Astronomia/Prefazione alla quarta edizione

Prefazione alla quarta edizione

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Joseph Norman Lockyer - Astronomia (1904)
Traduzione dall'inglese di Giovanni Celoria (1904)
Prefazione alla quarta edizione
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PREFAZIONE ALLA QUARTA EDIZIONE



Incaricato dal solerte editore di curare questa nuova e quarta edizione dell’Astronomia di J. Norman Lockyer, mi proposi due scopi: svecchiare il libro, ridandogli il carattere di contemporaneità che in questi ultimi anni esso era andato man mano perdendo; dare maggior estensione ad alcune sue parti, sicchè esso avesse a riuscire nel suo insieme più armonico.

A raggiungere l’intento propostomi, poche modificazioni. se non di forma, dovetti arrecare ai capitoli primo e secondo del Lockyer, veramente aurei; mi bastò in essi apporre sei note a pié di pagina, intercalare una nuova figura (la 4 bis), fare aggiunte notevoli ai soli capi o numeri 20, 21, 25, 46, 83 e 95.

Maggiori modificazioni richiesero i capitoli [p. xii modifica]successivi; nel capitolo terzo fu necessario apporre otto note, intercalare le nuove figure 29 bis, 31 bis, 34 a, 34 b, aggiungere i capi 126, 127, 128, 129, 130, 131, 134, 135, 136, 137, 138, 142, 143, 144, 145, 151, 152, 153, 154, 159, 160, 161, 162, 165, 180, 181, 182; nel capitolo quarto, nuovo è il capo 188, nuovi sono i paragrafi vi, vii, viii, ix, x, riguardanti la Spettroscopia e la costituzione fisica del Sole; il capitolo quinto richiese le nuove figure 41, 42, 45, e i nuovi paragrafi iii, iv, v, viii, ix, x, xi, xv. Un intero capitolo, il sesto, mi fu infine necessario scrivere intorno alla fotografa astronomica.

Il libro per tal modo mi si andò trasformando ed ampliando sotto mano; i capi suoi da 206 che erano salirono a 309; i suoi capitoli da cinque salirono a sei. Io spero però che esso così trasformato, pur essendo affatto elementare, varrà a dare al lettore un concetto chiaro dello stato presente dell’Astronomia, e a meglio popolarizzare fra noi una scienza, fra le scienze naturali riconosciuta scienza principe, dotata d’una rara potenza educatrice, fatta per ispirare concetti sani e sereni, per sollevare la mente senza portarla nell’incomprensibile, per allargarne i confini senza avviarla a creazioni fantastiche; fatta per essere conforto e sprone al pensatore degno di tal nome, il quale alla scienza in generale non demanda [p. xiii modifica]più di quello che essa nè può, nè vuole, nè, qualunque cosa dicasi dagli avversari suoi, presume dare, il quale per profondo convincimento sa che la scienza, grazie alla natura sua essenzialmente critica, finisce là dove comincia la religione.


G. Celoria.

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