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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/326


SCENA XIII.

Don Alonso e dttto.

Alonso. Don Garzia, parlatemi chiaro. Siete mal soddisfatto di me? Son pronto a darvi soddisfazione.

Garzia. Sì, la pretendo, e la voglio.

Alonso. Andiamo dove volete.

Garzia. Alò, di qui non si esce.

Alonso. E volete battervi in questa casa?

Garzia. Io sono l’offeso. A me tocca la scelta del luogo e del- l’ armi.

Alonso. Dell’ armi ? Non volete battervi colla spada ?

Garzia. No ; voglio battermi colla pistola.

SCENA XIV.

Corallina e detti.

Corallina. (SoUo una portiera ascolta tulio non veduta, poi con ammi- razione parte ( I ).

Alonso. Dove son le pistole?

Garzia. Eccole, esaminatele, e caricate la vostra.

Alonso. Sono due belle canne. Gli acciarini sono perfetti, bel- lissima incassatura. Tenete, io prendo questa e la carico.

Garzia. Imparerete a trattare co’ pari miei, (caricando la pistola)

Alonso. Più flemmatico, signor tenente. (caricando la sua)

Garzia. Vi abbrucerò.

Alonso. Siamo in due, signor tenente.

Garzia. Non siete degno di vivere.

Alonso. Io ho caricato.

Garzia. Voglio chiuder la porta. (ca a chiudere)

Alonso. Prendiamo i posti.

Garzia. Ecco, appoggiamoci a queste sedie. (si appoggiano a due sedie, in distanza (I) Segue nell’ed. Pap.: « Alon. Colla piatola? Di che li tratta? Garz. Si tratta d’ orìore. Se recuaate il cimento, siete un vile. Alon. Io non lo ricuso. Dove son te pittate ? ».