La scotennatrice/XVIII. Le eccentricità di Lord Wylmore

XVIII. Le eccentricità di Lord Wylmore

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XVIII. Le eccentricità di Lord Wylmore
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XVIII.


Le eccentricità di Lord Wylmore.


— Belzebù sagrato!... Venite sì o no, milord?

— Io non volere venire con mister brigante.

— Corpo di mille tuoni!...

— Aho!...

— Venite?

— No, mister. Io non avere mai accompagnato briganti.

— E questa volta mi accompagnerete, corpo di un orso nero!...

— No, mister.

— Vivaddio!... Siete tutti così testardi, voi inglesi?

Yes.

— Bisogna dunque accopparvi a pugni per costringervi ad arrendervi?

— Aho!... Non accoppare sempre John Bull.

— Se mi ci metto, rompo le gambe ed anche le corna a tutti i tori inglesi, milord, parola di Sandy Hook.

— Io non credere questo.

— Ma non capite, milord, che se noi non approfittiamo di questo momento, quei disgraziati non usciranno mai più vivi da quella prigione e che le loro capigliature finiranno nelle mani della sakem.

— A me non importare niente, mister brigante. Quella gente avere me lasciato solo nella prateria senza uccidere bisonti.

«Tutti briganti in questo paese.

— Avete una bisontite acuta, milord?

— Io cercare guarire mio spleen.

— Coi bisonti?

Yes mister brigante. [p. 182 modifica]

— Chiamatemi pure anche canaglia, se ciò vi fa piacere, io non mi offendo affatto.

— Io avere allora ragione chiamare voi brigante.

— A me non importa un fico secco, nè un corno di bisonte, milord.

— Voi parlare benissimo, ma io non venire con voi.

— No?...

— No, mister.

— Eppure ci verrete, perchè mi siete necessario. Se io mi presentassi agli avamposti del generale Custer con questa grottesca acconciatura mi imbottirebbero di palle prima di poterli avvicinare. Con un uomo bianco in mia compagnia la cosa è ben diversa.

— Io non volere fare vostri comodi. Io volere restare colla sakem e con indios, perchè quella gente cacciare molti bisonti.

— Che il diavolo vi porti sulle sue corna!...

— Io non conoscere diavolo americano.

— Ve lo farò conoscere io a colpi di pugno.

Mister brigante, voi essere troppo insolente. Voi dimenticare che voi avere l’onore di parlare con un milord.

— Io me ne infischio di tutti i Pari d’Inghilterra!... — gridò Sandy Hook. — Quella gente non si conosce nella prateria, mio caro signore.

— Buffone!...

— A me non importa, ve l’ho detto. Orsù, decidetevi prima che qualche indiano torni indietro, ciò che mi costringerebbe ad ucciderlo.

— Niente muovermi.

— Ah, no.

— No.

— È la vostra ultima parola?

Yes!...

Sandy Hook fece impennare bruscamente il cavallo e lo spinse addosso a quello che montava lord Wylmore.

Il cavallo dell’inglese, meno robusto e preso alla sprovvista, andò a gambe levate, scaraventando il cavaliere in mezzo alle erbe.

La scotennatrice p161.jpg

Il cavallo dell’inglese, meno robusto e preso alla sprovvista, andò a gambe levate...

Mocassino Rosso, che era agile come una scimmia malgrado le sue forme erculee, d’un salto fu a terra e si precipitò addosso al lord con i pugni tesi, pronto a tempestarlo per bene, ma con sua non poca sorpresa lo trovò in piedi colle braccia ben raccolte dinanzi al petto, nella posa classica d’un vero maestro di boxe.

— Belzebù sagrato!... — esclamò.

L’inglese spalancò la bocca, mostrando i suoi lunghi denti gialli di vecchio topo e proruppe in una sonora risata.

Mister brigante avere creduto rompermi le gambe. Niente affatto, canaglia!... Io essere pronto a prendere mia rivincita.

— Ah!... La vedremo!... — grugnì il bandito.

Con un fischio richiamò il suo cavallo che si era allontanato di qualche [p. 183 modifica]po’, caracollando tra le alte erbe ed i gruppi di cespugli, legò rapidamente al tronco d’un noce nero quello dell’inglese, poi disse:

— Ora a noi due, milord. Di quando in quando una buona partita di boxe riscalda il sangue. Vi ho spezzati due o tre denti l’altra volta; ora cercherò di fracassarvi una mascella, a meno che non vi arrendiate subito.

— No — disse il testardo.

— Tanto peggio per voi.

— Io non avere mai paura dei briganti vostro conio. Un inglese non tremare mai.

— Ah!... La vedremo, milord. Vi garantisco che fra cinque minuti domanderete grazia e che mi seguirete al campo del generale Custer come un agnellino.

«Belzebù sagrato!... Non voglio mica farmi fucilare per compiere una buona azione, l’unica forse che avrò compiuta durante la mia vita.

— Inglese non ammainare mai bandiera, mister brigante.

— Corpo d’un tuono!...

Il bandito si era gettato furiosamente contro il lord, il quale serbava invece un sangue freddo veramente meraviglioso, degno della sua forte razza.

I suoi pugni, grossi come mazze, percossero inutilmente le braccia dell’avversario, roteanti con velocità fantastica.

Sandy Hook parve scombussolato dalla pessima riuscita del suo impetuoso assalto.

— Belzebù sagrato!... — esclamò, tirandosi lentamente indietro. — Si direbbe che durante la vostra prigionia fra le pelli-rosse vi siete esercitato.

L’inglese scoppiò in un’altra clamorosa risata.

Yes!... Yes!... — disse poi.

— Per prendervi una rivincita contro di me?

— Io avere giurato vendicare miei denti.

— È buono a sapersi; io però non credo che Sandy Hook cada come un bue sotto i vostri colpi.

Il gigante si era rimesso in guardia, facendo girare lentamente le braccia e saettando l’inglese con uno sguardo feroce.

Pareva che studiasse qualche colpo di sorpresa, uno di quei colpi che mettono subito fuori di combattimento un uomo.

Assai più corpulento e più robusto dell’inglese, poteva ben sperare in una seconda vittoria.

Lord Wylmore, sapendo ormai per prova con quale terribile avversario aveva da fare, si teneva in guardia senza osare di assalire.

Il lavorio misterioso di Sandy Hook continuava. Che cosa aspettava? Che un momento di distrazione da parte dell’inglese gli permettesse di andare a fondo coll’impeto brutale d’un ariete?

Ad un tratto si raddrizzò come per prendere un’altra guardia. Lord [p. 184 modifica]Wylmore, credendo che volesse cambiare giuoco, si era un po’ spostato a destra abbassando le braccia.

Bastò quell’istante. I due pugni del bandito piombarono sul cranio dell’inglese con sordo rumore.

Il disgraziato, tutto rintronato, si ripiegò su se stesso, poi si allungò bruscamente in mezzo all’erba scaraventando in faccia al suo formidabile avversario una bestemmia che non si era certamente mai udita risuonare nella Camera dei lords.

— Ne avete abbastanza, milord? — chiese il bandito, ridendo ed incrociando le braccia.

L’inglese respirò a lungo con molta fatica, riaprì gli occhi che sotto il terribile colpo aveva socchiusi, poi disse colla sua voce rauca e sempre calma:

Yes. Io avere dentro mia testa come un tuono.

— Lo credo — rispose il bandito. — Eppure non vi ho dato che un mezzo colpo, perchè non volevo uccidervi, essendo voi troppo necessario a me vivo e non morto.

— Voi picchiare molto duro, mister brigante. Voi essere troppo forte.

— Lo so: alla boxe ed anche nella scherma al coltello ben pochi possono tenermi testa, milord, ve l’assicuro.

— Io avervi provato.

Il bandito non potè frenare una allegra risata.

— Ebbene, vi arrendete, milord?

— Io non volere provare altri vostri pugni.

— Sicchè vi dichiarate vinto.

Yes.

— Ecco che diventate ragionevole, milord. D’altronde, portandovi con me all’accampamento americano io credo di rendervi un non piccolo favore.

«Se foste rimasto cogl’indiani, un giorno o l’altro, dopo qualche inevitabile sconfitta, vi avrebbero scotennato come un qualunque nemico della loro razza.

«Non bisogna fidarsi di quella gente e soprattutto di Minnehaha, che ha nelle sue vene tutta la ferocia di sua madre.

— Americani di Custer uccidere bisonti?

— Ma certo, milord. Contano sulla caccia, i volontari delle frontiere, per mantenersi.

— Allora io seguire voi.

— Finalmente!... Come va la vostra testa?

— Dolermi molto.

— Potreste cavalcare?

— Io sperarlo.

— Vi aiuterò a porvi in sella, ma prima mandate giù un buon sorso di questo detestabile wisky. Vi rimetterà in gambe meglio di una scossa elettrica. [p. 185 modifica]

— Voi essere brigante amabile — disse l’inglese, prendendo la fiaschetta che Sandy Hook gli porgeva.

Bevette alcuni sorsi non senza fare delle brutte smorfie, poi, dopo di essersi passate le mani più volte sul cranio indolenzito, forte fortunatamente come quello dei gallesi, si provò a rizzarsi.

— Lasciate fare a me — disse il bandito. — Non è necessario che vi scomodiate, che diamine!... Sono ancora in piedi io...

Lo prese fra le possenti braccia e lo portò fino al mustano, mettendolo in sella.

— Possiamo andare? — chiese poi.

Yes, anda.

Il bandito inforcò il suo grosso cavallo e tutti e due si misero in marcia, al piccolo trotto, scendendo gli ultimi contrafforti dei Laramie orientali.

Il paese si presentava selvaggio. Dovunque s’aprivano dei cañon profondissimi, fiancheggiati da pini o da querce e da foltissimi cespugli, tra i quali potevano benissimo celarsi degli uomini.

Un rombo d’acque scroscianti giungeva agli orecchi dei due cavalieri. Sgelava sull’altissima catena, e da tutte le parti l’acqua precipitava, incanalandosi dentro le gole per scendere poi nella sterminata prateria.

Sandy Hook, pratico dei luoghi, non esitava un solo istante. Solo si arrestava qualche volta per guardarsi alle spalle, temendo che i guerrieri di Minnehaha, rimasti alla retroguardia, potessero aver avuto qualche sospetto del suo troppo allontanamento.

Da alcuni informatori aveva già saputo che il generale Custer aveva lasciato il suo accampamento e che si avanzava a marce forzate, seguendo le rive dell’Horse.

Non era quindi improbabile che da un momento all’altro desse la testa contro le sue avanguardie formate di scorridori.

L’inglese, ormai completamente persuaso di non poter resistere ai saldi pugni del malandrino, seguiva senza parlare il suo domatore, solo occupato a passarsi le mani sulla testa ancora indolenzita.

Per una buona ora i due cavalieri continuarono a discendere le ultime balze della montagna, tenendosi sempre sotto le foreste fiancheggianti i cañones, poichè Sandy Hook temeva di cadere anche nelle mani di qualche banda di scorridori indiani appartenenti alla grossa orda di Toro Seduto.

Non avrebbe avuto nulla da temere, perchè Mocassino Rosso era troppo noto presso tutte le tribù degli Sioux, ma avrebbe dovuto perdere troppo tempo a dare delle spiegazioni e fors’anche avrebbe perduta l’occasione di raggiungere le avanguardie di Custer e di soccorrere i disgraziati che erano stati chiusi nella bocca della miniera.

Già cominciava ad imbrunire, quando una voce poderosa che si ripercosse dentro il cañon che i due cavalieri percorrevano, gridò: [p. 186 modifica]

— Ehi!... Alt, o faccio fuoco!...

― Amici!... ― fu pronto a gridare Sandy Hook, fermando di colpo il cavallo.

Un momento dopo sei volontari delle frontiere, guidati da un sergente, balzavano fuori da un folto cespuglio, prendendo di mira i due cavalieri coi loro rifles.

― Tho! ― esclamò il comandante del drappello, abbassando la carabina. ― Un capo indiano con un uomo bianco!... Che pesci sono questi?

― Trote degli alti cañones dei Laramie ― rispose Sandy Hook, ridendo.

― Che un asino mi ragli in un orecchio se quell’indiano non è un uomo bianco.

— Avete indovinato, sergente ― rispose Sandy Hook ― e perciò per questo volta non sareste diventato sordo.

― E perchè allora quell’acconciatura? Sapete che stavo per spararvi addosso senza nemmeno gridarvi: guardatevi?

— Sono stati gl’indiani a camuffarmi così.

— Sono in pieno carnevale le pelli-rosse?

— Pare.

— Fatevi avanti.

Il bandito e l’inglese, ormai pienamente rassicurati, spinsero i loro mustani e raggiunsero i volontarî i quali, per precauzione, si erano disposti in semicerchio, tenendo i rifles alzati.

― Che brutto aspetto avete, camerata ― disse il sergente, scrutando Sandy Hook.

― Gl’indiani invece non erano del vostro parere, poichè mi ammiravano ― rispose il bandito. ― Figuratevi che in due giorni ho avuto venti proposte di matrimonio.

― Non si può negare che siate un bel pezzo d’uomo, saldo come una rupe. E l’altro chi è?

― Non lo dirò che al generale Custer. Vi avverto però che è un personaggio d’alta importanza, che dovete trattare con tutti i riguardi possibili.

― Potete parlare, camerata? ― chiese il sergente indirizzandosi all’inglese che conservava un mutismo ostinato.

― Chiamatelo milord ― disse prontamente Sandy Hook.

― Corbezzoli!... Dove avete pescato quel signore?

— Lo dirò al generale. È lontano?

— Meno di quello che credete.

― Avrei fretta di vederlo, avendo da comunicargli delle informazioni preziose che non ammettono delle dilazioni.

Il sergente si volse verso i suoi uomini e disse loro:

— A cavallo. [p. 187 modifica]

Due volontari entrarono nella macchia e ne uscirono poco dopo conducendo sette mustani completamente bardati.

Da abili cavalieri, come sono tutti gli abitanti delle frontiere indiane, in un lampo i sette uomini furono in arcione e si strinsero intorno a Sandy Hook ed all’inglese, per impedire loro qualsiasi tentativo di fuga.

— Allentate!... — comandò il sergente.

I nove cavalli girarono al galoppo un fianco della macchia e scesero nell’ultimo lembo del cañon, il quale sboccava ampissimo nella pianura, scaraventando dentro una vasta palude il suo inseparabile torrentaccio.

La grande pineta dei colossi continuava anche laggiù, stendendosi lungo le rive dell’Horse, il quale scendeva lungo i fianchi orientali dei Laramie.

Sotto quei colossi vegetali si erano accampati gli ottocento volontarî che il generale Custer guidava contro le forti avanguardie del gran sakem Toro Seduto.

Prudentissimo, quantunque molto valoroso, sapendo d’aver di fronte un avversario formidabile che disponeva di parecchie migliaia di guerrieri decisi a tutto, si era avanzato lentamente verso i Laramie, temendo sempre di cadere in una imboscata.

Il governo americano, colto alla sprovvista da quella nuova insurrezione, quantunque persuaso in fondo di poterla domare come tutte le altre, tardava a mandare rinforzi, forse convinto che quegli ottocento rifles, maneggiati da valenti tiratori, avrebbero ben presto diradate le file indiane.

Le distanze enormi d’altronde gli impedivano di agire rapidamente.

Il drappello, dopo una galoppata d’un paio d’ore, sempre sotto i pini giganteschi, giunse finalmente e quasi d’improvviso, dinanzi al campo americano che era stato stabilito sulla riva sinistra dell’Horse.

L’entrata non ebbe difficoltà alcuna, poichè il sergente ed i sei volontari potevano benissimo garantire pei due straordinari prigionieri.

Inoltre tutti credevano che Sandy Hook fosse veramente un messo indiano, mandato da Toro Seduto, con proposte di pace, poichè era così bene camuffato che solamente un attento esame avrebbe potuto scoprire sotto la tinta terrea una pelle bianca invece che rossa.

Il drappello attraversò l’accampamento a gran galoppo e si arrestò dinanzi alla tenda del generale Custer, sulla quale sventolava orgogliosamente la bandiera degli Stati dell’Unione, quella bandiera che doveva più tardi cadere nelle mani del terribile Toro Seduto inzuppata di sangue fino all’asta.

Il sergente balzò a terra, fece segno ai suoi uomini di stringersi attorno ai due prigionieri, poi entrò nella tenda.

La sua assenza non durò che pochi minuti.

— Scendete ed entrate — disse ai due prigionieri quando tornò fuori. — Il generale vi aspetta. [p. 188 modifica]

Sandy Hook ebbe un momento di esitazione, ma poi obbedì all’ordine, dicendo all’inglese:

— Venite, milord, e lasciate che parli io solo. Badate che i miei pugni sono sempre pronti ad atterrarvi.

«Spero che mi avrete perfettamente capito.

L’inglese fece col capo un cenno affermativo. L’ostinato pareva che fosse stato completamente domato dal suo formidabile avversario.

I pugni del bandito avevano operato un vero miracolo.

Scesero da cavallo ed entrarono nella vasta tenda del generale, che era guardata da una sentinella.

Il sergente li accompagnava.

Un uomo sulla cinquantina, con una lunga barba ormai grigiastra, stava seduto su un tamburo, tenendo spiegata sulle ginocchia una carta geografica.

— Eccoli — disse il sergente.

Il generale gli fece cenno di andarsene, scrutò attentamente coi suoi occhietti che avevano il lampo dell’acciaio i due uomini, poi disse:

— Siete meravigliosamente truccato, ma si conosce benissimo che sotto i vostri colori e le vostre penne si nasconde un uomo bianco.

— Avete colpito giusto, generale — rispose Sandy Hook. — Ma voi non avete indovinato chi io veramente sia.

— Vorreste dire? — chiese il generale, alzandosi.

— Che io mi spiegherò meglio, quando voi mi avrete data la vostra parola d’onore di non appiccarmi.

— Perchè dite questo?

— Andiamo adagio, generale. Permettetemi innanzi tutto di presentare qui il mio compagno, un vero lord inglese, che io ho strappato al palo della tortura.

— Un lord!... — esclamò il generale, stupito.

Yes, generale — disse l’inglese — James Wylmore, membro della Camera dei lords del Gallese.

Il generale fece cortesemente un saluto militare e gli porse subito la mano, dicendo con molta amabilità:

— Sono ben felice, milord, che questo falso indiano vi abbia condotto al mio accampamento colla vostra capigliatura intatta.

«È un po’ difficile salvarla quando si cade fra le mani di quelle canaglie.

«Ma come siete voi qui?

— Io essere venuto in America a cacciare i bisonti, generale — rispose l’inglese.

— E gl’indiani vi hanno preso.

Yes, generale: una donna.

— Minnehaha — aggiunse prontamente Sandy Hook.

La sakem degli Sioux?

— Sì, generale. [p. 189 modifica]

— La figlia di Yalla, se non m’inganno.

— Precisamente: è la famosa Scotennatrice del Far-West.

— Sulla cui capigliatura grava una taglia di cinquemila dollari.

— Bella somma — disse il bandito. — Guadagnarla però sarà un po’ difficile.

Il generale levò da una tasca un sigaro, l’accese con tutta flemma, poi guardando Mocassino Rosso, gli chiese:

— Spero che mi direte chi siete voi, falso indiano.

— Non ho avuto ancora la vostra parola d’onore di non appiccarmi.

— Vivaddio!... Sarebbe la vostra coscienza carica di delitti?

— No, semplicemente di treni — rispose Sandy Hook, ridendo.

— Di treni!...

— Sì, generale.

— Chi siete voi dunque?

— Prima la vostra parola. Come vedete io ho strappato un milord inglese alle pelli-rosse, ed ho da salvare ancora altre quattro persone famose nella prateria, fra le quali un certo mister Turner, chiamato il campione degli uccisori d’uomini...

— Turner!... — gridò il generale, impallidendo. — Turner!... Voi sapete che cosa è successo di quell’uomo!...

— Io so dove si trova e vi posso anche dire che se fra quarant’otto ore non verrà salvato, sarà morto — rispose il bandito. — Io solo so dove si trova.

Il generale con un calcio scaraventò il tamburo fuori dalla tenda gridando: — Turner preso!... Fulmini di Giove!...

— No preso, generale — rispose Sandy Hook. — L’avevano preso e poi l’hanno chiuso in una certa prigione dalla quale non uscirà che sotto le spoglie d’uno scheletro, se non andremo a salvarlo.

— Turner era insieme ad un altro?

— Io questo non lo so: l’avranno scotennato forse. Non è però solo: vi sono insieme a lui tre dei più famosi scorridori della prateria che io conosco solamente sotto il nome di John, l’indian-agent del colonnello Devandel, di Harry e di Giorgio.

— Fulmini di Giove!...

— Ma che Giove d’Egitto!... Si tratta di salvarli, generale.

— Chi siete voi? È la terza volta che ve lo domando.

— Ed è la terza volta che io aspetto da voi la vostra parola d’onore di non appiccarmi — rispose Sandy Hook.

— L’avete.

— La vostra parola?

— Sì, chiunque voi siate.

— Ebbene, io sono Sandy Hook, il famoso svaligiatore dei treni della...

— Voi!... Vi faccio fucilare!... [p. 190 modifica]

— E la vostra parola d’onore?

— Me l’avete rubata.

— Io l’ho avuta e mi stupirei moltissimo che voi, generale, la dimenticaste così presto.

«Chi mi avrebbe costretto a venire nel vostro campo? Avrei potuto rimanermene tranquillo, più o meno, fra gli Sioux, come sotto-capo rispettato e temuto per la mia formidabile forza muscolare.

— Siete un abile furfante.

― Che cosa volete, generale? Sono nato ladrone e morrò ladrone, tuttavia, come vedete, qualche buona azione la so fare.

— Bene, che cosa volete?

— Una scorta per andare a salvare mister Turner ed i tre scorridori.

Il generale lo guardò sospettosamente.

— Non sarebbe questo... un agguato abilmente teso per far guadagnare al Toro Seduto od a Minnehaha una cinquantina di capigliature?

— Generale ― disse il bandito, con voce grave ― sono un gran birbante, però non quanto voi credete.

«La mia pelle è bianca e non rossa, e se mi sono fatto adottare dagl’indiani l’ho fatto perchè ormai non trovavo più nessun scampo nella libera prateria.

— Devo credervi?

— Sì, generale.

— Dove si trovano chiusi Turner e gli scorridori?

― Nella bocca d’una vecchia miniera, che io credo sia stata chiusa da qualche terribile scoppio di grisou.

— Lontana?

— Sarà una corsa di circa sei ore.

― Vi basteranno cinquanta uomini?

— Sì, generale.

― Li avrete, e vi prometto di farvi ottenere la grazia completa dal Presidente dell’Unione, ad un patto.

— Dite, signore.

― Quindici giorni or sono uno dei miei migliori ufficiali è scomparso misteriosamente dal campo e si crede che sia stato preso dalle avanguardie di Toro Seduto.

— Chi è?

— Giorgio Devandel.

― Il figlio del colonnello!... Ah diavolo!... La cosa è grave.

― Conoscete la storia di quel disgraziato colonnello?

— Sì, generale: è stato scotennato da Yalla, la madre di Minnehaha.

«Nella prateria tutti conoscono quel fatto.

― Con chi eravate voi? Con Toro Seduto o con Minnehaha e Nube Rossa?

— Con Minnehaha.

— Sapeva nulla la Scotennatrice della cattura del mio ufficiale? [p. 191 modifica]

— No, generale. Me l’avrebbe detto e l’avrebbe già scotennato.

— Allora io posso sperare che sia ancora vivo?

— Io non esito a crederlo. Se però Minnehaha raggiunge Toro Seduto, la capigliatura di quel giovane non rimarrà a lungo sulla sua testa.

— Lo credo.

— Ebbene, che cosa volete da me, generale? — chiese il bandito.

— Gli Sioux vi tengono forse in molta considerazione?

— Molta, ve l’assicuro. Rispettano la mia forza eccezionale.

— Ebbene, andate a salvarlo prima che lo uccidano o lo scotennino come suo padre, ed io vi prometto la grazia completa di tutti i vostri delitti, sulla mia parola di generale.

Sandy Hook si mise le mani sui fianchi, riflettè un momento colla testa abbassata sul largo petto, poi disse:

― Ciò che mi proponete, generale, non è un affare da far sorridere nemmeno le coyotes.

«Sitting-Bull non è uomo da lasciarsi portar via un prigioniero bianco sotto il naso, e poi ha con sè per lo meno quattromila guerrieri, e voi sapete, generale, che gli Sioux valgono meglio dei Chayennes e fors’anche degli Apaches.

— La vostra grazia sta in questa impresa.

Sandy Hook si passò una mano sulla fronte, la quale si era coperta di sudore.

— La mia grazia — disse poi. — Poter rivedere le verdeggianti colline della Marylandia, rivedere il cimitero dove mio padre riposa! Poter riveder la mia vecchia mamma, che senza dubbio prega per me... che sogno!

Si era lentamente ripiegato su sè stesso, passandosi e ripassandosi sulla fronte tempestosa la destra, poi si era lasciato cadere sulla testa ischeletrita d’un bisonte che doveva aver servito di sedia al generale.

— Che sogno — riprese. — La Marylandia che io ho scorazzato da giovane, quando non ero ancora cattivo... le sue colline coltivate a tabacco... le sue praterie... i suoi fiumi scroscianti... le sue folte foreste... i suoi villaggi annidati fra le ombre fresche delle profumate magnolie... rivederla... poterla rivedere...

Si era alzato di scatto, cogli occhi iniettati di sangue, i pugni chiusi, come se si preparasse a stritolare qualche cosa.

— Dio mi ha dato una forza immensa — disse con voce rauca. — Io ucciderò anche Toro Seduto, ma vi porterò il vostro ufficiale, mio generale, purchè sia ancora vivo.

«Voglio rivedere la mia Marylandia.

Il generale, che lo fissava sempre intensamente, disse:

— Proverete?

— Sì.

— Cinquemila dollari di premio vi basteranno? [p. 192 modifica]

— Non voglio nulla.

Lord Wylmore, che fino allora era rimasto silenzioso, disse:

— Questo essere un brigante molto amabile. Io pagare mille sterline se questo furfante potere salvare ufficiale.

Sandy Hook ebbe un sorriso.

— Voi milord siete più abile di me.

— Io volere accompagnarvi.

― Ed io accetto.

— Io non avere paura degli indios. Io essere inglese.

— Ciò non impedirebbe, milord, a quelle canaglie, di scotennarvi per bene — disse il generale.

— Aho!... Io stare a vedere.

— Che razza che sono questi inglesi!... — borbottò il generale. ― Credono che la loro bandiera li copra in tutti gli angoli del mondo.

Fece il giro della tenda, tenendo le braccia incrociate sul petto, poi fermandosi improvvisamente dinanzi a Sandy Hook, gli disse:

— Preparatevi a partire e salvate innanzi tutto Turner ed i suoi compagni.

— Sì, generale.

— Mi avete chiesto cinquanta uomini, è vero?

— Basteranno. Minnehaha ed i suoi guerrieri ormai si sono ripiegati sulle avanguardie di Toro Seduto e non li incontreremo.

— Badate che io darò l’ordine al sergente che guiderà la scorta di far fuoco, prima di tutti, su di voi se si accorgerà di qualche agguato.

— Fate pure — rispose il bandito.

— Volete con voi anche questo signore? — chiese il generale, indicando lord Wylmore.

— È conosciuto, anzi è quasi protetto da Minnehaha e non avrà nulla da temere in mia compagnia, anche si mi seguirà al campo di Sitting-Bull.

«Volete venire, milord?

— Dove andare? — chiese l’inglese.

— Sugli altipiani dei Laramie.

— Trovare io lassù bisonti?

— Ma sì, finchè vorrete.

— Allora io venire con voi, mister brigante.

— E poi si tratta di salvare un giovane ufficiale il cui padre era oriundo inglese.

— Aho, bene. Voi occuparvi ufficiale, io pensare bisonti per darvi da mangiare.

Il bandito ed il generale si scambiarono uno sguardo come per dire:

— Quest’uomo è pazzo.

Poi uscirono per la scelta dei cavalieri.