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Atto III

../Atto II ../Notizia storica IncludiIntestazione 6 luglio 2019 25% Da definire

Atto II Notizia storica
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ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

Camera in casa di Pantalone. Rosaura e Beatrice incontrandosi.

Rosaura. Signora Beatrice, l’ annata toma indietro.

Beatrice. Lo so, lo so. Per questo son qui venuta ad attendere don Garzia.

Rosaura. Sono stata alla finestra per raccogliere qualche no- tizia.

Beatrice. Ed io ho mandato in giro i miei servidori per esser informata di tutto.

Rosaura. Dicono che gl’inimici si sieno ritirati.

Beatrice. Oibò ! dicono che si sono battuti. [p. 306 modifica]

SCENA li.

Corallina e detti.

Corallina. Tornano indietro.

Rosaura. ) I 1 I... j ■ u T-, 1 Lo so, lo so. [tutte due m una volta

Beatrice. )

Corallina. Hanno fatto una bella bravura. L’ inimico si è avvici- nato di più di quel che si credevano ; hanno trovato il posto disawantaggioso, e sono fuggiti.

Rosaura. Non è vero ; gì’ inimici si sono ritirati.

Beatrice. Eh ! se si sono battuti ; se sono mezzi disfatti !

Corallina. Vi dico che tornano indietro per paura. L’ho saputo da un foriere.

SCENA III.

Pantalone e ddte.

Pantalone. Aveu savesto? Tutte e Tre. Lo sappiamo, lo sappiamo.

Pantalone. I torna indrio.

Beatrice. Avete saputo quanti sieno i morti ?

Pantalone. Morti ? Gnanca uno.

Beatrice. Come ! non sapete la gran battaglia ?

Pantalone. Che battaggia ? I toma indrio sani e salvi, senza aver visto la fazza dell’ inemigo.

Rosaura. Se lo dico io, l’ inimico si è ritirato.

Corallina. Eh, sarà come ho detto io ; questi sono fuggiti.

Pantalone. 1 dise che el general ha dà ordene che i retroceda, senza saver el perchè.

Rosaura. Perchè quegli altri si ritiravano.

Corallina. Anzi perchè si avanzavano troppo.

Pantalone. No xe vero né l’ un, né l’altro. Zitto : me par de sentir el tamburo. (si sente il tamburo)

Corallina. Il tamburo? [p. 307 modifica]

PaNTTALONE I xe qua. Vago a veder. (parte)

Rosaura. Vado alla finestra. (parte)

Corallina. Vado sulla porta. (parte

SCENA IV.

Beatrice, poi Rosaura.

Beatrice. Io non mi parto di qui. Aspetto don Garzia. Se è vivo, è mio sposo. Se è morto, péizienza : ne ritroverò un altro. Ve- dova non voglio stare assolutamente.

Rosaura. Ah, signora Beatrice, il cuore mi balza in petto per r allegrezza.

Beatrice. Avete veduto don Alonso ?

Rosaura. Si, l’ ho veduto. Caro ! mi ha salutata. Era io alla fine- stra, egli è passato sotto e mi ha battute le dita colla bandiera. Che tu sia benedetto ! Non ha patito niente, è più bello che mai.

Beatrice. Avete veduto don Garzia ?

Rosaura. Sì, l’ho veduto quel faccia tosta. Mi ha guardato e mi ha fatto delle boccacce.

Beatrice. Manco male che non è stato ferito.

Rosaura. Chi l’aveva da ferire?

Beatrice. I nemici nel combattimento.

Rosaura. Eh, che non si sono mai sognati di combattere.

Beatrice. Lo volete dire a me ?

SCENA V.

Corallina e dette.

Corallina. Vedete? E poi come ho detto io. Non è vero che gì’ inimici si sieno ritirati.

Rosaura. Né anche questi saranno fuggiti.

Corallina. Oh, signora sì.

Rosaura. Oh, signora no.

Beatrice. Nessuna di voi sa quel che si dica. [p. 308 modifica]

SCENA VI.

Don Alonso e detti.

Alonso. Si può venire ?

Rosaura. Eccolo, eccolo : mi rallegro.

Beatrice. Come è andata ? Quanti morti ? Quanti feriti ?

Alonso. Tutti sani, per gTcìzia del cielo.

Beatrice. Non avete combattuto ?

Alonso. No, signora.

Beatrice. Mi pare impossibile.

Rosaura. Ecco : io ho detto la verità. I nemici si sono ritirari, non è vero ?

Alonso. Oibò ; v’ ingannate.

Corallina. Sicché dunque sarà come ho detto io. Lor signori hanno alzato la gambetta.

Alonso. Voi pensate male.

Rosaura. Dunque perchè siete tornati indietro?

Alonso. Sei miglia di qua lontano arrivò un corriere. Il generale fece far alto. Lesse il dispaccio, indi, fatto ìaie all’ esercito mezzo giro a dritta, ci ha fatti retrocedere alla città.

Beatrice. E non vi è nessuno morto, nessuno ferito?

Alonso. Signora no.

Beatrice. Mi pare impossibile.

Corallina. Il corriere avrà portata la nuova che gl’inimici si riti- ravano. — ^^

Alonso. Eh, pensate voi se tai notizie si portano dai corrieri ! Egli è spedito dal Gabinetto.

Rosaura. Si sa che cosa contenesse il dispaccio?

Alonso. Non si sa.

Beatrice. L’ attacco sarà seguito fra gì’ inimici e quel corpo de’ vostri che guarda la montagna.

Alonso. Non è possibile. Il generale spedì subito un distacca- mento di cavcJleria, ordinandogli di evacuare quel posto.

Corallina. (Giuocherei la testa che sono fuggiti ; dice così per riputazione). (da sé [p. 309 modifica]

Rosaura. Dunque, caro don Alonso, voi resterete in città.

Alonso. Ho paura di no.

Rosaura. Per qual ragione?

Alonso. Il nostro reggimento sarà destinato ai posti avanzati. Non so qual luogo a me sarà destinato.

Rosaura. Ma, caro don Alonso, ogni giorno ho da provare un nuovo tormento? Appena vi vedo, vi perdo. Che vita misera- bile è mai la mia !

Alonso. Soffrite, anima mia. Il destino si cangerà.

Rosaura. Quanto durerà questa guerra?

Corallina. Oh, se principiano a higgire, finirà presto.

Rosaura. E tu vuoi sostenere che sien (uggiti!)

Corallina. Ci scoirunetto l’ osso del collo.

Alonso. Voi siete un’ impertinente.

Rosaura. Ditemi, don Alonso, per quel tempo che vi fermate, non verrete voi ad alloggiare in mia casa ?

Alonso. Don Garzia me l’ ha usurpata. Ma giuro al cielo, me ne renderà conto.

Beatrice. Don Garzia non ha paura di voi.

Rosaura. Deh, se mi amate, fuggite l’ incontro di cimentarvi.

Corallina. Ecco il signor tenente.

Rosaura. Per amor del cielo, frenate lo sdegno.

SCENA VII.

Don Garzia e detti.

Beatrice. Ben venuto, me ne rallegro, bravo, evviva.

Garzia. Signor alfiere, di voi andava in traccia.

Alonso. Eccomi, che volete da me?

Rosaura. Ah don Alonso!

Garzia. Voglio soddisfazione dell’ insulto fattomi in questa casa.

Alonso. Son pronto a darvela.

Beatrice. Eh via, don Garzia.

Garzia. Andate al diavolo. (a Beatrice)

Rosaura. Don Alonso... [p. 310 modifica]

Alonso. Cara Rosaura, se ricuso di battermi, ho perduto l’onore.

Garzia. Questa volta non vi risparmierò la vita.

Corallina. (Or ora si sbudellano qui). (da iè, parte)

Alonso. Usciamo di questa casa.

Rosaura. Oh cielo!

Beatrice. Fermatevi. (a don Garzia)

Garzia. Non mi rompete il capo. (a Beatrice)

Beatrice. Sono la vostra sposa.

Garzia. Siete il diavolo che vi porti. (a Beatrice

SCENA Vili.

Corallina, Brighella e detti.

Corallina. Eccoli, eccoli.

Brighella. Presto, signori, el suo reggimento l’ è destina de parada.

Garzia. Dove?

Brighella. No la sa? 1 ha da moschettar un desertor.

Garzia. Chi è costui?

Brighella. Un certo Arlecchin Battocchio.

Corallina. Arlecchino è disertore ? L’ hanno da moschettare ?

Brighella. Signora sì.

Corallina. Oh povero Arlecchino !

Garzia. Andicuno al nostro dovere ; dopo ci batteremo. (ad Alonso, e parte)

Rosaura. Caro don Alonso, ricorrete contro di don Garzia.

Alonso. Il mio giudice è la mia spada. (parte)

Corallina. Signor sergente, morirà quel povero disgraziato?

Brighella. Ma! chi deserta, more.

Corallina. E non vi sarà nessuno che parli per lui?

Brighella. Ho visto a manizarse el sior Pantalon ; ma ho paura che noi farà gnente. E vero che no l’ è effettivamente desertor, perchè noi s’ ha trova fora della città ; ma l’ era travestido per desertar, e in occasion de guerra viva, se usa tutto el rigor.

Corallina. Dunque morirà?

Brighella. Ho paura de si. [p. 311 modifica]

Corallina. Voglio almeno vederlo.

Rosaura. Ed avrai tanto cuore?

Corallina. Sono tanto avvezza a praticar militari, che ho fatto un cuor di leone. (parte)

Brighella. Bisogna che i militari i gh’ abbia infuso del gran co- raggio, (parte

SCENA IX.

Rosaura e Beatrice.

Rosaura. Quel don Garzia è un uomo troppo precipitoso.

Beatrice. Don Alonso ha poco giudizio.

Rosaura. Don Garzia lo ha provocato.

Beatrice. Don Alonso gli ha perso il rispetto.

Rosaura. Difendetelo, che avete ragion di farlo.

Beatrice. Finalmente è mio sposo.

Rosaura. Sì, uno sposo che vi tratta con un eccesso d’ amore.

Beatrice. I militari non sogliono far carezze.

Rosaura. Credo che anch’ essi le sappian far, quando cimano.

Beatrice. Voi lo saprete (i) meglio di me. (2)

Rosaura. No, signora. Non ne ho praticati tanti, quanti voi.

Beatrice. Avranno conosciuto il vostro poco spirito.

Rosaura. Perchè conoscono che voi siete spiritosa, vi strapaz- zano.

Beatrice. Olà; parlate con rispetto.

Rosaura. Io sono nelle mie camere. Se non vi piace, quella è la porta per dove si esce. (3)

Beatrice. Lo saprà don Garzia. (I) Pap.: sapete. (2) Segue nel!’ ed. Pap.: « Roi. Signora, /areale meglio a andar- cene di casa mia. Beati. Io sono nel quartiere di mio marito. Ros. S’ ei fosse )fOstro ma- nto, non vi tratterebbe sì male. Beatr. M’ha data la mano in presenza di vostro padre. Ro». Per fona. Beatr. Orsù, io sono la moglie di don Garzia. Ros. Ed io sono la sposa di don Alonso. Beatr. Voi sarete tanto meno di me, quanto lo è V alfer del tenente. Ro». La differenza del rango si spiega solamente suW armi. Beatr. Certamente, non ne ho pra- ticati tanti, quanti coi ecc. » (3) Segue nell’ed. Pap.: < Beatr. Siete una impertinente. Ros. Questo titolo si conviene a chi va arditamente nelle case altrui. Beatr. Giuro al cielo, lo saprà don Garzia ecc. ». [p. 312 modifica]

Rosaura. Sappialo anche don Satanasso.

Beatrice. (Se non mi vendico, possa morire). (da sé, parte)

Rosaura. Oh degna sposa di don Garzia! (’) (parte

SCENA X.

Luogo spuioso verso le mura della città. Arlecchino cogli occhi bendati, in mezzo ai granatieri con baio- netta in canna, che lo conducono a morire. Soldati suW armi. Tamburo che suona. Don Sancio, don Garzia, don ALONSO e Brighella ai loro posti. S’avanzano i granatieri con Ar- lecchino : giunti al posto, lo fanno inginocchiare, poi s’allon- tanano. Altri quattro soldati si preparano per tirargli.

SCENA XL

Pantalone e detti. Don Sancio alza il bastone, e fa segno ai soldati che s’impo- stino. I soldati alzano il fucile al viso. PANTALONE parla all’orecchio di BRIGHELLA e gli dà un foglio. Brighella fa cenno al Capitano che aspetti; si parte dal suo posto, e va a parlare al Capitano. Il Capitano legge, poi fa cenno ai soldati che abbassino l’armi. Brighella li riconduce al loro posto. Il Capitano parla piano a Brighella, accennando che gli consegna ARLECCHINO, poi col bastone fa cenno agli uf- fizioli e ai soldati che marcino. Pantalone fa riverenza e vuol ringraziare il Capitano. Egli fa cenno che stia cheto, per non precipitare il paziente. Gli ufficiali ed i soldati mar- ciano, continuando il tamburo. Arlecchino va piangendo. Re- stano alcuni soldati con altro tamburo.

Brighella. (Bisogna andar bel bello, acciò noi mora dall’ alle- grezza), (al tenente) Arlecchin. (in qualche distanza (I) Pap. aggiunge: Però non mi fa paura. Tremo per la oila di don Alonso, pene- guilala dal suo rivale ; per altro, se avessi io a dispularla con Beatrice, benché ostenti più calore di me, le vorrei strappare i capelli. [p. 313 modifica]

Arlecchino. Sior. (piangendo)

Brighella. Morìu volentiera?

Arlecchino. Sior no.

Brighella. Savi pur, che chi deserta, ha da morir.

Arlecchino. Mi noi saveva, e me despias d’averlo impara.

Brighella. Ma! ghe voi pazenzia.

Arlecchino. Sior sergente, quando i me mazzera, sonerali ci tam- buro?

Brighella. Certo, i lo sonerà.

Arlecchino. Pregh el ciel, che al tamburin ghe casca le man. BriGHEU^. Zitto, Arlecchin, che gh’ è bona speranza.

Arlecchino. Oh, el ciel lo voia, per le mie povere creature.

Brighella. Avi delle creature?

Arlecchino. Digo per quelle che posso aver.

Brighella. (Se vede che l’ è ignorante), (a Pantalone) Arlecchin, consoleve, la grazia l’ è fatta.

Arlecchino. Fatta?

Brighella. Sì, anemo, leve su.

Arlecchino. Deme man (i).

Brighella. Allegrezza, allegrezza. (tamburo suona)

Arlecchino. Aiuto, son morto. [si butta in terra, poi tutti partono

SCENA XII.

Camera in casa di Pantalone, con sedie, tavolino e due pistole. Don Garzia solo. Non son contento, se non distendo al suolo quel temerario di don Alonso ; o egli, o io, abbiamo in questo dì da morire. Non posso più vedermelo dinanzi agli occhi. Quando sono alla compagnia, e lo vedo, mi si rimescola il sangue. Darmi una spinta? A me quest’ insulto ? Ah ! giuro al cielo, sarei troppo vile, se tra- scurassi di vendicarmi. Eccolo, giunge opportuno. ( 1 ) P»p. ha invece : Oh cielo ! Oh terra ! Oh Giove ! [p. 314 modifica]

SCENA XIII.

Don Alonso e dttto.

Alonso. Don Garzia, parlatemi chiaro. Siete mal soddisfatto di me? Son pronto a darvi soddisfazione.

Garzia. Sì, la pretendo, e la voglio.

Alonso. Andiamo dove volete.

Garzia. Alò, di qui non si esce.

Alonso. E volete battervi in questa casa?

Garzia. Io sono l’offeso. A me tocca la scelta del luogo e del- l’ armi.

Alonso. Dell’ armi ? Non volete battervi colla spada ?

Garzia. No ; voglio battermi colla pistola.

SCENA XIV.

Corallina e detti.

Corallina. (SoUo una portiera ascolta tulio non veduta, poi con ammi- razione parte ( I ).

Alonso. Dove son le pistole?

Garzia. Eccole, esaminatele, e caricate la vostra.

Alonso. Sono due belle canne. Gli acciarini sono perfetti, bel- lissima incassatura. Tenete, io prendo questa e la carico.

Garzia. Imparerete a trattare co’ pari miei, (caricando la pistola)

Alonso. Più flemmatico, signor tenente. (caricando la sua)

Garzia. Vi abbrucerò.

Alonso. Siamo in due, signor tenente.

Garzia. Non siete degno di vivere.

Alonso. Io ho caricato.

Garzia. Voglio chiuder la porta. (ca a chiudere)

Alonso. Prendiamo i posti.

Garzia. Ecco, appoggiamoci a queste sedie. (si appoggiano a due sedie, in distanza (I) Segue nell’ed. Pap.: « Alon. Colla piatola? Di che li tratta? Garz. Si tratta d’ orìore. Se recuaate il cimento, siete un vile. Alon. Io non lo ricuso. Dove son te pittate ? ». [p. 315 modifica]

Alonso. Cielo, cùutami.

Garzia. (Tira, fa fuoco di fuori, e di dentro rìon prende.)

Alonso. La vostra vita è nelle mie mani. (accostandosi a don Garzia colla pistola montala)

Garzia. Tirate il colpo.

Alonso. No, vi dono la vita ; e perchè non diciate che pure a me poteva mancare il colpo, osservate. (spara all’aria

SCENA XV.

Beatrice e Rosaura di dentro, e detti.

Beatrice. Aprite questa porta.

Rosaura. Aprite.

Alonso. È. atto d’inciviltà negare d’aprire a due donne, (va ad aprire)

Beatrice. Come! Don Alonso colla pistola alla mano?

Rosaura. Oimè! Che mai è accaduto?

Alonso. Se volete sapere il vero, domandatelo a don Garzia.

Beatrice. Povero don Garzia, siete stato assalito? Ditemi, che cos’è stato?

Garzia. Lasciatemi stare. (’) (con disprezzo)

Beatrice. Possibile che non vogliate moderarvi verso di me? (a don Qarzia)

Garzia. Possibile che non mi vogliate capire? Vi odio, vi abor- risco, siete un diavolo che mi tormenta.

Rosaura. Sono parole amorose. (a Beatrice)

Beatrice. (Ed io seguirò ad amarlo ? Ah, sarei pazza se lo fa- cessi), (da sé)

Rosaura. Ma si può sapere donde uscì quello strepito di pistola ? (2)

Alonso. Fu uno scherzo, fu una prova delle nostre pistole. Ecco, nessuno di noi è ferito. (1) Segue oell’ed. Pap.: « Beati. Dilemi, come fu ? Cai2. Andate alla malora. Ros. Te- nerezze di sposo, a Beatrice con ironia. Beatr. Ma possìbile che non ecc. > (2) Segue nell’ed. Pap.: « Alon. Uscì da quesl’ arme. Beatr. Dunque voi avete sparato a don Garzia. Povero don Garzia ! Gara. Non mi seccate, a Beatr. Beatr. (Oh maledetto .’) Ros. Vi adora, a Beatr.. come sopra. Alon. Via, fu uno scherzo, fu una prova ecc. » [p. 316 modifica]

Rosaura. Ebbene, don Alonso, che nuova mi recate? E sicura la vostra partenza?

Alonso. Dubito che sia indispensabile.

Rosaura. Voi non mi date che triste nuove.

Alonso. Vorrei potervene dare delle migliori.

Rosaura. Quando sarete mio?

Alonso. Già ve lo dissi, terminata la guerra.

SCENA XVI.

Don Sancio, Pantalone e detti.

Pantalone. La resti servida, illustrissimo padron, i è qua tutti do.

Sancio. E sarà vero che due ufiiziali sieno l’ inquietudine del reg- gimento ? sieno lo scandalo dell’ armata ? Don Garzia, ieri io stesso mandai mio nipote in arresto, poiché egli a provocarvi fu il primo. Oggi so che voi lo avete sfidato (•) colla pistola. Che vi ha egli fatto? Lo avete in odio? Volete spargere il di lui sangue? Che azione eroica sarà la vostra? Che beli impresa d’ un guerrier valoroso ! Il generale sarà informalo della vostra condotta, vi darà il premio che meritate.

Pantalone. (Cara eia, la me lo fazza andar via, per amor del cielo). (piano a don Sancio)

Beatrice. Caro don Garzia ...

Garzia. Che siate maledetta !

Beatrice. (O che bestia!) (da sé)

Sancio. E voi, don Alonso, non potete staccarvi da questa casa? Qui non è il vostro quartiere. Qui non vi chiamano le vostre incombenze.

Pantalone. Ghe l’ ho dito anca mi, che (2) el se contenta de an- dar via : ma bisogna (3) che tasa.

Alonso. Io non sono venuto in casa vostra violentemente. Amo la signora Rosaura, e a voi l’ho chiesta in consorte, (a Pantalone)

Pantalone. E mi cossa gh’ oggio dito ? (1) Pap. aggiunge: pria collo spada, indi ecc. (2) Pap.: anca mi, sala, che ecc. (3) Pap.: ma el gh’ ha quella cantinella, bisogna ecc. [p. 317 modifica]

Alonso. Voi non mi avete messo fuor di speranza.

Pantalone. Ho dito che a un militar no la voi dar.

Sancio. Orsù, nipote, l’ ora s’ avanza ; voi dovete marciar colla compagnia.

Alonso. Per dove, signore? (’)

Sancio. Non lo sapete? Ecco come perdete il tempo. Il generale, pochi momenti sono, ha pubblicata la pace.

Alonso. La pace? •Garzia. La^ pace?

Rosaura. e fatta la pace? (a Pantalone)

Pantalone. Cussi i dise.

Beatrice. Don Garzia, è fatta la pace?

Garzia. Così partirò, e non v’avrò più innanzi agii occhi.

Beatrice. (Va, che ti possa rompere l’ osso del collo). (da sé)

Alonso. Ah don Sancio, mio amorosissimo zio e capitano. Udi- temi con amore paterno, e compatitemi con cuore umano. Amo questa onorata fanciulla, quanto amare si possa, l’ amo più di me stesso, l’ amo più della vita mia. Ho però sempre- méii preferito all’ amore l’ onore, e ho sacrificato la mia pas- sione ai doveri di buon soldato, agi’ impegni d’ un guerrier ono- rato. Promisi servire il mio Sovrano, finche durava la guerra ; giurd di sposar Rosaura, stabilita la pace. Se ora rinunzio nelle mani del generale l’onorato carico eh io sostenni, soddisfo ad un tratto ad ambedue gì’ impegni miei. Non avrei ciò fatto in mezzo ai pericoh della guerra (2). Posso ora farlo, che ho adem- pito al dovere, che restituisco glorioso qual mi fu consegnato il vessillo reale, e che lasciando di me nell’ esercito onorata memo- ria, passerò, senza rimorsi al cuore, dallo stendardo di Marte a quello d’ Amore.

Rosaura. (Caro alfierino, come ha parlato bene !) (da si)

Pantalone. (Bisogna darghela, no gh’ è remedio). (da sé)

Sancio. Nipote, voi mi sorprendete. Non dico che tale rinunzia (1) Segue nell’ ed. Pap.: Sane. Per dove siamo Venuti. Alon. Si fugge dall’ inimico ? Sane. No, 51 ritorna in patria. Alon. fn patria ? Come ? Sane. Non lo sapete ? ecc. ». (2) Pap. aggiunge: per non mostrar codardia. [p. 318 modifica] possa ora pregiudicare alla vostra fama ; vi pongo però davanti agli occhi il facile vostro avanzamento, e pel merito della vo- stra casa, e pel vostro valore.

Alonso. Che mi parlate di avanzamento, di cariche, di fortuna? Mirate Rosaura, in essa ho collocato il mio bene. Bastami r acquisto del di lei cuore. Deh, lasciatemi in pace la mia fortuna.

Sancio. Non so che dire, siete padron di voi stesso, siete prov- veduto di beni. La pace del cuore è la maggior felicità della terra : non intendo di levarvela, non ho coraggio d’ oppormi. Parlerò per voi al generale medesimo, e s’ei v’accorda il con- gedo, non temete che vostro zio possa formare ostacolo alla vostra felicità.

Alonso. Cara Rosaura, sarete mia.

Pantalone. Sala, sior, che ghe son anca mi?

Rosaura. Caro padre, abbiate pietà.

Alonso. Ve la chiedo colla maggior premura.

Pantalone. Almanco che no para un pandolo ; via, se el vostro general se contenta, sposela, che me contento anca mi.

Alonso. Deh, amorosissimo zio, non trascurate di parlare m tempo per me ; la marcia è vicina ; intercedete dal generale, che io ne possa essere dispensato.

Sancio. Sì, don Alonso, vado per consolarvi ; e tuttoché risenta al vivo la perdita di un nipote a me caro, preferisco alla vo- stra pace qualunque mia privata soddisfazione. Don Garzia, seguitatemi.

Garzia. Eccomi. Don Alonso, vado per voi in arresto ; ciò non ostante riconosco da voi la vita, e come amico vi abbraccio.

Alonso. Deh signore zio, risparmiate la pena a chi pentito si mostra.

Sancio. Sì, quest’ atto di rassegnazione lo merita ; seguitemi e non temete. (parte)

Beatrice. Don Garzia, me ne consolo.

Garzia. Nulla m’importa ne di voi, ne delle vostre consolazioni, (parte [p. 319 modifica]

SCENA XVII.

Rosaura, Beatrice, don Alonso e Pantalone.

Beatrice. Ingratissimo uomo!

Alonso. Cara Rosaura, VOI sarete mia sposa.

Rosaura. Lo voglia il cielo !

Pantalone. Bisognerà veder se el general se contenterà.

Beatrice. Certamente: può essere che non voglia che l’alfier si mariti.

Alonso. Egli non può violentare la mia libertà.

Beatrice. Può essere ch’ ei voglia che torniate prima in Ispagna.

Rosaura. L’ invidia la fa parlare.

SCENA XVIII.

Corallina, Arlecchino e detti.

Corallina. E viva, e viva ; eccolo vivo e sano.

Arlecchino. Signori, ghe rendo grazie de averme fatto nasser al mondo, dopo che i m’ha mazza.

Alonso. Servi il tuo padrone con fedeltà. Tu non sei buono per le militari fatiche.

Arlecchino. L’ è vero, sior, no so bon alter che da magnar. (r7 tamburo suona) Aiuto, misencordia. (fugge via)

Alonso. Oimè, le truppe marciano.

Rosaura. Fermatevi, non andate.

Alonso. Devo assicurarmi della verità. Permettetemi. (parte)

Rosaura. Oh cielo ! (m atto di partire)

Pantalone. Dove vastu?

Rosaura. Sul poggiuolo, a vedere che cosa segue. (parte)

Pantalone. Vegno anca mi, no la lasso sola. (parte)

Beatrice. Corallina, l’ alfiere torna in Ispagna, e la tua padrona resterà con tanto di naso.

Corallina. E don Garzia?

Beatrice. Don Garzia... chi sa? Chi sprezza, vuol comprare, (parte)

Corallina. Povera gonza ! Se tu volevi che don Garzia ti com- prasse, dovevi tenere la mercanzia in migliore credito, (parte [p. 320 modifica]

SCENA XIX.

Piazza con un terrazzino. Rosaura, Beatrice e Pantalone sul terrazzino. Il Gener.’XLE da un lato della scena. Le truppe marciano in ordinanza. Don Sancio alla testa. Un Alfiere colla bandiera. Don Garzia alla coda. Dopo breve marcia, il Maggiore fa fermare le truppe, e le fa presentar V armi.

SCENA XX.

Don Alonso e detti.

Alonso. Signore. (al Generale)

Generale. Don Sancio mi ha parlato di voi. Non volete più servire ?

Alonso. Vi supplico del mio congedo. (’)

Generale. Do’/reste chiedere l’avanzamento, non il congedo.

Alonso. Altri vi sono più di me meritevoli. Generai^. Pensateci.

Alonso. Vi ho pensato, signore.

Generale. Ebbene?

Alonso. Vi supplico per la mia libertà.

Generale. Amor vi seduce.

Alonso. E troppo amabile un tal seduttore.

Generale. Vi pentirete.

Alonso. Pazienza. GeneiraL-E. Vostro zio piange la vostra perdita.

Alonso. Piangerei più di lui, s’ io perdessi il mio cuore. GenERAL£. Siete giovine.

Alonso. E vero.

Generale. Non avete imparato a pensare.

Alonso. Imparerò col tempo.

Generale. Sarà tardi.

Alonso. Pazienza. (1) Segue nelPed. Pap.: ■ Gen. Vi spaoenla la guerra? Alon. Le vostre (ruppe vi faran fede del mio coraggio. Gen. Dovreile chiedere ecc. ». [p. 321 modifica]

Generale. Avete fissato?

Alonso. Sì, signore.

Generale. Bene, siete in libertà.

Alonso. Deh, permettetemi ... (gli vuol baciar la mano)

Generale. Eh! (dà il comando per la marcia. Le truppe ed il Generale parlano

SCENA XXI.

Rosaura e Pantalone scesi dal terrazzino, e don ALONSO.

Rosaura. Eccomi, eccomi.

Pantalone. Dove diavolo vastu ? In mezzo la piazza ?

Rosaura. Perdonate in me il trasporto dell’allegrezza, (a Pantalone) Caro don Alonso, sarete mio ?

Alonso. Sì, son vostro. Eccovi la mia mano.

Pantalone. Eh ! seu matti ? Andemo in casa.

SCENA ULTIMA.

Beatrice e detti.

Beatrice. Don Garzia è partito ?

Alonso. Sì, è partito. RosaL’RA. e don Alonso non parte, non va in Ispagna.

Beatrice. Ah perfido don Garzia ! Ah misera abbandonata ! Impa- reranno da me le donne ad esser caute, a fidarsi meno. Voi r avete indovinata ; voi avete trovato un temo al lotto, (a Rosaura)

Alonso. Sì, adorata Rosaura, finalmente voi siete mia, io son vostro. V amai teneramente, ma per l’ amore non ho mai trascurato r esecuzione de’ miei doveri. Tale esser deve l’ Amcinte Mili- tare, il quale sopra ogni altra cosa di questa tena amar deve la gloria, la fama, la riputazione dell’anni, il decoro di sé me- desimo, quello della sua nazione ; e far risplendere anche fra le passioni più tenere la robustezza dell’ animo, il vedere, la rassegnazione e l’ onore. Fine della Commedia.

[p. 322 modifica]