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piacente che mai, tutta intenta al figliuoletto, della cui vita sola pareva vivere; ed Elias non poteva distaccare la figura di lei da quella del bambino.

Sentiva che, se fosse rimasto libero — poichè si sentiva già legato a Dio, sebbene non avesse ricevuto ancora i primi ordini — sarebbe ricaduto immancabilmente. Così come era, riusciva a vincer persino il suo pensiero, ma la lotta spesso era straziante e lo lasciava mezzo morto d’angoscia. In quei giorni si sentiva dunque assai triste, e disperava della vita e di sè stesso; mai però aveva un momento di ribellione e di pentimento per la decisione presa.

A volte le forze gli venivano meno; sogni struggenti, nel sonno e nella veglia, lo assalivano, peggiori d’ogni tentazione. Quasi ogni notte sognava il passato, la tanca, l’ovile, la casetta, Maddalena, e spesso anche il bambino; e sempre gli sembrava di essere ancora pastore e libero; però un’oppressione cupa e un ricordo che non riusciva ad afferrare, ma assai doloroso, gli rendevano quei sogni simili ad un incubo. Eppure non era di questi sogni ch’egli si angosciava, ma dei sogni fatti ad occhi aperti, delle visioni dolci e funeste che