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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1895.djvu/46

44 francesco gnecchi

spiegazione ne è evidente, quando per analogia ammettiamo che fra i pezzi componenti il giuoco qualcuno ve ne dovesse essere d’equivalente in qualche modo a un non valore, pari cioè a uno zero, se si fosse trattato di numeri. — Si può immaginare benissimo che su di una tavola si mettessero al principio del giuoco i Contorniati in modo che le sole teste fossero visibili — come si mettono i pezzi del domino volti all’ingiù — e che poi il giuocatore, pescandone uno a sorte, fosse più o meno favorito a secondo del rovescio, che vi trovava.

Ma non insisterò più oltre in tali minuti particolari, vano essendo fare delle supposizioni più o meno probabili su cose, che ci sono e ci rimarranno probabilmente per sempre ignote. Se però ho fatto qualche esempio, non è ai particolari in se stessi che intendevo richiamare l’attenzione, bensì alla facilità con cui tutto il meccanismo dei Contorniati si spiega colla nuova ipotesi.


Prove tecniche.


Né di minor forza sono le prove, che ci vengono fornite dalla tecnica stessa della fabbricazione. Quel famoso Contorno, o solco circolare inciso al torno a poca distanza della periferia (pure tornita e perfettamente circolare) e dal quale i primi numismatici che studiarono queste medaglie trassero italianamente il nome di Contorniati, nome che poi rimase loro per sempre, servilmente tradotto e storpiato in tutte le lingue, era il marchio della loro destinazione extra-ufficiale. E probabilmente era imposto dall’autorità onde evitare ogni confusione colle monete correnti, quantunque, a dir vero, le sole dimensioni avrebbero bastato.

Ma anche la conformazione stessa di quest’orlo