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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/507


Rosaura. Cara Corallina, per amor del cielo, non lo dite a mio padre.

Corallina. Capperi ! quando ha paura del signor padre, voleva passar il tempo assai bene!

Florindo. Sa ch’ è un uomo rigoroso ; per altro si parlava del gatto.

Corallina. Del gatto ? Poverini ! del gatto ? L’ avete chiamato il gatto? (Indegno, me la paghersù). (da sé)

Rosaura. Finalmente poi egli non ha moglie, ed io son da marito.

Corallina. Si, è vero, io non lo nego, e non dico che non po- tesse seguire un tal matrimonio.

Rosaura. Sentite, signor Florindo?

Florindo. Sono cose lontane. (Colei è una galeotta, la conosco). (da sé)

Corallina. In verità, parlo sul serio. Se avete dell’inclinazione r un per l’ altro, ditelo a me, confidatevi, che io forse vi potrò giovare.

Florindo. Orsù, mutiamo discorso.

Rosaura. Signor Florindo, voi adesso mostrate essere più vergo- gnoso di me. Giacche Corallina ci ha scoperti, perchè non le confidiamo la verità ?

Florindo. (Ahimè, cade), (da sé) Che cosa possiamo dire ? Niente, frascherie. Corallina, quel che v’ ho detto, voi lo sapete meglio di tutti, e non occorr’ altro.

Corallina. Sentite. Io vi voglio parlare col cuore in mano. Voglio confidare a voi altri gì’ interessi miei, sperando che mi confi- derete anche i vostri.

Rosaura. Assicuratevi ch’io vi dico la verità.

Florindo. (E fatta, non v’ è più rimedio). (da sé)

Corallina. Sappiate che poco fa il signor Ottavio, il mio signor padrone, ha avuto la bontà di dirmi che mi vorrebbe per moglie ; io, fra le altre difficoltà, ho detto che ciò non conviene ne a lui, né a me, se prima non dà marito alla signora Rosaura. Il buon galantuomo ha intesa la ragione per il suo diritto, e ha protestato di volervi subito maritare.