Atto I

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Personaggi Atto II
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ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

Cortile corrispondente ai bagni, tanto degli uomini 1 che delle donne.

Rosina alla porta del bagno delle Donne, Marubbio2 alla porta del bagno degli Uomini, Violante, Lisetta, poi Riccardo, Pirotto da’ loro respettivi bagni.

Rosina, Marubbio.

  Fuori, fuori dal bagno, signori,

  Che la zuppa dal cuoco si fa.
  E chi è lasso dai tepidi umori,
  Di ristoro bisogno averà.

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  Violante, dal bagno delle Donne.

  Crudo amore, ti prendi un bel gioco
  Far tra l’acque provare il tuo foco.

  Riccardo, dal bagno degli Uomini.
  Più mi bagno, più crescer mi sento
  Quella fiamma che m’arde qua dentro.

  Violante e Riccardo.
  E dell’acque la forza non vale,
  Chè il mio male avanzando3 si va.

  Lisetta, Pirotto, da’ loro bagni.
  Questi bagni mi danno appetito.
  Della zuppa mi piace l’invito.
  E diletto - l’affetto - mi dà.

  Tutti.
  L’aria calda c’invita al respiro,
  E dell’ombre nel dolce ritiro;
  Alla mensa con pace ed amore
  Anche il core - pascendo s’andrà.
(tutti partono, fuorchè Pirotto e Marubbio

SCENA II.

Pirotto e Marubbio.

Marubbio. E che fa, che non esce

Dal bagno il tuo padrone?
Pirotto.   Oh se sapesti!

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Con quell’ipocondriaco malorato,

Resister non si può. Son disperato.
Marubbio. Ma che male ha egli mai?
Pirotto.   Te lo dirò.
Il suo male io lo so.
Egli era innamorato.
La donna l’ha burlato,
Ha gettato i denar senza sparagno;
Or pien d’ipocondria venuto è al bagno.
Marubbio. Qui si sentono, in vero,
Graziose malattie. La vedovella
Che poc’anzi dal bagno
Escire hai tu veduta,
A bagnarsi è venuta,
Perchè patisce un certo mal curioso4,
Quando la poverina è senza sposo.
Pirotto. Anche il signor Riccardo,
Che uscì dopo di lei, pieno è di doglie,
Perchè il suo genitor non gli dà moglie.
Marubbio. E tu perchè ti bagni?
Pirotto. Per dar gusto al padrone,
Anch’io mi bagno per conversazione5
Marubbio. Sicchè di tanta gente
Che viene in questi deliziosi guazzi,
Il numero maggiore è quel dei pazzi.
  Son due brutte infermità
  Che fan l’uomo disperato:
  Per amore delirar,
  E la borsa non cantar.
  Ma con l’oro e con l’argento,
  Borsa piena e cuor contento
  Ogni mal fa risanar. (parte

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SCENA III.

Pirotto, poi Lisetta.

Pirotto. Io l’ho (atta però peggio di tutti.

Senza aver male alcuno,
Son venuto a bagnarmi,
E l’occasione ha fatto innamorarmi.
Lisetta, cameriera di Violante,
Mi piace, perchè è bella ed è vezzosa,
Ma mi fa disperar, perchè è stizzosa.
Eccola in verità.
Lisetta.   Sia maledetto! (verso la scena dove viene
Se lo fa per dispetto, anderò via.
Pirotto. Fermati. Con chi l’hai, Lisetta mia?
Lisetta. L’ho colla mia padrona.
Non si contenta mai.
Le ho messo sotto un occhio
Un neo tagliato a mezza luna, ed ella
L’ha voluto cambiare in una stella.
Pirotto. Cappari! questa cosa
È di gran conseguenza!
Lisetta. Sì, le vuò domandar la mia licenza.
Pirotto. Cara Lisetta mia, così di botto
Lascierai il tuo Pirotto?
Lisetta.   Mah! Son cose...
Io non posso star salda.
Pirotto. Cara Lisetta mia, sei troppo calda.
Lisetta. È vero, lo confesso;
Tutto pieno di foco è il sangue mio.
E per questo ogni dì mi bagno anch’io.
Pirotto. Via, seguita a bagnarti.
Procura rinfrescarti a poco, a poco.
Perchè l’acqua alla fine estingue il foco.
Lisetta. L’estinguo da una parte,
E l’accendo dall’altra. (sospirando

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Pirotto. E tu, furbetta e scaltra,

Col tuo amoroso ardore
Accendi una fornace nel mio core.
Lisetta. Ed io, standoti appresso.
M’infiammo sempre più.
Pirotto.   Se lo credessi,
Fortunato sarei.
Tutto il mal soffrirei senza lagnarmi;
Ma sei furba, sei donna, e puoi burlarmi.
Lisetta. Cosa vorresti dir, perchè son donna?
Le donne sono furbe?
Le donne son bugiarde?
Menti, stranienti, temerario, indegno.
Finte sono le donne? Ardo di sdegno.
Pirotto. Presto, vatti a bagnar.
Lisetta.   Sei un briccone;
Se mi scaldo, ho ragione.
Pirotto. Senti...
Lisetta.   Lasciami star. Finiam la tresca.
Pirotto. Presto, vatti a bagnar coll’acqua fresca.
Lisetta. Tu mi burli; tu sei
Un uomo menzognero.
Furbe? finte le donne? Non è vero.
  Voi altri siete ingrati,
  Bricconi disgraziati.
  Che ci rapite il cor.
  Le donne, poverine,
  Son troppo tenerine.
  E presto cascan giù.
  Voi le tirate su,
  E quando le vedete
  Cadute nella rete,
  Gridate, - strapazzate,
  Più non provate - amor. (parte

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SCENA IV.

Pirotto solo.

Foco, foco in camino. Altro vi vuole

Che acqua per ammorzarlo!
Ogni volta ch’io parlo,
Chi sente lei, le dico delle ingiurie;
Se mi voglio scolpar, va sulle furie.
Meglio quasi saria ch’io la lasciassi,
E amoreggiar provassi
La custode del bagno femminile,
Che men calda mi pare e più gentile.
Basta... mi proverò. Sia questa, o quella,
Converrà aver pazienza.
Amo il bel sesso, e non ne vuò star senza.
  Che dolce cosa per me è l’amar.
  Senza un’amante non posso star.
  Se fossero due, vorrei giubilar.
  Se fossero tre, saprei tracheggiar.
  Con quattro, con cinque,
  Che gusto, che spasso,
  Con dieci far chiasso!
  Ma solo per una l’affetto serbar;
  Con cento brillare, ma senza crepar. (parte

SCENA V.

Camera nella casa comune del Bagno.

Luciano, poi Marubbio.

Luciano. Ehi Pirotto, Pirotto; oh disgraziato,

Nel bagno mi ha lasciato,
E non l’ho più veduto.
Solo venir sin qui mi è convenuto.

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A ogni passo ch’io faccio,

Mi sembra di cadere,
Non vi è alcun che mi porga da sedere?
Ehi! chi è di là?
Marubbio.   Signore.
Luciano. Per carità, vi prego,
Datemi da seder.
Marubbio.   Vi servo subito.
Luciano. Oimè! nel ventre mio sento un decubito.
Marubbio. Ecco la sedia.
Luciano.   Oh tosse benedetta! (tossendo
Marubbio. Via, sedete, signor.
Luciano.   Non tanta fretta. (adagio
Marubbio. Perchè fate sì piano?
Luciano. Il moto un po’ violente6
La macchina scompone facilmente.
Oimè! quella finestra.
Chiudetela, vi prego.
Marubbio.   In questo caldo,
L’aria che gioca, tempera gli ardori.
Luciano. L’aria sottil s’insinua per i pori.
Marubbio. Volete altro da me?
Luciano.   Dite a Pirotto,
Che subito mi porti
Una tazza di brodo senza sale.
Oimè! che cosa è questa?
Marubbio. Tutto il male che avete, è nella testa. (parte

SCENA VI.

Luciano e poi Rosina.

Luciano. E mi lasciano solo?

Ahi, mi manca il respiro. (s’alza
Chi è di là? Chi m’aita?

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Rosina. Chiamate?

Luciano.   (Oh che beltà! ritorno in vita).
Rosina. Cosa avete, signor?
Luciano.   Mi passa un poco.
Mi sentia venir male.
Rosina. V’abbisogna un cordiale?
Luciano.   Sì, ma presto.
Rosina. Un cordiale di corda è pronto e lesto.
Luciano. Mi burbate?
Rosina.   Su via, venite a pranzo.
Suonato è già del7campanin l’invito.
Luciano. Perduto ho l’appetito.
Il calor naturale è andato via.
Rosina. Con buona grazia di vussignoria. (vuol partire
Luciano. Dove andate?
Rosina.   Signore,
Voi mi fate venire il mal di core.
Luciano. Ed io, stando con voi,
Par8 che mi senta minorar il male.
Voi mi fate più ben d’ogni cordiale.
Rosina. (Se credessi far bene i fatti miei...
Se dicesse davver, lo guarirei).
Luciano. Ah, la gran bella cosa è la salute!
Rosina. Ma voi che male avete?
Luciano. Oh cielo! non vedete?
Non vedete che faccia trista e rossa?
Rosina. Il rosso è una bellezza.
Luciano. Segno è di tisichezza.
Rosina.   Oh quest’è bella!
Tisico voi? Oh, che vi porti l’orco.
Se siete grasso, che parete un porco.
Luciano. Questa grassezza mia
Tende all’idropisia.
Rosina.   Quand’è così,

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Non voglio star più qui.

Luciano.   Però non sento
Del ventre ancor timpanica la pelle.
Rosina. Siete pien di malanni e di schinelle.
Luciano. È ver, ma guarirò.
Rosina.   Se foste sano,
In verità, signore,
Voi potreste dispor de’ fatti miei.
Luciano. Se mi voleste ben, risanerei9.
Rosina. Ma io non son sì pazza
Un cadavere amar; vorrei vedervi
Lesto, svelto, robusto,
Allegro, e di buon gusto, e allora poi
Tutto questo mio cor saria per voi.
Luciano. Animo, vada via
Questa malinconia.
Parmi d’esser cangiato.
M’hanno que’ begli occhietti risanato.
  Vuò star allegramente.
  Non vuò pensar a niente,
  Mi sento giubilar...
  Oimè, la testa mia!
  La camera va via,
  E parmi di mancar...
  No, no, non sarà niente,
  Vuò star allegramente,
  E non ci vuò pensar.
  Oimè! che gran dolore!
  Il povero mio core...
  No, no, non sarà niente,
  Mi sento giubilar. (parte

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SCENA VII.

Rosina, poi Violante.

Rosina. Oh povero Ranocchio,

Quanto lo compatisco!
Ma se starò con esso in compagnia,
Farò passargli la malinconia.
Violante. Amor, tu mi tormenti,
Nè speranza mi dai d’esser felice.
Rosina. Signora mia, se lice
Domandarvi una cosa,
Che avete, che sembrate esser dogliosa?
Violante. Ho il mal che mi tormenta.
Rosina. E che male si chiama?
Violante.   Oh Dio! Nol10 so.
Rosina. Che sì, che se ci11 penso, io vel dirò?
Violante. Siete medica forse?
Rosina.   Oh sì, signora,
Son tre anni che sento
Il medico parlare. Abbiamo insieme
Fatte sperienze sulla pelle altrui,
E son giunta a saperne quanto lui.
Violante. È dotto?
Rosina.   È un uom di garbo.
Guarda con attenzion l’orina e il vaso.
Scrive con l’arte, e lascia fare il caso.
Violante. Sinor codesti bagni
Non mi fanno alcun bene. Ah, che al mio male
Il rimedio non v’è.
Rosina. Rispondete, signora, un poco a me.
Quant’è che avete mal?
Violante.   Due anni or sono...

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Rosina. E non sono due anni,

Che morto vi è il marito?
Violante. È ver.
Rosina.   Signora mia, già v’ho capito.
Violante. Non è la vedovanza,
Che mi faccia languir.
Rosina.   Sarà l’amore.
Come state nel cuore?
Violante. Oimè!
Rosina.   Voi sospirate?
Ho inteso. So perchè siete ammalata.
Voi, poverina, siete innamorata.
Confessatelo a me; tutt’è lo stesso.
Lo conosco; io so.
Violante.   Sì, lo confesso.
Rosina. Confidatevi in me.
Parlate, e non temete:
Femina di buon cor mi troverete.
Violante. Pria di svelar la fiamma,
Onde mi cruccio ed ardo...
Rosina. Ecco il signor Riccardo.
Violante. Oimè!
Rosina.   Venite rossa?
Voi sospirate12, avendolo veduto?
Signora, il vostro mal l’ho conosciuto.

SCENA VIII.

Riccardo e detti.

Riccardo. Deh, signora, venite,

La mensa è preparata.
Tutti attendono voi.

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Violante. Andate, io verrò poi.

Riccardo. Anzi vi attenderò, se mi è permesso.
Rosina. (Son pieni tutti due del male istesso).
Violante. Vi prego... Andate innanzi. (a Riccardo
Rosina. (Oh bella cosa!
Una vedova fa la vergognosa).
Riccardo. (Ah! Violante per me non sente amore).
Violante. (Voglio meglio scoprire il di lui cuore).
Rosina. (Ambi mi fan pietà). Signora mia,
Volete che gli dica
Qualche cosa per voi? (piano a Violante
Violante.   Ma io... credete...
Certamente non amo...
Rosina. Eh, non state a negar. Già c’intendiamo.
Violante. (Costei mi fa arrossir).
Rosina.   Signor Riccardo,
Ditemi in confidenza,
Come sta il vostro cor qui per l’amica?
Riccardo. Che volete ch’io dica...
Io sono ammiratore...
Delle virtudi sue.
Rosina. Che siate bastonati tutti due.
Con me si parla schietto.
Lo vedo quell’occhietto,
Conosco le parole, intendo i motti.
Mostrate d’esser crudi, e siete cotti.
Violante. Ma che vorreste dir?
Rosina.   Niente.
Riccardo.   Parlate.
Rosina. Se di me vi fidate,
Qualche cosa dirò di vostro gusto.
Violante. V’ascolto con piacer.
Riccardo.   Son qui da voi.
Rosina. Ma non vorrei, che aveste
Suggezion l’un dell’altro.

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Riccardo.   Non v’è13 dubbio;

Quando ci siete voi, non ho timore.
Violante. Superar voi mi fate ogni rossore.
Rosina. Bravi. M’avete preso,
Miei garbati signori,
Per mezzana gentil de’ vostri amori? 14
Violante. Oibò...
Riccardo.   Che dite mai?...
Rosina.   Venite qui.
Voglio fare per voi quel che vorrei,
Che facesser per me gli amici15 miei.
  Cari, venite qua.
  Zitto, badate a me.
  Un certo non so che
  So che penar vi fa.
  Voltatevi qui.
  Voi state così.
  Alzate gli occhietti...
  Furbetti, furbetti,
  Si vede, si sa,
  Che state languendo,
  Chiedendo pietà.
  Che dolce diletto
  Provare nel petto
  La gioia d’amor!
  Brillate, godete.
  Ridete di cor. (parte

SCENA IX.

Violante, Riccardo, poi Monsieur la Flour 16.

Riccardo. Via, signora, seguite

Della maestra i dolci insegnamenti.

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Violante. Io non so far portenti.

Nell’amoroso gioco
Erudindo17 mi vado a poco a poco.
Riccardo. Eppur non doverebbe
Nella scuola d’amore
Una vedova aver pupillo il cuore.
Io sì, che ancor ragazzo...
Violante.   Poverino!
Voi non sapete niente.
Nella scuola d’amor siete innocente. (con ironia
La Flour. Madama, permettete
Ch’io vi baci la mano. (bacia la mano a Violante
Riccardo. (Solito complimento oltramontano).
La Flour. Monsieur, vi sono schiavo.
Riccardo. Bravo, davvero bravo 18.
Monsieur la Flour, voi siete un uomo franco.
La Flour. Colle madame al mio dover non manco.
Madama, come state?
Violante. Bene, a’ vostri comandi.
Riccardo. (È tutta civiltà). (ironico
La Flour. Siete galante assai. (a Violante
Violante.   Vostra bontà.
Riccardo. Mi rallegro, signora.
Violante.   Di che19 mai?
Riccardo. Avete appreso assai
Nella scuola d’amor...
Violante.   Voi v’ingannate.
Innocente rispondo a chi s’inchina.
Riccardo. Povera vedovella innocentina!
  È di donna un bel costume
  Affettar semplicità.
  A chi chiede a lei pietà
  Negar pace, e tormentar.

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  Ma sovente cambia stile

  Con chi ardito parla e chiede;
  Ma sovente poi si vede
  La crudele a sospirar. (parte

SCENA X.

Violante e Monsieur la Flour.

La Flour. (Oh bella, in fede mia!

Monsieur Riccardo è pien di gelosia).
Violante. (Non vorrei disgustarlo.
Andrò a disingannarlo). (vuol partire
La Flour.   Perdonate.
Non fuggite, madama.
Violante.   È già suonato
Della mensa l’invito.
La Flour. Andiam. Vi servirò.
Violante.   Troppo compito.
Deggio prima passare alla mia stanza.
La Flour. Eh, non è più all’usanza
Codesta ritrosia.
Si sta senza malizia in allegria.
Sentite; in una stanza
Che da tant’anni non fu mai aperta,
Ho fatto una scoperta portentosa.
Ho trovata una cosa,
Con cui farò portenti;
E tutti goderem lieti e contenti.
Violante. Cosa trovaste mai?
La Flour.   Avrete inteso
Nominar Pietro d’Abano.
Violante.   Era un mago.
La Flour. Un uomo era assai vago.
Ho trovato il suo libro,
E la mia mente curiosa e franca,

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Ha imparato a operar per magia bianca.

Violante. Badate ben, signore,
Non mi fate paura.
La Flour.   Non temete:
Voi vi divertirete. In questi bagni,
Dove noi siamo in buona compagnia,
Necessaria per tutti è l’allegria.
  Est20-on sage — dans le bel âge
  Est-on sage — de n’aimer pas?
  Que sans cesse - l’on se presse
  De goûter les plaisirs ici bas.
  La sagesse — de la jeunesse
  C’est savoir jouir de ses appas. (parte

SCENA XI.

Violante sola.

Amo solo Riccardo, e può lui solo

Farmi lieta e felice;
Ma timida son io più che non lice.
Chi vuol pace in amor, vi vuol coraggio,
Alma fida, cuor pronto, e labbro saggio.
Per costanza, per fede,
Mio cuore altrui non cede,
Ma importuno rossore
Fa ch’io celi nel sen l’acceso ardore.
  Si confonde nel mio core
  La virtù colla viltà;
  Vo 21 celando in sen l’ardore,
  E bisogno ho di pietà...
  Chi m’insegna, chi mi dice
  Del mio mal che mai sarà?
  Quel che giova, quel che lice,
  Il mio cuore ancor non sa. (parte

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SCENA XII.

Gabinetto con tavola preparata per il pranzo.

Rosina, Lisetta, Pirotto, Marubbio, poi Luciano.

  Tutti.

  Andiamo alla mensa,
  E quel che dispensa
  Il savio dottore,
  Senz’altro timore
  Mangiar si potrà.

  Rosina e Lisetta.
  E il medico poi,
  Vietandolo a noi.
  Il buono ed il meglio
  Per lui mangierà.

  Tutti.
  Andiamo d’accordo,
  E curi l’ingordo
  La sua sanità.
Luciano. Eccomi, anch’io son qui.
Mi sento un gran languore,
Misto fra l’appetito e fra l’amore.
  Come scioglie il sole ardente
  Della neve i freddi umori,
  Così amor coi dolci ardori
  Liquefando va il mio cor.
  Mie belle,
  Mie care,
  Avvampo d’amor.
Presto, presto, ch’io sento
Che bisogno mi vien di nutrimento. (a tavola
Ma gli altri dove sono?

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Lisetta.   La padrona

Non vuol venir.
Luciano.   Perchè?
Lisetta. Perchè il signor Riccardo
Non vien nemmeno lui.
Rosina.   Sì, il poverino
S’ha presa gelosia,
E dubito farà qualche pazzia.
Luciano. Monsieur la Flour dov’è?
Pirotto.   Sen sta leggendo
Certo libraccio vecchio, e pensa, e ride,
E venire non vuol.
Luciano.   Me ne dispiace
Per la mia complessione.
Solo non posso far la digestione.
Figliuoli, giacchè tutti
M’hanno lasciato sol, per cortesia
Venite qui, pranziamo in compagnia.
Rosina. Per me, non mi ritiro. (siede
Lisetta.   Ed io ci sono. (siede
Marubbio. Con vostra permission. (siede
Pirotto.   Chiedo perdono. (siede
Luciano. Con voi, ragazze mie,
Il pranzo riescirà più saporito.
Mi farete mangiar con appetito.

SCENA XIII.

Monsieur la Flour e detti.

La Flour. Eccoli tutti a pranzo.

Voglio provar se riescemi un bel gioco.
Vuò alle lor spalle divertirmi un poco. (si ritira
Luciano.   Vezzosette, graziosine,
  Mangerei due polpettine,
  Ma da voi le prenderò.

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Rosina.
Lisetta.

a due Polpettine? signor no.
Luciano. Ma perchè?

Rosina.
Lisetta.

a due Vi farian male,
Della zuppa senza sale.
Se volete, vi darò.
Luciano. Da voi tutto prenderò.

Pirotto.
Marubbio.

a due (Che smorfioso! che sguaiato!)
Luciano. Vorrei esser imboccato.

Rosina.
Lisetta.

a due Signor sì, v'imboccherò.
Lisetta. Un bocconcino
Rosina. Un cucchiarino22. (lo vanno imboccando
Luciano. Com'è bonino!

Pirotto.
Marubbio.
Luciano.

a tre Che carità!
(a quattro   Cos’è questo?

  Presto, presto,
  Un tremore
  Sento al core.
  Cosa, cosa mai sarà?
(Si vede Monsieur la Flour col 23 libro in mano, facendo alcuni segni, e tutto in un tempo la tavola si trasforma in una prospettiva di palazzino con varie porte, da una delle quali esce subito Pirotto, trasfigurato in Coviello.
Pirotto.   Io non saccio chi me sia,
  Ma me sento, mamma mia,
  Una forza da leon.
(Da un altra porta esce Marubbio, trasfigurato in un vecchio colla barba lunga.

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Marubbio.   Me meschino, sì canuto

  Come mai son divenuto?
  Quel ch’io ero, più non son.
Pirotto.   Chi sei tu, brutto vecchiaccio?
Marubbio.   Con chi parli, animalaccio?
Pirotto.   Quel barbon ti pelerò.
Marubbio.   Col baston ti accopperò.
(a due   Io timor di te non ho.
(Da una parte esce Lisetta, trasfigurata da Napolitano alla spagnola.
Lisetta.
  Brutto vecchiaccio,
  Faccia d’empiso24
(a tre   Io timor di te non ho.
(Da un’altra porta esce Rosina, trasfigurata da vecchia veneziana.
Rosina.   Oh poveretto!
  El mio vecchietto
  Lassème star.
Lisetta.   Voglio pelarlo.
Pirotto.   Voglio scannarlo.
Marubbio.   Vecchia dabbene,
  Mi raccomando.
Rosina.   Via, che ve mando 25
  Quanti che sè26.
(a quattro  Quanta paura!
  Quanta bravura!

Lisetta.
Pirotto.
Marubbio.

a due

Che stravaganza.
     Dentro di me!

Rosina. Via, che ve mando

     Quanti che sè.
(Luciano esce da un altra porta, vestito da donna con maschera caricata.

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Luciano.   Cos’è questo rumore?

  Che cosa qui si fa?
(a quattro   Signora, perdonate
  La mia temerità. (le fanno riverenza
Luciano.   Io voglio andar a letto.
  Portatemi rispetto,
  Perchè mi sento mal.
(a quattro   Non più malinconia,
  Ma stiamo in allegria,
  Facciamo carneval.
Pirotto.2 Bene mio, ti voglio bene.
Luciano.   Via di qua, che non conviene.
Marubbio.   Io di voi sarò amoroso.
Luciano.   Che vecchiaccio malizioso!
Rosina.   Se sè putta, stè da putta. (a Luciano
Lisetta.   Se sei zitta, sei pur brutta.
Luciano.   Non mi vuò lasciar toccar.
(a cinque   Stiamo tutti allegramente,
  E cantiamo unitamente,
  Senza niente sospettar.
  Evviva l’amore, che fa giubilar.


Fine dell’Atto Primo.


Note

  1. Ed. Fenzo: degl’Uomini.
  2. Nelle edd. Guibert-Orgeas e Zitta è stampato sempre Marubio.
  3. Nel testo: avvanzando.
  4. Edd. Guibert e Zatta: cruccioso.
  5. Così tutta le edizioni. Forse è da correggere: conservazione.
  6. Nelle edd. Guibert-Orgea» e Zatta per errore è stampato: un poco più violente.
  7. Guibert-Orgeas e Zatta: dal.
  8. Zatta, per errore: Fate.
  9. Fenzo: risanerei.
  10. Guibert e Zatta: Non.
  11. Zatta: vi.
  12. Nell’ed. Zatta è stampato solamente: Sospirate.
  13. Zatta: Ah, non v’è ecc.
  14. Zatta ha l’esclamativo.
  15. Nell’ed. Fenzo è stampato: gl’amici; e più sotto: gl’occhietti.
  16. Nell’ed. Guibert e Orgeas è stampato sempre: la Fleur.
  17. Così in tutte le edizioni.
  18. L’ed. Zatta ha qui la virgola.
  19. Zatta: E di che ecc.
  20. In tutte le edizioni è stampato: Et.
  21. Zatta: Va.
  22. Forma dialettale.
  23. Zatta: con.
  24. Così il testo. Vedi Le virtuose ridicole, a. I, sc. 9, vol. XXVIII, 454.
  25. Sottinteso: al diavolo, in malora.
  26. Quanti siete.