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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/505


SCENA VI.

Corallina sola. Vecchio pazzo stomacoso, mi fa venire il vomito. Mi mancano ancora cinquecento ducati a farmi quella dote che mi son pre- fissa. Li metterò insieme ; ed allora darò un calcio al vecchio, per consolarmi col mio Florindo. È vero ch’ egli è figlio di mercante civile un po’ troppo per la mia condizione, ma l’amore ch’ egli ha per me, la mia buona maniera, un poco di denari, e un poco di quell’ arte, senza la quale non si fa niente, mi assicura ch’ei sarà mio. Vecchiaccio rabbioso, questo boccon- cino non è per te. (parte

SCENA VII.

Altra camera in casa d’Ottavio. RosAURA e Florindo.

Rosaura. Se Corallina mi vede, povera me. FlorineX). Io pure non vonei esser veduto; ma quando ella è col padrone, non si spiccia sì presto.

Rosaura. Se sapeste quante mortificazioni ho passate per causa di colei.

Florindo. Non le sapete dire l’animo vostro?

Rosaura. Non ardisco, perchè ho timor di mio padre. Se dico una parola, ella ne dice sei, e alza la voce, e mi fa tacere.

Florindo. Rosaura, convien risolvere. Se volete, vi offerisco io la maniera di liberarvi da una tal soggezione.

Rosaura. Bisogna dirlo a mio padre.

Florindo. Ho timore, se noi glielo diciamo, che non si farà niente. Egli è un uomo stravagantissimo. E poi la sua Corallina ...

Rosaura. Corallina non è mia madre.

Florindo. Può essere che vi diventi matrigna.

Rosaura. Povera me, se ciò succedesse!

Florindo. Succederà senz’ altro. Risolvete, finche v’ è tempo.