Vecchie storie d'amore/III/Un'opera di pietà

Un’opera di pietà

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III - La fantasima III - Passione d’un gentiluomo veneziano
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UN’OPERA DI PIETÀ

Sec. xv.

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Anastasio Bonesi, uno dei mercanti piú noti a Bologna e in Romagna, aveva presa in moglie una giovane di nome Valeria, la quale era bella, di buoni costumi e cosí prudente ed accorta che nelle faccende della mercatura aiutava e consigliava essa stessa il marito. Cristina invece, la sorella di Anastasio, era vana e di poca mente, e credendosi non meno bella che la cognata e sapendosi, al paragone, meno lodata di lei, avrebbe voluto umiliarla, e per coglierla in fallo ne spiava i passi, gli atti, i discorsi. Ma Valeria attendeva ai figlioli e agli interessi della famiglia senz’altro pensiero.

A Bologna viveva in quel tempo messer Anselmo Canetoli, un giovane ricco e di nobiltà [p. 124 modifica]antica, al quale non isconveniva una lusinghiera rinomanza nelle cose d’amore; e questi mentre con due amici, una sera dopo i vespri, andava a diporto per una contrada, imbattutosi in madonna Valeria che insieme con la cognata e con un figlioletto per mano tornava dalla chiesa vicina, si fermò ad osservarla e disse: — Ecco la piú bella donna che si possa vedere a Bologna; e io non l’avevo mai vista!

— Ma è una mercantessa — disse uno degli amici con tono beffardo. — Ed è onesta — aggiunse un altro con tono ad un tempo provocatore e maligno.

Messer Anselmo tacque e, quasi temesse l’accusa d’una voglia troppo bassa per lui, non parlò piú ad alcuno di quella plebea che aveva due occhi stellanti e nell’aspetto e nelle forme gli pareva avere la severità gentile di una matrona. Ma quando la impressione prima della beltà di Valeria gli si fu approfondita nell’animo e nella fantasia cominciò a ricercarne e ad accarezzarne la bella imagine, si risovvenne del sorriso co ’l quale uno degli amici gli aveva detto — è onesta — [p. 125 modifica]e pensò che tal fama gli scuserebbe l’umiltà dell’impresa.

Si mise dunque a vagheggiare la donna e a seguirla per ogni luogo e a passare sotto le finestre di lei; ma ella non lo guardava, o lo guardava senz’intenzione. Lieta invece lo vedeva e l’attendeva la cognata Cristina, la quale convinta d’avere acceso della sua bellezza un tal gentiluomo non capiva piú in sé dalla gioia. Di che messer Anselmo s’infastidiva come d’un impedimento al suo scopo e tentava altre strade che lo guidassero ad esso. Gli bisognavano piú cose per il suo palazzo, e Anastasio lo condusse a casa sua nel magazzino; ma Valeria non c’era. Allora messere Anselmo riuscí a dimesticarsi una vecchia in cui, come parente e donna di gran religione, Valeria poneva molta fiducia, e l’indusse a chiedere a madonna Valeria perché cosí ripugnasse dal suo amore e perché, s’egli per via le rivolgeva qualche parola, ella non gli rispondesse neppure, o, se le mandava lettera alcuna, la rifiutasse. La parente sedotta dall’oro promise l’opera sua; e con molti preamboli e [p. 126 modifica]con lunghe ambagi cercò avvolgere il capo di madonna, non già affinché si disponesse a commettere il male, ma affinché non divenisse causa di guai a sé e al marito con quell’aspra freddezza che offendeva un signore quale Anselmo Canetoli. Non poteva essa, pur resistendo, mostrare almeno di compatirne il fervido amore? Furon parole! Madonna Valeria rispose: — Ditegli che io non gli voglio né bene né male: che io ho da attendere alla mia famiglia e a nient’altro. Lasciate che m’insidii o cerchi di farci del danno: la verità è come l’olio; e, grazie a Dio, non abbiamo bisogno delle sue ricchezze perché io debba perdere il mio buon nome dietro le sue smanie.

L’impresa diventava difficile, e piú degna di messer Anselmo. Anzi lo turbarono l’orgoglio ferito e la brama acuita da quel diniego cosí placido e fermo e lo spinsero, benché esperto e avveduto, all’assalto piú audace.

Co ’l pretesto di cercare Anastasio Bonesi s’introdusse nella casa di lui in ora che la moglie era sola. E alle sue preghiere e a’ suoi lamenti [p. 127 modifica] e all’esagerazione stessa della sua passione madonna Valeria non contrappose lo sdegno; non contrappose nemmeno l’incredulità, oppose un rifiuto freddo e quieto ma tenace e irremovibile. L’assalto fu ributtato; e la volontà del giovane baldanzoso urtando per la prima volta con una volontà piú salda non si sostenne e non insisté: egli si dissimulò la propria debolezza, rise e volle dimenticare nei sollazzi e nelle orgie quello stolido capriccio inesaudito. Ma quando piú la giocondità e i piaceri gli fervevano attorno, gli appariva piú bella la serena e severa imagine di Valeria, e quasi per i sensi disposti ad altre gioie gli penetrasse piú vivace e sottile il desiderio di quel bene perseguito invano, tutte le dolcezze gli tornavano amare, tutti gli svaghi gli recavano un’intollerabile noia.

Chi ama di perfetto amore cerca con tutte le forze dello spirito e dei sensi il possesso spirituale e corporale della donna amata, e come se quel primo possesso gli mancasse non gli gioverebbe l’altro piacere, cosí quando non possa riposare e ritemprare il fervore dello spirito [p. 128 modifica] nella soddisfazione della carne, anche chi bene ama, soffre. Piú soffriva, disordinato amante che solo al piacere sensuale limitava l’intento dell’amore e della vita, il gentiluomo bolognese; e mentre imaginava e meditava la bellezza di Valeria, guardandola nel suo fisso pensiero, si diceva con raffinata cupidigia: — Oh! solo una volta, e poi, allora, o vivrei o morirei contento.

Ma per quanto si rimproverasse d’aver corso troppo e si ripetesse che non era stato abbastanza astuto e fermo, non ardiva ritentare l’impresa: comprendeva che madonna Valeria non avrebbe acconsentito mai, per ostinazione di coscienza o, peggio, per ostinazione di natura. Cosí il pensiero di lei s’impadroní solo e assoluto della sua mente e diventò doloroso. Cosí le domande e i sorrisi dei compagni, che gli leggevano in faccia la cura segreta, a lui sembravano oltraggi; a lui che un tempo aveva nascoste le proprie fortune (giacché le fortune d’amore uscendo quasi per sé medesime dal mistero, tanto piú acquistano pregio quanto piú apparisce lo sforzo di tenerle celate) riusciva ora d’umiliazione e vergogna dover [p. 129 modifica] mentire e lasciar travedere un’acerba sconfitta; quasi la sconfitta d’un capitano reputato invincibile.

Si sottrasse agli amici; e rinchiuso in casa s’abbandonò del tutto al suo cupo e inconsolabile affanno. L’insonnia cominciò a consumarlo e la febbre, una febbre sorda, a limargli le forze: quell’idea fissa gli struggeva il cuore, la giovinezza, la vita.

Meglio morire. Ma quando sentí che l’approssimava la morte si riscosse, spaventato, in un impeto di desiderio: — Vivendo, chi sa che per grazia di fortuna non conseguisse un giorno, una volta sola, il bene per cui s’era dato alla disperazione?

Ed egli sperava. Sperava e s’era ridotto a tal punto per disperazione! Delirava.

Delirando, tra le forme confuse e strambe di persone conosciute intorno a Valeria, una volta sognò anche la vecchia bigotta, la parente del mercante che egli si era amicata invano; e tornato in sé stesso mandò per lei affinché ella testimoniasse a Valeria della sua misera condizione. Quella accorse, e a trovarlo piú morto che vivo [p. 130 modifica] capí come per suo profitto le rimaneva un tentativo solo e innocente. — Messere — chiese —, volete che madonna Valeria venga a vedervi? — Oh sí! — rispose l’infermo —. Mi potrebbe guarire!

Poco dopo la vecchia diceva a madonna con aria di severità: — Valeria, tu sai che messere Anselmo muore per amore di te. Per la sua pazzia Dio lo castiga cosí; ma noi non dobbiamo godere che abbia del male chi intendeva farci del male: dobbiamo perdonare e venirgli in aiuto. Io l’ho visto, l’ho udito, e per l’amore dei tuoi figliuoli e per l’amore di Dio egli ti chiede d’andare da lui. Vuoi acquistarti del merito visitando un infermo e perdonando a chi cercava tirarti al peccato? E tu va. Non vuoi? E tu mettiti in pace con la coscienza e rimani.

Valeria tacque a lungo, riflettendo; poi sospirò e disse: — Voi avete ragione: bisogna che vada. — E incaricatala di tenere in ciarle Teresa e di badare ai figlioli, si vestí in fretta e uscí di soppiatto.

Intanto Anselmo attendeva, ma la speranza [p. 131 modifica] stessa gli era una fatica e una pena; e una sonnolenza grave e fantasiosa l’avvolse. In questa egli vide la morte. La morte, quale con freddo terrore da fanciullo aveva spesso considerata dipinta, tutta ossa, con uno sguardo nero nelle orbite cave e profonde e con un infernale sorriso tra le mandibole lunghe e dentute, s’avanzò scricchiolando con la mano tesa, quasi per toccarlo su ’l cuore, e pareva che dicesse: basta!

Egli si ritraeva con terrore freddo, gemendo. Ma la mano del mostro ricadde; dalle orbite cave gli lampeggiò una vivida luce come di due occhi di donna, e per virtú di tal luce lo scheletro a poco a poco rivestí umane forme e di donna innamorata ricevette a poco a poco la sembianza, il colore, il sorriso e una meravigliosa bellezza.

Al portento, l’infermo dié un grido di gioia; e scorse china su lui madonna Valeria.

— Messere — ella diceva —, voi avete vinto il piú duro assalto del male. — E gli tergeva la fronte soavemente.

— Dio vi rimuneri il beneficio — mormorò Anselmo, che si sentiva alleggerire e ristorare da [p. 132 modifica] una forza rinnovatrice di tutti gli spiriti. — Quel giorno foste cattiva...; oggi, no.

La donna arrossí e disse: — Volentieri sono venuta a vedervi; ma che cosa posso fare di piú?

Alla dimanda il viso di Anselmo tornò sofferente ed egli rispose: — La mia vita è la vostra —. E aggiunse: — Se mi contentaste solo una volta, dopo non mi vedreste mai piú, non udreste mai piú cosa alcuna di me.

— Voi non pensate all’anima vostra — ribatté la donna —, all’anima mia!

Anselmo ripeté: — La mia vita è la vostra. Per Cristo morto in croce, non dovreste ammazzarmi!

Tacquero; indi l’ammalato sospirò: — Lasciatemi dunque morire —; e abbassò le palpebre rifinito.

Madonna Valeria ebbe paura: cosí, con gli occhi chiusi, nella penombra, l’infermo pareva un cadavere; e a lei in quei minuti lunghi di angoscia sembrò di sentire su la coscienza il peso del delitto che ancora non aveva commesso. Ella si dibatteva perché non voleva fallare, e avrebbe [p. 133 modifica] voluto concedere il bene invocato. E mentre pensava udiva l’affanno di Anselmo. — “Cedendo il corpo non salvava forse un uomo? E non cedendo l’anima chi avrebbe potuto incolparla d’infedeltà?„ Sopraffatta da questo pensiero e vinta, disse con voce tremante: — Messere, fra un mese, se vi sarete rimesso, la sera del sette settembre, che mio marito deve andare a Firenze, verrete da me: vi prometto che v’aspetterò al portone dell’orto. Ma giuratemi che non mi cercherete mai piú.

Anselmo Canetoli giurò lieto il patto che gli salvava la vita. — Egli avrebbe, dopo, abbandonata Bologna per sempre.

Ma appena fuori di quella camera e di quella casa, quasi al lume e al rumore della strada ricuperasse la conoscenza e la misura della realtà e s’accorgesse d’essere stata còlta a un inganno, madonna Valeria sentí il turbamento, l’amarezza, il rimorso del fallo in cui era caduta, e giunta a casa sua, piena d’ira e smaniosa cominciò a raccontare alla vecchia ciò che pur troppo aveva fatto e che pur troppo aveva detto. La parente dissimulava la sua gioia tra le esclamazioni e i [p. 134 modifica] sospiri e la confortava. — In tal caso strano chi si sarebbe comportata altrimenti? Dio il quale perdona le colpe piú gravi, doveva perdonarle la colpa leggera che aveva e avrebbe commessa a fine di bene; — e, confortandola, per curiosità le chiedeva tuttavia particolari del fatto e spiegazioni, per cui apprese fino il giorno e il modo stabilito al convegno. Anzi l’appresero in due, giacché Cristina, che aveva vista la cognata uscire pensosa e tornare con in faccia il segno d’una sventura, fiutando il mistero s’era messa ad ascoltare dietro una porta, e, come accade sempre a chi ascolta di nascosto, imparò e indovinò proprio quello che meno s’attendeva e voleva. Non di lei, ma di Valeria messer Anselmo era stato ed era preso al punto che Valeria, per compassione di lui, avrebbe tra un mese disonorato il marito. Arrabbiata pertanto e sconvolta dall’odio, deliberò vendicarsi; e la sera di quel medesimo giorno rivelò al fratello tutto quanto aveva appreso.

Anastasio alle parole di lei rimase come a un colpo di mazza nella testa; ma tosto si riebbe e si contenne; finse di non credere nulla; minacciò [p. 135 modifica] la sorella che guai a lei se ripetesse ad alcuno una tale istoria, e, cosí gli premeva il suo nome e cosí poca fede aveva nella segretezza e nella benignità di sua sorella, pochi giorni dopo la mandò a Pianoro presso un cugino.

Quetato in questo, Anastasio, che della parente non dubitava, poté cercare il partito piú acconcio per impedire che la moglie gli fallasse e nel medesimo tempo per sorprenderne l’intenzione maligna di cui voleva punirla; per scoprire la verità, ma anche evitare uno scandalo e, non essendo uomo uso a spada o a pugnale, evitare danni piú gravi. E dopo molti disegni risolvette di travestirsi e di penetrare egli nell’orto prima dell’amante, la sera del convegno.

Oh come trascorrevano lenti i giorni pe ’l povero uomo, e che fatica durava a celare il suo travaglio! E madonna Valeria penava al pari di lui. Ma non è donna cosí onesta che non volga l’animo, sia pure in fugaci abbandoni, agli stimoli e alle lusinghe della colpa, ed essa udendo che messer Anselmo aveva ricuperato vigore e salute e già usciva di casa, non poteva [p. 136 modifica] non sentire in sé stessa il merito di averlo guarito e non pensare che molte belle donne ne sarebbero state orgogliose. Pensieri cattivi; e per scacciarli ella ricordava Anastasio e l’amore di lui; e cosí ricordava anche il torto della sua brutta promessa: onde con la ragione combattuta e la coscienza affannosa, o non dormiva, la notte, o non dormiva tranquilla.

Venne, come a Dio piacque, la mattina del giorno temuto da madonna Valeria, sospirato da Anselmo Canetoli e maledetto da Anastasio Bonesi; e questi, detto addio alla moglie, con tutte le sue robe se n’andò in un luogo poco lontano ad aspettarvi l’ora di tornare travestito a casa.

Valeria socchiuse il portone dell’orto per tempo. Ma il diavolo, che spesso si diletta di trascinare con disagio ai suoi fini, mandò proprio quella sera due mercanti romagnoli in cerca di Anastasio Bonesi; e la donna, conforme il solito, dovette ospitarli in casa sua. Preparata loro la cena, ella uscí, e scorta l’ombra che supponeva l’amante, gli si accostò risoluta dicendo piano: — Messere! [p. 137 modifica]

Egli tese le braccia. Ed ella: — Siete guarito?

Anastasio rispose come meglio seppe, ma non cosí piano e non con tale simulazione e sicurezza che con súbito orrore la donna non scoprisse in lui il marito. Nondimeno, riponendo la sua salute nella sua sagacia, essa rifletté un istante e riuscí a contrapporre un inganno all’inganno: pregò l’altro di pazientare che certi suoi ospiti romagnoli andassero a letto, sicché senza sospetto lor due potessero restare insieme. E l’introdusse nel magazzino, che chiuse a chiave; indi corse nell’orto; aprí il portone, dietro il quale Anselmo Canetoli già imprecava alla lealtà delle donne, e facendogli segno di tacere e di seguirla, lo condusse in una stanza vicina, dove l’affrettò a liberarla dell’obbligo suo.

Ma come chi riarso di sete in un dí canicolare brama un bicchiere di acqua attinta appena dal pozzo, e se può averla, l’inghiotte avidamente e ne domanda dell’altra, Anselmo Canetoli avrebbe voluto bere ancora ancora alla coppa della voluttà; e madonna Valeria, ch’era piena d’ira perché Anastasio aveva dubitato di lei e aveva [p. 138 modifica] tentato di superarla in astuzia, e, d’altra parte, sentiva di qual gioia aveva confortato il suo amante, pensava: — Quanto bene mi vuole! Mio marito che ha tal fede in me, si meriterebbe che non lo lasciassi andare. — Cattivo pensiero, che ella respinse con molta fatica. Poi disse: — Messere Anselmo, mantenete la vostra parola: andate, e non pensate piú a me.

Anselmo sospirò, la baciò e, vincendosi, le ripeté ch’ella non l’avrebbe mai piú riveduto ma che egli l’avrebbe ricordata in ogni luogo e per sempre. E partí.

A Valeria restava da pacificare il marito, e non solo per salvezza di sé, ma anche per conforto di lui; né fu certo il desiderio di vendicarsi che le consigliò uno strattagemma crudele. Non trovò miglior strattagemma; e tutt’angosciosa corse dove erano i mercanti e disse loro: — Messeri, ajutatemi! Un giovane, che mi sta attorno da un pezzo, ora è qui in casa con mala intenzione. Voi gli insegnerete a non disturbare le donne degli altri.

I due balzarono in piedi ed essa li [p. 139 modifica] accompagnò al magazzino dove entrati, quelli gridarono: — Ah cane! Ah vigliacco! Ti daremo noi l’andare attorno alle donne degli altri! — e, secondo il costume dei romagnoli, non avevano finito di minacciare che già tempestavano Anastasio di pugni e di calci. Per farsi riconoscere, il misero gridava bestemmiava pregava, e fu riconosciuto dopo che era ben pesto; ma i mercanti non lo riconobbero con meraviglia minore del vederlo fra le braccia di madonna Valeria demandando perdono e chiamando sua moglie la piú virtuosa e piú saggia donna del mondo.

Madonna Valeria si fingeva stordita e chiedeva: — Come siete voi qui? E quello a cui doveva capitare ciò che purtroppo è capitato a voi?

— Sta sicura — rispose allora Anastasio: — ho chiuso io il portone dell’orto!

Cosí, finalmente, madonna Valeria poté dormire tutta una notte d’un sonno tranquillo e pieno e riposare la sua buona coscienza nell’opera di pietà, la quale aveva compiuta: non quella d’aver convinto in tal guisa il marito della sua virtú [p. 140 modifica] per risparmiargli la gelosia e la certezza del disonore; — non quella: l’altra.