


Ottavio. Ma ditelo, e spicciatevi. (coi denti stretti)

Florindo. Trattandosi veramente di una ricerca di matrimonio...

Ottavio. Matrimonio 7 Matrimonio ? (alterato)

Florindo. Vi dirò...

Ottavio. Matrimonio?

Florindo. (Non faremo niente). (da sé)

Ottavio. (Che fosse innamorato di Corallina ?) (da sé)

Florindo. Se mi lascerete finire ...

Ottavio. Non voglio sentir altro ; basta così : andate via.

Florindo. Non la volete voi maritare ?

Ottavio. Signor no.

Florindo. Pazienza, perdonate l’incomodo.

Ottavio. E in questa casa non ci venite più.

Florindo. Non ci verrò più ; ma con galantuomini non si tratta così.

Ottavio. Se foste un uomo onesto, non verreste a tentare le serve dei galantuomini.

Florindo. Le serve ?

Ottavio. Sì, non lo sapete che Corallina è la mia cameriera ?

Florindo. Signore, noi non e’ intendiamo. Non vi domando la serva, vi domando la figlia.

Ottavio. La figlia )

Florindo. Sì, signore, chiedo la signora Rosaura.

Ottavio. Ella ha di dote seimila scudi.

Florindo. Benissimo.

Ottavio. La vorreste ?

Florindo. Ve la domando.

Ottavio. Ve la darò.

Florindo. Voi mi recate una consolazione.

Ottavio. Ve la darò.

Florindo. Credetemi, signor Ottavio ...

Ottavio. Non mi seccate altro, ve la darò. (parte)

Florindo. E il più stravgante uomo di questo mondo. Ve la darò, ve la darò, ma non dice ne come, ne quando. Non mi sec- cate, ve la darò. Vorrei sapere qualche cosa di più ; ma se torno a parlargli, ho paura che vada in bestia : se vado dalla