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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/331


SCENA XVII.

Rosaura, Beatrice, don Alonso e Pantalone.

Beatrice. Ingratissimo uomo!

Alonso. Cara Rosaura, VOI sarete mia sposa.

Rosaura. Lo voglia il cielo !

Pantalone. Bisognerà veder se el general se contenterà.

Beatrice. Certamente: può essere che non voglia che l’alfier si mariti.

Alonso. Egli non può violentare la mia libertà.

Beatrice. Può essere ch’ ei voglia che torniate prima in Ispagna.

Rosaura. L’ invidia la fa parlare.

SCENA XVIII.

Corallina, Arlecchino e detti.

Corallina. E viva, e viva ; eccolo vivo e sano.

Arlecchino. Signori, ghe rendo grazie de averme fatto nasser al mondo, dopo che i m’ha mazza.

Alonso. Servi il tuo padrone con fedeltà. Tu non sei buono per le militari fatiche.

Arlecchino. L’ è vero, sior, no so bon alter che da magnar. (r7 tamburo suona) Aiuto, misencordia. (fugge via)

Alonso. Oimè, le truppe marciano.

Rosaura. Fermatevi, non andate.

Alonso. Devo assicurarmi della verità. Permettetemi. (parte)

Rosaura. Oh cielo ! (m atto di partire)

Pantalone. Dove vastu?

Rosaura. Sul poggiuolo, a vedere che cosa segue. (parte)

Pantalone. Vegno anca mi, no la lasso sola. (parte)

Beatrice. Corallina, l’ alfiere torna in Ispagna, e la tua padrona resterà con tanto di naso.

Corallina. E don Garzia?

Beatrice. Don Garzia... chi sa? Chi sprezza, vuol comprare, (parte)

Corallina. Povera gonza ! Se tu volevi che don Garzia ti com- prasse, dovevi tenere la mercanzia in migliore credito, (parte