Historia della Sacra Real Maestà di Christina Alessandra Regina di Svetia/3

Libro terzo

../2 ../4 IncludiIntestazione 23 maggio 2009 25% letteratura

2 4


[p. 81 modifica]Libro terzo. All’avviso della partenza della Regina da Brusselles verso l’Italia, sono dal Pontefice dichiarati quattro Nuntij, per riceverla a confini dello stato Ecclesiastico. Sua Beatitudine gli spedisce Monsignor Luca Holstenio. Ella continua il suo viaggio per la Germania. L’Holstenio arriva in Inspruch, ove Sua Maestà è ricevuta Regiamente. Vi fa publicamente la professione della Fede Cattolica festeggiata con gran solennità. [p. 82 modifica]Si ferma ivi la Regina otto giorni. Parte da Inspruch sodisfattissima. Giunge a Trento, e da quel Principe Vescovo servita alla grande. Passa per lo stato Veneto, è ricevuta sul Mantovano da quel Duca con trattamenti Regij. Parte di là, e perviene nello stato Ecclesiastico.

Al primo avviso, ch’hebbe il Pontefice della partenza da Brusselles della Regina, Sua Santità alli sei di Ottobre, chiamò a sé Monsignor Luca Holstenio Protonotario Apostolico, Canonico di San Pietro, e Custode della Bibliotecha Vaticana, soggetto per dottrina, & eruditione molto insigne, Gentilhuomo della Città d’Hambourg. Gli communicò il pensiero, ch’haveva d’inviar la persona di lui, acciò assistesse alla professione della fede, ch’intendeva la Santità Sua dovesse esser fatta dalla Regina, prima che mettesse il piede in Italia, o almeno nello Stato Ecclesiastico. Gli ordinò per tanto, che si preparasse sollecitamente al viaggio, e doppo haver Sua Beatitudine dichiarati quattro Nuntij straordinarij, che la ricevessero a confini dello stato della Chiesa, i quali furono, Monsignor Annibale Bentivogli Arcivescovo di Tebe, Mons. Torreggiani Arcivescovo di Ravenna, Mons. Caraccioli Decano de Chierici di Camera, e Mons. Cesarini Chierico della medesima Camera soggetti di virtù, e di nobiltà eminenti, a questi [p. 83 modifica]furono consignate le instruttioni, e due Brevi, ogn’uno de quali serviva loro del tenore che segue. Venerabilibus Fratribus Annibali Thebarum, ac Lucæ Revennaten. Archiepiscopis, necnon dilectis filijs Magistris Innico Caracciolo, & Philippo Cesarino Cameræ Nostræ Apostolicæ Clericis. Alexander Papa VII Venerabiles Fratres, & dilecti filij salutem, & Apostolicam benedictionem, Spectata vestra in rebus gerendis prudentia, ac singularis in Nos, & Apostolicam Sedem fides, & devotio, aliaque virtutum merita generis nobilitati coniuncta, quibus Vos a Domino multipliciter ornatos novimus, in causa sunt, ut opera vestra in gravissimo munere libenter utamur, firma spe in Domino freti, Vos in illo obeundo expectationi vestræ cumulate responsuros. Itaque Vos Nostros, & Apostolicæ Sedis præfatæ Nuncios extraordinarios ad excipiendum nostro, & eiusdem Sedis nomine Charissimam in Christo filiam nostram Christinam Sveciæ Reginam Illustrem in suo ad hanc almam Urbem Nostram itinere Apostolica auctoritate tenore præsentium Creamus, Constituimus, & deputamus. In contrarium facientibus non obstantibus quibuscumque. Dat. Romæ apud Sanctam Mariam Maiorem sub Annulo Piscatoris, Die XXIX Octobris MDCLV Pontificatus Nostri Anno Primo.

Loco † Annuli Piscatoris. G. Gualterius

La sera delli 10 d’Ottobre furono consignati al medesimo Mons. Holstenio i Brevi, le lettere, e l’instruttione da Mons. Giulio Rospigliosi Arcivescovo di Tarso Secretario di Stato di Sua Santità. Uno de [p. 84 modifica]Brevi era per la Maestà della Regina, che sarà da noi a suo luogo registrato, gli altri per i Serenissimi Arciduca Carlo Ferdinando, Archiduchessa, per il Serenissimo Carlo Secondo Duca di Mantova, per il Principe Vescovo di Trento, e per il Vescovo di Bressanon. Alli 10 d’Ottobre partì dunque con ogni segretezza da Roma il sudetto Mons. Holstenio accompagnato per ordine del Papa dal Padre Malines Gesuita Religioso di molta habilità, e sopra tutto assai ben’informato de genij, sì della Regina, come della Corte di lei, per esser egli stato in Svetia come si disse, qualche tempo con particolar sodisfattione di Sua Maestà. Gionto alli 19 d’Ottobre a Bologna, hebbe avviso, che la Regina era gionta alli 6 in Francfort, onde dubitando, ch’ella non arrivasse prima di lui a Inspruch, risolse di spedir avanti sulle poste come fece il medesimo P. Malines acciò che in ogni caso supplicasse S. M. a volersi trattener in Inspruch sino all’arrivo di lui. Abboccatosi in Bologna col Card. Lomellino Legato gli consegnò il Breve del Papa del tenor seguente. Dilecto filio nostro S. R. E. Card. Lomellino Legato Bononiensi. Dilecte fili nostre salutem, & Apostolicam benedictione. Proficiscitur in Germaniam dilectus filius Lucas Hostenius Domesticus noster Prothonotarius Apostolicus Basilicæ S. Petri Canonicus, nostræque Vaticanæ Bibliothecæ Custos, ut negotia summi ponderis ad hanc Sanctam Sedem pertinentia nostro iussu exequatur. [p. 85 modifica]Tu si virum multiplici, solidaque doctrina clarum, nec minore pietate, ac fide nobis acceptum ita tractaveris, ut nihil ab humanitate tua desiderari amplius possit, rem feceris, & nostro in te amore, & tua in tales viros propensione dignissimam, tibique Apostolicam benedictionem impartimur. Datum Romæ apud Sanctam Mariam Maiorem sub Annulo Piscatoris die decima mensis Octobris Anno Domini 1655 Pontificatus Nostri Anno Primo. Natalis Rondininus. Si transferì poi a Mantova alli 21 senza trovarvi quel Serenissimo, il quale era passato a Casale; Visitò la medesima sera la Sereniss. Duchessa Maria nel Monasterio di Sant’Orsola, senza communicargli però l’affare, che lo portava in Germania; perché trovandosi S. A. circondata da molte Monache, e convenendogli parlar alto, per patire l’A. S. qualche difficoltà nell’udito, non poté notificarglilo, senza palesarlo a molt’altre persone presenti. Il Marchese Ottavio Gonzaga gli diede quivi una particolarissima relatione di quant’era passato in Francofort circa il viaggio della Regina, e della di lei comitiva, & egli ne spedì subito l’avviso a Roma, & a Card. Legati. Di là condottosi a Trento, il dì 24 fu a riverire il Principe Vescovo, presentandogli il Breve Apostolico, il contenuto del quale era Venerabilis fratri nostro Episcopo Tridentino. Alexander Papa VII Venerabilis frater salutem, & Apostolicam benedictionem. Plurima sunt in dilecto filio Luca Holstenio familiari nostro Prothonotario Apostolico, Basilicæ Sancti Petri Canonico, [p. 86 modifica]nostræque Vaticanæ Bibliothecæ custode, eximia virtus singularis eruditio, mores ornatissimi. His, cum a te ultro omnis humanitas, atque officium esset tribuendum, accessit quod eum de summis, maximisque negotijs acturum in Germaniam mittimus, quo nomine quidquid in Lucam præfatum contuleris, id a te huic Sanctæ Sedi, atque Ecclesiæ universæ, cuius ipse causam agit, impendetur. Tua modo interest sic in eo tractando te genere, ut neque pietas tua, neque erga egregium virum humanitas a nobis sit requirenda, ab e]]nostra erga te charitate plura accipies, qui etiam tibi Apostolicam benedictionem nostro nomine impartietur. Datum Romæ die 10 mensis Octobris anno Domini 1655 Pontificatus Nostri Anno Primo. Natalis Rondininus.

Gionto poscia alli 28 in Inspruch, la mattina seguente trattò col Conte Piccolomini Cavalier principale della Corte di S. A. e col Padre Christoforo Mendler Gesuita Confessore, per haver udienza dall’Arciduca, e l’hebbe la medesima sera; Gli presentò il Breve di Sua Beatitudine del seguente contenuto. Dilecto filio Nobili Viro Carolo Ferdinando Archiduci Austriæ. Alexander Papa VII Dilecte fili Nobilis Vir salutem, & Apostolicam benedictionem. Impulit Nos, quam nuper imposito Nobis oneri debemus Pastoralis sollicitudo, ut dilectum filium Lucam Holstenium Domesticum nostrum, Prothonotarium Apostolicum, Basilicæ Sancti Petri Canonicum, nostræque Vaticanæ Bibliothecæ Custodem, ad arduam rem, gravissimamque conficiendam in Germaniam mitteremus, Virum, in quo [p. 87 modifica]præter insignes litteras de Romanæ Ecclesiæ dignitate præclare meritas, egregiam fidem, ac probitatem, pari cum rerum agendarum peritia coniunctam hæc ætas suspicit. Instituto Nobilitatis Tuæ iniuria quodamodo fieret, si tecum pluribus ageremus, ut eum nostro te nomine salutantem benigne, humaniterque complectaris, cum assiduis documentis posteritatem erudias, nihil in avitæ gloriæ Patrimonio charius tibi esse laude suscepti eorum patrocinij, quos cum sua ipsorum virtus, tum virtutis amplissimum testimonium, Pontificia benevolentia commendat. Cæterum quo erga Nobilitatem Tuam studio flagremus, quamque impense rerum tuarum progressibus faveamus, ab eodem luculenter accipies. Tibique Apostolicam benedictionem peramanter elargimur. Datum Romæ apud Sanctam Mariam Maiorem sub Annulo Piscatoris die 10 Octobris 1655 Pontificatus Nostri Anno Primo. Natalis Rondininus. Quel Principe ricevé il Breve con grand’humiltà, & accolse Monsignore con singolar cortesia, ascoltandolo con molta attentione: Inteso, che hebbe il motivo della venuta di lui, e la funtione, che doveva fare in quel luogo per la solenne professione della Regina, restò ripieno di meraviglia, e d’allegrezza incomprensibile, che la Città di quella sua Residenza per ordine del Pontefice dovesse esser honorata con attione tanto conspicua, e gloriosa. Monsignor s’estese poi nell’assicurar S. A. del paterno affetto di Sua Beatitudine, e della confidenza, ch’haveva nella sua generosa pietà, insinuandogli esser soverchio, ch’esso gli spegasse il desiderio, e gusto di Sua Santità, [p. 88 modifica]intorno all’honorare quell’attione con qualche publica dimostratione d’allegrezza, mentre egli al suo arrivo trovava un apparecchio sì sontuoso per l’ingresso, e ricevimento di Sua Maestà.

Fu levato Monsignor dall’Hosteria, dov’era smontato; e condotto ad un appartamento destinatogli dentro ad un’altra casa servito dal Barone di Waitmanstorf uno de quattro Cappellani di S. A. Arciducale, e Commissario Generale delle miniere del Tirolo, che con altra servitù hebbe questa cura d’assisterlo con due Palafrenieri, & una Carrozza di Corte, fu trattato con ogni splendidezza, non mancando in tanto egli a tutto ciò, che conveniva ad un pontuale Ministro. Il giorno seguente stimò bene Monsignore di spedire il Padre Malines incontro alla Regina per esplorar i sentimenti di lei circa il modo, e la forma della professione della Religion Cattolica, che doveva far publicamente poiché né essa, né alcun altro sin all’hora sapeva che tale fusse la volontà del Pontefice. Andò il Padre, vidde la Regina, e’l Signor D. Antonio Pimentel, e ne riportò un’assoluta dispositione ad essequir con ogni pontualità gl’ordini di Sua Beatitudine.

La matina delli 31 Ottobre ricevé l’Holstenio per Corriero speditogli di Roma ordine espresso di procurar, che Sua Maestà ritardasse quanto più potesse il suo camino, per dar tempo di provedere le cose opportune al suo ricevimento volendo l’animo grande, e generoso del Papa, che seguisse nella forma più [p. 89 modifica]maestosa, & honorevole, che mai si potesse desiderare, e sopra tutto potessero i quattro Nuntij eletti a riceverla, e servirla nello stato Ecclesiastico mettersi all’ordine per il viaggio, e trovarsi a’ confini con quell’accompagnamento, e decoro, che richiedeva la qualità della carica, e della loro conditione.

Il doppo pranso hebbe il medesimo Monsignor Holstenio udienza dall’Arciduchessa Anna de Medici, e dall’Arciduca Sigismondo Francesco, a quali presentò i Brevi Pontificij del tenor, che segue. Dilecte in Christo filiæ Nobili Mulieri Archiducisse Austriæ. Alexander Papa VII Dilecta in Christo filia Nobilis Mulier salutem, & Apostolicam benedictionem. In mandatis, quæ dilecto filio Lucæ Holstenio Domestico nostro, Prothonotario Apostolico, Basilicæ Sancti Petri Canonico, & Bibliothecæ Vaticanæ Custodi dedimus occasione rerum maximarum, quas illi in Germania peragendas commisimus, præcipue habetur, ut Nobilitatem Tuam nostro nomine invisat, deque nostra in te propterea voluntate luculenter erudiat. Hanc significationem plurimi a te fieri, & nos constanter credimus, & Nobilitas Tua cumulatissime declarabit, si Virum egregia fide, ac probitate, omnibusque bonis artibus expolitum benigne exceperis, tuaque auctoritate ubi opus fuerit, officijsque tuebere. Quod ut præstes, etiam atque etiam a Nobilitate Tua petimus, cui Apostolicam benefictionem peramanter impartimur. Datum Romæ apud Sanctam Mariam Maiorem sub Annulo Piscatoris die 10 Octobris 1655 Pontificatus Nostri Anno Primo. E fu da loro [p. 90 modifica]accolto con tutte l’espressione più affettuose d’un riverente ossequio verso la Santa Sede, e di particolar veneratione verso Sua Santità. La sera de’ 30 Monsignor Holstenio havendo presentito, ch’il Baron Ghirardi primo Consigliere, e Ministro di S. A. pensava di abboccarsi con lui, stimò bene di prevenirlo, andando a visitarlo nelle di lui stanze a Palazzo, il detto Barone lo ricevé con gentilezza propria della nobiltà de’ suoi natali, accertandolo del contento, e giubilo, che sentiva ben grande Sua Altezza per la di lui venuta. Poi sentì più che volontieri, e con la dovuta attentione l’informatione, che Monsignore gli diede pienissima circa la condotta di questo importantissimo affare, del qual sin all’hora non haveva havuto inditio alcuno, isprimendosi, che veramente tutte le cose erano preparate in quei Stati, per honorare il solo passaggio della Regina, e però dispiaceva molto all’A. S. di non haver havuta qualche notitia del negotio della professione; poiché le comedie, e le feste non sarebbero state d’argomento profano, ma sacro, e corrispondente alla qualità della funtione. Il primo di Novembre fu celebrato l’officio Divino nella Chiesa Arciducale da un Abbate Mitriato, con l’intervento de’ Serenissimi, e di tutta la Corte, dove una musica isquisita fu soavemente accompagnata dal concerto, & armonia di trombe, timpani, e tamburi, così ben aggiustato, che come cosa nuova, e non più sentita, portò un sommo diletto alla curio[p. 91 modifica]sità. La Regina fu a sentirla ad una fenestra assai scoperta, e publica, e se ne chiamò molto contenta, & sodisfatta.

Il doppo pranso andò Monsignore a visitar Don Antonio Pimentel Ambasciatore di Spagna, e discorse lungamente seco sopra tutti li punti della sua commissione. L’Ambasciatore con cortesia, e prudenza propria d’un gran Ministro, e d’un compito Cavaliere rispose, che non vi sarebbe difficoltà, né circa la professione publica, in che consisteva la maggior premura di Monsignore, né circa il resto. L’Holstenio gli mostrò un esemplare della medesima professione fatto stampare a posta in Inspruch con caratteri grandi, acciò la Regina non havesse pena a leggerli, come pure gli communicò la formula dell’assolutione stampata, e le interlocutioni necessarie per questo atto. L’Ambasciatore lesse tutte le scritture, e prontamente le portò alla Regina, per consultarle con Sua Maestà, Ritornò poco doppo, e gli disse, che la Regina non vi trovava alcuna oppositione; anzi esser ella per esequir tutto ciò, che piacesse a Sua Santità si come riconosceva anche per favor singolare da Sua Beatitudine, che havesse mandata la persona di lui per questa funtione, e che lo vederebbe, e sentirebbe volentieri, offerendogli l’udienza in quell’istesso punto.

Si trovava all’hora Monsignor vestito in habito nero lungo, per differentiar questa visita da quella degl’Arciduchi, che haveva fatta vestito di pavonazzo; onde dimandò commodità d’un quarto d’hora [p. 92 modifica]

Historia della Regina di Suetia

per poter andarsene al suo alloggiamento, e mutar vestito, come fece; Così ritornato prestamente, fu subito introdotto avanti Sua Maestà la quale alla seconda riverenza, che gli fece l’Holstenio nel mezo della stanza tra la porta, & un tavolino, a cui la Regina stava appoggiata, Sua Maestà si fece incontro di lui, due, o tre passi, accogliendolo con riso, e sembiante allegro, e benigno.

Monsignore gli parlò in conformità della sua instruttione, & ella, doppo haver risposto alla congratulatione, & all’espressiva del paterno affetto di Sua Beatitudine, gli disse, che circa il negotio principale della professione già il Sig. Ambasciatore la doveva haver assicurato della sua prontezza a far tutte le cose, che per ordine di Sua Santità gli fussero commandate, e mostrandosi impatiente di esequirle quanto prima, determinò ella da sé il Mercordì seguente 3 di Novembre a detta fontione.

Doppo haver Sua Maestà risposto a capi propostigli da Monsignore, gli confirmò il gusto, che sentiva nel vedere la persona di lui inviatagli per questo effetto da Sua Beatitudine. Discorse seco con benigna affabilità, mostrandosi particolarmente informata delle conditioni, della elevata dottrina, e della singolar eruditione di lui nelle scienze. Parlò con molta lode, e con gran stima sopra le di lui virtuose fatiche tanto Sacre, quanto profane. Gli dimandò curiosamente de’ libri rari, che si conservavano nella Vaticana, degl’Huomini dotti in Roma, & in particolare de’ Cardinali, e Pre[p. 93 modifica]lati, dandosegli a conoscere per molto ben informata, così in generale, com’in particolare della Corte di Roma, passando anche a dirgli, che stimava sua buona fortuna di potersi valere d’un soggetto della sua qualità in Roma nel vedere le librarie, antichità. & altre cose curiose.

L’Holstenio gli presentò il Breve di Sua Santità del seguente tenore. Charissimæ in Christo filiæ nostræ Christinæ Sveciæ Reginæ Illustri. Alexander Papa VII Charissima in Christo filia nostra salutem, & Apostolicam benedictionem. Ubi primum allatum Nobis est, Maiestatem tuam apud Bruxellas Romanæ, hoc est Catholicæ, fidei integritatem, licet non palam, amplexam, e veterum errorum colluvione emersisse, novamque per Spiritum Sanctum creatam in ea esse Sapientiam, in quam nihil inquinatum incurrit, quantum gaudium ad intimum animi sensum permanaverit, nulla tanta est in verbis vis, & magnitudo, qua in exequi, aut exprimere dicendo possimus. Hanc sane multo maximam lætitiam, cui vix quicquam adijci posse videbatur, summopere auxit huc a Te institutum inter; ut Apostolorum trophæa, & Fidem Apostolico ore laudatam, Nosque, quos licet immeritos Petri, atque sui ipsius vice terris præesse Christus voluit, venereris. Qua in re non modo præclarissimorum Principum immortales laudes æquæbis, qui sibi gloriosum dux erunt, triumphales fasces, & lauream ad Piscatoris, Romanorumque Pontificum pedes deponere, verum etiam ab ipsa Urbe, recte sentiendi, docendique Magistra, hauries veræ, ac Cœlestis doctrinæ præ[p. 94 modifica]cepta. Quoniam tamen non sine aliqua eorum iactura, qui sibi inanem scientiæ induerunt, & apud semetipsos solum prudentes sunt, tantum lumen adhuc sub modio conditur, debet tandem excelso e loco omnibus prælucere, ut & illi per hæc exempla, & vestigia ingrediantur. Mittimus ad Maiestatem tuam dilectum filium Lucam Holstenium, Domesticum nostrum, & Prothonotarium Apostolicum, S. Petri Basilicæ Canonicum, & Vaticanæ nostræ Bibliothecæ Custodem, virum omnium litterarum eruditione, ac singulari pietate nobis eximie charum; qui tibi publice Catholicam Fidem ex veteri, & recepto Romanæ Ecclesiæ more profitenti adsit, & a quo pluribus nostræ erga te charitatis, voluptatisque perceptæ immensa plane vis explicetur. Certissimam autem in spem adducimur ab eomet, qui adeo misericorditer in te aperatus est salutem, nihil omissuram Maiestatem tuam, ut amplissimi huius beneficij se non indignam ostendat, summoque in hanc Sanctam Sedem obsequio, obnixaque obedientia omnibus testaturam, se Catholicam Fidem ardenter concupijsse, flagrantissimeque suscepisse. Ab eodem Luca, & paternam nostram amantissimam benedictionem, & plura in hanc sententiam accipiet Maiestas tua, cui a Deo felicitatem, atque ut eam, quam dextera sua mirabiliter in te fecit, virtutem confirmet, imprensissime precamur. Datum Romæ apud Sanctam Mariam Maiorem sub Annulo Piscatoris, die X Octobris 1655 Pontificatus Nostri Anno Primo. Natalis Rondininus.

Et essa lo ricevé con molta riverenza, e lo lesse subito tutto. Mostrò con un modesto rossore segni evidenti [p. 95 modifica]dell’allegrezza, che sentiva nel cuore, per le paterne, amorevoli espressioni di Sua Santità, apprendendo la Maestà, e la forza de’ sentimenti del Vicario di quel Christo, a cui essa haveva già donata la libertà di tutti i suoi pensieri, e de’ suoi affetti, e concluse, che n’havrebbe con sue lettere quanto prima rigratiata la Santità Sua. Il primo di Novembre cenò Sua Maestà privatamente, ma però servita da alcune Dame, che desiderarono tal honore, per loro consolatione. Fra questa vi erano la Principessa Maria Claudia Hundbissin, di Schaumbourg; che gli diede l’acqua alle mani; la Contessa Piccolomini Dama d’honore della picciola Arciduchessa, che gli diede la salvietta, La Principessa Catterina Contessa di Spaur, che servì di coppa, e di scalco; La Principessa Maria Fuggerin Contessa di Weisenhorh; La Principessa di Tricbenpach; la Principessa Maria Brigida Contessa di Artzh, la Principessa Marchesa Malaspina, e la Principessa Anna Teresia di Stoplar. Il Martedì fu Sua Maestà banchettata publicamente da Serenissimi Arciduchi con lautezza, e sontuosità regia. La Regina era in capo della tavola sola sotto un baldacchino, con un gran strato di terra; ambidue gli Arciduchi gli stavano nel lato destro, un poco però disgionti da Sua Maestà, ma sotto al medesimo baldacchino, l’Arciduchessa sola sul lato sinistro di rimpetto all’Arciduca, e l’Ambasciator di Spagna Pimentel dietro alli due Arciduchi. Il Marchese Lona[p. 96 modifica]ti, e’l Sig. Giorgio Olstein diedero l’acqua alle mani di Sua Maestà, L’Arciduca stesso gli porse la salvietta, prendendola dal Sig. di Veit Kunigt primo Gentilhuomo della sua Camera; il Baron Sigismondo di Welsberg Gentilhuomo della Camera di S. A. la servì di coppa, e’l Baron di Stahelbourg pur Gentilhuomo della Camera fece lo scalco.

Sua Maestà accompagnata da essi Serenissimi, e da tutta la Corte, andò doppo il pranzo al Palazzo chiamato d’Ambre fuori d’Inspruch, dove con molto gusto vidde una grandissima quantità di medaglie antiche d’oro, d’argento, e d’altri metalli raccolti dal già Arciduca Ferdinando, come anche molti libri antichi manuscritti, & altre belle curiosità, ch’ivi si conservano. In tanto Monsignor Holstenio attese ad ordinare le cose necessarie per la funtione del dì seguente. Instrusse il Notaro, il Maestro delle cerimonie, i Preti, & altri Chierici, che dovevano assistere tanto all’atto della professione, quanto alla Messa solenne, che Monsignor doveva cantare, affinché facendo ogn’uno la sua parte, caminasse la funtione, con ordine, quiete, e decoro, come seguì felicemente.

Volse la Regina, che quest’attione fosse quanto più si potesse publica, e cospicua al Mondo, e però in vece d’entrar in Chiesa per il corridore di dentro, deliberò d’andarvi per la strada publica, che passa tra l’uno, e l’altra; a tal fine si trovò la mattina la medesima strada coperta d’un gran tavolato, così per hono[p. 97 modifica]revolezza, come per commodità. La Regina vestita d’un habito di seta nera molto positivo, e senz’alcun ornamento, eccetto che di una Croce al petto composta di cinque belli, e ricchissimi diamanti; condotta dall’Arciduca, fu incontrata alla porta della Chiesa da una processione solenne di tutti i Preti, e Chierici Palatini, e da due Abbati Benedettini di quella Provincia, l’uno di Tagernsee, e l’altro di Marieberg, ambidue con la mitra, piviale, e baston pastorale. Dal primo gli fu data l’acqua benedetta, e dall’altro gli fu data a baciare una Croce bellissima di cristallo di monte. Seguitava dietro a gli Abbati Monsignor Holstenio, qual doppo una profonda riverenza fatta a Sua Maestà, & alli Serenissimi Arciduchi fece intuonare dall’uno de gli Abbati il Veni Creator Spiritus, che si cantò con eccellentissima musica. La Regina seguendo la processione entrò nel Choro della Chiesa, ove era preparata una Sedia con un inginocchiatore avanti coperto di broccato d’oro. Fu posto anche un cuscino di simil broccato su l’ultimo gradino dell’Altare a basso, & una sedia di velluto per Monsignore dirimpetto al corno dell’Epistola. Qui all’hora l’Holstenio si pose avanti alla Sedia, aspettando in piedi, sinché la Regina, gli Arciduchi, e tutti quei Cavalieri si fossero posti a sedere ne’ loro luoghi. Indi egli mirato da tutti con silentio, & attentione, cominciò ad esplicare ad alta voce la commissione datagli per Breve espresso da Sua Santità del seguente Tenore. Dilecto [p. 98 modifica]filio Lucæ Holstenio Presbytero Hamburgensi, Basilicæ Principis Apostolorum de Urbe Canonico, familiari, & continuo commensali nostro. Alexander Papa VII Dilecte fili, salutem, & Apostolicam benedictionem. Cum, sicut non sine spirituali animi nostri Lætitia accepimus, Christina Sveciæ Regina illustris ex parentibus hæreticis procreata, ac in hæresibus educata, & instructa, Divino numine illustrata, viaque veritatis agnita, easdem hæreses omnino deserere, & ad gremium Sanctæ Romanæ Ecclesiæ, benedicente Domino, redire desideret; Nos qui pro pastorali munere id unum præcipue curare tenemur, ut siquæ oves a veritatis semita aberrant, in viam salutis revocentur, de tua singulari pietate, prudentia, Religionis Catholicæ, & honoris domus Dei zelo plurimum in Domino confisi, motu proprio, ac ex certa scientia, & matura deliberatione nostra, deque Apostolicæ potestatis plenitudine, tibi eamdem Christinam Reginam, sive prævia abiuratione iudiciali, sive extraiudiciali, aut nulla abiuratione præcedente, sed loco abiurationis recepta tantum ab ea Fidei Catholicæ professione, iuxta articulos pridem a Sede Apostolica propositos, ab hæresibus huiusmodi, ac quibusuis excommunicationis, suspensionis, & interdicti, alijsque Ecclesiasticis sententijs, censuris, & pœnis per eam propterea quomodolibet incursis, iniuncta ei aliqua pœnitentia salutari, alijsque iniungendis, prout eiusdem Christinæ Reginæ animæ saluti expedire cognoveris, in utroque foro auctoritate nostra absolvendi, eamdemque Christinam Reginam in gremium eiusdem Sanctæ Romanæ Ecclesiæ recipiendi, & reconciliandi, adhibito aliquo [p. 99 modifica]ad prædictos actus Notario publico, tenore præsentium plenam, liberam, & amplam facultatem concedimus, & impartimur, Volentes, ut simplici tuæ attestationi, etiam nullis adhibitis testibus, accedente tamen tua subscriptione, plena, & omnimoda fides adhibeatur. Non obstantibus Apostolicis, ac in universalibus, provincialibusque, & Synodalibus Concilijs editis generalibus, vel specialibus Constitutionibus, decretis, uso, & stylo Tribunalis officij Sanctæ, & universalis Inquisitionis, cæterisque contrarijs quibuscumque. Datum Romæ apud Sanctam Mariam Maiorem sub Annulo Piscatoris die 10 Octobris 1655 Pontificatus Nostri Anno Primo. G. Gualterius.

Doppo di questo diede il Breve originale al Maestro delle cerimonie di S. A. ch’era il Sig.Carlo Pompeati Canonico della Catedrale di Trento soggetto insigne per nobiltà, e costumi, il quale lo lesse con voce alta, e sonora, e lo diede dipoi in mano del Notaro ivi presente. Mons. Holstenio soggiunse alcune parole latine, che principiavano, quamvis hæc res in publica luce &c. Si pose a sedere, e si coprì conforme all’instruttione; E qui all’hora fu portato avanti di lui il cuscino, che, com’habbiamo detto, fu posto all’ultimo gradino dell’Altare; la Regina condotta colà da gli Arciduchi, subito con molta franchezza vi s’inginocchiò sopra. Monsignor gli diede la formula della professione stampata dicendogli le seguenti parole: Hæc est solemnis, & consueta fidei Catholicæ profitendæ forma, qua Sancta Romana Ecclesia utitur, eam, Serenis[p. 100 modifica]sima Regina, hic coram me, & testibus, qui adsunt, clara, & distincta voce legat, & postea manu sua subscribat. E stando intorno a Sua Maestà ambedue quell’Altezze Arciducali, e’l Sig. D. Antonio Pimentel, come testimonij rogati, la Regina con voce chiara, alta, e distintissima lesse la professione, del tenore, che segue. Ego Christina firma fide credo, & profiteor omnia, & singula, quæ continentur in symbolo Fidei, quo Sancta Romana Ecclesia utitur, videlicet: Credo in unum Deum Patrem omnipotentem factorem Cœli, & terræ, visibilium omnium, & invisibilium: Et in unum Dominum Iesum Christum, filium Dei unigenitum, & ex Patre natum ante omnia sæcula: Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero: Genitum non factum consubstantialem Patri, per quem omnia facta sunt, qui propter nos homines, & propter nostram salutem descendit de Cœlis, & incarnatus est de Spiritu Sancto, ex Maria Virgine, & homo factus est: Crucifixus etiam pro Nobis, & sub Pontio Pilato, passus, & sepultus est: Et resurrexit tertia die secundum scripturas, & ascendit in Cœlum, sedet ad dexterem Patris: & iterum venturus est cum gloria iudicare vivos, & mortuos, cuius Regni non erit finis. Et in Spiritum Sanctum Dominum, & vivificantem, qui ex Patre, filioque procedit: qui cum Patre, & filio simul adoratur, & conglorificatur, qui locutus est per Prophetas: & unam Sanctam Catholicam, & Apostolicam Ecclesiam: Confiteor unum Baptisma in remissionem peccatorum: & expecto resurrectionem mortuorum, & vitam venturi sæculi, Amen. Apostolicas, [p. 101 modifica]& Ecclesiasticas traditiones, reliquasque eiusdem Ecclesiæ observationes, & constitutiones firmissime admitto, & amplector. Item Sacram scripturam iuxta eum sensum, quem tenuit, & tenet Sancta Mater Ecclesia, cuius est iudicare de vero sensu, & interpretatione Sacrarum Scripturarum, admitto: nec eam unquam nisi iuxta unanimem consensum Patrum accipiam, & interpretabor. Profiteor quoque septem esse vere, & proprie Sacramenta novæ legis a Iesu Christo Domino nostro instituta, atque ad salutem humani generis, licet non omnia singulis necessaria, scilicet Baptismum, Confirmationem, Eucharistiam, Pœnitentiam, Extremam unctionem, Ordinem, & Matrimonium, illaque gratiam conferre, & ex his Baptismum, Confirmationem, & Ordinem sine sacrilegio reiterari non posse. Receptos quoque, & approbatos Ecclesiæ Catholicæ ritus in supradictorum Sacramentorum solemni administratione recipio, & admitto: Omnia, & singula, quæ de peccato originali, & de iustificatione in Sacrosancta Tridentina Synodo difinita, & declarata fuerunt, amplector, & recipio Profiteor pariter in Missa offerri Deo verum, proprium, & propitiatorium sacrificum pro vivis, & defunctis: atque in Sanctissimo Eucharistiæ Sacramento esse vere, realiter, & substantialiter corpus, & sanguinem, una cum anima, & divinitate Domini nostri Iesu Christi, fideique conversionem totius substantiæ panis in corpus, & totius substantiæ vini in sanguinem, quam conversionem Catholica Ecclesia transubstantiationem appellat. Fateor etiam sub altera tantum specie totum, atque integrum Christum, verumque Sacramentum sumi. [p. 102 modifica]Constanter teneo Purgatorium esse, animasque ibi detentas fidelium suffragijs iuvari: Similiter, & Sanctos una cum Christo regnantes, venerandos, atque invocandos esse, eosque orationes Deo pro nobis offerre, atque eorum reliquias esse venerandas. Firmissime affero, imagines Christi, ac Deiparæ Virginis, necnon aliorum Sanctorum habendas, & retinendas esse, atque eis debitum honorem, ac venerationem impertiendam: Indulgentiarum etiam potestatem a Christo in Ecclesia relictam fuisse, illarumque usum Christiano Populo maxime salutarem esse affirmo: Sanctam Catholicam, & Apostolicam Romanam Ecclesiam, omnium Ecclesiarum matrem, & magistram agnosco: Romanoque Pontifici, B. Petri Apostolorum Principis successori, ac Iesu Christi Vicario, veram obedientiam spondeo, ac iuro: Cætera item omnia a Sacris Canonibus, & Oecumenicis Concilijs, ac præcipue a Sacrosancta Tridentina Synodo tradita, definita, & declarata indubitanter recipio, atque profiteor simulque contraria, atque hæreses quascumque ab Ecclesia damnata, & reiectas, & anathematizata ego pariter damno, reijcio, & anathematizo. Hanc veram Catholicam Fidem, extra quam nemo salvus esse potest, quam in præsenti sponte profiteor, & veraciter teneo, eamdem integram, & inviolatam usque ad extremum vitæ Spiritum constantissime Deo adiuvante, retinere, & confiteri, atque a meis subditis, vel illis, quorum cura ad me in munere meo spectabis, teneri, doceri, & prædicari, quantum in me erit curaturam, Ego eadem Christina spondeo, voveo, ac iuro: sic me Deus adiuvet, & hæc Sancta Dei Evangelia. Chri[p. 103 modifica]stina. Lesse Sua Maestà la detta professione, con tanta espressiva, che tutti rimasero non meno attoniti, che compunti di risolutione tanto heroica, e qui fu osservato, che ad ogni nuovo periodo, o particella della medesima scrittura, alzando Sua Maestà il capo, e fissando gli occhi in faccia di Monsignore, mostrava con la franchezza delle sue pupille, con qual risolutione, & affetto operasse il cuore; onde quest’atto generoso, intenerì in guisa tale gli animi degli Astanti, che dagli occhi di molti uscirono per tenerezza copiosamente le lagrime. Lo stesso Monsignore non senza fatica, e violenza le puoté trattenere, pensando fra tanto da qual tenerezza sarebbe stato commosso l’animo di Sua Beatitudine, se havesse veduta quell’attione, la più nobile, e la più memorabile di quante si potessero veder nel mondo.

Terminata la professione, e prestato il giuramento in essa contenuto, si levò Monsignore in piedi, e recitò li seguenti versetti, & orationi. Domine Deus virtutum converte nos. Et ostende faciem tuam, & salvi erimus. Exurge Christe, adiuva nos. Et libera nos propter nomen tuum. Fiat misericordia tua Domine super nos. Sicut speravimus in te. Domine exaudi orationem meam. Et clamor meus ad te veniat. Dominus Vobiscum. Et cum Spirito tuo. Oremus. Deus, qui errantibus, ut in viam possint redire Iustitiæ, veritatis tuæ lumen ostendis: da cunctis, qui Christiana professione censentur, ut illa respuere, quæ huic inimica sunt nomini, & ea corrigis, & dispersa congregas, & congregata [p. 104 modifica]conservas: quæsumus super populum Christianum tuæ unionis gratiam clementer infunde, ut divisione reiecta, vero Pastori Ecclesiæ tuæ se uniens, tibi digne valeat famulari. Omnipotens sempiterne Deus, hanc ovem tuam de faucibus lupi tua virtute subtractam, paterna recipe pietate, & gregi tuo pia benignitate reforma: ne de tuæ familiæ damno inimicus exultet, sed de conversione, & liberatione eius Ecclesia tua, ut pia mater, de filia reperta gratuletur. Deus, qui hominem ad imaginem tuam conditum misericorditer reparas, quem mirabiliter creasti, respice propitius super hanc famulam tuam, & quod illi ignorantiæ cæcitate hostili, & diabolica fraude surreptum est, indulgentia tuæ pietatis ignoscat, & absolvat, ut Sanctæ tuæ Ecclesiæ recepta veritatis tuæ communione, uniatur. Per Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum qui tecum vivit, & regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Ritornò poscia a sedere, & a coprirsi, dandogli l’assolutione nella forma, che segue dicendo. Parcat tibi Deus, & ab omnibus peccatis tuis te absolvat, & ad vitam perducat æternam. Et ego auctoritate Apostolica, qua hac in parte ex speciali commissione Sanctissimi Domini Nostri Alexandri Papæ VII fungor, absolvo te ab omni vinculo excommunicationis, & interdicti, alijsque Ecclesiasticis sententijs, censuris, & pœnis quomodolibet incursis, & in gremium Sanctæ Matris Ecclesiæ Catholicæ Romanæ te recipio, & Sacrosanctis eiusdem Sacramentis, & communioni, atque unitati fidelium restituo, in nomine Patris, et Filij, & Spiritus Sancti. Amen. [p. 105 modifica]Doppo questo tornò di nuovo a rizzarsi, e gli diede la benedittione, dicendo le seguenti parole, Confirma hoc Deus, quod operatus est in nobis. A tempo sancto tuo, quod est in Hierusalem. Ecce sic benedicetur homo, qui timet Dominum. Benedicat te Dominus ex Sion. Qui fecit Cœlum, & terram. Benedictio Dei omnipotentis, Patris, & Filij, & Spiritus sancti descendat super te, & maneat semper. Amen. All’hora si levò la Regina in piedi, e fu collo stesso accompagnamento di quell’Altezze ricondotta al suo primo posto, dove portatosi Monsignore, con atto di profonda humiltà, si congratulò con la Maestà sua, e fece incontinente cantare il Salmo: Iubilate Deo omnis terra &c. con musica di voci isquisite, d’organi, trombetti, timpani, e tamburri. E mentre il medesimo Prelato passato nella Sagrestia si preparava per cantar la messa solenne, il Padre Staudacher Gesuita, Predicatore dell’Arciduca, fece una Predica in lingua Alemanna, così elegante, dotta, e sì bene adattata a quell’attione, che rapì gli affetti, e l’applauso di tutti.

Doppo la Messa celebrata con ogni maggior solennità, si fermò Monsignore sull’ultimo gradino dell’Altare, & intuonò il Te Deum, che fu cantato coll’istessa armonia, accompagnato dallo sparo di più di cinquanta pezzi d’artiglieria,di molti mortaletti, e d’infiniti moschetti, come pure dal suono festivo di tutte le campane. La Messa fu detta all’usanza Romana, come si fa in S. Pietro, e tutti ne restarono sodisfatti. Il giorno seguente spedì poi Monsigno[p. 106 modifica]re l’avviso a Roma di tutto ciò, ch’era succeduto.

La Regina scrisse al Papa, e consegnò all’Holstenio la lettera, in cui dando parte a Sua Santità di quanto haveva fatto, se gli dichiarava obedientissima figlia, con concetti di molto ossequio, e di grandissima riverenza.

Queste lettere, & altre ancora scritte dal medesimo Holstenio a Legati, & a Nuntij con avviso del tutto, e con un calcolo, che la Regina sarebbe gionta alli 22 Novembre in Ferrara, furono alli 5 del medesimo mese di Novembre, spedite per un Corriere straordinario, che venendo di Polonia, passava in diligenza alla volta di Roma. Ne’ discorsi tenuti dal Holstenio con la Regina sopra la di lei riconciliatione con la Chiesa Cattolica, motivando egli, che dalla professione della Fede, si doveva passare al Sacramento della Confirmatione, e da questi all’altro della Santissima Eucaristia, disse Sua Maestà, che il desiderio suo era di communicarsi la prima volta in publico per mano di Sua Beatitudine medesima, e richiedendogli diverse particolarità circa la confirmatione, soggionse haver inteso, ch’era lecito in tal funtione di mutarsi il nome, o di aggiongerne qualch’altro al primo, che però ella havrebbe volentieri aggionto al suo di Christina quello d’Alessandra in honore di Sua Santità. Monsignor gli rispose, che lo stesso Pontefice all’arrivo di lei a Roma la consigliarebbe assi meglio d’ogn’altro.

La sera del giorno, in cui la Regina fece la profes[p. 107 modifica]sione, fu solennizata da varij fuochi d’allegrezze, suono di campane, e d’artiglierie, e da una nobilissima, e bellissima opera rappresentata in musica, con sontuoso apparato di macchine, e di Scene, che riuscì a meraviglia dilettevole.

Si rappresentò pur anche la notte susseguente un’altra opera in musica chiamata l’Argia, Dramma musicale, con prospettive di Scene ammirabili, e di straordinaria curiosità. I vestiti de recitanti eran nobilissimi, e sontuosi al maggior segno, la musica isquisita, non havendo S. A. Arciducale risparmiata, né diligenza, né spesa, per haver i più celebri virtuosi dell’Italia. Durò sei hore continue, e fu goduta da Sua Maestà, e da tutti gli astanti con attentissimo gusto.

Gli altri tre giorni, che si fermò Sua Maestà in Inspruch, fu sempre trattenuta da virtuose ricreationi, e l’una, e l’altra dell’opere sudette fu replicata; poiché non essendo mai compito il gusto, sin che lascia luogo al desiderio, vedevansi la Regina, e tutti gli altri non ancora satolli di quel piacere. Il giorno avanti alla partenza intimata per gli 8 di Novembre, Monsignor Holstenio visitò il Conte Raimondo Montecuccoli inviato dell’Imperatore, non solo per assistere alla professione, ma per servir la Regina sin a Roma, e fu accolto con grande dimostratione di stima dalla gentilezza di questo Cavaliere.

La mattina dunque degl’8 i Serenissimi Arciduchi, e’l Pimentel Ambasciator di Spagna unitamente col Holstenio sottoscrissero quattro copie dell’origi[p. 108 modifica]nale della sudetta professione, già firmato di pugno proprio della Regina; acciò che ne restassero uno in mano di Sua Maestà, uno nell’Archivio di Inspruch, uno per l’Archivio della Biblioteca Vaticana, e l’altro per mandarlo al Papa. La firma, e le sottoscrittioni sotto la soprascritta professione erano queste, Christina. Ferdinandus Carolus Archidux Austriæ testis adfui, & subscripsi. Sigismundus Franciscus Archidux Austriæ Episcopus Augustanus, & Gorcensis testis adfui, & subscripsi. Don Antonius Pimentel de Prado Catholici Regis Legatus testis fui, & subriscripsi. Lucas Holstenius Basilicæ Sancti Petri Canonicus hanc professionem excepi, & subscripsi: quali furono poi anche autenticate col rogito di publico Notaro, e con la legalità dell’Archivio Arciducale nella forma, che segue. In Christi nomine Amen. Anno ab eiusdem salutifera Incarnatione millesimo sexcentesimo quinquagesimo quinto, Indictione vero octava, die tertia mensis Novembris, Pontificatus autem Sanctissimi in Christo Patris, ac Domini Nostri Domini Alexandri Divina Providentia Papæ Septimi anno primo. Oeniponte, vulgo Inspruch, Diœcesis Brixinensis, circa meridiem, in Ecclesia Archiducali Sanctæ Crucis, ante Altare maius, Ibidem personaliter constituta Serenissima D. D. Christina nata Regina Sveciæ &c. hanc subscriptam Catholicæ Fidei professionem sponte, & animo bene deliberato, genuflexa, claraque voce, coram suprascriptis testibus ad præmissa rogatis in facie Ecclesiæ, tactis sacrosanctis Evengelijs emisit. Qua professione Fidei peracta, prælaudata Serenissima D. [p. 109 modifica]D. Regina, & Illustrissimus, ac Reverendissimus D. Lucas Holstenius Canonicus Basilicæ Principis Apostolorum de Urbe, & Sanctissimi D. D. nostri familiaris, & continuus Commensalis, me Notarium infrascriptum gratiosissime requisiverunt, ut unum, vel plura Instrumenta publica ad perpetuam rei memoriam desuper conficerem. Et quia ego infranominatus Notarius publicus Fidei Catholicæ professioni a Serenissima D. D. Christina &c. ad manus præfati Illustrissimi, & Reverendissimi D. Holstenij, nomine, & vice Romanæ Sedis Apostolicæ, secundum præscriptum ritum Sacri Concilij Tridentini, vigore Delegationis Apostolicæ recipientis, palam emissæ, una cum testibus interfui, eamque simul, atque subscriptiones ita fieri vidi, & audivi. Ideo in fidem hoc præsens instrumentum publicum exinde confeci, scripsi, propria manu subscripsi, publicavi, & notariatus segno meo solito requisitus corroboravi. Actum ut supra. Nicolaus Zerzer Archiducalis Consiliarius, Secretarius, & Auctoritate Pontificia, atque Imperiali Notarius publicus. Nos N. N. Serenissimi Principis Ferdinandi Caroli Archiduci Austriæ &c. Præses, Cancellarius, Regentes, & Consiliarij Superioris Austriæ Provinciarum attestamur, supranominatum Nicolaum Zerzer, tam Archiducalem Consiliarium, quam Regiminis Superioris Austriæ Provinciarum Secretarium, ac legalem, & authenticum esse Notarium, uti præmissum, ac proinde illius scripturis, & instrumentis publicis in Iudicijs, & extra, hic, & ubique plenam, & indubitatam adhiberi posse, ac debere fidem. In cuius rei testimonium præsentes sigillo [p. 110 modifica]Archiducali communiri iussimus. Actum Oeniponti die octava mensis Novembris anno 1655 Ioannes Christophorus Castner de Castenstein Archiducalis Consiliarius, & Archivij Præpositus. Stando Sua Maestà in Inspruch stimò bene di scriver l’infrascritta lettere al Re di Svetia, il cui contenuto diceva.

Monsieur mon Frere

Ie suis heureusement arrive icy, ou I’ay trouvè la permission, & l’ordre de Sa Sainctetè, de me declarer ce que ie suis il ya long temps. Ie me suis estime heureure de lui obeir, & ay preferez cette gloire a celle de regner sur ces puissantes Estas, que vous possedes. Vous debuez aymer cette action, quand mesme vous croires, que I ay mal choisi, puis qu’elle vous est si utile, e si glorieuse. Ie vous proteste pourtant, que ie n’ay point changè le sentimens d’amitie que I ay tousiours eu pour vous, ny l’amour, que ie doibs à la Suede, Ie la conserverez aultant que ma vie, & ie serez tousiours

Monsieur mon Frere Inspruch 4 Novemb. 1655 Voustre tres affectione Soeur, & Amie Christine [p. 111 modifica]

Signor mio Fratello Io sono arrivata qui felicemente, e vi ho trovata la licenza, e gli oridni di Sua Santità, per dichiararmi quella, che sono da un pezzo in qua. Mi reputo fortunata in obedirgli, & ho anteposta questa gloria a quella di regnare sopra cotesti potenti Stati, che voi possedete. Vi deve esser cara questa mia rissolutione, quando anche non la credeste buona, mentre ella vi è tanto utile, e gloriosa. Vi protesto però, che non ho punto cambiati i sentimenti d’amicitia, che tenirò sempre per voi, ne l’affetto che devo alla Svetia, e conserverò il tutto sin che viverò, e sarò eternamente

Signor mio fratello A dì 4 Novembre 1655 Vostra affettionatiss. Sorella, & Amica Christina

Due hore doppo pranso partì la Regina con tutta la sua Corte da Inspruch, accompagnata da quelle Altezze un pezzo avanti, e servita dal Baron di Freiberg con tutti gli officiali, e servitù medesima, che gli andò incontro, essendo generosamente sempre spesata sino a gli ultimi confini dello Stato di quel Principe. [p. 112 modifica]La sera medesima, che la Regina partì da Inspruch, spedì l’Holstenio un Corriere al Cardinal Legato di Ferrara, avisandolo dell’incaminamento di S. Maestà a quella volta, e gli motivò di tener per sicuro, che dovesse giongere nello Stato Ecclesiastico per li 22 seguente: Egli in tanto si fermò in Inspruch, per dar perfettione all’Instrumento publico dell’atto della professione ne’ rogiti del Notaro; e qui per tal occorrenza necessitato di aspettare sin doppo il mezo giorno del dì seguente, anch’egli partì poi, e sopragionse la Regina nel punto stesso, che stava per uscir del Stersen il doppo pranzo delli 10. La notte degl’8 stette Sua Maestà a Motera Borgo piccolo del Tirolo tra Inspruch, e’l Monte Prainer, e la matina seguente gionsero colà da Inspruch il Baron Gio: Giorgio Chinig Gentilhuomo della Camera dell’Arciduca, e’l Conte Francesco di Lodrone Gentilhuomo di quella del Principe Sigismondo, per visitar Sua Maestà a nome de’ loro Padroni, intender la buona salute di lei, augurarli felice il proseguimento del viaggio, e vedere, s’alcuna cosa mancasse; complimenti soliti farsi da principi tra di loro in casi simili. La Regina spedì subito il Signor di Lilliecron Gentilhuomo della sua Camera in Inspruch a render il complimento a quell’Altezze, e d’indi seguitò il viaggio andando la sera a Stersen Terricciuola situata poco disgionta dalla sudetta montagna del Prainer nel largo spatio d’una fertil campagna, chiusa d’ogn’intorno da monti altissimi. [p. 113 modifica]

Da Stersen andò Sua Maestà a Bressanon. Monsignor Antonio Crocino Vescovo, e Principe di questa Città, venne ad incontrarla con nobilissimo corteggio, e quella notte alloggiolla con ogni magnificenza. Il giorno seguente degl’11 doppo haver pransato a Colmar, luogo a meza strada, gionse Sua Maestà la sera a Bolgiano Terra grossa tra quelle montagne nel più spatioso della campagna, dove l’Adige chiarissimo fiume reso navigabile porta con precipitoso corso tutte le mercanzie, che dalle nobilissime fiere solite farsi ivi quattro volte l’anno si dispacciano per l’Italia.

Poco prima, che si arrivasse a Bolgiano, capitò all’Holstein un Corriere spedito dal Legato di Ferrara, e da i Nuntij, per haver certezza della strada, per la quale Sua Maestà fosse per entrare nel Ferrarese, cioè se per lo Stato Veneto, o pure per quello di Mantova; ma non potendosi rispondere sopra di ciò cosa alcuna, per non essersi i Venetiani dichiarati ancora per qual luogo volessero concedere il passo, si ritenne il Corriero, sinché sopragiongesse la risolutione.

Erano già partiti di Roma i quattro Nuntij, colli Signori Fulvio Servanzij uno de’ Mastri delle Cerimonie, e Nunziato Baldocci uno pure delli Computisti della Camera Apostolica, e con grossa comitiva di servitù, e bagaglio corrispondente al decoro della loro carica, tirando a commode giornate per l’Umbria, Marca, e Romagna, erano pervenuti a Ferrara. [p. 114 modifica]Fece Sua Santità scielta di questo Ministro Camerale, acciò che con la sua intelligenza, & integrità assistesse alle spese degli alloggi, che si dovevano fare a conto della Camera, e facesse caminare, come veramente sotto le direttioni di lui caminarono le cose sempre con ogni buon ordine. Anzi perché Sua Beatitudine haveva premura grandissima, che tutto si facesse con ogni splendidezza, & pontualità, la Santità Sua con un Chirografo diretto a Monsignor Franzone Tesorier Generale, ordinò sotto li 23 Ottobre di quell’anno 1655 ch’al medesimo Baldocci si facessero pagare senza limitatione alcuna tutti i danari, che bisognassero, & allo stesso Baldocci diede pure auttorità di poter da sé solo saldar i conti senza la solita Congregatione de’ Conti.

E perché la carica di Computista della Camera, è un officio molto importante; in assenza del sudetto Sig. Nuntiato Baldocci, restò alla funtione il Sig. Giovanni suo fratello, soggetto, che haveva dati honorati, e degni saggi della sua esperienza nell’impiego di Computista delle Soldatesche Pontificie nell’assedio di Castro, & in Dalmatia in quello di Collaterale delle Soldatesche, che militavano per la Serenissima Republica di Venetia contro il Turco, dove stette quattro anni, esercitando in oltre due anni anche la carica di Pagatore in mancanza di quello, che vi era.

Il detto Baldocci, come ministro ripieno di zelo verso il buon servitio di Sua Santità, gionto a Civita [p. 115 modifica]Castellana, prese la posta, e passò in diligenza ad abboccarsi con tutti li Legati, e Governatori de’ luoghi destinati per gli alloggi, presentando loro il sopradetto Chirografo Pontificio, & insieme le lettere della Segretaria di Stato, e di Monsignor Tesoriere Generale, col lasciar per tutto danari, secondo il bisogno, soggiongendo anche in voce ciò, che per ben far un negotio simile gli pareva proprio, & intieramente aggiustato all’intentione del Pontefice, e così fece sino a Ferrara, dove gionse sei giorni prima dell’arrivo de i Nuntij, & in tempo appunto, che non s’haveva ancor avviso, che la Regina fosse partita d’Inspruch; onde il tempo servì commodamente ad aggiustar tutte le cose per il di lei ricevimento. Gionse pur anche opportunamente a Ferrara la Carrozza mandata da Sua Santitià, la lettica, seggietta con gli Proveditori de’ Quartieri, el’ Floriere per apparar le stanze con due letti superbi, & uniformi con sedie simili, affinché Sua Maestà in tutt’il viaggio dormisse sempre ne’ suoi soliti letti, e che l’uno potesse passare avanti all’altro alloggio; il Baldacchino, e stratto, e molt’altre cose mandate da Roma, sin la tavola da mangiare, il fornimento dorato di credenza, con diversi altri officiali tutti subordinati al commando del Baldocci. Mentre si tratteneva la Regina in Inspruch, capitò ivi il Barone Gio. Giorgio di Fermiano, Cavalier molto habile, e spiritoso, spedito dal Principe Carlo Emanuel Madruzzi Vescovo di Trento, e Conte di [p. 116 modifica]Chiullant, per invitarla in quella Città, come fece, con espressioni d’ossequio, e riverenza. Sua Maestà mostrando di gradir l’officio, con il solito della sua humanità rispose, che gli era stato prescritto il transito dalla Republica di Venetia con espressa conditione di non fermarsi né in Trento, né in Roveredo, e perciò non poteva ricever l’honore dell’invito.

Il Barone avvisò subito il Principe del tutto; ma essendo questo Signore sommamente desideroso di servirla ne’ suoi stati, rispedì senza dimora una staffetta con lettere all’Ambasciator Pimentel, a Don Antonio della Cueva, al Conte Montecuccoli, & a Monsignor Holstenio, pregandoli interporre l’efficacia de’ loro officij con Sua Maestà per ottenere la risolutione tanto da lui bramata intorno a tal alloggio in Trento, mentre il supposto della peste era alieno dal vero, godendovisi intiera salute.

Questi Signori s’impiegarono unitamente per servir al desiderio di detto Principe, e’l medesimo Barone di Fermiano hebbe cortese audienza dalla Regina in Bolgiano, dove invitolla di nuova, riportando da Sua Maestà, ch’essa su la confidenza, che si prometteva di poter havere nell’amorevolezza del Principe Vescovo, quando non fosse stata invitata da lui, si sarebbe invitata da sé medesima; ma che le sopraccennate oppositioni gli cagionavano con suo gran dispiacere l’intoppo, restava nondimeno molto tenuta alla cortesia del Principe; il Barone l’avvisò di tutto, & [p. 117 modifica]egli persistendo più che mai nelle sue cortesi premure, né comportando l’angustia del tempo lo spedir a Venetia, scrisse in continente alli Rettori di Verona, per haver licenza di poterla alloggiare in Trento. In tanto però dubitando quel Principe di non haver da Verona risposta favorevole, o se pur favorevole, troppo tarda, ordinò di nuovo al sudetto Barone, che procurasse, quando non potesse haver l’honore di ricever in Trento S. Maestà, ch’ella si degnasse almeno di gradir qualche rinfresco nella Terra del Lavis ultima della Diocese Trentina, e che divide i confini dell’Italia da quelli della Germania. Il Barone eseguì il tutto con officij efficacissimi, e la Regina si degno di accettar l’oblatione. Partita la Regina da Bolgiano alli 13 stette quella notte a Egna, terra pochi anni prima con un altro luogo chiamato Salorno comperata dal Sig. Zenobi di Verona Nobile Venetiano. Gionse quivi un Corriere del Duca di Mantova con lettere, ch’invitavano Sua Maestà in quella Città. Haveva S. A. spedito al medesimo effetto il Marchese Andreasi Capitano della sua guardia; ma per esser i passi chiusi, era egli stato costretto a fermarsi a Volargna Villaggio del Veronese poco distante della Chiusa, ch’è un posto stretto, e forte, guardato da continua guarnigione di Soldatesca; e se bene ricusò la Regina l’invito, scusandosi di non poter levarsi di strada, mentre andava a dirittura a Roma, oltre che non era ancor certa, per dove [p. 118 modifica]i Venetiani gli concedessero il passo. Si riservò nondimeno di ricever il favore in caso, che per avventura havesse dovuto transitare per gli stati di S. A.

Alli 14 si trovò Sua Maestà al Lavis prima delle 15 hore, e qui a nome del medesimo Principe di Trento fu di nuovo invitata a fermarsi almeno a pranso in quella Città, già che s’era havuta licenza da Verona di potervela ricevere: Risolse dunque la Regina d’accettar l’invito, e restò d’esser la mattina seguente a Messa nella Chiesa Catedrale, & a pranso nel Palazzo Madruzzo fuori della Città un tiro di moschetto, luogo amenissimo chiamato Belvedere. Eran quattro hore di notte, quando seguì tal deliberatione; onde ne fu immediatamente spedito l’avviso al Principe, il quale intesa con indicibile suo contento nuova così felice, fece far subito tutti li preparamenti adeguati a ricever degnamente una sì gran Principessa. In tanto al Lavis fu Sua Maestà regalata d’un rinfresco nobilissimo, e copiosissimo. Consisteva egli in una grandissima, e perfettissima quantità di conditi, confetture, paste di Genova, Salvaticine così volatili, come quadrupedi, pollami, pesci di mare, e d’acque dolci di straordinaria grandezza, & in fine di frutti, & herbaggi d’ogni sorte eccellentissimi. Non vi fu alcuno, che non tramischiasse la lode con la meraviglia di cos’ magnifico, e splendido regalo. La Regina lo gradì, e l’osservò con particolar [p. 119 modifica]gusto, dimostrandosi molto obligata alla generosità del Principe, & altrettanto ammirata dalla pontualità, e del buon ordine, col quale spiccava la di lui perfettione, & isquisitezza. E’ il Lavis una picciola Terra aperta situata nel piano tra la gola di quelle altissime montagne, bagnata dal fiume Lavis da cui ella prende il nome, che scendendo da quelle Alpi in una angusta valle sula mano sinistra, con precipitoso corso si va ad unire al fiume Adige, qual fende tutto il lungo di quel piano sempre navigabile poco di sotto da Bolgiano sin’al mare, con il che si trafica grossamente d’Alemagna in Italia. Sopra questo fiume Lavis sta un gran ponte tutto coperto, & assai lungo, e qui suol star una guardia, per riscuoter da passaggieri certo picciolo tributo, che si chiama il passaggio. E’ questa Terra sottoposta al Principato di Trento, e qui terminano i confini dell’Italia con la Germania, poiché d’indi avanti, si comincia a parlar Tedesco. Sta discosto dalla Città sudetta di Trento tre leghe di Germania, e per il continuo concorso della gente, e di mercantie, che transitano per quella è ripiena di popolo, e di habitazioni molto commode, con molte famiglie ricche, e dalla industria rese assai avantaggiate, come sono quasi per tutto quel paese del Tirolo, dove benché il sito sia molto circonscritto, e sterile, si trovan nondimeno tutte le cose, che fanno di mestiere al vito humano, e di carnaggioni, e salvaticini, che vi sono in abbondanza, & in tutta ec[p. 120 modifica]cellenza, con esercitij nobilissimi della caccia, molto proprij, & adecquati al godimento di quelli, che se ne dilettano.

[[Nota: questa sezione non compare nell'edizione da cui è tratto il testo proofread

Passau col famoso fiume Danubio, che dall’altra parte se ne passa tra la Svevia, e la Baviera, e traversando giù tutte le Austrie, l’Ungaria, e poscia diverse Provincie dell’Imperio Ottomano, tributa le sue acque al mare presso d’Andrinopoli. La notte riposò a Seefelt Monastero famoso, la matina seguente si portò a Zierle picciola Città situata su l’Inn, distante da Inspruch due leghe. Qui venne l’Arciduca col fratello privatamente a visitarla, e doppo i complimenti passati con reciproca dimostrazione di affetto, e di stima, ritornosene S. A. in Inspruch, facendo in tanto apparecchiare tutte le cose, per il solenne ricevimento di Sua Maestà, che dovevasi fare il giorno seguente, come seguì. Fu incontrata la Regina da ambi due gli Arciduchi fratelli, dall’Arciduchessa, e da tutti i principali Signori di quella Corte, e di quel paese, e con l’ordine, che segue entrarono pomposamente in Inspruch.

Precedevano cinque trombetti, & un timpano, con altri otto trombetti, tutti vestiti con ricchissime casacche di veluto rosso guernite d’oro, dietro a quali seguivano i paggi di S. A. e poscia tutti i Ministri, e Cavaglieri più cospicui di quella Corte su bellissimi cavalli, con superbissimi vestiti. Veniva doppo la Reina in una sontuosa lettica nel mezo de gli Arciduchi, che cavalcavano l’uno a destra, e l’altro a sinistra, e l’Arciduchessa in una seggetta. A canto di Sua Maestà caminavano trenta per parte de’ soldati della guardia di S. A. seguiva poi la Corte di S. Maestà, con la di lei guardia, tutta a cavallo, con casacche rosse trinate d’oro. Dietro di questi erano condotti a mano 18 cavalli di rispetto. Seguitavano altri cinque trombetti con un timpano in testa di 60 archibuggieri della guardia, coperti di vaghe, e ben adorne casacche della livrea dell’Arciduca, chiudendo la cavalcata 9 carrozze a sei, ripiene di Dame principali, & il rimanente della Corte della Regina.

All’entrare nella Città, fu salutata dallo sparo di cinquanta pezzi di Artiglieria, da molti mortalletti, e da grossi squadroni di moschettaria, che con altre numerose soldatesche spallieravano tutte le contrade. Le case erano adobbate di pretiosi arredi, & il concorso della gente grandissimo. Fu alloggiata Sua Maestà nel Palazzo Arciducale. S. A. l’accompagnò all’appartamento destinatogli, ivi lasciandola ben presto in riposo. Quei cittadini però nell’oscuro di quella notte, fecero risplender con fuochi d’ogni intorno l’allegrezza, e’l contento de loro cuori, per haver presso di loro una Principessa di sì alta conditione.]]