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Umberto Rossi

1888 I Indice:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu Rivista italiana di numismatica 1888

I medaglisti a Mantova: Ermes Flavio de Bonis Intestazione 25 ottobre 2011 75% Numismatica

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I MEDAGLISTI DEL RINASCIMENTO


ALLA CORTE DI MANTOVA


I.

ERMES FLAVIO DE BONIS.


Chi rivelò per il primo agli studiosi l’esistenza di un artista di questo nome, fu il sig. Alfredo Armand nel suo lavoro sui medaglisti italiani del rinascimento1, ove, descrivendo una medaglia di Alexander Etruscus, notava come la leggenda del rovescio “Hermes Flavius Apollini suo consecravit„ potesse riferirsi all’artefice che l’aveva eseguita. Qualche tempo dopo, spogliando i copialettere del vescovo Lodovico Gonzaga, conservati nell’Archivio di Stato di Parma, mi venne fatto di trovare diversi documenti relativi ad Ermes Flavio, che permettono di ricostruirne fino ad un certo punto la vita e che valgono a porre in luce una curiosa figura di artista dilettante e famigliare di un prelato che dell’arte fu amantissimo2. [p. 26 modifica]Ermes Flavio de Bonis ebbe i natali a Padova da nobile famiglia3; non si può precisare l'anno della sua nascita, ma convien credere che cadesse intorno al 1460, poiché nel 1483 lo troviamo al servizio del cardinale Francesco Gonzaga, che lo nomina nel suo testamento4. Morto poco dopo il munifico porporato, gran parte de’ suoi famigliari passò alla dipendenza di suo fratello Lodovico, vescovo eletto di Mantova, e fra costoro vi fu anche Ermes che entrò subito nelle grazie del nuovo padrone.

Infatti sulla fine del 1483, il vescovo Lodovico lo mandava a Castelgoffredo in compagnia di un certo Salomone da Sesso, ebreo, per compilare un inventario di oggetti esistenti nella rocca di quel paese5; l’ebreo doveva fare un prestito prendendo quelle robe in pegno. Il 30 dicembre l’inventario era già compiuto e quattro giorni dopo Ermes tornava a Mantova, non senza aver appianato certe difficoltà che erano insorte tra l’ebreo e il commissario di Castelgoffredo6.

La dispersione di parecchi volumi dei copialettere di Lodovico Gonzaga non ci permette di tener sempre dietro a quanto faceva il nostro artista; parecchi [p. 27 modifica]anni dopo egli era cresciuto d’assai nella stima del vescovo che gli affidava onorifiche missioni, e così il 9 febbraio del 1488 lo inviava a Gazzuolo per tenere a battesimo un figliuolo della contessa Giovannella de’ Pannicelli7, scrivendole in tal guisa:

“Mandiamo el nobile Hermes da Padua nostro carissimo famigliare per contraher compaternità cum vui et per tener el vostro novello figliuolo a baptesimo: et cussi per queste nostre li faciamo ad tal cosa mandato speciale, cum promissione d’haver sempre grato e firmo quanto esso farà in nome nostro„8.

Nello stesso anno Ermes si recava a Mantova presso il Marchese Francesco Gonzaga, incaricato di una speciale commissione dal vescovo9; contemporaneamente questi gli raccomandava anche di trovargli danaro presso i banchieri mantovani e pare che la bisogna non fosse troppo facile, perchè più di un mese dopo Ermes si trovava ancora colà10. Fors’anche l’artista non riusci nell’intento e per questo gli convenne andare a Venezia, donde tornò verso la fine di marzo del 1489 11 e dove il vescovo [p. 28 modifica]aveva amici che gli procuravano danaro ad interesse non troppo forte.

In questo frattempo Lodovico Gonzaga aveva fatto voto di costruire nella chiesa di S. Pietro in Mantova una cappella in onore del Sangue di Cristo, destinandovi la somma di mille ducati; ma vedendo che la spesa avrebbe superato di molto il preventivo, deliberava chiedere al Pontefice che volesse assegnargli qualche indulgenza per potervi lucrare sopra12. Fin dal principio dell’anno si era accumulata un’ingente quantità di materiali per la fabbrica13: il prelato che di cose d’arte era buon intenditore, s’incaricava egli stesso di scegliere le pietre e i marmi necessarii, commettendo a Matteo de’ [p. 29 modifica]Lectis a Verona che gli procurasse delle colonne; e gli scriveva in questi termini:

“Nobilis, etc. — Ho receputo la mostra delle prede che ve havea dimandato, de le quale ve ne ringratio grandemente, et ve mando qua introcluso uno certo designo d’una mia capella, qual voria fabricare, dove haveria bisogno dell’opera vostra et ve prego non vi sia grave ad faticharvi in mio servizio; voria con diligentia investigasti da quelli maestri hanno prede della sorte et mostra mandata, se me poteriano fare bavere per questo mio edificio colone che fussino longe piedi undici e la croseza vole esser piedi uno e quarti uno et quanto mi constarano o il piede aut una de le predicte colone; et voria intendestivo quanto mi costarà el piede per quadra de la dicta sorta de prede et quanto di questi piedi di preda per quadro andarano a carichare uno caro et quelo mi costarà la conductura di uno caregio insino a Cortesela et la conductura de la barcha insino alla torre della fossa et ho volsuto mandarvi per più vostra information il designo della predicta capella aciò non possiati errare ad investigare diligentemente de omne cosa et vi prego me significati particularmente de quanto ve ho dicto di sopra, sebene mi dovesti mandare per meso aposta, quando non occoresi altramente a spazare; rimandandomi questo mio desegno indreto che nunc ve mando et queste prede voglio che sian della mostra più tenera delle due me havete mandato et bastani, mi offerischo alli vostri beneplaciti paratissimo. Benevalete. Sablonete, 26 martii 1489„14.

Ermes era già stato impiegato in opere d’architettura da Lodovico, che gli aveva affidata la direzione della fabbrica del palazzo in Ostiano15; compiuto [p. 30 modifica]questo lavoro, venne destinato dal vescovo a soprastare alla costruzione della cappella, e siccome il giovane architetto non poteva rimanere sempre a Mantova, il padrone gli diede facoltà di poter fare e disfare a suo piacimento, come appare dalla seguente lettera diretta a Francesco Oabbioneta fattore generale del vescovado:

“Volemo che tute quele lettere le quale da mo avanti vi scriverà Hermes nostro per cose spetanti ala fabrica dela nostra capella, le obediati et mandati in executione non altrimenti che come proprie perchè omnibus et per omnia le haveremo per cussi bone ac si havestive tal comissione de noi proprii„16.

Però malgrado le indulgenze papali e i mille ducati del vescovo, la fabbrica della cappella andava un po’ a rilento; il comune di Desenzano si era appriato, per ristaurare il porto, ’ molte pietre che Lodovico aveva fatto comperare colà17; altri materiali dovevano venire da Lonigo, ma avendo da passare per gliStati del duca di Ferrara, erano insorte quistioni per i dazii e quindi nuovi ritardi18. Ermes intanto faceva continui viaggi a Mantova per attendere all’opera e qualche volta si spingeva anche a Verona, dove contrattava dei marmi19.

[p. 31 modifica]Il giovane artista cresceva sempre più in riputazione ed il marchese di Mantova, Francesco Gonzaga, principe amante delle arti belle lo invidiava allo zio Lodovico; tanto che approssimandosi l’epoca stabilita per le sue nozze con Isabella d’Este, egli scrisse al vescovo che lo volesse lasciar venire per qualche tempo al suo servizio. Questi che già si trovava col nipote in poco buona armonia, non rispose direttamente a lui, ma si valse di Francesco Secco, suo cognato, a cui inviò la lettera seguente:

“ Magnifice, etc. — La Excellencia del signor Marchese me ha scripto ch’io gli voglia compiacere de Hermes mio familiare per certo bisogno delle nozze dove è expediente l’opera sua et drizarlo alla M. V. de la qual sera instructo di quanto averà da fare; cussi lo mando quella a afine che intendi la mente di V. M. Ma perchè di Hermes io ne ho de a presenti gran bisogno, sta che l’absentia sua non poteria essere senza mio gran danno, havendo lui di andar a Venetia et in molti altri loci per comprar marmi et prede di altra sorte et de farle condur per uso de la fabrica della capella mia in brevi, ad ciò che li magistri che si sonno obbligati de darmi omne cosa fornita fra certo spatio di tempo, non habiano causa de dolersi di me et de prolungare più essa fabrica. Et similiter havendo li a fornir la sepultura de la bo: me: di Madonna mia matre20, alla qual non mancha nisi la sculptura delle lettere de lo epitaphio, non essendo ninno de’ miei apto a simili exercitii, prego la M. V. che la voglia pregare lo llluu strissimo Signor Marchese a non tenirmi desviato lo [p. 32 modifica]familiar mio et far la exousatione mia cum S. Ex.tia, cum sit ch’io mi persuado che allo exercitio dovi sera adoperato ge ritrovaranno delli altri et poi, se per sei od octo zorni avanti la festa delle nozze, vorrà che Hermes venga a servir in chosa alchuna lo predicto signore, non solum lui, sed etiam tuta la famiglia mia, essendo cussì expediente, serra al comando di sua Signoria. Mi farà in questo la M. V. beneficio et piacer assai et a quella que bene valeat mi raccomando. Quingentulis, 26 decembris 1489„.

Come lo annunciava questa lettera, Ermes si recò a Venezia, dove, oltre ai marmi e alle pietre per la cappella, acquistò anche dei gioielli, che il vescovo voleva offrire come regalo di nozze alla novella sposa21; e non essendosi potuto concludere subito l’affare, vi tornò una seconda volta e riportò al prelato [p. 33 modifica]un lodrio, dei balasci e un fermaglio22. Il lodrio non piacque molto al vescovo che lo mandò a Bozzolo al fratello Gian Francesco, perchè lo esaminasse e lo stimasse23; ma non sappiamo se in seguito lo abbia comperato.

Terminata questa bisogna, Ermes si mise di nuovo ad attendere alla fabbrica della cappella, che progrediva poco; i tagliapietre accordati indugiavano a venire, e il vescovo gli scriveva:

“Vui attendereti ad sollicitare quelli altri taiapredi che vengano ad lavorare corno più presto„24.

Ma più che gli uomini, mancava il denaro, sicché il vescovo fu costretto ad assegnare alla fabbrica le rendite dei due porti sul Po, del Correggio e di Villa Saviola, facendole pagare direttamente in mano ad Ermes25; e continuava ad instare presso di lui perchè gli operai lavorassero alla svelta26. Una nuova [p. 34 modifica]lacuna nei copialettere ci toglie di sapere come il nostro artista abbia ultimata la fabbrica; lo troviamo però anche negli anni seguenti al servigio di Lodovico, che accompagnò nel 1499 ai bagni di Abano, dove rimase dai 7 ai 20 di giugno27.

In questo stesso anno Ermes tornò ancora ad occuparsi di architettura, avendolo il suo padrone preposto alla fabbrica di un palazzo in Castelgoffredo28. Come già prima per la cappella, egli si recò in quel paese con pieni poteri; fece venire da Ostiano diversi operai e si adoperò tanto, che l’edificio, cominciato in agosto, nell'invemo era quasi terminato.

L’ultimo lavoro d’architettura a cui si applicò, fu il palazzo Gonzaga in Gazzuolo. Il vescovo Lodovico faceva ristaurare il castello antico trasformandolo in una sontuosa fabbrica, adoma di sculture e di marmi, ed Ermes era specialmente incaricato di questo rifacimento29. Oggi il superbo palazzo non esiste più; ma dai frammenti architettonici, capitelli, stipiti, architravi e bassirilievi diversi che ancora si vedono, sparsi in diverse case a Gazzuolo, si può arguire quanta fosse la magnificenza di quell’edificio, che [p. 35 modifica]ospitò per qualche tempo una delle più brillanti corti italiane.

Oltre a questi, sappiamo anche d’altri lavori d’arte che Ermes eseguì per il suo signore: costui, che era amante assai delle antichità, non avendo spesso i denari occorrenti per comperare le statue che gli venivan offerte, si accontentava di fame delle riproduzioni in gesso; Ermes era solito ad eseguire egli stesso queste copie e faceva venire appositamente il gesso da Mantova30. In tal guisa il vescovo si era formata una galleria di riproduzioni pregevolissime, senza contare gli originali che erano parecchi e di molto valore; e quando sapeva che le collezioni dei suoi amici si erano accresciute di qualche statua di pregio, mandava a chieder loro il permesso di trarne copia in gesso; così fece con Cesare Beccadelli per una testa antica31 e colla marchesa Isabella d’Este per due teste donatele da Giovanni Sforza, signore di Pesaro32. Inoltre acquistava anche gessi formati [p. 36 modifica]da altri, quando si trattava di statue i cui originali erano lontani assai, ed a Firenze, per mezzo di Angelo Tovaglia fece comperare quattro busti rappresentanti Adriano, Tito, Geta, e un giovene senza barba e senza nome pel prezzo di tre ducati d’oro33.

Nelle rappresentazioni teatrali che Lodovico Gonzaga dava a Gazzuolo, Ermes fu sempre non solo esecutore materiale di ordini, ma anche consigliere ascoltato; e in una festa fattasi a Mantova coll’intervento del vescovo, nel carnevale del 1497, egli si recò prima in città per attendere ai diversi preparativi34.

Cogli altri artisti di cui si serviva Lodovico, Ermes fu in buone relazioni; nei copialettere già citati si trovano alcuni documenti che dimostrano come egli si trovasse spesso insieme al pittore Gian Alvise de’ Medici, che lavorava attorno al sepolcro di Barbara di Brandeburgo e dipingeva in seguito un [p. 37 modifica]quadro per Lodovico35. Ebbe anche rapporti coll’orefice Bartolomeo Melioli, che esegui pel vescovo diversi lavori d’argento, e fu mediatore in un grosso acquisto d’argenteria, pagato parte in danari e parte con pezze di panno36.

L’ultimo documento relativo al nostro artista è una sua lettera, diretta a Firenze a Leonardo Aristeo da San Gimignano, segretario del marchese di Mantova, che mi piace riprodurre integralmente:

“M. Leonardo mio hon. — Vi prego che a la ritornata vostra avendo lo modo che mi portati mezo ducato de corde da liuto le quale vi fareti dare a maestro Vitorio che sta sul campo de Ognisanti el quale le fa bone in perfecione: lui ne da dozine diece al duchato, ne torete 5 e fatevi dare dozine 3 aver 4 de chanti e lo resto mez- zane et sotanele e pregatilo che vi servi bene e se a chasu non volessi guastare li mazi, toletilo tuto che monterà uno ducato. Come siati arivato vi darò li dinari, li averia mandati se avesi abuto mezo che non fusi per posta, dubito [p. 38 modifica]non serebe arivati fin là et che m. Bartolameo Sanvito et M. Nicolò Prendilaqua infinite volte si rachomanda a voi e di qua M. Boneto e tuti li sozi. Benevalete. Gazoli, X augusti 1503.

Vi degnereti richomandarmi a m. Angelo Tovaglia e arichordarli come io sono tuto suo.„

“V. Hermes Flavius de Bonis„
“patavinus„37.


Dopo questa lettera che ci fa conoscere come Ermes si dilettasse anche di musica, manca ogni notizia sul conto suo38; è probabile che fino al 1510 egli sia rimasto al servizio di Lodovico Gonzaga, se pure prima di quest’anno non precedette nella tomba il suo protettore. Ma ogni ricerca in questo senso è rimasta finora senza frutto.

Resta ora a dirsi della medaglia che ha dato argomento a questo breve studio; e per i lettori italiani sarà opportuno premetterne la descrizione: Diam. 123. “alexander ― etrvscvs ― adolescentiae princeps„. – “r) hermes ― flavivs ― apollini ― svo consecravit.„ Al diritto: Busto a sinistra di un adolescente, a testa nuda, con lunga e folta capigliatura. Al rovescio: entro una corona d’alloro, Pegaso galoppante a sinistra; esso porta un genietto alato che si aggrappa alla sua criniera, e di dietro un cigno in groppa39. [p. 39 modifica]Il signor Armand, che, come già accennai, ne diede pel primo la descrizione, credette con ragione che il nome di Ermes Flavio dovesse designare non il donatore, ma l’autore della medaglia: “questa opinione non parrà troppo azzardata„ scriveva l’erudito francese, “ quando si rammenti che l’orefice Melioli ha usato sui rovesci delle sue medaglie una formola simile Meliolus dicavit o Meliolus sacravit „. Le relazioni che Ermes ebbe col noto artista mantovano provano a sufficenza quanto il sig. Armand fosse nel vero, annoverando Ermes fra i medaglisti.

L’Alexander Etruscus che è rappresentato nel diritto, rimane tuttora un personaggio enigmatico: vi fu chi volle identificarlo con Alessandro de’ Medici, ma le linee del viso e specialmente la lunga capigliatura bastano a dimostrare erronea quest’opinione.

Inoltre è poco probabile che Ermes, già vecchio, si sia recato al servigio dei Medici, mentre nel Mantovano, dove aveva passata gran parte della vita, aveva amici e protettori e fors’anche beneficii ecclesiastici. Essendo riuscita vana ogni ricerca negli archivi di Mantova e di Parma per stabilire chi fosse questo Alessandro, non ci resta che entrare nel campo delle ipotesi; e qui mi sia permesso di metter fuori appunto un’ipotesi nuova.

Fra le molte medaglie del rinascimento ve ne sono alcune di personaggi, specialmente giovani, che ci rimasero sconosciuti, p. es. il Bellotus Cumanus, giovane poeta di cui il Pisanello ci ha tramandato i lineamenti e Parupus, il poeta pure giovane al quale Sperandio consacrava i versi pomposi:

Ingenium, mores, formam. Ubi pulcher Apollo
Argutamque chelum, docte Parupe, dedit.

[p. 40 modifica]Forse costoro ebbero in que’ tempi il loro quarto d’ora di celebrità, come anche a giorni nostri l’hanno tanti enfants-prodiges; e l’Alexander Etruscus mi pare appunto uno di questi. Gli attributi della poesia che si vedono sul rovescio e il titolo di Apolline che Ermes gli dà, mi sembrano bastevoli a dimostrare che l’Alessandro fu un adolescente poeta, come ce ne furono parecchi a’ bei tempi del rinascimento.

Circa al tempo in cui la medaglia fu eseguita, sono d’accordo col signor Armand nel crederla dei primi anni del cinquecento40; e lo stile del rovescio che si risente assai dell’influenza mantegnesca, mi pare contribuisca a farla giudicare lavoro davvero non ispregevole, della scuola mantovana.


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Rivista italiana di numismatica p 064.png

Note

  1. Armand A. Les médailleurs italiens des quinzième et seizième siècles, I, 120.
  2. Mi è caro render grazie al comm. Amadio Ronchini, mio venerato maestro, e al prof. Stefano Davari, i quali mi furono larghi di cortese aiuto nelle molte mie ricerche; il prof. Davari, anzi, mise a mia disposizione molti preziosi materiali già da lui raccolti, con squisita e rara liberalità.
  3. Negli indirizzi delle lettere scrittegli dal vescovo Lodovico è sempre detto de Padua o Patavino; e il vescovo, incaricandolo di tenere a battesimo un figliuolo della contessa Giovannella de’ Pannicelli, lo chiama el nobile Hermes da Padua, nostro carissimo famigliare.
  4. Müntz E. Les arts a la cour des Papes, III. 299.
  5. Archivio di Stato di Parma. Carteggio Gonzaga. — Commissario Gastrigiuffredi. Mandiamo li lo carissimo familiare nostro Hermes da Padua presente exhibitore e cum esso Salomone de Sesso hebreo per fare certo inventario come da dito Hermes intendente. Vogliamo che gli provediati et in tutto faciati eseguire secundo che serite richiesto. Mantue, xxviiij decembris 1488.
  6. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettere ad Ermes, 30 dicembre 1483 e 8 gennaio 1484.
  7. La famiglia Pannicelli possedeva in feudo il borgo di Belforte, presso Gazzuolo.
  8. Arch. sudd. Cart sudd. — Lettera alla contessa Giovannella dei Pannicelli.
  9. Arch. sudd. Cart sudd. — Ill. D. Marchioni Mantue. Mando da la Exc. V. Ermes da Padua mio dilettissimo scudero presente exhibitor, per rispondere certo mio bisogno, comò da esso intenderà: la prego si digni dare alle parolle piena fede et le peticioni mie voluntiera exhaudire, di che quella mi farà singulare piacere, alla gratia di la quale mi raccomando. Sablonete, xi septembre 1488.
  10. Arch. sudd. Cart sudd. — Lettera ad Ermes, 20 ottobre 1488.
  11. Arch. sudd. Cart. sudd. — Io. Francisco Gonzaga. Heri sera al tardo gionsi Hermes mio da Venetia, qual mi portò le intrecluse lettere Sablonete, 23 martii 1489.
  12. Arch. sudd. Cart. sudd. — Bernardino Castigato. Alias facessimo voto de edificare una capella in santo Piero dedicandola al Sangue de Christo quale è in epsa Chiessia, che fu ritrovato in santo Paulo dalla bona memoria del R.mo Cardinale nostro fratello; quale sangue è tenuto molto possitivamente in una certa camareta como una sola lampade; et in verità he poca veneratione ad una simile preciosissima relliquia et havendo noi dato principio alla predicta cappella, como sapete e secundo la obligatione del votto nostro siamo obligati de spendergli mille ducati et perché gli anderà molto più spesa che li duc. 1000, imperò andarà più ornata che non estimavamo et desiderosi de finirla in poco tempo, averessimo a caro de esser aiutati, hoc modo, che comò da voi intendestivo da m. Zoan Pedro Arrivabeno nostro se crede che ne fusse facile ad obtenere simile gratia dal Nostro Signore, tunc et eo casu vogliamo lo pregiati nomine nostro si voglia dignare fare questo officio con el Pontifice de farne obtenere questa indulgentia, che crediamo ne debia esser facilissima ad impetrare.... Sablonete, 10 martii 1489.
  13. Arch. sudd. Cart. sudd. — Francisco Ghibloneta. Perchè havemo grandissimo desiderio finire questa nostra capella de san Pietro, voressimo facessive fare cento miliara de prede, non obstante quella quantità che insino hora è facta, che vogliamo faciate lavorare nelle nostre corte dove parerà a voi sia più bisogno et vinticinque carra di calzina, qual siano ad ordine con la quantità delle prede de quo supra per potere al bon tempo dare principio alla dieta capella a fabricare. Sablonete, 9 februarii 1489.
  14. Arch. sudd. Cart. sudd.
  15. Arch. sudd. Cart. sudd. — Francisco Gablonete. Volerne et comet temo acceptiati per bone una lista de spese facte per la fabrica del palazo nostro qua, signata de man de Hermes, qnal era deputato a quella, che ascende alla suma di lire 186 soldi 3 di moneta cremonesa. Hostiani, 21 septembris 1489.
  16. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera a Francesco Gabbioneta, da Quingentole, 81 ottobre 1489.
  17. Arch. sudd. Cart sudd. — Lettera al capitano di Salò, da Quingentole, 26 maggio 1849.
  18. Arch. sudd. Cart sudd. — Lettere a Francesco Gabbioneta e al Duca di Ferrara, da Qningentole, 9 ottobre e 29 ottobre 1489.
  19. Arch. sudd. Cart sudd. — Hermeti Flavio Fat Per risposta de quello ne scriveti l’altro heri de quelli marmorari, dicemovi che noi siamo contenti darli sicurtà et la vogliamo ancora da loro Quingentalia, 28 novembris 1489.
  20. Per il sepolcro di Barbara di Brandeburgo-Gonzaga, che oggi non esiste più e che fu disegnato dal pittore Gian Alvise de’ Medici, vedi il D’Arco, Delle arti e degli artefici di Mantova, II, 18, n.° 20
  21. Arch. Budd. Cart. sudd. — Petro Albano. Spectabilis, etc: Vorria in queste nozze dello Ill.mo S. Marchese fare una certa mia fantasia di donare alla sposa, la qual non posso mandar ad effecto, senza l’adiuto vostro et delli amici. Onde per tal rispecto mando Hermes mio familiare presente exhibitore lì et lo drizzo confidentemente da vui, essendo certo di lo amore et affectione me portati, et sapendo che nelle occurencie mie sempre vi exhibiti promptissimo per satisfar a quello che cognosciti esser lo bisogno mio. Preghovi adunque che vogliati affaticharvi in metter per le mani a dicto Hermes un mercatante zoilero, qual sia de zoie ben fornito et potente et confortarlo ad satisfar ad Hermes di tuto quello glie domanderà per ornamento de le fantasie mie, imperhò che del pretio qual si convenerà, saremo bon pagatori al termine debito, qual vorria fosse de la prozima pascha de la resurrectione a uno anno e cussì venendo lo mercadante o mandando uno suo messo cum sufficienti mandato se glie farà ugni cautione et obligatione chel vorrà. Hermes explicarà più distintamente el bisogno et intento mio a vui; pregovi gli crediati quanto farestive a mi proprio et che vi affatichati in questo caso per mi, comò vo restive ch’io facessi per vui. Di che me fareti cosa gratissima et restarovi obligato, reputando di bavere rece― vuto el beneficio da vui solo. Sonno alli piaceri vostri; bene valete. Quingentulis, 12 ianuarii 1490.
  22. Arch. sudd. Cart― sudd. — Petro Albano. Spectabìlis, etc.: Remandovi Hermes mio per ultimare la pratica de quel lodrio; se da Dominico de Zorzi se potranno havere quelli balassi ne serò molto ben contento, cusì che non vi prego securamente vogliati fare el tucto, né altrimenti spero in vui per farmi havere uno qualche bello fermalio, di quel precio, bontà et sorte ve dirà el predicto Hermes, ad cui credereti comò a me proprio et ad li beneplaciti vostri me offero sempre. Benevalete. Datnm Quingentulibus, xxiij ianuarii 1490.
  23. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera ad Ermes, da Quingentole, 22 febbraio 1490.
  24. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera ad Ermes, da Quingentole, 18 febbraio 1490.
  25. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettere a Francesco Gabbioneta, da Quingentole, 26 maggio 1491 e 5 giugno 1491.
  26. I copialettere di Lodovico Gonzaga fanno menzione di un maestro Bertholameo e di un maestro Bernardino, ambidue tagliapietre: il primo entrò al servizio del vescovo nel 1489, l’altro nel 1491 e oltre ai lavori della cappella, fecero anche in quest’ultimo anno cinque para de lionzelli per cinque camini.
  27. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera a Tommaso Pasqualino a Venezia, da Quingentole, 26 maggio 1499.
  28. Arch. sudd. Cart. sadd. — Commissario Castrigiuffredi. Venirà li d. Hermes nostro marti o mercori proximo, qual informato del tutto Batisfera circha li legnami e vui interim fareti provedere alle grade et pertegoni; similiter lui si risciolverà cum li magistri da cazole et quelle x opere. Resta che vui instati che li siano prede, sabia et calcina secundo el bisogno et faciati preveder de alogiamento per 20 opere brazente che nui facemo venir da Hostiano. Quingentulis, 27 iulii 1499. — Vedi anche le lettere al Comune d’Ostiano, 27 luglio 1499; al commissario d’Ostiano, 81 luglio 1499; al commissario dì Castelgoffredo, 2 agosto 1499.
  29. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera a Gian Francesco Cornacchia, da Gazzuolo, 7 maggio 1601.
  30. Arch. sudd. Cart sudd. — Fr. Gabloneto. Qui alligata è una lettera de Ermes a Io. Francesco Cornacchia qual ge scrive gli manda certo giesso; volemo quamprimum el sia comprato, lo mandiati subito, se altra via non ce sera, per uno cavallo a posta. Hostiani, 2 iunii 1489.
  31. Arch. sudd. Cart sudd. — Cesari Beccadello. Intendo vui avere una testa di marmora a Bologna, de la qualle tuorrei voluntieri lo imprompto; pregovi quanto scio et posso, che essendo contento ch’io lo piglii, vogliati mandarmi una lettera directiva a vostro fratello, che mandando li uno mio per tuor lo imprompto di essa testa, glielo lassi tuorre, similiter di quell’altra figura et a me fareti piacere singulare. .. Riparoli, 18 magi 1501.
  32. Arch. sudd. Cart. sudd. — D.mo Nigro. Intendendo io lo ILL. S. Zoan da Pesaro bavere donato alla 111. Madona Marchesana due teste di marmore e ritrovandomi per la longa infirmità mia saturnino et privo di spasso, pregovi, quanto scio et posso che conoscendo vui Sua Ex.zia non tenirle tanto care, che cum facilitade sia contenta ch’io me ne chavi l’imprompto: vogliati esser contento pregarla si vegli dignare accomodarmene sino tanto ch’io ne babbi cavato lo imprompto che per uno piacere et spasso questo mi sarà grande, offerendomene parimente obligato a Sua Ex.tia et a vui cognoscendo anche vui quella haverle tanto chare che me le negasse, pregovi taciati. Gazoli, 6 octobris 1501.
  33. Arch. sudd. Cart sudd. — Angelo Tobalee. Mandovi ducati tre per li quali pregovi vogliati farvi dare quelle quatro teste di zesso, qualle furone monstrate a Marcho mio col mezo de uno garzone de m.ro Vrsino, cioè uno Adriano barbuto, Tito vechio senza barba, Geta barbuto e una altra testa giovene senza barba e senza nome, quale pregovi mi mandiate per il primo veturale vi occorrerà che pagarò la victura. .... Gazoli, 1 novembris 1501.
  34. Archivio Gonzaga di Mantova. Carteggio interno. — Lettera di Fedele da Forlì, al marchese Francesco, da Mantova in data 14 gennaio 1497. — Io sonno con ogni mio studio dreto alo sparechio dola festa: io dubitando che li tempi non ce inganino nel meglio, per haver io inteso da messer Hermes che monsignor Vescovo copre el cortile solum de tele: io considero, Ill.mo S. mio, che volendo V. Ex.tia mettere in questo parato e li triomphi et anchora molti altri ornamenti pretiosi mi pareria assai stranio che poi la piogia ce facesse poche honore et utile.
  35. Archivio di Stato di Parma. Carteggio Gonzaga. — Lettera a Giovan Filippo d’Arezzo, da Quingentole, 6 ottobre 1489. — Direti a Hermes chel insti Ioan Aluyso che hormai el se meta a lavorare in la sepultara de la Ill. Madona nostra matre a fine si possa fornir presto.
    Lettera ad Ermes, da Quingentole, 21 novembre 14S9. — Non accade alla lettera vostra rispondere nisi solicitati Zoan Aluiso per lo fornire de la tavola.
  36. Arch. sudd. Cart. sadd. — D. Hermeti Flavio Patavino. Dillecte noster. Perchè il Miliolo ce scrive che volendo nai dare ducati cento in danari e il resto panni per quelli arzenti, ce li farà dare, volemo ritrovati epso Meliolo et pessati epsi arzenti, avisandone per questo presente messo quello gli restaremo de’ panni ultra li ducati 100 de’ denari, perchè vi manderemo poi li denari a vui per far il paghamento, e fareti intendere al Miliolo che per li ducati 13 né 14 la peza non li volemo lassare e che ne volemo 17, maisi che quando ultra li ducati 100 de denari non più di quello resto, nemancho per non scavezar una pezza; subito intendenti la intntione nostra. Gazoli xx iulij 1501.
  37. Archivio Gonzaga di Mantova. Carteggio di Bozzolo.
  38. Fin dagli ultimi anni del secolo decimoquinto Ermes si era fatto ecclesiastico; infatti mentre nel 1497 è detto messere, nel 1499 il vescovo lo chiama don Hermes.
  39. V. Tav. III. La medaglia è riprodotta a circa tre quarti di grandezza, da una fotografia gentilmente comunicatami dal sig. Alfredo Armand; essa è rarissima e se ne conoscono due soli esemplari, uno nella collezione Armand, e l’altro già nella collezione Robinson, che venne venduto al prezzo di 7000 franchi.
  40. Quel tanto che conosciamo della vita di Ermes farebbe credere che la medaglia debba riportarsi non più in là dei primi anni del secolo decimosesto.