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Ragionamento di messer Francesco Sansovino, nel quale brevemente s’insegna a’ giovani uomini la bella arte d’amore

Francesco Sansovino

1912 R Indice:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu Letteratura Intestazione 28 dicembre 2017 25% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Trattati d'amore del Cinquecento

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II

RAGIONAMENTO

DI MESSER FRANCESCO SANSOVINO

NEL QUALE BREVEMENTE

S'INSEGNA A ’GIOVANI UOMINI

LA BELLA ARTE D’AMORE








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Ragionatori nel presente dialogo:

Panfilo e Silio


Silio. Egli è gran tempo che io desiderava di aver una ora a mio commodo per ragionar alquanto con voi; conciosiaché, avendo io inteso che voi sète profondo nella cognizion delle cose d’amore, avea meco medesimo pensato di addomandarvi d’alcuni dubbi, de’ quali per aventura non mi ricordo al presente, sperando da voi esser ottimamente ammaestrato in questa materia. Nondimeno, quando vi piaccia e che io non vi sia di fastidio, ardirò a chiedervi il vostro parere d’un certo che, venutomi ora ora alla mente.

Panfilo. Sempre mi piacque di sodisfar agli amici in tutte quelle cose nelle quali io mi ho conosciuto esser buono a piacere e a poter sodisfare; e però a me non farai tu giamai fastidio addomandando, conciosiaché le mie parole non son tali che io debba serbarle come sogliano alcuni, più savi nel conoscer di non far buon’opera favellando che per altro.

Silio. Desiderava d’intender s’uno uomo attempato commette cosí grave errore, amando, come si dice; perché io ho sempre creduto il contrario, parendomi che i vecchi, essendo di più esperienza e di maggior prudenza che i giovani, sappino quel che intorno a questa materia si richiede. Oltre che, il Boccaccio vuole che maestro Alberto possa, si come i giovani, amare, appellando le nostre anime «sciocche».

Panfilo. Tu, che sei giovane, non sai come vanno le cose del mondo. Però avertisci che quest’accidente, ch’è infuso nei cuori di tutti color che vivano, di tutte le creature, da noi chiamato «amore», è più degno di vitupèro in un vecchio che in un [p. 154 modifica]giovane. Perché quell’età, che col mezzo di molti anni ha veduto quel che è degno nella vita mortale di biasimo e quel che merita lode, attenendosi alla miglior parte, ci debbe dar essempio di sé non con operazion fanciullesche, ma con costumi degni e convenienti all’animo nostro, accioché noi a qualche tempo con l'esser nostro possiamo giovare alla patria, agli amici e alla casa: all’incontro nel giovane non è tanto vituperoso cotal effetto, avendo riguardo al vigor naturale. E, comeché il Boccaccio, sotto nome di maestro Alberto, conchiuda che il vecchio si può innamorare, io noi niego, ma ben lo danno, favellando però dell’amor terreno, ché di questo debbiam ragionare. Perché, se noi diremo del divino, senz’alcun dubbio i vecchi son più ardenti che non sono i giovani, e di gran lunga.

Silio. Certo che io credeva, per quello essempio, che i vecchi, amando, ne dovessero più tosto aver lode che biasimo, conciosiachési dice che Amor tosto s’apprende a’ cuori che son gentili, cioè nobili, e, se le cose antiche son nobili e gentili, chi sarà che voglia preporsi ai vecchi?

Panfilo. Quell'essempio dimostra che i vecchi hanno l’animo e le parole gagliarde, ma i fatti non s’accordano, e che essi, in questo effetto, da altro non sono buoni, essendo con donne, che da raccontar favole avenute al tempo loro, che essi soglian cosi sommamente lodare. E, sanza alcun dubbio, tieni questa conclusione: che gli animi nobili s’accendano di nobile amore. E qual sia l’amor nobile non è al presente mio intendimento di ragionare, comeché io creda che tu lo sappia cosi ben come me.

Silio. Di quanti anni intendete voi il vecchio?

Panfilo. Di quarant’anni, e fino a tanto si può comportare; ma, procedendo più oltre, non è punto lodevole: oltre che il vecchio non può quelle fatiche le quali si sopportano amando, e che i giovani sogliano per le loro amate facilmente comportare. E, se ben mi soviene, ho più volte veduto che l’amante s’assimiglia al soldato. Perché questo, intorno vestito di gravissime armi e tutto impacciato, sta, con ogni sollecitudine, animoso a difensione del luogo dal suo capitano assegnatoli.


[p. 155 modifica]E quello, allacciata e annodata l’anima da diverse cure gravi, sentendo le punture amorose, continuamente ha con ogni diligenza il pensiero alla donna amata e dalla sua sorte concessali, a suo poter difendendola da tutto quello che turbar la potesse. Questo, seco medesimo considerando quanta fusse la sua felicità vincendo il nimico, conciosiaché quella vittoria li partorirebbe commodo e di preda e di onore, ond’egli potrebbe agiatamente vivere, vi aspira con tutto il core, la cerca per ogni via, la tenta da ogni lato. E quello, con saldo pensiero discorrendo quanta sarebbe infinita la sua gioia ottenendo d’esser dal suo dolcissimo oggetto amato e auto caro, conciosiaché Tesser amato gli apporterebbe ogni contento che di cosa amata si può desiderare, onde la sua vita sarebbe e quietissima e soave, ansioso procura con ogni arte, con ogni ingegno arrecarla al suo intento. Questo, tutto costante per altrui nuocere, non avendo riguardo a se medesimo, si mette a pericolo di fuoco, di rovine, di ferro; e quello, con accesa mente desiderando che dalla amata sia conosciuto l’animo suo, non ha riguardo né allo onor, che è il secondo pregio, né alla vita, che è il primo di tutte le cose. Conchiudo per questo: che ne’ vecchi non può cader l'amor corporale né le fatiche che si hanno per quello. E però dissero alcuni che brutta cosa è vecchio soldato e vecchio innamorato.

Silio. Ond’è che i vecchi s’innamorano dei giovani, e all’incontro le giovani dei vecchi?

Panfilo. Perché il sangue del giovane, che è dolce, puro e sottile, tragge facilmente a sé quel del vecchio. Ma che una giovane s’innamori del vecchio non ho io, per quanto io sappia, giamai veduto. È ben vero che infinite volte è avenuto che la donna giovane, lontana dai diletti del mondo, desiderosa d’appoggio atto a governarla, si ha per marito eletto vecchio uomo, non costretta d’amor, ma da retta ragione. Appresso ho veduto una giovane accendersi della virtù d’un vecchio: e, in verità, chi sarebbe colei che, adornata essendo e vestita d’alquanto di giudicio, non amasse sommamente il Bembo, vedendolo tra le donne cosi piacevole e cosi grazioso? Ma questa si chiama più tosto «affezzione». Cosi dico degli uomini giovani: cioè [p. 156 modifica] ch’essi non amano donna che abbia trapassato il segno di quarantanni, se per aventura la sua bellezza non fusse tale che ella non fusse, punto o qualche poco, smarrita da quella della sua giovinezza. Altramente chi s’avolge negli abbracciamenti di vecchia, lo fa per utile o per consuetudine. Per utile, quando i giovani o non spendano il loro o veramente ne avanzano; per consuetudine, quando, legati insieme, non possano a volontá loro guardarsi l’un dall’altro. E, se cotal amore procede perfino alla vecchiaia dell’uno e dell’altro, non diremo giamai che egli si possa con propria voce appellare «amore», perché, per la consuetudine, quell’ardente desio si converte in estrema «benivolenza»; laonde non cade piú tra l’uno e l’altro quella contentezza e quella dolcezza che sente uno amante dell’altro, essendo giovani. Chi dirá adunque che l’amor giovanile non sia piú grato e piú da seguitare?

Silio. Confermerei tutte le vostre parole, quando io non sapessi ch’i giovani in questa materia son fallaci. Hanno poca pratica nel governo e non si contentan mai; e tanto dico di noi quanto delle donne, favellando generalmente.

Panfilo. Ragiono di giovanezza atta e convenevole a questo essercizio. Perché il frutto acerbo lega i denti e il molto maturo dispiace altrui, sempre si debbe di tutte le cose elegger il mezzo. È ben vero che si trovano alcuni, i quali, piú tosto trasportati da strano appetito che da regolata considerazione, giudicano che la donna amata non debba trapassar i quattordici o diciott’anni, perché ella in quel tempo è sul fior della sua bellezza ed è di piú contento e piú atta, dicano, alle nostre consolazioni.

Silio. Si veramente, perché esse, quasi gemme, rilucano negli adornamenti loro: ogni lor atto, ogni riso, ogni guardo, ogni movimento vezzosamente fatto riempie altrui l’anima di gioia inusitata.

Panfilo. A me non piacque giamai cotal opinione, anzi sempre ho veduto elegger il mezzo, cioè la donna che abbia venticinque anni, perché ella in quella etá, fermato il giudicio, val molto piú che la fanciulla di dicianove o diciotto non vale. [p. 157 modifica]

Silio. Chiaritemi questo dubbio.

Panfilo. Quale?

Silio. Se l’amata debbe esser vedova, maritata; religiosa o donzella.

Panfilo. Delle religiose non se ne favella. Ma delle vedove tanto dirò che colui, che per aventura ha donna vedova, speri bene e non cerchi piú oltre. Voglio adunque che l’amata abbia marito; lasciando indietro la donzella, come colei che si debbe in tutte le cose per piú rispetti fuggire.

Silio. Perché volete voi fuggir le donzelle?

Panfilo. Eccomi per aventura acceso in una giovane di dicianove anni sanza marito; acceso, dico, in maniera che, ostando a principi, posso con facilitá trarmi adietro. Non so i suoi costumi: vedrò che ella ará caro che io l’ami, risponderammi con i risi e con i guardi non per mio ben, ma per suo natural costume. Che farò?

Silio. La seguirete, le mostrarete il cor vostro con quel miglior modo che possibil fia, cercarete di acquistar la sua grazia, vivendo in speranza di riuscir a qualche buon fine.

Panfilo. Ella, che non ha cognizione di quel fine che si desidera dall’amata, non considera quelle cose che io faccio a dichiarazion dell’amor che io le porto; non procura con tutta l’ardenza dell’animo di provedere a tutto quello che mi può ritornar in salute e in contento; il suo guardo non è verso me, come il mio, cosí affettuoso, cosí penetrabile e cosí saldo; non mi vede nella fronte tutti quei pensieri scolpiti che le s’aggirano intorno, talvolta dolenti, talvolta contenti; le giova ch’io l’ami, ha caro vedermi assiduo a contemplar il volto, gli occhi, ma non conosce perché. E, comeché ella senta dentro nel core un certo che di soave, che con dolcezza la conduce a tacitamente sospirare, non sente però, pensando, quella gioia che io provo, a lei affisando il pensiero. Inoltre non sa cautamente governarsi in accettando lettere, doni, favori e simil’altre cosette, dagli amanti alle donne mandate per segno di cortesia; anzi, timida, come non usata, si dá a credere che tutti la guardino, pensa tra se medesima di commetter gravissimo errore amando, [p. 158 modifica] e dubita di non esser dalle persone o da’ suoi còlta in fallo. Ma, caso che ella acconsenta a concedermi tanto d’agio sí che io possa raccontarle il mio desidèro, si conduce con tanta paura, con tanto fastidio, che è una maraviglia a pensarlo. Ella, da piú considerazioni stimolata, talor si tira adietro; talor, tutta accesa, fatto animo, schernisce la gelosa madre e il sospettoso padre. Finalmente, meco ridotta, che pianti, che sospiri, che dolori son quelli co’ quali ella mi dona il frutto delle mie tante fatiche! Intanto sopragiugne pericolo, laonde bisogna e fuggire e nascondere e trovar invenzioni per difension dello onore e della vita dell’uno e dell’altro. E come credi tu che una giovane, che a pena ha veduto l’aria, vaglia in tali cose? Considera alquanto (poiché tu m’alleghi le Novelle del Boccaccio) il caso della Caterina di messer Lizio, quel dell’Agnolella e quell’altro del Pinuccio, e vedrai quanti affanni, e a che pericoli, e in che fastidi fussero gli amanti per loro.

Silio. Voi dite il vero.

Panfilo. Ècci poi questo disavantaggio: che le donzelle non vanno alle commedie, alle feste e a’ luoghi publici, ove gli amanti concorrano, ove i giovani fanno conoscere il lor valore, ove Amore altrui presta occasione d’accomodarsi, e di dove mai donna alcuna non si parti sanza qualche poco di fiamma. Anzi, discontente e ristrette da voleri e da piaceri e da comandamenti de’ padri, delle madri e de’ fratelli, il piú del tempo rinchiuse dimorano nel piccolo circuito delle lor camere; laonde ad altro non penso io che si possa assomigliare lo stato loro che a una viva morte, se possibil fusse che la morte vivesse. D’altra parte, se tu riguardi i fastidi, i disonori, i discontenti, i pericoli che avengano se per aventura la donzella s’ingravida, per certo tu dirai che l’amor della donzella sia da fuggire. Quante case si son rovinate per questo accidente! quanti uomini morti! quante famiglie disperse!

Silio. Dican pure che vi si truova rimedio.

Panfilo. I fisici non acconsentano a cotal opinione, e l’esperienza dimostra la opinion loro esser falsa, e delle dieci le nove si scuoprano: però il Boccaccio con la novella [p. 159 modifica] della Violante ammoní gli amanti a non si curar di donzella, s’essi non vogliano ritrovarsi in pericoli. All’incontro, s’io procaccio di compiacere agiovane da venticinque anni in lá che abbia marito, che vita, che contento sará il mio! Ella, guardando entro agli occhi del mio core, legge manifestamente tutti i miei pensieri, e, vedendo per gli effetti che ella è mio solo contento, corrisponde, se non con la medesima ardenza (perché rare volte l’amore è corrispondente d’ambo le parti), almeno con poco minore. Laonde ella procura di non mi dispiacere in atto veruno; sa guardarsi da quel che ella conosce che mi potrebbe dar vita amara comettendolo; fugge, s’ella è di giudizio (perché io presupongo gli amanti di qualche intelletto), di non mi condurre a disperazione, sí che io ne possa perdere e lo onore e la vita. Anzi con gravitá, con bel modo, ora sostenendomi con le graziose parole, ora con gli angelici risi, e talora affrenandomi con ragionevol disdegno, mi conduce a porto sicuro. Inoltre sa trovar i tempi, i luoghi, le commoditá per i nostri ragionamenti, per le nostre contentezze, non avendo le guardie che hanno le donzelle; e, se pur i mariti son gelosi, elle per si fatto modo si sanno governare, che elle conservano la grazia loro, la pace nelle case e lo onor tra le genti. Non è maravigliosa l’astuzia di madonna Isabella salvando il cavaliere e Lionetto? Non è miracoloso il savio procedimento della moglie d’Arriguccio? Che ti par di quella di Tofano? E di madonna Beatrice d’Egano? E della moglie di Gianni?

Silio. A me pare che non sia comparazione dalle donzelle alle maritate.

Panfilo. Perché queste sono instrutte da una esperienza, che le governa in questo effetto sicuramente e sanza lor danno. Lascio di ragionare di che qualitá sian i baci, i risi, le parole, gli scherzi, le carezze e gli abbracciamenti di quelle che hanno provato che seme e che frutto sparga e produca quel desiderio che è da noi chiamato «amore».

Silio. Adunque, secondo il dir vostro, tutte le maritate hanno provato amore. [p. 160 modifica]

Panfilo. Si veramente; e, se non fuori, almen nel marito. Perché facilmente s’applica l’animo a quelle cose che porgano altrui diletto; e la donna dallo uomo accarezzata (non provando altro uomo) come può non amarlo?

Silio. Di sopra diceste che la donna debba esser giudiciosa: che farò dunque, se per natura quasi tutte son semplici?

Panfilo. Bisogna distinguere in che. Perché, se noi ragionaremo della guerra, se della mercatanzia, se degli Stati, allora dirò che le donne in queste cose non son di quell’eccellenza e di quella accortezza che lo uomo. Ma, se si fará menzione delle cose d’amore, conchiuderò che elle tutte generalmente se ne intendano, conciosiacosaché la donna è il vero oggetto, il vero albergo di cotal passione. Né per altro è stimata né per altro aúta cara che per questo effetto; e che sia il vero, mai non si truova che contento alcuno sia interamente perfetto sanza donna. Tutte le nostre fantasie guardano a quel fine. Per tutto si truova la donna: e, quando la sua bellezza è sparita e che il viso, pieno di rughe e sanza il vivo calore, ha perduto la sua candidezza cosi grata a’ riguardanti, non si corteggia piú, non si stima, non si ha piú in considerazione e da tutti è quasi fuggita; il che nasce perché ella è solamente nata per i nostri diletti, i quali esse fuggendo, offendano e lor medesime e la natura, che a ciò le ha prodotte. Caso poi che la tua donna fusse rozza negli amorosi piaceri, tu amante, che le sei dato per suo cultore, debbi con i debiti mezzi indirizzarla a quella bella strada che l’altre calpestano, che hanno in cosí fatte cose giudicio.

Silio. Deh, per grazia, mostratemi per che cagione i giovani acerbi, come diceste, non son al proposito per le donne.

Panfilo. Egli è ragionevole, avendoti detto le qualitá delle fanciulle donzelle. E però egli è da considerare che tutte quelle donne che, avendo poco riguardo alla lor qualitá, si rimettano alla volontá di questi sbarbati, di questi nuovamente venuti al mondo, fanno gran fallo e comettano errore, sotto il quale le piú volte queste tali sogliano essere vituperate e mal condotte. Essi, come coloro che non hanno ancora provato ciò che sia affanno, ciò che [p. 161 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/167 [p. 162 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/168 [p. 163 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/169 [p. 164 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/170 [p. 165 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/171 [p. 166 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/172 [p. 167 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/173 [p. 168 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/174 [p. 169 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/175 [p. 170 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/176 [p. 171 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/177 [p. 172 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/178 [p. 173 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/179 [p. 174 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/180 [p. 175 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/181 [p. 176 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/182 [p. 177 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/183 [p. 178 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/184 [p. 179 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/185 [p. 180 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/186 [p. 181 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/187 [p. 182 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/188 [p. 183 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/189 [p. 184 modifica]Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/190