La favola dei sette colori/Atto secondo

Atto secondo

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ATTO SECONDO


La stessa scena del primo atto. Pieno giorno.

Personaggi: Bacco, i sette fauni, Arco, le sette gocce, Giunone, Iride, Mercurio. [p. 160 modifica]

ATTO SECONDO
BACCO
Io sono Bacco, figlio di Semele
e di Giove, piede mai stracco
dove danzano i cori, e ugola
mai stracca ai pampini. Io, Bacco,
perseguitato dalla ridicola
Giunone, che vuole la mia
vita, ah! ah! ah! per la furia
della sua folle gelosia!
Ah! Ah! Ah! Ah!

(a ogni risata compare un fauno)


Fauni, miei figli, Fauni! Ah! Ah! Ah!

(i fauni sono tutti e sette dinnanzi a Bacco)


Voi siete sette, e siete al completo.
Avete un piede che non è mai stracco
come quello di Bacco, o figli miei.
D’altronde vi condanno, al primo acciacco;
scoppiate in botte nel ribollimento.
I FAUNI
Al primo acciacco scoppieremo nella
botte, e ci strozzeremo coi fermenti.
Per noi la vita è muscolo. Moriamo!
La nostra gioia è aver disordinato,
e senza l’orgia non possiamo vivere.
BACCO
Ah! Vedo con piacere che i discepoli
di Bacco non si quetano. Volete

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fare con me una bella scornacchiata
alla regina Giunone?
I FAUNI
       Ohè!
Vogliamo fare quella scornacchiata.

(si mettono tutti a saltare e a ballare)


BACCO
Fermi!

(i Fauni si fermano d’incanto)


              Fermi!
Giunone vuole uccidere
per mezzo d’Iride, la cipollata
vostra, un mortale. L’ho udito stamane
che ne parlava con se stessa, ad alta
voce com’è sua pessima abitudine.
Si chiama Arco ed è un Aedo. Fauni,
rubiamo questa morte alla regina
Giunone, ch’è una donna all’anticaccia!
I FAUNI
Ohè! Giunone! Vogliamo violarla!
BACCO
Parlate piano. Io ne avvertirò Arco,
e voi cercate di tener lontana
Iride, fino che io ritorni dalle
Parche. Perchè non deve essere ucciso
pel decreto dei Fati.
I FAUNI
       O Bacco! O Bacco!
Ti obbediremo!

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IL PRIMO FAUNO
       Ma tu, o Bacco, dacci
una grazia!
BACCO
       Che grazia?
IL SECONDO FAUNO
                           Per tre notti
lasciaci in libertà nel nostro bosco!
IL TERZO FAUNO
Vogliamo avere sette gocce!
IL QUARTO FAUNO
       Qui
sin dall’aurora è proibito ai fauni
d’amare.
IL QUINTO FAUNO
     E al ritorno dei tuoi giochi
siam troppo stanchi ed è già troppo tardi.
IL SESTO FAUNO
O Bacco, Bacco...
IL SETTIMO FAUNO
     Dacci questa grazia!

(sono tutti timidamente sospesi alle labbra di Bacco)


BACCO
Ve lo concedo!
I FAUNI
Ohè! Ohè! Ohè!

(saltano e ballano ed escono uno ad uno)

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BACCO
Oh! Proprio Arco che viene per qua!

(si mette quasi a cantare forte)


Io sono Bacco, figlio di Semele
e di Giove, piede mai stracco
dove danzano i cori, e ugola
mai stracca ai pampini. Io, Bacco...
ARCO
Ehi, sei tu che canti cosí
bene? Racconti di essere
Bacco, e tutto ti può
sentire, e non temi la collera
del vero figlio di Semele?
BACCO

(cantando)


       Io, Bacco,
perseguitato dalla ridicola
Giunone, che vuole la mia
vita, ah! ah! ah! per la furia
della sua folle gelosia!
Ah! Ah! Giunone vuole la mia
vita! Giunone!
ARCO
Tu mi sembri un poco briaco dei forti fermenti
di Bacco. Tu non hai, credendo di essere Bacco
bevuto un po’ troppo il pampino della tua fronte?
Rispondi, straniero, e non fare il pazzo.
BACCO
Nessuno ha mai negato che gli uomini
se hanno per caso il vero alle calcagna
lo vedono seduto nella luna.

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ARCO
Che vuoi tu dire? Io non capisco niente.
Tu parli quasi come un gran filosofo,
e infatti, ti ripeto, non capisco.
BACCO
Gli uomini non possono capire
la lingua degli Dei e de’ filosofi.
La prima ha troppa significazione
e la filosofia ne ha troppa poca.
ARCO
Ma allora tu sei Bacco?
BACCO
                                         Ah! Ah! Ah!
tu mi capisci quando non capisci!
Odimi, Arco, con le orecchie tese
come la cetra del divino Orfeo.
Odimi bene perchè forse è l’ultima
volta: tu sei un morituro, Aedo.
ARCO
Io? Io? Io?
BACCO
Statti calmo! Statti calmo!
Un giorno o l’altro dovrai pur morire.
Morire prima...
Morire dopo...
E’ tutto un solo morire.
Ma forse c’è il mezzo di salvarti.
ARCO
Ma come? Si può fuggire
la legge del fato?

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BACCO


Arco! Arco! Arco!
Ricordati bene di quello ch’io dico!
Non è per la legge dei fati che muori!
La morte che aspetti è in mezzo alla vita.
Arco! Arco! Arco!
Guarda che morte t’ha teso un agguato
proprio nel nido della vita, e aspetta
al varco la gazzella che si abbevera.
ARCO
Se tu sei Bacco, ti scongiuro,
non mi spaventare!
Non mi agghiacciare!
Che io sono forte se devo ammazzare
un leone, col dardo duro,
ferreo, ma tremo
nel buio della morte intangibile!
BACCO
Non ti credevo così pusillanime!
Ma non tremare, perchè Bacco sta
a vigilare sulla tua paura!
Io Bacco, figlio di Semele... Ah! Ah!

(ad ogni risata compare un fauno)


E di Giove, piede mai stracco
dove i cori danzano, e ugola
mai stracca ai pampini. Io, Bacco...

(Arco, avviluppato e stordito dalla canzone barcolla come se fosse briaco)


Portate via questo morituro,
o Fauni! e divertitelo coi vostri

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giochi. Dategli pure, un’Amadriade,
che si diverta e non si lasci opprimere
dal turbamento.

(ad Arco)


       Và! Và! Và! Bacco
te lo comanda!

(Arco esce trascinato dai fauni quasi senza conoscenza. Ha lasciato la cetra)


BACCO
Bisognerà persuadere la savia
Iride... Credo che non le dispiaccia
salvare Arco!
Ah! se non avessi litigato
con quell’ipocrita di Mercurio!
Ora potrei persuaderlo!
Ora l’avrei in mano!
Mercurio ha una potenza
su Iride straordinaria.
Oh! Oh! Ma viene, come sapevo, la grande Giunone
da queste parti insieme ad Iride ed alle sette
gocce sue inseparabili amiche d’infanzia!
LA QUINTA GOCCIA

(entrando)


Io vorrei l’indaco e il giallo!
LA SETTIMA GOCCIA
Ma no, l’indaco lo voglio
io! tu sei prepotente!
LA PRIMA GOCCIA

(sussurrando)


                                           Amerei
avere eternamente il suo violetto.

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LA SECONDA GOCCIA
Io il rosso!
LA TERZA GOCCIA
                      Io il verde!
LA QUARTA GOCCIA
                                            Io l’arancione!
LA QUINTA GOCCIA
                                                                       Io il giallo
e l’indaco! Li voglio tutti e due!
Tutti e due! Tutti e due!
IRIDE

(entrando)


Ditemi, come volete ch’io doni
i miei colori? Potete voi darmi
il rosso carne delle vostre guance,
il biondo orato delle vostre ciglia?
LA PRIMA GOCCIA
Iride, si diceva per scherzare!
Noi non vogliamo che ci doni niente,
vogliamo solo il piatto del buon viso,
e un tuo sorriso.
LA SECONDA GOCCIA
                          E un tuo sorriso!
LA TERZA GOCCIA
                                                         E un tuo sorriso!
GIUNONE

(entra maestosamente)


O Iride, non dare ascolto a quelle

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pazzerelle, che sono pazzerelle
come le luci in uno stagno, a notte.
BACCO
Regina Giunone!
GIUNONE

(a Iride)


E non guardare l’uomo che ti guarda
e non sentire quello che ti dice,
la Regina te l’ordina.
BACCO
                                   Regina
Giunone!
GIUNONE

(a Iride)


E ascolta bene! Ora ti devo dire
il nome e il luogo di quel morituro...
BACCO
Regina Giunone, io sono d’impiccio,
me ne vado, me ne vado! Me ne vado!

(più piano)


Ma poi ritornerò, non dubitare!

(esce cantando)


Io sono Bacco, figlio di Semele...
GIUNONE
Oh! Finalmente è andato quel vile bastardo di
                                                                  [Giove!
Odimi, figlia mia, tu sei certamente persuasa
ad obbedire Giove, tu devi sacrificare
un solo mortale, un piccolo verme che ha osato...

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IRIDE
Guardare il sole! Me ne ha già parlato
Mercurio.
MERCURIO

(entrando leggermente)


             Ha detto il vero! testimonio!
GIUNONE
Tu sai che ogni dettato degli dei
è bello. Se gli uomini dovessero
morire perchè Giove disse: «voglio
che muoiano» sarebbe perfettissimo.
MERCURIO
Oh! Certamente! Oh! Certamente!
GIUNONE
                                                                  L’uomo
che devi uccidere è un piccolo
uomo.
IRIDE
      Non so nemmeno io
perchè ho paura, perchè
sento qualcosa di indefinibile
che mi sconvolge. Una nausea
di idee, un’inquietudine vaga, che non è tangibile,
come una bruma naturale.
Ma perchè? Ma perchè?
Penso forse che...
No! No! No! No!
GIUNONE
E’ un Aedo. Si chiama Arco.

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IRIDE
Arco?
MERCURIO
Si chiama Arco, come è vero che il Sagittario
vien prima del Capricorno, e che l’Acquario
vien prima — è proprio cosí — del Pesce.
IRIDE
Arco?
GIUNONE
Iride! Sei per caso divenuta
sorda o il cervello ti fa mancamento?
Si chiama Arco! Arco! Arco! Arco!
IRIDE

(si mette a piangere)


LE GOCCE
Che cos’hai Iride?
Noi ti vogliamo consolare!
Noi vogliamo asciugare
le tue lagrime, seccare
il tuo dolore, calmare
i tuoi singhiozzi.
MERCURIO
Iride! Iride! Io non capisco!
LE GOCCE
Iride, perchè sei così calma
nelle tue lagrime?
Il tuo pianto scorre via via via
quasi silenzioso;

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non interrotto dal groppo
dell’affanno. Sei troppo calma, Iride.
IRIDE

(rompendo tutto d’un tratto)


Non riuscivo a capire!
Ecco perchè ero calma!
L’avevo pensato, pur vagamente
che me lo volevano rapire!
Arco! Arco!
Io non lo voglio uccidere!
No! Non voglio!
Arco! Arco! Arco!
Io mi riempio la bocca
di questi suoni! Non voglio
non voglio! E’ la mia morte!
Mia Regina! Fammi morire!
Fammi morire!
GIUNONE
Arco? Chi è che te lo pigli a cuore
con tanto accendimento? E’ forse il tuo...
IRIDE
Ebbene, si! Io te lo dico,
lo dico a tutti!
Arco è il mio amante!
Mio amante! E io non voglio che muoia!
Uccidimi pure, Giunone,
a me non importa l’eternità!
Ma non uccidere Arco, abbi pietà
di me, Giunone, che sono
stata la tua schiava fedele

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sempre! Abbi pietà!
Non uccidermi Arco!
MERCURIO

(inquieto)


Per carità! Per carità!
Questa è l’estrema catastrofe, Iride,
ciò che tu dici è assurdo! Io non potrò
tornare a Giove con le mani vuote.
E tu non puoi disobbedire a Giove!
GIUNONE
Sicché tu hai un amante!
Tu la più pura fanciulla,
tu la più pura schiava
della Regina Giunone!
Io non ti potrò perdonare!
IRIDE
Non perdonarmi! A me non importa più vivere.
Non perdonarmi! Ma salvami Arco, salvami
Arco, o Regina! Perchè Arco è tutto il simbolo
della mia vita: il mortale immerso nel brivido
dei miei colori di immortale! Salvami! Salvami
Arco! Se tu potessi vederlo!
E’ l’uomo più uomo che ci sia;
e non sono belli gli uomini?
Quando penso che io lo devo uccidere!
No! No! No!
GIUNONE
Ma come! Tu hai il coraggio
di rifiutare di fare
quel che comanda Giove!

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Quel che comando io?
Iride! Via! Via! Non ti voglio
più vedere!
IRIDE
   Ma non prendere
come un’offesa la mia
disperazione. Io non voglio
contrariarti, ma non posso
assolutamente
uccidere Arco! Non posso!

(ricompare Bacco che sta a osservare la scena)


IRIDE

(vedendo la cetra)


Guarda, Giunone, la sua bella cetra.
Suona armoniosamente
come la cetra di Apollo.
Perchè io l’ho baciata!
Guarda come splende il plettro mordace!
Perchè io l’ho aguzzato
cogli occhi! Senti le sette corde?
Sono divine! Sono divine!

(suona)


Ritmano il ritmo della mia morte,
no, della morte di Arco,
no, della morte di tutti i colori.
Ritmano, ritmano, ritmano...
questa è una nenia. La nenia
dei morti, della morte.
La morte di Iride! Ah! Ah!
che cosa strana!

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MERCURIO
Ma state attente! Perchè sta perdendo
ogni ragione!
LE GOCCE
     Impazzisce! Impazzisce
la nostra grande sorella maggiore!
Iride! Sii buona! ritorna in te!
non essere così malinconica!
IRIDE

(selvaggia)


No! Io non sono malinconica!
Vi giuro che non lo sono più!
Io voglio salvare Arco!
Avete capito? Non m’importa
di niente! Ah! Ah! Ah!
senti le sette corde?
Ritmano il ritmo della mia morte,
no, della morte di Arco!
Arco! Io voglio salvare!

(esce correndo pazzamente)


Arco! Arco! Ti vogliono uccidere.
Sí, la Regina Giunone e Giove
ti vogliono uccidere!
MERCURIO
Per carità!
Fermatela!
GIUNONE
Ma è matta! E ora
rovina tutte le cose!

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MERCURIO

(correndo via)


Iride! Sii buona! Fermati!
GIUNONE

(lo segue)


BACCO
Ah! Ah! Ah! Regina Giunone,
vedrai. Ah! Ah! come bolle la pentola.

(compaiono i fauni)


LE GOCCE
O Bacco! Si, se puoi, salvaci la nostra
Iride!
I FAUNI
       Ohé, Giunone la pettegola,
la miope regina avrà il disotto!
Ohè! Ohè!
BACCO
     Fauni, comincia il vostro
compito. Ora dovete stare attenti!
Quando Iride starà per toglier via
Arco, avvertite l'Aedo, gridategli
l’inganno!
LE GOCCE
       Ma la nostra dea non vuole
uccidere Arco, e non l’ucciderà.
BACCO
Ah! Ah! Voi dite? Non l’ucciderà?
Vedrete, vedrete che cercherà

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di ucciderlo! Lo so io! Ah! Ah!
queste gocce come sono ingenue!

(Iride, Giunone e Mercurio attraversano la scena)


GIUNONE
Iride, figlia mia, giacche tu sei
pazza a quel punto! Ti concederò
una grazia!
MERCURIO
Una grande grazia, in verità!
GIUNONE
Ti concederò di fare Dio, Arco
 — non dirlo a Giove, per carità —
e così potete vivere insieme
e amarvi liberamente — non dirlo
a me! Che io non ne sappia niente!
IRIDE
Ma non si potrebbe salvarlo?
MERCURIO
Impossibile! Giove vuole
la prova della sua morte.

(escono)


BACCO
Avete visto che non è più pazza
la pazza Iride?
Vedrete!
I FAUNI
Noi ci nasconderemo nei cespugli
fra mezzo a delle stoppie e a dei pruni,

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di lí sussurreremo al morituro
la voce che lo strappa dalle grinfie.
LE GOCCE
Ma non cercate di salvare Arco!
che importa a noi di Arco? E’ un intruso,
cercate invece di persuadere Iride
a ucciderlo. Mi pare che anche voi
volete salvare Iride? No?
BACCO
                                               Gocce!
Siete le più sciocche
lingue che mai abbia visto!
Andatevene via!
Io me ne infischio di Iride!

(le gocce scappano impaurite)


I FAUNI

(fanno per inseguirle)


BACCO
Fermi voi! Ditemi piuttosto
che avete fatto di Arco?
I FAUNI
Arco, l’Aedo? L’abbiamo divertito pazzamente, l’abbiamo ingollato di vino greco e gli abbiamo dato poi un’Amadriade; quando siamo partiti si rotolava sull’erba con lei.
IRIDE

(entrando)


Non avete visto Arco?

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I FAUNI
Non abbiamo visto Arco.
BACCO

(uscendo)


Vegliate voi!
I FAUNI
Veglieremo!
IRIDE

(si accascia dietro a un albero)
(arrivano le gocce molto dolcemente)


LE GOCCE
Consolati! Giunone ti ha concesso
di fare dio Arco, il tuo bell’Aedo!
LA PRIMA GOCCIA
Ci siamo noi per consolarti!
LA SECONDA GOCCIA
                                                  Eccolo!

(Iride salta in piedi, Arco arriva barcollando ubbriaco e gridando frasi sconnesse)


ARCO
Il vino greco! Eh, il vino greco
è divino! E le Amadriadi!
Eh! le Amadriadi! Deliziosa
quella carne tenera e calda!
E quel vino bruciante!
Ohè! Ohè! come gridano i fauni!
Ah! C’è persino Iride! Oramai

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non posso più, cara la mia amante,
per oggi sono stanco! Ho fatto troppo.
Ohè! Ohè!
IRIDE
Non bestemmiare, Arco; ho fatto troppo
anch’io!
ARCO
Uh! Anche tu? Con chi? Di sotto
a Mercurio? Eh! Eh! Ohè! Ohè!
IRIDE

(si mette a piangere)


ARCO
Iride non mi far la sdolcinata
Ohè! Ohè! Se proprio ne hai bisogno,
faremo qualche cosa anche con te.
LA PRIMA GOCCIA
Andiamo via, non posso sentire.
LA SECONDA GOCCIA
Povera Iride!
LA TERZA GOCCIA
Andiamo via, non posso sentire!

(escono dolcemente col capo basso)


ARCO
Tó! Sono andate a raggiungere i fauni!
Oh! I Fauni! Se sapessi, Iride, come
i Fauni sono allegri! Oh! Molto allegri!
In confidenza, un po’ troppo immorali.
Già, le tue gocce... E quell’altre Amadriadi...

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Ma insomma! Cantan sempre: Ohè! Ohè!

(imita i fauni)


Ma bene sai... E poi... E poi... E poi...
IRIDE
Quei brutti fauni t’hanno ubriacato,
tu non capisci più quello che dici!
tu non mi vedi, io sono la tua Iride,
la tua divina amante!
ARCO
         Già, la mia
divina amante! Eh! Arco, l’aedo,
ha una divina amante! Iride, dea
dei tre... no, quattro... no, sette colori!
Io me ne sento tutto colorato,
Quanti colori! Di quanti colori;
Colorato! Colorato! Colorato!
IRIDE
Quei brutti fauni t’hanno ubriacato.
Vedi, c’è il sole, e siamo nel boschetto
dell’ultimo convegno, ed è la cetra
del tuo cantare questa che tu guardi.
Suona armoniosamente
come la cetra d’Apollo
perchè io l’ho baciata!
Guarda come splende il plettro mordace
perchè io l’ho aguzzato
con gli occhi! Senti le sette corde?
Non ti vien voglia di tentar le torte
minuge? E suonare e suonare
all’infinito come il vento tra le
canne supine,il vento maestrale

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del nostro inverno ch’è una primavera.
E addormentarmi nella melodia...
Arco! Arco! Mi senti?
ARCO
Altro! Tu parli come un ciarlatano
di quelli, in fede mia, proprio superbi.
IRIDE
Non vedi il rosso del giorno? Il verde di tutte le
                                                                          piante,
l’azzurro del cielo, l’oro del sole
non vedi, non vedi, che tutte le cose del mondo
più bello, i colori, sono in me? Arco?
ARCO
No, io non vedo tutte queste cose,
io non vedo l’oro nel ricolmo amistide
di vino tracio, e il rosso nei tuoi labbri,
l’azzurro nei tuoi occhi e il verde... Oh! il verde...
Ma vieni Iride mia, siediti accanto
a me, sulla maneggia del pinastro.
Vieni che voglio contemplare il rosso
delle tue labbra... Oh! il giallo è nei capelli.
Ah! Dunque l’oro non è solo vino.
Anche tu dunque sei di vino... No,
volevo dire, tieni il vino, il vino
nei tuoi colori! come voglio bene
ai tuoi colori, dammi un bacio, o dea.
IRIDE
Cosí, cosí; diventa buono, Aedo.
Non insanire; son già pazza io.

(come parlando a sè stessa)

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Ma non ti posso persuadere più!
Tu non capisci, tu non capirai
il tuo destino e la tua sorte bella,
la tua divinità. Il vino giallo
come il colore dei capelli ti ha
dato alla testa! Tu non puoi capire!
ARCO
Che dici, o amante, che borbotti? Parli
di un che capisce o che non può capire.
E di fortuna bella e di destino.
Di vino giallo... Sí, parli di vino.
IRIDE
E’ meglio che tu muoia di nascosto
a te.
ARCO
Oh! Muoio di nascosto a me!
Stringimi un poco sul tuo petto, o Dea
io non sono forte, sono tanto fiacco!
Io sono tanto debole! Accarezzami
un poco, rendi il bacio ch’io ti porgo.
IRIDE

(passandogli la mano nei pelli, tastando)


Arco, tu hai una capigliatura
soffice come la peluria al mallo
delle mandorle verdi. Senti il soffio
della mia mano? Sono contro te,
tutta per te. Son’io, Iride. Senti
la mia carezza?

[p. 183 modifica]

I FAUNI

(dai cespugli)


       Aedo, statti in guardia!
Guarda che morte non ti colga! Aedo
statti in guardia! Statti in guardia!
ARCO
Ohè! Ohè! Iride, ascolta i fauni
che dicono le loro stupidaggini!
Oh! come è dolce la tua mano! Più
del vino tracio! Accarezzami ancora,
ancora; io sento sopra i miei capelli
come un profumo che si fa carezza.
Ancora! Ancora! lo voglio ubriacarmi
di te, perchè non sono brillo; no,
non sono brillo di quel vino d’oro,
e tu ci credi. Ma quel vino d’oro
sono i capelli della mia divina
amante... st! Non lo ridire... d’iride...
IRIDE

(lo accarezza sui capelli)


Io ho trovata la sua morte!
Io potrei ucciderlo!
BACCO
Se qui non intervengo
con somma velocità
mi va a rotoli tutto.
Quegli imbecilli di fauni
m’hanno ubriacato l’aedo
che non capisce più niente.
Bisogna rinsavirlo!

(guarda fissamente Arco che a poco a poco sente svaporare l’ebbrezza)

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ARCO
Tó, Iride! Ora mi pare
di ricordarmi! Sono stato male
per qualche tempo! Io non capisco! Come,
quando ti ho stretta e ti ho accarezzata?
Ah, ecco! Già sono stato un po’ brillo.
Scusami Iride!
IRIDE
Arco!
ARCO
E suggelliamo pace con un bacio
facciamo tregua con una carezza!
Continua a profumarmi colla tua
mano nei miei capelli. Era cosí
bello quel gesto. E non lo rifai più?
Perchè, perchè non vuoi rifarlo più?

(Bacco a poco a poco scompare di nuovo)


IRIDE
Sí che lo voglio rifare,
perchè credi che non lo voglia rifare?
Fino che vuoi, Arco! Fino che vuoi!

(gli passa la mano nei capelli)


I FAUNI

(dai cespugli)


Aedo, in guardia! Aedo, in guardia!
Bada che morte non ti colga in seno
alla più bella vita.
IRIDE

(insistendo nella carezza)


Senti la mano delicata? Senti

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come ti sfiora, come cerca ansiosa
le curve, come ti accarezza! Oh! avessi
mille di queste mani! Oh se potessi
darti una voluttà tremenda! Aedo
sentimi bene perchè forse è l’ultima...
ARCO

(facendo un salto indietro)


Iride! Che fai!
che fai? Mi vuoi uccidere?
Ho avuto una divinazione:
tu cerchi di strapparmi la morte!
Capisco ora tutte le carezze
e «la tua sorte...»
e quelle parole e quelle sciocchezze:
mi vuoi uccidere. Perchè?
IRIDE

(spaventatissima)


Ma no che non ti voglio uccidere!
come puoi credere che io
voglia uccidere il mio sogno.
E quando mai chi sogna un sogno bello
vuole svegliarsi e uccidere quel sogno?
Arco, non ci credere!
Io ti volevo solo accarezzare.
ARCO
Frottole. Diventi anche bugiarda.
Ho ben sentito il sussurrio dei fauni
e dell’istinto e di tutta la vita
che mi vuol bene come a un suo fratello,
ho ben sentito il grande avvertimento.
Bacco aveva parlato bene.

[p. 186 modifica]

Io morirò in seno alla beatitudine,
in seno a Iride,
io, piccola gazzella che si abbevera;
ma dimmi, perchè?
IRIDE
Ma non è vero, Arco, non è vero.
Ti giuro che proprio non è vero.
Io ti volevo baciare tremendamente.
Io non ti volevo far niente.
Arco, non pensarci nemmeno!
Ti prego, ti scongiuro,
non pensarci nemmeno,
ti giuro, Arco, ti giuro
che io non volevo far niente,
che io non voglio far niente.
Via! Non pensarci più.
Sia cosa finita, ormai
Vieni, ritorna ad amarmi
come mi amavi prima,
cosí, docile e buono, con la tua
Iride; cosí. E vero che tu sei stanco?
E vero che non hai più vigore?
Non ci credo, io. Quando mai
Arco è stato vinto?
Vedi, io non ci credo
ma non ci credere nemmeno tu.
Siamo pari. Va bene Arco?
Via! Non pensarci più,
giuramelo, io non volevo far niente.
UNA VOCE

(dall’alto)


Iride, tu devi uccidere Arco!

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ARCO
Chi ha parlato?
Chi? E’ venuta l’ora anche per me?
Questa è dunque l’ultima volta
che guardo la terra?
Iride, non mentire. Oramai
non c’è più dubbio, Io devo morire.
IRIDE

(rompe in singhiozzi)


Sí, sono stata falsa
come la Discordia.
Sí, ho mentito come Mercurio.
Ma non avevo il coraggio
di dirti la verità.
La verità della morte!
Chi mai ha il coraggio di dirla?
Tu così amante di tutta la vita serena,
tu che fremevi ad ogni fremito
di questa terra calda, tu morire! Io non volevo,
io, la vita, i colori, essere annunziatrice
della morte. Arco! Arco!
Perdonami quest’ultima bugia!
Baciami ancora una volta!

(Arco la bacia freddamente)


Ma ascoltami bene, Arco.
Ami tu Iride?
ARCO
L’amavo, quando vivevo!
IRIDE
Ebbene, Giunone m’ha imposto

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di ucciderti, ma alle preghiere
e alla disperazione
mi ha concesso una grazia:
quella di farti Dio.
Pensaci bene,, Arco.
Tu diventerai Dio.
Vivremo in eterno stretti
nelle braccia uno dell’altro.
Ci ameremo liberi
da ogni timore di morte.
Per noi il sole non sarà più che un disco
luminoso che ci può star sotto i piedi;
conosceremo i trucchi del suo folgore
insieme, e involveremo un po’ d’acqua di stelle
per rinfrescarci e per profumarci.
Che bella cosa essere Dio, Arco.
ARCO
Hai detto: vivremo in eterno,
ti sbagli; noi moriremo in eterno.
Non è vita quella degli Dei.
Noi conosceremo i trucchi del sole.
Ma allora, dimmi, Iride,
che sei l’illusione,
come potrei sopportare la morte
non del mio corpo, ma delle mie illusioni?
Oh! conoscere i trucchi del sole!
Che cosa disperata.
Ma pensa; pensa che forse non ti vedrei
più nemmen te, Iride.
Forse agli occhi miei,
divenuti divini,

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sparirebbero i sette colori bellissimi,
che sono tutto il tuo corpo.
IRIDE
Ma allora non conosceremo niente.
Ci annideremo nel nostro amore
come in una camera chiusa,
e non vedremo più il sole
e non toccheremo più l’acqua delle stelle.
ARCO
E’ inutile. Io t’amo coronata di luce,
di sole, di stelle, di primavera,
e impregnata di profumo d’erba fresca,
di fiori appassiti, gocciolante di rugiada,
e di colori vividi. Tu non saresti più Iride
rinchiusa in una camera chiusa.
IRIDE
Tu saresti sempre Arco, per me.
IL PRIMO FAUNO

(dietro i cespugli)


Come si deve fare? Se accetta e si lascia travolgere?
IL SECONDO FAUNO

(sussurrando appena)


Che cosa dirà Bacco?

(più forte)


                                     O Arco, bada agli inganni
della regina Giunone.
TUTTI GLI ALTRI
Bada agli inganni della Regina Giunone!
ARCO
Andate o putridume imbestialito,

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non credo niente di quello che dite,
correte.

(movimento di sorpresa nel pullulio nascosto)


              Via questa calunnia! Ohè!

(i fauni scappano furiosamente)


Iride, questa volta tu non hai
mentito. Tu sei troppo buona,
troppo bella per mentirmi
un’altra volta, sulla soglia.
No Iride, tu non mi ameresti più.
Io non sarei più
il tuo Arco. Sarei
un altro. Iride, lasciare
questa bellissima terra!
Ma non vedi com’è bella!
No, non puoi vederla,
perchè sei Dea.
Oh! Quando penso che non potrò più
vedere la bellezza della terra!
No. Avrò sempre quel rimpianto; e il canto
lontano d’una frotta che ritorna
giù per i greppi al casolare basso.
E il frascheggiare delle foglie morte,
e il rombo vago della notte, già
vicina, ed il cantare della luna
di plenilunio e l’abbaiar dei cani
nella nottata e il disco della notte
che balza leggermente sulle nuvole.
Tu non conosci il tremito di gioia
della lucente aurora, ed i tramonti
un po’ lontani, rosseggianti a fiotti

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di strisele rosse e di malinconia.
No, io non posso lasciare
tutte queste cose. Non posso
pensare che le ripenserò
in eterno, senza goderle.
Io dunque vedo per l’ultima
volta questo cielo.
Tra poco non ci sarò
più e il cielo sarà
bellissimo ancora, per gli altri
uomini. Oh! morte, che cosa
terribile! Morte nascosta
nel corpo che amo!
IRIDE
Arco! Non dire cosí!
ARCO
Lasciami, lasciami parlare,
perchè forse è l’ultima volta.
Io non voglio essere Dio.
Io non voglio essere Dio.
Voglio restare mortale,
vivere come gli altri,
morire come gli altri,
quando è venuta la mia ora.
Iride; io so di essere vile,
come nessun uomo è stato.
Iride, io ti supplico a ginocchio,
non farmi Dio. Cerca di salvarmi, se puoi,
cerca di farmi vivere.
Prega Giunone. Forse non l’hai pregata abbastanza.
Sarai stata egoista.

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Forse volevi la mia morte
per eternarmi malamente, come
il vecchio marito dell’Aurora.
Ma no, dico delle stupidaggini;
no, tu ti sconvolgi;
no, tu avrai pregato anche troppo.
Ma ti ripeto,
prega ancora,
ancora, ancora!
Vedi, mi stringe un groppo
di commozione. Non posso
parlare. Scende la notte.
Io ho paura! Temo che sia
l’ultima volta che vedo l’ombra.
Senti quanti fruscii,
e quanti bisbigli.
La notte! La notte!
Ho paura! Mi vogliono prendere!
Addio; ti voglio rivedere domani,
ma all’aurora, con la luce,
con la tua luce.
Addio! Addio! Addio! Iride!

(fugge via paurosamente. E’ notte)


IRIDE
No, io non l’uccideró.
Gocce, consolatevi,
avrete i vostri colori:
questa è la morte di Iride.

(esce lentamente, arrivano correndo i fauni)

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I FAUNI
Ohè! Ohè! Non l’ucciderà!
Morirà Iride, finalmente!
Ohè! Ohè! Prepariamo i muscoli freschi
per le nostre sette gocce,
che avranno i sette colori.
Bel regalo, per le nozze.
Eccole! Danziamo furiosamente!
Viva l’orgia di Bacco!

CALA IL SIPARIO