Scola della Patienza/Parte prima/Capitolo III

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CAP. III.

Per qual cagione alcuni Discepoli in questa Scuola siano trattati peggio de gl’altri.


È
querela antica de i scolari nelle scuole, e de’ cittadini nelle Città, che alcuni siano più travagliati de gl’altri:, che à questi si permetta ogni cosa, à quelli niente; che i corvi siano lassati andare, e ristrette le povere colombe: Che ciò non è ben fatto, parendo, che tutti i cittadini debbano ugualmente essere trattati, e nondimeno per il più si vede, che i più scostumati, i [p. 70 modifica]tumaci, & i ribelli hanno più favori, e sono premiati meglio di qualsivoglia huomo dabbene. Non pochi sono quelli, che si sono lamentati di questo, e fra questi huomini Santissimi Geremia Profeta: Quare (dice egli) via impiorum prosperatur? Bene est omnibus, qui praevaricantur, et inique agunt? 1 Perche causa è prospera la via de gl’Empij, e hanno bene tutti i prevaricatori, e quei che fanno male? Giob lamentandosi dell’istesso dice: Quare impij vivunt, sublevati sunt, confortatique divitijs? 2 Per qual cagione gl’empij vivono, e sono sollevati, e consolati con ricchezze? Non meno di questi si lamenta il Profeta Abacuc, mentre quasi risentendosi, dice à questo modo; Quare respicis contemptores, et taces conculcante impio iustiorem se? 3 Perche Signore, tenete gl’occhi vostri sopra quelli, che vi dispregiano, e tacete, [p. 71 modifica]e ve ne state, cheto mentre l’empio si mette sotto i piedi chi è meglio di lui? E il Santissimo Rè David tutto rivolto à queste medesime querele dice: Mei autem pene moti sunt pedes pene effusi sunt gressus mei, quia zelavi super iniquos pacem peccatorum videns, et dixi, ergo sine causa iustificavi cor meum? 4 Vi mancò poco, che i piedi del mio pensiero, e della mia intenzione, non si movessero, partendosi dalla rettitudine, perche hebbe zelo de i peccatori, vedendo la lor pace, e prosperità; E quasi sdegnato dissi tra me stesso: adunque senza causa, in darno, e per niente hò cercato d’esser huomo da bene, con osservar la legge di Dio, e far opere buone. Adunque in darno siamo virtuosi, se il vitio è più potente, ed è più premiato della Virtù.

Qualunque tu ti sia, di grazia dà, di gratia, un’occhiata intorno al mondo, e vedrai, che da per tutto [p. 72 modifica]moiono quelli, dalla vita de’ quali dependea la salute de molti, e che quei solamente restano in vita, che sarebbe stato meglio, che non fussero mai nati. Vedrai alcuni ladroni, e assasini essere sanissimi, e alcuni, che non sanno far male à nessuno, star sempre combattendo con diverse malatie: E che non pochi de i più tristi, e scelerati sono sollevati alla cima delle Dignità, e altri de’ migliori, e più honorati stanno sempre contrastando miseramente con la povertà. Chi sarà, che abbastanza si meravigli di queste cose? E chi non si sdegnarà ancora, che da per tutto il Vitio fiorisca, e la Virtù si lodi, e se ne stia tutta gelata, e fredda? L’istesso S. Agostino dice. Nescimus quo iudicio Dei Bonus ille sit pauper, malus ille sit dives. Non sappiamo ancora per qual giuditio di Dio quell’huomo da bene sia povero, e quel tristo [p. 73 modifica]sia ricco. Hora levaremo dal mezo della strada questo intoppo, nel quale hanno inciampato tanti huomini santissimi. Si hà dunque da rispondere à questa dimanda. Per qual cagione nella Scuola della Patienza siano più travagliati, e afflitti, e spesso più dura, e aspramente trattati quei, che sono più docili, e modesti, che gli altri. Cioè per qual cagione i buoni hanno male, e i tristi bene.

Indice

Note

  1. [p. 95 modifica]Hierem. cap. 12
  2. [p. 95 modifica]Iob. cap. 7
  3. [p. 95 modifica]Abac. c. 1.3.
  4. [p. 95 modifica]Ps. 72.3