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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/54


i medaglisti del rinascimento alla corte di mantova 31

Il giovane artista cresceva sempre più in riputazione ed il marchese di Mantova, Francesco Gonzaga, principe amante delle arti belle lo invidiava allo zio Lodovico; tanto che approssimandosi l’epoca stabilita per le sue nozze con Isabella d’Este, egli scrisse al vescovo che lo volesse lasciar venire per qualche tempo al suo servizio. Questi che già si trovava col nipote in poco buona armonia, non rispose direttamente a lui, ma si valse di Francesco Secco, suo cognato, a cui inviò la lettera seguente:

“ Magnifice, etc. — La Excellencia del signor Marchese me ha scripto ch’io gli voglia compiacere de Hermes mio familiare per certo bisogno delle nozze dove è expediente l’opera sua et drizarlo alla M. V. de la qual sera instructo di quanto averà da fare; cussi lo mando quella a afine che intendi la mente di V. M. Ma perchè di Hermes io ne ho de a presenti gran bisogno, sta che l’absentia sua non poteria essere senza mio gran danno, havendo lui di andar a Venetia et in molti altri loci per comprar marmi et prede di altra sorte et de farle condur per uso de la fabrica della capella mia in brevi, ad ciò che li magistri che si sonno obbligati de darmi omne cosa fornita fra certo spatio di tempo, non habiano causa de dolersi di me et de prolungare più essa fabrica. Et similiter havendo li a fornir la sepultura de la bo: me: di Madonna mia matre1, alla qual non mancha nisi la sculptura delle lettere de lo epitaphio, non essendo ninno de’ miei apto a simili exercitii, prego la M. V. che la voglia pregare lo llluu strissimo Signor Marchese a non tenirmi desviato lo


    quello ne scriveti l’altro heri de quelli marmorari, dicemovi che noi siamo contenti darli sicurtà et la vogliamo ancora da loro Quingentalia, 28 novembris 1489.

  1. Per il sepolcro di Barbara di Brandeburgo-Gonzaga, che oggi non esiste più e che fu disegnato dal pittore Gian Alvise de’ Medici, vedi il D’Arco, Delle arti e degli artefici di Mantova, II, 18, n.° 20