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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/515


Ottavio. Sì, lo conosco: è un uomo troppo CcJdo, troppo collerico.

Corallina. In questo caso somiglierebbe voi.

Ottavio. Io non vado in collera senza ragione.

Corallina. E lo stesso farà anche lui.

Ottavio. Abbiamo taroccato insieme più di trenta volte.

Corallina. Fate a modo mio : dategliela a lui, che il partito è buono.

Ottavio. Ci ho le mie difficoltà.

Corallina. Orsù, questa volta avete da fare a modo mio, glie- r avete a dare. Lo dico io, ed è finita.

Ottavio. Ma se vi dico io...

Corallina. Già vi ho capito. Tutti i partiti anderanno a monte, perchè se non si marita la figlia, non si marita il padre; ed io intanto perdo il tempo, perdo delle buone occasioni, ed il signor padrone se la passa ridendo.

Ottavio. Corallina, tu pensi male.

Corallina. Era quasi meglio che io ascoltassi il signor Florindo.

Ottavio. Parli da pazza ; parli da bestia ; mi vuoi far dire degli spropositi.

Corallina. Meno furie : o sposatemi, o me ne vado.

Ottavio. Eccoti la mano.

Corallina. Signor no; maritate prima la signora Rosaura.

Ottavio. Sì, la mariterò.

Corallina. Datela al signor Lelio.

Ottavio. Gliela darò.

Corallina. Gliela darete?

Ottavio. Sì, gliela darò.

Corallina. Vedo uno : aspettate un poco.

Ottavio. Chi è?

Corallina. Un servitore.

Ottavio. Che cosa vuole ?

Corallina. Adesso lo saprò.

Ottavio. Voglio sentire ancor io.

Corallina. Oh, questa è bella ! Chi son io ? Una pettegola ) Non vi fidate di me ? Non posso parlar con nessuno ? Sia maledetto.