Gli sposi promessi/Tomo I/Capitolo VI

Tomo I
Capitolo VI - Peggio che peggio

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Cap. VI.

Peggio che peggio. * 1




Ognuno può avere osservato che, dalla peritosa sposa di contado fino a... fino all’uomo il più disinvolto e imperturbabile, 1 e per dirla in milanese il più navigato, tutti hanno certi loro gesti famigliari, certi moti insignificanti dei quali fanno uso quasi involontariamente quando,2 trovandosi con persone colle quali non sieno molto addomesticati, non sanno troppo che dire, o 3 aspettano il momento di dir cosa la quale non è attesa, né sarà molto gradevole a chi deve intenderla. La differenza che passa tra gl’intrigati e i navigati (son costretto a prendere entrambi i vocaboli dal dialetto 4 del mio paese, il quale non manca d’uomini dell’una e dell’altra specie) la differenza è che i primi coi loro moti incerti e vacillanti e goffi mostrano sempre più il loro imbarazzo e vi5 si vanno sempre più affondando, mentre negli altri questo disimpegno è nello stesso tempo un esercizio di eleganza e di superiorità. Tutte le classi hanno una provvisione particolare 6 e caratteristica di questi atti, e questa distinzione era più osservabile nei tempi in cui le classi erano più distinte per abitudini, e anche pel costume di vestire, il quale 7 si prestava naturalmente ad usi diversi di questo genere. 8 Si potrebbe qui fare una [p. 100 modifica]erudita enumerazione di questi gesti, cominciando dai personaggi più celebri e dalle condizioni più note degli antichi romani, o anche degli Egizj, ma sarebbe troppo provocare l’impazienza del lettore avido certamente di seguire la nostra interessante storia. Diremo soltanto che gli atti più 9 usuali dei cappuccini per avere come dicono i francesi une contenance, erano di accarezzarsi la barba, di fare scorrere 10 il berrettino innanzi indietro 11 dal sincipite all’occipite, di porre la mano destra nella larga manica sinistra e viceversa, o di stirarsi il cordone, o di palpare ad uno ad uno i grossi paternostri del rosario che tenevano appeso alla cintola. Questa ultima operazione appunto faceva il Padre Cristoforo quando si trovò da solo a solo con D. Rodrigo; di modo che si avrebbe creduto che vi ponesse molta occupazione, ma il lettore sa che il buon padre era preoccupato da tutt’altro. 12 Del contegno di D. Rodrigo non occorre parlare, giacché ognun sa che 13 nessuno è tanto sciolto, franco, sgranchiato, quanto un ribaldo dopo un buon desinare. Stava egli però con 14 qualche curiosità e con qualche sospetto di quello che il padre fosse per dirgli; 15 sospetto che il contegno un po’ irresoluto del padre aveva quasi cangiato in certezza, gli accennò 16 con sussiego che sedesse, si pose egli pure a sedere, e 17 ruppe il silenzio con queste parole: «In che posso obbedirla, padre?» 18 Questo era il suono delle parole, ma il modo con cui erano 19 proferite voleva dire chiaramente : frate, bada a chi tu parli, e a quello che dirai. 20

Il tuono insolente di quest’invito servi mirabilmente, a togliere ogni imbarazzo al padre Cristoforo; 21 perché risvegliando quell’uomo vecchio che il padre non aveva mai del tutto spogliato, mise in moto quello che v’era in lui di più risoluto: cosicché invece di farsi animo dovett’egli frenare

[p. 101 modifica]l'impeto che lo spingeva a rispondere sullo stesso tuono, per non guastare l’opera delicata che stava per intraprendere. Onde, con modesta, ma assoluta franchezza, rispose: «Sig. Don Rodrigo, il mio sacro ministero mi obbliga a passare un officio con Vossignoria. Io desidero ardentemente che nessuna mia parola possa spiacerle: e per antivenire ad ogni disgusto debbo assicurarla che in tutto quello ch’io sono per dire io 22 ho di mira il bene di lei, quanto quello di qualunque altra persona.» Don Rodrigo non rispose che allungando il vólto, stringendo le labbra, aggrottando le ciglia e dando ai suoi occhi una espressione ancor più minacciosa e sprezzante.

Il Padre fece le viste di non avvedersene e continuò, con qualche esitazione, perché le parole ch’egli stava per proferire non esprimevano veramente quello ch’egli sentiva: 23 «Qualche tristi 24 hanno abusato di Vossignoria illustrissima per minacciare un parroco ed astenerlo dal fare il debito suo, e sopraffare indegnamente due poveri innocenti. Vossignoria può con una parola confondere questi ribaldi, disingannare 25 quelli che potessero aver dato fede alle loro parole e sollevare quelli 26 che ora patiscono. Lo può, e ardisco dirle, lo deve. La sua coscienza, la sua sicurezza, il suo onore sono interessati in questo sciagurato affare.»

«Della mia coscienza, padre, non mi si deve parlare che 27 per rispondermi quando mi piaccia di parlarne; la mia sicurezza ... ma non posso credere ch’ella abbia avuta l’intenzione ardita di farmi una minaccia; 28 e suppongo che questa parola le sia sfuggita senza riflessione. Quanto al mio onore, io potrei esser grato a chi ne sente premura in cuor suo, ma sappia che ne ho la cura io, e 29 che chiunque osa prendersi questa cura per me, io lo riguardo come colui che lo offende.»

La fredda ed altera impudenza di D. Rodrigo avrebbe fatta perder la flemma al Padre 30 se questi non ne avesse fatta [p. 102 modifica]una provvigione per trenta anni, e se non 31 fosse stato compreso dell’importanza del negozio che stava trattando. 32 Con questo pensiero, riprese: «Signor D. Rodrigo: sa il cielo se io ho disegno di spiacerle: ella pure lo sa: non volga in ingiurie 33 quello che mi detta la carità, si una umile carità: 34 con me ella non potrà venire a parole: io son disposto ad ingojare tutto quello che le piacesse di dirmi: ma per amor del cielo, per quel Dio innanzi a cui dobbiamo tutti comparire (cosi dicendo il padre 35 aveva preso fra le mani e poneva dinanzi agli occhi di D. Rodrigo 36 il teschietto di legno che era appeso in capo al suo rosario, e che i cappuccini portavano per un ricordo continuo della morte) per quel Dio, non 37 si ostini a volere una misera, una indegna soddisfazione a spese dell’anima sua, e delle lagrime dei poverelli: pensi 38 che Dio gli ha cari come la pupilla dei suoi occhi, e che le loro imprecazioni sono ascoltate lassù! risparmi l’innocenza...»

«Padre Cristoforo !» interruppe bruscamente D. Rodrigo: 39 «il rispetto ch’io porto al suo abito è grande; ma se qualche cosa potesse farmelo dimenticare sarebbe il vederlo in dosso ad uno che ardisse di venire a farmi la spia in casa.»

Questa parola fece 40 salire una fiamma sulle guance del 41 frate: ma 42 fatti tutti i vezzi d’un uomo che tranghiotte in fretta una amarissima medicina, egli rispose: «Lo dica pure, purché non lo creda; e già non lo crede. Ella 43 sa che le ingiurie che io posso ascoltare 44 per questa causa non mi avviliscono, ella sa che il passo che io faccio ora non è mosso da fini spregevoli: ella non mi disprezza in questo momento. Faccia Dio che non venga un giorno in cui ella si penta di non avermi ascoltato. Non metta la sua gloria nel... 45 Qual gloria, Signor D. Rodrigo! Qual gloria dinanzi agli uomini! - E dinanzi a Dio! Fare il male è concesso sovente, 46 all'ultimo degli uomini: il più vile dei [p. 103 modifica]banditi può far tremare. 47 Non v’è disonore a ritrarsi dalla iniquità: la codardia sta 48 nel fare delle azioni inique per timore di scomparire dinanzi ai tristi. Signor Don Rodrigo, le parole ch’io proferisco ora dinanzi a lei sono 49 numerate, un giorno le potrebbero esser fatte scontare ad una ad una da Colui che me le ispira.»

«Sa ella,» disse interrompendo con stizza ma non senza qualche raccappriccio 50 D. Rodrigo, «sa ella che quando mi viene il ghiribizzo di sentire una predica, io so benissimo andare in chiesa come fanno gli altri? Ma in casa mia : oh!» e continuò con un sorriso affettato, 51 «io non posso lagnarmi di Dio che m’abbia fatto nascere in basso luogo, ma ella mi tratta per da più che io non sono alla fine. Il predicatore ih casa! non l’hanno che i principi regnanti.»

52 «E quel Dio che domanda conto ai principi della parola che fa loro intendere nelle loro reggie, quel Dio le fa ora un tratto di misericordia mandando un suo ministro, indegno e miserabile, ma un suo ministro, ad avvertirla di non toccare una innoncente, lasciare in libertà una innocente ...»

«Insomma, padre,» disse alzandosi dispettosamente Don Rodrigo; «io non 53 so quello ch’ella mi voglia dire: io non capisco altro se non che vi debb’essere qualche fanciulla che le preme assai: vada a fare le sue confidenze a chi le piace; non si permetta di seccare più a lungo un gentiluomo.»

Il Padre Cristoforo 54 vedendo D. Rodrigo alzarsi, 55 temè che questi rompesse affatto il discorso, e levatosi egli pure col maggior garbo che potè e con aria quasi supplichevole, dissimulando quello che potevano avere di frizzante le parole che aveva intese, rispose. 56 Si 57 la mi preme; ma non più di lei: io veggio in entrambi dei fratelli di redenzione e delle anime, 58 che mi sono più care del mio sangue. Don Rodrigo io sono un nulla dinanzi a lei, ma il mio rispetto, ma la mia riconoscenza potranno forse valere qualche [p. 104 modifica]cosa per la intensità loro se non per la mia persona. Non mi dica di no. Salvi una innocente, una sua parola può far tutto.»

«Ebbene,» disse Don Rodrigo, <giacch’ella crede ch'io possa far molto per questa persona; giacché questa persona le sta tanto a cuore...»

«Ebbene?» riprese ansiosamente il padre Cristoforo al quale l’atto e il contegno di D. Rodrigo 59 non permettevano di abbandonarsi alla speranza che parevano annunziare le sue parole.

«Ebbene,» prosegui D. Rodrigo: «le consigli di venirsi a mettere sotto la mia protezione. 60 Non le mancherà più nulla, e non son cavaliere, se alcuno ardisse inquietarla.» 61

«La vostra protezione?» riprese il padre Cristoforo, 62 dando indietro due passi, appoggiandosi fieramente sul piede destro, e mettendo la destra sull’anca, levando la manca coll’indice teso verso don Rodrigo, e piantandogli in faccia due occhi infiammati: «la vostra protezione! 63 bene sta che abbiate 64 parlato cosi; che abbiate fatta a me una tale proposta. Avete colma la misura, e non vi temo più.»

«Come parli, frate ?...»

«Parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio, e non può più far paura. La vostra protezione! 65 lo sapeva che Lucia era sotto la protezione di Dio: ma voi, voi me lo fate sentire ora con tanta certezza che non ho più bisogno di riguardi a parlarvene. Lucia dico: vedete come io pronunzio questo nome colla fronte alta e cogli occhi immobili.»

«In questa casa ...»

«Ho compassione di questa casa: ella è segnata dalla maledizione. 66 State a vedere che la giustizia di Dio avrà rispetto a quattro pietre e a quattro scherani! Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine per darvi il diletto di tormentarla! voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla!... Vi siete giudicato. Ne ho visti 67 di più potenti, di più temuti di voi; e mentre agguatavano la loro preda, mentre 68 non avevano altro timore [p. 105 modifica]che di vederla fuggire, la mano di Dio 69 si 70 allungava in silenzio dietro alle loro spalle per coglierli. Lucia è sicura di voi, ve lo dico io povero frate e quanto a voi, ricordatevi che verrà un giorno...»

Don Rodrigo che combattuto tra la rabbia, e 71 lo stupore non trovava parole per rispondere, quando senti che una predizione stava per venirgli addosso, prese la mano... alzata del padre, e coprendogli la voce gridò:

«Levamiti dinanzi, plebeo incappucciato e poltrone temerario.»

Queste parole 72 acquietarono in un momento il padre Cristoforo. All’idea di strapazzo e di villania era nella sua 73 mente così bene e da tanto tempo associata l'idea di sofferenza e di silenzio, che a quel complimento gli cadde ogni spirito d’ira e di entusiasmo, e non 74 gli restò più altro da fare che di udire tranquillamente 75 ciò che piacesse a D. Rodrigo di aggiungere. Onde, ritirata placidamente la mano dagli artigli del gentiluomo,76 abbassò il capo e rimase immobile, come 77 quando nel forte della burrasca e il vento cade, un’antica pianta ricompone naturalmente i suoi rami e riceve la gragnuola come la manda il cielo.

«Villan rifatto!» prosegui D. Rodrigo: «così 78 rimeriti accoglienze alle quali non sei avvezzo, e che non son fatte per te: ma tu adoperi da par tuo. Ringrazia quel sajo che ti copre quelle spalle di paltoniere, e ti salva dalle carezze che si fanno ai pari tuoi 79 per insegnar loro a parlare. Esci colle tue gambe per questa volta; e la vedremo.»

Cosi dicendo, accennò una porta dal lato opposto a quella per cui erano entrati: il padre Cristoforo chinò il capo, come salutando, e se ne usci per quella,80 a lento passo, lasciando don Rodrigo a misurare a passi concitati il campo di battaglia.

81 Non è da credere che l’animo del buon frate fosse pacato come il suo aspetto; ma in mezzo al turbamento naturale nelle sue circostanze, egli sentiva più di fiducia che [p. 106 modifica]non ne avesse prima di quell’infelice colloquio. Le parole di sicurezza ch'egli aveva dette a D. Rodrigo non 82 erano 83 state un’arte per atterrir l’avversario: esprimevano un sentimento,84 sincero e distinto. Gli pareva che la superbia e l’iniquità di D. Rodrigo fossero salite a quell’altezza, dove la provvidenza le arresta, e le rovina. Questi calcoli riescono spesse volte fallaci, e 85 l'ingiustizia a questo mondo talvolta sale, sale, sale 86... quando si crede che sia giunta al colmo, non possa 87 che precipitare; ma Fra Cristoforo la pensava così come abbiam detto; e 88 sperava più che mai che 89 la cosa si terminerebbe con una uscita inaspettata e favorevole all’innocenza.90 Ma quale uscita? Non avrebb’egli saputo dirlo: ma credeva confusamente che una se ne troverebbe.

Quand’ebbe chiusa dietro sé la portiera, vide nella stanza dov’entrava, e che riusciva 91 nel cortile, vide una persona che si andava tirando pian piano dietro la parete come per non esser veduta dalla stanza del colloquio; e s’accorse che era un servo il quale era stato ad origliare, e 92 continuò a camminare senza far vista di nulla, per uscir nel cortile. Ma il servo fattoglisi vicino gli disse sottovoce: «padre, ho inteso tutto, e le vorrei parlare.»

«Dite tosto.» 93«Non posso qui : guai se il padrone o altri mi sorprende. Ma io so tante cose, e 94 non mi regge la coscienza né il cuore... Vedrò di venir domani al suo convento.»

«Dio vi benedica; ma intanto?»

«Non si farà nulla prima. Vada. Vada.»

«Dio vi ricompenserà: 95 io non uscirò domani, e mi troverete certamente.»

«Vada, vada per amor del Cielo, e non mi tradisca.»

Il volto del buon frate rispose a queste parole più chiaro che non avrebbe potuto qualunque discorso; 96 il servo rimase e il padre usci nel cortile, quindi nella via, e respirò più liberamente quando si vide fuori di quella caverna. L’inaspettata proposta del servo confermò e crebbe la [p. 107 modifica]sua fiducia. 97 — Ecco, diss’egli tra sé un filo che la provvidenza, mi pone in mano. — Così pensando guardò in alto e vide che il sole era poco discosto dalla cima del monte; 98 e che non rimaneva che un’ora e mezzo di giorno. Allora benché affaticato per la via che aveva già fatto, e per quello che aveva detto e inteso, studiò il passo affine di poter riportare un avviso qual ch’e’ fosse alle donne, come aveva promesso, e trovarsi al convento prima di sera. 99 Era questa una delle leggi più severe del codice fratesco: e le trasgressioni erano punite con rigore, e talvolta le recidive con crudeltà; perché oltre la disciplina 100 l’onore del con vento era interessato a prevenire delle assenze che avrebbero fatto dire Dio sa che. Al qual proposito 101 si può osservare che ogni volta che gli uomini hanno potuto dividersi in classi, in crocchi, in piccole società, 102 e farsi leggi particolari, per lo più invece di approfittare di questa esenzione dalle leggi comuni per istabilire una certa indipendenza utile a tutti i contraenti, hanno aguzzati gl’ingegni per trovare rigori e pene più raffinate: di modo che parrebbe quasi che tormentare altrui sia più dolce che assicurar se stesso.

103 Ma nella casetta di Lucia dal momento che il padre ne era partito non si era stati in ozio: si erano messi in campo e ventilati disegni dei quali è necessario informare il lettore. Partito il padre, Fermo e Lucia stavano in silenzio 104 osando appena di sogguardarsi di tratto in tratto, e non si parlando che con sospiri: poiché le speranze che avevano nella spedizione del buon padre erano tanto leggere e indeterminate, che temevano entrambi di farle svanire col comunicarle. 105 Lucia andava tristamente ammanendo il 106 desinare, e Fermo stava in tra due, volendo ad ogni momento partire per togliersi dallo spettacolo di Lucia così accorata, e non sapendo staccarsi. Ma Agnese dopo aver 107 meditato un [p. 108 modifica]poco, dopo aver più volte risposto a se stessa di sí col capo, con una voce piena di pensiero 108 ruppe il silenzio e disse: « Sentite, figliuoli. Se aveste coraggio e destrezza quanto è di mestieri, se vi fidate di vostra madre (quel vostra fece trasalire Lucia) io mi 109 impegno a cavarvi di questo impiccio, meglio forse e più presto del padre Cristoforo 110 con rispetto del suo studio.»

Lucia, si fermò sui due piedi con più ansia che speranza in una promessa tanto magnifica; e Fermo: 111 «Coraggio!» disse: «destrezza! dite, dite quel che si può fare.»

«Non è vero,» proseguì Agnese, «che se voi foste maritati, il punto principale sarebbe vinto, che a tutto il rimanente vi sarebbe rimedio?» «Oh maritati» rispose Fermo: «e poi quel che Dio vuole.» Lucia non aperse bocca; ma un rossore che 112 le velò tutta la faccia parve ripetere parola per parola ciò che Fermo aveva detto.

«Maritati che foste,» continuò Agnese, 113 «coi pochi risparmi di Fermo, e coi nostri, 114 colla nostra poca abilità, possiamo vivere anche via di qui: per me non ho che questa poveretta al mondo, e grazie al cielo non vi sarei di peso, giacché 115 il pane me lo guadagno. Lontani dalla persecuzione di questo tiranno senza timor di Dio, noi potremmo far casa, e vivere in santa pace, non è vero, figliuoli?»

«Sicuro,» rispose Fermo, «ma 116 tutto sta nell’esser maritati.»

«Ebbene,» come vi ho detto, «coraggio e destrezza; fare quello che vi dirò io, e la cosa è facile.»

«Facile!» dissero 117 ad una voce quelli 118 cui la cosa era divenuta tanto stranamente, e dolorosamente difficile.

«Facile, a saperla fare; » replicò Agnese. « Bisogna fare un matrimonio gran destino. » La buona donna voleva dire clandestino.

«Cospetto!» disse Fermo: «mi par bene di avere inteso 119 altre volte questa parola, ma non so che cosa voglia dire. 120 Ma come fare il matrimonio se il curato non vuole? senza il curato non si può fare.» [p. 109 modifica]«Bisogna che il curato ci sia, e questo è facile, ma non fa bisogno ch’egli voglia, che è il punto.»

«Spiegatevi meglio.»

«Ecco come si fa. Bisogna aver due testimonj, destri e ben informati. Si va dal parroco. Lo sposo dice: — Signor curato, questa è mia moglie: — la sposa dice: — Signor curato, questo è mio marito: — il parroco sente, i téstimonj sentono, e il matrimonio è fatto e sacrosanto come se lo avesse fatto il papa. Ma bisogna che il curato senta, che non s’interrompa, perché se 121 ha tempo di fuggir prima che tutto sia detto, non si è fatto niente. Bisogna dire in fretta, ma chiaro, 122 sentite: come faccio io: questa è mia moglie: questo è mio marito: — 123 (e faceva mostra di una volubilità di lingua che in verità possedeva in modo singolare). Quando le parole son proferite, il curato può strillare, strepitare, fare quello che vuole, siete marito e moglie.»124

«Possibile!» sciamò Lucia.

«Oh vedete, disse Agnese che nei trent’anni che sono stata al mondo prima di voi altri, non avrò imparato niente. La cosa è certa 125 e una mia amica che voleva pigliar marito contra la volontà dei suoi parenti, ha fatto cosi. Poveretta! che arte ha usato per riuscirvi, perché il curato stava sull’avviso, ma ha saputo cogliere il momento,126 ha pigliato colui che voleva, e se ne è pentita tre giorni dopo.»

127«Se fosse vero, Lucia!» disse Fermo, riguardandola con aria di una aspettazione supplichevole.

«Come! se fosse vero?» ripigliò Agnese: « Io mi 128 affanno per voi, e non son creduta. Bene bene; cavatevi d’129 impaccio come potete: io me ne lavo le mani.»

«Ah no! non ci abbandonate,» disse Fermo. [p. 110 modifica]«No no:» riprese Agnese: «me ne lavo le mani; sentite, io son donna che sopporto ogni cosa per quelli a cui voglio bene, ma non voler credere alle mie parole, e non voler fare quello che dico io, questo non lo posso sopportare.»

Chi avesse 130 tentato direttamente con preghiere di smuovere Agnese irritata, avrebbe facilmente avuto da fare per molto tempo: ma Lucia ottenne l'effetto in un momento, senza porvi astuzia, 131 facendo una obbiezione:

«Ma, perché dunque,» diss'ella «questa cosa non è venuta in mente al Padre Cristoforo?» Questa interrogazione impegnò la buona Agnese a rispondere e a giustificare il suo assunto.

«Bisogna saper tutto» diss'ella. «Al Padre Cristofoto che ne sa molto più di me, la cosa sarà venuta in mente prima a me: ma io so bene perché non ne avrà voluto parlare.»

«Perché?» domandarono i due giovani.

«Perché?... perché... i religiosi dicono che è una cosa che non istà bene.»

«Come possono dire che non istia bene, 132 quando dicono che non si può disfare!» disse Fermo.

«Se non istà bene,» disse Lucia, «non bisogna farla.»

Per rispondere a Fermo 133 era necessario un ragionamento troppo sottile per Agnese: si volse ella adunque a Lucia e disse: «Non bisogna dirla prima di farla, perché allora sconsigliano: ma quando 134 sarà fatta, 135 che cosa vuoi che ti dica il Padre Cristoforo? — Ah figliuola è stata una scappata, non mene rornate a fare una simile! — Tu gli prometterai di non tornarvi, non è vero? non son cose che facciano due volte. E allora il Padre Cristofor ti assolverà.»

Lucia non si mostrava convinta da questo raziocinio; ma Fermo tutto rincorato disse: «Ebbene quand'è così la cosa è fatta. Lucia, voi non mi verrete meno, non mi avete voi promesso d'esser mia? Non abbiamo noi fatto ogni cosa da buoni cristiani? E se non fosse stato questo...non saremmo noi marito e moglie?»

«Fatta! fatta!» disse Agnese: «adagio. E i testimonj? 136 [p. 111 modifica]E trovare il modo di acchiappare il signor curato, che da due giorni se ne sta rincantucciato in letto, e che quando vi vedesse 137 comparire a un miglio di distanza scapperebbe come il diavolo dall’acqua santa?»

«Ho trovato il modo; l’ho trovato,» disse Fermo, battendo il pugno sulla tavola 138 e facendo trasalire e fremere le stoviglie apparecchiate pel desinare: «l’ho trovato. Vado, e torno. Bisogna ch’io parli con Toni; e se posso acconciare la faccenda con lui, l’è fatta; e vengo subito ad informarvene.»

«Ma 139 ditemi prima quello che intendete di fare» disse precipitosamente Agnese, alla quale pareva pure di dover esser consultata la prima.

«Non ho un momento da perdere: bisogna ch’io lo colga in casa a quest’ora: altrimenti, 140 chi sa se potrei trovarlo. Vado e torno, per sentire il vostro parere: senza il vostro parere non si farà nulla. Cara Agnese, 141 io vi considero come se foste la madre che ha patito: 142 sono nelle vostre mani. Persuadete Lucia.» Così detto partì.

Non ci voleva meno di queste parole perché Agnese perdonasse a Fermo di farle aspettare 143 una confidenza e di intraprendere qualche cosa senza il suo consiglio.

«Ragazzo!» diss’ella quando fu partito «purché 144 non me ne faccia una e non mi guasti tutto. Basta: mi ha promesso di non far nulla senza la mia licenza.»

Necessità, come si dice, assottiglia l’ingegno e Fermo il quale 145 nel sentiero retto e facile di vita che aveva percorso fin allora non aveva mai avuto occasione di far molto uso della sua penetrazione, ne pensò in questo caso una, che avrebbe fatto onore ad un giurisperito. Corse alla casetta di Tonio, 146 la quale era nel villaggio dove 147 risiedeva il parroco, 148 a forse trecento passi di distanza dalla abitazione di Lucia. Quando Fermo entrò nella cucina 149 la [p. 112 modifica]moglie, la vecchia madre 150 di Tonio stavano sedute alla mensa, e tre o quattro figli ritti intorno aspettando il desinare che Tonio stava cucinando. Ma non si vedeva sui vólti quell’allegria che ordinariamente anche i poverelli mostrano in quel momento: la carestia aveva costretti i poverelli ad una sobrietà ancor più rigida che per l’ordinario, e 151 tutti cogli occhi fissi sulla pentola nella quale Tonio tramestava accidiosamente una bigia polenta di farina (o se volete di grano poligonum fagopyrum) 152 pareva che invece di rallegrarsi della vista del desinare pensassero tristamente a quella buona parte di appetito che rimarrebbe intatta 153 dopo sparecchiato. In quel momento Tonio riversò la polenta 154 sul tagliere di faggio che stava 155 pronto a riceverla, e il largo orlo che rimase vuoto all’intorno fece ancor più chiaramente 156 risaltare la povertà del convito. Nulla meno le donne rivolte cortesemente a Fermo, gli 157 dissero se voleva restar servito: complimento che il contadino di lombardia non lascia mai di fare quando mangia seduto sulla sua porta a chi s’abbatte a passarvi quand’anche 158 stesse mangiando l’ultimo boccone del suo piatto. «Vi ringrazio,» rispose Fermo: «io vengo per dire qualche cosa a Tonio; e se vuoi Tonio, 159 per non 160 incomodare le tue donne 161 vieni a pranzar meco all’osteria, e parleremo.» La proposta fu per Tonio tanto gradita quanto meno aspettata; e le donne che in un’altra occasione forse avrebbero 162 avuto che dire su questa partita 163videro con piacere che si scemasse alla polenta un concorrente e il più formidabile. 164 L’invitato non domandò altro, e parti con Fermo.

Giunti oll’osteria del villaggio, seduti a tutto loro agio in una perfetta solitudine giacché la miseria 165 aveva fatti sparire tutti i frequentatori 166 di quel luogo di delizie, fatto recare quel poco che si trovava, 167votato un boccale di vino, [p. 113 modifica]Fermo con aria di mistero disse a Tonio: « Se tu vuoi farmi un picciolo servizio, io 168 voglio farne uno grande a te.»

«Parla, parla, comandami pure, rispose Tonio, versandosi da bere,» oggi io andrei nel fuoco per te.»

«Tu sei in debito di venticinque lire al curato per fitto del suo campo che lavoravi l’anno passato.»

«Tu sei sempre stato un 169 martorello, Fermo: non sai che all’osteria non si fa menzione di debiti? Ecco, io mi sentiva una voglia che sarei andato nel fuoco per te, ma con questo discorso tu mi hai fatto passare tutta l'allegria, e quasi non ti son più obbligato.» «Se ti parlo del debito,» rispose Fermo «è per darti il mezzo di soddisfarlo. Eh! non ti farebbe piacere? saresti contento?»

«Contento? per diana se sarei contento. Non pel curato vedi: ma per togliermi la seccatura: se la faccenda continua cosi non potrò più andare alla Chiesa: non mi vede una volta che non me ne gitti un motto, o almeno almeno non mi faccia un cenno con quella sua brutta cera. E poi e poi, egli si tiene in pegno la collana d’oro di mia moglie; e prevedo che quest’inverno se l’avessi, la cangerei in tanta polenta; non in vino,» e qui fece un sospiro, «in polenta. Ma...»

«Ma, ma; se tu mi vuoi rendere un servizio, io ti darò le venticinque lire.»

«Il servizio è fatto, rispose Tonio; non fa nemmeno bisogno che tu mi dica che cosa è.»

Fermo, gli fece promettere sul bicchiere il segreto, e continuò:

«Tu sai che io sono promesso a Lucia Zarella. Il curato 170 mi va cercando cento scuse magre per tirare in lungo; io vorrei spicciarmi: mi hanno detto che presentandomi al curato con due téstimonj, e dicendo io: questa è mia moglie, e Lucia: questo è mio marito, il matrimonio è bell’e fatto. M’hai tu inteso?»

«Tu vuoi che io venga per testimonio?»

«Approvato.»

«Il matrimonio è fatto, è fatto,» rispose Tonio baldanzosamente, versandosi un altro bicchiere di vino. «Così ci [p. 114 modifica]fossero molti tribolati come te, e in caso di spendere venti¬ cinque lire.»

«Ma bisogna che tu mi trovi un altro testimonio.»

«Bisogna che lo trovi io ah? io perché son più destro di te. Bene è trovato. Quel niartoraccio di mio fratello Gervaso, farà quello che gli dirò io: basta che tu mi dia tanto ch’io gli possa pagar da bere; perché, a questo mondo, niente per niente: è un proverbio che 171 lo sa anche Gervaso, lo sanno anche quelli che non sanno dire il Credo

«È giusto» rispose Fermo, e levatosi 172 andò a pagare lo scotto, e quindi : «questo» disse, «per una pinta di vino, che verrà a bere Toni, quando vorrà,» e diede il prezzo.
Uscirono quindi entrambi 173 pieni di speranza; Fermo avvisò il compagno che si tenesse pronto per l’indomani sull’imbrunire; gli raccomandò di nuovo il segreto, quindi si avviò alla casa di Lucia, e Tonio alla sua cantando ad alta voce, 174 come non aveva più fatto da molti mesi.

Ma in questo frattempo Agnese aveva penato in vano a persuadere Lucia. In tutto il tempo del desinare (il quale non era grazie a Dio più scarso dell’ordinario, perché tanto le donne, quando Fermo erano dei più agiati del contorno) e dopo quando le furono ritornate all’aspo, 175 Lucia 176 rispondeva sempre con un dilemma senza saperlo presentare in forma: «O si può fare,» diceva, «e perché non dirlo al padre Cristoforo? 0 non si può fare, e non si deve fare.»
Non già che questo rifiuto non fosse più amaro a Lucia che lo proferiva che alla madre; ma Lucia non avrebbe voluto per nulla al mondo far contra la sua coscienza. «Abbiamo bisogno più che mai,» diceva «ancora dell’ajuto di Dio, e se facciamo ciò che non istà bene, come lo potremo sperare?» 177 Cosi spesero tutto quel tempo in argomentazioni; e uno 178 che 179 le avesse intese disputare, e tornar da capo ognuna a ripetere le stesse ragioni, avrebbe potuto credere che 180 la fosse controversia fra due dotti, piuttosto che disputa fra due donnicciuole.

[p. 115 modifica]Fermo giunse che si disputava tuttavia. Ma Agnese, alla quale allora premeva più di sapere che di parlare, « ebbene Fermo,» disse, 181 «avete trovato il bandolo? Dite, vediamo un po’.»

Fermo snocciolò tutto il disegno; e terminò con un «ahn!» interiezione milanese la quale significa: sono o non sono, un uomo? si poteva trovar di meglio? ve lo sareste aspettato? e cento altre cose simili.

Agnese crollò il capo, e disse: «non avete pensato a tutto.»

«Che ci manca?» rispose Fermo, punto e spaventato 182 nello stesso tempo.

«E Perpetua?» gridò Agnese; «e Perpetua? non avete pensato a Perpetua. Come volete ch’ella vi lasci entrare dal curato? 183 Pensate s’ella non avrà ordini severissimi di tenervi lontani più che un ragazzo da una pianta di pomi maturi. Come farete ad ingannare Perpetua?

«Povero me! non ci ho pensato, io.»

«Sentite, se non ci fosse altra difficoltà, a Perpetua ci penso io,» riprese Agnese, 184 la quale 185 giacché l’iniziativa gli era stata tolta, era almeno contenta di mostrare che 186 era necessaria la sua sanzione. «Ecco come la cosa si dovrebbe fare. 187 Sull’ imbrunire, capite bene che quella è l’ora giusta, Tonio 188 va alla porta del curato, picchia, viene Perpetua, Tonio le dice di avvertire il curato ch’egli è li per pagare. Voi altri due intanto vi apparecchiate dietro l’angolo della casa a man sinistra. Quando Perpetua torna, per aprire a Tonio, in mi trovo sulla porta, e 189 quando Perpetua ha detto a Tonio: - andate su, — io mi mostro a Perpetua, la chiamo, e le dico queste parole magiche: — ho da parlarvi di quel tale affare. — 190 Con 191 quest’amo vedete io la tiro con me dalla destra, 192 fin dove voglio; 193 ma basterà che io l’allontani tanto che voi possiate pian pianino introdurvi nella porta lasciata aperta da Tonio, e tenergli dietro pian pianino per le scale, [p. 116 modifica]e poi fermarvi nella stanza vicina a quella dove sarà il curato, ed essergli addosso poi nel momento opportuno.»
Agnese 194 chiuse il discorso alla sua volta con un «ahn?» prolungato in aria di trionfo, 195 levando il mento, ed avanzando la faccia verso Fermo.

«Benedetta voi...!»

«Mah!» interruppe Agnese: «tutto questo serve poco, perché Lucia si ostina a dire che 196 è peccato.»

Fermo pos’egli pure in campo la sua eloquenza; fece mille 197 interpellazioni a Lucia, e rispose sempre egli per mostrare che i dubbj di essa erano vani: ma Lucia fu inconcussa. «Sentite,» diss’ella, «fin qui abbiamo fatto tutto col timor di Dio; proseguiamo a questo modo, e Dio ci ajuterà. Io non capisco tutte queste vostre ragioni: vedo che per far questa cosa bisogna camminare a forza di bugie, di nascondigli. No no, Fermo: io voglio essere vostra, ma colla fronte scoperta, il bandolo lo troverà la provvidenza.»

198 La disputa, come era da supporsi, divenne generale. Fermo insisteva rimproverando Lucia di poco amore, e 199 ripetendo i suoi argomenti con una forza e una amarezza sempre crescente: Lucia addolorata, tenera, ma ferma li ribatteva singhiozzando, ed Agnese 200 predicava all'una, dava sulla voce all’altro secondo l’occasione. 201 Tutt’ad un tratto, un calpestio affrettato 202 di sandali, e un rumore di tonaca 203 sbattuta, somigliante a quello che produce in una vela allentata il soffio ripetuto del vento, annunziò il Padre Cristoforo. Si fece silenzio, e Agnese ebbe appena il tempo d’imporre sotto voce a Lucia di non 204 dir parola del disegno contrastato.

Pausa. (* 2)


Note

  1. che non
  2. [trovando persone] si trovano
  3. devon dir cosa
  4. dalla mia patria, la quale
  5. si affondano
  6. di questi atti,
  7. [si prestava] serviva d’occasione
  8. Di qui, in lapis, s’apre una parentesi, che è chiusa alla fine del periodo, e si ha un segno a margine. Lo stesso nel periodo seguente, per le tre prime parole, e scritto Gli a margine.
  9. comuni ai
  10. innanzi
  11. dall
  12. D. Rodrigo il quale stava
  13. [nessuno è tanto mai sciolto] non è contegno tanto franco, tanto sciolto
  14. mista
  15. e a cui il contegno un po’ irresoluto
  16. freddamente
  17. [con un tratto clic mostrava] profferì:
  18. ma il
  19. pronunziate | profe
  20. L'invito di D. Rodrigo, iltuono solenne con cui fu fatto, l’imbarazzo del padre Cristoforo | che superficiale (lacuna)
  21. il quale
  22. mi propongo
  23. Alcuni hanno
  24. Sic
  25. ... quelli che
  26. i poveri oppressi
  27. quando piaccia a me
  28. onde
  29. e che chiunque [si impaccia] osa impacciarsi di dividere questa cura con me | sappia che chi osa arrogarsi la cura di difenderlo È lo stesso che intaccarlo | e che chiunque osa pigliar per se la briga di difenderlo a modo suo | sappia che antivenirmi in questa cura è lo stesso che offenderlo
  30. se questi non avesse avuto un lungo
  31. [fosse] avesse pensato
  32. onde poi continuò [tranquilli] con voce tranquilla
  33. le parole
  34. per cui son risoluto a
  35. gli poneva dinanzi agli occ
  36. quel
  37. voglia ostinarsi a voler
  38. che le imprecazioni de’ poveri
  39. l’abito che io port
  40. fecero Perciò corrette in a le finali e delle due parole precedenti.
  41. povero padre
  42. [egli fece un] dopo aver cavato
  43. sente
  44. qui in
  45. Oh no (sic) mi creda che
  46. al più
  47. Qual gloria
  48. nell’aver [temere di scomparire] vergogna del demonio e di quelli che lo assomigliano
  49. contate
  50. Sic.
  51. io ho di che ringraziare
  52. E Dio do
  53. non capisco altro se
  54. temette
  55. [impazientito] come perduta la pazienza
  56. Si mi preme
  57. ella
  58. preziose: Don
  59. non [tacevano] facevano presagire, qualche cosa di...
  60. Non son cavaliere,
  61. se ella manca più di nulla.
  62. ritraendo
  63. avete
  64. fatta una
  65. Lucia è più che mai sotto la protezione di Dio, e non
  66. Ne ho visti di più sicuri, di più potenti, di più temuti di voi
  67. di più sicuri
  68. non aveva
  69. gli
  70. avanzava
  71. il terrore
  72. così chiare
  73. testa
  74. pensò più che a fare il dovere molto chiaro e molto facile che gli era imposto.
  75. quello
  76. si compose ed
  77. al cader del vento [una vecchia] un'antica pianta
  78. paghi
  79. quando
  80. tranquillamente
  81. Il buon frate
  82. gli
  83. un'ar
  84. uno
  85. la
  86. da poiché si è creduto che [non potrebbe andare] non possa
  87. Sic.
  88. credeva
  89. ...questo affare
  90. Quale?
  91. a por
  92. continuava
  93. Guai se il padrone o altri mi sente: io so
  94. la mia
  95. e se
  96. e se il padre
  97. e gli parve di non aver indarno speso i suoi passi [i quali ed | e | cosi | rincorato si mise in via] e cosi si mi
  98. dietro
  99. legge alla quale un cappuccino non mancava senza grave pericolo di punizione severa e talvolta spietata. Ma
  100. v'era interessato
  101. bas
  102. con
  103. Ma prima di condurre il nostro frate al casolare di Lucia
  104. non
  105. Ma Agnese dopo aver pensato un poco, dopo aver risposto a se stessa di si colla testa più volte [Lucia poi per far qualche cosa] Lucia si dav
  106. pranzo
  107. pensato
  108. Variante mistero e cancellalo un disse
  109. impegnerei
  110. malgrado
  111. parlate, disse
  112. gli
  113. colla poca scorta che
  114. col mestiere
  115. la mia giornata la
  116. maritati
  117. quelli
  118. che
  119. dire che
  120. Spiegatevi meglio, e voglia Dio che questo
  121. vi sfugge
  122. questa è mia moglie, questo è mio marito, come faccio io
  123. [e faceva] e dava loro lezione di una volubilità di lingua
  124. Degna d’essere conosciuta un’aggiunta posteriore, che non fu poi mantenuta, ma che è in relazione al cosi ben colorito ritratto d'Agnese, edita un sapore particolare della nota ironia manzoniana: Fra persone cólte, è un inconveniente molto comune quello di pronunziar nettamente le parole, e d’annettervi idee spropositate. Ad Agnese era accaduto il contrario: Mi storpiava il vocabolo, ma aveva l’idea precisa della cosa
  125. [ed io ho] e ho conosciuto
  126. e poi si è pentita. - Lucia: disse Fermo
  127. Lucia, disse Fermo, questa è una ispirazione di Dio: se voi mi volete bene, se volete esser mia... io m’ingegno a trovare i téstimonj, e
  128. cruccio
  129. impiccio
  130. continovato (sic) a pregare diretta
  131. con questa interrogazione
  132. giacché
  133. erano ne
  134. è fatt
  135. il Padre Cristoforo ti darà una ammonizione leggera e poi ti assolverà e tu la [dirai] conterai al Padre Cristoforo
  136. E il curato che
  137. comp. lunge un miglio
  138. apparecchiata
  139. che
  140. dove lo
  141. buona mamma, sono nelle vostre mani. Persuadete Lucia. Cosi detto spari senz’altre parole.
  142. In fondo alla pagina il Manzoni: Cosi chiamano i contadini di Lombardia la madre, per distinguerla dalla suocera che chiamano madre semplicemente.
  143. purché
  144. non mi guasti tutto
  145. nella sua vita semplice
  146. In questa forma s'alterna all'altra già vista di Toni
  147. abitava il curato
  148. e donde la casa
  149. La [fa] moglie di Toni e la sua famiglia stavano sedendo alla tavola e si disponevano | coi suoi figli seduto in mezzo aspettando che la moglie servisse il desinare. Ma vide la moglie e la vecchia madre di Toni
  150. e i tre o quattro figli di Toni stavano aspettando il desinare
  151. guardando
  152. Variante grano saraceno
  153. Sottolineatura in lapis.
  154. sulla taffettiera [che] di legno che
  155. appronta
  156. [patire ai commensali] comparire la picciolezza del
  157. chiesero per complimento
  158. stesse al mom
  159. per far meglio,
  160. disturbar
  161. andremo a pranzar all’osteria.
  162. trovato a ridire
  163. furono con
  164. Tonio non domandò altro, e parti con Fermo.
  165. rendeva disabitati
  166. del
  167. versato
  168. posso
  169. povero
  170. non so per
  171. sanno dire
  172. pagò lo scotto, e
  173. lieti. Fermo avvisò il com. Uscirono quindi
  174. cosa che da gran tempo
  175. l’eloquenza di Agnese fu perduta.
  176. sape
  177. [Dette da ogni parte] Quando ogni parte ebbe detto
  178. un dotto
  179. senza vederle
  180. la disputa fosse fra due dotti [che] piuttosto
  181. Signor
  182. Variante inquieto
  183. Sapete pure
  184. contenta di mostrare
  185. Di qui, alla fine del periodo, freghi in lapis. A margine il periodo è rifatto cosi: contenta di mostrare che se una cosa poteva essere intavolata senza il suo parere, ne abbisognava però ad esser compiuta.
  186. la su
  187. Toni...
  188. [vada entra nella ca]
  189. appena
  190. sappiate che
  191. queste parole
  192. tanto lontano che voi possiate introdurvi
  193. la potrei
  194. term
  195. avanzando la faccia
  196. non si può fare in coscienza
  197. interrogazioni
  198. Allora ci
  199. presentando i su
  200. [predicava all’uno e all'altra] predicava [a Luc] alla figlia, e dava sulla voce al genero, second
  201. Tutt’ad un tratto s’inte[sero i sa] se il calpestio [frettolo] affrettato [del] di sandali [del Padre Cristoforo], e il rumore della tonaca mossa in fretta del Padre Cristoforo
  202. [da sandali] dei
  203. mossa
  204. parlare
  1. Cancellato.
  2. Cancellato.