La zecca di Bologna/Capitolo IX

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VIII La zecca di Bologna


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CAPITOLO IX.


La zecca di Bologna sotto il primo Regno d’Italia — Decreti — Personale e funzionamento dell’officina — Coniazioni di monete d’argento e di rame — Successivi governi e monete bolognesi dal 1814 al 1861 — Chiusura della zecca e ultime disposizioni.

L’ultimo periodo della zecca bolognese offre maggior interesse del precedente. Formatosi nel marzo del 1805 il primo Regno d’Italia sotto lo scettro di Napoleone, il nuovo Sovrano si diede, tra le altre cose, a regolare il corso delle monete, così difettoso fino allora, semplificando le zecche.

Il primo decreto del governo napoleonico sull’argomento è quello del 28 giugno 1805: così formulato:


— Napoleone, per la grazia di Dio e per le Costituzioni Imperatore de’ Francesi e Re d’Italia

Decreta


        Art. 1. Non vi saranno che due zecche nel Regno. Esse sono stabilite una in Milano, e l’altra in Bologna.

Art. 2. L’Amministrazione della zecca sarà composta come segue:

Un Direttore generale della zecca e monete, Un Segretario,

Un Ricevitore e Custode delle paste,

Un Verificatore degli assaggi.

Due Assaggiatori,

Un Capo addetto a ciascuna delle seguenti officine:

Partizione e finazione — Fonderia — Trafila e taglia — Revisione — Stamperia — Macina delle terre.

Un Disegnatore coll’obbligo di sopraintendere ai lavori d’incisione, [p. 224 modifica] Tre Incisori (pro interim),

Un Cassiere,

Un Ragionato.

Art. 3. Il solo Direttore generale ha il diritto dell’alloggio nel locale della zecca. Non potrà continuarsi, nè accordarsi l’alloggio in detto locale a verun operaio od inserviente.

Art. 4. Il Ministro delle Finanze è incaricato dell’esecuzione del presente Decreto, che sarà pubblicato, ed inserito nel Bollettino delle Leggi.

Piacenza, 28 giugno 1805.


Per l’imperatore e Re
Il Consigliere Segret. di Stato
L. Vaccari1.



L’avviso fu pubblicato a Bologna e andò in vigore il 13 luglio2. L’anno seguente, con decreto 21 marzo fu determinata la fabbricazione delle nuove monete pel Regno d’Italia, uniformemente alla moneta legale già in corso nell’Impero francese. L’importante decreto, pubblicato a Bologna dieci giorni dopo, è il seguente che, per quanto noto, ci convien riportare:


21 marzo 1806.

— Napoleone I, per la grazia di Dio e per le Costituzioni Imperatore de’ Francesi e Re d’Italia

Considerando, che a togliere gl’inconvenienti derivanti dalla difformità delle monete in corso nel Nostro Regno d’Italia, è necessario introdurvi una nuova moneta uniforme nel peso, titolo e tipo;

Considerando, che le relazioni politiche e commerciali [p. 225 modifica]fra i nostri diversi Stati esigono, che dovendosi fabbricare una nuova moneta, sia questa uniforme alla moneta legale già in corso nel Nostro Impero di Francia;

Abbiamo decretato e decretiamo quanto segue:


Titolo I.


Della unità monetaria.


Art. 1. Cinque denari d’argento del peso stabilito dalla legge 27 ottobre 1803 (cinque grammi) al titolo di nove decimi di fino costituiscono l’unità monetaria che conserva il nome di lira.


Titolo II.


Della fabbricazione delle monete.


Art. 2. Le monete d’argento saranno di un quarto di lira, dì una mezza lira, di tre quarti di lira, di una lira, di due e di cinque lire.

Art. 3. Il loro titolo è di nove decimi di fino, e un decimo di lega.

Art. 4. Il peso del quarto di lira sarà di un denaro e un quarto (un gramma, e venticinque centigrammi).

Art. 5. Il peso della mezza lira sarà di due denari e mezzo (due grammi e cinque decigrammi).

Art. 6. Il peso di tre quarti di lira sarà di tre denari e tre quarti (tre grammi e settantacinque centigrammi).

Art. 7. II peso d’una lira sarà di cinque denari (cinque grammi).

Art. 8. Il peso di due lire sarà di dieci denari (dieci grammi).

Art. 9. Il peso di cinque lire ossia dello Scudo sarà di venticinque denari (venticinque grammi).

Art. 10. La tolleranza del titolo per le monete d’argento sarà di tre millesimi tanto in più quanto in meno.

Art. 11. La tolleranza del peso per il quarto di lira sarà di dieci millesimi tanto in più quanto in meno, per la mezza lira, e per i tre quarti di lira, di sette millesimi tanto in più [p. 226 modifica]quanto in meno, per la lira e per le due lire, di cinque millesimi tanto in più quanto in meno, e per le cinque lire ossia per lo Scudo, di tre millesimi tanto in più, quanto in meno.

Art. 12. Vi sarà una moneta d’oro di venti lire, e una di quaranta lire.

Art. 13. Il suo titolo è fissato a nove decimi di fino, e a un decimo di lega.

Art. 14. I pezzi di venti lire saranno al taglio di cento cinquantacinque per libbra (Kilogramma), e i pezzi di quaranta lire saranno al taglio di settanta sette e mezzo per libbra.

Art. 15. La tolleranza del titolo, nella moneta d’oro sarà di due millesimi, tanto in pila quanto in meno.

Art. 16. La tolleranza del peso sarà di due millesimi tanto in più, quanto in meno.

Art. 17. Vi saranno delle monete di rame puro di un centesimo, di due centesimi, di tre centesimi, e di un soldo (cinque centesimi).

Art. 18. Il peso del centesimo sarà di due denari (due grammi).

Art. 19. Il peso de’ due centesimi sarà di quattro denari (quattro grammi).

Art. 20. Il peso di tre centesimi sarà di sei denari (sei grammi).

Art. 21. Il peso del soldo (cinque centesimi) sarà di dieci denari (dieci grammi).

Art. 22. La tolleranza del peso nelle monete di rame sarà di un cinquantesimo in più.


Titolo III.


Del tipo delle monete.


Art. 23. Il tipo delle monete è regolato nel modo seguente: sopra l’una delle superficie vi sarà la Nostra Effigie colla leggenda: Napoleone Imperatore e Re; e l’anno della fabbricazione: sopra l’altra, lo Stemma del Regno colla leggenda: Regno d’Italia; e l’indicazione del valor nominale della moneta.

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Art. 24. Il contorno delle monete d’oro, e delle monete d’argento di cinque e di due lire porterà la leggenda; Dio protegge l’Italia.

Art. 25. Nelle monete d’oro e di rame la Nostra Effigie guarderà la sinistra dello spettatore; e in quelle d’argento la destra.

Art. 26. Un regolamento di pubblica amministrazione determinerà il rispettivo diametro delle monete.


Titolo IV.


Della verificazione delle monete.


Art. 27. Le monete fabbricate a’ termini del presente Decreto non potranno essere poste in corso, se prima non ne sia verificato il titolo, e il peso.

Art. 28. La verificazione si fa immediatamente, dopo l’arrivo dei campioni, alla presenza d’una Commissione composta di tre Membri del Nostro Consiglio di Stato, e di due Membri della R. Contabilità. I Direttori della fabbricazione potranno assistere in persona o per procuratore alla verificazione.

Art. 29, La Commissione formerà processo verbale delle operazioni relative alla verificazione, e trasmetterà copia del processo al Ministro delle Finanze e a quello del Tesoro pubblico colla sua decisione.

Art. 30. I campioni che avranno servito alla verificazione rimaranno per tre anni in deposito presso la Commissione medesima. Passato il triennio, i campioni saranno fusi.

Art 31. In caso di frode nella scelta de’ campioni, gli autori, fautori e complici in questo delitto sono puniti come monetarj falsi.


Titolo V.


Disposizioni d’ordine.


Art. 32. La zecca non esigerà da coloro che le porteranno materie d’oro o d’argento per essere convertite nelle monete portate dal presente Decreto che la spesa di [p. 228 modifica]fabbricazione. Questa spesa è fissata a nove lire per ogni libbra d’oro (Kilogramma) e a tre lire per ogni libbra d’argento.

Art. 33. Se le materie sono di titolo inferiore al titolo monetario, la Zecca esigerà altresì la spesa di raffinazione e di partizione. Questa spesa sarà calcolata sulla porzione delle materie medesime, che raffinata basti ad inalzarne la totalità al titolo monetario e verrà precisata a norma della Tariffa da pubblicarsi.

Art. 34. All’epoca in cui verrà emessa la nuova moneta, un regolamento di pubblica amministrazione fisserà il ragguaglio fra la medesima, e le monete in corso nel Regno.

Art. 35. Il ministro delle finanze del Nostro Regno d’Italia è incaricato della esecuzione del presente Decreto che sarà stampato, pubblicato ed inserito nel Bollettino delle Leggi.

Dato dal Nostro Palazzo Imperiale delle Tuileries questo di 21 marzo 1806.


Napoleone.


Per l'Imperatore e Re
Il Ministro e Segretario di Stato
A. Aldini3.



Un altro decreto 21 dicembre 1807 (n, 281) regolò il corso delle monete e diede il ragguaglio della lira italiana colla lira di Milano e colle altre lire in corso nei diversi dipartimenti e distretti del regno; cui seguì, a Bologna, la pubblicazione di una tariffa dei prezzi delle monete estere per esser fuse per la nuova coniazione 4.

Nel novembre del 1806 era nominato Direttore della zecca di Bologna il prof Pellegrino Salvigni, maestro dei conii Giuseppe Cavallini e contralatore alla monetazione G. Battista Roberti: poco dopo a [p. 229 modifica]incisore troviamo però Petronio Tadolini5, e il zecchiere Cavallina dipendenti dal direttore. Con lettera 20 gennaio 1807 il Direttore Generale delle Zecche avvertiva il direttore dell’officina di Bologna che " d’ora in avanti e fino a nuovo ordine sia sospesa in codesta zecca.... la battuta delle monete qualunque sia la loro qualità „6. Perciò l’officina, già inattiva, fu chiusa e nel frattempo, visto che l’ordine non poteva essere che transitorio, corsero trattative per riattare i locali, le macchine, i ponzoni, e delle quali sarebbe troppo lungo e non necessario occuparsi.

Frattanto veniva pubblicato il seguente decreto:


— Napoleone, per la grazia di Dio e per le Costituzioni, ecc.

Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1. Sarà fabbricata nel nostro Regno d’Italia una moneta da 10 Centesimi al titolo di duecento millesimi di fino e di due denari.

Art. 2. La tolleranza del titolo è fissata a sette millesimi tanto in più quanto in meno, la tolleranza del peso è pure fissata a sette millesimi tanto in più quanto in meno sopra mille pezzi.

Art. 3. Il 10 centesimi avrà per tipo in una delle superficie un N sormontato dalla Corona d’alloro: nell’altra superficie vi sarà nel mezzo il valor nominale della moneta, l’anno della fabbricazione e i segni indicativi della Zecca dell’incisore e del Mastro di zecca colla leggenda: Napoleone imperatore e re.

Art. 4. Il nostro ministro delle Finanze del Regno [p. 230 modifica]d’Italia è incaricato dell’esecuzione del presente decreto, che sarà pubblicato ed inserito nel bollettino delle leggi.

Dato da Bajona il 17 luglio 1808.

napoleone.


Per l’Imperatore e Re
Il Ministro Segretario di Stato
A. Aldini7.



Dalla faraggine di carte (scritture, carteggi, contratti, conti, registri) di questo tempo, che segnano il principio della burocrazia invadente, trascurando tutto quanto è inutile al nostro argomento ed è la maggior parte, ci limiteremo a ricordare le notizie che ci interessano perchè si riferiscono ad ulteriori coniazioni.

A riattivare l’esercizio dell’officina di Bologna i cui vecchi arnesi non rispondevano alle esigenze del grande lavoro dei nuovi tempi e del commercio sempre più diffuso, furon fatti venire da Modena torchi, metalli, arnesi e supellettili. Ad effettuare le prime coniazioni di moneta di rame, per ottemperare al decreto imperiale, il Ministro delle Finanze accordò un fondo di dodici mila lire itahane per le spese di monetazione8, disponendo poco dopo per il ritiro delle verghe d’oro che vi si custodivano.

Prima che si battessero i pezzi da io centesimi, troviamo ricordate molte pratiche per coniar monete d’argento: della quale coniazione però non resta decreto imperiale forse perchè le cose pertinenti alla zecca nostra furono da allora considerate come affari interni e per la dipendenza dell’officina bolognese dalla Direzione Generale residente a Milano9. Nel maggio infatti arrivavano dalla capitale del Regno i [p. 231 modifica]campioni dei pezzi da cinque lire perchè servissero di modello a quelli bolognesi: ma per allora non se ne fece nulla10. Con numero di protocollo 22 il direttore generale " fa presente a questo direttore che S. E. il Ministro delle Finanze ha determinato di far battere in questa Zecca lo scudo da L. 5 e la lira itahana. „ L’ordine fu la conseguenza del decreto del 21 marzo 1806, non ancora attuato in Bologna. Dalle istruzioni mandate al Direttore della nostra zecca rileviamo che la tolleranza del titolo delle nuove monete d’argento era di 3 millesimi e il titolo non al di sotto di 9/1011. L’approvazione per la coniazione di una prima partita di 30 mila nuove monete d’argento da 5 lire e da 1 lira venne solamente nel giugno del 1809:12 poco prima era appunto finita la battitura delle monete di rame da tre centesimi13.

Da allora fino al 1814 continuarono regolarmente le altre coniazioni delle monete stabilite per Bologna che, in tutto, sono, come il lettore vedrà nelle descrizioni, le seguenti: da 5, da 2 e da una lira d’argento, da mezza lira, da cinque soldi, pure d’argento, da un soldo, tre centesimi e un centesimo, di rame col motto Napoleone imperatore e re, l’indicazione locale B (Bologna), la data da un lato e le parole Regno d’Italia e l’indicazione del valore delle monete dall’altro.

Caduto Napoleone a Lipsia, Gioacchino Murat si alleò cogli Austriaci e occupò colle sue truppe lo Stato Romano e i ducati di Parma e Modena: il 18 gennaio 1814 entravano le truppe napoletane in Bologna. Quivi si stabilì un governo provvisorio che ai [p. 232 modifica]primi di maggio dello stesso anno cedette il luogo a un governo provvisorio austriaco. E noto come dopo improvvisi avvenimenti nella penisola, il papa riebbe le legazioni14.

Del periodo di Gioacchino Murat ci rimangono alcuni decreti sulla zecca di poca importanza.

Pio VII morì il 20 agosto 1823. Del suo tempo essendo direttore della zecca bolognese il Salvigni, si cercò a Roma di dare disposizioni per la perfetta uniformità fra le due zecche dello Stato della Chiesa di Bologna e Roma. E poiché le monete che più differenziavano tra loro erano quelle di rame, il direttore della zecca romana, per ordine superiore, avvertiva quello di Bologna che i pesi colà erano i seguenti:

Peso romano Peso italiano


Denari Grani
Pel Baiocco 10 : 1 920/1000 Grammi 11 : 867
Mezzo baiocco 5 : — 920/1000 " 5 : 933
Quattrino 2 : — 280/1000 " 2 : 373
100 baiocchi assortiti nel peso dovevano corrispondere a 200 mezzi baiocchi e 500 quattrini.


Si aggiunse che anche le impronte si dovessero assomigliare distinguendo le monete di Roma da un R nell’esergo e quelle di Bologna da un B15. Nel dicembre venne l’ordine di sospendere la monetazione italiana che pare avesse proseguito fino allora e di coniare mezzi paoli16. Poco dopo si provvedeva a incominciare la coniazione dell’oro e perciò i due [p. 233 modifica]Direttori di Roma e di Bologna si mettevano d’accordo perchè: 1.° le paste d’oro, come quelle d’argento, fossero colla tariffa di Roma sia riguardo al fino che al resto; 2.° che si usassero le pesature romane; 3.° che le monete fossero così coniate:

Oro         Doppie del titolo di denari 22 in ragione di n. 62 per libbra e di L. 193: 30 la libbra. Mezze doppie in proporzione.
Argento         Scudi del titolo di oncie 11 in ragione di L. 12: 83. Mezzi scudi, Papetti, Testoni, Paoli in proporzione.
        Mezzi Paoli del titolo di on. io: 22 in ragione di L. 12: 83.


La spesa di finitura dell’oro fu stabilita in scudi 3 per libbra di fino della quantità finabile; quella sulle paste dorate, in scudi uno; quella dei saggi d’argento in baiocchi 11 ed un denaro di pasta; quella dei saggi d’oro in bajocchi 22 e grani 12 di pasta; quella dei saggi di dorato in baiocchi 17 colla ritenzione di denari 1 1/2 di pasta se la quantità d’oro superava quella dell’argento e denari uno se quelle d’argento superava quella dell’oro.

Seguirono le disposizioni per battere una forte quantità di moneta bassa per soddisfare alle continue richieste dello stato e specialmente della piazza d’Ancona che ne difettava. Nuovi regolamenti e provigioni nel personale, (orari, nomine di subalterni, stipendi) furono poco dopo emanate e la zecca bolognese incominciò a funzionare con maggior regolarità17.

A Pio VI successe il cardinal Della Genga che assunse il nome di Leone XII e rimase fino al febbraio del 1829. I nuovi conii furono eseguiti dal[p. 234 modifica]l’incisore Cerbara18 sui quali furono per le prime eseguite le monete di rame ottenute colla fusione dei vecchi sesini fuori corso19.

Per le leonine furono mandati i conii (fabbricati dal Cerbara sul modello fatto venire da Roma) al Direttore della zecca romana che li fece perfezionare dal proprio incisore. La battitura non incominciò che sulla fine del 182920.

Del breve pontificato di Pio VIII (Castiglioni), dal febbraio 1829 al novembre del 1830 abbiam poco a dire. I conii per le monete furono eseguiti a Roma dall’incisore Woigt e nell’aprile del 30 si coniavano le nuove piastre: a Bologna l’incisore si limitò a fabbricare molti gettoni, per ordine legatizio21. Nel luglio, da Roma il Direttore scriveva che colà si eran fabbricati i nuovi testoni e ai 4 d’agosto si spedivano da Bologna al papa i primi esemplari del testone stesso forse eseguiti sotto la sorveglianza del Woigt che era stato chiamato appositamente22.

E a questo tempo che risalgono i migliori perfezionamenti eseguiti nelle macchine delle officine monetarie. I carteggi dell’archivio moderno della nostra zecca sono pieni di particolari su questo argomento e di richieste alle varie officine d’Italia e a uomini tecnici e relative risposte, sul modo migliore di ritrovar metalli e di affinarli, di far leghe, di perfezionare i conii, i torchi idrauHci, le fusioni, ecc., ecc.

Del periodo successivo del papato di Gregorio XVI (Capellari) che, aiutato due volte dagli Austriaci a reprimere le interne sollevazioni, [p. 235 modifica]mandava a Bologna un commissario generale per le quattro legazioni, nella persona del cardinale Albani, abbiamo una lunga serie di monete bolognesi.

Nell’aprile del 1831 si mettevano in circolazione per la prima volta, dei boni per la somma di L. 175000, contrassegnati alla zecca, colle cautele atte ad allontanarne il pericolo della falsificazione e con appositi bolli23. Nel luglio però erano già pronti gli scudi del nuovo papa, coniati sui conii fatti venire da Roma ed adattati alle macchine dell’officina di Bologna24. Si noti però che gli scudi di Gregorio XVI della zecca bolognese portano il nome dell’incisore Cerbara che si limitò a dirigere il lavoro della coniazione: ciò serva d’esempio ai numismatici a stare in guardia in casi consimili, prima di attribuire i conii alla persona che vi appose il proprio nome. Da Roma ormai giungevano tutti i conii delle monete bolognesi che vanno distinte di solito pel B che portano.

Le battiture si eseguirono in Bologna con grandissima rapidità. Nel 1832 si battevano baiocchi e mezzi baiocchi, mezze piastre, mezzi scudi, doppie, e negli anni successivi mezzi baiocchi, doppie, mezzi scudi, scudi, testoni, paoli, monete di rame a somme fortissime25. La piazza fu tanto invasa, anche al di sopra de’ bisogni suoi, di monete specialmente di rame che Monsignor Tesoriere con ordine del 22 ottobre 1836 stabiliva che per la fine dell’anno finita la battitura di L. 5000 di rame si rallentasse ed anche si sospendesse la monetazione d’oro e d’argento26 vi fu infatti un rallentamento nelle battiture per quanto continuassero fino alla fine del [p. 236 modifica]pontificato di papa Gregorio: sarebbe troppo lungo infatti ricordare volta per volta le successive monetazioni tanto più che lo studioso troverà, nelle descrizioni dei prodotti di quel periodo, le date delle battiture scritte sulle varie monete.

A regolare il lavoro di zecca si aggiunse un ordine del direttore al maestro dell’officina (che ne curava la parte tecnica) che fissava in ogni mese 16 giorni destinati alle coniazioni delle monete di rame nei quali il capo trafilatore desse, un giorno per l’altro, L. 30 1/2 in baiocchi e 1/2 in mezzi baiocchi27.

Nel 1843 il personale della zecca era così composto:


Prof. Cassinelli Luigi direttore;

Medici Gio. Alberto mastro di zecca o ministro;

Busi Nicola incisore dei conii in sostituzione del Cerbara che si era stabilito a Roma presso quella zecca, più un cassiere, un computista, due assaggiatori, uno scrittore e protocollista, due portieri, un capo dell’officina di raffinazione, partizione e fusione, un capo delle officine di bianchimento stamperia e contorno, e 14 lavoranti28.

L’ultimo periodo di vitalità della zecca di Bologna è raccontato in poche: parole: la produzione dell’officina fu infatti meschina, benchè fosse l’ultima a chiudere i suoi battenti per cedere dinanzi alle nuove esigenze che reclamavano il trasporto della sola zecca del Regno nella capitale, poi a Roma, quando questa fu dichiarata capitale d’Italia.

Nel breve periodo della repubblica romana nel 1849 si coniarono poche monete da quattro e tre baiocchi e da mezzo baiocco col motto Dio e popolo nel diritto e la solita B (Bologna).

[p. 237 modifica]Del 1859, in cui Massimo d'Azeglio fu nominato Commissario straordinario dal Re per le Romagne, (14 luglio), del 1860 in cui Carlo Farini fu governatore delle Romagne, del 1861 con un intendente generale della città e provincia v’è ben poco a dire.

I conii delle nuove monete vennero spediti dal direttore generale delle zecche, e a Bologna si coniò col metallo ricavato dalla fusione di monete fuori corso, specialmente francesconi, luigi, ecc. L’incisore bolognese si limitò a sorvegliare i lavori di battitura insieme al ministro di zecca e a coniare medaglie commemorative per Bologna e per le città vicine e per istituti. Solamente per gli ultimi prodotti, gli esperimenti o prove di zecca del 1860 e 61, piccole monete d’argento colla indicazione del valore, formanti un corpo solo entro un cerchio di rame, eseguì le impronte Francesco Maldini29 ritoccate dal Bentelli30.

Le ultime monete bolognesi sono del 1859, 1860 e 1861: curiosi sono gli esperimenti composti di un dischetto d’argento nel mezzo collo stemma di Savoia e un anello di rame all’intorno da 40 e 20 centesimi del 1860: vi sono pezzi da 20 lire, da 10, da 5 d’oro col nome di Vittorio Emanuele, da lire 2, 1 e 50 centesimi oltre due esemplari dei soldi del 1861.

Con dispaccio 31 maggio 1861 il ministro di agricoltura ordinava al direttore della zecca di Bologna di sospendere ogni battitura31. Poco dopo furono chiusi i locali di lavorazione, ma il personale dell’officina rimase fino al 1869 agli stipendi del Governo pel disbrigo degli ultimi affari. I conii e i punzoni [p. 238 modifica]della zecca furono ritirati dal ministero, e le ultime monete coniate a Bologna furon levate di corso col noto decreto di Vittorio Emanuele del 6 agosto 1864.

Gli ultimi esperimenti del 1860-61 chiudono quindi la ricchissima e bella serie di monete bolognesi; le quali agli studiosi di numismatica ricorderanno le vicende gloriose di quasi sette secoli di vita della zecca di Bologna.







Note

  1. Bollettino delle leggi, 1805, n. 69. Decreto sull’Amministrazione delle Zecche.
  2. Guidicini, Diario bolognese dal 1796 al 1818.
  3. Bollettino delle leggi, 1806, n. 21.
  4. Piani e discipline monetarie, fasc. 1808-39.
  5. Protocollo della R. Zecca, 1806-7. (Archivio di Stato di Bologna, Sezione moderna — Uffici Finanziari — Ufficio della zecca, presso cui si conservano tutti gli atti della sopressa zecca da questi anni fino al 1862).
  6. Arch. e uff., cit. Registro 1 delle determinazioni di massima.
  7. Bollettino delle leggi, 1808 17 luglio, (N. 231).
  8. Protocollo della R. Zecca di Bologna, n. progressivo 63 di protocollo.
  9.           id.                            id.                     n. 410.
  10. Protocollo della R. Zecca di Bologna, n. 281 e segg.
  11. 1808. Esperimenti, verificazioni, ed approvazioni, Tit. V., fasc. C. ivi tutti i carteggi relativi alle monete d’argento.
  12. Protocollo, 1809, n. 368.
  13. Ibid. n. 226.
  14. Diario bolognese dal 1796 al 1818 di Giuseppe Guidicini, Bologna 1886-87.
  15. Registro delle determinazioni di massima, 29, nov. n. 270.
  16. Ibid. n. 291.
  17. Ibid., 1818.
  18. Protocollo cit., 1826, n. 9.
  19. Ibid., n. 184.
  20. Ib., n. 547 e segg.
  21. Protocollo, 1830, n. 861, 862.
  22. Ibid, n. 921, 926, 927.
  23. Protocollo cit. 1831, n. 58, 14 e 20 aprile.
  24. Protocollo cit. 1831, n. 122, 130.
  25. Protocollo cit. 1832-46 e atti ibid.
  26. Arch. cit. Titolo VI, fasc. A.
  27. Arch. cit. Titolo VI, fasc. D.
  28. Elenchi o ruoli degli impiegati.
  29. Arch. cit., Tit. II, F.
  30. Arch. cit, Tit. VI, D. 31 maggio 1861.
  31. Arch. cit., Tit. VI, D.