Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro III/VIII

Libro III - Cap. VIII

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CAPITOLO OTTAVO.

Descrizione della Avana, e miserie del Paese.


L
’ Avana è una picciola Città, di mezza lega di circuito, posta in un piano, in altezza di 23. gr. e 20. m. La sua figura è quasi rotonda, cinta di basse, e picciole mura, verso terra; e difesa altronde dal Canale. Farà circa 4. mila anime fra Spagnuoli, Mulati, e Neri, che abitano la peggior parte in case basse. Le donne [p. 294 modifica]sono bellissime, e gli uomini di buon’ingegno. Vi regge giustizia un Governadore, con titolo di Capitan Generale dell’Isola, colla consulta d’un Assessore, chiamato Tenente, deputatovi anche dal Consiglio d’Indias.

Il vivere è carissimo, comprandosi tre oncie di pane quindici grani della moneta di Napoli, e altrettanto mezza libbra di carne. Una gallina val 15. carlini, e a proporzione le frutte, ed altro; di maniera tale, che malamente vi si mangia; con due pezze d’otto al dì, particolarmente in tempo de’ galeoni. Benche il Clima sia temperato, da certo tempo in qua non v’alligna il formento, nè si sa perche; onde quello, che viene di fuori in mano a’ panettieri, non si mangia, se non carissimo. A tal mancanza però supplisce una certa radice, detta jucca, della quale (grattata sopra un cuojo di pesce, e poi premuta sotto uno strettojo, affinche ne esca un certo sugo velenoso) si fa pane; che si cuoce subitamente sopra alcuni fornelli di creta; e di questo pane si servono non solamente i poveri, ma que’ nobili ancora, che hanno molta famiglia. Questa radice non produce, nè fronde, nè seme; ma, per moltiplicarsi, se ne pongono pezzi sotto terra. [p. 295 modifica]

L’Isola è lunga 300. leghe da Oriente ad Occidente, e larga presso 14. Gli. abitanti sono poveri; non facendo altro negozio, che di tabbacco, e di zucchero. Tutta la fatica pero si è degli schiavi; da’ quali i padroni vogliono 4. reali al giorno, e sei quando vi è la flotta; e fin dalle femmine almeno tre: or considerate qual male si è d’un povero Nero, che ha due’ padroni, come sovente accade. Nel Perù la ingordigia de’ padroni passa più oltre, perche mandano le Nere ad essere impregnate, come vacche; e se sono sterili le vendono.

Vien circondata la Citta dell’Avana per due parti, dal suo sicuro porto; ch’è sì profondo, che le navi s’accostano a pochi passi da terra. Tre Castelli la difendono: il principale è detto del Morro, a sinistra dalla bocca del Canale: il 2. della Punta a destra dello stesso; e’l 3. della Forza, dal medesimo lato, de’ quali altrove si parlerà diffusamente.

Andai il Venerdi nella picciola, ma ben ornata Chiesa del S. Christo del buon Viaje, servita da’ Preti: il Sabato 4. in quella di S. Francesco de’ PP. Osservanti del suo Ordine, posta nel miglior sito della Città. Vi trovai dodici bellissime [p. 296 modifica]Cappelle; e poi nel Convento stanze, bastevoli per 50. Frati.

La Domenica 5. udii la messa del Vescovo; il quale, esplicando il Vangelo, ragionò intorno gli effetti dell’orazione: nè punto inferiore fu il discorso, che fece il Lunedi 6. intorno all’adorazione de’ tre santi Re Maghi. Fui il Martedi 7. a diporto, con alcuni amici, fuori della Città; e’l Mercordi 8. essendo andato a passeggiare sul lido, vidi porre il legno del trinchetto, che si era rotto nella Capitana de’ galeoni.

Se tutti i dì passati s’era sentito un caldo di State, con aria serena; il Giovedì 9. si sentì un freddo d’Inverno, con pioggia; che continuò in modo il Venerdi 10. che giammai non credo, che sia stato simile, in un luogo temperato, posto in altezza di 23. gr. e 20. m.

Giunse il Sabato 11. una barca, venuta in 24. ore dalla controcosta della Florida: e lasciò a terra alcuni Indiani del Cuyo, vassalli d’un Cazicche, appellato Carlos. Costoro, cosi maschi, come femmine non portavano coverto altro, che le parti vergognose con un panno; ed aveano capelli lunghi, ligati dietro la testa. Erano eglino Idolatri, di quelli, che sono inchinati [p. 297 modifica]ad ogni abbominevol vizio, non che all’ozio; però si permetteva loro il commercio, a fine di ridurgli alla vera Religione; perche il loro Principe, o Cazicche s’era contentato, di ricevere nel suo paese 14. Missionarj Francescani. La maggior loro mercatanzia è la pescagione; qualche poco d’ambra, che truovano nella Spiaggia; scorze di tartarughe; e certi uccelli di gabbia incarnati, e perciò detti cardinali.

La Domenica 12. in S. Francesco si celebrò solennemente la festa del Niño perdido. Il Lunedi 13. entrò in porto una Palandra, mandata dal Governadore di Xamaicca, per dare avviso a quel dell’Avana, della pace stabilita tra l’Inghilterra, Spagna, Francia, ed Olanda, a’ 19. di di Novembre 1697.; e che all’Imperadore s’era dato tempo per tutto Decembre di esserne partecipe. Pareva la Palandra più tosto venuta per mercantare, che altro; perocchè avea portato molte vettovaglie, e brea, o pece per gli vascelli. Fu però spedita in poche ore.

Il Martedi 14. morì D. Giovanni de Roxas, e fu portato in S. Francesco il cadavere, accompagnato da tutta la Nobiltà, e salutato con più tiri del Castello [p. 298 modifica]della forza, per 41. anni da lui governato in qualità di Castellano. Ebbe l’istessa carica D. Antonio suo figlio, giusta la Cedola Reale, che da molto tempo avea ottenuta. Il Mercordi 15. sentii messa in S. Chiara; Chiesa bene adorna, con sette altari. La fabbrica del Convento è ben capace per cento tra Religiose, e serve, che vi sono, vestite di color turchino.

Il Giovedi 16. si cominciarono a porre su i Galeoni tutte le cassette di pezze d’otto (quelle del Re di 3000. l’una, e l’altre di 2000.) che montavano a ben trenta milioni, parte appartenenti al Re, e parte a particolari mercatanti, di roba venduta nella fiera di Portovelo; che si fa dal commercio, e mercanti di Siviglia, con quei di Lima. E’ molto da notarsi la confidenza, che si usa tra questi negozianti; perche convenuti fra di loro de’ prezzi, si consegnano scambievolmente i fardi, o balle di merci, e le cassette di pezze da otto; senza rivedersi allora medesima, ma prestandosi credenza alle memorie scritte, che si danno l’un l’altro; perche poi s’aprono le balle, e le casse in presenza di scrivani, e pubblici notaj, i quali trovandovi mancanza, pagano li commerci di Siviglia, e Lima, per [p. 299 modifica]farsi il tutto bonificare da’ principali. Quell’anno pagò il commercio di Lima 5. mila pezze per la roba trovata di più ne’ fardi ricevuti la precedente fiera. Il medesimo si pratica in quella d’Acapulco, nell’arrivo del Galeon di Manila.

Fu consegnata di più al Maestro di Plata della Capitana una perla di 60. grani di peso, e della figura d’una pera, dal P. Francesco de la Fuente Gesuita, acciò dovesse recarla a Sua Maestà. Questa perla fu presa in Panamà, appunto nell’Isola del Re, da un Nero d’un certo Prete; il quale essendo ricco, non volle darla ne al Presidente di Panamà, per 50. mila pezze; nè al V. Re del Perù, per 70. mila (venuti in gara amendue, per mandarla al Re) ma disse, che gliela voleva portare egli stesso. Giunto in Portovelo, colla perla, da lui appellata la perseguida, quando credea d’imbarcarsi, venne a morte: onde ne lasciò la cura al suddetto P. la Fuente; il quale mi disse, ch’ella era più grande della pellegrina, però alquanto più fosca. Il Nero non ebbe in ricompensa altro, che la libertà.

S’imbarcarono anche su i Galeoni 20. Dottori Criogli Peruani, per girne alla Corte, a pretender toghe; e’l meno, che [p. 300 modifica]portava ciaschedun di essi, erano 30. mila pezze da otto.

Il Venerdi 17. andai a visitare D. Chiara di Nicoletta, e D. Anna Lindic, amendue Fiammenghe, che aveano da tornare alla lor patria. La prima era stata moglie dei Governadore di Ciucuitu, e la seconda di quello di Cartagrna: e perchr l’una avea accumulato sino a 200. mila pezze; e l’altra 80. mila, venivano da molti richieste le loro nozze.

Desinai il Sabato 18. col Commessario della Santa Cruzada. La Domenica 19. vidi una compagnia di Neri (col loro Capitano, ed Alfiere) che andavano a piantare la Croce, giusta il costume, nel luogo dove era stato ucciso un de’ loro. Andai a caccia il Lunedi 20. ed uccisi molti uccelli, di quei, che nell’Avana si chiamano Cotorreras. Alcuni hanno le piume verdi, e nere, e altre turchine: altri le ali verdi, e nere; le piume del petto rosse, e mezza, la testa bianca. Non sono di mal sapore a mangiarsi. Nel venire a casa ne uccisi due altri di quelli, appellati Guaccamaijas. Eglino, benche non possano dare alcun passatempo parlando, sono nientedimeno così vaghi di piume, che niun dotto pennello potrebbe agguagliarle, su d’una [p. 301 modifica]tela. La campagna del luogo è tutta deliziosa, perche vi si truovano di molte casette, co’ loro giardini, e poderi, dove non mancano molte frutta Indiane. Vi trovai una certa spezie di lumache ben grandi, al di dentro simili alle marittime.

Il Martedì 21. desinai col Padre Francesco de la Fuente, Proccurator Generale di Castiglia nel Poetosi, che dopo 20. anni d’amministrazione passava in Ispagna, per vivere colà quietamente in Villa Garda; avendo di già dato bastevol saggio della sua dottrina, e bontà di costumi.

Oltre i sei galeoni, rimasi in Cartagena, se n’abbandonò un’altro nell’Avana, come inabile al viaggio: onde nacque contesa tra D. Fernando Chacon, Cavalier di S. Giacomo, ch’era capitano del galeone l’Estrella, e Francesco Quixano, capitano pro interim del galeone, appellato il Governo, intorno al comandare. Tenutasi adunque giunta il Mercordi 22. dagli Ufficiali di guerra, con quattro Dottori, fu deliberato a favor di D. Fernando, come più antico Capitano.

Mi invitò a desinar seco il Giovedì 23. D. Severino de Mansaneda, che, dopo il Governo dell’Avana, era stato eletto Capitan Generale dell’Isola di S. Domingo. Egli dopo un lauto pasto fattomi, [p. 302 modifica]s’offerse di condurmi in quell’Isola, a passarla allegramente, durante il suo governo. Entrai il Venerdì 24. a veder la Chiesa, e poi il Convento de’ Padri Agostiniani. La prima tiene 13. altari ben piccioli; e’l secondo incomodi dormentorj. Il Sabato 25. andai a spasso per la riviera.

La Domenica 26. il Vescovo fu presente nella Chiesa Madre alla Messa, e Sermone. La vera Cattedrale è quella di Cuba, dove stanno i Canonici; però il Vescovo fa la sua residenza nell’Avana, assistito da’ Beneficiati di quella povera Chiesa. Il Lunedì 27. mi trattenni più ore col Governadore, o Capitan Generale dell’Isola, e molti Ministri, e Cavalieri; i quali aveano gran piacere, d! udirmi ragionare, e veder le rarità, che io portava. Eravi fra gli altri D. Carlo Sotomayor Cavalier di Calatrava, ed Auditore di S. Fe, al quale era accaduto un fatto, che mai non s’avrebbe immaginato. Andò egli, per ordine del suo Tribunale, a prendere informazione contro il Governador di Cartagena, per aver questi renduta la Piazza al Comandante Francese; portando seco il Governador di S. Marta, per porlo in luogo di colui. Entrato solo in [p. 303 modifica]Cartagena (perche il Governador di S. Marta, più scaltro di lui, si rimase fuori, a veder l’esito della faccenda) senza far vedere la sua commessione, prese a portarsi rigorosamente, più che non conveniva; onde sdegnatosi forte il Governador della Piazza, il quale stimava di averla difesa da buon soldato, e Cavaliere, sino a tanto che s’era potuto; passò di notte a carcerar l’Auditore, il quale benche ponesse mano alla spada, per difendersi, e chiamasse ajuto, restò alla fine preso in luogo di prendere, e privato della commessione in cambio di togliere altrui la carica. L’istessa notte (dopo aver esercitata lac ommessione 24. ore) fu posto sopra una picciola barca senz’altra provvigione, che di biscotto, e poche frutte, non permettendosegli di prender nemmeno le sue valige. In questa guisa mandollo il Governatore di Cartagena a quello dell’Avana, acciò lo tenesse, qual sedizioso, nel Castello del Morro, sino a tanto ne fusse informato il Re. A questa novella il Governadore di S. Marta, che se ne stava due leghe lontano, se ne fuggì ben tosto; per non avere a rimanere anch’egli in prigione. Il povero Ministro stava afflitto per questo [p. 304 modifica]accidente, benche il Governadore, in luogo di porlo in Castello, lo tenesse in sua casa ben trattato. Con questa occasione gli narrai i miei travagli, poco da’ suoi diversi; sè non che io non era stato giammai carcerato, sebbene indebitamente perseguitato.

Udii Messa il Martedì 28. in S. Juando de Dios, Chiesetta di nove altari. Il Convento è anche picciolo, e nell’Ospedale si attende alla cura de’ soldati, con 12. m. pezze di rendita. Il Venerdi 29. andai a render visita a D. Consalvo Chacon: e il Giovedi 30. desinai con Don Giuseppe de Ybarra y Lazcano di Cadice, e fui trattato assai bene: e’l Venerdi ultimo andai in casa di D. Manuel Velasco, eletto Generale della futura flotta. Egli era dell’ordine di S. Giacomo, e delle prime Case di Siviglia; ma più della nobiltà del nascimento, faceanlo risplendere i generosi, e gentili costumi. Si dilettava oltre modo di tenere i più rari uccelli del Paese, e mi disse aver comprato un Sensontle sino a 100. pezze.

Giunse finalmente, il Sabato primo di Febbrajo, il Vascello tanto desiderato, colle provvisioni per la flotta, consistenti in 1700. quintali di biscotto, 600. carichi di [p. 305 modifica]farina; e pece, ed altro, per ispalmare i Galeoni. Adunque la Domenica 2. si portò sul Galeon Governo la statua di Nostra Signora processionalmente dalla Chiesa Madre; e nel cammino fu salutata dall’artiglieria della flotta, e di altri Vascelli, e da’ moschetti di tutta la Fanteria.

La festa di S. Biagio fu celebrata solennemente il Lunedi 3. nella Chiesa di S. Juan de Dios. Il Mercordi 4. andammo passeggiando, col Padre Francesco de la Fuente, sino al Romitaggio di San Diego; Chiesa fabbricata dal Vescovo dentro le mura della Città, per sua divozione; ornandola convenevolmente, e facendovi un’appartamento, per ritirarvisi alcuna fiata.

Andai a vedere il Martedi 4. il Castello della Punta; ch’è ben picciolo; con quattro Baloardi.

Il Giovedi 6. (che gli Spagnuoli dicono de las Comadres, e gl’Italiani grasso) m’invitò a desinar seco il Padre Francesco; e trattommi assai bene, insieme con D. Pietro Vasquez Fernandez, D. Tomas Fernandez Perez, nativi di Lima, e D. Ignazio Castiglio di Guamanga del Perù, che passavano in Madrid, a pretender Toghe. [p. 306 modifica]

Venne un’altra Palandra da Xamaicxa il Venerdi 7. carica di gomene, pece, e vettovaglie, per gli galeoni. Ricusarono sul principio il Governadore, e’l Comune di farla entrare; ma alla per fine fu ammessa. Ritornai il Sabato 8. a caccia, ma poco diletto v’ebbi, per lo gran caldo, che si sentiva; come sempre suole nell’Avana in tale stagione, quando non soffia tramontana.

La Domenica 9. le Nere, e Mulate, armate, e vestite bizzarramente, fecfro una compagnia, per passatempo del carnasciale.

Il Lunedi 10. entrai a vedere il Casiello della Forza, coll’occasione di visitare il Castellano D. Antonio de Roxas. Ha egli nel suo picciol circuito quattro buoni Baloardi; e una piatta forma, che riguarda la bocca del Porto, con buona artiglieria di bronzo. Con tutto che il Martedi 11. fusse l’ultimo dì del carnasciale, non fu nell’Avana alcun giuoco, o sollazzo.

11 Mercordi 12. primo di Quaresima, si scoperse la flotta Inglese, che passava in Europa; ed avendo mandato a cercar qualche Porto, per rifarli de’ danni avuti, nel viaggio, le fu conceduto quello di Mattanças. [p. 307 modifica]

Il Giovedi 13. nella Chiesa dello Spirito Santo predicò il Priore di S. Agostino, con grande applauso. Il Venerdi 14. andai a bordo di un petacchio della Costa; e’l Sabato 15. uscii fuori della Città a caccia, per non marcire nell’ozio.

La Domenica 16. il Generale fece da un trombetta pubblicar la partenza per gli 11. del seguente mese; ed ordine, che ciiascuno si trovasse imbarcato a gli otto.

Entrò in porto il Lunedi 17. un petacchio dell’Isole Canarie, carico di fermento, frutta, vino, e acquavite; portando insieme la novella della pace, e della perdita di Barzellona. Si serrò il porto il Martedi 1 8. per ordine del Generale; vietandosi, sotto pena capitale, di partire a qualsivoglia barca, per non far sapere al nemico la prossima partenza de’ galeoni, quantunque i deputati del commercio di Siviglia, poco ben soddisfatti del Generale, proccurassero d’impedirla, con nuove istanze.

Due frutte particolari sono nell’Avana, che altrove non nascono. Uno, ch’ha la figura d’un cuore, è chiamato Guanavana; al di fuori verde, con alcune punte spinose, e dentro composto di spicchi bianchi, di un sapore ingrato, misto di [p. 308 modifica]agro, e di dolce, con alcuni noccioli. L’albero è grande quanto quello de las Anonas. L’altra frutta, che si dice Camito, rassembra in tutto al melarancio al di fuori; e dentro ha una polpa bianca, e rossa, di sapor dolce. L’albero è alto quanto un pero; la fronda da una parte è verde, dall’altra a color di cannella. Di frutte d’Europa, vi sono melecotogne, melaranci, limoni, melegrane, ed altre.

I monti sono pieni di cinghiali, vacche, cavalli, e mule. Uccelli ve ne sono molti, spezialmente pappagalli; e pernici, più grandi d’una quaglia, con testa turchina: e quanto a quei di gabbia, vi ha gran novero di quelli, che si chiamano Ciambergos.

Il Mercordì 19. entrò nel porto una barca della Florida, carica di pelli, uccelli cardinali, e frutta. Andai il Giovedì 20. a veder la fabbrica, che si stava facendo del Convento di S. Catalina, di Religiose Domenicane Osservanti. Entrò Venerdì 21. un’altra barca del Cayo di Matacumbè (Isoletta del Canale della Florida) con cinque Frati di S. Francesco, che, nel passato Novembre, erano stati chiamati dal Cayo di Carlos, per Missionarj; e poi ne erano stati cacciati nudi, [p. 309 modifica]per aver voluto di notte, con intempestivo zelo, fare una processione, avanti la pagode degl’Idolatri. Fuggirono costoro la prima volta, ma poi tornarono armati, e maltrattarono i Frati, scacciandogli dal loro paese; onde fur costretti di andare mezzi nudi in Matacumbè, Cayo d’Indiani Cattolici.

Il Sabato 22. fu rappresentato al Generale dal Capo della Maestranza, che i Galeoni, essendo stati fabbricati colla manga più alta, che’ vascelli da guerra, sarebbe stato un mandargli a perdere, facendogli partire poco carichi, come i Deputati pretendeano. Si tenne perciò giunta la Domenica 23. di tutti gli Ufficiali marittimi, e si conchiuse, doversi caricar la bottega, per mettersi sotto i vasi; determinazione di Giudici interessati, per caricar di fardi i vascelli, e da non potere essere approvata dal Consiglio d’Indias; il quale avea comandato, che non si caricassero di mercanzie i galeoni. Essendosi adunque notificato il Lunedi 24. dal Generale a’ Capitani de’ galeoni, e a’ Deputati, che conveniva al servigio del Rè (per non dir loro) che si caricassero più i galeoni; cominciossi il Martedì 25. ad eseguir, con gran prestezza; essendo vicino il tempo [p. 310 modifica]prefisso. Il Mercordì 26. sentii Messa in S. Filippo Neri; picciola Chiesa, con tre altari. Desinai il Giovedì 27. con D. Luis, e D. Alvaro Vittoria, e D. Diego Sancez, principali mercanti Sivigliani. Il Venerdì 28. predicò nella Chiesa di S. Juan de Dios il Padre Priore di S. Agostino.

Il Sabato primo di Marzo si pubblicò bando, per darsi quattro paghe a’ soldati, e marinaj de’ galeoni. La Domenica 2. nella Chiesa maggiore fu presente il Vescovo alla Messa, e sermone; ed io altresì vi andai.

Fui il Lunedi 3. a vedere il Castello del Morro, fabbricato sopra una rocca, a sinistra della bocca del porto, al quale serve di difesa, con una piatta forma, fornita di 11. pezzi d’artiglieria a fior d’acqua, detti gli Apostoli. In tutto saranno nel Castello da 55. cannoni. Il fosso, che lo circonda, è tagliato nella rocca, e bagnato dal Mare.

II Martedì 4. s’innalberò lo stendardo Reale nella Capitana, e si cominciarono a dare le quattro paghe a’ soldati della medesima, e dell’Almirante; ciò che si continuò il Mercordì 5. negli altri vascelli dell’Armata. Entrò il Giovedì 6. un petacchio della Florida, con frutta di [p. 311 modifica]quel paese, e quantità d’uccelli cardinali, che vidi comprarsi a dieci pezze l’uno dalla gente de’ galeoni, e i peggiori a sei. Fattosi il conto, si disse essersi spese 18. m. pezze d’otto in tal vanità d’uccelli; con tutte le deplorabili perdite di Cartagena, e la dispendiosa dimora di tre anni, fatta dalla Flotta in America.

Si fece il Venerdì 7. un panegirico, in onor di S. Juan de Dios, nella sua Chiesa. Il Sabato 8. si pubblicò bando, che sotto pena della vita, niuno dell’Armata si restasse nell’Avana; e dopo vespro si sparò un cannone, per intimare l’imbarco.

Avendomi, con molta gentilezza, dato imbarco gratuito, nel suo galeone, D. Ferdinando Chacon, di sopra mentovato; mandò egli medesimo, a far torre la mia roba la Domenica 9. Il Lunedì 10. se ne fuggirono molti Grumetti, che aveano avuta la paga. Accommiatatomi il Martedì 11. dagli amici, attesi a far provvisione d’alcune cose dolci, per lo cammino.