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PARTE PRIMA CAPITOLO I

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Parte prima Parte prima - Capitolo II


Che sorte di pene, o che sorte di croci s’hanno a patire nella Scuola della Pazienza

Avvertenza: mancano le prime due pagine nel testo originale

...si men robusta, saresti più sana e intiera. Tu ti fidi (e sia ciò detto con tua pace) della tua robustezza, resisti al vento, e così sei vinta. Hai un nemico, che non sa cedere, e dalle forze ostili piglia sempre più animo, e se gl’aggiungono forze ogni volta, che con più valorosi combatte, e ha tanto più sicura e certa la vittoria, quanto è più difficile pugna. Di qui è che il vento atterra le più alte e forti querce, e si ride della sciocchezza di quelle che indarno gli fanno resistenza. Io, essendo ben consapevole della fiacchezza mia, gli cedo, e vi sarà tal giorno, che ben seicento volte fargli riverenza con profondo inchino. Ne mi è cosa grave per conservarmi la vita, adorar anche mille volte al giorno, se tante bisognasse, un si potente nemico. Per tanto non s’ha da trattar qui con le forze, ma con la destrezza. Così è a punto: non sono sicure le forze, dove manca il consiglio o la destrezza. Il Vento della calamità tutti incontra, senza perdonar nessuno, o buono sia o cattivo, che tutti in questo mena uguali. E chi è quello che senta mai qualche cosa contraria? Molti però sono dalle Avversità ammaestrati, e sollevati al cielo; e non pochi, che sono da quelli vinti, vengono trabalzati all’Inferno. La cosa dunque sta in questo, non quanto sentiamo di contrario, ma nel modo che il sopportiamo. Anderanno talvolta ad un istessa Scuola ducento scolari, ma non tutti riescono Apollini: molti ne riportano il lauro, ma pochi sono i Febi. Dalle scuole alcuni passano alla militia, altri imparano per tener la taverna, altri per essercitar la mercantia, altri escono dalla scuola Beccamorti o Sagrestani, o Contatori; altri finalmente misuratori di frumento e rusticani mietitori. E così non importa quello che tu t’impari, ma si bene il profitto che fai nelle cose che tu impari. E perché varia è la sorte di quei che imparano, diverso ancora è il lor profitto. A quelli manca l’ingegno, a questi il dinaro o l’industria; e così ne questi ne quelli diventano dotti. L’istesso quasi occorre nella scuola della Pazienza o per dir meglio nella scuola di Cristo. Diversa è qui la diligenza o la negligenza di quei che imparano, e di qui è che il profitto ancora è totalmente diverso. Nondimeno è bellissima cosa quella, e propria solamente di questa Scuola, che ognuno vi fa qualche profitto, eccetto quegli che non vuole. Qui vi è ingegno e dinari per tutti purchè lo scolaro porti seco un animo pronto e desideroso d’imparare. L’industria solamente qui può fare ogni cosa. E la peggior cosa che qui possa ritrovarsi è solamente non volere imparare. Ma che libri sanno qui di bisogno? E che volumi s’hanno da usare in questa Scuola? Fu lodevole usanza degli antichi, dare agli invitati una lista prima che si mettessero a tavola, o mandarla ancora loro sin alla casa, nella quale erano notate per ordine tutte le vivande che vi dovevano essere. Et avvisavano ciascuno dei convitati in questo modo. Haverete queste e queste imbandigioni e vi saranno portate tante e tali vivande, in tanto numero e con tale ordine. Perciò se vi fosse qualche cosa fra le prime vivande che non fosse così a proposito per il vostro stomaco, andate trattenendo l’appetito e conservate il luogo per le cose migliori. E così stimarono per cosa ben fatta, che si sapesse dai convitati ciò che lor dovea dare il Padre di famiglia. Non sarà di minor giovamento nella Scuola della Pazienza, il sapere con quali calamità e miserie sia solito Iddio esercitare i miseri mortali. E la prima cosa, che ha da fare il buon discepolo è il cercar di sapere che libri s’hanno da leggere. Giobbe da questi istessi affanni esercitato diceva: (Colui che giudica mi scriva il libro acciocché io me lo porti sopra le mie spalle). Desiderava questo santo, che se gli mettessero in una lista tutte le cose che havea da patire, essendo egli molto ben apparecchiato a portar volentieri questo peso. Adunque prima d’ogn’altra cosa facciamo questa, e riduciamo tutte le sorti d’afflitioni che comunemente si chiamano Croci e ridividiamole in alcune determinate classi.

§ Paragrafi