Delle notti/Tredicesima Notte

Tredicesima Notte

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Edward Young - Delle notti (1817)
Traduzione dall'inglese di Giuseppe Bottoni
Tredicesima Notte
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XIII. NOTTE.


La Tristezza, e la Disgrazia.


ARGOMENTO.


Non sempre il pianto è effetto* di tristezza Vi sono vene tenere e virtuose lagrime,che si tributano alV amicizia ^ aW amore •Benché tratte dai seno del dolore, hannoanch’1 esse il loro diletto. Di poche > anzi di niuna cosa deve V uomo rattristarsi 9 tolto che- del proprio vizio, e follìa, allorché V animariflettendo sopra se medesima, *i trovain epici li contaminata-* Tutto il rimanentedei mali sensibili, che tormentano V uomoin questa vita, appena merita il nome di disgrazia > e di inali del saggio; -ed è debolezza il soverchiamente dolersene* Maquando ancora la soverchia sensibilità ispirassesì fatto debole sentimento > si ha diquesto sicuro conforto dalla considerazione yche Iddio è il distributore dei beni, e dei inali, nei quali si alterna la vita.

Dimmi, Lorenzo, d^uù sospiro il prezzo
Intendesti giammai? Giammai del pianto
Apprenderti le leggi? ( È questa un* arte,
Che i mondani licei dettar non sanno)
5De’ mortali tafel cor Nascosto, ’e cupo
Sei tu disceso a rintracciarne il fonte?
Se noi facesti, or vi scendiamo insieme,
K meco impara a ticondur del pianto
I rivi amari alle natie sorgenti*
10Oh guanto errato va colui * che altero
Del suo sapere in estinguiLi 1 lete
Prova di miov(*idee> $e stesso opprime
Con mal note dottrine! Egli divora 5

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È senza scelta entro se stesso ammassa
15Quant’altri immaginò j da questa enorme
Copia di cibo-, nutrimento, e vita
La sua ragion non ha; che questa appunto
L’avvilisce, l’uccider In tal ricchezza
Povera sempre, a depredar la messe. /
20D’altri s’affanna, e ’l suo terreno intanto
Senza ónor, senza fronda inutil giaee.
Così Palma riroan serva, mendica:, Ogni
giusto pensier svanisce e muore:
Nelle perdite sue cresce l’orgoglio,
25É per gli studj, che formare un saggio M
Dovean, più ch’altri mai folle diviene. -,
Se la saviezza è ciò ch’ogni mortale
Apprender debbe, oh! quanto mai più.saggi
JVella dura sua scuola il duol ci rende!
30Quando un amico a noi toglie la morte,
Quei, che vivon tuttora, e a noi son cari,
Voglion, che più non si rammenti. Oh. Dio!
Che la cieca amicizia allor non vede ...
Il nostro vero ben, se il caso acerbo
35Vuol, che pia non si pianga. È forse a noi
Più amico Tuoni di quella destra eterna
Che tal colpo vibrò? L’eterno Nume,
E che ci affligge, e vuol, che l’uomo abborra
Del vizio ingannator la calma infida,
40E che virtude a lui renda la pace.. i,
Son le sventure i nostri amici, e il fosco
Vel, che tristezza ha seco, a noi discopre
La verità, che tra’ mentiti raggi ’Della
felicitade a f noi?on giunse....
45Così la notte alla diurna lampa, •
Ogni lume’ togliendo y al nostro ciglio
Popolo immenso di. lucenti stelle
Mostra, che l’alto ciel rischiara, e ingemma
Delle sventure il tempo è di virtude
50La più bella stagione; e quando un fiero
Tormento infuria, e ci trafigge il core,
Sparge allor la saviezza in lieto aspettò

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I sensi suoi nel nostro cor, che il pianto
Men crudo fa: come il ferrata dente:.
55Apre all’umido suol l’occulto senoj
Pria che la man d’agricoltore accorto
La speranza dell’anno al snolo affidi, >
Io benedicono mia iNarcisa, il duolo,
Che in rammentarti a questo sen ritorna.
60Paghi un tributo a me la mia sventura,
E più ricco mi renda il pianto mio:
Ch’or io men vo del mio dolor pe’ vasti
Campi à toccar que’ salutari affetti,
Che san chiuder dell’alma ogni ferita.
65Di questi e scelti, e in vago intreccio uniti
Serto farò, che di Narcisa adorni v
La tomba, e forse a tali fiori il tempo
Giovinezza,e beltà non fia che tolga*
Per diversa cagione il ciglio umano
70Versa pianto funebre, e questa a’ varj
Fonti di tenerezza in noi racchiusi
Sempre risponde. In sen taluno accoglie
Un sì tenero cor, che il duol lo investe
Qual contagioso umore: in lui s’ammassa
75fi duolo, il pianto, ed al perduto amico
Di lacrime tributa ampio torrente..
Altri vi son di dura tempra armati,
E fa d v uopo che il duol l’assalto addoppj,
Che necessario in lor credano il pianto,
80Nè piangerebbe* mai senza compagni:.
Ma se lo sguardo lor d’altrui pur vede ]
- Afflitto il ciglio, in seno allor si desta
Moto, qual destcria magica verga,.
Od elettrica fiamma, e in lunga vena
85Sgorga il pianto così da un cuor di sas30,
Talun per far più mite il suo tormento
Piange, e piange talun, che duol non sente.
Ma giova a chi lo tesse un tale inganno,
Perchè a noi sembri almen d’amor capace.
90Anche l’amor, che per se stesso ha l’uomo,
Ha le lagrime sue. V’ha chi s’affligge

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Sol perchè dell 9 estinto/ in. parte almeno*
Vuol la gloria goder l’e un tale arcano.
Svela talor così: quarti? tra illustre
95IL cara amico ( Ok Dio quanto mi amarai
Cen segreto piacer elogj intesse.
Che divider si crede, e in simil guisa
Senza rossore i proprj inerti estolle.
Pianti vi 5ona ancor, che render sanno
100Conquistator quel ciglio, onde sortirò..
E quante volte la matrona Efesia
Nelle vedove afflitte osserva il mondo!
Di lor cuopre il Lei viso, e non sen2’ arte,
Lugubre velo, ove ogni cor s’intrica,
105Ove schiavo ri man: la rosea guancia
Lucida, e rara lagrirnetta imperla;
E dell’Egitto la superba donna,
Che d’amor, di piacer dolce languia,
Ricca gemma bevendo in aureo nappo, v
110Era men rischio rimirar di queste
Vedovelle smarrite in sì bel pianto.
Ha gl’ipocriti suoi 1? affanno ancora..
Fingoa questi il dolor, n’ornaa. sovènte.
Come d l’un, velo il menzognero aspetto,
115Perchè il piacer segreto altrui nasconda.
E v’ha talun, che sul feretro il guardo*
Fisso tenendo, in, quel si crede estinto
Scorda quei che morì, piange se stesso,»
E quel funebre onor per suo contempla...
120Ma di lagrime tante, a noi dal cigliò
Tratte di cruda morte, e qual vantaggia
La.saviezza ritrae? Queste non sono *
Che fomento di vizj, e di follìe,
Nè fonte di virtù son le più pure
125Oh quanto è raro a ritrovarsi un saggio,
Che per giusta cagion le versi, e frutta
Sappia ritrarne! Un sì pregiabil dono
Dissipa l’uomo, e più infelice il rende
La tenerezza sua sol per sua colpa.
130Allor che tutta in pianto è la natura,

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Sopita è la ragion; stupida osserva
Il feretro qual noni, che nulla intende,
E tranquillo rimansi ad ogni oggetto,
Nè sa comprender quanto dice a lei
13511 silenzio di quel che vede estinto •
Per questo avvien, ehe impetuoso scoppj
Qnal estiva tempesta un tale affanno,
E come questa appunto ei si dilegui
Benché sembri U dolor dt-l primo istante
140Incapace di fren, presto si calma.. i
Si piange pria 5, tra pochi istanti il petta
Raro % e breve sospir tramanda, e poi
Dell’infelice la sventura amara.
Qual novella ferale altrui si narra
145Finché il brónzo funebre a noi percuote
L? orecchia, intorno andiaut di smanie, e grida
Assordanda ciascuno, e muore in. noi
Ogni smania, ogni affanno allpr che tace 1
Come muor l’ondeggiar clic all’aria impresse.
150Se franse il ciel quel vacillante appoggio
In cui, Puouio riposa in dolce obblào,
Perchè si desti aliin, perchè ia se stessa
Chi 1 sostenga ricerchi f ei già non sorge
Dalla sventura sua, s’immerge ia quella.
155Ogni sforzo trascura * oppressa resta
E prosteso sul suol, sul suol a" affligge.
Ben tosta altra sostegni egli ricerca,
Che come il primo a lui fia che involi;
E se caduto fosse ancor dall’alte
160Cime di cedro eccelso,, ei trae se stessa
Alla canna più fral, che si presenta,
E con lacci novelli a lei si stringe.
Niun a costei, sebhen di pianto ha sete,
Creda, sebben tra le sue smanie giur,a,
165Che scordarsi non può la sposo amato,
Sposo,clie sol di lei degno conobbe
Tra pochi istanti alla, più lieta danza /
Ognun vedralla iri seducente ammanta
Misto a lugubre velo > e gire * n traccia

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170D’altro sposo, che pur servo è di morte-*
Ma che dissi? Costei spesso al primiero, •
Benché ignoto amator, k man presenta r
Rinnova i giuramenti, offre gli affetti r
Vuoti d’ogni vigore, e tenta allora
175Con l’amante acquistar più fresca etade
Stancavite così preme ed abbraccia
Olmo, che a lei vicin verdeggia» e cresce r
Vestir sperando alla stagion novella
Xki pampinoso onor l’arido tronco.
180Pianse Aurelia cosi: lieta si vide
All’apparir del giovinetto amante, >
Che a lei guido" per consolarla il fato
Al primo incontro 1* amator sul ciglio
Della bella smarrita, asciuga il pianto,
185E tra gli avanzi d’un dolor che muor
Fa lampeggiar sulla sua fronte nn riso
Nè guari andò, che la lugubre stola
In nuzial si cangiò splendida veste.
Così Lorenzo ancor pianse tra noi
190L’amabile Clarissa a lui; sì fida,
Sì tenera consorte, e madre, oh Dio r
Quanto infelice! di vezzoso infante,
Ch’ebbe vita da lei, che a lei la tolse.<
Tale il pianto non è, che ancora io veiio
195Adorabil Narcisa: il ciel ti dica,
Se da questo mio cor giammai s’invola
Della perdita tua l’acerbo affanno •
Compagno è sempre ad ogni mio pensiero,.
E miiar la tiia morte in ogni aspetto
200Fo mio piacer, ch’io voglio almen da questai
Un vantaggio ritrarne, e voglio un’ara
Far della tomba tua, su cui il mio braccia
Vittime alla saviezza ed offra, e sveni.
Quell’alma, che non sa dentro se stessa
205Destar saggio pensiero, util riflesso,
Languisce, e manca, come appunto al suolo
Cade alla fin quel solitario albergo,
Che 4egli ospiti suoi per sempre è privo,

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D’ogni sventura sua ragione un giorno
210Render l’uomo dovrà j che già non sono
Miseri quei, che tali il mondo appella.
Esseri questi son scelti dal cielo,
Che il duol rende migliori, e poi ne guida
I passi alla virtude. Ah sì, di tutti
215I favori, che il ciel prodigo fenvmi,
Sono i maggiori que’ pungenti dardi,
Che m’han trafitto, e lacerato il core.
Della clemenza sua tutti i tesori
Già schiuse il Nume, e forse a lui non resta
220Altro dono da far, se a* nostri falli
Inutil freno è la sventura, e il duolo,
Quali infermi, pe* quai vano si rende
Oni soccorso, ogni arte, ei ci abbandona.
Colui, l’che d’un acerbo, e giusto affanno
225Affliggersi non sa: colui che cede,
E vittima si fa di duolo ingiusto,,
Non han dritto a sperar d’esser felici,
Perchè barbaro cor l’un chiude in seno,
E troppo è l’altro effemminato e vile.
230Delle lagrime tue va pur superbo,
Uomo, che son virtù, se a quelle il corso
NelP affanno maggior ragione arresta.
No, che scusa non ha, gran Dio, che sei
Sorgente di portenti, il fallo "ardito
235Di chi nel suo dolor per sempre assorto
Osa nella sua polve alzar le voci,
Contro il giudice suo, de 7 suoi tormenti
Farlo prima cagione. I figli suoi,
Tenero genitor così governa:
240Ciò si fugga da voi, questo si segua,
Nè del cenno il perchè sempre fa noto.
Neil’obbedire a lui tutta è compresa
La lor felicità, che premio ancora
Darà quel Nume al non diviso ommaggio,’
245Che al supremo voler rendon contenti •
D’ogni tuo dono, e del tuo sdegno, o Padre >
Io ti son grato? io ti ringrazio ( oh Dio!

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Senza pianto noi dico ) ancor del colpo t
Che la compagna mia da ine divise:
250E lieto io son, che s’avvicini il giorno,
Che la fiacca mia spoglia al giorno involi»
Tuona lo sdegno tuo, perchè Tuoi» senta y
Che può cadere il fulmine Sostiene
1/ uom il tuo braccio nel colpirlo,, e sono
255«.Nuovi doni per lui le tue vendette*
Deh tu- perdona il troppo lunga, errore,
Che mi trasse a versar su* mali miei
Da quest* occhi un ingiusto inutili pianto ♦
Mentre all’alto fattor fan plauso i mondi >
260L’uomo dovrassi udir, che sol si lagni?
Ei sol turbar dovrà l’alta armonia
Di lode universa! con tristi accenti?.
Forse il Nume non è, che a me ritolse
Quei y che un dì mi donò, teaeri amici
265Questi a noi dona il ciel per farci lieti
In questo breve esilio, e li riprende
Perchè pronti noi siam pe’ giorni eterni
Per renderci felici ei ci tormenta Ogni
mal, che c’invia, tende a salvarci
270Dal mal più fiero, e da più orrenda niopte.
Ci difende il morir • De’ nostri cari
La morte dal letargo alfin ci desta,.
L’orgoglio abbassa, il nostro seno ingombra
Di salubre timore, ed ogni affetto
275Del nostro core alla virtù rivolge..
Benefico Signor, da te giammai
Il duol non derivò: dall’uom prodotte
Sen le sventure sue, che folla immensa
Immaginar ne seppe, ed ebber vita
280Dalla sua libertà, che a tale ufficio
Da te non ebbe in don. Tu l’atro abisso
Chiud esti, e intorno a quel ponesti m giro
Del massimo terror tutti gli spettri/
Della tua leeee il formidabil tuono
285Alto timore in tutto il globo impresse;
Ma pur la folle libertade infrante

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Tatti i ritegni y e quell’abisso schiuse
Coir insana sua destra al germe umano.
Ah che fabbri noi slam de* nostri mali!
290Dal proprio error l’dalla follìa, dal vizio
Reso infelice è l’uom, ch’osa superbo.
La natura incolpar d’suoi tormenti.
Utile è all’uom del Nume ogni opra, e sono
Segni d’amore in lui gli sdegni ancora.
295L’affanno, il duolo è un ben* che al cor e’ in tuona
Di seguir la virtudef è ben la morte t
Che ci rènde immortali, e sol per lei
Delle nostre virtù s’acquista il premio.
Ciò che sembra castigo, in vario aspetto
300Favor diviene, e ciò che affligge il frale
Misero nostro vel, l’alma ristora»
Mal compiuto non v’ha, nè y’ ha sul globo
Chi possa senza error dirsi infelice.
E non veggiam regnar la stessa legge
305Entro il fisico mondo? E sol de’ vaghi
Fenomeni brillanti 5 e delle amene
Prospettive, che al ciglio offre natura,
Esser grati.dovremo? Ah nof di questa
II creator si canti, ancor se ingrata
310Stagion ci $’ offre, e se ci porge il cielo
Di spavento e d % orror scena funesta.
Della stagion fiorita il cupo inverno
Necessario per noi non taen si rende:
E la folgore, ancor che l’uom spaventi
315Colle pallide fiamme, util non im’rìo
È del pianeta, che col dolce raggio
Rallegra il mondo * Una non lieve massa
Di stagnanti vapori il ciel farebbe
Contagioso, mortai: ma le tempeste
320L’aer puro facendo, utili all’uomo
Sono quanto il gentil Seffiro, e grato.
A prò dell’uomo ancor mugge, e s’accende
Ogni vulcan: che se costante in seno
Fosse delle montagne il fuoco orrendo,
325Forse nel su$> furor potria talora

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Fin da’ cardini suoi scuoter la terra: v
E l’Etna allor che a vomitar s’appresta
GÌ’ infuocati torrenti, è amico all’uomoQuella,
che in ciel co* velli, ed or crinita
330Si mostra, or serpeggiante, al volgo ignaro»
Di spavento è cagion: ma vaga appare
Air erudito osservator desìi astri;
Ed il pianeta più trillante e vago,
Scevro da?! 1 ombra sua, rivede il mondo»
335E così la virtude, allorché ride
L’instabil Diva, in denso vel s* avvolge y
Che squarciato dal duol non più l’oscuraTradito
è l’uojn da quel piacer, che gode
Di prodiga fortuna; e vano appunto
340Come questa diviene, e nmor con lei.
Ma quel’piacer, che dal contrasto ardito,
Dall’uomo opposto alle sventure ha vita,
L’anima rende e generosa, e forte.
In sì dura paleslra ha la virtude
345Pugna crudel: ma poi vince, e trionfa.’
E il coraggioso atleta, allor che affronta.
E sventure, ed affanni, e a lor non etde,.
Il ciel, la terra a rimirarlo impegna,
35 d’esser uoiuo allera sol dimostra.
350Sol tra l’armi vedrai qyial sia l’eroe:
Quale il prode nocchier tra le tempeste:.
iE ne’ disastri sol vedrai chi è saggio.
Quanto insensato è Tuoni, che invan s’attrista
E vantaggio non trae da’ suoi disastri!.
355Esser lieto doviia nel pianto ancora
Chi più misero vive. Ornai si scacci
La tristezza dall’uomo che questa è un’empia
Temeraria bestemmia in fronte scritta
Contro l’alto Signor, che a lui diè vita.
360Sempre tranquillo sia: ma goda, esulti
Nelle sventure: e non esponga il cielo
Alla prosperità giammai l’amico,
Se pria d’usarne, e di goderne, i modi
D«l dolor nella scuola ei non apprese.

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365Cratere io più non so, che sia sventura
Onesta vita mortale, e senza affanno
l)i avvenir io sborserò quel frale
Tributo a questa in ógni tempo imposto*
Questa perder conviene, ovver di questa
3701 disastri accettar: e il primo passo r
Che di felicità guida alle porte,
JE 1 convincer se stesso l’esser sai globo
Necessario soffrir tormentile mali.