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Cos'erano i contorniati

Francesco Gnecchi

1895 R Indice:Rivista italiana di numismatica 1895.djvu Rivista italiana di numismatica 1895 Cos'erano i contorniati Intestazione 13 aprile 2018 75% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1895

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Appunti di numismatica romana

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APPUNTI


DI


NUMISMATICA ROMANA



XXXIII.

COS’ERANO I CONTORNIATI.


Rivista italiana di numismatica 1895 - Contorniato (page 33 crop).jpg


Cos’è un Contorniato ognuno lo sa. Cos’era, nessuno finora l’ha saputo dire, e i molti scienziati, che da lungo tempo se ne sono occupati, non sono ancora arrivati a stabilire, non dirò con certezza, ma neppure con una probabilità che persuada, a quale scopo il medaglione Contorniato fosse fatto, a che servisse, in una parola, cosa fosse. E così siamo ancora nella quasi completa ignoranza circa il punto più importante. È quindi lecito, malgrado il molto che fu già escogitato, discusso e scritto in argomento, prendere ancora la parola, a patto, ben inteso, d’avere qualche cosa di nuovo da dire.

Non è raro il caso che chi viene dopo, anche [p. 32 modifica]con meno studio e meno ingegno di quelli che lo precedettero, ma approfittando di quanto tutti gli altri hanno detto, arrivi a fare un passo più in là, ed a proporre qualche cosa di più concludente. E dietro tale ragionamento che mi arrischio ad esporre una nuova idea, la quale, non occorre dirlo, a me sembra la migliore; e se mai non fosse migliore delle altre, vale almeno la pena di farla conoscere, perchè altri la combatta e si trovi finalmente la buona.


Cosa abbiamo di accertato circa i Contorniati.


Io non ridirò qui certamente, neppure in riassunto, quanto venne scritto e ripetuto fino a sazietà sui Contorniati da numerosi e valenti scrittori antichi e moderni1; pure, per venire a fare un’ipotesi sul loro uso e sulla loro essenza, è necessario [p. 33 modifica]accennare e fissar bene i punti che ormai si possono dire acquisiti, e vagliare poi le diverse ipotesi antiche e recenti sulla destinazione di queste medaglie enigmatiche.

I punti generalmente ammessi si riducono a ben poca cosa e si possono così formulare:

I. I medaglioni Contorniati non furono mai moneta corrente. Essi furono apprestati non ufficialmente, ma privatamente e in modo che non potessero venir confusi colle vere monete.

II. L’epoca della loro fabbricazione non fu certamente quella di buona parte degli imperatori in essi rappresentati; ma, incominciati verso il tempo di Costantino o poco dopo, si estendono fin verso la fine del IV secolo, come è chiaramente attestato dai soggetti in essi rappresentati e meglio ancora dall’arte, che certamente non può esser quella dei primi tempi dell’impero, mentre si accorda perfettamente colla decadenza dell’epoca accennata.

III. I tipi del rovescio (tenuto per dritto come di consuetudine, il lato che porta la testa o il busto, più comunemente d’un imperatore romano e più raramente d’un personaggio storico o mitologico) ci offrono rappresentazioni, che, direttamente o indirettamente, si riferiscono ai giuochi.

I due primi punti sono troppo chiari ed evidenti per meritare una dilucidazione. Mi fermerò invece a fare qualche osservazione sul terzo, o per dir meglio, rinnoverò un’osservazione di Charles Robert, che mi pare molto ragionata e ch’egli assai bene espose nel suo studio sui Contorniati pubblicati nella Revue Numismatique Belge del 1882. Egli osserva come i numismatici suoi predecessori, fra [p. 34 modifica]cui Sabatier e Cavedoni, dividessero le rappresentazioni che figurano sui Contorniati in due categorie, mettendo nella prima quelle che si riferiscono a soggetti mitologici, eroici o storici, nella seconda quelle che hanno attinenza diretta coi giuochi del circo o del teatro in genere. Charles Robert invece è dell’avviso — e io lo seguo volentieri — che tale divisione non abbia ragione d’essere, e che tutte le rappresentazioni debbano collocarsi in una categoria sola e precisamente nella seconda.

Se i Contorniati rappresentano degli Dei e degli Eroi, egli scriveva, non conviene conchiudere che siano stati fatti in commemorazione di una cerimonia religiosa o in onore di personaggi favolosi. Non sono gli Dei o gli Eroi stessi che i Contorniati ci presentano, bensì gli attori, che ne rappresentavano le parti in scene parlate o mimiche, tratte dagli intrighi dell’Olimpo o dalla tradizione romana. E la stessa osservazione può esser ripetuta per ciò che riguarda i fatti storici. A rinforzo della sua tesi ricorda come in ogni tempo, in Grecia e a Roma ci furono sempre allato alle pompe religiose, delle rappresentazioni teatrali, in cui Dei e Semidei erano posti sulla scena.

E aggiunge come al tempo dei Contorniati, ossia dal III al IV secolo, gli abitanti dell’Olimpo avessero definitivamente perduto il loro posto nei templi e appartenessero all’arte e alla letteratura piuttosto che alla religione. Per di più i diversi emblemi e il monogramma PE, senza alcun dubbio riferibili ai giuochi, si trovano indifferentemente sui Contorniati a soggetto circense o teatrale come su quelli a soggetto mitologico, eroico o storico. E quindi si può ritenere che tutte le rappresentazioni dei Contorniati si riferiscono direttamente o indirettamente ai giuochi.

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Vecchie ipotesi

sulla destinazione dei Contorniati.


In massima si può ben dire che l’idea di Charles Robert fosse stata ammessa implicitamente anche dai numismatici, che si compiacevano alle due categorie, quando giungevano al difficile problema della destinazione dei Contorniati, poiché quasi tutti convennero nell’ammettere che essi servissero a qualche scopo relativo ai giuochi, del circo. Quale questo scopo fosse, nessuno fu mai in grado di precisare. l’ha chi si accontentò d’una destinazione vaga e indeterminata; e fra quelli che vollero scendere ai particolari, v’ha chi li suppose tessere d’ingresso, al circo o al teatro, chi ne fece, come il Sabatier, un premio gettato dal pubblico ai vincitori, chi li volle destinati al sorteggio fra i corridori e chi infine, come il Lenormant, accettando le idee di parecchi suoi predecessori2 e pure ammettendo in parte le sopradette destinazioni, riconobbe specialmente nei Contorniati, un carattere talismanico ed ammise che fossero venduti all’ingresso del circo agli spettatori e agli attori dei giuochi, come amuleti contro la jettatura, come apportatori di buona fortuna.

Francamente tutte queste ipotesi non sono tali da soddisfare. — Come tessere d’ingresso agli spettacoli il Contorniato rappresentava certamente un intrinseco assai superiore al prezzo che realmente il popolo doveva pagare quando non ci andava gratuitamente, mentre è cosa elementare che il [p. 36 modifica]rappresentativo di un valore deve valer meno di ciò che rappresenta. D’altronde quale significato avrebbero avuto in questo caso le rappresentazioni che vediamo sui Contorniati? Come mai nelle tessere d’ingresso si sarebbero ricordati e glorificati i nomi dei vincitori, prima che incominciasse lo spettacolo? Nè tutti gli altri soggetti sarebbero più agevolmente spiegabili.

Chi li suppose premii ai vincitori, doveva ignorare completamente i costumi e gli usi dei tempi. Gente avvezza, come gli aurighi o gli istrioni, a ricevere doni principeschi, coppe e statue d’argento o d’oro oppure sesterzii a migliaia, non poteva certo attribuire alcun pregio a una rozza medaglia di bronzo. Ed anche in questo caso come si potrebbe ragionevolmente spiegare la più parte delle rappresentazioni? Prendendo nuovamente ad esempio quelle che inneggiano a un nome vincitore, bisognerebbe supporre o che le medaglie fossero preparate in anticipazione oppure che fossero fabbricate estemporaneamente, due ipotesi egualmente assurde. E i tipi storici, eroici o mitologici quale significato avrebbero avuto?

Nel 1890 J. A. Blanchet (Revue Numismatique, pag. 480 e segg.) propose una variante alle ipotesi relative ai giuochi del circo. Riferendosi ai segni e simboli, che frequentemente si trovano incisi o ageminati nei Contorniati e principalmente al monogramma PE, e trovando qualche esempio di antiche sculture o mosaici, rappresentanti soggetti ippici, dove il famoso monogramma o qualche altro segno o simbolo è riprodotto sulla coscia dei cavalli, venne a dedurre che i Contorniati potessero servire per l’operazione del sorteggio fra i diversi corridori. Ogni corridore avendo i proprii cavalli marcati col monogramma o con un segno o simbolo, aveva il suo posto nella corsa sorteggiato dall’estrazione del [p. 37 modifica]Contorniato che vi corrispondeva. E qui il Sig. Blanchet ricorda come tale sorteggio fosse in uso ed anzi rappresentato su di un Contorniato, ove si vedono due staffieri che fanno girar l’urna, mentre un terzo mostra il numero estratto.

Sta bene l’uso, e noto è il Contorniato, che anzi è fra i comuni; ma può essere seriamente ammissibile l’ipotesi che si vorrebbe far conseguire? In primo luogo non tutti i Contorniati portano il monogramma o i simboli, e che significato avrebbero avuto quelli che ne sono privi? E poi perchè mai l’unica importanza dei Contorniati si dovrebbe far consistere in un segno quasi invisibile, che spesso avrebbe richiesto l’uso di una lente pel verificatore? A che avrebbe servito una testa da un lato e una rappresentazione dall’altro? Invece di tutta questa roba inutile non sarebbe stato più semplice e più pratico stamparvi semplicemente un numero? E sarebbe stata quella di una medaglia la forma più adatta allo scopo?

D’altronde un segno applicato alla coscia di un cavallo evidentemente non poteva essere se non la marca della razza; come si usa ancora oggidì in alcuni paesi. Ma non era certamente possibile che, (dato pure che tutti i cavalli ne fossero contraddistinti), i due cavalli d’una biga o i quattro d’una quadriga fossero sempre provenienti da una medesima razza, e tutti quindi segnati colla medesima marca. Mi pare dunque che anche questa ipotesi sia da abbandonare.

Veniamo alla spiegazione cabalistica. Come talismani ed amuleti, sarebbe difficile immaginare una forma meno propria di quella di una medaglia rotonda priva di ogni ordigno atto ad appenderla. Non troviamo mai un Contorniato bucato — io almeno non ne ho mai trovati — mentre invece troviamo bucate molte monete, le quali per le loro [p. 38 modifica]dimensioni più appropriate, furono evidentemente portate al collo, sia per superstizione, sia per qualunque altro motivo. Il Lenormant, uno dei grandi propugnatori di questa idea, vi si ferma lungamente con decisa compiacenza e trova modo di vedere in tutte le rappresentazioni dei Contorniati un significato recondito e talismanico. Aggrappandosi a questa che gli sembra la sola soluzione plausibile, — forse perchè ancora meno plausibili gli sembrano le precedenti — si sforza con tutte le risorse dell’erudizione storica e mitologica, di provare il suo assunto. Secondo lui, furono scelte le teste degli imperatori che più o meno avevano avuto reputazione di maghi; ma se in tal numero può passare Alessandro Magno e fors’anche Nerone, non saprei veramente come comprendervi Galba, Vespasiano e Antonino Pio. Egli considera pure come maghi Omero, Virgilio e Pitagora, e un significato cabalistico tenta di scoprire in tutte le rappresentazioni storiche, eroiche e mitologiche; le quali, diciamolo pure, si prestano molto bene, come tutto ciò che ha del leggendario, a questa come a qualunque altra interpretazione, questione di metterci un po’ di buon volere.

Ma la cosa non può essere presa sul serio, sia teoricamente, perchè altro è sofisticare altro ragionare, sia praticamente per la ragione tecnica più su accennata, che un amuleto va portato, e un Contorniato non si saprebbe proprio come potesse essere portato.... altrimenti che in tasca.


Un’ipotesi recente.


Fu l’anno scorso, che, visto il poco fondamento di tutte le vecchie ipotesi, venne chi ne propose una nuova. Il Sig. Froehner prese la parola sul vecchio [p. 39 modifica]e trito argomento nell’Annuaire de Numismatique ed espose una teoria, la quale per lo meno aveva il merito della novità.

Egli suppone che i Contorniati fossero pedine pel giuoco della dama. La nuova idea, per quanto nuova, non credo abbia trovato molta fortuna fra gli scienziati. Fu invece generalmente accettata con un’alzatina di spalle; ed anzi qualcheduno la considerò semplicemente una facezia. Quanto a me, confesso di non poterla assolutamente accettare per le ragioni, che ora dirò; ma à queque chose malheur est bon, e l’ipotesi, per quanto poco felice, del Sig. Froehner, mi ha messo sulla strada di un’altra, vicina a questa e lontana nel tempo stesso, ma che, potrebbe darsi fosse la vera.

Vediamo prima come il Sig. Froehner abbia trovato e creduto di sostenere la sua ipotesi.

Si conosce e si conserva nei musei un certo numero di antiche pedine di dama (o di un giuoco molto simile alla nostra dama) in osso o in avorio; e il Froehner da una lontana somiglianza di queste coi Contorniati (somiglianza che mi pare si riduca alla rotondità della forma) venne indotto a crederli fatti pel medesimo scopo. Ma sono troppe le obbiezioni che si presentano. Prima di tutto vi si oppone la materia che sembra la meno adatta, poi il rilievo delle teste, il quale, sorpassando sempre il contorno, non permette la sovrapposizione dei pezzi, cosa che pare fosse in uso anche nell’antico giuoco della dama, se badiamo alla conformazione delle pedine d’osso o d’avorio, che ci sono rimaste. Infine, anche pel giuoco della dama non si saprebbe quale significato attribuire, sia alle diverse teste, sia alle molteplici rappresentazioni dei rovesci.

Non vale poi la pena d’essere confutato e neppure discusso l’ultimo argomento addotto dal [p. 40 modifica]Froehner a sostegno della sua tesi, che cioè tali pedine metalliche pel giuoco della dama fossero apprestate ad uso di chi si serviva degli scacchieri tracciati sulle pietre delle pubbliche vie, in luogo delle pedine d’osso, le quali colla pioggia si sarebbero sciupate!... Questa volta credo veramente che il Sig. Froehner abbia voluto celiare, perchè credo che egli sarà persuaso al pari di chicchessia, che chi giuocava sul lastricato delle strade a quei tempi, non avrà potuto permettersi un simile lusso, e si sarà invece modestamente accontentato, come i monelli dei nostri tempi, di giuocare con delle noci, dei cocci o dei sassolini.


La nuova ipotesi.


Demolite così tutte le vecchie e le recenti ipotesi, non ci rimane che esporre la nuova. E la si espone in due parole; anzi l’ho già graficamente esposta col Contorniato, che ho riprodotto in testa a quest’articolo e che la riassume e la sintetizza. 11 Sabatier (tav. XIX, n. 7) vede in quel Contorniato un banco da cambiovalute, intorno al quale tre personaggi stanno facendo contrattazioni di denaro, lo invece ci vedo una tavola da giuoco, (esattamente come le tavole da giuoco, che vediamo riprodotte sulle monete), intorno alla quale tre romani stanno giuocando precisamente coi Contorniati... Secondo il mio modo di vedere adunque i Contorniati altro non sarebbero che Medaglienota da Giuoco. L’ipotesi, come si vede, è 3 [p. 41 modifica]vicina e lontana da quella del Sig. Froenher, vicina genericamente, ma specificamente lontana.

Chi ora mi dimandasse quale fosse il giuoco pel quale dovevano servire, io non saprei veramente rispondere e solo mi limiterei ad escludere quello della dama. Molti giuochi antichi caddero in dissuetudine e quindi in dimenticanza; noi ora non li conosciamo ed è probabile che non li conosceremo mai. Abbiamo già perduta la nozione di parecchi giuochi del secolo scorso, dei quali pure ci rimangono tutti gli attrezzi, che ora per noi sono lettera morta; come probabilmente fra un secolo rimarranno una specie di indovinello pei nostri posteri le carte o le marche di molti giuochi che ora si fanno in società. Quale meraviglia dunque che si sia perduta ogni memoria di giuochi, che erano in uso or fanno quindici secoli?

È però molto logico supporre che in quell’epoca in cui il giuoco era tanto in favore, fra i molti giuochi popolari ve ne fossero taluni, che avevano una certa analogia con giuochi moderni e che allora si facessero con tessere metalliche giuochi non molto dissimili da quelli, che ora noi facciamo abitualmente colle carte. Secondo il mio modo di vedere, i Contorniati avrebbero appunto fatto l’ufficio delle nostre carte da giuoco; ed anzi è probabile che le nostre carte debbano in certo modo riconoscere e ripetere la loro origine dai Contorniati, di cui sono una trasformazione e per oggi l’ultima discendenza.


Prove razionali.


Ammessa questa ipotesi assai semplice, cadono d’un tratto tutte le difficoltà relative alle varie teste e alle varie rappresentazioni, qualunque esse siano.

La testa d’Alessandro Magno e quella degli [p. 42 modifica]imperatori più famosi pei giuochi, quali Nerone e Trajano, quelle d’Augusto, di Galba o di Vespasiano, quelle delle più disparate deità, di poeti, di filosofi, di eroi, tutte hanno la medesima ragione d’essere. E parimenti dicasi delle rappresentazioni. Siano esse relative ai giuochi del circo o del teatro, siano mitologiche, eroiche o storiche, portate o no sul campo del teatro, non hanno più bisogno d’alcuna spiegazione né d’alcun raziocinio per essere ammesse. Le rappresentazioni dell’anfiteatro e gli dei dell’Olimpo, gli eroi della favola, gli episodii dell’Iliade e dell’Odissea, l’auriga o il cavallo vincitore, tutto può avere la sua opportunità, secondo il significato che in un dato giuoco vi si attribuiva. Tutto è accettabile, tutto va bene e nulla stuona.

Mi si permetta un paragone. Se mai dovesse avvenire fra un migliaio d’anni, o anche meno, che uno scoprisse in qualche vecchio ripostiglio, alcune carte del nostro classico tarocco — dato che allora qualche altra invenzione avesse sostituito le carte da giuoco e di queste si fosse perduta la memoria — come mai potrebbe egli raccappezzarsi e trovare una relazione fra il Papa, il Matto, la Morte, la Torre, l’Appeso, la Fortuna, il Giudizio Universale e altre simili allegorie strampalate e pazze? Potrà trovare assai bene in queste, come noi nei Contorniati, da sbizzarrire in congetture le più disparate, potrà riconoscervi i significati più arcani e più cabalistici; ma è certo che non verrà mai a capo di nulla di concreto, volendo spiegare cosa, di cui gli manca la chiave.

Ora a noi è precisamente la chiave che manca per spiegare il significato, che dovevano avere le diverse teste e i diversi rovesci dei Contorniati, e per indovinare in quale relazione potessero essere questi e quelle fra di loro; tanto più che tali relazioni, trattandosi di giochi, sono assai più dipendenti dalla bizzarria [p. 43 modifica]e dal capriccio di chi le ha inventate che non da una qualunque ragione. Del resto poi non avrebbero per noi che un interesse assai relativo. Meglio è dunque rinunciare addirittura a tale ricerca, accontentandoci che tutto resti imi)licitamente, non dirò spiegato, ma almeno capito.

Il ripetersi dei soggetti al rovescio di diverse teste non oftVe più alcuna dithcoltà ad essere ammesso, quando noi assomigliamo i Contorniati a un mazzo di carte, nel quale sotto al medesimo pallio abbiamo il re, la regina, il cavallo e così via. Può darsi benissimo che Alessandro Magno, Nerone, Trajano od Omero avessero un valore eguale o differente, secondo che al loro rovescio si trovasse la medesima rappresentazione, oppure una diversa; che la quadriga ad esempio valesse più del semplice cavallo, che Ercole fosse più potente d’Apollo, e nulla osta a che si ammetta che qualunque testa coronata, non avesse alcun valore, quando il rovescio fosse nullo, ossia senza alcuna rappresentazione. Col che riuscirebbe spiegato anche il rovescio liscio, che fin qui imbarazzò non poco gli studiosi, i quali non seppero darne che spiegazioni insufficienti. Chi ha creduto di spiegar meglio, considerò un Contorniato a rovescio liscio come un pezzo non finito; ma non si accorgeva che con ciò, oltre a non dare alcuna spiegazione, posava un nuovo problema: come e quando l’avrebbero finito? Supporre che un lato fosse lasciato libero per farvi un’incisione o un graffito, che pure qualche volta vi si trova, perchè qualchcduno s’è preso il divertimento di tracciarvelo, spiega poco di più. Dal momento che, come ognuno sa, le due faccie d’una medaglia, sia essa fusa o coniata, si stampano contemporaneamente, quando una di queste era senza rappresentazione, gli è che la si voleva precisamente così. E la [p. 44 modifica]spiegazione ne è evidente, quando per analogia ammettiamo che fra i pezzi componenti il giuoco qualcuno ve ne dovesse essere d’equivalente in qualche modo a un non valore, pari cioè a uno zero, se si fosse trattato di numeri. — Si può immaginare benissimo che su di una tavola si mettessero al principio del giuoco i Contorniati in modo che le sole teste fossero visibili — come si mettono i pezzi del domino volti all’ingiù — e che poi il giuocatore, pescandone uno a sorte, fosse più o meno favorito a secondo del rovescio, che vi trovava.

Ma non insisterò più oltre in tali minuti particolari, vano essendo fare delle supposizioni più o meno probabili su cose, che ci sono e ci rimarranno probabilmente per sempre ignote. Se però ho fatto qualche esempio, non è ai particolari in se stessi che intendevo richiamare l’attenzione, bensì alla facilità con cui tutto il meccanismo dei Contorniati si spiega colla nuova ipotesi.


Prove tecniche.


Né di minor forza sono le prove, che ci vengono fornite dalla tecnica stessa della fabbricazione. Quel famoso Contorno, o solco circolare inciso al torno a poca distanza della periferia (pure tornita e perfettamente circolare) e dal quale i primi numismatici che studiarono queste medaglie trassero italianamente il nome di Contorniati, nome che poi rimase loro per sempre, servilmente tradotto e storpiato in tutte le lingue, era il marchio della loro destinazione extra-ufficiale. E probabilmente era imposto dall’autorità onde evitare ogni confusione colle monete correnti, quantunque, a dir vero, le sole dimensioni avrebbero bastato.

Ma anche la conformazione stessa di quest’orlo [p. 45 modifica]dice qualche cosa. — L’orlo rilevato del Contorniate è sempre più risentito dalla parte del rovescio e offre a questo una piccola quantunque sempre sufficiente protezione, mentre non ne fa alcuna alla testa, il cui rilievo è sempre molto superiore all’orlo stesso. Malgrado ciò, i Contorniati presentano sempre più sciupato e appiattito nelle parti più salienti (quando non sufficientemente protetto dall’orlo) il rovescio, che non il dritto. Ciò non sarebbe se i Contorniati fossero destinati agli usi supposti dalle vecchie ipotesi. Le parti più sporgenti, siano esse nel dritto oppur nel rovescio, si presenterebbero costantemente come le più sciupate. — La ragione della conformazione dei Contorniati coll’orlo rivolto a proteggere il rovescio e il fatto della maggior consunzione di questi sono invece facili a spiegare, supponendo che nel giuoco, qualunque esso fosse, la parte che era continuamente a contatto della tavola e vi si faceva scorrer sopra, era quella del rovescio.

I Contorniati presentano diversi tipi di fabbricazione e dimensioni differenti.

Quanto al tipo di fabbricazione, sono nella più gran parte fusi e fra questi alcuni sono ritoccati al bulino, altri no, alcuni sono il prodotto di una bellissima fusione, altri d’una fusione mediocre o cattiva. Assai più scarso è il numero dei coniati.

Quanto alle dimensioni, venne già osservato — e non era difficile - che esse sono varianti; ma nessuno, mi pare, è andato più in là di questa semplice osservazione, per farne un’altra più sottile e più importante, che è la seguente. Le differenze, che notiamo nei diametri dei Contorniati, non sono capricciose e irregolari come quelle delle monete romane o antiche in genere, ma invece sono disciplinate e soggette a una certa regola. Avendo a disposizione un certo numero di pezzi, supponiamo un [p. 46 modifica]centinaio e, confrontandoli l’uno coli’ altro, essi si ridurranno facilmente a gruppi più o meno numerosi, ciascuno formato di pezzi aventi il preciso diametro, e combacianti perfettamente tra loro, quando se ne mettano due l’uno vicino all’altro dalla parte del rovescio, onde evitare le sporgenze delle teste.

Fatta la prima divisione a gruppi, sarà facile fare anche un’altra osservazione, che, mentre ogni gruppo (ossia ogni diametro) avrà un tipo più o meno diverso degli altri, fra gli individui del medesimo gruppo non sarà raro il caso di trovarne parecchi che presentano il medesimo spessore — anche questo è variante — e l’identico tipo di fabbricazione, siano essi fusi o coniati. Fra i cinquanta circa della mia collezione per esempio, ne trovo quattro coniati appartenenti a Nerone, Vespasiano, Trajano ed Alessandro Magno, tutti coll’identico e preciso diametro di 38 millimetri, che si possono assicurare usciti dalla medesima officina. E così fra i fusi ne trovo altri che a tre, a quattro, si accordano così perfettamente per diametro, spessore, fabbrica e stile, che bisogna necessariamente ritenerli appartenenti ad una medesima emissione. Aggiungerò di più che un gruppo si presenta con tutti i pezzi ornati da simboli incisi, altri invece ne sono costantemente privi, evidentemente secondo le emissioni.

Se si potessero riunire tutti i Contorniati conosciuti, il che, se non materialmente, non sarebbe impossibile con impronte dal vero, facendo su tutta la massa l’accennata operazione di selezione, si potrebbero formare molte serie (e per serie intendo tutte le differenti combinazioni di dritto e di rovescio) e assai probabilmente si vedrebbero le varie teste e le varie rappresentazioni ricomparire in ciascuna serie più o meno completa a seconda della rarità. Le serie più complete si avranno nella grandezza media, [p. 47 modifica]che è la più comune; riescirebbe invece assai più difficile completare le serie di dimensioni minori o maggiori della comune, delle quali sembra sia stato fatto un numero minore di pezzi, giudicando dai pochi che ci sono rimasti.

Ciascuna serie, più o meno completa non importa, a secondo delle dimensioni, del tipo di fabbricazione o del grado d’arte, rappresenterebbe un’emissione, e queste furono dunque parecchie, avvenute può darsi in parte contemporaneamente, ma in parte certamente ad epoche diverse e talora anche con apprezzabile intervallo fra l’una e l’altra. E questa è la conclusione a cui intendevo arrivare.

Colle vecchie ipotesi sull’uso dei Contorniati come si spiegherebbe il ripetersi di diversi tipi in successive emissioni, se su ciascuna di queste si trovano ripetuti nomi proprii di attualità come quelli di personaggi da circo, atleti, aurighi, cantori, istrioni, o cavalli?

Piuttosto che serie regolarmente ripetute in varie dimensioni e vario stile ma con tipi costanti, si sarebbero trovati identici tutti i pezzi con una data rappresentazione, perchè apprestati in una data occasione. Avremmo avuto un dato pezzo coniato e d’una data dimensione, un’altro fuso e d’altra dimensione, un tipo di buon’arte, un tipo invece improntato alla decadenza, a seconda delle epoche e delle circostanze. Cosi avviene delle monete. Una data moneta presenta sempre le medesime qualità caratteristiche e non si ripete con varietà di forma e di stile, e ciò perchè ogni moneta ha una sola emissione.

Ammessa invece l’ipotesi mia, nulla di più naturale che le diverse e successive emissioni ripetenti sempre i medesimi tipi. Delle carte da giuoco — continuo il paragone perchè mi pare che corra perfettamente — noi abbiamo diverse fabbriche e diverse [p. 48 modifica]emissioni, più o meno belle ed artistiche, più o meno eleganti, corrispondenti alle diverse epoche, ai gusti e ai mezzi dei diversi clienti.

Dalle carte di Tarocco disegnate dal Mantegna e da quelle miniate, dai migliori pittori del quattrocento pel Duca Filippo Maria Visconti scendiamo giù giù fino alle più dozzinali del nostro tempo. La scala dei Contorniati non è così estesa in rapporto all’arte, ma pure, chi voleva un giuoco aristocratico aveva quelli coniati e ornati d’emblemi ageminati in argento, e talvolta l’ageminatura non si limitava agli emblemi ma si estendeva anche al diadema, alla corona, al manto o alle corazze imperiali; chi aveva minori pretese si accontentava di quelli fusi, e talora semplicemente graffiti, perchè non è vero che l’ageminatura fosse dappertutto dove noi troviamo la traccia d’un graffito. In molti Contorniati appare chiaramente che gli emblemi furono solamente incisi fino dall’origine. E in fine v’erano i più ordinarii, semplicemente e malamente fusi e senza nessuna incisione.

Con ciò parmi avere dimostrato all’evidenza come le successive emissioni debbansi ammettere e come esse, inesplicabili colle vecchie ipotesi, abbiano nella nuova la loro completa spiegazione.


I Simboli e i Monogrammi.


Restano finalmente a dire due parole intorno ai simboli e ai monogrammi, che si trovano frequentemente incisi o ageminati sul diritto dei Contorniati, e che finora non abbiamo nominato che incidentalmente. Questi simboli e principalmente i monogrammi hanno fornito molta materia di studio e d’induzioni ai numismatici, che se ne sono occupati; ma finora con pochissimo risultato, non essendosi ancora [p. 49 modifica]trovata di essi una spiegazione soddisfacente. Non dico — ed è bene che lo accenni io stesso prima che altri me lo osservi — che essi abbiano nella mia ipotesi la loro completa spiegazione. Sarebbe troppo asserire; ma tuttavia essi non sono punto un ostacolo all’ipotesi stessa, anzi trovano in essa una spiegazione migliore che nelle altre. Si possono considerare sotto tre punti di vista. O erano un semplice abbellimento, o una marca, che serviva a distinguere una serie da un’altra, press’a poco come il diverso colore o il diverso disegno del rovescio distingue un nostro mazzo di carte da un altro, oppure erano un’appendice di giuoco per qualche particohirechenoi non conosciamo.

Di fatti tutti si riferiscono più o meno direttamente ai giochi.

I simboli sono:

Una palma, una foglia d’edera, una spada, una stella, un arco, una freccia, un fallo, una statuetta di Pallade, un leone, una pantera, una lepre, un grappolo d’uva o simili. 1 monogrammi poi... o dirò meglio il monogramma in singolare, perchè, quantunque appaia sotto diverse forme, si riduce sempre all’unico nesso delle due lettere PE4, si può interpretare come si vuole per Palma emerita, Praemia emerita o semplicemente Perpetue; ma è sempre una specie di saluto, d’augurio, d’evviva al vincitore. Tutte queste cose stanno bene, sono perfettamente al loro posto su delle medaglie destinate al giuoco.

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Un’obbiezione.


Si potrebbe da alcuno obbiettare che la serie di queste medaglie da giuoco sarebbe stata soverchiamente numerosa. A ciò rispondo che, prima di tutto noi non conosciamo il giuoco a cui erano destinate, e non sappiamo se questo ne esigesse 78 come le carte del nostro tarocco oppure 52 come quelle del tresette, 32 come i pezzi degli scacchi o 90 come i numeri della tombola, o di pili o di meno. E neppure possiamo dire se tutti i Contorniati che noi conosciamo appartenessero a un solo giuoco piuttosto che a parecchi.

Giova pur notare ancora come il numero delle differenze sia forse minore di quello che a noi appare, perchè diversi rovesci si possono raggruppare e parecchi, che a noi sembrano differenti, possono essere varietà inconcludenti d’un solo e medesimo tipo. Troviamo per esempio un rovescio rappresentante una donna sdrajata sul lettisterio e colla leggenda OLIMPIA REGINA. Troviamo lo stesso colla semplice leggenda REGINA; e lo troviamo ancora senza leggenda alcuna. E possibile ed anzi molto probabile che i tre Contorniati in apparenza differenti non avessero che un solo significato: La Regina Olimpia; [p. 51 modifica]l’avere o il non avere la leggenda dipendendo unicamente dal capriccio dell’artista. Troviamo condottieri di quadrighe, atleti, istrioni o cavalli con o senza nome. È tacile e piano supporre che il nome fosse talora soppresso o mutato da una emissione all’altra, a seconda delle circostanze d’attualità, ma che in sostanza le medaglie dovessero solo indicare: Quadriga, Atleta, Istrione, Cavallo vincitore. In questo modo i tipi restano ridotti alle giuste proporzioni di un giuoco, o forse di più giuochi.


Conclusione.


Riassumendo dunque, o io m’illudo, come tutti coloro che assorti in un’idea, trovano in quella tutto ciò che concorre a provarla, oppure la nuova teoria ha del buono; ma io dichiaro francamente che, per ora non vedo interpretazione che più mi soddisfi intorno all’uso dei Contorniati di quella esposta, che cioè altro non fossero che Medaglie da Giuoco. Il loro compito riesce con ciò assai più modesto di quanto altri ha finora supposto e con questo perdono quasi anche l’appellativo di Pseudo-Moneta loro accordato da Eckhel, rimanendo addirittura espulsi dal campo numismatico; ma di tale decadenza io non posso tenermi responsabile. — Del resto però, anche fuori della numismatica, essi riescono sempre interessanti per lo studio dell’arte, dei costumi e delle usanze di quei tempi.

Persuade anche agli altri la mia spiegazione? E quello che sentirò con molto interesse.

Milano, Dicembre 1894.

Francesco Gnecchi.        


Note

  1. Chi volesse conoscere quanto di più importante fu scritto sull’argomento potrà consultare:.
    Havercamp, De numis Contorniatis. Leida, 1722.
    Eckhel, Doctrina Numorum veterum. Vienna, 1792-98. T. VIII, p. 277-314.
    Rasche, Lexicon. Lipsia, 1785, Tomo I, P. Il, p. 886 e segg. — Lipsia, 1804. — Idem, Suppl. Tomo II, p. 74 e segg.

    Sabatier, Description générale des Médaillons Contorniates. Parigi, 1860.

    Cavedoni, Osservazioni critiche sopra gli antichi Medaglioni Contorniati (Bull. Arch. Ital., 1862, p. 33-38 e 49-56).

    De Rossi, in Bollettino d’Archeologia Cristiana, 1869, p. 61.
    Lenormant, La monnaie dans l’Antiq. Parigi, 1878. voi. I, p. 49 e segg.

    Charles Robert, Mélanges Numismatiques. — Médaillons Contorniates inédits (Revue Numismatique, 1863, p. 248 e segg). — Médaillons Contorniates (Annnaire de Numismatique, 1879-81, p. 235 e 534). — Les phases du mythe de Cibèle et Atys rappelées par les Médaillons Contorniates (Revue Numismatique, 1885, p. 34). — Médaillons Contorniates (Revue Belge de Numism., 1892, p. 97 e 364).
    Blanchet J. A., Remarques relatives aux signes gravés sur les Contorniates (Revue Numismatique, 1890, p. 480 e segg.).

    Froehner, A quoi ont servi les Contorniates (Annuaire de Numismatique, 1894, P- 83 e segg.).

  2. La Monnaie dans l’antiquité. Tomo I, pag. 56 e segg.
  3. E dico Medaglie piuttosto che Tessere, perchè quest’ultima parola ha il significato di rappresentativo di valore; mentre il vero significato, che, come ora spiegherò, io intendo attribuire ai Contorniati è quello di istrumenti da giuoco, ciò che corrisponderebbe al termine moderno di pezzi o carte da giuoco e che, trattandosi di oggetti metallici, non saprei come meglio rendere che con quello di Medaglie.
  4. Siccome il monogramma e costituito dalla lettera P coll’appendice di uno, due o tre tratti orizzontali alla sua gamba e sporgenti a destra, alcuno ha voluto trovarvi diversi significati, e vi fu perfino il Cannegieter che, conservando al solo P la forza di lettera (Praemia o Palma) vide nelle traverse orizzontali l’espressione del numero dei premii riportati o delle diecine di migliaia di sesterzi guadagnati. Questo è certo un andare troppo in là colle supposizioni, anche ammettendo che i Contorniati fossero fatti pei giuochi del Circo. Frattanto quello che mi preme osservare è che, comunque la sigla fosse fatta con una, due o tre traverse, essa è sempre il monogramma di PE, come rilevo con tutta evidenza da un Contorniate di Nerone, in cui il monogramma è ageminato in argento e fatto con cura tutta speciale. Alla gamba del P è unito un perfetto E non solo colle due traversali superiore e inferiore più lunghe di quella di mezzo, ma per di più, questa di mezzo più breve è terminata da un’astina perpendicolare precisamente come nell’E. — Come si possono dunque spiegare le sigle in cui il P ha una sola traversa o due? Molto semplicemente. Visto che si tratta di un monogramma, alle volte la lettera E intera è unita al P ossia I, alle volte invece a formare l’E si fa servire la traversa inferiore del P facendo p, oppure, si adoperano le due del P e se ne aggiunge una sola E; ma più o meno sviluppato, si ha sempre il monogramma delle due lettere P ed E.