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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/324


Rosaura. Sappialo anche don Satanasso.

Beatrice. (Se non mi vendico, possa morire). (da sé, parte)

Rosaura. Oh degna sposa di don Garzia! (’) (parte

SCENA X.

Luogo spuioso verso le mura della città. Arlecchino cogli occhi bendati, in mezzo ai granatieri con baio- netta in canna, che lo conducono a morire. Soldati suW armi. Tamburo che suona. Don Sancio, don Garzia, don ALONSO e Brighella ai loro posti. S’avanzano i granatieri con Ar- lecchino : giunti al posto, lo fanno inginocchiare, poi s’allon- tanano. Altri quattro soldati si preparano per tirargli.

SCENA XL

Pantalone e detti. Don Sancio alza il bastone, e fa segno ai soldati che s’impo- stino. I soldati alzano il fucile al viso. PANTALONE parla all’orecchio di BRIGHELLA e gli dà un foglio. Brighella fa cenno al Capitano che aspetti; si parte dal suo posto, e va a parlare al Capitano. Il Capitano legge, poi fa cenno ai soldati che abbassino l’armi. Brighella li riconduce al loro posto. Il Capitano parla piano a Brighella, accennando che gli consegna ARLECCHINO, poi col bastone fa cenno agli uf- fizioli e ai soldati che marcino. Pantalone fa riverenza e vuol ringraziare il Capitano. Egli fa cenno che stia cheto, per non precipitare il paziente. Gli ufficiali ed i soldati mar- ciano, continuando il tamburo. Arlecchino va piangendo. Re- stano alcuni soldati con altro tamburo.

Brighella. (Bisogna andar bel bello, acciò noi mora dall’ alle- grezza), (al tenente) Arlecchin. (in qualche distanza (I) Pap. aggiunge: Però non mi fa paura. Tremo per la oila di don Alonso, pene- guilala dal suo rivale ; per altro, se avessi io a dispularla con Beatrice, benché ostenti più calore di me, le vorrei strappare i capelli.