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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/503


Ottavio. Lo voglio sapere. (irato CoFL\LLlNA. Eccolo qui. E una furia.

Ottavio. Ma se...

Corallina. Anderò via.

Ottavio. Venite qua.

Corallina. Sempre grida.

Ottavio. No, via, venite qua.

Corallina. Caro signor padrone, più che vi voglio bene, più mi mortificate.

Ottavio. Eh, se mi voleste bene!

Corallina. Lo mettete in dubbio?

Ottavio. Orsù, Corallina mia, finiamo questa faccenda.

Corallina. Qual faccenda?

Ottavio. Sì, facciamola una volta finita. Dica il mondo quel che vuol dire, quando avrà detto, avrà finito.

Corallina. Di che parlate, signore?

Ottavio. Volete voi maritarvi?

Corallina. Oh, sono lontanissima dal matrimonio.

Ottavio. Dunque voi non mi sposereste?

Corallina. Quando poi si trattasse del mio padrone, mi rasse- gnerei.

Ottavio. Corallina, facciamola?

Corallina. Facciamola... ma... (Oh, non lascio Florindo). (da sé)

Ottavio. Che vuol dir questo ma?

Corallina. Bisognerebbe prima, che maritaste la signora Rosaura. (Prenderò tempo). (da sé)

Ottavio. Sì, dici bene, la mariterò ; ma intanto ...

Corallina. Intanto vogliatemi bene.

Ottavio. Eh, bene bene! Non mi basta.

Corallina. Che cosa vorreste di più?

Ottavio. Non vorrei che tu ...

Corallina. Che cosa, signore?

Ottavio. Lo dirò. Non vorrei che t’ innamorassi di qualcheduno, e mi piantassi.