Delle notti/Quattordicesima Notte

Quattordicesima Notte

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Edward Young - Delle notti (1817)
Traduzione dall'inglese di Giuseppe Bottoni
Quattordicesima Notte
Tredicesima Notte Quindicesima Notte
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XIV. NOTTE.


Grandezza delV Anima

MONSIEUR PELLHAM

ARGOMENTO



Dimostra il Poeta qual sublime sentimento debha aver V uomo di se medesimo per la nobiltà del suo spirito* Le attive > e vigorose* facoltà del medesimo ne dichiarano V indole sublime. Egli è per questa superiore a tutte le altre create visibili cose ~ Il pascolo di queste potenze è la sola virtù: il fine nulla meno che Dio. Quindi f# gran torta V uomo a se medesimo, abbassandosi alla viltà del vizio + Un nobile orgoglio deve essere la sua guida per fargli sdegnare tutto ciò che può> offenderne la dignità. Ed essendo questo nobilissimo principio comune all’uomo di ogni stato, e fortuna y deve ispirare il sentimento di vicendevole carità, e stima, a fronte di tutte le differenzedelia sortq.

Che giova alPuom di fissar sempre il ciglio
Nella scena sì vasta, e sì superba r
Ch’offre natura a lui «e mai se stesso
Non conosce, mm vede, e la grandezza,
5Che in se porta scolpita, ei non ravvisa l
E che ripeton mai tutti i prodotti
Materiali soltanto all’esser solo,
Ch’ebbe in don la ragion, quand’ei gli ammira?
Dicono questi all’uomo, esser più bello
10D’intelligenza un raggio sol dell’ampia
Folla degli astri, e che il mortai, che tutta
Scuopre con un pensier, vede, ed abbraccia

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E la natura, e Dio, d’assai sovrasta
All’immenso stupor, ch’offre il creato»
15Lorenzo, il sen dischiudi, alle tue brame
Togli ogni freno, il cor dilata, e s’erga
Tanto il pensier, che Tesser tuo pareggi»
Lascia che agisca in te l’ascosa impulso,
L’intimo senso y che t’innalza, e quella
20Schiera raccolta in te di moti alteri,
Che ti traggono ognor nel vasto mondo,
Ove l’alma si spazia, ed ove il vero
T’attende; perchè là tu.vegga, e ammiri.
Oggetti nuovi, e che di te son. degni. x
25Come l’anima tua sì vasta, e altera
Può» comprimer se stessa, e tanto.angusta
Farsi iiant’è la terra, ente y che il saggio
Non conobbe giammai grave, ed esteso {
Un tuo solo pensier corre 9 comprende
30Quella spazio, che v’ha tra ’l nulla, e Dio r
Ed un atomo sol t’occupa e sazia?/
Tu, che iinmortal nascesti, in un momeata
Di vita ogni desio compi, ed appaghi?
Se tu misero sei, più non stupirne.
35Per infinito ben creato è l’uomo;
Ed a quell’alma sol tal ben si serba,
Che nelle brame, e ne’ pensieri è grande»
Ciò ch’è ineschino, e vii, l’uomo avvicina >
Alla sventura, al duo], lungi lo trae ’
40Dalla virtù-, di cut non è capace
L’uomo, che angusto ha il «or: e il vizio stesso
Altro non è che un troppo basso volo
Del pensiero, e dell’alma un vii desio.
Non vibra a terra le sue lingue il fuoco,
45Coni’ esso l’alma a sollevarsi anela» E
quando l’uomo vuol, che a vili oggetti,
Che a un dì perder convie», volga lo sguardo,
Soffre giogo tiranno affatto opposto
Al nativo suo genio; e l’uomo allora
50È punito dal ciel» Di.gloria acquisto
- Far si volea; ma si seguì viTomira,

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Eia sola viltà s’ottenne in premio» •
Vedi queir infelice, a cui non resta,
Privo della ragion, che il folle senso?
55Dall’immagine vaga al ciglio resa
Dall’acque, in cui se stesso il sol dipinse,
Egli è colpito, e nel ruscel si lancia,
Stringerla crede, e sol col rio s’incontra,
E nel fangoso letto ei s’imprigiona.
60Folie è così colai, che d’ombre vane
L’ambizioso desio fomenta e pasce. Spirito
d’ambizion y ricca sorgente
E del bene,. e dèi mal, tu servi all’uomo,
Come al pennuto stuol servono i vannj
65Quando l’augel potè sorger dal suolo l
E per l’aereo mar spiegar le penne,
Lo guidai* l’ali a* cavalcar le nubir
Ma se resta l’augel radendo il prato,
U ali stesse a lui son peso ed impaccio,
70E l’ambizion, che s’avvilisce e stanca y
Caduchi oggetti ad inseguir non erge
L’uom, che la nutre.: ma diviene un’aspra
Forte catena, che lo grava e opprime
O tu, che la -grandezza, ambisci, e cerchi
75Ne* più sublimi gradi e che sedotto
Resti dall’ambizion, te stesso io tento,
Come Prometeo sciolse un giorno Alcide
Sveller da quella rape, a cui t’avvinse
La tua follìa, ed ove il cor ti rode
80Fiero rapace augel. Se i lacci tuoi
Può franger la ragion, salvo sarai.
Forse non sai, che questi gradi eccelsi.
Che t’ingannan così, de’ quai l’acquisto
Un ben tu credi, altro non son che mali?
85Nelle corti regali alti*’ io non veggio
Che carceri più eccelse, u* schiavi illustri
D’infelici più bassi hanno l’impero
Onesti vivono sempre in duri lacci
Di servitù crudele, e sol da questi
90Sjitonquai rei per incontrar la morte.

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Da quella altezza con ardita fronte
Volgariomaggi a mendicar si stanno)
E non di rado avvien, che neghi il volga
Ciò che pasce di lor Pavido orgoglio.
95I Regi, e quei che fan corona al trono,
Che ne sentono i cenni, han sempre in fronte
Rispettabilinomi: e sia pur vario Il
merlo lor: la Religione, e quella
Legge, che ognun vuol ferma, ognun* rispetta*
100Che mamtien tra le genti ordine e pace f
Assicurano a lor l’esterno omaggia
Piegar dobbiam la rispettosa fronte
A tai vittime auguste adorne rese
Dal voto Universale, e che al servigio
105Del vassallo più vile obbliga un serto.
Ma se gelosi son, che il cor gli ammiri,
Siam fidi alla virtù j che un tal tributo,
Premio del merto vero, ai Re non mai
Offerto vine, e sol si sborsa ali 1 uomo»
110Suddito il cor non è che di virtude:
Pende sol dal suo cenno, e solo a lei
Giura di tributar costante omaggio..
A riso desta il rimirar quel Duce
Di popolo selvaggio, ebbro, fastoso
115Di quel manto regal, perchè con Y oro
Non lo fe? suo, perchè non l’ebbe in presto r
Perchè adorni ne furo il padre, e gli avi.
Ma qual follia d’immaginar, che Palma,
Chain sen colui, che d’ostro e d’oro è Ginto,
120Di chi ha spoglia più vii Palma sorpassi!
Un’anima immortai, che vien superba
Perchè un soglio calpesta, a me par vile
Quanto il Romano Imperador, che il trono
Scendea dell’uni verso a fare acquisto
125Di gloria nel temprar musica eetra.
Della sola ignoranza il fasto e lìdio •
Cieco è l’uomo superbo, e mal se stesso
Vede, conosce. A quelP suigel rassembra,
Che più lumi non ha; mira che s’erge

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130Fino alle nubi, ed il suo voi più, ardito»
Spiegaappunta perchè di luca è privo.
Dimmi, ambizioso, a quale altezza aspiri?’
La ti guidò fortuna, e la giungesti
Te stesso or mira, or. sembri a te più grande?
135Scuopri la tua viltà, se tal ti credi.
Dunque fa d’uopo a te mole superba,
Perchè ad altri sovrasti in quella assiso Z
Inutile è mirar qual sia la base,* • •
Che ti sostien:. ma la moral grandezza.
140Necessario è veder f che questa forma
Il tuo pregio real. S’innalza, è vero,
Se d’alpe in vetta sia pigmea figura iMa
più grande non 05 nè perde altezza
Piramide, che siede in bassa valle..
145È l’uomo sol, che a se la sua grandezza
Ed i veri suoi pregi assegna: e quanta
È la virtù di lui, tant’egli è grande.
Chi merto ha sommo, al sommo grado è giunto.
Più non cerchi tu allor cariche illustri:
150Ma supplici son queste a’ piedi tuoij
E maggior sei d’un Re quando sei saggio
Perchè ricco ta sii, no, non è l’oro
Necessario per te; nè a farti illustre
Uop’è, che al sen ti penda equestre insegna.
155Nèlle sventure ancor ti resta al fianco
La gloria tua, che non s’accresce, o manca,
Se sdegnato, o seren ti guarda il trono».
Ben degno di pietà colui mi sembra 5
Che per vie disastrose alfine è giunta
160Alla ricchezza ia seno, 01 primi onori’
Dopo vii servitù tocca, ed ottiene,
E l’orgogliosa fronte erge, ed insulta
Il resto de* viventi. Oh quanto, è vile,
Quanto ò fral questa gloria, a cui dà vita
165Instabile fortuna, e morte uccide!
E non rammenta, che la spoglia eccelsa,
Di cui fa pompa ad abbagliarci, un giorno
Della morte ornerà la destra irata?

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Siò* die distingue l’«om. nel breve esilio,
170t) sia gloria, o ricchezza, o cima illustre %
Scorza, è sol, che s’adatta* e non s* unisce
Air essere dell? uom Tolgasi ai grandi
Quel lustro. seduttor,. di cui gli adorna
La sorte > a lor s.’ involi il ricco ammanto j
175L’alma di lor si libri f a lei si tolga
Già che di lei non è: tjuanto vi resta!
Mostri se vili so» se sono, illustri.
Il fastosa rumor,, ch’è. sempre al fiancòDi
chi più regni al cenno suo fé’ servi,
180Punto non. tnrfea il giudicar deL saggio.
«Quando nelT assemblea del germe umano v
«D’un teatro mortai. questi crudeli
Attori vede al ciglio altrui mostrarsi
In soglio altero,, con rumor funesto.
185Le lor tragiche scene ire apprestando,
E dell’alma spiegar misero orgoglio:.
Quando assalgono i regni y e quando, a nuoto».
Per lor nel sangue vau nazioni intere,.
 Ei iie ride in su© cor, ei li compiange.
190Sulla tomba, elle anch’essi uu giorno attendo,.
Ei si trasportale là gli osserva, e libra. s, Là, sollevando un Vel, dietro 1- arena
Yede il superbo attor già rovesciata
Dalla base, che un di lo feo gigante,
Ridotto, il mira alla sua propria altezia:
195Piccioli è questa allora, o eccelsa, quanto*,
L’umilia iL vizio, o la virtù l’innalza:
Dell’uman germe tutti questi insani
’Distruttori, che invaix pensan più grandi
Farsi co’ lor trionfi, hanno ia obblio t
200Posto, che va la dignità: dell’uomo ’:
Appunto a cominciar dove finisce
Il fasto del Monarca: e mentre in fretta «e
Alla gloria sen vanno, infamia han seco x
E precipizio e la sognata altezza.
205O di pace nemici, e sempre arrtiati "
Regi, che sempre a’ vostri regni e morte

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E sventure traete, ignoto è a voi,
Che conquista sol quei, che guerra estingue r
Nè senza pianto il ferro sol riceve
210Dalla necessità? Ch’esulta, e gode
Quando il depone? Ah, questo solo è Prence r
E giunge in ciel del trono suo la fronte.
Sempre, sempre da voi si miri in faccia
L’ultimo vostro dì > questo e quel giorno,
215Ch’è solenne censor de’ giorni andati*
Della tomba sull’orlo orni vassallo
V’attende, e là v’assolve, e vi condanna.
Timor vi prenda, che la reggia augusta
A questa verità chiuda l’ingresso.
220Sebben folto è lo stuol, glie fa corona
Quando schiudete al nuovo giorno i lumi,
Luogo tra quello in ciascun di non manchi
All’immagin di morte, e sempre i detti
In segréto n’udite. Un tal sincero
225Amico svelerà ciò che vi tace
Un labbro adulatore senza menzogna
Vi scuoprirà quai siete o grandi, o vili.
Questo diravvi ancor „ Oh tu, che un solo
5, Istante godi, in cui de’ tuoi vassalli
230„ Possa il ben fabbricar, vuoi che ti serva
„ Ad opprimer di mali il germe umano?
„ I sudditi, ed i regi eguale han sempre
3; 1/ origine la meta. Eguale è il prima
„ Voto, che porgi alla natura, e chiedi
235Latte, fasce soltanto; e poca terra >
s, E angusto fasto è sol ciò che possiedi
3, Quando la vita ha fin. Se dunque al fianca
„ Questi termini senti, e un breve passo
3, Questi divide, ah che pur troppo è vile
240„ La conquista d’un mondo, e troppo indegna
5, E’, che il tuo core ad ottenerla aspiri.
L’Onnipotente Dio dal soglio eccelso
Cosa più grande in questo suol non vede
D’un puro cor, d’un’anima onorata
245Delle chete virtù > dezli atti ascosi,

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Che il saggio forma /e segue. Oh "quanto cede*
D’ambizioso mortai l’onor meschino
Dell 1 incognito illustre all’alta gloria!
Senza rivale, e soloto a se stesso
250Chiude questi il tesor di sue virtudi
Tra l’ombre sacre di solingo albergo.
Del mondo al ciglio ascoso, in stretto nodo
Vive col sommo Dio 5 tranquillo passa
In seno della pace i giorni suoi;
255E al termine fatai colmo di speme
Giunge dove ali Elroi del fasto umano
Da smanie, da timor restano oppressi.
Chi nel morir disvela un’alma grande,
Da grande visse, e non si miri al fato,
260Alla fama, che ottenne in questo esilio: *
Ma tai grandi non stanno a’ regi appresso.
Questa gloria nascosta, a Dio sol nota
Jj ambizioso non cura. Il grave incarco
Delle pubbliche cure egli sostiene,
265Finché il pubblico in lai fissa lo sguardo".
Tal vigorìa sovente, e tal coraggio
Mostra, che par ch’ei nen ne senta il peso,
E trovi in sostenerlo il suo riposo:
Ma se più non si mira, altrove il ciglio ’
270Se volge il monde., e le sue lodi affiena,
Ei più fofrza non lia, soccombe, geme,
E’ semivivo, e par che sol respiri
Finche vive in altrui. Vorrebbe il folle, v,
Che base fosse il mondo a un solo oggetto,
275Ghe sol per ammirarlo il germe umano
Vita godesse, e che l’oggetto eccelso
Innalzato così foss’egli stesso. T
Qual rischio è mai mostrar, d’esser geloso *
Detta stima del mondo! Incauto, e folle
280Più d’ogni altro difetto è quell’orgoglio,
Che occultarsi non sa. Più si figura
D’appressarsi alla meta, e più n’è lungi.
S’avido sì di lode egli si mostra,
Del proprio amore altrui risveglia, e punge

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285Xa più tenera parte, ed x>ftre all’uomo *
Mezzo di soddisfar l’insita brama,
Che a negarla lo alletta. Egual non soffri
Chi d’orgoglio si pasce, e sempre aspira
Ad un evento tal, che niuno ottenga.
290Ma in vati s’affanna, e quando a tal altezza
Giunto si crede, a forza è tratto al suolo.
t)gnun si unisce ad annientar si altera
Tirannide, e piacer trova in far vile
Chi d’ergersi tentò: sorgono ancora
295Contro follia sì grande i saggi, e sono
Resi dal proprio amor facili all’ira.
L’uom non loda che a forza, t? mischia a questaIl
dispregio elle può. Se a tromba altera
La fama il labbro adatta a far palesi
300Le nostre glorie, imbocca ancor l’infida’
Picciola canna ad avvertir l’orecchia.
Stupidi resteremmo, allcr che note
Fosser le corde tutte, onde risulta
Quel suono adulator, ch’ama l’orgoglio*
305Lo stesso nome, che di bocca in bocca
JCola glorioso,c in adunanza ascosa
S’avvilisce, s’umilia e sta snìV orlo „
Del labbro, ond’esce fuor lode sonora,
Maligno riso, che d’altrui la fama
310Lacera, uccide. E’ l’amor proprio tifl fieìò,
Repubblican geloso, il qual non vede
Che un tiranno nell’uom, che troppo grande,
E allor che d’una man glorioso alloro"
Porge alla fronte altrui, con l’altra in traccia.
315Va del suo cor per lacerarlo, appunto
Come a Cesare un di fero i nemici;
Alla vittima sua perfido omaggio
Presta, «cade al suo pie per farlo in brani.
Non è sol ili follìa schiavo chi soffre
320Stimoli d’ambizion. Mi desta a riso
L’erudito, che suda, e si tormenta
Per rendersi immorta!. L’industre ÀràGiìe, "
Che del lavoro suo schiava; rimane

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Di se stpssa formando infida tela,;
325Ove vada a perir l’incauto insetto,
Serve» soltanto al naturale istinto.
A distrugger se stessa eli* è costretta „
Per nuovsca trovar: ma quale oggetto
Han del dotto le veglie, e la fatica?.
330Qual prò di consumar se stesso >, e l’alma}
Astringerla a produr n&ovi pensieri,
Ad unirli tra loro, opra a formarne,, >
Che di maestra man l’arte discuopra?
Altro non gode che la tromba vana Mt
335Di passeggiero onor. A questo suono, 1
Che cpm’ei stesso passa, egli il bel nome
t)à d’immortalitàde. Ah si sovvenga,
Che Tuoni celebre ancor nor sempre è grande.,
Abbiasi pur talun sovrano )ingegno y
340Fervido immaginar, non basta ancora
Perchè tra questi, <ed un altr’tiom si vegga.
Merto senza dubbiezze, e "vario y e illustre,.
Nè d’alto ingegno i più robusti vain!ii s
Posson guidar di vera gloria -al colmò,
345Ma san precipitar se guasto -è il cortó:
K quell’altera, a cui c’erse la fama,
Altro l’non è che maestosa mole,.
Ove il nome di noi l’infamia appende.
Quando di questi sventurati illustri,
350Taluno osservo, o di quei vivi ingegni, - f
Ch’ebbero mente in don quasi divina,
Ma che chiudono in sen cor guasto e vile 9
Sembrami di veder splender nel fango.
D’un 1 anima immortai parte sublime,
355Che già precipitò dall’alta sfera,
Che tra ruine va perduta, oppressa.
Allor io ento v è ver, nascermi in seno.
Maraviglia, e pietà: ma il tristo onore
Invidiar di quest’alma io non saprei.
360L’ingegno alla virtù nemico, e solo
-Servo dell’ambizipn, stromento illustre
È y ma strumento reo, che la tiranna

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Solo in celebri colpe il bel ne adopra,
E l’infamia alPonor vuol ch’agli unisca,
365Parto è sempre un gran ma l d’un grande ingegno?
E raro avvien, che una ragion volgare
A colpa enorme, a gran chimere inviti.
Qual gloria è possedere i tuoi talenti,,
Illustre Enrico, (1) se la tua virtude
370Non si possiede ancor? Invan lo spirto
Mira al giusto, se il core è iniquo, è reo;
E il solo core -a vera gloria ha. dritto.
Che se n’è indegno, in se non ha più l’uomo
Cosa, per cui sperar ne possa il premio.
375I mezzi per agir sceglier s’aspetta
Alla ragione; ad eseguir le brame
Gi avvaiorin del cor: ma la virtude
Sempre del nostro agir fissi la meta.
Se questa è rea, non han più lustro i mezzi
380Colpa è sempre l’evento. Un giusto scopo,
E de’ mezzi con quel giusto legam-e
Formano là saviezza. E F noni, ohe al vizio
Fa l’ingegno servir, ch’ebbe dal cielo
Per seguir la virtù, non è più grande,
385Saggio non èrnia iin essere imperfetto,
Un vivente abbozzato: e nella specie
Di ragion provveduta ci resta un mostro %
E qual è dunque mai la gloria vera,
Che del mortai la maestà pareggia?
390Quella è soltanto, che in lui stesso ha vita;
Che con esser più vile ei non divide.
Quella, che apporta all’uom la spada, o il genio,
Forse questa somiglia? E ancor le fiere
Non vantan come l’uom forza, ed ingegno?
395S’esser grande si può fissando i voti
A vili oggetti, a ciò che in sen ci desta
Solo il presente, un popolo d’eroi
Conterrà dunque in se la selva, e ’l prato •
Ma il portamento eretto a noi donato
400Dalla natura, che non vuol * che l’nomo

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Al suol si prostri; la sublimefrontc,
I cui iumii hanno-il ciel sem'pm'in prospetto,
Son tutti i pregi, che fan .l’uom diverso
Dalle fiere? Ali che l’ uom altri ne vanta,
405E li possede ci solo 5 e questi sono
Quella ragione, il di cui 1010 eccelso
Del pnesente -il confin “legna,- e sorpassa,-
Del futuro al possesso "immenso anela ,
L’ esistenza immortale, e la virtude .
410Che se ‘un vivente’sol fosse immortale,
Qual gelosia ciascuno avrebbe in petto!
E .ad uomo tal S’umilicrebbe il Prencé:\
Dunque perché è comun tal dono, è vile i!
Vano altero morta], che mal conosci i -
415Quei, che quali tu-l’avesti ebbero il padre:
Che su gli schiavi tuoi senza riserva
Versi l’offesa, e 1’ onta: ancor non sai ' a
Ch’ogn-i ofl'esa, ed ogni onta in te ritorna?
'Che ardisti gronunziar? Schiavi possiedi?
420N0 i sono cguaii a te . S’ uomini Sono, "
Forse un Nume tu sei 3' Come natura
Potè'mai per tal differenza enorme .
Tra gli esseri, che fanno unica specie I
Basterebbe. così '1’ umanmgerme. ' I
425Quadro in‘ ver mostruoso, sin cui si perde
Nè color varj 1’ uom , l’a-Ima s’ obblìa.
Pensa,e credilo a me; se giusto orgoglio
Tu vuoi vantar, nel coltivar qiiest’alma ,
Chg ad ogni schiavo tuo simil ti rende,
430C’hai con esso comun, da te si ponga .
Avere alma immortale, eterni àmici
Ne’ tuoi fratelli, ed alieati illustri ,
In quc’ spirti , che. d’ altro ordine sono,
Che uniti un dì-coll’esser tuo vedr‘ai,
435E ‘un Padre stesso in quei che tutto crea,
E la vera grandezza ,' è la tua gloria.
L‘ alma stupida ancor da noi si spreàzi ,
Che un Dio si fa di quella frasi! creta,
Onde l’oro fan poi tempio , e natura. .

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440Color, che fatti bruti a nuovi aequi&tt
Insaziabili vanno in ogni ’stante....
Come i innati al remo, al a fatica
Servon per auo*o argento. Il lor sentiero «
È quel della viltà: vendon se stessi ’ •
445AH’onte, ed il rossor hevon e •
Truppa sì abbietta, che avarizia oppim*
D’inutile metallo, ed alla tomba
Colle sue cure agitatoci incalza, ~
Di tutti i folli è assai più trista «
450Il tuo vero tesoro, nomo, e qua! Jia.
L’oro, io non son, ti dice. Il mio splendor.
T’inganna, e se più. ricca io io la terra,. ■
Povero io «en per te» La tua ricchezza
JJ Indico suol non serba: in te la cere*; •
455Tal ricchezza s’asconde entro queil alma
Sublime., ragionevole, immortale
Nata su in cielo, e che su in «ei s attende.
Ouai ricchezze vegg’io ne sensi tuoi.
Questi del ciel, del globo hanno l’impero*
460De’ vari beni, che natura crea,
Fer lor tu godi: e che diss’io? Da questi
Hanno i prodotti suoi pregio * valore. ’■
Questisensi, che godi, a" frutti danno
Quel sapor,. che t’alletta; il suono al vag*,
465Musico abitator della foresta,
Che sì t’incanta, e lo. splendore ali oro, •
Che sì t’invita; e dan dell’oro al padre.
Al sol, la ricca luce, ©nd’empie il mondo.
L’atomo portentoso, il punto eccelso, Che
470dell’occhio fa centro, abbraccia il vasto
Quadro della natura, e quasi un Nume
Per te si fa, «he l’opere stupende.
Dell’universo crea. Privo di questi’
Sensi, della magia varia, e eostante,.
 475C’hanno gli organi tuoi, per te sol fora
Informe massa, e senza luce il mondo»
Questo concavo immenso, ove riposa
Un popolo di stelle, in cui siara chiusi,

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E, se lecito è a dir, lucida tela,:
480E contorno del quadro eccelso offerto
Dall’universo, e P uomo in essa pinge,.
Sono i sensi il pénnel, traccian le furine +
Variali gli aspetti, e con felice impasto
Stendon le tinte} ed opra lor diviene
485La bellezza esterior, che adorna il inondo.
Posto da Dio fu l’uomo in mezao * questi
Oggetti come un’alma universale, *! f
Che a lor la vita impresta: e l’uomo crea
L’immagine, che ammira; appunto come
490Pin$e Milton un giorno Eva sorpresa
Nel mirar la beltà del proprio aspetto,
Ch’ai novizio occhio suo Tonda rendea t *
E tal uom sdegnerà nel più riposto
Angolo di se 5 tesso i lumi suoi - p
495Volger per contemplai quell’alma stessa,,»
Che gli eterni portenti a lui fa noti? v,
Quanto dell’uomo è mai ricca l’eccelsa
Potenza immaginante! È l’jiniverse, „ r
In cui spaziano i mondi, angusto a lei.
500Talor questa s’accende, e si feconda,
Ed un mondo novel più vago inventa.. " •
De* luoghi, e delle età sorpassa i segni j
S’innalza a suo piacer, va negli abissi,
L’universo percorre? e in un pensiero
505L’ordine del creato intende, e chiude.
Or le sembra d’udir la voce eterna, Che
gli esseri a se chiama, e già si porta
Sulle riye del nulla 4miem con Dio.
Alla grand’opra assiste, e vede i mondi.
510Alfrettarsi, apparir: dopo un istante 4 l’O
Traversato ha costei tutto lo spazio,: %
Che percorrer dovranno, e già gli attende i
D’eternitade immensa all’alte porte.-.♦-<•, -r
Già sente il suon della terribil 4*oinl>a ,;
515Vede, che innanzi a Dio passati le genti;
Che quel Nume le assolve, o le condanna #
Né a saziar di costei l’avide Jirtmc

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Basta ciò che già fu, ciò the ancor vive.
D > eiseri schiera vede assai più folta
520Della schiera, che Dio volle creata.
L’onnipotenza immaginante impone,
Che nascan nuovi mondi, e già dal nulla
Sorgono questi, e ad ascoltarne i cenni
Nel fido specchio del pensier si stanno.
525E la memoria qual tesor comprende!
Ella riviver fa secoli andati,
Rende a chi già morì salma novella,
Kuov* spirto gP infonde, e nelPimmago
E vita, e forma dell’oggetto imprime..
530Ella al tempo presente il fato narra
Del tempo, che passò. annienti il mondo
E resti l’uomo sol nel vuote* spazie:
Questi col rammentar quanto già vide
Potrà de* tempi dalla buja notte
535Jlichiamare, e dal nulla il mondo intero*
Ma qual poter sovrano ha -l’intelletto.
Re dell’immaginar, de’ sensi! Ei cita
Innanzi a se questi soggetti attori,
GÌ’ interroga, li approva, cli condanna •
540Sgombra da faccia vii tutta là massa
De 9 mezzi uniti dagli agenti stessi,
Xc dà forma, 1* affina e il suo valore
Alla lance del ver poscia afiisura.
Forma Parti cosi, così le leggi,..
5451 governi, le scienze, ei sola dona
Degli ordini civili alla gran mole
La base Io splender, n’anima i moti;
Ed al tutto dà poi diletto, e vita*
Questi è colui, che con pennello ardito
550Osa al ciglio ritrai- quel quadro augusto,
Che già vide in crear l’arbitro eterno»
E perchè poi per un fatale inganno,
Che a prescinder lo porta, egli trascura
Del costume, e del cor l’arte sublime?
555Quabvigorìa inaravigliosa in tutte
Le potenze dell’uomo, attive sempre

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Nel riprodursi j e riparare i danni! • ’
Nelle passioni in desiar sì vaste,
Sì possenti a investir l’amato oggetto!
560Qual gode l’nomo nobiltà sublime
Nella sua libertà di scerre, e il fabbro..
Esser sempre egli sol del suo destino!
Altro manca a quest’uom che la costante.
Esistenza? Tal don possiede ancora,.
565Dono, eh 1 ogni altro doa colma, ed etwrna. /
Sì, quest’uomo è immortale, e a tento pregio
Felicità sol manca, e se la brama,
Questa è già sua. Mortai, virtù conosci?
Questa ti dà felicitaci adesso,
570L’accerta in avvenir. Ecco qual sia
Il tuo vero tesoro, il qual non soffre T. 1
Cangiamento da’ tempi, e questo puoi
Crescer a tuo v piacer. Il suo possesso
E’ eerto; ma sai tu qual altro acquisto,
575Puoi con esso tu far? Godere un Dio*
Dunque se tanti beni avesti in sorte,
Perchè Poro bramar? Stimola questo
La nostra sete, e l’indigenza accresce.
Infelice! e perchè vaneggi, e sudi
580Per far più ricco altrui? Quando Varresti ’ f#
Del cor quel moto fral, ( che fa stupore
Prolungandosi assai ) la tua ricchezza,
Di cui schiavo tu sei, lasciata al sacco,.
In mille parti, e mille andrà divisa,
585Forse in straniera man, fors’anche in quella
Dello stesso nemico andrà perduta;
E non avrà che un insultante riso!
Dal nuovo possessor colui, che folle
Tristi giorni menò per farlo lieto»
590NelP opulènza in van speri la pace. *
Più tu possiedi, e più ’l desio s* accende,
E co’ mezzi d’aver più gran tesero
Crescendo va. Qual è il mortai, che sappia
Arrestarsi qualorj’ agita, e sprona
595Ardente brama? Ad esattor crudele

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L’avarizia è simii, cure novelle,. • ’!"
Sempre all’avaro iinpoa; senza riposo
Son per esso i travagli, e quella meta,
Ove credea di riposar, più lungi Sen
600va quanto la finseasc vicina»
Il suo bisogno sol tollera almeno
Chi vive in povertà: ma doppio affanna
Il ricco angustia; i suoi bisogni soffre,
Che accrescono ognora, e soffre il fiero,
605Stimolo d[el desio, che più s’accresce, ~
Quanta;iiàggiore il suo tesor si rende.
L’o[ìu3enza eccessiva e grave peso,
Che la Felicità turba, -ed opprime:
E sol mediocrità piacere apporta.
610Ciò che all’uomo abbisogna, è del suo vero
Piacer la meta, c se più inoltra, il passo?
Ei più lieto non àj: raddoppia invano.;
La fortunali suoi> doni: i sensi nostri
Sazj già son, né 1 più ricever potino» Una
615copia maggior produce in noi •./
Ciò che nell’acque m breve spazio accolte
Avvien, se* a ior 3i toJga ogni ntegno.
Quella per pochi Stanti in noi risveglia
Moto maggior; ma rima* presto estinto
620L’impeto pàssegger. Noti lice all’uomo-.;, v
Ergersi oltre i confini a lui prescritti * I
Dalla natura., oltrepassar le mete - *
Delle potenza sue; ina torna a forza •
Di diletti, di beni entro quel giro,
625Che per tutti è comun. ape contempla:
Sol quel liquor da’ fiori estrae, che soffre
La debolezza»ua; nè più diletti
Serba il creato all’uom, che» sazj ha i scusi..
Pena divien feri* Pavida sete, ’
630Se tuttor» la risenta, e trova affanno. Dello
stesso piacer nella sorgente •
Il soverchio piacer duolo si rende,
E spesso uccide un troppo ardente affetto.,
L’orgoglioso opulento invano adunque.

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635Tenta ingannare il saggio, e assai maggiore
La sua felicità vuol che ti finga: •,
Ma tace il saggio,* e la menzogna ardita
jy un orgoglio sìvil punto l’inganna.
L’uom, „che già molto appresa,. alfine intende
640L’ignoranza dell’uomo: e al ricco insegna.
La sua ricchezza quanto angusto il giro
E’ de’ piaceri suoi. Qaesti sopo
Che infantili tatuili, a’ aji in braccio
Vive senza timor fido alla tomba»
645Quando le mete, che fissò natura, t.
Non oltrepassi l’uom, povero stata.., %
E’ diffidi che senta, e sempre il soffre, t;
Se un folle immaginar tal meta obblìa.
Creditor da temersi allor diviene
650La fortuna, e di lei, se ricco il fece,
L’uom debitor si fa: palpita e trema,
Che in ogni istante quella spoglia opima,
Di cui lo rese adorno, ella riprenda.
Ghi la felicità deiT oro cerca,
655Copia Terror dell’animai, ch’i: tanto
Astuto imitator del gesto umano.
Prende per vero oggetto immagin van
Pinta sovra il cristal, che lo riflette,
Colto ne resta, e fissa in lei lo sguardo.
660Toccar vorrebbe, e questa parte, e quella
Tenta per afferrarla. Ei non intende
Perchè corpo non ha l’ombra ch’ei segue,
Perchè s’egli s’appressa, ella s’involi.
De’ mortali il tesoro è l’alma sola 3
665Nè l’impero del mondo il fa più grande,
O vien minor se l’Universo ha fine.
Colui, eh* è saggio, alla ragione è fido,
Ride di morte, e di fortuna: ei crede,
Ei sa, che i] corso suo colmo di gloria
670Ei seguirà, se fia natura estinta.
Ed il nome di Re che cosa è mai,
"Se del mortai la maestà si’ mira?
Secoli innumerabili sen vanno,

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Nè all’esistenza sua tolgono un punto;
675Gode un niattin, ehe sera mai non scaccia* y
Un futuro infinito: e non son questi
I pregi x i beni, che possiede un Dio?
Udite, o Regi, il più mescili n vassallo*
Ha questi pregi in sorte. Il vostro orgoglio
680S’occupi dunque in rammentar, che sono
Vostri eutrìi i vassalli, e che una vita,
Qual va* l’avrete, hanno ini mortai, che *on<*
Fratelli vostri l’e quatìtp dunque amarli"
i A voi s* aspetta! E alma grande in seno
685Iudritc, inselli vi fa corona al trono
Del Monarca an egual sempre vedrete».

  1. Enrico Pelham