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Alcune osservazioni sulle monete di Sant’Elena e di Fausta

Francesco Gnecchi

1890 A Indice:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu Rivista italiana di numismatica 1890

Alcune osservazioni sulle monete

di Sant’Elena e di Fausta Intestazione 1 aprile 2012 75% Numismatica

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1890

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Appunti di numismatica romana

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APPUNTI

di

NUMISMATICA ROMANA




X.

ALCUNE OSSERVAZIONI

sulle monete

DI SANT’ELENA E DI FAUSTA.


Rivista italiana di numismatica p 192.png


Il ripostiglio di monete romane scoperto in Egitto nel 1888, e che già, diede materia a due di questi Appunti (N. II e VIII), ne offre ancora oggi a un terzo con alcuni piccoli bronzi d’Elena e di Fausta che vi si trovavano, e che ora solamente ho potuto avere. Molto s’è già discusso intorno all’attribuzione delle monete di queste due Auguste né io rifarò qui la storia delle tre Elene1 e delle due [p. 184 modifica]Fauste2, che per molto tempo se ne disputarono la proprietà.

La questione, lasciata incerta o non bene risolta da Eckhel, venne definita in modo assai plausibile dal barone Marchant3, confermata da Lenormant4, e accettata definitivamente da Cohen, e credo da tutti gli altri numismatici, i quali si accordano nella attribuzione di tutte le monete col nome di Elena, a Sant’Elena, prima moglie di Costanzo Cloro e madre di Costantino, e di quelle portanti il nome di Fausta alla seconda moglie di Costantino Magno.

Alcuni fra i piccoli bronzi venuti in luce possono dar luogo a dire ancora qualche parola, non già in contraddizione bensì in piena conferma di tale attribuzione, in aggiunta a quanto i due illustri numismatici ne hanno detto, come pure a rettificare alcune delle descrizioni di Cohen, e finalmente a fare qualche considerazione generale sulle monete delle due Auguste e a stabilirne i veri tipi purgati dai prodotti dell’ibridismo.

Incomincio dalla descrizione di queste nuove monete provenienti dal citato ripostiglio d’Egitto, a cui ne aggiungo anche qualche altra pervenuta da altra parte alla mia collezione5, perchè pure variante, e interessante l’argomento.

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ELENA.

(prima moglie di Costanzo Cloro e madre di Costantino Magno).


1. Piccolo Bronzo. — Dopo Cohen 6.

D/ — FL HELENA AVGVSTA
Busto a destra coi capelli ondati.

R/ — SALVS REIPVBLICAE
Fausta6 di fronte rivolta a sinistra con dae bambini (Costantino II e Costanzo II) in braccio. All’esergo SMALA

(Tav. IV, N. 1).


2. Piccolo Bronzo. — Variante Cohen 7.

D/ — FL HELENA AVGVSTA
Busto diademato a destra.

R/ — SECVRITAS REIPVBLICE7


[p. 186 modifica]Elena a sinistra. Tiene un ramo d’alloro (o di ulivo)8 abbassato colla destra, mentre colla sinistra si sostiene la veste. All’esergo Greek Pi archaic.svgSIS e Lunula.


3. Simile. All’esergo ЄSIS e Lunula.


4. Simile. All’esergo NS e Lunula.


5. Simile. All’esergo Q Palma T


6. Simile. All’esergo SMHΔ


7. Simile. All’esergo T Lunula S


8. Simile. Nel campo A. All’esergo CONS

(Tav. IV, N. 4).


9. Simile. Nel campo Corona e A. All’esergo SMAL

(Tav. IV, N. 5).


10. Simile. Nel campo Corona e B. All’esergo SMAL

(Tav. IV, N. 6).


11. Simile. Nel campo Corona e II. All’esergo SMAL


12. Piccolo Bronzo. — Dopo Cohen 7.

D/ — FL HELENA AVGVSTA
Busto a destra coi capelli ondati.

R/ — SPES REIPVBLICAE
Fausta di fronte rivolta a sinistra coi due bambini in collo, come al N. 1. All’esergo SMALA

(Tav. IV, N. 2).


13. Piccolo Bronzo. — Dopo Cohen 7.

D/ — FL HELENA AVGVSTA
Busto diademato a destra.

R/ — SPES REIPVBLICAE
Elena a sinistra. Tiene un ramo d’ulivo (o d’alloro?) abbassato colla destra, mentre colla sinistra si sostiene la veste. All’esergo SMKA

(Tav. IV, N. 3).


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FAUSTA.

(moglie di Costantino Magno).


14. Piccolo Bronzo. — Variante di Cohen 7.

D/ — FLAV MAX FAVSTA AVG
Basto a destra coi capelli ondati.

R/ — SALVS REIPVBLICAE
Fausta velata, di fronte rivolta a sinistra coi due figli Costantino II e Costanzo II in braccio. All’esergo Q Astro AR

(Tav. IV, N. 9).


15. Simile. All’esergo STR Lunula con un punto.

16. Simile. All’esergo CONS. Nel campo A

(Tav. IV, N. 11).


17. Piccolo Bronzo. — Variante di Cohen 12.

D/ FLAV MAX FAVSTA AVG
Busto a destra coi capelli ondati.

R/ — SPES REIPVBLICAE
Fausta coi figli come nei precedenti. All’esergo SMANTA

18. Piccolo Bronzo. — Dopo Cohen 13.

D/ — FLAV MAX FAVSTA AVG
Busto diademato a destra (acconciatura di Elena) ornato d’una ricca collana.

R/ — SPES REIPVBLICAE
Fausta coi figli come nei numeri prec. All’esergo SMTSA

(Tav. IV, N. 12).


19. Piccolo Bronzo. — Variante di Cohen 15.

D/ — FLAV MAX FAVSTA AVG
Busto a destra coi capelli ondati.

R/ — SPES REIPVBLICAE
Fausta come nei numeri precedenti, ma rivolta di fronte9. All’esergo Q A Lunula RL

(Tav. IV, N. 10).


[p. 188 modifica]20. Piccolo Bronzo. — Dopo Cohen 16.

D/ — FAVSTA N F
Busto a destra coi capelli ondati.

R/ — Anepigrafe.
Astro in mezzo a una corona. All’esergo TSA

(Tav. IV, N. 8).


Dei piccoli bronzi descritti, quelli d’Elena col rovescio SECVRITAS REIPVBLICE e quelli di Fausta coi due rovesci SALVS e SPES REIPVBLICAE non sono che varianti di quelli dati da Cohen. Mentre però le nuove varietà di esergo e di lettere nel campo10 aumentano il numero già sorprendente di città e di officine monetarie che batterono moneta al nome di queste due Auguste, la corona che appare nel campo di due monete d’Elena riesce una nuova conferma dell’epoca in cui le monete furono battute, rappresentando appunto l’epoca di Costantino, non quella di Giuliano.

Il piccolo bronzo di Fausta Nobilissima Femina, coll’indicazione dell’officina all’esergo, l’ho riprodotto per fare riscontro a quello simile d’Elena (Cohen, tav. XV, num. 8). Il Marchant, che appoggia il suo ragionamento per provare la contemporaneità delle monete di Elena e di Fausta specialmente sull’identità delle due monete battute al nome delle due nobilissime donne [p. 189 modifica]non ancora elevate al grado d’Auguste11, conosce già questo bronzo nelle due varietà con o senza esergo, sia per Elena come per Fausta, e lo conosce pure il Lenormant; ma il Cohen, di Fausta non pubblica che l’esemplare senza esergo e del simile bronzo d ’Elena segna come variante uno con TSA, ciò che indicherebbe la quarta officina di Tessalonica. — Credo all’esattezza di Marchant, il quale dà l’esergo TSA, o riproduce anche la moneta nell’accuratissima tavola, che accompagna la sua memoria, e vi credo tanto più che la moneta coll’esergo TSA ha il suo perfetto riscontro nella identica moneta di Fausta; ma mi permetto di dubitare dell’esergo che Cohen riporta da Tanini, e che mi pare meriti d’essere verificato.

Le monete più interessanti, che richiamarono la mia attenzione sull’argomento, e che per conseguenza fornirono occasione anche alla pubblicazione delle altre a complemento, sono le tre di Elena colle leggende SALVS e SPES REIPVBLICAE (N. 1, 2 e 3). Mentre costituiscono tre tipi nuovi per Elena, una delle rappresentazioni e le due leggende sono conosciutissime per Fausta, e per di più, due di queste monete (N. 1 e 2) hanno comune con Fausta l’acconciatura dei capelli. Furono precisamente questi punti di contatto, questa estrema somiglianza o dirò addirittura questa identità di particolari che mi fecero pensare ad una comunanza forse ad una confusione probabilmente avvenuta [p. 190 modifica]durante la coniazione di queste monete e mi portarono ai confronti e alle osservazioni che andrò esponendo, dopo d’avere sgombrato il terreno di alcune inesattezze sfuggite al Cohen nelle sue descrizioni, e d’alcuni errori d’interpretazione delle figure rappresentate sul rovescio di due piccoli bronzi da lui descritti.

Seguendo il Ramus12 e senza assicurarsi de visu, il Cohen descrisse al suo N. 5 come piccolo bronzo, la seguente moneta:

D/ — FL • IVL • HELENAE AVG •
Busto diademato a destra.

R/ — PIETAS ROMANA
La Pietà di fronte rivolta a destra con due bambini in braccio.

La descrizione non mi parve poter essere esatta e, appartenendo la moneta al Museo di Danimarca, ne chiesi un’impronta al Ch. prof. L. Müller direttore del Museo di Copenaghen, il quale gentilmente me la trasmise e la riproduco al N. 16 della Tavola.

Da essa appare in primo luogo che non si tratta di un piccolo bronzo, bensì di un quinario battuto sul tipo degli altri quinari d’Elena col rovescio PAX PVBLICA13, di tipo perfettamente identico nel [p. 191 modifica]rovescio a quelli di Teodora con PIETAS ROMANA14, e forse anche ad uno di Fausta colla medesima leggenda PAX PVBLICA molto incompletamente descritto nella 2a edizione del Cohen (Fausta N. 2). Ne ho riprodotto alla tavola alcuni d’Elena (N. 13, 14, 15) e di Teodora (N. 18 e 19) come termini di confronto. — In secondo luogo poi, per quanto la moneta si trovi in uno stato deplorevolissimo di conservazione, si può vedere abbastanza chiaramente che la figura femminile al rovescio tiene, come nei quinari di Teodora, un solo bambino in luogo di due e può quindi intendersi (se pure la moneta non è ibrida) per Elena stessa col figlio Costantino, mentre coi due bambini non avrebbe significato. Tale rappresentazione resta controllata e confermata dall’altro esemplare assai migliore riprodotto al N. 17 della Tavola. È un esemplare appartenente alla Collezione del Signor Alfonso de Scholdt di Bruxelles, [p. 192 modifica]il quale, sapendo che mi stavo occupando delle monete d’Elena e di Fausta, me ne favori gentilmente un’impronta. — L’esemplare è molto meglio conservato di quello del Museo danese, e vi si legge chiaramente anche l’esergo TRP. La moneta descritta al N. 6 di Cohen va dunque così rettificata:

Quinario di Bronzo. (Museo di Danimarca).

D/ — FL IVL HELENAE AVG
Busto diademato a destra.

R/ — PIETAS ROMANA
Elena di fronte rivolta a destra col figlio Costantino in collo.

Il Cohen, accettando l’inesatta descrizione del Ramus, interpretò la figura del rovescio per la personificazione della Pietà; ma, se a primo aspetto una donna che stringe al petto due bambini parrebbe con molta verosimiglianza prestarsi a tale interpretazione, conviene osservare come la Pietà sulle monete romane sia sempre in ben altri modi rappresentata, e come i tipi siano generalmente mantenuti. Il tipo accennato assomiglierebbe piuttosto a quello raffigurante la Fecondità. Ma, ammettendolo pure per la Pietà, giacché accompagnato dalla leggenda PIETAS, come giustificheremo questo medesimo tipo ripetuto nei due nuovi bronzi colle leggende SALVS e SPES? Non potremo certo ammettere che la medesima figura sia stata adoperata a personificare successivamente la Pietà, la Salute e la Speranza, queste ultime due poi con assai meno verosimiglianza che la prima; e dovremo conchiudere che la figura non è la personificazione particolare d'una deità astratta.

[p. 193 modifica] Il medesimo ragionamento dovremmo ripetere per l’altro bronzo colla leggenda SECVRITAS, la cui figura Cohen interpreta dubitativamente per Elena per la Sicurezza, mentre questa seconda interpretazione non è per nulla giustificata dal tipo. Il piccolo bronzo d’Elena ci offre una figura femminile che tiene un ramo; ma ognuno sa come la Sicurezza sia sempre ben altrimenti rappresentata. L’apparizione del nuovo bronzo colla medesima figura e la leggenda SPES rinforza l’argomentazione e ci persuade ancora una volta che il tipo non è la personificazione della deità annunciata nella leggenda. Date dunque le leggende SECVRITAS, SALVS e SPES REIPVBLICAE non rispondenti oggettivamente ai tipi rispettivi, così nelle monete d’Elena come in quelle di Fausta, parrebbe ovvia e naturale la seguente interpretazione. La SECVRITAS della Repubblica, ossia dell’Impero, era nelle mani e nella persona d’Elena madre dell’imperatore Costantino rappresentata coll’attributo di pace (il ramo d’ulivo); la SALVS e la SPES dell’impero erano particolarmente nelle mani e nella persona di Fausta moglie di Costantino e madre dei figli, che dovevano continuarne l’impero.

Un esame comparativo poi delle monete di Elena con quelle di Fausta ci persuaderà che il tipo della donna col ramo è Elena, mentre il tipo della donna coi due bambini è Fausta coi figli Costantino II e Costanzo II, anche quando si trova sulle monete d’Elena.

Difatti, se dai piccoli bronzi di Elena Augusta comunemente conosciuti e descritti da Cohen, togliamo quello colla leggenda PIETAS ROMANA, il quale, come abbiamo veduto, è un quinario postumo, e [p. 194 modifica]quello colla leggenda PROVIDENTIAE AVGG e la porta di campo, (il quale non può altrimenti giudicarsi che ibrido, il rovescio non potendo esser stato fatto per una moneta di donna, e dovendo evidentemente appartenere a Costantino oppure a Licinio), non ci resta che quello col rovescio SECVRITAS REIPVBLICE, quale sua moneta, dirò, ordinaria e con un rovescio pure ad essa consono, raffigurante cioè Elena stessa o, se si vuole, la riproduzione del monumento a lei innalzato da Costantino nelle vicinanze d’Antiochia15.

L’acconciatura del capo d’Elena è sempre la stessa, ossia capigliatura inalzata sul capo con diadema di foggia pur diversa. Si osservino tutte le monete di Elena e specialmente la serie di teste che ho riprodotto nella tavola dal N. 20 al 31 rappresentanti altrettante varietà d’acconciatura.

Di Fausta conosciamo, come sue monete ordinarie, quelle portanti le leggende: SALVS REIPVBLICAE e SPES REIPVBLICAE, sempre colla medesima rappresentazione di Fausta coi figli. — Il busto di Fausta, meno rarissime eccezioni, è sempre rappresentato senza diadema e con capelli ondati e annodati dietro la nuca16.

[p. 195 modifica] Ora delle nuove monete d’Elena descritte, i numeri 1 e 2 ci offrono due rovesci di Fausta riprodotti esattamente, sia nella rappresentazione come nella leggenda, e per di più ci danno il busto d’Elena coi capelli acconciati come nelle monete di Fausta; il N. 3 ci offre al rovescio di una testa di Elena una rappresentazione pure di Elena con una leggenda propria delle monete di Fausta. Se a queste anomalie si aggiunge, che, per quanto si può tener conto della iconografia17 in questi bassi tempi, la testa coi capelli ondati e annodati ha sempre dal più al meno le fattezze di Fausta, anche quando porta la leggenda relativa ad Elena (N. 1 e 2), e viceversa la testa diademata offre piuttosto le sembianze d’Elena, anche col nome di Fausta (N. 12); [p. 196 modifica]e se finalmente si considera come i tre tipi comuni accennati siano la fedele riproduzione dei tre soli tipi delle monete d’oro18 conosciute delle due Auguste, e vi corrispondano perfettamente sia nei diritti come nei rovesci19, mi pare sia lecito argomentare che nella coniazione di queste monete vi sia stata della confusione, e che non solamente si siano talora scambiati i rovesci (e principalmente adoperati quelli di Fausta per Elena), ma benanco durante la lavorazione dei coni, vuoi per la fretta, vuoi per qualunque altro motivo, ad alcune teste già incise sia stata applicata talvolta una leggenda che non vi era appropriata, e lo stesso sia avvenuto di qualche rovescio.

Se da un lato tale confusione sarebbe una nuova conferma della contemporaneità di queste monete e quindi della giustezza di attribuzione proposta da Marchant, dall'altro mi pare si possa, come conclusione [p. 197 modifica]definitiva di quanto s’è esposto, asserire che i soli tipi dirò ufficiali delle monete di bronzo dì Sant’Elena e di Fausta Auguste sono i tre dell’oro, mentre tutte le altre monete, che presentano un’apparenza anormale, sono il prodotto dell’ibridismo e della confusione.


Rivista italiana di numismatica p 206.png

[p. Tav. IV modifica]

Rivista italiana di numismatica p 216.png

Note

  1. Elena I (Sant’Elena), prima moglie di Costanzo Cloro, e madre di Costantino Magno. Elena II, moglie di Crispo. Elena III, moglie di Giuliano II.
  2. Fausta I, figlia di Massimiano Ercole e seconda moglie di Costantino Magno. Fausta II, supposta moglie di Costanzo II.
  3. Mélange de Numismatique et d’Histoire. Lettera XVII.
  4. Revue Numismatique, 1848: Médailles de Sainte Hellène mère de Constantin le Grand et de Fausta femme de cet empereur.
  5. Non appartengono al ripostiglio d’Egitto i N. 7, 8, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18 e 19.
  6. Vedremo in seguito il perché di tale interpretazione.
  7. Una curiosa anomalia ortografica si verifica nelle monete d’Elena, in cui il genitivo femminile ora è scritto col dittongo, ora senza. Da qualche numismatico, e fra questi anche da Eckhel, fu annessa a mio parere soverchia importanza a tale anomalia, tanto da farne anzi nn argomento per attribuire le monete piuttosto a Elena di Giuliano che a Elena madre di Costantino. Anche senza considerare però che di simili genitivi abbiamo altri esempi in monete d’epoca intermedia fra Costantino e Giuliano II, per esempio in alcune di Costanzo II e di Magnenzio e anche in monumenti epigrafici — numismatici non so — fino dal tempo di Probo, ormai l’attribuzione delle monete d’Elena è così sicuramente per altre ragioni stabilita, che non può esser mossa in dubbio da tale piccola variante ortografica, la quale si deve necessariamente ritenere per possibile all’epoca di Costantino, come è ammesso che lo fosse pochi anni dopo e forse anche alcuni anni prima. Se poi si considera che l’anomalia si ripete colla massima regolarità a seconda delle leggende, e che cioè abbiamo costantemente e senza alcuna eccezione: salvs reipvblicae e spes reipvblicae, e invece: secvritas reipvblice, io crederei di non appormi male ritenendo che una semplice legge di economia epigrafica abbia deciso dell’adozione dell’uno dell’altro genitivo. Dal momento che l’uno e l’altro erano nell’uso, il dittongo si omise unicamente col secvritas, quando cioò la parola antecedente era più lunga, onde meglio distribuire la leggenda. Comunque sia, è necessario ammettere che il genitivo senza dittongo era adoperato al tempo di Costantino o per lo meno dall’anno 325 in cui viene collocata remissione delle monete d’Elena.
  8. Il ramo che tiene Elena, chi lo vorrebbe d’ulivo e chi d’alloro, tutti e due questi emblemi potrebbero avere il loro giusto significato nella mano d’una Augusta, in cui onore fu battuta la moneta. Ma il determinare quale dei tre precisamente sia è assai difficile colla semplice ispezione delle monete, in tempi nei quali l’arte è così bassa e le monete di bronzo sono fabbricate con si poca cura, che non è già molto facile l’accertarsi delle fisionomie.
  9. Un simile piccolo Bronzo con Fausta al rovescio rivolta di fronte è descritto nella prima Edizione di Cohen, (N. 15) ma, non so perchè, venne omesso nella seconda.
  10. Le due lettere A e B nel campo delle monete d’Elena (N. 4, 5 e 6, e che sono, mi pare, le indicazioni delle officine 1a di Costantinopoli e 1a e 2a di Alessandria portato nel campo invece che all’esergo) non sono che in aumento a quelle già conosciute. Per le moneto di Fausta (N. 11) invece è l’unico esempio di tale trasporto finora conosciuto, indicante pure la prima officina di Costantinopoli.
  11. Questi bronzi col tipo della Stella e anteriori all’elevazione di Elena e Fausta al grado d’Auguste furono assai probabilmente battute nell’anno 307, in occasione delle feste pel matrimonio di Fausta.
  12. Catalogus nunorum veterum musei regis Daniae, Hafuiae 1816. Pars II, Vol. I, pag. 210, N. 7.
  13. E tutti questi Quinari io li ritengo postumi, come li ritiene il Marchant. In primo luogo per la leggenda al dativo, quale la troviamo usata in tutte lo monete di Consacrazione o di semplice Memoria; in secondo luogo perchè l’estrema somiglianza di tipo fra i quinari di Elena e di Teodora, e la replica del rovescio pietas romana, (sia poi avvenuta regolarmente o irregolarmente, al nostro caso fa lo stesso) sopra alcuni quinari d'Elena, mi fanno ritenere assai probabile che tatti, sia dell’una che dell’altra Angusta, siano il prodotto di una medesima emissione. Ora, siccome Teodora mori vent’anni prima che ad Elena fosse conferito il titolo d’Augusta, data l'accennata contemporaneità, le dette monete, essendo necessariamente postume per Teodora, dovevano esser tali anche per E lena, non essendo ammissibile che si coniassero eguali monete per un’Augusta vivente e una morta. L’epoca probabile della coniazione di tali quinari mi pare possa accettarsi quale l'accenna il Marchant, ovvero nel 336. (Lett. cit., pag. 22).
  14. Giacchè mi si presenta l'occasione, conviene qui accennare un’altra inesattezza che trovo nel Cohen a proposito del Quinario comune di Teodora. Quante ne appajono di inesattezze, allorché le cose si guardano un po’ da vicino! — La moneta è descritta, quale è infatti, col rovescio pietas romana. Ebbene l’incisione dà pietas reipvblicae, nè saprei dove l’incisore ha preso questa strana leggenda. Non occorre poi dire che l’errore fu religiosamente mantenuto nella seconda edizione, dove salta all’occhio ancora più evidentemente, per essere il disegno intercalato nel tosto.
  15. Fu il Lenormant (art. cit. pag. 98, 99) che propose di interpretare la figura femminile piuttosto che per Elena stessa, pel monumento a lei fatto erigere da Costantino a Dafne sobborgo d’Antiochia, anzi dal nome δάφνη (lauro) argomenta che il ramo sia di lauro; quanto a me, stante la somiglianza e direi quasi la simmetria delle monete d’Elena con quelle di Fausta, vedendo su queste ultime Fausta stessa coi figli; inclino a vedere Elena in persona sulle sue monete.
  16. Fra una quarantina di piccoli bronzi di Fausta provenienti da diverse parti io non ne ho trovato che uno col capo diademato, (Vedi Tav. 4 N. 12) e credo quindi abbia torto il Cohen di non avvertire la rarità di questo tipo assolutamente eccezionale.
  17. Veramente non si può tenerne gran conto in quest’epoca, fatta forse un’eccezione per le monete d’oro. In quelle di bronzo le fisionomie, principalmente femminili, non sono riconoscibili che fino a an certo ponto, e non reca quindi sorpresa come non abbiano mai potuto accordarsi i numismatici allorchè vollero dare un giudizio sull’età d’Elena dalle suo fattezze sulle monete di bronzo. A seconda dogli esemplari, chi vedeva una giovine, chi una donna di mezza età, chi una vecchia addirittura, e io pure confesso francamente che davvero non saprei quale età attribuire all’Augusta rappresentata su quei bronzi. Ho fatto un’eccezione per le monete d’oro; ma anche questa va intesa in modo assai relativo e ristretto. Si osservino i tre aurei d’Elena, che mi furono gentilmente comunicati dal Museo Britannico, e che ho riprodotto in fino di quest’articolo. Esisto bensì fra quei tre ritratti una vaga somiglianza; ma esiterei ad affermare che, senza l’aiuto della leggenda, i semplici lineamenti basterebbero ad identificarli con sicurezza.

    Non parliamo poi delle monete postume, le quali per esser state battute qualche anno dopo, portano più evidenti le traccio della decadenza dell’arte. Si osservino i tre Quinari (N. 13, 14 e 15). Dovrebbero tutti rappresentare Elena; ma invece presentano tre teste affatto differenti l’una dall’altra, e ce n’è per tutti i gusti.... eccettuato forse il buono. E lo stesso dicasi dei Quinari di Teodora (N. 18 e 19). — Si vollero scusare queste monete, o per meglio dire gli incisori che ne apprestarono i coni coll’asserire che, trattandosi di persone morte, era lecito agli artisti rappresentarlo in quell’età che meglio loro talentava. Ma qui si tratta ben altro che di sola età. Sono addirittura fattezze differentissime, e che per quanti anni fossero trascorsi, non potevano in niun modo aver successivamente appartenuto a una sola persona.

  18. Si vedano i tre aurei riprodotti in testa a quest’Articolo. L’aureo di Fausta col rovescio salvs appartiene alla mia collezione, gli altri due al Museo Britannico.
  19. L’esatta riproduzione del tipo dell’oro nel bronzo lo troviamo anche nelle monete di Galena Valeria moglie di Galerio Massimiamo, una delle pochissimo imperatrici, anzi la sola, oltre Elena e Fausta, che, nell’epoca in cui ci troviamo, abbia avuto monete coniate al suo nomo, mentre era in vita.

    Ognuno sa d’altronde come la coniazione delle monete d’oro fosse in ogni epoca affidata ai migliori artisti, ed eseguita perciò con molto maggior cura che quella del bronzo, rappresenti, assai meglio di quest’ultimo, i veri tipi monetari ufficialmente stabiliti, scevri da ibridismi.