IX

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VIII X
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IX.



Due anni sono trascorsi. La gente ha cessato di mormorare, di ridere, di meravigliarsi nel vedere Elias Portolu, l’ex-pastore, vestito da seminarista. D’altronde egli non sembra affatto un giovine di ventisei anni, e tanto meno un ex-pastore; la clausura ha rifatte candide le sue mani e la sua faccia; il suo viso sbarbato, d’un pallore perlaceo, sembra quello d’un adolescente.

Nelle grandi funzioni religiose, quando egli indossava il camice di merletto annodato da un largo nastro azzurro, pareva un angelo melanconico, con una piega di suprema ma dolce tristezza nella bocca di rosa pallida; molte fanciulle paesane, ed anche qualche signorina, lo guardavano un po’ troppo a lungo, con molto interesse. Ma egli non se ne accorgeva; i suoi occhi verdognoli si [p. 210 modifica]smarrivano in lontane visioni. Che vedeva egli allora, quando l’organo gemeva sonoro e i canti liturgici salivano con una lamentazione nostalgica di beni perduti e con l’invocazione accorata di beni ignoti? Vedeva il passato, la tanca, la solitudine; ricordava la sua passione? Sì, egli vedeva e ricordava tutto, e si accorava di non potersi distaccare dal passato, come aveva creduto e sperato, e ciò che l’attaccava ancora al dolore e alla gioia delle passioni umane era la visione continua di quella giovine donna inginocchiata in fondo alla chiesa, tra la porpora dilagante della folla paesana. Era Maddalena, bella e splendida nel suo costume di sposa; tra le braccia teneva il bambino coperto dalla mantiglia di scarlatto orlata di seta azzurra; e il bimbo, quando la madre gli faceva danzar davanti al visetto gli amuleti di argento e corallo appesi al suo piccolo collo, alzava le manine di rosa e sorrideva socchiudendo gli occhi verdognoli luminosi.

Elias vedeva continuamente davanti a sè la sua creatura sorridente, e la amava con tenerezza accorata, e amando il bimbo amava la madre, e soffriva spesso nella lotta vana contro quei suoi amori terreni.

[p. 211 modifica]La sua intelligenza naturale, intanto, s’andava educando: due anni di studio indefesso, di letture continue, di buona volontà, lo avevano messo al livello dei chierici che studiavano da tanti anni prima di lui. A poco a poco s’era abituato alla vita chiusa, all’obbedienza cieca, alla disciplina: cose che sulle prime l’avevano quasi soffocato: il passato gli pareva un sogno, ma un sogno al quale era tenacemente attaccato.

Si sentiva triste, sopratutto nei giorni in cui si recava a casa sua, dove zia Annedda lo accoglieva con tenera soggezione; sfuggiva con cura gli occhi di Maddalena, e aveva paura di toccare il bambino, o se lo costringevano ad accarezzarlo, lo faceva timidamente; ma trasaliva nel vederlo, e il desiderio di prenderlo tra le braccia, di baciarlo, di farlo sorridere, di guardargli i primi dentini, di stringergli ambe le manine, ambi i piedini entro una delle sue mani, lo struggeva.

— No, no, — ripeteva fra sè — bisogna vincere.

Anche la presenza di Maddalena, sebbene ella non gli avesse mai rivolto un rimprovero, ma che spesso lo guardava con tenerezza dolente, gli rimescolava il sangue; essa era più [p. 212 modifica]piacente che mai, tutta intenta al figliuoletto, della cui vita sola pareva vivere; ed Elias non poteva distaccare la figura di lei da quella del bambino.

Sentiva che, se fosse rimasto libero — poichè si sentiva già legato a Dio, sebbene non avesse ricevuto ancora i primi ordini — sarebbe ricaduto immancabilmente. Così come era, riusciva a vincer persino il suo pensiero, ma la lotta spesso era straziante e lo lasciava mezzo morto d’angoscia. In quei giorni si sentiva dunque assai triste, e disperava della vita e di sè stesso; mai però aveva un momento di ribellione e di pentimento per la decisione presa.

A volte le forze gli venivano meno; sogni struggenti, nel sonno e nella veglia, lo assalivano, peggiori d’ogni tentazione. Quasi ogni notte sognava il passato, la tanca, l’ovile, la casetta, Maddalena, e spesso anche il bambino; e sempre gli sembrava di essere ancora pastore e libero; però un’oppressione cupa e un ricordo che non riusciva ad afferrare, ma assai doloroso, gli rendevano quei sogni simili ad un incubo. Eppure non era di questi sogni ch’egli si angosciava, ma dei sogni fatti ad occhi aperti, delle visioni dolci e funeste che [p. 213 modifica]lo serravano in cerchi insidiosi. — No! no! no! — ripeteva sempre, e scacciava i desideri vani, le immagini fatali, e si metteva a pregare ed a studiare; ma quasi sempre, anche scacciati via cento volte, cento volte i tristi sogni tornavano.

Una notte egli studiava l’epistola di San Paolo ai Romani; era una notte d’aprile, limpida, lunare. Per la finestra aperta entrava l’aria soffusa di dolcezza, e si vedeva una vivissima stella oscillare sul cielo di cristallo. Elias si sentiva più triste del solito; la vita lo tentava e gli parlava e lo assaliva col soffio puro di quella notte d’aprile; ricordanze ineffabili gli tornavano al pensiero, e nel suo sangue, col rinascere della primavera, pareva germogliasse qualche cosa di nuovo e di inquietante.

— No, no, no.... — ripetè tra sè, scuotendo il capo come per scacciarne i molesti pensieri. — Bisogna dimenticare ogni cosa; studiare, andare avanti, Elias Portolu. — Si strinse la testa fra le mani e s’immerse nella lettura: intorno era un profondo silenzio, e solo in lontananza, ma molto lontano, quasi veniente dalla remota campagna, ondeggiava un melanconico canto nuorese. Elias leggeva, [p. 214 modifica]rileggeva, meditava, ripeteva a memoria i versetti.

“....La carità sia senza simulazione; aborrite il male e attenetevi fermamente al bene.

“....Non siate pigri nello studio; siate ferventi nello spirito, serventi al Signore.

“....Allegri nella speranza, pazienti nell’afflizione, perseveranti nell’orazione.

“....Benedite quelli che vi perseguitano; benediteli, e non li maledite.

“....Non rendete ad alcuno male per male; procurate cose oneste nel cospetto di tutti gli uomini.

“.... A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore.

“....Non esser vinto dal male, anzi vinci il male per lo bene.„

Come era fiera e dolce la voce dell’Apostolo! Era come rombo di tuono e come voce pura di fontana gorgogliante nella quiete notturna; ma veniva troppo di lontano, troppo dall’alto, come rombo di tuono, come mormorio di fontana ascoltato in sogno. Elias l’ascoltava; e se ne sentiva tutto avvolto e rinfrescato come da un fragrante sudario; ma, ahimè, era un sudario di velo vaporoso, che il soffio di quella molle notte d’aprile bastava a lacerare.

[p. 215 modifica]Ecco, il lontano canto sardo si fece un po’ meno lontano; tra il coro melanconico saliva una voce armoniosa di tenore, nella quale tremolava tutta la voluttà e la dolcezza di quella notte lunare. Elias sollevò il capo, colto da un improvviso incantesimo. Dove mai aveva sentito quella voce? Una ricordanza quasi fisica lo fece trasalire. Ricordava di aver vissuto un’altra notte come quella, di aver sentito quel canto, di esser stato triste come adesso lo era. Dove? Quando? Come? S’alzò, s’appoggiò alla finestra, sotto il purissimo raggio della luna allo zenit. La brezza portava lontane fragranze: egli rabbrividì e ricordò la notte in cui aveva pianto di passione ai piedi di San Francesco.

La voce dell’Apostolo non parlava più; il velo era caduto: che erano mai l’eternità, la morte, la vanità d’ogni umana passione, il bene, il male, la perfezione, la vita eterna, davanti alla gioia fuggente di quella notte d’aprile, di quel soffio di brezza, di quel canto d’amore? Ed Elias fu vinto; la vita lo riafferrò tutto: ed egli cadde inginocchiato davanti alla finestra, sotto la luna, e pianse come un bambino colto da un supremo delirio di disperazione.

[p. 216 modifica]Una folle preghiera saliva nel suo pianto.

— Signore, tu lo vedi, io sono debole e vile; abbi pietà di me, mio Dio, perdonami, dammi requie, strappami il cuore dal petto. Io sono uomo, non mi posso vincere; perchè tu mi hai fatto così debole, o Signore? Ho sempre sofferto nella mia vita, e quando ho dovuto, vinto dalla mia debole natura, cercar la felicità, ho peccato, ho calpestato i tuoi precetti, sono stato più pagano e malvagio dei Gentili; ma ho tanto sofferto, Dio mio; e soffro ancora tanto che la misura è colma. Dio mio, Dio mio, Dio mio! — proseguiva singhiozzando, col viso stravolto inondato di lagrime salate, — abbi misericordia di me, perdonami, aiutami, dammi la pace del cuore.... dammi un po’ di bene.... un po’ di dolcezza: non ne ho io il diritto, Dio mio? Non sono una creatura umana? Se ho peccato, perdonami, se tu sei misericordioso: se tu sei grande, Signore, perdonami e dammi un po’ di bene, un po’ di gioia....

A poco a poco le lagrime gli si esaurirono, e quello sfogo gli fece bene, lo calmò. Passato l’eccesso della disperazione, si vergognò di aver pianto, ma pensò: — mio padre dice che sono i vili a piangere; e che un [p. 217 modifica]Sardo, un Nuorese, non deve piangere; ma fa così bene! Altrimenti ci si schianta, in certe ore!

Ebbe anche vergogna e paura della sua preghiera, che era quasi una sfida a Dio; e chiese perdono e si rassegnò; ma il domani mattina ebbe un’impressione fortissima di spavento, di sorpresa, di dolore ed anche di gioia, quando gli vennero a dire che Pietro suo fratello era ritornato di campagna con una forte infiammazione ai reni, e che il suo stato era piuttosto grave.

— Se morrà, io potrò sposare Maddalena! — subito pensò.

Aveva Dio esaudito la sua preghiera? Ah no! Egli indietreggiò spaventato della sua bestemmia, davanti all’immagine di un Dio tanto mostruoso, quale lo creava in quel momento la sua fantasia. Non era possibile.

— Come io sono vile! — pensava recandosi frettoloso a casa sua. — No, non mi salverò mai più: io sono composto di male.

E si angosciava, più per i suoi mali pensieri che per la malattia di Pietro; e si pentiva e si insultava; eppure, giunto a casa e saputo che il fratello era rientrato malato sin dal giorno prima, provò una specie di delusione, [p. 218 modifica]tanto in fondo lo lusingava l’idea strana che Dio avesse ascoltato la sua preghiera.

Lo stato di Pietro era davvero grave; egli gemeva di continuo, livido in volto, con le fattezze scomposte da una intensa sofferenza. Tre giorni prima aveva dovuto percorrere grandi distanze a piedi, per raggiungere un suo bue smarrito; l’ansia, la fatica, il calore, una predisposizione al male, lo avevano atterrato. Aveva i piedi gonfi e sanguinanti, le mani graffiate dai rovi e dalle pietre.

Una grave costernazione regnava in casa Portolu; Maddalena piangeva sinceramente; zia Annedda aveva acceso due lampade e detto le parole verdi, e le parole verdi avevano risposto che Pietro doveva morire.

Giorni terribili seguirono per Elias. Andava dal fratello, lo guardava, si aggirava per la camera torcendosi silenziosamente le mani, costernato di non poter far nulla per la salvezza di Pietro; non volgeva mai lo sguardo a Maddalena nè al bimbo, e se ne andava disperato; e pregava ore ed ore fervorosamente perchè il malato guarisse. Ma spesso, pur nel fervore delle sue preghiere, trasaliva e un gelo mortale gli fermava il sangue: ah, qual mostro lo assaliva? Perchè, appena egli si [p. 219 modifica]dimenticava un istante, quel mostro gli sussurrava parole di gioia, gli dava desideri colpevoli, mostrandogli di continuo l’immagine del fratello morto, sepolto?

— È il demonio, — pensò una sera, — ma non vincerà, no, non vincerà mai più! Ebbene, che Pietro muoia, se egli deve morire; sì, per quanto ciò sia orribile, Satana, io adesso desidero la morte di mio fratello per dimostrarti che tu non vincerai su di me. Mai più! mal più! Sono più forte di te, Satana; il mio corpo è debole e tu potrai spezzarlo, ma l’anima mia non la vincerai mai più.

Quella notte Pietro morì. Elias gli chiuse gli occhi, gli fece il segno della croce sul viso, aiutò zia Annedda a lavare e rivestire il cadavere.

Poi vegliò tutta la notte presso il fratello morto. Ogni tanto s’alzava, gli si chinava sul viso, e lo guardava a lungo, con la folle speranza che non fosse morto, o avesse da un momento all’altro a muoversi e risorgere.

Ma il volto barbuto e livido, con le palpebre abbassate, restava immoto come una paurosa maschera di bronzo. Elias sentiva, forse per la prima volta in vita sua — giacchè non aveva mai veduto così da vicino e così a [p. 220 modifica]lungo un cadavere, — tutta l’inesorabile grandezza della morte. Ricordava Pietro vivo, ridente; ah, era bastato un soffio per gettarlo lì, immobile, muto per sempre! Per sempre! — Domani a quest’ora anche questa spoglia sarà sparita dal mondo! — pensava; e non sapeva persuadersi che tutto finisse così, che anche lui, e i genitori, e il fratello, e Maddalena, e il bimbo, sarebbero un giorno scomparsi. Poi ricadeva inginocchiato ai piedi del letto, e il suo dolore si cambiava in conforto.

— Sì, tutto finisce, — pensava. — E non sfioriremo più. Perchè agitarsi tanto! Tutto finisce: l’anima sola resta; salviamola.

E più che mai si sentiva forte contro la tentazione ed il male; poi ritornava a ricordare il fratello vivo; alla loro infanzia, alla giovinezza, all’offesa mortale che gli aveva recato e si accorava e i singulti gli serravano la gola.

— Ora che è morto, — si domandava, — saprà come l’ho offeso? E mi perdonerà?

Ma queste domande lo riconducevano ai ricordi; rivedeva Maddalena in quella stessa camera dove ora riposava il morto, e insidiosamente lo vinceva un’improvvisa dolcezza al pensiero che adesso egli poteva amarla senza [p. 221 modifica]peccato; ma subito ricacciava questa tentazione, e chinandosi ancora sul viso del cadavere tornava ad immergersi nella visione della morte. Così passò la notte.

All’alba prese un po’ di sonno; e sognò Pietro, vivo, che veniva nella tanca (come sempre, gli pareva d’essere ancora pastore). Pietro veniva a cavallo, e aveva il volto livido e gli occhi chiusi come li aveva il cadavere.

— Che hai? — domandò Elias con terrore.

— Il bimbo è morto; vengo a dirtelo. — rispose Pietro. — Ritorna in paese perchè sei tu che devi seppellirlo.

Elias provò tanto spavento e tanta angoscia che fece uno sforzo per svegliarsi; ma svegliandosi si sentì ancora angosciato come nel sogno. Era giorno fatto. Sentì il bimbo piangere, e tosto pensò con dolore:

— Che anche lui debba morire? Che il sogno sia un avviso? Le disgrazie non vengono mai sole; ed io credo ai sogni.

Gli pareva oramai che tutte le disgrazie fossero possibili, vicine, inevitabili; e vinto da una grande tristezza andò a vedere il bambino.

Il bambino piangeva. Maddalena, già vestita da vedova (e la veste nera la rendeva [p. 222 modifica]assai graziosa, così giovane e fresca com’ella era) cercava di calmarlo, parlandogli a voce bassa. Molti parenti erano già venuti; la casa era tutta immersa nel buio.

Elias s’avanzò silenziosamente, quasi furtivo, nella penombra della camera.

— Cos’hai? — domandò chinandosi sul bambino. — Perchè piange? — domandò poi a Maddalena.

Il bambino lo guardò coi grandi occhi lagrimosi, e stette un po’ zitto, con la boccuccia aperta e tremante; poi ricominciò a piangere; anche Maddalena sollevò gli occhi verso gli occhi di Elias, ed anche la sua bocca ebbe un tremito.

— Zitto, zitto, bello mio, — disse con voce tremante, cullando il bimbo fra le sue braccia, — fa da buono, ecco zio Elias che non vuole che tu pianga.... — Ma d’un tratto anch’essa chinò il viso sulle spalle del bambino, e si mise a piangere sconsolatamente.

— Ebbene, Maddalena, che è questo? — disse Elias fuori di sè.

Poi si allontanò come spinto da una mano invisibile: quella scena gli rimescolava il sangue; sentiva che il pianto di Maddalena non era solo per la morte del marito, e lo sguardo [p. 223 modifica]di lei, sempre tenero e ardente, gli penetrava il cuore.

— Ah, — pensava, seduto in un cantuccio, nel circolo dei parenti, — prete Porcheddu ha ragione: il bimbo ci legherà sempre, sempre: bisogna che io non lo veda, non lo avvicini, altrimenti mi perdo ancora, e adesso più che mai.

E tutta quella gente che entrava ed usciva dicendo cose banali lo annoiava a morte: desiderava ardentemente che tutto fosse finito, i funerali compiuti, i tre giorni delle condoglianze passati, per trovarsi solo col suo dolore e le sue tentazioni.

— Ahimè! — pensava, — se la tentazione è già così forte mentre il cadavere di mio fratello è ancora lì, quasi ancora caldo, che sarà poi? No, no, no! — si proponeva con rabbia. — Vincerò io; devo vincere e vincerò.

Ma la lotta era cominciata, e ben terribile. Il primo, il secondo, il terzo giorno, coi funerali, le condoglianze, le cerimonie del lutto sardo, passarono come un brutto sogno.

Finalmente Elias si ritrovò nella sua cella, sul suo lettuccio, stanco, prostrato, solo. Aveva sempre nella memoria la notte in cui leggeva l’epistola di San Paolo; e il ricordo della sua [p. 224 modifica]disperata preghiera gli ritornava fisso come un rimorso.

— Ne sono stato duramente castigato! — pensava. — Eppure chi conosce le vie del Signore? Se egli avesse voluto esaudirmi? Se fosse quella la mia vita? Perchè non posso aver io il diritto alla felicità terrestre? Non sono uomo come gli altri?

E il sogno insidioso lo vinceva: l’aria di primavera, pura e fragrante, saliva alla sua cella; e dalla finestra appariva uno sfondo di cielo così profondo, così azzurro! Non era egli uomo come gli altri? Aveva peccato! Ebbene, e quale degli uomini non pecca? E chi per questo si condanna ad un eterno castigo?

— Ecco, ecco, io lascio il seminario; c’è la scusa che mio fratello è morto, che in casa adesso si ha bisogno di me. La gente chiacchiererà un poco, ma di che cosa la gente non chiacchiera? Fra un anno nessuno dirà più nulla, e allora!... — Ah, che dolcezza! Era mai possibile tanta dolcezza? Ma sì, che finalmente era possibile!

— Perchè io sono così stupido da esitare un solo istante? — si domandava meravigliato di sè stesso e dei vani tormenti che si dava. E si sentiva il cuore pieno di gioia; ma [p. 225 modifica]d’un tratto il cuore gli si vuotava, ed egli ripiombava tutto nella disperazione.

— No! no! no! Perchè vaneggio in questo modo? È così che vinci la tentazione, Elias Portolu? Son questi i tuoi voti? No, no, no; vincerò io; va indietro, Satana, ti vincerò, ti vinco!

E stringeva i pugni come per una lotta vera. E così passavano le ore, i giorni, le notti e i mesi.

Un giorno gli annunziarono che fra poco gli verrebbero impartiti i primi ordini: egli non se ne rallegrò, nè se ne rattristò. Oramai gli pareva d’aver acquistato esperienza e di non doversi più illudere. Ricordava i primi tempi del suo amore, quando sperava che il matrimonio di Pietro con Maddalena sarebbe bastato per guarirlo dalla passione. Invece!...

— No, non voglio illudermi, — pensava. — Resterò uomo e soggetto alle passioni: no, la salvezza non è negli ostacoli tra noi ed il peccato, ma nella forza nostra e nella nostra volontà.

Quando andò a casa sua per partecipare la notizia, per fortuna trovò tutta la famiglia riunita; c’era anche Mattia (ora i Portolu avevano un servo, non potendo zio Berte e il [p. 226 modifica]figliuolo accudire da soli a tutti i lavori dell’ovile e della campagna) e il parente Jacu Farre, che dopo la morte di Pietro frequentava molto la casa.

Jacu Farre era un principale, possedeva armenti, terre, cavalli e alveari; ed era scapolo; aveva posto un grande affetto all’orfano di Pietro, e i Portolu lo trattavano coi guanti, nella speranza ch’egli lasciasse i suoi beni al bambino. Elias lo trovò dunque fra i suoi; teneva il bimbo seduto su un suo ginocchio e gli diceva:

— Ecco che trottiamo a cavallo; andiamo alla festa, eh, Berteddu?

Il bambino rideva. Elias ne fu contrariato; guardò il Farre, che nonostante la sua pinguedine era un bell’uomo, guardò il bimbo, guardò Maddalena ed ebbe un impeto di gelosia; ma si dominò tosto e diede la notizia. Per i Portolu, e specialmente per zia Annedda, che il dolore per la morte di Pietro aveva invecchiata di dieci anni, rendendola sorda del tutto, la buona novella portata da Elias fu come un raggio di sole.

— San Francesco sia lodato! — disse zio Portolu. — io aspettavo questo giorno; se non avessi avuto questa speranza mi sarei [p. 227 modifica]ammazzato. Ah, voi sorridete! tu sorridi, Jacu Farre! ah, tu non sai com’è fatto il cuore di zio Portolu! — E sospirò più volte. Elias diventò cupo; pensò:

— Mio padre parla sul serio; se io mi ritirassi non sopravviverebbe al dolore.

Solo Maddalena non parve rallegrarsi della notizia: le larghe palpebre abbassate con maggior espressione di rassegnato dolore, non guardò una sola volta Elias, ma egli non s’illuse un momento sui sentimenti di lei.

— Mi ama sempre, — pensava, andandosene. — Jacu Farre le farà invano la corte: essa è mia, è mia soltanto: vorrà cercarmi, farà di tutto per parlarmi, per distogliermi, ne sono certo. Che farò io?

Non lo sapeva, come del resto non sapeva come e quando Maddalena avrebbe potuto avere un colloquio con lui; ma intanto aspettava, e quest’attesa lo preparava alla lotta, o almeno lo premuniva contro la debolezza di una sorpresa. Se gli dicevano che qualche persona lo cercava, si sentiva battere il cuore e pensava: — È lei! — e poi, vedendo che non era lei, respirava e si rattristava nello stesso tempo: se andava a casa sua, aveva paura d’incontrar Maddalena sola, entrava [p. 228 modifica]guardingo, e poi si sentiva contrariato vedendo che Maddalena non era sola.

— Perchè bisogna finirla! — diceva a sè stesso per scusarsi. — Bisogna parlare e finirla una buona volta.

Ma passò parecchio tempo e Maddalena non lo molestò.

— Si è rassegnata: tanto meglio! Chi sa? forse mi sono ingannato, forse ella pensa più a Jacu Farre che a me! — egli si diceva; e gli pareva di esserne contento, ma in fondo provava uno strano e infondato dolore.

Un pomeriggio d’ottobre, però, due o tre giorni prima di quello fissato per la cerimonia degli ordini, mentre egli stava studiando nella sua cella, vennero a dirgli che lo cercavano.

— È lei! — pensò turbato.

Non era lei, ma era un ragazzetto del vicinato, mandato da lei: — Che prete Elias (lo chiamavano già così) andasse subito subito a casa perchè c’era bisogno di lui.

— E mamma? — chiese Elias.

— Non lo so.

— È forse malato il bimbo?

— Non lo so.

— Va; vengo subito.

[p. 229 modifica]E andò, col cuore stretto da un presentimento. Maddalena infatti stava sola in casa: zia Annedda era andata in campagna, il bimbo dormiva. Il viottolo era deserto e intorno alla casetta regnava la dolcezza, la pace infinita del velato pomeriggio autunnale.

Appena Maddalena vide Elias si turbò vivamente, e sentì che invano aveva preparato un lungo discorso, pieno di logica persuasiva: il tempo nel quale ella era andata alla tanca e con un bacio aveva vinto Elias, oramai era lontano: adesso aveva soggezione e forse anche paura dell’abito del suo antico amante, e forse in lei adesso parlava più forte il calcolo che la passione. Ad ogni modo si turbò e si confuse: fece sedere Elias, gli servì, come sempre, il caffè pronto per lui, poi gli domandò senza guardarlo:

— Domenica dunque è la cerimonia?

— E non lo sapevi?

— Sì, lo sapevo.

Silenzio.

— Perchè mi hai fatto venire? — domandò lui finalmente.

— Perchè? — ella disse, come interrogando sè stessa, — Ah, aspetta, il bimbo si sveglia. Ah, Berteddu mio, sta quieto; vengo, vengo: [p. 230 modifica]ecco che c’è zio Elias. — S’alzò, andò, prese il bambino e lo portò con sè. Elias ebbe paura.

— Elias, — ella cominciò, — tu forse immagini ciò che io voglio dirti. — Egli scosse la testa. — Non ti dice nulla questa creatura innocente? E la tua coscienza non ti dice nulla? Interrogala; sei ancora in tempo. Iddio, che vede tutto, non sarà più contento che tu, invece di fare quello che stai per fare, renda il padre a questo bambino innocente?

Tacque, guardandolo e aspettando la risposta. Elias pose la mano, e questa mano tremava, sulla testina del bimbo, accarezzandolo inconsciamente.

— Che vuoi che ti dica? Oramai è troppo tardi, Maddalena, — mormorò.

— No, non è tardi, non è tardi!

— È tardi, ti dico: lo scandalo sarebbe enorme; mi direbbero pazzo.

— Ah,— diss’ella con amarezza, — e per le male lingue del mondo tu non ascolti la tua coscienza?

— Ma la mia coscienza mi dice di seguire la via che sto per seguire, Maddalena! — diss’egli, grave, senza mai sollevar gli occhi, e sempre accarezzando il piccolo Berte. — Tanto, dimmi, ammesso che io mi spogli di [p. 231 modifica]quest’abito e ti sposi, potremo mai dire che questo bambino è figlio mio?

— Davanti al mondo, Elias! Davanti al mondo egli non sarà mai tuo figliuolo, ma tu potrai egualmente procedere verso di lui come verso il tuo figliuolo!

— Gli vorrò bene lo stesso, ne avrò cura lo stesso: nessuno, nel nuovo stato, m’impedirà di fare il mio dovere a suo riguardo.

— No, no, — diss’ella, cominciando a disperarsi, e chinando e scuotendo la testa, — no, no, non è lo stesso, non è la stessa cosa!

— È la stessa cosa, te lo dico io, Maddalena....

— Lo dici tu, ma non è la stessa cosa. Eppoi! — proruppe ella, sollevando con fierezza la testa. — E per me, Elias! E per me? Non pensi a me?

— Non posso, — egli mormorò.

— Non puoi? E perchè non puoi, Elias? Sei sempre in tempo! Possibile che tu non ricordi nulla?

— Non posso ricordare. Eppoi ti ripeto, è troppo tardi.

— Non è tardi, non è tardi.... — ella ripeteva, torcendosi le mani, disperata di non saper dire le parole che aveva preparato.

Ed era abbastanza accorta per non [p. 232 modifica]avvedersi che Elias era turbato, che aveva cambiato colore, che la sua mano tremava sul capo del bimbo, che bastava un po’ di audacia per vincerlo: e sentiva desiderio di alzarsi, di cingergli il collo con le braccia e di parlargli come gli aveva parlato nella tanca: ma una forza superiore la teneva ferma e quasi non le permetteva di guardarlo. Si sentiva timida e impacciata come una fanciulla al primo colloquio d’amore. E il colloquio continuò a procedere miseramente, e miseramente finì.

Maddalena ripetè in cento modi le cose già dette; ricordò ad Elias il passato, gli disse che lo amava sempre, che sarebbe vissuta e morta pensando a lui; ma oramai ella non aveva più l’accento toccante della passione, e tutte le sue parole e le sue ragioni non valevano lo sguardo col quale aveva vinto Elias nella tanca: ed egli sentì tutto questo e potè vincere.

Si separarono senza aversi neppure sfiorato la mano; ma quando Elias fu solo sentì che la sua era stata una vittoria ben facile e misera.

— S’ella mi avesse tentato forse sarei ancora caduto, — pensava. — Ah, perch’ella [p. 233 modifica]rimase fredda rimasi freddo anch’io. Ma forse, adesso che ha cominciato, tornerà ancora all’assalto, perchè mi ama, e non è solo per dare un padre al bambino, ma per riavere il mio amore che ella mi tenta.

E si sentiva triste, turbato, debole; eppure non disperava della grazia di Dio e, con la voluttà amara con cui i fanatici si percuotono il corpo, egli desiderava che Maddalena lo perseguitasse e lo tentasse ancora, fortemente, per spasimare e per esperimentare la sua forza di resistenza.