Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro III/IX

Libro III - Cap. IX

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CAPITOLO NONO.

Navìgazione sino al Porto di Cadiz.


E
Ssendo l’Armata alla vela, m’imbarcai il Mercordì 12. dopo desinare. Passai malamente la notte, per lo rumore, che si faceva nel vascello, in acconciarvi cento porci, e alquante vacche, e castrati. Appena spuntata la luce, il Giovedì 13. si sentì il rimbombo del tiro di partenza; e cominciarono tutti i galeoni a levar l’ancore; sicchè all’apparir del Sole cominciò ad uscir la Capitana. Sul bel principio diede in alcune secche, onde si trattenne qualche tempo, a trarsene fuori. Venuta in fine fuori della bocca del porto, salutò il Castello del Morrò, con sette pezzi. Seguitarono l’istesso cammino i vascelli mercantili, e poscia il nostro galeon Governo; che salutò il Castello della Forza con sette tiri, e gli fu risposto con sei; e poi il Castello del Morro con sei, che rispose con altrettanti.

Si costeggiò tutto il dì, per dar tempo all’Almirante, e al vascello Garai, d’unirsi con noi. La notte si mosse una forte tempesta, che ne obbligò a bordeggiare; [p. 313 modifica]onde il Venerdì 14., al far del giorno, eravamo 20. leghe lontano dall’Avana. Non vedendosi però i due mentovati galeoni, voltammo la prora in dietro; ed incontrato il Garai, sapemmo, ch’era uscito insieme coll’Almirante; ma poi, per la tempesta, se n’era allontanato: ciò che ne fece proseguire di nuovo il nostro cammino. Trovatasi dentro il galeone una donna vestita da uomo, e non potendosi porre a terra, si lasciò coll’altre donne.

Si tenne la prora il Sabato 15. verso Greco-Tramontana, spirando un vento Levante. Osservato il Sole, si trovò in altezza di 23. gradi, e 40. m.

La Domenica 16. spirò Maestro, e la prora si tenne verso Greco, e poi di nuovo verso Greco-Tramontana. Si osservò il Sole in 25. gradi; altezza della Cabeza de los Martires, e principio del Canale di Bahama, formato dalla suddetta Cabeza, e los Cayos, o Isolette. Nel medesimo luogo ebbero si fiera tempesta i galeoni nell’anno antecedente (benche fusse il mese di Settembre) che stetterò per perderli tutti; e alcuni tornarono all’Avana senz’albero, e altri ebbero a cavar fuori l’acqua con molte trombe. Verso ora di vespro si scopersero le picciole Isole de las [p. 314 modifica]Caimanes. Si mutò il vento in Levante, onde si andò verso Greco-tramontana, e poi a Tramontana. Il Lunedì 17. avemmo Scirocco, e si tenne la prora sulle stesso linee. Osservossi il Sole in 26. gr. e 30. m.

Stemmo inquietamente la notte, per un temporale sopraggiunto; e che divenne peggiore il Martedi 18. soffiando Greco-Tramontana. S’osservarono 27. gr. e 40. m. di altezza. La seguente notte fu altrettanto penosa, e più per gli bilanzi. Spirando il Mercordi 19. Greco, si tenne la prora verso Maestro.tramontana; divenuto a mezzo dì Greco-levante, si dirizzò a Tramontana. Si osservarono 28. gr. d’altezza; onde la Capitana con una cannonata diede avviso, d’essere già fuori del Canale. Questo Canale lungo 80. leghe, e largo da 18. in 20. è pericolosissimo a passarsi, per lo grande impeto delle Correnti, e per la moltitudine d’Isole, che vi sono sparse; onde molti vascelli vi sono naufragati, credendo d’esserne già fuori. Quando il tempo è favorevole si passa in poco più di 24. ore: quando però si va in India, è la corrente sì contraria, che non si può passare a patto alcuno.

Entrati nel golfo de las Ieguas, si dirizzò la prora per Tramontana 4. a Greco. [p. 315 modifica]Diede segno, prima di tramontar il Sole, un vascello di vedersi terra; onde da tutti si misurò l’acqua, e se ne trovarono prima 25. e poi 30. braccia.

Il Giovedi 26. con vento Scirocco, si tenne la prora verso Greco; fattosi peggiore il tempo per l’equinozio.

Il Venerdi 21. andossi per Levante 4. a Greco, con un forte Mezzo giorno, che fece allontanare molti vascelli l’un dall’altro; di modo tale, che il Sabato 22. di dodici, ch’erano, non se ne vedean, che sette. Cessato il vento si celebrò la Messa in onor della Beatissima Vergine, sul nostro galeone; e poi, giusta il costume, s’andò cercando da’ passaggieri la limosina, che ogni Sabato importava da 20. in 30. pezze d’otto. Si osservarono 28. gr. e 30. m. perche si era fatto poco cammino.

Si mosse una forte Tramontana la Domenica 23. e si andò per Levante 4. a Scirocco. Avemmo notizia da uno de’ sette vascelli, che la Capitana, con altri galeoni, dopo la tempesta, era andata verso Greco; onde il nostro galeon Governo entrò a comandar da Capitana. S’osservò il Sole in gr. 29. e 45. m. d’altezza. Il vento, che si fece contrario, ne obbligò a star fermi tutta la notte; e prima di [p. 316 modifica]mezzo giorno il Lunedi 24. a gir per Greco-levante, con vento Scirocco. Il Martedi 25. si tenne lo stesso cammino.

Mutossi il Mercordi 26. il vento in Libeccio; ma s’andò sulla stessa linea, per acquistare maggiore altezza, essendosi osservato il Sole a 31. gr. e 10. m. Si camminò bene la notte; però il Giovedi Santo 27. prima di mezzo dì, il vento cessò affatto.

Essendosi perduti di vista due vascelli mercantili, D. Ferdinando Chacon, prudentissimo, e valoroso Capitano del nostro galeone, chiamò a consulta gli altri Capitani; avvisandogli con una cannonate, e ponendo bandiera nella mezzana. Venuti che furono, impose loro, che per l’avvenire, acciò non si smarrissero, seguitassero tutti la bandiera del nostro galeon Governo (posta nell’albero suddetto, a differenza della Capitana, che la pone nel maggiore; e dell’Almirante, che la innalbera nel Trinchetto) perocchè si temeva di qualche pericolo sulla Costa di Portogallo: e nominò di più il più forte vascello de’ mercantili per Almirante, giacchè il nostro comandava da Capitana; avvegnache nel partire dall’Avana tutti i vascelli ricevano ordine in iscritto, del cammino, che denno tenere [p. 317 modifica]in caso di smarrimento. Si osservarono 31. gr. e 50. m. di altezza.

Si celebrò la messa il Sabato 29. con una salva di tutta la soldatesca: e quindi si andò verso Greco-levante, spirando Ostro-Scirocco.

Dopo tre giorni di Quaresima mangiammo di grasso la Domenica 30. Si governò la prora per Levante 4. a Greco, e poi a Greco-levante, con vento Mezzo-giorno; e si osservò il Sole a 33.gr.

Essendo già avanti, presso l’Isola della Bermuda, che sta in altezza di 32. gr. e 30. m. e lontana dalla Avana 460. leghe, si principiarono gli esercizj militari, per ammaestrare i soldati, e bombardieri; giacchè si temeva d’aversi ad incontrar nemici. Questa Isola della Bermuda appartiene agl’Inglesi, e dicono, che sia molto bassa; però lunga dieci leghe, e fertile: noi la lasciammo verso Mezzo dì.

Il Lunedi ultimo andammo verso Levante 4. a Greco, soffiando Libeccio. Il Sole era in altezza di 33. gr. e 40. m. Tenemmo l’istesso cammino il Martedi primo di Aprile, e si ordinarono alcuni parapetti di gomene, sopra la piazza d’armi, per difesa de’ moschettieri. S’osservarono 34. g. e 15. m. Spirò Tramontana il [p. 318 modifica]Mercordi 2. e perche mancò l’albero dell’Almirante, stette il nostro galeone attraversato, per attendere, che lo riponesse. Il freddo si facea sentire terribilmente; onde alcuni Cavalieri vestiti di seta, e privi di mantello la passavan molto male. Osservata l’altezza di 34. gr. e 32. m. ci ponemmo in cammino verso Levante; e la notte, mancando il vento, verso Mezzo giorno.

Il Giovedì 3. con Scirocco-levante, andammo per Greco 4. a Levante, e poi per Greco-levante. Il Venerdi 4. coll’istesso vento, si fece buon cammino, e ci trovammo in altezza di 34. gr. e 40. m.; però la notte stemmo inquieti, per un gran temporale sopravvenuto; imperocchè entrando l’acqua per le finestrine de’ cannoni, si bagnò molta roba; in particolare una mia valige, con notabile danno. Mi dispiacque più che per altro, a cagion de’ miei manuscritti, che mi fecero stare tutto il Sabato 5. impedito in asciugargli.

La Domenica 6. con Maestro, e poi con Tramontana s’andò per Greco levante; e si osservarono 35. gr. e 40. m. La notte il nostro galeone avvertì gli altri, con un tiro, che mutava cammino, per lo vento contrario; ma poi spirando il Lunedì 7. [p. 319 modifica]un buon vento Mezzo giorno, si navigò sulla stessa linea di prima, come si fece anche il Martedì 8. Durando l’istesso vento, si andò per Levante 4. a Greco il Mercordì 9. e si osservarono 37. gr. e 10. m. d’altezza.

A buon’ora il Giovedì 10. si senti una cannonata, per darne avviso, che si scopriva una vela; onde il nostro galeone dirizzò la prora verso di essa, per riconoscerla. Chiamatala con un tiro, innalberò bandiera Olandese; e poi venne il Capitano verso il galeone, a dire, ch’egli veniva da Curazau, e andava in Olanda. Osservato il Sole a 37. gr. e 30. m. andammo al medesimo cammino, con Ostro-Garbino.

Ne facemmo molto avanti la notte, come anche il Venerdì 11. a cagion del buon vento. Quel giorno si buttò in Mare un marinajo morto d’infermità, che non fu gran fatto fra 330.persone. Il Sabato 12. prima che facesse dì, il vento Mezzo giorno divenne più forte, e poi si mutò in Maestro, che mosse la notte una gran tempesta.

La Domenica 13. i mercanti proccurarono di persuadere al Capitano D. Fernando, che ben poteva, per giusti motivi, [p. 320 modifica]appartarsi dagli ordini Reali (cioè di giungere sino a 42. gradi); poiche vi era la pace colla Francia, e cessava il motivo, per lo quale si era stabilito quello straordinario cammino: tanto più, ch’essendo maltrattati i vascelli mercantili, non avrebbono potuto seguire il galeon Governo in tale altezza, dove s’incontrano fortune più impetuose. Tenuta sopra di ciò consulta di tutti i Piloti, e Capitani, si deliberò, giusta il desiderio de’ mercatanti, di non doversi passare, che per 40. gr. fra l’Isole del Corbo, e Flores. Si osservarono 39.gr. e 10. m. Morì quel giorno un’altro marinajo di morte subitana.

Il Lunedì 14. s’osservarono gr. 39. e 11. m. e stemmo incalma, come anche il Martedì 15. sino passato mezzo giorno; dopo di che mossosi un’Ostro-Scirocco, ponemmo la prora verso Levante. I cuochi raccolsero quel dì sino a 140. pezze di mancia; meno però di quello, che aveano avuto i Maggiordomi. Soglion dare allor che la dimandano, un piatto dolce per ciascun viandante, acciò volontieri si ponga mano alla borsa.

La mattina del Mercordi 16. con vento Mezzogiorno, andammo a Levante; ma passato mezzo dì stemmo fermi, per lo [p. 321 modifica]mal tempo, non meno che il Giovedi 17. Il Venerdi 18. poi si andò a Levante, con vento Mezzogiorno altresì (osservati 39. g. e 30. m. d’altezza); e’l Sabato 19. facemmo il medesimo cammino, con Ostro-Scirocco.

La Domenica 20., con fievole vento, si navigò sulla stessa linea, e si osservarono, 39. gr. e 40. m. Si dirizzò la prora a Levante 4. a Greco il Lunedi 21. soffiando Mezzogiorno: e si vide il Sole in altezza di 40. gr. e 5. m.

Il Martedi 22. coll’istesso vento, si fece medesimo cammino: e morì una persona del vascello. Si sentì prima una cannonata, e poi videsi posta bandiera alla prora d’una nave, che s’era avanzata a scoprir terra; ciò che causò una contentezza universale. Con tutto ciò non potemmo avvicinarci a terra, per la calma; nettampoco il Martedi 23. per lo vento contrario; onde ne stemmo fermi, a veduta dell’Isole del Corbo, e Flores, distanti dalla Bermuda 480. leghe. Il Corbo non tiene abitazioni, ma serve di pascolo agli armenti de’ Portughesi, che vivono in quella de las Flores, uguale in picciolezza, ma più fertile. Dovendo noi passare per mezzo un Canale di tre leghe, [p. 322 modifica]formato dalle medesime; non potemmo, per lo vento contrario, valicarlo, nè anche il Giovedi 24. il Venerdi 25. e’l Sabato 26. che stemmo, senza poter dar passo. Prima di mezzo dì si scoperse una vela, che, chiamata con un tiro, fece saperci essere un petacchlo Inglese, che andava in Xamaicca; e ne confermò la notizia della pace. Stemmo il resto del dì fermi, come anche la Domenica 27. in altezza di 41. gr. Si andò la notte colla prora a Mezzo giorno, e’l Lunedì 28. altresì, facendoci indietro sino a 40.gr. e 51. m. Poi ci fermammo, senza innoltrarci passo, sino al Martedì 29. Morì un’altro marinajo il Mercordi 30. Il Giovedì primo di Maggio, per lo vento forte, si calò il Mastellero, o legno superiore dell’albero grande.

Il Venerdì 2. osservatosi il Sole, si conobbe, che andavamo di nuovo involontariamente nell’Indie, a cagion del vento contrario, mosso (come dicevano i Piloti) dall’ultimo quarto della Luna. Continuando più forte il Sabato 3. e non potendo tenerci fermi, andammo a discrezion del vento, colla prora ad Ostro-Garbino. Quel che pria fu vento impetuoso, divenne poscia una fiera tempesta; sicchè l’onde coprivano il galeone, e [p. 323 modifica]passavano dall’una all’altra parte: onde stando tutti in pericolo di perderci, non s’udivano, che singhiozzi, e lamenti, o pure Rosarj, e Litanie. Si portò in processione là Statua della Vergine del Rosario per la coperta; ed indi a non molto cominciò ad acchetarsi il Mare, e noi a vederci fuori dell’evidente pericolo, in che stavamo, per la sua intercessione. Al patimento della vigilia, s’aggiunse l’inedia; perche i cuochi non aveano agio d’apparecchiare.

La Domenica 4., benche alquanto più mite il vento, non cessò però di esser contrario; onde si navigò colla prora verso Mezzo giorno, dopo essersi osservati 40. gr. e 5. m. d’altezza polare. Si erano divisi, per la tempesta, tutti i vascelli; onde per attendergli, e per non perdere più altezza, stemmo fermi. La pioggia della seguente notte fece cessare il vento Scirocco-levante, che ci avea mal menati per 15. giorni; nulla dimeno, benche spirasse un Libeccio favorevole, non facemmo vela, che il Lunedi 5. per la cagion suddetta de’ vascelli smarriti. Scopertine poscia cinque, alzammo il Mastellero, e ponemmo la prora a Levante. Fattici da presso, sapemmo, che s’era perduto un [p. 324 modifica]Vascello, detto il Nazareno.

Ne dissero, che vedendosi, già andare a fondo (non bastando quattro trombe a cavarne fuori l’acqua) avea chiamato ajuto: onde avvicinatisi due vascelli ne aveano tolta la gente, e’l danajo, e poi datovi fuoco. Grazie al Cielo, che non mi ci era imbarcato io, siccome avea proccurato.

Dirizzammo adunque il camino verso Levante, coll’ajuto dell’istesso vento Libeccio, il Martedì 6.; però mancando la notte, e la mattina del Mercordi 7. divenuto Mezzo giorno, si governò la prora per Levante 4. a Greco. Sopravvenuta la notte una gran pioggia, fece cessarlo affatto. Il Giovedi 8. tornammo a scoprire l’Isole del Corbo, e de las Flores; da cui ci eravamo discostati ben cento leghe, e continuando colla prora a Scirocco, e quindi a Levante; ne trovammo nell’istesso luogo, nel quale eravamo quindici dì prima. Avvicinatomi in tal guisa ad Europa, cominciò a cessare il flusso di ventre, che mi avea aflitto cinque anni, a cagion del gran caldo, sofferto oltre modo. Si osservò il Sole a 40. gr. e 9. m.

Avemmo calma sino a mezza notte; e poi si fece cammino il Venerdì 9. con [p. 325 modifica]Tramontana, e con Scirocco-levante. La notte, per non dare a terra, si pose la prora per Tramontana 4. a Greco, essendo noi in altezza di 39. gr. e 50. m.

Il Sabato 10. si pose la prora ad Ostro-scirocco, spirando Levante. Circa mezzo dì si scoperse l’Isola del Fayal (che dissero esser molto abbondante), e si osservarono 39. gr. e 15. m. Andammo costeggiando la parte Meridionale di quest’Isola; non potendosi la Settentrionale, a cagion del vento contrario. Dopo mezza notte stemmo fermi, temendo di non urtare a terra. La Domenica 11. innoltrandoci verso Scirocco-levante, con vento Greco, passammo per l’Isola, detta del Picco; appartenente anche al Re di Portogallo, e bene abitata, e feconda di formento, e varie frutta d’Europa; onde cento libbre di biscotto ivi non vagliono più, che quattro reali. La notte stemmo in calma; tal che la mattina del Lunedì 12. venne sul nostro galeone il Cappellano del vascello Campesciano, a chieder licenza, di comprar biscotto nell’Isola: ciò che non gli fu conceduto. Sopravvenuto il vento, si governò per Levante 4. a Scirocco, e poi per Scirocco-levante, con vento Tramontana. [p. 326 modifica]

Il Martedi 13. si andò a Levante, e poscia a Scirocco-levante, essendosi il vento mutato in Greco. Si osservò il Sole a 37. gr. e 20. m. Il Mercordi 14. si fece cammino verso Scirocco-levante, e Levante, trovandoci a 36. gr. e 56. m. Poco c’innoltrammo il Giovedì 15. sulla stessa linea, soffiando Borea; e la notte stemmo fermi, per lo vento contrario. All’apparir della luce, il Venerdì 16. si videro in mezzo a’ nostri vascelli due Guardacosta Inglesi, ch’andavano contro i Corsali di Salè; e perche eglino stettero fermi tutto il dì, volle la prudenza del nostro Capitan D. Fernando Chacon, che si stasse in arme nel suo galeone, e negli altri di conserva: si osservarono 35. gr. e 30. m.

Non prima di mezzo dì il Sabato 17. si pose la prora a Greco, con vento Scirocco-levante, e ci trovammo a 35. gr. e 36. ni. Si andò poco avanti la notte; però la Domenica 18. cessò affatto il vento; onde si ebbe agio, per la festività di Pentecoste, di portar la Vergine Santissima processionalmente per sopra la coperta del galeone (ch’era assai bene ornata di buoni drappi) colla salva di tutta l’artiglieria, e moschetteria. Appena compiuta la processione, si mosse un [p. 327 modifica]buon Mezzogiorno, coll’ajuto del quale andammo verso Greco-levante,

Il Lunedì 19.con buon vento Libeccio, ci avviammo per Greco-levante, a fine di ricuperare la perduta altezza: e perche si andava bene avanti, si sospese l’ordine dato dal Capitano, di ristringersi la porzione di biscotto a sei onde per cadauno, e di farsi un solo pasto il giorno. Osservata l’altezza polare, ci trovammo a 36. gr. Verso mezza notte gridò il timoniere, che il timone toccava terra, onde ebbero tutti grandissimo timore. Alcuni dicevano, ch’eravamo dati in secco; però i Piloti ciò negavano, dicendo, che le secche erano 52. leghe oltre l’Isola di S. Maria. Dicevano altri, ch’era stato tremuoto, altri ch’eravamo passati per sopra qualche balena addormentata; però saputosi, che a gli altri vascelli era accaduto l’istesso, si confermò l’opinione del tremuoto.

Cadde il Martedì 20. una pioggia, dopo la quale mutossi il vento in Maestro, e si pose la prora a Greco-levante. La notte avemmo una gran tempesta, che ne fece andar col solo trinchetto, e durò sino al Mercordi 21. Dopo di ciò stemmo in calma, e quindi di nuovo fummo [p. 328 modifica]sospinti da un forte Libeccio. La notte avemmo Ostro-scirocco, ed andammo a Levante 4. a Greco. Il Giovedi 22. andandosi verso Greco-levante, si osservarono 37. gr. e 2. m. di altezza.

Il Venerdì 23. stemmo per traverso, senza vele, e a pal secco, come si suol dire, a cagion del vento contrario. I Piloti contendeano intorno alla lontananza da terra; e la più benigna opinione, diceva, ch’eravamo per lo meno lontani 50. leghe dal capo di S. Vinçente. Continuammo a stare nell’istessa maniera sino a mezzo dì il Sabato 24. e si osservò il Sole su 37. gr. e 40. m.; però ci avviammo poscia per Mezzogiorno 4. a Scirocco, per non istar fermi sempre in un luogo.

La Domenica 25. cominciò a porsi in esecuzione il decreto, di darsi sei oncie di biscotto ogni 24. ore, con una picciola porzione d’acqua, ch’accendeva più tosto, che smorzava la sete. La notte Dio ebbe misericordia di noi, facendo spirar Greco, che ne permise di andare verso Scirocco-levante; e la mattina del Lunedi 26. a Levante 4. a Scirocco. Si osservarono 37. gr. e 15. m. Nell’istessa guisa si andò la notte, e’l Martedi 27. sino a mezzo dì; dopo di che, osservatisi 36. gr. [p. 329 modifica]e 50. m. d’altezza, si andò a Levante; poiche il Piloto si faceva 40. leghe lontano, e l’Ajutante 30. dal suddetto Capo di S. Vinçente.

Datosi ordine a un picciol Vascello, d’andar sempre avanti la nostra prora, misurando l’acqua; cosi la notte, come il seguente Mercordì 28. andammo per Levante 4. a Greco, con vento Maestro-tramontana. Si osservò il Sole a 36. gr. e 40. m. Due ore prima del tramontar del Sole, incontrammo una picciola nave, che venuta al segno datole; ne disse esser Francese, partita da Brest, per gire all’Isola della Madera. Poco dopo il Scoprirono 4. Vascelli, che andavano all’istesso cammino, che noi; onde il nostro Capitano, colla solita sua prudenza, fece porre in ordine tutta l’artiglieria (ch’era di ben 50. pezzi di bronzo) e sgombrare tutta la prima coperta delle camere, e camerette fattevi; senza perdonar neanche al Commessario Generale della Mercede, e alle Dame Spagnuole. La confusione fu grande, nel darsi sito a tante casse, e fardelli, che stavano dispersi. Fece dopo di ciò provveder tutti di polvere, palle, e miccie accese; assegnando a ciascuno il suo posto, come Te di brieve si [p. 330 modifica]avesse avuto a combattere. La notte fece accender molti lumi nella sottocoperta: e star tutti vigilanti, perche s’erano udite cinque cannonate, l’una dopo l’al tra, che ne avvertivano, i quattro mentovati vascelli venir verso la nostra poppa; e in fortuna attese da buon Capitano a far sì, che il tutto stasse senza disordine. Attendemmo primamente i 5. Vascelli di nostra conserva, e poi seguitammo il nostro cammino.

Il Giovedi 20. festa del Corpus Christi, si andò per Levante 4. a Greco; e poi per Greco-levante, con vento Maestro, e si seppe, esser quelli vascelli amici, che dal Mar Settentrionale venivano a Cadiz. Si osservò l’istessa altezza. Prima di notte si videro tre vascelli, che posero di bel nuovo in iscompiglio il nostro galeone, per porsi in arme; però il Venerdì 30. fattici più da presso, si conobbe alla bandiera, uno essere la nostra Capitana, e gli altri due Galeoni d’Ovilla, e Garay, che più di due mesi prima, s’erano da noi divisi, per la tempesta. Salutarongli adunque i vascelli mercantili, con cinque tiri, ed essendo loro risposto con tre, replicarono con altrettanti. Alla fine ne sparò uno la Capitana, e si terminò con un’altro da’ [p. 331 modifica]mercantili. Si seppe che la Capitana all’uscire dal Canale di Bahama, perdè l’albero del trinchetto, e’l mastellero della maggiore, e la vela dello sprone tratta in Mare dall’impeto del vento; onde, per comporsi, era stata otto dì ferma, e quasi per tornare nell’Indie.

Essendo quel dì dedicato a S. Fernando, di cui portava il nome il nostro Capitano; si sospese il decreto d’astinenza, e tutti avemmo alcuna cosetta la mattina, e a mezzodì il desinare; però il peso delle sei oncie di biscotto non si accrebbe punto, e forse acciò i corpi, estenuati dalla lunga inedia, non si infermassero, e gl’indeboliti stomachi non ricevessero nocumento del superfluo cibo; secondo l’adagio de’ Medici: Corpora, qua longa estenuantur diæta, lentè resicienda sunt. Si dirizzò la prora a Levante, soffiando Ponente, e si osservarono 36. gr. e 35. min. d’altezza.

Il Sabato ultimo facemmo cammino verso Levante, e poi 4. a Greco, con vento Tramontana; seguendosi da tutti lo stendardo della Capitana. Osservatisi 36. gr. e 11. m. d’altezza, e vedendosi che la Corrente ne avea fatto arretrare da’ 36. gr. e 30. m. in cui sta Cadiz; si andò la [p. 332 modifica]notte a Greco-levante. La mattina della Domenica prima di Giugno, quando credevamo, secondo il calcolo de’ Piloti, trovarci presso terra, non la vedemmo nè anche da lontano. Giugnemmo in fine all’altezza di 36. gr. e 14. m. e poco dopo un vascello diede avviso, con un tiro, di scoprir terra; onde tutti ci rallegrammo, e congratulammo scambievolmente. Si conobbe intanto, che l’acque correano molto verso Scirocco, non avendo acquistata altezza, che di tre min.

Non potemmo avvicinarci a terra la mattina del Lunedi 2. per lo vento contrario, onde si pose la prora a Borea, con vento Levante. Poco ci facemmo avanti la notte, e la mattina del Martedi e. stemmo in calma: però prima di mezzo si mosse un vento Mezzogiorno, che ci fece andare colla prora verso terra. Il bello si era, che, da tre giorni, nove Piloti di vascelli, non sapevano discernere, che terra fusse, e in che distanza da Cadiz; con tutto che fusse il lor natio suolo.

Si scoperse poscia un vascello, che chiamato dalla Capitana, con un tiro, innalberò bandiera di Francia, e rispose con un’altro. Appressatosi, dopo il reciproco saluto vocale, si principiò lo strepitoso [p. 333 modifica]del cannone; scaricandone il Francese sette, e rispondendo la Capitana con cinque. Regalò anche il Generale di rinfreschi il Capitano Francese; il quale disse, ch’era uscito da Cadiz, a bello studio, il antecedente, per iscontrarlo; poichè lo vedeva aspettato a momenti nella Città. Aggiunse, che l’istessa mattina avea parlato col Capitano d’una Nave di Mori (di 50. pezzi d’artiglieria) dal quale avea saputo, esserne altre due nel Capo di S. Vinçente. Venne accompagnandoci il vascello Francese (fornito di 36. cannoni) avendo noi rivolta la prora a Levante 4. a Greco, e poi verso Greco-levante. Si mandarono avanti, col Petacchio, due Capitani di pliego, uno per Madrid al Re, e l’altro per Siviglia alla Casa del commercio. Si continuò a gir colla prora, verso terra, a Greco-levante; e dopo mezza notte si cominciò a misurar l’acqua, come si costuma, per conoscere i luoghi nella Costa di Cadiz.

La Mattina del Mercordi 4. si governò prima verso Greco-levante, e poi a Scirocco, per entrare nella Baja, che dicono di Cadiz: salutandosi, con 7. tiri, prima di farci avanti, la miracolosa Immagine di nostra Signora di Regola, Convento [p. 334 modifica]de’ Padri di San Girolamo. Quindi lasciammo a sinistra la terra di Rota, appartenente al Sig. Duca d’Arcos, e moltissimi vascelli, ch’erano in ancore nella detta Baja. In fine demmo sondo, grazie al Signore, en los Puntales, dopo 460. leghe dalla Bermuda, e 1300. dalla Avana, passate in 84. dì naturali. Giubilava tutto Cadiz, nulla più ricordevole della perdita di molti milioni nel sacco di Cartagena; vedendosi non meno i tetti delle case, che i campanili delle Chiese, con vaghe bandiere innalberate; e tutto il lido coperto d’innumerabili persone, venute a riguardare la nostra entrata; mentre le campane tutte della Città si sonavano, per far Eco al giubilo de’ Cittadini.

Prima di porsi l’ancore in acqua, me n’andai a terra su d’uno schifo, lasciando la mia roba; perche sapea di non potersi prendere prima dell’indulto, cioè del pagamento de’ diritti Reali: e presa quivi una camera in un’albergo, attesi a ristorarmi dal passato disagio.